Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » mar apr 16, 2019 12:52 pm

Emergenza terrorismo, Parigi chiede chiusura frontiere con l’Italia
martedì, 16, aprile, 2019

http://www.imolaoggi.it/2019/04/16/emer ... on-litalia

Centinaia di terroristi islamici potrebbero arrivare in Italia approfittando del caos libico: non a caso la Francia ha chiesto ufficialmente di prorogare la chiusura delle frontiere con l’Italia per altri sei mesi, per “emergenza nazionale” legata al terrorismo. E’ quanto si apprende da fonti del Viminale che ha immediatamente risposto con una direttiva.

La crisi in atto a Tripoli, con l’avanzata delle forze del generale Khalifa Haftar sulla capitale libica, potrebbe spingere 800.000 migranti e libici, tra cui criminali e jihadisti legati all’Isis, verso l’Italia e le coste europee. Questo l’allarme lanciato dal premier del governo di accordo nazionale libico, Fayez al Sarraj.
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Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » mar apr 16, 2019 10:30 pm

AfriCom (Usa) torna in Libia. Crisi a una svolta?
16 aprile 2019

https://formiche.net/2019/04/africom-us ... una-svolta

AfriCom, il comando del Pentagono che copre l’Africa, ha annunciato oggi al Consiglio presidenziale libico guidato dal premier onusiano Fayez Serraj, che un team di forze speciali statunitensi rientrerà in Libia. Gli operativi americani, precedentemente rimossi per ragioni di sicurezza, saranno acquartierati a Misurata, città-stato schierata al fianco del progetto di stabilizzazione delle Nazioni Unite che sta guidando le forze che proteggono Serraj e Tripoli contro il tentativo di attacco lanciato giovedì scorso dal signore della guerra dell’Est libico, Khalifa Haftar.

A Misurata si trovano anche i militari della Folgore che proteggono l’ospedale da campo che l’Italia ha inviato tre anni fa, a sostegno dei combattenti misuratini che hanno sconfitto il Califfato baghdadista che aveva creato a Sirte la sua roccaforte.

Fonti libiche passano la notizia del rientro americano a Formiche.net in modo discreto, confermando che il ruolo degli specialisti Usa non sarà operativo, ma avranno il compito di consulenza per i misuratini, oltreché essere una forza di pronto intervento. Washington teme un’escalation e sta lavorando a stretto contatto con l’Italia, che sul fronte libico viene considerata dagli Stati Uniti il partner più affidabile.

Ieri il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, ha ricevuto alla Farnesina l’ambasciatore americano Lewis Eisenberg; nei giorni scorsi, il premier Giuseppe Conte – che si è intestato il dossier sulla crisi libica – ha parlato dei continui contatti tra Roma e Washington (contatti confermati anche dal senatore Lindsey Graham in un’intervista al CorSera pubblicata oggi, in cui ha spiegato che nell’ambito di una partnership più ampia a sfondo Siria, gli Usa sono disposti a impegnarsi di più sulla Libia).

Lunedì il premier Conte incontrerà il vicepremier e ministro degli Esteri qatarino, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che dovrebbe vedere anche Moavero: il Qatar, alleato italiano (ma anche partner americano: ospita l’hub del CentCom), è uno dei principali sponsor delle milizie che difendono Serraj. L’incontro viene descritto tra gli sforzi diplomatici del governo italiano per evitare l’escalation della soluzione militare.

Sempre lunedì a Roma arriverà il vice di Serraj, Ahmed Maitig, dove terrà una serie di incontri. L’esponente misuratino incontrerà Conte e il ministro Moavero, mentre pare che si stia organizzando anche un colloquio con il vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Dal campo arrivano conferme che le forze haftariane sono sostanzialmente in stallo, “stanno perdendo”, l’avanzata è pressoché bloccata, dice una fonte a Formiche.net. Le forze di Serraj hanno respinto l’offensiva degli uomini affiliati ad Haftar verso Suani Ben Adem, 25 chilometri a sudovest di Tripoli. Mentre altre truppe “sono state isolate”, aggiungono le fonti dal posto, rimaste tagliate fuori dalle retrovie. All’Ansa, il generale Abuseid Shwashli, che comanda le truppe pro-Serraj nel distretto sudovest, ha parlato di una controffensiva lungo quella fascia. Sempre l’Ansa ha avuto conferma delle presenza di forze speciali francesi nella zona di Garian, osservatori nel cuore dei combattimenti.
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Messaggioda Berto » gio apr 18, 2019 3:12 am

Quei migranti che dalla Libia decidono di tornare in Niger
Mauro Indelicato
18 aprile 2019

http://www.occhidellaguerra.it/migranti ... nano-niger


Il flusso di migranti da quando è in corso la battaglia per Tripoli in effetti appare aumentato, ma in direzione opposta: se prima la Libia affronta il fenomeno della rotta di subsahariani che entrano dal Niger, adesso è l’esatto opposto con il Niger che conta dalla Libia un afflusso sempre maggiore di migranti che fanno marcia indietro. A riportare questo aspetto del fenomeno migratorio sono alcuni funzionari dell’Oim, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, interpellati dalla tv Al Jazeera.

L’afflusso di migranti ad Agadez

Il nord del Niger da anni è punto di riferimento per le partenze verso la Libia. Raggiungere questo territorio per i migranti provenienti dai paesi del Sahel non è molto difficile: grazie alla zona di libero scambio dell’Ecowas (o Cedeao se si fa riferimento all’acronimo francese) dal Burkina Faso, dalla Nigeria, così come dal Mali o da altri paesi confinanti è possibile raggiungere il Niger e spostarsi poi all’interno di questo Stato tra la capitale Niamey e le province settentrionali confinanti con la Libia. Agadez è l’ultimo grosso centro prima che il deserto prenda il sopravvento e le carovane di migranti raggiungano il territorio libico. Poi da qui in poi si entra nella parte del tragitto in mano ai trafficanti di esseri umani che gestiscono la tratta e che, dopo l’attraversamento del Sahara, portano i migranti lungo le coste da dove poi si aspira a partire verso l’Italia.

Città punto di riferimento dei tuareg nigerini, un tempo famosa per essere una delle tappe della gara automobilistica della Parigi – Dakar, Agadez negli ultimi anni vede l’emergere di un’economia sommersa retta soprattutto dall’indotto del traffico di migranti. I pick up che fino ai primi anni 2000 trasportano i turisti nei luoghi del rally più famoso al mondo, oggi vengono impiegati per portare decine di africani verso la Libia. Ma adesso, come accennato in precedenza, la situazione inizia a variare. A causa del conflitto a Tripoli, i migranti preferiscono rimanere ad Agadez oppure tornare nella città nigerina percorrendo al contrario la rotta che alcune settimane fa li porta in Libia.

Il Niger adesso ha il problema inverso: se prima il paese africano chiede aiuto per fermare il flusso verso la Libia, ricevendo anche un miliardo di euro all’anno dall’Ue per arginare il fenomeno, ora si ritrova centinaia di migranti che ogni giorno attraversano da nord verso sud la frontiera. Chi arriva nel paese nordafricano ad inizio aprile, inverte subito il suo percorso: troppo rischioso andare avanti nella vana speranza di raggiungere le coste della Tripolitania. Ma del resto un simile scenario viene già annunciato nei giorni scorsi da Ayoub Qassem, portavoce della Guardia Costiera di Al Sarraj: “Le strade normalmente usate per arrivare nei punti di partenza dei barconi sono inutilizzabili per via degli scontri”. Dunque, la soluzione attuale è tornare indietro oppure rimanere in Niger.

Una soluzione considerata solo temporanea

Diverse centinaia di migranti quindi tornano indietro: lo spauracchio di avere una pressione sempre maggiore lungo le coste nordafricane al momento appare attenuato. La guerra per adesso sta rendendo la vita impossibile ai trafficanti e sta facendo desistere diversi migranti dal pensiero di continuare la traversata del deserto libico. Ma secondo quanto descritto da Al Jazeera, questo non vuol dire definitivo arresto del flusso diretto verso l’Europa e principalmente verso l’Italia. Al contrario, funzionari Oim dichiarano che la maggior parte di chi rimane in Niger o rientra nel paese, non rinuncia alla possibilità di andare verso il Mediterraneo una volta placata la guerra alle porte di Tripoli.

In poche parole, Agadez è solo una sistemazione provvisoria. Molti migranti sarebbero disposti ad aspettare diverse settimane prima di prendere una decisione definitiva. Di certo c’è però che, allo stato attuale, le organizzazioni criminali in Libia non hanno la possibilità di sfruttare il caos a Tripoli per provare a rimettere nel Mediterraneo decine di barconi. Ma questo non deve significare, per l’Italia e l’Europa, dormire sonni tranquilli.


Lo sporco gioco dei libici: così ci ricattano sui migranti
Mauro Indelicato
17 aprile 2019

http://www.occhidellaguerra.it/la-strum ... rte-libica

Cifre e numeri destinati a creare preoccupazione soprattutto lungo la sponda italiana del Mediterraneo, allarmi volti a sensibilizzare un Paese, quale il nostro, che vive da vicino la questione legata a flussi migratori. Sono giorni in cui dalla Libia, sia dal lato di Al Sarraj che da quello di Haftar, arrivano vere e proprie allerte. L’ultima riguarda quella lanciata dal premier libico e che parla, in particolare, di 800mila migranti presenti in Libia. Un modo per spingere Roma ad adoperarsi affinché il problema venga risolto, magari dando appoggio politico (e soldi) al governo insediato a Tripoli ed impegnato in queste ore a respingere gli assalti dell’Lna. Ma quella sui migranti è reale emergenza?


I numeri attuali

Un’emergenza è tale quando una situazione appare repentinamente variata e cambiata in un lasso di tempo talmente veloce, da richiedere decisioni e sforzi fuori dall’ordinario. Dati alla mano, non esiste un’emergenza immigrazione dalla Libia per via della guerra attualmente in corso. L’Italia deve ovviamente valutare tutti gli scenari futuri ed agire secondo una precauzione figlia del buon senso, ma considerare emergenza ciò che emergenza non è potrebbe risultare controproducente. Parlare oggi di necessità di contenere i flussi generati dal conflitto libico equivale a parlare di ricostruzione prima di un terremoto. Al momento non c’è alcun incremento di approdi relativi alla rotta libica: la guerra scatenata dal generale Haftar lo scorso 4 aprile su Tripoli non genera fino a queste ore la temuta ondata di profughi.

Ma questa è soltanto la prima valutazione sugli allarmi che arrivano dalla Libia. In secondo luogo, per quanto concerne nello specifico le parole pronunciate da Al Sarraj nei giorni scorsi, è bene fare doverose precisazioni: qualora corrisponda a verità la presenza sul territorio libico di 800mila migranti (e non è la prima volta che il premier libico parla di una cifra del genere), non è detto che tutti aspirino ad entrare in Italia. Al contrario, molti di loro sono in Libia regolarmente per lavoro: il Paese africano già dai tempi di Gheddafi ha un disperato bisogno di manodopera, che solo i migranti sud sahariani riescono a fornire. Nelle zone libiche al momento estranee al conflitto, tra gli africani provenienti da altri Paesi del continente sono in tanti a trovare lavoro.

Che il problema riguardi numeri certamente inferiori a quelli menzionati da Al Sarraj lo sostiene anche Enzo Moavero Milanesi: “Non ci risulta che 800mila migranti siano pronti a salpare – afferma il ministro degli esteri in un’intervista a Radio Capital – Ci risulta che essi siano nell’ordine di qualche migliaio”. A questo occorre aggiungere un’altra considerazione che riguarda le parole, ribadite nei giorni scorsi, del portavoce della Guardia Costiera Libica Ayoub Qassem: “Le strade normalmente usate per arrivare nei punti di partenza dei barconi – dichiara – sono inutilizzabili per via degli scontri”. Sorge dunque, per migranti e trafficanti, un mero problema logistico: organizzare partenze dalle coste libiche è molto più complicato in tempo di guerra aperta che in tempo di apparente pace.


L’Italia tirata per la “giacchetta”

Fatte queste premesse dunque, ben si intuisce quanto importante sia la prevenzione di determinati fenomeni tenendo ben presente però l’attuale realtà dei fatti, che non parla di emergenza. Anche perché, al contrario, da alcuni giorni risulta che diversi migranti presenti in Libia tornino a gruppi in Niger in quanto preoccupati di rimanere loro malgrado invischiati nel conflitto a Tripoli. E gli stessi libici divenuti profughi per via delle case tremendamente vicine alla linea del fronte, scappano sì ma in altre zone della Libia o in Tunisia. Quando quindi il governo libico, da una parte, parla di pericolo di invasione e quando, dall’altra parte, Haftar mette in guardia dai rischi legati al terrorismo, l’impressione è quella di un’enfatizzazione dei relativi fenomeni per catturare le simpatie (con relativi appoggi politici e di natura economica) dell’Italia.

Immigrazione e terrorismo sono problemi attuali, che esistono prima dello scoppio della battaglia di Tripoli e che non sembrano accentuati nei giorni successivi. Parlare di emergenza sembra forse un tentativo, nemmeno troppo sottile in effetti, di tirare in ballo l’Italia. Dal canto suo, Roma deve valutare ogni scenario e provare in ogni caso a mediare per porre fine all’instabilità libica. Ma le questioni divenute improvvisamente centrali nelle ultime ore appaiono più figlie di mere chiacchiere politiche che di preoccupanti circostanze reali.
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Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » gio apr 18, 2019 6:18 am

Edward Luttwak estremo sulla crisi libica: "All'Italia resta solo la soluzione militare"

17 Aprile 2019
Edward Luttwak

https://www.liberoquotidiano.it/news/es ... w.facebook

Il tempo delle trattative diplomatiche in Libia è passato ormai da tempo. Secondo il politologo Edward Luttwak l'Italia non può più restare a guardare, visto che è l'unico Paese con una carta ancora da giocare, cioè quella militare. Anche perché alle immagini di guerriglia che arrivano da Tripoli va fatta la tara: "Non si può rincorrere di ora in ora l'ultimo dei gruppi ribelli che lancia azioni militari di breve respiro - ha detto in un'intervista a Il Messaggero -. La sfilata dei pickup che marciano su un'autostrada avrà anche un effetto mediatico immediato, ma alla lunga le truppe di Haftar non avranno la consistenza e la determinazione necessaria, né soprattutto la capacità operativa per rovesciare Al Serraj, né tantomeno per unificare il resto del Paese. Trattare con loro è un'assoluta perdita di tempo".
Non c'è altra soluzione per l'Italia se non quella di spedire le proprie truppe sul suolo libico, così da allargare la propria presenza militare "e portarla alle dimensioni di altri interventi come quello in Afghanistan, ugualmente costoso ma molto meno redditizio dal punto di vista dei risultati".
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Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » ven apr 19, 2019 7:50 am

Libia: esplosioni scuotono Tripoli, Haftar bombarda Ain Zara
2019/04/18

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/a ... 3558d.html

Violente esplosioni si sentono distintamente a Tripoli: le milizie di Khalifa Haftar bombardano le zone di Khalet Elfurjan e Ain Zara - punta avanzata dell'offensiva del maresciallo - dopo la conquista di Azizia, sul fronte meridionale, da parte dei militari fedeli a Fayez al Sarraj. Lo riferiscono alla'ANSA residenti e fonti militari.

Le forze militari fedeli al governo di Fayez al Sarraj hanno conquistato Azizia, la cittadina a sud di Tripoli, teatro nei giorni scorsi dell'avanzata delle milizie di Khalifa Haftar. Lo riferiscono all'ANSA fonti militari. I soldati di Tripoli, Janzur, Misurata, Zawiya e delle Forze di mobilitazione centrale si sono ricongiunte con quelle di Zintan. I combattimenti, anche i caccia in azione, si concentrano ora ad al-Hisha, snodo strategico verso Gharian, ultimo bastione di Haftar.

Tripoli intanto ha rotto con la Francia, accusandola di sostenere il "criminale" Haftar, che ha mandato all'aria ogni sforzo di pacificazione della Libia. Il governo di Fayez al Sarraj ha lanciato la sua controffensiva diplomatica, oltre che militare, per chiudere al più presto la partita con il generale della Cirenaica. E possibilmente arrestarlo. Le accuse di sostegno della Francia al Maresciallo Haftar sono "infondate": è quanto dichiara la diplomazia francese. "Le dichiarazioni di Tripoli" su un presunto "sostegno" e "copertura diplomatica" da parte della Francia ad Haftar sono "completamente infondate", ha detto un responsabile del ministero degli Esteri di Parigi, citato questa sera dai media francesi.

Conte, per ora nessun rischio migranti dalla Libia - Nessuna invasione di migranti dalla Libia, ma il rischio "concreto" di una crisi umanitaria che si può e si deve fermare. Perché nessun interesse geopolitico può giustificare una guerra". Il premier Giuseppe Conte ha aggiornato la sua informativa al Senato, dopo quella della scorsa settimana alla Camera, dopo le polemiche seguite alle parole del premier libico Fayez al Sarraj sugli 800mila migranti pronti a partire. Ed ha rassicurato che non c'è alcun rischio "imminente", parlando allo stesso tempo di 18mila persone costrette dagli scontri ad abbandonare le loro case in un paese già duramente provato, nel quale il bilancio di morti e feriti resta incerto. Nel giorno in cui cui Tripoli ha annunciato il blocco della collaborazione con la Francia, accusata di sostenere il generale Khalifa Haftar, Conte ha inviato più di un messaggio a Parigi, tornando a ribadire che "l'unica soluzione possibile della crisi è quella politica" e che "non ci sono interessi economici o geopolitici che possano giustificare scorciatoie militari". "In più occasioni ho discusso il dossier libico con il presidente Macron", ha ricordato il premier, sottolineando che "una Libia instabile non può soddisfare alcun interesse nazionale di nessun Paese". E rilevando che "divergenze sul tema non solo appaiono illogiche, ma soprattutto non sono ammissibili".


Libia, la Procura militare di Tripoli spicca il mandato d'arresto per Haftar
https://youtg.net/v3/canali/italia-e-mo ... per-haftar
TRIPOLI. Il procuratore militare della Libia ha emesso mandati d'arresto per il generale Haftar e sei dei suoi collaboratori. Il procuratore militare della Libia ha emesso mandati d'arresto per il generale Haftar e sei dei suoi collaboratori. Lo comunica il Lybia Observer, senza precisare le accuse ipotizzate. Intanto il ministro dell'Interno, riconosciuto a livello internazionale, ha accusato la Francia di fomentare la guerra, sostenendo Haftar, interrompendo la cooperazione in campo della sicurezza con Parigi.
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Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » sab apr 20, 2019 8:42 am

Quell'attore "invisibile" che può decidere il destino della Libia
Lorenzo Vita
19/20 aprile 2019

http://www.occhidellaguerra.it/erdogan- ... bia-attore

C’è un uomo che può decidere i destini della Libia e che sembra rimanere nell’ombra. Non è da lui, visto il personaggio. Ma forse proprio perché silente dimostra che il conflitto lo interessa eccome, e tratta la questione in maniera ben più seria di quanto ci si possa immaginare: è Recep Tayyip Erdogan.

Il presidente turco non è un uomo avvezzo al silenzio. Conosciamo le sue prese di posizioni dure, la sua volontà di mostrarsi il primo fra i leader del mondo musulmano. Non ha alcuna abitudine alle mezza parole né è uomo avvezzo ai modi diplomatici. Se serve imporre la Turchia in uno scenario, grida, attacca, provoca e muove i suoi eserciti. Ma per la Libia, Erdogan ha scelto una via diversa, diplomatica, ma non per questo da sottovalutare. Perché la forza di Ankara può essere dirimente. E il peso turco è stato già dimostrato alla Conferenza di Palermo, quando i rappresenti della mezzaluna hanno scelto di abbandonare il tavolo delle trattative.

In queste settimane, l’Italia ha mosso i suoi fili con il Qatar. Sembra essere questo l’asse portante della strategia mediorientale italiana per la Libia. Ma seguendo la pista qatariota, non si può non pensare ai Fratelli musulmani. Ese si pensa ai Fratelli musulmani, non si può non arrivare ad Ankara, in una pista che porta direttamente al palazzo di Erdogan, Lì è il cuore pulsante della Fratellanza e dell’islam politico, che si confonde con il sogno neo-ottomano del Sultano. Ed è quindi evidente che in un Paese a maggioranza musulmana, in Nord Africa e per giunta ex territorio dell’Impero ottomano, non poteva non esserci un interessi della Turchia. Che infatti, come dimostrato, in Libia c’è eccome.

Ieri, Erdogan ha ricevuto a Istanbul il capo dell’Alto consiglio di Stato libico, Khaled Al-Mishri. Un colloquio che, come riportato dall’agenzia ufficiale Anadolu, è durato circa mezz’ora. Non si hanno altri dettagli della visita, se non attraverso lo scarno comunicato del profilo Facebook dall’Alto consiglio di Stato, secondo cui Erdogan e al-Mishri hanno “affrontato gli sviluppi riguardo l’attacco a Tripoli e nella regione occidentale”, in riferimento all’operazione militare condotta da Khalifa Haftar in queste settimane. “Le parti hanno parlato del lavoro per coordinare la risposta internazionale riguardo questo attacco e le strategie per una soluzione pacifica della crisi libica”, conclude la nota.

La mossa della Turchia non va sottovalutata. Perché in quella che è a tutti gli effetti una guerra per procura, Erdogan lancia un avvertimento a tutti: c’è anche Ankara. Ed è un attore che ha già ampiamente dimostrato di non avere grossi problemi a utilizzare prove di forza e strumenti alternativi ala diplomazia per ottenere ciò che vuole. Lo si è visto in Siria, con il caos scatenato al confine per conquistare le roccaforti curde. E lo può dimostrare in Libia, dove già qualcuno (specialmente tra le file di Haftar) ha messo in guardia dalla presenza di armi turche nel conflitto. Accuse che, vere o false, servivano soprattutto a inviare un avvertimento sul fatto che anche la Turchia fosse un attore imprescindibile del conflitto: come partner, come alleato o anche come nemico.

E sempre dal comando di Haftar, all’incontro di Istanbul fra al-Mishri e Erdogan sono arrivate le parole nette da parte del portavoce dell’uomo forte della Cirenaica, che, come riporta la versione araba di Sky news, ha accusato la Turchia di “aver portato alcuni miliziani di Al Nusra a Tripoli per combattere contro l’esercito nazionale”. Parole che non lasciano spazio all’immaginazione, specie dopo l’elogio di Donald Trump sulla guerra di Haftar al terrorismo.
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Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » dom apr 21, 2019 3:29 am

Libia, la Francia fa marcia indietro con l’Italia. E dietro c’è la mano di Trump
Lorenzo Vita
20 aprile 2019

http://www.occhidellaguerra.it/italia-e ... ero-dietro

Prove di intesa tra Francia e Italia sul fronte libico. Il ministro francese Jean-Yves Le Drian, ha incontrato alla Farnesina il suo omologo italiano Enzo Moavero Milanesi per mettere a punto una prima bozza di intesa sulla Libia. Il caos avanza insieme alle truppe di Khalifa Haftar. Ma adesso, con la battaglia di Tripoli arenata a sud della capitale, tutto appare più fumoso: in particolare i piani del generale e dei suoi sponsor principali.

Il ministro francese è arrivato a Roma con alcune importanti precisazioni. Ha parlato della necessità di una partnership solida fra Italia e Francia sulla Libia e ha voluto confermare che “non è possibile fare nulla in Libia se non c’è un’intesa franco-italiana solida e non c’è una via d’uscita dalla crisi se non è politica”. Parole che sembrano gettare acqua sul fuoco rispetto alle tensioni di queste ultime settimane, con molti esponenti del governo italiani che hanno più volte accusato Emmanuel Macron e il governo francese di soffiare sul fuoco della Libia per interessi economici e strategici scatenando il caos che si vive in questi giorni. Ma sono parole che destano soprattutto interesse per il tempismo: sicuramente non casuale.

Le Drian non è uno sprovveduto. Conosce il dossier Libia come le sue tasche ed è da mesi che tiene contatti con tutte le fazioni libiche. I suoi viaggi a Tripoli, Bengasi e altri città libiche sono stati sempre dei segnali molto chiaro riguardo al suo attivismo in tutto il Nord Africa. Una mossa di Le Drian non è mai una decisione frutto di una mancata ponderazione. E in Africa settentrionale sa di giocare una partita complessa e non per forza come perdente.

Ma in queste ore, proprio mentre Le Drian parlava a Roma con Moavero, è arrivata una notizia, o meglio, è arrivata una comunicazione da parte degli Stati Uniti che può cambiare sensibilmente il corso del conflitto libico. O quantomeno l’attuale escalation di Tripoli. La Casa Bianca ha fatto sapere che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha telefonato al generale Haftar per discutere dell’attuale situazione in Libia e riconoscendogli un ruolo nella lotta al terrorismo, pur chiedendo la fine delle violenze.

Insomma, mentre Le Drian discuteva a Roma con il “rivale” italiano, da Washington arrivava il segnale che in molti attendevano, specialmente a Palazzo Chigi: gli Usa, di fatto, rimettono il piede in Libia. E il messaggio rivolto a tutti i partner coinvolti nella guerra per procura libica è netto: “Fermatevi”. Perché a Trump non interessa il caos in Libia né tantomeno interessa una guerra fratricida fra alleati, visto che tutti gli attori coinvolti nel conflitto, di fatto sono partner imprescindibili degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti non sono contenti della politica francese. Appoggiano il piano italiano che ricalca perfettamente l’agenda delle Nazioni Unite. E il fatto che Parigi stia facendo un gioco pericoloso nello scacchiere nordafricano è sotto gli occhi di tutti, tanto che da Washington è arrivato l’ordine di fermarsi specialmente dopo le sollecitazioni dell’Italia e le rassicurazioni richieste all’esecutivo giallo-verde.

Giunte le garanzie italiane e soprattutto visti i pessimi effetti dell’escalation voluta da Haftar, gli Usa si sono mossi con Parigi. E non a caso, prima del vertice tra Le Drian e Moavero, il ministro francese ha avuto un lungo colloquio telefonico con il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo. Come riporta Il Sole 24 Ore, i due diplomatici hanno discusso della questione Libia e il ministero francese ha parlato di una “completa comunanza di vedute” oltre che “auspicato un rapido cessate il fuoco”. Il tutto con “una ripresa del processo politico senza ritardi, sotto l’egida delle Nazioni Unite”. Insomma, gli Stati Uniti hanno detto alla Francia di rallentare il ritmo: e per l’Italia questa è una notizia importante.
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Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » ven apr 26, 2019 7:19 pm

???

aftar mette nel mirino i soldati italiani: "Andate via da Misurata"
Lorenzo Vita
26 aprile 2019

http://www.occhidellaguerra.it/haftar-m ... a-misurata

L’Italia entra ufficialmente nel mirino di Khalifa Haftar. La presenza delle truppe italiane nella città di Misurata, 400 uomini che servono non solo a gestire un ospedale ma anche a monitorare le evoluzioni del conflitto libico, non piace al generale dell’Esercito nazionale libico. E adesso, Ahmed Mismari, generale e portavoce del maresciallo della Cirenaica, in un video a Il Corriere della Sera dichiara apertamente che gli italiani devono ritirarsi dalla città-Stato fedele al governo di Fayez al-Sarraj.

“Occorre che l’Italia ritiri al più presto il suo ospedale militare da Misurata. Abbiamo le prove che quella struttura ormai non ha più nulla di umanitario, ma costituisce un valido aiuto per le milizie di Misurata che combattono contro il nostro esercito” ha detto al quotidiano italiano il generale libico.

L’uomo a cui è affidata la comunicazione mondiale dell’uomo forte della Cirenaica non ha dubbi: “L’ospedale era stato inviato per assistere i feriti negli scontri contro Isis a Sirte nel 2016. Ma quei combattimenti sono terminati da un pezzo, perché restano 400 soldati italiani? Da quella base partono gli aerei che bombardano le nostre truppe e causano vittime anche tra i civili. Crediamo che gli italiani abbiano un ruolo nel addestrare le milizie. Non va bene, devono andarsene”.

Il messaggio è netto, senza possibilità di interpretazioni. La presenza militare italiana, composta dagli uomini di Misurata e dalla nave Capri alla fonda a Tripoli, non piace per niente al generale che sta avanzando verso la capitale. E adesso, l’obiettivo dell’Esercito nazionale libico è quello di vedere andare via le nostre truppe che, a differenza di altri contingente stranieri, non hanno abbandonato il Paese nordafricano al caos della guerra successivo all’avanzata verso Tripoli.

Fino ad ora,le truppe italiane erano rimaste escluse dal conflitto. Ma da qualche tempo, la presenza militare di Roma è vista con molto interesse da parte di Haftar e soprattutto dei suoi sponsor internazionali. E dopo l’appoggio mostrato da Donald Trump al maresciallo di Bengasi, l’Italia appare in una posizione molto complicata. Ieri, lo Stato maggiore della Difesa ha ribadito che i militari italiani impegnati in Libia “non sono assolutamente coinvolti in scontri attualmente in atto nel Paese nordafricano”.

In una nota, i vertici della Difesa hanno voluto riaffermare che l’Italia “opera in armonia con le linee di intervento decise dalle Nazioni Unite con compiti chiari e di carattere prettamente umanitario e di supporto tecnico manutentivo” e ha definito “senza fondamento” le notizie secondo cui le truppe italiane sarebbero impegnate in “compiti di protezione di infrastrutture militari libiche o di supporto logistico a bande e milizie che combattono dall’una o dall’altra parte”. E lo Stato maggiore ha fatto proprio riferimento all’ospedale da campo di Misurata, lo stesso che oggi Mismari ha definito come una sorta di base di partenza degli attacchi delle forze di Tripoli verso l’Esercito del maresciallo.

L’idea, in ogni caso, è che adesso Haftar abbia di nuovo posato gli occhi su Roma dopo un periodo di “tregua”. Con il sostegno ricevuto da Trump, da sempre alleato del governo di Giuseppe Conte, Haftar può rivolgersi direttamente alle forze italiane. Ed è chiaro che il sostengo concesso da Palazzo Chigi a Sarraj non piace al comando di Bengasi. I vertici delle forze di Haftar sanno perfettamente che l’Italia ha un ruolo chiave nelle dinamiche del conflitto e sa che il sostengo al governo riconosciuto dalla comunità internazionale è un ostacolo.
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Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » sab apr 27, 2019 8:40 am

Libia, Macron ha commesso un errore. E ora può pagarlo a caro prezzo
Lorenzo Vita
26 aprile 2019

http://www.occhidellaguerra.it/libia-il ... la-francia

Se l’Italia rischia ormai di aver perso parte della sua influenza in Libia, è altrettanto vero che anche per la Francia le cose non si siano messe affatto bene. Perché Emmanuel Macron, che aveva sperato nella leadership della transizione libica puntando tutto su Khalifa Haftar e su uno strano doppio gioco con il governo di Fayez al-Sarraj, si è ritrovato immischiato in un problema di non poco conto, cioè che Haftar rischia di aver sfruttato l’alleanza di Parigi per poi in realtà fare riferimento ad altre potenze. E Parigi, che continua a rafforzare i suoi rapporti con il maresciallo della Cirenaica inviando agenti dei servizi, consiglieri militari e mezzi militari, si ritrova a dover gestire una situazione potenzialmente esplosiva in cui finora ha ottenuto tre risultati: scalfito la leadership italiana, provocato l’ira di Tripoli e perso il controllo (che prima aveva quasi totale) su Haftar.

L’idea è che la strategia francese sia stata coerente sì, ma non estremamente lucida. L’avanzata repentina di Haftar su Tripoli – con il tentativo di blitzkrieg da parte dell’uomo forte di Bengasi – si è rivelata un boomerang per le aspettative d’Oltralpe, dal momento che non è certo stato solo per il via libera francese che il generale dell’Esercito nazionale libico è partito alla volta delle capitale. Le potenze coinvolte nell’avanzata dell’Enl sono molte e sicuramente la Francia ha un ruolo fondamentale.

Ma l’escalation di queste settimane ha anche dimostrato che Haftar non è solo: c’è l’Arabia Saudita, ci sono gli Emirati Arabi Uniti, c’è l’Egitto, c’è la Russia. E da qualche giorno è stato confermato anche una sorta di via libera da parte degli Stati Uniti, con Donald Trump che ha telefonato al maresciallo definendolo anche una sorta di pilastro nella guerra al terrorismo. In poche parole, quello che doveva essere una pedina della Francia si sta in realtà rivelando un giocatore molto più furbo e che risponde ad altre potenze medie e grandi. E nel gioco del Nord Africa, Parigi rischia di rimanere indietro, anche se sta facendo il possibile per evitare di perdere il controllo della situazione.

La situazione però appare sempre più complicata. E il dinamismo di Macron – che sta avendo come risultato principale quello di sabotare i piani dell’Italia – di fatto non sta portando risultati estremamente positivi a vantaggio della strategia francese. Sempre che il piano francese non fosse quello di volere esclusivamente ledere gli interessi di Roma a prescindere, in una sorta di rivisitazione del “muoia Sansone con tutti i filistei”.

Perché è del tutto evidente che quello che sta accadendo in Libia dimostra che Parigi non può essere la potenza in grado di controllare la transizione del Paese nordafricano dopo il conflitto. A Tripoli, i manifestanti con i gilet gialli hanno da tempo dimostrato che la Francia non è considerato un Paese amico. E le immagini degli striscioni con il viso di Macron segnato di rosso indicano che la piazza della capitale libica è completamente contraria ai piani di Parigi. Sia chiaro, la piazza libica non è estremamente coerente: ma è ormai chiaro che Macron non possa più presentarsi come un leader straniero ritenuto potenzialmente a guida della transizione democratica. E il fatto che Haftar bombardi Tripoli, non depone certo a favore di una leadership totalmente in mano al maresciallo della Cirenaica.

Insomma, l’idea è che la Francia abbia commesso non un errore di calcolo. L’Eliseo poteva scalzare del tutto l’Italia dalla Libia per ottenere il controllo del Paese, ma ha sbagliato su un punto: mostrarsi apertamente favorevole ad Haftar pur formalmente mantenendo il pieno rapporto con Sarraj. Una mossa che sicuramente ha leso (e non poco) i piani italiani. Ma che di certo può aver messo paradossalmente la parola fine alla strategia egemonica sulla transizione del Paese.
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Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » sab mag 04, 2019 8:03 pm

Libia, lo Stato islamico si risveglia. E ora può cambiare la guerra
Lorenzo Vita
4 maggio 2019

http://www.occhidellaguerra.it/libia-isis-si-risveglia

Lo Stato islamico si risveglia in Libia e colpisce le forze del generale Khalifa Haftar. Attraverso l’agenzia di propaganda Amaq, il Califfato ha rivendicato il raid contro le forze dell’Esercito nazionale libico a Sebha, nel sud del Paese. L’agenzia dell’Isis parla di “soldati del califfato” che hanno attaccato “gli infedeli e gli apostati” dell’uomo fronte della Cirenaica.

L’attacco, in cui l’Isis dice di aver ucciso 16 membri delle forze di Haftar (di diverso parere le forze dell’Lna che parlano di nove cadaveri recuperati), è avvenuto a pochi giorni dal video con cui il redivivo Abu Bakr al Baghdadi elogiava l’attacco avvenuto a Fuqha, nel sud della Libia.

Le ricostruzioni dl’attacco sono diverse. Le fonti dell’autoproclamato esercito nazionale libico hanno riferito di aver recuperato un cadavere sgozzato, quasi a voler ribadire che si sia trattato di un’esecuzione di matrice jihadista. Altri cadaveri, riporta invece Osama al Wafi, portavoce della struttura medica di Sebha, sono stati colpiti “al petto e alla testa”. Secondo le accuse, si tratta sicuramente di un assalto jihadista. E molti puntano il dito sui ribelli ciadiani, gli stessi che a sud della Libia sono stati bombardati dai caccia francesi nell’ambito dell’operazione Barkhane.

L’annuncio di Amaq segna in ogni caso una svolta importante nel conflitto libico perché ripone l’accento su un elemento che è stato sempre sottovalutato: l’avvento di Daesh nel conflitto libico. Presenza latente, ma costante, l’Isis può rappresentare una chiave di volta fondamentale per comprendere l’attuale crisi in cui versa il Paese nordafricano, dal momento che tutti ripetono di essere i veri avversari del terrorismo islamico. E lo stesso Donald Trump ha telefonato direttamente al generale della Cirenaica, le scorse settimane, per riconoscere il suo ruolo nella lotta al terrorismo.

La questione quindi è particolarmente importante perché dimostra come l’Isis possa effettivamente non solo trovare terreno fertile, ma anche diventare decisivo nel capire come si spostano le forze e anche lo stesso coinvolgimento delle grandi potenze nello scenario di guerra. In primis gli Stati Uniti, visto che in Iraq e in Siria sono intervenuti guidando la Coalizione internazionale basandosi proprio sul mandato dalla guerra al terrorismo interazionale. Diverso il caso della Russia, che sì combatte l’Isis in Siria, ma lo ha fatto su esplicita richiesta del governo di Damasco, cosa che risulta molto più difficile in Libia, dove le fazioni non detengono il controllo reale del Paese. E così vale anche per altri Stati arabi ed europei che sono coinvolti nel conflitto libico: una guerra che sta assumendo sempre più i caratteri di una guerra per procura in cui il Califfato, come in Siria, rappresenta un fattore determinante per le sorti del conflitto e del controllo del territorio.

Per l’Italia, il potenziale risveglio dell’Isis assume due connotati diversi. Da una parte, il fatto che il Califfato colpisca le forze di Haftar e che sia Trump che Vladimir Putin considerino il generale come un ostacolo all’avanzata del terrorismo islamico, rende difficile per l’Italia condannare le operazioni del maresciallo della Cirenaica: almeno tout-court. E infatti non è un caso che ultimamente , dopo le ferme condanne di Roma all’escalation di Tripoli, siano arrivati prima i contatti con Bengasi poi la nuova apertura da parte di Enzo Moavero Milanesi che ha parlato esplicitamente di politica “inclusiva” in cui Haftar rappresenta elemento essenziale. E del resto non potrebbe essere altrimenti.

C’è poi un ulteriore dettaglio da non sottovalutare. La guerra in Libia è anche una guerra per procura fra monarchie del Golfo e potenze mediorientali, che sono spesso coinvolte nell’esplosione dello jihadismo. Haftar riceve finanziamenti e supporti logistici palesi da Arabia Saudita ed Emirati Arabia Uniti, potenze del Golfo che in altri conflitti hanno apertamente sostenuto milizie di matrice islamista. Dall’altro lato, è fortemente contrastato da Qatar e Turchia che, anche con il sostegno della Fratellanza musulmana, a loro volta sostengono formazioni islamiste in varie parti del globo. E, proprio per tornare allo scenario siriano, non va dimenticato che tutte le potenze menzionate abbiano avuto una milizia o un movimento ribelle islamico radicale che sostenevano. Se anche la Libia entra in questo gioco, l’insorgenza dello Stato islamico, legato potenzialmente a doppio filo ad Al Qaeda nel Maghreb, potrebbe essere determinante nello scenario.

Terzo elemento da tenere in considerazione: il rischio diretto per l’Italia. Per molti mesi, il governo ha battuto sul tasto del terrorismo islamico in Libia come minaccia primaria per il nostro Paese. Di recente, il ministro dell’interno Matteo Salvini, sostenuto da documenti dell’intelligence italiana, ha confermato la necessità di fare in modo che dalla Libia non partano flussi ingenti di barconi verso il nostro Paese perché potrebbero infiltrarsi anche jihadisti. L’allarme è una costante delle ultime dichiarazioni dell’Interno. E l’insorgenza dell’Isis nel sud della Libia è un segnale estremamente importante. E la domanda sorge spontanea: riuscirà il già debole Fayez al-Sarraj a resistere anche all’ascesa del Califfato dopo che Mosca e Washington hanno eletto Haftar a protagonista della lotta al terrorismo? Intanto, dopo la rivendicazione dell’Isis su Amaq, è arrivato anche un’altra strana rivendicazione: le milizie legate a Sarraj hanno detto di essere loro ad avere ucciso i soldati del maresciallo. Una strana lotta fra bande.
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