Il fascino perverso e mortale del nazismo maomettano

Re: Il fascino perverso e mortale del nazismo maomettano

Messaggioda Berto » ven feb 22, 2019 9:13 am

L'antisemitismo europeo nazi maomettano
Giulio Meotti
18 febbraio 2019

https://www.facebook.com/giulio.meotti/ ... 3024697249

“In 50 anni, paesi come Belgio e Francia potrebbero essere totalmente islamizzati”. Lo ha appena detto lo scrittore algerino Boualem Sansal alla radio pubblica belga. “Non sono parole scioccanti, è ciò che osservo. Dire che l'islamismo dominerà non significa che tutti i francesi o i belgi diventeranno musulmani. C'è una minoranza attiva, coloro che si sottomettono e che la accompagnano per ragioni tattiche, perché commerciamo con i paesi arabi e non vogliamo scandalizzare Sua Maestà il Sultano dell'Arabia Saudita. È un processo che sta avvenendo a velocità diverse. Ma non abbiamo visto un declino negli ultimi trent'anni, aumenta soltanto. I governi europei sono legati mani e piedi di fronte all'ascesa dell'islamismo”. È quello che ha detto ieri anche Alain Finkielkraut su Bfmtv dopo le minacce di morte a Parigi da parte di un convertito all'islam: “L'uomo barbuto mi dice 'la Francia è nostra'. Questa terribile frase significa: siamo la Grande Sostituzione e tu sarai il primo a pagare”. Sono gli ultimi intellettuali europei a parlare apertamente in questo modo, a rischio per la propria vita. Tutti gli altri sono entrati in modalità sindrome di Stoccolma, compresi tanti che stimavo.



https://www.facebook.com/giulio.meotti/ ... 4489533869
“L'antisemitismo è un'epidemia che minaccia tutti", ha detto sulla Francia il primo ministro israeliano Netanyahu. Intanto Macron deponeva i fiori nel cimitero vandalizzato con le svastiche, mentre Sarkozy e Hollande marciavano a Parigi. Un film già visto con i tre presidenti francesi. Dopo Ilan Halimi, dopo i bambini di Tolosa, dopo il supermercato, dopo Mireille Knoll, stesse scene, stesso sassolino, stessa bella frase, stesso volto accigliato, compreso un ministro israeliano che dice “tornate a casa”, salvo fare poco per renderlo possibile. Fa parte del copione ormai. L’antisemitismo è l’unica cosa che mette d’accordo tutti: estrema destra, estrema sinistra e islamisti. Nelle ultime ore, solo in Francia, un filosofo ebreo è stato minacciato di morte da un salafita in pieno giorno, una sinagoga di Sarcelles veniva usata come bersaglio di una carabina e negozi e targhe e cimiteri ebraici venivano attaccati. Si aspetta il prossimo morto.




Finkielkraut: “Non sono stati i ‘burini’, ma l’immigrazione nordafricana, a cacciare gli ebrei dalle banlieue”
Le Figaro (18/2/2019)

http://www.controversoquotidiano.it/201 ... e-banlieue

“Qualche anno fa un’amica giornalista mi ha confidato, sorridendo, che si sente più prossima a un londinese o a un berlinese che a un abitante di Limoges. Sono rimasto disgustato di questa tranquilla confessione. Non immaginavo che i progressisti delle metropoli ‘smart’ assumessero la loro condizione apolide con una tale serenità e tenessero in così scarsa considerazione i ‘burini’ della cintura urbana, delle città medie e della campagna.

Gli emarginati della nuova economia e degli aiuti sociali hanno fatto sentire la loro voce, hanno temporaneamente trasformato le rotonde, questi centri nevralgici dell’epoca dei flussi, in piazze del villaggio, e mi sento oggi come ieri solidale a questa protesta. Ma le cose si sono guastate molto in fretta”.
Così parla Alain Fienkielkraut, filosofo e accademico di Francia, dopo che sabato ha subìto un’aggressione verbale antisemita a una manifestazione dei gilet gialli. “Non è colpa dei ‘gilet gialli’ se la Francia conosce oggi quella che Édouard Philippe ha definito una ‘alya interna’ (l’alya è l’emigrazione degli ebrei verso Israele, ndr). Gli ebrei francesi lasciano in numero sempre maggiore i comuni di banlieue dove la loro vita diventa infernale per trasferirsi in certi quartieri di Parigi o per… Limoges, appunto. Un antisemitismo venuto dal Maghreb, dalla Turchia, dal Medio Oriente, dall’Africa e dalle Antille si impianta in Francia, e ne avremo per tanto tempo. (…)
Non sono stati i ‘gilet gialli’ che hanno segato i due alberi piantati in memoria di Ilan Halimi (un giovane di origine ebraico-marocchina rapito, torturato e ucciso nel 2006, ndr) nel luogo dove era stato ritrovato agonizzante. Tanto meno fanno riferimento alla sfera del fascismo gli esaltati che hanno etichettato la ex giornalista di Charlie Hebdo Zineb El Rhazoui come ‘puttana degli ebrei’ perché dopo l’attentato di Strasburgo ha osato dichiarare: ‘Bisogna che l’islam si sottometta alla critica! Che si sottometta all’umorismo!’.
Per capire bene quello che succede, bisogna collegare le aggressioni antisemite alle profanazioni di chiese e agli altri atti anti-cristiani che pure conoscono, al giorno d’oggi, una crescita esponenziale. Che non ci si venga a riproporre, per favore, il paragone con gli anni Trenta: in Francia, nel XXI secolo, gli ebrei e i cattolici sono sulla stessa barca. Dieudonné e Soral (polemisti antisionisti, ndr) hanno fatto un sogno: riunire una Francia nera, bianca e maghrebina attorno all’odio per gli ebrei.
Questo sogno rischia di essere il nostro peggiore incubo, poiché viviamo nell’era delle reti sociali.
In questo nuovo mondo le inibizioni sono tolte, ciascuno si lascia andare e viene a pescare, al posto della verità, la menzogna che risponde alla sua attesa. La stampa tipografica aveva reso possibile la democratizzazione della cultura. Lo schermo interattivo opera la sua sostituzione. Tutte le grandi distinzioni del vero e del falso, del bello e del brutto, dell’alto e del basso, della barbarie e della civiltà sono abolite. L’uguaglianza regna ed essa ha il sapore della morte. Il termine ‘vivre-ensemble’ è stato inventato per mascherare la scomparsa della cosa. A parte qualche associazione militante, questo termine non inganna più nessuno. C’è più di una Francia, nella realtà, e l’alleanza terranoviana (da Terra Nova, un think tank della sinistra francese, ndr) fra le metropoli e i quartieri è un fantasma che la realtà si incaricherà presto di annientare”.




Il ministro israeliano: "In Francia troppo antisemitismo, tornate in Israele"
Renato Zuccheri - Mar, 19/02/2019

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/min ... 48009.html

Gli atti antisemiti in Francia sono in aumento. E sono molti gli ebrei che hanno scelto di emigrare in Israele: nel 2018 sono stati 2300

In Francia, l'antisemitismo è in aumento. E il ministro dell'Immigrazione di Israele, Yoav Gallant, dopo l'orrore delle 80 tombe profanate in un cimitero ebraico in Alsazia, a Quatzenheim, lancia un appello: "Condanno con vigore l'antisemitismo in Francia e lancio un appello agli ebrei: rientrate a casa, immigrate in Israele".

In questi giorni, in Francia, si parla spesso di antisemitismo. Il ministro dell'Interno Cristophe Castaner ha comunicato i dati del suo dicastero e ha lanciato l'allarme: gli incidenti antisemiti sono aumentati del 74% rispetto all'anno precedente. Nel 2018 sono stati registrati 541 atti antisemiti: nel 2017 erano stati 311.

Gli atti di questo stampo sono in aumento. In questi giorni, ha fatto scalpore l'aggressione verbale contro il filosofo Alain Finkielkraut durante un sabato di protesta dei gilet gialli. L'autore del gesto era un uomo identificato come vicino all'estremismo islamico. Ma preoccupano anche altri episodi, come la scritta "Juden" apparsa la scorsa settimana sulla saracinesca di un negozio. Un fenomeno che è confermato anche dai numeri dell'emigrazione dalla Francia verso Israele: nei primi 10 mesi del 2018, 2300 ebrei hanno scelto di trasferirsi nello Stato ebraico per questo motivo.


Islamizzazione dell'Europa
viewtopic.php?f=92&t=2209
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Re: Il fascino perverso e mortale del nazismo maomettano

Messaggioda Berto » lun mar 25, 2019 9:38 pm

Il Primo Ministro della Nuova Zelanda evoca ed elogia Maometto
Magdi Cristiano Allam
25 marzo 2019

https://www.facebook.com/MagdiCristiano ... 9078074001

Il Primo Ministro della Nuova Zelanda evoca ed elogia Maometto. L’Occidente si mobilita se le vittime sono musulmane ma è silente se vengono massacrati ebrei e cristiani. Condanniamo i terroristi che ci vogliono sottomettere all’islam con la violenza, ma accettiamo di sottometterci all’islam pacificamente

Il Primo Ministro della Nuova Zelanda, la signora Jacinda Arden, velata secondo la prescrizione islamica, ha preso la parola al funerale religioso celebrato dai musulmani per la strage di 50 fedeli nelle due moschee di Christchurch da parte di un terrorista razzista australiano. Ha esordito dicendo: “Il Profeta Muhammad”, il nome arabo di Maometto, poi in arabo ha letto l’invocazione rituale che si pronuncia subito dopo averlo menzionato “Salla Allah alay-hi wa sallam”, che viene ufficialmente tradotto “Su di lui la Pace e la Benedizione di Allah”. Ma letteralmente significa “Su di lui Allah ha pregato e l’ha salutato”, una traduzione che però non si fa e si nega perché non si potrebbe mai sostenere che Allah prega su Maometto, essendo Allah il dio e Maometto un semplice uomo. Quindi il Premier neozelandese ha recitato un detto attribuito a Maometto: “I credenti, nel loro amore, misericordia e benevolenza gli uni con gli altri sono come un corpo: se qualunque parte è malata, il corpo intero condivide l'insonnia e la febbre”. E ha così concluso individuando nell’insegnamento di Maometto il comportamento da adottare per la propria Nazione: “La Nuova Zelanda condivide con voi il lutto. Noi siamo un tutt’uno”.
Peccato che la signora Arden non sappia che Maometto più che un profeta è stato un predone del deserto che ha personalmente combattuto, ucciso, sgozzato e decapitato i suoi nemici arabi politeisti, ebrei, cristiani. Peccato che non sappia che per Maometto e per Allah nel Corano i credenti sono solo i musulmani, mentre tutti i non musulmani vengono sommariamente condannati come miscredenti. Peccato che non sappia che l’islam si considera come l’unica religione naturale dell’uomo, che deve imporsi ovunque nel mondo costi quel che costi, legittimando sia la guerra santa sia la dissimulazione delle proprie reali intenzioni.
Ecco perché il fatto che il Premier neozelandese abbia evocato, onorato ed elogiato Maometto è una sostanziale sottomissione all’islam. Per i musulmani è la conferma che quest’Occidente decadente e pavido è destinato a sottomettersi all’islam.
Nella più assoluta condanna della strage perpetrata da un terrorista razzista australiano che deve essere condannato nel modo più severo, nella nostra sincera partecipazione al dolore delle famiglie di 50 persone barbaramente massacrate, ci domandiamo tuttavia perché la comunità internazionale si mobilita solo quando le vittime sono musulmane e per placare gli animi dei musulmani. Ci domandiamo perché non si assiste alla medesima mobilitazione ai più alti vertici delle istituzioni quando le vittime sono gli ebrei o i cristiani che periodicamente vengono uccisi e massacrati da terroristi islamici. Ebbene se la comunità internazionale adotta un doppio parametro morale e comportamentale, schierandosi sempre e comunque a favore dei musulmani, significa che ci siamo di fatto arresi e sottomessi all’islam.
Infine ci rendiamo conto che se, sia che i musulmani siano vittime di un attentato terroristico sia che i musulmani perpetrino un attentato terroristico, l’Occidente si mobilita comunque a favore dell’islam, sostenendo che l’islam è una religione di pace e che l’islam non ha nulla a che fare con la violenza, schierandosi pubblicamente al fianco degli imam, recandosi nelle moschee, indossando il velo islamico, recitando versetti del Corano e i detti di Maometto, ebbene ciò di fatto porterà l’Occidente a sottomettersi volontariamente e pacificamente all’islam. Per liberarci dei terroristi islamici tagliagole, scegliamo di allearci con i terroristi islamici taglialingue. Condanniamo chi vorrebbe sottometterci all’islam con la violenza, accettiamo chi vuole sottometterci all’islam senza la violenza, pacificamente e democraticamente.


Nuova Zelanda: premier ordina inchiesta
2019/03/25

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/a ... d9f0c.html

La premier neozelandese Jacinda Ardern ha ordinato un'inchiesta indipendente sulla strage del 15 marzo scorso in due moschee di Christchurch costata la vita a 50 persone: lo riporta la Bbc online.
"È importante non lasciare nulla di intentato per capire come si è verificato questo atto terroristico e come avremmo potuto fermarlo": ha detto oggi la premier ai cronisti a Wellington.
In particolare, l'inchiesta verrà eseguita da una cosiddetta 'royal commission' - vale a dire il livello più alto previsto dalla legge neozelandese - e dovrà stabilire se la polizia ed i servizi di intelligence avrebbero potuto fare di più per evitare gli attacchi.
Ardern ha inoltre escluso la reintroduzione della pena di morte nell'ambito del processo all'autore della strage, il 28enne australiano Brenton Tarrant.
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Re: Il fascino perverso e mortale del nazismo maomettano

Messaggioda Berto » lun mar 25, 2019 9:39 pm

L'Occidente ha paura dell'islam ma non lo ammette
Rocco Quaglia
23-03-2019

http://www.lanuovabq.it/it/loccidente-h ... U.facebook

L’Occidente ha terrore dell’islam, ma lo nega. È evidente da una serie di atteggiamenti che caratterizzano l'opinione pubblica e la Chiesa e che arrivano fino alla sindrome di Stoccolma. Per uscirne bisogna riconoscere le proprie paure e affermare la nostra identità culturale cristiana.

Fiori sul luogo dell'attentato a Bruxelles nel 2016

Quando la verità non può essere detta, la si dice per allusione o negandola. L’Occidente ha terrore dell’islam, ma lo nega. Le ragioni della paura possono essere tante, sicuramente tutte ben razionalizzate e politicamente corrette, o forse c’è una ragione soltanto, rimossa e irrazionale. Secondo l’intellettuale algerino Boualem Sansal, il terrore islamico sarebbe ormai troppo radicato, e noi saremmo paralizzati dalla paura; ce ne staremmo buoni e tranquilli in attesa che tutto finisca come per incanto.

Non si può escludere che alcuni abbiano raggiunto lo stato di aponia, affermando che l’islam non sia una minaccia; tuttavia l’aggressività generalmente mostrata contro gli “islamofobi” tradirebbe la presenza di una paura negata.

Inutile sarebbe ricordare quanto sia cambiata la nostra vita dopo l’Undici settembre, anche se si continua a dire: «La nostra vita non cambierà», o «Tutto continuerà come sempre». Dopo il panico scoppiato in piazza san Carlo a Torino (3 giugno 2017), in seguito a un improvviso rumore, non possiamo più consolarci fingendo di non avvertire il terrore islamico.

Negare la paura è una difesa psichica che non ci permette più di leggere quel che avviene intorno a noi e di reagire con intelligenza. In altre parole, negare una reale fonte di pericolo costringe la nostra psiche ad attivare una serie di meccanismi di difesa contro la paura stessa. Il pericolo, dunque, sarebbe in noi, non fuori di noi. Non ci sarebbe un nemico che vuole farci del male, ma una paura infondata da “eliminare” in noi. Si ricorre così, dopo ogni attacco terroristico, all’espediente di marciare insieme per le strade gridando forte, come è avvenuto a Barcellona, «No tinc por!», «Non ho paura!».
Questo grido apparentemente rivolto ai terroristi, in realtà è un tentativo di rassicurazione, per non essere “allagati” dal panico. Gli uomini del “sapere”, poi, esecrano l’atto e tentano di ridurre tutto all’azione di un individuo squilibrato, di un radicalizzato, o di un lupo solitario.

Di fronte a fatti per noi fino a venti anni fa inconcepibili, l’Occidente soffre di un autentico disturbo da stress post traumatico. L’invincibile e moderno Occidente non può ammetterlo, perciò grida una paura negata, mascherata, repressa, negletta. La paura è reale e noi possiamo “valutarla” in proporzione alla forza con cui la neghiamo, o la ignoriamo “distraendoci” con una delle tante “evasioni” che il nostro permissivo mondo occidentale ci permette.

Di solito i negazionisti sono persone che parlano dei terribili fatti di cronaca in modo distaccato; senza una reale partecipazione emotiva. La loro dimensione affettiva è come isolata dal resto dei processi psichici: si tratta di un meccanismo di difesa noto come isolamento dell’affetto. La mente si difende dagli stimoli che non riesce a elaborare, eliminando la parte affettiva dalla coscienza.
Tuttavia né la negazione né l’isolamento dell’affetto sono meccanismi sufficienti a restituire la pace, a causa del puntuale ripetersi delle invettive. Il nostro “Io” deve così ricorrere a più drastiche misure difensive come per esempio il diniego. Questo meccanismo, alquanto primitivo, nega la realtà stessa di quel che si percepisce. A far apparire minaccioso l’islam, pertanto, sarebbero i nostri pregiudizi e la nostra ignoranza dell’islam, oppure sarebbero i “manovratori del terrore”, che coltiverebbero artificialmente un clima di allarme per fini politici.

Un altro meccanismo di difesa è la formazione reattiva. Questo meccanismo consiste nell’adozione di atteggiamenti e di comportamenti contrari al contenuto di cui non si vuole prendere consapevolezza (nel nostro caso la paura), evitando di sperimentare l’angoscia legata al senso d’impotenza. L’individuo sente così non avversione ma simpatia verso l’islam, e un “sincero” sentimento di amicizia verso i musulmani. Un tale individuo può diventare un amante della cultura islamica e un paladino dei diritti dei musulmani. A informare che un tale comportamento sia il prodotto di una formazione reattiva e non il frutto di una personale formazione culturale è l’esagerazione delle attestazioni di amicizia manifestate, in assenza di ogni valutazione critica.
Tuttavia, anche questo meccanismo è destinato alla lunga a fallire per il perpetuarsi delle minacce, che appaiono sempre più imprevedibili e clamorose.

Quando poi ci si rende conto che il buonismo non serve a “bonificare”; che le concessioni fatte in nome del rispetto delle culture si rivelano un’inutile espediente; e che persino le rinunce alle proprie tradizioni e alle proprie festività in ossequio alla religione degli islamici si rivelano del tutto inefficaci a trasmettere le nostre buone disposizioni, allora si rende necessario mobilitare nuove energie psichiche e far ricorso a meccanismi di difesa ancora più primitivi e pericolosi per il nostro equilibrio mentale.

Si arriva così al meccanismo della seduzione. Ci si rivolge ai musulmani chiamandoli “nostri fratelli”, mettendo in atto un comportamento di benevola arrendevolezza, separando il terrorismo dall’islam, celebrando quest’ultimo come portatore di nuove ricchezze morali e spirituali. Tuttavia la seduzione è un segno di grande debolezza che rafforza l’altro nelle sue convinzioni di onnipotenza e nelle sue azioni di forza. Sedurre vuol dire compiacere l’altro, fino a mostrargli un atteggiamento di implicita sottomissione. Inoltre, la seduzione incita inconsapevolmente l’altro al disprezzo e alla denigrazione per il sottomesso. Non c’è mai stato né rispetto né stima per chi mostra paura e viltà.

Un aspetto della seduzione è la giustificazione dell’altro e, persino, dei suoi crimini. Si giustifica l’islam dicendo: «Anche noi abbiamo fatto crimini simili», «Anche noi cattolici siamo violenti». In un caso si è giunto a equiparare la “violenza domestica” dei cattolici alla “violenza islamica”. Il messaggio inviato è: «Noi non siamo migliori di loro». L’Occidente, non più cristiano, presenta ormai un vuoto di valori che lo rende imbelle e privo di motivazioni a vivere per qualcosa che non sia il semplice consumare. L’Occidente è una realtà non più convinta di sé; ha perduto la sua Ragione, cioè il Logos della sua esistenza. Non ha più uno scopo per stare al mondo che vada oltre il mangiare e il bere.
Di fronte a un islam, giovane e carico di energie, il mondo occidentale è disorientato e smarrito, non ha altra strategia che stare zitto e buono.

A questo punto rimangono poche altre difese da mettere in campo. L’islam non si può sconfiggere, le sue armi non sono convenzionali, il suo esercito è ovunque, ed è animato da un tal furore contro cui la “dea ragione” non può nulla. Comunque, le ultime ed estreme difese che possiamo mettere in campo per negare la verità della nostra paura sono l’idealizzazione e l’identificazione all’aggressore.

La prima, l’idealizzazione, innalza l’altro fino alla perfezione. Quando l’angoscia diventa insopportabile, un modo per sottrarsi alla paura, è trasformare la fonte della paura da malvagia in buona, e se è buona non è da temere. Segue un lavoro di intellettualizzazione, grazie al quale si riesce a scagionare e a legittimare, con ragionamenti ideologici, comportamenti fino a poco tempo prima condannati. L’islam potrebbe così diventare la religione della pace e della fratellanza universale.
D’altronde, non hanno forse i cristiani distrutto il mondo della Roma classica? Si chiede uno storico in un suo libro. Implicitamente si comunica che non possiamo impedire che un nuovo cambiamento avvenga. Nei cambiamenti – si inizia a dire – ci sono sempre cose positive, e nell’islam ce ne sarebbero molte. Diversi programmi televisivi hanno già magnificato la raffinata civiltà islamica contro un mondo barbaro e rozzo quale sarebbe stato il nostro nel Medioevo. Con il ricorso a questo meccanismo si assiste allo sgretolamento della nostra realtà interna, che è culturale, sociale, religiosa. Ormai siamo pronti, pur di ricuperare la perduta serenità, ad abbracciare con “fiducioso abbandono” l’islam e la sharia.

Un tale passo è possibile con l’adozione dell’ultima difesa, l’identificazione all’aggressore, meccanismo più noto con il nome della “sindrome di Stoccolma”. Per spegnere, una volta per tutte, la sorgente della paura in noi, alla psiche non resta che convincersi di essere lei stessa quella sorgente. Il male non è l’atro ma sarebbe in ciò che noi stessi crediamo, pensiamo e siamo.
Se il bambino si autoconvince di essere lui il lupo, non egli deve temere il lupo, non ne avrebbe più motivo poiché il lupo ora è lui; al contrario sono gli altri che devono temere lui.

Già i neoconvertiti di ex-cattolici ed ex-atei all’islam sono oggi una realtà non trascurabile. Già assistiamo a parroci che invitano gli imam musulmani nelle chiese cattoliche a spiegare chi è Gesù per loro. Già congregazioni religiose non chiamano più Maria “madre di Dio”, per non urtare la sensibilità estetico-religiosa dei musulmani. Gli indizi dei processi di identificazione all’aggressore si stanno ormai moltiplicando.

Si può fare qualcosa? Sì! Se riconosciamo le nostre paure e affermiamo la nostra identità culturale cristiana potremo dialogare. No! Finché continueremo a negare la nostra paura il destino dell’Europa è segnato. In questo caso, chi non ha ancora visitato la Cappella Sistina e non ha ancora ammirato la Pietà di Michelangelo ha ancora un po’ di tempo per farlo. Per chi si professa cristiano, ecco la buona notizia, come è stato predetto da Gesù: «È venuta l’ora in cui chi vi ucciderà penserà di rendere un culto a Dio» (Gv 16,2).



Gino Quarelo
Non solo l'identità cristiana ma anche quella laica e non cristiana: illuministica, atea, agnostica, aidola, multireligiosa e contro i nazismi religiosi.
Per contrastare il nazismo maomettano o Islam non occorre il cristianismo basta l'umanità e il buon senso.
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Re: Il fascino perverso e mortale del nazismo maomettano

Messaggioda Berto » lun apr 01, 2019 8:04 pm

Dialogo con l’Islam? Belle parole, ma al lato pratico solo una utopia
Franco Londei
Aprile 1, 2019

https://www.rightsreporter.org/dialogo- ... Lki89WvHnU

Ieri il Papa è tornato ancora una volta a invocare il dialogo con l’Islam. Lo ha fatto in occasione della sua visita in Marocco, uno dei pochi Paesi arabi dove i cristiani non sono perseguitati anche se sono ridotti ai minimi termini.

Papa Francesco non fa altro che fare il suo dovere di buon cristiano nell’invocare un dialogo con il mondo islamico. La cultura cristiana del “porgi l’altra guancia” e della pace ad ogni costo con chiunque lo impone.

Ma nella sostanza le parole del Papa sono prive di senso, sono solo belle parole di circostanza. E a dimostrarlo non c’è solo la mancanza di un riscontro della stessa volontà da parte islamica, è il concetto stesso su cui si basa l’Islam a rendere vana la speranza di Papa Francesco.

L’Islam non prevede nessun dialogo con le altre religioni se non dopo la loro totale sottomissione. Questo concetto basilare è rimasto inalterato nel corso dei secoli, mentre le altre religioni si sono evolute nei loro concetti basilari.

Prendiamo per esempio quanto successo ieri in Tunisia durante la riunione della Lega Araba che si teneva in contemporanea con la visita del Papa in Marocco.

Riunione della Lega Araba a Tunisi

Mentre Papa Francesco parlava di dialogo con l’Islam, di pace e di una Gerusalemme capitale delle tre religione monoteiste, la Lega Araba condannava le decisioni del Presidente Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele e il riconoscimento della sovranità israeliana sul Golan.

Il concetto alla base delle critiche della Lega Araba non è però quello di una Gerusalemme capitale delle tre religioni, ma che nessuno può permettersi il lusso di sottrarre territori conquistati dall’Islam.

È lo stesso concetto applicato alla critica sulla sovranità israeliana sul Golan, amplificato in questo caso dal fatto che le Alture del Golan sono passate sotto controllo israeliano a seguito di una guerra di aggressione dei Paesi Arabi contro Israele e non viceversa.

Per la mentalità islamica Israele, che si è difeso, doveva soccombere ma siccome ciò non è avvenuto non ha alcun Diritto di appropriarsi di terre islamiche anche se tali terre sono di vitale importanza strategica per la sua difesa e la loro occupazione è il frutto di una azione di auto-difesa.
La religione detta la politica e non viceversa

Il problema, che secondo me il Papa sottovaluta, è che nel mondo islamico la politica la detta la religione. Tutte le leggi dei paesi islamici sono basate sulla legge islamica. Non esiste un Paese islamico democratico. Non esiste un paese islamico che abbia una costituzione completamente svincolata dalla Sharia.

Quello che è mio è mio, quello che è tuo è mio

Non è un problema da niente perché la legge islamica non prevede il dialogo, non prevede la condivisione. Quello che è mio è mio, quello che è tuo è mio. Funziona così da secoli.

Ecco perché le parole del Papa sono solo belle parole ma nella sostanza sono una utopia o forse solo una mera speranza.

Il mondo islamico non è interessato a un dialogo con il resto del mondo oppure, se lo è, lo è solamente perché è nel suo interesse farlo. Per capirlo basta andare a vedere gli obiettivi di coloro che incredibilmente vengono considerati “l’islam moderato” con cui dialogare: i Fratelli Musulmani.

La Fratellanza Musulmana ha degli obiettivi ben precisi e una altrettanto precisa strategia per raggiungerli.

Il dialogo con il resto del mondo rientra in quella strategia, ma è ingannevole, è fuorviante. Fornisce una falsa sensazione di sicurezza, sensazione che l’avvento dello Stato Islamico aveva messo in pericolo proprio perché metteva allo scoperto le loro vere intenzioni.

Ora con la sconfitta dello Stato Islamico la Fratellanza Musulmana può tornare al suo piano originale e addirittura andare a sostituire ISIS.

È con questi personaggi che Papa Francesco intende dialogare. E’ con chi vuole creare un esercito dell’Islam per riconquistare prima Gerusalemme e poi il resto del mondo che il Papa vuole instaurare un dialogo. Se non è un suicidio, poco ci manca.

Intendiamoci, non intendo minimamente criticare Papa Francesco. Come detto lui fa il suo lavoro e agisce coerentemente con il suo ruolo. Posso però dire che sbaglia tutto?

Se una forma di dialogo con l’Islam ci deve essere non può prescindere dalla reciprocità e soprattutto dalla chiarezza. Sono garanzie che la Fratellanza Musulmana non può dare, inutile girarci intorno. Possiamo far finta di crederci, possiamo anche tentare un dialogo, nessuno ce lo vieta. Ma sono loro a dover cambiare, non noi.

E francamente credo che ciò sia impossibile. È troppo stretto il rapporto tra politica e Islam per essere rotto. Per i musulmani, la politica e tutto ciò che gli gira intorno, è l’Islam, è la Sharia, la legge islamica. Questo non si può cambiare.

Quindi l’unico modo per dialogare con l’Islam sarebbe quello di chiedere che si debba essere noi a doverci adeguare alla legge islamica. Con il dovuto rispetto per Papa Francesco, non credo che sia una buona idea.




È davvero possibile il dialogo tra Occidente e islam?
Alessandra Bocchi
1 aprile 2019

http://www.occhidellaguerra.it/islam-oc ... wkFtRaD9JQ

Le relazioni tra Occidente e islam sembrano essere sempre più difficili, con attacchi terroristici islamici e dell’estrema destra in aumento. Perché l’integrazione dei musulmani in Occidente è così difficile? Abbiamo intervistato Shadi Hamid, un musulmano americano, socio del Brookings Institution, uno dei più grandi centri di ricerca negli Stati Uniti e autore del libro L’eccezione islamica, come la lotta per l’islam sta riformando il mondo. È specializzato sul conflitto e sul dialogo tra islam e Occidente, in particolare negli Stati Uniti d’America, e sulle Primavere arabe.

A lungo hai studiato la relazione tra la società islamica e occidentale. Pensi che queste due civiltà possano convivere pacificamente anche nel futuro, tenendo conto che il numero di musulmani in Occidente continuerà e crescere, e di conseguenza, anche l’intolleranza verso di loro?

Non penso che ci sia un rischio reale di un conflitto o di una guerra. Dei cittadini con diversi pensieri religiosi possono e dovrebbero vivere insieme con quelle differenze. Riconosco che ci sono delle differenze fondamentali sul come vengono praticate queste religioni. Per esempio, il 54% dei musulmani francesi pensa che la religione sia molto importante per loro, in confronto ad appena un 11% di nativi francesi. Il problema più grande in un Paese come la Francia è che i cittadini laici spesso pensano che i musulmani non rispettino le loro idee – queste sono persone che credono molto fortemente nella laicità. Quindi è interessante chiedersi: se i cristiani in Europa fossero più praticanti, andrebbero più d’accordo con i musulmani praticanti? Ma sappiano nel caso degli Stati Uniti che essere un conservatore cristiano non significa necessariamente essere più simpatizzante con i musulmani conservatori. Ma forse in Europa, dove il laicismo è più dominante, i cristiani religiosi simpatizzano con i musulmani religiosi in base al fatto che entrambi sono minoranze che cercano di vivere in una società con una laicità sempre più aggressiva.

La domanda principale che molti si sono posti recentemente con l’ondata migratoria, prevalentemente musulmana, è perché le società occidentali devono adattarsi alle pratiche religiose islamiche, mentre nei Paesi islamici non ci si adata alle nostre. Che cosa dice a riguardo?

La risposta è che il mondo occidentale è diverso da quello islamico – vogliamo paragonarci alle loro dittature? Questo non è lo standard sul quale dovremmo giudicare questo problema. Non dovremmo paragonarci a Paesi come il Marocco, l’Arabia Saudita etc., dove ci sono meno libertà e democrazie che non funzionano oppure non esistono. Ma se dovessero dire questa cosa a me, la mia risposta sarebbe che non sento di appartenere a un’altra civiltà o ad un altro Paese: mi considero un occidentale e un musulmano americano. Non penso nemmeno che i Paesi occidentali stiano cambiando radicalmente come si pensa, nessuno gli sta chiedendo di modificare le loro leggi principali. Le lamentele dei musulmani nelle democrazie europee sono invece, nella maggior parte dei casi, basate sul chiedere più spazi per praticare la loro religione, come la preghiera giornaliera a lavoro, il consumo della carne halal, l’uso dell’hijab, etc.. Capisco che queste pratiche a volte si contrappongono ai valori laici, ma se rimane una relazione personale con Dio, non penso che sia molto chiedere che vengano rispettati queste pensieri personali. Secondo me, è problematico dirgli che non possono vivere le loro aspirazioni religiose.

Anche se gli individui musulmani fossero lasciati liberi di praticare la loro religione privatamente, ci sono delle influenze estere che minacciano la sovranità dei Paesi occidentali – come quella del Qatar – che finanzia moschee e organizzazioni con un pensiero fondamentalista dell’Islam. Pensa che questo sia un problema?

In quel caso, si tratta di un problema legittimo della sovranità, e ci sono delle leggi che possono regolamentare questi finanziamenti. Su questo sono d’accordo, ho solo paura che certe persone pensino che alcuni musulmani diventano più estremisti solamente per colpa dei finanziamenti esteri. Empiricamente, questo è falso. L’influenza estera può peggiorare alcune di queste divisioni, ma in molti Paesi europei sono i figli degli immigrati ad essere più estremisti dei genitori, quindi questo non si può spiegare con il finanziamento proveniente dai Paesi dei genitori. Mi trovo in una posizione strana in questi dibattiti, perché spesso penso che i populisti di destra abbiano ragione su alcuni punti: non è giusto dire che le loro preoccupazioni sono basate sulla bigotteria o il razzismo, perché c’è un fondo di verità in quello che dicono. Dopo tutto, c’è una differenza in come l’Islam e il Cristianesimo vengono praticati in Europa, ma non sono d’accordo sulla conclusione che raggiungono. I populisti di destra chiedono ai musulmani di diventare uguali a loro, mentre io voglio trovare un modo perché gruppi diversi possano vivere insieme con le loro differenze. Detto questo, non possiamo solo condannare i populisti di destra, perché stanno parlando di una vera divisione culturale e religiosa – c’è un conflitto di civiltà in atto.

Su altri problemi, tuttavia, sia i musulmani che i cristiani conservatori sembrano essere d’accordo – per esempio, entrambi si oppongono al progressismo, come il movimento Lgbt. Perché, quindi, non trovano una causa comune, invece di usare le idee progressiste l’uno contro l’altro per mettersi a vicenda in cattiva luce?

La destra in generale sente una specie di insicurezza verso l’Islam, perché sta rimpiangendo la perdita del Cristianesimo nella propria società, dove c’è un vuoto ideologico. In parte il motivo per cui i populisti di destra piacciono agli elettori è perché riescono a cogliere il senso di impoverimento culturale nella loro società, e quando guardano i musulmani vedono una religione potente, resistente e impertinente. È difficile per loro essere felici di questa cosa, perché vorrebbero vedere questi stessi valori nella loro religione. Quando sei in questa posizione di declino culturale – di debolezza e insicurezza – è difficile aprire un dialogo con l’altra parte. A sua volta, aspettarsi che i musulmani si aprano all’altra parte quando si sentono sotto attacco è irrealistico. Bisogna che entrambe le parti siano pronte a dialogare in maniera onesta. Io personalmente mi oppongo al tipo di dialogo inter-religioso soffice e superficiale che si vede spesso, e vorrei vedere i conservatori cristiani, i conservatori musulmani e i conservatori ebrei nella stessa stanza, quando alcuni di loro pensano che gli altri passeranno l’eternità all’inferno. Una volta ho parlato a una conferenza evangelica a Nashville, e un signore mi ha detto: “È la prima volta che stringo la mano ad un musulmano, ma voglio che rimanga chiaro che penso comunque che brucerà all’inferno.” C’era qualcosa di rinfrescante in questa onestà teologica – non sono personalmente d’accordo, ma penso che può incoraggiare un dialogo onesto.

I giornali come Al Jazeera, finanziati dal Qatar – sponsor dei Fratelli musulmani – hanno un canale arabo che sostiene un’opinione estremista dell’Islam e un canale occidentale che invece sostiene una visione progressista. Questo sembra un modo sovversivo per distruggere la società occidentale, lei cosa ne pensa?

Questa ossessione con l’infiltrazione dei Fratelli musulmani e che ogni musulmano è un potenziale cavallo di Troia mi preoccupa, i Fratelli hanno poca influenza in America – qualcuno come Ilhan Omar, la donna eletta recentemente in congresso che è una musulmana pro-Lgbt, non è ovviamente un membro dei Fratelli musulmani. Ilhan Omar non ha un gran piano per distruggere il suo stesso Paese. Vede il suo attivismo progressista come solidarietà verso le altre minoranze. Personalmente, sono a favore del matrimonio gay, e non vedo come questo possa portare al declino culturale. Sento molto parlare dai musulmani europei della decadenza occidentale, ma non ne sento molto parlare da musulmani americani, e penso che questo rifletta le differenze di cui parlo. I musulmani americani si sentono fortunati ad avere così tante libertà – personalmente, penso che il miglior Paese per essere un musulmano al giorno d’oggi sia l’America, anche più dei Paesi musulmani, dove ci sono restrizioni su quello che puoi dire o fare religiosamente. Questo è il motivo per cui i musulmani americani non vogliono interferire con la libertà delle altre minoranze: pensano che potrebbero perdere anche le loro.

Pensi che, fondamentalmente, la ragione per cui tanti musulmani sono ostili verso l’integrazione in Occidente abbia più a che fare con la storia dell’imperialismo occidentale o con l’incompatibilità religiosa tra Islam e Cristianesimo, Islam e laicità o con qualcos’altro ancora?

L’ostilità che alcuni europei musulmani sentono ha più a che fare con problemi socio-economici, che si aggiungono alla divisione religiosa e culturale. Nel Medio Oriente e in Nord Africa, tuttavia, ha più a che fare con la storia dell’imperialismo occidentale. Vorrei aggiungere che l’integrazione in America è più facile perché non c’è la componente del welfare che ha l’Europa, perché siamo più scettici sull’idea di uno stato sociale. Mentre in Europa, questa ostilità verso gli immigrati è aggravata dalla paura che prenderanno più sussidi statali. Un numero alto di immigrati mette in dubbio il concetto di base di uno stato sociale – se concedi benefici statali a persone che non conosci, vuoi sentire che hai qualcosa in comune con loro. Uno stato sociale debole come quello che abbiamo noi mette pressione sugli immigrati per integrarsi, mentre se gli immigrati dipendono dai sussidi statali, questo può essere contro-producente, perché non incoraggia l’integrazione.


Alberto Pento
Il dialogo è possibile basta dire le cose ... per me l'Islam non è una civiltà ma un'inciviltà, non è una cultura ma un'incoltura e il discrimine tra loro, tra l'essere civiltà o inciviltà, cultura o incultura è il bene che l'Islam produce e induce rispetto al male nel confronto con il Mondo non islamico:
lo si vede ovunque nel Mondo e lo si è visto lungo i secoli, laddove l'Islam è prevalente, dominante, laddove si è fatto stato (potere statuale, organizzazione istituzionale) nella sua incompatibilità con la libertà e la democrazia;
lo si vede per la violenza e i conflitti che genera da sempre e ovunque;
lo si vede per la miseria e il sottosviluppo che induce e comporta;
lo si vede per come tratta le donne, le diversità sessuali, le minoranze etniche, religiose e di pensiero;
lo si vede nella sua intrinseca debolezza-incapacità di sussistere senza reazioni violente alle critiche, all'ironia, alla satira;
lo si vede nella sua struttura/essenza minacciosa e terrorizzante, nella sua continua intimidazione, nei suoi ricatti, ... nel suo vittimismo, nella sua insole alla menzogna, nelle sue manifestazioni violente interne alla famiglia, alla società, agli stati;
lo si vede nel suo dogmatismo e assolutismo, nella sua incapacità di sostenere confronti ragionevoli con gli altri diversamente religiosi e non religiosi atei, agnostici e aidoli;
lo si vede nei comportamenti, negli atti e nelle parole di Maometto, del suo Allah e nelle prescrizioni del Corano;
lo si vede nel suo bisogno di imporsi al Mondo in modo violento e nella sua incapacità di porsi in modo pacifico, fraterno, tollerante, rispettoso, ...


Bisogna incominciare a parlar chiaro e fuori dai denti:

Allah non è Dio ma l'interpretazione del divino data da Maometto, un idolo religioso;
Maometto era o è stato un invasato, un razziatore/predatore/rapinatore/sequestratore, un assassino, uno sterminatore;
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Il fascino perverso e mortale del nazismo maomettano

Messaggioda Berto » gio apr 11, 2019 10:25 am

In Marocco molti cristiani sono ancora costretti alla clandestinità
Mauro Indelicato
2 aprile 2019

http://www.occhidellaguerra.it/marocco- ... I7z2_vz_ic

Il Marocco viene visto da più parti come esempio di paese moderato, dove le minoranze religiose non subiscono la scure della repressione e dove la società si mostra molto più tollerante su tanti aspetti rispetto ad altri paesi vicini. Peculiarità sottolineate anche in occasione della recente visita di papa Francesco a Rabat, dove incontra il Re Muhammad VI in un clima di estrema cordialità. Ma non tutto sembra così facile per chi sceglie altri sentieri religiosi.

Le difficoltà per chi si converte

In effetti se un italiano lavora in Marocco, non ha alcun problema a professare la sua fede: esistono delle Chiese in cui può assistere alle messe, così come la legge non vieta di festeggiare seppur privatamente le ricorrenze religiose diverse dall’Islam. Il problema però viene incontrato dai marocchini non musulmani. Si stima che i cittadini del Marocco che non seguono la fede maggiormente praticata nel paese africano, rappresentino poco più dell’1% della popolazione. Una esigua minoranza, che non sempre viene tutelata. Lo rivelano alcune storie raccontate dal quotidiano Le Monde. C’è una legge, in particolare, che se interpretata in maniera molto “rigida” di fatto vieta ad un marocchina la conversione.

Chi dall’Islam passa ad altra fede, in teoria proprio tale norma non prevede punizioni od ammende. L’Islam è religione di Stato, ma si lascia ad ogni marocchino la possibilità di scegliere la propria religione. Ma nella pratica basta poco per far scattare un cavillo della legge che porta alla punizione del convertito: in particolare, anche solo per assistere ad una messa di rito cattolico si rischia l’accusa di proselitismo. La condanna per questa pena può prevedere anche tre anni di galera. E non sono pochi gli esempi di persone messe in carcere di fatto solo perchè convertite. Uno smacco per l’immagine di paese tollerante del Marocco, un’insidia reale nel cammino del paese verso una concreta moderazione.

La diffidenza della società

Le autorità, nel complesso, anche se fanno largo uso di una rigida interpretazione della legge sul proselitismo, evitano di perseguitare colui che ha cambiato fede se non la professa pubblicamente. I veri rischi riguardano invece le reazioni della società. Le Monde raccoglie la testimonianza di Amina, una ragazza marocchina convertitasi al cristianesimo. Quando nel suo quartiere si diffonde la notizia del suo cambio di fede, viene evitata od a volte anche malmenata. La giovane racconta anche di aver ricevuto insulti ed addirittura sputi da alcuni vicini di casa e teme che, se la voce della conversione gira troppo a lungo, potrebbe anche perdere il posto di lavoro. “La società non è ancora pronta – dichiara Amina al quotidiano francese – è ancora presto per determinati cambiamenti”.

Lei, assieme alle centinaia di marocchini convertiti, segue le messe dentro chiese improvvisate all’interno di alcune case dove viene posizionato un semplice altare la domenica. Tutto nell’ombra però, guai a farsi scoprire. Ci sono delle differenze tra caso e caso, nelle grandi città ad esempio si riscontrano meno problemi da questo punto di vista. Inoltre il clima appare più tollerante rispetto ad altri anni ma, a dispetto della nomina di paese tollerante, il Marocco ha ancora molta strada da percorrere.
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Re: Il fascino perverso e mortale del nazismo maomettano

Messaggioda Berto » gio apr 11, 2019 10:25 am

"Uno stop a tutte le nuove aperture di luoghi di culto islamici in Italia".
Matteo Salvini, no all'Islam sino a che non cambia e non si adegua ai diritti umani universali, all'ugualianza della donna con l'uomo, al rispetto delle nostre leggi riconoscendole come superiori a quelle della Sharia o della loro religione

https://www.facebook.com/FabrizioRiccaO ... 1133587172

Salvini: Non concederò neanche mezza moschea
9 febbraio 2018
https://www.agi.it/video/salvini_non_co ... 2018-02-09
"Uno stop a tutte le nuove aperture di luoghi di culto islamici in Italia". E' l'obiettivo indicato dal segretario della Lega Matteo Salvini stamani a Genova in visita a un mercato cittadino se il centrodestra vincerà le elezioni del 4 marzo. "Basta leggere la Dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo che dice che la donna vale meno dell'uomo, che la giustizia islamica prevale sulla giustizia italiana, per capire che l'Islam non è compatibile con le nostre libertà, con i nostri valori, le nostre conquiste di sicurezza e certezza, - afferma Salvini -. Fino a quando l'Islam non farà chiarezza e non ribadirà che gli esseri umani sono tutti uguali davanti a Dio e davanti alla legge, io non concedo neanche mezza moschea". "Al governo controlleremo tutto ciò che già c'è, chiuderemo ciò che è illegale, in quello che è sulla carta legale, vedremo da dove arrivano i soldi, chi predica e come predica, con uno stop a tutte le nuove aperture di moschee".


Bloggando il Corano: Sura 6, "Il Bestiame", Versetti 84-165
di islamicamentando · 2 Aprile 2019

Commento al Corano: Sura 6, ““Il Bestiame”, Versetti 84-165
di ROBERT SPENCER (07, Ottobre, 2007)

https://www.islamicamentando.org/blogga ... MTxFqW14Nk

I Versetti 84-90 della Sura 6, “Il Bestiame”, sviluppano l’argomento precedente del rifiuto dell’idolatria da parte di Abramo, enumerando gli altri profeti dell’Islam (ricordiamo che secondo il Corano, 3:67, Abramo era un Musulmano): Noè, prima di Abramo, poi i figli di Abramo, Isacco e Giacobbe, e dopo questi, Davide, Salomone, Giobbe, Giuseppe, Mosè, Aronne, Zaccaria, Giovanni Battista, Gesù, Elia, Ismaele, Eliseo, Giona e Lot. Ovviamente, questi sono tutti figure bibliche, benché si vedrà più avanti che il Corano descrive alcuni profeti che non appaiono nella Bibbia. Comunque il Corano colloca Maometto all’apice della perfezione della tradizione profetica della Bibbia, spiegando la differenza tra ciò che i Cristiani e gli Ebrei credono che Abramo, Mosè, Gesù e gli altri profeti abbiano rivelato e ciò che i Musulmani credono abbiano detto prima che i Cristiani alterassero le loro stesse scritture.

I Versetti 91-103 enfatizzano l’unicità di Allah e la dipendenza di tutte le creature da Lui. Il Versetto 91 comincia proprio con un’altra accusa che gli Ebrei non obbediscono alle rivelazioni fatte a Mosé: loro lo mostrano (“lo avete diviso in vari volumi, solo per mostrarlo”) ma non lo obbediscono (essi “nascondono gran parte del suo contenuto”). Allah redarguisce chi dice che non ha rivelato alcunché agli esseri umani. Secondo l’ Ad-Durrul Manthur di As-Suyuti, questo versetto fu rivelato dopo che Maometto canzonò un “imponente” sapiente Ebreo di nome Malik bin Sayf. Maometto gli domandò: “Hai visto nella Torah che Allah detesta un sapiente “imponente”?”. Malik bin Sayf era furibondo e urlò: ” Per Allah! Allah non ha mai rivelato alcunché agli esseri umani!”. La sua sfuriata è citata e censurata nel Versetto 91.

Il Corano è “il libro più benedetto”, che conferma le precedenti rivelazioni. Esso istruisce Maometto di avvertire la “Madre dei Villaggi” – cioè la Mecca – del prossimo giudizio di coloro che non accettano l’Islam (v. 92) e “inventano bugie contro Allah” (v. 93). Ognuno apparirà solo davanti ad Allah nel Giorno del Giudizio, senza alcun aiuto dagli amici o dalla famiglia (v. 94). I Versetti 95-103 contengono una commovente meditazione su come Allah fa crescere ogni cosa, manda la pioggia e sorveglia tutte le cose: “Nessuna vista lo può scorgere, ma Lui possiede ogni visione: Lui è al di sopra di ogni comprensione, eppure conosce ogni cosa” (v. 103). (لاَّ تُدْرِكُهُ الأَبْصَارُ وَهُوَ يُدْرِكُ الأَبْصَارَ وَهُوَ اللَّطِيفُ الْخَبِ) Un Versetto magnifico in ogni lingua. Il Versetto 101 tenta una reductio ad absurdum della dottrina Cristiana dell’Incarnazione: “Come può avere un figlio se non ha una moglie?”. Ibn Kathir si chiede:

Come può ottenere una moglie dalla Sua creazione che sia adeguata alla Sua maestà, quando non c’è nessuno come Lui? Come può avere un figlio? Allora in verità, la gloria di Allah è troppo superiore per avere un figlio.

L’idea che paternità e discendenza possano non essere considerate in termini fisici, non è neppure presa in considerazione.

Nei Versetti 104-117 Allah dice a Maometto di “allontanarsi da chi associa degli dei ad Allah” (v. 106), perché “se Allah avesse voluto, non sarebbero stati idolatri”, e questo non è un problema di Maometto: “Non ti abbiamo posto come sorvegliante su di loro, e tu non sei responsabile per loro” (v. 107). I Musulmani non devono insultare gli dei degli idolatri, per evitare che gli idolatri insultino Allah (v. 108); secondo il Lubabun Nuqul di As-Suyuti, Allah rivelò questo versetto in risposta ad un incidente reale, quando i pagani risposero alla denigrazione dei loro dei da parte dei Musulmani, denigrando Allah. Ogni Profeta ha nemici – demoni che sono sia umani che jinn (v. 112). I jinn (da cui proviene il termine Italiano “genio”) sono spiriti che possono vedere gli esseri umani, ma che gli esseri umani non possono vedere. I messaggeri di Allah sono andati anche da loro (v. 130).

I Versetti 118-121 prescrivono ai Musulmani di non mangiare carne a meno che il nome di Allah non sia stato pronunciato su di essa; questo è il fondamento della preparazione della carne halal, che prescrive che la vena giugulare, la trachea e l’esofago dell’animale siano tagliati dopo che il macellaio abbia recitato “nel nome di Allah”. I Musulmani diventerebbero “miscredenti” se obbedissero ai consigli dei miscredenti su questo argomento (v. 121). Secondo Ibn Kathir, ciò significa che

quando ti allontani dal comando di Allah e dalla Legge per seguire chiunque altro, preferendo qualcos’altro rispetto a quello che ha detto Allah, allora ciò costituisce Shirk.

(Shirk, ovviamente, è il peccato più grave di tutti, l’associazione di altri ad Allah). Questa è una delle ragioni per cui la democrazia ha avuto così grandi difficoltà a mettere radici nei paesi Islamici.

I Versetti 122-134 riprendono il tema della perversità dei miscredenti che chiedono “segni” ad Allah, ma che non sono disposti a credere neppure se li ricevono. Che uno diventi Musulmano o no, dipende esclusivamente dalla volontà di Allah, se Allah vuole condurlo all’Islam o se invece allontanarlo dalla retta via (v. 125). Seguendo la “retta via” (v. 126) dell’Islam, i Musulmani renderanno Allah loro amico (v. 127). I Versetti 128-131 si indirizzano sia ai Jinn, che agli uomini, ammonendoli dello stesso Giudizio finale. Ibn Jarir e Dhahak sostengono che ai Jinn furono inviati profeti Jinn; invece Mujahid e Ibn Jurayj controbattono che i Jinn ascoltarono i Profeti umani. Questa è la tradizione più accettata.

I Versetti 135-145 criticano varie pratiche pagane, in particolare il sacrificio dei bambini (Versetti 137, 140). “Non essere prodigo” (v. 141) si riferisce, secondo Ibn Jurayj, all’eccessivo entusiasmo nella carità: “Questo Ayah fu rivelato a proposito di Thabit bin Qays bin Shammas, che raccolse i frutti delle sue palme da dattero. Allora disse tra sé e sé: “Oggi nutrirò con questi datteri chiunque venga da me. Così continuò a nutrire tutti quelli che venivano, fino a sera e allora si trovò senza più datteri”. Altri, invece, sostengono che questo Ayah prescrive semplicemente, in generale, di non sprecare. I Versetti 142-144 vietano varie usanze pagane riguardo l’uso degli animali.

Poi, i Versetti 146 e 147 specificano i particolari delle leggi alimentari degli Ebrei. Allah dice a Maometto che se gli Ebrei lo accusano di mentire a questo proposito, deve rispondere: “Il vostro Signore è pieno di misericordia infinita; ma la Sua ira non si allontanerà mai dalla gente colpevole”. Ibn Kathir osserva che: “nel Corano, spesso Allah unisce gli incoraggiamenti alle minacce”.

La Sura termina con un appello finale ai miscredenti nei Versetti 148-165. Secondo Ibn Mas‘ud, i Versetti 151-153, un sunto di ciò che è proibito dall’Islam, costituiscono “il testamento del Messaggero di Allah su cui egli pone il suo sigillo”. Non si deve uccidere, poiché Allah ha reso sacra la vita, “eccetto che per la giustizia e la legge” (v. 151). Ma cosa significa? Maometto spiega che

il sangue di un Musulmano … non può essere versato se non in tre casi: nel Qisas [Vendetta] per omicidio, o se una persona sposata ha rapporti sessuali illegittimi, o se uno rinuncia all’Islam (apostata) e abbandona i Musulmani.

Così l’adulterio, l’apostasia e la vendetta sono giustificazioni per spegnere una vita. I Versetti 153 e 161 ripetono che l’Islam è la retta via.

Allah “vi metterà alla prova secondo i doni che vi ha dato” (v.165). Maometto spiega anche questo: “In verità, questa vita è piacevole e verde, e Allah vi fece vivere su questa terra generazione dopo generazione per vedere cosa farete. Pertanto, state attenti a questa vita e state attenti alle donne, perché la prima prova che subirono i Figli di Israele fu con le donne”.
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Re: Il fascino perverso e mortale del nazismo maomettano

Messaggioda Berto » gio apr 11, 2019 10:26 am

Milano, gli arabi padroni della piazza: "Gli italiani sono prigionieri"
Alessandro Diviggiano Eugenia Fiore - Mar, 02/04/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... CQ59VLvcu4

A piazza Selinunte i milanesi vivono sotto minaccia. ""Prima i poi mi ammazzano", racconta una signora. Mentre uno dei pochi italiani rimasti ammette: "Sono costretto a girare armato"

Milano "Prima o poi mi ammazzano. Lo so. Ma io non mi muovo. Qua, io ci voglio restare.

E piuttosto di andarmene mi faccio uccidere". Elisabetta vive a piazzale Selinunte, a San Siro, dall'89. La sua vita in zona, come quella di tanti altri, è scandita da minacce, intimidazioni e offese gratuite lungo la strada. "Era un bel quartiere. Residenziale, non è periferia. Ma adesso non è più nulla", racconta al Giornale.it. "Qualche giorno fa un signore rientrava dal lavoro e, senza nessuna ragione di fondo, l'hanno picchiato e poi gli hanno spaccato la testa. Ormai neanche al pomeriggio siamo più sicuri a uscire". (GUARDA IL VIDEO)

In questo quadrilatero della paura tappezzato da case popolari, è raro sentire parlare una parola di italiano. E basta farsi un giro tra queste vie per rendersi conto che la situazione è fuori controllo. Ad ammetterlo è anche Federico Botteli, consigliere Pd del municipio 7: "A San Siro c'è un numero di reati per spaccio, prostituzione e altro che è superiore rispetto alla media di altri quartieri milanesi. Questo è dato anche dal fatto che c'è un'alta percentuale di stranieri ed è oggettivo", spiega.

I pochi negozi italiani rimasti vengono rapinati di continuo. rimaste gestite da italiani, infatti, le rapine sono all'ordine del giorno. Un negoziante - che per motivi di sicurezza preferisce restare anonimo - ci racconta la sua esperienza. "Sapete quante volte mi hanno minacciato di morte? Questi entrano e ti dicono 'dammi questo e quello'. E finché non gli dai ciò che vogliono rimangono lì. Ormai è un continuo", ci racconta. "Io giro armato, non sto scherzando. Ormai non ho alternative". Gli chiediamo chi sono queste persone che minacciano e rubano. "Sono tutti immigrati. E sapete perché? Per il semplice fatto che qui, di italiani, non ce ne sono più".

Poco più avanti, entriamo nella farmacia che si affaccia sulla piazza. Non appena vede la telecamera, però, la signora dietro il bancone ci anticipa: "Non voglio rilasciare alcuna dichiarazione per motivi che potete immaginare". Anche lei, come tanti altri che abbiamo incontrato, preferisce non farsi intervistare. Sono cittadini esasperati, e non vogliono rischiare ulteriormente. Ma, soprattutto, sono cittadini che si sentono ormai stranieri a casa propria. Come Paola, nome di fantasia, che lavora in un bar in zona. "Voglio parlare, ma non voglio essere riconoscibile", premette. "La maggior parte dei nomadi che vivono qui hanno in mano la prostituzione minorile. Io vedo sempre molte ragazze che si prostituiscono. Questo avviene dentro ad alcuni alloggi occupati", afferma. "Inoltre, ho diverse amiche italiane che stanno con degli arabi. E da questi prendono anche una manica di botte. All'inizio è tutto rose e fiori, poi, una volta che sanno di averle in pugno, inziano a picchiarle. E loro non si possono più ribellare".

In una via che si affaccia sulla piazza ci imbattiamo poi in una signora anziana. Cammina a fatica, lentamente. Ci racconta che vive qua da una ventina d'anni, in una casa popolare. Ora è sola, e malata. "Siamo arrivati al punto che è il carcere non è San Vittore - afferma - ma sono le nostre case. Perché dobbiamo essere blindati dentro. Sembriamo tutti agli arresti domiciliari". E poi conclude: "Io non ne ho la possibilità economica, altrimenti me ne sarei andata".
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Re: Il fascino perverso e mortale del nazismo maomettano

Messaggioda Berto » gio apr 11, 2019 10:26 am

Il terrorismo e la miopia dell'Occidente (Italia compresa!). Difesa Online intervista Souad Sbai
(di Maria Grazia Labellarte)
4 aprile 2019

http://www.difesaonline.it/mondo-milita ... zVvJoFVPiA

“L’Occidente e l’intera comunità internazionale dovrebbero prendere esempio dal mondo arabo moderato, che si riconosce nel Quartetto contro il terrorismo composto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto. Questi paesi stanno compiendo enormi sforzi congiunti nel tentativo di spezzare la 'linea rossa del jihad'. In particolare, hanno messo fuori legge i Fratelli Musulmani in quanto organizzazione terroristica, mentre attraverso un blocco aereo, terrestre e marittimo stanno limitando le capacità di Doha di mettere in atto politiche di destabilizzazione a livello regionale.” Nasce così l’analisi di Souad Sbai, un’ analisi seria, indipendente e fonte di preparazione, nasce da un “di dentro” frutto di anni di lavoro e di impegno verso quel “mondo rifiutato dalla stragrande maggioranza della comunità araba” in cui non ci si riconosce.

Negli anni ‘70 e primi anni ‘80 anche il nostro paese ha vissuto le stragi, frutto di un “terrorismo nostrano” ma un “Not in my Name” fu la risposta della stragrande maggioranza di noi Italiani, diventati, in seguito, un esempio internazionale della migliore lotta al terrorismo.

Souad Sbai, ex parlamentare, scrittrice, giornalista, e promotrice del Centro Alti Studi Averroè per la diffusione delle culture del Mediterraneo, ci offre nuovi spunti interessanti per questa lotta internazionale e lo fa attraverso il suo libro “I Fratelli musulmani e la conquista d’occidente. Da Instanbul a Doha, la linea rossa del Jihad” edito da Curcio Editore.

Siamo nel 1928 al-Ḥasan al-Bannāʾ (foto) a Isma’iliyya, in Egitto, fonda una delle più importanti organizzazioni islamiste internazionali i Fratelli Musulmani, fulcro del messaggio socio-politico: un progetto di islamizzazione delle nuove generazioni, dal Marocco all’Occidente...

Ma chi sono i “Fratelli Musulmani”?

La Fratellanza è la principale organizzazione transnazionale islamista, nella quale affondano le proprie radici ideologiche Al Qaeda, ISIS e l’intera galassia dell’estremismo e del terrorismo contemporaneo di matrice jihadista. Sin dalle origini il suo principale campo d’azione è stato il Medio Oriente, ma oggi la sua vasta rete avvolge sempre più strettamente anche l’Occidente. Seguendo i dettami di Al Banna e, successivamente, di Sayyid Qutb, anch’egli egiziano, i Fratelli Musulmani hanno messo in atto una paziente e lunga opera di penetrazione nel tessuto religioso, sociale, culturale, politico ed economico dei paesi del mondo arabo.

Maghreb, Mashrek, Golfo: i Fratelli Musulmani hanno acquisito gradualmente in tutta la regione una forza tale da riuscire a sostenere la loro aspirazione di prendere il potere. L’occasione tanto attesa è arrivata con quella che è erroneamente passata alla storia come Primavera Araba.

E allora le chiedo... perché "erroneamente"? Quelle della Primavera Araba non sono state delle vere rivoluzioni democratiche?

L’esito delle rivolte scoppiate in Medio Oriente e Nord Africa tra il 2010 e il 2011 ha smentito completamente la narrativa che vedeva lo sbocciare di una primavera nel fermento che stava attraversando il mondo arabo in quel periodo. Sono stati infatti i Fratelli Musulmani a guidare quei tumulti, con l’obiettivo di rovesciare i regimi preesistenti e stabilire dittature fondamentaliste. L’illusione della primavera si è pertanto ben presto rivelata un inverno islamista, il risultato di un piano disegnato appositamente per portare la Fratellanza al potere in Egitto, Tunisia, Libia, Siria, innescando un effetto domino che avrebbe dovuto travolgere tutta la regione, come piattaforma per un’espansione a livello globale e verso l’Occidente in particolare.

I Fratelli Musulmani non hanno certamente agito in solitudine. L’alleanza islamista con il Qatar degli emiri Al Thani e la Turchia di Erdogan ha fornito alla Fratellanza il supporto finanziario, politico e mediatico - basti pensare al ruolo di Al Jazeera - indispensabile ad assumere la guida delle rivolte e a far credere che fossero democratiche, soprattutto agli osservatori occidentali.

Attenta a questo “nuovo spunto” vorrei un approfondimento: A cosa si riferisce quando nel suo libro parla di “linea rossa del jihad da Doha a Istanbul”?

Mi riferisco esattamente alla linea che unisce Qatar, Turchia e Fratelli Musulmani nell’alleanza islamista che ha già seminato morte e distruzione sotto le mentite spoglie della Primavera Araba, e che costituisce oggi la più grande minaccia alla pace e alla sicurezza della comunità internazionale. Il loro piano è fallito, ma le ambizioni e gli obiettivi restano immutati e continuano a essere perseguiti, tanto in Medio Oriente quanto in Occidente. Perché l’alleanza islamista non intende sottomettere solo il mondo arabo.

Il punto di partenza del suo libro infatti è il ritrovamento di un documento contenente le linee guida per la conquista dell’Occidente da parte dei Fratelli Musulmani...

È il cosiddetto “Progetto”, rinvenuto a breve distanza dagli attacchi terroristici dell’11 settembre durante una perquisizione nella dimora svizzera di un banchiere egiziano, Yusuf Nada, considerato un esponente di spicco dei Fratelli Musulmani in Europa e sotto inchiesta con l’accusa di essere tra i finanziatori di Al Qaeda. Il documento risale al 1982, ma dopo la sua scoperta non è mai stato reso pubblico. A illustrarne i contenuti è stato nel 2005 il giornalista franco-svizzero Sylvain Besson in un libro-inchiesta. Ebbene, tali contenuti sono ancor più inquietanti perché corrispondono a quel che sta accadendo oggi in Europa, Italia compresa, senza che i Fratelli Musulmani incontrino ostacolo alcuno. In nome di un malinteso multiculturalismo, l’Europa si rifiuta infatti di riconoscere la vera natura dei Fratelli Musulmani e continua a considerarli “moderati”, consentendo alle organizzazioni e alle figure che fanno capo alla Fratellanza di fare proselitismo e accrescere la propria influenza all’interno delle comunità islamiche, grazie al supporto finanziario del Qatar.

A questo punto sorge spontanea la domanda : "qual è la situazione in Italia?"

In Italia sono migliaia le moschee (legali ma soprattutto illegali), gli pseudo-centri culturali e di preghiera, i luoghi di aggregazione sociale permeati da imam e militanti affiliati ai Fratelli Musulmani, che - con soldi provenienti dal Qatar - svolgono attività d’indottrinamento e reclutamento dei giovani appartenenti alla seconda generazione, indotti ad abbracciare posizioni radicali e fortemente identitarie, contrarie all’integrazione.

La costruzione di nuove moschee per mostrare apertura nei confronti dei fedeli di religione islamica, ma senza regole appropriate che ne garantiscano l’assoluta impermeabilità alla penetrazione dei Fratelli Musulmani e del Qatar, sono un regalo al proselitismo islamista della Fratellanza, che ha come sbocco ideologico e operativo il reclutamento nell’ISIS o Al Qaeda. Con articoli, interviste, pubblicazioni, e attraverso le conferenze e le attività di formazione del Centro Studi “Averroè”, ho divulgato per anni l’allarme Fratelli Musulmani in Italia e il nuovo libro risponde all’esigenza di tenere alta l’attenzione sul pericolo rappresentato dalla “linea rossa del jihad” anche in Occidente.

A proposito di Occidente, quali misure di contrasto dovrebbe allora prendere nei confronti dei Fratelli Musulmani e dell’alleanza islamista con Qatar e Turchia?

L’Occidente e l’intera comunità internazionale dovrebbero prendere esempio dal mondo arabo moderato, che si riconosce nel Quartetto contro il terrorismo composto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto. Questi paesi stanno compiendo enormi sforzi congiunti nel tentativo di spezzare la “linea rossa del jihad”. In particolare, hanno messo fuori legge i Fratelli Musulmani in quanto organizzazione terroristica, mentre attraverso un blocco aereo, terrestre e marittimo stanno limitando le capacità di Doha di mettere in atto politiche di destabilizzazione a livello regionale.

Il Quartetto ha poi raggiunto l’obiettivo d’isolare il Qatar in importanti consessi diplomatici, come la Lega Araba e il Consiglio di Cooperazione del Golfo, e continua ad opporsi alle ingerenze in Medio Oriente e Nord Africa della Turchia e dell’Iran khomeinista, membro aggiunto dell’alleanza islamista poiché rappresenta la versione sciita dei Fratelli Musulmani.

L’Egitto, da par suo, prosegue nella lotta interna al proselitismo della Fratellanza, con strette misure di controllo sui sermoni nelle moschee e sul discorso religioso nel suo complesso. L’Occidente, tuttavia, resta sordo ai richiami del Quartetto e preferisce cedere alle lusinghe economiche del Qatar e alle minacce di Erdogan, lasciando che l’agenda islamista avanzi al proprio interno.

In questo scenario, il libro vuole essere non solo un atto di accusa, ma uno strumento per risvegliare la coscienza degli italiani e di tutti gli europei, affinché si oppongano al giogo dell’estremismo, acquisendo piena consapevolezza della vera natura, delle ambizioni e degli obiettivi dei Fratelli Musulmani e degli Stati canaglia che li sponsorizzano.
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Re: Il fascino perverso e mortale del nazismo maomettano

Messaggioda Berto » gio apr 11, 2019 10:30 am

Canada, Trudeau ordina sgombero dei quartieri a maggioranza islamica
Gerry Freda - Ven, 05/04/2019

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/can ... AW6W2NywHs

La battaglia di Trudeau contro i quartieri a con più alta percentuale di popolazione islamica, amministrati secondo i precetti della sharia, è stata condannata dalle associazioni umanitarie

Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha in questi giorni lanciato una campagna contro i quartieri monoetnici presenti nelle metropoli del Paese.

In particolare, l’esponente liberale ha promosso la linea dura contro i quartieri popolati in prevalenza da immigrati di religione islamica.

La strategia governativa prevede lo sgombero e la riqualificazione dei sobborghi abitati principalmente da persone di etnia araba e somala, giudicati dalle autorità come divenuti ormai delle “mini-repubbliche autonome fondate sulla sharia”. Secondo Ralph Goodale, ministro della Sicurezza pubblica, le comunità di immigrati musulmani stanziate in tali sobborghi avrebbero infatti finora amministrato in maniera indisturbata questi ultimi imponendo ai propri abitanti precetti comportamentali derivanti da una lettura integralista del Corano e contrastanti con l’ordinamento nazionale.

In base alle linee-guida elaborate da Trudeau, le aree urbane a preponderanza islamica, una volta sgomberate, verranno abbattute e sostituite con moderni complessi abitativi muniti di tecnologie per il risparmio energetico. La linea dura sposata dal politico liberale prescrive quindi che gli stranieri di fede maomettana non possano più, nelle città canadesi, essere concentrati tutti in una singola area urbana. Ad avviso del leader di Ottawa, è stata proprio la prassi, seguita dagli esecutivi del passato, di indirizzare tali immigrati in specifici quartieri a provocare ultimamente nelle metropoli lo sviluppo di sacche di comunitarismo.

La strategia del premier coniuga, di conseguenza, l’abolizione dei sobborghi a preponderanza musulmana con un’equa redistribuzione degli stranieri di fede coranica tra tutte le aree urbane costitutive delle città del Paese. In base al piano delineato dalle autorità federali, tutti i settori delle metropoli canadesi dovranno ospitare non più di due nuclei familiari maomettani, al fine di azzerare i legami identitari di questi ultimi con la comunità religiosa di appartenenza e favorirne il contatto con i valori e i costumi nordamericani.

Secondo i media locali, lo sgombero più consistente sul piano numerico dovrebbe a breve avere luogo a Heron Gate, quartiere di Ottawa a maggioranza islamica. In attuazione della linea dura promossa da Trudeau, le migliaia di residenti di tale area urbana, quasi tutti originari della Somalia e dello Yemen, verranno sfrattate e ripartite tra tutti i sobborghi della capitale federale. Il vecchio Heron Gate verrà quindi abbattuto e sulle sue macerie sorgerà un complesso residenziale di lusso.

L’iniziativa del primo ministro liberale, diretta a sgomberare i quartieri a preponderanza maomettana per evitarne la trasformazione in “repubbliche sciaraitiche”, è stata subito bollata dalle organizzazioni umanitarie come una grave violazione dei diritti umani. Ad esempio, l’ong Terre des hommes ha accusato l’esecutivo Trudeau di violare la norma internazionale che vieta a un’autorità statale di attuare espulsioni di massa. Ad avviso dell’associazione, inoltre, la strategia promossa dal premier di Ottawa sarebbe palesemente discriminatoria, poiché mirante a penalizzare esclusivamente gli aderenti a una specifica religione.

L’ong in questione ha inoltre offerto assistenza legale ai nuclei familiari islamici sfrattati dai quartieri di residenza per effetto della linea dura sposata dall’esponente liberale. Terre des hommes ha quindi promosso, a nome degli immigrati colpiti dal piano di Trudeau contro i quartieri "monoetnici", una causa giudiziaria davanti ai tribunali federali. Obiettivo della battaglia legale avviata dall’associazione è fare condannare le autorità di Ottawa a corrispondere indennizzi milionari alle famiglie di fede maomettana costrette ad abbandonare i sobborghi in cui hanno abitato finora.

Il ministro per i Rapporti con il parlamento, Bardish Chagger, ha reagito alle accuse avanzate dalle organizzazioni umanitarie difendendo la bontà del piano promosso dal governo federale. La Chagger ha poi sostenuto che l’iniziativa di Trudeau mira a fronteggiare una situazione allarmante, consistente nel progressivo assoggettamento ai precetti della sharia di interi quartieri delle metropoli canadesi. La linea dura di Ottawa mirerebbe, a detta del ministro, a ripristinare il rigore delle leggi nazionali in ogni sobborgo del Paese e a mettere fine allo sviluppo, nelle città della federazione, di tante “Riad in miniatura”.
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Re: Il fascino perverso e mortale del nazismo maomettano

Messaggioda Berto » gio apr 11, 2019 10:30 am

Le università inglesi che onoravano il sultano lapidatore dei gay e ora si pentono
Giulio Meotti
2019/04/09

https://www.ilfoglio.it/cultura/2019/04 ... gOW9LrJZVA

Roma. Cosa hanno in comune l’Università di Oxford, l’Università di Aberdeen, il King’s College di Londra e l’Università di Nottingham? A parte comparire tutte nella lista delle migliori università del Regno Unito, ovviamente, hanno anche tutte assegnato lauree honoris causa e altri titoli accademici al Sultano del Brunei, il lapidatore degli omosessuali Hassanal Bolkiah.
L’Università di Aberdeen in Scozia ha dichiarato che sta valutando di revocare la laurea al sultano, così come il King’s College di Londra. Circa 47 mila persone hanno firmato una petizione per chiedere l’annullamento da parte dell’Università di Oxford di una laurea honoris causa. Oxford all’inizio si era rifiutata di ritrattare, poi l’annuncio che sta “considerando” il da farsi. Intanto, le università inglesi arrossiscono di vergogna.

L’omosessualità era già considerata “illegale” da cinque anni nel Brunei e punibile con dieci anni di carcere. Il Sultano, ottemperando alla sharia, la legge islamica, dalla scorsa settimana ha aggravato le pene: morte per gli uomini e 40 colpi di bastone e dieci anni di carcere per le donne. La pena capitale è da ora in vigore anche per crimini come “eresia”, critica dell’islam e “offese a Maometto”. Il sultanato del Brunei, che ha introdotto anche l’amputazione della mano e del piede per i ladri e che non risparmia i bambini dalle pene suddette, è una sorta di Isis dell’alta società, che colleziona Rolls Royce, ha un palazzo con duemila stanze e arruolò Michael Jackson per una esibizione privata.

La notizia, qui, è che quelle università avessero assegnato simili titoli onorifici a un sultano che governa il paese ininterrottamente dal 1968 e dove non si tengono mai elezioni. Nel 2015 il sultano Bolkiah aveva già vietato il Natale nel suo piccolo stato. Da quella data non è permesso alcun tipo di festeggiamento in pubblico, neppure l’invio degli auguri. Per i trasgressori sono previsti cinque anni di carcere. I funzionari del ministero per gli Affari religiosi entrarono subito in azione per farlo rispettare: controllarono i negozi per assicurarsi che non ci fossero esposte decorazioni natalizie come i capelli di Babbo Natale o gli striscioni con gli auguri. Nel 2013 il Brunei aveva approvato anche la lapidazione per adulterio, l’amputazione degli arti per i ladri e la fustigazione in caso di assunzione di alcool. “Con l’entrata in vigore della presente legge, adempiamo il nostro dovere verso Allah”, aveva detto il Bolkiah.

La notizia che in questi giorni ha fatto giustamente il giro del mondo è l’orrore della sharia comminata ai gay nel Brunei. Ma non da meno è lo stato pietoso di così tante gloriose università britanniche che hanno aggiunto titoli di merito e blasoni, come “dottore in legge a Oxford”, a quelli già presenti di primo ministro, ministro della Difesa, ministro delle Finanze e ministro degli Esteri di Bolkiah. Senza dimenticare forse la carica preferita dalle chattering classes inglesi: sultano. Faceva tanto multikulti.
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