Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » mar mar 19, 2019 8:24 pm

ALLARME IN EUROPA: MANCA CO2
18 marzo 2019
Alex Swan

https://www.facebook.com/alessandro.pri ... 1026597068
Alessandro Prignacchi

Detta così parrebbe una provocazione ma è quanto realmente successo.

L'estate scorsa,oltre Manica si è arrivati ad una vera e propria emergenza CO2: fabbriche ferme, carni e prodotti da forno spariti dagli scaffali dei supermercati e, soprattutto, scarsità di birra. Le difficoltà di rifornimento dei pub hanno conquistato i dibattiti parlamentari e le prime pagine dei giornali.

La carenza di anidride carbonica è un problema serio, che ha colpito anche altre aree del Nord Europa, dal Benelux alla Scandinavia (a Oslo, in Norvegia, ha portato addirittura a razionare l’acqua corrente). Dall’altra parte del mondo, il Messico sta sperimentando difficoltà simili.

L’anidride carbonica è tutt’altro che dannosa. Al contrario è indispensabile alla vita (basti ricordare che è alla base della fotosintesi clorofilliana) e anche in ambito industriale ha una lunga serie di applicazioni, nella filiera alimentare e non solo.

Inodore, insapore e atossica, la CO2 è contenuta in tantissimi prodotti che finiscono sulle nostre tavole: non solo birre, ma tutte le bibite gassate e pure l’acqua frizzante. Non basta. Serve anche per le confezioni in atmosfera modificata, che allungano la “vita di scaffale” di alimenti come i salumi in busta, le insalate prelavate o le merendine. È impiegata per preparare i surgelati e per il ghiaccio secco. Infine è molto usata nei macelli, perché considerata il modo meno crudele per abbattere gli animali.

Carenze di CO2 non sono una novità assoluta, ma quella accusata dai britannici – che solo ora iniziano a intravvedere la luce in fondo al tunnel – è senza dubbio la più grave da decenni.

In Italia, di CO2 ne produciamo a sufficienza da soddisfare abbondantemente il nostro fabbisogno, «La si estrae da giacimenti sotterranei, che da noi sono numerosi, tant’è vero che abbiamo molte acque minerali naturalmente gassate.

La CO2 non è un gas serra, tutt'altro, non contribuisce minimamente al riscaldamento del pianeta, anzi è elemento chimico essenziale per il mondo vegetale.

I valori di CO2 nella atmosfera non sono mai stati così bassi negli ultimi 200milioni di anni.

La lotta alla CO2 non ha nullo di scientifico ma è puramente ideologica, confondere le menti in cambio di denaro per finte battaglie ambientaliste che non produranno alcun beneficio al clima del pianeta, semplicemente perchè la temperatura del clima del pianeta non dipende dalla nostra volontà ma da fattori ben più impattanti quali eruzioni vulcaniche e tempeste solari.

La CO2 emessa dall’uomo (ammesso e non concesso costituisca un problema) è solo una piccolissima percentuale delle emissioni complessive di anidride carbonica

Gli oceani contengono 37400 miliardi di tonnellate (Gt) di Carbonio in sospensione, la biomassa terrestre ne contiene 2000-3000 Gt. L’atmosfera solamente 720 Gt e gli uomini contribuiscono solo per 6Gt. Gli oceani, il suolo, e l’atmosfera scambiano CO2 in continuazione, quindi il carico umano aggiunto è incredibilmente piccolo.

Una lieve modificazione naturale dello scambio tra oceani ed atmosfera produrrebbe una crescita della CO2 molto più grande di quella che noi saremmo in grado di provocare.

Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni è null'altro che una bieca manipolazione mediatica ad uso e consumo dei governi che necessitano di consenso per deliberare nuove tasse ed evitare ribellioni.

Le manifestazioni di questi giorni sono la prova che i potenti della terra sfruttano le paure delle masse per tenerle in pugno, accusando al contempo chi la pensa diversamente d'essere un negazionista sui cambiamenti climatici.

La sinistra odia l'occidente, ed ogni scusa è buona perchè venga attaccato il nostro stile di vita.

Prima con l'immigrazione incontrollata di culture oscurantiste, poi con la messa in discussione della famiglia, la propaganda gender fluid e il veganesimo, infine con la scusa dei cambiamenti climatici, i nazisti rossi lavorano h/24 per distruggere la nostra civiltà.

Non lasciamo che quanto di buono è stato fatto per il benessere degli individui, dal rinascimento ad oggi venga dissipato a favore di teorie suicide, non permettiamo a questi infami di tradire la scienza a favore del dogma ideologico.

Gas serra
https://it.wikipedia.org/wiki/Gas_serra
Sono chiamati gas serra quei gas presenti nell'atmosfera, che sono trasparenti alla radiazione solare in entrata sulla Terra, ma riescono a trattenere, in maniera consistente, la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera e dalle nuvole. Tali proprietà sono note da un'analisi spettroscopica in laboratorio. I gas serra possono essere di origine sia naturale che antropica, e assorbono ed emettono a specifiche lunghezze d'onda nello spettro della radiazione infrarossa. Questa loro proprietà causa il fenomeno noto come effetto serra.
Vapore acqueo (H2O),
anidride carbonica (CO2),
protossido di azoto (N2O),
metano (CH4)
ed
esafluoruro di zolfo (SF6)
sono i gas serra principali nell'atmosfera terrestre. Oltre a questi gas di origine sia naturale che antropica, esiste un'ampia gamma di gas serra rilasciati in atmosfera di origine esclusivamente antropica,
come gli alocarburi, tra i quali i più conosciuti sono i clorofluorocarburi (CFC), e molte altre molecole contenenti cloro e fluoro le cui emissioni sono regolamentate dal Protocollo di Montréal.




Franco Prodi: "Giusta la protesta dei ragazzi, ma i cambiamenti del clima sono ancora tutti da decifrare"
(di C. Paudice)
2019/03/15

https://www.huffingtonpost.it/2019/03/1 ... 8F3kgc4Gmw

C'è l'urgenza di contrastare il deterioramento ambientale, ma c'è anche quella di approfondire la conoscenza del sistema clima, oggi così incompleta da non poterci permettere - come spesso si fa erroneamente - di far risalire a singole e determinate cause il riscaldamento globale. In un'intervista ad HuffPost Franco Prodi, climatologo di fama internazionale ed ex direttore dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Cnr, parla della manifestazione degli studenti che hanno protestato in più di cento città nel mondo contro l'inerzia della politica rispetto al riscaldamento globale. E dice: "C'è troppa gente che parla senza sapere le equazioni di trasferimento radiativo in atmosfera. Siamo in una corriera in corsa con i finestrini offuscati. Ma attribuire sicuramente il riscaldamento globale alle emissioni della sola Co2 è scientificamente quantomeno avventato".

Professor Prodi, oggi una marea di giovani ha invaso le strade di molte città del mondo per manifestare contro l'inerzia dei governi rispetto al cambiamento climatico. Lei che opinione si è fatto di questa protesta?

Saluto con piacere il fatto che le generazioni si rendano conto della gravità del problema. Ma da qui a pensare che possano avere una opinione scientificamente fondata della situazione ce ne passa. Andrebbe chiarito nell'ambiente scolastico che le parole ambiente, clima e meteorologia vanno ben individuate nel loro ambito. La mia convinzione è che la conoscenza scientifica del sistema clima è ancora molto incompleta, e non è in condizione di consentirci di fare quelle previsioni che oggi ci vengono proposte come tali ma che in realtà sono solo degli scenari. Quando diciamo che alla fine del secolo la temperatura globale del pianeta a due metri dal suolo sarà aumentata tra 1,5 e 7 o 8 gradi vuol dire che non sappiamo cosa succederà. Ci sono diversi modelli, sempre più affinati ma sempre incompleti, e che ci danno risposte diverse.

Quindi le nostre conoscenze non ci permettono di fare quelle previsioni che oggi diamo per assodate.

Non sono negazionista né catastrofista, perché uno scienziato non deve essere classificato con i parametri del tifo sportivo. C'è una necessità di accelerare la conoscenza scientifica su altri ambiti che non siano quelli dell'Ipcc (gruppo di esperti che parla all'Onu e ai Governi) e delle sue modalità.

Quindi che fare?

Curiamo l'ambiente. Il deterioramento ambientale, quello sì è quantificabile, attraverso i metalli pesanti negli oceani, la qualità dell'aria, il brown cloud dell'Asia ad esempio. Serve una ripartenza degli accordi internazionali per limitare l'inquinamento, tenere sotto controllo i combustibili fossili. Bisogna ripensare collettivamente i modi di produzione, per salvaguardare la qualità dell'ambiente.

Anche per questo sono scesi in piazza gli studenti.

Ai ragazzi direi che è giusta e condividiamo l'urgenza perché c'è un modo di fare dei politici a breve scadenza, un approccio che guarda solo alle prossime elezioni.

Però...

Però serve anche un invito a capire veramente qual è la natura del problema. E siccome parliamo di studenti, dalla scuola e e poi dall'università e dalla ricerca deve iniziare la comprensione della sfida autentica di questo secolo: una conoscenza del clima che ci consenta una previsione e soprattutto una quantificazione dell'effetto antropico, che c'è senz'altro ma deve anche essere inquadrato nell'evoluzione naturale del clima. Il clima non può non cambiare, perché è determinato da una stella, il Sole, una lampada non costante con la sua variabilità: e da un pianeta, la Terra, che ha una distanza che varia, ed è circondato da un involucro molto complicato.

Tra i punti del manifesto dei ragazzi c'è lo sforzo a contenere l'aumento medio della temperatura entro 1,5 gradi.

La frase "contenere l'aumento della temperatura" implica che l'umanità lo possa fare. Immagini tra 50 anni: se l'aumento della temperatura sarà contenuto entro un grado e mezzo allora si dirà che le nostre azioni avranno avuto effetto. Ma questa frase non sarebbe corretta. Perché oggi non possiamo quantificare l'effetto delle nostre azioni. Abbiamo di fronte scenari tra i più vari, proposti da modelli numerici complicatissimi che richiedono il lavoro di centinaia di ricercatori nelle diverse equipe tra Giappone, Stati Uniti, Regno Unito e via dicendo.

Su cosa concentrarsi quindi?

Noi abbiamo un deterioramento ambientale di cui conosciamo le cause, e lo possiamo quantificare. E gli accordi mondiali su questo si possono fare. Quanto al clima, ci sono convinzioni diffuse e accettate da tutti, senza una analisi ben dettagliata. Bisognerebbe fare più attenzione a questa parte della ricerca che non è quella dialogante con le Nazione Unite. C'è troppa gente che parla senza sapere le equazioni di trasferimento radiativo in atmosfera. Ci sono aspetti di fisica molto complessi: capisco il principio di precauzione ma non è un principio scientifico. La nostra situazione è che siamo in una corriera in corsa con i finestrini offuscati. Ma attribuire sicuramente il riscaldamento globale alle emissioni della sola Co2 è scientificamente quantomeno avventato.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Clima e politica energetica US

Messaggioda Berto » mar mar 19, 2019 8:50 pm

Le balle sul clima


Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 19/03/2019 a pag.III, con il titolo "'Pazzi corrotti'. Chi dubita sulle cause del global warming è nemico del popolo. 'È fanatismo religioso' " il commento di Giulio Meotti; con il titolo "Abbiamo tempo", una anticipazione del libro “Ambiente: si stava peggio quando si stava peggio” dell’Istituto Bruno Leoni curato da Francesco Ramella.

Il pensiero unico sta invadendo ormai anche le università, centri di produzione e informazione sul sapere. Questo pensiero politicamente corretto si applica a tutte le dimensioni, l'ambientalismo non fa eccezione.
Informazione Corretta

Ecco gli articoli:

http://www.informazionecorretta.com/mai ... zl4BS4VkZ4


" 'Pazzi corrotti'. Chi dubita sulle cause del global warming è nemico del popolo. 'È fanatismo religioso' "
Giulio Meotti

Roma. “Questa sul clima non è scienza, è dogma politico”. Nel recente documentario dell’olandese Marijn Poels, The Uncertainty Has Settled, queste parole sul global warming sono scandite da una leggenda della matematica, il novantatreenne Freeman Dyson. Per cinquant’anni, Dyson è stato una star all’Institute for Advanced Study di Princeton. Esperto mondiale di Fisica quantistica, Dyson ha lavorato con Fermi, Feynman e Oppenheimer. Ma quando ha espresso scetticismo sul cambiamento climatico, Dyson si è visto dare di “pomposo”, “sbruffone”, “pozzo di disinformazione” e, ovviamente, “scienziato pazzo”.
Il figlio di Dyson, George, storico della tecnologia, ha rivelato che al padre quelle parole sono costate tante amicizie nella comunità scientifica. Nei giorni scorsi si è marciato fuori dalle scuole e dalle università, al passo di Greta Thurnberg. Ma dentro alle università non è rimasto quasi nessuno critico dell’origine antropica del global warming. È un consenso che non ammette dissenso, dibattito, smarcamenti. Associare il nome di un professore alle parole “denier” e “global warming” basta a distruggere carriere e reputazioni. Il neurologo e scrittore Oliver Sacks ha detto che “la parola preferita da Dyson sul fare scienza ed essere creativi è ‘sovversivo’”. Ma Dyson sul clima ha pagato cara la libertà di pensiero. “Tutto il clamore sul riscaldamento globale è esagerato”, aveva detto Dyson, è diventata “una linea di partito” e “un’ossessione, una religione mondiale laica nota come ambientalismo”.
Al Gore? “Il capo propagandista”. Il professor Lennart Bengtsson dell’Università di Reading, in Inghilterra, ha detto che la pressione era così intensa perché si dimettesse dal consiglio accademico della Global Warming Policy Foundation da non essere più in grado di continuare a lavorare e che temeva anche per la propria salute. Lord Lawson, che ha fondato quel think tank, ha detto che Bengtsson è vittima del “maccartismo”. Bengtsson, ex direttore del Max Planck Institute for Meteorology di Amburgo, aveva accettato di far parte della fondazione di scettici da tre settimane: “Ero sotto una pressione di gruppo così enorme che è diventato insopportabile”, ha scritto nella lettera di dimissioni. Ivar Giaever, premio Nobel per la Fisica nel 1973, si è dimesso dall’American Physical Society per la sua eterodossia: “Va bene discutere se la massa del protone cambia nel tempo ma le prove del riscaldamento globale sarebbero incontrovertibili?”, ha detto Giaever. “È una nuova religione”. La carriera dell’esperto di orsi polari, il canadese Mitchell Taylor, è finita dopo che ha sostenuto che il numero di orsi non era calato a causa del cambiamento climatico. Roger Pielke, ambientalista dell’Universi - tà del Colorado, ha visto il suo nome comparire in un cable Wikileaks, dove John Podesta ne invocava la cacciata dal sito di Nate Silver “FiveThirtyEight”. La tesi di Pielke è che sì, esiste il cambiamento climatico, ma che i fenomeni atmosferici violenti non ne sono una conseguenza. Pielke è stato accusato di essere a libro paga della Exxon. La “colpa” di Richard Lindzen, fisico del Mit, è aver detto che “la scienza del clima è la prima a diventare parte del processo politico”. Quando Lindzen ha condannato l’accordo di Parigi, ventidue colleghi del Mit lo hanno attaccato con una lettera sui giornali. “Una congettura è diventata ‘conoscenza’”, ha scritto Lindzen. I dem al Congresso hanno mandato lettere minacciose alle università che arruolano i critici, fra cui Lindzen. Si è dimessa Judith Curry da capo della School of Earth and Atmospheric Sciences al celebre Georgia Institute of Technology. Ne aveva abbastanza. “Ci stiamo allontanando dalla scienza per entrare nel fanatismo religioso”, ha scritto Lindzen. “L’ambientalismo non tollera dissenso”. Al dubbio metodico si preferiscono i dogmi corali di un conformismo delirante. Gli scienziati devono arruolarsi nella crociata dei bambini di Greta.



Francesco Ramella: "Abbiamo tempo"

Questa è la mia previsione per il lungo periodo: le condizioni materiali di vita continueranno a migliorare per la maggior parte delle persone, nella maggioranza dei paesi del mondo, indefinitamente. Nell’arco di un secolo o due, tutte le nazioni godranno di condizioni di benessere analoghe a quelle attuali nel mondo occidentale. Ritengo altresì che molte persone continueranno a pensare e a sostenere che sia in atto un peggioramento”. Così, una ventina di anni fa, si esprimeva Julian Simon, l’economista statunitense strenuo avversario dei profeti di sventura ambientali. Simon proiettava nel futuro l’esperienza vissuta in prima persona a partire dagli Anni Settanta che lo vide passare da una posizione allineata alla vulgata malthusiana a una opposta fondata sulla nozione che ogni uomo in più che si affaccia sulla Terra è un bene per se stesso, in quanto darà nella pressoché totalità dei casi un giudizio positivo sulla propria esistenza, e per gli altri la cui vita sarà resa migliore dal suo piccolo o grande bagaglio di intelligenza e creatività a patto che questo non sia imbrigliato. Suo principale contraltare ideologico fu il biologo Paul Ehrlich che nel 1968 diede alle stampe “The population bomb”, il best-seller con il quale si voleva portare all'attenzione dei decisori politici nazionali statunitensi e sovranazionali il tema della sovrappopolazione. Nel prologo del libro Ehrlich sosteneva che la battaglia per garantire sufficiente cibo all'umanità era perduta. Negli anni venturi la carestia avrebbe avuto il sopravvento e centinaia di milioni di persone sarebbero morte di fame. I livelli di affluenza raggiunti negli Anni Sessanta non sarebbero stati che un pallido ricordo per le future generazioni. Per quanto meno arginare il disastro incombente occorreva dunque intervenire immediatamente, se possibile con strumenti di persuasione ma, laddove questi non si fossero rivelati adeguati, con mezzi coercitivi a partire da una tassa “progressiva” in funzione del numero di figli, proseguendo con una tassa di “lusso” da applicare a pannolini ed altri prodotti per neonati per finire con l'aggiunta di prodotti sterilizzanti negli acquedotti o nei prodotti alimentari. Il messaggio di Ehrlich ottenne un largo consenso e fu fatto proprio, tra gli altri, da Richard Nixon; il futuro presidente nella campagna del 1968 avvertiva gli elettori che negli anni 2000 le città americane sarebbero divenute invivibili a causa del numero troppo elevato di residenti e degli intollerabili livelli di inquinamento atmosferico. Da allora sono passati più di cinquant’an - ni: la popolazione mondiale è raddoppiata (da 3,5 a 7 miliardi di persone), la disponibilità di cibo per persona è cresciuta passando da meno di 2.400 chilocalorie al giorno a quasi 3.000, la speranza media di vita nel mondo che dai trenta anni di fine Ottocento era quasi raddoppiata si è ulteriormente accresciuta superando nel 2012 i 70 anni, e la ricchezza pro-capite è anch’essa più che raddoppiata in termini reali crescendo da da 3.500 a 8.500 dollari (internazionali 1990). Trent’anni orsono poco meno della metà della popolazione mondiale viveva in condizioni di povertà estrema (meno di 1,90 dollari al giorno); nel 2015 “solo” una persona su dieci rimane sotto quella soglia. Sembrano dunque esservi davvero pochi dubbi sulla correttezza della previsione di J. Simon: le condizioni materiali dell’umanità, quanto meno fino a oggi, non hanno cessato di migliorare ma la realtà “percepita” da molti è quella di un progressivo degrado, in particolare per quanto concerne le condizioni ambientali. Proveremo ad approfondire due temi specifici, quello dell'inquinamento atmosferico e quello dei cambiamenti climatici che, stando ad un recente sondaggio dell’Istat, sembrano essere quelli che destano maggiore preoccupazione tra gli italiani e, verosimilmente, degli europei. Richiesti di un parere in merito all'evoluzione della qualità dell'aria, pochi anni fa, oltre la metà di un campione di olandesi e tedeschi e la stragrande maggioranza di francesi e britannici si è detta convinta che la tendenza in atto fosse quella di un lieve o grave peggioramento. Non è così. Le evidenze empiriche di cui disponiamo mostrano come da oltre metà secolo i livelli di concentrazione di sostanze inquinanti nei paesi occidentali siano in costante calo. E, se volgiamo lo sguardo al passato remoto, scopriamo che Seneca si lamentava della cattiva qualità dell’aria nell’antica Roma e che settecento anni fa Edoardo I, re d’Inghilterra, costituì una commissione per affrontare il problema dell’inquinamento e – invano – rese illegale l’utilizzo del carbone per il riscaldamento. Nel Settecento Shelley paragonava l’inferno a Londra, un posto molto popolato e denso di fumo. Il più grave episodio di inquinamento nell’Europa occidentale ebbe luogo nella capitale britannica a metà dello scorso secolo quando, complici condizioni atmosferiche particolarmente sfavorevoli, la concentrazione di sostanze nocive salì alle stelle provocando in una settimana un numero di decessi stimato pari a quattromila unità. Come detto, da allora si è percorso un lungo tratto di strada che ha portato ad un radicale miglioramento della qualità dell’aria. I fattori che determinano il livello di inquinamento sono numerose. Vi è però un largo consenso sul fatto che oggi la concentrazione delle “polveri sottili” (PM10) rappresenti con buona approssimazione il fenomeno nel suo complesso. Ebbene, a partire dagli Anni Settanta (ma in alcuni casi ancor prima), in Europa occidentale così come nell’America del nord, la concentrazione media annuale del PM10 si è ridotta da circa 200 microgrammi per metrocubo a 40-50 ossia del 75 per cento. E se guardiamo ai “picchi” il miglioramento è stato ancor più radicale: nell’episodio sopra menzionato verificatosi a Londra nel 1952 le polveri superarono i 5.000 microgrammi; oggi i massimi raggiunti in una città come Milano sono al di sotto dei 200. Per farla breve: avevamo la febbre a quaranta, ora solo più qualche linea. Negli ultimi decenni rapidi progressi della qualità dell’aria sono stati registrati anche nei maggiori centri urbani della Cina, dai 300 microgrammi per metrocubo del 1980 si è passati ai circa 100 attuali (livello invariato negli ultimi dieci ani) ed in India dove negli ultimi venti anni la concentrazione media di polveri sottili è stata dimezzata. Tale evoluzione è da ricondursi pressoché esclusivamente alle innovazioni tecnologiche intervenute nel settore dei trasporti ed in quelli della produzione di energia, del riscaldamento e dell'industria; la riduzione delle emissioni unitarie (per chilometro percorso o per chilowattora prodotto, ecc.) si è rivelata di gran lunga più rapida rispetto alla crescita dei consumi energetici e della mobilità. Su entrambe le sponde dell’Atlantico grande scalpore ha destato nel 2015 lo “scandalo Volkswagen”. A seguito di una richiesta di chiarimenti dell’Agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti, l’azienda automobilistica tedesca ha dovuto confessare di aver alterato i dati di emissione rilevati tramite i test di omologazione cui sono sottoposti tutti i nuovi modelli. La richiesta dell’Epa traeva origine da una ricerca dell’Interna - tional Council for Clean Transportation volta a verificare le emissioni di un campione dei veicoli in condizioni di guida reali. Il risultato più eclatante dell'analisi condotta è che, in media, le emissioni di uno tra gli inquinanti presi in esame, gli ossidi di azoto (NOx), sono più alti di sette volte rispetto a quanto previsto dallo standard Euro VI; il dato appare di per sé appare assai poco rassicurante. Ma, se invece di limitarci ad osservare un fotogramma, guardiamo il film dall’inizio alla fine scopriamo che si tratta di una storia a lieto fine. Abbiamo detto come le auto testate, tranne una, non siano risultate conformi allo standard Euro VI. Quest’ultimo non è che l’ultimo provvedimento in tema di regolamentazione delle emissioni veicolari, il fratello minore di Euro 0, Euro I, Euro II, Euro III, Euro IV ed Euro V. Un’auto che rispetti i parametri entrati in vigore nel 2014 ha emissioni di NOx inferiori del 98 per cento rispetto ad una che circolava sulle nostre strade prima del 1989. In media, i gas di scarico del campione oggetto della ricerca risultano “solo” dell’87 per cento più bassi. Approssimativamente, nel loro insieme, le auto analizzate si comportano come veicoli Euro III, sei sono a standard Euro IV. Con riferimento all’ambito della mobilità, fu peraltro la stessa diffusione dei veicoli a combustione interna che permise di risolvere quello che sembrava un inarrestabile peggioramento delle condizioni di vivibilità e sanitarie nei grandi centri urbani conseguente all' inquinamento arrecato dal trasporto a trazione animale. Scriveva nel 1894 il Times: “nel 1950 tutte le strade di Londra saranno ricoperte da alcuni metri di escrementi di cavallo”. […] Respiriamo dunque un’aria assai migliore di quella toccata in sorte ai nostri genitori e nonni ma non si continua comunque a morire di smog? A leggere i titoli di giornali e telegiornali non sembrano esservi dubbi. Forse, qualche sospetto in merito alla rilevanza del problema potrebbe venire dal confronto fra le cifre della “strage” che, a seconda delle fonti, variano sensibilmente. Proviamo dunque a capire come stanno davvero le cose. Innanzitutto, oggi, nessuno, neppure nelle giornate che fanno registrare le peggiori condizioni di qualità dell’aria, esce di casa in buone condizioni di salute e non vi fa ritorno perchè ucciso dallo smog (ogni giorno in Italia quindici persone perdono la vita in incidenti stradali). Le ricadute negative si manifestano in larga misura nel lungo periodo e, in base alla risultanze di molti ma non di tutti gli studi epidemiologici, una più elevata concentrazione di polveri determina un incremento della mortalità complessiva. Come evidenziato in un Rapporto dell’Accademia francese delle Scienze: “Vi sono numerose incertezze in merito alla rilevanza degli effetti a corto e a lungo termine. Tali incertezze sono legate allapiccolezza del rischio. E’ relativamente facile misurare un rischio relativo superiore a 5, come accadeva trent’anni fa. Negli Anni Ottanta dello scorso secolo ci si è occupati di rischi dell’ordine di grandezza da 1,5 a 2 e già questo risultava molto più difficile poiché i fattori di confusione introducono rilevanti elementi di imprecisione. Ma, oggi, i rischi relativi sono compresi fra 1,02 e 1,05; ci si viene quindi a trovare in una situazione assai complessa in quanto i risultati sono largamente influenzati dal tipo di metodologia utilizzata: la correzione dei fattori di confusione, i modelli matematici che sono indispensabili per l’analisi determinano livelli di incertezza assai rilevanti… Se si paragonano le diverse Regioni della Francia si può riscontrare una forte correlazione fra la mortalità prematura e il consumo di alcol e di tabacco mentre non è possibile rilevare alcun impatto delle diverse forme di inquinamento sulla speranza di vita o sulla frequenza dei casi di cancro sia a scala nazionale che regionale. In particolare, in Francia, non si rileva alcuna correlazione fra l’evoluzione della speranza di vita e l’inquinamento atmosferico; la speranza di vita più elevata dell’intero paese è quella che si registra nell’Île de France ossia nella regione più densamente popolata e che fa registrare i livelli di traffico più elevati. Si può inoltre rilevare come le due regioni nelle quali la speranza di vita si è maggiormente accresciuta nel corso degli ultimi decenni sono la regione di Parigi e la Provenza Costa Azzurra. Tali elementi non consentono di escludere che esista un qualche impatto dell’inquinamento sulla salute ma suggeriscono che non si tratta di fattori che hanno un peso maggioritario”. Analoghe considerazioni, possono essere svolte anche con riferimento all’Italia e in particolare alle regioni del Nord ove, a causa del prevalere di condizioni atmosferiche sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti, si registrano livelli di inquinamento tra i più elevati in Europa: la speranza di vita è di quasi due anni superiore a quella media europea e maggiore di quella che si registra in Francia, Germania e Regno Unito. In provincia di Milano, nel 2010 la vita media risultava pari a 80,1 anni per gli uomini e a 85,2 per le donne. Si tratta di valori superiori sia a quelli del nord Italia che ai dati nazionali (ed in crescita di ben otto anni rispetto al 1980). La tendenza al miglioramento della qualità dell’aria manifestatasi negli scorsi decenni proseguirà negli anni a venire grazie al progressivo rinnovo del parco circolante e all’ulteriore contenimento delle emissioni negli altri settori grazie al dispiegarsi di tecnologie già attualmente disponibili. Il crescente consumo di combustibili fossili ha però determinato a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale una crescita ininterrotta delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra, più che raddoppiate dal 1970. Sulla base delle misurazioni raccolte a partire dal 1880, la temperatura media della superficie terrestre risulta essere aumentata di poco meno di un grado centigrado; vi è un consenso pressoché generalizzato sul fatto che tale evoluzione sia stata influenzata dalla modifica della composizione dell'atmosfera terrestre causata dalle attività antropiche. Non vi sono però certezze inoppugnabili in merito alla entità di tale impatto che va a sovrapporsi ad una variabilità interna del clima. Se guardiamo a quanto accaduto negli ultimi centotrenta anni, scopriamo che vi è stato un raffreddamento fino al primo decennio dello scorso secolo, seguito da un riscaldamento tra il 1910 ed il 1940: entrambe queste tendenze non sono imputabili, se non in parte trascurabile, all'uso di carbone, petrolio e gas fino ad allora assai limitato. Tra il 1940 ed il 1980, pur in presenza di una rapido aumento del consumo di combustibili fossili, vi è poi una prolungata fase di stasi della temperatura, seguita da una rapida accelerazione nell’ultimo scorcio del Novecento e infine da una nuova brusca frenata nel nuovo secolo. Lungi dall’essere quantificato “al di là di ogni ragionevole dubbio” – il che renderebbe inutile tutta la attività di ricerca attualmente in corso e privo di giustificazione il relativo finanziamento – permangono tutt’ora ampi margini di incertezza sulla entità dell'impatto che le attività umane determinano sul clima. Nello stesso ultimo rapporto dell’International Panel on Climate Change, l’organismo delle Nazioni Uniti che si occupa di cambiamenti climatici, risulta evidente come la stima del possibile impatto di un raddoppio della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera sia ricompresa in una “forchetta” molto ampia che va da un + 1 °C che avrebbe effetti trascurabili a un + 6°C che determinerebbe un reale sconvolgimento delle attuali condizioni di vita sulla terra. Studi peer reviewed pubblicati successivamente a tale documento abbassano sensibilmente l’asti - cella e stimano come ipotesi più probabile che la duplicazione della CO2 in atmosfera porti a un riscaldamento pari a circa 1.5 °C. Sappiamo inoltre che i modelli utilizzati per simulare l'evoluzione futura del clima sono stati falsificati dai dati empirici di cui disponiamo: l'aumento di temperatura registrato a partire dal 1979 nella zona tropicale della troposfera – la parte dell'atmosfera a diretto contatto con la superficie dove l'effetto serra risulta più amplificato – risulta essere molto contenuto, intorno agli 0,25 °C (equivalenti a meno di 1°C su un orizzonte temporale secolare) e pari a meno di un terzo di quanto previsto in media dalle simulazioni. Così come nel caso dell'inquinamento locale, anche con riferimento al tema dei cambiamenti climatici sembra essere largamente prevalente un’errata percezione della complessità e della rilevanza del fenomeno. Si assume spesso apriori che qualsiasi mutamento del clima indotto dall'attività umana sia negativo il che equivale assumere la preesistenza, in assenza di attività umana, di una condizione ottimale per tutti gli innumerevoli risvolti delle condizioni atmosferiche. […] L’approccio pianificatorio che ha caratterizzato fino ad oggi le politiche climatiche soffre poi di un altro limite. Anche ipotizzando che si prefigga l’obiettivo di allocare in modo ottimale le risorse disponibili, il decisore non dispone di informazioni sufficienti per poterlo fare. Gli sforzi per ridurre le emissioni possono avvenire lungo molti “margini”: ridurre i consumi, modificare i combustibili utilizzati, catturare le emissioni prodotte. […] Se il non intervenire per tempo può esporci a seri rischi nel lunghissimo termine, azioni troppo drastiche nel breve periodo avrebbero conseguenze negative più gravi di quelle che si intendono evitare. La prudenza a volte può essere troppa.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Clima e politica energetica US

Messaggioda Berto » mer mar 20, 2019 5:55 am

Greta Thunberg, il prof di Modena dice no. "Basta con questo riscaldamento globale"
il Resto del Carlino
Modena, 19 marzo 2019

https://www.ilrestodelcarlino.it/modena ... GQiwm072qk

"Questa storia del riscaldamento globale è una colossale 'gretinata'.
La piccola Greta è una minorenne sfruttata da maggiorenni, e i suoi seguaci si chiamano 'gretini'". Ci è andato giù duro Franco Battaglia, docente di Chimica fisica all'Università di Modena, intervenuto ai microfoni de 'L'Italia s'è desta' condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell'Università Niccolò Cusano, per parlare del clima e delle manifestazioni dei ragazzi in tutto il mondo ispirate alla 16enne svedese Greta Thunberg.

"Vent'anni fa si diceva che non c'era più tempo per salvare il pianeta, che restavano solo 5-6 anni - ha detto Battaglia - Nel 2007 Al Gore, vicepresidente degli Usa nonché premio Nobel per la Pace, disse: il Polo Nord tra 7 anni sarà completamente sciolto. Siamo nel 2019 e il Polo Nord è ancora lì. Qualche errore l'hanno commesso questi qui 20 anni fa. D'altra parte 70 anni fa quelli del club di Roma dicevano che nel 2000 non ci sarebbe stata più una goccia di petrolio. Se uno va a guardare nel passato, questi hanno sbagliato di brutto. Questo non vuol dire che siccome si sono sbagliati una volta e due volte, sbaglieranno sempre. Questo non lo posso dire perché sono uomo di scienza e dunque non posso fare questa conclusione. Tuttavia, è vero che è in atto un riscaldamento del pianeta e noi ne stiamo godendo, non soffrendo".

"C'è un fatto inconfutabile - ha continuato Battaglia - questo riscaldamento è cominciato intorno al 1650, quando si era al minimo della piccola era glaciale, quindi dal 1650 ad oggi le temperature sono salite. Che cosa ha fatto salire le temperature nei 300 anni successivi quando le attività umane erano assenti? A questa domanda non ha mai risposto nessuno".

E allora, ha continuato Franco Battaglia, docente di Chimica fisica all'Università di Modena intervenuto a Radio Cusano Campus, "visto che questi 'gretini' non hanno saputo dare una risposta, a qualcuno è venuto in mente di dire che non è vero che nel 1650 c'era la piccola era glaciale, cosa che invece è certificata anche da dipinti che ritraggono il Tamigi ghiacciato o pattinatori che pattinavano sulla laguna di Venezia. Circa 700 anni prima ci fu l'apice del cosiddetto periodo caldo medievale, quando le temperature erano di un paio di gradi superiori a quelle di oggi. Quindi per circa 500-600 anni le temperature sono passate dal massimo del periodo caldo medievale al minimo della piccola era glaciale, con una variazione media globale di circa 5 gradi. Ora, negli ultimi 150 anni, la temperatura è aumentata mediamente di 0,8 gradi. In un sistema come il nostro pianeta che ha variazioni di 100 gradi, una variazione di 0,8 gradi significa una sola cosa: stiamo vivendo un periodo di clima straordinariamente stabile, al di là di ogni aspettativa. Quindi non esiste alcuna emergenza climatica. Non c'è nessuno scienziato serio che affermi queste cose".

"In Italia - ha aggiunto - lo scienziato che viene presentato nelle varie trasmissioni è un tale Luca Mercalli, laureato non si sa bene se in geografia o in agraria, che di scienza non si è mai occupato e che viene considerato esperto di clima. Questo ha fondato una società di meteorologia di cui è unico socio e si è nominato presidente. Perché è stato sostenuto? Perché si devono vendere nel mondo e in particolare in Italia impianti di energia alternativa, in particolare fotovoltaici ed eolici. Questi impianti sono un fallimento perché non sono adatti alla produzione di energia elettrica, per l'uso che ne facciamo. Siccome questi oggetti sono un colossale fallimento ma sono molto costosi, è stata trovata una scusa per giustificare la loro necessità e ci si è inventati il cambiamento climatico. Questo è quello che ha fatto l'ex ministro Pecoraro Scanio che nel 2007 ha portato l'Italia da zero watt di fotovoltaico a 20giga watt. L'Italia si è impegnata con 200 miliardi sul fotovoltaico e questi 200 miliardi vengono sottratti dalle nostre bollette elettriche, che sono le più elevate al mondo. L'unico Paese al mondo che supera l'Italia sul fotovoltaico è la Germania, ma la Germania produce metà della sua energia elettrica dal carbone, un quarto dal nucleare, un altro 20% da gas, un 5% da idroelettrico e se fai le somme vedi qual è la percentuale rimasta per eolico e fotovoltaico. La Germania ha installato turbine eoliche e pannelli fotovoltaici, anche se gli danno pochissimo in termini di energia elettrica, perché è essa stessa a produrli. Così la Germania si fa vedere bella, dopodiché vende queste sole ad altri Paesi, ad esempio a noi".
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Re: Clima e politica energetica US

Messaggioda Berto » gio mar 21, 2019 8:46 pm

"Cosa è successo alla Terra negli ultimi 15 anni". Clima, il Nobel rivela la più inquietante menzogna
16 Marzo 2019
Carlo Rubbia

https://www.liberoquotidiano.it/news/sc ... c.facebook

Pubblichiamo di seguito ampi stralci del discorso tenuto dal premio Nobel per la fisica e senatore a vita Carlo Rubbia di fronte alle commissioni riunite Affari esteri e Ambiente-territorio di Camera e Senato il 26 novembre 2014.

Sono una persona che ha lavorato almeno un quarto di secolo sulla questione dell' energia nei vari aspetti e, quindi, conosco le cose con grande chiarezza. Vorrei esprimere alcuni concetti rapidamente anche perché i tempi sono brevi. La prima osservazione è che il clima della Terra è sempre cambiato. Oggi noi pensiamo (in un certo senso, probabilmente, in maniera falsa) che se non facciamo nulla e se teniamo la CO2 sotto controllo, il clima della Terra resterà invariato. Questo non è assolutamente vero.

Vorrei ricordare che durante l' ultimo milione di anni la Terra era dominata da periodi di glaciazione in cui la temperatura era di meno 10 gradi, tranne brevissimi periodi in cui c' è stata la temperatura che è quella di oggi. L' ultimo è stato 10.000 anni fa, quando è cominciato il cambiamento climatico con l' agricoltura, lo sviluppo eccetera, che è la base di tutta la nostra civilizzazione di oggi.

Negli ultimi 2.000 anni, ad esempio, la temperatura della Terra è cambiata profondamente. Ai tempi dei Romani, Annibale ha attraversato le Alpi con gli elefanti per venire in Italia. Oggi non ci potrebbe venire, perché la temperatura della Terra è inferiore a quella che era ai tempi dei Romani. Quindi, oggi gli elefanti non potrebbero attraversare la zona dove sono passati. C' è stato un periodo, nel Medioevo, in cui si è verificata una piccola glaciazione; intorno all' anno 1000 c' è stato un aumento di temperatura simile a quello dei tempi dei Romani. Ricordiamo che ai tempi dei Romani la temperatura era un grado e mezzo più alta di quella di oggi; poi c' è stata una mini-glaciazione durante il periodo 1500-1600. Ad esempio, i vichinghi hanno avuto degli enormi problemi di sopravvivenza a causa di questa mini-glaciazione, che si è sviluppata con cambiamenti di temperatura sostanziali.

POPOLAZIONE E CONSUMI
Se restiamo nel periodo degli ultimi 100 anni, ci sono stati dei cambiamenti climatici sostanziali, che sono avvenuti ben prima dell' effetto antropogenico, dell' effetto serra e così via. Per esempio, negli anni Quaranta c' è stato un cambiamento sostanziale. La presenza dell' uomo ha probabilmente introdotto ulteriori cambiamenti. Non dimentichiamo che quando sono nato io, la popolazione della Terra era 3,7 volte inferiore a quella di oggi. Nella mia vita il consumo energetico primario è aumentato 11 volte. Per quanto riguarda il comportamento del pianeta, questo ha avuto effetti molto strani e contraddittori. Vorrei ricordare che dal 2000 al 2014 la temperatura della Terra non è aumentata: essa è diminuita di 0,2 gradi e noi non abbiamo osservato negli ultimi 15 anni alcun cambiamento climatico di una certa dimensione. Questo è un fatto di cui tutti voi dovete rendervi conto, perché non siamo di fronte ad un' esplosione della temperatura.

La temperatura è montata fino al 2000: da quel momento siamo rimasti costanti, anzi siamo scesi di 0,2 gradi. Io guardo i fatti. Il fatto è che la temperatura media della Terra, negli ultimi 15 anni, non è aumentata ma diminuita.

L'ESEMPIO USA
Nonostante questo, ci troviamo di fronte ad una situazione assolutamente drammatica: le emissioni di CO2 stanno aumentando in maniera esponenziale. Tra le varie soluzioni dell' IPCC prevale la soluzione del business as usual. Essa è la soluzione più alta di tutte: indica che, effettivamente, anche grazie allo sviluppo della Cina e degli altri Paesi in via di sviluppo, l' aumento delle emissioni di CO2 sta avvenendo con estrema rapidità. Le emissioni stanno aumentando in maniera tale che, a mio parere, tutte le speranze che abbiamo di ridurre il consumo energetico facendo azioni politiche ed altro, sono contraddette dal fatto che oggi il cambiamento climatico del CO2 registra un aumento esponenziale senza mostrare una inversione di tendenza; sta crescendo liberamente.

Vorrei ricordare che l' unico Paese nel mondo riuscito a mantenere e ridurre le emissioni di CO2 sono gli Stati Uniti: non l' Europa, non la Cina, ma gli Stati Uniti. Per quale motivo? C' è stato lo sviluppo del gas naturale, che adesso sta rimpiazzando fondamentalmente le emissioni di CO2 dovute al carbone. Ricordiamo anche che il costo dell' energia elettrica in America è due volte il costo dell' Europa. Perché? Il consumo della chimica fine in Europa è deficitario e in crollo fisso, perché fondamentalmente in America si stanno sviluppando delle tecnologie grazie ad uno sviluppo tecnologico ambientale importantissimo, che ha permesso veramente di cambiare le cose. Questo dà un messaggio chiaro: soltanto attraverso lo sviluppo tecnologico possiamo cercare di entrare in competizione con gli altri Paesi e non attraverso misure come quelle dell' Unione europea, che sono sempre state misure di coercizione e di impegno politico formale, senza una soluzione.

INNOVAZIONE TECNOLOGICA
Guardiamo la situazione americana (dove c' è un progresso effettivo nel vantaggio tecnologico che crea business, posti di lavoro) e guardiamo la situazione europea. Secondo me, c' è una grandissima differenza: anche le soluzioni provenienti dalle energie rinnovabili con gli sviluppi tecnologici nel campo del gas naturale si trovano in situazione estremamente difficile perché oggi il costo del gas naturale in America è un quinto di quello in Europa. In Europa il costo delle energie rinnovabili è superiore a quello del gas naturale. Pertanto, dobbiamo renderci conto che la soluzione tecnologica dipende da quello che vogliamo fare.
Sto portando avanti un programma che, a mio parere, potrebbe essere studiato con molta più attenzione anche dal nostro Paese: trasformare il gas naturale ed emetterlo senza emissioni di CO2. Il gas naturale è fatto di CH4, cioè quattro idrogeni e un carbonio. È possibile trasformare questo gas naturale, spontaneamente, in black carbon ed idrogeno. Questa grafite, essendo un materiale solido, non rappresenta produzione di CO2. Quindi è oggi possibile utilizzare il gas naturale, di cui ci sono risorse assolutamente incredibili. Non mi riferisco tanto allo shale gas che, a mio parere, è una soluzione discutibile, ma soprattutto a quelli che si chiamano clatrati. Onorevoli, vorrei chiedere quanti di voi sanno cosa è un clatrato. Nessuno? Questo è il problema. È un problema molto serio.

Il mio parere personale è che si può portare avanti il programma attraverso l' innovazione tecnologica e lo sviluppo di idee nuove. Il programma è quello di evitare le CO2 emissions utilizzando il gas naturale senza emissioni di CO2. Stiamo facendo degli esperimenti che dimostrano che effettivamente la cosa si può fare. Perché nessuno se ne occupa ancora? Mi piacerebbe saperlo.
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Re: Clima e politica energetica US

Messaggioda Berto » gio mar 21, 2019 8:57 pm

Lasciate stare Greta Thunberg: arrabbiatevi con chi la usa
21/03/2019

https://you-ng.it/2019/03/21/greta-thun ... orlTZXROzU

Restiamo umani. L’abbiamo sentito ripetere spesso, negli ultimi anni; ed è il primo pensiero che sale alla mente nel vedere le immagini di una bambina di sedici anni ridotta a metà tra il fenomeno da baraccone e il prodotto venduto e spedito da Amazon. Ma è bene puntualizzare subito, affinché non vi siano ambiguità o equivoci di sorta: Greta Thunberg non deve essere né derisa, né odiata, né deve diventare la preda del solito bullismo social. Il gioco malato degli haters non va assecondato. Una sana rabbia, per quanto possibile contenuta – e a volte, davvero, non è affatto facile riuscirci – va indirizzata solo verso coloro che hanno pianificato a tavolino una tale, vergognosa operazione di propaganda.

Come in ogni buona strategia di marketing è stato scelto un front-man, in questo caso il miglior front-man possibile: Greta Thunberg, una bambina affetta dalla sindrome di Asperger. Dunque, virtualmente inattaccabile da qualsiasi critica: furbescamente, e con massicce dosi di cinismo, i cari progressisti sempre attenti a “restare umani” – consapevoli di aver da tempo dilapidato tutto il patrimonio di credibilità e autorevolezza – si nascondono dietro una bambina malata. Chi avrà il coraggio di criticarla senza risultare un orco? Ecco il simulacro perfetto per rilanciare l’ambientalismo apocalittico ossessivo-compulsivo, esagerazione artificiale di un problema che sì, è presente, ma non è certo catastrofico come si vuole far credere. Da decenni sentiamo ripetere che la Terra finirà sommersa dalle acque – Al Gore, in pieno delirio mistico, nel 2009 profetizzava che entro il 2013 i ghiacciai del Polo Nord si sarebbero del tutto sciolti – e una miriade di altre previsioni funeste che puntualmente non si sono avverate.

Questo approccio, oltre che fallace, è dannoso perché finisce col banalizzare una criticità che, invece, andrebbe affrontata con ponderazione. Essere maggiormente consapevoli verso uno sviluppo più sostenibile del pianeta – partendo anche da piccole azioni che possono essere molto efficaci – è un argomento che merita la massima attenzione nonché la massima applicazione. Ma lo “sciopero per il clima” – da svolgersi rigorosamente il venerdì, perché accorciare la settimana diminuisce le emissioni di anidride carbonica – è nient’altro che un fenomeno mediatico ben congegnato che serve solo a ridare vitalità ai movimenti politici progressisti, ormai alla frutta in fatto di programmi e di elettori. Persi i lavoratori, persa anche ogni speranza di impeachment verso Trump, incapaci di mobilitare le masse contro un immaginario pericolo fascista – che, guarda caso, si materializza con puntualità a ridosso di ogni elezione per poi sparire a urne chiuse – non resta che forgiare le “generazioni green” per sperare di ottenere un sessantotto col pollice verde.

La piccola Greta è vittima inconsapevole di questo disegno dirigista, elitario e condito da un’immancabile vena di narcisismo, che mira a raddrizzare a proprio piacimento il popolo bue che si ostina a voler comprare i diesel. Eppure, in mezzo ad editoriali adoranti ed analisi sentimentali, quasi nessuno prova a vedere oltre Greta – alla quale andrebbe restituita al più presto la propria adolescenza – per vedere cosa c’è dietro. Almeno a parole, larghi settori dell’opinione pubblica “stanno con Greta”: ma se per un attimo accantoniamo il marketing e analizziamo, con pragmatismo, i fatti, possiamo già cogliere le conseguenze socio-politiche della svolta ambientalista. È bene ricordare, infatti – come ho già fatto notare su queste pagine – che la guerra ai diesel e la transizione verso un’economia più “verde” sono stati le principali molle che hanno fatto scattare la protesta dei gilet gialli in Francia. Una protesta che si sta espandendo anche in Germania: a Stoccarda, infatti, centinaia di manifestanti hanno protestato contro il divieto di circolazione per i veicoli diesel imposto nella città. Sembrerà forse impossibile ai tanti bravi scioperanti del venerdì, ma l’uomo comune potrebbe non disporre del denaro necessario per acquistare una nuova automobile che rispetti i dettami del bravo cittadino del mondo.

L’eco-bonus – accompagnato da un’immancabile eco-tassa – che ha colpito il settore automobilistico italiano non sta producendo i risultati sperati e, come prevedibile, sta facendo virare ancor di più al ribasso le vendite. Il finale di questa storia si può già intravedere: all’orizzonte c’è la creazione ad hoc dell’ennesimo organismo sovranazionale o dell’ennesima agenzia internazionale non elettivi che avranno premura di emanare direttive e regolamenti “per il bene del clima, perché ce lo chiede Greta e ce lo chiede il pianeta”. Chi si opporrà, manco a dirlo, sarà automaticamente classificato come fascista. E poi, ancora una volta, raffinati analisti e politologi del sottoscala si chiederanno: perché mai la democrazia rappresentativa è in crisi e prende forza il “populismo”? Nel frattempo, è uscito – ma è solo una coincidenza – il libro di Greta. Correte a comprarlo su Amazon: non vorrete mica deluderla.
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Re: Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » sab mar 23, 2019 9:40 am

Ecce Greta
Perché il nuovo mondo, che punta ad abbattere Cristo, gli oceani, il sole per farne plastilina nelle mani dell’homo ultrasapiens, ha bisogno dell’idoleggiamento dei bimbi, ultima risorsa per trasformare in orchi chi denuncia ideologie allucinogene
di Giuliano Ferrara
19 marzo 2019

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 1271611780

Nel 1968 esce “Il mondo salvato dai ragazzini” di Elsa Morante, la nonna di Greta. Un delirio patchwork da allucinogeni, nel solco della Beat Generation, accolto come favola, umorismo profetico, da Pasolini, Garboli, Calvino, Fofi e tutta una generazione di critici e scrittori in fregola di bambinaggine lirica. Il pastiche in versi, parodia teatrale e altro, anticipa il famoso: “Io so, ma non ho le prove”, gridato da PPP, un anno prima della sua morte (1974), sulle pagine del Corriere di Ottone. Elsa ci ingiungeva di credere alla sua testimonianza innocente e ragazzina con la stessa perentorietà di Pier Paolo in lotta contro il potere golpista onnipervasivo.
Con questi trucchetti stilistici da eccesso di Lsd e da rigonfiamento dell’Ego povetico si inaugurò la lunga stagione dell’irrealtà culminata nelle odierne gogne politicamente corrette, e senza prove, e nell’apocalittica ideologia del cambiamento climatico da mano assassina dell’uomo. E siccome gli scienziati tipo Onu, nella loro maggioranza avida di riconoscimento e finanziamenti alla ricerca, non bastavano più, anche perché spesso sputtanati o contraddetti da dati reali e controinformazione razionale, ecco che tornano i ragazzini.
Sono loro i garanti della salute o fitness del pianeta, del corpo e del comportamento sociale, loro i profeti di un comportamento omogeneo e del suo linguaggio coatto, dalla differenziata alla dieta, che s’impone come un dovere civile e come controllo assiduo sulle coscienze, bisognose di una direzione autorevole, soprattutto il venerdì. Venerdì era il selvaggio incontrato da Robinson Crusoe nell’isola del suo solitario naufragio, convertito e civilizzato dal cannibalismo al cristianesimo biblico, ora il Venerdì è diventato il giorno della conversione forzata all’ecosostenibilità, una parodia della vita selvaggia sull’isola deserta alla quale Robinson riuscì a sfuggire per la sua tenacia british, una crociata dei bambini che va nella direzione inversa a quella dell’avventura e della sopravvivenza tecnica dell’eroe di Daniel Defoe.

Altro che money, follow the kid. Tutta la nuova visione del mondo, che punta ad abbattere Cristo, ma anche il sole, la luna, le maree, la terra, gli oceani, i cieli, per farne plastilina nelle mani dell’homo ultrasapiens, ha bisogno dell’idoleggiamento dei bambini. Sono l’ultima risorsa pedofila per colpire con l’ideologia l’oggettività, ciò che si può pensare, sentire, vedere e dire con l’aiuto della ragione critica e della fede trascendente quando necessario, a mezzo della caccia agli orchi, sostitutiva di quella alle streghe. Gli orchi sono quelli che viaggiano in aereo senza complessi, comprano un diesel sperando magari nell’auto elettrica, consumano energia e acqua, mangiano carne, pasta con il glutine (pastina glutinata Buitoni, in particolare), sfrecciano in motorino accanto alle piste ciclabili, producono l’acciaio, allevano maiali e pecore, polli e galline, seminano il grano e lo proteggono in vista del raccolto anche con strumenti chimici sempre più raffinati e sempre meno nocivi, considerano temporale una bomba d’acqua, secco il secco, umido l’umido, caldo il caldo, freddo il freddo, e se la godono anche nelle mezze stagioni. Orchi.

Fermare l’inquinamento, che c’è, ma con strumenti riformistici compatibili con la crescita, è cosa che non si porta più. Bisogna addirittura salvare la terra, che bada a sé stessa da miliardi di anni, mettere in sicurezza il futuro, che è un’ipotesi dell’irrealtà, e sopra tutto bisogna attribuire al signore della terra e del tempo, l’uomo senza Dio, ogni capacità eugenetica e ingegneristica in biologia, bio bio bio, e in governo della storia, che per il Bardo era tragicamente una sfuriata senza
senso, il racconto di un idiota. L’uomo che vuole cambiare il clima con il sostegno dell’innocenza, in una corsa irrazionale con il mistero energetico del sole nell’universo. Ecce Greta.
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Re: Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » dom mar 24, 2019 9:30 pm

Se la Chiesa preferisce l'ambientalismo ai valori cristiani
Riccardo Cascioli - Dom, 24/03/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... X6J6znpVVw

Bergoglio si piega al catastrofismo ecologista mentre gay e sinistra attaccano la famiglia

Se qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi su quali siano oggi le priorità della Chiesa, gli eventi degli ultimi giorni dovrebbero averli cancellati. Coincidenza ha voluto infatti che la cronaca intrecciasse diversi temi caldi per i cattolici.

Oltre al perenne problema delle migrazioni, abbiamo avuto due eventi che hanno catturato le prime pagine dei giornali e sono fortemente simbolici: da una parte lo sciopero per il clima, la marcia globale degli studenti lo scorso 15 marzo; dall'altra le polemiche in vista del Congresso mondiale delle Famiglie che si svolgerà a Verona dal 29 al 31 marzo.

Da una parte una Chiesa che si fa fatica a distinguere da Greenpeace e WWF, dall'altra associazioni cattoliche pro-family abbandonate dalla gerarchia all'aggressione di partiti laicisti e organizzazioni Lgbt. La 16enne Greta Thunberg, icona dello sciopero degli studenti, è diventata l'eroina anche dell'establishment cattolico: il cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, ha garantito la benedizione del Papa alla sua protesta; Avvenire, il giornale dei vescovi italiani, ha per giorni tenuto la notizia dello sciopero in prima pagina con titoli rassicuranti sul futuro della Terra quanto un missile a testata nucleare puntato sulla vostra casa. L'Osservatore Romano registrava con soddisfazione l'aumento delle adesioni allo «sciopero» in tutto il mondo, per poi rafforzare il concetto con una prima pagina, il 15 marzo, grondante catastrofismo. In uno dei suoi quotidiani attacchi ai critici delle marce e dell'ecologismo, su Avvenire abbiamo letto anche la rivalutazione dei rapporti catastrofisti (e smentiti dalla storia) del Club di Roma di Aurelio Peccei e dei suoi «limiti dello sviluppo». Evidentemente la criminalizzazione degli esseri umani e il controllo delle nascite non fanno più problema.

Negli stessi giorni montava però anche la polemica durissima, violenta, di movimenti femministi, Lgbt, di giornali laicisti e dei partiti di sinistra compresi i 5Stelle contro lo svolgimento del Congresso mondiale delle famiglie a Verona. Il Congresso, in realtà, è una iniziativa nata negli Stati Uniti nel 1997, una sorta di evento itinerante nel mondo che soltanto dal 2012 è diventato annuale e che per la prima volta, alla sua XIII edizione, tocca l'Italia. E in Italia, il terminale organizzativo è nelle mani di alcune delle sigle protagoniste dei Family Day del 2015 e 2016.

Mai, nelle edizioni passate, si sono creati problemi, paradossalmente solo in Italia parlare di «famiglia naturale» concetto peraltro sancito nella Costituzione all'articolo 29 sembra diventato tabù.

Ebbene, mentre su Repubblica e Corriere si moltiplicavano gli attacchi e anche le menzogne riguardo al pensiero dei relatori e alle intenzioni del Congresso, sul fronte istituzionale cattolico tutto taceva. Neanche davanti agli insulti arrivati dal vicepremier Luigi Di Maio, che aveva parlato di «sfigati», vescovi e direttori di giornali hanno fatto una piega. C'è voluto il balbettio del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, per aprire uno spiraglio: «Siamo d'accordo sulla sostanza, qualche differenza c'è nelle modalità». Parole che a qualcuno devono essere sembrate fin troppo ardite se Avvenire, ad esempio, ha sentito il bisogno di correggere Parolin, facendogli dire che sulle modalità non c'è alcun accordo.

In ogni caso il concetto espresso da Parolin è stato autorevolmente ripreso due giorni fa su queste colonne dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi italiani, che si è collocato a metà, perché vede troppa ideologia intorno al tema della famiglia: «Da una parte chi la usa per legittimare le discriminazioni e le divisioni, dall'altra chi la considera ormai superata e retrograda». Secondo Bassetti la famiglia deve essere terreno di incontro e non di scontro, tutti uniti per la famiglia.

La realtà dimostra tutt'altro; che il Congresso di Verona sia stato attaccato duramente senza che nessuno abbia inneggiato a discriminazioni è sotto gli occhi di tutti, a meno che affermare l'unicità della famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna non sia diventato un crimine.

È davvero curioso come siano bastati pochissimi anni a vescovi e cardinali per dimenticare la lezione di San Giovanni Paolo II, che alla difesa della famiglia e della vita aveva dedicato un enorme sforzo: aveva creato il Pontificio consiglio per la Famiglia, una Università a questo dedicata, aveva organizzato l'Incontro mondiale delle famiglie, ha fondato l'Accademia per la Vita, ha ingaggiato epiche battaglie contro le agenzie dell'Onu. Tutto perché vedeva con chiarezza e lo ha ripetuto mille volte che la famiglia era sotto attacco, ed era così perché il Maligno vuole distruggere l'uomo, vertice della Creazione, immagine e somiglianza di Dio. E per far fuori l'uomo bisogna distruggere la famiglia, il luogo dove si nasce e si impara ad essere uomini. Se non si difende la vita e la famiglia questo hanno insegnato san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI non si potranno aiutare i poveri e non si rispetterà neanche la natura.

Ora, tutto ciò sembra non essere più vero, contano solo l'ambiente e i migranti. O forse semplicemente tanti ecclesiastici e tanti cattolici preferiscono essere confortati dal mondo piuttosto che rispondere alle sfide: gridano laddove gridano i poteri del mondo, tacciono dove i potenti chiedono silenzio.
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Re: Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » lun mar 25, 2019 8:42 pm

Come salvare Greta dai gretisti
Marco Bentivogli
2019/03/15

https://www.ilfoglio.it/societa/2019/03 ... v7HoAG9Fco

Al direttore - Giovedì sera mi telefona la mia piccola Emma di nove anni e mi dice: “Babbo, domani mattina vado dalla nonna perché la maestra fa sciopero per salvare il pianeta terra”. Emma ha una maestra di italiano fantastica, che non abusa degli scioperi e ha spiegato bene loro le ragioni della mobilitazione. Inizio da qui per dire la mia, solo la mia idea. E dire a tutti gli amici che non condividono la mobilitazione di venerdì: state sbagliando. Sono consapevole di tutte le ipocrisie, delle furbate, persino della cattiva coscienza che può celarsi dietro il “gretismo”.

Capisco tutte le contraddizioni che ci sono. Anche dietro questi bambini, non mancano quelli che li usano come un’occasione formidabile per lanciare il mantra “è tutta colpa delle multinazionali occidentali”. Ma sono fesserie in bocca all’80 per cento della politica italiana; qualcuno le considera pure cose di sinistra, ma cosa c’entra attaccare una bambina, le sue trecce, i suoi eccessi? State sbagliando! Primo. C’è un atteggiamento troppo ideologico negli ambientalisti, ma anche nei negazionisti. Vi parla chi ha seguito la vertenza dell’Ilva e ha ricevuto le peggiori minacce… anche da un governatore della regione, che però preserva le sue centrali a carbone. Secondo. L’ambiente – la cura del creato, consentitemi di usare questa espressione come credente – è cosa troppo seria per lasciarla nelle mani degli ambientalisti ideologici. Terzo. Si dice che le nuove generazioni sono apatiche e nichiliste: onestamente, vedo gli under venti molto seri e concreti.

Tra la musica trap che parla di auto di lusso, donne e gioielli e il futuro della terra, abbiamo qualche dubbio? Voi che avete scioperato su tutto e col sottofondo degli Inti-Illimani, a cui cambiavate i testi per farli più tosti e ora sfoderate la penna rossa, pretendete rigore propositivo e lucidità? Non fate i vecchi. Se vogliamo dei cittadini consapevoli, incoraggiamoli a partecipare e a mobilitarsi e anche a sbagliare, non sarà difficile fare meno errori di voi. Quarto. Mi sono inferocito per lo sciopero contro l’alternanza scuola-lavoro, anche per lo snobismo antioperaio di alcuni striscioni. Ma bisogna smetterla col “controcorrentismo”.

È solo un’altra forma di conformismo. Il rifornimento narcisista che ci dà il nostro “distinguo” quotidiano, che sfama la nostra platea di follower, ci rende schiavi. Se vogliamo salvare Greta dai gretisti, come dice il bravissimo Roberto Vicaretti, e dai troppi gretini, questa partita ci riguarda. Ci sono ambientalisti seri e competenti e si battono gli ayatollah dell’ambientalismo nimby con un industrialismo moderno e sostenibile, che è anche più conveniente. Sono un sostenitore dell’auto elettrica ma ho spiegato che, senza infrastrutture e un nuovo ecosistema dedicato, faremo tardi e male. Mi hanno scritto che sono “pagato dalle lobby dei diesel”. Fate voi, ma io mia figlia in mano a questi fricchettoni non la lascio, e neanche il pianeta terra.
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Re: Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » mer apr 17, 2019 6:47 am

Greta la profetessa demente antioccidentale


Greta Thunberg all'Europarlamento: "Notre Dame sarà rifatta ma casa nostra crolla"
Aurora Vigne - Mar, 16/04/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 80596.html

La bambina attivista ha tenuto un discorso al Parlamento europeo. "Voglio che voi siate presi dal panico e agiste come se la vostra casa fosse in preda alle fiamme"

"Oggi il mondo ha assistito con orrore e enorme dolore al modo in cui Notre Dame è andata a fuoco a Parigi, alcuni edifici sono molto di più che semplici edifici.

Ma Notre Dame sarà ricostruita, con la speranza che le sua fondamenta siano solide. Spero che anche le nostre fondamenta siano solide, ma temo che he non lo siano". È con queste parole che Greta Thunberg si è rivolta agli europarlamentari della commissione Ambiente del Parlamento europeo. "Vorrei che agiste come se la vostra casa fosse in preda alle fiamme - ha detto la giovane attivista svedese per il clima ai parlamentari - quando la tua casa è in preda alle fiamme devi essere mossa da qualcosa che deve assomigliare al panico".

L'attivista bambina ha così attribuito al modus vivendi della nostra parte del mondo così ricca e fortunata l'aumento del rischio ambientale e climatico e ha aggiunto che "nessuno sembra essere al corrente di queste catastrofi o nessuno capisce che ci sono sintomi di questo collasso climatico".

Secondo Thunberg, "se la nostra casa crollasse i media scriverebbero solo di quello e voi non direste che la situazione è sotto controllo". E poi la bambina lancia un attacco agli europarlamentari: "Non passereste il tempo a parlare di tasse o di Brexit, voi superereste le differenze e iniziereste a cooperare". E poi ha concluso tra le lacrime: "Tutto deve cambiare, ciascuno di noi deve cambiare".



Greta Thunberg, chi c'è dietro la favola green. La madre ha già pubblicato un libro
17 aprile 2019

https://www.ilmessaggero.it/italia/gret ... 34632.html

Lunghe trecce bionde. Viso pulito. Sguardo dolce ma determinato. E finalmente, Greta è tra noi. Così l'Italia si sentirà più green e vedrà con i propri occhi il piccolo grande mito. Che è anche un marchio: il marchio Thunberg. Quello della sfida climaticamente corretta, della lotta al disastro climatico planetario, Agire adesso!, grideremo tutti insieme alla simpatica sedicenne svedese sul mega palco di Piazza del Popolo tutto a pedali, alimentato dall'energia di 128 biciclette - che probabilmente procurerà a Greta, sponsorizzata da deputati socialdemocratici svedesi, il Premio Nobel per la Pace. Come lo hanno avuto Walesa e Madre Teresa di Calcutta, Chamberlain e Mandela. E per fortuna che a Roma non c'è Trump («Non ho tempo per incontrarlo», ha annunciato Greta accolta ieri da super-star al Parlamento europeo), ma c'è la presidente Casellati, e domani la ragazza andrà in Senato e sarà un tripudio, e soprattutto c'è il Papa. Che è quasi green quanto lei e la aspetta.

Autismo, il post di Greta Thunberg: «Non è un dono, ma può essere un superpotere»

Se Benedetto Croce diceva non possiamo non dirci cristiani, adesso il nuovo comandamento - che la macchina mediatica targata Thunberg, il think tank del catastrofismo ambientale incarnato in una perfetta giovane influencer globale sta diffondendo - recita così: non possiamo non dirci gretiani. I soliti cinici dicono che sta impazzando la gretineria. Ma forse, fatto salvo il rispetto e perfino l'affetto per la ragazza, sembra esserci un sottofondo di cinismo anche nel circo Greta. È figlia di una cantante famosa, Malena Ernman. E la mamma a distanza di soli quattro giorni dalla prima protesta della figliola (24 agosto 2018 con il lancio dello sciopero degli studenti per il clima, che sta spopolando ovunque e anche a Roma), pubblica un libro ultra-ecologista intitolato Scenes from the Heart. E non è una casualità un po' troppo poco casuale, e molto da marketing (i Ferragnez al confronto possono sembrare dei pastorelli), questa coincidenza tra sciopero e lancio editoriale? Poi naturalmente è arrivato il volume di Greta, La nostra casa è in fiamme. La strategia di marketing sarebbe fin troppo banale se fosse finalizzata alla promozione letteraria di famiglia.

LE SOCIETÀ
Capita che alla giovane Greta, capace di portare in piazza milioni di ragazzi, si affianchi un terzo personaggio: Ingmar Rentzhog, esperto di marketing. È proprietario della startup We Do not Have Time. Il 24 novembre 2018, Ingmar ha inserito la stessa Greta nel board della società. Solo 3 giorni dopo, We Do not Have Time (che è anche lo slogan di Greta) ha lanciato una campagna di crowfunding che ha raccolto 2,8 milioni di euro e sta spopolando nel mercato dei servizi relativi ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità. Verrebbe da pensare che Greta sia una macchina da soldi nelle mani di persone molto esperte nel mondo degli affari, ma è tutto molto green. E anche un po' politico. Rentzhog, Ceo della fortunata startup, è stato assunto come presidente del think tank Global Utmaning nel maggio del 2018. Fondatrice di questo pensatoio è Kristina Persson, ex ministro socialdemocratico svedese dello sviluppo. Le posizioni sostenute dal think tank esprimono la necessità di combattere i nazionalismi emergenti in Europa e nel Mondo. E dunque tanti fili si muovono dietro la piccola Greta, in un groviglio di interessi economici e d'impegno politico anti-sovranista. Alla vigilia delle elezioni europee, il voyage ecologico della giovane nel continente intossicato dal riscaldamento planetario sembra inserirsi perfettamente nel contesto. E «mi raccomando, votate alle elezioni di maggio», ha raccomandato ieri la sedicenne a Strasburgo, spaziando tra Brexit e la ferita di Notre Dame come un'abile intrattenitrice politica. Da noi troverà calore, sorrisi, successi istituzionali e di piazza (volano le sottoscrizioni per il Friday for Future Rome), ed è giusto così. Ma forse la favola di Greta non è proprio una favola.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » mar mag 07, 2019 2:43 pm

Feltri all'assalto di Greta Thunberg: "È una racchia, saccente e porta pure sfiga…"
Pina Francone - Mar, 07/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... egb6F6_nZE

Il direttore di Libero attacca duramente Greta Thunberg, l'attivista svedese 16enne che si batte per l'ambiente

L'invettiva di Vittorio Feltri contro Greta Thunberg.

Già, il direttore di Libero ha vergato un editoriale durissimo contro l'attivista svedese 16enne, affetta da sindrome di Asperger, che si batte per lo sviluppo sostenibile contro il cambiamento climatico.

"A noi di Libero non ce ne frega nulla del clima, che durante la nostra lunga vita è ciclicamente mutato senza darci troppo fastidio. Accettiamo con santa rassegnazione ciò che avviene sul nostro pianeta senza creare allarmismi che generano paura tra gli uomini e le donne che non conoscono la storia della Terra", scrive il giornalista, che crede (molto) poco al surriscaldamento globale del pianeta e che nutre (molta) poco simpatia per la teenager dal pollice verde.

Dunque, nel prosieguo del suo pezzo, mena duro sulla giovane paladina del clima:"Di sicuro non diamo retta a una adolescente racchia e saccente come Greta, la quale poverina non è una scienziata e porta pure sfiga: da quando è stata ricevuta dal Papa, il nostro Paese si è raggelato: bombe d' acqua, fiumi che tracimano, laghi gonfi".
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