Il sud della penisola italica - i meridionali

Re: Il sud della penisola italica - i meridionali

Messaggioda Berto » lun feb 18, 2019 9:50 pm

Napoli, donna muore in ospedale: parenti assaltano il reparto e picchiano medici
18 Febbraio 2019

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/0 ... Sz3GEtERUQ

Il raid si è verificato nel reparto di Medicina d’urgenza dell’ospedale Sant'Anna e Santissima Maria della Neve di Boscotrecase. Sul caso indagano i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, che stanno procedendo all’accertamento delle identità dei coinvolti. Dal canto loro, i parenti della donna hanno sporto denuncia in procura

Una loro parente è decedura in ospedale. E loro hanno assaltato la struttura sanitaria picchiando medici e infermieri. È quello che è successo nel reparto di Medicina d’urgenza dell’ospedale Sant’Anna e Santissima Maria della Neve di Boscotrecase, in provincia di Napoli. Alcune persone hanno picchiato il personale sanitario, danneggiando suppellettili e macchinari. Tutto per ”vendicare” la morte di una loro congiunta, deceduta a 55 anni dopo 4 giorni di ricovero. Sono intervenuti i carabinieri per riportare l’ordine e identificare gli autori dei danneggiamenti.

Sul caso indagano i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, che stanno procedendo all’accertamento delle identità dei coinvolti nel ”raid’’ avvenuto nel pomeriggio e denunciato dall’Asl Napoli 3 Sud. Dal canto loro, invece, i parenti della donna hanno sporto denuncia alla procura, che sul caso ha aperto un’inchiesta. La salma è stata sequestrata e trasferita all’obitorio di Castellammare di Stabia per eseguire l’autopsia disposta dai magistrati.
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Re: Il sud della penisola italica - i meridionali

Messaggioda Berto » gio mar 07, 2019 12:26 pm

Da Salerno falsi bidelli nelle scuole del nord
Ignazio Riccio - Mer, 06/03/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 57562.html

Avevano dichiarato di aver conseguito l’attestazione con il massimo dei voti, ma in realtà gli esami per ottenere il titolo di diploma di qualifica professionale non erano mai stati sostenuti.

È di nuovo polemica su alcuni bidelli di Salerno, accusati di aver falsificato i loro titoli di studio con l’avallo dei dirigenti scolastici.

Si tratta di un gruppo di collaboratori scolastici salernitani emigrati nelle scuole del nord, che hanno presentato negli istituti scolastici dove lavorano titoli completamente falsi, alcuni dei quali erogati da scuole non più autorizzate dal Ministero dell’Istruzione.

I titoli sono serviti per essere inseriti in graduatoria di terza fascia, per riuscire ad avere delle supplenze lunghe negli istituti scolastici. Sono circa 500 le segnalazioni effettuate dalle scuole del centro-nord che chiedono verifiche agli atti, di queste almeno 250 riguarderebbero collaboratori scolastici di Salerno.

Gli organi preposti stanno effettuando delle verifiche, per punire le anomalie. Tra le ipotesi di reato: la dichiarazione mendace e il falso ideologico. A gennaio scorso era esploso un altro scandalo a Salerno, dove diversi istituti paritari sono finiti al centro di un’indagine per produzione di documenti e titoli falsi e sono ora sotto indagine.

Alcune scuole paritarie salernitane avrebbero, infatti, prodotto e rilasciato centinaia di diplomi falsi a bidelli e personale di segreteria, che poi emigrava in gran parte al centro-nord, soprattutto in Veneto.
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Re: Il sud della penisola italica - i meridionali

Messaggioda Berto » lun mar 18, 2019 5:34 am

La banda dei giudici corrotti: sentenze vendute, depistaggi. La rete anche in Sicilia
2019/03/13

https://www.tp24.it/2019/03/13/rassegna ... JykCx4mqbU

Giustizia corrotta, ai massimi livelli. Con una rete occulta che corrode il potere giudiziario dall’interno, arrivando a minare i pilastri della nostra democrazia. Un’inchiesta delicatissima, coordinata dalle Procure di Roma, Messina e Milano, continua a provocare arresti, da più di un anno, tra magistrati di alto rango. Non si tratta di casi isolati, con la singola toga sporca che svende una sentenza. L’accusa, riconfermata nelle diverse retate di questi mesi, è molto più grave: si indaga su un sistema di contropotere giudiziario, con tutti i crismi dell’associazione per delinquere, che si è organizzato da anni per avvicinare, condizionare e tentare di corrompere un numero indeterminato di magistrati. Qualsiasi giudice, di qualunque grado.

Al centro dello scandalo ci sono i massimi organi della giustizia amministrativa: il Consiglio di Stato e la sua struttura gemella siciliana. Sono giudici di secondo e ultimo grado: decidono tutte le cause dei privati contro la pubblica amministrazione con verdetti definitivi (la Cassazione può intervenire solo in casi straordinari). Molti però non sono magistrati: vengono scelti dal potere politico. Eppure arbitrano cause di enorme valore, come i mega-appalti pubblici. Interferiscono sempre più spesso nelle nomine dei vertici di tutta la magistratura, che la Costituzione affida invece al Csm. Possono perfino annullare le elezioni. L’indagine della procura di Roma ha già provocato decine di arresti, svelando storie allucinanti di giudici amministrativi con i soldi all’estero, buste gonfie di contanti, magistrati anche penali asserviti stabilmente ai corruttori, giri di prostituzione minorile e sentenze svendute in serie, «a pacchetti di dieci». Con tangenti pagate anche per annullare il voto popolare. Un attacco alla democrazia attraverso la corruzione.

L’antefatto è del 2012: un candidato del centrodestra in Sicilia, Giuseppe Gennuso, perde le elezioni per 90 preferenze e contesta il risultato, avvelenato da una misteriosa vicenda di schede sparite. In primo grado il Tar boccia tutti i ricorsi. Quindi il politico siciliano, secondo l’accusa, versa almeno 30 mila euro a un mediatore, un ex giudice, che li consegna al presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia, Raffaele Maria De Lipsis. Che nel gennaio 2014 annulla l’elezione e ordina di ripetere il voto in nove sezioni dei comuni di Pachino e Rosolini: quelle dove è più forte Gennuso. Che nell’ottobre 2014 conquista così il suo seggio, anche se ha precedenti per lesioni, furto con destrezza ed è indiziato di beneficiare di voti comprati. Il politico respinge ogni accusa. Che oggi risulta però confermata dalle confessioni di due potenti avvocati siciliani, Piero Amara e Giuseppe Calafiore, arrestati nel febbraio 2018 come grandi corruttori di magistrati.

L’esistenza di una rete strutturata per comprare giudici era emersa già con le prime perquisizioni. Nel luglio 2016, in casa di un funzionario della presidenza del consiglio, Renato Mazzocchi, vengono sequestrati 250 mila euro in contanti e una copia appuntata di una sentenza della Cassazione favorevole a Berlusconi sul caso Mediolanum. Altre indagini portano a scoprire, come riassume il giudice che ordina gli arresti, «un elenco di processi, pendenti davanti a diverse autorità giudiziarie», con nomi di magistrati affiancati da cifre. Uno di questi è Nicola Russo, presidente di sezione del Consiglio di Stato, nonché giudice tributario. Quando viene arrestato, nella sua abitazione spuntano atti di processi amministrativi altrui, chiusi in una busta con il nome proprio di Mazzocchi. Negli stessi mesi Russo viene sospeso dalla magistratura dopo una condanna in primo grado per prostituzione minorile. Oggi è al secondo arresto con l’accusa di essersi fatto corrompere non solo dagli avvocati Amara e Calafiore, ma anche da imprenditori come Stefano Ricucci e Liberato Lo Conte. Negli interrogatori Russo conferma di aver interferito in diversi processi di altri giudici, su richiesta non solo di Mazzocchi, ma anche di «magistrati di Roma» e «ufficiali della Finanza». Ma si rifiuta di fare i nomi. Per i giudici che lo arrestano, la sua è una manovra ricattatoria: l’ex giudice cerca di «controllare questa rete riservata» di magistrati e ufficiali «in debito con lui per i favori ricevuti».

Anche De Lipsis, per anni il più potente giudice amministrativo siciliano, ora è agli arresti per due accuse di corruzione. Ma è sospettato di aver svenduto altre sentenze. La Guardia di Finanza ha scoperto che la famiglia del giudice ha accumulato, in dieci anni, sette milioni di euro: più del triplo dei redditi ufficiali. Scoppiato lo scandalo, si è dimesso. Ma anche lui ha continuato a fare pressioni su altri giudici, che ora confermano le sue «raccomandazioni» a favore di aziende private come Liberty Lines (traghetti) e due società immobiliari di famiglia dell’avvocato Calafiore, che progettavano speculazioni edilizie nel centro storico di Siracusa (71 villette e un ipermercato) bocciate dalla Soprintendenza.

L’inchiesta riguarda molti verdetti d’oro. Russo è accusato anche di aver alterato le maxi-gare nazionali della Consip riassegnando un appalto da 338 milioni alla società Exitone di Ezio Bigotti e altri ricchi contratti pubblici all’impresa Ciclat. Per le stesse sentenze è sotto inchiesta un altro ex presidente di sezione del Consiglio di Stato, Riccardo Virgilio: secondo l’accusa, aveva 751 mila euro su un conto svizzero. Per ripulirli, il giudice li ha girati a una società di Malta degli avvocati Amara e Calafiore.

Tra gli oltre trenta indagati, ma per accuse ancora da verificare, spicca un altro presidente di sezione, Sergio Santoro, ora candidato a diventare il numero due del Consiglio di Stato.

A fare da tramite tra imprenditori, avvocati e toghe sporche, secondo l’accusa, è anche un altro ex magistrato amministrativo, Luigi Caruso. Fino al 2012 era un big della Corte dei conti, poi è rimasto nel ramo: secondo l’ordinanza d’arresto, consegnava pacchi di soldi alle toghe sporche ancora attive. Lavoro ben retribuito: tra il 2011 e il 2017 l’ex giudice ha versato in banca 239 mila euro in contanti e altri 258 mila in assegni.

Amara, come avvocato siciliano dell’Eni, è anche l’artefice della corruzione di un pm di Siracusa, Giancarlo Longo, che in cambio di almeno 88 mila euro e vacanze di lusso a Dubai aprì una fanta-inchiesta giudiziaria ipotizzando un inesistente complotto contro l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi. Un depistaggio organizzato per fermare le indagini della procura di Milano sulle maxi-corruzioni dell’Eni in Nigeria e Congo. Dopo l’arresto, Longo ha patteggiato una condanna a cinque anni. Ma la sua falsa inchiesta ha raggiunto il risultato di spingere alle dimissioni gli unici consiglieri dell’Eni, Luigi Zingales e Karina Litwak, che denunciavano le corruzioni italiane in Africa.

Nella trama entra anche il potere politico, proprio per i legami strettissimi tra Consiglio di Stato e governi in carica. Giuseppe Mineo è un docente universitario nominato giudice del Consiglio siciliano dalla giunta dell’ex governatore Lombardo. Nel 2016 vuole ascendere al Consiglio di Stato. A trovargli appoggio politico sono gli avvocati Amara e Calafiore, che versano 300 mila euro al senatore Denis Verdini, che invece nega tutto. L’ex ministro Luca Lotti però conferma che proprio Verdini gli chiese di inserire Mineo tra le nomine decise dal governo Renzi. Alla fine il giudice raccomandato perde la poltrona solo perché risulta sotto processo disciplinare per troppi ritardi nelle sue sentenze siciliane.

Tra i legali ora indagati c’è un altro illustre avvocato, Stefano Vinti, accusato di aver favorito un suo cliente, l’imprenditore Alfredo Romeo, con una tangente mascherata da incarico legale: un “arbitrato libero” (un costoso verdetto privato) affidato guarda caso al padre del solito Russo. Proprio lui, l’ex giudice che sta cercando di usare lo squadrone delle toghe sporche, ancora ignote, per fermare i magistrati anti-corruzione.
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Re: Il sud della penisola italica - i meridionali

Messaggioda Berto » lun apr 15, 2019 9:51 pm

Mutilavano arti e rompevano ossa per intascare i soldi delle assicurazioni, 42 arresti
15 aprile 2019

https://notizie.tiscali.it/cronaca/arti ... ne-palermo


Gli individui compiacenti erano scelte tra le persone più povere, che, per poche decine di euro, si facevano rompere braccia e gambe. C'è anche un morto tra le vittime dell'organizzazione criminale

Mutilavano arti e rompevano ossa per intascare i soldi delle assicurazioni, 42 arresti

Per pochi soldi erano disposti a tutto, anche a prestarsi come vittime di falsi incidenti, arrivando perfino a gravissimi danni fisici come mutilazione degli arti e fratture. Ma qualcosa nella maxi truffa ai i danni delle assicurazioni a Palermo è andato storto tanto che ci è scappato il morto. Gli agenti della squadra mobile di Palermo, la guardia di finanza e la polizia penitenziaria hanno fermato 42 persone. Tra questi anche un avvocato palermitano che curava la parte legale di molti dei falsi sinistri. Centinaia gli indagati.


La truffa

Secondo l’accusa i membri dell’organizzazione criminale inscenavano finti incidenti stradali con gravi danni fisici per le vittime. Le accuse sono truffa, estorsione, associazione a delinquere. Le vittime erano scelte tra le persone più povere, che, per poche decine di euro, si facevano letteralmente spaccare le ossa, facendosi rompere braccia e gambe. Offrivano 300 euro per una gamba da fratturare, quattrocento per un braccio. “Non sentirai niente”. Invece, utilizzavano spranghe, dischi di ghisa, blocchi di cemento e anestetici di scarsa qualità. Poi, entravano in gioco medici e consulenti compiacenti che perfezionavano la truffa.
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Re: Il sud della penisola italica - i meridionali

Messaggioda Berto » lun giu 17, 2019 3:13 pm

Titoli studio falsi, indagati 25 docenti
(ANSA) - COSENZA, 14 GIU -
14 giugno 2019

https://va.news-republic.com/a/67023237 ... 3988384777

La Procura di Cosenza ha emesso un avviso di conclusione indagine nei confronti di 25 insegnanti che avevano avuto accesso alla professione presentando titoli di studio falsi. I provvedimenti sono stati notificati dai carabinieri della Compagnia di Cosenza tra le province di Cosenza, Lecce, Pistoia, Milano, Bergamo, Forlì-Cesena. Gli insegnanti sono indagati, a vario titolo, per falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità materiale commessa da privato in concorso, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Il "diplomificio" è stato scoperto dai carabinieri in casa di un pensionato 69enne di Mangone dove hanno trovato computer, stampanti e materiale informatico, nonché copie cartacee di diplomi già falsificati.

Una indagata ha riferito che l'uomo, tramite un intermediario, avrebbe chiesto 3.000 euro in cambio del titolo falso.

L'inchiesta, condotta in sinergia con gli Usr-Atp italiani, ha portato all'allontanamento di molti degli insegnanti coinvolti.
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Re: Il sud della penisola italica - i meridionali

Messaggioda Berto » ven ago 02, 2019 8:02 am

SIGNOR CONTE, IL SUD È MENO CIVILE E MENO OPEROSO. SE NE FACCIA UNA RAGIONE
di STEFANO BISOGNI
22 luglio 2019

https://www.miglioverde.eu/signor-conte ... -3-FfyQDgw

Sono un indipendentista da poco diventato Veneto da 3 anni. Prima abitavo a Milano.
Ecco, la mia risposta alla lettera di Giuseppe Conte e alle sue innumerevoli balle:

Signor Conte, facciamo il punto con i dati di cronaca:
1) Recentemente è risultato che l’Italia è all’ultimo posto in europa per l’istruzione. Eppure abbiamo più insegnanti (80% meridionali) per studente di qualsiasi paese europeo.
2) Le aziende impiantate al sud tramite passate politiche industriali costosissime, stanno chiudendo o si trasferiscono altrove.
3) Regioni come Lombardia e Veneto in primis hanno una eccedenza di Pil dovuta soprattutto alla loro operosità e voglia di fare nonostante che non vi siano i soldi per fare molte più infrastrutture di quelle in essere.
4) Lo stato, popolato principalmente da operatori del sud in tutte le sue aree, è vecchio, inefficiente, costoso, corrotto e sempre meno amato dai cittadini del nord che lavorano e producono. Eppure con riforme anche tecnologiche si potrebbe fare a meno del 60% dell’impiego pubblico e para-pubblico, consentendoci così di ripagare il debito pubblico nel giro di pochi anni.
5) La sanità è una eccellenza a macchia di leopardo… si, ma le macchie diventano una tinta unita al nord che funziona anche da sanità per il sud.
6) I dati dell’evasione fiscale ci parlano di un sud che evade molto d più che il nord non solo in percentuale ma anche in valore assoluto. Eppure qua si fanno accertamenti più volte all’anno bloccando l’attività delle aziende interessate (ormai pronte ad accogliere i finanzieri con faldoni, relazioni e consuntivi preimpostati).
7) La disoccupazione passiva (che non cerca lavoro) è al 90% al sud e al 4% al Nord. Sarà un fatto culturale?
8) I titoli di studio del sud nella maggioranza dei casi non rappresentano l’effettiva preparazione dei candidati alla ricerca di lavoro (personalmente parlo di informatica e di industria 4.0, ma penso valga anche in altri settori).
9) Stendiamo un velo pietoso sulla densità di criminalità leggera e pesante… la cronaca parla quasi sempre del sud.
10) Falsi invalidi… mi riferisco alle percentuali pubblicate ovunque e che mostrano una quantità fortemente superiore di falsi invalidi al sud e poche unità al Nord. Anche gli invalidi non accertati sono molti di più al sud che non al Nord.
11) Pensioni non dovute… se dovessimo rifare il calcolo delle pensioni erogate al sud secondo i parametri attuali, ci accorgeremmo che prendono troppo e non hanno quasi contribuito.
12) Igiene urbana e territoriale… bastano le foto satellitari con determinati filtri per vedere che il sud è una discarica a cielo aperto, anche di rifiuti industriali portati anche dal Nord al sud. Ma ricordo che le aziende del Nord pagavano un normale smaltimento ad aziende del sud a norma di legge. Peccato che queste aziende del sud disperdessero i materiali industriali nel territorio al sud non nelle discariche.
E quanto ce ne sarebbe da scrivere.
A Lombardia e Veneto non basterà l’autonomia, servirà più che altro l’indipendenza dall’Italia che troppo sfrutta e deride l’operosità delle genti di queste regioni.
Comunque non si preoccupi, se ne sono accorte anche aree produttive del nord d’Europa, degli Usa e della Russia che Lombardia e Veneto sono aree da ‘acquistare’ in barba a commi sciocchi della costituzione, come l’indivisibilità del territorio. È un comma che non tiene conto della storia e del suo mutare.
Se ne faccia una ragione, siamo diversi, siamo più civili e operosi… lo dice la realtà dei numeri e dei fatti. Che lei conceda o non conceda l’autonomia poco importa. Le diversità marcate ogni giorno scavano un solco incolmabile.
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Re: Il sud della penisola italica - i meridionali

Messaggioda Berto » ven ago 02, 2019 8:03 am

Il Regno del Sud è con Salvini
Marcello Veneziani
Panorama, n.7 2019

http://www.marcelloveneziani.com/artico ... NRmj468JEc

Benvenuto a Sud. Sembra un film surreale e invece la storia si sta avverando. Matteo Salvini verrà incoronato Re del Sud fin dalle Europee di primavera? Finora raccoglieva simpatie, pacche sulle spalle e folle di curiosi, promesse di consensi. Ora, con la conquista dell’Abruzzo la passione meridionale per la Lega non è più una diceria ma una realtà certificata. Salvini ha cominciato dall’Abruzzo la conquista del sud. E il sud si appresta a spalancargli le porte e a incoronare la Lega come primo partito.

È una novità con triplice salto: dopo aver voltato le spalle al ceto politico meridionale della prima repubblica, e dopo la stagione berlusconiana più An, il sud volta ora le spalle all’ultimo impresario della protesta, il Movimento 5Stelle, e apre le porte al nemico padano di ieri, l’ammazzaterroni. Come si può spiegare questo cambiamento così radicale? È solo un’infatuazione passeggera, un fenomeno di illusionismo mediatico che colpisce un elettorato psicolabile, spaesato, cangiante?

Di sovrani e conquistatori venuti dal nord e accolti con entusiasmo dalle genti meridionali sono pieni i secoli andati. Quel sud che rifiutò la conquista piemontese, che rimpiangeva i Borbone e rigettava la dinastia subalpina che parlava francese, alla fine restò fedele ai Savoia al punto che a sud, al referendum, vinse la monarchia contro la repubblica.

Oggi il sud vive uno svuotamento senza precedenti. Figli ne nascono perfino meno che a nord, i ragazzi vanno via dal sud a studiare o a lavorare, i genitori cadono in depressione o a volte li seguono per accudire i nipoti. Restano i vecchi, i migranti, il vuoto. E le mafie, anch’esse però in parte emigrate. Il sud fa poca impresa, non fa storia, non fa opinione. Non produce cultura: un tempo sfornava “intellettuali della Magna Grecia”; ora manco quelli. Con la seconda repubblica non espresse più leadership nazionali. Ora, invece, per una coincidenza di fattori, abbiamo un presidente della repubblica siciliano, un premier pugliese, un vicepremier e capo dei 5Stelle campano e un presidente della Camera napoletano. Non accadeva da decenni. L’anno scorso il sud ha tributato ai 5Stelle un consenso popolare che nemmeno la Dc dei tempi migliori… Un mix di protesta e di aspettative, diciamo un voto contro il potere e per il reddito di cittadinanza. Il sud aveva ritrovato i Tre d’a chiazze, gli storici tribuni della plebe che occupavano a Napoli i sedili del popolo: il Masaniello-sindaco – l’ex magistrato Luigi De Magistris – il Masaniello-leader – il guaglione Luigi Di Maio – e il Masaniello di Montecitorio, il tardo-giacobino Roberto Fico. Il resto del paesaggio al potere è targato Pd, Sicilia a parte; il più a destra è il governatore Vincenzo De Luca.

Ma, a giudicare dai sondaggi, dall’aria che si respira, dal voto in Abruzzo, il sud sta archiviando anche quest’ultima stagione e sta imboccando un’altra strada: quella di Salvini. Cosa sta succedendo, cosa si aspettano dalla Lega?

La prima cosa da notare è che il consenso alla Lega rispecchia quello nazionale. Il sud stavolta non vota diversamente dal nord e dal centro, è al loro passo. Evidentemente la percezione della realtà e della politica è comune. Ma questa conformità si rispecchia anche nei contenuti. Il sud non chiede alla Lega un trattamento da meridione, non solleva la questione meridionale ma la questione nazionale riguardo all’Europa e riguardo agli sbarchi dal sud del mondo. E Salvini non promette vantaggi particolari al sud, leggi speciali, aiuti ad personam, come i redditi di cittadinanza. Il suo messaggio diretto è sicurezza, prima gli italiani, prima il popolo, stop ai migranti che premono dal basso e ai potentati che opprimono dall’alto, tutela dei confini, opere pubbliche, cantieri. Salvini appare poi colui che difende il senso religioso, la sovranità nazionale e la famiglia nell’epoca global del politically correct. Ai tempi di Bossi la lega tentò lo sbarco al sud ma promettendo un’alleanza antiunitaria contro Roma. Stavolta il richiamo è opposto.

Il messaggio di Salvini attecchisce a sud, al suo antico populismo reazionario e modernista, qualunquista e monarchico, anti-sistema ma non anti-Stato e alla sua antica anima di destra, quella destra di popolo che fu di Lauro e di Almirante o che pur votando per la Dc era cattolico-nazionale, anticomunista, conservatore e tradizionalista. Rispetto al movimento 5stelle, la Lega appare un ritorno alla realtà, alle radici nazionali e popolari ma al tempo stesso sposando lo sviluppo e non la decrescita, come i grillini. E, a sorpresa, non si annuncia alcuna promessa di clientelismo, come è per certi versi il reddito grillino che rischia di diventare un boomerang, perché la platea degli inclusi sarà inferiore a quella degli esclusi che nutrono aspettative; e questa delusione genera contraccolpi, ripicche e rivolte. A sud, a parte le guapparie di alcuni sindaci, come Leoluca Orlando, de Magistris e Mimmo Lucano, l’opposizione più forte alla Lega arriva da due campi opposti: la fiction sulla malavita organizzata e la malavita stessa. La prima con Roberto Saviano ma anche con Andrea Camilleri-Montalbano, allestisce paranze per sbarcare i migranti (più il vate radicale Erri de Luca). La malavita, a sua volta, diffida di tutto ciò che non controlla, con cui non ha stretto patti e non ha aderenze territoriali o agganci parentali; e poi la Lega si presenta come il partito dell’ordine e della polizia.

Il primo vero scoglio nell’idillio tra Sud e Salvini è la promessa di autonomia fatta alle regioni del nord. Al sud come la prenderanno? Finora non male, ma non sappiamo poi – se e quando il progetto si farà realtà – saranno ancora della stessa idea. Intanto l’amore è sbocciato e va da Napoli a Bari, dall’Abruzzo alla Sicilia. Non solo Salvini, ma anche il sud cambia gioco.


Michele de Caro

In 70 anni che abbiamo dato fiducia ai Politici Meridionali questi ci hanno fatto sprofondare completamente nel baratro : oppressi dalle tasse di Roma, testa della piovra mafiosa, e da una burocazia meridionale ignorante e arrogante e forse la peggiore del mondo senza mai un' agevolazione per lo sviluppo ma solo elemosine per ricottari e pigri, costretti a vedere i figli che scappano al Nord o all Estero per un lavoro che faccia assaporare anche un po' di dignita' e magari poi a raggiungerli per vedere i nipoti prima di morire
E tutto cio' mentre i nostri Politici pensavano solo ad "impostare" i loro figli e quelli di parenti ed amici
E alla gran massa delle genti del Sud hanno lasciato solo i mestieri di "guardia o ladro"
No la salvezza del Sud non verra' mai da un Politico del Sud
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Re: Il sud della penisola italica - i meridionali

Messaggioda Berto » dom ott 27, 2019 10:53 am

Incendi a Monreale, operaio forestale piromane arrestato con il figlio: li incastrano le intercettazioni
26 Marzo 2019

https://www.ilsicilia.it/incendi-a-monr ... HM_8COFNpE

I carabinieri hanno arrestato Pietro Cannarozzo, 62 anni e Angelo Cannarozzo, 26 anni, padre e figlio, accusati a vario titolo di furto pluriaggravato in continuazione e in concorso, peculato e incendio boschivo.

Il padre, operaio del servizio anticendio dell’azienda foreste e territorio della Regione siciliana, secondo le indagini coordinate dalla procura di Palermo, è responsabile di quattro incendi appiccati a Monreale e San Martino delle Scale fra giugno e luglio del 2017.

I roghi hanno devastato diversi ettari di macchia mediterranea. Nel corso delle indagini è emerso che gli indagati hanno commesso una serie di furti, tra cui una telecamera con relativi fili di rame, installata dalla polizia giudiziaria per indagare proprio sugli incendi e diversi attrezzi agricoli, motoseghe e decespugliatori di proprietà dell’Azienda Foreste e Territorio della Regione Siciliana, che erano stati rubati durante il servizio antincendio.

“Non lo vuoi capire che si bruciano le persone. Non ti entra nel cervello non ti entra“. Così diceva Pietro Cannarozzo, operaio dell’azienda foreste intercettato dai carabinieri al figlio Angelo nel corso dell’indagine sugli incendi che hanno devastato il comune di Monreale (Pa) nell’estate del 2017.

“Ma che mi interessa che si bruciano le persone“, risponde il figlio. “Se dessero di nuovo fuoco alla tua casa ti piacerebbe?” aggiunge il padre. “La casa? Il terreno che c’entra la casa“, aggiunge il figlio. “Quando dai fuoco vicino alla casa non ti brucia pure la casa?“, prosegue il padre. “Che mi interessa a me. Che è mia la casa? Per questo quando si brucia devo essere solo io. Non voglio nessuno con me“.
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Re: Il sud della penisola italica - i meridionali

Messaggioda Berto » dom ott 27, 2019 10:53 am

Arrestato l'unico sindaco leghista della Campania: alla sbarra Ciro Borriello
Giacomo Acunzo
14 agosto 2019

http://www.ilvesuviano.it/cronache/item ... yaSLyJ9Zsk

È stato arrestato questa mattina in un blitz delle fiamme gialle l'unico sindaco leghista della Campania. Fondi neri, corruzione, appalti pilotati: è per queste accuse che la Guardia di Finanza ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere per il sindaco di Torre del Greco (Napoli), Ciro Borriello, e di altre cinque persone. Si tratta dei rappresentanti della società Fratelli Balsamo Srl e di altri due imprenditori di Torre del Greco. Secondo l’accusa, le investigazioni “hanno rivelato un mercimonio della funzione pubblica svolta dal sindaco”. Accusato di aver favorito ditta rifiuti – Il sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello, è accusato di aver favorito la ditta ‘F.lli Balsamo S.r.l’, una importante realtà economica imprenditoriale operante nel settore dei rifiuti in varie province della Campania. Nello specifico le indagini hanno documentato che la società ‘F.lli Balsamo’, si legge in una nota della Procura di Torre Annunziata, ha “costituito mediante escamotages contabili, fondi neri di denaro contante, funzionali a ripagare lautamente gli atti contrari ai doveri di ufficio posti in essere dal primo cittadino”. Tali somme “venivano consegnate al sindaco nel corso di incontri mensili in luoghi appartatati, privi di copertura di cellulari, mediante passaggi da un’auto all’altra”. Nonostante tutto questo, gli incontri sono stati integralmente documentati con video-riprese e intercettazioni ambientali.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Il sud della penisola italica - i meridionali

Messaggioda Berto » dom ott 27, 2019 10:53 am

Puglia, la task force dei carabinieri ha messo ko i caporali
Emanuela Carucci - Dom, 27/10/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... BeQudHAJsM

Tante le condizioni di schiavitù in cui c'era rispetto per la dignità umana. Cinquantuno gli arresti da gennaio a oggi, oltre a denunce e ammende per un totale di circa 4 milioni di euro

"L'intervento che mi ha colpito di più è stato quando siamo arrivati in una masseria e un operaio indiano che viveva insieme agli ovini senza televisione perché per poter vederla vedere gli avrebbero detratto altri due euro dalla già misera paga, ci è venuto incontro in lacrime e ci abbracciati ringraziandoci di essere arrivati. Gli abbiamo dato 20 euro per poter comprare un biglietto del treno che lo riportasse in Calabria dove, ci ha confessato, riusciva almeno a sopravvivere".

A parlare è un maresciallo dei carabinieri in servizio presso il comando provinciale di Taranto, comandante di una delle task force anti-caporalato messe in atto in Puglia. È la testimonianza del fatto che l'umanità non è ancora del tutto scomparsa come spesso si teme.

Parliamo di un'azione militare ben precisa, una task force come detto, una missione vera e propria, fortemente voluta dal generale di brigata Alfonso Manzo, comandante della "Legione Carabinieri Puglia" che dal primo giugno fino a settembre ha disposto cinque gruppi di lavoro per contrastare lo sfruttamento nei campi o nelle aziende dedite alla pastorizia. La prima volta in Italia che viene sperimentata un'azione così incisiva per cercare di estirpare uno dei mali della società, soprattutto in Puglia: il caporalato.

Ogni gruppo di militari era composto da circa cinque persone, uno di loro era il comandante dell'unità e gli altri sono stati scelti tra le diverse professionalità presenti all'interno dell'Arma: dai cosiddetti "conoscitori d'aria", impegnati solitamente nelle strade delle città e che quindi conoscono bene il territorio, ai militari impiegati presso l'ispettorato del lavoro, esperti, quindi, dei rapporti tra il datore ed il dipendente.

I militari sono stati dotati di droni per controllare meglio le zone interessate dall'alto, di visori notturni per poter intevenire quando il sole doveva ancora sorgere e i braccianti o gli operai lavoravano già, dei fuoristrada per muoversi con più facilità nelle strade sterrate, dei cannocchiali Swarovski per riuscire a tenere sotto controllo, fino a 50 chilometri di distanza, le condizioni di sfruttamento senza essere visti.

"I caporali quando arrivavano sui campi si riconoscevamo subito - sottolinea un altro militare - erano ben vestiti, con scarpe firmate, collane di oro al collo e Rolex al polso".
I dati raccolti al termine della task force sono da capogiro. In tutta la Regione dall'1 giugno 2019 fino a fine settembre sono state arrestate quarantaquattro persone tra caporali e imprenditori. Di questi diciasette sono stranieri. Ottantanove persone sono state denunciate, sempre tra caporali e imprenditori, di cui ventuno sono immigrati. I lavoratori controllati sono stati 343, di questi 310 sono stranieri e 29 erano clandestini. Se alla task force aggiungiamo i controlli ordinari portati avanti dall'1 gennaio 2019 i numeri crescono: cinquantuno arresti, di cui venti migranti, trentuno caporali e diciannove imprenditori; 217 le denunce in stato di libertà, 1052 i lavoratori controllati e sono state elevate sanzioni amministrative pari a 3.916.676 euro, oltre alla confisca, in alcuni casi, dei mezzi con cui i caporali portavano i braccianti o gli operai sul posto di lavoro o degli immobili dove veniva consumato il reato di sfruttamento.

Tra i cinque comandi provinciali (Bari e Bat fanno capo allo stesso comando) l'azione è stata più incisiva a Taranto con trentatré arresti (tutti convalidati e molti degli arrestati hanno chiesto il patteggiamento) dal primo gennaio a settembre. In netto divario con gli arresti avvenuti negli altri capoluoghi: due a Foggia, nove tra Bari e Bat, quattro a Brindisi e tre arresti a Lecce.

"Da un lato ci vuole la repressione, ma dall'altro ci vuole anche un cambio di cultura. È una questione di mentalità perché solo il timore della pena non fa dissuadere l'imprenditore o l'agricoltore dal non sfruttare gli operai." ha commentato il colonnello Fabio Cairo, comandante provinciale di Bari. Qui la task force era di stanza a Monopoli sotto il comando del capitano Emanuele D'Onofri e non ha riguardato solo il settore agricolo o dell'allevamento, ma anche il tessile. "Non parliamo solo di braccianti, ma di operai più in generale" ha continuato Cairo.
Per quanto riguarda la provincia di Bari gli operai si recavano spesso a lavoro a piedi o in bicicletta, lavoravano dalla mattina fino alla sera per un totale di quattordici ore di lavoro al giorno. La paga oraria non era mai superiore a 2.50 euro. In alcuni casi è stata trovata una tariffa oraria di 1.20 o 0.70 centesimi. La maggior parte di loro non potevano usufruire delle ferie. C'è chi da anni non riabbraccia la sua famiglia nel paese di origine. "Si tratta di persone che hanno bisogno di lavorare e accettano qualsiasi condizione pur di riuscire a mandare i soldi a casa" sottolineano i militari a Bari.
La condizione alloggiativa è poi uno degli indici rilevatori dello sfruttamento. Molti degli operai vivevano nelle stalle insieme agli animali che allevavano, privi dei servizi igienici. Molto spesso le persone sfruttate utilizzavano la stessa acqua che veniva utilizzata dagli animali dell'allevamento non solo per i servizi igienici, ma anche per cucinare. E questo è un aspetto che è stato riscontrato soprattutto nelle masserie o nelle campagne. La peggiore condizione è stata trovata nella provincia di Taranto dove i pastori di un allevamento preferivano dormire nella stalla perché si riscaldavano grazie allo sterco degli animali durante la notte, quando le temperature calano. Situazioni al limite dell'immaginabile. Non è differente la condizione nelle industrie. In un'azienda tessile, infatti, vi lavoravano otto cittadini tra africani e asiatici che dormivano in un seminterrato privo di finestre con una temperatura altissima d'estate e priva di servizi igienici. "Ovviamente queste condizioni erano a noi evidenti, ma sono state certificate poi dall'intervento del personale della Asl" ha specificato il colonnello Cairo.

Tante sono state le situazioni ai limiti della dignità umana riscontrate dai militari. In una delle masserie controllate gli operai lavoravano oltre le dodici ore al giorno solo con una breve pausa prandiale. Quando si parla di retribuzione, parliamo sempre di denaro non tracciato, quindi contanti che in alcuni mesi non venivano nemmeno corrisposti. Alcuni operai non avevano neanche una paga mensile, ma ricevevano il pagamento in un'unica soluzione cumulativa.
Un altro caso estremo riscontrato dai carabinieri di Bari è stato quello di un mattatoio di un'azienda molto grande e importante per lavorazione di carni e che effettuava anche la distribuzione su grossa scala. In questa azienda lavoravano tre operai, anche loro dalle dieci alle dodici ore al giorno, addetti sia alla macellazione che alla pulizia del mattatoio. Ricevevano una paga che non era superiore a un euro e venti centesimi all'ora e dormivano in un container. Usufruivano degli stessi servizi igienici che venivano utilizzati per pulire il mattatoio. Non avevano docce e utilizzavano l'acqua prelevata dal pozzo.

Un altro aspetto di sfruttamento è l'installazione di un sistema di videosorveglianza, da parte dei caporali o dei proprietari delle aziende, per controllare i dipendenti (che dipendenti non erano). Accadeva, quindi, che gli sfruttati lavorassero in ambienti illegalmente videosorvegliati ventiquatt'ore su ventiquattro. Ogni movimento veniva registrato e controllato "e se la giornata di lavoro non soddisfava il proprietario, veniva decuratata la paga" sottolineano ancora i militari.
"Tra gli uomini che ho scelto per la task force ho voluto anche i più giovani per rincorrere nei campi braccianti e caporali", a parlare è il colonnello Luca Steffensen, comandante provinciale di Taranto. "Qui abbiamo concentrato il nostro lavoro nella zona occidentale della provincia. È la parte più vicina alla Basilicata da dove provenivano molti braccianti assoldati soprattutto nel ghetto, ora dismesso, di Metaponto(in provincia di Matera)."

La task force ha visto il plauso di molti, "Il ministro per l'agricoltura Teresa Bellanova è venuta nella provincia di Taranto per la festa dell'Unità e si è complimentata per il nostro lavoro svolto" ha sottolineato Steffensen. Anche Onofrio Rota, segretario generale della Fai Cisl, ha scritto un post su Facebook "Un forte plauso alle forze dell'ordine per il lavoro svolto. Ma occorre davvero fare di più per rafforzare le azioni di controllo, contrasto e prevenzione, e liberare una volta per tutte i territori del Mezzogiorno da un fenomeno ripugnante come il caporalato".

Ma non sono mancate le critiche. Da chi? "Da alcuni agricoltori" ha risposto il colonnello del comando provinciale di Taranto. "In molti ci hanno spiegato che non appoggiandosi ai braccianti che prestano manovalanza a basso costo il prodotto agricolo non si sarebbe mai potuto vendere ai prezzi concorrenziali imposti dal mercato e che se tutto fosse in regola il prodotto agricolo costerebbe molto di più rispetto a quanto si vende." La legge, però, non ammette giustificazioni e, soprattutto, non considera il prezzo di concorrenza. Mettendo tutti i dipendenti in regola, con contratto, contributi, dispositivi di sicurezza, le spese, per gli imprenditori, sarebbero state più elevate e, quindi, anche il prodotto avrebbe dovuto avere un prezzo più alto col rischio di rimanere invenduto.

Lo sfruttamento del lavoro quindi, deve fare i conti con le leggi di mercato. "Alla fine dell'estate è stato difficile scovare delle aziende in cui ci fossero delle irregolarità. Si era diffusa la voce che stavamo effettuando i controlli e tutti gli imprenditori hanno deciso finalmente di mettere in regola i dipendenti. Hanno capito che avrebbero guadagnato comunque, ma poco meno e che avrebbero rispettato, allo stesso tempo, la dignità umana" continuano i militari.
Oltre agli alloggi in condizioni igienico-sanitarie precarie anche le condizioni fisiche erano umanamente degradanti. Molti braccianti lavoravano senza i dispositivi di sicurezza. C'è chi indossava gli infradito, sotto il sole torrido di agosto, con le ferite in cancrena ai piedi. "Abbiamo visto con i nostri occhi cosa significa lavorare in condizioni di schiavitù e come l'uomo sia disposto a sopportare il dolore e la fatica pur di vivere" continuano i carabinieri della task force.

"Oggi molti dei braccianti ci ringraziano. Ora hanno, durante le ore di lavoro, l'acqua e un panino, oltre ad una maglietta e delle scarpe nuove" concludono, infine, i carabinieri.
La task force è stata, quindi, una manovra incisiva: massimi risultati in poco tempo. Questo anche grazie alla collaborazione della magistratura e ora si pensa di metterla in pratica anche in altre regioni italiane.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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