Lebertà contro ła prexon dei dogmi e de l'idołatria

Re: Lebertà contro ła prexon dei dogmi e de l'idołatria

Messaggioda Berto » lun lug 16, 2018 3:33 pm

Una donna in Svezia rischia 2 anni di carcere per una vignetta satirica sull’Islam
Cesare Sacchetti
2018/03/03

https://lacrunadellago.net/2018/03/03/u ... -sullislam

Una mamma di 32 anni in Svezia rischia due anni di carcere perchè su Facebook ha condiviso un post di satira sui musulmani. La notizia è stata riportata dal giornale svedese Friatider che racconta come la donna sia finita sotto la lente investigativa delle autorità locali per un contenuto condiviso in un gruppo privato sul popolare social network.

È il secondo episodio simile che si registra recentemente nel paese scandinavo, dopo quello accaduto al pensionato Denny Abrahamsson, che sarà processato il prossimo giugno per le sue idee espresse sull’Islam, sempre su Facebook. Nel caso del signor Abrahamsson, l’uomo era finito sotto accusa perchè aveva sostenuto che l’Islam è una religione di stampo fascista e che esiste un forte legame tra l’aumento degli stupri in Svezia e l’aumento dell’immigrazione.

Tutto questo gli era valsa l’accusa di “incitamento all’odio”, per la quale sarà processato il prossimo giugno. In questa occasione invece, la mamma svedese di Göteborg è stata accusata di aver condiviso una vignetta satirica irrispettosa nei riguardi della religione islamica, ma il reato penale che avrebbe commesso resta sempre quello di incitamento all’odio.

La vignetta satirica per la quale è finita sotto accusa la 32enne svedese




La 32enne, dopo che il suo post era stato segnalato da un utente su Facebook alle autorità locali, è stata chiamata a presentarsi presso la stazione di polizia di Ernst Fontell a Göteborg, dove è stata persino costretta a fare il test del DNA, richiesta che appare del tutto fuori luogo considerate le ragioni per le quali la donna è stata convocata.

È stata poi sottoposta ad un interrogatorio piuttosto brutale, durante il quale ha provato invano a scusarsi, ribadendo che lei non ha nessun pregiudizio contro i musulmani, ma piuttosto è ostile agli estremisti islamici che militano nell’ISIS.

“Non ho nulla contro i musulmani, la migliore amica è musulmana”, ha dichiarato la donna alle autorità di polizia che le hanno persino chiesto se nutrisse dei pregiudizi nei confronti della società multiculturale. Tutto questo non è valso a convincere gli investigatori del caso che hanno deciso lo stesso, su ordine del procuratore Sara Toreskog, di rinviare a giudizio la 32enne per incitamento all’odio, una tipologia di reato che potrebbe costarle ben due anni di carcere.

Per le autorità di polizia, i contenuti condivisi su Facebook dalla donna sono pregiudizievoli nei confronti dei musulmani, e pertanto vanno perseguiti penalmente. Si apre a questo punto una seria riflessione sulla libertà di espressione in Svezia e in Europa, mai a rischio quanto in questo momento.

Le idee e i contenuti espressi sull’Islam nel caso della donna e del pensionato svedese, possono essere o meno condivisibili ma relegarli nella categoria di “incitamento all’odio” appare un modo per attentare alla libertà d’espressione.

Soprattutto gli episodi che si registrano da un po’ di tempo a questa parte in Svezia, non riguardano mai persone che esprimono contenuti critici nei confronti di altre religioni, come il cristianesimo, ma piuttosto solo per la religione islamica.

Chiunque condivida idee che vedono in maniera negativa l’Islam, finisce sotto la lente investigativa delle autorità locali che spesso violano i confini della sfera privata delle opinioni personali, come quelle se si è favorevoli o no alla società multiculturale.

In Svezia, la polizia si sta tramutando in una sorta di polizia religiosa sul modello dell’Arabia Saudita che censura ogni contenuto giudicato offensivo verso l’Islam. Nel cuore dell’Europa democratica, si sta instaurando un regime islamista.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31605
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Lebertà contro ła prexon dei dogmi e de l'idołatria

Messaggioda Berto » ven ago 31, 2018 4:30 am

.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31605
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Lebertà contro ła prexon dei dogmi e de l'idołatria

Messaggioda Berto » ven ago 31, 2018 4:30 am

Pays-Bas: Geert Wilders annule son concours de caricatures de Mahomet
30/08/2018
https://www.facebook.com/marco.dicori/p ... 6807488112

https://www.i24news.tv/fr/actu/internat ... de-mahomet

Pays-Bas: Geert Wilders annule son concours de caricatures de Mahomet

Le député antimigrants néerlandais Geert Wilders a décidé d'annuler un concours de caricatures de Mahomet prévu pour novembre aux Pays-Bas, évoquant une "violence islamique" face à cette initiative très controversée.

"Afin d'éviter tout risque de victimes de la violence islamique, j'ai décidé d'annuler le concours", a indiqué Geert Wilders dans un communiqué jeudi soir.

"La sécurité des gens passe avant tout", a-t-il ajouté.

Plus tôt dans la journée, un individu de 26 ans a comparu devant un tribunal néerlandais, soupçonné d'avoir préparé une attaque contre l'homme politique suite à l'organisation du concours.

Appréhendé mardi à la gare centrale de La Haye, l'homme est soupçonné de "menaces à des fins terroristes, d'avoir planifié de commettre un meurtre et d'incitation à la révolte", a expliqué le ministère public néerlandais.

Dans une vidéo publiée lundi sur Facebook, il évoquait une attaque contre l'organisateur du concours ou contre le bâtiment du Parlement néerlandais.

Le jeune homme, qui avait un passeport pakistanais sur lui au moment de son arrestation, y appelait les autres musulmans à le soutenir.

"Les autorités prennent cette menace très au sérieux", a signalé le parquet, précisant que l'enquête est toujours en cours.

Geert Wilders, connu pour ses positions anti-islam, avait annoncé en juin son intention d'organiser un concours de dessins satiriques mettant en scène le prophète Mahomet. La compétition devait avoir lieu au Parlement néerlandais en novembre.

L'initiative a suscité de vives critiques au sein de la communauté musulmane, particulièrement au Pakistan, où plusieurs manifestations ont eu lieu.

Mercredi, le gouvernement néerlandais a modifié son avis aux voyageurs concernant le Pakistan, demandant à ses citoyens "d'éviter les manifestations à Islamabad, Lahore et Karachi".

Chef du Parti pour la liberté (PVV), Geert Wilders a affirmé que la compétition n'a pas pour but de "provoquer ou insulter", mais bien de défendre la "liberté d'expression".

Le Premier ministre néerlandais Mark Rutte a qualifié le concours d'"irrespectueux" et de "provocateur", tout en indiquant respecter la liberté d'opinion.



Olanda, cancellato il concorso a fumetti su Maometto
Fausto Biloslavo

https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo ... BI?ocid=sf


Un concorso di caricature sul profeta Maometto scatena l'ira dei paesi musulmani con proteste di piazza in Pakistan, una taglia sulla testa degli organizzatori e la dura reazione ufficiale di Kabul. Non solo: l'antiterrorismo olandese blocca in tempo un estremista che voleva compiere un attentato contro Geert Wilders, il leader del partito di destra, che ha indetto la controversa iniziativa. Pressioni e minacce hanno convinto il leader della destra olandese anti Islam a cancellare l'iniziativa.

Lo scorso giugno Wilders aveva annunciato di voler indire entro l'anno un concorso a fumetti su Maometto presso gli uffici del suo partito nel parlamento olandese. La notizia è finita nel dimenticatoio fino a quando, negli ultimi giorni, sono scesi in piazza gli estremisti islamici in Pakistan ed il governo afghano ha ufficialmente protestato chiedendo che il concorso venga vietato addirittura dall'Onu.

L'aspetto più grave è l'arresto avvenuto mercoledì a L'Aia di un estremista islamico di 26 anni, che voleva colpire Wilders penetrando in parlamento. Lunedì in un video sulla sua pagina Facebook aveva annunciato: "Solo il blasfemo (Wilders, ndr) è il mio obiettivo. Con l'aiuto di Allah avrò successo, stanno prendendo in giro il nostro Profeta".

Il leader del Partito della libertà, il secondo movimento politico del Paese dopo le elezioni di marzo, ha ceduto sospendendo tutto. Il concorso avrebbe già attirato 200 disegnatori e la giuria doveva essere presieduta da Bosch Fawstin, vincitore americano di un'iniziativa simile nel 2015, che ha sollevato proteste, polemiche e minacce negli Usa.

Il governo olandese ha preso le distanze dall'idea di Wilders, ma non l'aveva bloccata nel rispetto della libertà di pensiero. Non la pensa allo stesso modo il giocatore di cricket pachistano, Khalid Latif, che ha messo una taglia di 24mila dollari sulla testa degli organizzatori del discusso concorso. Nella grande città di Lahore il partito religioso Tehreek-e-Labbaik ha indetto una dura manifestazione di protesta con migliaia di persone chiedendo di espellere l'ambasciatore olandese. Il neo premier pachistano, Imran Khan, ha promesso di sollecitare l'Onu per far vietare il concorso.

Anche l'Afghanistan nonostante l'impegno della Nato nel fermare i talebani ha protestato ufficialmente: "La Repubblica islamica condanna - il concorso bollandolo - come un atto odioso e inumano" che rischia di provocare "odio e disordini". Nel 2005 la pubblicazione delle caricature di Maometto su un quotidiano danese ha scatenato la rabbia del mondo islamico e svariati tentativi di uccidere il disegnatore Kurt Westergaard. Dieci anni dopo un commando dello Stato islamico ha fatto irruzione nella redazione parigina di Charlie Hebdo, colpevole di aver pubblicato fumetti satirici sul profeta, massacrando 12 persone.

Wilders si è tirato indietro di fronte a pressioni e minacce. Forse ha fatto bene, ma ancora una volta si è dimostrato come basti poco per infiammare il mondo islamico contro gli infedeli occidentali.






Gino Quarelo
Se la caricatura può sembrare oltraggiosa, la libertà di pensiero e di critica invece sarebbe doverosa e andrebbe difesa anche con l'esercito, perciò si dica pubblicamente:

Allah non è Dio ma un idolo, un idolo di orrore e di terrore, un idolo di morte;
inventato da Maometto che fu un beduino assassino e criminale;
un idolo la cui parola è riportata nel Corano e le cui prescrizioni violano i valori, i doveri e i diritti umani universali, istigano alla discriminazione, al disprezzo, all'intimidazione, alla menzogna, alla violenza, all'omicidio, allo sterminio di ogni diversamente religioso e pensante, della donna e degli omosessuali.
Maometto sarà anche un profeta per i nazi maomettani ma resta un criminale e un assassino e un non profeta per i non maomettani e un idolatra per gli aidoli come me e come tale va messo alla berlina e criticato e se necessario si schiera l'esercito; non ci si può far intimidire dalle minacce e dalla violenza criminale dei nazi maomettani. Devono mobilitarsi tutti gli uomini liberi.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31605
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Lebertà contro ła prexon dei dogmi e de l'idołatria

Messaggioda Berto » gio dic 27, 2018 4:35 am

Criticare e denunciare l'Islam è un dovere prima ancora che un diritto

viewtopic.php?f=188&t=2811

Criticare l'Islam è una necessità vitale primaria, un dovere civile universale prima ancora che un diritto umano;
poiché l'Islam è il nazisno maomettano.
Non va solo criticato ma denunciato, contrastato, perseguito e bandito.

La blasfemia vera è quella che sta alla base delle religioni, ossia la presunzione sacrilega di detenere il monopolio di Dio, dello Spirito Universale;
questa blasfemia è la fonte di ogni male, specialmente laddove questa presunzione demenziale si accompagna alla mostruosa e disumana violenza coercitiva.

L'odio e la violenza sono intrinsici all'Islam, a Maometto e al Corano, vanno denuciati, perseguiti e banditi come il male assoluto.
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 6248299139



Hans Teuween e le sorelle Alariachi
https://www.facebook.com/Islamicamentan ... 4352270292

Islamicamentando
20 dicembre alle ore 09:15

- Alcuni anni prima della strage Jihadista nella sede di Charlie Hebdo: prove tecniche di censura islamica nei Paesi Bassi.

Le sorelle Alariachi cercano di mettere Hans Teuween alle corde per sopprimere la libertà di parola nel nome del politicamente corretto asservito all’Islam, ma lui non cede e ribatte colpo su colpo.

Credits: AustralianNeoCon1 (YouTube)

[Kafir Soul]


Hans Teeuwen - Echte Rancune - Islam
https://www.youtube.com/watch?v=pdDK-mSHAx8

https://en.wikipedia.org/wiki/Hans_Teeuwen

Sorelle Alariachi
https://nl.wikipedia.org/wiki/Esmaa_Alariachi
https://nl.wikipedia.org/wiki/Jihad_Alariachi
https://nl.wikipedia.org/wiki/Hajar_Alariachi

https://www.facebook.com/Islamicamentan ... 0980374403
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31605
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Lebertà contro ła prexon dei dogmi e de l'idołatria

Messaggioda Berto » lun lug 15, 2019 7:01 am

Germania: Un livello sconcertante di autocensura
14 luglio 2019
Judith Bergman è avvocato, editorialista e analista politica. È Distinguished Senior Fellow presso il Gatestone Institute

https://it.gatestoneinstitute.org/14539 ... 0rWhclNVRk

Un nuovo sondaggio sull'autocensura in Germania ha mostrato che i cittadini tedeschi censurano la loro libertà di espressione in modo strabiliante. Alla domanda se sia "possibile esprimersi liberamente in pubblico", un mero 18 per cento ha risposto "sì". Per contro, il 59 per cento dei tedeschi intervistati ha dichiarato di esprimersi liberamente in presenza di amici e conoscenti.

"Quasi due terzi dei cittadini sono convinti che 'oggi occorre fare molta attenzione agli argomenti sui quali esprimersi', perché ci sono numerose regole non scritte in merito a quali opinioni sono accettabili e ammissibili", secondo l'indagine condotta dall'Institut für Demoskopie Allensbach per il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ).

"La questione dei migranti è uno degli argomenti più delicati per un'ampia maggioranza degli intervistati, seguita dalle opinioni espresse sui musulmani e sull'Islam", afferma il sondaggio. Al contrario, "la situazione è diversa quando si tratta di argomenti come la salvaguardia climatica, le pari opportunità, la disoccupazione o l'educazione dei figli, tutte tematiche sulle quali ci si può esprimere con franchezza, secondo la stragrande maggioranza". Ad esempio, il 71 per cento dei tedeschi sostiene, secondo il sondaggio, che ci si può limitare a commentare "con cautela" la questione dei rifugiati.

Tra gli argomenti considerati tabù, uno sviluppo significativo si è verificato nel corso degli ultimi due decenni. Nel 1996, soltanto il 16 per cento dei tedeschi riteneva che il patriottismo fosse una questione delicata. Oggi, questa percentuale è aumentata, attestandosi al 41 per cento.

Secondo l'indagine demoscopica, "il patriottismo, il cosmopolitismo e il sostegno offerto all'Europa", (ossia il sostegno a favore dell'Unione europea) non si escludono a vicenda. Oggi, tuttavia, "la popolazione non è più così sicura che le élite, con il loro forte sostegno all'integrazione europea e in una economia globalizzata, tengano ancora in grande considerazione la nazione (...) i cittadini temono sempre di essere considerati di destra se si dichiarano patrioti. Inoltre, un terzo della popolazione afferma che i politici dovrebbero essere cauti nel proclamare l'orgoglio nazionale, se non vogliono esporsi a duri attacchi".

Si ravvisa una notevole discrepanza tra ciò che i tedeschi considerano essere tabù nella sfera pubblica, anziché nelle conversazioni private tra amici e conoscenti. Ad esempio, il 62 per cento dei tedeschi è convinto che un politico che afferma che l'Islam esercita troppa influenza in Germania si espone a dure critiche, ma solo il 22 per cento crede che dire apertamente questo nelle conversazioni private possa recare offesa. Allo stesso modo, l'opinione secondo la quale "viene fatto troppo per i profughi in Germania" viene considerata una dichiarazione pericolosa da esprimere pubblicamente, ma solo il 31 per cento ritiene sia un problema esprimerla in privato. In altre parole, sembra esserci un divario significativo tra ciò che i tedeschi dicono in pubblico e ciò che pensano.

"Sorprendentemente molti [tedeschi] hanno l'impressione che il controllo sociale sia stato rafforzato in fatto di opinioni espresse nella sfera pubblica e che le dichiarazioni e i comportamenti individuali sono sempre più sotto osservazione", osserva il sondaggio. "La metà dei cittadini è convinta che oggi si presta molta più attenzione a come ci si comporta in pubblico e a ciò che si dice. Il 41 per cento afferma che la correttezza politica è esagerata e il 35 per cento arguisce perfino che la libertà di espressione è possibile soltanto nelle cerchie private".

Il fatto che i cittadini tedeschi credono che la correttezza politica sia diventata esagerata è dimostrato dai risultati del sondaggio, secondo cui due terzi dei tedeschi pensano che le speciali espressioni politicamente corrette impiegate per i migranti come "persone con background migratorio" non dovrebbero rimpiazzare nelle dichiarazioni pubbliche termini comuni "straniero". Il 57 per cento dei tedeschi dichiara di essere infastidito dal fatto che "sempre più spesso viene detto loro cosa dire e come comportarsi". I tedeschi dell'ex Repubblica democratica tedesca comunista si lamentano maggiormente di questo rispetto al tedesco medio, in quanto hanno "fresca memoria storica di regole e costrizioni", secondo il sondaggio, che termina con quest'ultima considerazione:

"Fa una grande differenza se una società complessivamente accetta e si sottomette a norme significative, o se i cittadini si sentono sempre più osservati e giudicati. (...) Molti cittadini lamentano una mancanza di rispetto, nel senso che desiderano che le loro preoccupazioni e le loro posizioni vengano prese sul serio, [e] che gli sviluppi importanti siano apertamente discussi. ...".

Agli occhi degli osservatori non sorprendono affatto i risultati del sondaggio, i quali mostrano come in Germania, negli ultimi anni, la libertà di espressione ha subito delle limitazioni. Queste restrizioni sono culminate nella legge sulla censura, entrata in vigore in Germania nel 2018, che impone alle piattaforme dei social media di rimuovere o bloccare qualsiasi presunto "reato" online, come i commenti offensivi e diffamanti o i contenuti che incitano all'odio, entro 24 ore dalla ricezione di un reclamo da parte di un utente. Se le piattaforme non provvedono a farlo, il governo tedesco può elevare multe fino a 50 milioni di euro, per mancata osservanza della norma.

In Germania, le persone sono state perseguite per aver criticato le politiche migratorie del governo. Nel 2016, due coniugi, Peter e Melanie M., hanno subito un processo penale per aver creato un gruppo su Facebook che criticava la politica migratoria del governo. Secondo quanto riportato, la pagina Fb diceva: "I rifugiati per motivi di guerra e i migranti economici si stanno riversando nel nostro paese. Portano terrore, paura, angoscia. Stuprano le nostre donne e mettono i nostri figli a rischio. Si ponga fine a tutto questo!"

Al processo, Peter M. ha difeso i suoi commenti online e ha dichiarato: "Non si può nemmeno esprimere un'opinione critica sui rifugiati senza essere etichettato come nazista. Volevo creare un forum di discussione in cui poter esprimere la propria opinione sui rifugiati...". Nel suo verdetto, il giudice ha dichiarato che "il gruppo si definisce con una serie di generalizzazioni con un chiaro background di destra". Peter M. è stato condannato, con sospensione della pena, a nove mesi di reclusione e sua moglie al pagamento di una multa di 1.200 euro. Il giudice ha poi aggiunto: "Spero che voi capiate la gravità della situazione. Se vi vedrò nuovamente qui davanti a me, finirete in carcere".

Nel settembre del 2015, Die Welt ha riportato la notizia che chi diffonde sui social media idee "xenofobe", rischia di perdere la custodia dei propri figli. Non occorre che un genitore debba commettere necessariamente un reato penale per indurre un giudice a stabilire che il benessere dei figli viene messo in pericolo e a limitare il diritto dei genitori di vedere il proprio figlio o la propria figlia o ad ordinare a "un educatore" di essere presente agli incontri tra il genitore e il figlio, con la possibilità di "intervenire come richiesto". È anche possibile impedire certe azioni, espressioni o incontri in presenza del bambino. In ultima istanza, il giudice può pronunciare la decadenza della responsabilità genitoriale.

Nell'agosto del 2017, il tribunale distrettuale di Monaco di Baviera ha condannato a sei mesi di reclusione, con sospensione della pena, il giornalista tedesco Michael Stürzenberger per aver pubblicato sulla sua pagina Facebook una foto storica, datata 1941, che immortala la stretta di mano a Berlino tra il Gran Mufti di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini, e un gerarca nazista. Il pubblico ministero ha accusato Stürzenberger di "incitamento all'odio verso l'Islam" e di "denigrare l'Islam" per aver pubblicato questa foto. La Corte lo ha ritenuto colpevole di "fare propaganda di organizzazioni anticostituzionali". Dopo aver impugnato la sentenza, una corte d'appello di Monaco, nel dicembre del 2017, ha prosciolto Stürzenberger da tutte le accuse. Il tribunale ha stabilito che i suoi commenti erano protetti dalla libertà di espressione. Tuttavia, l'impressione lasciata nella società tedesca è che anche i fatti storici sono diventati tabù.

Pertanto, mentre le preoccupazioni dei cittadini tedeschi di esprimere le proprie opinioni in pubblico non sono motivate da alcun timore legittimo di venire rinchiusi in gulag di tipo cinese o sovietico, esistono timori estremamente concreti e preoccupazioni assolutamente reali, come quelli esemplificati dalle azioni penali di cui sopra.

Sebbene il sondaggio sia stato limitato alla Germania, è probabilmente ragionevole presumere che se una simile indagine fosse stata condotta in altri paesi dell'Europa occidentale, come il Regno Unito, ad esempio, i risultati non sarebbero stati molto diversi. Anche in Gran Bretagna lo spazio per la libertà di espressione si è ristretto, come esemplificato qui e qui. In un caso recente, i Liberal-democratici hanno sospeso dal partito il candidato Dániel Tóth-Nagy, per aver affermato che "l'islamofobia non esiste" e per aver risposto a un tweet scrivendo: "E le mutilazioni genitali femminili? I delitti d'onore? I matrimoni forzati? Cosa ne pensa delle proteste delle donne in Iran, in Arabia Saudita e in altri paesi islamici contro l'uso obbligatorio dell'hijab? E la Sharia in Gran Bretagna? I diritti e l'educazione LGBT negati dai musulmani a Birmingham?"

Per un uomo politico tutte queste domande sono legittime da porre, eppure questo è ciò che il portavoce locale del partito ha dichiarato:

"Questi post sono completamente estranei ai valori e alle convinzioni del nostro partito e non saranno tollerati. Se lo avessimo saputo prima, [Dániel Tóth-Nagy] non sarebbe stato scelto come candidato. Lo abbiamo immediatamente sospeso e ci scusiamo con chiunque sia stato sconcertato od offeso da questi commenti?"

Più di recente, i manifesti che pubblicizzano California Son, il nuovo album del cantante inglese Morrissey, sono stati rimossi dai treni e dalle stazioni ferroviarie di Liverpool e nelle aree circostanti dopo che un viaggiatore aveva contattato la compagnia ferroviaria per chiedere se fosse d'accordo con le opinioni di Morrissey e se i manifesti fossero "appropriati". La questione è stata sollevata dopo che il cantante era apparso al Tonight Show negli Stati Uniti, con indosso il badge del partito di estrema destra For Britain, guidato da Anne Marie Waters.

"Tutto questo fa molto Terzo Reich, non è vero? E dimostra che solo i sentimenti delle persone più grette possono essere presi in considerazione nelle arti britanniche", ha affermato Morrissey in merito alla rimozione dei manifesti. "Non siamo liberi di dibattere e questo di per sé è il rifiuto finale della diversità. (...) Temo che stiamo vivendo nell'era della stupidità e dobbiamo pregare che questo passi presto".

Considerato quanto sia estrema la disfatta della libertà di espressione in Europa, ci sono poche possibilità che questa era passi da un momento all'altro. A giudicare dal sondaggio tedesco, gli europei non avranno nemmeno bisogno di essere censurati dai governi: saranno stati egregiamente condizionati per farlo da soli.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31605
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Lebertà contro ła prexon dei dogmi e de l'idołatria

Messaggioda Berto » mer gen 22, 2020 4:42 pm

Il profeta pericoloso.
novembre 15, 2015
Traduzione dell’articolo di Hamed Abdel-Samad pubblicato qui. Abdel-Samad è uno scrittore di origine egiziana naturalizzato tedesco. Figlio di un imam sunnita e un tempo membro dei Fratelli Musulmani, ora è dichiaratamente ateo.

https://wrongdoers.wordpress.com/2015/1 ... pericoloso

Molti mussulmani sono tuttoggi prigionieri della figura misteriosa di Muhammad, il quale visse nel VII secolo. Ma anche il Muhammad storico è un prigioniero: dell’eccesso di venerazione da parte dei mussulmani e della loro pretesa che sia un personaggio intoccabile. L’onnipresenza del profeta nell’istruzione e nella politica e l’esagerata enfasi che si dà alla componente religiosa in molte società islamiche impediscono di poter ricorrere ad altri esempi in base ai quali formare la propria identità. Ogni cosa risale a lui, la sua presenza aleggia dappertutto e determina la quotidianità dei cittadini, politici e teologi mussulmani. Al contempo, il legame emotivo dei mussulmani con Muhammad e la sconsiderata sovrastima del profeta impediscono un confronto storico-critico col fondatore dell’islam.

Quand’ero ancora un fervente mussulmano, pensavo di conoscere tutto su Muhammad, solo perché avevo letto la sua biografia, il Corano e i suoi numerosi hadith (i suoi detti extra-coranici). Tuttavia, come studioso, era necessario che stabilissi una certa distanza critica. Quanto piú mi occupavo di Muhammad, tanto piú mi sembrava di avere in mano un mazzo di tarocchi. Alcune di queste carte davano fiducia e speranza, mentre altre erano terrificanti. Qui appariva come il predicatore meccano dedito all’argomentazione etica, altrove come l’intollerante signore della guerra medinese. Qui come l’essere umano che raccomandava la compassione ed il perdono, altrove come il criminale genocida ed il tiranno psicolabile.

Per tale ragione, non avevo intenzione di scrivere una nuova biografia di Muhammad, quanto, invece, di adottare un approccio del tutto personale alla sua vita, per arrivare ad una specie di resa dei conti. A tale scopo, non mi baso solo su canoni di valutazione odierni, ma anche su criteri morali e sociali di quel tempo, dacché, anche dal punto di vista dei suoi contemporanei, Muhammad ha compiuto molte azioni deprecabili. Inoltre, mi sforzo di capire le ragioni politiche e psicologiche delle sue azioni.

La bramosia di potere e di riconoscimento.

Muhammad era un orfano che non crebbe con la propria famiglia, ma fu nvece allevato da beduini estranei. Tornato alla Mecca, pascolava come schiavo le capre della propria tribú, dalla quale, evidentemente, non veniva preso molto in considerazione. Gli mancarono non solo l’amore e la cura dei genitori, ma anche figure di riferimento. Al ruolo di guerriero solitario era predestinato dalla nascita. Piú avanti, sposò una ricca vedova e nell’impresa di lei divenne un carovaniere di successo. Era benestante e fortunato. Eppure, all’età di 40 anni precipitò improvvisamente in una crisi esistenziale. Vagava da solo per il deserto, meditava in una caverna, aveva visioni e sosteneva che le pietre gli avrebbero parlato. Soffriva di crisi d’ansia e contemplava il suicidio. E credeva che una rivelazione gli sarebbe stata inviata dal Cielo.

Una seconda svolta nella vita di Muhammad fu segnata dalla sua emigrazione a Medina. Lí non solo venne fondato il primo stato islamico, ma si manifestò altresí il profeta violento che per i propri scopi passava anche sul cadavere del prossimo. La differenza fra il Muhammad della Mecca e il Muhammad di Medina è la stessa che passa fra il giovane Lenin teorico marxista e il Lenin capo di stato sovietico. Dopo la conquista del potere, i principi un tempo tenuti in alta considerazione finirono sempre piú sullo sfondo: la logica del potere e la paura del tradimento determinarono quasi tutto. Alle guerre dovettero seguire altre guerre e Muhammad iniziò un’ondata di conquiste ineguagliate che segnano il mondo ancor oggi.

La sua personalità ambivalente si vede anche dalle relazioni con le donne. Non si comportava come un tiranno, bensí piuttosto come un bambino che soffriva di paura della perdita, cosa che influisce tuttoggi sulla condizione delle donne mussulmane. L’imposizione del velo, la poligamia e l’oppressione sono da imputare alle paure di Muhammad. Tuttavia, parlò anche molto positivamente delle donne, al punto che alcuni mussulmani pensano che lui, le donne, le abbia liberate.

Muhammad bramava potere e riconoscimento e li cercò sia presso le donne che in guerra. Soltanto negli ultimi otto anni della sua vita combatté piú di 80 guerre. Ma fu solo all’ombra delle spade che ottenne il riconoscimento cui aveva sempre ambito. Però piú diventava potente, piú era dominato dal suo stesso potere. Piú nemici eliminava, piú cresceva la sua paranoia. A Medina controllava i propri seguaci ad ogni passo. Tentava di regolare e di tenere tutto sotto controllo, persino il loro ciclo del sonno. Li radunava cinque volte al giorno per pregare e, in tal modo, assicurarsi della loro fedeltà. Li metteva in guardia dai tormenti dell’inferno. I peccatori venivano fustigati. I bestemmiatori e gli apostati uccisi. Ciò che era peccato, lo decretava lui.

Un emarginato pieno di risentimento come signore della guerra.

Le ultime sure del Corano, con l’esaltazione della guerra e la condanna dei miscredenti, piantarono il seme dell’intolleranza. Siccome il Corano è ritenuto l’eterna parola di dio che ha valore in tutti i tempi, gli islamisti odierni interpretano i passi relativi alla guerra come legittimazione del proprio jihad globale. Muhammad promise ai propri guerrieri non soltanto il paradiso eterno, ma anche ricche ricompense e belle donne da tenere come schiave già in questo mondo. Quello fu il giorno in cui nacque l’economia islamica. Dopo la morte di Muhammad, le spoglie di guerra, la tratta degli schiavi e l’introduzione del testatico (ovvero jizya, NdT) sugli infedeli rimasero ancora per secoli le fonti principali di entrate dei regnanti mussulmani. Umayyadi, Abbasidi, Fatimidi, Mammelucchi ed Ottomani si rifacevano a Muhammad in questo senso. Al giorno d’oggi il gruppo terroristico dell’ISIS giustifica le proprie azioni di guerra in base alla carriera del profeta, il quale decapitava i prigionieri di guerra ed espelleva gli infedeli dalle proprie dimore.

Eppure, anche nei panni di signore della guerra, Muhammad rimase in un certo senso un bambino. Era un emarginato risentito ed emotivo, un uomo perennemente deluso dal mondo. Sia da pastore che da commerciante, sia da predicatore che da generale, Muhammad era alla continua ricerca di un rifugio. Questo rifugio poteva essere rappresentato da Khadija (la sua prima moglie) o dalle lettere del Corano, oppure dagli uomini credenti o, ancora, dalle sue mogli affettuose. Alla fine, il campo di battaglia divenne la sua ultima casa.

Muhammad morí 1400 anni fa, ma non è mai stato definitivamente sepolto. Ha lasciato in eredità un sistema di regole che determina ancora oggi ogni faccenda nella vita quotidiana dei mussulmani. I suoi approcci sociali del periodo meccano offrono conforto e sono benefici. Le sue guerre del periodo medinese giustificano la violenza. Ha trasmesso ai mussulmani tratti della propria personalità che si potrebbero definire patologici: delirio di onnipotenza e megalomania, paranoia e manie di persecuzione, incapacità di gestire la critica e disturbi ossessivi-compulsivi. La migliore valutazione che Muhammad potrebbe ricevere oggi sarebbe quella di essere visto per l’essere umano che era e di superare la fede nella sua onnipotenza. In altre parole, andrebbe sotterrato un idolo pericoloso.

Che cosa fa un bambino che riceve poca considerazione? Che cosa fa un uomo che non viene riconosciuto dalla propria comunità? Cerca di integrarsi in una comunità piú significativa di quella cui apparteneva originariamente. Oggi, il figlio di immigrati che vive a Dinslaken e che ha a malapena qualche connessione tanto con le proprie radici turche quanto con l’ambiente tedesco circostante e che si sente costantemente escluso, probabilmente va alla ricerca di una comunità immaginaria chiamata umma, ovvero la comunità di tutti i credenti mussulmani. Il giovane trova certi gruppi radicali, che rappresentano solo una frazione della grande identità islamica, in internet e ai margini delle comunità islamiche. Si identifica con le sofferenze e l’oppressione dei mussulmani in luoghi sconosciuti del mondo. Abbandona il vecchio mondo che l’ha ferito e parte per la Siria per divenire parte dell’utopica umma. Taglia la gola agli infedeli e sogna di conquistare un giorno la Germania per vendicarsi.

Metodi mafiosi.

Una vicenda sviluppatasi in tale modo potrebbe essersi verificata anche 1400 anni fa: Muhammad era uno straniero in patria. Il suo clan l’aveva misconosciuto e ferito. Si diede ad una fuga metafisica, alla ricerca di un’identità piú grande. La reazione alla figura di Abramo fu l’inizio. Muhammad non vedeva Abramo solo in qualità di modello, in relazione al monoteismo, bensí anche come progenitore carnale. Nel Corano chiama Abramo umma (16:120, NdT), cioè nazione. Ad Abramo Muhammad giunge attraverso Ismaele, il figlio di Abramo, il quale è stato quasi ignorato nella Bibbia. Muhammad vedeva se stesso come un eletto ed Ismaele come anticipatore di tale elezione. Muhammad diventava furioso se qualcuno contestava la sua affinità con Ismaele, dato che la cosa avrebbe potuto spezzare il suo legame con Abramo e, quindi, distruggere il mito fondante dell’islam.

Gli odierni riformisti dell’islam sostengono che l’islam sarebbe nato come rivoluzione morale e sociale contro l’ingiustizia che regnava in Arabia e che si sarebbe trasformato in una religione guerresca durante il periodo umayyade. I simpatizzanti della mafia argomentano in modo simile, asserendo che la mafia si sarebbe originata come movimento di resistenza al dominio straniero francese. Secondo loro, la parola mafia sarebbe un acronimo di Morte Alla Francia Italia Anela. Tuttavia, la mafia non è mai stata un’organizzazione fondata sull’onestà. Anche l’islam è nato come confraternita giurata unita da una profonda diffidenza per quanti non appartenevano alla famiglia o al clan. L’islam descrive la prima comunità di mussulmani in questo modo: Muhammad è l’inviato di dio e coloro che sono con lui sono spietati con gli infedeli, ma misericordiosi gli uni con gli altri (48:29, NdT). Si è gentili gli uni con gli altri, ma con i nemici si è senza pietà. Un soldato di Muhammad poteva piangere per timore reverenziale durante la preghiera e pochi minuti piú tardi decapitare un infedele. Similmente, in chiesa un mafioso può ascoltare devotamente una predica sull’amore per il prossimo e poco dopo sparare ad un uomo in mezzo alla strada.

Ancora un parallelo: il capo dei capi non può essere né contraddetto né criticato. Un bacio sulla mano simboleggia la fedeltà dei membri e la loro cieca dedizione a costui. Muhammad non accettava scuse dai propri seguaci quando si trattava di partecipare alla preghiera o ad una delle sue guerre. Disse: nessuno sarà mai un vero credente se non ama me piú dei propri genitori, dei propri figli e di chiunque altro (In Bukhari, qui; in Sunan ibn Majah, qui, NdT).

L’islam: una confraternita giurata legata da una profonda diffidenza per chi non vi appartiene.

Certamente, anche i despoti sono semplici uomini. Spesso la loro vita privata non si accorda alla loro immagine di monarchi assoluti. Una persona che decida costantemente chi deve vivere o morire potrà essere talvolta debole. Anche il profeta Muhammad era sopraffatto dal proprio potere. Piú diventava potente, piú diventava solo. Piú invecchiava, piú il suo comportamento nei confronti delle donne si dimostrava immaturo: a volte era amorevole, altre volte era duro, spesso insicuro e geloso. Impose loro il velo integrale, limitò la loro libertà di movimento e permise loro di parlare con gli uomini solo se separate da una parete che li dividesse.

Il problema di Muhammad con le donne.

Verso la fine della propria vita, Muhammad trattava le donne come oggetti da collezionare a piacere. Alla prima moglie Khadija ne seguirono altre undici, nove delle quali vissero con lui contemporaneamente nella stessa casa. Oltre a quelle, ci furono altre 14 donne con le quali sottoscrisse un contratto di matrimonio, ma senza consumare fisicamente l’unione. In piú ci furono due dozzine di donne con le quali fu fidanzato. Senza dimenticare le sue schiave, parte del bottino di guerra o ricevute in dono. Muhammad fu possessivo persino dopo la propria morte e proibí alle proprie mogli di contrarre matrimonio con altri uomini dopo la sua scomparsa. Dev’essere stato particolarmente difficile da sopportare per la giovane moglie ‘A’isha, dato che, secondo le fonti islamiche, divenne vedova all’età di 18 anni.

Quando Muhammad sposò ‘A’isha, lei aveva appena sei anni. Per secoli il matrimonio di ragazze minorenni è stato legittimato grazie al matrimonio di Muhammad con ‘A’isha. Oggigiorno è piuttosto imbarazzate per molti mussulmani moderati riconoscere che il loro profeta ha sposato una bambina di sei anni e perciò cercano disperatamente di cambiare argomento. Molti ricordano che lui la sposò solo formalmente, quando lei aveva sei anni, ma che consumò il rapporto sessuale tre anni piú tardi. Secondo gli apologeti ciò significa che a quel tempo alcune bambine di nove anni sarebbero state precocemente mature. La cosa si può contestare: innanzitutto, è ‘A’isha stessa ad affermare che gli approcci di Muhammad furono di tipo sessuale sin da principio e che lui fece praticamente di tutto con lei, eccetto che penetrarla. In secondo luogo, una ragazzina di nove anni è solamente una ragazzina di nove anni ed ora come allora solamente una bambina. Ai tempi di Muhammad non era per nulla normale che un uomo sposasse una bambina.

Nonostante il grande affetto per ‘A’isha, Muhammad sposò in media una nuova donna quasi ogni sei mesi. Piú in là, l’infedeltà divenne per lui un grosso problema. Di conseguenza, non solo venne imposta la norma del velo integrale, ma vennero introdotte anche nuove leggi per contrastare l’adulterio: chi praticava la fornicazione veniva punito con cento nerbate. Chi commetteva adulterio veniva lapidato a morte. Ancora oggi le donne in Iraq, Siria e Nigeria vengono trattate come bottino di guerra e subiscono violenza fisica quasi dappertutto nel mondo islamico. Nelle società islamiche gli attacchi con l’acido contro le donne che non portano il velo, le mutilazioni genitali, le lapidazioni ed i delitti d’onore rappresentano le forme piú brutali di misoginia. Non si può ritenere che Muhammad ed il Corano siano gli unici responsabili di tutto ciò, ma a tutto questa situazione hanno dato un grosso contributo.

Stando al Corano, la donna ha innanzitutto una funzione da compiere nella comunità islamica: quella di procurare sollievo all’uomo. Prima che i guerriglieri dell’ISIS riuscissero a catturare le donne yezidi e cristiane per usarle come schiave sessuali, i giovani in Siria venivano reclutati con l’assicurazione che lí il jihad del sesso era permesso. Di converso, mussulmane da ogni angolo del mondo, soprattutto dal Nord Africa, si offrono ai jihadisti. I dotti sunniti che sostengono il jihad del sesso, si richiamano al profeta, il quale permise ai propri soldati di contrarre matrimoni di piacere durante le lunghe guerre. In questo caso, la questione non c’entra con l’etica, in quanto si ha a che fare con un principio piú elevato: il jihad.

E, allora, a che cosa somiglia il paradiso? Il paradiso islamico non è altro che un bordello celeste nel quale ad ogni martire spettano 72 vergini e, oltre a queste, 70 servitrici ciascuno. Il teologo medievale al-Suyuti scrisse: dopo che abbiamo dormito con una houri, lei si trasforma nuovamente in una vergine. Il pene di un mussulmano non si affloscia mai. L’erezione dura in eterno ed il piacere dell’unione è infinitamente dolce e non è di questo mondo. Ogni eletto avrà 70 houri, oltre alle mogli che aveva in terra. Tutte loro avranno una vagina deliziosa.

Perché nel XXI secolo Muhammad deve ancora decidere chi può amare o sposare chi e che cosa deve fare, mangire o indossare?

Pochissime parole in arabo hanno piú sinonimi di quella che significa rapporto sessuale. E la maggior parte di queste parole non descrivono un atto d’amore, ma una forma di violenza. Nel primo dizionario della storia araba, il Lisan al-arab dell’anno 1290, alla voce nikah si trovano i seguenti significati: montare, dibattersi, assalire, colpire, violare, esaurire, scoccare, stare insieme, picchiare, calcare, cadere, crollare, penetrare, aggredire, infilare, ululare.

Muhammad stesso non era particolarmente misogino per i suoi tempi. Si espresse piú volte positivamente a proposito delle donne ed esortò i suoi seguaci a trattare amorevolmente le proprie mogli. Inoltre, non ci sono notizie del fatto che lui stesso abbia mai picchiato le mogli. Ciononostante nel Corano ha reso eterno il diritto di un uomo di picchiare la moglie quando lei sia ostinata. Purtroppo, oggi risulta difficile persino ad alcuni mussulmani moderati dire: picchiare le donne è sbagliato senza se e senza ma, indipendentemente da quanto scritto nel Corano. Invece, si cita il profeta lí dove prescriveva che i colpi non dovevano lasciare segni e che il volto della donna doveva essere risparmiato dalle percosse.

Paranoia e mania del controllo.

Il profeta godeva di potere ed influenza nel mondo dal quale era nato. Però perché deve mantenere lo stesso potere e la stessa influenza in un mondo che lui non ha mai conosciuto? Perché nel XXI secolo Muhammad deve ancora decidere chi può amare o sposare chi e che cosa si deve fare, mangiare o indossare? Perché i mussulmani si infilano in questa trappola della storia?

Si può accusare Muhammad di molte cose, ma non del fatto che fosse un bugiardo: il suo fervore, la sua capacità di provare sofferenza e la sua perseveranza dimostrano che era convinto di aver ricevuto messaggi di origine divina. Desiderava che un potere piú alto lo assistesse. All’iinizio cercava la liberazione, ma alla fine divenne egli stesso un prigioniero. Un maniaco del controllo. Non solo l’idea che aveva di dio riflette questo fatto: molti rituali islamici sono caratterizzati da ripetizioni senza senso, ad esempio le prostrazioni della preghiera o le abluzioni rituali. In pratica, anche nelle regioni piú aride, ogni mussulmano doveva lavarsi cinque volte al giorno per la preghiera, bagnandosi ogni parte del corpo per tre volte. Se non ci fosse stata acqua a disposizione, ci si doveva pulire simbolicamente con la sabbia. Muhammad informò i propri seguaci che dio avrebbe bruciato i luoghi del corpo non detersi dall’acqua o dalla sabbia nel giorno del giudizio (in Bukhari, qui, NdT).

Probabilmente era ossessionato dalla pulizia, un disturbo causato sia dal senso di colpa che dalla mania di controllo. Ancora al giorno d’oggi un mussulmano deve lavarsi per la preghiera se prima ha dato la mano ad una donna. In una moschea si deve entrare col piede destro, mentre nella toilette si deve entrare col piede sinistro. Il mussulmano deve recitare una preghiera prima di andare al bagno per proteggersi dai demoni malvagi che sono in agguato in gabinetto. All’uscita è d’uopo recitare un’altra preghiera e si deve ringraziare Allah per essere scampati agli spiriti malvagi. La lista dei precetti che intralciano il mussulmano nell’organizzazione autonoma della propria giornata si potrebbe riempire di innumerevoli esempi.

Per essere un buon mussulmano, il credente deve imitare il profeta in tutto e per tutto. L’autonomia decisoria, la flessibilità e la creatività non sono previste. Agli odierni chierici islamici conservatori si presenta la possibilità di esercitare il proprio potere sui mussulmani. Interi programmi televisivi hanno come scopo di rispondere alle domande dei credenti per agire secondo l’esempio del profeta. Il problema qui non sta tanto nello sforzo di comportarsi in modo ritualmente corretto, quanto nel fatto che è sotteso che tutti coloro che non si attengono ai precetti illustrati sono peccatori impuri. Al giorno d’oggi i sensi di colpa ed il desiderio di espiazione sono i principali motori della radicalizzazione. Gli islamisti si considerano gli autentici eredi del profeta.

Amare la morte piú della vita.

Chi si sopravvaluta, spesso sopravvaluta anche l’ostilità di quanti lo circondano. La tradizione islamica antica conta ben 15 complotti per assassinare il profeta ai quali egli sarebbe sopravvissuto: tre orditi da arabi pagani e dodici da ebrei. Sebbene nel Corano sia scritto che dio ha suddiviso l’umanità in popoli affinché si conoscano l’un l’altro (49:13, NdT), Muhammad profetizzò: i popoli un giorno vi attaccheranno perché diventerete deboli nei vostri cuori. I vostri cuori diverranno deboli, perché amerete la vita e odierete la morte (Sunan Abi Dawud, qui, NdT). Perciò gli islamisti rivendicano il fatto di amare la morte piú della vita. Non per nulla un tipico grido di guerra dei terroristi è: voi amate la vita e noi amiamo la morte.

Il Consiglio Centrale dei Mussulmani in Germania sancisce che Muhammad non poteva sapere che cosa fosse il calcio.

Non c’è un passo del Corano che preveda esplicitamente la pena di morte per chi vilipende il profeta, ma nella biografia di Muhammad vi sono numerosi aneddoti a proposito di persone che furono giustiziate su suo ordine per aver bestemmiato il suo nome. La tradizione menziona piú di 40 vittime, fra cui alcuni poeti e cantastorie, che avevano osato ridicolizzarlo. Nella collezione di hadith di Abu Dawud si legge: il profeta trovò il cadavere di una donna uccisa davanti alla sua moschea. Domandò agli oranti chi l’avesse uccisa. Un cieco si alzò e disse: sono stato io. È la mia schiava e da lei ho avuto due figli belli come perle. Ma ieri lei ti ha offeso, profeta di dio. Le ho intimato di non insultarti piú, ma lei ha ripetuto quello che aveva detto. Non ho potuto tollerarlo e l’ho ammazzata. Al che Muhammad rispose: il sangue di questa donna è stato versato secondo giustizia. (Sunan Abi Dawud, qui, NdT).

L’importanza assoluta data all’islam produce il fondamentalismo.

Ciò che è spaventoso a proposito di questa storia non è soltanto il fatto che un uomo ammazzi la madre dei propri figli (in uno degli hadith il sangue della donna bagna uno dei figli che le si aggrappa alle gambe, NdT), quanto il trasferimento in ambito privato della facoltà di ricorrere alla violenza. L’esecuzione di una sentenza di morte non è privilegio del sovrano o di uno dei poteri dello Stato: ciascun mussulmano ha tale potere. Quando ho tenuto un discorso al Cairo nel giugno del 2014 in cui affermavo che il fascismo islamico è cominciato con Muhammad, un professore dell’università di al-Azhar ha invocato la mia uccisione ed ha citato la storia della schiava del cieco come prova della legittimità della sua sentenza.

All’inizio del 2015 della teppaglia ha lapidato a morte una giovane donna afgana per aver bruciato un Corano. Un’insegnante britannica è finita in carcere per aver chiamato Muhammad un orsacchiotto. La società calcistica Schalke 04 ha sollevato delle critiche, perché il suo inno dice: Mohamed war ein Prophet, der vom Fußball nichts versteht (Muhammad era un profeta che non capiva niente di calcio). In ogni caso, il Consiglio Centrale dei Mussulmani in Germania ha sancito che Muhammad non poteva avere idea di che cosa fosse il calcio.

Le sofferenze del mondo islamico possono venire guarite solamente se i mussulmani si liberano delle molteplici manie e malattie del profeta: delirio di onnipotenza, paranoia, intolleranza alla critica e suscettibilità. Anche l’immagine distorta della divinità, che è diventata l’archetipo del despota, deve essere messa in discussione.

Il fondamentalismo non è una coseguenza dell’errata interpretazione dell’islam, bensí la conseguenza dell’eccesso di importanza che all’islam viene data. La riforma dell’islam comincerà quando i mussulmani troveranno il coraggio di liberare Muhammad dalla sua condizione di intoccabilità. Solo allora potranno essi stessi evadere dalla prigione della fede ed essere parte del presente che non viene determinato da dio, bensí dagli esseri umani.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31605
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Lebertà contro ła prexon dei dogmi e de l'idołatria

Messaggioda Berto » mer gen 22, 2020 4:45 pm

Criticare l'Islam è una necessità vitale primaria, un dovere civile universale prima ancora che un diritto umano;
poiché l'Islam è il nazismo maomettano.
Non va solo criticato ma denunciato, contrastato, perseguito e bandito.
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 188&t=2811




Dire le cose:

Maometto fu un ignorante, presuntuoso, invasato, esaltato, idolatra che si inventò il suo dio Allah tratto dagli idoli della Mecca, un dio-idolo dell'orrore, del terrore e di morte,
uno che abusò della credulità popolare e che poi si impose con la minaccia, l'intimidazione, il ricatto, la violenza (che non fu affatto per legittima difesa come raccontrano i suoi seguaci per giustificarsi ma fu predatoria, aggressiva, sopraffatrice, assassina);
fu un bugiardo, un ladro, un razziatore rapinatore, sequestratore e ricattatore, schiavista, assassino e sterminatore;
fu un razzista al massimo grado che discriminò chiunque non si sottomettesse a lui e al suo idolo e che depredò, cacciò e sterminò ebrei, cristiani, zoroastriani e ogni diversamente religioso, areligioso e pensante che gli si contrapponesse e non si sottomettesse;
invase, depredò, ridusse in schiavitù e fece strage nei paesi altrui imponendo con la minaccia la sua politica e la sua criminale ideologia-teologia religiosa imperialista e totalitaria;
indusse al suicidio, all'omicidio e allo sterminio e fece dire al suo idolo, dettandolo ai suoi seguaci, ciò che poi
fu scritto nel Corano e che da 1400 anni induce e istiga alla violenza, alla discriminazione, alla falsità, alla minaccia, alla depredazione, al disprezzo degli altri non maomettani, alla riduzione in schiavitù e alla dhimmitudine, all'omicidio, al suicidio-omicidio, all'assassinio e allo sterminio di ogni diversamente religioso, areligioso e pensante della terra che non si sottometta ai suoi seguaci e al loro orrendo idolo Allah.

Le uniche ideologie-teologie-pratiche politico-religiose ammesse e accettabili nei paesi civili sono o dovrebbero essere esclusivamente quelle che non violano i valori, i doveri e diritti umani naturali universali, civili e politici e che sono con essi completamente compatibili:
quindi
non debbono essere violente, minacciose, intimidatorie, costrittive, ricattatorie;
non debbono promuovere e indurre alla discriminazione, alla depredazione, al disprezzo, alla schiavitù, alla dhimmitudine, all'odio, al suicidio, all'omicido, allo sterminio;
non debbono trasformare gli uomini in mostruosità acritiche, fanatiche, ossessionate, criminali, disumane;
non debbono generare conflitti etnici, civili, religiosi e politici sia nazionali che internazionali;
non debbono come esempi esaltare figure criminali di assassini, predatori, bugiardi, sterminatori, invasati;
devono promuovere la pace, la fratellanza, la responsabilità, la proprietà, la libertà di parola di pensiero e di critica, la solidarietà volontaria e non forzata;
debbono rispettare i paesi, i popoli, le comunità, le etnie, le culture, le tradizioni e accettare tutte le diversità che promuovono la vita e il bene e che sono compatibili con i valori, i doveri e diritti umani naturali universali, civili e politici.
Se il nazismo hitleriano e Hitler rientrano in questa casistica e vanno giustamente banditi dal consesso civile, allo stesso modo dovrebbero essere banditi anche il nazismo maomettano e Maometto perché sono mille volte peggio.

Santificare Maometto, il suo idolo Allah e il Corano è santificare il male, un mettersi dalla parte di ciò che di più maligno esista sulla faccia della terra.
Santificare Maometto, il suo idolo Allah e il Corano dichiarandoli elevatori di spiritualità e portatori di umanità, di amore, di pace, di fratellanza, di giustizia, di cultura e di civiltà significa ingannare e illudere l'umanità intera specialmente quella che soffre a causa dell'Islam e che vorrebbe potersi difendere e liberare da tutto ciò;
Santificare Maometto, il suo idolo Allah e il Corano è farsi demenzialmente, irresponsabilmente e vilmente complici del male, e costituisce di per sé un grave crimine contro l'umanità.



I mussulmani cosidetti moderati e l'Islam buono non esistono
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 188&t=2808


Solo coloro che mettono in discussione e criticano apertamente Maometto e il Corano sono credibili e tutti costoro sono eslusivamente ex mussulmani, apostati;
tutti gli altri cosidetti moderati o buoni non mettono mai in discussione né Maometto, né il Corano e anche se normalmente in occidente tengono comportamenti tolleranti e rispettosi delle leggi e dei non mussulmani, laddove però diventano massa islamica e massa preponderante perdono ogni tolleranza e rispetto e diventano come tutti gli ìntegralisti e fondamentalisti o per adesione/induzione naturale o per paura di essere accusati di eresia e apostasia o per semplice opportunismo.

L'unico modo che abbiamo per aiutarci e aiutare il Mondo a liberarsi del nazismo maomettano è quello di dire la verità, sempre e ovunque e di criticare Maometto, il suomidoloAllah e il Corano,
se si tralascia di dire la verità e di criticare questi due fondamenti dell'islam non se ne viene fuori;
non esiste altro metodo a costo di scatenare la rabbia e la violenza dei nazi maomettani, bisogna metterli davanti a se stessi e alle mostruosità dell'Islam, di Maometto e del Corano.

Far finta di niente, lasciar correre, negare la malignità dell'Islam, il santificare il maomettismo come se fosse altro dal nazismo maomettano come ha fatto e fa Bergoglio e come fanno i demosinistri è da irresponsabili, o demenziale o altrettanto criminale del nazismo maomettano di cui tale atteggiamento si fa complice e promotore quando addirittura non lo giustifica colpevolizzando l'occidente europeo e americano, il cristianismo, Israele e gli ebrei.



Maometto, il Corano, Allah e i maomettani cos'hanno di buono? Nulla!
Ma cosa mai hanno da rivelare, insegnare e da trasmettere di buono, di vero, di giusto e di bello Maometto, il Corano, Allah e i maomettani, all'umanità intera e ai non maomettani? Nulla assolutamente nulla!
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 6123975281
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 188&t=2850

Prendo lo spunto da questa frase attribuita all'imperatore bizantino Manuele II Paleologo del 14° secolo:
"Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava"



Criminali e irresponsabili difensori dell'Islam o nazismo maomettano
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 188&t=2263

Immagine
https://www.filarveneto.eu/wp-content/u ... Arabia.jpg



Caso Iran e i difensori della sua orrida dittatura teocratica nazi maomettana, demosinistri cristiani bergogliani e internazi comunisti, destrorsi fascisti e nazisti, antiamericani e antisraeliani (versione moderna dell'antisemitismo/antigiudaismo).

Dalla parte del male ci sta solo il male e non il bene
viewtopic.php?f=188&t=2893
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 8930464054
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31605
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Lebertà contro ła prexon dei dogmi e de l'idołatria

Messaggioda Berto » ven gen 31, 2020 7:54 am

"Detesto la religione. Quella del Corano è una religione d'odio. L'Islam è una merda".

https://www.nouvelobs.com/societe/20200 ... 29bhQ1uCRg

Queste parole sono di Mila Orriols, una ragazza francese di 16 anni. Da quando le ha pronunciate - in una storia su Instagram - è finita sotto protezione della polizia francese, si è ritirata da scuola e vive in clandestinità non si sa dove.

"Non posso mettere piede nel mio liceo", dice Mila in un altro video, "né posso cambiare scuola, perché è la Francia intera che vuole la mia pelle".

Il motivo? Migliaia di fondamentalisti musulmani l'hanno minacciata di morte. I cosiddetti "musulmani moderati" hanno detto che "se l'è cercata" (sic!). E persino la ministra della giustizia francese ha commesso l'errore madornale (ma come l'è venuto?) di dire che sì, le minacce di morte sono sbagliate, ma "l'insulto della religione è un attacco alla libertà di coscienza".

Succede oggi, in Francia, nel 2020. La stessa Francia del Bataclan e di Charlie Hebdo. Quella che per molti è considerata un esempio (o forse l'esempio per eccellenza) di laicità costituzionale. Tutto ciò è inaccettabile.

Solidarietà a Mila. Perché, "sacra" o "merda", la religione resta pur sempre un'idea come tutte le altre, e in quanto tale è diritto universale di ogni essere umano poterla dibattere, criticare e sviscerare.

In religione come in politica, non diamola vinta ai fascisti.

#JeSuisMila


Gino Quarelo
È necessario dire le cose:

Le uniche ideologie-teologie-pratiche politico-religiose ammissibili e accettabili nei paesi civili sono o dovrebbero essere esclusivamente quelle che non violano i valori, i doveri e diritti umani naturali universali, civili e politici e che sono con essi completamente compatibili:
quindi
non debbono essere violente, minacciose, intimidatorie, costrittive, ricattatorie;
non debbono promuovere e indurre alla discriminazione, alla depredazione, al disprezzo, alla schiavitù, alla dhimmitudine, all'odio, al suicidio, all'omicido, allo sterminio;
non debbono trasformare gli uomini in mostruosità acritiche, fanatiche, ossessionate, criminali, disumane;
non debbono generare conflitti etnici, civili, religiosi e politici sia nazionali che internazionali;
non debbono come esempi esaltare figure criminali di assassini, predatori, bugiardi, sterminatori, invasati;
devono promuovere la pace, la fratellanza, la responsabilità, la proprietà, la libertà di parola di pensiero e di critica, la solidarietà volontaria e non forzata;
debbono rispettare i paesi, i popoli, le comunità, le etnie, le culture, le tradizioni e accettare tutte le diversità che promuovono la vita e il bene e che sono compatibili con i valori, i doveri e diritti umani naturali universali, civili e politici.
Se il nazismo hitleriano e Hitler rientrano in questa casistica e vanno giustamente banditi dal consesso civile, allo stesso modo dovrebbero essere banditi anche il nazismo maomettano e Maometto perché sono mille volte peggio.





Mila divide la Francia: post anti-Islam? Scatta il linciaggio- Secolo d'Italia
sabato 25 gennaio 2020
di Lara Rastellino

https://www.secoloditalia.it/2020/01/il ... ta-virale/

Il caso di Mila divide la Francia. La ragazzina, minacciata di morte per un post sull’Islam considerato blasfemo, è da giorni al centro di un casus belli che nelle ultime ore ha coinvolto la politica e chiamato in causa, da un lato, il delegato generale del Consiglio francese per il culto musulmano, Abdallah Zekri. E, in replica, il sovranista Nicolas Dupont-Aignan, già candidato alle presidenziali. Tra loro, Marine Le Pen, leader di Rassemblement National.


La 16enne Mila pubblica un video di critica all’Islam: è polemica

L’opinione pubblica d’oltralpe, invece, si è spaccata decisamente a metà: tra chi si schiera a favore della 16enne finita nel mirino della scuola e del web rea per aver pubblicato un video su Instagram giudicato troppo virulento nella critica all’Islam e ai suoi precetti religiosi e chi le è decisamente contro. Ossia, tra chi l’ha eletta a nuova paladina della intoccabile libertà d’espressione. E chi, invece, vorrebbe ostracizzarla e abbandonarla al destino polemico che rischia di travolgerla. E non solo sui social. Tanto che, dal momento che un suo zelante compagno di scuola ha deciso di pubblicare l’indirizzo on line della ragazza, il caso ha registrato un’improvvisa impennata. E la 16enne è diventata il bersaglio nel mirino di nemici, detrattori e semplici odiatori da tastiera. Così, tra post al vetriolo e hashtag di sostegno, in rete fioccano da giorni #IoSonoMila e il suo esatto contrapposto: #JenesuispasMila.

Il caso di Mila divide la Francia

Ma qual è il motivo del contendere? A quanto ricostruisce in queste ore il sito de Il Giornale, tra gli altri, «tutto è cominciato con una diretta su Instagram in cui un uomo cerca di importunarla in strada. Lei si allontana, filma. “Perché non mi piace che mi venga chiesta l’età a ripetizione, così ha iniziato a insultarmi”, ha chiarito su Libération. La scuola ha invece preferito allontanarla affidandola agli psicologi. In un secondo video, dopo aver ricevuto le prime cyber-minacce, il tono di Mila diventa più acceso. “Un ragazzo ha iniziato a chiamarmi sporca lesbica, razzista. L’argomento è scivolato sulla religione e ho detto cosa ne pensavo. “La tua religione è una merda”, risponde. Più tardi, si scusa sui social: “Mi dispiace, non volevo offendere. Ho parlato troppo velocemente. L’errore è umano”».

L’opinione della politica

Ma ormai la bomba è esplosa e online continuano a deflagrare polemiche e accuse. E mentre il video di Mila diventa virale, su Twitter è trend topic l’invito a punirla. Stuprarla. Minacciarla di morte. Come scrive sempre il quotidiano diretto da Sallusti, allora, «il video rilanciato su Twitter da chi invitava a stuprarla, ha superato in poche ore 1,6 milioni di visualizzazioni. Blasfemia o diritto di critica?». Saranno per due le inchieste della magistratura chiamate a risolvere il dilemma. E mentre la scuola (dove Mila non si sta più recando da qualche giorno) non si schiera. E la Francia è divisa in due. Abdallah Zekri, delegato generale del Consiglio francese per il culto musulmano, si limita a trincerarsi dietro un generico «chi semina vento, raccoglie tempesta».


L’appello di Marine Le Pen

Laddove il sovranista Nicolas Dupont-Aignan, già candidato alle presidenziali, si chiede se «la legge «anti haters» appena approvata dal parlamento d’oltralpe, «punirà gli islamisti che la minacciano su Internet o è riservato solo agli oppositori di Macron»… Marine Le Pen, infine, lancia un appello al buon senso politico e alla moderazione: «Le parole di questa ragazza sono la versione orale delle caricature di Charlie Hebdo. Volgari. Ma non possiamo accettare che la condannino a morte in Francia nel XXI secolo»…


Quella Francia muta sull’islam
di Jean Birnbaum
17 dicembre 2020

https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/12/ ... am-229524/

Pubblichiamo stralci del libro di Jean Birnbaum, redattore capo della sezione libri del Monde, in uscita in Italia per le edizioni Leg: “Musulmani di tutto il mondo, unitevi!”.

Ancora una volta, ci fu il silenzio. Il 14 novembre 2015, all’indomani degli attentati più sanguinosi che la Francia abbia mai conosciuto, il paese è rimasto colpito dallo stupore. Ovunque, nonostante il divieto di manifestare, sono stati improvvisati dei raduni silenziosi. Davanti ai bar, ai ristoranti in cui gli assassini avevano svuotato i loro caricatori, così come sulla soglia del Bataclan, la sala da concerto che era stata teatro della carneficina, ciascuno era venuto per raccogliersi, accendere una candela, depositare dei fiori. Senza dire una parola. Questo silenzio ne richiamava un altro, altrettanto profondo. All’inizio dell’anno 2015, gli attacchi contro Charlie Hebdo e l’Hypercacher della Porte de Vincennes avevano imposto non solo il terrore ma anche il mutismo. La sera del 7 gennaio, soltanto poche ore dopo l’attacco sanguinoso contro il settimanale satirico, una folla si era raggruppata spontaneamente in Place de la République a Parigi. Oramai regnava il silenzio. E’ stato ancora più impressionante, quattro giorni dopo, quando milioni di persone hanno sfilato attraverso il paese. Era l’11 gennaio. Pochi striscioni, o neppure uno, quasi nessuno slogan.

Se gli attacchi fossero stati rivendicati da un nemico politico conosciuto, a cominciare da un movimento di estrema destra, le cose sarebbero state molto diverse, le parole d’ordine già trovate. Ma, in questo caso, protestare contro chi? Manifestare per cosa? Questo silenzio rifletteva quindi dapprima un immenso senso di smarrimento, un’impossibilità di nominare il colpevole. Tuttavia, all’indomani degli attacchi di gennaio, ci si era affrettati a guardare ad esso con sospetto. Doveva per forza nascondere qualcosa, e si voleva riuscire a farlo parlare. Che cosa avevano da rimproverarsi questi silenziosi camminatori? Molto rapidamente, si è ritenuto che il loro mutismo nascondesse una minaccia.

Ciò che era stato scosso, dalla Repubblica alla Bastiglia e ovunque in Francia, non era un mormorio sparuto, ma un grido di odio. Questa fu la tesi di Emmanuel Todd: le donne e gli uomini che scesero in piazza a milioni difesero la libertà di stigmatizzare, il diritto di odiare in buona coscienza. Tale sarebbe stata la vergognosa verità dell’11 gennaio.

Ma c’è un altro modo di affrontare il silenzio. Consiste nel rispettarlo. Piuttosto che cercare di riempirlo, possiamo prenderlo come tale, in altre parole, come un discorso impedito. Così, il disagio dell’11 gennaio, perché infatti disagio c’è stato, diventa qualcosa di molto diverso: una parola impossibile. Le folle immense ansimavano. I camminatori non sapevano quali parole pronunciare, né con quali termini descrivere l’evento.

Accontentandosi di sfilare per “la libertà di espressione”, rinunciarono a individuare qualsiasi nemico, o anche la più vaga minaccia. Bisogna dire che l’esempio era venuto dall’alto. L’11 gennaio fu lo stato a chiamare a manifestare. I suoi più alti rappresentanti si tenevano in testa al corteo e, prima ancora che la folla si avviasse, avevano indicato la strada da seguire, ripetendo su tutti i toni, un idea e una sola: gli attacchi che hanno appena insanguinato la Francia “non hanno niente a che vedere” con la religione in generale, e con l’Islam in particolare. Gli uomini che hanno commesso questi crimini “non hanno niente a che vedere con la religione musulmana” affermava François Hollande.

“Non lo ripeteremo abbastanza, questo non ha niente a che vedere con l’Islam” insisteva Laurent Fabius. “Circolare, andate avanti gente, non c’entra niente!”. Quando l’impossibilità a dire le cose viene dall’alto, si chiama interdizione. L’immenso raduno dell’11 fu quindi una manifestazione vietata. Autorizzata dalla polizia, certo, organizzata anche dall’alto, ma in realtà vietata, nel senso in cui si dice di qualcuno che rimane interdetto, stupefatto, sbalordito, cheto, di sasso, senza parole. A partire dai vertici dello stato fino alla folla di camminatori anonimi, si osservò un silenzio “religioso”, cioè un silenzio che toccava due volte la religione: non solo per il suo intenso fervore, ma anche e soprattutto perché la religione, quel giorno, fu oggetto di un gigantesco rifiuto. Il silenzio in questione era il contrario di un clamore allucinato, di un trambusto esaltato. Perché gli uomini che avevano appena commesso gli attentati, loro, avevano una buona parlantina. E invocavano la religione.

Il 9 gennaio, nell’Hypercacher della Porte de Vincennes, il giovane Amedy Coulibaly si è presentato così alle sue vittime: “Sono Amedy Coulibaly, maliano musulmano. Io appartengo allo Stato islamico”. Molto rigoroso sui principi confessionali, proclamerà delle idee attribuibili ai jihadisti di tutti i paesi, spiegando in particolare alla giovane cassiera del supermercato: “La differenza tra i musulmani e voi, gli ebrei, è che date un significato sacro alla vita. Per voi, la vita è troppo importante. Noi, diamo un significato sacro alla morte”.

Tra i cadaveri, tra le preghiere, ha anche dissertato sulla geopolitica contemporanea, ed in particolare sugli interventi occidentali in Mali o in Siria, che non erano niente altro, ai suoi occhi, che delle guerre di religione: “Devono smettere di attaccare lo Stato islamico, che smettano di togliere il velo alle nostre donne”, avvertiva in un documento diffuso su radio Rtl.

Più tardi, il giovane uomo invierà al suo comandatario un ultimo messaggio, in forma di testamento, nel quale riaffermerà il suo attaccamento ai comandamenti dell’Islam, chiedendo che si prendano cura di sua moglie, Hayat Boumeddiene: “Vorrei che i miei confratelli si occupino di mia moglie secondo le regole dell’islam. Vorrei per lei che non si trovi sola, che abbia una buona situazione finanziaria e che non sia abbandonata. Soprattutto che impari l’arabo, il Corano e la scienza religiosa. Abbiate cura che lei stia bene religiosamente. Ciò che è più importante è il dine [religione in arabo] e la fede, e per questo lei ha bisogno di essere accompagnata. Che Allah vi assista”. In un video diffuso dopo la sua morte, e accuratamente montato da un compagno d’armi, tornerà ancora sulle sue motivazioni inseparabilmente politiche e religiose:

“Attaccate il Califfato, attaccate lo Stato islamico? Vi attacchiamo! Voi e la vostra coalizione, bombardate regolarmente laggiù, uccidete dei civili, dei combattenti... perché? Perché applichiamo la Sharia? Anche a casa nostra, non abbiamo più il diritto di applicare la Sharia, ora! Siete voi che decidete cosa accadrà sulla terra, giusto? No, non lasceremo che accada, ci batteremo, Inshallah, per innalzare la parola di Allah”, concludeva Coulibaly, precisando di aver coordinato la sua azione, con coloro che chiamava “i fratelli della nostra squadra”, Saïd e Chérif Kouachi, gli assassini di Charlie Hebdo. Così gli uomini che hanno perpetrato gli attentati del gennaio 2015 non hanno scelto il silenzio. In ogni fase della loro radicalizzazione, hanno messo in avanti la religione come la forza propulsiva della loro azione, l’orizzonte permanente delle loro gesta. Ancora una volta, un’ultima volta, il 7, l’8 e il 9 gennaio, Amedy Coulibaly ed i suoi “confratelli” Kouachi hanno voluto “riempire il vuoto con la religione”.

E se i loro itinerari presentano delle peculiarità sociali e nazionali, il loro destino non può essere ridotto a una storia francese […] Molto rapidamente, queste dichiarazioni del presidente della Repubblica e del ministro degli Affari esteri furono amplificate da una moltitudine di commentatori e di intellettuali. In televisione come nei giornali, vari specialisti si alternavano per affermare che per quanto i jihadisti potevano appellarsi al jihad, le loro azioni non dovevano in nessun modo essere collegate a qualche passione religiosa. “Barbari”, “Energumeni”, “Psicopatici”: tutte le qualificazioni erano buone per escludere qualsivoglia riferimento alla fede. I jihadisti sono dei mostri sanguinari che devono essere fermati, tuonava il criminologo.

I jihadisti sono il prodotto di un disordine mondiale per il quale l’occidente è responsabile, correggeva il geopolitico. I jihadisti hanno delle personalità fragili che hanno subito troppe ferite narcisistiche, diagnosticava lo psicologo. I jihadisti sono vittime della crisi, correggeva l’economista. I jihadisti sono dei ragazzini di città che hanno preso la strada sbagliata, aggiungeva il sociologo. I jihadisti sono la prova che il nostro modello di integrazione è fuori servizio, esagerava lo scienziato politico.

I jihadisti sono eredi della moda umanitaria, la loro mobilitazione è paragonabile a quella degli studenti che si arruolano in una Ong dall’altra parte del mondo, sosteneva l’antropologo. I jihadisti sono dei giovani che soffocano in una società vecchia, partono per cercare la novità in Siria come altri diventano cuochi in Australia, precisava il demografo. I jihadisti sono bambini di Internet e dei videogiochi, hanno abusato di Facebook e di Assassin’s Creed, sussurrava lo specialista informatico. I jihadisti sono dei puri prodotti della nostra società dello spettacolo, sono semplicemente in cerca di fama, Charlie è il loro Koh Lanta, riassumeva lo specialista dei media… in breve, che la questione venisse affrontata da un punto di vista puramente poliziesco e della sicurezza, ovvero sotto il suo unico aspetto socio-economico, la faccenda sembrava concordemente definita: proprio come l’islamismo non aveva “niente a che fare” con l’Islam, il jihadismo era estraneo al jihad.

Tanto che, degli attacchi del gennaio 2015, sono state considerate tutte le spiegazioni, tutte le possibili cause, tranne una: la religione. La religione come modo di essere nel mondo, fede intima, credo condiviso. Con costanza, questo fattore, in quanto tale, è stato passato sotto silenzio. […] Questa dimensione simbolica della politica, la sinistra sembra averla persa per strada. Oggi, proprio nel momento in cui la politica spirituale opera un ritorno spettacolare, la maggior parte degli intellettuali di questa corrente sono diventati estranei alle questioni religiose. Tuttavia non c’è nulla di più concreto, è urgente riscoprirlo. Ho citato più di un filosofo qui, nell’intento di sollevare una questione che non è affatto teorica, di porre un problema politico le cui sfide sono tutt’altro che astratte, come questo libro ha cercato di dimostrare.

Se la sinistra vuole sostenere lo choc del “teologico-politico”, è urgente che rompa il silenzio. Che cessi di oscurare la forza autonoma dello slancio spirituale. Che si sbarazzi delle sue certezze e dei riflessi che glielo impediscono. In breve, che faccia un ritorno a se stessa e si riallacci alla sua tradizione critica. Altrimenti, lo spirituale continuerà a terrorizzare gli attivisti dell’emancipazione, a prenderli in giro. E la religione potrebbe benissimo diventare l’ultimo sospiro della sinistra, questa creatura depressa.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31605
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Precedente

Torna a Idołi, idołatria, aidołi e atei

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 0 ospiti

cron