Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » gio gen 14, 2016 11:53 pm

SOTTOMESSI! - IDA MAGLI: “LE AUTORITÀ DI BRUXELLES HANNO ACCELERATO LA DISTRUZIONE DELLA CIVILTÀ EUROPEA. È STATO DATO IL VIA ALL’ARMA CHE TUTTI I MASCHI HANNO SEMPRE ADOPERATO SUL NEMICO VINTO: IL POSSESSO DELLE DONNE - QUELLO CHE È SUCCESSO A COLONIA È IL RISULTATO ULTIMO DI TUTTO QUESTO”
“Un programma che faceva parte del progetto fin dall' inizio, ma che i politici di Bruxelles ritenevano di poter mettere in atto «con le buone», inculcando per anni il dovere e la bellezza dell'accoglienza, senza mai alludere alle differenze fisiche, psicologiche, culturali, religiose, dei milioni di immigrati”… -
Ida Magli per “Libero Quotidiano”

http://www.dagospia.com/rubrica-3/polit ... 116555.htm

Impadronirsi delle donne del nemico è stato sempre, in tutta la storia della specie umana, il segno e il simbolo della vittoria finale. «Né dei Teucri il rio dolor - esclama Ettore di fronte alla disfatta - né quello d' Ecuba stessa, né del padre antico, né dei fratei, che molti e valorosi sotto il ferro nemico nella polve cadran distesi, non mi accora, o donna, sì di questi il dolor, quanto il crudele tuo destino, se fia che qualche Acheo, del sangue ancor dei tuoi lordo l' usbergo, lacrimosa ti tragga in servitude ma pria morto la terra mi ricopra, ch' io di te schiava i lai pietosi intenda».

Non è diversa da quella dell' Iliade, anche se senza parole, la disperazione espressa dalla statua del Trace che si consegna ai vincitori Romani portando sul braccio la propria donna dopo averla uccisa. Non può non essere così perché, al di là di qualsiasi differenza di epoca, di religione, di cultura, la donna è un «valore» percepito da tutti i maschi come tale, il primo segno, la prima «moneta», e al tempo stesso la riserva d' oro su cui viene garantita reciprocamente fra i gruppi la sostanza della loro parola, la sua verità.

«Tu dai una donna a me, io do una donna a te» come dice, con assoluta precisione, Claude Lévi-Strauss nel saggio sulle Strutture elementari della parentela. Con il divieto dell'incesto e scambiandosi le donne fra un gruppo e l' altro i maschi stabiliscono i confini della propria identità, riconoscono le discendenze biologiche, razziali, tribali, familiari. Sono le leggi della natura che guidano la specie umana, come ogni altra specie, verso il mantenimento e la prosecuzione della specie stessa.

Ma nell'Uomo questo compito passa attraverso gli istituti sociali dettati di volta in volta dalle diverse creazioni dovute all'istinto, alla razionalità, alla capacità logica, alla memoria, agli affetti. Il divieto dell'incesto, per esempio, che è esistito ed esiste ovunque, è sicuramente istintuale prima che giuridico, ma nell'Uomo nulla è mai soltanto istintuale perché si cercano e si trovano sempre spiegazioni di tipo mitico, magico, sacrale, senza ricorrere ai dati di fatto che pure tutti i popoli conoscono ossia alle gravi malformazioni e alle malattie dovute alla procreazione fra stretti parenti.

Oggi, però, nell' Occidente europeo, tutto l'impianto significativo cui abbiamo accennato è stato negato da quei pochi ma fortissimi detentori del potere che, alla fine della seconda guerra mondiale, hanno deciso la distruzione degli Stati nazionali e il mescolamento dei popoli, in apparenza per costruire una Europa unita in cui non ci fossero più guerre, in realtà invece avendo come meta l'assimilazione e l'uguaglianza di tutti i popoli, di tutte le strutture sociali, di tutte le religioni, per stabilire così il passo fondamentale per giungere a un governo mondiale.

Non si tratta di ipotesi, ma di dati di fatto. Sembrava allora l'unico ideale veramente tale e che la mondializzazione non fosse difficile da realizzare. Un errore di valutazione della realtà che appare oggi quasi incredibile. Dal 1957 del progetto sono passati molti anni ma gli Stati Uniti d'Europa hanno continuato ad esistere soltanto sulla carta, nelle illusioni dei politici e nella miriade di istituti e di poltrone create appositamente, come il parlamento europeo, per ingannare i popoli.

L'Europa non progredisce agli occhi di nessuno, il suo potere politico è quasi nullo malgrado le immense ricchezze profuse a tale scopo, malgrado l' imposizione di una moneta unica, malgrado le regole e le norme imposte da Bruxelles per far diventare uguali, se non gli uomini, almeno le zucchine, la curvatura delle banane, i recinti per le galline e, al colmo del grottesco, anche i sedili dei mezzi di trasporto pubblici cui i tedeschi si sono opposti perché «i loro sederi sono più grossi».

Sì, l' unione europea non progredisce. È in base a questa amara constatazione che è partito l' ordine di dare il via al programma di distruzione della civiltà europea per mezzo dell' invasione di popoli totalmente diversi: africani e mediorientali.


Un programma che faceva parte del progetto fin dall' inizio, ma che i politici di Bruxelles ritenevano di poter mettere in atto «con le buone», inculcando per anni il dovere e la bellezza dell'accoglienza, predicato da Papi e da Vescovi, da giornalisti e da innumerevoli trasmissioni televisive, senza mai alludere alle differenze fisiche, psicologiche, culturali, religiose, dei milioni di immigrati, differenze che anzi la Merkel una volta ha perfino negato affermando che i musulmani sono della nostra stessa cultura. Mentiva spudoratamente, è chiaro: in Germania esistono già da molti anni i tribunali islamici per gli immigrati, riservati alla gestione della giustizia secondo le leggi coraniche e tanto basta per affermare che appartengono ad un' altra cultura.

Ma la Merkel in realtà è stata usata fin dall' inizio dai costruttori dell' Ue per coprire, realizzandoli, i loro scopi. Naturalmente alla Merkel è piaciuto questo ruolo di capo dell'Europa, sia pure molto criticato tanto per la gestione economica e finanziaria indirizzata al rigore nella spesa quanto per l' eccessiva permissività nei confronti dell'invasione immigratoria. Ma non è stata mai lei a comandare in quanto ha soltanto eseguito, coprendoli, i voleri dei banchieri e dei mondialisti provenienti da Bruxelles. E adesso si trova a fare da capro espiatorio.

Quello che è successo la notte di capodanno a Colonia è il risultato ultimo di tutto questo. L' Europa non è riuscita a raggiungere i suoi scopi? Gli Stati nazionali sono ancora qui, ognuno con la propria lingua, la propria letteratura, la propria musica? Il cristianesimo resiste, malgrado i colpi di piccone dati dagli scandali dei preti e la presenza di un Papa che non smette mai di esortare all' accoglienza?

L'enormità dell' invasione immigratoria non è stata sufficiente a far crollare le istituzioni politiche, a mettere in pericolo il sistema democratico? Di fronte a tutti questi fallimenti possiamo supporre, anche se non ci sono le prove, che siano state le autorità di Bruxelles a voler dare un' accelerazione definitiva alla distruzione della civiltà europea. Con una trovata geniale è stato dato il via all' arma primordiale, quella che tutti i maschi hanno sempre adoperato sul nemico vinto: il possesso delle donne.

L' assalto era organizzato, su questo non ci sono dubbi. Maometto e i suoi compagni rapinavano, stupravano in un contesto bellico, dopo aver conquistato un villaggio o un paese, mai a freddo. A Colonia, invece, in una libera piazza di un giorno di festa come il capodanno, gli immigrati africani hanno finalmente dichiarato a se stessi e agli europei di essere ormai i padroni, sottomettendone le donne alle loro voglie sessuali. I particolari, poi, dimostrano l' assoluto disprezzo che i musulmani nutrono verso le donne europee perfino nel farne il proprio oggetto sessuale: palpeggiamenti del seno, dita infilate nei pantaloni, gesti, «scherzi», riservati alle prostitute nelle bettole di periferia.

Le reazioni delle nostre istituzioni sono state quasi inesistenti. Non si è sentita la voce né del Papa né dei capi di governo, tutti sempre schierati dalla parte degli immigrati e soprattutto dei musulmani. Anche le donne hanno parlato poco e senza l'aggressività che un simile episodio avrebbe dovuto suscitare.

Dei «maschi», poi, non si sa che dire: il lungo trattamento devirilizzante cui sono stati sottoposti inibendo qualsiasi espressione e qualsiasi comportamento non «politicamente corretto» e incitandoli all' omosessualità, sembra averli ormai ridotti a ombre, a simulacri della mascolinità. Insomma la nostra società è giunta là dove si voleva che giungesse: ha perso l'identità e la forza che proviene soltanto da una forte identità. Ma questo non ha portato a quello che i mondialisti credevano che sarebbe avvenuto: una più facile integrazione e omologazione degli immigrati.

È stata indebolita la cultura europea fino quasi alla morte, ma nessun musulmano abbandona la propria religione in quanto questa è anche la sua cultura. Le culture muoiono, ma non si integrano. E come potrebbero integrarsi visto che sono costruite su un sistema logico di significati?

C' è chi già grida allo scandalo perché alcuni Stati, di fronte all' enorme pericolo per la propria sopravvivenza dell' invasione immigratoria, hanno sospeso la loro adesione a Schengen, impedendo la libera circolazione delle persone all' interno dell' Europa. Sarebbe bene che tutti i politici riflettessero su questa decisione perchè costituisce un primo passo indispensabile per tentare di salvarsi. I politici italiani lo faranno?
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » dom gen 17, 2016 10:08 pm

"Siamo al disastro perché ci siamo illusi di integrare l'islam"
Luigi Mascheroni - Dom, 17/01/2016


http://www.ilgiornale.it/news/siamo-dis ... tect=false

Giovanni Sartori, fiorentino, 91 anni (quasi 92), considerato fra i massimi esperti di scienza politica a livello internazionale, da anni è attento osservatore dei temi-chiave di oggi: immigrazione, Islam, Europa.

Professore su queste parole si gioca il nostro futuro.
«Su queste parole si dicono molte sciocchezze».

Su queste parole, in Francia, intellettuali di sinistra ora cominciano a parlare come la destra. Dicono che il multiculturalismo è fallito, che i flussi migratori dai Paesi musulmani sono insostenibili, che l'Islam non può integrarsi con l'Europa democratica...
«Sono cose che dico da decenni».

Anche lei parla come la destra?
«Non mi importa nulla di destra e sinistra, a me importa il buonsenso. Io parlo per esperienza delle cose, perché studio questi argomenti da tanti anni, perché provo a capire i meccanismi politici, etici e economici che regolano i rapporti tra Islam e Europa, per proporre soluzioni al disastro in cui ci siamo cacciati».

Quale disastro?
«Illudersi che si possa integrare pacificamente un'ampia comunità musulmana, fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, con la società occidentale democratica. Su questo equivoco si è scatenata la guerra in cui siamo».

Perché?
«Perché l'Islam che negli ultimi venti-trent'anni si è risvegliato in forma acuta - infiammato, pronto a farsi esplodere e assistito da nuove tecnologie sempre più pericolose - è un Islam incapace di evolversi. È un monoteismo teocratico fermo al nostro Medioevo. Ed è un Islam incompatibile con il monoteismo occidentale. Per molto tempo, dalla battaglia di Vienna in poi, queste due realtà si sono ignorate. Ora si scontrano di nuovo».

Perché non possono convivere?
«Perché le società libere, come l'Occidente, sono fondate sulla democrazia, cioè sulla sovranità popolare. L'Islam invece si fonda sulla sovranità di Allah. E se i musulmani pretendono di applicare tale principio nei Paesi occidentali il conflitto è inevitabile».

Sta dicendo che l'integrazione per l'islamico è impossibile?
«Sto dicendo che dal 630 d.C. in avanti la Storia non ricorda casi in cui l'integrazione di islamici all'interno di società non-islamiche sia riuscita.
Pensi all'India o all'Indonesia».

Quindi se nei loro Paesi i musulmani vivono sotto la sovranità di Allah va tutto bene, se invece...
«...se invece l'immigrato arriva da noi e continua ad accettare tale principio e a rifiutare i nostri valori etico-politici significa che non potrà mai integrarsi. Infatti in Inghilterra e Francia ci ritroviamo una terza generazione di giovani islamici più fanatici e incattiviti che mai».

Ma il multiculturalismo...
«Cos'è il multiculturalismo? Cosa significa? Il multiculturalismo non esiste. La sinistra che brandisce la parola multiculturalismo non sa cosa sia l'Islam, fa discorsi da ignoranti. Ci pensi. I cinesi continuano a essere cinesi anche dopo duemila anni, e convivono tranquillamente con le loro tradizioni e usanze nelle nostre città. Così gli ebrei. Ma i musulmani no. Nel privato possono e devono continuare a professare la propria religione, ma politicamente devono accettare la nostra regola della sovranità popolare, altrimenti devono andarsene».

Se la sente un benpensante di sinistra le dà dello xenofobo.
«La sinistra è vergognosa. Non ha il coraggio di affrontare il problema. Ha perso la sua ideologia e per fare la sua bella figura progressista si aggrappa alla causa deleteria delle porte aperte a tutti. La solidarietà va bene. Ma non basta».

Cosa serve?
«Regole. L'immigrazione verso l'Europa ha numeri insostenibili. Chi entra, chiunque sia, deve avere un visto, documenti regolari, un'identità certa. I clandestini, come persone che vivono in un Paese illegalmente, devono essere espulsi. E chi rimane non può avere diritto di voto, altrimenti i musulmani fondano un partito politico e con i loro tassi di natalità micidiali fra 30 anni hanno la maggioranza assoluta. E noi ci troviamo a vivere sotto la legge di Allah. Ho vissuto trent'anni negli Usa. Avevo tutti i diritti, non quello di voto. E stavo benissimo».

E gli sbarchi massicci di immigrati sulle nostre coste?
«Ogni emergenza ha diversi stadi di crisi. Ora siamo all'ultimo, lo stadio della guerra - noi siamo gli aggrediti, sia chiaro - e in guerra ci si difende con tutte le armi a disposizione, dai droni ai siluramenti».

Cosa sta dicendo?
«Sto dicendo che nello stadio di guerra non si rispettano le acque territoriali. Si mandano gli aerei verso le coste libiche e si affondano i barconi prima che partano. Ovviamente senza la gente sopra. È l'unico deterrente all'assalto all'Europa. Due-tre affondamenti e rinunceranno. Così se vogliono entrare in Europa saranno costretti a cercare altre vie ordinarie, più controllabili».

Se la sente uno di quegli intellettuali per i quali la colpa è sempre dell'Occidente...
«Intellettuali stupidi e autolesionisti. Lo so anch'io che l'Inquisizione è stata un orrore. Ma quella fase di fanatismo l'Occidente l'ha superata da secoli. L'Islam no. L'Islam non ha capacità di evoluzione. È, e sarà sempre, ciò che era dieci secoli fa. È un mondo immobile, che non è mai entrato nella società industriale. Neppure i Paesi più ricchi, come l'Arabia Saudita. Hanno il petrolio e tantissimi soldi, ma non fabbricano nulla, acquistano da fuori qualsiasi prodotto finito. Il simbolo della loro civiltà, infatti, non è l'industria, ma il mercato, il suq».

Si dice che il contatto tra civiltà diverse sia un arricchimento per entrambe.
«Se c'è rispetto reciproco e la volontà di convivere sì. Altrimenti non è un arricchimento, è una guerra. Guerra dove l'arma più potente è quella demografica, tutta a loro favore».

E l'Europa cosa fa?
«L'Europa non esiste. Non si è mai visto un edificio politico più stupido di questa Europa. È un mostro. Non è neppure in grado di fermare l'immigrazione di persone che lavorano al 10 per cento del costo della manodopera europea, devastando l'economia continentale. Non è questa la mia Europa».

Qual è la sua Europa?
«Un'Europa confederale, composta solo dai primi sei/sette stati membri, il cui presidente dev'essere anche capo della Banca europea così da avere sia il potere politico sia quello economico-finanziario, e una sola Suprema corte come negli Usa. L'Europa di Bruxelles con 28 Paesi e 28 lingue diverse è un'entità morta. Un'Europa che vuole estendersi fino all'Ucraina... Ridicolo. Non sa neanche difenderci dal fanatismo islamico».

Come finirà con l'Islam?
«Quando si arriva all'uomo-bomba, al martire per la fede che si fa esplodere in mezzo ai civili, significa che lo scontro è arrivato all'entità massima».
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » lun gen 18, 2016 7:58 am

"L'Europa asservita all'islam cadrà come Costantinopoli"
La studiosa denuncia la "dhimmitudine" del Continente: una sottomissione alla fede musulmana, che lo ha portato a legittimare il jihad e a collaborare coi movimenti radicali
Riccardo Pelliccetti - Mar, 10/11/2015

http://www.ilgiornale.it/news/spettacol ... 92448.html

«L’Europa rischia di cadere come l’impero bizantino, viviamo già in uno stato di dhimmitudine e la storia si sta ripetendo». Bat Ye’or non nutre dubbi sulla minaccia che incombe sulla nostra civiltà. Scrittrice e studiosa di islam, cacciata dall’Egitto nel 1957 perché ebrea, oggi vive in Svizzera. Più del suo nome sono i libri che ha scritto a essere famosi, nei quali ha coniato i termini Eurabia e dhimmitudine, cioè la sottomissione all’islam per essere protetti e tollerati, che hanno ispirato anche Oriana Fallaci.
Nel suo ultimo libro "Comprendere Eurabia" (Lindau - 2015) sottolinea l’islamizzazione dell’Europa e i rischi che stiamo correndo. Lei descrive un’Europa anticristiana, antisemita, antioccidentale e fa risalire questa politica alla fine degli anni ’60.
«È stata la Francia a intraprendere questo cammino seguita dalla Germania, che teneva però un basso profilo. L’obiettivo era allearsi con il mondo arabo e a condurre il gioco erano quelli che avevano collaborato con il nazismo e che quindi odiavano gli ebrei e Israele. Lo dimostrano le loro dichiarazioni durante gli incontri e le conferenze nei paesi arabi, che ho trovato riprodotte nelle pubblicazioni della Lega Araba ma che non sono mai uscite sui media occidentali».

Che cosa ha spinto i leader europei a imboccare questa strada?
«Cercavano di rappacificarsi con il mondo arabo dopo la colonizzazione e allo stesso tempo avevano bisogno di stabilità e sicurezza per ottenere le risorse energetiche. Così politici e intellettuali hanno influenzato la politica europea accettando le condizioni imposte dalla Lega araba: il riconoscimento dell’Olp di Arafat, quindi la legittimazione del terrorismo palestinese e del jihad contro Israele».

L’antisemitismo, travestito da critica verso Israele, è ormai all’ordine del giorno. Molti ebrei hanno lasciato recentemente la Francia non solo per gli attentati di Parigi ma per il clima d’intolleranza che ormai si vive in molte città. La tanto sbandierata e auspicata integrazione è un fallimento?
«Sì, l’integrazione è fallita, non si possono integrare milioni di persone. E poi i migranti musulmani hanno voluto mantenere le loro radici e tradizioni, rigettando quelle del paese che li ospitava. Chi voleva integrarsi lo ha fatto, ma è una minoranza esigua».

I musulmani possono integrarsi in paesi non musulmani?
«Quelli che vogliono integrarsi possono farlo e lo hanno fatto, ma il Corano lo vieta esplicitamente. Nell’islam c’è odio e rigetto verso le altre religioni, concetto inesistente nel buddismo, cristianesimo, induismo, ebraismo... Poi, in Occidente le istituzioni e le leggi sono create dall’uomo mentre per i musulmani la fonte del diritto sta nella sharia perché è dettata da Allah. Ecco perché i governi europei hanno scelto il multiculturalismo: consente a tutti di vivere in un paese europeo senza integrarsi».

Siamo passati dall’Olp ad Al Qaida fino ad arrivare all’Isis. Quarant’anni di terrorismo islamico e l’atteggiamento dell’Europa non è cambiato. Non ha compreso la minaccia o fa finta di non capire?
«La capiscono, la conoscono meglio di noi, per questo hanno scelto la dhimmitudine e collaborano con i movimenti radicali musulmani invece di allearsi con quelli moderati. L’Europa ha scelto di appoggiare l’integralismo, dai terroristi palestinesi in poi, sperando di avere protezione. Così non abbiamo aiutato i musulmani riformisti. Un grave errore, anzi, un crimine».

In Italia i guerriglieri di Arafat sono sempre stati mitizzati dalla sinistra. E questa infatuazione è continuata. Il terrorismo palestinese ha causato 83 morti e 227 feriti, eppure non esistono celebrazioni o ricordi ufficiali per loro come accade per le vittime del terrorismo rosso, nero o mafioso.
«Hanno nascosto anche la strage di Bologna».

C'era il cosiddetto "lodo Moro" cioè l'immunità per i terroristi palestinesi che operavano in Italia. Sono passati 40 anni e l’Italia non è stata ancora colpita dal terrorismo islamico. Un linea di continuità con quella politica?
«La politica non è cambiata e vale per tutta l’Europa. L’Europa non riconosce il terrorismo palestinese perché è loro amico. E' quindi è suo dovere mettere sullo stesso piano vittime e terroristi». Il parlamento italiano ha anche istituito la giornata del ricordo delle vittime del terrorismo nel 2007, con tanto di libro curato dal Quirinale che conteneva tutti i nomi dei morti per mano dei terroristi. Ma le vittime dei terroristi palestinesi sono state escluse. «Questa politica è stata impiosta non solo all'Italia ma a tutti paesi dell'Unione europea».

La nascita del Califfato non è solo minaccia per l’Occidente ma ha creato anche dissidi all’interno del mondo islamico.
«Sciiti e sunniti si sono sempre combattuti e uccisi tra loro e questa guerra continua. Ma ci sono anche guerre fra fazioni musulmane per avere un posto al sole, per dominare la regione. Queste popolazioni non hanno mai formato nazioni come noi le conosciamo. Vengono tutti da tribù dell'Arabia e dello Yemen e sono rimasti radicati alle loro origini tribali. Solo dopo la seconda guerra mondiale, l’Europa ha diviso queste regioni e creato nazioni artificiali per rimpiazzare il senso religioso dell’umma, la totalità del mondo musulmano, con un'ideologia laica e nazionalista. Ma non ha funzionato perché è contraria allo spirito dell’islam, che vede da una parte il suo campo e dall’altra parte il campo degli infedeli senza badare alla nazionalità».

All’attuale destabilizzazione del Mediterraneo ha contribuito pesantemente l’appoggio dell’Occidente alle primavere arabe. La folle idea di esportare la democrazia si è rivelata un boomerang?
«America ed Europa volevano appoggiare il movimento dei Fratelli musulmani. Credevano che mettendoli al potere avrebbero potuto controllarli ed evitare il jihadismo. Obama pensava di farsi nuovi amici, ma ha fallito».
Foreign fighters e terroristi solitari. I giovani musulmani cresciuti ed educati in Europa stanno facendeo scelte estreme. Molti analisti dicono che sia un problema d’identità.
«Certo, devono ritrovare l’identità islamica che proibisce al musulmano di integrarsi nella cultura degli infedeli. Sono influenzati su internet dai radicali che li fanno sentire in colpa perché non si comportano da buoni musulmani e perché vivono in Paesi che fanno la guerra ai musulmani, come in Afghanistan».

La Russia ha rotto gli indugi scendendo in campo contro l’Isis. Perché Obama non vuole collaborare con Mosca nella lotta al Califfato e continua ad affidarsi ad alleati ambigui come l’Arabia Saudita e la Turchia?
«Obama si affida ad alleati ambigui perché ha adottato la politica dei Fratelli musulmani e si è circondato di consiglieri che condividono questa politica. Lui è stato educato nelle scuole islamiche e non ha la sensibilità di un cristiano ma di un musulmano. L’ambizione del mondo islamico è che riprenda la lotta tra Occidente e Russia. Ci sono documenti che rivelano questo sentimento: la guerra fredda è stata un periodo d’oro per lo sviluppo dell’islamismo. L’Occidente lo ha incoraggiato con la scusa di combattere l’ateismo comunista e ha supportato questi movimenti religiosi in funzione anti Urss. Dopo la caduta del Muro, il mondo islamico ha spinto e continua a spingere per dividere ancora i due blocchi».

Lei sostiene che in Europa è stata tessuta una ragnatela che influenza la politica, il mondo dell’informazione, la cultura, le università. Come ci sono riusciti?
«Questa politica è stata imposta dalla Commissione europea con la propaganda, dalla tv al cinema, e su indicazione della fondazione Anna Lindh che controlla tutto ciò che si scrive in Europa sul mondo islamico. La fondazione Anna Lindh è la rete delle reti. Quelli che parlano del jihad sono isolati, rischiano il posto, con la minacce, con la paura. Oggi possiamo parlare di pensiero unico. La cultura per svilupparsi ha bisogno di libertà e non c’è totale libertà di pensare e di scrivere. I nemici del jihad e gli amici di Israele sono stati finora molto coraggiosi a resistere nonostante le umiliazioni, le privazioni e le enormi pressioni della politica europea».

Di questo passo l’Europa soccomberà.
«Com’è accaduto all’Impero bizantino, che è stato islamizzato dall’interno e dall’esterno. Da un lato, i continui attacchi ai villaggi cristiani, con saccheggi e uccisioni: una sorta di terrorismo che ha creato un generale senso di insicurezza spingendo Costantinopoli a pagare un alto tributo ai sultani ottomani per evitare il jihad. Così facendo hanno svuotato le casse, privandosi delle risorse per mantenere un esercito efficiente. Dall’altro lato, la corruzione delle élites bizantine, che promuovevano l’islamismo nell’impero, e le rivalità tra i principi bizantini, che chiedevano sostegno ai turchi per combattere gli avversari interni ed erano poi costretti a ripagarli».

Ma che senso ha per un non musulmano arrendersi ai musulmani?
«Hanno accettato la dhimmitudine perché loro sono divenuti dhimmi per non affrontrare il jihadismo. Conoscevano il jihadismo e non hanno voluto combatterlo, volevano trovare la pace a qualsiasi prezzo con il mondo islamico. Anche per questo non hanno voluto inserire nella Costituzone europea le radici giudaico-cristiane, prevedevano questi sviluppi. Chirac diceva che l'Europa è tanto cristiana quanto musulmana. Questo è il segno della nostra decadenza, una minaccia per la sopravvivenza della nostra civiltà».
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » gio gen 21, 2016 9:50 pm

L'imam di Colonia: "Gli stupri colpa del profumo delle vostre donne"
Giuseppe De Lorenzo - Gio, 21/01/2016

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lim ... 15485.html

A volte basterebbe mantenere la decenza del silenzio.
Invece l'imam della moschea di Colonia è voluto tornare sui fatti della notte di Capodanno, sugli stupri ai danni delle donne tedesche ad opera di centinaia di immigrati. La guida religiosa ha voluto dire la sua. Anzi, ha deciso di "difendere" i profughi stupratori. Secondo Sami Abu-Yusu, imam della moschea Al Tawheed, infatti, la colpa delle violenze non è da imputare agli islamici e immigrati, ma al profumo delle donne. Avete capito bene. Al loro profumo: in pratica se una donna europea decide di comprarsi un buon profumo e ha la "folle" idea di indossarlo, dovrà sapere che in questo modo istiga gli uomini a violentarla.

Al momento le denunce di moltestie sono salite a 521, tra cui si contano anche tre stupri. Ma la colpa, dice l'imam, non è di chi non rispetta le regole europee, di chi considera le donne poco più di un oggetto. Ma delle ragazze, accusate di vestire troppo all'occidentale e di essere troppo poco consone ai dettami dell'islam. "Gli eventi di Capodanno - ha detto l'imam in un'intervista rilasciata ad una tv russa e ripresa dal Daily Mail - sono colpa delle donne, perché erano seminude e indossavano il profumo".
"Non mi stupisce che gli uomini le abbiano attaccate - aggiunge - Vestire così è come gettare benzina sul fuoco".
La moschea salafita guidata da Sami Abu-Yusu è stata più volte messa sotto osservazione dalla polizia tedesca. Nel frattempo le forze dell'ordine di Berlino stanno indagando su 21 sospetti, di cui 8 agli arresti, accusati di furto e molestie nella notte di San Silvestro.


Roma, orrore al ristorante: immigrato pesta e prova a stuprare una turista
Sergio Rame - Gio, 21/01/2016

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 15597.html

Le si è parato davanti mezzo nudo e ha provato a violentarla. L'incubo per una turista finlandese è iniziato poco dopo le 22 di ieri sera, quanto si trovava in un ristorante a pochi metri dalla stazione Termini.

La ragazza, che era appena entrata nel bagno del locale, è stata improvvisamente assalita da un immigrato, un 31enne pachistano, che introdottosi all'interno direttamente con i pantaloni slacciati ha cercato di avere un rapporto sessuale con lei. E, quando la turista si è opposta, l'ha colpita con un pugno al volto, ostruendole la bocca con la mano per evitare di farla gridare mentre con l'altra cercava di sfilarle i pantaloni.

Ad accorgersi fortunatamente di quanto stava avvenendo è stata un'amica della vittima che si è subito messa a gridaare per richiamare l'attenzione dei presenti e dei camerieri del locale. Il 31enne, non appena si è accorto di essere stato scoperto, ha allentato la presa, sfilando una banconota da 50 euro dal portafoglio della donna, e si è avventato contro l'amica inferocito per averlo interrotto nei suoi piani. I clienti e i camerieri, intuita la situazione, hanno provato a bloccare l'immigrato, trovandosi però a dover schivare i colpi che il 31enne ha preso a sferrare contro di loro con un coltello afferrato sul bancone del ristorante.

Solo l'arrivo di due pattuglie della polizia è riuscito a mettere la parola fine alla vicenda. Gli agenti sono, infatti, riusciti a bloccare definitivamente il pachistano e ad accompagnarlo al commissariato di zona. Adesso è in arresto per violenza sessuale e rapina. La turista, colpita dal 31enne con un pugno, è stata portata al pronto soccorso. Qui le hanno ricomposto la frattura del naso e della mascella e le hanno dato una prognosi di trenta giorni.
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » gio feb 04, 2016 10:27 am

“Islamofobia” e critica dell’islam

http://www.uaar.it/news/2013/04/11/isla ... tica-islam

Nathan Lean, redattore capo del network Aslan Media dedicato alle notizie dal Medio Oriente, attacca gli esponenti del new atheism Richard Dawkins, Sam Harris e Christopher Hitchens accusandoli di “islamofobia”.
L’attentato terroristico alle Torri Gemelle ha fornito l’occasione a questi intellettuali di criticare anche l’islam. “I nuovi atei si sono uniti al coro crescente gli odiatori di islamici”, scrive, “mettendo insieme la loro repulsione per la religione in generale con un avversione particolare per l’islam”. La critica alla religione sarebbe “scivolata senza soluzione di continuità in xenofobia verso l’immigrazione islamica o la pratica del velo”, portando a generalizzazioni e un accanimento ritenuti razzisti, nonché alla difesa sperticata di Israele.
E Lean prende come esempi le espressioni usate da Sam Harris nel suo Lettera a una nazione cristiana, che accosta alle “chiacchiere pseudo psicologiche” di Pamela Geller, nota blogger della destra statunitense.

Anche vari tweet e dichiarazioni di Dawkins vengono presi di mira. Come quando sostiene che l’islam è “oggi la più grande forza del male” e scrive di non poter citare di preciso il Corano perché non l’ha letto, e di non aver bisogno di leggerlo per criticarlo come di “non aver bisogno di leggere il Mein Kampf per avere un’opinione sul nazismo”. In occasione di un dibattito organizzato da un gruppo islamico presso l’University College di Londra con il fisico Laurence Krauss, in cui donne e uomini sono stati divisi per i posti a sedere, Dawkins aveva parlato di “apartheid sessuale”. Lent accosta Dawkins a Geert Wilders, leader dell’ultra-destra olandese anti-islam. “Non è razionale o illuminante o ‘free thinking’ e nemmeno intelligente.
È opportunismo”, conclude accusandoli di flirtare con i peggiori islamofobi, gli stessi che magari criticano la militanza atea.

La critica dei commentatori filo-islamici (e filo-arabi) ai nuovi atei si fa politica

La critica dei commentatori filo-islamici (e filo-arabi) ai nuovi atei si fa politica. Murtaza Hussain, redattore per Al Jazeera, rincara la dose, accostando le critiche del new atheism all’islam al “razzismo scientifico” di Christopher Meiners. Salto un po’ azzardato, visto che si tratta di uno scrittore della fine del Settecento, sostenitore del poligenismo tra bianchi e neri ben prima della formulazione della teoria evolutiva. L’accusa rivolta a Dawkins, Hitchens e in particolare Harris è di dipingere gli islamici come “barbari” e di giustificare la tortura e gli attacchi contro i musulmani. L’islam, ci tiene a precisare, non è una razza: ma nessuno di quelli che vengono chiamati in causa lo ha sostenuto, né potrebbe farlo.

Gleen Greenwald, giornalista statunitense liberal che scrive sul Guardian, approva il commento di Hussain e con un tweet parla di “bigotteria” dei “nuovi atei”. Greenwald e Harris hanno uno scambio di email, che il primo commenta ribadendo di essere d’accordo con la tesi generale espressa su Al Jazeera e su Salon secondo cui gli intellettuali atei “hanno flirtato con, a volte abbracciandolo vigorosamente, una animosità anti-islamica irrazionale”. Ma ci tiene a precisare, viste le polemiche su internet, di non averlo mai accusato di “razzismo”, “ma piuttosto che lui e altri come lui buttano fuori e promuovono l’islamofobia sotto forma di ateismo razionale”. Greenwald contesta a Harris l’accanimento troppo in generale verso i musulmani. In particolare l’aver giustificato in casi estremi la tecnica del water-boarding per i terroristi, per aver preso le parti degli israeliani contro i palestinesi sostenendo che i primi cercano di evitare l’uccisione di civili mentre gli islamici intenzionalmente colpiscono la popolazione, fino alla proposta di schedatura (profiling) per i musulmani o che potrebbero apparire tali (tra cui metteva egli stesso) al fine di migliorare la sicurezza negli aeroporti.
Schiacciare i nuovi atei su posizioni di destra filo-americana e anti-islamica d’altronde è una caricatura: a dire il vero esistono anche intellettuali non credenti che anzi si caratterizzano per posizioni opposte, fortemente critiche verso Israele e Usa, come Piergiorgio Odifreddi, solo per citare un caso italiano.

Harris con queste posizioni ha suscitato un vespaio. Lui stesso ha criticato i liberal giudicandoli troppo soft verso i musulmani integralisti, venendo per contro accusato di coprire il militarismo statunitense e israeliano e di essere su posizioni neocon. Lo scrittore americano ha risposto alle contestazioni, ritenendo che il suo pensiero e le sue affermazioni siano state distorte nella vis polemica. Non si può negare che proprio Harris, come gli altri new atheists, abbia spesso criticato il cristianesimo dedicandogli interi libri, senza dover affrontare tutte queste reazioni dai commentatori liberali e di sinistra. Inoltre Harris ha spesso rivendicato il diritto di critica nei confronti dell’islam, denunciando come sia facile bollare qualunque affermazione di questo tipo come “islamofoba”. E ha difeso chi, come Ayaan Hirsi Ali, ha lottato contro la sopraffazione su base religiosa e per i diritti delle donne. Ma di certo sbaglia Harris nel sostenere il profiling su base religiosa. E nell’alimentare astio e incomprensioni a colpi di tweet, con l’aiuto di Dawkins.

Si parla molto tra siti e blog di questa polemica. Robbi Bensinguer, già attivo nella Secular Alliance, fa notare come le stesse citazioni di Harris siano state riportate in maniera non corretta e accusa Greenwald e soprattutto Hussain di disonestà intellettuale. E contesta in un altro post proprio la definizione di “islamofobia”, spesso usata in maniera strumentale. Anche il biologo Jerry Coyne difende Harris, e partendo proprio dall’attualità: l’imponente manifestazione a Dhaka, in Bangladesh, in cui centinaia di migliaia di islamisti sono scese in piazza chiedendo la repressione e la condanna a morte per i blogger “atei”, accusati di aver offeso l’islam. Questione che abbiamo trattato, scrivendo al governo italiano, alle associazioni islamiche in Italia e lanciando una petizione. Anche l’Iheu ha lanciato un appello e invitato alla mobilitazione internazionale.

“È inimmaginabile”, scrive Coyne, che raduni di massa in cui si chiede l’impiccagione dei dissidenti raccolgano gli aderenti di altre religioni o che tali pretese arrivino da cristiani integralisti. La retorica contro il “colonialismo” occidentale che subiscono i popoli islamici non regge, sostiene, di fronte a situazioni del genere: in cui ci sono masse di estremisti islamici che minacciano all’interno di un paese a maggioranza musulmana una minoranza laica autoctona, o che si scagliano contro chi osa abbandonare l’islam. Coyne nota come le critiche all’islamofobia che gli viene attribuita — tale e quale per Dawkins, Harris e Hitchens — provengano anche da atei o laici. Commentatori che si fanno pochi problemi quando questi stessi polemisti criticano con forza il cristianesimo o la Chiesa cattolica, ma saltano sulla sedia quando si parla di islam affibbiando l’etichetta di “islamofobia”. Tra certi scettici esiste un “doppio standard”, sebbene gli integralisti islamici siano oggi molto più feroci e “in generale si comportino molto peggio rispetto agli aderenti di altre fedi”. Coyne respinge al mittente le critiche di “razzismo”, rivendicando il diritto di critica verso “una religione i cui principi sono anti-democratici, anti-gay, contro le donne, contro la libertà di pensiero e i cui aderenti vogliono imporre la loro moralità basata sulla religione al resto di noi”.

Coyne precisa che il cristianesimo e altre religioni hanno diffuso molta violenza, ma quella dell’islam dà effetti nefasti tuttora. “Ci sono poche teocrazie cristiane oggi, ma molte islamiche”, aggiunge, “vi sfido a leggere il Corano e a sostenere che non è un libro scritto per ispirare odio e divisione. L’ho letto. Non c’è niente del genere nel buddhismo, o anche nella Bibbia, che può eguagliarlo”. I musulmani moderati di certo esistono, riconosce, ma non si manifestano e le poche voci vengono intimidite proprio dagli estremisti, che tengono banco: “dove sono le centinaia di migliaia che protestano per la fatwa a Rushdie, o per le minacce di morte per i blogger laici?”.

È sbagliato forse usare il termine islamofobia per ogni tipo di critica alla religione islamica

È sbagliato forse usare il termine islamofobia per ogni tipo di critica alla religione islamica, come fa notare un interessante articolo scritto a quattro mani da un attivista laico canadese, Jackson Doughart, e uno studente che vive in Iraq, Faisal Saeed al-Mutar. Anche perché è specchio di un irrigidimento dell’islam, che appare incapace di accettare la libera discussione sulla fede e relative critiche come accade in Occidente. L’influenza di termini come “blasfemia” e “islamofobia” finisce per fare il gioco del fondamentalismo e toglie dignità proprio ai credenti musulmani. Infatti risponde alla logica dell’integralismo religioso, che pretende di “infantilizzare” i propri aderenti “convincendoli che il pensiero critico, specialmente su materie di fede, è immorale”. A questo atteggiamento islamista ne corrisponde un altro da parte occidentale, ovvero ritenere che gli islamici “non siano abbastanza maturi da gestire le critiche alle proprie credenze predilette” e che “le loro sottoculture siano riducibili a testi e pratiche arcaiche”.

L’etichetta di islamofobia, in sé non necessariamente sbagliata, sta diventando una copertura per zittire ogni critica all’islam, tant’è che viene contestata da più parti. Così come la cristianofobia nasconde ormai il vittimismo cristiano. Secondo Coyne la difesa a spada tratta dell’islam in Occidente nasconde anche una tendenza paternalistica, nel senso che vengono tollerati standard etici e comportamenti che non sono permessi ad altri concittadini anche quando calpestano i diritti umani. Proprio in nome di una “difesa distorta del multiculturalismo e del relativismo morale”. “Il multiculturalismo diventa pericoloso quando porta qualcuno a chiudere gli occhi di fronte agli aspetti distruttivi di altre culture”, ammonisce Coyne, “aspetti che non dovremmo celebrare, ma rigettare”. “Questa esaltazione del multiculturalismo ha di fatto direttamente portato a una difesa acritica dell’islam”, aggiunge il biologo. “Se esiste effettivamente l’islamofobia, non è qualcosa che viene praticato dai new atheists”, conclude Coyne, “non è razzismo o bigotteria criticare idee e comportamenti cattivi”.

Strana alleanza tra la sinistra “radicale” e movimentista con i gruppi fondamentalisti

Il problema è più ampio e riguarda sia i liberal, sia la sinistra. Come scrive la femminista laica Meredith Tax sul suo blog, è “un impulso naturale” quello di difendere i musulmani “dall’attuale clima di crescente xenofobia, discriminazione e attacchi violenti in Europa e Nord America”. L’islam in Occidente viene spesso demonizzato in blocco e i jihadisti sottoposti a trattamenti fuori dalla legge e dai diritti riconosciuti, questo è vero. “Ma difendere i musulmani dalla discriminazione non significa dare supporto politico ad un quadro concettuale di destra islamica” che giustifica la “jihad difensiva” o la segregazione tra uomini e donne durante gli incontri (come accaduto nel dibattito di Krauss). In questi anni si assiste d’altronde a una strana alleanza tra la sinistra “radicale” e movimentista con i gruppi fondamentalisti, siano essi cristiani, islamici, ebrei o islamici. Alleanze, rincara Tax, che sono “tradimenti” sia per la maggioranza dei fedeli, rappresentati dagli estremisti e lasciati in balia di questi, sia per i principi fondamentali della sinistra, “dal momento che i militanti di sinistra sono i primi a essere uccisi quando i fondamentalisti arrivano al potere. Chiedete a qualsiasi iraniano”. Proprio la dinamica della rivoluzione del 1979 a Teheran deve far riflettere: gli attivisti socialisti e laici che lottavano per la democrazia contro il regime dello scià Reza Pahlavi sono stati presto marginalizzati e perseguitati proprio dai pasdaran dell’ayatollah Khomeini. E uno schema simile rischia di ripetersi anche nei paesi toccati dalla primavera araba.

Eppure, anche nell’ultimo e fortunato libro dell’autorevole studiosa Martha C. Nussbaum (La nuova intolleranza. Superare la paura dell’islam e vivere in una società più libera) si muove all’interno delle stesse coordinate. L’autrice stigmatizza l’avversione nei confronti del burqa e di una moschea a Ground Zero, ma si dimentica completamente che sono proprio i non musulmani che vivono in paesi a maggioranza musulmana a non poter vivere, a causa dell’islam, in una società più libera. Una doppia morale che non giova a nessuno, perché la pressoché totale assenza di critiche alla violazione di fondamentali diritti umani giustificate in nome della religione non attenuerà in alcun modo i timori della destra identitaria, né porterà a più miti consigli gli integralisti, i cui atteggiamenti estremi vengono ben più che minimizzati.

In Gran Bretagna è indicativa l’ascesa di Respect, formazione anticapitalista vicina ai gruppi islamici più integralisti, proprio nelle roccaforti laburiste che hanno ora una forte presenza di comunità nate dall’immigrazione da paesi a maggioranza islamica e che si vanno radicalizzando. Il paese ha sdoganato da anni il multiconfessionalismo garantendo privilegi e prerogative alle comunità religiose, circostanza che ha favorito la creazione di ghetti identitari, piuttosto che la convivenza pacifica. Preoccupante anche la crescita dell’estrema destra anti-immigrati, con attriti soprattutto nelle periferie e nei quartieri dove si sono insediate le comunità provenienti dall’estero, in Gran Bretagna come in altri paesi del Nord Europa. Se è vero che la retorica dello “scontro di civiltà” preconizzato dal politologo Samuel Huntington ci spinge proprio verso il conflitto e scava ulteriori fossati tra culture, lo stesso effetto rischia di darlo lo speculare atteggiamento lassista in cui sembra cadere soprattutto una certa sinistra liberal.

Accettare la libertà di comportamenti che non accetterebbero in altri gruppi umani

Dove sbagliano persone come Greenwald, Nussbaum e Lean è proprio qui: nella difesa della libertà di religione dei musulmani si spingono fino ad accettare la libertà di comportamenti che non accetterebbero in altri gruppi umani, dall’omofobia alla discriminazione per genere. Gli stessi atei, nei paesi a maggioranza islamica, non solo non possono quasi mai criticare l’islam, ma sono passibili di pena di morte in diversi di essi. Non esiste nulla del genere in nessuna legislazione nei confronti dei musulmani. Non stiamo chiedendo “reciprocità”, che è qualcosa di completamente sbagliato sia dal punto di vista delle relazioni intercomunitarie, sia — ancor di più — da quello del diritto. Stiamo invece sostenendo che è miope far finta che non esistano situazioni come quelle appena descritte, e che è ancora peggio farlo in nome dell’antimperialismo o della tutela del più debole. Perché vi sono altri essere umani, ancora più deboli e ancora meno rappresentati, che ne patiranno le conseguenze in qualche angolo di quel paese. Per esempio il Bangladesh: Greenwald e Lean, proprio mentre scrivono sui loro blog, non sembrano minimamente sapere cosa vi stia succedendo: non credenti e laici vessati, intimiditi e arrestati in massa su istigazione dei leader islamisti.


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Diriti Omàni dei Nativi e de łi Endexeni ouropei
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » gio feb 04, 2016 10:27 am

Milizie atee, aidole, agnostiche, cristiane e altro religiose del Mondo e d'Europa per ła difesa dal terrorismo religioso islamico e dalla sua disumanità razzista.
viewtopic.php?f=205&t=2201
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 8999393777
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » lun apr 18, 2016 7:49 pm

Swedish minister resigns after comparing Israel to Nazi Germany
Sweden's Housing Minister, Mehmet Kaplan, leaves after comments comparing Israel to Nazi Germany surface.
http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/211065

https://www.facebook.com/ClaudioSecondo ... ri?fref=nf
L'oramai famigerato governo svedese del premier Loften non riesce più a nascondere il proprio livoroso estremismo anti-israeliano: il ministro Mehmet Kaplan, esponente dei Verdi - alleati di governo dei Socialdemocratici -, dopo aver pubblicamente equiparato Israele alla Germania nazista, bersagliato da critiche sempre maggiori, si è infine dimesso.
Bontà sua, egli ha sostenuto di non essere antisemita, ma solo critico di Israele: peccato siano nel frattempo emersi i suoi rapporti con noti estremisti turchi, legati ai famigerati Lupi Grigi, tra cui il rappresentante svedese della rete terroristica ultranazionalista nella stessa Svezia.
Compagno Loften, ma come cazzo li scegli i membri del tuo gabinetto? In base alla gradazione del loro odio anti-israeliano, forse? Non sarà forse che tu stesso ne condividi il pregiudizio fanatico, essendo come è noto il becchino degli Accordi di Oslo, attraverso un riconoscimento assolutamente forzato e prematuro della c.d. Palestina indipendente?
E tu, compagno Kaplan, se davvero ci tieni a conoscere un leader veramente autoritario, perché non te ne torni in Turchia, alla corte del padrino dell'ISIS, il nuovo sultano ottomano Merdogan?
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