La mia terra non è la tua terra

Re: La mia terra non è la tua terra

Messaggioda Berto » dom giu 02, 2019 8:05 am

"Immigrazione e multiculturalismo Il silenzio degli «accoglienti»"
Da Il Corriere del 25/05/2019
Ernesto Galli della Loggia

https://alleanzacattolica.org/immigrazi ... t.facebook

Vi sono libri importanti in ragione del loro argomento e del modo in cui esso viene trattato, oppure in ragione di qualche peculiarità del loro autore, e vi sono libri, poi la cui importanza dipende da un’altra ragione ancora: dal clamore straordinario o all’opposto dal silenzio sospetto che li accoglie. Il libro di Raffaele Simone L’ospite e il nemico (Garzanti) ha la singolarità di segnalarsi per tutti e tre i motivi ora detti: non solo perché tratta di un tema chiave come la grande migrazione dal Sud del mondo di cui l’Europa è la meta da anni, ma perché il tema stesso, a differenza di tante altre pubblicazioni analoghe, è svolto in modo quanto mai documentato e soprattutto con una totale spregiudicatezza; infine perché dell’uscita del libro nessuno ma proprio nessuno ha mostrato di accorgersi. Un silenzio davvero singolare per non autorizzare un dubbio: e cioè che il mainstream culturale devoto al politicamente corretto — il Club Radicale come viene definito in queste pagine — abbia così voluto punire chi mostrava di non tenere alcun conto delle sue fisime e dei suoi tabù. Soprattutto perché chi osava tanto era uno studioso come Simone — il quale, lo ricordo, professionalmente è un linguista — la cui produzione di saggistica politica si è sempre mossa in una prospettiva schiettamente di sinistra. E che dunque oggi al suddetto Club deve essere apparso un transfuga, un traditore.

Che cosa sostiene di così scandaloso per il benpensante progressista il libro di cui stiamo parlando? Innanzitutto un criterio di metodo: «Non c’è nessun immigrato, in quanto persona, leggiamo, che visto da vicino, non susciti compassione e impulso al soccorso (…). Ma si possono osservare i fenomeni collettivi persona per persona?». Simone non ha dubbi: non è possibile. L’immigrazione verso l’Europa è un evento di una tale vastità potenziale che, incontrollato, non potrebbe che condurre questa parte del mondo a un’autentica catastrofe, più o meno analoga a quella rappresentata a suo tempo dalle invasioni barbariche. Si tratta di una presa di posizione niente affatto ideologica: infatti è davvero impressionante, in proposito, la vasta e varia documentazione, la quantità di notizie, di dati, di fatti di cronaca, circa le conseguenze negative già in atto o assai prevedibili contenute nel libro. Il cui autore, proprio perciò, sottolinea come siano a dir poco sorprendenti lo «spesso clima di ipocrisia e di falsità», «la sceneggiatura irenico-umanitaria» e la «sconsiderata rilassatezza» delle politiche migratorie praticate finora: attuate «quasi tutte — si aggiunge — contro il parere del popolo». Ce n’è abbastanza, come si vede, per giustificare la censura decretata al libro dal Club Radicale.

Sono due i principali obiettivi della polemica di Simone, dura quanto lucidamente argomentata. Il primo è l’insulsa colpevolizzazione che da tempo l’Europa va facendo del proprio passato, alimentando un vero e proprio odio di sé che in particolare il suo ceto politico-intellettuale e la sua scuola non si stancano di accrescere, costruendo l’idea di un debito che il continente sarebbe oggi chiamato giustamente a pagare, ad espiazione delle sue passate malefatte verso i popoli del Sud del mondo, sotto forma per l’appunto di un indiscriminato obbligo di accoglienza.

Ne è nata una vera e propria «cultura del pentimento e della discolpa» ormai diffusa in tutta la sfera pubblica occidentale, che conduce a considerare ad esempio come delittuosa «islamofobia» ogni pur ragionata valutazione critica della religione e della cultura islamiche. Arrivando, ad esempio, perfino al caso di indagini di polizia che in più occasioni tacciono l’origine islamica dell’indagato per il timore d’incorrere nell’accusa di razzismo. Secondo Simone si tratta di un indirizzo ideologico che, appunto per la «bramosia di penitenza» di cui si sta parlando, tende alla fine a cancellare il carattere fondamentale dell’identità europea, fondata sull’assoluta peculiarità del binomio Cristianesimo-Illuminismo e dei suoi mille esiti positivi rispetto a qualunque altra cultura. Sfidando il politicamente corretto l’autore ha il coraggio di porsi una domanda decisiva: «Cosa vogliamo preservare da qualunque rischio di alterazione? (…) Ci sono valori europei (corsivo nel testo) che bisogna assolutamente proteggere?».

Il secondo dei due principali bersagli del libro è la latitudine tendenzialmente indiscriminata del concetto di accoglienza, che è stato il criterio morale di fondo a cui il politicamente corretto occidentale si è fin qui sentito in dovere di guardare, sia pure con le inevitabili incertezze e contraddizioni del caso.

Ricordando come nell’antichità indoeuropea ospite e nemico fossero indicati dalla stessa parola (ne è rimasta traccia in latino: hospes/hostis) Simone fa una distinzione assai importante. Un conto è il diritto all’ospitalità, cioè ad essere accolto temporaneamente in un luogo e con il beneplacito dell’accogliente — secondo il modello così diffuso in moltissime culture — un conto ben diverso è il presunto diritto a stabilirsi dove uno vuole, indipendentemente dalla volontà (e dal numero!) di chi in quel luogo abita da tanto tempo, avendovi magari profuso da generazioni lavoro e cura per renderlo ciò che esso è oggi. Senza dire che quando parliamo di ospitalità intendiamo da sempre quella riservata ad una sola persona o ad un piccolo gruppo, non di certo a una massa. In questo caso sembra davvero più appropriato parlare al limite di invasione anziché di ospitalità.

Presumere che esista un diritto all’accoglienza illimitata comporta logicamente né più né meno che teorizzare la cancellazione virtuale dei confini: cioè di qualcosa che l’autore stesso definisce «una necessità etologica dei gruppi umani».

Naturalmente nessun «accogliente» ha il coraggio politico e intellettuale di trarre una simile conseguenza dalla propria posizione. La retorica serve per l’appunto a rimediare a questa falla dispiegando le sue armi, quelle che Simone chiama per l’appunto le «retoriche dell’accoglienza» (da «siamo stati tutti migranti e siamo tutti meticci» a «dall’arrivo dei migranti abbiamo da trarre solo vantaggi» e così via seguitando). Retoriche che egli smonta una per una, con precisione, con i fatti, ragionando. Un libro assolutamente da leggere, insomma, non foss’altro che per discuterlo: proprio come al Club Radicale non piace mai fare con chi non la pensa come lui.
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Re: La mia terra non è la tua terra

Messaggioda Berto » ven giu 14, 2019 7:45 pm

Gli intellettuali "meglio tardi che mai" su migranti e scuola
14 giugno 2019

https://www.panorama.it/news/politica/m ... NpCkXsw-nY

Funziona più o meno così. Una mattina l’intellettuale progressista si sveglia e avverte un brivido in tutto il corpo. Un’inaspettata eccitazione lo pervade, si sente euforico: ha appena avuto un’illuminazione. Si è reso conto che l’umanità è afflitta da un problema urgente, una questione che deve assolutamente essere risolta nel minor tempo possibile. A quel punto, si precipita a scrivere: un articolo, un pamphlet, un saggio breve. Tutto va bene pur di far dono al mondo della sua intuizione. C’è un solo, insignificante problema: quella stessa intuizione, quell’identica illuminazione altri l’hanno avuta prima dell’intellettuale progressista. Anni prima, magari. Decenni, talvolta. Il nostro eroe, però, non si dà per vinto. Anzi: se ne frega proprio. Lui ha partorito la sua trovata, questo è l’importante. Se poi altri lo hanno preceduto, e magari sono stati anche più efficaci, beh, è irrilevante. Del resto è cosa nota: finché non ottengono l’approvazione della sinistra del pensiero, le idee non hanno peso, non meritano d’essere considerate.
Prendiamo, tanto per fare un esempio, la questione migratoria. La scorsa settimana, sul Corriere della Sera, è comparso un rovente articolo di Ernesto Galli della Loggia. Il celebre professore si lamentava del silenzio con cui è stato accolto dal milieu culturale italico un volume di straordinaria rilevanza. «Colpisce la significativa mancanza di reazioni al saggio di Raffaele Simone L’ospite e il nemico» recitava il titolo dell’invettiva di Galli della Loggia.
Ma di che cosa tratta questo imprescindibile tomo, e perché è stato ignorato dai recensori gallonati? Lo rivela lo stesso professore: «Tratta di un tema chiave come la migrazione dal Sud del mondo». Fantastico: un libro sugli immigrati, argomento di stringente attualità. Riassumendone il contenuto, spiega Galli della Loggia: «Presumere che esista un diritto all’accoglienza illimitata comporta logicamente né più né meno che teorizzare la cancellazione virtuale dei confini: cioè di qualcosa che l’autore stesso definisce “una necessità etologica dei gruppi umani”».
Proviamo a riassumere. Galli della Loggia si lamenta perché il libro di Raffaele Simone ha goduto di scarsa visibilità nonostante si tratti di un tomo denso di verità che gli italiani debbono conoscere. Queste verità riguardano l’immigrazione. La quale, ci dice Simone, è un grosso problema che non si può affrontare accogliendo tutti. Anzi: ci vogliono limiti, confini. Bisogna difendere i valori occidentali altrimenti la nostra millenaria civiltà rischia di sparire. Ecco, di fronte a tutto ciò uno pensa: scusate, ma sono circa vent’anni che autori conservatori, identitari, di destra, chiamateli come volete, dicono le stesse identiche cose. Le hanno dette per primi, hanno fornito dati a sostegno delle proprie tesi e non solo non sono stati ascoltati, ma sono pure stati derisi e accusati di essere razzisti e fascisti. E adesso, anno 2019, arriva un distinto intellettuale di sinistra a spiegarci che l’invasione è un dramma e noi dovremmo pure correre a adorarlo? Siamo seri. Il fatto è che ci arrivano sempre dopo, ma quando ci arrivano pretendono che le masse si sciolgano per l’emozione. Intendiamoci: siamo molto felici che illustri pensatori progressisti facciano i conti con la realtà e abbiano il coraggio di sfidare il politicamente corretto. Talvolta, però, sarebbe gustoso scorgere un poco di umiltà.
Sull’immigrazione, la difesa dei confini e i rapporti con l’Islam si sono misurati fior di autori: Ida Magli, Oriana Fallaci, Alain De Benoist, Claudio Risé solo per citarne alcuni. Quel genio francese di Jean Raspail aveva previsto l’invasione migratoria in un romanzo del 1973, Il campo dei santi. Nel nostro Paese hanno dovuto pubblicarlo le edizioni di Ar, altrimenti nessuno se lo sarebbe filato. Di più: chi, in tempi più recenti, ha osato prendere di petto questi argomenti è stato marchiato a fuoco. Intollerante, maestro della paura, nazista, xenofobo… Poi, baldanzosi, arrivano gli intellettuali «democratici» e, tutto è concesso. Spunta Federico Rampini (tra tutti probabilmente il più onesto) a prendere di mira le élite cosmopolite e sradicate. Spunta Carlo Formenti a immaginare una specie di sovranismo di sinistra. Benvenuti, amici, vi aspettavamo. Prendiamo un

altro caso. Sempre sul Corriere, il brillante Goffredo Buccini ha dedicato un reportage quasi letterario a Torre Maura, sobborgo romano i cui cittadini hanno protestato con rabbia contro l’assegnazione di alloggi popolari ai rom. Mentre la sollevazione era in corso, i giornali di sinistra si sbizzarrivano. Accusavano gli abitanti di Torre Maura di essere razzisti, manipolati da Casapound, fascisti. Poi guarda che succede: quasi due mesi dopo, il prode inviato del Corriere scende nella periferia e scopre un signore, elettore del Pd, di nome Sergio. «Sergio, che vota pure Pd, era in mezzo ai ribelli aizzati da Casapound, strillando in favore della telecamera che quei rom “potevano bruciarli a Torre Angela” (precedente domicilio dei poveretti)» scrive Buccini. Capito? Il signor Sergio, piddino, gridava «bruciate i rom». Chiosa di Buccini: «Ciò non fa di lui un razzista». Tutto torna. Se sei di sinistra, puoi dire che i rom vanno bruciati. Se ti dichiari progressista, puoi scoprire mesi dopo che sì, in effetti la convivenza con i rom è un problema e il razzismo non c’entra. Da destra te lo avevano ripetuto in tutti i modi che le cose stavano così, ma non sei stato a sentire. A un certo punto, passati giorni e giorni, ti accorgi che avevano ragione gli altri, ma fai finta di nulla: hai avuto l’illuminazione e tutti si devono genuflettere di fronte a tanta intelligenza. Va così più o meno in tutte le circostanze. Da tempo immemore conservatori e sovranisti spiegano che la proliferazione dei «diritti» delle minoranze è pericolosa, e come sempre sono stati vilipesi o censurati.
Ma ecco che arriva il liberal americano Mark Lilla, pubblicato in Italia da Marsilio, a spiegare che le rivendicazioni delle varie minoranze fanno perdere di vista l’interesse della maggioranza, e tutta l’intellighenzia va in brodo di giuggiole. Vogliamo cambiare radicalmente campo? Parliamo della tecnologia e del Web. La «nuova destra» tuona contro lo strapotere delle macchine più o meno da quarant’anni. Nel frattempo, gli illuminati progressisti hanno celebrato la Silicon Valley, la potenza democratica della Rete, le varie primavere arabe nate sui social network. Adesso, però, i libri anti tecnologici spuntano come funghi: da Aldo Cazzullo che dice al figlio: «Metti via quel cellulare!» a Christian Rocca che grida: «Chiudete internet!», i maestri del pensiero hanno capito che l’ubriacatura digitale è un brutto guaio. E ci danno lezioni. Ma prendiamo un’altra questione rilevante: la scomparsa dell’autorità. Da Concita De Gregorio ad Andrea Camilleri, passando per vari altri numi tutelari della sinistra, c’è la gara a stracciarsi le vesti per le sorti della scuola pubblica. I professori non sono rispettati, non si studia più la storia… Che strano: prima ci avevano detto che bisognava abbattere l’autorità, buttare i professori giù dalla cattedra, mollare le polverose nozioni e portare l’attualità in classe. E ora vengono a piangere perché la scuola è un disastro? Ci avevano detto che il patriarcato andava abbattuto, che il modello di società verticale andava sgretolato, e oggi ci troviamo sommersi dai saggi del renzianissimo filosofo Massimo Recalcati sull’evaporazione della figura paterna? Sarà pure che solo gli stupidi non cambiano idea. E, lo ammettiamo, anche noi abbiamo modificato posizioni, pensieri e opinioni. Talvolta, basterebbe semplicemente un po’ più di umiltà. Basterebbe dire: ehi, ci siamo arrivati anche noi, magari ora si può dialogare. Invece la spocchia, a sinistra, continua a regnare sovrana. E allora viene da pensare: talvolta, meglio mai che tardi.





Rampini attacca la "sinistra snob" che predica l'accoglienza: "Hanno dimenticato gli italiani"
Cristina Verdi - Lun, 10/06/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... RV9FUFLDHU

La voce fuori dal coro del corrispondente di Repubblica: "A forza di occuparsi degli ultimi che attraversano il Mediterraneo, la sinistra ha dimenticato gli italiani"

La sinistra? A forza di difendere i migranti si è dimenticata degli italiani.

A dirlo non è il leader della Lega ma un’icona progressista come Federico Rampini. Lo storico corrispondente di Repubblica affida ad un libro il suo personale j’accuse verso uno schieramento politico reo di avere abbandonato le classi operaie per fare da “cassa di risonanza alle agenzie di rating”.

La notte della sinistra, edito da Mondadori elenca tutti gli errori che hanno condotto alle ultime batoste elettorali. Dalla difesa a tutti i costi delle frontiere aperte all’allerta per il ritorno del fascismo. “È il vezzo di una sinistra intellettualmente pigra – dice il giornalista intervistato da La Verità - non avendo idee forti da proporre, ci si rifugia in automatico nella vecchia retorica”. Certo, la battaglia dei porti chiusi di Matteo Salvini non la condivide. Non foss’altro perché, come quella combattuta Oltreoceano per il muro al confine con il Messico, la considera “marginale rispetto al problema”.

L’Italia multietnica per Rampini è una “banalità”. “Ogni Paese ha il diritto di stabilire le regole di accesso e di appartenenza alla propria comunità nazionale”, pena la diffusione di un senso di smarrimento e insicurezza. Sono i migranti stessi a sconfessare “l’ideologia no border”, sostiene il giornalista che rivendica l’eredità nazional popolare del Partito Comunista Italiano e ricorda come “nella storia sono sempre stati gli industriali, i ricchi, a volere frontiere aperte, sia per gli scambi commerciali, sia per la manodopera a basso costo”.

L’accoglienza indiscriminata, precisa, non è mai stata un’idea di sinistra e gli immigrati non ci pagheranno le pensioni. Anzi, un giorno le “consumeranno” pure loro, prevede l’editorialista che critica Juncker e dà del sovranista a Macron. Insomma, non sono gli elettori leghisti ad essere ignoranti, ma i politici di sinistra ad essersi trincerati sotto gli ombrelloni a Capalbio dimenticando le periferie.

Sì perché, passi Greta Thunberg, ma se l’eroina del nuovo femminismo diventa Asia Argento, allora siamo alla “perversione del politicamente corretto”.
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Re: La mia terra non è la tua terra

Messaggioda Berto » dom set 15, 2019 7:47 pm

Uno "scudo" di soldati e filo spinato per fermare i migranti
Fausto Biloslavo Serenella Bettin - Sab, 14/09/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... gcOw3FnTUQ

Oltre 10mila migranti fermati in Croazia. E la Slovenia applica la tolleranza zero nei confronti di chi vuol venire in Europa

(Podgorje) Il soldato sloveno in mimetica, fucile mitragliatore a tracolla, caricatori di riserva ed elmetto appeso al giubbotto tattico avanza nella boscaglia. Baffi e pizzetto biondi chiude la pattuglia con un altro militare davanti e un poliziotto in mezzo.

Al loro fianco si srotola nella vegetazione il filo spinato per fermare i migranti sul confine fra Slovenia e Croazia di Podgorje. Il punto di passaggio più ambito dal flusso di clandestini che arriva dalla Bosnia, a soli 13 chilometri dall'Italia.

I militari, che si mimetizzano fra gli alberi in assetto da combattimento, sono quasi tutti veterani delle missioni all'estero dal Mali all'Afghanistan. La Slovenia non si vergogna, come da noi, di mobilitare l'esercito e innalzare una barriera lunga 179 chilometri di reticolato e pannelli nella "guerra" contro l'immigrazione illegale. Quest'anno sono stati intercettati dal confine croato 10.040 clandestini fino al 9 settembre, un'impennata rispetto al 2018 che ha registrato 9149 fino al 31 dicembre. Altri 5048 sono riusciti a passare in Friuli-Venezia Giulia da gennaio secondo i dati della prefettura di Trieste. In pratica un numero di poco minore rispetto ai 5793 sbarchi sul fronte del mare.

"Il nostro compito è osservare, monitorare e proteggere la polizia nella lotta all'immigrazione illegale. Dallo scorso agosto l'intervento delle Forze armate sui confini nazionali è stato incrementato", spiega il maggiore Nataša Zorman, una donna alta e vigorosa. Un elicottero Bell 206 pattuglia dal cielo individuando anche di notte i migranti con la camera termica. Nelle immagini dall'alto si vedono dei puntini neri avvicinarsi alla barriera. I migranti seguono il tragitto via google map condiviso da chi li ha preceduti e usano delle cesoie per aprirsi un varco nel filo spinato. L'esercito sloveno ha messo in piedi tre basi lungo il confine con la Croazia. E schierato nei pattugliamenti cinque plotoni di fanteria, 150 uomini, che utilizzano visori notturni, camere termiche e droni. "Per sorvegliare il confine una squadra specializzata lancia i velivoli senza pilota tattici, che hanno un raggio di azione di 40 chilometri", spiega il maggiore Zorman.

Viljem Toškan, comandante della polizia di frontiera di Capodistria (Koper) che parla italiano, ne ha viste tante. "In Slovenia gli immigrati illegali si nascondono e marciano di notte per non farsi scoprire - osserva l'ufficiale - Quando raggiungono l'Italia camminano apertamente per strada e aspettano che la polizia venga a prenderli. Il loro obiettivo è arrivare da voi". E fare domanda di asilo politico anche se non ne hanno diritto. "Nella nostra area di competenza abbiamo rintracciato 3100 migranti, il 25% in più rispetto all’anno scorso. Solo in luglio 800 e negli ultimi cinque giorni 150, ma appena il 20% chiede asilo politico", spiega Toškan. Gli altri vengono in gran parte rimandati indietro ai croati, che li riportano in Bosnia usando spesso le maniere forti. I migranti si lamentano di venire pestati e maltrattati con telefonini fatti a pezzi, zaini e scarpe sequestrati per evitare che ripassino il confine. "Una volta abbiamo beccato un afghano che ci aveva provato 31 volte", ricorda il comandante di Capodistria.

Ogni settimana sono previste quattro pattuglie miste con i poliziotti italiani lungo il confine fortemente volute dal precedente ministro dell'Interno Matteo Salvini. Da luglio hanno rintracciato appena 95 migranti. Questa mattina al castello di San Servolo, che domina dalla Slovenia la periferia di Trieste, gli agenti italiani di turno hanno dato forfait. Forse una malattia "diplomatica" in vista dell'insediamento del nuovo governo giallo rosso che giurava a Roma.

I poliziotti sloveni perlustrano i sentieri nel bosco e ci portano su uno dei punti di maggiore passaggio trasformato in improvvisato bivacco a cielo aperto. Accanto a un rudere nascoste dalla fitta vegetazione ci sono ancora le coperte distese a terra dai migranti. "Si cambiano i vestiti usati durante il viaggio per rimettersi in sesto prima di scendere da questo sentiero che porta all'Italia", spiega un agente sloveno delle pattuglie miste. Più che un sentiero è un budello nella boscaglia, che attraverso una scarpata spunta nella zona industriale di Trieste. Tutto attorno sono stati abbandonati un paio di scarponcini in buone condizioni, vestiti sporchi e laceri oltre a zainetti vuoti. I poliziotti fanno notare una bottiglia d'acqua minerale usata durante la traversata: "Guarda la marca. Viene dalla Bosnia".
Fino a due, tre anni fa venivano intercettati anche jihadisti provenienti dalla Siria e altri Paesi islamici: "Erano segnalati nella lista europea dei sospetti terroristi. E sono stati riconosciuti nei video di propaganda della guerra santa". Adesso i migranti illegali arrivano soprattutto dal Pakistan, dall'Afghanistan, ma pure dal Bangladesh, Turchia e Algeria. "Talvolta quando li fermiamo ci chiedono: 'Siamo in Italia?'", racconta uno dei poliziotti.

Da gennaio sono stati arrestati in Slovenia 273 passeur, 98 solo nel distretto di Capodistria compreso un italiano con il permesso di soggiorno. I migranti vengono guidati a piedi nella boscaglia nell'attraversamento dei confini oppure caricati in macchina o mini van come sardine. L'ultima retata, il 5 settembre a Celje, ha portato all’arresto di dieci persone, che avevano fatto passare almeno 280 migranti.

"Il viaggio completo dal Pakistan può costerà fino a 10mila euro - rivela il comandante Toškan - Dalla Bosnia pagano sui 2mila euro il pacchetto completo per arrivare alla destinazione finale che può essere l'Italia, ma pure la Francia. Oppure 300 o 500 euro ad ogni passaggio di confine".

L'aspetto incredibile è che i passeur "vengono a prendere i migranti illegali anche da Paesi del Nord Europa con auto a noleggio, furgoni o camper. E usano pure i taxi". La polizia slovena ha fermato pachistani e afghani che avevano richiesto l'asilo politico in Italia per poi venire a prendersi i connazionali in Slovenia guidandoli nel passaggio clandestino del confine. Fra i 91 passeur condannati a Capodistria quest'anno c'era chi proveniva dalla Spagna, dalla Svezia e dalla Germania.

"Siamo arrivati la scorsa notte a piedi dopo avere camminato per 15 giorni dalla Bosnia attraverso Croazia e Slovenia fino in Italia", spiega un gruppetto di migranti pachistani davanti alla stazione ferroviaria di Trieste. "Entrano in Friuli-Venezia Giulia ogni giorno", spiega una fonte del Giornale in prima linea su questo fronte. I dati ufficiali indicano che nel 2019 sono stati rintracciati 3204 migranti e altri 1844 si sono presentate spontaneamente nei posti di polizia.

L'ultima settimana di agosto erano arrivati in 305 soprattutto a Trieste. Solo quattro kosovari sono stati rimandati in Slovenia. al momento, però, i richiedenti asilo in regione sono 2795, il 40% in meno rispetto all’insediamento dello scorso anno del governatore leghista Massimiliano Fedriga. Molti migranti vengono trasferiti o si muovono in treno verso altre città.

"Vengo da Bihac (il capoluogo del cantone bosniaco dove si concentrano migliaia di migranti, Nda) e adesso prendo il treno per Milano", annuncia sorridente Alì, nome probabilmente inventato. In mezzo al gruppetto dei nuovi arrivati ci sono due "facilitatori" pachistani che parlano italiano e vivono a Trieste. I migranti hanno il loro numero di cellulare e ascoltano i "consigli" su come andare a fare la richiesta di asilo e del permesso di soggiorno in Questura o prendere il treno per Milano, Bologna o Firenze. Tutto organizzato quasi alla luce del sole, come se fosse una rete ben collaudata. E forse sarà per questo che due giovani del Bangladesh incrociati su una strada del Carso ammettono: "Siamo venuti dalla Bosnia perchè l'Italia is good".
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Re: La mia terra non è la tua terra

Messaggioda Berto » gio ott 24, 2019 6:57 am

A ciascuno la sua casa, il suo paese e il suo continente.
L'Africa agli africani, l'America agli americani, l'Asia agli asiatici, l'Europa agli europei, l'Oceania agli oceaniani
viewtopic.php?f=205&t=2887
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Re: La mia terra non è la tua terra

Messaggioda Berto » mar giu 30, 2020 3:48 am

Lampedusa, il referendum sull'isola: "No ad hotspot e sbarchi dei migranti"
Maurizio Zoppi - Lun, 29/06/2020

https://www.ilgiornale.it/news/cronache ... 73753.html

Si è concluso ieri il referendum indetto dal comitato spontaneo di Lampedusa per dire basta agli sbarchi e per chiedere la chiusura dell’hotspot

Conclusa a Lampedusa la consultazione popolare in merito alla presenza dei migranti ed alla reale esigenza di una struttura sanitaria locale.

Il referendum ha evidenziato la chiusura totale dell'hotspot sull'isola siciliana. Più di 900 abitanti hanno partecipato attivamente al referendum indetto due settimane fa e terminato alle 20 di ieri sera (28 giugno ndr). Il risultato? 988 cittadini hanno votato a favore della chiusura dell’hotspot a Lampedusa. Soltanto 4 i lampedusani favorevoli al centro per migranti.

Si legge una nota del Comitato sponateo cittadino: “In queste settimane abbiamo portato avanti due rivendicazioni fondamentali per le isole Pelagie: la realizzazione di un ospedale sull'isola e il rispetto immediato dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) a Lampedusa e Linosa e la chiusura dell'hot spot e la fine dell'utilizzo di Lampedusa come piattaforma militarizzata per la gestione delle migrazioni. Abbiamo, in più di un'occasione, chiesto alle istituzioni locali di avviare un confronto all'interno delle sedi di rappresentanza democratica locale ma questo ci è stato sempre negato”.

“Da trent'anni, a fronte della continua violazione dei diritti più essenziali per la popolazione e per imigranti, Lampedusa viene utilizzata come piattaforma militare, di gestione per le migrazioni ecome "palcoscenico del confine", da parte dei vari governi nazionali, europei e della Nato. Tutto questo con la complicità delle amministrazioni locali e attraverso una strategia ricattatoria morale ed economica, ai danni della popolazione locale. Tutto ciò ha fatto sì che settori della comunità locale cedessero a questi ricatti, traendo a loro volta vantaggi dalla situazione venutasi a creare”. Scrivono i lampedusani. "Le narrazioni dominanti dell'isola improntate alla continua emergenza, da quella edulcoratadell'accoglienza e degli eroi, a quella piena di stigma dell'isola razzista e xenofoba, sono state tutte caratterizzate da grossolane semplificazioni, sempre lontane anni luce dalla complessità deifenomeni e delle dinamiche realmente in atto. Non è nostra intenzione ignorare la gravità del problema migratorio. Riteniamo però che, a partire dalla rivendicazione dei diritti e della serenità per i lampedusani e le lampedusane, possa iniziare un percorso di messa in discussione dell'intera governance delle migrazioni: a partire dall'interventosulle cause che spingono migliaia di persone a lasciare il proprio paese nelle condizioni a cui abbiamo assistito in questi anni, fino alla regolarizzazione dei viaggi, superando così le attualinormative nazionali ed europee, con particolare attenzione al tema dei diritti dei lavoratori,comunitari ed extracomunitari".

Nel frattempo l’ennesimo barcone è stato soccorso in mare. Sono circa 40 i migranti che sono stati salvati nel tardo pomeriggio di ieri nelle acque antistanti di Lampedusa. Il gruppo, come sempre, è stato prima portato a molo Favarolo, e poi all'hotspot di contrada Imbriacola. Quello di ieri è stato il secondo sbarco nell'arco di circa 18 ore.

“Non è nostra intenzione ignorare la gravità del problema migratorio. Riteniamo però che, a partire dalla rivendicazione dei diritti e della serenità per i lampedusani e le lampedusane, possa iniziare un percorso di messa in discussione dell'intera governance delle migrazioni”. Conclude il Comitato cittadino.
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