Calunnie e falsità nazi-palestinesi contro Israele

Re: Calunnie e falsità nazi-palestinesi contro Israele

Messaggioda Berto » sab ott 12, 2019 9:17 pm

Campus Einaudi di Torino.
Emanuel Segre Amar
12 ottobre 2019

https://www.facebook.com/emanuel.segrea ... 8270745265

Miko Peled ieri pomeriggio con la sua kefiah appoggiata bene in vista sulla cattedra universitaria, accanto al traduttore. Chi interessato può leggere la trascrizione completa della sua “lectio magistralis” organizzata da Progetto Palestina. Quando leggerete il suo desiderio, per il quale invita i giovani a lottare, di uno stato unico democratico dal Giordano al mare e dal Libano ad Eilath, nel quale ovviamente palestinesi ed ebrei vivranno felicemente accanto gli uni agli altri, pensate all’Art. 6 dello statuto di Hamas: Hamas “innalzerà la bandiera di Allah su ogni metro quadrato della Palestina.”


La seconda immagine dimostra che la mia presenza è stata ampiamente apprezzata.

Il nome che uso è Palestina
Palestina paragono a un corpo che sanguina fino alla morte
Sono molto ottimista per il futuro della Palestina
Ovunque vado trovo aule strapiene
Centinaia di migliaia ci seguono sui social media
È la questione morale dei giorni nostri
Come contro l’apartheid in Sud Africa, ogni generazione ha la sua lotta
Avremo l’orgoglio di avere avuto un ruolo in questa lotta per la libertà e la giustizia
Molti chiamavano Mandela terrorista e oggi quelli oggi si vergognano. Succederà lo stesso quando la Palestina sarà libera
Tutti quelli che oggi ostacolano la giustizia un giorno o l’altro saranno ricordate e mentiranno o si nasconderanno, ma noi ricorderemo
Sono nato a Gerusalemme e le cose le ho viste crescendo in famiglia sionista
Ho pubblicato il libro il figlio del generale (nel 67)
Sono ancora considerati gli dei nell’Olimpo, i giganti del sionismo
Gente coinvolta nella creazione e nella crescita. Alcuni familiari sono stati giudici e ambasciatori
Tutti mi parlavano sempre in tutte le occasioni di sionismo e delle lotte
Parlo dei crimini di Israele e del dovere di rifiutare lo Stato di Israele qui e ovunque
Come è possibile che mi sia ribellato?
Questo cambiamento non succede spesso e di solito è dovuto ad evento traumatico che mina tutte le nostre certezze
In settembre 97 mia sorella è stata uccisa in attacco palestinese (in realtà la vittima fu la figlia della sorella che, anche lei, ha poi seguito le orme del fratellino; mi sono sfuggite le parole di Peled, ma non quelle del traduttore che vedete nella immagine, che forse ignora, tra le altre cose, anche le vicende della famiglia Peled)
Questo evento è il trauma di cui parlavo
3 giovani della vostra età si sono uccisi in mezzo alla strada ed hanno ucciso altri giovani; come si può spiegare?
Siamo obbligati a cercare di capire
Sono cresciuto a Gerusalemme e conoscevo la realtà e ho deciso di fare un viaggio di un israeliano in Palestina
Cosa sono un israeliano ed un palestinese? Israeliano ed ebreo è cosa diversa
Tu puoi essere ebreo e italiano o americano
Il viaggio è breve perché lo Stato è piccolo. Belle strade e tanto verde poi nelle terre occupate il viaggio è geograficamente piccolissimo e si finisce dove c’è oppressione - viaggio breve
Anche se geograficamente è un viaggio breve, politicamente e spiritualmente è lunghissimo
Gerusalemme è segregato e non c’è connessione tra le due parti. Non si va nella parte palestinese. Segregazione forte e se si cresce a due isolati da loro si può non entrare mai in contatto con loro
Sappiamo che gli arabi (non li chiamiamo palestinesi) sono non educati e per chi viene da condizioni molto privilegiate andare lì equivale a condanna a morte
Da una parte tutto molto europeo, pulito, dall’altra parte poco sviluppato, ci sono sempre problemi. Loro sono indietro, si pensa che manchino di conoscenze e della volontà
I palestinesi sono tra i più educati al mondo e allora perché sono poveri? Perché non hanno le possibilità perché gli israeliani controllano tutto e a loro mancano le opportunità
Tutta l’acqua del paese è controllata dallo stato israeliano tramite società che controlla la distribuzione
Area tra Giordano e mare e tra Libano, Siria ed Eilat e la maggior parte della popolazione sono palestinesi e solo 3% dell’acqua è concessa ai palestinesi
Da una parte della strada la gente naviga nell’acqua e dall’altra parte hanno l’acqua una volta alla settimana per 10/12 ore e devono sempre preoccuparsi e le priorità sono del tutto diverse
E le cose vanno peggiorando. Gaza è un enorme campo di concentramento, non hanno accesso ad assistenza medica e la mancanza d’acqua è tra le situazioni più terribili al mondo
Sono 2.2 milioni di persone
Poi c’è il deserto ma in realtà è molto adatto all’agricoltura e molto fertile con 200000 beduini
La metà vive in cittadine non riconosciute e vivono da prima della nascita dello Stato e per tale ragione le persone rifiutano di essere deportate. Non ricevono accesso ad acqua ed elettricità e alla educazione
La ragione è di fatto una punizione. Senza accesso anche a strade, ma sono cittadini israeliani
Popolazione che è israeliana, metà delle persone che abitano lì. Sono state trasferite in cittadine terribilmente degradate e Israele impedisce loro di lavorare la terra mentre attorno le terre degli israeliani dall’altro lato della strada sono tutte verdi. Ma entrambi i gruppi sono cittadini israeliani
Poi c’è la west Bank che è un’area rimasta fuori da Israele nel 48 che dopo 20 anni Israele si è presa e la chiamano Giudea e Samaria
Ci sono città strade scuole e parlano di popolazione problematica, che sono i palestinesi che vivono sotto leggi militari e lasciati fuori dalla democrazia e dalle elezioni con tre milioni di persone
Questi 5 milioni sono governati da Israele e non hanno parola su chi e come li governa e adesso non hanno avuto voce in capitolo nelle ripetute votazioni
Alcuni hanno quasi una cittadinanza israeliana e poi ci sono quelli di Gaza e quelli di Gerusalemme insomma tanti regimi diversi
E Israele dice che loro sono l’unica democrazia in medio oriente. Gli israeliani hanno gli stessi diritti ovunque. E poi ci sono tutti gli espulsi
La definizione di apartheid è se usi diverse leggi per popolazioni diverse. Gli israeliani sono infastiditi se diciamo che è un regime di apartheid
Ottimo libro è Palestina 4000 anni di storia, uscito in inglese e ve lo consiglio
È forse la prima volta che la storia è scritta sulla base della storia e delle scoperte e non sulla Bibbia. Popolazioni del posto che vissero nelle terre palestinesi sulla base di documenti storici che risalgono ai tempi dei greci e dei romani e il territorio è detto Palestina risalendo indietro 4000 anni
E dal giorno che è nato Israele tutti parlano solo di Israele e i nomi palestinesi sono distrutti giorno dopo giorno in tutto il mondo, come se ci fosse sempre stato solo Israele. Storia monumenti identità culturale dei palestinesi viene erosa
Come è successo? Quale processo? Se si parla di apartheid i sionisti si stupiscono, ma il processo degli ultimi 70 anni è tutta una serie di crimini di genocidio, pulizia etnica e apartheid
Check delle definizioni di genocidio, apartheid e pulizia etnica
La definizione descrive ciò che Israele ha fatto decennio dopo decennio. Fate voi stessi i confronti
I sionisti non si sentono offesi dalle loro azioni, ma per aiutare la lotta per la libertà e per trovare la soluzione dobbiamo capire il processo che ha portato alla situazione di oggi. E tutto continua ancora
Se vuoi uccidere una persona basta togliergli l’acqua. E conosciamo i bombardamenti su Gaza e le uccisioni nella west Bank. Ma sono uccisi anche con la negazione dell’acqua
Noi siamo impossibilitati perché siamo tutti partecipanti perché viviamo in democrazia. Se vogliamo cambiare dobbiamo agire fino a che vedremo Palestina liberata e garantito il ritorno ai profughi e rilasciati i prigionieri politici. Siamo tutti responsabili perché parte di regimi democratici. Siamo tutti complici obbligati ad agire
C’è un modo per aiutare senza essere additati come antisemiti? No perché la macchina sionista è molto forte. Per questa ragione la nostra è anche una sfida. Combattiamo contro il razzismo contro una realtà che lotta per la propria esistenza
Il sionismo non rappresenta tutti gli ebrei. Non c’è una sola comunità ebraica, ma centinaia. Quale comunità ebraica è stata offesa? Molti ebrei parlano come me. Non ha a che vedere con antisemitismo. Molte comunità ebraiche sostengono la lotta contro il sionismo. Il sionismo è messo in pratica da ebrei, ma non rappresenta tutti gli ebrei. Quale comunità ebraica è offesa dal fatto che Peled parla?
C’è un documento pubblicato da un grande rabbino nel 1900 dove parlano del pericolo che sionismo e idea di stato ebraico comporta e invita il popolo ebraico a non partecipare. È un documento di prima dell’Olocausto.
La solidarietà coi palestinesi non è più sufficiente. Dare solidarietà non aiuta, ma bisogna partecipare alla resistenza!!! È come essere con persona che sanguina fino alla morte e starle vicini non salva la vita!!! i palestinesi ci hanno fatto un dono.
Palestina ci dà la Road map ed è il BDS. È stato demonizzato è reso come un mostro ma è un non senso. Non comporta violenza. Le sue sono le domande più logiche e sensitive. Ritratto però come mostro antisemita.
Le domande del BDS sono le più ragionevoli richieste che si possano fare. Non servono a creare problemi ma per rimediare la situazione. Si richiede di porre fine al regime militare e di far tornare i profughi e il rispetto dei diritti fondamentali. Principi in contrasto con ebraismo e antisemiti? Nonsense
Ci sono i palestinesi fuori dalla Palestina nel degrado dei campi profughi, quelli che sono senza cittadinanza e quelli israeliani in condizioni diverse a seconda che siano qui o lì. Quando tutto ciò finirà e ci sarà uguaglianza per tutti allora tutti potranno vivere in pace in Palestina. Questa è la chiave per la pace e la giustizia.
È cruciale che tutti capiscano come possono partecipare. C’è un gruppo che qui ha organizzato questo evento. Siamo qui obbligati non solo a lottare (strugge), ma anche trovare la speranza. Noi dobbiamo trovare la speranza ed io sono sicuro che possiamo fare il cambiamento che tutti possano vivere in pace. Non abbiamo diritto di pensare che non c’è speranza. Dobbiamo combattere per la speranza per far cambiare le cose ma le cose non cambieranno se non parteciperemo a questa lotta.
Se non definiamo Palestina e libertà, Palestina da fiume a mare e da nord a sud, e libertà e non più check point, questa è libertà. Tutta l’area libera dal regime di apartheid e vi invito tutti a chiamare tutta la terra Palestina. Se la chiamiamo col nome storico dobbiamo lottare per la libertà e non si va contro nessuno. Così tutti saranno liberi. Profughi che tornano nelle loro terre e che non ci sono prigionieri politici. Free Palestine significa che tutti saranno liberi. Palestina libera è scritta ovunque. Non chiamiamolo Israele che è un regime che ha fatto cose orribili.


Domande e risposte

Già chiarito: Israele è un popolo nuovo, non siamo indigeni del posto. Non intendo deportare ma vivere tutti insieme ma senza privilegi. Non uccidere nessuno. Finire con i privilegi.
A Milano quello che conta è che ho fatto la mia conferenza. Ciò che è successo non conta. In questo caso gli studenti sono stati molto forti. Hanno reso libera Milano e possono rendere libera la Palestina. Questo non mi capita spesso, ma capita. Negli USA c’è un’ottima organizzazione che si chiama Palestine legal. Hanno avvocati che lavorano molto bene. Bisogna liberare Milano e Torino perché i gruppi sionisti cercano ovunque di bloccarmi
Io vado sempre in Palestina senza problemi. È un privilegio che ho essendo da quel lato che è quello privilegiato.

Domanda su Erdogan ed azione militare turca
Non vuole rispondere rapidamente e ci vorrebbe tempo

Alla mia obiezione sulle falsità dette circa i beduini risponde senza rispondere
La propaganda sionista non è nuova. Tutti gli stati coloniali hanno dato la loro spiegazione alla loro violenza. La segregazione razziale di Israele e quella dei bianchi nei confronti dei neri e degli australiani. Tutti hanno le loro spiegazioni. I neri in Sud Africa i neri erano felici e così in America erano felici. E lo stesso con gli aborigeni. Questo spiega perché i beduini sono felici e spiega perché i beduini sono felici. Ci raccontiamo che senza di noi sarebbero spersi.
Non si può essere di sinistra e nello stesso tempo sionisti. Ci sono molti sionisti liberali in Israele che si fingono di sinistra ma in realtà non lo sono perché il sionismo rifiuta il compromesso che pensa che quella terra appartenga agli ebrei e gli arabi sarebbero invasori. Anche se si è d’accordo al 95% il problema è nel restante 5%
Rimpiango di non avere rifiutato il mio servizio militare dal 1980 al 1983, ma hai amici, parenti ecc e volevo partire ed essere volontario e comandare e ricordo la prima volta che ero di controllo nella west Bank. Ero volontario in corpo speciale. Ci diedero manette e manganello e dissero che si doveva camminare nelle strade e se qualcuno ci guardava dovevamo rompere tutte le ossa del suo corpo. Ma ovviamente tutti ci guardavano. È uno dei momenti nei quali realizzai che non aver rifiutato il servizio militare era stato un grande errore. Nel 1982 poi ci fu l’invasione del Libano. Per mia fortuna subii un intervento chirurgico e uscii dal corpo. Ogni israeliano dovrebbe rifiutare perché non c’è modo di fare un buon servizio.
Il Sud Africa ci offre un’ottima road map. In Palestina la situazione è molto meno complicata. In Palestina ci sono due popoli entrambi educati, solo che uno è impossibilitato a lavorare, il che è complicato ma non come in Sud Africa. I tuoi bambini vanno a scuola coi bambini palestinesi. Il popolo si rende conto che si può stare insieme, ed è la realtà nuova. Ci vuole del tempo, popolazione deve tornare, ci vogliono compensazioni, ma la situazione è ben diversa dal Sud Africa. La memoria storica è molto importante ma c’è soluzione per tutto, e vedere che il sindaco è palestinese ma che nulla cambia farà capire alla gente che va bene così.

Domanda: ha mai pensato a lasciare la cittadinanza israeliana? Potrebbe essere un gesto molto forte
Non vedo nessuna ragione di rinunciarvi. Ma voglio vedere il giorno in cui i palestinesi avranno gli stessi diritti miei




Dova Cahan
Vi immaginate che questo disgraziato è il nipote del famoso Katsenelson, uno dei membri che ha firmato la Dichiarazione dell'Indipendenza d'Israele ?

Debby Fait
Questo essere è lo zio di Smadar, figlia di Nurit Peled, ammazzata a 13 anni dai palestinesi. Nurit Peled, madre della bambina ammazzata, e' anche peggio del fratello. Sono due ignobili indecenti bastardi.

Dova Cahan
Alessandro Matta .questo è un pacifinto non un pacifista, odiatore delle sue origini e della sua patria dove è nato. I suoi protetti palestinesi lo avrebbero già impiccato in piazza da un pezzo. Un maledetto antisemita ed antisionista.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Calunnie e falsità nazi-palestinesi contro Israele

Messaggioda Berto » dom ott 13, 2019 1:58 pm

Israele e la gestione dell'acqua: parte seconda

http://www.linformale.eu/israele-e-la-g ... emh8U414wg

Nell’articolo precedente sul tema dell’acqua e del modo in cui Israele gestisce le risorse idriche, è stato sottolineato in che modo Israele con innovazione, ricerca e riciclaggio dell’acqua sia riuscito a superare la crisi idrica che nell’ultimo decennio ha investito tutto il Medio Oriente. Questa crisi è stata una causa indiretta delle rivolte e dei problemi politici che hanno interessato diversi paesi della regione: ad iniziare dalla Siria, ma che ha colpito anche l’Iraq e l’Iran per citare i paesi più grandi e popolati. Israele ancora una volta grazie alla sua innovazione anche in campo idrico è rimasta fuori dalle turbolenze politiche regionali e risulta sempre più come uno dei Paesi più stabili e sicuri dell’intera area mediorientale. Con questo secondo articolo, dopo gli aspetti tecnici e innovativi affrontati nel precedente verranno affrontati quelli storico-politici.

Già in passato – a partire dalla metà degli anni Sessanta – gli Arabi tentarono di sottrarre le risorse idriche allo Stato ebraico e non viceversa. I casi più importanti si verificarono con Libano e Siria. Nel 1964, il fiume Hashbani, un affluente del Giordano in territorio libanese fu fatto oggetto di un progetto della Lega araba per deviarne il corso per congiungerlo con il fiume Banias in territorio siriano così da ridurre drammaticamente le risorse idriche di Israele. Questo progetto fu bloccato da Israele che minacciò un intervento armato se fosse stato compiuto. Altro progetto portato avanti dagli arabi – sotto la supervisione egiziana – fu quello di deviare le acque del fiume Yarmuk nel suo tratto siriano per mettere in crisi l’approvvigionamento idrico israeliano. Ci furono scontri armati anche pesanti tra Israele e Siria tra il 1964 e il 1965 a causa di questo tentativo di deviazione del fiume. Alla fine la Siria desistette dal portare avanti il progetto di fronte alla forte reazione israeliana. Questa però è una delle radici che portarono alla guerra dei Sei Giorni sotto la regia egiziana (sia il progetto in Libano che quello siriano era supervisionato dagli egiziani). Va evidenziato come le attività di sbarramento o di deviazione delle acque tra Stati confinanti, se non concordata tra le parti, sono una violazione del diritto internazionale. Oggi il controllo delle alture del Golan riveste una grande importanza, oltre che dal punto di vista militare, anche per la gestione delle fonti idriche. Infatti l’area del Golan è il punto di confluenza di quasi un terzo delle risorse idriche israeliane. Pensare di rinunciare alle alture senza un trattato di pace e di cogestione delle fonti idriche, con la Siria, sarebbe un pericolo mortale per Israele.

Anche più di recente si è riproposto il problema dell’acqua tra Libano e Israele. Risale a una quindicina di anni fa, la decisione libanese di deviare le acque del fiume Wazzani, arrivando a sottrarre da 3,5 mmc fino a 11 mmc d’acqua all’anno al lago di Tiberiade. Questo progetto ha minacciato seriamente la stabilità al confine israelo-libanese. Si trattò di un’azione che poteva creare un precedente per futuri tentativi di bloccare le risorse idriche israeliane, soprattutto dopo che Israele – ottemperando alla risoluzione 425 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU -aveva ritirato le proprie forze dal Libano meridionale. La diplomazia europea si mosse per disinnescare il potenziale conflitto con il proprio rappresentante a Beirut Patrick Renauld. Per ora il progetto è stato ridimensionato rispetto a quello iniziale. Ma se Israele non avesse dedicato risorse e tecnologia a favore della desalinizzazione delle acque questo sarebbe stato un vero e proprio casus belli, come succede in altre parti del mondo.

L’importanza dell’acqua e la sua gestione sono componenti fondamentali sia del trattato di pace siglato con la Giordania nell’ottobre del 1994 sia degli accordi di Oslo (nello specifico Oslo II del settembre 1995) siglati con l’Autorità Nazionale Palestinese.

Trattato di Pace con la Giordania

Per poter consultare il testo completo del trattato di pace tra Israele e la Giordania consigliamo il seguente link:

https://mfa.gov.il/MFA/ForeignPolicy/Pe ... reaty.aspx

Con il trattato di pace, Israele e Giordania decisero, tra le altre cose, anche la riallocazione delle acque dei fiumi Yarmuk e Giordano.

Proprio per voler indicare l’importanza che le parti attribuivano al problema delle fonti idriche, già nel preambolo del trattato di pace vi è un riferimento alle disposizioni delle questioni idriche che vengono subito dopo quelle riguardanti i confini internazionali e la sicurezza tra i due Paesi. Le disposizioni vere e proprie si trovano negli allegati “sull’acqua e sull’ambiente” (allegati II e IV). I principali temi riguardanti l’acqua e le fondi idriche si trovano nell’articolo VI del trattato, denominato “acqua”, e dettagliato successivamente nell’allegato II.

Così ad esempio, nel comma II dell’art. VI entrambe le parti riconoscono che “l’acqua potrebbe essere motivo di cooperazione” e, contestualmente, si impegnano a “non recare danno in alcun modo alle risorse idriche dell’altra parte attraverso i propri progetti di sviluppo idrico”. Questa cooperazione, ovviamente, riguarda tutti gli aspetti dello sfruttamento e dello sviluppo idrico, con esplicito riferimento al trasferimento di acque transfrontaliere, implica altresì l’impegno alla prevenzione dell’inquinamento, alla minimizzazione degli sprechi, come anche allo svolgimento di ricerche comuni e allo scambio di informazioni.

Mentre la maggior parte delle disposizioni del trattato sono di carattere generale, è l’Allegato II a contenere le vere e proprie indicazioni per la suddivisione delle risorse idriche sopra citate. Dall’art. I al IV dell’allegato II troviamo infatti le indicazioni per la distribuzione delle acque dello Yarmuk e del Giordano, le possibilità di immagazzinamento e deviazione, la protezione della qualità delle acque di superficie nella valle dell’Aravà. In ultimo, l’art. VII prevede l’istituzione di un Comitato comune per l’acqua al fine di provvedere alle disposizioni dell’Allegato.

Va sottolineato che questo trattato bilaterale ha così fruttato alla Giordania un accrescimento idrico di circa il 7% fin dall’immediato, in più la Giordania a margine del trattato ha ottenuto degli scambi d’acqua interstagionali, cioè “l’immagazzinamento” nel lago di Tiberiade di una parte delle acque dello Yarmuk spettanti alla Giordania, durante la stagione invernale avendone grande beneficio per il periodo estivo. Il 10 novembre 1997, inoltre, è stato raggiunto un ulteriore accordo tra i due Paesi, il Jordan Plan Development, che prevede tra l’altro anche la costruzione di comuni impianti di desalinizzazione.

Un altro significativo esempio di cooperazione israelo-giordana ci viene offerto dal progetto per la creazione di un canale Mar Rosso-Mar Morto. La realizzazione di questo progetto permetterà di immettere nel Mar Morto 1,8 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno dal Golfo di Aqaba/Eilat. La costruzione del canale, che correrà da sud verso nord per 180 km attraverso condotte e tunnel prevalentemente in territorio giordano, ma a ridosso del confine fra i due Paesi, avrà un costo iniziale di un miliardo di dollari, coperto dalla Banca Mondiale. Altri 3-4 miliardi saranno necessari per costruire impianti di desalinizzazione in grado di produrre 850 mmc d’acqua dolce all’anno. Due terzi di quest’acqua serviranno la Giordania , il rimanente verrà suddiviso tra Israele e territori palestinesi.

Accordi di Oslo II, settembre 1995

Per consultare il testo completo degli accordi, si consiglia il seguente link:

https://www.jewishvirtuallibrary.org/in ... ip-oslo-ii

Come per il trattato di pace con la Giordania, Israele ha disciplinato nel testo degli accordi tutte le disposizioni in materia di sfruttamento e distribuzione dell’acqua con l’Autorità Nazionale Palestinese. Specificatamente, nell’appendice I, all’art. 40, le parti hanno concordato in modo estremamente dettagliato l’utilizzo delle risorse, i compiti delle parti nella gestione del sistema idrico e lo stabilirsi di una commissione congiunta per la verifica del fabbisogno della popolazione. Tra i compiti di parte israeliana, c’è quello di fornire la maggior parte dell’acqua per la popolazione palestinese. Inizialmente, fu stabilito che le autorità israeliane dovessero fornire una quantità pari a 28.6 mcm/anno di acqua fresca per la popolazione palestinese. Nel corso degli anni successivi la commissione congiunta ha aumentato enormemente questa quantità d’acqua per migliorare la situazione idrica dei palestinesi. Così già nei primi anni 2000, la quantità erogata da Israele è passata da 28.6 mcm/anno (concordata negli accordi di Oslo) a 47 mcm/anno fino a raggiungere i 52 mcm/anno. Quindi il doppio di quella prevista dagli accordi (fonte: rapporto annuale del capo dipartimento delle infrastrutture civili colonnello Amnon Cohen). Va anche sottolineato che è la società statale israeliana Mekorot che trasporta oltre l’80% dell’acqua nei territori palestinesi. Allora come si spiega l’accusa, rivolta ad Israele, di “rubare” l’acqua e l’emergenza cronica nei territori amministrati dai palestinesi se l’acqua erogata, da Israele, è doppia di quella stabilita dagli accordi? Basta entrare nel dettaglio della situazione dei territori palestinesi e di come sono amministrati.

Le competenze palestinesi, sancite dagli accordi di Oslo e nello specifico come stabiliti dal comma 8 che si riporta in originale:

Palestinian Responsibility:
An additional well in the Nablus area – 2.1 mcm/year.
Additional supply to the Hebron, Bethlehem and Ramallah areas from the Eastern Aquifer or other agreed sources in the West Bank – 17 mcm/year.
A new pipeline to convey the 5 mcm/year from the existing Israeli water system to the Gaza Strip. In the future, this quantity will come from desalination in Israel.
The connecting pipeline from the Salfit take-off point to Salfit
The connection of the additional well in the Jenin area to the consumers.
The remainder of the estimated quantity of the Palestinian needs mentioned in paragraph 6 above, over the quantities mentioned in this paragraph (41.4 – 51.4 mcm/year), shall be developed by the Palestinians from the Eastern Aquifer and other agreed sources in the West Bank. The Palestinians will have the right to utilize this amount for their needs (domestic and agricultural).

Come si evince dal testo, tra le competenze palestinesi si trovano: l’apertura di nuovi pozzi, la costruzione di reti di acquedotti tra le aree popolate, la connessione di acquedotti con la rete israeliana, la salvaguardia e la valorizzazione delle falde acquifere presenti nel territorio amministrato. Oltre a ciò gli accordi prevedono la manutenzione della rete idrica e l’abbattimento dell’inquinamento delle falde acquifere a causa della scarsità della rete fognaria nelle città palestinesi. Cosa è stato fatto in questi 25 anni? Praticamente nulla. Oltre a tutto questo, nel 2007 l’Autorità palestinese ha avuto in uso – da parte del governo israeliano – un terreno, sulla costa mediterranea di Israele vicino alla città di Hadera, per costruirvi un impianto di desalinizzazione dell’acqua, il quale, se in funzione, potrebbe fornire 100 milioni di metri cubi di acqua potabile all’anno. Cosa ne ha fatto? Nulla.

In base ai dati raccolti si può affermare che l’emergenza idrica tra i palestinesi non è data dall’acqua “rubata” da Israele – che fornisce il doppio dell’acqua pattuita negli accordi di Oslo – ma dalla totale assenza di investimenti palestinesi per la costruzione di impianti di desalinizzazione, di infrastrutture, di manutenzione dalla rete idrica (recenti indagini di tecnici hanno stabilito che le perdite d’acqua nella rete idrica palestinese è pari al 70%) e di costruzione di depuratori fognari. Oltre a ciò, ci sono da aggiungere i numerosissimi casi di allacci abusivi alla rete idrica e la endemica morosità nel pagamento delle bollette dell’acqua. Perché allora si da la colpa ad Israele? Semplice, perché così la dirigenza palestinese ha un duplice risultato: da un lato scarica le proprie responsabilità e inefficienze agli occhi della propria popolazione verso Israele e dall’altro ottiene nuovi aiuti internazionali che vengono fatti sparire dai “cleptocrati” dell’ANP.

Vale la pena, a questo proposito, fare un solo esempio di come l’informazione viene creata e diffusa in tutto il mondo su questo argomento. Circa una decina di anni fa la World Bank pubblicò un rapporto, molto superficiale, che non analizzava le cause del disastro idrico nei “territori”, ma affermava che gli ebrei potevano disporre di molta più acqua degli arabi, citando unicamente “fonti” palestinesi. La BBC lo riprese, ed essendo, appunto, “prestigiosa”, la notizia finì sui nostri media come se fosse una verità incontrovertibile. C’è anche da sottolineare che insieme alla Cisgiordania, il rapporto della World Bank inseriva anche la striscia di Gaza, dove, non essendoci nessun israeliano da numerosi anni, permette di comprendere con quale accuratezza la banca mondiale stili i suoi rapporti. Ecco come si è creato il mito dell’acqua “rubata”.

Di questo mito si è poi fatto portavoce anche Martin Shultz in qualità di presidente del Parlamento europeo. Per Shultz, il quale si recò in Israele nel 2014 a chiederne ragione, Israele applicava nei confronti dei palestinesu una vera e propria “apartheid dell’acqua”. Le autorità israeliane gli fecero notare notare come stavano e stanno effettivamente le cose: le erogazioni medie di acqua disponibile sono alla pari, cioè 160 metri cubi pro capite per consumo annuo per ogni israeliano e altrettanti metri cubi per ogni palestinese. La differenza sta nel suo utilizzo: le tecniche di trattamento e di riciclaggio delle acque reflue fruttano una maggiorazione di circa 800 milioni di metri cubi in Israele (otre alle altre tecniche descritte nell’articolo del 8 ottobre ad iniziare agli impianti di desalinizzazione). I palestinesi, invece, disperdono circa il 95% dei 56 milioni di metri cubi d’acqua destinati al consumo soprattutto in agricoltura, cioè i palestinesi sovrairrigano i loro campi perché adottano metodi di coltivazione ancora molto arretrati. Inoltre, essi non hanno mai considerato la possibilità di mettere mano alla ricostruzione della fatiscente rete idrica, la quale causa notevoli perdite d’acqua disponibile, nonostante i molti fondi internazionali pervenuti all’Autorità Nazionale Palestinese per interventi infrastrutturali sul territorio, come evidenziato in precedenza. Infine venne spiegato a Schultz che in Cisgiordania è operativo un solo impianto di depurazione. Questo è la causa del perché ogni anno 17 milioni di metri cubi di liquami palestinesi finiscono in territorio israeliano. Tocca poi da Israele farsi carico di trattare anche la quota palestinese dei liquami, per evitare il rischio di inquinamento delle falde. Ma il mito resta inscalfibile: Israele “ruba” l’acqua dei palestinesi.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Calunnie e falsità nazi-palestinesi contro Israele

Messaggioda Berto » lun ott 21, 2019 9:02 pm

Rai3 e Erasmus uniti nella propaganda contro Israele
Commento di Deborah Fait
Informazione Corretta
21 ottobre 2019

http://www.informazionecorretta.com/mai ... w.facebook

https://www.raiplay.it/video/2019/10/Do ... cdbb1.html

a cura di Chiara Avesani e Matteo Delbò.

Indegno, indecente, da denuncia! Questo è stato ieri sera alle ore 23,15 il servizio di Rai 3 intitolato "I diari di Gaza". Il peggior documentario degli ultimi anni, anzi non si può nemmeno onorare quella schifezza con l'appellativo di -documentario-. È stato semplicemente un'accozzaglia propagandistica degna di Hamas, un programma pieno di odio e di menzogne, di cose inventate, di vittimismo spicciolo e buonismo talmente ipocrita da far venire la pelle d'oca per lo sdegno.
Cosa può avere in mente un ragazzo italiano per decidere di andare a fare l'Erasmus nell'unica università di Gaza per imparare dagli esimi professoroni che vi operano a trattare i buchi delle pallottole… naturalmente pallottole dei perfidi israeliani?
Non voglio pensare che l'Università italiana sia così malridotta da costringere i giovani ad andare a studiare non nel terzo ma nel quarto, forse anche quinto mondo, in un'università che è quasi sempre chiusa per permettere ai suoi studenti di andare a occuparsi di terrorismo, l'unico lavoro redditizio da quelle parti.

Ogni ferito ha un prezzo, un morto poi non ne parliamo e se il morto ha fatto anche dei morti israeliani, oltre che diventare eroe e martire, ha sistemato la famiglia per sempre.

ERASMUS alleato con Gaza, c'è poco da festeggiare!
La storia racconta di Riccardo, 24 anni, iscritto all’ultimo anno di medicina dell’università di Siena e probabilmente contagiato dalla propaganda arabo palestinese, che decide di andare a studiare a Gaza con il progetto Erasmus.
È talmente compreso nella parte del prode Anselmo, crociato partito per redimere la Palestina, da tenere in camera sua un enorme poster che ricorda quell'altro prode, Vittorio Arrigoni, tanto innamorato dei palestinisti da accettare di farsi garrotare fino alla morte pur di farli contenti. Lo hanno trovato con il filo di ferro intorno al collo e il volto tumefatto dai pugni e dalle torture. Ma si sa quei poveretti di Gaza vivono in una prigione a cielo aperto, come ripete tristemente il nostro Riccardo, perciò in qualche modo devono sfogarsi e divertirsi.
Il giovane parla con affetto e ammirazione delle migliaia di ragazzi che ogni venerdì vanno a riempirsi i polmoni di fumo nero di pneumatici e a tirar bombe a mano, pietre e tutto il loro odio contro gli israeliani al di là della rete di confine. "Ecco, dice Riccardo, sono partiti dei missili e adesso di sicuro Israele risponderà con le bombe".
Già… già, Riccardo, Israele è così cattivo che arriva a difendersi, pensa un po'. Quello che si vede nella scena seguente è patetica, il nostro prode che, quasi piangendo e tappandosi le orecchie con le dita per non sentire le bombe, cammina su e giù per le scale terrorizzato. "Io posso andare via di qua, dice ansimando, ma i miei amici no perché hanno il passaporto sbagliato, sono come in una prigione a cielo aperto".
E rieccoci, queste parole mi mancavano, non so se Riccardo è ancora là, probabilmente si, ma vorrei dirgli che i suoi amici non hanno il passaporto sbagliato ma l'anima sbagliata, il cervello sbagliato. Un'intera popolazione non può vivere nell'odio e crogiolarsene per decenni, senza fare altro al mondo che pensare come ammazzare l'odiato ebreo. Insomma un insieme dei peggiori stereotipi della propaganda antisemita organizzata da Telekabul, mai cambiata negli anni. La Rai non demorde, è televisione pubblica, con tanto di canone, e usa i soldi degli utenti per fare sporca propaganda filo terrorista e antisemita diffondendo a piene mani odio contro Israele.
Questa volta i dirigenti Rai si sono avvalsi della complicità del Progetto Erasmus il cui scopo dovrebbe essere "formare, educare e istruire la gioventù". Mandare dei ragazzi in mezzo alla barbarie palestinese di Gaza fa parte di questo programma? Insegnar loro a odiare un paese che si difende, come Israele, da un terrorismo feroce significa educare e istruire? Fare in modo che, attraverso le bugie più indegne e il buonismo più stomachevole, considerino eroi e martiri degli assassini il cui unico sogno nella vita è ammazzare gli ebrei?

Mi auguro che i nostri lettori guardino questo orrendo servizio della TV pubblica che sono anche costretti a pagare, e scrivano ai dirigenti Rai il proprio sdegno. E' l'unica arma che abbiamo, la tastiera del computer, usiamola!
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Berto
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