I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » gio ago 30, 2018 1:41 am

???

Onu, è stato genocidio contro i Rohingya
2018/08/27

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/a ... 1ea70.html

I leader militari birmani devono essere incriminati per genocidio e crimini di guerra contro la minoranza musulmana dei Rohingya. Lo scrive in un rapporto la missione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite creata nel marzo 2017.

La leader birmana Aung San Suu Kyi "non ha usato la sua posizione di capo del governo de facto, né la sua autorità morale, per arginare o impedire gli eventi in corso nello stato di Rakhine" contro i Rohingya, sostiene il rapporto della Missione d'inchiesta indipendente dell'Onu sulla Birmania. Le autorità civili birmane - si legge nel documento - avevano poco margine, ma "attraverso le loro azioni e omissioni, le autorità civili hanno contribuito alla commissione dei crimini atroci".


Nora Klein
Mio figlio conosce molto bene il Myanmar l’ha visitato spesso per lavoro e per piacere ,è appena rientrato dal suo ultimo viaggio in Myanmar da una settimana. Mi ha raccontano che i buddisti devono difendersi dalla invasione islamica dell’ esercito per la salvezza dei rohingya , guidato da un rohingya nato in Pakistan e cresciuto alla Mecca, in Arabia Saudita, e negli ultimi tempi ha attirato anche l’attenzione di al Qaida, che hanno invitato i musulmani di tutta la regione ad andare in Myanmar e sostenere la causa dei rohingya ..... quindi un’altra dimostrazione da parte dell’ONU in sostegno agli islamici ....

Nora Klein Notizia arrivata ora :
29 agosto 2018
6.17 Il governo del Myanmar (ex Birmania) respinge le conclusioni dell'inchiesta Onu che accusa l'esercito di "genocicidio", "crimini contro l'umanità" e "crimini di guerra" nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya. "Non abbiamo autorizzato la missione Onu che indaga sui fatti del Myanmar ad entrare nel Paese, ed è per questo che non accettiamo nessuna risoluzione del Consiglio dei diritti dell'Uomo", ha dichiarato, Zaw Htay, portavoce del governo.

Gino Quarelo
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Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » sab dic 29, 2018 10:24 pm

BANGLADESH-MYANMAR Rohingya 'a rischio radicalizzazione islamica'
AsiaNews.it
28 dicembre 2018

http://www.asianews.it/notizie-it/Rohin ... 45843.html

Il fenomeno è iniziato alla fine degli anni '70 per mano saudita. Negli anni '80 e all'inizio dei '90, i militanti Rohingya hanno stretto legami con organizzazioni bangladeshi, afghane e pakistane. La principale organizzazione militare di oggi affonda le sue radici a Karachi.

Dhaka (AsiaNews/Agenzie) – I rifugiati Rohingya sono corteggiati da gruppi islamisti del Medio Oriente e dell'Asia del Sud: la dinamica rischia di trasformare gli affollati campi al confine tra Bangladesh e Myanmar in un nuovo vortice di instabilità regionale. È l'allarme lanciato da alcuni analisti, tra cui Bertil Lintner.

L'editorialista svedese sottolinea che la radicalizzazione della minoranza etnica Rohingya, cominciata alla fine degli anni '70, trova terreno fertile in una popolazione di profughi permanente. Il territorio è così esposto a possibili nuovi attacchi transfrontalieri dei militanti dell'Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa), che nell'agosto 2017 hanno provocato la violenta offensiva dell'esercito del Myanmar nelle aree dello Stato di Rakhine abitate dai Rohingya.

Secondo Lintner, è alto il pericolo di alleanze tra i vari gruppi islamisti della regione, con gravi implicazioni anche per la sicurezza interna del Bangladesh, prossimo alle elezioni generali. L'esperto ripercorre la storia dell'interesse manifestato dal mondo islamico riguardo le sofferenze dei Rohingya. Esso risale alle violenze settarie del 1978 e del 1991-1992, che hanno costretto decine di migliaia di musulmani alla fuga in Bangladesh.

Nel 1978, la facoltosa ong islamica Rabitat-al-Alam-al-Islami (Lega musulmana mondiale) ha inviato aiuti ai rifugiati e costruito un ospedale, una moschea e una madrassa a Ukhia, a sud di Cox's Bazar. Qui sono giunti religiosi sauditi che hanno dato inizio alla radicalizzazione di alcuni leader e attivisti Rohingya.

Negli anni '80 e all'inizio dei '90, la Rohingya Solidarity Organization (Rso), il principale gruppo militante, ha stretto legami con gli islamisti bangladeshi di Jamaat-e-Islami e, soprattutto, con la loro ala giovanile e ancora più radicale Islami Chhatra Shibir. Grazie alle nuove relazioni, l'Rso è entrato in contatto con il partito e gruppo paramilitare afghano Hizb-e-Islami e organizzazioni simili in Pakistan, Medio Oriente e Asia del Sud. Istruttori afghani si sono recati ad Ukhia e centinaia di Rohingya sono stati addestrati nella provincia di Khost, in Afghanistan.

Conosciuto dai locali come Harakah al-Yaqin (Movimento della Fede), al momento è l'Arsa la principale organizzazione militare Rohingya. Essa affonda le sue radici negli ambienti radicali di Karachi, in Pakistan. Nelle periferie disagiate di questa città vivono, senza diritti di cittadinanza, centinaia di migliaia di Rohingya (prima, seconda e terza generazione). Dediti ad attività illegali, alcuni di loro hanno combattuto in Afghanistan. Il leader dell'Arsa, Ataullah abu Ammar Junjuni (conosciuto anche come Hafiz Tohar), è nato a Karachi ed è stato educato in una madrassa saudita.

Secondo recenti rapporti dai campi profughi in Bangladesh, Jamaat-ul-Mujahideen (Jmb), un'organizzazione islamica che opera in Bangladesh e individuato come gruppo terroristico dal Regno Unito, sta cercando di coltivare legami con i Rohingya. Lo scorso 13 dicembre, l'Unità antiterrorismo e crimine transnazionale (Cttc) ha arrestato tre membri di Jmb "impegnati nell'addestramento di rifugiati". Qualora confermate, secondo Lintner queste accuse potrebbero favorire una risposta armata al rifiuto delle autorità civili e militari del Myanmar di cedere alle richieste dei rifugiati, inclusi i loro appelli per la cittadinanza e la giustizia.
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Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » mar mag 14, 2019 8:26 pm

MALAYSIA Due Rohingya tra i jihadisti: sventato piano terroristico contro templi e chiese
AsiaNews.it
14/05/2019

http://www.asianews.it/notizie-it/Due-R ... 47009.html

Hanno 20 e 25 anni. Il più giovane è in possesso di una carta Onu per i rifugiati ed è legato ai ribelli islamisti in Myanmar. La cellula riceveva ordini dalla Siria. I terroristi volevano vendicare la morte di un pompiere musulmano di etnia malese. Erano pronti ad entrare in azione durante la prima settimana di Ramadan.

Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) – Pianificavano attentati su larga scala contro tempi buddisti, indù e chiese della capitale per uccidere “personalità di alto profilo”: le autorità malaysiane hanno arrestato una cellula jihadista di cui facevano parte due miliziani Rohingya. Lo ha annunciato ieri in una conferenza stampa Abdul Hamid Bador, nuovo ispettore generale della polizia. Gli altri due miliziani posti in stato di fermo sono un cittadino malaysiano ed uno indonesiano.

I fermi sono il risultato di due operazioni condotte dalle forze di sicurezza a Kuala Lumpur e Terengganu, tra il 5 ed il 7 maggio scorsi. Gli ufficiali hanno sequestrato anche una pistola automatica, 15 proiettili e sei ordigni esplosivi improvvisati (Ied).

Abdul Hamid ha rivelato ai cronisti che la cellula riceveva ordini dalla Siria. Ad impartirli un altro cittadino malaysiano, la cui identità è ancora oggetto di indagini. “Questo individuo ha dato il via libera agli attacchi, pianificati a partire dallo scorso gennaio. Le comunicazioni avvenivano via Whatsapp”, ha dichiarato.

I quattro terroristi volevano vendicare la morte di un pompiere musulmano di etnia malese, morto lo scorso novembre durante gli scontri settari presso un tempio indù di Subang Jaya (Selangor). La cellula era pronta ad entrare in azione durante la prima settimana di Ramadan (iniziato il 6 maggio).

Uno dei sospetti Rohingya in custodia è un 20enne titolare di una carta per i rifugiati rilasciata dalle Nazioni Unite (Onu). Il giovane ha ammesso di sostenere l'Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa). Il gruppo armato di stampo islamista opera nello Stato di Rakhine (Myanmar). I ribelli islamici sono responsabili per l’inizio delle violenze che hanno spinto oltre 700mila Rohingya a fuggire nel vicino Bangladesh. “[Il sospetto] Intendeva attaccare l’ambasciata del Myanmar a Kuala Lumpur”, ha affermato Abdul Hamid. L’altro Rohingya arrestato è un 25enne facente parte di una fazione locale dello Stato islamico (Is).

Nazione a maggioranza islamica, la Malaysia è vista come un rifugio sicuro nel Sud-Est asiatico dai Rohingya che fuggono dal Myanmar. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), il Paese ne ospita almeno 90.200; gruppi di attivisti affermano tuttavia che il numero reale sfiorerebbe le 200mila unità.

Lo scorso anno, il ministro della Difesa di Kuala Lumpur, Mohamad Sabu, ha espresso timori per la possibilità che gli espatriati Rohingya siano attratti da ideologie estremiste. “Siamo preoccupati – ha dichiarato – che possano essere manipolati per poi diventare attentatori suicidi o reclute in cellule terroristiche”.

La radicalizzazione della minoranza etnica, cominciata alla fine degli anni '70, trova terreno fertile in una popolazione di rifugiati permanenti. Analisti denunciano che i rifugiati Rohingya sono corteggiati da gruppi islamisti del Medio Oriente e dell'Asia del Sud: la dinamica rischia di trasformare gli affollati campi al confine tra Bangladesh e Myanmar in un nuovo vortice di instabilità per la regione.
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Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » ven mag 17, 2019 9:24 am

???

“La Birmania colpevole del genocidio dei Rohingya”
Davide Bartoccini
17 maggio 2019

https://it.insideover.com/religioni/la- ... ingya.html

Le forze di sicurezza della Birmania sono state accusate formalmente di aver perpetrato omicidi, stupri di gruppo e aver appiccato incendi dolosi nei villaggi abitati dalla minoranza musulmana Rohingya. Le azioni – ritenute crimini di guerra – sono una repressione per alcuni attacchi sferrati da fazioni ribelli armate nell’agosto 2017. Questo “giro di vite” nei confronti della minoranza musulmana che abita prevalentemente lo stato-regione occidentale del Rakhine ha portato alla fuga di oltre 730.000 persone, che cercano rifugio da questo genocidio nel vicino Bangladesh. Stato confinante con la regione.

Per l’Onu, che ha portato a termine diverse indagini e ha presentato una serie di dossier, ci troviamo davanti una chiara violazione dei diritti umani che è sta sfociando in un vero e proprio genocidio perpetrato silenziosamente negli anni che sta aumentando la sua ferocia impunita. La Birmania ha respinto la maggior parte delle accuse, dichiarando che le azioni incriminate dalle Nazioni Uniti sono in realtà azioni rivolte a sedare la lotta armata mossa dal gruppo insurrezionalista islamista Arakan Rohingya Salvation Army. Lo scorso settembre, un gruppo di ispettori nominato dagli Stati Uniti aveva asserito che gli ufficiali militari birmani hanno condotto una campagna contro i Rohingya con “intenti di genocidio”, e dovrebbero essere processati per crimini di guerra. Il governo birmano si ripetutamente opposto alle intromissioni di organizzazioni governative e non governative che intendessero condurre ispezioni nel paese, vietando agli esperti di visitare le zone interessate. Alcune rappresentati dell’Onu sarebbero riusciti comunque a raggiungere la regione e condurre ispezioni nei campi profughi nel distretto di Cox’s Bazar, in Bangladesh, raccogliendo testimonianze scioccanti.
“A causa della gravità del passato e delle continue violazioni, occorre prestare attenzione ai legami politici, economici e finanziari dell’esercito del Myanmar, per identificare chi e cosa dovrebbe essere preso di mira”, ha dichiarato Christopher Sidoti, avvocato per i diritti umani australiano che ha preso parte alle indagini. In risposta a queste violazioni molte nazioni occidentali hanno sospeso i programmi di formazione per violazioni dei diritti umani e imposto un embargo sulle armi, ma queste azioni non hanno raggiunto una portata sufficiente a dissuadere il governo birmano dal perpetrare questi crimini e proseguire nella durissima persecuzione di questa minoranza religiosa. Secondo quanto riportato, l’apparato militare birmano acquista armi principalmente dalla Cina e dalla Russia, e potenze che non sono coinvolte in questa causa attualmente.
Il genocidio perpetrato in Birmania sulla minoranza musulmana dei Rohingya – approssimativamente il 4% della popolazione – trova le sue radici in una persecuzione di carattere religiosa che la maggioranza buddhista theravāda – circa il 90% in Birmania – attua da decenni, accusando i Rohingya di essere un popolo “straniero” e “ribelle”. La maggioranza buddhista ha sempre detenuto il potere in Birmania – sia ai tempi della dittatura militare di stampo socialista, sia sotto l’odierno regime semi-democratico che oggi amministra il Paese.


Alberto Pento
Ovunque nel mondo i nazi maomettani hanno portato il loro razzismo, la persecuzione e lo sterminio di ogni diversamente religioso e pensante; hanno portato orrore e terrore, guerra civile, secessioni di territori e morte.
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Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » mar giu 11, 2019 1:49 am

Aung San Suu Kyi con (e come) Orbán: «Il pericolo comune è l’islam»
Emanuele Giordana

07.06.2019

https://ilmanifesto.it/suu-kyi-con-e-co ... qqEHPpBKPY

Ungheria/Myanmar. La leader birmana e Nobel per la pace in visita a Budapest: «Troppi musulmani». Ma nel paese europeo ipersovranista e xenofobo non ce n'è praticamente nessuno e in Myanmar la minoranza rohingya è massacrata dalla giunta militare

È una ennesima brutta vicenda quella che circonda il viaggio europeo di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace ed eroina dei diritti umani ma al centro di polemiche roventi da tre anni da quando è cominciato l’esodo forzato della minoranza musulmana rohingya dal Myanmar verso il Bangladesh.

Più di un milione tra vecchi e nuovi profughi da un Paese dove ormai di rohingya non ce ne sono quasi più. Non contenta di essersi guadagnata questa fama, Aung San Suu Kyi è andata a trovare Viktor Orbán, primo ministro ungherese e ormai noto per il suo ipernazionalsimo sovranista e razzista.

La notizia ha fatto il giro del mondo soprattutto per quanto i due si sono detti. Si chiede ad esempio il catalano La Vanguardia: «Cosa unisce una Nobel e un politico autoritario come Orbán?».

La risposta è nella nota ufficiale riportata dai quotidiani locali: «Il primo ministro Viktor Orbán ha incontrato a Budapest mercoledì Aung San Suu Kyi, consigliere di Stato del Myanmar: hanno discusso di immigrazione illegale e dei legami bilaterali nei settori dell’economia, dell’istruzione e della cultura. L’immigrazione illegale – continua la nota d’agenzia – è una sfida primaria sia per il Myanmar sia per l’Ungheria, sia per il Sud-est asiatico che l’Europa in generale e il problema di come vivere insieme alla crescente popolazione musulmana è emerso in entrambe le regioni, ha detto Bertalan Havasi, portavoce del premier, riassumendo i colloqui che si sono svolti nell’ufficio del primo ministro».

Ogni commento appare superfluo. La vera preoccupazione del politico autoritario è della Nobel sembra dunque il percolo islamico: un pericolo che in Myanmar può contare su meno del 5% della popolazione – cui vanno sottratti un paio di milioni di rohingya – e che in Ungheria non appare nemmeno nelle statistiche per la percentuale risibile.

Ma Orbán è andato oltre: ha detto che Budapest «sostiene la cooperazione commerciale tra l’Unione europea e il Myanmar ma rifiuta «l’esportazione della democrazia e l’approccio di Bruxelles e di altri burocrati occidentali che cercano di mescolare questioni non correlate come la cooperazione economica con gli affari interni».

Una terminologia molto apprezzata dalla Nobel – dicono le cronache – ma che non si usa più nemmeno tra i Paesi del Sudest asiatico (Asean), noti per la teoria della non ingerenza negli affari interni (la Malaysia ha tacciato il Myanmar di politiche genocidarie).

Intanto nello Stato del Rakhine (terra dei rohingya e di altre minoranze) la situazione è sempre più tesa per lo strapotere dei militari, motivo per cui 45 amministratori di villaggio si sono appena dimessi, preoccupati per la loro incolumità personale in seguito agli arresti indiscriminati di colleghi nelle zone in cui combatte il gruppo ribelle Arakan Army.

Altri tempi da quando un’altra storica dissidente birmana, la giornalista Ludu Daw Amar, fece – nel 1953 – un tour europeo con le seguenti tappe: la World Democratic Women’s Conference a Copenhagen, l’International Youth Festival a Bucarest e a Budapest…la World Peace Conference.
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