Basta finansiar el terorixmo ixlamego pałestinexe antiebreo

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Messaggioda Berto » ven ago 31, 2018 10:40 pm

Trump cancella tutti gli aiuti alla UNRWA (agenzia ONU per i palestinesi)
31 agosto 2018

https://www.rightsreporter.org/trump-ca ... alestinesi

Trump cancella tutti gli aiuti alla UNRWA, l’agenzia ONU per i Palestinesi. A sostenerlo è il Washington Post (1) che parla di «un annuncio che verrà fatto le prossime settimane» nel quale l’amministrazione americana comunicherà che il proprio sostegno alla UNRWA non verrà quindi solo tagliato ma verrà cancellato totalmente.

Lo scorso 4 agosto era stata diffusa la notizia che il genero del Presidente Trump, Jared Kushner, aveva intenzione di chiudere definitivamente la UNRWA per superare l’equivoco del numero troppo alto di persone arabe ritenute erroneamente profughi, un numero che secondo fonti vicine alla Casa Bianca dovrebbe passare dagli attuali cinque milioni a circa mezzo milione.

La scorsa settimana l’Amministrazione Trump aveva annunciato anche il taglio degli aiuti ai palestinesi e più precisamente alla Autorità Palestinese, un taglio che sarà di 200 milioni di dollari.
Cancellare la UNRWA per cancellare la questione palestinese

L’operato della UNRWA è sempre stato criticato da Israele e in particolare l’Agenzia ONU per i palestinesi è sempre stata accusata di fomentare odio e di impedire una soluzione pacifica del conflitto arabo-israeliano a causa della sua assurda e illegale richiesta del cosiddetto “Diritto al ritorno” che coinvolge (secondo le loro stime) oltre cinque milioni di arabi, che però secondo il Diritto Internazionale non dovrebbero essere considerati profughi. Il nesso diretto tra UNRWA e causa palestinese appare quindi evidentissimo.

Nel 2016 Rights Reporter insieme ad altre organizzazioni aveva dato il via a una campagna per la chiusura della UNRWA, campagna che ha dato subito i suoi frutti costringendo per la prima volta l’Agenzia ONU per i palestinesi a pubblicare sia i bilanci che la lista dei donatori (che ha riservato diverse sorprese) oltre che a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo insulto al Diritto Internazionale. A seguito di diverse (fortissime) pressioni alcune organizzazioni che dipendono dagli aiuti europei hanno hanno però deciso di abbandonare la campagna. Ma non noi che abbiamo deciso di usare un nostro sottodomio dedicato per portare avanti questa e altre campagne. Il tutto è ancora in versione beta ma dovrebbe essere pronto entro pochi giorni.


Trump blocca i finanziamenti alla UNRWA: un messaggio chiaro al mondo intero
Con il blocco dei finanziamenti gli USA lanciano un segnale
Ugo Volli

https://www.progettodreyfus.com/unrwa-palestinesi-trump

L’amicizia di Trump per Israele si conosceva da tempo (anche se durante le elezioni e nei primi tempi della presidenza non sono mancati i soliti sinistri propalatori di fake news a sostenere addirittura che fosse antisemita). In conseguenza a questa amicizia Trump ha fatto scelte importanti, a partire dalla designazione di David Friedman come ambasciatore americano in Israele, prima ancora di essere ufficialmente nominato presidente. Una scelta che per reazione indusse Obama negli ultimi giorni della sua presidenza a far passare una indegna mozione di condanna di Israele al consiglio di sicurezza dell’Onu, come ha raccontato John Kerry nel suo recente libro di memorie.

Poi ci sono stati lo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme, una serie di accordi militari, la difesa di Israele all’Onu e negli organismi internazionali, il rifiuto della giurisdizione punitiva della Corte dell’Aia, la difesa di Israele dall’Iran anche nel colloquio con Putin, la chiusura della rappresentanza diplomatica dell’autorità palestinese a Washington, il blocco dei finanziamenti alla stessa organizzazione e all’UNRWA. Quest’ultima è la scelta più importante, non solo sul piano finanziario (circa 360 milioni di dollari l’anno da decenni).

L’UNRWA infatti, sotto le vesti nobili di un’agenzia umanitaria dell’Onu, è uno dei principali responsabili della continuazione del conflitto fra arabi e israeliani. Ci sono tre aspetti principali di questa responsabilità. In primo luogo, l’UNRWA ha adottato una definizione dei “rifugiati palestinesi” che assiste davvero unica, che di per sé determina la continuazione della violenza. Essa definisce infatti “rifugiato palestinese” una persona “il cui normale luogo di residenza è stata in Palestina tra il giugno 1946 e maggio 1948, che ha perso sia l’abitazione che i mezzi di sussistenza a causa della guerra arabo-israeliana del 1948” La definizione di rifugiato dell’UNRWA copre anche i discendenti delle persone divenute profughi nel 1948 indipendentemente dalla loro residenza nei campi profughi palestinesi o in comunità permanenti. Si tratta di una grande eccezione alla normale definizione di rifugiato (per un approfondimento giuridico interessante è utile leggere anche questo articolo). L’eccezione dell’UNRWA non è affatto innocente, non solo perché porta il numero dei rifugiati veri, cioè ancora vivi e non integrati in altri stati, che oggi è stimabile in circa 50 mila, fino ai 5 milioni che l’UNRWA riconosce come rifugiati. Esso tradisce anche il progetto politico di tenere aperta la ferita della guerra, di evitare a tutti i costi la normalizzazione e l’integrazione dei rifugiati che è l’obiettivo di tutte le agenzie umanitarie e in particolare dell’UNHCR, il centro dell’ONU per tutti i rifugiati. E’ un progetto che ha al cuore l’idea del rovesciamento dei risultati della guerra di indipendenza del 1948 e dunque la distruzione di Israele. Se azioni analoghe fossero state usate per i risultati della Seconda Guerra Mondiale, l’Europa sarebbe sconvolta dal terrorismo di profughi dell’Istria italiana e dei sudeti tedeschi, dei polacchi orientali finiti sotto il dominio russo e di tutte le altre popolazioni che hanno subito lo spostamento dei confini.

Una seconda ragione è altrettanto grave. L’UNRWA gestisce scuoli, ospedali, forniture di cibo e altri soccorsi nei territori amministrati dall’Autorità Palestinese e da Hamas: tutte azioni umanitarie di cui si vanta. Il problema è che in questa maniera l’UNRWA si sostituisce all’amministrazione dell’autonomia palestinese, assume molte funzioni dello stato. Questo fa sì che le organizzazioni palestiniste possano evitare di preoccuparsi di fornire alla propria popolazione tutti i servizi che ogni stato o amministrazione indipendente deve organizzare, lasciandole libere di usare le proprie risorse e il proprio potere per fare la guerra (armata o diplomatica o politica o terroristica) a Israele. I capi palestinisti non sono responsabili del benessere della loro popolazione, ma solo dell’organizzazione dell’odio per gli ebrei. Non si capisce la loro politica e anche gli orientamenti della loro opinione pubblica se non si considera la funzione di supplenza dell’UNRWA.

La terza area in cui l’UNRWA appoggia la lotta armata (cioè il terrorismo) contro Israele è più diretta. Praticamente tutti i suoi dipendenti (oltre 30 mila) sono arabi assunti fra i suoi supposti assistiti. Buona parte di loro sono membri di organizzazioni terroristiche come Hamas, che vince regolarmente le elezioni sindacali. Essi formulano e insegnano libri di testo che sono fanaticamente anti-israeliani, addestrano i bambini all’uso delle armi, diffondono fanatismo e incitamento alla violenza. Spesso le scuole e gli ospedali dell’UNRWA sono usate dai terroristi come depositi di armi, centri di comando e controllo, piattaforme di lancio dei missili. Quando questi usi sono smascherati l’organizzazione li denuncia e si scusa, ma è evidente una sostanziale tolleranza.

Insomma l’UNRWA è parte del problema del terrorismo palestinese, non certo della sua soluzione. E’ chiaro che nel breve termine il fatto che essa canalizzi aiuti internazionali sugli arabi di Giudea, Samaria e Gaza diminuisce la pressione sul governo e sull’esercito israeliano perché forniscano assistenza (anche se si tratta di cittadini di quel che pretende di essere uno stato autonomo) e che chi nello stato israeliano si trova a interagire con le masse arabe (per esempio il COGAT, l’amministrazione militare che governa le zone C e in parte B degli accordi di Oslo) può vedere con preoccupazione la perdita di finanziamenti dell’agenzia. Ma a medio e lungo termine il suo ridimensionamento e possibilmente lo scioglimento sono fra le condizioni per il ritorno alla calma nella regione. Ha dunque fatto benissimo Trump a togliere i finanziamenti americani. Peccato che, come per tutte le buone scelte dell’amministrazione americana, l’Unione Europea si opponga e cerchi di sostituirsi agli Stati Uniti. In questo progetto di aiuto al terrorismo purtroppo è presente anche l’Italia. E’ una vecchia eredità terzomondista, dominante nel nostro ministero degli esteri. Speriamo che cambi.

ONU - UNESCO e altri FAO - UNICEF (no grazie!) - e Facebook ?
Mito e organizzazioni parassitarie e criminali che non promuovono affatto i diritti umani, le libertà, il rispetto e la fraternità tra gli uomini, le genti, i popoli, le etnie, le nazioni, gli stati.
viewtopic.php?f=205&t=2404




Stati Uniti: congelati tutti i conti della OLP. Espulso “ambasciatore” palestinese
17 settembre 2018

https://www.rightsreporter.org/stati-un ... alestinese

I conti correnti della OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) negli Stati Uniti sono stati congelati su disposizione della Casa Bianca mentre al cosiddetto “ambasciatore palestinese” a Washington e alla sua famiglia sono stati revocati i visti, il che vuol dire espulsione immediata dal territorio americano.

Questa mossa dell’Amministrazione Trump arriva dopo che nei giorni scorsi il Presidente americano aveva annunciato la chiusura degli uffici della OLP a Washington e il taglio dei fondi alla Autorità Palestinese e alla UNRWA. Una vera e propria offensiva americana su quello che sta più a cuore alla dirigenza palestinese, cioè il denaro.

L’inviato palestinese negli Stati Uniti, Husam Zomlot, ha fatto sapere ieri sera a diversi media arabi che il visto che consente a lui e alla sua famiglia di rimanere negli Stati Uniti è stato revocato e che gli è stato chiesto di lasciare immediatamente il territorio americano. I conti correnti personali dell’inviato palestinese e della sua famiglia sono stati chiusi mentre quelli riferibili alla OLP sono stati congelai.

A confermare la decisione americana è arrivato anche un comunicato ufficiale della OLP nel quale oltre alla conferma del blocco dei conti si legge che «l’amministrazione statunitense ha revocato anche i visti della moglie e dei due figli dell’ambasciatore Husam Zomlot, nonostante siano validi fino al 2020». Poi la dichiarazione continua affermando che «il figlio dell’ambasciatore Zomlot Said, 7 anni, che è in seconda elementare, e la figlia Alma, 5 anni, che frequenta l’asilo sono stati ritirati dalla scuola elementare di Horace Mann a Washington DC la scorsa settimana e da allora hanno lasciato il paese».

Trump attacca quello che è più importante per i palestinesi, il denaro

La strategia del Presidente americano appare chiara, andare a intaccare quello che per la dirigenza palestinese è il fattore più importante, il denaro, per costringerli a sedersi al tavolo delle trattative con USA e Israele. Peccato che non si possano bloccare anche i conti in Svizzera dei dirigenti palestinesi e che non si riesca a convincere gli Stati europei (Italia compresa nonostante il nuovo governo) a smetterla di accorrere in soccorso di questi organismi che ormai da oltre 70 anni si arricchiscono alle spalle dei palestinesi e della stessa comunità internazionale e impediscono ogni passo avanti verso la pace.
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Messaggioda Berto » mer set 19, 2018 8:59 pm

La taglia sui cittadini israeliani che i media vogliono far passare per “resistenza”
Marco Loriga

https://www.rightsreporter.org/la-tagli ... resistenza

Ormai lamentarsi dei media occidentali per il loro astio contro Israele sembra più una operazione di routine piuttosto che una battaglia di verità. Beh, vi garantisco che non è così. Non ci si vuole lamentare dei media per partito preso ma solo perché si pretenderebbe da chi fa informazione un minimo di onesta intellettuale e morale.

Ari Fuld, cittadino israeliano e padre di quattro figli ucciso ieri da un terrorista palestinese

Ieri un terrorista palestinese ha ucciso a coltellate un cittadino israeliano padre di quattro figli e i media italiani e occidentali nel riportare la notizia fanno a gara a chi riesce meglio nello sminuire l’attentato arrivando persino a sfiorare la giustificazione di tale aberrante atto con il termine “colono”, come se uccidere un colono (termine del tutto inventato per tali occasioni) fosse quasi un atto di difesa piuttosto che un attentato terroristico.

Ari Fuld, la vittima, era un cittadino israeliano, padre di quattro figli, riservista dell’esercito israeliano, molto attivo nella difesa della sua comunità e di Israele. Non era un colono semplicemente perché il termine colono non esiste, serve solo ai media per giustificare tali aberranti fatti. Serve a giustificare gli accoltellamenti, gli investimenti, le uccisioni di cittadini israeliani inermi. Non serve a niente altro.

Ieri nel sentire o nel leggere le agenzie la parola “colono” veniva invece ripetuta a ripetizione, come se fosse un dovere per il terrorista palestinese uccidere chi, a detta loro, occupa illegalmente quella che loro credono essere la loro terra.

Nessun dei media per esempio ha detto che la famiglia del terrorista palestinese adesso riceverà dalla Autorità Palestinese un cospicuo vitalizio pagato con il denaro che NOI inviamo regolarmente alla Autorità Palestinese e a tutte le sigle mangiasoldi ad essa collegate.

Lo ripeto se non fosse chiaro: l’Autorità Palestinese paga un vitalizio alle famiglie dei terroristi che uccidono un cittadino israeliano o se lo feriscono. Naturalmente il vitalizio è più cospicuo se l’attentato produce uno o più morti (più sono i morti e più pagano), qualcosa di meno se si ha “la disgrazia” di non ammazzare nessuno. E’ come se la Autorità Palestinese avesse messo una taglia su ogni cittadino israeliano. E siamo noi a fornire il denaro per pagare quella taglia, questo deve essere chiaro a tutti. Noi paghiamo questi omicidi.

Ecco, un media minimamente onesto queste cose le direbbe invece di tentare di giustificare l’attentato terroristico con il termine “colono”. Dovrebbe dire che da anni c’è una taglia su ogni cittadino israeliano e che quella taglia viene garantita dai cosiddetti “aiuti ai palestinesi” pagati con le nostre tasse.
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Messaggioda Berto » sab feb 02, 2019 3:03 pm

Trump azzera gli aiuti economici alle autorità palestinesi
Gerry Freda - Sab, 02/02/2019

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/tru ... 38209.html

Oltre a disporre l’interruzione degli stanziamenti a beneficio delle istituzioni di Gaza e della Cisgiordania, la Casa Bianca ha anche annunciato una “revisione” della partnership economico-militare tra Usa e Israele

Il governo americano ha in questi giorni annunciato l’“azzeramento” di “qualsiasi aiuto economico” alle autorità palestinesi.

Tramite un comunicato, la Casa Bianca ha infatti disposto l’“interruzione” del sostegno finanziario statunitense alle istituzioni della Striscia di Gaza e della Cisgiordania. Finora, Washington, tramite l’agenzia Usaid, stanziava ogni anno a favore di queste ultime oltre 60 milioni di dollari di aiuti, destinati principalmente a migliorare l’assistenza sanitaria e gli apparati di sicurezza locali.

L’esecutivo federale ha presentato la cessazione dei contributi economici alle autorità di Gaza e di Ramallah come una “ritorsione proporzionata” nei riguardi di Hamas e di Fatah, accusate di essere “sponsor del terrorismo”. L’amministrazione Trump ha quindi precisato che il potere di sanzionare sul piano finanziario le due organizzazioni le sarebbe stato concesso dal recente Anti-Terrorism Clarification Act. Tale provvedimento, entrato da poco in vigore, autorizza infatti il presidente Usa a stroncare “ogni canale di finanziamento dei gruppi terroristici e degli enti loro collegati”.

Oltre a disporre l’interruzione degli stanziamenti a beneficio delle istituzioni di Gaza e della Cisgiordania, il comunicato in questione annuncia anche una “revisione” della partnership economico-militare tra Usa e Israele. A detta della Casa Bianca, l’impegno finanziario statunitense nel rafforzamento dello Stato ebraico starebbe infatti generando “oneri sempre più consistenti” per il bilancio federale.

La recente “svolta” della politica estera di Washington in ambito mediorientale ha subito provocato “sdegno” e “preoccupazione” sia da parte delle autorità palestinesi sia da parte di quelle di Gerusalemme. Ad esempio, Saeb Erekat, stretto collaboratore di Abu Mazen, ha bollato la decisione di Trump di mettere fine agli stanziamenti Usaid come un vero e proprio “strangolamento ai danni di donne e bambini della Striscia di Gaza e della Cisgiordania”. Yuval Steinitz, ministro israeliano delle Infrastrutture e dell’Energia, commentando invece l’annuncio americano inerente a un’ipotetica “revisione” del sostegno finanziario di Washington a Gerusalemme, ha affermato: “È una decisione inquietante. La sicurezza del nostro Paese rischia di venire pregiudicata da un’interruzione dei contributi Usa al rafforzamento dell’apparato militare israeliano. Speriamo che, nei prossimi giorni, il presidente Trump ribadisca il sostegno americano alla causa dell’esistenza dello Stato ebraico”.
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Messaggioda Berto » lun feb 18, 2019 1:52 am

Israele blocca fondi all'Anp. Palestina: "È dichiarazione di guerra"
Renato Zuccheri - Dom, 17/02/2019

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/isr ... 46860.html

La decisione del governo israeliano arriva dopo una legge approvata a luglio che permette il congelamento delle tasse riscosse per conto dell'Anp pari a quanto versato dai vertici palestinesi per detenuti e famiglie

Si infiamma lo scontro fra Israele e Autorità nazionale palestinese (Anp).

Il governo israeliano ha annunciato che congelerà 140 milioni di dollari dalle tasse riscosse per conto dell'Anp a causa dei pagamenti che l'Autorità effettua a benefico alle famiglie dei detenuti o di persone implicate in attacchi contro cittadini israeliani.

L'ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato la misura al termine di una riunione con i vertici della sicurezza dello Stato ebraico. Secondo le prime informazioni, la cifra di mezzo miliardo di shekel corrisponde a quella che, secondo Israele, l'Anp ha versato nel 2018 a prigionieri, ex detenuti e alle rispettive famiglie.

Il 7 luglio scorso, il parlamento di Israele ha approvato una legge che richiede al ministero della Difesa di informare il gabinetto di sicurezza su tutti i pagamenti dell'Anp per "assistenza sociale ai terroristi e alle loro famiglie". Una volta saputo l'ammontare, la legge permette il congelamento delle tasse pari all'ammontare calcolato.

I palestinesi hanno da subito accusato lo Stato ebraico di aver emanato una legge completamente illegittima. E oggi, come riporta Tgcom24, "il primo ministro palestinese Rami Hamdallah ha definito 'una dichiarazione di guerra' la decisione di Israele contro l'Anp". "Una decisione che arriva nel contesto della punizione collettiva contro il nostro popolo", ha concluso Hamdallah. E la tensione è destinata a crescere.
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Messaggioda Berto » sab mar 02, 2019 3:36 am

La confessione di Abu Mazen “Dal 1965 paghiamo i terroristi per uccidere gli israeliani…”
1 marzo 2019
(Memri, Israelenet)

http://www.italiaisraeletoday.it/la-con ... israeliani


È dal 1965 che la dirigenza palestinese paga vitalizzi ai terroristi detenuti e ai famigliari di quelli morti o feriti compiendo attentati. Lo ha detto apertamente il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) parlando lo scorso 19 febbraio davanti a una delegazione di membri del Congresso degli Stati Uniti e di esponenti dell’organizzazione “pacifista” americana J-Street.

La strage del 2014 alla sinagoga Kehilat Yaakov”

Il video del suo discorso, trasmesso dalla tv dell’Autorità Palestinese, è stato sottotitolato in inglese dal Middle East Media Research Institute (Memri).

Attaccando Israele per la decisione di decurtare dalle entrate fiscali, che riscuote per conto dei palestinesi, la quota che l’Autorità Palestinese versa mensilmente ai terroristi, Abu Mazen ha affermato: “Se avessimo anche solo da 20-30 milioni di shekel (4,8-7,3 milioni di euro), che è la somma versata ai famigliari dei martiri, la verseremmo comunque a loro. Se l’Autorità Palestinese non avesse altro che quella somma, io la verserei alle famiglie dei martiri, ai prigionieri e ai feriti”.




Israele si difende ma secondo l’ONU non può farlo
Marco Loriga on Marzo 1, 2019

https://www.rightsreporter.org/israele- ... -puo-farlo

Ancora una incredibile presa di posizione del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu che accusa Israele di “crimini contro l’umanità” per essersi difeso dagli attacchi di Hamas

Mentre un pallone con esplosivo partito dalla Striscia di Gaza (ormai diventata leader nel lancio di palloni esplosivi/incendiari e di razzi di ogni tipo…) durante la notte danneggiava un’ abitazione privata in Israele, la risposta delle Forze di Difesa è stata immediata, colpendo gli obbiettivi dei terroristi di Hamas con elicotteri e aerei.

Le IDF hanno dichiarato che vigileranno e continueranno a operare contro questi attacchi che mettono in pericolo l’incolumità dei propri cittadini, insomma un semplice e biblico occhio per occhio dente per dente.

Il fronte nord invece, quello al confine con il Libano e con la Siria, è in costante controllo da parte dei droni e dei jet con la Stella di David. Ogni tanto si verificano sorvoli di qualche caccia che pattuglia il sud del Libano, pronti ad intervenire su Hezbollah o sugli obbiettivi iraniani in Siria.

Mentre Israele si protegge, una commissione d’inchiesta dell’ONU incaricata direttamente dal consiglio per i diritti umani accusa lo Stato ebraico di aver aperto intenzionalmente il fuoco contro i “manifestanti” lungo il confine con Gaza, durante la cosiddetta “marcia di ritorno” dell’anno scorso.

L’obbiettivo finale della commissione dovrebbe essere quello di accusare Israele di crimini contro l’umanità. Cosa che non avverrà visto che ci sarà il veto americano.

Nessuno di quelli che erano incaricati di accusare Israele hanno preso in considerazione le foto dei miliziani di Hamas che portavano armi automatiche, ordigni di vario tipo o pneumatici incendiari che rotolavano verso le barriere in modo da poter aprire un varco lungo le barriere di confine, oppure le cataste di pneumatici che bruciavano, avvelenando l’aria con le lunghe e nere colonne di fumo, mettendo così a repentaglio la salute dei loro stessi abitanti.

Per non parlare poi degli aquiloni e palloni con cariche esplosive, inaugurati in quel contesto, che dalla striscia di Gaza volavano (e volano tuttora) verso i campi coltivati mettendo a rischio le comunità che abitano e lavorano nell’area e sterminando la fauna locale.

Nessuno della commissione ha pensato ai rischi e al costante stress che gli abitanti del sud di Israele hanno dovuto sopportare con tutti i missili e razzi che a centinaia venivano o vengono periodicamente lanciati, soprattutto di notte quando si è più vulnerabili. Un’altra occasione in cui la commissione dei diritti umani si è dimostrata ridicola.
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Messaggioda Berto » dom mag 05, 2019 9:53 pm

Più sangue, più soldi Siamo palestinesi…
3 maggio 2019

http://www.italiaisraeletoday.it/piu-sa ... jEIhKtEm9s

L’Autorità Palestinese ha respinto una proposta avanzata dall’Unione Europea che prevedeva la modulazione degli stipendi versati ai detenuti palestinesi in base alle condizioni economiche delle loro famiglie anziché in base alla gravità dei crimini commessi.

Attualmente l’Autorità Palestinese versa ai terroristi in carcere vitalizi tanto più elevati quanto più gravi sono i reati per cui sono stati condannati e più alto il numero di vittime causate dai loro attentati. Israele ha reagito trattenendo dalle entrate fiscali dell’Autorità Palestinese una somma pari all’ammontare dei premi finanziari versati ai terroristi.

Come formula di compromesso, alti funzionari dell’Unione Europea (in particolare il Commissario europeo per i negoziati europei di vicinato e allargamento Johannes Hahn) avevano proposto di trasformare i vitalizi in una forma di previdenza “simile all’assicurazione nazionale israeliana”, una mossa, aveva spiegato Hahn, che regolarizzerebbe i pagamenti ma eliminerebbe qualsiasi incentivo finanziario al terrorismo. Tuttavia l’Autorità Palestinese ha respinto la proposta. Il presidente dell’ente dell’Olp per le questioni dei detenuti, Qadri Abu Bakr, ha detto ad Ha’aretz che nessun leader palestinese potrebbe mai accettare una tale proposta.


Usa, baby-kamikaze in video: "Sgozzeremo gli ebrei"
Fausto Biloslavo - Dom, 05/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... -f6ZY8fN5w

Nove ragazzini invocano il martirio nel nome del Profeta nel centro islamico di Philadelphia
«Taglieremo le teste» degli ebrei e «li sottoporremo a eterna tortura» in nome di Allah.

Per liberare Gerusalemme invocano i «martiri» kamikaze e si dicono pronti a fare lo stesso sacrificando «i nostri corpi e () le nostre anime senza esitazione». Non siamo a Gaza a un'adunanza di Hamas per alimentare la guerra contro Israele, ma a Philadelphia, una grande e normale città americana. Nove ragazzini, femminucce e maschietti, hanno inscenato in occasione del giorno della Ummah, la comunità islamica, una «recita» che incita a conquistare Gerusalemme, a far fuori gli ebrei e a immolarsi come kamikaze. Tutti bardati con i colori della Palestina davanti a pseudo educatori e alle famiglie venute ad assistere all'incredibile sceneggiata.

Una bambina legge un proclama riferendosi agli ebrei: «Taglieremo le loro teste e libereremo la dolorosa ed esaltata moschea di Al-Aqsa (simbolo musulmano di Gerusalemme, ndr). Condurremo l'esercito di Allah per adempiere alla sua promessa e li sottoporremo alla tortura eterna». La «recita» kamikaze è stata ripresa in video il 22 aprile e scoperta da Memri, un'associazione no profit che monitorizza in rete le minacce dell'estremismo islamico soprattutto nei confronti di Israele. Il fattaccio è avvenuto nel centro islamico, di fatto una moschea, dell'Associazione musulmana americana di Philadelphia. Una potente e discussa organizzazione messa sulla lista nera delle organizzazioni terroristiche dagli Emirati arabi. Ieri la tv americana Fox ha mandato in onda il video scatenando una valanga di proteste e polemiche. L'Associazione musulmana ha condannato i contenuti del filmato ribadendo la propria posizione contro ogni forma di «odio», ma è troppo tardi.

Nel video nove ragazzini divisi su due file seguono un copione dettato dagli adulti. I bambini cantano in coro: «Ribelli, ribelli, ribelli. Gloriosi destrieri ci chiamano per guidarci sui sentieri che conducono alla moschea di Al-Aqsa. Il sangue dei martiri ci protegge, il Paradiso ha bisogno di uomini veri!». Una ragazzina inneggia ai kamikaze, «i nostri martiri, che hanno sacrificato la loro vita senza esitazione raggiungendo il Paradiso. Il profumo di muschio emanava dai loro corpi. Gerusalemme sarà la loro capitale o un focolaio per codardi?».

L'assurda «recita» auspica un'invasione di Israele a bordo delle navi del Profeta Maometto e invoca uno dei più famosi condottieri musulmani contro i crociati: «Oh Saladino, la Palestina deve tornare nostra. La vergogna sarà spazzata via».

A Gaza i fondamentalisti di Hamas fanno sfilare i bambini in mimetica e con le bandane verdi dell'Islam utilizzate dai kamikaze prima di farsi saltare in aria. Oppure gli stessi ragazzini portano in spalla missili di cartapesta per simboleggiare quelli veri che vengono lanciati contro Israele.

Se sono abbastanza grandi imbracciano pure i kalashnikov, ma è sconvolgente che l'apologia degli attacchi suicidi e della liberazione sanguinosa di Gerusalemme venga messa in scena negli Stati Uniti. L'aspetto paradossale è che i bambini pronti al «martirio» ed i loro genitori, che hanno assistito allo spettacolo intriso di violenza, saranno pure cittadini americani accolti come profughi o perseguitati.
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Messaggioda Berto » ven mag 17, 2019 9:21 pm

PAROLE CHIARE MA MAGGIORE CHIAREZZA DALL'AfD
Niram Ferretti
17 maggio 2019

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

Il Bundestag approva una risoluzione che denuncia il movimento BDS con parole inequivocabili per quello che è, una organizzazione antisemita. Ecco la dichiarazione ufficiale che è passata con una larga maggioranza:

"I temi della retorica e i metodi del BDS sono antisemiti. I richiami della campagna che chiede di boicottare gli artisti israeliani, insieme ad adesivi su beni israeliani che sono intesi per dissuadere la gente dal comprarli, ricordano la fase più terribile della storia tedesca. Gli adesivi, 'Non comprate', posti su i prodotti israeliani evocano inevitabilmente associazioni con lo slogan nazista, 'Non comprate dagli ebrei!' e simili scritte sulle facciate dei palazzi e sulle vetrine dei negozi"

Bene. Tuttavia è interessante notare che la mozione respinta dell'AfD chiedeva una misura ancora più drastica: rendere fuorilegge il movimento BDS.

E a proposito sempre dell'AfD,va aggiunto come questo partito presentato dalla sinistra come un covo di nostalgici del Terzo Reich, relativamente a Israele abbia una posizione improntata alla più risoluta salvaguardia dello Stato ebraico e di denuncia netta nei confronti dell'ipocrisia dell'Unione Europea.

L'AfD, infatti denuncia la distinzione posta dall'Unione Europea tra Israele in quanto tale e gli insediamenti, distinzione che ha legittimato la decisione di bollare i prodotti provenienti dalla Cisgiordania. Coerentemente, l'AfD trae la logica conclusione che il regime di 'bollamento' istituito dalla UE abbia creato "un riconoscimento economico de facto' di uno Stato palestinese indipendente, "senza che esso sia legittimo in alcuna forma".

La mozione di condanna del BDS da parte del Bundestag è stata dunque contestata dal portavoce per la politica estera del partito, Petr Bystron in quanto essa porrebbe un veto al finanziamento da parte del governo degli eventi e dei progetti collegati al BDS, ma non colpirebbe i gruppi BDS in quanto tali.

Beatrix Von Storch, del direttivo dell'AfD, e cofondatrice del gruppo "Amici della Giudea e della Samaria" al parlamento europeo, ha dichiarato che continuerà a "combattere contro l'uso improprio del denaro dei contribuenti tedeschi per finanziare ONG anti-israeliane".
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Basta finansiar el terorixmo ixlamego pałestinexe antiebreo

Messaggioda Berto » lun lug 15, 2019 7:44 am

Terrorismo palestinese, condannata Anp per attentati Seconda Intifada
11 Luglio 2019

https://www.progettodreyfus.com/terrori ... AZyxBMcyZk


L’Anp è stata condannata dal Tribunale distrettuale di Gerusalemme per gli attentati relativi alla Seconda Intifada, commessi tra la fine degli Anni 90 e gli Anni 2000.

L’Autorità nazionale palestinese dovrà risarcire per 17 attentati perpetrati da Hamas, Olp e Jihad Islamica, che causarono la morte di 34 israeliani e il ferimento di 7.

Le 17 petizioni, consolidate in un unico caso, sono state presentate dall’organizzazione Shurat HaDin (Israel Law Center) a nome delle vittime degli attacchi e/o delle loro famiglie, che verranno risarcite, a vario titolo, per una somma complessiva pari a 280 milioni di dollari.

È una sentenza storica, perché finora le corti israeliane avevano condannato l’Anp solo per gli attentati commessi dai suoi militanti.

Nella sentenza è scritto che l’Anp (assieme all’Olp) glorifica in pubblicazioni e manifestazioni ufficiali gli attentatori, a cui vengono anche intitolate strade e piazze.

La Corte, inoltre, ha sottolineato che l’Autorità nazionale palestinese ha incoraggiato e talvolta anche inviato i terroristi a uccidere civili israeliani, indicandole responsabilità delle autorità palestinesi anche per:

“La dichiarata politica dell’Olp e dell’Autorità Palestinese guidate da Yasser Arafat di effettuare attacchi terroristici contro Israele”.

Il giudice Moshe Drori, vicepresidente della Corte distrettuale di Gerusalemme, ha scritto:

“L’Olp, l’Autorità Palestinese, Yasser Arafat, Abu Mazen e altri personaggi importanti come Marwan Barghouti miravano tutti a uccidere ebrei e israeliani e a colpire lo stato di Israele”.

Nella sentenza sono citati, fra gli altri:

la sparatoria del 1996 alla Tomba di Giuseppe a Nablus;
il linciaggio dell’ottobre 2000 di due riservisti israeliani nella stazione della polizia palestinese di Ramallah;
l’attentato suicida del dicembre 2001 sulla via pedonale Ben Yehuda a Gerusalemme;
l’attacco del marzo 2002 nell’abitazione della famiglia Gavish a Elon Moreh.

Una storica sentenza che dovrebbe aprire i notiziari televisivi e le prime pagine dei giornali. E invece finirà sotto silenzio come spesso accade in relazione agli attentati commessi dal terrorismo palestinese.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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