Diritti Umani Universali che non esistono

Re: Diritti Umani Universali che non esistono

Messaggioda Berto » ven lug 14, 2017 3:11 am

Islam e integrazione: il problema della Dichiarazione Islamica dei Diritti Umani
Written by Staff Rights Reporter on Gen 25, 2015

http://www.rightsreporter.org/islam-e-i ... itti-umani

Si fa un gran parlare di integrazione da parte degli stranieri e si arriva pure a sostenere che l’aumento dell’estremismo islamico in Europa sia il frutto proprio della mancanza di una adeguata politica di integrazione.

Noi non siamo molto d’accordo con questa teoria e spieghiamo perché. Secondo il nostro modestissimo parere la mancata integrazione degli stranieri nei Paesi europei (nel nostro caso parleremo di Italia) non dipende tanto dalla situazione sociale in cui molti stranieri si vengono a trovare, che è certamente importante, ma non decisiva per una piena comprensione dei valori che alimentano le nostre democrazie, valori che dovrebbero essere proprio alla base di qualsiasi forma di integrazione. Per capire meglio il nostro ragionamento prendiamo proprio i casi più eclatanti di mancata integrazione che riguardano principalmente gli immigrati musulmani (anche di seconda e terza generazione) che in moltissimi casi rifiutano di accettare quei valori fondamentali su cui si basano le democrazie europee, valori che fanno capo a due documenti specifici che sono la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

In particolare, inutile negarlo, lo scontro tra la nostra cultura e quella musulmana si manifesta su tutti quegli articoli che parlano di libertà individuali e di parità di Diritti tra generi e soprattutto nel differente approccio al concetto di legge. Mentre nelle due dichiarazioni sopra citate i punti focali sono i Diritti Individuali basati esclusivamente su un concetto laico del Diritto, nella Dichiarazione Islamica dei Diritti Umani il concetto di fondo è la legge islamica, la Sharia, che si basa esclusivamente su precetti religiosi.

E chiarissimo e lampante che tra le due visioni di insieme la differenza è abnorme e non conciliabile. E’ quindi impossibile che un qualsiasi residente in Europa possa accettare che i propri concetti di Diritto laici vengano spazzati via da un concetto teocratico che in molti punti fa addirittura a pugni con quanto stabilito dalle dichiarazioni dei Diritti accettate nel nostro continente in quanto stabilisce con chiarezza la supremazia della legge islamica rispetto alle leggi nazionali. In particolare nei seguenti articoli che non possono in nessun caso essere accettati in Europa e che, per dirla tutta, andrebbero messi fuorilegge:

Art. 4 – Il diritto alla giustizia

1) Ogni individuo ha diritto di essere giudicato in conformità alla Legge islamica e che nessun’altra legge gli venga applicata…

5) Nessuno ha il diritto di costringere un musulmano ad obbedire ad una legge che sia contraria alla Legge islamica. Il musulmano ha il diritto di rifiutare che gli si ordini una simile empietà, chiunque esso sia: «Se al musulmano viene ordinato di peccare, non è tenuto né alla sottomissione né all’obbedienza» ( ḥadīth )[1].

O ancora la definizione di equità di un processo e di presunzione di innocenza:

Art. 5 – Il diritto ad un processo giusto

1) L’innocenza è condizione originaria: «Tutti i membri della mia Comunità sono innocenti, a meno che l’errore non sia pubblico» ( ḥadīth ). Questa presunzione di innocenza corrisponde quindi allo «statu quo ante» e deve rimanere tale, anche nei confronti di un imputato, fino a che esso non sia stato definitivamente riconosciuto colpevole da un tribunale che giudichi con equità.

2) Nessuna accusa potrà essere rivolta se il reato ascritto non è previsto in un testo della Legge islamica… …

4) In nessun caso potranno essere inflitte pene più gravose di quelle previste dalla Legge islamica per ogni specifico crimine: «Ecco i limiti di Allah, non li sfiorate» (Cor. II:229)…

Inoltre, relativamente al libero pensiero, troviamo delle fondamentali differenze tra le due Dichiarazioni; infatti per i Paesi firmatari della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo si legge:

Articolo 18

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

mentre nella Dichiarazione islamica troviamo:

Art. 12 – Il diritto alla libertà di pensiero, di fede e di parola

1) Ogni persona ha il diritto di pensare e di credere, e di esprimere quello che pensa e crede, senza intromissione alcuna da parte di chicchessia, fino a che rimane nel quadro dei limiti generali che la Legge islamica prevede a questo proposito. Nessuno infatti ha il diritto di propagandare la menzogna o di diffondere ciò che potrebbe incoraggiare la turpitudine o offendere la Comunità islamica: «Se gli ipocriti, coloro che hanno un morbo nel cuore e coloro che spargono la sedizione non smettono, ti faremo scendere in guerra contro di loro e rimarranno ben poco nelle tue vicinanze. Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte» (Cor., XXXIII:60-61). … 4) Nessun ostacolo potrà essere frapposto alla diffusione delle informazioni e delle verità certe, a meno che dalla loro diffusione non nasca qualche pericolo per la sicurezza della comunità naturale e per lo Stato: «Quando giunge loro una notizia rassicurante o allarmante, essi la divulgano; se l’avessero riferita all’Inviato di Dio e a quelli di loro che detengono l’autorità, per domandare il loro parere avrebbero saputo se era il caso di accettarla, perché di solito si fa riferimento alla loro opinione» (Cor. 4,83).

Ora, è chiaro che se anche le seconde generazioni di musulmani crescono apprendendo che i loro Diritti sono tutelati dalla Dichiarazione islamica dei Diritti Umani invece che dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani o dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, lo scontro tra civiltà e ideologie diverrà immancabile e a farne le spesa sarà proprio quella integrazione di cui tanto si parla.

E qui sarebbe il caso anche di fare un lungo ragionamento sul concetto di integrazione, che non significa che noi europei ci dobbiamo adattare alle usanze e alle leggi di chi viene nel nostro continente ma è esattamente il contrario. Come si risolve questo problema? Si risolve dal basso, inserendo obbligatoriamente lo studio dei Diritti Umani nelle scuole e un piano di studio che compari le varie dichiarazioni e ne evidenzi le differenze in termini di Diritto. Se a una bambina musulmana viene spiegato che lei ha gli stessi Diritti di un maschio musulmano quando questa andrà a casa saprà che qualsiasi forma di costrizione nei suoi confronti è di fatto una violazione della legge, della nostra legge che è l’unica che tutti sono tenuti a rispettare se veramente vogliono essere integrati. Ed è questo il punto focale della nostra iniziativa: è impossibile accettare che la legge islamica prevalga sulle leggi nazionali e per questo che dai prossimi giorni daremo il via a due iniziative congiunte. La prima è volta a chiedere che in Italia l’insegnamento dei Diritti Umani così come enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani venga reso obbligatorio e non come semplice complemento dello studio del Diritto Civile. La seconda iniziativa è volta rendere fuorilegge la dichiarazione islamica dei Diritti Umani in quanto chiaramente incompatibile sia con le nostre leggi che con tutte le legislazioni dell’Unione Europea in quanto pone la legge islamica al di sopra delle leggi nazionali, un vero e proprio bastione contro l’integrazione. Le due iniziative, in particolare quella in Europa, verranno aperte da un dettagliato esposto che renderemo pubblico appena possibile cioè non appena verranno recepiti e messi in discussione, il che ci auguriamo avverrà prima possibile.


Preistoria e storia del diritto, fonti varie
viewtopic.php?f=205&t=2521

Diritto islamico


Shariʿah o sharia
https://it.wikipedia.org/wiki/Shari'a
Shariʿah o sharia (in arabo: شريعة‎, sharīʿa) è un termine arabo dal senso generale di "legge" (letteralmente "strada battuta"), che può essere interpretata sotto due sfere, una più metafisica e una più pragmatica. Nel significato metafisico, la sharīʿah è la Legge di Dio e, in quanto tale, rimane sconosciuta agli uomini.

Sharia o legge islamica per Maometto ed il Corano
viewtopic.php?f=188&t=1460

La Sharia non è la legge di D-o ma soltanto quella dell'idolo Allah
viewtopic.php?f=188&t=2470
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 8731864964
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Re: Diritti Umani Universali che non esistono

Messaggioda Berto » ven lug 14, 2017 3:12 am

Ius soli e cittadinanza
viewtopic.php?f=141&t=1772


???


Lo IUS SOLI e la grande visione liberista..

https://www.facebook.com/antonello.busa ... 8916631529

La discussione sullo IUS SOLI potrebbe essere chiusa in tre righe. È giusto che chiunque nasca in un certo paese sia automaticamente cittadino di quel Paese? Direi di sì in linea di principio. Se nasci in quel territorio apprenderai più o meno quali sono gli usi e costumi di quel territorio, la lingua e così via.

Purtroppo le cose non sono così semplici. IN INGHILTERRA vivono secondo la intelligence britannica, 23000 estremisti islamici, ognuno potenzialmente potrebbe fare una strage. In Inghilterra, nazione che ha adottato lo IUS SOLI per questione di principio, ormai c’è un sindaco musulmano nella capitale. I musulmani si sviluppano numericamente molto più degli altri e quindi il paese diventa a maggioranza musulmana. Guardate quel che è accaduto in Libano dove i maroniti erano il 60% e oggi sono dovuti emigrare. Guardate cosa accaduto in Egitto dove i Copti sono sempre meno e perseguitati. ( Nemmeno il Papa si è espresso dopo l’ ultima strage a danno dei copti… mah.!!! ) .

Quindi a limitare quello che sarebbe un diritto alla cittadinanza automatica per nascita ci sono numerose ragioni. Ad esempio se Italia adottasse IUS SOLI, siamo certi che i gommoni dei migranti non diverrebbero di colpo pieni di donne incinte? Partorisco qui, figlio cittadino, ricongiungimento familiare ed in pochi anni migliaia non di persone, ma di famiglie (vere o false visto che documentazioni in Africa non sono così corrette e precise), diverrebbero cittadini italiani con possibilità di voto, pensione e sussidi vari. Senza mai aver contribuito né loro, né i loro genitori o avi, alla crescita di questo Paese.

Lo Ius Soli potrebbe essere forse giusto se non ci fosse in atto un piano Kalergi rivisitato e modificato ad hoc, per far diventare la società italiana una società meticcia senza usi, costumi, religione o altro in comune. E proprio per questo più semplice da sottomettere. Tutte le rivoluzioni comprese quella di Ottobre in Russia non sono mai partite dal basso, bensì dal medio. Dalla piccola e media borghesia pensante che aveva abbastanza soldi per finanziare una rivoluzione e abbastanza cultura e tempo per PENSARE ad una rivoluzione. Non furono i contadini, o i braccianti, a ribellarsi. Ebbene qualcuno ci vuole portare sul modello USA. Pochi ricchi a Beverly Hills e Manhattan e tanti meticci nei sobborghi poveri e violenti. Poca classe media e spesso indebitata. Una società “ Fish and chips”, “ MC Donald”, senza vita, cibo e vacanze di qualità, con lavori precari e spesso mal pagati, poche garanzie sulla salute e poco wellfare. D’altronde in USA lo spazio non manca e quando hanno iniziato con lo IUS SOLI era un continente disabitato da ripopolare. . I pochi pellerossa uccisi a colpi di peste, colera e gatling. In USA la vita di molti americani è possedere un'automobile; però,nessun viaggio, nessuna cultura, cibo e alcool di bassa qualità. Televisione, violenza e armi libere.

L’Italia era il Paese delle professioni, della classe media, della salute garantita a tutti, delle pensioni umane e del diritto a non essere licenziato in tronco. A volte si è anche esagerato, soprattutto per colpa di certa magistratura, ma non si può confondere una stortura del sistema con il problema in sé. Era l’Italia dei padroncini che a loro volta spendevano e facevano circolare soldi e ricchezza, seppur troppo spesso a "nero". Non è mai stata l’Italia delle grandi multinazionali e delle élites e nemmeno della finanza.

Il completo abbandonarsi alla globalizzazione sfrenata, la moneta unica, l’abbattimento delle frontiere, il dumping salariale e fiscale, fanno tutti parte dello stesso obiettivo strategico. Prendere soldi e ricchezze dove ci sono. Gli italiani sono per 80% proprietari di case? Tassiamo le case. Hanno soldi in borsa e sui conti correnti? Tassiamo anche lì. Molti hanno le barche? Tassa di stazionamento (gov. Monti).
In Francia hanno eletto il loro Mario Monti. Sono riusciti a creare un Presidente senza un partito né una ideologia dietro, cosicché fosse votabile da tutti turandosi il naso, pur di non votare la Le Pen, che i media francesi descrivevano come la personificazione di BELZEBU’.

Lo IUS SOLI andrebbe anche bene se non ci fossero i terroristi, il nuovo piano Kalergi e se ci fosse spazio per tutti. Andrebbe bene se i migranti futuri cittadini non fossero concorrenti per dumping salariale per i nostri lavoratori. Il fatto di non avere lo IUS SOLI permette ad uno Stato di espellere uno anche solo sospettato di terrorismo. Pur se ora non accade quasi mai. Ma è una possibilità che lo Stato si tiene in tasca. Se avremo lo IUS SOLI questo non sarà più possibile. E comunque mai IUS SOLI a clandestini. Vedrete che troveranno un modo ” temperato o moderato” per lo IUS SOLI. All’ inizio…. Poi diverremo come Svezia o Inghilterra.

Lo IUS SOLI fa parte di questa grande visione contro la classe media. E va fermato.



Contro lo Ius soli, l'accoglienza senza integrazione genera i Trump
Roberto Marchesi
2017/07/12

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07 ... mp/3708616

L’attuale martellante e quotidiana spinta politica che Matteo Renzi, con quel che resta del suo Pd, sta imponendo all’agenda parlamentare allo scopo di approvare con fretta assolutamente ingiustificata la nuova legge dello Ius soli temperato, fa pensare immediatamente più alla sua necessità di tenere impegnati i media nazionali su un tema secondario per sviare l’attenzione mediatica dalle indagini su suo padre e su membri importanti del governo “Gentiloni”, piuttosto che alla reale ansia di giustizia sociale che comporterebbe una discussione seria sulla concessione della cittadinanza agli immigrati.

Infatti, ci sono oggi sicuramente in Italia urgenze sul piano economico e sociale molto più gravi, anche se non si può sottovalutare il doveroso principio di accogliere umanamente chi giunge sulle nostre coste bisognoso di tutto. È però una questione di numeri, già ora gli sbarchi hanno raggiunto il livello di saturazione per le nostre strutture di accoglienza. È perciò del tutto inopportuno in questa fase dare palesi segnali di regolarizzazione a immigrati che non sono entrati regolarmente nel nostro paese.

Chi ha responsabilità di governo in Italia ha il dovere dell’accoglienza solo nei confronti dei rifugiati non verso tutti i desiderosi di emigrare del mondo. E ha il dovere di valutare se il suo popolo e le sue strutture sono pronte, sul piano sociale, organizzativo e culturale ad accogliere nuove ondate di emigranti. Tutti i governi del mondo si comportano così.

La cittadinanza non può essere data “alla leggera” perché, soprattutto se è data in tempi brevi a un gran numero di immigrati provenienti da culture diverse, non solo non darebbe luogo ad integrazione, ma produrrebbe rivolta in chi vede minacciato il proprio equilibrio sociale, costruito in anni di lavoro e sacrifici, da una invasione esterna di “alieni” che il governo non ha saputo fermare.

Il “fenomeno Trump” deve moltissimo a questo sentimento che né i repubblicani né tanto meno i democratici hanno saputo vedere per tempo. Eppure, la cittadinanza Usa non viene data tanto facilmente a chi non è nato negli Usa. Anzi, è attualmente molto più difficile da ottenere rispetto a quella che si vorrebbe dare in Italia con lo Ius soli temperato.

Io sono emigrato in America a fine anni 90 e ho preso la cittadinanza americana in soli 5 anni, ma prima, come tutti, ho dovuto aspettare la “Green card”. La mia è arrivata dopo sette anni e la mia domanda è stata accolta solo perché ho potuto garantire al console americano la mia moralità con una fedina penale intonsa e con la dimostrazione di capacità economiche e reddituali più che soddisfacenti (adesso è tutto più difficile).

Al quinto anno ho dovuto anche superare un esame di lingua inglese e anche della conoscenza almeno basilare della costituzione americana. Infine, ho dovuto fare un vincolante giuramento di fedeltà alle leggi e agli ideali americani.

Il tema della cittadinanza va inquadrato nella sua corretta dimensione separando nettamente l’assoluto bisogno di assistenza dei veri “rifugiati” da quello degli emigranti per altre cause o ragioni per i quali occorre invece stabilire regole tanto precise quanto severe di accoglienza, essendo impossibile accogliere tutti quelli che avrebbero desiderio di emigrare.

Lo Ius soli puro, esiste solo negli Usa per ragioni particolari, quello di Renzi, pur essendo “temperato” contiene ancora eccessivo automatismo. In Italia, è preferibile optare verso un sistema di accoglienza più coerente con le nostre tradizioni culturali, perché la verità è che nessuno al mondo si integra facilmente. Chi emigra si impegna normalmente a fare ciò che è indispensabile per essere accettato dalla comunità nella quale vuole inserirsi (la lingua, il lavoro, gli affari).

Sul piano culturale è vero invece che sono pochissimi quelli disponibili ad abbandonare le proprie radici culturali. Ed è tanto più vero quanto meno evolute culturalmente sono le società dalle quali gli immigrati provengono. In alcuni casi vi sono persino culture ataviche che pretendendo di conservare anche nella nazione di accoglienza le loro usanze primordiali. Non c’è solo il burka, sussistono pervicacemente persino inumane e assurde tradizioni tribali legate alla loro religione e ai loro usi e costumi. Il bimensile Mother jones (in lingua inglese) pubblica nel numero di luglio la storia di una branchia religiosa musulmana, la Dawoodi Bohras che pratica tuttora negli Usa la Khatna, una forma di “genital mutilation” alle loro bambine.

È una pratica barbarica e illegale, ma sono proprio le stesse mamme a tramandare quella violenta tradizione sulle proprie figlie. Se non trovano nessuno in loco ad eseguire quelle tremende sevizie, organizzano una “vacanza” nei luoghi di origine, dove certamente troveranno chi lo fa. E non sono casi isolati, sono diverse migliaia nel mondo. Potrebbero già esserci anche in Italia, provenienti dall’Africa. È comunque assodato che in tutta Europa non si è correttamente tenuto conto della necessità di pretendere una maggiore integrazione ai nostri valori culturali.

Se esiste tuttora persino difficoltà di integrazione tra i popoli del Nord Europa e quelli del Sud, dove le radici culturali sono le stesse ma è diversa in sostanza l’osservanza alle regole di civica convivenza, figuriamoci se è possibile una rapida integrazione tra gli europei e gli africani. Non si può concedere completa cittadinanza a chi non ha assorbito almeno le basi della nostra cultura europea di tolleranza, civismo, pacifismo, costruzione di un welfare di assistenza garantita a tutti.

L’accoglienza senza integrazione poteva essere tollerata nel corpo continentale finché l’immigrazione era una minoranza numerica limitata. Ora che sta diventando una minoranza numerica importante non lasciamo che produca a livello popolare gli stessi effetti che ha prodotto nell’America di Trump, cioè un ritorno a desideri di autarchia, di disgregazione sociale e di vero e proprio razzismo.

La cittadinanza va data, a chi non ne ha diritto per Ius sanguinis, solo al raggiungimento di un livello di integrazione adeguato allo standard europeo, possibile anche in tempi brevi, altrimenti si può procedere, come in America, al rilascio delle green card, che danno, salvo il diritto di voto, quasi tutti i diritti della cittadinanza.
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Re: Diritti Umani Universali che non esistono

Messaggioda Berto » ven lug 14, 2017 3:12 am

???

Migranti, monsignor Galantino contro Renzi: "Aiutarli a casa loro non basta"
Sergio Rame - Gio, 13/07/2017

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 19889.html

Nel 2017 arrivati 85mila immigrati. E nelle prossime ore ne sbarcheranno altri 7.300. Ma la Cei non molla: "Siano liberi di scegliere se emigrare"

"La frase 'aiutarli a casa loro', se non si dice come e quando e con quali risorse precise rischia di non bastare e di essere un modo per scrollarsi di dosso le responsabilità".

Mentre l'Italia fa i conti con 4.500 immigrati appena sbarcati e altri 7.100 in dirittura d'arrivo, i vescovi tornano a predicare l'accoglienza. E lo fa attaccando duramente il segretario piddì Matteo Renzi che nei giorni scorsi aveva proposto di "aiutare i migranti a casa loro" anziché continuare a farli sbarcare in Italia. "È troppo generico - ha aggiunto il segretario generale della Cei, Nunzio Galantino - bisogna capire con quali mezzi, quali strumenti. Le persone se vogliono restare devono essere messe in condizione di farlo".

È, ancora una volta, Nunzio Galantino a criticare chi non ne può di accogliere gli immigrati. Lo fa nonostante i drammatici numeri pubblicati oggi da Frontex. A giugno sono stati 24.800 gli arrivi di migranti in Italia lungo la rotta del Mediterraneo Centrale, con un aumento dell'8% rispetto al livello del mese precedente. Nei primi sei mesi del 2017 sono stati 85mila gli arrivi nel nostro Paese, con un aumento del 21% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. E quello che ci aspetta nelle prossime settimane è, se vogliamo ancora più drammatico. In questo momento nel Mediterraneo ci sono una decina di navi che si stanno dirigendo verso i porti italiani, con a bordo oltre 7.300 migranti salvati negli ultimi giorni al largo della Libia. L'arrivo delle navi, a seconda del porto di destinazione, è previsto tra oggi e la giornata di sabato. Eppure Galantino torna a predicare accoglienza a oltranza criticando lo slogal leghista dell'aiutiamoli a casa loro pronunciato da Renzi nei giorni scorsi.

A margine della tavola rotonda Da mani pulite a Cantone: il valore delle regole a Palazzo Giustiniani, Galantino ha anche colto l'occasione per criticare la contrapposizione tra i poveri e i migranti. Una distinzione che, a detta del segretario della Cei, "è fuori posto" perché alimenta "una guerra tra poveri e le guerre tra poveri in genere servono soltanto ai furbi". Per Galantino, infatti, non esiste alcuna differenza tra profughi e migranti economici: "È come descrivere due tipi di povertà. È come fare la distinzione se uno preferisce morire impiccato o alla sedia elettrica". A suo dire, poi, è fondamentale che qualunque extracomunitario sia liberi di poter venire in Italia o, più in generale, nel Vecchio Continente. "Noi lanciamo la campagna 'liberi di partire - liberi di restare' con 30 milioni dall'otto per mille di aiuti concreti - ha spiegato - mi piacerebbe che questi numeri enormi muovessero le coscienze e le agende politiche. Questo scarto enorme di poveri non può essere lasciato ai margini". Secondo il numero uno dei vescovi, "legare immigrati e poveri è importante perché sono scarti entrambi, metterli in contrapposizione vuol dire invece continuare ad alimentare una guerra tra poveri e le guerre tra poveri servono soltanto ai furbi".



Alberto Pento

Il povero idolatra demente e bugiardo, omette di riconoscere e di dire che non esiste alcun dovere-obbligo all'accoglienza e che non è un diritto quello di essere accolti in casa e nella terra degli altri, sì perché la terra non è di tutti come i territori delle varie comunità umane non sono di tutti, come non sono di tutti i diritti civili e politici propri di ogni comunità.
Anche l'equivalenza tra i poveri della prropria comunità e i poveri del mondo o i finti poveri migranti del mondo è una demenza, una falsità, una manipolazione e questa manipolazione serve ai furbi parassiti e privilegiati come lui. Anche aiutarli a casa loro non è un aobbligo o un dovere come non è un diritto essere aiutati. Questo prete mi fa schifo.



Utopie demenziali e criminali - falsi salvatori del mondo e dell'umanità
viewtopic.php?f=141&t=2593


???

Migranti, i vescovi criticano Renzi: «Aiutarli a casa loro? Non basta»
Rinaldo Frignani
13 luglio 2017

http://www.corriere.it/cronache/17_lugl ... 9751.shtml

Il segretario generale della Cei, Nunzio Galatino, commenta cosi la frase del segretario Pd sull’emergenza migranti. Il ministro dell’Interno a Tripoli: «Con voi un patto contro i trafficanti». E Milano è la prima città che vuole gemellarsi con quelle libiche

La prima città italiana che ha accettato di gemellarsi con una municipalità libica è Milano. Presto ne seguiranno altre, almeno si spera. «Ho già ricevuto l’ok dal sindaco Sala», conferma il presidente dell’Anci Antonio Decaro, che ieri ha partecipato a Tripoli al vertice sui migranti e sulla lotta ai trafficanti di esseri umani con il ministro dell’Interno Marco Minniti e tredici primi cittadini di altrettante città sulla costa e nel sud della Libia. Una giornata che potrebbe rivelarsi storica — per i sindaci è sicuramente «un’opportunità storica», hanno spiegato — ma che in Italia ha coinciso con la polemica fra monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, e l’ex premier Matteo Renzi sull’ormai famosa frase di quest’ultimo: «Aiutiamoli davvero a casa loro». «Se non si dice dove, quando e con quali risorse, non solo rischia di non bastare ma può anche essere un modo per scrollarsi di dosso le responsabilità», ha affermato Galantino. A smorzare i toni ci ha pensato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, per il quale «il discorso dell’aiutiamoli a casa loro è valido, così la migrazione non è più una realtà forzata ma è libera».


Il patto antitrafficanti

A Tripoli il ministro Minniti, accolto dal premier Fayez Al Sarraj, ha proposto un «patto contro i trafficanti»: rinunciare all’appoggio ai clan che gestiscono le partenze dei migranti verso l’Italia in cambio di finanziamenti per progetti di sviluppo sociale e azioni per risollevare l’economia delle città attualmente sotto il giogo delle bande. Come Sabrata, gioiello storico e culturale, ridotto a un hub per disperati gestito dai trafficanti. Tre sindaci libici — di Al Maya, Zuwarah e Janzur — hanno rivelato di aver già bloccato gli arrivi di migranti dal Niger e dal Ciad, ma anche di aver bisogno di tutto per andare avanti: dai dissalatori agricoli alle celle frigorifere per i cadaveri, da nuovi presidi medici alle spazzatrici per pulire le strade, fino a progetti per attività sportive.


«Toglieteci l’embargo»

Ma soprattutto la Libia chiede che l’Italia agisca nelle sedi internazionali, soprattutto all’Onu, per far togliere l’embargo che impedisce di acquistare nuove armi e colmare il gap con i trafficanti. Che con migliori dotazioni potrebbero essere invece contrastati in modo efficace, sia sulla terra che in mare. In questo ambito peraltro con forze navali italiane per pattugliare le coste. «Che sia possibile togliere l’embargo almeno per alcuni corpi della sicurezza interna, come la guardia costiera e la polizia», chiedono ancora i libici che ieri, con il portavoce della Marina, l’ammiraglio Ayob Amr Ghasem, hanno parlato di «un sospetto contatto fra una Ong e i trafficanti a largo di Sabrata».


Italia vero partner

Quelle di Tripoli sono richieste molteplici e complesse, che ora saranno analizzate anche alla luce di quello che viene considerato un cambio di atteggiamento. «Una manifestazione di determinazione a voler combattere il fenomeno — è il commento dell’ambasciatore d’Italia Giuseppe Perrone —. Spesso si dice del governo libico che sia connivente o incapace: il messaggio che è stato dato è opposto perché c’è voglia di collaborare con l’Italia, il loro vero partner di riferimento in Europa. Per la Libia i trafficanti sono un po’ come la mafia per noi nei decenni scorsi». Il vero problema per Al Sarraj è però il controllo del territorio, con una rete di bande di trafficanti che coinvolge attualmente una quindicina di città. «Dobbiamo liberarci dal flagello che rappresentano e costruire una prospettiva di futuro per i vostri figli — ha concluso ieri Minniti —, la Libia ha mostrato al mondo il suo bel volto, fate in modo che questo messaggio rimanga forte».



Cei, Galantino risponde a Renzi: "Aiutarli a casa loro? Non basta. È un modo per scrollarsi di dosso le responsabilità"
di F. Q. | 13 luglio 2017
di Angela Gennaro

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07 ... ta/3728141

L’idea salviniana di Matteo Renzi sui migranti non va giù anche ai vescovi. Dopo i Giovani Democratici e i distinguo nel partito, la frase “aiutiamoli a casa loro” ha provocato anche la reazione della Cei. Il segretario generale della Comunità episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino, ha ribattuto che “se non si dice come e quando e con quali risorse precise”, quella frase “rischia di non bastare e di essere un modo per scrollarsi di dosso le responsabilità“.

Distinguere tra migranti economici e rifugiati di guerra, sottolinea Galantini – “è come descrivere due tipi di povertà” e “è come fare la distinzione se uno preferisce morire impiccato o alla sedia elettrica”. Alle anticipazioni contenute nel libro Avanti, scritto dall’ex presidente del Consiglio, nel quale si ripropongono i “non possiamo accoglierli tutti”, “non abbiamo l’obbligo morale di accoglierli” e si mette fine alla “logica buonista e terzomondista”, i vescovi italiani rispondono con una proposta: “Noi lanciamo la campagna ‘Liberi di partire-liberi di restare’ con 30 milioni dall’otto per mille di aiuti concreti”.

Davanti ai numeri record degli sbarchi registrati nel 2017, è l’esortazione del segretario della Cei, “mi piacerebbe che” si “muovessero le coscienze e le agende politiche” perché “questo scarto enorme di poveri non può essere lasciato ai margini”. Galantino rimarca infine che “legare immigrati e poveri è importante perché sono scarti entrambi, metterli in contrapposizione vuol dire invece continuare ad alimentare una guerra tra poveri e le guerre tra poveri servono soltanto ai furbi”.


Manipolazione criminale dei valori e dei diritti umani universali, quando il male appare come bene
viewtopic.php?f=25&t=2484
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Re: Diritti Umani Universali che non esistono

Messaggioda Berto » mer ago 09, 2017 8:22 pm

Questo è un paese serio che difende i suoi cittadini, le sue risorse e i giusti diritti umani, civili e di cittadinanza

La Svizzera espelle una cittadina straniera: "Non cerchi lavoro? Te ne devi andare"
È la motivazione con cui il Tribunale Amministrativo del Canton Zurigo ha giustificato il provvedimento verso una cittadina tedesca, che ha vissuto per troppo tempo senza un'occupazione e a carico dell'assistenza
di FRANCO ZANTONELLI
09 agosto 2017

http://www.repubblica.it/economia/2017/ ... P1-S1.4-T1


ZURIGO - O ti dai da fare per trovarti un lavoro, oppure dalla Svizzera te ne devi andare. È questa, in sostanza, la motivazione con cui il Tribunale Amministrativo del Canton Zurigo ha giustificato l'espulsione di una donna straniera, una cittadina tedesca, che ha vissuto per troppo tempo senza un'occupazione, oltretutto a carico dell'assistenza. Da cui ha percepito, tra il 2012 e il febbraio di quest'anno, ben 244 mila franchi di assegni di sostentamento. All'incirca 212 mila euro. La donna, giunta in Svizzera 5 anni fa con 2 figli, per lavorare in una casa di riposo, un anno dopo era già senza impiego e aveva iniziato a farsi mantenere dallo Stato. Nel frattempo era diventata madre per la terza volta, grazie a una relazione con un cittadino svizzero. Avendo un figlio con il passaporto elvetico si sentiva, probabilmente, al sicuro. "Il bambino, tuttavia, ha la doppia cittadinanza, svizzera e tedesca, quindi può anche andare a vivere nella sua altra patria", ha sancito la giustizia zurighese, come ha scritto il quotidiano Corriere del Ticino. "

Se proprio lo si vuole far vivere in Svizzera - ha aggiunto il Tribunale Amministrativo - può rimanere con il padre". In realtà, per i giudici che hanno decretato l'espulsione della donna, è risultato prioritario il fatto che quest'ultima "non si è seriamente preoccupata di trovare un impiego in grado di garantirle il sostentamento". Non certo una missione impossibile in un Paese dove, stando ai dati di luglio, la disoccupazione è al 3%. Fatto sta che la signora tedesca dovrà andarsene entro il 15 ottobre. Il suo non è il primo caso del genere.
Dal 2013 al 2016, solo nel Canton Zurigo, se ne sono registrati altri 70. Lo scorso anno, ad esempio, destò clamore la vicenda di un algerino 35enne, sposato con una cittadina svizzera, dalla quale aveva pure avuto un figlio, che venne costretto a lasciare il Paese dopo aver usufruito di mezzo milione di franchi di aiuti sociali, ovvero dell'equivalente di 435 mila euro.
Il messaggio che traspare da queste decisioni giudiziarie è chiaro: chi pensa di venire in Svizzera, per approfittare della sua solida rete assistenziale, troverà pane per i propri denti.


Democrazia svizzera (un buon sempio)
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Re: Diritti Umani Universali che non esistono

Messaggioda Berto » dom ago 13, 2017 6:00 am

DIATRIBA INFINITA, ANCHE ALL'INTERNO DELLA CHIESA.
[da un commento, Genovese]

Egregio don D'Antoni, a lei che è riuscito assai magistralmente dare una lezione di Teologia al vescovo presidente della Conferenza Episcopale e che scrive Papa con l'iniziale minuscola, vorrei però porre una questione: questa gente che, come scrive lei, scappa ha o non dei doveri verso i territori in cui è nata? Un debitum solo? O nella sua teologia l'uomo vive solo di diritti?


Carlo D'Antoni

Ho letto sul quotidiano “Avvenire” ciò che ha detto il presidente della conferenza episcopale italiana riguardo la “tratta di esseri umani” nel Mediterraneo e riguardo il modus operandi delle ONG che cercano di trarre in salvo quei poveri cristi. Non sono d’accordo. E davanti alle persone che da anni vengono a cercare riparo nella mia parrocchia provenendo da una settantina di Stati del cosiddetto terzo mondo, lo debbo dichiarare.
Monsignor Gualtiero Bassetti sottolinea che chiunque deve rispettare la legalità, deve agire in un quadro di legalità. Egli rivendica con forza “ la necessità di un’etica della responsabilità e del rispetto della legge” di fronte alla piaga aberrante della tratta degli esseri umani. Dice ancora: “non possiamo correre il rischio, neanche per una pura idealità che si trasforma drammaticamente in ingenuità, di fornire il pretesto, anche se falso, di collaborare con i trafficanti di carne umana: e aggiungo che non possiamo scendere a patti con chi sfrutta in modo inumano il fenomeno migratorio”.
Io credo che la Chiesa (popolo credente e pastori, ma in primis i pastori) debba predicare la giustizia e la cittadinanza dei diritti per tutti. Se non c’è giustizia e se i diritti non hanno cittadinanza, la legalità serve solo a coprire le responsabilità di chi fa scelte sbagliate. La legalità non è un valore in assoluto ma è strumento per garantire la giustizia, il ben-essere, i diritti delle persone. Gesù non disse. “Beati quelli che stanno nella legalità” ma disse: “Beati gli affamati e gli assetati di giustizia”. La legalità, infatti, non è un sacro valore da predicare durante la celebrazione della messa. Mentre lo è la giustizia.
La chiesa istituzionale dovrebbe promuovere l’etica della responsabilità dando nome e identità alle situazioni dove l’irresponsabilità (l’incapacità cioè di dare risposte) sta affossando la nostra civiltà, sta provocando il crollo del senso di giustizia, sta buttando nelle mani degli scafisti mafiosi chi altre mani non trova per inseguire un sogno di vita. La chiesa istituzionale non dovrebbe, in un momento come questo, nemmeno correre il rischio di gettare ulteriori ombre sulle ONG che, come Medici senza frontiere, svolgono un’azione umanitaria che entra in conflitto con la politica della paura e con le sue miserie.
E’ davvero l’azione delle ONG il grande problema che abbiamo nel Mediterraneo ? Il dramma di quell’umanità imbarcata davvero comincia quando tentano di attraversare il mare o non ha forse origine nei Paesi dai quali quelle persone partono per diventare “clandestini” in Italia e in Europa?
Come dicono giustamente quelli di medici senza frontiere, in realtà si vuole mettere un tappo sulla Libia e poi vantarsi che "l'immigrazione sta diminuendo". Quella Libia con la quale Minniti ha preso accordi esiste, è uno Stato, garantisce i diritti umani? La Libia, mi raccontano i ragazzi miei ospiti, da sempre è l'orrore pianificato. Che garanzie potrà mai dare? Il problema dell'immigrazione si risolve semplicemente non vedendo più barconi in mare ? Ma quelli cercano altre rotte comunque, perchè in Africa non si vive ma a parte tutto il diritto alla mobilità per una vita migliore rimane, appunto, un diritto. Come si fa a non vedere come tutte le risorse dell' Africa possono partire per il nord del mondo ma le persone no e devono morire, lontano però dai nostri occhi ? E' solo una bugia che ci stanno invadendo ed è intellettualmente e moralmente disonesto parlare di una Italia ed un'Europa che non ce la fanno più. Non ce la vogliono fare più perchè tutto va articolato all'interno del nostro sistema economico e politico con le sue regole ferree come dogmi. Quei topi neri devono restare nel sottosuolo del sud del mondo. Il nord deve rimanere con i suoi standard di sviluppo e consumi.
Quelle persone in carne e ossa (e non fantasmi infestanti), una volte giunte in Italia sono gettate nella strada senza mezzi di sussistenza per il solo fatto di essere state dichiarate “migranti economici” – come se questa qualifica annullasse quella di essere umani - o sono state espulse, non appena aggiunta la maggiore età, dal sistema Sprar. La verità è che, purtroppo, la “legalità” nel nostro Paese sembra valere in una sola direzione. Molto meno, a volte nulla, per quanti sulla pelle degli immigrati fanno affari.
In questo quadro, richiamare il concetto di “legalità” con riferimento esclusivo a quanti salvano delle vite umane, rischia di apparire un modo per aderire alle richieste di quanti, a partire da responsabilità di governo, hanno fatto scelte che hanno creato disagio nel mondo cattolico. Un richiamo alla “legalità”, insomma, che mentre ignora la giustizia sostanziale pare molto sensibile alle esigenze della politica se non a quelle dei singoli partiti.

Probabilmente questa storia degli immigrati, per i cattolici e la gente di buona volontà è una luce rossa che si accende per avvertire che non è più possibile rimanere indistinti, che Stato e chiesa devono stare in dialettica e anche scontrarsi se necessario. Senza farsi inchini e sorrisi educati. Ritengo questa una scelta vitale per la chiesa che sennò diventa una potenza tra le potenze di questo mondo, del tutto insignificante e non credibile.

Ci sono stati ultimamente degli incontri tra gli esponenti del governo italiano e alti prelati, anche con il papa. Questi ha elogiato lo sforzo dell’ Italia per una accoglienza più idonea ed ha auspicato un maggior coinvolgimento dell’ Europa. Questo è stato visto come un camminare a braccetto, Stato – chiesa in perfetta sintonia. Non è così. Non si possono cercare sponde per cercare di calmare il più avvertito mondo cattolico. Il papa ha sempre indicato infatti, nel fenomeno migratorio, la tragedia del XXI secolo, ha compiuto a Lampedusa il suo primo viaggio apostolico e in Messico celebrò la messa con l’altare a ridosso del famigerato muro anti – migranti sul confine con gli USA. Non ha cambiato linea pur ammettendo le difficoltà ad accogliere tutta in una volta una massa di gente disperata.
Io credo nella giustizia e nel diritto di tutti di avere riconosciuti i loro diritti umani. Non ho rispetto a priori per le istituzioni. Queste devono dimostrare di essere degne di rispetto in quanto strumenti di giustizia e motore dei diritti. Il Vangelo mi ha insegnato che noi credenti dobbiamo essere il sale della terra. E se il sale diventa insipido è meglio buttarlo in strada perché non serve a niente.

Carlo D’Antoni

https://www.facebook.com/carlo.dantoni? ... FhGI0iCakU



Carlo D'Antoni, mi dispiace tanto per lei ma,

i diritti di cittadinanza non sono universali ma sono legati alla propria città, al proprio paese, allo stato in cui si nasce e si vive e di cui si è cittadini per nascita o per naturalizzaziuone.
Un cittadino dell'Alasca non ha alcun diritto di cittadinanza in Australia na in Alasca ha tutti i diritti di cittadinanza di quel paese. Così è per i cittadioni dell'Africa che hanno i diritti di cittadinanza dell'Africa na non hanno alcun diritto di cittadinanza in Europa.
Quello che lei scrive e pretende è semplicemente demenziale e criminale poiché è insensato e viola i Diritti Umani Universali dei cittadini italiani ed europei, mettendo a rischio la vita degli stessi cittadini italiani ed europei.


https://www.facebook.com/carlo.dantoni/ ... 8079030106
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Re: Diritti Umani Universali che non esistono

Messaggioda Berto » ven set 15, 2017 7:12 am

Bergoglio è stato costretto a far marcia indietro sull'accoglienza ad oltranza e indiscriminata

Migranti, papa Francesco: "Riceverli, integrarli ma anche fermarli se i numeri divengono insostenibili"
Il pontefice di ritorno dal viaggio in Colombia. "Credo sia lecito per un Paese che ha fatto molto come l'Italia regolare i flussi migratori e domandarsi: ho abbastanza posti per accoglierli? Va capovolto il ragionamento: l'Africa è amica e va aiutata a crescere". E sulle devastazioni climatiche: "L'uomo è uno stupido. Solo i superbi e i testardi non sanno riconoscere le responsabilità delle scelte politiche"
dal nostro inviato PAOLO RODARI
11 settembre 2017

http://www.repubblica.it/vaticano/2017/ ... P1-S1.8-T1

"Chi governa deve gestire il problema con la verità del governante che è la prudenza". Francesco, di ritorno dal viaggio in Colombia, risponde a una domanda sulle politiche restrittive dell’Italia sui migranti, conferma di aver incontrato il premier Gentiloni ma smentisce di aver parlato dell’argomento e spiega come sia lecito, per un Paese che ha fatto molto come l’Italia, regolare i flussi migratori e fermarli se i numeri divengono insostenibili.

Il Papa interviene anche sui cambiamenti climatici ricordando che solo "i superbi e i testardi" non sanno riconoscerli. Chiede a Trump di non abolire la legge di Obama sui dreamers, mentre per il Venezuela ritiene che siano le Nazioni Unite "che si devono far sentire".

Recentemente la Chiesa italiana ha espresso comprensione verso la nuova politica del governo di restringere sulle partenze dalla Libia e gli sbarchi nel Paese. Si è parlato anche di un suo incontro con Gentiloni in merito. C’è stato questo incontro e cosa pensa di questa politica di chiusura delle partenze considerando il fatto che i migranti che restano in Libia vivono in condizioni disumane?

"L’incontro con Gentiloni è stato personale e non su questo argomento. È avvenuto inoltre settimane prima che venisse affrontato questo problema. Sento il dovere di gratitudine per l’Italia e la Grecia perché hanno aperto il cuore ai migranti. Il problema è sempre avere un cuore aperto. È un comandamento di Dio. Anche se non basta soltanto aprire il cuore, chi governa deve gestire questo problema con la verità del governante che è la prudenza. Che significa domandarsi, primo: quanti posti ho? Secondo, occorre ricordare che non bisogna solo riceverli ma anche integrarli. Ho visto esempi di integrazione bellissima. A Roma Tre ho ascoltato quattro studenti. L’ultima ragazza che è intervenuta meno di un anno prima era venuta da Lesbo a Roma con me in aereo. Studiava biologia, ha fatto l’equiparazione degli studi e ha continuato. Questo è integrare. Terzo: il problema umanitario, che significa prendere coscienza di questi lager in cui vivono spesso queste persone. Ho visto delle foto. Ma ho l’impressione che il governo stia facendo di tutto in campo umanitario per risolvere anche problemi che non si possono assumere. Riassumendo: cuore aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria. Un’ultima cosa: c’è nella coscienza collettiva un principio: l’Africa va sfruttata. Su chi fugge dalla fame occorre invece che facciamo investimenti. Mentre spesso ogni volta che i Paesi sviluppati vanno in Africa è per sfruttare. Dobbiamo capovolgere e dire: l’Africa è amica e va aiutata a crescere".

Migranti, papa Francesco: "Riceverli, integrarli ma anche fermarli se i numeri divengono insostenibili"

L’uragano Irma ha provocato decine di morti e danni. Si teme anche per ampie zone della Florida; già sei milioni di persone hanno lasciato le proprie case. Gli scienziati ritengono che il riscaldamento degli oceani contribuisca a rendere le tempeste più intense. Vi è secondo lei la responsabilità morale dei leader politici che si rifiutano di riconoscere che il cambiamento climatico è opera dell’uomo?

"Chi nega questo deve chiedere agli scienziati che sono chiarissimi e precisi. La recente notizia della nave russa che è andata dalla Norvegia al Giappone attraverso il Polo Nord senza trovare ghiaccio è un messaggio molto chiaro. È uscita poi una notizia che diceva che abbiamo solo tre anni per tornare indietro. Non so dire se sia vero che abbiamo solo tre anni, ma è vero che se non torniamo indietro andiamo giù. Del cambiamento climatico si vedono gli effetti e gli scienziati indicano la strada da seguire. Tutti noi abbiamo una responsabilità. Ognuno è una gocciolina, ha una responsabilità morale. Occorre ascoltare e prendere decisioni. È una cosa su cui non scherzare e molto seria. Ognuno ha la sua responsabilità morale. I politici hanno la propria. Poi la storia giudicherà le decisioni".

I cambiamenti climatici sembrano esserci anche in Italia: i morti di Livorno, i tanti danni a Roma. Perché tarda una presa di coscienza da parte dei governi circa l’ambiente?

"C’è una frase dell’Antico Testamento che dice: l’uomo è uno stupido, un testardo che non vede. È l’unico animale che inciampa due volte sulla stessa pietra. C’è la superbia, la sufficienza di dire che non è così e poi c’è il “Dio tasca” non solo sul creato ma in tante altre decisioni. Oggi a Cartagena ho visitato la parte povera della città, poi la parte turistica, lusso senza misure morali. Quelli che vanno di là non si accorgono di questo? Quando non si vuol vedere non si vede. Si guarda solo una parte".

E cosa pensa della crisi in Corea?
"Della Corea capisco poco. Credo che ci sia una lotta per interessi che tuttavia mi sfuggono".

Quando incontra i giovani dice loro: "Non vi fate rubare la speranza". Negli Stati Uniti è stata abolita la legge dei dreamers, dei sognatori, 800mila ragazzi messicani, colombiani, che con questa abolizione potrebbero dover far ritorno nel Paese d’origine abbandonando la propria famiglia. Cosa pensa?

"Ho sentito di questa legge, ma non ho potuto approfondire. Tuttavia penso che staccare i giovani dalla famiglia non sia una cosa che porta un buon frutto né per i giovani né per la famiglia. Ho speranza che questa legge la si ripensi un po’. Ho sentito parlare il presidente degli Stati Uniti che si presenta come un uomo pro-life. Se è un bravo pro-life può capire l’importanza della famiglia e della vita e che va difesa l’unità della famiglia. Chi ruba la speranza ai giovani? La droga e le altre dipendenze. Mentre è importante il rapporto con le radici, i giovani sradicati vogliono ritrovare le radici, per questo insisto sul dialogo tra giovani e anziani, perché lì ci sono le radici".

Lei ha parlato del Venezuela, ha pregato affinché finisca la violenza. La Santa Sede è impegnata per il dialogo nel Paese. Ma il presidente Maduro ha usato parole dure contro i vescovi, mentre dice di essere con il Papa. Cosa pensa?

"La Santa Sede ha parlato forte e chiaramente. Quello che dice Maduro lo spieghi lui. Ma la Santa Sede ha fatto tanto, ha inviato lì un gruppo di lavoro, un nunzio di primo livello, poi ha parlato con le persone, pubblicamente. Io tante volte ho parlato cercando sempre una via d’uscita, offrendo un aiuto per uscire, ma sembra che la cosa sia molto difficile. Quello che è pericoloso è il problema umanitario, tanta gente che soffre, scappa, dobbiamo aiutare a risolvere il problema in ogni modo. Credo che le Nazioni Unite debbano farsi sentire per aiutare".

Come sta dopo l’incidente allo zigomo di ieri?
"Mi sono posizionato – nella papamobile, ndr – per salutare i bambini, non ho visto il vetro e “boom!”… Ma sto bene".

Lei è arrivato in una Colombia ancora divisa. Cosa fare concretamente perché le parti divise superino l’odio. Come le piacerebbe che fosse la Colombia?

"Dopo 54 anni di guerriglia si accumula odio, e molte anime divengono malate. La malattia non è colpevole. Queste guerriglie e i paramilitari hanno fatto peccati brutti e hanno provocato questa malattia, ma ci sono dei passi che danno speranza. L’ultimo è il cessate il fuoco del ELN: li ringrazio tanto. Ma c’è qualcosa di più: la voglia di andare avanti va oltre i negoziati. C’è la forza del popolo. Io ho speranza in questa forza. Dobbiamo aiutare il popolo con la vicinanza e la preghiera".

La Colombia ha sofferto molto la violenza per la guerra e il narcotraffico. E per la corruzione nella politica. Cosa fare con questo flagello? I corrotti vanno scomunicati?

"Ho scritto un piccolo libro che si chiama “Peccato e corruzione”. Tutti siamo peccatori, ma il Signore è vicino a noi e non si stanca di perdonare. Il peccatore delle volte chiede perdono. Il problema è che il corrotto si stanca di chiedere perdono e dimentica come si chiede perdono. È uno stato di insensibilità davanti ai valori, alla distruzione, allo sfruttamento della persona. È molto difficile aiutare il corrotto, ma Dio può farlo. Io prego per questo".

Lei ha detto che per arrivare alla pace bisogna coinvolgere diversi attori. Pensa che il modello della Colombia sia possa replicare in altri conflitti?

"In tanti conflitti state coinvolte altre persone per arrivare alla pace. È un modo sapienziale di andare avanti, la saggezza di chiedere aiuto. Si chiede delle volte l’intervento delle Nazioni Unite per uscire dalla crisi, ma un processo di pace va avanti soltanto quando lo prende in mano il popolo. Il protagonista della pacificazione o è il popolo o si arriverà fino a un certo punto. Questa è la strada maestra. Voglio lasciarvi con un’ultima immagine. Quello che più mi ha colpito dei colombiani, c’era la folla sulla strada… mi ha colpito che i papà alzavano i loro bambini per farli vedere al Papa perché il Papa desse la benedizione dicendo questo è il mio tesoro, la speranza, il futuro, io ci credo. Mi ha colpito la tenerezza, gli occhi dei papà e delle mamme, bellissimo. È un simbolo di speranza e futuro. Un popolo che fa bambini e li fa vedere è un popolo che ha speranza e futuro".
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Re: Diritti Umani Universali che non esistono

Messaggioda Berto » ven set 15, 2017 7:13 am

Siamo l'unico Paese che regala ai migranti permessi di soggiorno
Giuseppe De Lorenzo - Mer, 09/11/2017

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 29452.html

Migliaia di "idoneità" per motivi umanitari: chi la ottiene può lavorare e curarsi 2 anni

A Renzi piace fare regali. È evidente. Li fa ai migranti, cui il governo elargisce migliaia di permessi di soggiorno «speciali» che non otterrebbero in nessun altro Paese europeo.

E ai Comuni accoglienti, cui ora il Pd vuole dare più capacità di spesa rispetto a chi si rifiuta di ospitare immigrati.

Sembra uno scherzo, ma non lo è. In tre anni sulle coste italiane sono sbarcati più di 454mila immigrati. Una massa di persone non sempre in fuga da guerre. Le Commissioni territoriali dovrebbero decidere chi ha diritto all'accoglienza e chi no, ascoltando le storie dei richiedenti asilo ed emettendo una sentenza: assegnare lo «status di rifugiato»; concedere la «protezione sussidiaria»; oppure rigettare l'istanza, negando il permesso di soggiorno. Bene. Stando ai dati, il rigetto è il caso più diffuso, ma come in tutte le cose italiane esiste una scappatoia. La legge prevede che le questure possano concedere «protezione umanitaria» a chi non ottiene asilo al primo giro. Si tratta di un permesso di soggiorno di due anni che concede al migrante di lavorare e curarsi negli ospedali italiani. Non male. Le norme stabiliscono che può essere assegnata quando ci sono «gravi motivi di carattere umanitario a carico del richiedente». Cosa significa? Non è ben chiaro. E infatti dipende dalla discrezionalità dei commissari. Per fare un esempio: un nigeriano otterrà lo status di rifugiato se viene da zone in cui opera Boko Haram; se invece abitava in un'area pacifica del Paese africano e non ha diritto all'asilo, la Commissione può decidere che sarebbe pericoloso rispedirlo a casa. E così fa ricorso alla protezione «umanitaria» per trattenerlo in Italia.

Diverse prefetture in via informale fanno sapere al Giornale che l'Italia fa un uso massiccio di questa forma di protezione, mentre gli altri Paesi europei vi ricorrono solo «in forma residuale». Quindi un migrante che qui ha ottenuto assistenza «umanitaria», oltre confine con ogni probabilità verrebbe dichiarato clandestino. Non stiamo parlando di casi eccezionali, ma della maggioranza assoluta degli immigrati cui l'Italia ha concesso un permesso di soggiorno. A dirlo sono i numeri della commissione parlamentare d'inchiesta. Nel 2014 delle 36.270 domande d'asilo valutate dalle Commissioni, solo 22mila hanno ottenuto una qualche forma di protezione. Di queste, il 45,5% lo ha fatto grazie allo stratagemma «umanitario». E negli anni successivi il dato è andato peggiorando: nel 2015 è schizzato a 53,3%, mentre nel 2016 la percentuale supera il 50%. Ovvero 15mila «protezioni umanitarie» su un totale di 29mila risposte positive. E non sono compresi nel conteggio i minori non accompagnati.

Checché ne dicano quelli secondo cui «scappano tutti dalla guerra», questi dati permettono di dare una lettura diversa del fenomeno migratorio. Sommando le richieste di asilo rigettate in tre anni (circa 100mila) e quelle accolte con l'espediente «umanitario» (41mila), risulta che il 76% degli immigrati sbarcati in Italia non sono tecnicamente profughi. Tantomeno rifugiati. O almeno non lo sarebbero in Germania o in Francia.

L'Italia, invece, non solo regala documenti con escamotage fantasiosi, ma pensa anche a premiare chi accoglie i migranti. Il Pd, infatti, ha inserito nel Dl Fisco un emendamento che dà potere alle Regioni di cedere spazi finanziari ai Comuni che accolgono richiedenti protezione internazionale. Penalizzando così chi si oppone «all'invasione». Tanto a pagare son sempre gli italiani.
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Re: Diritti Umani Universali che non esistono

Messaggioda Berto » sab dic 16, 2017 7:56 pm

Slogan demenziale: Diritti senza confini

A Roma corteo pro-migranti, sos infiltrati
2017/12/15

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca ... d11fd.html

È allerta per il corteo nazionale di oggi pro-immigrati a Roma che sfila per le strade del centro storico della città.

La manifestazione "Diritti senza confini", parte da piazza della Repubblica diretta a piazza del Popolo.

"Siamo in 25mila", dicono i promotori del corteo. I manifestanti stanno arrivando ora a piazza del Popolo, dove si conclude la manifestazione, al grido "Libertà".

"Il 12 dicembre abbiamo chiesto un incontro al ministro Minniti, siamo in attesa di una risposta. Non vogliamo intermediazione". A dirlo Aboubakar Soumahoro, del coordinamento "Diritti senza Confini" promotore del corteo pro migranti in corso a Roma. "Vogliamo sapere da lui cosa vuole fare con noi invisibili", ha aggiunto.

"Oggi è la giornata degli invisibili, di tutti quelli che sono stati confinati nelle periferie, nelle campagne, di tutti quelli che sono stati colpiti dalle norme repressive. Ma è la giornata soprattutto per dire che chiediamo giustizia sociale, libertà di circolazione e diritti". E' quanto afferma Abdoul, uno dei tanti migranti che sta manifestando a Roma. "E' la nostra giornata - aggiunge il giovane che viene dal Senegal - Ci siamo tutti in piazza. Vogliamo finalmente vogliono riprendersi tutto". E' un corteo "meticcio" con in testa molti migranti, provenienti soprattutto dai Paesi dell'Africa centrale, seguiti poi dai movimenti per l'abitare, centri sociali e studenti. Tra gli slogan: "Libertà senza confini" e "Permesso di soggiorno per tutti".

Ad aderire all'evento il 'mondo antirazzista': dall'Usb alla Coalizione Internazionale Sans-Papiers, dai movimenti per i diritti all'abitare agli studenti, alle realtà della sinistra estrema. Per gli investigatori il rischio, però, è che nel corteo possano infiltrarsi gruppi di violenti, provenienti anche da altre città italiane, con l'obiettivo di creare disordini.

Vietato indossare caschi e indumenti per travisarsi come anche portare oggetti contundenti, mazze di ogni tipo, artifizi pirotecnici o esplosivi. Controlli su persone, borse e zaini lungo tutto il tragitto della manifestazione.

Le rimozioni di veicoli e cassonetti sono scattate fin da questa mattina alle 8. Anche le consuete bonifiche lungo il percorso. Sotto la 'lente' le stazioni ferroviarie e i caselli autostradali all'ingresso della Capitale dove confluiranno i partecipanti provenienti da altre città italiane.

Ieri nel tardo pomeriggio si è svolto un tavolo tecnico in Questura a cui hanno partecipato anche gli organizzatori del corteo che avrebbero assicurato si tratterà di una manifestazione pacifica.

Intanto nel lancio della manifestazione i promotori avevano sottolineato: "Siamo i dannati della globalizzazione e delle politiche antisociali imposte dall'Unione europea e dalla Banca centrale europea (BCE) alle popolazioni d'Europa e d'Italia, che privano le persone del reddito, del lavoro e dell'alloggio indipendentemente dalla provenienza geografica". Tra i punti della piattaforma proposta: la libertà di circolazione e di residenza; la solidarietà, l'antirazzismo e la giustizia sociale; la regolarizzazione dei migranti presenti in Italia; l'abolizione delle "leggi repressive".


Parassiti, falsi, manipolatori dei diritti umani, ladri di vita
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Re: Diritti Umani Universali che non esistono

Messaggioda Berto » dom feb 04, 2018 9:17 pm

DEMON BIBI E I CAVALIERI DEI DIRITTI UMANI

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

Questione dei richiedenti asilo africani in Israele e conseguente decisione di espellerli da parte dello Stato ebraico. Alti lai si sono uditi dai sempre pronti difensori dei Diritti Umani, contro il governo israliano accusato di fare qualcosa di terribile. Qui in Italia, alcuni ebrei illuminati e verriani hanno firmato la solita petizione per sensibilizzare Netanyahu-Ceausescu, il noto leader fascista di Israele, a non prendere questa decisione.

Tra di loro spiccano nomi come quelli del furente proimmigrazionista Gad Lerner (sempre presente quando si tratta di tutelare il diritto dei più deboli e degli "oppressi"). Alcuni di loro, tra cui egli medesimo, hanno firmato una lettera contro l'oKKupazione dei territori che il Mandato Britannico per la Palestina del 1922 aveva attribuito agli ebrei.

Gli ebrei contro l'oKKupazione sono contro altri ebrei che hanno tutto il diritto di starsene in Giudea e Samaria, dove gli ebrei hanno sempre dimorato nei millenni, salvo una breve parentesi sotto l'impero Ottomano. Ma torniamo ai richiedenti asilo africani.

I rifugiati e le loro famiglie resteranno in Israele, verranno espulsi coloro che non corrispondono a questi requisiti. I migranti illegali, pensa Netanyahu-Ceausescu non hanno il diritto di restare. Pensa un po' questo senza cuore che osa opporsi alla narrativa egemone secondo la quale i migranti, tutti, sarebbero come gli ebrei durante la Shoah. È davvero un mostro.

Quando fu il turno di Obama di deportare due milioni di illegali nessuno fiatò, ma Obama era il Messia afroamericano, mentre Bibi è il Cavaliere Nero. Obama era progressista, Bibi è di destra. Oh, my God!

Si tratta di 40,000 Eritei e Sudanesi richiedenti asilo i quali verranno rimpatriati in un paese africano dalle condizioni politiche stabili. Chi di loro deciderà di farlo volontariamente riceverà un benefit di 3500 dollari e un biglietto aereo per i paesi in questione, probabilmente l'Uganda e il Rwanda.

Aiutarli in Africa. Ma non si può fare. Gad Lerner non vuole, e neppure lui, George. Sì, insomma, Sorosastro.

Che bella favola nera per i cultori indefessi di Israele stato criminale e razzista quella dei migranti africani deportati e rigettati in pasto al caos. Buona per una serata cupa in cui si affilano i coltelli.




Israele espelle i clandestini e accusa Soros
Giampaolo Rossi

http://www.occhidellaguerra.it/israele- ... cusa-soros

Il governo Netanyahu è pronto ad espellere 40mila immigrati irregolari entrati clandestinamente in Israele negli ultimi anni.

Si tratta per lo più di sudanesi ed eritrei provenienti da paesi in guerra il che comporterebbe il loro riconoscimento di rifugiati. Ma le autorità di Tel Aviv sono chiare in questo: sono“migranti economici” e non profughi tanto che solo ad 11 di loro è stato riconosciuto lo status per la protezione internazionale.

Dal 2005 sono stati circa 60mila gli immigrati entrati illegalmente in Israele dal confine egiziano; flusso che si è interrotto da quando nel 2012 Tel Aviv ha costruito un muro di protezione lungo 150 miglia.

Il piano del governo prevede un indennizzo di 3.500 $ ad ogni immigrato irregolare con l’obbligo di andarsene entro due mesi in uno dei paesi africani con cui è stato raggiunto un accordo (Ruanda o Uganda); in caso di rifiuto scatterà la reclusione per clandestinità.

Il Ministro degli Interni, Aryeh Deri, ha specificato che il primo obbligo del Governo è verso i propri concittadini e che, pur “nella compassione necessaria il piccolo Stato d’Israele non può contenere un numero così alto di immigrati illegali”.

Il governo israeliano ha specificato che il provvedimento non toccherà i nuclei familiari; e che nessun bambino figlio di immigrati (dei 5.000 nati in Israele in questi anni) né donna, saranno espulsi, ma solo maschi di età adulta entrati da soli.

Nonostante questo la sinistra liberal israeliana e le Organizzazioni per i diritti civili sono scese sul piede di guerra; ritengono che il respingimento degli immigrati violi le Convenzioni sui diritti umani e quelle sulla protezione dei rifugiati. E anche l’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite ha invitato Israele a riconsiderare la decisione.

36 sopravvissuti ai campi di concentramento hanno pubblicato una lettera aperta al Primo Ministro Netanyahu chiedendogli di rispettare il diritto di asilo dei rifugiati in memoria di quello che fu fatto agli ebrei in Europa; e persino Meir Lau, il Presidente dello Yad Vashem (l’Ente Nazionale per la Memoria della Shoah) è intervenuto sottolineando la necessità di risolvere la questione con “compassione, empatia e pietà”.

Associazioni dei diritti umani si sono organizzate per invitare le famiglie israeliane ad ospitare i migranti, anche a condizione di nasconderli; 6mila famiglie avrebbero già risposto all’appello.Il tutto, secondo il Governo israeliano, sotto l’abile regia di George Soros.

Netanyahu: c’è Soros dietro le proteste

Netanyahu ha dichiarato che questa campagna “è assurda e infondata” perché i veri migranti e le loro famiglie rimarranno in Israele; “noi non abbiamo l’obbligo di far rimanere qui immigrati illegali che non sono rifugiati” ha poi aggiunto.

In una riunione riservata con i Ministri del Likud, Netanyahu ha accusato direttamente George Soros e la sua Open Society di alimentare le proteste.

In effetti, New Israel Fund, l’organizzazione che funge da centro organizzativo delle iniziative di questi giorni è finanziata con centinaia di migliaia di dollari proprio dall’Open Society.

Da tempo il governo di Tel Aviv denuncia le azioni di destabilizzazione di Soros, le sue attività di finanziamento a gruppi filo palestinesi e organizzazioni israeliane anti-sioniste che nell’ultimo decennio hanno ricevuto quasi 10 milioni di dollari con l’obiettivo esplicito (come si legge nei documenti dell’Open Society) di “combattere l’occupazione israeliana e promuovere politiche anti-discriminatorie a favore dei palestinesi”. Non solo ma in Israele in molti ritengono che il fenomeno immigratorio che sta sconvolgendo l’Occidente sia alimentato proprio dai disegni di disarticolazione degli Stati nazionali operati dall’élite globalista di cui Soros è il braccio armato.

Insomma, per Israele, Soros è una minaccia alla sovranità nazionale, esattamente come lo è per la Russia di Putin e per l’Ungheria di Orbàn.
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Re: Diritti Umani Universali che non esistono

Messaggioda Berto » mar mag 15, 2018 1:30 pm

Migranti, Ungheria e Polonia unite: «Decidiamo noi e non la Ue chi entra nei nostri Paesi»
14/05/2018

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/ ... 31340.html

Il neo rieletto premier ungherese, Viktor Orban, ha scelto Varsavia per la prima visita all’estero all’inizio del suo quarto mandato per lanciare assieme al collega polacco Mateusz Morawiecki un chiaro ancorché scontato messaggio all’Ue: no alle quote e ai ricollocamenti di profughi fra gli stati membri.

«Piena sintonia», dunque, fra la Polonia e l'Ungheria sui temi che riguardano l'Europa unita nonché le questioni bilaterali è stata espressa oggi a Varsavia dal premier polacco Mateusz Morawiecki e dal suo omologo Victor Orban, giunto da Budapest dopo la vittoria della sua formazione politica nelle recenti elezioni. «Ci unisce non solo il passato ma anche il futuro», ha detto Orban facendo riferimento allo storico sentimento di fraternità fra i due popoli, coltivato a partire dall'ottocento, nell'epoca della «primavera degli popoli».

Sulla questione dei migranti, Orban ha sottolineato la voglia del suo paese di difendere le frontiere del sud dal flusso delle nuove ondate di arrivi, mentre Morawiecki ha ribadito l'impegno del proprio governo di aiutare «sul luogo» le popolazioni colpite dalle guerre o povertà. «In questa materia per noi è fondamentale la nostra sovranità nazionale», ha aggiunto Orban spiegando la determinazione con la quale il suo paese difenda il diritto di decidere chi può essere autorizzato a restare nel suo territorio. Orban e Morawiecki hanno inoltre concordato le loro posizioni sul prossimo budget dellàUe, ovvero in difesa della politica agraria della Ue nonché i fondi di coesione. «Vogliamo una Europa forte. La regione dell'Europa centrale può dare forza all'intero Vecchio continente» ha detto Orban.
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