El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta

El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta

Messaggioda Berto » gio dic 18, 2014 10:05 pm

El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta, co xe termenà l’enpero roman, da parte dei veneti de ƚa teraferma par scanpar da ƚ’envaxion dei barbari.
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... istria.jpg
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta

Messaggioda Berto » gio dic 18, 2014 10:05 pm

???

FATTI E MISFATTI DI IDRAULICA LAGUNARE
https://drive.google.com/file/d/0B_VoBn ... Vud0U/edit

Nel 452 d.c., un anno dopo la sconfitta subita ai campi catalauni a opera di Ezio e dei suoi eserciti, Attila, alla testa degli unni e di altre popolazioni barbariche sue alleate, rientrò in italia dalle alpi giulie, invadendo il Friuli e riversandosi sulla pianura veneta. Nella sua travolgente avanzata verso occidente, il grande condottiero cinse d’assedio Aquileia, espugnandola, e occupò una dopo l’altra padova, Vicenza, Verona, Brescia e Bergamo.
Molti dei fuggiaschi di fronte alle orde guidate da Attila cercarono rifugio nelle paludi e negli acquitrini dell’area costiera, con il cui ambiente quelle popolazioni barbariche non avevano grande familiarità.
Forse più secondo la leggenda che la storia, fu con l’arrivo di queste genti, in parte rimaste anche dopo il superamento dell’invasione, che si svilupparono nuovi insediamenti all’interno della laguna di Venezia, dove peraltro già in epoca romana (roman o veneto-romana?)erano presenti nella parte settentrionale centri di un qualche rilievo, come Ammiana, Altino e Torcello.
Circa un secolo più tardi, gli insediamenti lagunari ricevettero ulteriore impulso per l’arrivo di altri profughi, alcuni molto facoltosi, provenienti ancora dalle città della terra ferma investite questa volta dai longobardi di Alboino, che avevano invaso l’Italia entrando sempre dal Friuli ma attraverso la valle del Vipacco.

Ebbero così inizio le complesse vicende che nei secoli successivi dovevano portare alla nascita della città di Venezia e legare in modo indissolubile il destino della laguna a quello degli uomini che in essa avevano scelto di vivere a partire dal X secolo, a misura che l’importanza economica e militare dei centri lagunari andava crescendo, dapprima con timidi interventi, poi con opere sempre più incisive, l’uomo, spinto dalla necessità di dare risposta a problemi contingenti, ha tentato di infuire sull’evoluzione della laguna, sovrapponendo la propria azione a quella dei processi naturali, senza peraltro poter mai valutare le modicazioni prodotte sul regime idraulico della laguna dai suoi provvedimenti e prevedere le conseguenze che essi avrebbero avuto sul medio e sul lungo periodo.
Si può dire che questa sia stata una costante dell’azione dell’uomo e non solo in tempi in cui mancavano le capacità tecnico-scientiche per formulare una qualche previsione sugli effetti degli interventi di volta in volta attuati, ma anche in epoche, come è la nostra, in cui le conoscenze fisiche e biologiche dell’ambiente lagunare si sono molto approfondite e un approccio sistemico ai problemi sarebbe una possibilità concreta. L’opera dell’uomo all’interno della laguna si è andata particolarmente intensicando nel corso dell’ottocento e del novecento con opere sempre più importanti, dagli esiti in alcuni casi decisamente non positivi, al punto che non è fuor di luogo domandarsi se, dopo che la laguna era riuscita a sfuggire alla devastazione da parte delle popolazioni barbariche (???) per il difficile rapporto di quelle genti con l’acqua, molti secoli più tardi essa non sia caduta metaforicamente nelle mani di nuovi e più pericolosi «barbari», di uomini animati da grande determinazione, ma forse poco saggi, che, come si vedrà, hanno inciso pesantemente sulla naturale evoluzione di un ambiente che era e resta unico nel suo genere e che solo per questo meriterebbe di essere salvaguardato.

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La voce tratta della storia di Venezia dalle origini all'annessione al Regno d'Italia nel 1866.

http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Venezia

Le invasioni

Nel 452 gli Unni di Attila conquistarono Aquileia, Concordia e Altino. In queste occasioni è probabile che le popolazioni dei territori saccheggiati si siano rifugiate temporaneamente nella zona lagunare. Nelle aree lagunari sorgevano all'epoca solo piccoli insediamenti, che si sostentavano con la pesca e lo sfruttamento delle saline.
Il dominio bizantino e l'invasione longobarda
Dopo sessant'anni di dominio goto, l'intera Venezia fu conquistata dal generale Narsete all'Impero bizantino nel 555.
Poco dopo, come racconta Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum, nel 568 i Longobardi guidati da Alboino, si impadronirono di Forum Iulii e delle zone interne, lasciando ai Bizantini i centri verso la costa, a cui si aggiungevano Oderzo e la via del Po (Padova, Monselice, Mantova e Cremona): l'invasione fu forse frutto di un accordo, attraverso il quale la Venetia maritima, sottoposta all'esarcato di Ravenna, veniva ormai separata dalla Venetia nell'interno, la futura Austria longobarda.

Una delle conseguenze della nuova invasione fu il trasferimento delle autorità civili e religiose, che furono molto probabilmente seguite da parte notevole degli abitanti, dai centri dell'interno verso la costa, dove già nel secolo precedente si erano andati rafforzando e sviluppando gli scali di Chioggia, l'antica Malamocco (distrutta per una catastrofe naturale agli inizi del XII secolo e ricostruita quindi nella sede attuale), Equilio, Torcello e Caorle: il patriarca di Aquileia, Paolino, si trasferì a Grado, che ospitava già un castrum e due chiese.
Il processo di separazione tra regioni costiere e interno fu forse accentuato da una serie di alluvioni (Paolo Diacono descrive come "diluvio" quella del 589) che mutarono l'assetto idrografico.

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L'origine di Venezia tra realtà e leggenda

http://www.linkiesta.it/blogs/storie-di ... e-leggenda

Un tempo Venezia era un luogo deserto, disabitato e paludoso. Coloro che oggi si chiamano Venetici, erano Franchi di Aquileia e di altre località della terra dei Franchi e abitavano nella terraferma di fronte a Venezia […] coloro che erano fuggiti nelle isole di Venezia, avendovi trovato sicurezza e un modo per mettere fine ai loro timori, decisero di prendere dimora qui e così fecero abitando in questo luogo fino ai nostri giorni (Costantino VII Porfirogenito, Imperatore di Bisanzio)

Così raccontava l’Imperatore erudito Costantino VII di Bisanzio, parlando dei luoghi dove era sbocciata la civiltà veneziana. Al tempo, siamo nel X secolo dopo Cristo, nulla si sapeva della nascita di Venezia e quelle poche informazioni che erano arrivate nel Bosforo, erano state distorte e volontariamente romanzate dagli stessi Veneziani.
Il falso mito della nascita di Venezia è stato per lungo tempo materia di studio e per molti versi è ancora attuale, specie nel cuore di certi Veneziani che, ancora oggi ricordano, con una certa nostalgia, le antiche gesta dei loro padri. Purtroppo non tutto quello che è mito può essere considerato verità e, grazie agli studi compiuti negli ultimi anni, molte delle leggende sono state del tutto dissipate.
Il colpevole di tutta questa confusione è un testo, scritto attorno al mille, chiamato Chronicon Altinate, ripreso poi dallo storico veneziano Marin Sanudo, dove si ricorda la nascita di Venezia il 25 marzo del 421. Sempre secondo questa fonte, i primi insediamenti furono costruiti nella zona di Rivoalto, l’odierna Rialto, essendo le uniche isole che affioravano dalla laguna. Il primo edificio costruito fu una chiesa dedicata a San Giacomo, in vulgo Giacometo, da parte del carpentiere Candioto. L’uomo si era miracolosamente salvato da un incendio e, per ringraziare dallo scampato pericolo, volle costruire un luogo di culto. La chiesa si trova ancora li, dove il mito ancora la ricorda nel pieno cuore dell’odierna città di Venezia e nel bel mezzo dell’affollatissimo mercato di Rialto. Peccato però che la struttura odierna sia stata costruita attorno al 1100 ossia, quasi mezzo secolo dopo la presunta fondazione. Oltre a ciò, la leggenda della nascita di Venezia si tinge di un altro elemento, donando, se fosse possibile, ancora più fascino alla città nata sull’acqua. Si tratta del resoconto di Cassiodoro, che scrive attorno al VI secolo durante il governo di Teoderico, re goto, subentrato al governo dell’Impero Romano d’Occidente decaduto nel 476. La frase è carica di charme perché paragona i Veneziani a degli uccelli marini, tanta è la loro simbiosi con le acque e le lagune.

Al pari di uccelli marini avete disseminato le vostre dimore sugli specchi acquei, avete unito terre frastagliate e contro la rabbia delle onde avete eretto argini (Magnus Aurelius Cassiodoro, 537 d.C.)

E’ possibile che già nel VI secolo, in pieno cambiamento del sistema politico e amministrativo, parte della popolazione fosse già insediata a Venezia? I goti stavano per essere scacciati dai Bizantini che rappresentavano la continuità con l’Impero Romano, essendo loro stessi i Romani d’Oriente. La penisola italica, infatti, era l’ultimo lembo ancorato alla tarda antichità, mentre il resto dell’Europa occidentale era caduta in quel periodo conosciuto come medioevo.
La laguna di Venezia si trovava così da fungere da cerniera tra Oriente ed Occidente, cosa che la caratterizzerà per tutta la sua storia.
La guerra gotica (535-553) portò vent’anni di rovina all’intera penisola e il controllo di Bisanzio dalle Alpi alla Sicilia. Ma il controllo bizantino durò pochissimo perché da li a poco, una bellicosa tribù di diverse etnie conosciuta come Longobardi, varcò le Alpi orientali e invase la pianura padana.
I primi a popolare la laguna furono i profughi delle città romane, rifugiatisi nelle umide e malsane lagune, che però permettano loro di scappare alle razzie e alle distruzioni. Fu così che questi, scappati dalla guerra, iniziarono a costruire i primi insediamenti. La prima isola che venne colonizzata fu quella di Torcello, situata nella zona nord della laguna, e quindi più vicino alla terraferma e alle antiche vie di comunicazione romane. Le nuove micro comunità che si erano stanziate in quelle terre, non di certo salubri ma molto sicure, furono inglobate nel nuovo sistema amministrativo bizantino sotto la guida dell’Esarco, potente governatore imperiale che controllava tutti i domini di Bisanzio nella penisola italica con sede a Ravenna. Come si è detto prima i Longobardi erano un popolo arcigno e molto bellicoso, i soldati dalle biondi chiome, come erano ricordati appunto i Longobardi dalle fonti bizantine, conquistarono in poco più di vent’anni tutto l’odierno nord Italia e Toscana, con l’eccezione di piccole enclave che rimanevano in mano ai Bizantini. Padova, antico caposaldo imperiale, cadde nel 602, sotto i colpi d’ariete dell’esercito longobardo guidato da Agilulfo. I padovani scapparono così nelle zone di Brondolo e di Chioggia, ossia nell’odierna laguna occidentale. Nel 616, Concordia venne conquistata e anche in questo caso la popolazione si spostò verso le più sicure lagune con il proprio vescovo, fondando la nuova città di Caorle che divenne la sede vescovile con il beneplacito del Papa Teodato. Bisanzio non lasciò indifesi i propri sudditi, tanto che la politica attiva di Gregorio, un alto ufficiale imperiale, permise di mantenere Oderzo come caposaldo nel mare longobardo. Nel 639 le cose cambiarono ancora, dato che il nuovo re Rotari era deciso di conquistare tutte le terre rimaste ai bizantini e per fare ciò lanciò una nuova e robusta campagna militare che portò alla conquista della Liguria e della terraferma veneta, tanto che vennero distrutte le città di Oderzo e di Altino. Come per le altre città, le popolazioni emigrarono verso le lagune e il vescovo Magno si trasferì ad Eraclea, nuova sede costruita dai bizantini per difendere gli ultimi brandelli di territorio. Gli abitanti di Altino invece si stabilirono nell’isola di Torcello insieme al loro vescovo.
Fu così che le piccole isole della laguna iniziarono a popolarsi di queste genti, le quali ricostruivano man mano la loro vita e la loro società, tra terra e mare, costituendo il cuore della futura Venezia.

Cronologia Essenziale

539 I Bizantini compaiono nella Venetia et Histria.
568 I Longobardi invadono l'Italia.
568 o 569 Paolo patriarca di Aquileia fugge a Grado. 568 o 569 Treviso si arrende al re Alboino.
590 L'esarca Romano riconquista Altino.
591 Concordia è longobarda.
601 Il re Agilulfo conquista Padova.
616 ca. Il vescovo di Concordia si sposta a Caorle per paura dei Longobardi.
639 ca. Caduta di Oderzo e di Alzino. Gli abitanti si rifugiano a Eraclea e a Torcello.

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ORIGINE E PRINCIPIO DELLA CITTA’ DI VENEZIA VERO E REALE

http://almanacco.venicexplorer.net

N.B. Questo testo è riportato per suggestione leggendaria. Sembra infatti provato dalla Storiografia che si tratterebbe di un falso commissionato al Daulo per ragioni di prestigio in ambiente padovano.

Regnando Arcadio, et Honorio Imperatori avendo già diviso l’Imperio di Theodosio suo Padre, il che fù l’anno di N.S. 406.

Stilicone vandalo già lasciato Capitanio, e Governator del Occidente da Theodosio Imperatore vinto da cupidigia di regnare fu cagione che Radagasso Re de Goti entrassero con gli Ipogotti in Italia (quali erano Goti vagabondi) e con Gopidi, con esercito tale, che tra vandali et Unni erano al numero di duecentomila: e dunque passavano il tutto a ferro e fuoco mettevano. Entrati dunque nelle contrade di Venezia, vicino Padova, et misero gli habitatori in spavento: sì che alle lagune del Mare Adriatico se ne fuggirono, senza fermarvi habitationi, fintanto che la furia di quei Barbari cessaro, sperando poi tosto di rimpatriare.

Morto Radagasso da Stilicone, li nuovi habitatori di Padova ristorarono al meglio che si potè le rovine loro. Succedendo poi Alarico Re de Visigoti per causa Stilicone, (che l’Imperio voleva usurparsi) di nuovo per le straggi grandi, che fu fatto a’ Barbari occasione per rovinare le mure di Padova ancora fresche, et insieme gran parte de l’Italia.

Nel anno 413, all’hora concorrendo i popoli Heneti alle lagune, che fù la seconda volta a Riva Alta se ne andarono (luogo così chiamato per essere più eminente) nelle lagune dove ritrovando una casa, già da Antinopo navacellaio fabricà di muro dopo l’essere fuggito dalla furia di Radagasso insieme cò molti altri: ma quegli altri nò volendo quivi far dimora partissi.
Hora dico i popoli Heneti appresso questa casa fabbricarono di legname e di canne 24 casucce, non essendo d’animo di fermarvisi. Indi appicatosi il fuoco in casa di Antinopo, arsero quelle 24 casette, e questo fu nel 418, l’anno terzo della fabricatione loro.

Antinopo per questo incendio votossi che estinguendosi il fuoco volea fabricar una Chiesa subito. (O’ cosa miracolosa) venne dal Cielo un pioggia sì grande che la fiamma amorzò. Poi l’anno 421, fu dal sopradetto Antinopo nel principio di Marzo fabbricata la Chiesa di San Giacomo di Rialto, con l’aiuto d’ Heneti, la quale fu la prima Chiesa che in Venetia fosse edificata.

L’anno 421. Li Heneti (morto Alarico e ridottosi insieme, doppo l’essersi abbruciato le loro 24 casette) udendo i nuovi tumulti, che succedevano per l’Italia di Ataulfo Re de Visigoti il quale successe doppo Alarico, et similmente nella Francia, Spagna e Lamagna, quelli di altri barbari, senza aspettare l’ultima rovina de l’Italia, che poi seguì l’anno 453.

Da Attila, doppo la distruzione d’Aquileia si risolsero di fabricare nelle lagune Adriatiche verso la foce del fiume Brenta, un luogo fermo, e sicuro che era in Riva Alta. Dove fatto, insieme un supremo Consiglio, determinarono una elettione de primi, tra loro, i quali havessero carico di edificare una Città di Porto, la quale servisse per refugio delle genti sparse per l’isole vicine, et in luogo di molte et deboli terre una Città sicura, e sola tenesse, nella quale per guardia del predetto Porto (in occasione di guerra) dovesse un’armata tenere.

L’anno 421, il giorno 16 di Marzo, fu da i Consoli sopra ciò creati, fatto questo editto:"Si quis navalis faber, si quis nauticae reis paritus eo habitaturus se contulerit is immunis esto et c.".
Alberto Faletro e Tomaso Candiano, o Zeno Daulo, furono quelli sopredetta opera eletti, i quali insieme con tre principali gentiluomeni, andati a Riva Alta, l’anno sopradetto 421 il giorno 25 del mese di Marzo nel mezzo giorno del Lunedì Santo, a questa Illustrissima et Eccelsa Città Christiana, e maravigliosa fù dato principio ritrovandosi all’hora il Cielo (come più volte si è calcolato dalli Astronomi) in singolare dispositione.

E ciò successero l’anno della creation del mondo 5601 dalla venuta di Christo, 421; dalla editificazione di Aquileia, e Padova, 1583; e finalmente dalla venuta dè Heneti alla laguna la prima volta anni 13. Ovvero 14.

Già essendo la prima Chiesa fondata, e la religione che la Città, e la Signoria tengono Dio per assicurare l’Italia la quale minacciava rovina, e per la partita di Costantino, rimanendo in preda de Barbari, il già distrutto Imperio, Sua Divina Maestà volle che una Città Cattolica, e libera sorgesse di nuovo, rappresentando col corpo suo, tutta quella Provincia, dalla quale essa fu partorita.
Mostrando ella con argomenti chiari, inditii aperti, e segni manifesti la bella, e riuscibile maniera, nella nascita sua. Il tempo, la stagione, il mese, settimana, giorno, et hora, insieme con molt’altre circostantie, furono presaghi delle grandesse sue, alla quale con larga mano dovea il Sommo Fattore concedergli.

Adunque l’anno 421. Hebbe principio nel qual tempo gl’huomeni (come a’ secoli de Santi Padri, più vicini nella ragione), erano inferverati nella stagion Primavera, per dimostrare da essere Floridissima in tutte le attione sue. Nel mese di Marzo, il quale da li Egitjj e da altre nationi più eccelenti anticamente era venerato, e tenuto da Romani (sì come hora da Veneti) capo dell’anno; e nel quale si tiene che questa mondial macchina dal grande Iddio fusse fabbricata, e nel Istesso punto che il Verbo Divino (per noi miseri peccatori prese carne humana e finalmente nel quale si fa comemorattion di tal misterio Giorno che alla Beata Vergine fu annunciata l’incarnazione del Verbo dall’Angelo Gabriello).

Lunedì che nel maggior colmo della pienezza sua si ritrovava la Luna. Hora che il sole mostrava la sua più intensa calidità, e chiarezza, segni evidenti che questa Eccelsa Città doveva essere Vergine Christiana e della Croce divota, e della Passione di Christo, e parimenti libera, florida, chiara: e piena assicurarsi dall’eternità sua la Giustizia e il fondamento. Nell’Equinotio, all’hora erano i giorni. Nella Sede di San Pietro Pontefice Massimo, all’hora havea la residenza sua Papa Celestino Secondo. Nell’Imperio si ritrovavano Teodosio il Giovine, et Valentino, dinotando la detta Città essere Celeste, e Valenti, gli habitatori di lei, e parimenti di humiltà, di ricchezze, e di prudenza dotati, tal che sicurissimamente si può dire ciò che nell’Ecclesiastico si trova scritto, al capitolo 25: "Tres species odivit anima mea; aggravador valde animae illorum; Pauperem superbum et divitem mendacem et senem fatuum et insensatum", poi chè questi sono da lei molto lontani.

Archivio di Stato Veneto
Chronaca Altinate
Johannes Daulo
Busta 13, pag. 10 et seg.

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La Storia

http://www.penisola.it/venezia/venezia-storia.php

Il termine “Venezia”, secondo alcuni studiosi, deriva dal latino “Venetia” che in epoca romana veniva utilizzato per indicare la X Regio della quattordici in cui era divisa l’Italia. Altri studiosi sostengono, invece, che “Venetikà” era utilizzato dai Bizantini per indicare inizialmente la fascia costiera da Chioggia a Grado, in un secondo tempo la zona occupata dalle isole della laguna di Venezia.

Le origini
Il territorio veneto, pur essendo dotato di un valido sistema difensivo fin dal III – IV secolo d. C., fu invaso a più riprese da Visigoti, Unni, Ostrogoti. Furono queste invasioni che costrinsero gli abitanti dei territori veneti a trovare rifugio temporaneo sulle isole lagunari. Dalla descrizione di Cassiodoro si evince che nel V secolo l’area lagunare era costituita prevalentemente da insediamenti abitati da pescatori e lavoratori delle saline. Attivo era il commercio che si svolgeva appunto fra quest’area e le zone interne.
Nella seconda metà del VI secolo, in seguito ad un accordo tra i Bizantini ed i Longobardi, Venetia fu divisa in due zone di appartenenza: la Venetia Maritima restava sotto l’egida dell’esarcato di Ravenna, mentre la Venetia interna fu integrata nel territorio longobardo. Contemporaneamente alla divisione politica si attuò anche quella religiosa:il patriarca di Aquileia ebbe la giurisdizione sulle chiese sottoposte al dominio bizantino; fu nominato un nuovo patriarca per le chiese sorte nel territorio longobardo.
Nel 751 la Venetia marittima cominciò ad acquistare una maggiore autonomia pur restando sotto il dominio bizantino.

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Venezia, la Serenisima - cronologia avvenimenti storici - dal V secolo all'anno 1000

http://www.magicoveneto.it/storia/seren ... no1000.htm

Venezia, la serenissima repubblica. Un millennio di storia.

Nata dagli insediamenti lagunari dei fuggiaschi Veneti e Friulani di fronte alle scorribande barbare dell'alto medioevo, protetta verso terraferma dall'impenetrabile laguna, aperta verso il mare quale sbocco naturale per lo sviluppo dei traffici mercantili con l'oriente, Venezia domina il Mediterraneo per almeno cinquecento anni.
Costretta dall'espansione Ottomana, la Repubblica si protende sempre più verso la terraferma Veneta che sottometterà completamente dal 1400.
Al culmine della ricchezza e dello sfarzo, diverrà la capitale mondiale dell'arte, ultima sua risorsa che le permetterà di essere rispettata ed ammirata fino all'uragano napoleonico.
Nonostante i saccheggi ed il degrado ottocentesco e novecentesco, peggiori delle più devastanti incursioni barbariche, Venezia è ancora il più prezioso scrigno d'arte al mondo.


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Re: El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta

Messaggioda Berto » lun feb 22, 2016 1:54 pm

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Re: El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta

Messaggioda Berto » mer apr 20, 2016 7:11 pm

???

Forse xe capità el contraro, xe stà ƚi veneti de ƚa ƚagouna ke ƚi xe scanpà ente ƚa tera ferma co el mar el ga scuminsià a alsarse.

Ente tuti ƚi caxi cogna tegnerse enamente ke stando ai dati e a ƚe proporsion de ƚi oltimi miƚe ani, ƚi abitanti de ƚa ƚagouna ƚi xe ognora stà manco del 5% (a farla granda el 10%?).
Prasiò a xe na bala granda come ƚe Grote de Postumia, contar ke i veneti co xe rivà i Barbari (en vanti Atila e dapò i xermani) ƚi xe migrà tuti o coaxi ente ƚe lagoune lasando ƚa tera veneta en man de lori, sora tuto dei xermani rivà par oltimi.

No no, ƚa gran parte dei veneti ƚa xe restà caxa sua e co xe rivà ƚi migranti xermani ƚi se ga xmisià co luri.
E ƚi venesiani no ƚi xe par gnente ƚi ognoƚi veri eredi dei veneti veneteghi, ansi forse ƚi xe manco veneti dei veneti de ƚa tera ferma.

Lagouna veneta (pristoria e storia)
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Re: El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta

Messaggioda Berto » gio set 29, 2016 8:50 pm

Rialto ke entel XII° secoło łi ła/ło ga ciamà Venesia
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... Rialto.jpg

Metamauco e Małamoco
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Re: El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta

Messaggioda Berto » dom lug 30, 2017 7:32 pm

No ghe dati çerti so ła fondasion de Rialto ke dapò, ma tanto dapò lè devegnesto Venesia e gnanca xe vera ła storia ke i veneti de tera łi se gapie traferesto ente łe lagoune par scanpar da Atila e da i xermani Goti Longobardi. Ente ła tera veneta coxe rivà i xermani a ghe jera almanco 400 miła parsone e ente łe lagoune a ke łi ani a gh'in sarà stà forse da 15 a 50 miła.
Prasiò no xe ke i veneti łi sipia scanpà verso el mar, ła pì parte ła xe stà caxa sua.


???
Nasce la Regina dei Mari / Happy Birthday Venice
https://www.facebook.com/veniceandhishi ... 6984977203

Oggi, 25 marzo, si ricorda la "leggendaria" nascita di Venezia sui folti canneti e sulle fangose rive delle isole della sua laguna, in territorio romano.

Riporta il " Liber partium consilii magnifice comunitatis Padue" (XV° secolo), custodito al Museo Civico di Padova:

«Anno dalla nascita di Cristo 421 ultimo anno del pontificato di Innocenzo I originario di Abano per nascita dal padre Innocenzo, mentre lo stato di Padova era fiorente in modo prospero e ricco. [..] erano imperatori Onorio e Teodosio [..] i Padovani temendo l’avanzata dei Goti [..] il giorno 15 Marzo, decretarono di costruire una città portuale che venisse utilizzata come rifugio lungo la foce del fiume Rivo Alto, per cui viene detta Rialto, e la fecero con molto isole collegate del mare e della laguna e con gente della regione veneta, e la vollero chiamare Venezia, e, dopo aver inviato colà tre consoli, che sovrintendessero per due anni all’esecuzione dell’opera, il giorno 25 marzo furono gettate le fondamenta verso mezzogiorno.»

Purtroppo, la città che scriverà la storia del Mediterraneo per quasi un millennio, non ha una data precisa per la sua fondazione.
Questo perchè molti furono gli episodi che portarono a poco a poco al popolamento delle isole veneziane; e un anno preciso (nemmeno il secolo per la verità) non lo si può proprio fornire.

Oltre ai sopracitati Goti (nel 421 d.C.), anche gli Unni di Attila nel (452 d.C.) costrinsero le genti del Friuli e del Veneto a fuggire in laguna. Come anche l'insabbiamento del porto di Altino dettò la necessità di erigere un nuovo scalo marittimo sulle sponde settentrionali dell'Adriatico.

Infine, gli storici sono concordi, nel riconoscere Venezia come una realtà concreta solo dopo la battaglia di Metamauco (antico nome di Malamocco) della prima metà del 700 d.C..
Questa venne a combattersi tra il Ducato bizantino dei Veneti (con capitale a Metamauco) e i Franchi di Pipino il Breve (padre del futuro Carlo Magno). La strenua resistenza durante la battaglia sull'isola di Rivo Alto delle truppe ducali, convinse il Ducato a spostare qui la gurdia militare: difatti i canali sabbiosi e le rive abbastanza alte di quest'isola costituivano un sistema difensivo naturale contro attacchi nemici via mare.

Se vuoi continuare a seguire tutti i post e gli aggiornamenti di Venice and its history spunta la voce "Notifiche" sul tasto "Ti piace" e seleziona "Tutti i post"

(Disegno di Giorgio Del Pedros. Fonte: Giorgio Gianighian e Paola Pavanini, "Venezia Come", Gambier & Keller, Venezia, 2010.)

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Today we remember the legendary birth of Venice.
In March 25, 421 A.D. primitive dwellings were erected on the thick reeds and muddy shores of the islands of the Venetian lagoon.
The "Liber partium consilii magnifice comunitatis Padue" (XV century), kept in the Museo Civico di Padova, contains these words:

In the year of our Lord 421 [...] it was decreed by the consuls and thre assembly of Padua, and also by the elected representatives of the people, that a city be built in the area of Rialto and to gather there the people from the surrounding islands, so that they could have one harbour rather than many, equip and manage a fleet, patrol the sea and, in case of war and if the enemy forces would make it necessary, find there a safe refuge. [...] Therefore the Paduans, afraid of the movements of the Ostrogoths and Visigoths which had already taken place and were still happening, in the mentioned year, that is 421, on March 16, deliberated to build a city as a harbour and safe refuge in the area of the mouth of the Deep river [= Rivo alto, Brenta], as they in fact did, athering people from the isalnds on the sea [=the lidi] and on the lagoon, and they decided to call it Venice; they sent three consuls to oversee for two years the beginning of the works, and on March 25 the first stone of foundation was laid about noon. [...]

Unfortunately, the city does not have an exact date for his foundation. This is because there were many incidents that led gradually to the peopling of the Venetian islands. We have neither a specific year nor a century precisely for the foundation of the city.

Besides the Goths (in 421 AD), also the Huns of Attila in (452 AD) forced the people of Friuli and Veneto to flee into the lagoon. As well as the cover-up of the port of Altino dictated the need to erect a new seaport on the northern shores of the Adriatic.

Finally, historians agree, that the "real Venice" was born just after the battle of Metamauco (ancient name of Malamocco) in the first half of the year 700 AD.
This was a fight between the Byzantine Duchy of Veneti (with capital Metamauco) and the Franks of Pepin the Short (father of the future Charlemagne). The fierce resistance during the battle on the island of Rivo Alto ducal troops, convinced the Duchy to move here gurdia military: in fact the sandy channels and the banks high enough of this island were a natural defense system against enemy attacks by sea.
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Re: El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta

Messaggioda Berto » dom lug 30, 2017 7:38 pm

Anca el poro Diego Calaon el ga enamente lomè i romani e par sto poro arkeołogo ente l'ara veneta a ghe jera lomè ke çità romane e gnanca el sa ke gnaona çità venetà lè stà fondà e nomà dai romani ma lomè de łe xenti venete: eogagne, rete, venete, çelte, istre


Tutta colpa di Attila?
http://www.academia.edu/788688
9/Quando_Torcello_Era_Abitata

Le origini di Torcello (e con Torcello le origini stesse di Venezia) ci sono narrate facendo ricorso alle devastazioni dei “barbari”. La narrazione, attraverso la mitizzazione della ferocia di Attila, Re degli Unni, di Alboino o Rotari, comandanti dei Longobardi, nobilita la forza e l’indipendenza dei venetici. Pur di salvare la loro libertà e per sfuggire alle distruzioni che non avrebbero risparmiato né strade, né case, né chiese, gli antenati dei veneziani in fuga da Altino avrebbero cerca-to rifugio tra le acque salse (poco ospitali) e le barene (instabili) della laguna. La loro intraprendenza e la forza delle tradizioni avrebbero permesso la nascita di una nuova città, benedetta tra l’altro dalla volontà dei Santi: in primo luogo da Eliodoro, primo vescovo di Altino e, poi, dall’evangelista Marco che, in un famoso sogno premonitore, aveva già visto la grandezza del popolo delle lagune. I venetici in fuga avrebbero fondato nuove città e gettato le basi di una civiltà di liberi uomini, ricchi della loro intraprendenza commerciale, ma svincolati da ogni legame di sottomissione politica.
Il mito corrisponde a una precisa volontà di propaganda della cancelleria veneziana e si forma nell’XI secolo, a partire dalle cronache di Giovanni Diacono; si consolida con le cronache celebrative di XII e XIII secolo, e giunge alla sua definizione compiuta nella Cronaca di Andrea Dandolo, doge del XIV secolo. Il mito diventa quasi religione di stato, versione di palazzo, fatto storico non più oggetto di discussione.

Il mito vive ancora oggi. È presente in molte guide storico artistiche, in numerose opere divulgative, persino in tanti libri di testo adottati nelle scuole. Anche nell’interpretazione di molti scavi archeologici, lagunari e perilagunari, si è fatto ricorso agli Unni, agli Avari, ai Longobardi, agli Ungari per spiegare, in maniera meccanica, distruzioni e nuove costruzioni. Le indagini archeologiche e gli studi degli storici, però, ci rac-contano una storia assai diversa della fondazione di Torcello e di Venezia, ed è una storia nella quale “Attila” e gli altri barbari hanno un ruolo marginale.Gli scavi in laguna e nelle città romane (? o venete) dell’entroterra non ci testimoniano bruschi passaggi, ma un graduale percorso che porta alla colonizzazione delle lagune. Ci mostrano una lenta trasformazione degli insediamenti legata al trasferimento progressivo delle funzioni portuali e commerciali in luoghi più esterni, verso il mare, e meglio adatti agli attracchi e alla navigazione, seguendo i naturali movimenti dei delta fuviali.

Si tratta di un lento trasferimento iniziato già in età romana (o veneto romana?), generato dai cambiamenti sociali ed economici, legati alla produzione di sale e all’allevamento ittico, diventati nel frattempo attività economiche fruttuose per investimenti in denaro, uomini e infrastrutture.I materiali ceramici, i reperti lignei, le monete, le forme degli abitati e delle installazioni commerciali portati alla luce negli scavi, precisano i tempi lunghi di tale trasferimento, avve-nuto nell’arco di secoli e, dunque, di generazioni. Per ragioni eminentemente legate a vincoli di lavoro (anche servili), si è prodotto un progressivo spostamento di gruppi umani, atti-vamente promosso dall’élite che controllava economicamente tutta l’area. Il sistema portuale di Altino, il porto emporio di età romana ai margini della laguna, si insabbia progressivamente già a partire dall’età imperiale. Le città romane (romane?) dell’entroterra diventano via via meno adatte a ospitare gli scali portuali. Tuttavia i contatti con l’oriente e il flusso delle merci continua, anche se con forme e volumi diversi: Torcello, Cittanova e Rialto, ereditano tali funzioni emporiali. Nell’alto medioevo la Venetia marittima assume un nuovo assetto politico: nell’entroterra si consolida il regno longobardo, mentre sulle coste vi è la stabilizzazione di un’area di influenza bizantina. La fortuna di tali nuovi luoghi, quasi città, Torcello, Cittanova e Rialto, sembra risiedere proprio nella capacità di relazionarsi economicamente con questi due mondi, mantenendo e tessendo rapporti con le élite del mondo padano, longobarde prima e carolingie dopo, e – allo stesso tempo – coltivando intensi e fruttuosi rapporti commerciali con il mondo Arabo e Bizantino.

E il trono di Attila nella piazza di Torcello?
La forza del mito ha investito anche questa sedia episcopale di età medievale, fino al XIX secolo collocata all’interno della Basilica di Santa Maria. Si tratta di un seggio che in origine era integrato alla decorazione architettonica dell’abside e che, una volta spostato all’esterno, è divenuto nella cultura popo-are alternativamente seggio in cui si sarebbe seduto il Re de-gli Unni, o seggio dove il magister militum bizantino avrebbe amministrato la giustizia sulla pubblica piazza di Torcello.Se Attila fa parte della leggenda popolare, Maurizio è il magister militum che ci è consegnato dalla storia grazie a una assai discussa epigrafe da sempre considerata il documen-to attestante la fondazione della Basilica di Torcello. Questa epigrafe del 639, ora murata nell’abside della chiesa, ci racconta della donazione di terre di proprietà di Maurzio, il magister militum, su cui costruire Santa Maria Assunta. L’epigrafe certifica il trasferimento della sede episcopale da Altino a Torcello. Il potere militare di matrice bizantina, dunque, e l’autorità ecclesiastica si sarebbero trovati concordi nell’opera di costruzione di un ediFIcio religioso che è unanimemente considerato l’espressione dell’avvenuta salvezza del popolo veneziano, alla FIne al sicuro dai barbari e raccolto e protetto attorno all’ediFIcio religioso che ne deFInisce l’i-dentità.
Gli scavi presso la Basilica di Santa Maria Assunta, tuttavia, suggeriscono l’attribuzione delle fasi di costruzione del complesso religioso (sia la chiesa che il battistero) ad un’epoca unitaria di FIne VII secolo – inizio VIII secolo, sotto l’egida del vescovo Deusdedit I. È assai probabile che esista anche un edificio religioso più antico, ma l’eventuale prova andrebbe ricercata con appositi scavi nell’area absidale. Ciò che è importante rilevare è che la titolarità della diocesi dei vescovi torcellani per tutto l’alto medioevo non cambia: anche se risiedono e costruiscono la loro sede in laguna, continuano a definirsi Vescovi di Altino. Lo si evince dalla loro partecipazione ai sinodi regionali.
È probabile che gli antichi abitanti di Torcello fossero consapevoli del ruolo di riferimento politico ed economico, oltre che religioso, esercitato dai vescovi, in grado di investire ingenti somme di denaro, e guadagni provenienti dalle attività mercantili, per la costruzione e le decorazioni dell’edificio religioso. Gli scavi hanno messo in luce la complessa sequenza archeologica nell’area del battistero, confermando la presenza di una comunità stabile agglutinata intorno alla chiesa, piuttosto ricca, dedita ai commerci e all’artigianato, come testimonia il rinvenimento di un’ampia area destinata alla produzione del vetro. Il vescovo stesso era uno dei finanziatori di tali attività.Il rinvenimento che più descrive la vivacità degli scambi commerciali dell’isola è, probabilmente, quello rappresentato dal denaro di Carlo Magno ritrovato unito a un dirham arabo, datato al II secolo dell’Egira: le lagune veneziane sono oramai luogo di intensi e continui scambi – non solo di merci, ma anche di idee - con l’oriente, sia arabo (Alessandria d’Egitto) che bizantino (Costantinopoli).



Attila, il "Flagello" inventato - Le origini del mitico re unno
di Sergio Frigo
Giovedì 29 Maggio 2014,

http://www.ilgazzettino.it/nordest/pado ... 34904.html

PADOVA - Dalle nostre parti il suo nome è sinomino di "distruttore", e in Francia viene attribuito ai decespugliatori e ai tosaerba; ma nel mondo germanico è considerato un eroico conquistatore, e in Ungheria addirittura un "ottimo principe", un eroe nazionale. Parliamo di Attila, il capo degli Unni, che nel 452 invase l’Italia del Nord, dopo aver devastato Aquileia e aver saccheggiato Padova, contribuendo indirettamente alla fondazione di Venezia da parte delle popolazioni in fuga. Poi il "Flagello di Dio" (una categoria biblica, ma forse anche un nomignolo di cui si fregiava egli stesso, orgogliosamente) si fermò sulle sponde del Po, bloccato, dice la leggenda, dal crocefisso brandito da Papa Leone I, o magari, più prosaicamente, da problemi logistici del suo esercito o da qualche dazione in denaro degli ambasciatori di Roma.

Oltre 15 secoli dopo la figura di Attila continua a suscitare interesse e dibattito. Di recente il Mulino ha pubblicato il volume "Attila e gli Unni. Verità e leggende" di Edina Bozoky, che ricostruisce le origini del mito negativo, mentre sul Re unno e la sua calata in Italia, e sulla produzione letteraria franco-italiana a lui dedicata, oggi (15.30) e domani a Padova, all’Accademia Galileiana e alla Sala del Guariento si terrà un convegno di studi del Dipartimento di studi linguistici dell’Università.

Il convegno, a cui interverrà anche la Bozoky, prenderà le mosse soprattutto da due testi degli inizi del Trecento, scritti nel francese del tempo (di forte impronta italiana) che ripropongono tutte le connotazioni negative già affibbiate dalla tradizione popolare al personaggio, fra le quali persino il fatto di essere figlio di un cane e di portarne impressi i segni nel volto (tradizione derivata probabilmente dai suoi tratti asiatici).

«Il primo testo, "Estoire d’Atile" - spiega l’organizzatore del convegno, Gianfelice Peron - è una prosa di un anonimo autore padovano o veneziano che nel ricostruire la spedizione italiana di Attila evidenzia soprattutto la sua sconfitta ingloriosa ad opera del leggendario re di Padova Egidio: in questa versione Attila, quasi sfidando il destino che gli era stato anticipato da un sogno, si presenta travestito da pellegrino nell’accampamento nemico, si avvicina al Re che sta giocando a scacchi con un suo comandante, e si lascia sfuggire un commento in ungherese, venendo immediatamente riconosciuto da Giglio, sfidato a duello e decapitato con un colpo di spada. Il secondo testo, "La guerra di Attila", è invece opera di poco successiva del notaio bolognese Nicolo da Casola, e consiste in un "poemone" di ben 16 canti e 37mila versi, che non nascondeva fini encomiastici nei confronti della Casa d’Este: il suo fondatore Foresto vi era descritto infatti come uno dei principali antagonisti del signore degli Unni».

Va detto che fra le versioni alternative della morte di Attila, la più diffusa parla di un soffocamento a seguito di una copiosa epistassi. Ma di Attila continuarono a occuparsi anche nei secoli successivi letterati, artisti, musicisti e cineasti (da Delacroix a Verdi ad Abatantuono), fino a una memorabile "intervista impossibile" realizzata per la Radio negli anni ’70 da Guido Ceronetti e Carmelo Bene, di cui parlerà Adone Brandalise. E la
saga continua.



???

SE STE BONI VE CONTO LA VERA STORIA DE ATILA SCRITA E CONTADA DA LA CRONACHISTICA RAVENNATE E VENESSIANA.
Atila el gera proprio un fiol de un can! :”

https://www.facebook.com/photo.php?fbid ... 5925378045

[…] Donde che in 'sto tempo occorse che Ostrabaldo, el qual era re d'Ongaria e havea una fiola unica la qual nomeva Noverze, e questa donna haveva etade perfetta da dover haver marido e vegnivali domandata per molti e assai fioli di signori grandissimi, ma tegnando el ditto re Ostrubaldo d'Ongaria el cuor a dar questa sua fiola al fiol de l'imperador Costantin, el qual se chiamava Brandiano e vedando re Ostrubaldo questa sua fiola molto vaga e bella e non havendo madre, la qual era morta che nomeva la regina Andriana, d'onde el deliberò metterla inuna torre acompagnada con algune donzellette che stesseno in sua compagnia nella ditta torre, etiam donne assai le qual stava in sua guardia azò che persona del mondo non andasse da lie e fevali sporzer el viver suo con una corda aciòche la conservasse la sua castità.

Onde occorse che in questo tempo Ostrubaldo, che sua fiola essendo mandada per habitar nella torre, dove li era stado nobilissimamente apariado la sua stantia, etiam tutte cosse che gli era necessarie. Hor, andando costei per habitar nella torre, la portorno con lie uno cagnoletto bianco de schiatta de levrier e continuo la tegniva questo suo cagnol avente de si, etiam la notte l'al tegniva a dormir in letto con lie e nudrigando questo cagnoletto molto bene per modo che in breve tempo el deventò belissimo e grando che era bella cossa da vederlo e continuo lo era usato de dormir avente sua madonna. Onde l'intravenne uno oribil caxo e per la mala fortuna e disaventura della cristianitade e de christiani che essendo una notte con questo can over levrier in letto avente questa donna e siando etiam lie in letto caldissima. li venne apettito maledetto de luxuria, la si conzignò in letto per modo e per maniera che la fese chel can usò carnalmente con lie, per modo chel diavolo volse la se ingravidò de questo can. Venuto e scorso alcuni mesi in effetto el corpo se li comenzò a crescer molto forte e vedando queste damixelle e le donne ch'erano in sua compagnia questo chel corpo i crescevano forte e del terribilissimo caso, le afferrò quel can e buttolo zoso di balconi nella fossa della torre per modo chel morite. Subito le ditte donne deliberano per lo meio de farlo sapere a suo padre re Ostrubaldo tutta la cosa como la erano seguida e intravegnuda, doiandosi fortissimamente di questa cossa e della disaventura de loro donne che mai non se potteno acorzere de tal fallo, scusandose al re, piui per paura del re che del dano, dubitando chel re non le facesse morir tutte per aver fatto malla vardia a sua fiola unica e sola heriede. Sapudo questo, re Ostrubaldo suo padre ne havè grandissimo dolor e subito deliberò presto proveder a questa cosa. Onde s'aconseiò e deliberò de remediar a tanta cossa e presto e non possando reparar alla cosa già intravenuta, onde el deliberà subito maridarla e cussì fece.

La maridò ditta sua fiola, la qual nomeva Noverze e quella el dete per sposa a uno suo gran baron del suo reame ed era questo suo baron molto degna persona da esser per tutto honorado. Fatto le nozze e menada in effetto el vene el tempo del parturire, la partorì uno putto e a questo le puose nome Atila flagelum dei e questo putto haveva in sì segno de can eciam de homo, ma nel volto tirava al cagnesco e haveva le orecchie a muodo de can livrier longhe, ma per tutto feva tenuto non esser natural homo nè nassudo d'homo.

Essendo nassudo questo putto e visto colui che credevano esser suo padre, questa creatura cussì contrafatta n'havè grandissimo dolor, cognossendo questa creatura non esser del suo seme, ma stava molto attristado e non ossava a dir nè a far novitade alcuna alla donna nè eciam alla creatura per non perder el reame che vegniva a questo Atila che dapuo morto re Ostrubaldo costui succedeva esser re d'Ongaria. Essendo questo putto, chiamato Atila, molto ben e nobilmente nudrigado como persona a cui vegniva tanto reame e venudo grande, forte e anemoso e nella fin morì suo missier, el reame vene a lui e stando costui signor e l'era molto pericolosissimo e crudel signor. Sentendo questo Atila che christiani se feva sì grandi e prosperava contra pagani per modo che li era andati quasi al confin dell'Ongaria, onde il ditto Atila crudelissimo pagan e tiranno el deliberò perseguitar cristiani e la sua fede per modo chel assunò hoste grandessima per andar contra christiani e assunò plui de 400 milia homini a cavallo senza le zente senza numero ch'erano a piedi chel seguitava. E questa zente furon ongari, vallachi, bulgari et altre nationi assai sottoposte alla sua signoria e corona e fatto questo terribil hoste el se partì d'Ongaria nelli anni del nostro signore Jesù Cristo 421 e subito el vene destruzendo d'Ongaria fino in Aquileia e tutti i christiani.[…].


ATTILA: UN MITO DA SFATARE?

La nascita di Venezia viene liquidata in modo semplicistico con l’invasione dei Barbari e in particolar modo di Attila, come se qualche migliaio di rifugiati possano fondare dal nulla una civiltà millenaria. Per capire Venezia e le sue isole bisogna risalire alla Roma imperiale, fissando due capisaldi storici, Ravenna e Aquileia collegate da una fitta e mutevole rete di fiumi e canali.
I romani abili costruttori di strade e ponti le unirono da una strada, all’epoca litoranea, la via Annia, che a Ravenna andava a Adria, Padova, Altino, Treviso, Oderzo, Concordia Sagittaria per poi congiungersi alla via consolare Postumia e arrivare ad Aquileia. Se l’intento dei Romani era di raggiungere nel più breve tempo possibile Aquileia, da Padova avrebbero puntato su Treviso e non su Altino, evidentemente Altino era già strategica, perché nodo di smistamento dei traffici marittimo-fluviali e terrestri, Leonardo da Vinci non era ancora nato e le porte a vento che impediscono il deflusso delle acque non esistevano; il livello dei fiumi era a livello del mare per rendere navigabili i fiumi si ricorreva alle “palade” che con Attila alle porte vennero abbattute rendendo impraticabile la navigazione fluviale e nel contempo alluvionarono le terre emerse. Le acque divennero meschisse (salmastre) e subivano il flusso e reflusso delle maree, solo poche isole erano sufficientemente alte da consentire l’agricoltura fuori suolo. In questo contesto durato centinaia di anni si sviluppa la civiltà “Venetica delle lagune” composta da patrizi, commercianti, barcaioli, pescatori e contadini. Altino, inteso come centro dei traffici, subì nel tempo l’interramento causato dalle torbide dei fiumi Piave, Sile, Dese e altri corsi dìacqua minori.

Attila il “Flagellum Dei” se ne analizziamo la storia è sostanzialmente uno sfigato, con un orda di 500.000 uomini (e donne), non riuscì a piegare Costantinopoli nonostante fosse già in ginocchio da pestilenze e terremoti, riattraversò i Balcani per attaccare il regno dei Goti in Francia, ma a Chalons fu sconfitto da Ezio, ripiegò su Aquileia che gli resistette 3 mesi e cadde dopo che i suoi abitanti si erano messi in salvo nella laguna di Grado, dopo che anche l’ultima cicogna abbandonò il nido portandosi appresso il suo piccolo Distrutta Aquileia, puntò su Torcello dove dovette accontentarsi di saccheggiare la città già abbandonata di Altino, Torcello era due passi, ma fuori dalla portata dei suoi famosi archi unni, le macchine da assedio catturate ad Aquileia erano sicuramente impantanate come i suoi carriaggi, pure la sua famosa cavalleria sempre vittoriosa nelle battaglie era impantanata. A Padova forse fece bottino e viveri, ma non sufficienti per sfamare ciò che rimaneva del suo esercito, anche i padovani si erano rifugiati nelle paludi di Metamauco Chioggia e Brondolo e in altre isole minori ora scomparse, a quel punto continuare a percorrere la via Annia larga circa 2,5 m. con un esercito era pura follia. Forse per questo abbandonò la strada litoranea e non gli rimase che andare verso Milano saccheggiando tutto ciò che il suo esercito di affamati trovava lungo la via.
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Re: El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta

Messaggioda Berto » dom lug 30, 2017 7:46 pm

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Re: El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta

Messaggioda Berto » dom lug 30, 2017 9:19 pm

Atiƚa e Atiƚio (Attila e Attilio)

viewtopic.php?f=44&t=1174
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Re: El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta

Messaggioda Berto » dom lug 30, 2017 9:22 pm

Incontro a Padova l'11 novembre 2016
08 novembre 2016
http://www.padovaoggi.it/eventi/attila- ... -2016.html

Venerdì 11 novembre alle ore 17 nella Biblioteca Universitaria di via San Biagio, il prof. Gianfelice Peron dell'Università di Padova presenterà il volume "Hystoria Atile dicti flagellum dei. Il libro della nascita di Venezia", a cura di E. Necchi, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, Firenze 2016.

L'incontro sarà introdotto da Stefano Frassetto (Biblioteca Universitaria) e si concluderà con l'intervento della curatrice del volume, Elena Necchi (Università di Pavia).

La "vita" o "romanzo" di Attila, redatta in franco-veneto alla fine del Duecento, fu tradotta in latino nei primi decenni del Trecento e poi in veneziano nel 1421.
Nel volume è pubblicata la versione latina del ms 1308 della Biblioteca Civica di Verona con a fronte il "Libro di Atila", in volgare veneziano, stampato a Venezia nel 1472 e conservato alla Biblioteca del Museo Correr di Venezia.


Sono narrate le vicende biografiche del re unno (dalla nascita alla morte), la distruzione delle località venete di Aquileia, Altino, Concordia, Oderzo, Treviso, la fuga dei loro abitanti verso il mare e la fondazione di nuovi centri, tra i quali Venezia.
Il re di Padova, Giano (o Gilio o Egidio), principale oppositore di Attila, dopo aver subito un assedio di sette anni, fugge a Rimini. Attila lo insegue e, travestito da pellegrino, entra nell'accampamento di Giano, che lo riconosce e lo uccide, avverando così la profezia di un indovino.

La tradizionale interpretazione negativa di Attila in Occidente è utilizzata dall'anonimo autore padovano per esaltare il mito della rifondazione di Venezia e degli altri centri litoranei e lagunari.
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