La legge o convenzione internazionale del soccorso in mare

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Messaggioda Berto » dom dic 29, 2019 3:23 am

Malta nega il porto alla Alan Kurdi, i giallorossi offrono Pozzallo
Sergio Rame - Sab, 28/12/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 1psrV19naA

La Alan Kurdi recupera 32 migranti al largo della Libia. La Valletta nega lo sbarco. E il Viminale offre subito un porto sicuro in Italia

Il governo giallorosso apre un altro porto a un'altra Ong. Questa volta tocca a Pozzallo accogliere gli immigrati clandestini che la notte di Natale sono stati raccolti a 17 miglia delle coste libiche dalla Alan Kurdi, la nave della organizzazione non governativa tedesca Sea Eye.

La decisione è stata presa dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese qualche ora dopo che il governo maltese aveva deciso di negare l'attracco all'imbarcazione. "La decisione di assegnare il porto sicuro - fanno sapere dal Viminale - è stata assunta tenendo conto della presenza a bordo di migranti in condizioni di vulnerabilità, per alcuni dei quali è stata anche chiesta l'evacuazione medica".

La Alan Kurdi stava facendo rotta verso Lampedusa quando ha chiesto al governo maltese di far sbarcare una decina di migranti "in condizioni critiche", tra cui una donna incinta e sei bambini. A bordo dell'imbarcazione ci sono 32 migranti che sono stati soccorsi a largo della Libia. Tra questi ci sarebbero appunto una decina di bambini (il più piccolo avrebbe solo tre mesi) e cinue donne, una delle quali sarebbe incinta. "Tutti i sopravvissuti, che viaggiavano su una barca sovraffollata, affermano di essere cittadini libici", hanno fatto sapere in una nota gli attivisti della Sea Eye. La sera di Natale l'equipaggio della nave, che batte bandiera tedesca, ha ricevuto una chiamata di emergenza quando i migranti si trovavano già in zona Safe and rescue (Sar). La chiamata di emergenza è stata inoltrata da Alarm Phone al Centro di coordinamento libico per il salvataggio e alle navi di soccorso Alan Kurdi e Ocean Viking che stavano pattugliando il Mar Mediterraneo centrale.

L'equipaggio della Sea Eye ha impiegatoun paio ore per raggiungere il punto in cui si trovava l'imbarcazione dei migranti. Le autorità libiche non hanno risposto ad alcuna delle chiamate di emergenza che sono state inoltrate. "Quanto può essere sicura la Libia se gli stessi libici per lasciare il Paese così in fretta sono disposti a mettere in mare le loro famiglie a rischio della vita?", ha commentato il presidente dell'ong, Gorden Isler. "Scappare dal Mediterraneo è particolarmente pericoloso in questo periodo dell'anno perché il clima è in costante cambiamento - ha, poi, fatto eco il portavoce Julian Pahlke - se non avessimo raggiunte queste persone, si sarebbero potute trovare nella tempesta attesa per domani. Ciò avrebbe drasticamente ridotto le loro possibilità di sopravvivenza".

Dopo il diniego della Valletta, la Alan Kurdi sbarcherà dunque a Pozzallo. Il Viminale ha, infatti, deciso di assegnare un "porto sicuro" tenendo conto della presenza a bordo di migranti "in condizioni di vulnerabilità", per alcuni dei quali gli attivisti di Sea Eye avevano chiesto l'evacuazione medica. "Dei 32 migranti sulla imbarcazione della ong - fanno sapere dal ministero dell'Interno - dieci sono minori, alcuni in tenera età, e 5 sono donne, di cui una incinta". Secondo le stesse fonti, la Commissione europea avrebbe già avviato, su richiesta dello stesso governo italiano, la procedura per il ricollocamento dei migranti sulla base dell'accordo che era stato raggiunto a Malta. Il loro arrivo è previsto per domani mattina.
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Messaggioda Berto » dom dic 29, 2019 3:25 am

L'immigrazione clandestina è un crimine e questa in particolare è aggravata dall'abuso fraudelento delle convenzioni internazionali sul soccorso in mare e sui rifugiati.
L'Italia non può accogliere e ospitare nessuno senza danneggiare grandemente i suoi cittadini, i suoi abitanti, le sue genti.

L'Italia è piena di debiti, non ha risorse nemmeno per i suoi cittadini, è piena di poveri e di disoccupati, i giovani emigrano, le famiglie non si formano e non si fanno figli perché mancano lavoro e risorse e questi dementi vorrero che ci facessimo carico dei clandestini dall'Africa e dall'Asia, accogliendoli ospitandoli e mantenendoli. Senza considerare la pericolosità mortale dei clandestini nazi maomettani.



L'invasione clandestina è un crimine contro l'umanità, la nostra umanità!
Migrare e invadere la casa e il paese altrui non è un diritto ma un crimine, ed è un dovere impedirlo
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 205&t=2813
https://www.facebook.com/permalink.php? ... 7003387674

La clandestinità o emigrazione/immigrazione clandestina, con l'inganno, la frode (anche abusando delle norme sul soccorso in mare), con la violenza, senza autorizzazione, violando le leggi a tutela dei territori, dei paesi degli stati, il promuoverla, il favorirla e il giustificarla è un grave delitto contro la convivenza civile tra stati, popoli e persone e un crimine contro l'umanità, che viola i diritti umani e civili degli abitanti e dei cittadini di un paese o di uno stato.
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Messaggioda Berto » sab gen 11, 2020 9:35 pm

Sbarcò nonostante il divieto: super multa al comandante della Ong
Giorgia Baroncini - Sab, 11/01/2020

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... g79cAHfhfM

Sanzionato il comandante Reisch che non aveva rispettato il divieto di ingresso in acque territoriali italiane. I giallorossi hanno promesso modifiche al decreto sicurezza, ma le multe continuano ad arrivare

Sono mesi che il governo giallorosso promette modifiche al decreto sicurezza bis. Intanto però le sanzioni per le Ong che non rispettano il divieto di ingresso in acque territoriali italiane continuano ad arrivare.

Multe che derivano proprio dal decreto che la Lega ha fortemente voluto quando era al governo con i pentastellati.

Mentre le modifiche dei giallorossi tardano, ecco che arrivano nuove multe. L'ultima è stata notificata al comandante Claus Peter Reisch. L'importo? 300mila euro. Il comandante era finito nel mirino di Malta e Italia che dal giugno 2018 hanno adottato la politica dei porti chiusi. Ma se, come ricorda Repubblica, Reisch è stato assolto pochi giorni fa dalla corte d'appello maltese dopo essere rimasto bloccato a La Valletta con la Lifeline per un anno e mezzo, in Italia le cose sono andate in modo diverso. Già perché il capitano ha ricevuto ora una multa da 300mila euro per un soccorso effettuato a fine agosto con la Marie Eleonore, ferma dall'1 settembre nel porto di Pozzallo.

È stato lo stesso comandante a dare la notizia della maxi multa sul suo profilo Twitter. "Purtroppo dopo la battaglia un'altra battaglia. Sono stato multato in modo incredibile in Sicilia. Farò ricorso ma nel frattempo è tutto molto costoso", ha scritto Reisch pubblicando la foto della notifica inviata dalla prefettura di Ragusa. "Considerata la situazione disumana e pericolosa in cui ci trovavamo, mi sono visto costretto a dichiarare lo stato di emergenza ed agire contravvenendo alle istruzioni delle autoritá portuali. La vita di esseri umani ha prioritá assoluta. Facendo questo ho violato peró il cosiddetto 'decreto sicurezza' proclamato dal signor Salvini. Mi è stata mandata una multa di 300mila euro", ha spiegato il comandante chiedendo sostegno per le spese con una donazione online.

E così, mentre nel governo giallorosso si cerca di trovare la quadra sul decreto sicurezza bis, le sanzioni continuano ad arrivare. Multe salate contro le quali si era espresso anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Intanto, ci sono ancora tre navi ferme nei porti siciliani per il decreto sicurezza. Nonostante i ricorsi al Tar, le navi restano bloccate a Pozzallo e Licata. In questi ultimi mesi però il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, non ha più firmato i divieti di ingresso in acque territoriali italiane. E gli effetti sono nuovi sbarchi sulle coste siciliane. Nei primi 10 giorni del nuovo anno sono sbarcati complessivamente 228 migranti e i numeri sembrano destinati a crescere.
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Messaggioda Berto » sab gen 18, 2020 2:22 pm

Immigrazione, la nuova idea della commissione: "Dare cornice legale alle Ong"
Mauro Indelicato - Sab, 18/01/2020

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 58Ss7hufO8

In un'intervista a La Repubblica, il vice presidente della commissione europea Margaritis Schinas ha parlato delle Ong: "Fanno un gran lavoro, ma dovrebbero essere comprese all'interno di una cornice legale che non c'è"

C’è una parte del discorso ricavato dall’intervista che Margaritis Schinas, vice presidente della commissione europea, ha rilasciato al quotidiano La Repubblica che appare piuttosto "ambigua".

E questo sia da un punto di vista prettamente politico, quanto "tecnico". In particolare, nel colloquio con il corrispondente di Repubblica, Alberto D’Argenio, il rappresentante greco nella commissione di Bruxelles ha parlato di Ong con riferimento ovviamente all’immigrazione: "Le Ong sono una parte della soluzione e fanno un grandissimo lavoro – ha dichiarato Schinas – Tuttavia devono essere inquadrate in una cornice legale che al momento non c'è".

Ecco, è bene ripartire da quest’ultima parte di questa affermazione: le organizzazioni non governative, secondo il vice presidente della commissione europea, al momento non stanno operando all’interno di una cornice legale.

Una frase del genere, vuol dire una sola cosa e senza avventurarsi in altre interpretazioni: le ong, evidentemente, non stanno svolgendo un'azione legale. Forse, secondo la visione politica del vice presidente della commissione, la loro opera è ammirevole ed è preziosa ma, ad oggi, non compresa dentro un contesto di legalità. E, paradossalmente, un’affermazione del genere non è poi così lontana da quanto dichiarato negli ultimi mesi dall’ex ministro dell’interno Matteo Salvini. Nel suo elogiare l’opera delle Ong, Schinas ha però ammesso (forse imprudentemente) che tali organizzazioni svolgono un lavoro non compreso del tutto all’interno degli alvei della legalità.

Fin qui il dato tecnico dell’ambiguità rintracciabile nel discorso del vice presidente della commissione europea. C’è poi l’ambiguità di natura politica: secondo quanto da lui dichiarato, evidentemente l’Europa ha in mente di legalizzare ciò che fino ad oggi non è ritenuto legale. Dunque, potrebbe essere emerso un disegno volto ad “istituzionalizzare” il ruolo delle organizzazioni non governative.

In pratica, secondo Schinas, si potrebbe rendere ufficiale il lavoro delle organizzazioni, dare loro il rango di enti incaricati di andare a prendere i migranti a largo della Libia. In questo caso, più che l’ambiguità ad emergere è in realtà il poco senso politico di questa affermazione. Al di là del giudizio che si può avere sull’operato delle Ong, per qual motivo però l’Europa dovrebbe in futuro delegare loro ufficialmente un ruolo, quale quello del pattugliamento del mare antistante i confini, che dovrebbe invece spettare agli Stati o, al massimo, ad operazioni comunitarie?

Le Ong stesse più volte hanno ammesso di esistere per “sostituirsi” ad un’Europa che non garantisce la sicurezza dei migranti. Dunque, non si comprende secondo quale ratio il vice presidente della commissione europea è arrivato a pensare di delegare la risoluzione del problema a quelle organizzazioni che hanno come scopo principale quello di sostituirsi al ruolo della stessa Ue.

Poche idee, ma molto confuse: verrebbe questo da pensare nel leggere le dichiarazioni di Schinas. Il quale poi, come fatto dal ministro dell’interno Lamorgese nei mesi scorsi, è tornato a parlare del cosiddetto “accordo di Malta” sul ricollocamento dei migranti negli altri paesi europei.

Un accordo che, come detto più volte, accordo in realtà non è: si è trattato in realtà di una prima intesa di fondo tra quattro Paesi Ue, contenuta in un foglio con 5 punti principali sottoscritti il 23 settembre scorso a Malta. Un’intesa che, peraltro, non solo non è mai entrata in vigore ma è stata anche cassata dalla stragrande maggioranza dei ministri dell’interno riuniti in Lussemburgo l’8 ottobre scorso.

Ma secondo Schinas, “l’accordo sta funzionando benissimo, nei primi 8 mesi del 2019 ci sono stati 85 ricollocamenti – ha dichiarato il politico greco – Da settembre, ovvero da quando l' Accordo è in funzione, sono stati redistribuiti 400 migranti sbarcati in Italia”. Numeri che in realtà nascondono il fatto che l’accordo, come detto, non è mai diventato vincolante e che i meccanismi di redistribuzione sono gli stessi di prima. Semplicemente, sotto il profilo politico, c’è volontà da parte di Bruxelles (così come di Berlino) di mostrarsi al fianco del governo giallorosso ed offrire all’esecutivo Conte II una sponda politica dietro la quale trincerarsi visto che, come dimostrano anche i primi dati del 2020, il trend degli sbarchi è in continuo aumento.
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Messaggioda Berto » sab gen 18, 2020 2:23 pm

Vicenza, vescovo contro Ong: “Sono trafficanti di carne umana”
12 gennaio 2020

https://stopcensura.info/vicenza-vescov ... 5VwJJdMdJI

Monsignor Adriano Tessarollo, vescovo della provincia di Vicenza, in un editoriale per il settimanale diocesano Nuova scintilla si era scagliato contro le Ong. E aveva sostanzialmente dato retta a Salvini. È interessante riprendere visione di questa puntuale accusa ai trafficanti umanitari, visto oggi quello che sta accadendo:

“Nessuno gioisce perché 49 “profughi” da 18 giorni sono in mare raccolti da navi che non hanno l’autorizzazione di nessuno Stato europeo di sbarcarli perché nessuno dichiara la disponibilità ad accoglierli e offrire loro la prospettiva di una vita dignitosa nel proprio territorio – riporta il vescovo -. Ora l’Italia rifiuta l’obbligo di sentirsi obbligata all’accoglienza per le discutibili regole in atto. Giustamente devono valere le ragioni umanitarie, solitamente gravi e improvvise, che richiedono disponibilità immediata e indiscussa”.

“Da tempo però – sottolinea monsignor Tessarollo – le “ragioni umanitarie” non paiono più impreviste e improvvise ma prevedibili e programmate per un flusso ormai regolare di molte persone che continua da molto tempo e continuerà ancora a lungo, secondo un copione fisso: dai campi profughi dove si sfrutta, si tortura e si estorce, gli scafisti, con minacce e illusioni si fanno pagare estorcendo il denaro, per poi imbarcare per un tratto di mare queste persone, sapendo che poi le affideranno alle navi Ong che le raccoglieranno per sbarcarle da qualche parte, solitamente in Italia o Malta, porte dell’Europa.

“Ma queste Ong – conclude il vescovo – non hanno alcun accordo di dignitosa accoglienza da parte dello Stato dove le sbarcano. La loro opera di “salvataggio” è di caricare e scaricare queste persone da qualche parte. Poi altri ci penseranno. Ma dato che la cosa dura da diversi anni con la prospettiva che non finirà domani, non sarà il caso che gli organizzatori di quei “salvataggi” non si limitino alle semplici operazioni di carico-scarico di merci umane, ma si interessino anche delle prospettive umanitarie e politiche di chi “riceve quei carichi umani” e della effettiva disponibilità e possibilità non solo di accoglienza ma anche di accudienza, di regolarizzazione e di offerta di possibilità di vita umanamente dignitosa?”.

Solo su questo punto ci troviamo meno in sintonia con le parole del vescovo. La maggior parte dei migranti qui in Italia fa una vita dignitosa. Tra “redditi di cittadinanza”, vitto e alloggio garantiti e tante altre forme di sussidio statale, finanziato dai contribuenti italiani, come per esempio il pocket money, non hanno di che lamentarsi. Sono proprio loro stessi a sostenerlo:
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Messaggioda Berto » mar gen 28, 2020 8:58 pm

Migranti, la Procura di Agrigento chiede archiviazione per capo missione e comandante della nave Mare Jonio della ong Mediterranea
Il Fatto Quotidiano
28 gennaio 2020

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/0 ... ux3MchL8WA

La Procura di Agrigento ha chiesto l’archiviazione per Luca Casarini e Pietro Marrone,capo missione e comandante della nave Mare Jonio della ong Mediterranea Saving Humans sotto indagine con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e il mancato rispetto di un ordine dato da una nave militare. Nel marzo 2019 il comandante Marrone non aveva obbedito all’alt intimato dalla Guardia di Finanza durante una traversata con a bordo 49 persone. Azione che spinse la Procura a iscrivere i due nel registro degli indagati e a sequestrare la nave. “Ricordo che quella di Mare Jonio fu una missione fondamentale, era stata la prima volta dopo mesi in cui il diritto era stato sovrastato dagli hashtag e i tweet dell’ex ministro dell’Interno. In quell’occasione una nave della società civile era entrata in porto nel minor tempo possibile facendo quello che doveva fare e oggi questo viene riconosciuto anche per vie giudiziarie”, ha commentato la portavoce della ong, Alessandra Sciurba.

A bordo della nave c’erano uomini e minori non accompagnati provenienti da Camerun, Gambia, Guinea, Nigeria, Senegal e Benin. L’iscrizione di Casarini nel registro degli indagati era avvenuta qualche giorno dopo quella del comandante, quando venne ascoltato dal procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e dal pubblico ministero, Cecilia Baravelli. I pm interruppero l’interrogatorio di Casarini come persona informata dei fatti.

“In quell’occasione abbiamo fatto il nostro dovere – continua Sciurba – È una richiesta che dà riscontro oggettivo a quello che abbiamo sempre saputo e conferma il fatto che negli ultimi due anni le navi della società civile hanno avuto questo ruolo, ossia quello di difendere la vita umana e la vita di tutti in un Mediterraneo in cui i governi non hanno difeso la vita umana ma hanno oltraggiato il diritto delle persone”. Sciurba conclude dicendo che l’episodio contestato “era stata la prima volta in cui una nave della società civile era entrata in porto seguendo il diritto e non avendo paura delle minacce”. E sull’alt della Guardia di Finanza: “Ricordo semplicemente che quell’ordine era incompatibile con il dovere di un comandante di mettere in sicurezza l’equipaggio. Chi diede quell’ordine ai finanzieri?”.
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Messaggioda Berto » sab feb 15, 2020 9:41 am

Naufraghi, migranti, profughi, clandestini: ecco cosa ci dicono il diritto e il principio di realtà
Atlantico Quotidiano
Roberto Ezio Pozzo
15 febbraio 2020

http://www.atlanticoquotidiano.it/quoti ... rkcwfrimg4

Naufrago non si può diventarlo con la preordinazione di esserlo e non può esistere immigrazione senza regole: nessuno stato di diritto può ammettere sul proprio territorio chi vi s’introduca con l’inganno o di nascosto

Facciamo un pò di chiarezza sulla questione del “salvataggio” in mare dei c.d. “migranti”, come sembrerebbe obbligatorio definirli tutti. Occorre operare una distinzione tra le varie fattispecie di persone che si trovino in mare e richiedenti di essere trasportate “in salvo”, per quanto ampiamente normate dalle convenzioni e dai trattati internazionali. La questione attiene, oltre che a motivazioni d’ordine morale ed etico, a precise casistiche, ben diverse e non sovrapponibili tra loro. Partiamo dalla varia nomenclatura con la quale, spesso a fini suggestivi, vengono denominate le persone che le nostre navi militari e quelle delle ong “soccorrono” nel tratto di mare tra le coste africane ed il nostro meridione.

Si parla spesso di naufraghi. Quasi sempre il termine è inappropriato, perché “naufrago” è soltanto chi sia stato espulso da un mezzo di navigazione marittimo o aereo per causa di un incidente di qualsivoglia natura. Con un pò di interpretazione estensiva del termine, naufrago potrebbe forse essere anche chi si trovi ancora a bordo del mezzo di trasporto ormai divenuto ingovernabile. Ma non sarà mai tale chi si trovi a bordo di una nave o aeromobile ancora in grado di governare autonomamente. Togliamo, di conseguenza, una bella fetta di persone dalla categoria protetta dei naufraghi tra le migliaia che si avvicinano alle nostre coste. Non parliamo nemmeno di quelli che hanno pagato (cifre enormi) a dei criminali per avere un passaggio verso l’Italia, concordando con precisione satellitare luogo ed ora del trasbordo su altre navi che li attendevano.

Non guasta ricordare che, dalle Convenzioni di Ginevra ed ai loro Protocolli aggiuntivi (in questo caso il terzo) in avanti, la tutela, persino in tempo di guerra, distingue tra quelli che sono da considerarsi intoccabili, come nel caso di un pilota che si cali col paracadute in suolo nemico dopo l’abbattimento del suo aereo, sul quale non si può sparare, e quelli che, pure col paracadute, si calino al suolo per compiere azioni di guerra, ed in quel caso è più che lecito mirare a loro anche fintanto si trovino, pressoché indifesi, ancora in cielo. È il principio delle finalità con le quali un soggetto si introduca, sia pure con mezzi di fortuna, al suolo estero, quello che, giustamente, rileva, più che il mezzo tecnico con il quale egli lo fa. Naufrago non si può diventarlo con la preordinazione di esserlo. Non basta essere a bordo di un barcone più o meno fatiscente per godere di tutela internazionalmente garantita, tranne nel caso in cui i trasportati non versino in stato di pericolo di vita. In tal senso s’esprime il nostro Codice della Navigazione, ove prevede (art. 1158) l’autonomo reato di omissione di assistenza a navi o persone in pericolo e le convenzioni SOLAS e SAR, che obbligano, nelle medesime circostanze e solo in quelle, di prestare soccorso ed assistenza per accompagnare in un luogo sicuro o, almeno, assicurarsi che alle persone in pericolo venga loro garantito tale soccorso.

La questione è spinosa e di non semplice attuazione pratica, soprattutto ove sia necessario identificare quale possa essere considerato “luogo sicuro”, più che “porto sicuro”, tenendo conto di circostanze inerenti le convenzioni specifiche interstatuali e le condizioni tecnicamente rilevanti, come quelle meteorologiche o derivanti dalla presenza di minori o ammalati a bordo del natante che s’intenda soccorrere. Il cosiddetto “porto sicuro”, evoluzione tecnica del “luogo sicuro” potrebbe essere tale dal punto di vista della sua idoneità a prestare efficace soccorso ed offrire rifugio a chi ne abbisogni, ma non essere idoneo perché non disponibile per scelte politiche di questo o di quello Stato (sovrano, non dimentichiamolo) che non volesse accogliere i soccorsi. Interi tomi di diritto internazionale e diritto marittimo si occupano della questione del salvataggio in mare, ed ovviamente ne abbiamo, qui, soltanto fatto un conciso accenno, ma rimane il fatto che se non esiste un pericolo attuale e reale per la vita dei naviganti, non esista obbligo alcuno di recare loro salvataggio.

Ma quando non si possa parlare di naufraghi, bensì si tratti di migranti, ossia persone che ritengano opportuno, di loro volontà, trasferirsi in altri Paesi per motivi economici, la questione cambia radicalmente. In questo caso, la legge del mare e le convenzioni internazionali non possono trovare applicazione, se non limitatamente alle garanzie che chiunque ha a proposito di trattamento conforme alla dignità umana ed alla sua inviolabilità personale. Le norme sulla migrazione, trattate peraltro non uniformemente da ogni nazione, sono le uniche alle quali sarà possibile fare riferimento e le uniche da rispettare e delle quali pretendere il rispetto, come per ogni norma. Un atteggiamento, potremmo dire “buonistico”, molto diffuso nella cultura politically correct della nostra sinistra, che pervade larga parte del mainstream italico, porterebbe a non porre alcun limite, nemmeno puramente numerico, alle istanze di coloro che ritengano l’Italia (e forse anche l’Europa, ma intanto sbarcano da noi) un luogo dove si viva meglio e ciò è un gravissimo errore. Non abbiamo certo scoperto adesso che l’Africa, o perlomeno la sua parte centrale, non offra grandi prospettive ai suoi abitanti, ma non per questo possiamo accoglierli tutti, anche perché non siamo minimamente in grado di offrire loro qualcosa di realmente migliore. Non coglie affatto nel segno ricordare le nostre migrazioni verso le Americhe, o verso il Canada e l’Australia degli anni 50-60 del secolo scorso, anzi, riafferma il principio secondo il quale se si emigra in altra parte del mondo bisogna prima sapere cosa si va a fare, avere i documenti in regola, rispettare le leggi dei Paesi che ci accoglieranno e potranno darci lavoro, con le loro modalità che non potremo certo modificare noi. Si pensi soltanto, per parlare di oggi, di quali limiti la civilissima e mai stigmatizzata Australia ponga all’emigrazione per scopi di lavoro o di semplice turismo. Sono severissimi, non concedono sconti né deroghe e va bene a tutto il mondo, e tutti li lasciano (giustamente) fare, mentre a noi tutti fanno la morale. Non esiste né potrà mai esistere emigrazione senza regole, senza documenti, senza rispetto di norme anche sanitarie (ora più che mai cogenti e necessarie) e certamente mai potrà essere definita emigrazione quella di chi s’introduce sul suolo altrui contro la volontà e le norme degli abitanti di quel Paese. Qualcuno parla, invece, d’invasione. Difficile dare loro torto del tutto, se non per questione di numeri, anche se, su quelli, basterà aspettare qualche anno ancora e poi, semmai, riparlarne.

Profughi, esiliati o rifugiati allora? in questo caso, la definizione è applicabile unicamente alle persone che hanno dovuto lasciare il loro Paese perché perseguitati (in modo grave e dimostrabile, e non per semplice dissenso con l’autorità statale) o perché colpiti da guerre e calamità che ne avrebbero compromesso l’incolumità e l’esercizio dei loro diritti insopprimibili. Tale condizione deve essere valutata caso per caso e non certo concedibile d’ufficio a chiunque provenga da una data nazione. Il c.d. diritto umanitario è in costante sviluppo, benché molte siano le critiche ad alcune sue emanazioni di parte o dettate da interessi economici. È materia davvero ostica e non facilmente applicabile senza conoscere le reali condizioni dei singoli, soprattutto nel caso in cui gli stessi si professino, per fare un esempio largamente attuale, appartenti ad una nazionalità diversa da quella reale, approfittando, magari, della circostanza che in una nazione vi sia effettivamente o meno la guerra. È forse il caso più spinoso da affrontare e, comunque, la soluzione non è mai tabellare. Si pensi al caso di Paesi in cui la costante violazione dei diritti fondamentali dei singoli sia la norma quotidiana (e ne conosciamo a decine se non centinaia, e quasi tutti popolosissimi); che fare in quei casi? Li dichiariamo tutti rifugiati e li accogliamo tutti? Attenti con le definizioni e con l’ecumenismo.

E che dire dei clandestini, infine? Unico caso, almeno in linea teorica, di soluzione più semplificata. Nessuno stato di diritto può ammettere sul proprio territorio chi vi s’introduca con l’inganno o nascostamente. Se mettessimo in dubbio questo elementare principio di civiltà sarebbe la fine della legalità. Eppure qualcuno vorrebbe equipararli ai migranti, ai naufraghi, agli esiliati. A quel punto, per coerenza e dirittura morale, bisognerà non perseguire nemmeno chi ruba per fame, chi si sottrae al fisco per bisogno economico, chi persino uccida per provata esasperazione. Ma la legge va rispettata, pur con il contemperamento delle attenuanti di pena da essa previste, come quelle dell’art. 62 del Codice Penale vigente. Ma la clandestinità, in Italia come in ogni altro Paese civile, è ancora un reato. Lo si tolga, magari (con le conseguenze del caso) e poi non faremo più nulla nei confronti di chi si è introdotto clandestinamente da noi.

Alberto Pento
L'articolista si è dimenticato alcuni aspetti importanti a cui va in ogni caso subordinata l'accoglienza:
1) i costi dell'accoglienza e le possibilità economico-finanziarie del paese,
2) la sicurezza dello stato e il benessere dei cittadini,
3) la compatibilità politico colturale dei migranti e dei naufraghi con con il paese che potrebbe accoglierli.
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