Mostruosità italiane o italiche

Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » ven giu 07, 2019 6:22 am

La truffa italiana delle quote latte a danno dei produttori veneti,friulani e padani


Dopo 20 anni la verità sulle quote latte: avevano ragione gli allevatori
L’ordinanza di archiviazione del Tribunale di Roma depositata questa mattina fa chiarezza sulla lunghissima vicenda delle multe per sforamento
06 giugno 2019
Rossano Cattivello

http://www.telefriuli.it/cronaca/dopo-2 ... Ic1qq_yHZo

Registrate in produzione milioni di vacche con più di 80 anni e quelle che non avevano mai partorito. Questo è solo una degli elementi che dimostrano, dopo tantissimi anni, che gli sforamenti delle quote latte che aveva generato le multe per migliaia di allevatori erano frutto di falsità, incapacità, superficialità e connivenze degli uffici di controllo degli assessorati delle diverse Regioni italiane. Queste sono le parole contenute nelle conclusioni dell’ordinanza del Gip Tribunale di Roma che ha archiviato un’inchiesta avviata nel 2009 ma che ricostruisce l’annosa vicenda e indica puntualmente le responsabilità, pur senza giungere all’identificazione dei nomi.

“Una prima archiviazione – spiega l’avvocato Cesare Tapparo legale di centinaia di allevatori, tra cui molti friulani – aveva ammesso l’esistenza degli errori di calcolo della produzione, giudicandoli però limitati e marginali. Aveva indicato anche dei reati, ma senza possibilità di individuare i colpevoli. Questa nuova ordinanza fa un passo avanti. Infatti, le nuove indagini hanno analizzato anche la catena di controllo e di comando. Nelle conclusioni dell’ordinanza per la prima volta si parla di falsità consistenti e rilevanti”. Nel frattempo però centinaia di allevamenti colpiti dalle multe hanno chiuso i battenti.


Quote latte, il gip: «Dati falsi, politici inerti e conniventi»
6 giugno 2019

https://corrieredelveneto.corriere.it/v ... 5ad3.shtml

VENEZIA«I dati posti a fondamento delle quote latte in Italia sono non veritieri in quanto fondati su autodichiarazioni spesso false e su un sistema di calcolo errato». Peggio ancora: «La falsità dei dati è nota a tutte le autorità amministrative e politiche, rimaste consapevolmente inerti per vent’anni per evitare di scontentare singole corporazioni o singoli centri di interesse, così determinando ingenti danni allo Stato italiano che ha pagato le multe e agli allevatori-produttori che fino a oggi hanno rispettato le regole». Sono alcuni passi del provvedimento - durissimo - pubblicato martedì ed emesso dal giudice per le indagini preliminari di Roma, Paola Nicola, con il quale si archivia il procedimento avviato dalla procura capitolina che ipotizzava reati che andavano dall’abuso d’ufficio alla truffa, fino all’associazione per delinquere.


L’inchiesta

L’inchiesta era partita in seguito alle risultanze della commissione ministeriale voluta nel 2009 dall’allora ministro Luca Zaia. Il sospetto era che l’Italia avesse comunicato all’Unione Europea una produzione di latte molto superiore a quella reale e questo, a cascata, potesse aver comportato multe inesistenti allo Stato e quindi agli allevatori. Le conseguenze sono note: produttori messi in ginocchio dalla cartelle esattoriali (centinaia i veneti coinvolti), proteste di piazza e un braccio di ferro politico che, a distanza di oltre vent’anni dagli scontri di Vancimuglio, non si è mai fermato. Ora arriva questo provvedimento del tribunale di Roma che sicuramente gli allevatori potranno brandire nei tribunali civili dove ancora si discutono i ricorsi contro le sanzioni. Perché il gip non usa mezzi termini, quando scrive che «l’unica certezza a cui si è giunti nel presente procedimento penale, è che i dati sui capi che producono latte è falso e che i numeri forniti da Agea (l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, ndr) e dall’Istituto zooprofilattico sperimentale di Teramo sono del tutto inattendibili, tanto da conseguirne la non verosimiglianza di quelli concernenti il latte prodotto. D’altra parte è una questione di mera logica che, se è errata la cifra degli animali da cui si ricava il latte, non può che essere errato il quantitativo stesso del latte». Per il giudice sarebbero «quasi sei milioni i capi improduttivi inseriti nel patrimonio bovino produttivo nazionale». In pratica avrebbero conteggiato tutte le vacche, anche quelle troppo anziane per produrre il latte.


Le responsabilità

Com’è stato possibile? Secondo il tribunale la responsabilità sarebbe di «fortissimi e occulti centri di potere tutti convergenti nel violare regole e controlli per far arricchire alcuni produttori e allevatori a discapito di altri». Di certo - scrive il giudice - «vi è stata per decenni una totale incapacità e superficialità, e verosimili connivenze, da parte degli organi di controllo degli assessorati all’agricoltura delle Regioni nell’ottemperare ai propri obblighi di accertamento (...) si sono intrecciati per anni malcostume, inerzia, negligenza, assenza del senso delle istituzioni e di rispetto delle regole di trasparenza (...) tali da rendere difficile, se non impossibile, l’individuazione delle responsabilità». Anche se si è chiusa con l’archiviazione, per gli avvocati Maddalena Aldegheri ed Ester Ermondi, che tutelano centinaia di allevatori, è comunque una vittoria: «Per la prima volta un tribunale mette nero su bianco ciò che ripetiamo da anni: il sistema delle quote era “truccato”. Finalmente si restituisce onore e dignità ai produttori che per primi denunciarono ciò che lo stesso giudice, oggi, definisce un gigantesco meccanismo di falsificazione dei dati».




Quote latte: il Tribunale di Roma rimette tutto in discussione
Il sistema di calcolo delle eccedenze viene ritenuto falso e inattendibile. Per centinaia di allevatori alle prese con multe e cartelle esattoriali, ora si apre uno spiraglio
di Angelo Pangrazio
6 giugno 2019

https://www.rainews.it/tgr/veneto/video ... 88374.html



I SOLITI LADRONI, CHE DA SEMPRE GESTISCONO E CONTROLLANO L'AGRICOLTURA, SONO I VERI E UNICI RESPONDABILI!!
https://www.facebook.com/forconicalvani ... 101720485/
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 32702
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mar lug 02, 2019 7:16 am

.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 32702
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mar lug 02, 2019 7:17 am

Concorsi truccati all'Università Rettore sospeso, 40 prof indagati
Laura Distefano
28 giugno 2019

https://m.catania.livesicilia.it/2019/0 ... ore_500820

CATANIA - Concorsi truccati all'Università di Catania. E a pilotarli sarebbero stati il rettore di Catania, Francesco Basile e altri nove docenti dell'ateneo accusati di associazione a delinquere finalizzati alla corruzione e alla turbativa d'asta. Il rettore dell’Università di Catania, Giacomo Pignataro, past rettore, Giancarlo Magnano San Lio, prorettore, Giuseppe Barone, dipartimento di Scienze Politiche (in quiescenza), Michela Cavallaro, Dipartimento di Economia, Filippo Drago, Scienze Biomediche, Giovanni Gallo, Dipartimento di Matematica, Carmelo Monaco, Agraria, Roberto Pennisi, dipartimento di Giurisprudenza, Giuseppe Sessa, Presidente del coordinamento di Medicina, sono destinatari di un’ordinanza applicativa della sospensione dell’esercizio di un pubblico ufficio. La misura firmata dal Gip, su delega della Procura di Catania, è stata eseguita dalla Polizia di Stato. "Un sistema squallido", lo ha definito il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro. "E in alcune circostanze ci sono state minacce di ritorsioni", commenta il magistrato. "Sono molto triste perchè se nemmeno l'ateneo di Catania si è sottratto a queste nefandezza a queste logiche che nulla hanno a che fare con il merito". "Sono molto rattristata di quello che è emerso da questa indagine. Abbiamo scoperchiato una pentola che purtroppo coinvolgeva più dipartimenti dell'Università", commenta Marika Scacco, dirigente della Digos di Catania.

L’operazione della Digos è stata denominata “Università Bandita”. Le indagini hanno consentito di accertare 27 concorsi truccati: di cui 17 per professore ordinario, 4 per professione associato e 6 per ricercatore. Sono in totale 40 i professori iscritti nel registro degli indagati, provenienti dagli atenei di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.

L'attività investigativa ha permesso di svelare un sistema di cui sarebbero stati promotore Basile e l'ex rettore Pignataro. E sarebbero stati 'truccati' una serie di concorsi. "Venivano costruiti i bandi in maniera sartoriale", dice Marco Bisogni, sostituto procuratore di Catania. Alterati quindi i bandi per il conferimento degli assegni, delle borse e dei dottorati di ricerca, per l'assunzione del personale tecnico-amministrativo, per la composizione degli organi statutari dell'Ateneo, per l'assunzione e la progressiva in carriera dei docenti universitari.

"Alcune intercettazioni che sono finite negli atti delle indagini dovrebbero farci indignare", dice Zuccaro passando la parola all'investigatore Claudio Pucci che ha coordinato le indagini della Digos. L'inchiesta è partita dalle denunce dell'ex direttore Lucio Maggio nel 2016. Quando il Consiglio di Giustizia ha stabilito che l'elezione di Pignatario non era regolare, il testimone è stato passato a Francesco Basile. "Tra i due c'è stata un vero e proprio accordo di intenti", spiega Pucci. "Il vincitore veniva deciso a tavolino - aggiunge - e dopo il bando veniva costruito ad hoc. E in alcuni casi era il candidato stesso a decidere i criteri del concorso. E alcune volte era sempre lo stesso candidato ad andare a prendere il commissario e gli mandava anche dei mazzi di fiori".

Anche il Consiglio di Amministrazione di Ateneo è stato deciso a tavolino. Sono stati distribuiti dei 'pizzini' con le indicazioni di voto. Dalle intercettazioni emerge "una decisione bulgara del rettore", spiega ancora il funzionario della Digos.

Sull'ascesa della carriera universitaria, gli investigatori evidenziano che "il sistema delinquenziale non è ristretto all'Università etnea ma si estende ad altri Atenei italiani, i cui docenti, nel momento in cui sono stati selezionati per fare parte delle commissioni esaminatrici, si sono sempre preoccupati di non interferire sulla scelta del futuro vincitore compiuta preventivamente favorendo il candidato interno che risultava prevalere anche nei casi in cui fosse meritevole". Le indagini hanno documentato - evidenziano ancora gli inquirenti - di un vero e proprio codice di comportamento sommerso operante in ambito universitario secondo il quale gli esiti dei concorsi devono essere predeterminati dai docenti interessati, nessuno spazio deve essere lasciato a selezioni meritocratiche e nessun ricorso amministrativo può essere presentato contro le decisioni degli organi statutari. Le regole del codice - si legge ancora nella nota stampa della Questura - hanno altresì un preciso apparato sanzionatorio e le violazioni sono punite con ritardi nella programmazione in carriera o esclusioni da ogni valutazione oggettiva del proprio curriculum scientifico. L'estrema pericolosità e la piena consapevolezza delle gravi illiceità commesse dal gruppo spinto da finalità diverse dalla buona amministrazione e volto, al contrario, alla tutela degli interessi di pochi privilegiati che condividono le condotte criminali dell'associazione a delinquere in parola, emergono inoltre dalle raccomandazioni dei sodali di non parlare telefonicamente o dalla volontà palesata di effettuare delle preventive bonifiche degli uffici pubblici per ridurre il rischio di indagini e accertamenti nel loro confronti".

"Un patto scellerato, che in alcuni casi aveva i metodi della forza tipiche della criminalità organizzata", ha detto Raffaella Vinciguerra, una delle coordinatrici dell'inchiesta. "O resti nel sistema o sei fuori dal sistema", spiega in estrema sintesi Zuccaro. E c'era anche "un sistema di favori tra più atenei", spiega.



Scandalo Università, ecco tutti i docenti coinvolti nell'inchiesta

Fabio Giuffrida e David Puente
2019/06/28

https://www.open.online/2019/06/28/asso ... ve-docenti

Associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta e altro ancora. Questi sono i reati contestati a seguito delle indagini della Polizia di Stato di Catania nei confronti di alcuni membri di spicco dell’ateneo siciliano a seguito di presunti concorsi truccati.

Il prof. Francesco Basile, eletto nel 2017 Rettore dell’Università di Catania
Sospesi rettore e 9 docenti

Coinvolti nella vicenda il Rettore dell’Università di Catania e nove docenti con posizioni apicali all’interno dei dipartimenti, per i quali si stanno eseguendo le misure interdittive della sospensione dall’esercizio dai pubblici uffici.

L’operazione dei poliziotti della Digos, denominata «Università Bandita», ha permesso di individuare 27 presunti concorsi truccati di cui 17 per professori ordinari, 4 per professori associati e 6 per ricercatori. Coinvolti non solo il Rettore e i docenti dell’ateneo siciliano ma anche 40 professori delle università, oltre a quella di Catania, di Bologna, Cagliari, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.


Indagata anche una docente di Cagliari

Tra gli indagati c’è anche una docente dell’Università di Cagliari: si tratta di Maura Monduzzi, professoressa ordinaria di Chimica Fisica della facoltà di Scienze, Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche. Secondo le accuse, la professoressa – accusata di abuso d’ufficio – avrebbe fatto parte della commissione di un concorso, tenutosi a Catania il 25 novembre del 2017 e sfociato in una serie di denunce da parte dei partecipanti per presunte irregolarità.

Tutti i nomi

Sono sospesi dal servizio Francesco Basile, rettore dell’Università di Catania; Giacomo Pignataro, ex rettore dell’Università di Catania; Giancarlo Magnano San Lio, prorettore dell’Università di Catania; Giuseppe Barone, ex direttore del Dipartimento di scienze politiche e sociali dell’Università di Catania; Michela Maria Bernadetta Cavallaro, direttore del Dipartimento di economia dell’università di Catania; Filippo Drago, direttore del Dipartimento di scienze biomediche e biotecnologiche dell’Università di Catania; Giovanni Gallo, direttore del dipartimento di matematica e informatica dell’Università di Catania; Giovanni Carmelo Monaco, direttore del dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania; Roberto Pennisi, direttore del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania e Giuseppe Sessa, presidente del coordinamento della facoltà di Medicina dell’Università di Catania.

Di cosa sono accusati

L’accusa è di associazione a delinquere nonché, a vario titolo, di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, induzione indebita a dare o promette utilità, falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, abuso d’ufficio e truffa aggravata.


Le indagini

Le indagini sono state eseguite dalla Digos nell’arco temporale che va da giugno 2016 a marzo 2018: stando alle prime risultanze investigative, sarebbero stati alterati i bandi di concorso per il conferimento di assegni, borse e dottorati di ricerca ma anche per l’assunzione del personale tecnico-amministrativo, per la composizione degli organi statuari dell’ateneo e per l’assunzione e la progressione in carriera dei professori.

I membri delle commissioni d’esame, provenienti da altri atenei italiani, inoltre, sarebbero stati conniventi: non avrebbero mai interferito sulla scelta del futuro vincitore compiuta preventivamente. Sarebbe stato preferito il candidato interno che risultava prevalere anche nei casi in cui non fosse meritevole: i bandi, dunque, sarebbero stati costruiti «intorno al vincitore» stesso.


27 concorsi truccati, 40 indagati

40 gli indagati, 27 i presunti concorsi truccati. Chi osava violare questo “codice” sarebbe andato incontro a ritardi nelle progressione in carriera o a esclusioni da ogni valutazione oggettiva del proprio curriculum scientifico, come dimostrano alcune intercettazioni.

Ai sodali – spiega ancora la Procura di Catania – sarebbe stato chiesto di non parlare telefonicamente effettuando persino delle preventive bonifiche degli uffici pubblici per ridurre il rischio di indagini e accertamenti (all’indomani dalla sua elezione, il Rettore dell’Università di Catania avrebbe chiesto al suo predecessore se l’ufficio fosse stato «bonificato», ndr).


Modalità procedurale «para mafiosa»

Una modalità procedurale definita «para mafiosa» con tanto di ricatti e concorsi «già decisi» a tavolino. A vincere, quindi, erano sempre gli stessi: «pochi» o «figli dei figli» escludendo, di fatto, chi non conosceva nessuno all’interno dell’ateneo o non intendeva sottostare al loro modus operandi. «L’università nasce su una base cittadina ristretta, una specie di élite culturale della città perché fino ad adesso sono sempre quelle famiglie», questo il pensiero del rettore Basile, intercettato dalla Procura di Catania.

Tra gli indagati anche alcuni vincitori di concorsi che avrebbero sollecitato il capo del dipartimento compente affinché assumesse «condotte ritorsive» verso chi non voleva sottostare alle loro regole. Accertato, infine, lo scambio di favori tra atenei: su questo punto il procuratore Carmelo Zuccaro ha preferito non sbilanciarsi.



Concorsi "truccati" all'Università, Procura ricorrerà contro ordinanza che non ha accolto richieste arresti
01/07/2019

https://www.lasicilia.it/news/catania/2 ... resti.html


Non si arresta l'inchiesta dei pm etnei: oltre ai 27 già al setaccio, un "faro" resta acceso su altre «97 procedure concorsuali sulle quali - ritengono i magistrati - sussistono fondati elementi di reità circa la loro alterazione»

CATANIA - La Procura di Catania presenterà ricorso contro l’ordinanza del Gip che, nell'ambito dell’inchiesta "Università Bandita", ha disposto la sospensione dell’esercizio dal pubblico ufficio per il rettore Francesco Basile, del pro rettore Giancarlo Magnano di San Lio, dell’ex rettore Giacomo Pignataro e di altre sette professori universitari. La Procura aveva chiesto per loro e per altri tre loro colleghi gli arresti domiciliari e il divieto di dimora per altri 27 docenti indagati. L’ufficio retto dal procuratore Carmelo Zuccaro sta valutando i profili penali per cui presentare ricorso e quale provvedimento cautelare chiedere al Tribunale del Riesame per alcuni degli indagati. I magistrati etnei stanno per trasmettere alle Procure competenti gli atti su presunte irregolarità emerse in altre facoltà dalle indagini della polizia di Stato.

Al centro di due anni di accertamenti della Digos della Questura di Catania 27 presunti concorsi truccati, che sono finiti nell'inchiesta "Università Bandita". Ma un "faro" resta acceso su altre «97 procedure concorsuali sulle quali - ritiene la Procura - sussistono fondati elementi di reità circa la loro alterazione». E per fatti che non sarebbero stati commessi soltanto a Catania.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 32702
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mar lug 02, 2019 7:20 am

.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 32702
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mar lug 02, 2019 7:25 am

Reggio Emilia, lavaggio del cervello e falsi documenti per allontanare bambini dai genitori
Diciotto persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti, raggiunte da misure cautelari. Sono accusate di aver sottratto i minori alle famiglie per darli in affido retribuito a conoscenti. Tra gli affidatari anche titolari di sexy shop. Il premier Conte: "Sconvolgente". Una vicenda analoga di 20 anni fa raccontata dall'inchiesta "Veleno"
27 giugno 2019

https://bologna.repubblica.it/cronaca/2 ... slaXUnEFbQ

REGGIO EMILIA - Come 20 anni fa, in quel paese della Bassa Padana raccontato dall'inchiesta "Veleno" di Pablo Trincia. Ore e ore di intensi lavaggi del cervello durante le sedute di psicoterapia, bambini suggestionati anche con l'uso di impulsi elettrici, spacciati ai piccoli come "macchinetta dei ricordi", un sistema che in realtà avrebbe "alterato lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari". Sono alcune contestazioni che emergono dall'inchiesta Angeli e Demoni sulla rete dei servizi sociali della Val D'Enza, nel Reggiano, che ha portato a misure cautelari per diciotto persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti. E poi politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Moncalieri, "Hansel e Gretel", perquisita questa mattina.

Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri di Reggio Emilia. Il sindaco è agli arresti domiciliari. Uguale provvedimento per la responsabile del servizio sociale integrato dell'Unione di Comuni della Val d'Enza, una coordinatrice del medesimo servizio, un'assistente sociale e due psicoterapeuti della Onlus torinese. Ulteriori otto misure di natura interdittiva (divieto temporaneo di esercitare attività professionali) sono state eseguite a carico di altrettanti dirigenti comunali, operatori socio-sanitari, educatori. Tra i 27 indagati anche Fausto Nicolini, direttore generale dell'Ausl di Reggio Emilia.

L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore di Reggio Emilia Valentina Salvi, ha dell'incredibile: vede al centro la rete dei servizi sociali della Val D'Enza, accusati di aver redatto false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti. E non solo.


Il caso Veleno, scatta la revisione del processo
di GIUSEPPE BALDESSARRO

Secondo il quadro accusatorio, quello che veniva spacciato per un modello istituzionale da emulare sul tema della tutela dei minori abusati, altro non era che un illecito business ai danni di decine e decine di minori sottratti alle rispettive famiglie. I destinatari delle misure cautelari sono accusati, a vario titolo, di frode processuale, depistaggio, abuso d'ufficio, maltrattamenti su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d'uso.

I minori venivano allontanati dalle rispettive famiglie attraverso le "più ingannevoli e disparate attività". Tre queste, sempre secondo la ricostruzione dei militari, relazioni mendaci, disegni dei bambini artefatti attraverso la mirata "aggiunta" di connotazioni sessuali, terapeuti travestiti da personaggi "cattivi" delle fiabe messi in scena ai minori in rappresentazione dei genitori intenti a fargli del male, falsi ricordi di abusi sessuali ingenerati con gli elettrodi.

Il podcast Il caso "Veleno": nel paese dei bambini perduti di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli

Il tutto durante, spiegano gli investigatori, i lunghi anni nei quali i Servizi sociali omettevano di consegnare ai bambini lettere e regali dati dai genitori naturali che i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato in un magazzino dove erano accatastati. Tra gli affidatari dei minori anche titolari di sexy shop, persone con problematiche psichiche e con figli suicidi. Infine secondo il quadro accusatorio ci sarebbero stati due casi di abusi sessuali presso le famiglie affidatarie ed in comunità, dopo l'illegittimo allontanamento. In un caso, stando a fonti investigative, si tratterebbe di un bimbo stuprato da un cugino della coppia affidataria.

Alcune vittime dei reati, oggi adolescenti, "manifestano profondi segni di disagio, tossicodipendenza e gesti di autolesionismo" evidenziano i carabinieri di Reggio Emilia, che hanno svolto gli accertamenti.

Le indagini sono iniziate alla fine dell'estate 2018 dopo un'anomala escalation di denunce all'autorità giudiziaria, da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi da parte dei genitori. L'analisi dei fascicoli vedeva puntualmente approdare le indagini verso la totale infondatezza di quanto segnalato. Da questo spunto si è sviluppata l'indagine che ha svelato numerosi falsi documentali, redatti secondo l'accusa dai servizi sociali in complicità con alcuni psicologi.

Il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, da poco rieletto con il 79% dei voti, è indagato per abuso d'ufficio in concorso con altri: secondo la Procura reggiana avrebbe omesso di effettuare una procedura ad evidenza pubblica per l'affidamento del servizio di psicoterapia. Anche Nicolini risponde dello stesso reato per il quale sono cinque gli indagati (anche Federica Anghinolfi, Nadia Campani e Nadia Bolognini). Secondo l'accusa si sarebbero incontrati il 10 dicembre 2018 e, "in violazione del nuovo codice degli appalti del 2016 e delle connesse linee guida dell'anticorruzione", avrebbero dato "illecita prosecuzione" al servizio di psicoterapia che aveva un importo superiore a 40.000 euro, procurando così "un ingiusto vantaggio al centro Hansel e Gretel".
"Ricordi che hai paura di papà?": l'ordinanza
Una bambina che ribadisce di non capire il motivo per cui non poteva più vedere i genitori naturali, dicendo di volerli riabbracciare. E le psicologhe, le assistenti sociali, insieme alla coppia di affidatari - tutti indagati - che le rispondono, martellandola, con un'incalzare di frasi e domande per instillarle il dubbio. E' uno dei dialoghi shock, citati nell'ordinanza del Gip Luca Ramponi, che spiega come i bambini venissero di fatto plagiati, in modo da formare false relazioni, nel sistema smantellato dai carabinieri in provincia di Reggio Emilia.

"Ma io non mi ricordo perché non li posso più vedere", dice la bambina, le cui parole, di ottobre 2018, furono captate da un'intercettazione ambientale. "Ma non ti ricordi che hai detto che (tuo padre, ndr) non lo volevi più rivedere? Io ricordo questo", risponde la psicologa. Ma la bambina: "Non ho detto questo". "Sì, hai detto che non volevi vederlo perché avevi paura che ti facesse del male... che si potesse vendicare... o che ti potesse portare via. Ti ricordi la paura che hai sentito. Te la ricordi adesso?", le viene risposto dall'affidataria. Subito si inserisce una psicologa: "Quello che tu dirai al giudice il tuo papà non lo saprà, neanche la tua mamma".

Di nuovo una psicoterapeuta poco dopo: "Forse sono io che mi ricordo male, ma quando ti hanno detto che non avresti più visto il tuo papà tu eri contenta, te lo ricordi?". La bambina: "Non mi viene in mente, non mi ricordo di aver detto così". "Tu vorresti incontrarli", le chiede la psicoterapeuta. "Mi piacerebbe - la risposta della bambina - anche per rivederli, anche fisicamente. Ogni tanto mi capita di piangere perché mi mancano gli abbracci del papà".

Le reazioni. Conte: "Sconvolgente"
Da Osaka dove si trova per il G20 summit il premier Giuseppe Conte commenta la vicenda: "Tutto ciò che riguarda i bambini rischia di essere drammatico. Ho letto le notizie su Reggio Emilia. Se fossero confermate, si tratta di ipotesi accusatorie sconvolgenti e raccapriccianti".

Il vicepremier Luigi Di Maio parla di "una galleria di atrocità assolute che grida vendetta" e ha dato indicazione ai suoi uffici di scrivere immediatamente una lettera al ministro Fontana per chiedere una verifica immediata di tutto il sistema di affidi nazionale, perchè "orrori simili non sono accettabili". Di Maio attacca il Pd: "Quello che viene spacciato per un modello nazionale a cui ispirarsi sul tema della tutela dei minori abusati, il modello Emilia proposto dal Pd, si rivela oggi come un sistema da incubo".

Il ministro Matteo Salvini annuncia di aver chiesto una commissioned'inchiesta sulle case famiglia: "Al di là del fatto incredibile di Reggio Emilia ho tantissime segnalazioni, che sto valutando col ministro della Famiglia, di abusi e veri e propri sequestri in nome del vantaggio economico. Ci sono tante case famiglia che fanno bene il loro lavoro ma proprio per tutelare queste, bisogna beccare quelle che sequestrano i minori".

Su Facebook la ministra Giulia Grillo scrive: "Non c'è niente di più sacro e intoccabile dei bambini. La storia venuta a galla grazie all'inchiesta dei magistrati è raccapricciante. Ci vuole rigore assoluto e severità massima nel punire le responsabilità che eventualmente emergeranno".

"Schifoso e orribile quanto emerge dall'inchiesta 'Angeli e Demoni' sulla gestione di minori. Si vada avanti, fino in fondo, per accertare le responsabilità, la verità e per punire i colpevoli senza esitazione. Patetici i tentativi di strumentalizzare politicamente questo dramma" scrive su Twitter il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti.

I parlamentari emiliani Dem Graziano Delrio, Vanna Iori, Antonella Incerti e Andrea Rossi annunciano che il Pd si costituirà parte civile: "Oltre ai minori e alle famiglie, vengono colpiti l'immagine e il lavoro di tanti professionisti che operano nei tanti servizi socio-sanitari che hanno fatto sì che questo territorio rappresenti una eccellenza nelle politiche a sostegno e supporto delle persone in difficoltà. Per questo è utile che il Pd si costituisca parte civile nel processo".

La giunta del Comune di Bibbiano esprime solidarietà al sindaco Andrea Carletti ora ai domiciliari: "Abbiamo assoluta certezza che abbia sempre operato nel rispetto delle norme. Prima che come sindaco, conosciamo Andrea come uomo e siamo assolutamente convinti della sua estraneità ai fatti".

“Ciò che sta emergendo ha contorni che, se confermati, sarebbero di una gravità inaudita. In quel caso, è chiaro che la Regione si troverebbe ad essere parte lesa. E, soprattutto, in quel caso, la Regione si aspetta che i delinquenti siamo puniti severamente, come meritano” afferma Sergio Venturi, assessore regionale alla Sanità.

Scandalo affidi a Reggio Emilia, le intercettazioni choc: come manipolavano i bambini
28 giugno 2019

https://www.open.online/2019/06/28/scan ... no-bambini

Sono iniziati nella mattinata di oggi, venerdì 28 giugno, gli interrogatori di garanzia dell’operazione ‘Angeli e Demoni’ sul presunto giro di affidamenti illeciti di bambini nella provincia di Reggio Emilia.

Davanti al Giudice per le indagini preliminari Luca Ramponi, Federica Anghinolfi, dirigente dei servizi sociali dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza, considerata dagli inquirenti figura chiave del ‘sistema’ e l’assistente sociale Francesco Monopoli, entrambi agli arresti domiciliari e accusati di aver praticato il «lavaggio del cervello» ai bambini coinvolti attraverso diverse metodologie.

«Mi sono occupato di fatti molto provanti di ‘Ndrangheta per dieci anni, ma quest’inchiesta è umanamente devastante», dice il procuratore capo di Reggio Emilia, Marco Mescolini. «Per la velocità con cui tutto è emerso, restituisce un quadro assai allarmante. Ma conta il giudizio della legge». Il capo dei pm reggiani aggiunge che «è stato sequestrato altro materiale ora al vaglio degli investigatori. Le indagini proseguiranno e nulla sarà intentato».


Le intercettazioni ambientali

Il quadro che emerge dalle intercettazioni è oltre l’immaginazione. In una intercettazione di una seduta di psicoterapia, per esempio, si consiglia al bambino di organizzare il funerale del padre da cui il bimbo è stato allontanato, «per elaborare il lutto».

Poi c’è la storia di una bimba, riportata dalla Gazzetta di Reggio. Non capisce, e lo ripete, perché non può vedere i genitori. Li vuole vedere, le mancano «gli abbracci di papà». Ma le psicologhe, le assistenti sociali, la coppia affidataria la incalzano. Con domande, dubbi, ribaltando le parole della bambina.

«Ma io non mi ricordo perché non li posso più vedere», dice la piccola, secondo la ricostruzione della Gazzetta di Reggio in base a un’intercettazione ambientale dell’ottobre dell’anno scorso. «Ma non ti ricordi che hai detto che (papà) non lo volevi più rivedere?», dice la psicologa. «Non ho detto questo», risponde la bimba. «Non ho detto che non volevo vederlo». «Sì, hai detto che non volevi vederlo perché avevi paura che ti facesse del male… che si potesse vendicare… o che ti potesse portare via. Ti ricordi la paura che hai sentito. Te la ricordi adesso?», dice la donna che l’ha avuta in affidamento. «Quello che tu dirai al giudice il tuo papà non lo saprà, neanche la tua mamma», ricorda la psicologa. «Forse sono io che mi ricordo male, ma quando ti hanno detto che non avresti più visto il tuo papà tu eri contenta, te lo ricordi?», dice una terapeuta. «Non mi ricordo di aver detto così». «Guarda che non c’è niente di male! Perché se tu hai vissuto una situazione che ti hanno fatto stare tanto male… d’accordo, tu come bimba puoi dirlo che stai proprio male e che non hai voglia di star male così», incalza l’affidataria. «Non è che se tu hai detto che stavi tanto male e non volevi più vederlo sei una brutta bambina». Poi la domanda della psicoterapeuta: «Vorresti incontrarli?». «Mi piacerebbe. Ogni tanto mi capita di piangere perché mi mancano gli abbracci del papà», risponde la bambina.


La “Carta di Noto”

Dialoghi agghiaccianti, ma non sono i soli. La ‘Carta di Noto’, cioè il protocollo con le linee guida deontologiche per lo psicologo forense, quando si trova di fronte ad abusi su minori, viene definita nelle intercettazioni da uno degli indagati «una roba scritta da quattro pedofili». A parlare è Matteo Mossini, psicologo dell’Asl di Montecchio cui è stato vietato di esercitare l’attività professionale per sei mesi, in un dialogo con la psicoterapeuta Nadia Bolognini, ai domiciliari.

Nel valutare la sua posizione, il Gip parla di «disprezzo per i metodi comunemente adottati di valutazione e audizione nonché di approccio terapeutico con i minori sospette vittime di abusi».




Affidi illeciti Reggio Emilia, chi è la dirigente al centro dell'inchiesta
ALESSANDRA CODELUPPI e DANIELE PETRONE
Reggio Emilia, 29 giugno 2019

https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio ... -1.4669841

Obbligava gli assistenti sociali a redigere e firmare verbali dove si attestava il falso riguardo allo stato familiare o al contesto abitativo dei bambini. Che poi decideva a chi affidare (elargendo addirittura contributi doppi fino a 1.200 euro rispetto alle ‘rette’ previste), influenzata tra l’altro dal suo attivismo nel mondo gay, per la lotta in favore dell’adozione alle coppie omosessuali, ma anche dai suoi intrecci sentimentali. E stabiliva pure a quali psicoterapeuti bisognava mandare in cura i piccoli una volta strappati dalle famiglie naturali. Assume quasi il volto di una zarina dei servizi sociali Federica Anghinolfi, dirigente dell’Unione val d’Enza, finita ai domiciliari con numerose accuse tra cui falso in atto pubblico, abuso d’ufficio, violenza privata e lesioni personali gravissime, nelle carte dell’inchiesta 'Angeli e Demoni', lo scandalo scoppiato in provincia di Reggio Emilia sul presunto sistema illecito di affidamenti dei minori strappati alle famiglie naturali con falsificazioni di atti e altri escamotage: 16 misure cautelari emesse, 27 indagati.

AGGIORNAMENTO Affidi illeciti, quei regali mai dati ai bimbi

La donna, 57 anni – che ieri si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al gip nel primo degli interrogatori di garanzia assieme all’assistente sociale indagato Francesco Monopoli – è ritenuta la figura chiave. A partire dall’inizio del ‘sistema’ collaudato secondo gli inquirenti. Arrivava quasi a ricattare giovani operatrici con contratto a tempo determinato, esercitando dunque la sua posizione di potere, affinché redigessero verbali che attestassero muffa sui soffitti, poco cibo in frigo o assenza di giocattoli. Era il primo passaggio – con le presunte falsificazioni delle dichiarazioni degli stessi bimbi al fine di screditare madri e padri naturali – che serviva per ottenere il decreto di allontanamento. Poi l’affidamento, spesso ad altre coppie ‘amiche’ o a lei vicine. E addirittura con un legame affettivo passato.

Qui i nomi degli indagati - La procura di Modena si attiva dopo il caso Reggiano

La Anghinolfi, omosessuale dichiarata, ha avuto una relazione – provata dagli inquirenti – con Fadia Bassmaji, anch’essa indagata, alla quale è stata data in affido la piccola Francesca (nome di fantasia) assieme alla compagna Daniela Bedogni (anche lei nel registro della pm Valentina Salvi).
Queste ultime due – si legge nell’ordinanza – avrebbero «imposto un orientamento sessuale» alla minore vietando tassativamente alla piccola di lasciarsi i capelli sciolti, perché ritenuto dalle due «matrigne» atteggiamento di vanità e di richiamo appetibile per i maschietti a scuola. Il gip definisce questo episodio in modo molto forte come un «comportamento ideologicamente e ossessivamente orientato». Procura e inquirenti stanno infatti scavando nel mondo Lgbt. Nella vicenda è finito ai domiciliari, con le accuse di abuso d’ufficio e falso, anche il sindaco pd di Bibbiano, Andrea Carletti che ieri tramite il legale ha dichiarato di «non aver mai fornito copertura politica a fatti illeciti».
Il procuratore reggiano Marco Mescolini, dopo aver premesso che non bisogna estendere le accuse a tutto il mondo degli affidi, ieri ha commentato così l’operazione: «Mi sono occupato di fatti molto provanti di ‘ndrangheta per dieci anni, ma quest’inchiesta è umanamente devastante».




L'orrore di Reggio: bambini affidati a persone malate e stupratori
28giugno 2019

https://www.lapressa.it/notiziario/la_n ... L6THUrm1rE


Dall'inchiesta condotta dai Carabinieri emerge una realtà inquietante, da film horror. Due casi accertati di stupro nelle famiglie affidatarie

Affidi pilotati che facevano finire i minori in mano ad amici e conoscenti degli assistenti sociali, ma anche a persone in alcuni casi discutibili e in altre senza ombra di dubbio problematiche. Ci sono anche due casi stupro accertati nelle nuove famiglie assegnatarie. E' sempre più inquietante, e sta assumendo i caratteri di un film horror, la vicenda che a più livelli vede coinvolti, nella complessa indagine dei Carabinieri, addetti dei servizi sociali dell'Unione dei Comuni della Val d'Enza e il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (Pd), arrestato.

Quello che emerge dall'indagine è un business illecito ai danni di decine e decine di minori che sono stati sottratti alle rispettive famiglie con la complicità di politici, medici, assistenti sociali, che per anni hanno alterato documenti, ed addirittura i disegni dei bambini, in un ‘sistema’ orientato ad una catena di affidi pilotati, con bambini affidati ad amici e conoscenti degli operatori dei servizi sociali, tra cui titolari di sexy shop, persone con problematiche psichiche o con figli suicidi. Si registrano - scrive l'agenzia Dire - anche due casi accertati di stupro nelle famiglie affidatarie ed in comunità.

Le misure sono scattate sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare: sono coinvolti politici, medici, assistenti sociali e liberi professionisti. Come spiegano i militari in una nota, da diversi anni gli arrestati avevano messo in piedi un illecito e redditizio sistema di “gestione minori”. I minori protagonisti di questa vicenda, alcuni oggi adolescenti, manifestano profondi segni di disagio come tossicodipendenza e gesti di autolesionismo.

I reati contestati ai 16 indagati, a vario titolo, sono frode processuale, depistaggio, abuso ’ufficio,
maltrattamentisu minori, lesioni gravissime (nei confronti dei minori), falso in atto pubblico, violenza privata, entata estorsione, peculato d’uso.

Nella nota, i Carabinieri spiegano di avere intercettato “ore e ore di intensi lavaggi del cervello durante le sedute di psicoterapia effettuate sui minori, anche di tenera età, dopo che gli stessi erano stati allontanati dalle rispettive famiglie attraverso le più ingannevoli e disparate attività, tra le quali:relazioni mendaci, disegni dei bambini artefatti attraverso la mirata ‘aggiunta’ di connotazioni sessuali, terapeuti travestiti da personaggi ‘cattivi’ delle fiabe messi in scena ai minori in rappresentazione dei genitori intenti a fargli del male, falsi ricordi di abusi sessuali ingenerati con gli elettrodi di quella che veniva spacciata ai bambini come ‘macchinetta dei ricordi’”.

Bambini dati in affido anche a persone con problemi psichici

Stando a quanto emerso dalle indagini, i bambini allontanati in modo illegittimo dalle loro famiglie (suggestionati psicologicamente per convincerli della cattiveria dei genitori o di abusi mai avvenuti) venivano poi affidati ad amici e conoscenti degli operatori dei servizi sociali, tra cui titolari di sexy shop, persone con problematiche psichiche o con figli suicidi. E, secondo i Carabinieri che indagano, si registrano due casi accertati di stupro nelle famiglie affidatarie ed in comunità.

In tutto 16 le persone indagate: sei sono state sottoposte alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Tra loro c’è il sindaco di Bibbiano (Reggio Emilia) Andrea Carletti appena rieletto e una responsabile del Servizio sociale integrato dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza. Arrestati anche una coordinatrice del medesimo servizio, un’assistente sociale edue psicoterapeuti di una onlus torinese.

Altre otto misure cautelari di natura interdittiva, costituite dal divieto temporaneo di esercitare attività professionali sono state eseguite a carico di altrettanti soggetti, nelle relative qualità di dirigenti comunali, operatori socio-sanitari ed educatori.

Infine ci sono due misure coercitive del divieto di avvicinamento ad un minore, che hanno colpito una coppia affidataria accusata di maltrattamenti.

Le indagini sono iniziate alla fine dell’estate del 2018 dopo l’anomala escalation di denunce all’autorità giudiziaria, da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori che sarebbero stati commessi dai genitori. L’analisi dei fascicoli vedeva però puntualmente approdare le indagini verso la totale infondatezza di quanto segnalato.

Nonostante ciò, i servizi sociali coinvolti proseguivano nel percorso psicoterapeutico richiesto più volte. Da qui si è sviluppata l’intensa indagine che ha svelato i numerosi falsi documentali redatti dai servizi sociali in complicità con alcuni psicologi, artatamente trasmessi all’autorità giudiziaria.

Come funzionava il meccanismo

In pratica si realizzava la diagnosi di una mirata patologia post traumatica a carico dei minori, condizione questa necessaria a garantirne la presa in carico da parte di una Onlus di Torino. Il pagamento delle prestazioni psicoterapeutiche avveniva quindi in assenza di procedura d’appalto: gli affidatari venivano incaricati dai servizi sociali di accompagnare i bambini alle sedute private di psicoterapia e di pagare le relative fatture a proprio nome. Mensilmente le stesse persone che avevano i minori in affido ricevevano rimborsi sotto una simulata causale di pagamento, falsando così i bilanci dell’Unione dei Comuni coinvolti. I Servizi sociali dell’Unione dei Comuni e l’associazione erano quindi legati a doppio filo. E si scambiavano favori.

Da un lato la onlus era affidataria dell’intero servizio di psicoterapia voluto dall’ente e dei relativi convegni e corsi di formazione, organizzati in provincia. Dall’altra, alcuni dipendenti dello stesso ente ottenevano incarichi di docenza retribuiti nell’ambito di master e corsi di formazione tenuti sempre dalla onlus. Il sistema era talmente consolidato che ha portato all’apertura di un centro specialistico regionale per il trattamento del trauma infantile derivante da abusi sessuali e maltrattamenti (che di fatto è risultata una costola della onlus). In questa struttura, infine, veniva garantita l’assistenza legale ai minori attraverso la sistematica scelta, da parte dei servizi sociali, di un avvocato, anch’egli indagato per “concorso in abuso d’ufficio”, attraverso fraudolente gare d’appalto gestite dalla dirigente del servizio per favorirlo. Gli investigatori stanno ora vagliando le posizioni di decine e decine di minori seguiti negli anni passati proprio dai servizi sociali.



Affidi illeciti Emilia, ex candidata sindaca M5s si dimette: difende la dirigente del Servizio sociale indagata

Stefano Galeotti
1 Luglio 2019

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/0 ... ta/5293955

La consigliera grillina e avvocata ha deciso di lasciare il suo posto in Comune. Sarà la legale di Federica Anghinolfi, accusata di essere una delle figure chiave del sistema di affidamento dei minori emerso nell'indagine Angeli e demoni

Una scelta di carattere personale, per evitare ulteriori malumori all’interno del Movimento reggiano, già reduce da un risultato per niente positivo alle recenti elezioni amministrative. Rossella Ognibene, candidata sindaco dei Cinquestelle lo scorso 26 maggio, si è dimessa dall’incarico di consigliera comunale, ottenuto insieme ad altri tre candidati pentastellati in virtù del 14% dei voti raccolto al primo turno. La decisione, presa in autonomia e senza rilasciare, al momento, nessuna dichiarazione ufficiale, è strettamente legata allo scandalo degli affidi in Emilia: la Ognibene è infatti l’avvocata di Federica Anghinolfi, dirigente del Servizio sociale integrato dell’Unione di Comuni della Val d’Enza che la procura di Reggio Emilia considera figura chiave del sistema illecito di affidamenti dei minori descritto nelle carte dell’inchiesta “Angeli e Demoni”. E se è vero che la posizione professionale della Ognibene non è in conflitto con il ruolo di consigliera, questa suo impegno sarebbe politicamente poco compatibile con la dura condanna espressa dai vertici nazionali e locali del Movimento, i primi a prendere una posizione molto netta sulla vicenda.

“Che voi siate maledetti. Carcere a vita e buttare la chiave”, aveva commentato a caldo la vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni, volto reggiano dei Cinquestelle, molto vicina al vicepremier Luigi Di Maio. La battaglia politica sul tema si è inasprita anche per il coinvolgimento nell’inchiesta del sindaco Pd di Bibbiano, Andrea Carletti, ai domiciliari con l’accusa di abuso d’ufficio e “consapevole della totale illeicità del sistema”. E tra i 27 indagati, di cui 16 sottoposti a misure cautelari, c’è anche la Anghinolfi, ai domiciliari con le accuse di falso in atto pubblico, abuso d’ufficio, violenza privata e lesioni personali gravissime. Per i pm, era lei che aveva affidato la psicoterapia all’interno di una delle strutture coinvolte alla onlus Hansel e Gretel, firmando le determine delle spese relative a prestazioni che arrivavano anche a 135 euro all’ora, nonostante la Ausl di Reggio Emilia potesse utilizzare i propri professionisti gratuitamente. Ed era sempre la Anghinolfi, secondo l’accusa, che in alcuni casi era arrivata a obbligare gli assistenti sociali a redigere e firmare falsi verbali sul contesto familiare e abitativo in cui vivevano i bambini, che poi decideva di affidare in modo arbitrario. La Ognibene, oltre a difendere la Anghinolfi, si trova anche molto vicina a Marco Scarpati, suo collega di studio, un avvocato molto stimato in città per il suo storico impegno a difesa dei minori vittime di abusi e il cui nome figura ora tra quello degli indagati nell’inchiesta che ha scosso l’Emilia.

Le dimissioni della Ognibene rischiano però di creare un’altro problema per i Cinquestelle reggiani: a subentrarle sarà infatti l’ex consigliere comunale Cristian Panarari, primo dei non eletti con le sue 138 preferenze ottenute il 26 maggio. Su di lui, ex wrestler, però pende una richiesta di espulsione mossa in prima persona dalla Spadoni per un post relativo alla Nazionale italiana di calcio femminile pubblicato su Facebook: “Forza Azzurre, regalate ‘notti magiche’ agli italiani”, aveva scritto sul social Panarari, allegando una foto allusiva di Laura Giuliani,la portiere delle Azzurre, durante un’azione di gioco. Il nome di Panarari aveva diviso il Movimento locale anche prima dell’uscita sessista: a ridosso del ballottaggio, per il quale la stessa Ognibene non aveva dato indicazioni di voto ai suoi elettori, l’ex consigliere aveva invece espresso la propria preferenza per il candidato sindaco del centrodestra Roberto Salati, poi comunque nettamente sconfitto dal primo cittadino uscente del Pd, Luca Vecchi. Una presa di posizione che era costata a Panarari la segnalazione da parti di alcuni attivisti pentastellati per la sua mancata imparzialità.



“Io accusato di omofobia per togliermi il figlio e darlo a una coppia gay”
Costanza Tosi - Lun, 01/07/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 5esawl6u2w


"Mi dissero che io ero omofobo. E che dovevo cominciare ad abituarmi alle relazioni di genere"

Da un lato bambini traumatizzati, plagiati dagli psicologi e strappati dall'affetto dei loro cari.

Dall'altro i loro genitori che non si danno pace. Tutte vittime di una rete di donne e uomini disposti a tutto, come si legge nelle carte dell'inchiesta "Angeli e demoni".

Ma non solo. Incontriamo un uomo - che ci chiede di restare anonimo e che chiameremo Michele - che inizia a parlarci. La sua odissea inizia nel 2017, quando gli vengono strappati i figli per darli in adozione a una coppia gay. Tutto inizia con una denuncia per maltrattamenti (adesso archiviata dal tribunale di Reggio Emilia) fatta dalla sua ex moglie. I servizi sociali della Val D'Enza cominciano a monitorare la famiglia, come ci racconta lo stesso uomo: "Venivano a controllare in continuazione. Mi contestavano che la casa non fosse idonea a far vivere i miei figli. Mi hanno detto che la camera dei bambini era troppo pulita, quasi che loro non avessero mai dormito in quella stanza. I giocattoli erano riposti nell'armadio e anche questo a loro non tornava. Cercavano sempre delle scuse, a volte banali".

Ispezioni assidue e incontri continui. Gli assistenti stilavano lunghe relazioni, spesso fantasiose, secondo Michele. Relazioni che però non corrispondevano alla realtà dei fatti in qunato falsificavano gli eventi. Tra le righe delle relazioni infatti ci sarebbero racconti di fatti che però non sarebbero mai avvenuti. Mese dopo mese, anzi, i servizi sociali aggiungevano ulteriori dettagli per creare la figura del "papà cattivo", un pretesto - per gli inquirenti - per togliere i bambini al genitore e affidarli alla madre che, dopo essere andata via di casa, viveva con la sua nuova compagna. Michele doveva quindi diventare l’orco cattivo, il padre violento sia con i figli che con la moglie.

“Un giorno - racconta Michele a ilGiornale.it - mentre mi stava per salutare, mio figlio ha iniziato a piangere perché non voleva andare con la madre. Io non riuscivo a capire, ma siamo riusciti a calmarlo e tutto si è sistemato. Poi è andato via con lei". Ma non solo. Poco dopo Michele scopre dei dettagli agghiaccianti, nelle relazioni dei servizi sociali: "Scopro che Beatrice Benati, che aveva redatto la relazione, nel raccontare i fatti scriveva: 'I bambini si riferivano al padre, insultandolo'. Lì ho capito che c’era qualcosa di strano. Perché avrebbero dovuto scrivere una cosa per un'altra? A che scopo? Ancora oggi me lo chiedo".

Il 15 giugno del 2018 Michele viene convocato dagli assistenti sociali. Incontra Federica Anghinolfi e Beatrice Benati (oggi agli arresti domiciliari) che gli comunicano che non potrà più vedere i suoi figli se non “in forma protetta una volta ogni 21 giorni.”

La motivazione? "Lei è omofobo!", gli spiega la Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali, e attivista Lgbt. "Io ero sconvolto, non volevo crederci - spiega Michele- Chiesi spiegazioni e mi dissero che io ero omofobo. E che dovevo cominciare ad abituarmi alle relazioni di genere". Adesso, dopo un anno, Michele pensa solo ai suoi figli, soprattutto al più piccolo. A causa delle pressioni psicologiche e dei traumi subiti durante il percorso di allontanamento dal padre ora il bambino soffre di problemi psichici. "Sta soffrendo molto, questa situazione lo sta distruggendo e io ho le mani legate. Ha degli atteggiamenti preoccupanti, me lo hanno detto anche le insegnati di scuola - sospira Michele, che fa fatica a parlare e ha la voce rotta dal dispiacere - Dice spesso che non sa che farsene della sua vita, che vuole morire". Sono questi i pensieri di un bambino allontanato dalla propria famiglia. Pensieri che nessuno dovrebbe mai fare. Soprattutto un bambino.


"Angeli e Demoni", si allarga l'inchiesta: indagati altri due sindaci dem
Costanza Tosi - Mar, 02/07/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... nZepth1xB4

Il Pd emiliano elogiava l'esperienza della Val d'Enza tanto da promuovere in quei luoghi "un incontro pubblico della commissione, per ascoltare il territorio e condividere azioni di sistema". Bignami: "Il Pd c'è dentro fino al collo"

Il Partito democratico finisce nell'occhio del ciclone nell’inchiesta sul business degli affidamenti dei minori.

Non solo Andrea Carletti nel registro della pm si aggiungono altri due uomini del Pd.

Paolo Colli e Paolo Burani, ex sindaci di due comuni nel reggiano, Montecchio e Cavriago. Anche loro adesso sono indagati per abuso d'ufficio. Proprio come lui, il primo cittadino di Bibbiano - Carletti, appunto - finito agli arresti domiciliari che, come scritto nell'ordinanza del tribunale di Reggio Emilia, era "pienamente consapevole della totale illiceità del sistema (…) disponeva lo stabile insediamento di tre terapeuti privati della Onlus Hansel e Gretel all'interno dei locali della struttura pubblica della Cura". Il tutto in "costante raccordo" - si legge sempre - con Federica Anghinolfi, la donna paladina delle coppie gay che dava in affido i bambini anche a donne omosessuali a lei legate.

A collegare i due nomi c'è anche una certa familiarità con il mondo della sinistra. Se il sindaco era politicamente legato al Pd, anche la responsabile del servizio sociale integrato dell'Unione di Comuni della Val d'Enza non sembra essere sconosciuta a quell'ambiente, vista la sua partecipazione - per esempio - alla festa dell'Unità di Bologna del 2016. "Il Pd c'è dentro fino al collo", dice senza esitazioni Galeazzo Bignami, di Forza Italia, parlando di quello che considera uno "scandalo in salsa rossa".

Eppure, dopo i 18 arresti disposti dal Gip, a sentire le dichiarazioni degli esponenti del Partito democratico sembra quasi che il sindaco sia una sorta di pecora nera nel sistema del welfare della Regione. "Ciò che sta emergendo dall'operazione dei carabinieri ha contorni che, se confermati, sarebbero di una gravità inaudita", ha detto l'assessore rosso alla Sanità dell'Emilia-Romagna, Sergio Venturi. "In quel caso è chiaro che la Regione si troverebbe ad essere parte lesa". Sulla stessa linea anche il segretario regionale del Pd Paolo Calvano e il capogruppo democratico in Regione Stefano Caliandro che, in una nota congiunta, hanno dichiarato: "Se quei fatti fossero confermati, la Regione sarebbe parte lesa e in quanto tale in sede giudiziaria va presa in considerazione anche la costituzione di parte civile". Il Partito democratico sembra quindi lavarsene le mani. Si dissocia dal sindaco e lo disconosce.

Spulciando tra i resoconti della Regione Emilia, però, spunta un incontro che fa discutere. Era il 2015 quando in commissione parità venivano ascoltati Federica Anghinolfi e il primo cittadino Carletti. "Ero consigliere regionale quattro anni fa, vennero e ci portarono quel sindaco e la responsabile del progetto come esempio in Regione di un sistema virtuoso di tutela dei bambini", racconta l'onorevole Bignami al Giornale.it. In tale occasione Federica Anghinolfi parlò proprio di "creare sul territorio un centro specialistico sul trattamento dei minori vittime di violenza insieme all'Asl di Reggio Emilia". La consigliera Yuri Torri, di Sel, invitava addirittura l'ente a "intervenire per mettere a sistema l’esperienza sviluppata in Val D'Enza in questo anno e a formalizzare dei protocolli". E fu proprio in quell' occasione che emerse anche che il numero di abusi su minori segnalati sul territorio era troppo alto.

Ma in Commissione, Luigi Fadiga, Garante per l’infanzia e l' adolescenza dell' Emilia Romagna, a tal proposito spiegò che "l' errore più grave sarebbe etichettare l'area, perché il fenomeno non è certo circoscritto, nel reggiano semmai c'è stato il coraggio di denunciare e intervenire". E non tardò l’appoggio dell’Anghinolfi che aggiunse: “È stata molto importante”, disse, “la volontà di proseguire l'ascolto delle giovani vittime anche dopo aver raccolto un numero apparentemente sufficiente di informazioni”.

Insomma, solo pochi anni fa, la sinistra emiliana elogiava i metodi della Val d'Enza tanto da promuovere in quei luoghi "un incontro pubblico della commissione per ascoltare il territorio e condividere azioni di sistema", come si legge negli atti. Oggi, invece, si dichiara "parte lesa" e fa finta di non sapere. "Federica Anghinolfi partecipava continuamente a incontri con la sinistra - fa notare però Bignami - E quello è l'esempio che il Pd ci portava". Un modello che si è rivelato un incubo. Un modello che non va certamente seguito ma condannato.

“Siete stati voi, il caro Partito democratico, a rendere potente questa gente sfuggendo al vostro controllo, nella migliore delle ipotesi…” aggiunge Bignami in un video sulla sua pagina Facebook. Un controllo a cui, i responsabili degli orrori compiuti ai danni dei bambini, sono sfuggiti proprio sotto i loro occhi. Sotto gli occhi disattenti degli uomini del Pd.

Come è possibile che nessuno nell’amministrazione locale del Partito democratico sia riuscito a scovare le falle di questo sistema? Sarebbe stato sufficiente non farsi sfuggire i numeri. Numeri, peraltro, riportati nei bilanci dell’Unione. Sarebbe bastato controllare quanti erano i bambini che, negli ultimi anni, erano stati dati in affido dai servizi sociali e, magarim verificare anche gli importi degli assegni erogati dai centri di assistenza per minori.

Come ha fatto Natascia Cersosimo, consigliere comunale del Movimento 5 stelle nell'Unione Comuni Val d'Enza. Fu lei a chiedere, a seguito di una proposta di aumentare di 200mila euro i fondi a favore delle strutture di accoglienza per minori, i documenti che giustificassero tale richiesta. Dai documenti era tutto chiaro. Chiaro e allarmante.

Dal 2015 al 2018 il numero degli affidi era aumentato in maniera sorprendente. Come scrive Paolo Pergolizzi su Reggiosera.it, “i bambini dati in affidamento erano zero nel 2015, 104 nel 2016, 110 nel 2017 e 92 nei primi sei mesi del 2018”. Quindi dal 2015 al 2016 cento bambini sono stati dati in affido e, negli anni a seguire, il numero era in costante crescita.

Ma c’è di più. Tutti i numeri erano in aumento. “Le prese in carico per violenza sono state 136 nel 2015, poi 183 nel 2016, fino alle 235 del 2017 e le 178 del primo semestre 2018. In sostanza, se si fosse arrivati fino a fine anno, si potrebbe dire che nel 2018 sarebbero state praticamente triplicate rispetto a tre anni prima”, scive sempre Reggiosera.it.

Di conseguenza a crescere erano anche i soldi pubblici destinati all’assistenza dei minori. Più affidi, più soldi. “Si passa dai 245.000 euro del 2015, ai 305.000 euro del 2016, fino ai 327.000 euro del 2017 e, infine, a una proiezione di spesa di 342.000 euro nel 2018. Stessa cosa per quanto riguarda le spese necessarie per gli incontri con gli psicologi: dai 6.000 euro del 2015 ai 31.000 del 2017, fino ai circa 27.000 del primo semestre 2018”.

Ma se le cifre destavano sospetto, gli amministratori locali della zona interessata si giustificavano e mettevano le mani avanti. Nel documento ufficiale sulla gestione dei servizi avevano scritto infatti: “I dati di grave maltrattamento ed abuso della Val d'Enza, superiori alla media regionale, non sono ascrivibili ad un fenomeno locale specifico, ma sono in linea con i dati mondiali dell'Oms e di importanti organizzazioni internazionali come Save the Children e Terre des Hommes. Tali dati dimostrano l'essenzialità di un lavoro di rete efficace e qualificato, in linea con le ottime - ma ampiamente disattese - linee guida regionali sul tema”.

Un confronto, che a dirla tutta, non regge proprio. O, per meglio dire, aggrava la situazione. Infatti, con questa dichiarazione, si sostiene che i dati sugli abusi fossero in linea con quelli forniti da Ong internazionali operanti in territori di guerra o in Paesi in via di sviluppo. Non proprio una condizione ideale per un comune italiano.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 32702
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » gio apr 16, 2020 9:56 am

Luttwak ad Affari: L’Italia è in crisi perché è prigioniera di una casta
15 aprile 2020

https://www.affaritaliani.it/politica/l ... refresh_ce

Saremo il Paese più colpito d’Europa dalla recessione per il Coronavirus. Cosa dovremmo fare per uscirne, visto che nessuno ci aiuta?

"Secondo le statistiche tra i i 196 Paesi del mondo l’Italia è il numero 8 per ricchezza totale. L’Italia è uno dei Paesi più ricchi del mondo eppure deve andare in giro come un mendicante perché è occupato da una casta. Questa è la ragione del perché lo Stato italiano non può funzionare. E non può funzionare a causa del sistema legale che è il sistema nervoso dello Stato. Ogni volta che qualcuno ha cercato di riformare questo sistema legale italiano, per aver una magistratura europea, viene bloccato dai magistrati che aprono un qualche processo contro di te o un parente".

Lei dice che abbiamo uno Stato burocratico in cui non c’è giustizia e questa è la causa numero uno del suo cattivo funzionamento?

"In Italia non c’è giustizia. L’Italia è un Paese occupato da caste. E la principale casta è quella dei magistrati, uno dei corpi più lenti e improduttivi del mondo. Qualcuno non ti paga, tu lo porti a processo, lui perde, va in appello, riperde, va in appello di nuovo, poi va in Cassazione e il giudice della Cassazione non scrive la sentenza per un anno, per due anni, per tre anni. È successo. Se il poveretto che non è stato pagato ormai da 15 anni chiede al suo avvocato di fare una protesta, di fare qualcosa questo gli risponderà “per carità”. Poi il magistrato andrà in pensione e un altro giudice prenderà l’incarico e rivaluterà gli atti. Come può funzionare uno Stato così?"

E che si dovrebbe fare?

"Le faccio un esempio. Uno Stato così nel suo funzionamento, per esempio oggi con l’emergenza del virus, ha emesso un documento per i pagamenti più semplici possibili ed è di 10 pagine. L’equivalente in Canton Ticino sono 4 domande, occupa un terzo di una pagina, perché lì se dici una bugia in 6 mesi sei in carcere. Da un lato il sistema non da giustizia. Quando te la daranno forse sarai morto. Mentre dall’altro lato a causa della macchinosità di un sistema medioevale non si muove nulla. Non puoi sapere se il giudice, che si prende tutto quel tempo, non scrive la sentenza e lo fa per ignavia o perché è corrotto. Tu non puoi saperlo. Forse l’imprenditore che non ti paga ha passato una mancia al giudice ma tu non puoi saperlo. Non importa se è ignavia o corruzione il risultato è lo stesso e cioè che lo Stato italiano non può funzionare. Il risultato unico è ricorrere alla criminalità organizzata".

Ma i magistrati imputano al non avere mezzi, strutture, personale l’impossibilità di essere celeri e far funzionare al meglio i procedimenti!

"Hanno sé stessi perché i giudici della Cassazione italiana sono pagati molto meglio che la media dei giudici in Europa. Si lamentano? Non hanno i mezzi perché costano troppo, sono molto ben pagati. Troppo. I giudici della Cassazione guadagnano più dei giudici della Corte Suprema americana che sono solo 7. Loro sono più di un centinaio".

E per i fondi da trovare?

"Cassa depositi e prestiti, nella situazione di oggi, potrebbe funzionare come un fondo sovrano e potrebbe dire fate quella strada, aprite quel cantiere, costruire quel ponte, ma non può farlo perché subito interviene qualche magistrato. Poi in Italia è tutto così strano: prima arrestano le persone poi cercano le prove. Quante volte è successo!? Il caso limite in tutta Europa che è stato esaminato e studiato ovunque da tutti è il caso di Calogero Mannino. Viene accusato di mafia nel 1994, viene processato fino a quest’anno (è stato definitivamente assolto nel 2019, ndr). La Procura di Palermo perde i suoi processi e ogni volta fa appello e poi lo accusano della stessa cosa ma usando un altro nome. Prima era associazione esterna alla mafia poi è diventato negoziato Stato-mafia. Come può funzionare uno Stato così? Negli Stati Uniti una cosa del genere può anche accadere perché ci possono essere procuratori che fanno politica, ma addirittura in Italia c’è qualcuno di loro che si è buttato in politica. Negli Stati Uniti però faranno un processo contro questo magistrato e lo metteranno in galera. Va in prigione perché ha fatto dei processi contro un cittadino senza avere prove".

Sono sistemi diversi...

"Ma in Italia c’è addirittura la carcerazione preventiva. Da nessun parte accadono cose così come in Italia. Forse in Corea del Nord. Prima il magistrato ti accusa, poi ti arrestano, poi ti sbattono dentro, poi lui cerca le prove, ma dopo, tenendoti in carcere. Non può funzionare. Nell’Unione Europa ci sono Paesi molto più poveri dell’Italia, come ad esempio la Slovacchia, la Polonia, l’Ungheria. Conte è là seduto per terra che strilla “voglio gli eurobond!” ma chi dovrebbe pagare gli ungheresi? Gli slovacchi? L’Italia vuole solidarietà da un gruppo di Paesi che sono molto più poveri di lei".

Visto questo cortocircuito tra burocrazia, casta di Stato, giustizia, cosa devono fare gli italiani per uscirne?

"Gli italiani sono a casa. È una buon occasione per riflettere. E dire: siamo un Paese molto produttivo e ricco ma il nostro Stato non funziona perché il sistema legale che è il sistema nervoso di un Paese non funziona. È gestito da una classe di persone che non sono europee. La magistratura italiana non è una magistratura europea. Non so da dove viene, forse è una magistratura da Stato arabo e non importa se le cose non funzionano se per ignavia o per corruzione. Il risultato è lo stesso. Quelli che hanno accusato Calogero Mannino era i nemici politici e il sistema li ha lasciati fare. Certo i procuratori sono controllati da un corpo professionale ma in Italia questo corpo professionale, che è il Consiglio Superiore della magistratura, è lottizzato da differenti fazione. Gli italiani devono riflettere. Siamo mendicanti perché lo Stato non funziona. Lo Stato non funziona perché non abbiamo una magistratura europea. Dobbiamo finalmente avere una magistratura europea. Un giudice che non scrive una sentenza in un mese o in una settimana deve essere licenziato".

Non mi sembra che i media televisivi abbiano aperto una discussione su questi temi. Non la pensano così…

"L’opinione pubblica quando vede che il paziente sta morendo perché ha la cancrena deve vedere dove è cominciata questa cancrena. I media devono esaminare due cose per capirlo, non mille, non un milione di cose: il processo di Calogero Mannino (chi lo ha fatto e come, in tutto il mondo cose così non si sono mai viste, è un anomalia gigantesca); e il modulo emesso ieri dal governo per chiedere i fondi e compararlo a quello del Canton Ticino. Solo queste due".

Come liberarsi da questa situazione di Stato disfunzionale e pericoloso per i cittadini?

"Quando una persona sta morendo di cancrena guarda dove è iniziata. Comincia tutto dal non avere una giustizia di tipo europea, dal non avere una magistratura europea. Faccio un altro esempio: il sistema legale francese che è quasi simile a quello italiano ha però una differenza: nessun procuratore può muoversi se non autorizzato da un giudice di istruzione che chiede ai magistrati che accusano: 'tu le prove le hai? Per far durare il processo velocemente, tre giorni!? Ed avere così una risoluzione chiara? No!? Allora non disturbare il cittadino!'. Se tu fai una truffa contro lo Stato ti prendono subito, perché non hai un sistema intasato da tutte questa massa di accuse opinabili, lungaggini, cose barocche e fatte per altri motivi. Ti fanno un processo e ti mandano in prigione rapidamente. Quanti italiani sono in prigione per non aver pagato le tasse?"

Pochissimi... credo qualche centinaio, 200 forse...

"Esatto! In America sono 50.000".

Capisco...

"Perché ti beccano. Racconto l’aneddoto di una signora di New York, proprietaria di grandi alberghi. Ha pagato 800 milioni di tasse ma in quell’anno, qualche anno fa, si è fatta comprare un sofà di poche migliaia di dollari, 3400 dollari, e l’ha portato a casa sua e non in uno dei suoi alberghi come dichiarato. Quando è stata beccata dalle tasse ha preso 3 anni di prigione, di solito sono 5. Aveva 76 anni ed è andata in prigione. Il processo è durato circa un’ora".

Noi saremmo felici anche se durasse una settimana...

"Se fosse accaduto in Italia avrebbero aperto un dossier per investigare cosa ha fatto negli ultimi 60 anni. Forse l’ha fatto altre volte? Sa, ci sono molti modi, per la magistratura araba o turca che l’Italia ha, per non fare il proprio lavoro. Ricordo quando Andreotti era accusato di associazione esterna mafiosa. Invece di fare vedere due fotografie, lui che abbraccia il suo grande amico Salvo Lima e Lima che abbraccia qualche mafioso, si è deciso di accusarlo di tutto, compreso l’omicidio di un giornalista (il riferimento è all’omicidio Pecorelli, ndr). In Italia la signora dell’albergo non avrebbe fatto un giorno di galera. Le avrebbero aperto un’indagine per 27 anni".

La maggioranza dei media descrive i problemi italiani in tutt’altro modo. Come è possibile?

"Allora devono spiegare questo mistero in un’altra maniera. Il mistero di avere uno Stato così ricco ma che fa il mendicante".

Lei dice che se non cresce questa consapevolezza non ne usciamo?

"No, il paziente non esce. È un malato cronico che resta in sedie a rotelle. È l’Italia. Ma adesso ha un’occasione per riflettere".
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 32702
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mer mag 20, 2020 11:29 am

Arrestato il Procuratore di Taranto Capristo: pressioni per indirizzare indagini
di GIULIANO FOSCHINI
19 maggio 2020

https://bari.repubblica.it/cronaca/2020 ... 257060253/

Il procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo è agli arresti domiciliari su ordine della procura di Potenza. L’inchiesta nasce da un fascicolo della procura di Trani, aperto quando Capristo già si era trasferito a Taranto. E sulla quale, secondo la ricostruzione, avrebbe comunque provato a fare pressioni per indirizzarne l’esito.

Il Procuratore cercò di indurre il pm di Trani, Silvia Curione, a perseguire ingiustamente una persona per usura facendo temere al magistrato ritorsioni sul marito, il pm Lanfranco Marazia, suo sostituto alla Procura di Taranto. Anche ex procuratore di Trani, Antonino Di Maio, è indagato per abuso d'ufficio e favoreggiamento.

Oltre a Capristo, sono agli arresti domiciliari l'ispettore Michele Scivittaro, in servizio presso la Procura di Taranto, e gli imprenditori pugliesi Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo. Secondo l'accusa, gli indagati avrebbe compiuto "atti idonei in modo non equivoco" a indurre la pm di Trani a perseguire penalmente una persona che gli imprenditori, considerati i mandanti, avevano denunciato per usura.

Il magistrato, però, non solo si oppose fermamente, ma denunciò tutto. Per la denuncia - ha stabilito l'inchiesta - non vi erano presupposti né di fatto né di diritto. Capristo e Scivittaro, inoltre, sono "gravemente indiziati di truffa ai danni dello Stato e falso".

L'ispettore risultava presente in ufficio e percepiva gli straordinari, ma in realtà stava a casa e svolgeva "incombenze" per conto del procuratore. Stamani sono state eseguite perquisizioni a carico di altre persone e anche di un altro magistrato, che è indagato per abuso d'ufficio e favoreggiamento personale.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 32702
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Precedente

Torna a Diritti umani, discriminazioni e razzismi

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 3 ospiti

cron