Ixrael na bona democrasia e na granda çeveltà

Re: Ixrael na bona democrasia e na granda çeveltà

Messaggioda Berto » gio apr 16, 2020 10:15 pm

Israele, nessun accordo tra Netanyahu e Gantz. Rischio di quarte elezioni anticipate
di VINCENZO NIGRO
16 aprile 2020

https://www.repubblica.it/esteri/2020/0 ... 254157979/

È trascorsa inutilmente la mezzanotte e in Israele Benjamin Netanyahu e Benny Gantz non sono riusciti a trovare l’intesa su un nuovo governo. Il premier e leader del Likud e il capo del partito “Blu e Bianco” non hanno trovato un compromesso soprattutto su un nodo centrale, il dicastero della Giustizia. O meglio, su alcuni particolari decisivi che riguardano i processi a Netanyahu che dovranno partire molto presto.

Nella notte scadeva il termine ultimo imposto dal capo dello Stato Reuven Rivlin per presentare un nuovo governo alla Knesset. Il premier voleva riservare al suo partito il ministro della Giustizia e il capo della commissione parlamentare che lavora alla designazione dei giudici. Il tentativo di Netanyahu era di cambiare al più presto il procuratore generale e creare quindi le condizioni per una sua assoluzione nei tre processi in cui è imputato.

Gantz ha fatto invece delle vicende giudiziarie di Netanyahu uno dei temi centrali nella sua campagna elettorale, definendo il premier uscente inadatto a governare se avesse dovuto difendersi per mesi (come dovrà fare) da processi per corruzione, frode e abuso d'ufficio. Ai giornali gli uomini di Gantz hanno confermato di voler evitare che un accordo per un governo Likud/Blu e Bianco si traducesse nell'immunità per il leader del Likud.

Adesso il capo dello Stato Rivlin può chiedere ai membri della Knesset di individuare un qualsiasi deputato che possa contare su 61 seggi per formare un nuovo governo. Ci sarà una finestra di altri 20 giorni, altrimenti Israele andrà a elezioni anticipate per la quarta volta in poco più di un anno, un record negativo impensabile solo fino a qualche mese fase. Nulla toglie però che Netanyahu e Gantz possano continuare a trattare in maniera "non ufficiale": se riusciranno a trovare un accordo entro 20 giorni avranno la possibilità di dar vita a un governo.

Gli ultimi sondaggi dimostrano che Netanyahu ha guadagnato molto in termini di consenso popolare in queste settimane. Se si votasse oggi il Likud avrebbe 40 deputati rispetto ai 36 ottenuti nelle elezioni del 3 marzo, mentre il partito di Gantz, Blu e Bianco, si è spaccato quando il suo leader ha deciso comunque di entrare nella fase finale della trattativa con Netanyahu. Netanyahu è così riuscito a dividere il partito di Gantz che difficilmente potrà ricompattarsi nell'eventualità di un'altra tornata elettorale.
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Re: Ixrael na bona democrasia e na granda çeveltà

Messaggioda Berto » mar apr 21, 2020 1:54 pm

Israele, accordo di governo raggiunto tra Netanyahu e Gantz
di Tiziana Di Giovannandrea
20 aprile 2020


http://www.rainews.it/dl/rainews/artico ... 5a433.html

Un accordo per la formazione di un governo di coalizione è stato raggiunto in Israele dai partiti del premier uscente, Benjamin Netanyahu, e del dirigente di opposizione, ex capo di Stato Maggiore, Benny Gantz. A sottoscrivere la nota i due partiti, Likud e Blu e Bianco.

Netanyahu e Gantz si sono incontrati per una seconda volta nell'arco della giornata raggiungendo l'intesa per la formazione di un 'governo di emergenza nazionale'.

I media israeliani hanno riferito che l'intesa copre un periodo di tre anni. In questo periodo Netanyahu assumerà la carica di primo ministro per i primi 18 mesi. Successivamente Gantz diverrà primo ministro.

L'accordo pone fine a mesi di paralisi politica ed evita quello che sarebbe stato il quarto ritorno alle urne per i cittadini israeliani.

Secondo quanto riferito sempre dalla stampa israeliana, nei primi 18 mesi di governo a guida Netanyahu, Gantz sarà ministro della Difesa mentre il n. 2 nel suo partito, Gabi Ashkenazi, guiderà la diplomazia. Non ci sarà nessuna modifica alla controversa legge sullo Stato-Nazione.

Molto duro il commento di Yair Lapid, ex alleato di Gantz alle elezioni, che ha condannato l'accordo: "Così il compromesso sulla Commissione delle nomine giudiziarie è che Bibi (soprannome di Benjamin Netanyahu, ndr) sceglie tutti i suoi rappresentanti. Gantz e Ashkenazi hanno acconsentito a permettere all'incriminato di indicare i giudici che lo giudicheranno sulle sue questioni", ha sottolineato il leader di Yesh Atid, facendo riferimento alle imputazioni per corruzione, frode e abuso di fiducia a carico di Netanyahu in tre casi.

Del nuovo governo faranno parte, oltre a Likud e Blu e Bianco, anche i laburisti di Amir Peretz, ai quali dovrebbero andare i ministeri dell'Economia e Welfare, e i due partiti ultraortodossi Shas e United Torah Judaism, mentre l'ultradestra di Yamina potrebbe aderire più avanti. Su 32 ministri (che diventeranno poi 36), al blocco di destra andranno Finanze, Salute, Interno, Pubblica Sicurezza, Alloggi, Trasporti ed Istruzione, più la presidenza della Knesset nella prima metà della legislatura, mentre al centro-sinistra vanno Difesa, Esteri, Giustizia, Media, Cultura ed Economia.
Ci sarà un "gabinetto Coronavirus" per gestire l'emergenza Covid-19 e un altro "gabinetto di riconciliazione" per risanare le divisioni nel Paese dopo un anno e mezzo di guerra politica senza esclusione di colpi. Nel caso Netanyahu sciolga il Parlamento, Gantz assumerà immediatamente la carica di primo ministro e non ci saranno elezioni prima di sei mesi.
Sbarrata la strada a Yuli Edelstein: l'ex presidente del Parlamento per sette anni, fedelissimo del leader del Likud, non potrà tornare a guidare la Knesset.

Risolti i nodi che hanno tenuto bloccati i negoziati per settimane: dal 1° luglio via libera all'annessione delle colonie israeliane in Cisgiordania, battaglia cruciale per il leader del Likud sulla quale si è sempre speso considerandola la sua eredità storica. L'ampliamento della sovranità israeliana sugli insediamenti, prevista nel piano di pace per la regione promosso dall'amministrazione Trump, verrà portato avanti "con responsabilità", hanno sottolineato da Blu e Bianco.

I palestinesi hanno subito condannato un governo di unità nazionale israeliano a favore dell'annessione delle colonie in Cisgiordania dal 1 luglio. La prospettiva di inglobamento di altro territorio palestinese viene considerata una minaccia per l'ordine mondiale e in particolare per la pace, la sicurezza e la stabilità in Medio Oriente. Così ha commentato Saeb Erekat, ex negoziatore capo palestinese, citato dalla Wafa.





La volpe e l'apprendista
21 aprile 2020

http://www.linformale.eu/la-volpe-e-lapprendista/

Sostanzialmente una diarchia. È questo il nuovo governo dalle larghe intese che si appresta a essere ratificato dalla Knesset in un Israele sotto emergenza coronavirus.

Alla fine dei negoziati tra Benjamin Netanyahu e Benny Gantz si è giunti ad evitare la quarta tornata elettorale mettendo in piedi un esecutivo in cui il Primo ministro in carica e il suo rivale elettorale si bilanceranno reciprocamente nella gestione del potere, creando di fatto il primo governo diarchico nella storia del paese.

Il nuovo governo verrà scandito in due fasi temporali. Il periodo dell’emergenza, che dovrebbe durare sei mesi e quello dell’unità, a seguire.

Netanyahu e Gantz saranno i reggenti delle rispettive coalizioni sulle quali avranno pieno potere. Ogni decisione relativa a deleghe o eventuali cambiamenti di dicastero non saranno più la prerogativa del Primo ministro, ma dovranno essere decise dai reggenti della coalizione. Quei ministeri che saranno gestiti dal Likud saranno suo dominio e lo stesso avverrà per i ministeri in quota Bianco e Blu. Il gabinetto di sicurezza che ha il potere di dichiarare una guerra, sarà anch’esso suddiviso tra le due coalizioni con un numero pari di membri di una e dell’altra.

Benny Gantz può mostrare ai suoi elettori di avere conquistato un ministero chiave come quello della giustizia, più il ministero delle comunicazioni e quello della cultura. A lui andrà, nell’immediato il Ministero della Difesa.

Da parte sua Benjamin Netanyahu ha ottenuto quattro importanti obbiettivi. Il primo riguarda il Comitato preposto per scegliere i giudici che siederanno nell’Alta Corte di Giustizia, dove, la nomina di Zvi Hauser della coalizione Bianco Blu, un conservatore già membro del gabinetto Netanyahu, gli garantisce di avere un potenziale alleato in campo avverso. Il secondo, il diritto di lasciare il ruolo di Primo ministro anticipatamente e dopo che Gantz ha effettuato i suoi 18 mesi di premierato, di completare la porzione di premierato che gli compete. Questo, sulla carta, gli permetterebbe di essere il Primo ministro in carica alla prossima tornata elettorale. Il terzo, di ottenere le dimissioni di Gantz insieme alle sue nel caso in cui i giudici dell’Alta Corte stabiliscano che non possa ricoprire il ruolo di Primo ministro essendo anche imputato. Il quarto di fare votare la Knesset il 1 di luglio per potere estendere la sovranità di Israele su una parte degli insediamenti della Cisgiordania.

Si tratta di un governo di trincea, con due coalizioni frontalmente avverse asserragliate nei rispettivi feudi, che nasce, per Netanyahu come polizza assicurativa e per Gantz come occasione di potersi accreditare come statista. Entrambi cercheranno di capitalizzare al massimo le loro posizioni all’insegna della reciproca disistima occultata dalla foglia di fico della realpolitik.

Non sarà una convivenza facile.
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Re: Ixrael na bona democrasia e na granda çeveltà

Messaggioda Berto » dom mag 03, 2020 10:01 am

In Israele l'Esecutivo lo detta il Covid-19
Lettera43
Carlo Panella
30 Aprile 2020

https://www.lettera43.it/israele-gantz-netanyahu/

A dettare l'inaspettata alleanza è stato il Covid-19. Ma l'esecutivo potrebbe non avere vita facile a causa dei processi a carico del primo ministro uscente e dei fragili equilibri interni.

Israele è l’unico Paese al mondo in cui l’agenda politica e la formazione stessa del nuovo Esecutivo post elezioni è stata dettata dal Covid-19 che ha imposto una compagine di governo che era stata rifiutata dagli stessi protagonisti (e in modo convinto dai loro elettori) per ben tre campagne elettorali nel giro di 18 mesi: l’alleanza piena tra Benny Gantz e Benjamin Netanyahu. Una alleanza resa possibile ora solo da una clamorosa e inaspettata giravolta -secondo molti commentatori opportunistica- di Gantz, che in solitaria e in pieno disaccordo con i propri principali alleati della formazione Bianco e Blu, ha deciso di abbandonare il cardine stesso delle sue tre campagne elettorali: il netto rifiuto della possibilità che Netanyahu possa diventare premier o addirittura entrare in un governo a causa dei tre processi con gravi accuse di corruzione e conflitto d’interessi che inizieranno il 24 maggio. Dopo la giravolta, ora, Gantz sostiene esattamente l’opposto: che Netanyahu è pienamente legittimato a diventare premier per i primi 18 mesi della legislatura, per poi passargli la staffetta della premiership.


A NETANYAHU LA SCELTA DEL PROSSIMO PROCURATORE GENERALE

Non solo, Gantz oltre a concedere a Netanyahu il premio considerevole del primo turno nella staffetta della premiership, ha anche ceduto su un punto politico dirimente, sul quale le trattative in una prima fase erano naufragate: la nomina del prossimo Procuratore Generale. In Israele, dove vige la Common Law, è il governo a nominare questa figura centrale e potentissima (è stato l’attuale Procuratore Generale Avichai Mandelblit, che da qui a poco è in scadenza, a incriminare Netanyahu) ed è evidente che Netanyahu si vuole premunire e nominare un successore di proprio gradimento che abbandoni le accuse contro di lui.


PRIMA L’INTERESSE PUBBLICO

Dunque, un cedimento radicale di Gantz su tutti i fronti, le cui motivazioni sono da attribuite solo alla pandemia del Covid 19: «Alla luce delle circostanze molto speciali che lo Stato di Israele deve affrontare, tre campagne elettorali in un anno e mezzo, una crisi e una polarizzazione sociale, una crisi sanitaria derivante dalla diffusione del coronavirus, una crisi economica derivante in parte da una crisi sanitaria e dall’incertezza giuridica, riteniamo che sia da preferire l’interesse pubblico per l’istituzione del governo di emergenza»


CON LA BENEDIZIONE DEL LABOUR

Prevedibile lo scandalo dei suoi principali alleati, per nulla convinti di questa giravolta a 180 gradi, tanto che Yair Lapid, già fondatore e capo di Yesh Atid, partito dell’Alleanza “Bianca e Blu” e Moshe Ya’alon, anche lui già capo di Stato Maggiore delle Forze Armate di Israele, hanno denunciato l’accordo e voteranno con i loro parlamentari contro il nuovo governo. Di parere opposto invece il Labour di Amir Peretz, che ha portato alla quasi scomparsa il partito che pure fu leader della politica israeliana per più di di 50 anni ottenendo nelle ultime elezioni solo 3 seggi e che ora ottiene ben due dicasteri sostenendo il governo.


SCELTE DA PRENDERE ALL’UNANIMITÀ

Letteralmente partorito dal Covid 19, questo strano esecutivo avrà vita non facile, anche perché è palese la radicale sproporzione tra il clamoroso successo ottenuto da Netanyahu e la fragilità della scelta solitaria e per molti commentatori opportunistica di Gantz. Sproporzione che si rifletterà sulle scelte di un governo pletorico (ben 36 ministri su 120 deputati della Knesset) che dovranno essere sempre prese all’unanimità, col diritto di veto di ogni componente e che vedranno da una parte i 17 ministri del Likud forti di una più che decennale esperienza di governo, mentre i 17 ministri del gruppo di Gantz sconteranno la propria totale inesperienza di governo.


L’INCOGNITA DEI RICORDI ALLA CORTE SUPREMA

Va notato però che non è detto che questo “governo Covid” possa realmente decollare: lunedì 4 maggio infatti la Corte Suprema di Israele si pronuncerà sui ricorsi presentati da alcuni movimenti che sostengono che, se condannato, Netanyahu non può guidare il Governo. Gantz e Netanyahu sostengono che la Corte Suprema non può deliberare su un quesito che spetta unicamente alla politica e al Parlamento affrontare e sciogliere. Ma non è detto che la Corte Suprema sia del loro parere.
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Re: Ixrael na bona democrasia e na granda çeveltà

Messaggioda Berto » dom mag 03, 2020 12:31 pm

Perché non si fa (ancora) il governo di unità nazionale in Israele
Ugo Volli
1 maggio 2020

https://www.progettodreyfus.com/governo ... netanyahu/

Ormai è passata una decina di giorni dall’accordo stretto a sorpresa ma dettagliatissimo fra Netanyahu e Gantz per realizzare un governo di unità nazionale, ma il nuovo ministero non è alle viste. Fra pochi giorni scadrà il termine per depositare la firma della maggioranza dei parlamentari della Knesset alla designazione del nuovo primo ministro (ancora Netanyahu secondo gli accordi), ma neppure questa raccolta è stata iniziata. È probabile che avvenga all’ultimo momento, dopo di che Netanyahu avrà due settimane per comporre il governo, arrivando vicino alla festa di Shavuot.

Che il sistema politico israeliano sia complicato e macchinoso, ormai lo sanno tutti: ci sono state tre elezioni in un anno e solo una serie di inaspettati colpi di scena potrebbe aver evitato la quarta. Ciò è dovuto a una macchina elettorale organizzata secondo il sistema proporzionale quasi puro, che consente l’accesso alla Knesset di una dozzina di partiti; ma questo sistema a sua volta è la conseguenza di una società estremamente pluralistica, in cui convivono tribù abbastanza impermeabili fra loro: la minoranza araba e quella religiosa tradizionalista (i cosiddetti “charedim”), quella internazionalista e laicista di Tel Aviv e quella religiosa ma molto sionista che costituisce la base dei partiti di destra e di parte dei Likud, una destra più tradizionale e urbana, la tribù dei russi che vota per Lieberman, i drusi e così via. Tutti questi gruppi esigono rappresentanza e fanno fatica a trovare una sintesi, anche se è chiaro che l’elettorato israeliano è assai più di destra che di sinistra e non crede alle proposte che hanno caratterizzato il filone laburista dopo l’epoca storica di Ben Gurion e di Golda Meir, cioè il tentativo di fare la pace coi terroristi concedendo loro territori e riconoscimenti. Tanto è vero che spesso un’agenda di sinistra si è travestita da centrista o magari di destra, come è accaduto con il partito Bianco Azzurro, che si è rotto in due pezzi dopo la scelta di Gantz di fare un governo con Netanyahu.

Ma tale frammentazione non spiega del tutto la difficoltà di formare il governo, anche dopo questa svolta. Il fatto è che vi è ben altro sotto le questioni personali, come l’ostilità di buona parte del mondo politico per Netanyahu che, governando da “troppo” tempo e con ottimi risultati, ha frustrato le ambizioni di tutti coloro (tanti) che volevano e vogliono prenderne il posto. O come la distribuzione dei posti di governo, che questa volta si sono dilatati moltissimo per l’appetito del partito di Gantz (e dei suoi alleati laburisti), che pretendono con meno di 20 deputati di avere lo stesso numero di ministri della destra che ne ha quasi 60, e anzi di occupare tutti gli snodi importanti: esteri, difesa, giustizia ecc: una sistemazione che Netanyahu ha accettato per poter fare il governo, ma che certamente non rispetta i pesi politici ed elettorali delle forze in gioco e che quindi crea notevoli tensioni. E non lo spiega neppure l’interferenza del sistema giudiziario e in particolare della Corte Suprema, che dai nemici di Netanyahu è stata interpellata per rendere impossibile l’accordo, dichiarandolo inidoneo all’incarico oppure impedendo l’approvazione dei disegni di legge che servono a concretizzarlo.

C’è un problema più grosso e importante ed è la strada che deve prendere Israele. Oggi lo stato ebraico, guidato da Netanyahu anche in questi mesi di parentesi politica, è in un’ottima posizione: ha mostrato l’impotenza del terrorismo di Hamas, sia nella versione di massa delle “marce del ritorno”, sia nella versione missilistica, come pure degli assalti degli accoltellatori e investitori automobilistici solitari che vengono dai territori dell’Autorità Palestinese (anche se naturalmente i singoli atti di terrorismo, esaltati dalla scuola, dai media e dalla politica palestinista non sono affatto cessati). È riuscito a bloccare dopo i missili di Hamas anche i suoi tunnel e quelli di Hezbollah. Ha mostrato all’Iran e a Hezbollah che nonostante la protezione russa non sono in grado di costruire un apparato bellico efficiente in Siria. Insomma ha tenuto sotto controllo i pericoli. E poi ha stretto buoni rapporti con un pezzo importante del mondo arabo, ha l’appoggio di Trump e di molti paesi del mondo. L’economia è fiorita e ha retto anche l’urto dell’epidemia, che è stata controllata in Israele molto meglio dei principali paesi europei.

Insomma le cose vanno bene, ma come bisogna andare avanti? I nemici sono ancora lì, l’Iran nel pieno dell’epidemia continua al lavorare per rafforzarsi in Siria e soprattutto per allestire l’armamento nucleare che gli darebbe se non l’arma definitiva una deterrenza impossibile da superare, i palestinisti continuano a cercare di fare quel che possono per danneggiare Israele sul territorio e in tutte le sedi internazionali, l’ebraismo americano, il più influente e ricco del mondo, appoggia in maniera sempre più tragica posizioni antisraeliane, non è detto che un amico decisivo di Israele come Trump sia rieletto a novembre. Che fare? Le strade sono due. Proseguire nella “Realpolitik” di cui Netanyahu si è mostrato maestro negli ultimi dieci anni, facendo resistenza nei limiti del possibile ai nemici potenti come Obama (e come sarebbe Biden), cercando accordi parziali con possibili interlocutori più o meno simpatici nel mondo, da Putin ai governanti dell’Egitto e dell’Arabia e anche certi paesi europei, dialogando con nuovi amici come l’India e molti paesi africani; cercando di cogliere le opportunità che si aprono per guadagnare posizioni, indebolire i nemici, rafforzare Israele, magari minacciando di usare le armi se necessario. Oppure fermarsi, tornare alla vecchia politica inconcludente del dialogo infinito con i palestinisti, come vorrebbero l’Unione Europea e i democratici americani.

Il test più evidente di questo bivio sta nella possibilità di approfittare della situazione internazionale per aderire pienamente al piano di pace di Trump e annettere i maggiori insediamenti ebraici in Giudea e Samaria e alcune zone strategiche della valle del Giordano, o almeno estendere loro la legge civile israeliana, che è un passo intermedio verso l’annessione. Questo passo si può fare entro luglio e l’America ha già annunciato il suo consenso. Vorrebbe dire regolarizzare la posizione di oltre mezzo milione di israeliani, estendere le garanzie della legislazione civile anche ai non moltissimi arabi che non vivono già nei territori amministrati dall’Autorità Palestinese, senza toccare l’autonomia di quest’ultima. Vorrebbe dire anche prefigurare una situazione che è data per scontata in tutti gli abbozzi dei piani di pace. Un gesto che chiederebbe un certo coraggio morale, lo stesso del resto che ci è voluto nel 1981 a Menahem Begin per l’annessione del Golan.

Netanyahu è ben deciso a procedere su questa strada e l’ha inserita negli accordi di governo; ma Gantz e il suo compagno Azkenazi sono contrari: l’unione europea ha fatto appello a Gantz per impedirla e Askenazi ha detto che entrava al governo “per tenere il piede sul freno” e fare da terminale per tutti coloro che si oppongono: Unione Europea, Lega Araba, democratici americani, re di Giordania, Macron ecc. ecc. Vale la pena di leggere questo articolo, del miglior sito che esprime le posizioni filoarabe, per capire questo schieramento e i legami coi bianco-azzurri. Quelli che vorrebbero che Israele si incartasse di nuovo nella vecchia pantomima delle trattative e sprecasse un’occasione storica di realizzare un assetto sostenibile sul territorio, minacciano sfracelli. Ma l’avevano già fatto per il riconoscimento americano dello status di capitale per Gerusalemme, con lo spostamento dell’ambasciata, per la resistenza israeliana al terrorismo di massa a Gaza, e per tante altre occasioni; e nei fatti non è accaduto nulla, perché Netanyahu come in fonda anche Trump calcola bene le sue mosse e sa leggere lucidamente la realtà dei rapporti di forza.

Insomma il governo tarda a farsi (e ancora non è detto che si faccia davvero), perché i contrasti fra Netanyahu e Gantz sono reali, profondi e riguardano l’asse politico del paese. Sotto le esitazioni, i conflitti su dettagli, la sfiducia che si traduce in accordi formali di molte decine di pagine, bisogna leggere questa tensione. Si vedrà in fretta se Netanyahu, pagando ai bianco-azzurri un prezzo esagerato in termini di posizioni di governo e di turnazione alla guida del gabinetto, è riuscito a imporre la sua via per il futuro di Israele, o se il “freno” di Askenazi (che poi è quello di buona parte dello “stato profondo”, dei corpi separati della magistratura, dell’esercito e della cultura) riuscirà a bloccarlo nonostante la sua abilità politica e la sua lucidità.
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Re: Ixrael na bona democrasia e na granda çeveltà

Messaggioda Berto » gio mag 07, 2020 7:30 am

Israele, dalla Corte suprema via libera a Netanyahu premier
Il nuovo governo tra Likud e Blu e Bianco giurerà il 13 maggio
di VINCENZO NIGRO
07 maggio 2020

https://www.repubblica.it/esteri/2020/0 ... 255898673/

Il premier di Israele Benjamin Netanyahu dovrebbe aver superato l’ultimo ostacolo alla formazione del suo nuovo governo con l’alleato Benny Gantz di “Blu e Bianco”. La Corte suprema israeliana di fatto ha convalidato l'accordo di governo tra il Likud e Blue e Bianco, e ha respinto all’unanimità le petizioni che chiedevano di impedire a Netanyahu di ricevere un nuovo incarico da premier visto che è in stato d’accusa per corruzione (presto dovrebbe essere processato).

A questo punto il nuovo governo potrebbe giurare il 13 maggio, chiudendo la fase di crisi politica più lunga della storia di Israele.

I punti su cui la Corte suprema era stata chiamata a decidere erano due: innanzitutto la possibilità per Benjamin Netanyahu di presiedere il nuovo governo adesso che è in attesa di processo. La Corte ha verificato che secondo la legge la condizione per ricevere l’incarico di formare un governo è quella di essere membro della Knesset. E Netanyahu lo è: soltanto in caso di condanna il premier dovrà passare la mano.

Il secondo punto su cui i giudici supremi si sono espressi è quello della legge che il Likud e Blu e Bianco hanno varato per definire il loro accordo. Anche su questo è arrivato il via libera. Chi aveva presentato ricorso alla Corte aveva obiettato che gli accordi fra Likud e Blu e Bianco di fatto diventavano uno scudo per permettere a Netanyahu di aggirare il processo e nuove possibili imputazioni. I giudici hanno fatto notare che l’accordo fra i due ex rivali è “inusuale” nella storia politica israeliana, ma hanno poi aggiunto che “non c’è materia per intervenire in alcuna delle clausole”.

Con un comunicato congiunto di Likud e Blu e Bianco i due partiti hanno annunciato che la cerimonia per l’insediamento del nuovo governo si terrà il 13 maggio.
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Re: Ixrael na bona democrasia e na granda çeveltà

Messaggioda Berto » mar mag 19, 2020 7:56 am

ISRAELE: FIDUCIA AL GOVERNO NETANYAHU-GANTZ, IL PREMIER GIURA
18 maggio 2020

https://www.facebook.com/ProgettoDreyfu ... 9691033373

Approvato Domenica 17 Maggio 2020 il nuovo governo di unità nazionale in Israele. Con 73 voti a favore e 46 contrari la Knesset ha accordato la fiducia all'esecutivo di emergenza di Benjamin Netanyahu - בנימין נתניהו e di בני גנץ - Benny Gantz, mettendo fine ad oltre un anno di stallo politico con ben tre elezioni.

Subito dopo, Netanyahu ha giurato come primo ministro mentre Gantz ha giurato come ministro della Difesa e 'primo ministro alternato', cariche che entrambi manterranno fino alla staffetta al vertice prevista per il 17 novembre 2021.

In precedenza lo stesso Parlamento israeliano aveva eletto con 73 voti il suo nuovo presidente, Yariv Levin del Likud. Il 35esimo esecutivo della storia di Israele sara' guidato per i primi 18 mesi dal leader del Likud, al timone del Paese dal 2009, che poi passera' il testimone al suo alleato Gantz, capo del partito centrista Kachol Lavan (Blu e Bianco). La prima emergenza di cui si dovra' occupare il governo e' la pandemia di coronavirus e il suo impatto sull'economia.
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Re: Ixrael na bona democrasia e na granda çeveltà

Messaggioda Berto » mer mag 20, 2020 11:33 am

Giudea e Samaria: Perchè non si deve parlare di annessione
Da Roberta Vital, riceviamo e volentieri pubblichiamo:
20 maggio 2020

http://www.linformale.eu/giudea-e-samar ... nnessione/

Dal sollievo per la notizia della liberazione della connazionale Silvia Romano si è passati, complice una gestione della comunicazione stile Reality Show, a una spaccatura nella società invasa da accese polemiche.

È partita Silvia è tornata Aisha e questo ha creato un sentimento complesso che sarebbe stato meglio, in alcuni casi, non tradurre istintivamente in parole. Si è sollevata un’ondata di rifiuto nei confronto dell’abito indossato dalla ragazza, prendendo la forma di chi, non sapendo come gestire quella sensazione di rifiuto, lo ha tradotto in insulti di ogni genere.

Da un lato si è sollevato il femminismo, quello che si è battuto per decenni per la liberazione della donna, e il cui manifesto è stato di riappropriarsi del proprio corpo, scoprirsi e proclamarsi padrona delle proprie scelte e dunque uscire dall’ordine costituito da anni di imposizioni maschiliste. Dall’altro i difensori di una ” libera scelta” che a detta loro, spaventava per la presunta forza della sua indipendenza.

Abbiamo letto frasi come “Conato di tristezza e di dolore, vedendo questa giovane sorridente messa in un sacco, come a volerla eliminare, cancellandone l’identità”.

O altre ancora, che indicavano le critiche come puro sessismo perché in realtà altri connazionali, in questo caso, uomini, si convertirono senza tutto questo clamore mediatico e senza il bombardamento aggressivo delle accuse.

Ma se la conversione è una scelta intima su cui nessuno ha il diritto di sindacare, la sua esposizione circondata da alte cariche dello Stato in questo contesto, sdogana anche concetti come la libertà di scegliere e il rispetto dei diritti umani, in questo caso nelle mano di fondamentalisti, e questo merita invece una doverosa riflessione.

Uomo o donna che sia, è irrilevante. È il messaggio trasmesso in mondovisione, ossia quello attinente alla libertà individuale e al rispetto per i diritti umani in un mondo, quello integralista islamico, in cui ogni libertà è repressa, in cui, quella tunica verde è simbolo di oppressione per le donne somale e con quella è stata imposta la negazione della loro libertà.

Libertà di espressione, di culto, libertà sessuale, la libertà di essere ciò che si è, che nel mondo a cui appartengono i sequestratori di Silvia Romano, è punita severamente. Ed è proprio da questo ambito che si cerca la liberazione di un ostaggio. Una conversione avvenuta in un contesto coercitivo, indotta certo da chi non rappresenta l’Islam dialogante.

C’è dunque una netta differenza tra quello che dovrebbe essere un rispettoso silenzio davanti una scelta intima, e l’indignazione nei confronti di chi ha evidenziato come la scelta di Silvia Romano non sia maturata in condizioni idonee, cioè in un contesto realmente opzionale. Un contesto di totale assenza di libertà, di imposizione, di ricatto, di oppressione e prigionia che si oppone per contrasto alla democrazia e al concetto di libertà individuale in essa contenuto. Poiché soltanto la democrazia offre una vera libertà di scelta tra diverse opzioni esistenziali, tutte conciliabili con il rispetto dei diritti umani che permette a ognuno di abbracciare la religione che crede o di non abbracciarla affatto, di essere ateo, omosessuale, ebreo, musulmano, cristiano, di essere se stesso. Una scelta si può qualificare come tale, solo se si hanno delle alternative liberamente perseguibili, senza costrizione alcuna. Dunque, spostiamo lo sguardo dall’abito, dalla donna o dall’uomo che sia e rivolgiamolo al nostro concetto di libertà. È su questo, soprattutto che dobbiamo fare convergere la nostra attenzione perché è con questi valori, non altri, opposti, con quelli della nostra democrazia e con gli ideali di libertà difesi dal nostro paese, che Silvia Romano è stata liberata.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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