Democrazia, cittadinanza, valori, doveri e diritti umani

Re: Democrazia, cittadinanza, valori, doveri e diritti umani

Messaggioda Berto » mer apr 10, 2019 7:13 am

Interviste impossibili. Heidi, il nonno e la Res Publica
aprile 2019
Enzo Trentin

https://www.vicenzareport.it/2019/04/in ... hPAcdsfPhA

Vicenza – In passato abbiamo già fatto interviste impossibili, ad esempio, all’uomo autonomista e federalista che, in alcuni casi oggi è diventato indipendentista. È un artificio che di tanto in tanto riprendiamo per far dire a uomini di cultura contemporanei reali ma che si trovano nella condizione di persone appartenenti a un’altra epoca, stanche di battagliare per impossibili traguardi, non perché avulsi dalla realtà ma perché la loro visione politica è sempre proiettata oltre la loro quotidianità. La scelta del personaggio è libera, perché realmente esiste. È un gioco diverso, di fantacritica, di ipotesi, di speculazione intellettuale, e naturalmente per le più varie valutazioni sul personaggio del “rappresentante” politico che persegue l’autodeterminazione.

Heidi: Nonno continui a batterti per il federalismo. Ma questo che cos’è?

Il nonno: Con la tua domanda mi confermi che la nostra sta rischiando di diventare la società più informata che mai, morta nell’ignoranza. Ma per risponderti diciamo che non è un’ideologia. Per esempio il socialismo lo è, e i suoi figli degeneri (il fascismo e nazismo, come il comunismo) o la democrazia puramente rappresentativa possono riassumersi nell’idea espressa da Giovanni Gentile: «Lo Stato è tutto e l’individuo è nulla.» Con il federalismo cambia radicalmente la prospettiva: sono i cittadini “sovrani” che si dotano di libere istituzioni e attraverso l’esercizio della democrazia diretta sostituiscono i “rappresentanti” laddove questi non deliberino nel senso auspicato dalla maggioranza dei “sovrani”. E poi il federalismo (“foedus” o patto) non è tra istituzioni (che i partiti si disputano per ottenere l’esercizio del loro potere) ma tra cittadini “sovrani” che si dotano delle strutture, e che le ordinano secondo l’interesse della collettività, non secondo i vantaggi delle lobby. Il federalismo non si realizza nella semplice automistificazione di un gruppo sociale, non come una semplice ideologia, ma come un pensiero politico attivo di natura scientifica. Gli obiettivi del federalismo non trattano di un dogma o di una sovrastruttura, ma possono essere adottati per colmare alcuni vuoti della globalizzazione.

Heidi: In passato, agli accademici veniva insegnato a ricercare la verità. Oggi gli accademici negano che esista una verità oggettiva. Al contrario, sostengono che nessuno può essere obiettivo, che ognuno è inevitabilmente soggettivo e, di conseguenza, ognuno ha la propria, personale verità. Tuttavia, come scriveva Victor Hugo: l’unico pericolo sociale è l’ignoranza.

Il nonno: Come premessa diciamo che nelle questioni politico-sociali non c’è nulla di scientifico, in cui la critica prescinde completamente dalle persone e si rivolge al metodo, alle analisi e alle conclusioni tratte dalle analisi. Quando senti dei politicanti affermare che sono necessarie leggi per dare stabilità al governo, in realtà tale equilibrio lo si cerca a detrimento dell’esercizio della democrazia reale. Ci sono partiti e politici che sono una peste morale. Chiedono il voto per debellare il “regime”, per fare riforme, per eliminare le distorsioni e le conflittualità. Ma non appena eletti sono inglobati nel sistema partitico-burocratico che apparentemente ha regole simili ad altri paesi democratici. Ma presto interpretano tutto con un’etica bizzarra, e corrono ad allearsi proprio con coloro che dicevano di voler contrastare. Ne diventano simbiotici. Vedi la Lega Nord e tanti altri. Qui un ultimo esempio temporale.

Quindi la rappresentanza va sottoposta alla deterrenza del possibile intervento del “cittadino sovrano”, che per esercitare tale autodeterminazione in libertà dispone di numerosi strumenti. Tre sono i principali: il referendum senza quorum su qualsiasi legge e delibera; l’iniziativa di leggi e delibere; il recall. Per brevità vai a leggere qui. Quanto all’ignoranza, c’era una volta un popolo così ignorante che conosceva di più le regole del calcio che i propri diritti. Ma bisogna anche prendere atto che c’è un’inerzia culturale laddove ci sono dei personaggi pubblici che non sanno più scrivere i loro stessi discorsi o libri. Limitandomi al Veneto potrei citarne più d’uno che firma libri scritti “assieme” a qualche cattedratico, per dare l’impressione alla plebe di conoscere gli argomenti sui quali impostano la loro campagna elettorale. E ci sono anche alcune prove che non sanno nemmeno leggerli quei libri.

Heidi: Continuano a dirmi che l’esistenza dei partiti è indice di democrazia. Ma i partiti politici potranno sempre essere influenzati dal potere economico e dalle lobby che finanzieranno le loro campagne elettorali, legislative e referendarie.

Il nonno: È vero! Ci sono partiti “borghesi” che dispongono di ingenti capitali per fare propaganda più degli altri. Le principali lobby sono: le banche, le assicurazioni, le multinazionali, qualche tycoon. In occasione delle votazioni referendarie coloro che dispongono di più capitali hanno la possibilità di condizionare maggiormente la popolazione utilizzando al meglio le moderne tecniche del consenso. Ma con l’iniziativa popolare di leggi e delibere, unita al sorteggio degli incarichi tipici della democrazia rappresentativa, e un’informazione istituzionale come quella praticata in Svizzera si può fare molto per limitare la protervia del potere. Infatti nella Confederazione Elvetica, i comuni, circa due mesi prima della data della consultazione elettorale, inviano ai votanti una lettera contenente un piccolo libretto informativo sulle proposte di cambiamento in questione. Ma nessun sedicente riformista, indipendentista etc. lo promuove qui da noi. Non gli conviene, perché è il potere quello che cercano, e che consente loro di vivere di rendite politiche. Con il sorteggio poi diventerebbero inutili anche le costose campagne elettorali; il voto di scambio, le ignobili promesse elettorali, ed altro ancora.

Il sociologo francese Gustave Le Bon già nel 1895 ammoniva: «Per il solo fatto di far parte di una folla, l’uomo discende di parecchi gradi la scala della civiltà. Isolato, sarebbe forse un individuo colto, nella folla è un istintivo, per conseguenza un barbaro. […] Scusare il male significa moltiplicarlo.» Aveva ragione anche Simone Weil a scrivere nel «Manifesto per la soppressione dei partiti politici»: «Dovunque ci sono partiti politici, la democrazia è morta. Non resta altra soluzione pratica che la vita pubblica senza partiti. […] Bisogna creare un’atmosfera culturale tale, che un rappresentante del popolo non concepisca di abdicare alla propria dignità al punto da diventare membro disciplinato di un partito». Ad ogni buon conto ci sono i mezzi e le esperienze per contrapporsi a questo predominio. Si possono osservare non solo la Svizzera, c’è il Liechtenstein, la California e altri ancora. Questo significa che la verità è relativa alla soggettività di ciascun individuo, ma anche che l’etica e la moralità sono relative alla cultura, per cui esiste un qualcosa come bene e male o giusto e sbagliato, che solo i più disinibiti politicanti ignorano.

Heidi: Com’è possibile che l’uomo qualunque non sia in grado di deliberare su questioni importanti che presuppongono che il cittadino, sempre impegnato nel problemi esistenziali, famigliari e di lavoro, abbia anche il tempo di soffermarsi a riflettere sulla res publica

Il nonno: Beh…! Che cosa ci ha garantito lo Stato italiano retto dai partiti? Decenni di emigrazione (ricominciata nel nuovo millennio) per mancanza di lavoro. Gli stessi problemi di oggi: denatalità, declino culturale, militarismo, statalismo, c’erano anche nel 1890. E poi due guerre mondiali più altre guerre minori in Africa, Spagna, Albania e altrove. Ma s’è mai vista una dichiarazione di guerra fatta attraverso un referendum popolare? È vero che oggi ci sono le cosiddette guerre asimmetriche, ma anche una missione di peacekeepig potrebbe essere disattivata per mezzo di un’iniziativa popolare. Invece nessuna tutela del territorio, dei cosiddetti “sacri confini” penetrati da immigrazione incontrollata o clandestina. Montagne di parassiti e fannulloni “coperti” da una sindacal-burocrazia asfissiante. Mafie in regioni dove nemmeno esistevano. Terrorismo. Carneficine chiamate “stragi di stato”. Tasse oramai oltre al 70% per (dis)servizi ridicoli o svolti in maniera imprecisa. Nessuna sicurezza e tutela della proprietà privata. Cartelli monopolistici in molti settori in nome dello Stato, del welfare, del solidarietà hanno generato debiti su debiti che sono perennemente accollati (senza mai vederne la fine) a intere generazioni passate, presenti e future. È meglio che faccia un omissis per mancanza di spazio, visto che si potrebbe andare avanti all’infinito. Quanto a chi detiene il potere attraverso la democrazia rappresentativa, basterebbe guardare la situazione dal dopoguerra a oggi dove tutto è da sempre saldamente in mano alle oligarchie, e alle élite finanziarie di cui lo Stato è protettore, esecutore e garante.

Heidi: Insomma, mi stai dicendo che il problema è strutturale ed è insito nel sistema rappresentativo, che funziona così: il cittadino vota un rappresentante e, così facendo, delega a lui ogni potere decisionale. Risultato: votando, il cittadino si autoesclude da ogni possibilità di decidere. Quello che trovo assurdo è che lo stesso cittadino che vota spesso si lamenta perché è escluso dal potere decisionale. Non capisce che è proprio lui ad escludersi da quel potere nel momento in cui decide di delegare votando. Se davvero si vuole decidere, dovemmo fare semplicemente due cose: 1) Smettere di votare, in modo da fare cadere il sistema. 2) Preparare, a priori, un sistema politico alternativo che ci consenta di partecipare al potere decisionale. O cos’altro?

Il nonno: A partire grosso modo dagli anni ’80 del 20° secolo sono sorti un’infinità di partiti e soggetti politici che hanno attratto l’insoddisfazione degli elettori per la Repubblica nata dalla Resistenza (e non credo che chi l’ha fatta pensasse ad un risultato del genere; come non si può ignorare che molte “forze innovative” trovano spazi anche come conseguenza di appoggi esterni), ma la caratteristica di tutti questi soggetti “up to date” è stata quella di omologarsi al sistema. Sono entrati nella “stanza dei bottoni” (comunale, provinciale, regionale, nazionale) per mezzo d’intenzioni innovative, progressiste, riformiste, ma presto il sistema e la burocrazia li hanno plagiati.

C’è dunque necessità di un soggetto politico riformatore che imperni la sua azione nella materializzazione della democrazia diretta, come indicato dalla Commissione di Venezia che è l’organo consultivo del Consiglio d’Europa sulle questioni costituzionali. Tale Commissione sta testando come la società civile, e le autorità locali abbiano messo in pratica questa relativamente giovane Convenzione sulla partecipazione democratica, in cui una precisa raccomandazione risiede nel suo parere 797/2014.

Mancando un soggetto politico che si occupi della democrazia diretta (il M5s malgrado le promesse elettorali è sinora latitante) abbiamo una concezione valoriale che comunque distingue tra “ideologia particolare” (come menzogna deliberata per nascondere interessi particolari) e “ideologia totale”, ossia quel tipo di ideologia che non nasce da un deliberato sforzo di ingannare, ma dal diverso modo in cui la realtà si rivela al soggetto in conseguenza della sua diversa posizione sociale.

In quest’ottica va inquadrata la grande l’operazione “noi stiamo con i cittadini che hanno bisogno” del nuovo Pd di Nicola Zingaretti. Solo che il Senatore Luigi Zanda, forse per la non più verde età, ha equivocato ed ha capito che non fossero i “cittadini bisognosi” da aiutare bensì gli “eletti dai cittadini bisognosi”. Si consideri che Luigi Zanda difficilmente può aver agito senza il consenso di Zingaretti. Chi lo dice non conosce l’apparato Pd, poiché è semplicemente impossibile. Il Pd ci ha provato ma gli è andata male sebbene tuttora continui ad associare la questione del salario parlamentare alla difesa della Democrazia (bel modo di difenderla. Così i cittadini sono portati ad allontanarsi). Se fosse attivo il recall Zanda non avrebbe depositato in Senato una proposta di legge per equiparare i compensi dei parlamentari a quelli degli eurodeputati, che arriverebbero così a guadagnare tra i 16mila e i 19mila euro al mese. Mentre nel frattempo ha già rilanciato l’idea di un tesoretto da 90 milioni per i partiti dopo l’addio al finanziamento pubblico.

Come constatazione finale si può rilevare che una nuova classe dirigente nasce quando si affermano nuove idee, o quando la storia imbocca nuove vie. Parafrasando Gandhi, quei soggetti politici che perorano l’indipendenza dovrebbero essere il cambiamento che vogliono produrre. E per questo debbono riuscire a trasformarsi in un programma positivo minimo di cambiamento sociopolitico. Il federalismo dovrebbe essere assunto come risposta a tutti coloro che pensano che il mondo contemporaneo sia avvolto da un grande “deserto postideologico” secondo cui abbiamo una rappresentazione delle negatività astratta delle masse senza alcun progetto utopico significativo alle spalle (uno “spirito di rivolta senza rivoluzione”). Di fatto ai giorni nostri quelli che attendono di sostituire i predecessori, prendendone il posto, non sono una nuova classe dirigente anche quando parlano e straparlano di democrazia diretta o addirittura d’indipendenza; essi sono la continuazione della precedente. Il senso di vuoto che si vive in molte parti dello stivale lo si deve al non identificare nulla di nuovo, di efficiente ed efficace per l’esercizio facile e tempestivo della democrazia rappresentativa controbilanciata dalla deterrenza della democrazia diretta.
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Re: Democrazia, cittadinanza, valori, doveri e diritti umani

Messaggioda Berto » mar apr 16, 2019 8:15 am

Democrazia diretta, il ministro ha battuto mezzo colpo
apriole 2019
Enzo Trentin

https://www.vicenzareport.it/2019/04/de ... ezzo-colpo

Vicenza – Durante la Repubblica Sociale c’era un “partito dei direttori” di giornale. Quando, nel giugno 1944, Concetto Pettinato scrisse sulle colonne de “La Stampa” il famoso articolo «Se ci sei, batti un colpo», che intendeva dare la sveglia al partito e allo stesso sonnacchioso Mussolini di fronte allo sgretolamento del fascismo in quel momento tragico (occupazione di Roma, aumento dell’attività partigiana, sbarco in Normandia, sfondamento sovietico a est), il risultato fu la sospensione di Pettinato per circa un mese.

Chissà come si comporteranno (a tempo debito) gli elettori nei confronti di Riccardo Fraccaro, ministro a “mezzo servizio”. Infatti, è ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta. Egli, nei giorni scorsi, da diramato una newsletter nella quale è contenuta una notizia e un invito.

La notizia alla quale i principali mezzi di comunicazione non hanno dato alcuna evidenza è la proposta di legge costituzionale sul referendum propositivo che introduce un’iniziativa legislativa popolare. La proposta di legge costituzionale modifica l’articolo 71 della Costituzione introducendo nuovi commi, dopo il secondo comma. In particolare, si prevede che l’iniziativa legislativa popolare, qualora supportata da almeno cinquecentomila elettori, debba necessariamente essere esaminata dalle Camere e approvata entro diciotto mesi.

Niccolò di Bernardo dei Machiavelli sosteneva che per capire le cose si dovevano osservare i fatti, ed i fatti ce li espone una delle varie associazioni (Vogliamo Un’altra Italia!) che da anni si occupano di democrazia diretta:

«Il Disegno di Legge per cui menano vanto i 5 Stelle e che porterà in Costituzione una ‘fetta’ di Democrazia Diretta è innaturalmente striminzito: manca del coraggio di affidare il potere ultimo proprio a quei cittadini beffardamente tacciati di essere ‘sovrani’, piuttosto che alle Istituzioni che dovrebbero servirli. Una volta che si sia scelta la strada di superare l’artificiosa pastoia del potere esercitato “…nelle forme e nei limiti della Costituzione”, per cui il Totem della Costituzione viene crudamente anteposto alla Democrazia richiesta direttamente dalla base, si sarebbe dovuto adottare integralmente una corretta ed effettiva ‘graduatoria del potere’, indirizzata alla devoluzione del potere ai suoi detentori ufficiali. Invece, nella legge di riforma così com’è attualmente all’esame del Senato, qualsiasi Disegno di Legge proposto dai cittadini:

Deve rigorosamente rispettare quella rispettabile Costituzione scritta da rispettabili persone, già passate a miglior vita, ma ancora autorizzate ad esercitare il loro potere sulle generazioni oggi viventi;
Non deve trattare argomenti che siano “ad iniziativa riservata” […] cioè esiste qualcuno che (forse ‘per grazia di Dio’) detiene una sua ‘riserva’ non contendibile dai cittadini-sovrani che, quindi, sono meno sovrani di quell’innominato ‘qualcuno’;
Non deve, ovviamente, interferire con quelle istituzioni internazionali cui siamo stati associati/asserviti senza che a noi cittadini sia mai stato chiesto alcun parere (grazie al ‘famigerato’ articolo 75 della vigente Costituzione);
Non modifica per nulla proprio quell’articolo 75 di cui sopra, posto lì nel periodo ante guerra fredda ad incapsulare un popolo trattato da insipiente schiavo della oligarchia partitocratica, e messo a disposizione di chi avesse vinto la sfida mortale delle prime elezioni della prima Repubblica. Ad essere onesti, però, nell’attuale versione della legge di riforma c’è anche un elemento, uno solo, piccolo, piccolo ma positivo se sarà rispettato nella legge applicativa: è evocato l’obbligo di inserire nella legge attuativa l’adozione di provvedimenti tali da “…assicurare eguale conoscibilità della proposta di iniziativa popolare e di quella approvata dalle Camere” nel caso in cui si debba scegliere tra una proposta popolare e la norma alternativa approvata dal Parlamento.

Come avrebbe potuto/dovuto essere (tralasciando al momento la sordità delle Istituzioni a fronte delle petizioni). Se la questione fosse stata affrontata con lo spirito giusto, si sarebbe potuto/dovuto delimitare esclusivamente il campo dei diritti non disponibili e non contendibili nemmeno dalla volontà popolare. Il resto, tutto il resto, avrebbe potuto essere dichiarato come legittimo campo di intervento del popolo-sovrano e delle sue iniziative di proposizione di attività legislativa a votazione popolare.

Avrebbero potuto/dovuto essere previsti una serie di referendum (aventi sempre valore deliberativo, per imporre in positivo la volontà popolare ai parlamentari, ‘delegati’ sempre in regime di ‘silenzio-assenso’), sia referendum abrogativi di norme vigenti, sia referendum d’iniziativa e/o di rettifica (con possibilità per il Parlamento di proporre soluzioni alternative), sia referendum obbligatori di conferma di scelte:

Che riguardino interessi personali dei membri del corpo legislativo/deliberativo. Come, ad esempio, le leggi elettorali e le norme che definiscono i compensi/emolumenti versati ai parlamentari. È stata proprio la mancanza di quest’ultimo tipo di referendum a lasciare campo libero alla consacrazione di tutti i privilegi che la casta ha potuto accaparrarsi, non essendo sottoposta ad alcun controllo popolare su materie vitali che la riguardano!
Che limitino la libertà e l’indipendenza della nostra comunità nazionale (trattati internazionali che limitino la sovranità politica nazionale). Per la validità dei Referendum non deve essere imposto il raggiungimento di alcun quorum perché chi non partecipa dichiara nei fatti di accettare le scelte altrui ed è assurdo attribuire un potere politico ostruttivo a chi decida di non partecipare».

L’invito: «come Ministro per la Democrazia Diretta» scrive ancora Riccardo Fraccaro «sono impegnato a rafforzare gli istituti che permettono un’effettiva partecipazione dei cittadini. Per realizzare questo obiettivo ritengo fondamentale il rapporto con le associazioni, i comitati e i cittadini che intendono diffondere e sviluppare gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa. Occorre valorizzare concretamente il vostro contributo alle iniziative che verranno adottate per promuovere una maggiore sensibilità delle amministrazioni alle istanze dei cittadini.»

Ed ecco che prontamente, e per “valorizzare concretamente”, alcune associazioni che da decenni promuovono la democrazia diretta hanno inviato il loro contributo. Qui esponiamo anche quella a firma di Giancarlo Pagliarini, segretario dell’Unione Federalista, già ministro (10 maggio 1994 – 17 gennaio 1995) del bilancio e della programmazione economica, il quale tra l’altro scrive:

«L’orientamento ostile all’esercizio diretto della sovranità popolare si riscontra infine nell’art. 38 della legge ove si ordina che, qualora l’esito di un referendum risulti contrario all’abrogazione di una legge, non possa proporsi una nuova prova referendaria sulla legge stessa “prima che siano trascorsi cinque anni”. Si pensi all’eventualità di una legge che si sia salvata per il rotto della cuffia (è un po’ il caso del finanziamento pubblico dei partiti): perché sottrarla al reiterato giudizio popolare, “ibernandola” per cinque anni?

La conclusione è che (come ho sostenuto in un’intervista televisiva) la legge del 1970 è contraria allo spirito della Costituzione, e c’è ben altro da fare, nei suoi riguardi, che accorciare la sospensiva dell’art. 34. Nel congegnarla i parlamentari hanno (abusivamente) privilegiato il momento (e l’interesse) della loro legittimazione a governare: si sono sentiti e si sentono sempre come i veri ed unici sovrani.

Perciò è necessario capovolgere l’ispirazione di quella legge: facendo sì che quando il referendum è stato correttamente introdotto, la sua attuazione goda del diritto di precedenza sulle prove elettorali: il semaforo rosso deve scattare per le elezioni politiche, non per il referendum. Certo, Bisogna riconoscere che l’ostilità verso l’esercizio della sovranità popolare viene da lontano. Nella mia Repubblica migliore ho individuato l’origine di tale scetticismo negli stessi ambienti della Costituzione, quando perfino Arturo Carlo Jemolo esortava un paese come questo, “privo di grande educazione politica” a rinunciare alle prove referendarie. Insomma, proprio mentre ci si vantava di rifondare la democrazia si proclamava la stupidità congenita del popolo.

E si approdava così al risultato finale di una gigantesca contraddizione. Perché mai il popolo sarebbe un povero incapace quando qualcuno cerca di fargli esprimere direttamente il suo giudizio su un problema di rilievo, e diventerebbe invece fonte di saggezza quando viene costretto a scegliere e a legittimare chi dovrà governarlo?

Naturalmente questo non limita il diritto del popolo sovrano a usare lo strumento del Recall, o destituzione dei rappresentanti eletti a qualsiasi livello delle istituzioni, in caso di indegnità, inefficienza, condanne penali o appartenenza a gruppi o associazione criminali.»

Ecco, ora il Ministro Fraccaro è stato informato, direttamente e a mezzo stampa, e se ingannando per l’ennesima volta gli italiani onesti, quelli che sono sempre andati a votare onestamente, quelli che lavorano onestamente, rispettano le leggi e pagano le tasse onestamente, procederà senza tenerne conto, l’attuale governo avrà realizzato pienamente ciò che Tomasi di Lampedusa fa dire a Tancredi ne “Il Gattopardo”: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.»
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Re: Democrazia, cittadinanza, valori, doveri e diritti umani

Messaggioda Berto » gio mag 23, 2019 10:56 pm

Riprendiamoci le "Libertas" delle città-stato
23 maggio 2019

https://www.vicenzareport.it/2019/05/ri ... itta-stato

Vicenza – Intorno all’anno Mille si intensifica la rinascita della vita sociale, economica, politica e culturale dell’Occidente europeo. In Italia di tale rinascita sono protagoniste le comunità cittadine, che crescono sotto ogni punto di vista e si provvedono di nuove istituzioni attrezzandosi ad essere Città-Stato. La Chiesa e l’Impero, i due grandi poteri universali dell’epoca, non riescono a contenere l’autonomia e la libertà d’azione delle città. Cattedrali, palazzi e piazze testimoniano ancora oggi la vivacità della civiltà comunale.

Con lo scontro tra nobili e popolo, le città sembravano aver ripreso lo schema repubblicano romano della lotta tra patrizi e plebei. Conoscendo il pericolo dei «signori», che si concretizzava in molte realtà, si cominciarono a paventare i tyranni seguendo gli schemi della letteratura classica. Gli intellettuali del tempo parlano di res publica riferendosi a queste città-Stato, dotate di proprie ferree regole, leggi e regolamenti, essenziali, e forniti di una moralità intrinseca fortissima, come testimoniato anche da codici scritti e tramandati.

Si arriva così all’idea della res publica; una entità che non appartiene a nessuno in particolare, a nessun privato di cui va difeso l’honor, bene essenziale non solo della persona fisica, ma della città, essenziale nei suoi rapporti con i terzi, con le altre città, con i principi, i signori etc. C’è quindi l’idea d’una sfera di diritti in qualche modo intangibili, fuori commercio, inalienabili. Diritti pertinenti a una realtà impalpabile, astratta, al di là delle persone dei singoli governanti, sempre rappresentanti pro tempore di essa, ma mai padroni. Esattamente il contrario di certa democrazia d’oggidì, dove politicanti emersi attraverso una cruda lotta all’interno dei partiti e tra partiti, si arrogano il diritto di disporre a piacimento di tale res publica, per coprire un debito pubblico da essi stessi generato allo scopo di realizzare il voto di scambio prima, e l’elargizione di privilegi quale “bottino di guerra”.

Tolomeo da Lucca (1236 –1327) ricordava che «il sistema politico migliore è quello in cui il governo è affidato ai saggi e virtuosi, come avveniva presso gli antichi Romani»; quello è il migliore di tutti, perché «gli onori cittadini sono assegnati a turno in base ai meriti di ciascun cittadino, come facevano gli antichi Romani». Al giorno d’oggi, in Italia, abbiamo invece il governo dei nominati dai partiti, che quasi mai esprimono i migliori, bensì i più… disinvolti.

Quel sistema di governo allora era prevalente in Europa, tanto che negli anni ’60 del Duecento l’esule da Firenze Brunetto Latini, il famoso notaio maestro di Dante, nel suo Trésor, opera enciclopedica in francese, scriveva che le «signorie», cioè i governi, potevano essere di tre tipi. C’era «quella dei re, quella dei “buoni”, e quella dei “Comuni”». Aggiungendo subito dopo: «la quale ultima è la migliore di tutte». Un mezzo secolo più tardi a Firenze lo stesso Brunetto, già cancelliere della repubblica, sarebbe stato ricordato come colui che aveva insegnato ai fiorentini a «governare la Repubblica seguendo la politica».

Si tratta di una scala di valori, che verrà ancor più chiaramente teorizzato nel Trecento, da Marsilio da Padova e da un Bartolo da Sassoferrato. Quel che qui ci preme invece aggiungere è che questa teoria e prassi del governo «ascendente», dal basso verso l’alto, molto innovativa (potremmo dire democratica, e l’unica democratica in quel contesto urbano dato), non escludeva né il governo per delega a ristrette commissioni (balie per la guerra, per le imposte, gli statuti ecc.), né la faziosità e le esclusioni.

A Siena (ma non solo lì), fino alla caduta della Repubblica nel 1555, l’aristocrazia rurale e quella cittadina (i Magnati o Casati) furono escluse da ogni diritto politico attivo e passivo: non potevano votare né essere votate perché ritenute giustamente pericolose per la “libertas” repubblicana. Infatti si riteneva che le ricchezze di questo ceto potessero comperare i voti. Ovverosia quello che avviene oggi da parte dei partiti politici che impiegano i soldi dei contribuenti (estorti per mezzo di una tassazione persecutoria) per “comperare” il consenso. Va da sé che, in epoca comunale, i nobili poi venissero impiegati in missioni diplomatiche verso il resto del mondo feudale europeo, che male avrebbe tollerato il dover trattare da pari con dei borghesi. Indice che in una istituzione ben organizzata ognuno trova il suo giusto ruolo.

Aperture teoriche e formali e tentativi di controlli elitari o chiusure vere di fatto coesistevano contraddittoriamente nelle convulse vicende di quei decenni. Ma riconosciuta la contraddizione, c’è da chiedersi se essa non sia stata un altro elemento notevole, caratteristico e di modernità essa stessa di quel mondo politico-istituzionale che si reggeva all’insegna di libertas e aequalitas tra i cittadini.

Nel Quattrocento la politica “d’equilibrio” che contrassegnò l’epoca medievale subì una battuta d’arresto. Questo processo portò alla crisi degli universalismi (papato e impero) e alla formazione di repubbliche cittadine e dittature. I nuovi governi, per mantenere una certa stabilità di potere, richiedevano di essere legittimati. Il diritto divino o quello ereditario non bastavano più c’era bisogno del consenso espresso dai sudditi, l’opinione pubblica era il perno portante del potere quattrocentesco e non solo.

Tra il XIII e XIV secolo vennero elaborate alcune teorie circa la legittimazione dal punto di vista giurisdizionale, la più importante delle quali fu quella di Bartolo di Sassoferrato (1313-1357) che nel suo De Tyranno espresse le dinamiche e i rapporti. Dal basso il popolo costituisce il vero potere e dall’alto il “sovrano” è chiamato a gestirlo per il bene della comunità: «cum qualibet civitas superiorem non recognoscat in se ipsa habet liberum populum, et tantam potestate habet in populo, quanta Imperator in universo».

Proprio per questo motivo, alla oramai classica figura del notaio che interpreta a memoria le leggi, subentra e s’irrobustisce la nuova figura del giurista, come professionista che conosce il diritto giustinianeo quanto quello ecclesiastico e traccia con sicurezza le sue teorie. Anche se, a onor del vero, non dobbiamo dimenticare anche le altre figure del nuovo diritto come i giudici, i consulenti, i procuratori, gli amministratori dei comuni, ecc. che, insieme ai primi, formano la corporazione giuridica. Tutti questi eminenti personaggi concorrono a far sì che, in connessione con le vecchie strutture feudali, si giunga ad un compromesso per l’ordinamento cittadino.

Lo sviluppo accelerato dei Comuni nel secolo XII, specialmente nella pianura padana, è portatore di nuovi e più consistenti valori. Sorgono così i primi palazzi pubblici (Palazzo del Comune, del Podestà, della Ragione etc.) che danno un’impronta diversa alla città. I Comuni dispongono dell’arengo o assemblea per dibattere i problemi inerenti l’ordinamento comunale, e qui si prendono delle decisioni che poi vengono ampiamente codificate e redatte dopo essere state votate.

La nascita del nuovo sistema comunale portò come sua conseguenza, lo sviluppo di una corrente letteraria definita Umanesimo, la cui caratteristica principale era porre al centro dell’universo non più il divino ma l’umano. I comuni in tutto il centro-nord della penisola (il femomeno comunale al sud è praticamente assente) amavano circondarsi di artisti e letterati, i quali assumevano spesso il ruolo di legittimatori. Si pensi – uno per tutti – ad Ambrogio Lorenzetti (1290-1348) con gli affreschi del Palazzo pubblico di Siena: Gli effetti del buon Governo.

Ed è da Siena che raccogliamo l’amaro sfogo di Mauro Aurigi, già Consigliere comunale di quel capoluogo, noto per la sua profonda conoscenza della civiltà comunale senese, nonché per la sua combattività, a proposito della quale recentemente ci scriveva: «Quanto alla combattività non sarebbe un problema. È che ho cominciato a prendere coscienza dell’inutilità di qualsiasi militanza che non sia quella di dare la scalata al potere. Uno che il potere invece vuol toglierlo a chi ce l’ha ma per darlo al popolo, non solo non ha speranza, ma rischia ormai di essere visto come un pazzo (dal popolo ovviamente!). Ormai vivo solo per lasciare una traccia, nel senso che domani si possa scoprire che non tutti erano d’accordo con ciò che è successo e che succederà.»

Per far comprendere agli attuali reggitori della res publica quanto sia utile l’avere una memoria storica adeguata, e il prevedere con largo anticipo le riforme che si vogliono introdurre, non affidandosi ad un avventurismo elettorale (da non dimenticare che l’elezione è un fenomeno abbastanza recente, considerato che per secoli ci si è avvalsi anche del sorteggio o ballottaggio, si veda qui) quale quello che certe formazioni politiche pseudo riformiste affrontano ai giorni nostri (per esempio ci sarebbe una riforma che non costa nulla ed è tempestivamente agibile, si veda qui), suggeriamo la lettura di un breve saggio qui allegato, sulla mezzadria. Un istituto nato appunto nel medioevo, che quando scomparve nella seconda metà del XX secolo principalmente ad opera dell’Intelligencija comunista, non diede vita ad una vera riforma, bensì ad un regresso.
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Re: Democrazia, cittadinanza, valori, doveri e diritti umani

Messaggioda Berto » ven giu 21, 2019 2:46 am

La sciocchezza del sorteggio
Mauro Anetrini
2019/06/20

http://www.opinione.it/editoriali/2019/ ... n6QR8rJC8U

Vladimiro Zagrebelsky, su “La Stampa”, rileva l’assoluta inconsistenza della proposta avanzata dal Guardasigilli, secondo il quale i membri togati del Consiglio superiore della magistratura dovrebbero essere eletti a sorteggio. Fuor di metafora, l’idea di Alfonso Bonafede è una sciocchezza colossale, per di più antidemocratica.

La democrazia – ormai dovrebbero saperlo anche dalle parti dei pentastellati – è un insieme di procedure che assicura il rispetto dei diritti di tutti, minoranze comprese, ed equilibri delicatissimi. Il sorteggio, invece, è pura alea, che – è vero – non avvantaggia nessuno, ma non consente neppure di scegliere.

Liquidata la questione per quello che è, vale a dire, il sintomo della mancata conoscenza delle regole del sistema e l’assenza di senso della democrazia, Zagrebelsky dice una cosa interessante: le correnti, un tempo territorio di confronto tra idee, sono lo strumento che consente a “capetti” sguaiati nel linguaggio di gestire i voti che controllano e trasformarli in potere.

Concetto interessante, considerato che è formulato da un autorevolissimo ex magistrato, già membro, per due volte, del Csm e poi Giudice della Corte Edu: interessante, perché proviene da un uomo di acutissima intelligenza, grandissima esperienza e profondissima competenza. I superlativi sono tutti appropriati, vista la qualità della persona.

Ma se Vladimiro Zagrebelsky ha ragione, come ha ragione, vorrei formularla io una domanda: la gestione del potere da parte di capetti dal linguaggio truce e dalla capacità di condizionamento di scelte esiziali per la Repubblica ha una sua definizione giuridica nel Codice penale? Io una mezza idea, al riguardo, l’avrei…

A proposito poi del Pm, il problema non è se Bonafede predichi la terzietà del pubblico ministero, equiparandola a quella del giudice, ma il concetto di terzietà al quale Bonafede si ispira. Questo è un problema serio, che gli auguro di non dover mai affrontare personalmente.


Gino Quarelo
Il sorteggio è una modalità di scelta più che democratica e responsabilizza tutti coloro che si rendono dispondibili avendone le competenze.
Come è democratica anche la rotazione degli incarichi di responsabilità collettiva, a turno per tutti coloro che si rendono disponibili avendone le competenze.
Il sosrteggio e la rotazione/turnazione appartengono alla democrazia diretta mentre l'elezione appartiene alla democrazia indiretta e rappresentativa.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Democrazia, cittadinanza, valori, doveri e diritti umani

Messaggioda Berto » lun lug 08, 2019 9:45 pm

Le due democrazie. Chi non vuole la diretta?
8 luglio 2019
Enzo Trentin

https://www.vicenzareport.it/2019/07/le ... b82xUjvsdw

Vicenza – Giustificare le proprie azioni con la necessità di proteggere i deboli e gli indifesi. Questa è la prima regola della retorica politicante. Quando i faccendieri politici vogliono mettere la popolazione sotto sorveglianza totale, dicono che lo fanno per evitare che i gruppi d’odio colpiscano gli indifesi e i diversi. È poi un errore pensare che l’informazione possa non essere manipolata. I mezzi di comunicazione del sistema pseudo democratico sono il cuore pulsante della dizinformacja funzionale alla partitocrazia. Dunque del trattamento politico dell’informazione.

Inoltre da parte sua il sistema mediatico non riesce a togliersi di dosso la dipendenza dai sondaggi (quasi sempre eterodiretti) più di quanto i candidati riescano a resistere alla tentazione delle apparizioni televisive. In buona parte del nord Italia esiste una specie di fiume carsico che vagheggia l’autonomia. Anzi alcuni politicanti si sono spinti a chiederne una simile a quella del Trentino-Alto Adige (cosa peraltro impossibile).

Ma, sotto sotto, la vera richiesta è l’indipendenza da un paese che, per esempio, sin dalla sua nascita è stato guerrafondaio (vedi l’elenco delle guerre dichiarate dall’Italia). L’ultima (inutile) dichiarazione di guerra italiana ad un paese terzo fu redatta il 14 luglio 1945. Fu del governo guidato da Ferruccio Parri, per cercare di conquistare lo status di alleato, che dichiarò guerra all’Impero Giapponese. Oggi l’Italia non dichiara più guerra a nessuno, e con una capriola semantica afferma di operare in missioni di peacekeeping.

Ciò premesso i sostenitori della democrazia non dovrebbero ignorare il “Modello Ateniese”, che rimane ancora, a parere di molti, un punto di riferimento di primaria importanza. Esso funzionava così:

Ogni singolo cittadino poteva partecipare al dibattito politico.
Ogni singolo cittadino poteva presentare proposte di legge.
Ogni singolo cittadino poteva votare le proposte di legge all’ordine del giorno.
Ogni singolo cittadino poteva iscriversi nelle liste da cui si sorteggiavano le cariche pubbliche. Quasi tutte le cariche pubbliche erano assegnate per sorteggio e avevano durata annuale.
L’Assemblea dei cittadini era l’organo sovrano di Atene.
Non c’erano partiti, né rappresentanti.
I funzionari esercitavano un potere prevalentemente di tipo esecutivo e dovevano in ogni caso rendere conto all’Assemblea.

Questa era la democrazia per gli antichi ateniesi, e tale rimarrà fino al diciottesimo secolo incluso. Si veda l’opera di Luca Chioretto e Pietro Numi “La Democrazia Ateniese = V-IV secolo a.C”. Poi, agli inizi del diciannovesimo secolo, qualcuno inventò il sistema rappresentativo, e questo segnò la morte della democrazia. La giustificazione ufficiale fu che il modello ateniese non era più proponibile nei grandi Stati. Ciò nonostante c’è chi sostiene (tra gli altri, il M5S ha materializzato il Ministro per la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro) che i moderni sistemi informatici potrebbero superare le difficoltà e ritornare ad una democrazia ateniese aggiornata e planetaria.

Ma si sa che Italia è davvero il Paese degli ignoranti, i cui cittadini sono affetti da analfabetismo funzionale, e non sono stati sufficienti 158 anni per risolvere questa emergenza. È infine un errore investire nella vecchia formula delle manifestazioni di strada con bandierine, cortei, megafoni, comunicazione dell’itinerario dei cortei alla prefettura, servizio d’ordine, inquadramento, organizzazione. Questa è una specialità dei partiti (specialmente di sinistra) e dei sindacati. Democrazia e federalismo poi sono complementari l’uno all’altro; infatti nel libro “Del principio federativo” Pierre-Joseph Proudhon sosteneva una cosa che purtroppo tutti i politicanti non hanno mai spiegato (non ne hanno l’interesse); ovvero che il federalismo di basa due principi fondamentali:

La sovranità che tramite il voto i cittadini conferiscono ai rappresentanti, è inferiore alla sovranità che riservano per se stessi sui fatti.
Gli oneri che il “foedus” implica devono essere inferiori (o quanto meno uguali) ai benefici che se ne ricavano.

Concludendo: s’è mai vista una guerra o una missione di peacekeeping avviate dopo un esito referendario che chiedeva proprio questo tipo di azioni?
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Re: Democrazia, cittadinanza, valori, doveri e diritti umani

Messaggioda Berto » gio lug 25, 2019 7:42 am

Veneti venezianisti marciani idolatri e teocratici, che disprezzano la democrazia e che non conoscono la storia e che la reinterpretano a loro gradimento e la ricostruiscono con fantasia.
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 183&t=2786
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