Piero Benbo, on mona kel spresava ła łengoa veneta

Piero Benbo, on mona kel spresava ła łengoa veneta

Messaggioda Berto » mer mag 06, 2015 7:45 pm

Piero Benbo, on mona kel spresava ła łengoa veneta
viewtopic.php?f=40&t=1584

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /Benbo.jpg


El podeva promovar al memo o isteso na łengoa franca volgar, par l'ara tałega, al posto de l'arestogratego e pretesco latin sensa spresar ła łengoa veneta.
Mona cosa serviva spresarla, mona; a te ghevi da valorixar ła łengoa volgar veneta e no da spresarla, monàsa!
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Piero Benbo on mona kel spresava ła łengoa veneta

Messaggioda Berto » mer mag 06, 2015 7:46 pm

Piero Benbo
http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Bembo

Pietro Bembo (Venezia, 20 maggio 1470 – Roma, 18 gennaio 1547) è stato un cardinale, scrittore, grammatico, traduttore e umanista italiano. Regolò per primo in modo sicuro e coerente la lingua italiana fondandola sull'uso dei massimi scrittori toscani trecenteschi. Contribuì potentemente alla diffusione in Italia e all'estero del modello poetico petrarchista. Le sue idee furono inoltre decisive nella formazione musicale dello stile madrigale nel XVI secolo.
Da scrittore, Bembo fu uno dei più eminenti rappresentanti dei ciceroniani, gruppo che si prefiggeva la restaurazione di uno stile ispirato alla classicità romana, contrassegnato dall'imitazione dei due modelli principali della lingua latina (trasportati anche in quella volgare): Cicerone per la prosa e Virgilio per la poesia.
Fu anche l'iniziatore del Petrarchismo, proponendo lo stile del poeta come esempio di purezza lirica e come modello assoluto. Su questa indicazione la poesia dell'epoca prenderà esempi e imitazione dalle rime petrarchesche.


Scriti sol raxonar torno a ła łengoa volgar
http://it.wikipedia.org/wiki/Prose_nell ... gar_lingua
Le Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua (meglio note come le Prose della volgar lingua) sono un trattato di Pietro Bembo. Il titolo completo è Prose di M. Pietro Bembo nelle quali si ragiona della volgar lingua scritte al Cardinale de Medici che poi è stato creato a Sommo Pontefice et detto Papa Clemente Settimo divise in tre libri.
Pubblicate nel 1525, le Prose costituiscono un momento fondamentale nella Questione della lingua. L'idea di base espressa nell'opera è che, per la scrittura di opere letterarie, gli italiani debbano prendere come modello due grandi autori trecenteschi: Francesco Petrarca per la poesia e Giovanni Boccaccio per la prosa.
A livello storico il trattato può essere considerato come uno dei primi tentativi di storia letteraria italiana.
L'opera si fonda sulla cancellazione della tradizione più recente: pur conoscendo a fondo la letteratura del suo tempo, Bembo non riprende nessun esempio di questa origine, anche se menziona alcuni poeti quattrocenteschi: in particolare Lorenzo de' Medici (I,1), padre del suo interlocutore Giuliano de' Medici duca di Nemours, e i veneziani Niccolò Cosmico e Leonardo Giustinian (I, 15; questi ultimi soprattutto per rilevare l'inferiorità della tradizione veneta rispetto a quella toscana).

La coestion de ła łengoa
http://it.wikipedia.org/wiki/Questione_della_lingua
Con questione della lingua, si indica una disputa di carattere sociale in ambito letterario, che ebbe la sua fase più acuta agli inizi del Cinquecento e che si protrasse con alterne vicende almeno fino ad Alessandro Manzoni. Verteva sul problema di quale lingua utilizzare nella penisola italiana.
L'origine del dibattito può ricercarsi nel De vulgari eloquentia di Dante, dove si riprendeva l'allora comunemente accettata teoria della monogenesi di tutte le lingue del mondo (che sarebbero derivate dall'idioma di Adamo: l'ebraico, la lingua delle Sacre Scritture) e si identificava la lingua volgare con lo sviluppo delle varietà plebee locali già parlate nell'antichità a seguito dell'episodio della Torre di Babele in cui Dio avrebbe punito gli uomini facendo sì che le lingue da essi parlate si differenziassero tra loro. Il latino, lingua d'uso internazionale, allora generalmente adoperata nelle scritture e nei discorsi ufficiali, era definito da Dante come gramatica per antonomasia, cioè lingua convenzionale creata artificialmente perfetta. Tuttavia il volgare d'Italia, suddiviso al suo interno in tredici principali ripartizioni dialettali, aveva meritato, grazie alla Scuola poetica siciliana, di elevarsi all'uso scritto. Restava però aperto il problema sulla conformazione di quel volgare illustre che secondo Dante avrebbe dovuto avvalersi del concorso di tutti i dialetti d'Italia.


Pietro Bembo nella storia della lingua italiana
http://www.bsu.by/Cache/pdf/258763.pdf

http://www.homolaicus.com/letteratura/q ... lingua.htm


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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... neta_2.jpg
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Re: Piero Benbo, on mona kel spresava ła łengoa veneta

Messaggioda Berto » mer mag 06, 2015 8:06 pm

El bauco de l'arestogratego Benbo e el cul de Dante!

http://inglesuba.com/wp-content/uploads ... xto-13.pdf

L'affermazione del modello bembiano Punto di svolta rappresentò la pubblicazione delle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo , il quale seppur veneziano di nascita, propose come lingua il toscano trecentesco, lingua letteraria per eccellenza, punto di comunicazione tra gli autori del passato e i posteri. Nel terzo
libro del suo trattato egli redasse una vera e propria grammatica del toscano letterario, fondato essenzialmente sull'uso dei grandi autori trecenteschi: Dante, ma soprattutto Boccaccio e Petrarca, di cui Bembo possedeva tra l'altro l'autografo del Canzoniere.
La questione si risolse di fatto con l'affermazione del modello bembiano, e quindi con la sanzione della lingua letteraria toscana.
Dante venne escluso dal canone degli autori che facevano testo in materia di lingua in quanto il lessico del poeta era più vasto e meno riapplicabile; egli, inoltre, utilizzava vocaboli ora di livello alto ora di livello basso (è noto che nella Divina Commedia compare, ad esempio, la parola "cul").

El panpano de Dante cosa kel scriveva
http://www.homolaicus.com/letteratura/q ... lingua.htm

LE TESI DI DANTE ALIGHIERI

"Non ci stupisce pertanto se i giudizi degli uomini, che son presso che bestie, stimano che una stessa città
abbia sempre parlato un medesimo linguaggio"
. Dante Alighieri

I) Il primo scrittore che pone il problema di una lingua nazionale (no nasional ma de ła penixola, 'lora no ghe jera ła nasion tałiana) e che elabora un tentativo per risolverlo, è Dante Alighieri. Il testo in cui ne parla è De Vulgari Eloquentia (Sulla retorica in volgare), scritto in esilio verso il 1304, in latino, perché rivolto ai chierici, cioè ai letterati di professione: è quindi un'opera specialistica. (Si interrompe al cap. XIV del II° libro). Scrivendolo, Dante si rifà a quell'esigenza di unità linguistica, culturale e nazionale che molti intellettuali, anche prima di lui, sentivano in varie parti d'Italia. Lo scopo del trattato è quello di definire un idioma volgare che possa conseguire un'alta dignità letteraria, elevandosi al di sopra delle varie parlate regionali e sottraendosi all'egemonia del latino. Dante era convinto che i tempi fossero maturi per trattare temi di alta cultura e di alta poesia anche in lingua volgare (dal latino "vulgus"=popolo).



Almanco el vixentin Trisino el jera na s'cianta pì demogratego e l ciamava łengoa e no diałeto tute łe łengoe de łi stati de ła penixoła tałega

http://www.homolaicus.com/letteratura/q ... lingua.htm

Corrente tendenzialmente democratica:

Il più importante fu il vicentino Giangiorgio Trissino (1478-1550), allora il più popolare di tutti. Nelle sue due opere Dubbi grammaticali e Il Castellano (1529) egli, in polemica col Bembo e col Machiavelli, sostiene che la lingua italiana dovrebbe essere detta "italiana" per genere, mentre come specie si dovrebbe chiamare lingua toscana, siciliana ecc. (al pari delle lingue straniere: francese/provenzale; spagnolo/castigliano). Il Trissino aveva posto per primo il principio della italianità della lingua. Egli riconosceva il primato stilistico alla lingua toscana, ma negava che i vocaboli usati da Dante e da Petrarca fossero tutti fiorentini o toscani, essendo invece specifici di altre regioni o comuni a tutte le regioni. Per cui rifiutava l'idea di dover imporre il fiorentino a livello nazionale. Traducendo e divulgando il De vulgari eloquentia, egli cercò di convincere gli intellettuali del tempo che anche Dante, non avendo privilegiato alcun volgare particolare, fosse favorevole a un'idioma "italiano". La lingua italiana doveva in sostanza essere il frutto delle parti migliori di tutti i volgari.
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Re: Piero Benbo, on mona kel spresava ła łengoa veneta

Messaggioda Berto » mer mag 06, 2015 8:13 pm

E sti veneti kive łi xe conpagni del Benbo, łi sprèsa tuti ła łengoa veneta, parké łi ghe prefarise coeła tałiana e el latin e dapò i ga ła faça da cuło de farse paładini de ła łengoa veneta, de ła łengoa del popoło veneto o de łe xenti venete ... e łi scrive łivri anca, en tałian, par parlar de ła łengoa veneta, vargogneve fanfaroni, gnoranti e fanfaroni!

Veneti endependentisti ? ke łi prefarise ła łengoa tałiana a coeła veneta
viewtopic.php?f=161&t=824

El Presidente venesian del "Parlamento Veneto", dal cognome françoxo (Albert Gardin) el ga dito:

Non confondiamo la Repubblica Veneta con la Liga Veneta.
Trovami un documento, un editto della RV scritto in forma "dialettale".
Per "Repubblica", i documenti ufficiali riportano sempre la forma "italiana", quella peraltro suggerita dai veneziani agli altri Stati italiani (Pietro Bembo). Uguale per "Venezia"!
Noi non vogliamo inventarci nulla, ma dare continuità con la storia veneziana, quella che tutti apprezziamo senza se e senza ma.
Stesso vale per l'uso del latino, lingua universale.

I "dialetti" veneti non sono mai stati una "lingua", perché lo diventino, si dovrebbe "codificare", "normare" una nuova lingua veneta. Il veneziano, invece, ha tutte le caratteristiche di una lingua, basata su una letteratura che ne traccia la via. Ma i veneziani, per ragioni di politica internazionale, hanno optato - piaccia o meno - per il "toscano" come lingua ufficiale. Questo non ha impedito al popolo veneziano di coltivare nelle sue relazioni sociali, famigliari e locali, una importante letteratura locale o dialettale. A Corfù la gente parlava sicuramente greco, a Bergamo e Brescia il lombardo, in Friuli il furlan. Bergamasco, Bresciani, Friulani, Istriani, Dalmati, Albanesi e Greci non erano anch'essi veneti della Serenissima, cittadini a pieno diritto della Repubblica Veneta?






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Re: Piero Benbo, on mona kel spresava ła łengoa veneta

Messaggioda Berto » mer mag 06, 2015 8:32 pm

Co ła łengoa tałiana semo rivà a l'oror del stado tałian, no xe stà purpio n'afar par łe jenti de l'ara tałega.
Tornar a łe nostre łengoe nadural e storeghe łè on dover e na neçesità par poderse łeberar de l'oror tałian e roman.
L'opresion del stado tałian e de łe so caste ła se esprime co łe łengoe tałiana e latina, prasiò par forsa cogna metarghe de sora ła łengoa veneta e postarghe soto ste cancare de łengoe arestograteghe, patrisie e castuałi.

La nostra łengoa veneta ła ga da esar come el spuacio del Lama, come ła łengoa de on cobra, cofà el fiło de łe spade veneteghe, cofà ła sfersa de Cristo entel tenpio a Jeruxałem, come na sindała dronega ke co xe ora ła spara bonbe de veretà e lame col fiło fin de na ghejotina.

Na bona łengoa ła ga da portar vita, ben e no morte e mexeria come ke ne ga portà coeła tałiana co anca el sprèso par ła nostra łengoa veneta.
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Re: Piero Benbo, on mona kel spresava ła łengoa veneta

Messaggioda Berto » mer mag 06, 2015 9:07 pm

Dapartuto so ła tera i siori, i patrisi, łi arestograteghi pì de tanto no łi ga mai vesto bona creansa e amor par el povoło. El Benbo el parlava del veneto venesian ma sel ghese dovesto dir calcosa so łe altre varianse łengoesteghe venete come e l pavan o l ruigoto o e l vixentin e l ghin'avaria dite de pexo. Cogna capirli e no far come lori e come ke łi fa tanti "venetisti e venesianisti arestograteghi" ke łi prefarise el tałian e el latin a ła łengoa del popoło veneto, coeła vera e no coeła domestegà e mexa tałiana de çerti xletrani o omani de letare.
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Re: Piero Benbo, on mona kel spresava ła łengoa veneta

Messaggioda Sixara » gio mag 07, 2015 11:11 am

Prima a te dixi :
Berto ha scritto:La nostra łengoa veneta ła ga da esar come el spuacio del Lama, come ła łengoa de on cobra, cofà el fiło de łe spade veneteghe, cofà ła sfersa de Cristo entel tenpio a Jeruxałem, come na sindała dronega ke co xe ora ła spara bonbe de veretà e lame col fiło fin de na ghejotina.

e dopo te dixi :
Berto ha scritto:Na bona łengoa ła ga da portar vita, ben e no morte e mexeria come ke ne ga portà coeła tałiana co anca el sprèso par ła nostra łengoa veneta.

???
( còs ela na sindala dronega :? na 'zan'zala drònica ...)
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Re: Piero Benbo, on mona kel spresava ła łengoa veneta

Messaggioda Berto » gio mag 07, 2015 11:26 am

Me so tolto on parmeso o liçensa poedega (poetica), parabolega, lè na scoerensa formal o de ciàpo retorego.
La sindala lè la xanxara.
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Re: Piero Benbo, on mona kel spresava ła łengoa veneta

Messaggioda Sixara » gio mag 07, 2015 3:15 pm

Berto ha scritto: lè na scoerensa formal o de ciàpo retorego.

No la jera na critica, le pòe starghe anca tùte 2 , jera pa spiegare a cuei ke no te conose ke kele parole lì

Berto ha scritto:La nostra łengoa veneta ła ga da esar come el spuacio del Lama, come ła łengoa de on cobra, cofà el fiło de łe spade veneteghe, cofà ła sfersa de Cristo entel tenpio a Jeruxałem, come na sindała dronega ke co xe ora ła spara bonbe de veretà e lame col fiło fin de na ghejotina.


( ma le podea èsare anca altre cofà : pàke-patone; saràke-straèke;xlèpa-xléca...) altro no le xe ke l to lèsico personale, cusì come ke mi a gò el mio, e tuti 2 el so stile.
Bon-bon, par mi no ghè in-coeren'za, a lo sò ca te sì bon de doparare le figure retoriche.
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Re: Piero Benbo, on mona kel spresava ła łengoa veneta

Messaggioda Berto » dom mag 10, 2015 9:51 am

Me xe vegnsto enament ke a on dron/drone:

pì ke sindala (xanxara) forse a ghe staria mejo siton (libelula).
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