Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » lun mar 19, 2018 11:08 pm

Patteggia otto mesi per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina
10 marzo 2018

http://www.aostaoggi.it/cronaca/11956-p ... stina.html

A pocesso ad Aosta un egiziano già condannato per un episodi analogo

Ha patteggiato otto mesi di reclusione e una multa di 10.000 euro Ahmed Elzeki Abdalla, egiziano di 48 anni processato in tribunale ad Aosta dopo essere stato fermato e arrestato lo scorso dicembre dalla polizia al Traforo del Monte Bianco mentre accompagnava in Francia un gruppo di cittadini stranieri. Uno di loro era senza documenti.

L'uomo, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, è già stato recentemente condannato (1 anno e 4 mesi e 40.000 euro di multa) per un precedente tentativo di oltrepassare il confine francese con quattro immigrati irregolari.

Il giudice gli ha concesso i domiciliari.

M.C.



"Nasconde un clandestino sull'auto", arrestata a Palermo una donna pisana
2018/02/10

http://palermo.gds.it/2018/02/10/nascon ... ana_801535

PALERMO. La Polizia di stato ha arrestato una donna pisana D.B.T. di 35 anni accusata di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Gli agenti nel corso di controlli al porto sulle navi provenienti da Tunisi, hanno trovato in una Fiat Punto nella nave «Cruise Bonaria» giunta al porto di Palermo un tunisino. Pare il fratello del compagno che la donna stava cercando di fare entrare illegalmente in Italia. Il giovane era nascosto sotto una coperta dentro la vettura.

L'immigrato clandestino è stato identificato e denunciato per violazione delle norme sull'immigrazione clandestina ed affidato al comandante della nave per essere rimpatriato. Nel corso della direttissima l’arresto è stato convalidato e condannata a 8 mesi di reclusione e 10 mila euro di multa. L’auto è stata sequestrata.



Nei guai per il passaggio ad un’irachena - Bolzano
Una trentenne del Burgraviato rischia una pesante condanna per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
29 maggio 2017

http://www.altoadige.it/cronaca/bolzano ... migrazione

BOLZANO. Per la legge austriaca rischia una pesante condanna, la trentenne del Burgraviato che, alcune settimane fa, ha dato un passaggio in macchina ad una clandestina di origine irachena. Quella che doveva essere una breve vacanza in Germania per l’altoatesina si è così trasformata in un vero e proprio incubo quando a Gries am Brenner, il comune al di là del confine, è stata bloccata dalla polizia austriaca.

Tutto è iniziato per caso, per fare un piacere al suo padrone di casa che le aveva chiesto di dare un passaggio ad una conoscente. Una donna fuggita dall’Iraq con in testa un unico obiettivo: raggiungere i parenti in Germania, per cominciare una vita nuova. Un sogno difficile da realizzare se come nel suo caso non hai i documenti e quindi per la legge sei una clandestina.

Ormai i controlli di qua e al di là del Brennero sono sempre più rigorosi, difficile riuscire a superare i confini usando treni e pullman. Altrettanto rischioso e costoso rivolgersi ai passatori.

Più facile, ma soprattutto con maggior possibilità di riuscita, il passaggio ottenuto da un’insospettabile.

Ma qualcosa è andato storto. La macchina, una vecchia Audi sulla quale le due donne viaggiavano, è stata fermata dalla polizia austriaca al confine. E in quel momento sono iniziati i guai, per l’irachena che non aveva i documenti e per l’altoatesina che le aveva dato il passaggio. Accompagnata nella stazione di polizia, la donna ha cercato di spiegare di non sapere che la persona che sedeva al suo fianco era una clandestina. Per lei è scattata la denuncia e rischia ora una condanna per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. «Quando si dà un passaggio a qualcuno - raccomanda il capo della squadra Mobile di Bolzano Giuseppe Tricarico - bisogna assicurarsi che abbia i documenti in regola. I tassisti come gli autisti dei Flixbus che vanno Oltrebrennero li chiedono sempre. La denuncia o l’arresto per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina scatta a prescindere dal fatto che uno sapesse o meno e il passaggio l’abbia dato gratis o dietro pagamento, quest’ultima semmai è un’aggravante».



Guida alpina soccorre una migrante incinta al confine francese: rischia 5 anni di carcere
giuseppe legato
2018/03/19

http://www.lastampa.it/2018/03/19/crona ... agina.html

Alla fine, il pugno di ferro delle autorità francesi ha colpito duro. Una guida alpina francese rischia cinque anni di carcere per aver soccorso una donna nigeriana, all’ottavo mese di gravidanza, che il 10 marzo stava cercando di attraversare il confine tra Italia e Francia insieme al marito ed ai due figli piccoli. L’uomo è stato indagato dalla magistratura francese per violazione delle leggi sull’immigrazione.

A renderlo noto, con un comunicato stampa, un’associazione umanitaria, una delle tante che, a cavallo del confine italo-francese, e generalmente in collegamento con colleghi italiani, cerca di dare una mano alle centinaia di migranti che, blindato il più agevole confine di Ventimiglia, controllato anche elettronicamente il pericolosissimo tunnel ferroviario del Frejus e riempito i convogli ferroviari che vanno a Modane di gendarmi, tentano di raggiungere il territorio francese attraverso i valichi alpini, in particolare quelli frequentati dagli sciatori come, appunto, il Monginevro e Bardonecchia. Anzi, quest’ultima meta è la più gettonata da chi vuole passare in Francia clandestinamente o quantomeno senza incappare nella gendarmeria ché sul versante italiano tutta l’attenzione è concentrata sull’evitare tragedie come quella che sarebbe potuta accadere al Monginevro se la guida francese non avesse soccorso la donna nigeriana.

La guida ha incontrato la donna, il marito e i figli di due e quattro anni in mezzo alla neve, nei pressi del passo del Monginevro, a 1900 metri di altitudine, e li ha caricati in auto per raggiungere l’ospedale alle porte di Briançon, in Francia.

Un pattuglia della Gendarmerie ha però bloccato l’auto e ha condotto l’uomo in caserma. La donna è stata portata in ambulanza al pronto soccorso dove ha partorito.

La strada scelta per attraversare il confine deve essere apparsa alla famiglia nigeriana più semplice, certamente meno pericolosa di quella che dalla Valle Stretta sopra Bardonecchia sale al Col d’Echelles per poi scendere a Nevache: pochi chilometri che con la neve alta diventano un’insidia mortale. Quasi tutti quelli che ci provano, prima di partire contattano e si portano appresso il numero di telefono del Soccorso alpino e di varie associazioni umanitarie. Più volte le pattuglie del Soccorso alpino sono salite al colle per trarre in salvo migranti in pericolo. Tutta un’altra storia quando i clandestini riescono a superare il confine perché, oltre al gelo, devono sfuggire ai controlli della Gendarmerie che li attende tra i boschi o a valle. Quando ciò accade, vengono immediatamente riportati in Italia: in auto o in treno accompagnati dai gendarmi.


Migranti, soccorre donna incinta al confine tra Italia e Francia: guida alpina rischia cinque anni di carcere
19 marzo 2018

https://www.facebook.com/ilFattoQuotidi ... 2592413974

Cinque anni di carcere per avere soccorso una donna all’ottavo mese di gravidanza che cercava di attraversare il confine. È la condanna che rischia una guida alpina francese. Il 10 marzo scorso, infatti, ha aiutato una donna nigeriana incinta che insieme al marito e due figli piccoli stava cercando di recarsi in Francia dall’Italia. La magistratura francese ha indagato la guida alpina con l’accusa di aver violato le leggi sull’immigrazione. A raccontare la vicenda, con un comunicato stampa, è un’associazione umanitaria.

La guida alpina ha trovato la donna, il marito e i figli di due e quattro anni e mezzo erano in mezzo alla neve, nei pressi del passo del Monginevro, a 1.900 metri d’altezza. Li ha quindi caricati in auto per portarli all’ospedale alle porte di Briançon, in Francia. Un pattuglia della Gendarmerie ha però bloccato l’auto e ha condotto l’uomo in caserma. La donna è stata portata in ambulanza al pronto soccorso dove ha partorito.

Il percorso scelto dalla famiglia di origine nigeriana è considerato meno pericoloso rispetto alla strada che dalla Valle Stretta sopra Bordonecchia porta al Col d’Echelles e scende poi a Nevache. Tutti quelli che scelgono quella strada, infatti, contannao poi il soccorso alpino, che più volte ha dovuto salvare i migranti in pericolo. Diversa la questione quando i migranti riescono a superare il confine: ad attenderli infatti c’è la gendarmeria che li preleva dai boschi e li riporta in Italia.



Gino Quarelo
Favorire l'immigrazione clandestina e illegale è un crimine, è una grave violazione della solidarietà nazionale e di concittadinanza. Va punita severamente ed esemplarmente. Rubare, sottrarre, estorcere, raggirare le risorse e i beni nazionali come il territorio, la cittadinanza, l'ospitalità, l'accoglienza, i diritti civili, .... è un delitto grave che mina alla base la solidarietà di un paese, di una comunità, di una nazione, di uno stato. Chi assume tali comportamenti non va considerato un uomo buono e responsabile ma irresponsabile e malvagio.
I veri buoni e responsabili accolgono a loro spese, adottano legalmente chi ritengono di dover aiutare, ... non introducono illegalmente e di nascosto qualcuno scaricandolo sulle spalle della comunità.



John Sebastian Moran
Termini come "Estorcere,rubare" applicate a concetti come solidarietà e diritti divili? Il delitto grave è che esista gente come lei. Solidarietà con belve senza coscienza e senza dignità umana come lei solo perché per caso siamo nati nella stessa nazione? Ma anche no, grazie.

Gino Quarelo
I ladri sono ladri sempre e comunque e chi li favorisce è altrettanto delinquente specialmente se recidivo. Abbia rispetto per gli animali che difendono il loro territorio, le loro tane, i loro piccoli, la loro famiglia e comunità con le unghie e con i denti e fino all'ultimo respiro e che rispettano i valori i doveri e i diritti animali e umani universali. Lei è una persona incivile e malvagia.


John Sebastian Moran "animali che difendono il loro territorio" ecco, lei e quelli come lei siete proprio questo e nulla più. Ma di quali diritti umani universali va cianciando? Non sa neanche quali sono. Lei è il prototipo dell'incivile inadatto a vivere in una società moderna, privo di umana pietà. Più che malvagio, per lei viene proprio in mente la definizione di "banalità del male". Mi fa pena.

John Sebastian Moran
Ah vabbè, come non detto, ho visto il suo profilo. E' senza dubbio un bot. Se non lo è, ha serio bisogno di aiuto psichiatrico qualificato e urgente.

Gino Quarelo
L'immigrazione clandestina e illegale è un crimine in ogni paese del mondo e va perseguita penalmente come va perseguito e condannato il delinquente che la promuove, favorisce, sostiene e pratica.

Simone Mesot
Guida alpina malvagissima! Io gli darei l'ergastolo per un gesto così atroce, mostro.

Chiara Roveta
Bhe..Uno che scrive forza Trump. .e poi che non può non amare gli ebrei..Si è già capito tutto...Trump. .che sparerebbe a vista ai messicani se potesse..


Gino Quarelo
Accogliere e non accogliere, buone regole umane e civili da rispettare

1) In Italia c'è il debito pubblico più elevato dell'occidente dopo la Grecia, esistono milioni di poveri, milioni di disoccupati, milioni di famiglie che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, milioni di giovani che non possono farsi una famiglia, una casa e dei figli per difficoltà economiche, centinaia di migliaia di giovani costretti a emigrare "legalmente" ogni anno per avere un futuro lontano dalla loro terra di origine, le imprese sono soffocate dalle tasse e sono costrette a chiudere, a fallire o a delocalizzare, centinaia di lavoratori autonomi e di imprenditori si suicidano ogni anno (anche per colpa delle amministrazioni pubbliche che non pagano i loro debiti), vi sono le paghe da lavoro dipendente più basse dell'occidente; vi sono i disabili, gli ammalati e i vecchi maleassistiti e trascurati; vi sono milioni di parassiti, di ladri, di farabutti, di fanulloni, di bugiardi, di privilegiati, di truffatori, di mafiosi, di irresponsabili (tra cui i governanti, tra i dipendenti pubblici e gran parte di coloro che si promuovono come "buoni" dediti al bene altrui e di tutti gli uomini della terra specialmente degli ultimi o fantomatici ultimi). In queste condizioni non esistono risorse e prospettive per poter aiutare, accogliere, ospitare e integrare offrendo un lavoro e un futuro dignitoso a chicchessia proveniente dal resto del mondo; oltretutto l'accoglienza e l'ospitalità non dignitose, non integranti e pelose sono una vergogna e danneggiano in primo luogo i migranti bisognosi e secondariamente tutti i cittadini e le loro comunità.

2) i beni di un paese (stato, comunità, nazione) quali le risorse economiche pubbliche, i diritti civili e/o di cittadinanza, il territorio, la cultura generale, l'identità e le tradizioni locali delle varie comunità (etnie, popolazioni, genti native, indigene, autoctone), la sicurezza civile, il sostegno pubblico, sono beni esclusivi di tutti i suoi cittadini (e a quelli equiparati ai cittadini aventi la residenza per lavoro, studio e altro) ed è un crimine gravissimo scialacquarli, sperperarli, dilapidarli, malversarli, dispensarli con prodigalità, rubarli ai propri cittadini bisognosi per darli ad altri, ... ed è altrettanto criminale non difendere i valori civili e sociali, la cultura e le tradizioni dei propri cittadini lasciandoli disprezzare, calpestare, violare, negare, oltraggiare dai non cittadini, dai migranti, dagli ospiti che in tali casi dovrebbero essere privati dei diritti di cittadinanza, della possibilità di richiederla e/o espulsi più o meno immediatamente a seconda della gravità dei casi.

3) è una violazione gravissima delle leggi fondamentali di ogni paese e dei diritti umani, civili e politici dei suoi abitanti e cittadini, mettere a rischio i loro beni, la loro vita, il loro ordine civile, sociale e culturale, permettendo a chiunque di poter entrare nel paese senza essere ben certificato, documentato e dotato di risorse sufficenti a mantenersi per tutto il periodo di permanenza;
in particolare lasciar entrare liberamente criminali comuni e politici, terroristi e nazisti maomettani (siano essi fondamentalisti o moderati con la loro incivile e disumana idolatria politico religiosa portatrice: di demenziali e criminali discriminazioni umane e sociali, irrisolvibli conflitti civili e politico religiosi; di orrore, terrore e morte).

4) la solidarietà con stranieri (tra cui il soccorso, l'accoglienza, l'ospitalità) imposta per coercizione statale dei governi contro la volontà dei cittadini (sia pure di una loro parte) specialmente in mancanza di risorse e di possibilità di lavoro, è tra le più odiose, aberranti forme di schiavitù e la sua imposizione è un tradimento della fraternità "della cittadinanza o nazionale" e un crimine contro l'umanità.

5) Ogni cittadino in possesso delle piene facoltà mentali e dei diritti civili, nel rispetto delle leggi esistenti e della sicurezza del proprio paese, è libero di disporre della sua vita e dei suoi beni personali adottando, accogliendo e ospitando, assumendosi però la piena responsabilità civile e penale e rispondendone in solido con la sua libertà personale e con il suo intero patrimonio.

6) Le convenzioni e i trattati internazionali sul soccorso e dell'asilo umanitario e politico vanno considerate e rispettate unicamente se compatibili: con le possibilità economiche, con la tenuta sociale e politica, con la sicurezza, la cultura, le tradizioni e i valori civili del paese e non debbono arrecare alcun danno e alcuna violazione dei diritti umani, civili e politici dei cittadini del paese il cui bene è il supremo e prioritario valore per lo stato, le sue istituzioni e i governi.


Mara Dallaj
Sig.Quarelo qui non si tratta di immigrazione clandestina, ma di aver soccorso un essere umano ,in questo caso una donna che doveva partorire, .....quando si perde l'umanita' , quando non si riconosce il bisogno di soccorere chi sta male ....si perde la civilta'...e lei e' diventato questo . Una persona cinica , egoista incivile.


Gino Quarelo
Mara Dallaj ha scritto:
Sig.Quarelo qui non si tratta di immigrazione clandestina, ma di aver soccorso un essere umano, in questo caso una donna che doveva partorire, .....quando si perde l'umanita' , quando non si riconosce il bisogno di soccorere chi sta male ....si perde la civilta'...e lei e' diventato questo . Una persona cinica, egoista, incivile.

Gino Quarelo scrive:
Mi dispiace per lei ma si tratta di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, la guida alpina fa parte di un'associazione a delinquere che si occupa proprio di favorire questo delitto; se si fosse trattato di un caso di incontro fortuito la guida alpina avrebbe dovuto chiamare/ informare/allertare le forze dell'ordine, oltre che portare la donna all'ospedale, cosa che mi pare non abbia fatto e non avesse intenzione di fare, per fortura che c'era una pattuglia che li ha intercettati lungo la strada.
Io non faccio il salvatore di clandestini a spese del mio paese, per me è incivile, irresponsabile, cinico ed egoista chi si erige a salvatore dei clandestini a danno e a spese dei suoi concittadini.

La mia umanità, il mio senso di responsabilità civica mi porta a considerare innanzi tutto il bene della mia comunità e non di chi entra furtivamente e illegalmente nel mio paese generando una molteplicità di problemi, di rischi, di pericoli, di difficoltà, destabilizzandolo, depredandolo, mancando di rispetto alla nostra gente, minacciandola, uccidendola, derubandola, spacciando droghe, terrorizzandola diffondendo il nazismo maomettano, consumando le già scarse risorse che caso mai dovrebbero essere destinate alla nostra gente bisognosa che è tanta.

Come ultima cosa, considerato che lei si erge a giudice della mia umanità e civiltà e a insegnante, le chiedo per coerenza, visto che dovrebbe dare l'esempio, quanti clandestini, migranti economici e rifugiati politici o abientali, veri o finti, africani, asiatici e maomettani accoglie e ospita a casa sua o della sua famiglia a spese sue e sotto la sua responsabilità civile, penale ed economica?




La repressione penale dell’immigrazione clandestina
inserito in Diritto&Diritti nel ottobre 2001
di Enrico Lanza

https://www.diritto.it/articoli/penale/lanza.html

1. Introduzione. 2. Il delitto di favoreggiamento dell’ingresso clandestino degli stranieri. 3. Il delitto di favoreggiamento della permanenza illegale. 4. L’esimente dell’art. 12, comma 2°, t.u. 5. Conclusioni.

1. Introduzione

Le ragioni dell’abbandono dei luoghi d’origine, per approdare in contesti territoriali, sociali, economici e culturali a volte diametralmente opposti ai propri, costituiscono tema di grande complessità, da affrontare ed analizzare con gli strumenti delle scienze sociali; in una disamina solo giuridica sono considerate acclarate affermazioni che, pur meritando un’approfondita e critica attenzione nelle sedi opportune, fanno parte del bagaglio culturale di generale percezione.

Ciò premesso, non può non rilevarsi come l’immigrazione costituisca un fenomeno, da sempre esistito e dalla dimensione progressivamente crescente, che nasce dalle differenze presenti nelle realtà locali e dall’aspirazione dell’uomo al superamento di queste, estrinsecazione del bisogno di raggiungimento di un eden terreno.

Ovviamente non sono univoche le motivazioni del partire, pure in tensione fra bisogno di sopravvivenza ed aspirazioni ‘marcopoliste’, fra nostalgico abbandono e nomadismo ideologico. Lo stereotipo dell’immigrato, che si ha in mente, è quello tuttavia dell’emarginato in condizioni di miseria, alla disperata ricerca di una terra generosa, più generosa della sua: questi si ritiene arrechi nell’immediato pregiudizi alla tranquillità ed alla pace collettive.

La ricerca del lavoro e della felicità si scontra inevitabilmente con grandi problemi pratici, a cominciare da quelli relativi alla disponibilità ed alla capacità degli stati destinatari dei flussi di fornire le occasioni cercate dagli immigrati[1].

La problematica dell’immigrazione trova così ampio spazio nelle testate dei quotidiani, considerata quasi come una piaga sociale[2], per un verso da regolamentare, anche perché c’è bisogno di manodopera che svolga le attività manuali più umili e logoranti, che i cittadini rifiutano, per altro verso da reprimere, per una sorta di difesa patriottica dei confini dalle invasioni di gente di diversa nazionalità, causa di disordine pubblico e criminalità[3].

Si scontrano, vien detto, due modelli di società, eredi dell’ideale, ormai in crisi, dello stato-nazione: il modello ‘neogiacobino’, di una società universale multirazziale, in cui hanno minore rilevanza i legami culturali, linguistici, comportamentali, storici, assiologici, religiosi, che sono il presupposto per definire come nazione un gruppo sociale, e nel quale si diventa cittadini per atto dello Stato; ed il modello ‘cristiano’, in cui è recuperata l’idea dello stato-nazione ed il problema dell’immigrazione deve essere oggetto di puntuale disciplina, poiché il diritto di trasferirsi in un contesto diverso da quello d’origine va comunque conquistato[4].
...


Il delitto di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina alla luce della L.189/02
Di Redazione Altalex
2010/07/23

http://www.altalex.com/documents/news/2 ... a-l-189-02

Il delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina alla luce delle modifiche apportate al T.U. 286/1998 dalla L. 189/2002

dott. Pierpaolo Zaccaria

Introduzione

Negli ultimi anni si è assistito ad una forte accelerazione del fenomeno della mobilità e dello spostamento di stranieri da un paese ad un altro riconducibile per lo più al differenziale di benessere tra stati in via di sviluppo e stati sviluppati. Come evidenziano quotidianamente le vicende di cronaca giudiziaria, molto spesso è proprio la criminalità organizzata internazionale a gestirne l’ingresso clandestino. Il problema dell’immigrazione clandestina è reso ancora più drammatico se si pensa che, dopo essere stati introdotti nei paesi di destinazione, i “trafficati” vengono spesso inseriti in circuiti criminali e sfruttati come fonti di nuovi profitti illeciti (ad es. nel campo della prostituzione, dello spaccio di droga, furti o accattonaggio, lavoro nero ecc.). Al fine di reprimere le manifestazioni criminali che si sono sviluppate attorno al fenomeno dell’immigrazione, il Legislatore ha provveduto all’adozione del Testo Unico 286 del 1998, contenente la disciplina dell’immigrazione e delle condizioni degli stranieri.

Il succitato Testo Unico, emanato con il decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286, trova applicazione, in forza dell’art. 1 dello stesso, e salvo che sia diversamente disposto, nei confronti dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea e agli apolidi, indicati come stranieri”. Il T.U. 286/98 è stato integrato con delle significative modifiche dalla Legge del 30 luglio 2002, n. 189 (nota come la legge Bossi-Fini), importanti in quanto si delineano in maniera più dettagliata le ipotesi di reato, tra cui quello del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, rendendo penalmente rilevanti tali attività parassitarie e lucrative e andando a colpire in maniera più diretta l’attività svolta dalle organizzazioni criminali dedite al traffico degli stranieri sia in Italia che all’estero. “Le modificazioni apportate con la legge 189/02 hanno accentuato il carattere di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica …in parte capovolgendo la visione solidaristica in una esclusivamente repressiva” (Cass. Pen., sez III, sent. n. 3162/03).
...



Favorire l'immigrazione e l'emigrazione clandestina è un crimine universale
viewtopic.php?f=194&t=2754
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » mer mag 16, 2018 7:53 pm

Migranti, anche la Cei ora dice: «Aiutiamoli a casa loro»
di Gigliola Bardi
martedì 15 maggio 2018

http://www.secoloditalia.it/2018/05/mig ... -casa-loro

«Riconosciamo che esistono dei limiti nell’accoglienza». È quanto scrive la Cemi, commissione episcopale della Cei per le migrazioni, nella lettera alle comunità cristiane Uscire dalla paura, che in qualche modo aggiorna a 25 anni di distanza la lettera precedente, Ero forestiero e mi avete ospitato, pubblicata nel 1993.

«Al di là di quelli dettati dall’egoismo, dall’individualismo di chi si rinchiude nel proprio benessere, da una economia e da una politica che non riconosce la persona nella sua integralità – premette il documento Cei – esistono limiti imposti da una reale possibilità di offrire condizioni abitative, di lavoro e di vita dignitose». Inoltre, «siamo consapevoli che il periodo di crisi che sta ancora attraversando il nostro Paese rende più difficile l’accoglienza, perché l’altro è visto come un concorrente e non come un’opportunità per un rinnovamento sociale e spirituale e una risorsa per la stessa crescita del Paese».

Non solo, invitando a non chiamare gli immigrati «extracomunitari» o «clandestini», perché «termini denigratori», la Cei chiede alla politica azioni forti contro i trafficanti di uomini e riconosce anche che «il primo diritto è quello di non dover essere costretti a lasciare la propria terra». «Per questo appare ancora più urgente impegnarsi anche nei Paesi di origine dei migranti, per porre rimedio ad alcuni dei fattori che ne motivano la partenza e per ridurre la forte disuguaglianza economica e sociale oggi esistente». Insomma, anche la Commissione episcopale della Cei per le migrazioni invita ad aiutare i migranti a casa loro.



Migranti, CEI: “Ci sono limiti nell’accoglienza, ma lo straniero non è un nemico”
ANDREA TORNIELLI
2018/05/15

http://www.lastampa.it/2018/05/15/vatic ... agina.html

«Il giorno in cui nello straniero si riconoscerà un ospite, allora qualcosa sarà mutato nel mondo». Si conclude così, con una citazione del cardinale e teologo Jean Danielou, la lettera indirizzata dalla Commissione episcopale per le migrazioni della Cei alle comunità cristiane dal titolo “Comunità accoglienti, uscire dalla paura”, che va ad “aggiornare” il documento pubblicato 25 anni “Ero forestiero e mi avete ospitato”.

All’epoca, ricorda la Cei, «l’immigrazione era un fenomeno “nuovo” ed emergente, di cui non si riusciva ancora a cogliere le dimensioni e le prospettive». Dal 1993 ad oggi si è assistito ad un «profondo cambiamento» e quello delle migrazioni è divenuto in Italia «un fenomeno sorprendente nel suo incremento, anche se negli ultimi anni esso si è fermato ed è aumentato invece il numero degli emigranti italiani».

Come dimostrano dati recenti, riportati nella lettera, «gli immigrati in Italia hanno infatti raggiunto e superato all’inizio del 2016 il numero di 5 milioni con un’incidenza sulla popolazione totale pari all´8,3%. Non dimentichiamo che il 52,6% di questi sono donne, portatrici di esigenze e sensibilità specifiche, e che nel 2016 sono arrivati in Italia più di 25mila minori stranieri non accompagnati», si legge.

Allo stesso tempo, viene segnalato che «mentre nell’ultimo triennio il numero degli immigrati è rimasto pressoché stabile ed è cresciuto il numero dei richiedenti asilo, il numero degli emigranti italiani è continuato a crescere: nell’ultimo anno oltre 124mila italiani hanno spostato la loro residenza oltreconfine; secondo l’Ocse l’Italia è all’ottavo posto nella graduatoria mondiale dei Paesi di provenienza dei nuovi immigrati». «A fronte di 5 milioni di immigrati in Italia, 5 milioni di italiani sono oggi emigranti nei cinque continenti alla ricerca di un lavoro e di una vita dignitosa», affermano i vescovi.

Riguardo allo spinoso tema dell’accoglienza, riconoscono nel documento che «esistono dei limiti»: «Al di là di quelli dettati dall’egoismo, dall’individualismo di chi si rinchiude nel proprio benessere, da una economia e da una politica che non riconosce la persona nella sua integralità esistono limiti imposti da una reale possibilità di offrire condizioni abitative, di lavoro e di vita dignitose», scrivono i presuli. Inoltre, si dicono «consapevoli che il periodo di crisi che sta ancora attraversando il nostro paese rende più difficile l’accoglienza, perché l’altro è visto come un concorrente e non come un’opportunità per un rinnovamento sociale e spirituale e una risorsa per la stessa crescita» della nazione.

Da qui un appello a non dimenticare invece «l’importanza dell’ospitalità che porta all’incontro». Perché «le paure - scrive la Cei - si possono vincere solo nell’incontro con l’altro e nell’intrecciare una relazione. È un cammino esigente e a volte faticoso a cui le nostre comunità non possono sottrarsi, ne va della nostra testimonianza evangelica. Si tratta di riconoscere l’altro nella sua singolarità, dignità, valore umano inestimabile, di accettarne la libertà».



Gino Quarelo
A questa gente io non do un soldo, un saluto, un sorriso e tanto meno la faccio entrare a casa mia.
Imbecilli: quando uno straniero vuole entrare in casa mia di forza e mi fa del male è proprio un nemico da ricacciare e se occorre amazzare.





Migranti, ora l'Ue rimprovera l'Italia perché rimpatria troppo poco
Giovanni Masini - Mer, 16/05/2018

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/mig ... 27717.html

Avramopoulos ammonisce il prossimo governo di non cambiare linea sull'accoglienza. Ma dalla Commissione rimproverano l'Italia perché rimpatria troppo poco

La Commissione europea, si sa, non perde occasione per dire la propria sulle politiche dei singoli Stati membri, intervenendo con regolarità sui programmi dei governi nazionali e a volte anche solo sulle campagne elettorali.

E' il caso del monito sull'accoglienza dei migranti lanciato ieri dal commissario agli Affari Interni Dimitris Avramopoulos, che ha auspicato che l'Italia "non cambi" linea in tema di immigrazione, quale che sia il prossimo governo.

Un intervento a gamba tesa che ha fatto alzare più di un sopracciglio a Roma, soprattutto alla luce del fatto che il nostro Paese ha dovuto sopportare, in tema di accoglienza, un peso sproporzionato rispetto agli altri Ventisette proprio a causa della deficienza della legislazione europea in materia, decisamente iniqua.

"L'Italia rimpatria troppo poco"

Peccato che proprio nelle stesse ore in cui Avramopoulos lanciava l'altolà a un cambio di linea politica da parte delle autorità italiane, il direttore alla Migrazione e protezione alla stessa Commissione Ue Laurent Muschel rimproverava l'Italia per lo scarso numero di rimpatri. "Tutti gli Stati membri - ha affermato ieri Muschel parlando con l'Ansa - rimpatriano verso il Bangladesh. I rimpatri dall'Italia verso Bangladesh, Pakistan o Afghanistan invece sono nulli perché mancano i centri di detenzione".

Un intervento giunto a margine della presentazione del Rapporto sui 10 anni di attività del European Migration Network, lo stesso evento in cui ha preso parte il commissario. Da un lato dunque la Commissione striglia Roma per i mancati rimpatri, dall'altro la esorta a non cambiare politica.

E la riforma di Dublino langue

Al tempo stesso, infine, prende atto con imbarazzo delle difficoltà del processo di riforma del regolamento di Dublino, alla base della legislazione europea sull'asilo. Un insieme di norme che prevede essenzialmente che chiunque intenda presentare domanda di protezione internazionale in un Paese Ue, debba farlo nel territorio del primo Stato membro in cui mette piede.

Una vera e propria trappola per i Paesi di primo arrivo come Italia e Grecia, all'origine di molti dei nostri problemi nel gestire l'accoglienza. Che ora l'Europa da un lato ci rimproveri per i mancati rimpatri e dall'altro ammonisca il prossimo esecutivo a proseguire con le politiche dei governi precedenti è quantomeno paradossale.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » sab giu 02, 2018 12:58 pm

Migranti, Salvini: "Bella sforbiciata ai 5 miliardi per accoglienza"
1 giugno 2018
https://video.repubblica.it/dossier/gov ... 510/307140

"Vorrei dare una bella sforbiciata a quei 5 miliardi di euro, che mi sembrano un po' tantini" per l'accoglienza. Così Matteo Salvini, prossimo ministro dell'Interno, in un comizio a Sondrio. Dal pubblico qualcuno grida: "A casa loro". E il leader leghista risponde: " 'A casa loro' sarà una delle nostre priorità. Porte aperte in Italia per la gente per bene e biglietto di sola andata a quelli che vengono a fare casino e pensano di essere mantenuti a vita".



Migranti, Salvini: «Priorità sarà “a casa loro”»
2018-05-31

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AETSmPyE

«Mi sono confrontato con il nuovo presidente del Consiglio - ha detto il neo ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini - gli ho chiesto di prestare attenzione ai quei 5 miliardi di euro che anche quest'anno sono destinati al mantenimento dei richiedenti asilo». E ha aggiunto: «Vorrei dare una sforbiciata, mi sembrano tantini. Avremo un approccio leggermente diverso da quello della signora Boldrini».


Riporteremo Italia fra protagonisti Europa
«Voglio far tornare l'Italia protagonista in Europa. Con le buone maniere, senza fare confusione, ma sono stufo di governi col cappello in mano. Non siamo secondi a nessuno»,ha detto Matteo Salvini, durante un comizio a Sondrio.

La mafia ci ha sempre fatto schifo
«La mafia ci ha sempre fatto e sempre ci farà schifo, ovunque ci sarà ingiustizia cercherò di esserci con una squadra. Vi chiedo di starci vicino perchè da soli non si può fare niente», ha detto il leader della Lega Matteo Salvini a Sondrio.

Sarò ministro di tutti, governo per bene
«Sarò il ministro di tutti» e quello che nasce, è un «governo di buona volontà, di persone per bene e senza debiti con nessuno. Io starò tanto tempo in un ufficio ma tanto tempo possibile tra di voi, fra le persone. E che il buon Dio ce la mandi buona», ha detto il leader della Lega.

Vicinanza alle forze ordine
«Il mio impegno riguarderà la sicurezza di 60 milioni di italiani. Farò sentire la mia, nostra vicinanza alle forze dell'ordine, che non meritano di essere prese in giro dai balordi che entrano ed escono dalla galera ogni quarto d'ora, e vedremo lasciarceli più a lungo», ha detto il segretario della Lega.


Si suggerisce a Bergoglio e ai suoi preti, ai cristiani bergogliani e ai democomunisti che sono pro migranti clandestini e per l'aiuto assoluto agli ultimi della terra, di fare come l'ebreo Cristo consigliò al ricco giovanotto: vendere tutti i loro beni e darli ai poveri e agli ultimi, portandoglieli di persona nei loro paesi e restando là a servirli e ad aiutarli.



Le associazioni contro Salvini: "No alla sforbiciata da 5 miliardi"
Venerdì, 1 giugno 2018
Governo Lega-M5S/ Scoppia subito il caso migranti

http://www.affaritaliani.it/politica/le ... refresh_ce

Salvini e la "sforbiciata" sull’accoglienza: il monito delle associazioniIl parere delle organizzazioni sulle parole del neo ministro degli Interni. Arci: “Dimezzare le spese in maniera casuale è impossibile, Italia ha leggi da rispettare”. Oxfam: “Pacchetto immigrazione ha permesso di allentare vincoli europei”. Caritas: “In accoglienza lavorano onestamente tanti italiani”

"Mi sono confrontato con il presidente del Consiglio e gli ho chiesto di prestare particolare attenzione a quei 5 miliardi di euro che anche quest'anno sono destinati al mantenimento di migliaia di immigrati. Ecco, io vorrei dare una bella sforbiciata. Mi sembrano un po' tantini onestamente. A casa loro - ha poi concluso- sarà una delle nostre priorità: porte aperte alla gente perbene, un biglietto di sola andata a quelli che vengono qui solo a far casino e pensano di essere mantenuti a vita". Lo ha detto ieri sera in un comizio a Sondrio il leader della Lega Matteo Salvini, che oggi pomeriggio giurerà come nuovo ministro dell'Interno. In poche parole Salvini racchiude due dei principi cardine del contratto di governo tra Movimento cinque stelle e Lega sul tema immigrazione: una stretta all'accoglienza dei migranti e un aumento dei rimpatri per gli irregolari.

Intenzioni più volte ribadite in campagna elettorale e sulle quali il mondo del sociale ha espresso perplessità. “Oggi Salvini andrà a firmare per assumere l’incarico di ministro dell’Interno, una volta messo davanti alla situazione italiana vedremo se darà seguito o meno alle sue parole - sottolinea Oliviero Forti, responsabile immigrazione di Caritas italiana -. Rimandiamo ai fatti, non sappiamo se possiede qualche ricetta magica per evitare di accogliere persone che ne hanno diritto: un conto sono i desiderata del ministro, un conto sono i fatti e le leggi da rispettare”. Forti ricorda che sui territori anche molti sindaci leghisti, che si erano proclamati contro l’accoglienza, hanno poi portato avanti progetti Sprar. “Molti stanno accogliendo bene - aggiunge -. Va anche ricordato che nel settore dell’accoglienza sono impegnate migliaia di persone italiane. Che fanno questo lavoro onestamente, non sono tutti parte di Mafia capitale: l'incapacità di pochi non può pesare sugli sforzi dei molti. Tagliare i 5 miliardi all’accoglienza vuol dire non rispondere all’emergenza e crearne di altre”.

Anche per Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci “dimezzare le spese per l’accoglienza in maniere del tutto casuale è impossibile a meno di non togliergli il cibo alle persone o farle stare per strada - sottolinea -. L’Italia sull’accoglienza ha delle regole da rispettare che derivano da tre direttive europee. Quanto si spende è proporzionato al numero degli arrivi. In questi anni si è già cercato di tutelare meno i richiedenti asilo - aggiunge - il primo a provarci è stato un ministro della Lega, Roberto Maroni, che non volendo riconoscere la protezione temporanea a chi arrivava dalla Libia li fece aspettare due anni, prima di dargli lo status. Nel frattempo si spesero molti più soldi del necessario. Il furore razzista porta a un aumento della spesa pubblica: quando si punta a ridurre le tutele si pongono ostacoli che fanno aumentare i costi della burocrazia”. Per Miraglia, inoltre, dopo i recenti fatti di Macerata il ministro dovrebbe “ponderare meglio le parole. L’immagine negativa dei richiedenti asilo non fa altro che caricare le tante persone che hanno rancore contro gli stranieri. Da Macerata in poi gli episodi di violenza razzista sono stati tanti, un ministro dovrebbe governare con responsabilità e dare l’esempio”.

Francesco Petrelli, senior advisor di Oxfam Italia ricorda che innanzitutto c’è una questione inerente ai “valori e ai principi”. “L’Italia ha degli impegni da mantenere per quanto riguarda il diritto all’accoglienza delle persone con protezione internazionale - afferma -. Le leggi e le convenzioni vanno rispettate”. In secondo luogo per Petrelli “si possono discutere le politiche europee ma solo se si sta dentro le norme europee”. Infine, “va ricordato che all’interno del pacchetto immigrazione ci sono i margini che consentono al nostro paese di allentare i vincoli europei. Quei quattro miliardi che spendiamo in accoglienza, infatti, fanno parte di una flessibilità contrattata con l’Europa sui vincoli di bilancio e il rispetto dei parametri. Forse il ministro Salvini - conclude - deve approfondire meglio la materia”.



Gino Quarelo

Le regole e le convenzioni europe vanno assolutamente cambiate e subordinate ai diritti inalienabili e superiori della nostra gente, dei nostri cittadini, ai loro bisogni, poi alle compatibilità politiche e culturali; non si devve assolutamente accogliere chi si introduce illegalmente, va rispedito alla fonte.





“Tagliare i fondi per gli immigrati”, ecco il primo obiettivo di Salvini da vicepremier
letizia tortello
2018/06/01

http://www.lastampa.it/2018/06/01/itali ... agina.html

Per il suo primo discorso da quasi ministro Matteo Salvini torna al Nord, su fino a Sondrio in Valtellina. «Volevo essere nella mia terra, tra le mie montagne, nella mia Lombardia anche se il mio impegno da ministro sarà quello di garantire la sicurezza a 60 milioni di italiani». La microscopica piazza Teresina Tua Quadrio quasi esplode gremita da cinquecento persone che fanno il coro «Matteo, Matteo, Matteo». In arrivo da Roma Matteo Salvini ha ancora la camicia bianca di ordinanza ma il leader della Lega parla già da ministro. Una volta invocava le ruspe adesso può fare molto di più come promette: «Ho già parlato con il ministro dell’Economia. Gli ho detto che bisogna prestare attenzione ai 5 miliardi di euro che spendiamo per mantenere gli immigrati. Mi sembrano un po’ troppi, ci vuole una bella sforbiciata». Il ragazzo col pizzetto nella folla annuisce convinto: «La prima cosa che deve fare da ministro è difendere i nostri confini». Non lo dice, ma si capisce chi per lui sarebbero gli «invasori».

Dal palco mentre ripartono i cori il ministro dell’Interno batte la mano a pugno sul cuore. È la sua prima uscita in attesa di giurare questo pomeriggio al Quirinale. Qui a Sondrio c’è ancora tempo per fare l’elenco dei desideri di governo: «Sogno un Paese con qualche tassa in meno e molta sicurezza in più. Basta ad uno Stato che porta via agli artigiani il 70% di quello che guadagnano. Voglio la chiusura di tutti i contenziosi sulle cartelle elettorali. Ci sarà un ministro per i disabili troppo spesso dimenticati in questo Paese. Voglio un Paese in cui la mamma si chiama mamma e il papà, papà. Basta genitori 1 e 2, basta fritti misti».

Applausi dalla piazza che a momenti si commuove quando Matteo Salvini si commuove. «Ho preso la tessera della Lega nel 1990 quando avevo 17 anni e le braghe corte. Odiavo l’ingiustizia. La Lega mi sembrava composta da gente onesta. Ma mai nella mia vita avrei mai pensato di fare il segretario e poi il ministro. Ci vuole coraggio. Oggi sto togliendo tempo ai miei figli ma spero di restituirgli qualcosa». I toni si rifanno duri. Il ministro dell’Interno della Lega ha idee precise e assai radicali: «Basta sconti di pena per assassini pedofili e stupratori. Uno che mette le mani addosso a in bambino o a una donna non deve più uscire di galera». Dirlo in una piazza amica è facile. Trasformarlo in legge è tutt’altro. Matteo Salvini lo sa: «Piano piano, non si fanno miracoli in una settimana. Ma noi siamo gente di buona volontà, pulita e onesta. E da ministro vi prometto che non andrò solo in ufficio, ma starò di più nelle piazze e tra la gente. Questa è la mia idea di sicurezza».

Qui e in Europa, si capisce. I venti che arrivano da Bruxelles soffiano forte. Le frasi ingiuriose del Presidente Jean Claude-Juncker scuotono il neoministro: «Italiani corrotti e fannulloni? Parole vergognose e razziste. Vedremo di far rispettare i diritti e la dignità di 60 milioni di Italiani. Noi non saremo il governo che va in Europa col cappello in mano». Che questo governo abbia avuto un parto tormentato lo sanno tutti. Poco spazio ai protagonisti di questi giorni. Non una parola su Di Maio, un ringraziamento a Giorgia Meloni per non aver chiesto niente e una rivelazione su Silvio Berlusconi: «Oggi l’ho sentito tre volte. E io cercherò di trasformare in atti di governo tutto il programma del centrodestra». A chiedergli se la coalizione non si è piegata dopo il veto del presidente Mattarella su Paolo Savona, Matteo Salvini rilancia: «Caso mai abbiamo raddoppiato con Paolo Savona e Giovanni Tria».

Sono oramai le 11 di sera, la piazza preme per fare quasi un’ora di selfie ma il ministro non molla prima di aver fatto un augurio per sè e per tutti: «Questa piazza me la ricorderò per tanto tempo. È un buon punto di partenza per fare il ministro. So che commetterò degli errori ma cercherò di farne il meno possibile. Vi chiedo di essermi vicino perchè da soli non andiamo da nessuna parte. Che il buon Dio ce la mandi buona».




Migranti, Mattarella: "Si può garantire legalità e accoglienza"
Franco Grilli - Ven, 01/06/2018

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 35412.html

Sergio Mattarella torna a parlare dopo la nascita del nuovo governo gialloverde. Al centro del messaggio i migranti e l'Europa

Sergio Mattarella torna a parlare dopo la nascita del nuovo governo gialloverde.

Il presidente della Repubblica nel suo messaggio inviato ai prefetti per la Festa del 2 giugno, parla del nostro Paese, dell'Europa e anche dell'emergenza immigrazione. "La costante e leale collaborazione fra tutte le componenti istituzionali e sociali chiamate a confrontarsi con il fenomeno delle migrazioni consente di affrontare l’individuazione di soluzioni in grado di garantire legalità, accoglienza e integrazione", ha affermato il Capo dello Stato.

Poi ha parlato anche delle tensioni che spesso attraversano il Paese come nel caso degli ultimi giorni di crisi di governo che si è poi chiusa con la nascita dell'esecutivo Conte: "Tensioni e prove trovano nel quadro delle istituzioni repubblicane piena possibilità di espressione e composizione, in una nazione unita e solidale.Il bene della coesione sociale, alla cui tutela si rivolge una parte importante della vostra attività, si consolida con le scelte di corresponsabilità e di cittadinanza attiva che ciascuno è chiamato a operare nell’interesse generale". Infine un riferimento all'Europa: "Va arrestato con fermezza ogni rischio di regressione civile in questa nostra Italia e in questa nostra Europa, affermando un costume di reciproco rispetto, mettendo a frutto le grandi risorse di generosità e dinamismo dei nostri concittadini. Con l’auspicio che il 2 giugno possa essere in ogni territorio l’occasione di una rinnovata condivisione dei principi e degli ideali repubblicani, rinnovo gli auguri di buon lavoro a voi Prefetti e a quanti con voi celebrano la Festa della Repubblica".
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » gio nov 22, 2018 7:33 am

Israele non firmerà il patto per la migrazione
21 novembre 2018
Amanda Gross

http://www.italiaisraeletoday.it/israel ... qAiRP9R5os

“Ho incaricato il Ministero degli Esteri di annunciare che Israele non parteciperà alla riunione di Marrakech e non firmerà il patto per la migrazione”. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato che Israele non aderirà al patto globale per le migrazioni delle Nazioni Unite, che dovrebbe essere firmato il mese prossimo a Marrakech, in Marocco, dalla maggior parte dei governi del mondo. Anche gli Stati Uniti hanno anche respinto il patto.

I migranti africani prendono parte a una protesta contro la Deposit Law a Tel Aviv

Migranti africani protestano a Tel Aviv

“Abbiamo il dovere – ha detto Netanyahu – di proteggere i nostri confini dagli infiltrati illegali. Questo è quello che abbiamo fatto, ed è quello che continueremo a fare “. Il patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare , che non sarà giuridicamente vincolante, è stato finalizzato sotto gli auspici dell’ONU a luglio. Dovrebbe essere formalmente approvato in una riunione dell’11-12 dicembre a Marrakech.

L’antagonismo in Israele verso i migranti si è irrigidito negli ultimi anni con circa 35.000 migranti africani nel paese di fronte all’ostilità dei legislatori e dei residenti in comunità con popolazioni di migranti. Secondo un sondaggio del Pew Research Center del mese scorso, il 57% degli israeliani si oppone all’accettazione di rifugiati in fuga da guerre e conflitti, ben al di sopra di quello dei cittadini di molti altri paesi occidentali.
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » gio nov 29, 2018 9:50 pm

“La libertà di immigrare non esiste”
di Marco Valerio Lo Prete
2015/08/31

https://www.ilfoglio.it/articoli/2015/0 ... iste-87075

Roma. Il ministro dell’Interno inglese, Theresa May, ha detto di voler tornare alla “libertà di movimento” come originariamente intesa dal progetto della costruzione europea, prima cioè di una sequela di correzioni giurisprudenziali. “Libertà di muoversi per lavorare, non libertà di attraversare i confini per cercare un lavoro o per accedere a benefici welfaristici”, ha scritto sul Sunday Times.
Sollevando un polverone di polemiche più o meno appropriate anche in Italia, visto che il Regno Unito è già fuori dagli accordi di Schengen, e già accoglie più del doppio di immigrati di quanto non faccia il nostro paese pure quando investito da flussi straordinari. A non scandalizzarsi di certo per la posizione della May sarebbe probabilmente Hans-Herman Hoppe, filosofo tedesco, addottorato in Germania con Jürgen Habermas, poi trasferitosi nel 1986 in America e folgorato dal libertarianism di Murray N. Rothbard (1926-1995).
Cosa c’entri uno dei principali pensatori anarco-capitalisti viventi con le restrizioni ai flussi migratori tornerà a spiegarlo lo stesso Hoppe tra una decina di giorni, durante il seminario annuale della sua Property and Freedom Society che si terrà in Turchia, paese dove lo studioso oggi vive. D’altronde le sue tesi, in America, già animano da anni un dibattito accademico e politico sull’immigrazione che non ha eguali in Europa. È il dibattito sugli “open borders”, come lo abbiamo descritto su queste colonne, con al centro la tesi – sostenuta da svariati economisti libertari e liberisti – per cui gli stati dovrebbero sbarazzarsi delle frontiere. In questo modo si avvantaggerebbero al meglio dello spostamento di milioni di persone in fuga da guerra o povertà, e incentiverebbero pure un effetto propulsivo della crescita mondiale.
Perché il pil del pianeta ne uscirebbe raddoppiato nel giro di due decenni, prevedono questi studiosi ragionando sull’aumento dei consumi e della forza lavoro, sulla crescita esponenziale di libertà di spostamento e d’innovazione. Esercitare l’immaginazione su un’ipotesi radicale, come appunto è l’abbattimento delle frontiere, non è inutile. Il confronto, che in America si muove spesso sulla base di statistiche accurate e previsioni econometriche, attira anche studiosi mainstream come il decano di economia dell’immigrazione di Harvard George Borjas, intervenuto sull’ultimo numero del Journal of Economic Literature per criticare i fautori dei “confini liberi”. Un dibattito, insomma, che spinge almeno gli analisti a uscire da certi schemi un po’ moralistici che immobilizzano la ragione.

Come collocare, in questo contesto, le posizioni restrittive di Hans-Hermann Hoppe? È necessario partire dalla sua opera principale, “Democracy: The God that Failed”, meritoriamente tradotta in Italia da Alberto Mingardi (direttore dell’Istituto Bruno Leoni) e pubblicata nel 2005 da Liberilibri. Interventi successivi e recenti dello stesso Hoppe hanno continuato a rimandare al nocciolo duro della sua analisi, secondo cui staremmo attraversando una fase di “decivilizzazione”. Caratterizzata da “consumo dei capitali, previdenza e orizzonte di pianificazione sempre più ristretti e un progressivo brutalizzarsi della vita sociale”. Lo studioso, fautore in via di principio dello smantellamento totale dello stato, individua nel regime monarchico – con “lo Stato posseduto a titolo privato” – l’opzione second best. Nel regime monarchico, infatti, “la struttura d’incentivi cui il sovrano è soggetto è tale che è suo interesse comportarsi in modo relativamente previdente e adottare solo politiche fiscali e militari moderate”. Ma lo Stato monarchico è stato rottamato dallo spirito democratico-repubblicano, palesatosi assieme alla Rivoluzione francese e al suo esportatore Napoleone. Alla fine comunque è la Prima guerra mondiale, secondo Hoppe, “il momento in cui la proprietà privata dello Stato venne completamente sostituita dalla proprietà pubblica dello Stato, e da cui è sgorgata una tendenza verso crescenti gradi di preferenza temporale collettiva, crescita del governo e un relativo processo di decivilizzazione”. Il governante democratico non è incentivato a dedicarsi alla conservazione e all’accrescimento del capitale di un paese, piuttosto fa di tutto per difendersi dalla concorrenza di chi vuole gestire le leve del potere al suo posto. Da qui l’enfasi dei governi democratici sulla redistribuzione della ricchezza (privata) e il sopravvento del diritto pubblico (su quello privato). La democrazia, secondo Hoppe, diventa una gara dei governanti per assegnare o promettere privilegi a dei gruppi, “la redistribuzione avrà di norma effetti egualitari e non elitisti”, ergo “la struttura della società verrà progressivamente deformata”. Come opporsi a tale deriva? Delegittimando agli occhi dell’opinione pubblica la democrazia, ricordando che perfino la monarchia è più funzionale, e fomentando la secessione di piccoli stati. E se il Dio della democrazia ha fallito, sostiene Hoppe, in particolare le politiche migratorie sono lì a dimostrarlo. Vediamo perché.

“Le cose cambiano in maniera radicale e il processo di civilizzazione deraglia permanentemente quando le violazioni dei diritti di proprietà prendono la forma dell’interferenza governativa”, scrive Hoppe. “La tassazione, il prelievo di ricchezza da parte dello stato e le regolamentazioni imposte da esso – a differenza della sua controparte criminale – sono considerate legittime, e alla vittima dell’interferenza da parte dello stato, a differenza della vittima di un crimine, non viene riconosciuto il diritto a difendersi fisicamente e a proteggere la sua proprietà”. Secondo Hoppe questa china ha inizio nel 1918.

Hoppe si dice convinto dell’“argomentazione classica” a favore della “libera immigrazione”: “A parità di condizioni, le attività commerciali e industriali tendono a trasferirsi dove i salari sono bassi, mentre la forza lavoro tende a trasferirsi dove i salari sono più elevati. In tal modo si produce una tendenza all’uniformazione dei salari (a parità di tipo di lavoro) e alla allocazione ottimale del capitale. (…) Si aggiunga che tradizionalmente i sindacati – e oggi anche gli ambientalisti – si oppongono alla libera immigrazione: già di per sé questo fattore dovrebbe rappresentare un buon argomento a favore di una politica di libera immigrazione”. Almeno tre sono però le obiezioni che fanno ricredere Hoppe che perciò prende le distanze dagli analisti pro “open borders”.

Innanzitutto il concetto di “ricchezza” e “benessere” è soggettivo, ergo un aumento del pil globale non può diventare l’argomento passepartout per liberalizzare i flussi di persone: “Giacché qualcuno potrebbe preferire avere un tenore di vita più basso in cambio di una maggiore distanza tra sé e il prossimo, piuttosto che godere di un livello di vita più elevato al prezzo di una maggiore prossimità agli altri”.

La seconda obiezione risponde a quanti notano una naturale sintonia tra il sostenere la libertà degli scambi economici e la libertà totale degli spostamenti di persone. Risponde Hoppe: “Non vi è nessuna analogia tra libero scambio e libera immigrazione, e restrizioni al commercio e all’immigrazione. I fenomeni del commercio e dell’immigrazione sono diversi sotto un profilo fondamentale, e i sostantivi ‘libertà’ e ‘restrizione’ declinati con ciascuno dei due termini assumono significati radicalmente diversi: gli individui possono spostarsi e migrare, i beni e i servizi no”. In altre parole, “mentre un soggetto può migrare da un luogo all’altro senza che nessun altro lo voglia, merci e servizi non possono essere inviati da una parte all’altra senza che chi spedisce e chi riceve siano d’accordo”.

Si arriva così alla terza obiezione, quella più radicale. Riguarda la “proprietà” dei territori su cui le migrazioni hanno luogo. In una società “anarco-capitalista”, come la vorrebbe Hoppe, “tutta la terra è di proprietà di individui privati, comprese tutte le strade, i fiumi, gli aeroporti, i porti e via dicendo”. In tale situazione “non vi è distinzione netta tra ‘locali’ (ossia cittadini del posto) e stranieri”; l’immigrazione è possibile solo quando c’è il consenso dei legittimi proprietari della terra. In presenza di un simile ordinamento sociale, “non esiste libertà d’immigrazione o un diritto di ingresso in capo all’immigrante”. Le politiche migratorie cambiano “quando il governo è di proprietà pubblica”. Se il governante democratico assomiglia a un “curatore temporaneo” che vuole massimizzare “denaro e potere”, “in accordo con l’egualitarismo intrinseco della democrazia, dovuto al fatto che ogni individuo dispone del voto, il governante tenderà a perseguire politiche migratorie di chiaro stampo egualitario, ossia non discriminatorie”. Quando si tratta di immigrazione, dunque, poco importa che entrino nel paese “vagabondi o produttori” – scrive Hoppe – anzi, “vagabondi e individui improduttivi potrebbero essere i residenti e i cittadini preferiti, in quanto si tratta di categorie che creano il maggior numero dei cosiddetti problemi ‘sociali’ e i governanti democratici prosperano proprio grazie all’esistenza di tali presunti problemi”. Il filosofo sostiene che “il risultato di questa politica di non-discriminazione consiste in un’integrazione forzata, ossia nell’obbligare a una convivenza forzata, con masse di immigrati di più basso livello, i proprietari del paese che, se avessero potuto scegliere, avrebbero mostrato una maggiore oculatezza e avrebbero scelto dei vicini alquanto diversi”. Per tornare al parallelo con lo scambio delle merci, “libero commercio” si riferisce a scambi che avvengono soltanto su sollecitazione di privati e aziende; “libera immigrazione non significa immigrazione su invito di singoli e imprese, ma invasione non voluta e integrazione forzata”. Altro che “immigrazione libera”, quella che si realizza in America e in Europa occidentale, secondo Hoppe, è “integrazione forzata bella e buona, e l’integrazione forzata è il prevedibile esito della regola democratica di concedere un voto a chiunque”.

La soluzione è “contrattuale” o non è

Per correggere questa tendenza, Hoppe propone misure correttive e preventive di tipo contrattuale. Le prime consistono nell’estendere la proprietà privata quanto più possibile, per ridurre il “costo della protezione” che spetta allo stato garantire. Il muro al confine tra Messico e Stati Uniti, secondo il pensatore, costa molto perché dalla parte americana ci sono ampi territori pubblici. Affidandoli ai privati, che s’intesterebbero la gestione dei flussi, si risparmierebbe. Le misure preventive equivalgono ad assicurarsi che ogni immigrato sia munito di “un invito valido da parte di un proprietario residente”; il soggetto che riceve l’immigrato si assume le responsabilità per le azioni compiute dal suo ospite, e l’immigrato sarà escluso dai servizi finanziati dal settore pubblico finché non diventerà cittadino. Un altro scenario, fantascientifico ma non troppo, che interroga anche l’Europa.
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » mer feb 27, 2019 8:59 pm

Migranti, le tv a rischio multe: arriva il regolamento contro il "clima d'odio"
Luca Romano - Gio, 21/02/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 49517.html

A giugno entra in vigore il nuovo regolamento dell'AgCom: monitoraggio sullo stile del conduttore e sugli applausi del pubblico

Ora l'AgCom mette le tv sul tema migranti: le emittenti, infatti, ora rischiano una multa "da 10 mila fino a 250 mila euro" nel caso in cui i loro programmi o tg si macchieranno di quello che viene definito un "reato d'odio".

Di cosa si tratta? Secondo quanto racconta Repubblica, l'AgCom avrebbe messo a punto un regolamento, una sorta di decalogo, per impedire che nei talk show o in un servizio giornalistico si arrivi a discriminare i migranti (o le donne vittime di violenze).

Il regolamento dovrebbe entrare in vigore il prossimo giugno, quando le reti televisive si troveranno a far fronte a nuove (e più stringenti) regole sul tema razzismo-discriminazione. Il garante per le Comunicazione, secondo quanto emerge, dovrebbe monitorare le trasmissioni di continuo. Se riscontrata una violazione, l'AgCom dovrebbe prima diffidare le emittenti, poi potrebbero ordinare la lettura di un "messaggio riparatorio" e - se le cose non cambiassero - potrebbe arrivare a imporre una (salata) multa. Il Garante, riporta Rep, dovrebbe tenere conto dello stile del giornalista (o presentatore), del titolo dei servizi, delle immagini e dei sottopancia; ma anche delle dichiarazioni di ospiti e opinionisti, delle reazioni degli ospiti e delle contromosse dei conduttori in caso di espressioni di odio pronunciate in diretta. Nel mirino dovrebbero finirci anche la condotta del pubblico (applausi o fischi), il contenuto degli sms inviati da casa e pubblicati in sovra-impressione e anche la presenza (o meno) in studio di migranti (o donne) a garantire il diritto di replica.

Per giustificare questo giro di vite, nell'introduzione al regolamento - scrive Rep - l'AgCom ricorda che sebbene gli immigrati in Italia siano solo il 7%, nella percezione degli italiani la percentuale sale al 25%. Secondo il Garante, "alcune emittenti private" hanno dedicato al "macro-tema" dell'immigrazione e della sicurezza fino al 33% dello spazio dei loro programmi o tg.

Resta una domanda: chi sarà a valutare quale titolo, espressione, condotta del pubblico o "stile di conduzione" sarà discriminante? E in base a quale parametro? Il rischio, fa notare qualcuno, è che - come nel caso delle fake news - il controllo per evitare la diffusione odio si possa trasformarsi in una forma di censura a chi, legittimamente, considera le migrazioni un fenomeno da arginare.



Migranti, la tv buonista per legge: spunta il "decalogo anti-razzista", ecco cosa rischiano i conduttori
21 Febbraio 2019

https://www.liberoquotidiano.it/news/it ... multe.html

Dall’Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sta per arrivare il decalogo per le emittenti radio-televisive contro il reato d’odio. Il regolamento entrerà in vigore il prossimo giugno e prevede che le radio e le tv assicurino il più rigoroso rispetto verso gli individui a rischio discriminazione. Chiaro insomma il riferimento ai migranti. I fornitori dei programmi di informazione e intrattenimento rischiano sanzioni che vanno da 10 a 250 mila euro nel caso in cui ospiti o conduttori dovessero ledere la dignità dei "soggetti deboli" incorrendo in forme di hate speech.

La delibera n.25/19 dell’Agcom si ispira ai principi di correttezza, lealtà e correttezza dell’informazione. Infatti, anche tenendo conto dei codici di deontologia giornalistica, le emittenti dovranno osservare una serie di limiti. Per le trasmissioni radio o tv in diretta, direttori, registi, conduttori e giornalisti dovranno assicurare i criteri di correttezza del linguaggio e del comportamento dei partecipanti, soprattutto quando sono ospiti rappresentanti politici e istituzionali. Sono bandite, dunque, le volgarità, i pregiudizi e le allusioni lesive della dignità umana.

Ma non finisce qui, perché il regolamento riguarda anche la condotta del pubblico ospite in studio e quella dei telespettatori spesso chiamati a interagire con sms o post sui social. Spesso, infatti, durante la diretta sono udibili fischi o applausi inappropriati o messaggi da casa in sovra-impressione pregnanti di offese. In questi casi sarà compito del giornalista o del conduttore riportare il programma entro i binari della correttezza e contrastare la discriminazione delle espressioni razziali. L’autorità, tra l’altro, verificherà l’osservanza dei principi o di eventuali violazioni in caso di dibattito su una notizia che possa riguardare i soggetti a rischio discriminazione quando in studio o in collegamento ci saranno i loro rappresentanti.



Diciotti, Salvini risponde ai migranti: "Risarcimento? Gli diamo un bacio Perugina"
Agostino Corneli - Gio, 21/02/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 49741.html

Il ministro dell'Interno è stato denunciato da 41 migranti eritrei e chiedono un risarcimento tra i 42mila e i 71mila euro: "Il risarcimento? Al massimo gli diamo un Bacio Perugina"

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini risponde ala denuncia dei migranti della nave Diciotti.

Come scritto su Il Giornale, fonti del Viminale avevano infatti affermato che uno studio legale ha presentato denuncia a nome di 41 immigrati, chiedendo un risarcimento "tra i 42mila e i 71mila euro". Una denuncia cui nel pomeriggio ha voluto rispondere lo stesso ministro leghista con un tweet ironico.

"Mi permettete di rispondere con una grassa risata? Tutti nati il primo gennaio, tutti scomparsi, ora vorrebbero un risarcimento in denaro... BASTA prendere in giro gli italiani! La pacchia è finita e i barconi non arrivano più!". Questa la risposta ironica ma anche molto netta del leader della Lega. Cui si è aggiunta, poco dopo, una frase dalla Sardegna, dove Salvini è impegnato in questi giorni per la campagna elettorale in vista delle elezioni regionali: "Il risarcimento? Al massimo gli diamo un Bacio Perugina".

Intanto, l'avvocato Alessandro Ferrara, che cura il ricorso dei 41 eritrei, ha chiarito che si tratta di un'azione civilistica con cui si chiede di valutare "se la restrizione della libertà personale di quanti erano trattenuti sulla nave sia stata conforme ai principi fondamentali dell'ordinamento giuridico nazionale, internazionale ed europeo".



Alberto Pento
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » mer feb 27, 2019 8:59 pm

Migranti, blitz di Fdi e Forza Italia: bloccato il "Global Compact"
Andrea Indini - Mer, 27/02/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 53516.html

Alla Camera passa la mozione di Fdi: impegna il governo a non sottoscrivere il "Global Compact". Leg e M5s si astengono, ma i grillini si spaccano

L'astensione della Lega e del Movimento 5 Stelle spiana la strada a una serie di misure sul contenimento dell'immigrazione.

Tra cui, forse il più significativo, quello che impegna il governo Conte a non sottoscrivere il "Global Compact", il documento che le Nazioni Unite vorrebbero imporre a tutti i Paesi dell'Occidente affinché riconoscano il diritto a emigrare sempre e comunque. Un pezzo di carta che, se controfirmato, rischia di essere un vero e proprio trapollone per l'Italia. A stopparlo, una volta per tutte, è stata la mozione presentata da Fratelli d'Italia (la prima firma è del capogruppo Francesco Lollobrigida) che ha ottenuto il via libera della Camera ache con il voto favorevole di Forza Italia.

Il "Global Compact" ha la pretesa di garantire uguali diritti a tutti gli immigrati, anche a quelli economici che entrano illegalmente nel nostro Paese. Se l'Italia l'avesse accettata, avrebbe dunque rinunciato a distinguere tra chi, in base alla Convenzione di Ginevra, deve essere accolto perché in fuga da guerre e carestie e chi, invece, può essere respinto perché irregolare. Lo scorso dicembre, su pressione di Matteo Salvini, il governo gialloverde aveva disertato la conferenza di Marrakech convocata dalle Nazioni Unite per far firmare agli stati membri il documento che avrebbe fatto riprendere, in misura massiccia, le partenze verso l'Italia. Oggi, però, il parlamento ha fatto un passo successivo, grazie alla mozione targata Fratelli d'Italia, impegnando l'esecutivo a non sottoscrivere, né ora né in futuro, il "Global Compact". "Finalmente ce l'abbiamo fatta - esulta Giorgia Meloni - non ci sarà alcuna invasione in Italia. L'immigrazione non sarà mai un diritto fondamentale".

La mozione, approvato con 112 voti a favore, 102 contrari e l'astensione di 262 deputati, ha provocato un forte scossone nei Cinque Stelle che hanno visto alcuni parlamentari dell'area ortodossa rompere le fila e votare con le opposizioni in dissenso. Si tratterebbe di Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, Valentina Corneli e Doriana Sarli. "La scelta dell'astensione - raccontano all'agenzia AdnKronos - fonti parlamentari - avrebbe suscitato un forte malcontento tra le fila pentastellate". Altri grillini avrebbero, invece, lasciato l'emiciclo in polemica con la linea del Movimento. La sinistra subito cavalcato i dissensi dei Cinque Stelle per chiedere al premier Giuseppe Conte di venire in Aula a riferire. "È grave che non sia la maggioranza a decidere su una questione così rilevante per la politica estera del Paese", hanno lamentato da LeU. Il piddì Ivan Scalfarotto, invece, ha accusato l'esecutivo di "non avere una politica estera" e di lasciare che "questioni delicate come la firma del Global Compact siano dettate dal voto di Fratelli d'Italia e Forza Italia".

Al di là delle prese di posizione della sinistra, la mozione votata oggi non solo mette un argine definitivo all'immigrazione incontrollata, ma di fatto obbliga il governo a difendere i confini del Paese. In caso contrario sarebbe venuta meno l'operazione, che Salvini ha portato avanti da quanto è arrivato al Viminale, di bloccare le operazioni delle organizzazioni non governative. Il "Global Compact" obbliga, infatti, chi lo sottoscrive ad "assicurare che l'assistenza di natura umanitaria non sia considerata illegale". Il ché rende legale qualsiasi intervento in mare di quelle Ong che negli anni passati ci hanno riempiti di clandestini infrangendo un'infinità di leggi. "Ora - ha annunciato all'AdnKronos il presidente dei senatori di Fratelli d'Italia, Luca Ciriani - chiediamo il blocco navale davanti alle coste della Libia, l'unica misura di bloccare gli sbarchi e il traffico umano degli scafisti".
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » mar apr 09, 2019 8:54 pm

???

Violati i diritti di un kosovaro condannato per stupro
9 aprile 2019

https://www.cdt.ch/svizzera/cronaca/vio ... LIvnDzgmaY

STRASBURGO - La Svizzera ha violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ordinando l’espulsione di un kosovaro condannato per uno stupro commesso nel 2003. Lo afferma la Corte europea di Strasburgo in una sentenza pubblicata oggi.

Prendendo tale decisione 12 anni dopo il fatto, le autorità elvetiche non hanno tenuto conto dell’evoluzione di comportamento del kosovaro, né dei suoi vincoli sociali e famigliari con la Svizzera e il suo paese d’origine, né del suo precario stato di salute, sostiene la Corte europea dei diritti dell’uomo in una sentenza «di camera» presa all’unanimità, contro la quale può essere ancora presentato ricorso entro tre mesi alla Grande Camera della Corte stessa. A suo avviso dunque la Svizzera ha violato l’articolo 8 della CEDU, che garantisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare.

L’uomo era arrivato in Svizzera nel 1993 e aveva presentato una richiesta d’asilo. Questa era stata respinta ma il kosovaro era stato messo al beneficio di una ammissione provvisoria. Nell’agosto 1998 era stato raggiunto dall’ex moglie, da cui aveva divorziato in maggio, e dai tre figli, che hanno poi ottenuto l’asilo. In seguito ha sposato una donna svizzera e ha così ottenuto una autorizzazione di dimora. La coppia ha divorziato nel 2006.

Nel 2003 l’uomo è stato condannato per coazione sessuale e violenza carnale per fatti accaduti lo stesso anno. Nel 2005, la condanna è stata ridotta in appello a 2 anni e 3 mesi di carcere, con la conferma dell’espulsione per 12 anni dal territorio svizzero. Nel 2006, l’ufficio migrazioni di Basilea Campagna ha rifiutato un prolungamento del permesso di dimora. La vicenda si è trascinata con ricorsi fino al Tribunale amministrativo federale (TAF), che nel 2015 che ha mantenuto la decisione di espulsione.

Nella sua sentenza, la Corte di Strasburgo ritiene che questa costituisca una ingerenza «nel diritto (del kosovaro) al rispetto della sua vita privata e familiare, in ragione, da un canto, della lunghissima durata di soggiorno dell’interessato in Svizzera e, d’altro canto, delle sue relazioni con i tre figli», presso due dei quali abiterebbe e che si occuperebbero completamente di lui, perfino lavandolo e vestendolo. All’uomo era stata concessa nel 2013 una rendita AI integrale, dopo che era stato giudicato invalido all’80%. Questa gli è stata però revocata nel 2016.

Secondo la Corte, non tenendo conto dovutamente di tutti gli elementi sopra elencati, il TAF «ha effettuato un esame superficiale della proporzionalità della misura di rinvio». A suo avviso, la necessità di quest’ultima rispetto allo scopo perseguito (evitare il rischio di recidiva) non è stata dimostrata.

In un comunicato, la piattaforma humanrights.ch si rallegra della decisione di Strasburgo. La Corte - afferma - «indica chiaramente che le autorità devono precedere a un esame della proporzionalità» quando decidono su una espulsione.
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » ven mag 17, 2019 3:30 am

Così il Tar si piega ai buonisti e non espelle più l'immigrato
Mauro Indelicato - Gio, 16/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 95720.html

Il ghanese Paul Yaw non verrà espulso. Dopo lo sciopero della fame di Biagio Conte a Palermo il Tar decide per la sospensiva e se ne riparlerà il prossimo 11 giugno: ma sembra nascondersi un vero e proprio corto circuito

La Palermo più ricca festeggia per una sentenza che evita sicura espulsione per un povero. La Palermo più povera mastica amaro quasi rassegnata all’indifferenza oramai cronica ad essa riservata.

È questo il paradosso che si vive nel capoluogo siciliano negli ultimi giorni. La Palermo dei salotti istituzionali, delle associazioni culturali e dei movimenti anti razzisti esulta per la sospensiva decretata dal Tar sul decreto di espulsione per Paul Yaw, ghanese di 51 anni raggiunto dal provvedimento dopo aver perso il lavoro e non aver maturato i titoli per poter rinnovare il permesso di soggiorno.

Se ne parla adesso il prossimo 11 giugno, quando il caso sarà trattato in sede di camera di consiglio. Per questa parte di città, si tratta di una vittoria non tanto legale quanto di “umanità”: in particolare, c’è chi parla dell’avanzata di quella Palermo anti Salvini e contraria ai porti chiusi che da giorni prende a cuore le sorti del cittadino ghanese. Quasi una vittoria di un principio che salva la città da presunte derive “razziste”. Almeno questa è l’interpretazione offerta da coloro che sui social festeggiano la decisione del Tar, un filone di pensiero sposato in toto anche dal sindaco Leoluca Orlando e dall’arcivescovo Corrado Lorefice.

Un successo della “parte umana” dunque, ma non si sa bene contro chi. Perché in realtà a firmare il decreto di espulsione è il Prefetto di Palermo e non certo per questioni politiche o, peggio ancora, legate al razzismo. Semplicemente Paul Yaw si è visto rifiutare la domanda di rinnovo di permesso di soggiorno in quanto, secondo la legge, non sussistono più i requisiti. Il ghanese è sostanzialmente vittima dello stesso terribile elemento che colpisce per intero Palermo: la crisi economica. Manca il lavoro e chi lo perde è difficile che riesca a trovarlo. Capita a centinaia di palermitani, giovani o di mezza età, capita anche a chi vive nel capoluogo siciliano da dieci anni, come nel caso di Paul Yaw.

Il ghanese vive facendo l’idraulico all’interno dell’edificio che ospita la missione “Speranza e Carità” di Biagio Conte, ma non ha un contratto da poter esibire o un impiego che potrebbe permettergli di rimanere in Italia. Nessun razzismo o disumanità quello delle istituzioni palermitane che applicano semplicemente la legge. Ma lo stesso Biagio Conte, missionario laico che negli anni ’90 fonda la sua missione, riesce a trasformare la vicenda in un caso mediatico che mobilita diverse associazioni. Intraprende per due settimane anche lo sciopero della fame, parla di Palermo come una città che sembra aver perso il suo spirito di accoglienza, il caso dunque oltrepassa la storia personale del cittadino ghanese e diventa quasi una questione di principio.

Non si sa se il clamore mediatico abbia o meno influito sulla decisione di sospendere il provvedimento. Fatto sta che, come detto, la notizia della sentenza fa esultare chi in questi giorni sposa la causa del missionario. E così, per qualche ragione, l’applicazione della legge da parte di prefetto e questore diventa un atto disumano e l’annullamento del provvedimento è una vittoria della “Palermo bene”.

La Palermo più povera, quella che forse meglio potrebbe capire le condizioni di Paul Yaw, che vive in situazioni di precarietà, di mancanza di lavoro e di una vita fatta di stenti tra i vicoli del centro storico e nei ghetti costruiti dalla Democrazia Cristiana negli anni del sacco edilizio, guarda quasi attonita.

Yaw forse resterà in Italia, il clamore mediatico della sua vicenda gli farà avere anche un posto da qualche parte, politici e prelati sbandiereranno la sua storia in futuro come un successo della parte sana di Palermo e del Paese intero. Per tanti altri poveri e disoccupati, che hanno la sfortuna di essere palermitani, il silenzio e l’abbandono continueranno ad essere filo conduttore delle proprie rispettive vite.
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » ven mag 17, 2019 3:31 am

La Corte Ue vieta il rimpatrio anche se il rifugiato delinque
Chiara Sarra - Mar, 14/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 94307.html

La Corte Ue vieta il rimpatrio di ex rifugiati che arrivano da Paesi dove rischiano torture o la vita stessa: "Nemmeno la questione sicurezza cancella i diritti"

No al rimpatrio nemmeno per questioni di sicurezza se nel Paese di origine rischia la tortura o la vita.

Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue che ha fissato una serie di paletti per la revoca o il rifiuto del riconoscimento dello status di rifugiato in uno stato membro.

Secondo i giudici di Lussemburgo, la decisione di revocare o rifiutare lo status di rifugiato non permette quindi di togliere tale status - né i diritti che derivano dalla Convenzione di Ginevra - o di rimpatriare l'extracomunitario se ci sono "fondati timori" che sia perseguitata nel suo paese di origine. Prevalgono, quindi, i fondamenti della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue che vieta il respingimento in un Paese dove la sua vita o la sua libertà possano essere minacciate e dove siano in vigore la tortura e le pene e i trattamenti inumani o degradanti. La Corte Ue in sostanza ha stabilito che il diritto dell'Unione riconosce ai rifugiati interessati una protezione internazionale più ampia di quella assicurata dalla Convenzione di Ginevra.

La sentenza riguarda il caso di tre migranti (un ivoriano, un congolese e un ceceno) che in Belgio e in Repubblica Ceca si sono visti revocare o negare lo status di rifugiato perché considerate una minaccia per la sicurezza o perché condannate per un reato particolarmente grave.

"Ecco perché è importante cambiare questa Europa con il voto alla Lega del 26 maggio", ha commentato Matteo Salvini, "Comunque io non cambio idea e non cambio la Legge: i 'richiedenti asilo' che violentano, rubano e spacciano, tornano tutti a casa loro. E nel decreto Sicurezza Bis norme ancora più severe contro scafisti e trafficanti”.



L'Ue soccorre i rifugiati: "No al rimpatrio anche se delinquono"
Gian Micalessin - Mer, 15/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 94634.html

L'asilo non decade se lo straniero rischia la vita in patria. Salvini: a casa chi spaccia o ruba

La sicurezza dei richiedenti asilo vale più di quella dei cittadini europei e italiani.

E per garantirla dobbiamo rassegnarci ad accollarci ladri, assassini e terroristi, evitando di rimandarli a casa se questo mette a rischio la loro incolumità. È il nuovo paradosso europeo. Un paradosso impostoci dalla Corte di Giustizia Ue del Lussemburgo che rende praticamente inapplicabili le norme di quel decreto sicurezza, voluto da Matteo Salvini, che prevede proprio la revoca di qualsiasi forma di protezione internazionale nel caso di condanna definitiva per i reati di violenza sessuale, spaccio di droga, rapina ed estorsione.

Il nuovo caso di autolesionismo europeo nasce dalle istanze di un cittadino ivoriano, di uno congolese e di un ceceno. I tre si erano visti revocare o negare lo status di rifugiato in Belgio e Repubblica Ceca sia perché considerati una minaccia alla sicurezza, sia perché condannati per reati particolarmente gravi per la comunità dello Stato membro ospitante. Ma i magistrati della Corte Europea del Lussemburgo hanno ritenuto che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sia stata redatta nel rispetto della Convenzione di Ginevra e ne vadano quindi rispettati i principi anche nel caso di reati commessi da chi gode della protezione internazionale. «La revoca e il rifiuto del riconoscimento dello status di rifugiato spiega la Corte in una nota relativa alla sentenza - non producono l'effetto di privare una persona che abbia fondato timore di essere perseguitata nel suo Paese di origine, né dello status di rifugiato, né dei diritti che la Convenzione di Ginevra ricollega a tale status».

Nell'illustrare la sentenza la nota precisa che «lo status di rifugiato è definito dalla direttiva come il riconoscimento, da parte di uno Stato membro, dello status di rifugiato e che quest'atto di riconoscimento ha natura meramente ricognitiva e non costitutiva di tale qualità», quindi «la revoca dello status di rifugiato o il diniego del riconoscimento non hanno l'effetto di far perdere lo status di rifugiato a una persona che abbia un timore fondato di essere perseguitata nel suo Paese d'origine». Quindi, conclude la Corte, «una persona, avente lo status di rifugiato, deve assolutamente disporre dei diritti sanciti dalla Convenzione di Ginevra». Grazie alle nuove regole imposte dagli azzeccagarbugli europei un richiedente asilo sospettato di appartenere all'Isis dovrà soltanto sostenere di temere il patibolo e qualsiasi stato europeo, Italia compresa, se lo dovrà tenere nonostante il rischio per la propria sicurezza pubblica. Gli effetti più pericolosi rischiano di essere quelli connessi alla prevenzione del terrorismo. Negli ultimi anni l'Italia ha dato il via a centinaia di espulsioni rimandando al paese d'origine tutti i soggetti sospettati di connivenza con Al Qaida o l'Isis anche in mancanza di prove sufficienti a garantirne una condanna in Tribunale. Ora tutto questo rischia di venir messo in discussione. Il primo a insorgere contro la sentenza è stato Matteo Salvini: «Ecco perché è importante cambiare questa Europa ha dichiarato il ministro dell'Interno - comunque io non cambio idea e non cambio la legge: i richiedenti asilo che violentano, rubano e spacciano, tornano a casa loro».



Alberto Pento
La Corte UE è fatta da magistrati eletti prevalentemente sinistri, le cui sentenze demenziali producono una serie di conseguenze che ricadono sulle nostre spalle a nostro danno e a nostre spese, violando i nostri diritti umani, naturali, civili e politici. Bisogna cambiare questa Corte con magistrati che a casa nostra e nei nostri paese non violino i nostri diritti e la nostra volontà e non ci facciano del male ma che di difendano.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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