Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » ven nov 08, 2019 3:08 am

Stranieri si fingono bisognosi, poi aggrediscono e rapinano parroco
Federico Garau - Gio, 07/11/2019 - 13:42
3 minuti

Il prete ha mal riposto la sua fiducia nei confronti dei giovani extracomunitari, che hanno atteso il momento opportuno in cui agire. Quando il 75enne, persuaso dalla storia dei due, ha deciso di dar loro un aiuto economico, è stato seguito ed attaccato alle spalle

Una storia strappalacrime per convincere un parroco di Vigolo Marchese (Piacenza) a dar loro qualche soldo, poi i due stranieri lo aggrediscono alle spalle e lo rapinano.

L'episodio a cui si fa riferimento è avvenuto durante la giornata dello scorso venerdì, tra le pareti della canonica della piccola frazione di Castell'Arquato, dove il religioso è stato avvicinato da due giovani extracomunitari dichiaratisi fin da subito bisognosi di supporto. Non un sostegno morale, tuttavia, bensì un concreto aiuto economico dato che, come riferito al parroco 75enne, erano in cerca di denaro per poter finalmente fare ritorno al proprio paese d'origine.

Abbindolato dalla storiella raccontatagli dai ragazzi, e per nulla insospettito del fatto che dietro di essa potesse celarsi un qualche inganno, il parroco ha quindi deciso di dar loro personalmente un caritatevole contributo.

Dopo aver detto ai due extracomunitari di aspettare, il 75enne si è quindi diretto verso il luogo in cui era solito conservare del denaro che potesse essere utilizzato in caso di emergenza od improrogabile necessità.

La fiducia nei confronti dei giovani si è rivelata essere purtroppo mal riposta. I due, infatti, hanno seguito il parroco e lo hanno assalito alle spalle per impossessarsi di tutto il denaro nascosto. Dopo averlo colpito e spintonato con violenza, gli stranieri sono fuggiti dalla canonica con un bottino di 500 euro e sono saliti a bordo di un'autovettura posteggiata all'esterno, facendo perdere immediatamente le proprie tracce.

Ancora sotto choc, nonchè dolorante a causa dell'aggressione subita, il 75enne ha contattato telefonicamente le forze dell'ordine, giunte in breve sul posto. I carabinieri hanno raggiunto la canonica, così come un'ambulanza del 118, il cui personale sanitario si è occupato di assistere la vittima della rapina. A causa del forte trauma subiro, infatti, il parroco aveva accusato un malore.

Tuttora in corso le ricerche dei due responsabili del furto.
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Messaggioda Berto » sab feb 01, 2020 9:30 am

Milano, a San Siro 260 case abusive in mano a un clan di egiziani
Giampiero Rossi
20 gennaio 2020

https://milano.corriere.it/notizie/cron ... yNSNmID8b8
Un piccolo impero immobiliare fondato sulle occupazioni abusive di case popolari e su mutui bancari generosi. Un business vivace e in costante sviluppo che prospera lungo l’asse che unisce due province egiziane e il quadrilatero Aler della zona San Siro, ma che non avrebbe potuto decollare senza la benedizione di istituti di credito da Paese di Bengodi e di qualche compiacenza strategica. Sono stati necessari tre mesi di lavoro, negli uffici di viale Romagna, dove la squadra addetta alla sicurezza ha incrociato dati su dati, mettendo insieme un puzzle che ha rivelato un disegno sconcertante: alcune famiglie di inquilini abusivi sono proprietarie di 130 appartamenti sparsi in tutta Milano, comprati alle aste pubbliche, oltre ai 130 in cui abitano irregolarmente.

L’hanno chiamata operazione «Sharkia’s home», prendendo il nome dal governatorato egiziano a Nord del Cairo da dove provengono molti dei protagonisti. Tutto è cominciato con una di quelle percezioni che maturano a sensazione, a colpo d’occhio, osservando tabelle, elenchi e numeri. Parlando con i responsabili della sicurezza, il presidente di Aler, Angelo Sala si è soffermato sulla casella relativa alle origini di diverse famiglie che occupano abusivamente decine di alloggi dell’Azienda regionale per l’edilizia popolare tra via Tracia, via Abbiati, via Preneste, piazza Selinunte, via Morgantini , via Gigante, via Civitali, via Paravia e — in misura minore — altre strade del vecchio quartiere San Siro. Molte di quelle persone arrivavano dall’Egitto. Ma considerando che si tratta di un Paese che si avvicina rapidamente alla soglia dei cento milioni di abitanti era ancora poco per tentare di individuare un legame tra quelle famiglie. Qualcosa di più, tuttavia, lo suggeriva la riga successiva: il governatorato, cioè la provincia di provenienza. La grande maggioranza si concentrava su due località: Sharkia e Asyut.

Ancora non era molto, ma abbastanza da stimolare la voglia di provare a vederci più chiaro. Così, incrociando i dati anagrafici con quelli catastali, una dopo l’altra sono spuntate una serie di proprietà di immobili intestati ai diversi componenti di quelle famiglie. Gli investigatori dell’Aler ne hanno contati (finora) 130. Tutti acquistati da aste pubbliche, pagati con mutui bancari e poi messi a reddito. Perché loro, i proprietari, hanno continuato ad abitare negli appartamenti popolari occupati abusivamente, affittando gli immobili di proprietà a inquilini paganti. Ma le coincidenze interessanti non finiscono qui. Dal successivo giro di approfondimenti è emerso che a consentire questa fitta serie di compravendite sono stati i mutui concessi soprattutto da tre istituti di credito. Una banca, in particolare avrebbe prestato alla rete degli immobiliaristi egiziani quasi un milione e centomila euro. E un altro milione circa è arrivato da altre due importanti marchi bancari. «Non sappiamo se quei mutui siano stati accesi nelle stesse agenzie, o magari dagli stessi funzionari — spiegano i detective di Aler — forse lo potrà scoprire un’indagine giudiziaria». E l’altro interrogativo aperto riguarda l’eventuale esistenza di qualche «basista» all’interno del sistema che governa le aste pubbliche.

Intanto la grande truffa dell’agenzia immobiliare clandestina di San Siro ha prodotto un primo effetto: le famiglie che occupano abusivamente gli alloggi Aler sono salite in cima alla lista degli sgomberi, dal momento che ormai è evidente che hanno a disposizione più di una casa di proprietà. Restano da quantificare i danni economici (e sociali), ma il presidente Angelo Sala è soddisfatto «per l’ottimo lavoro di questi ragazzi che non si sono risparmiati». Oltre all’operazione «Sharkia», l’attività investigativa interna di viale Romagna ha portato alla luce un altro caso clamoroso di business illegale all’ombra dell’edilizia pubblica: al Corvetto, un giovane occupante abusivo affittava le tre stanze del «suo» appartamento Aler a studenti, incassando affitti mensili da 400 euro per ospite. E per trovare i clienti pubblicava annunci su siti di annunci come Booking e Subito.it. Ma qualcuno ha riconosciuto la casa dalle foto.
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » sab feb 01, 2020 9:30 am

Accoglie in casa un migrante e si innamora: lui la picchia per mesi
Andrea Pegoraro - Ven, 31/01/2020

https://www.ilgiornale.it/news/cronache ... nr8w_vROFw

Le aggressioni sono durate 4 mesi. L'uomo sembra scomparso ma questo è un intralcio per la giustizia che non può fare il suo corso. La vicenda è successa in provincia di Belluno

Lo aveva accolto in casa e si era innamorato di lui ma poi l’uomo aveva iniziato ad aggredirla fisicamente e verbalmente.

Una donna di 44 anni originaria di Feltre, in provincia di Belluno, ha vissuto un vero e proprio incubo. Aveva instaurato una relazione sentimentale con un migrante pakistano di 35 anni, il quale sembra scomparso. Si tratta di un intralcio per la giustizia, che in questo modo non riesce a fare il suo corso ma allo stesso tempo è una liberazione per la donna, la quale non era riuscita a mandarlo via di casa.

I fatti

La donna, che ha dei figli da una precedente relazione, aveva denunciato il pakistano nel novembre del 2018 dopo l’ennesima violenza. I tormenti erano iniziati ad agosto dello stesso anno. E sono andati avanti per quattro mesi in cui ha dovuto sopportare le angherie dell’uomo, che scatenava la sua furia soprattutto nei weekend con cadenza settimanale. Come riporta Il Gazzettino, il migrante avrebbe picchiato, strattonato e aggredito la sua compagna. Stando alle prime ricostruzioni, il comportamento dell’uomo sarebbe stato causato dall’abuso di alcol e sostanza a cui il pakistano non riusciva a rinunciare. Sembra che l’uomo abbia anche preso la fidanzata per il collo, minacciandola di morte e l’abbia ripresa in modo brutto per le faccende domestiche fatte male secondo il migrante. In un altro momento, l’avrebbe mortificata davanti ai suoi figli.

Una situazione insostenibile per la donna, la quale avrebbe cercato in vari modi di cacciare di casa il compagno ma non fu affatto facile. La feltrina si rivolse ai carabinieri e riuscì a mettere fine alla sua relazione tornando ad una situazione normale. L’uomo è stato indagato per maltrattamenti in famiglia ma ha sempre dichiarato di non aver compiuto nulla di male, respingendo ogni accusa.

Il processo

Ieri mattina il tribunale di Belluno doveva stabilire se rinviare a giudizio il migrante, accusato di maltrattamenti in famiglia. Il giudice dell’udienza preliminare non ha però potuto procedere in quanto occorre prima verificare che il pakistano sia a conoscenza del procedimento. Quando venne indagato l’uomo nominò un suo legale di fiducia del foro di Bari ma questo non è sufficiente. L’avvocato ha rinunciato all’incarico ed è stato nominato d’ufficio un legale dell’Alpago, che ieri lo rappresentava in tribunale. Il giudice ha rinviato l’udienza al 7 maggio perché intende accertare la correttezza delle notifiche. Per legge l'uomo non può essere processato a sua insaputa.
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » dom feb 02, 2020 7:16 pm

Lite in azienda, operaio marocchino armato di motosega tenta di decapitare colleghi
Gabriele Laganà - Ven, 31/01/2020

https://www.ilgiornale.it/news/cronache ... 19683.html

La violenza è avvenuta all’interno della ditta Mantese Legnami a Farra di Soligo, nel Trevigiano. Il marocchino era stato assunto due giorni prima

Prima litiga per futili motivi con alcuni colleghi e poi, come in un film horror, si impossessa di una motosega e tenta di decapitare i suoi compagni di lavoro che, per mettersi in salvo, corrono terrorizzati in strada in cerca di aiuto.

L’assurdo e folle episodio, terminato con il ferimento di due persone, è avvenuto nel pomeriggio di ieri nella storica ditta Mantese Legnami in via Castelletto 58, situata lungo la trafficata strada provinciale 32 che da Farra di Soligo porta alla frazione di Col San Martino, in provincia di Treviso. Come riporta Il Gazzettino, a tentare di compiere la strage è stato M.N., un 32enne marocchino assunto soltanto due giorni prima tramite un'agenzia di lavoro interinale.

L’esplosione di violenza è avvenuta intorno alle 16.30 quando lo straniero inizia un battibecco con un collega. Subito tra i due scatta la rissa. Gli altri colleghi di lavoro, con l'aiuto dei due titolari, Mirco e Giovanni Mantese e di un rappresentante sono intervenuti per dividere i contendenti.

Il tentativo è andato a buon fine. O almeno sembrava. All’improvviso, infatti, il nordafricano è andato di nuovo in escandescenze e, dopo essersi impossessato di una punta di un trapano lunga 80 centimetri e del peso di alcuni chilogrammi, si è scagliato contro chi capitava. A farne le spese è stato proprio uno dei titolari che è stato colpito alla testa. Lo straniero poi è corso nel piazzale situato vicino agli uffici dell'azienda e ha riversato la sua furia contro le auto lì parcheggiate, danneggiandole.

Ma il pomeriggio di terrore era solo iniziato. Il marocchino, del tutto fuori di sé, ha preso una motosega e, mentre tentava di azionarla, rincorreva i presenti minacciandoli di tagliarli la testa. È il panico. Alcune persone, non potendo fare altro, sono scappate lungo la strada provinciale, in quel momento molto trafficata, sempre inseguiti dal nordafricano che continuava a gridare frasi come ''vi taglio la testa, vi ammazzo tutti''.

Nel frattempo uno dei titolari ha chiamato il 112, spiegando quanto stava accadendo all'interno dell'azienda. In pochi minuti sul posto sono giunte due ambulanze e un'auto medica per soccorrere i feriti e due auto dei carabinieri della Compagnia di Vittorio Veneto. I militari dell'Arma, raggiunto l’aggressore, sono riusciti a farlo desistere dai suoi propositi omicidi. Dopo averlo fatto calmare, i carabinieri hanno bloccato e reso inoffensivo il marocchino che successivamente è stato arrestato.

Due le persone condotte al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria dei Battuti di Conegliano. Giovanni Mantese, il titolare della ditta, è stato medicato per una ferita lacero contusa alla testa. Le sue condizioni non sarebbero gravi. Un operaio, invece, ha riportato una frattura al polso della mano destra oltre a diverse escoriazioni in varie parti del corpo. Tutto sommato, le conseguenze sono state minime se si considera quanto poteva accadere.
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » ven feb 07, 2020 10:40 am

“Bruceremo le chiese”: cresce l’odio per i cristiani
Giuliano Guzzo
05-02-2020

https://lanuovabq.it/it/bruceremo-le-ch ... Q.facebook

Chiese vandalizzate, presepi distrutti, cimiteri profanati, statue della Madonna rubate o sfregiate. Solo stando alle notizie di stampa sono circa sessanta episodi di cristianofobia: venti di questi avvenuti negli ultimi tre anni, con una escalation allarmante. Colpa anche della politica e dei media.

«Bruceremo le chiese». È l’inquietante scritta comparsa nella notte tra sabato 1 e domenica 2 febbraio sulla parete esterna della chiesa di san Pietro, in pieno centro storico a Trento, tra la piazzetta del Conservatorio e, appunto, via san Pietro. Un fatto molto grave, a fronte del quale l’indignazione cittadina si è levata con Alberto Pattini, consigliere comunale del Patt, che ha annunciato sui social di aver presentato una segnalazione alla Questura, con conseguente indagine contro ignoti. Anche Devid Moranduzzo, consigliere provinciale della Lega, è intervenuto sulla vicenda augurandosi che il responsabile dell’imbrattamento venga individuato: «La telecamera installata a pochi metri dalla chiesa di San Pietro ha ripreso tutto: aspettiamo nome, cognome e foto di chi ha fatto quella scritta».

Tutto bene, quindi? Non proprio. Infatti, quella minaccia - «bruceremo le chiese» - è solo l’ultima di una serie. Per la chiesa di San Pietro, finita nel mirino già in passato, ma pure per la città di Trento e per il Trentino tutto che, a dispetto delle sue piccole dimensioni (540.000 abitanti), ha negli ultimi anni assistito a decine e decine di episodi simili. I primi ad esserne consapevoli sono gli abitanti di Trento che, già nell’aprile 2018, avviarono una petizione perché esasperati dall’attacco ai simboli sacri della città; furono raccolte oltre 500 firme. In pochi minuti. Ciò nonostante, a Trento gli atti anticristiani non fanno ormai quasi più notizia. Basti pensare a quanto accaduto poche settimane fa, nel dicembre 2019, quando è stata rubata la statua di Gesù Bambino a Santa Maria Maggiore, la chiesa che ospitò il Concilio. Un furto analogo a quello accaduto nel dicembre 2017 in piazza Duomo, quando dal presepe fu rubato il Bambinello in legno realizzato da alcuni artigiani locali. Tornando a Santa Maria Maggiore, non si può poi dimenticare quanto accaduto nel luglio 2016, quando dei vandali sfregiarono una statua della Madonna.

Nel settembre 2015, era invece balzata alle cronache locali la denuncia dell’avvocato Paolo Frizzi, il quale segnalò come nel cimitero monumentale di Trento alcuni avessero preso, indisturbati, a defecare tra le lapidi. Un episodio che fece scalpore, qualche anno prima – precisamente nell’aprile 2006 – fu quanto accadde, sempre nella città capoluogo, nella chiesa di san Giuseppe, dove qualcuno si introdusse e orinò sull’altare. E potremmo continuare a lungo elencando casi di chiese vandalizzate, presepi distrutti, cimiteri profanati, statue della Madonna rubate o sfregiate. Tutte testimonianze di un odio che, inevitabilmente, rischia di sfociare contro i cristiani stessi. Anzi, è già sfociato: nel luglio 2018, dei manifestanti pro vita che recitavano il Rosario davanti all’ospedale di Rovereto sono stati aggrediti e minacciati da un gruppo di anarchici; un episodio che non si è più ripetuto solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine; nell’ottobre 2014, a seguito di un’aggressione, un sacerdote trentino reo di manifestare con le Sentinelle in piedi è invece finito addirittura al Pronto soccorso.

Ciò nonostante, non esiste ad oggi un osservatorio che possa offrire statistiche precise. Tuttavia, solo stando alle notizie di stampa possiamo affermare che si sono verificati – dal 2004 ad oggi – circa 60 episodi di cristianofobia: venti di questi sono avvenuti solamente negli ultimi tre anni, con una escalation allarmante. Come mai si fatica a parlare di questa situazione? Salvo poche eccezioni, il mondo cattolico locale è il primo a minimizzare in nome del politicamente corretto, ma ci son chiare responsabilità politiche e mediatiche. Le responsabilità politiche sono quelle di un centrosinistra che, pur governando la città di Trento da molti anni – anche se a maggio, con le elezioni, le cose potrebbero cambiare -, non si è mai preso a cuore il problema della cristianofobia, chiudendo un occhio e a volte anche due su quelle che si son evidentemente ritenute «ragazzate».

Le responsabilità mediatiche sono invece quelle di un giornalismo che per decenni ha sì raccontato questi episodi, senza però mai preoccuparsi di collegarli. Se lo si fosse fatto, oggi si saprebbe che quella spaventosa scritta apparsa l’altra notte - «bruceremo le chiese» - non è affatto solo un imbrattamento o una ragazzata. No, è la testimonianza di un odio che cresce grazie a una formidabile alleata. L’indifferenza.
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » sab feb 22, 2020 4:21 pm

Chissà se le ONG ci stanno portando o ci porteranno quanto prima il corona virus dalla Libia?
Il coronavirus comunque è già arrivato probabilmente dalla Cina e per via aerea
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 6600705674



Capuozzo al governo: “Siete mediocri e sordi. Ve ne siete fregati del contagio con la scusa del razzismo”
Secolo d'Italia
di Adriana De Conto
sabato 22 febbraio 2020
https://www.secoloditalia.it/2020/02/ca ... m=facebook

Toni Capuozzo è persona intellettualmente onesta, al di fuori delle ipocrisie buoniste. Il suo commento su Fb dopo il precipitare della situazione Coronavirus è un attacco all’atteggiaento del governo rossogiallo sulla gestione dell’emergenza mondiale per il coronavirus. Perché la questione è anche politica. “E’ una classe politica modesta, che si tratti di Europa o di Libia, di tasse o di istruzione, di ricerca o di reddito di cittadinanza. Ma sul coronavirus hanno fatto di peggio, pensando che la correttezza politica (visita scuole multietniche, ristoranti cinesi ecc.) fosse la cosa più importante, che il nemico fosse il razzismo“, scrive in un durissimo post , il giornalista, inviato di guerra, volto noto della televisione.


Capuozzo: “Sordi e modesti”

Già, il nemico non era questo virus bastardo e subdolo, ma i presunti razzisti, quelli che chiedevano sicurezza e garanzie per evitare proprio quel che sta accadedo: paura. Ora che i morti in Lombardia sono due e si stanno moltiplicando i contagi, la reprimenda di Capuozzo è più che mai opportuna. “Sordi agli appelli di Burioni, tante Alici nel paese delle meraviglie, convinti che la loro solo esibita bontà salverà il mondo. Come se ne fottono di chi dorme all’aperto o raccoglie pomodori da schiavo, una volta esaurita l’accoglienza: così se ne sono fregati delle reali possibilità di contagio”.

Ciò che stiamo vedendo in queste ore – città “chiuse” per Coronavrus, corsa ai supermercati, ospedali in tilt, paura e contagi- sono il portato di una sottovalutazione del pericolo: l’obiettivo polemico era il razzismo. “Il razzismo è un male da tenere a bada, l’allarmismo è un pericolo, certo”, scrive Capuozzo. “Le malattie anche”. Un monito severo e implacabile. Come giusto che sia. Il politicamente corretto ci sta costando caro.
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