Le bugie dei radicali e altri sull'invasione dei clandestini

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Messaggioda Berto » gio lug 06, 2017 6:06 am

Carri armati al Brennero. E l'Inps chiede più migranti
Alessandro Sallusti - Mer, 05/07/2017 - 15:33

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 16786.html

Questo è davvero un Paese di pazzi. Nelle stesse ore in cui Gentiloni e Minniti girano l'Europa implorando aiuti perché non ce la facciamo più un professorino bocconiano salottiero e alto funzionario dello Stato (quale Boeri è) dice esattamente l'opposto

Dopo Macron, un altro «moderato convinto europeista» chiude le porte del suo Paese agli immigrati.

Parliamo del presidente austriaco, il verde Van Der Bellen, la cui recente elezione, a scapito del rivale populista, fu accolta con entusiasmo dalle sinistre di mezzo mondo che vedevano in lui un viatico alle politiche dell'accoglienza indiscriminata. Ieri, contraddicendo le promesse elettorali e in violazione unilaterale dei trattati, il presidente ha annunciato di voler schierare i mezzi blindati al Brennero per bloccare il flusso di disperati proveniente dall'Italia. Il risultato è che l'Italia è rimasta chiusa nella tenaglia dei confinanti Paesi «progressisti» (Francia e Austria) che gli immigrati li vogliono, ma non in casa loro.

Ovviamente l'unico democratico che ancora spinge per lasciare aperte le porte lo abbiamo noi in Italia. Si chiama Tito Boeri, di mestiere fa il presidente dell'Inps e ieri, presentando gli sgangherati conti della previdenza, ha messo in guardia dal chiudere le nostre frontiere e i nostri porti. Bloccare il flusso migratorio ha detto provocherebbe nei prossimi 22 anni un buco nelle casse dell'Inps di 38 miliardi. Quindi, secondo lui, avanti così: dentro tutti e le pensioni saranno salve grazie a nuovi lavoratori stranieri.

Questo è davvero un Paese di pazzi. Nelle stesse ore in cui Gentiloni e Minniti girano l'Europa implorando aiuti perché non ce la facciamo più, mentre il governo minaccia (purtroppo senza farlo) di chiudere i porti, un professorino bocconiano salottiero e alto funzionario dello Stato (quale Boeri è) dice esattamente l'opposto. Sai come se la ridono i Macron e i Van Der Bellen?
Tito Boeri è una Boldrini senza gonna, cioè una persona malata di egocentrismo e quindi pericolosa.

Al netto del cortocircuito logico, politico e mediatico, Boeri la spara grossa per due motivi. Primo: 38 miliardi sarebbe la perdita di entrate contributive se i lavori fatti nei prossimi 22 anni da immigrati sparissero in loro assenza, il che non sta in piedi dal punto di vista logico in un Paese con la disoccupazione domestica all'11 per cento (37 per cento quella giovanile). Secondo: l'accoglienza, a questi ritmi, ci costa almeno 4 miliardi all'anno che, moltiplicato per 22, fa 88 miliardi di spese (ben più del doppio, nello stesso periodo, del presunto ammanco). Conclusione: Tito Boeri è un incosciente che fa terrorismo politico e prima sarà rimosso dall'Inps meglio sarà. Dopo lui e Mario Monti, Dio scampi e liberi questo Paese dai bocconiani chic in politica.
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Messaggioda Berto » gio lug 06, 2017 8:13 pm

Migranti, Emma Bonino: "Siamo stati noi tra 2014 e 2016 a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia"
di F. Q. | 5 luglio 2017

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/0 ... ia/3710291

“Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino”. Il sostanziale isolamento dell’Italia in Europa sulla questione immigrazione, secondo l’ex ministra degli Esteri del governo Letta Emma Bonino, è anche colpa dell’Italia stessa. “Nel 2014-2016”, quindi durante il governo Renzi, “che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino”, ha detto alcuni giorni fa Bonino, intervistata dalla direttrice del Giornale di Brescia Nunzia Vallini durante la 69esima assemblea di Confartigianato Brescia.

Il riferimento era al fatto che l’operazione europea Triton, partita nel 2014 dopo la fine di quella italiana Mare Nostrum, prevede che le navi dei Paesi europei che pattugliano il Mediterraneo portino i migranti eventualmente soccorsi in Italia. Anche se Triton non è pensata come missione di salvataggio, bensì di controllo delle frontiere.

“All’inizio”, secondo l’ex titolare della Farnesina, “non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Un po’ ci siamo legati i piedi e un po’ francamente abbiamo sottovalutato la situazione”. Ora quindi si cerca di correre ai ripari, si litiga con Bruxelles e con gli altri Stati membri e facciamo fatica a farci ascoltare. Ma “disfare questo accordo adesso è piuttosto complicato”. Anche se “io non apprezzo per niente né l’atteggiamento spagnolo, né francese, né quello degli altri”.

Per la Bonino le speranze di migliorare la situazione al vertice di Tallinn, che inizia giovedì, per l’Italia sono davvero poche. Quanto alle intese con la Libia, “non si può fare un accordo, ammesso che sia accettabile, semplicemente perché ha due governi, due parlamenti, 140 tribù”. “Una delle cose di cui sono più orgogliosa – ha aggiunto – è Mare Nostrum”, l’operazione militare e umanitaria di salvataggio in mare avviata nell’ottobre 2013 proprio dal governo Letta e terminata nel novembre dell’anno successivo. “Sono convinta che sui cadaveri non si costruisce niente. Poi non l’abbiamo voluta più perché troppo cara. Poi è intervenuta l’Ue prima con Triton e poi con l’operazione Sophia“.


Ecco il video con le parole della Bonino
https://www.facebook.com/14915185678056 ... 1283704039



Bonino: 'Cambio di rotta Merkel? Europa in calo demografico ha bisogno di immigrati'
di Irene Buscemi | 9 settembre 2015

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09 ... tta/412355

“Non c’era bisogno della palla di vetro per prevedere queste cifre, né di sparate alla Salvini. Non è un‘invasione o una catastrofe, il problema dei profughi va risolto con razionalità. Mi auguro ci sia un cambio di paradigma. La Commissione europea ha svolto il suo ruolo, ora tocca agli stati membri, ma finora la reazione è stata più che deludente”. Così Emma Bonino, leader radicale ed ex ministro degli Esteri, commenta l’approvazione del piano Junker sulla ripartizione dei richiedenti asilo nell’Ue. Lo fa a margine della manifestazione ‘Accogliamoci’ a Roma, l’iniziativa dei Radicali per raccogliere le firme a favore di due delibere su un nuovo sistema d’accoglienza e integrazione dei rom a Roma. La Bonino plaude al cambiamento di rotta di Angela Merkel e della sua Germania oggi pronta a collaborare con Grecia e Italia, ma ridimensiona la portata di tale inversione di marcia.
“L’Europa vive un calo demografico importantissimo, per il 2050, cioè domani, avrà bisogno di 50 milioni di immigrati per sostenere il proprio sistema di welfare e pensionistico, l’Europa ha bisogno di queste gente, questa è una verità, una delle ragioni che avranno spinto Angela Merkel a cambiare posizione”. Ma l’Europa secondo la Bonino ancora non è pronta: “È cacofonica, c’è chi erige muri, chi mette fili spinati, chi vuole soltanto i siriani, altri gli eritrei, il vero problema è la mancanza di un’azione collettiva europea molto di più della crisi dei rifugiati” aggiunge. Sull’annuncio di Francois Hollande di un possibile raid contro l’Isis in Siria afferma: “Sono allergica a guerra spot come in Libia che si sa come si entra ma non come se ne esce, non ne capisco la strategia politica, bene ha fatto Renzi a defilarsi, avrei fatto lo stesso, anche qui facciamo finta che l’Isis nasca oggi quando nostri pregevoli alleanti l’hanno nutrito e finanziato fin dal 2006”


Alberto Pento
Questa Bonino è proprio demente, irresponsabile, bugiarda e senza rispetto.
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Messaggioda Berto » ven lug 07, 2017 10:10 pm

Un'altra bugiarda!

Rovere: 'Immigrazione farà crescere il PIL e porterà più benessere: ecco perché'
2017/07

http://it.blastingnews.com/economia/201 ... 26037.html

Si è svolto nella mattinata del 5 luglio il convegno "Migrazione di Massa e Real Estate nelle città europee" promosso dalla Comunità di Sant'Egidio e da ULI-Urban Land Institute, per l'occasione Blasting News ha intervistato Silvia Rovere, CEO di Morgan Stanley SGR (ovvero la società di gestione immobiliare italiana del gruppo) e presidente di Assoimmobiliare, l'Associazione dell'Industria Immobiliare che vede oltre alla Rovere anche Matteo Cabassi come Vicepresidente e Paolo Crisafi Dg. Ecco che cosa ci ha detto la rappresentante dell'Immobiliare in Italia.
'L'immigrazione va vista nel lungo periodo: farà crescere il PIL e porterà più benessere per le nostre popolazioni'

Dottoressa Rovere, nel suo intervento in plenaria si è soffermata fra le altre cose sugli effetti benefici dell'#immigrazione sull'#economia, potrebbe spiegarci meglio il concetto?

"Certamente occorre contestualizzare il tutto in un'ottica di medio periodo, perché evidentemente la percezione mediata anche a seguito di questa crisi di migrazione forzata che c'è stata negli ultimi anni, è quella di un costo sociale, per le comunità e per il Governo nella gestione dell'emergenza.

La realtà invece della demografia di medio e lungo periodo ci restituisce un dato che tutti gli studi supportano e che è innegabile: a fronte di una demografia molto negativa in Europa che avrebbe visto negli ultimi anni la popolazione scendere dell'8%, invece grazie all'immigrazione vi è stata una crescita positiva del 3-4%. E anche la crescita del #Pil è un fatto che si accompagna sistematicamente al fenomeno migratorio, questo è un dato che è stato registrato in tutti i paesi che hanno una forte componente di immigrazione di lungo periodo. Tutto questo, come sta dicendo anche il presidente dell'INPS Boeri, dà un contributo anche alla finanza pubblica, lui ha citato le pensioni, ma ciò riguarda tutta la sostenibilità di tutti i servizi pubblici e di conseguenza ci sarà quindi più benessere, dato che la crescita del PIL riguarda tutta la popolazione.

Oggi magari è difficile vedere il tutto sotto questo punto di vista, ma se vogliamo trovare delle soluzioni sostenibili e di lungo periodo, non soltanto per l'accoglienza dei migranti, ma per la sopravvivenza delle nostre popolazioni e per le opportunità future di crescita dei nostri paesi, una componente di immigrazione è fondamentale".

Passando ai problemi di questi mesi, voi avete delle proposte su come le varie città italiane possono gestire l'accoglienza?

"Beh, guardi, in realtà l'industria immobiliare per definizione non si occupa della gestione dell'emergenza ed è molto difficile offrire delle risposte di brevissimo periodo, se non situazioni che poi le amministrazioni locali valutano caso per caso di immobili pubblici e privati dismessi che possono essere utilizzati in emergenza; come sta anche già accadendo: sono note le situazioni di alberghi non utilizzati o sottoutilizzati che nell'emergenza possono essere usati per questo. Io ritengo comunque che si deve comunque lavorare a delle soluzioni di accesso a case che siano sostenibili per tutte le fasce della popolazione, quindi i migranti sono una componente ma non l'unica chiaramente.

Per fare questo c'è una necessità di collaborazione fra le Amministrazioni pubbliche e l'industria immobiliare, che riguarda la pianificazione delle città, la rigenerazione urbana in particolare delle periferie, il riuso dove possibile e la demolizione e ricostruzione dove necessario".
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Messaggioda Berto » lun lug 10, 2017 4:21 am

Immigrazione, altra bomba di Emma Bonino su Matteo Renzi: "Vi rivelo la sua menzogna"
9 Luglio 2017
di Elisa Calessi

http://www.liberoquotidiano.it/news/pol ... grati.html

Può piacere o no, ma Emma Bonino ha una grande esperienza di politica internazionale. Ministro degli Esteri nel governo di Enrico Letta, nel secondo governo Prodi era stata ministro del Commercio internazionale e delle politiche europee. Come dirigente radicale, poi, ha combattuto per anni all’Onu contro le mutilazioni genitali femminili. E conosce bene gli organismi sovranazionali, essendo stata Commissario europeo per gli Aiuti umanitari. Non può essere accusata di ostilità nei confronti del Pd, che l’ha candidata nelle sue liste in Parlamento, dopo averla sostenuta nei diversi ruoli di ministro nei governi di centrosinistra e come candidato alla presidenza del Lazio. Ecco perché quando Bonino ha accusato Matteo Renzi di essere corresponsabile dell’impennata degli sbarchi e della pressione dei richiedenti asilo sull’Italia, è scoppiato il caso. «Abbiamo chiesto noi di occuparci dei migranti», aveva detto. Il leader Pd nega. Ancora ieri, quando, su Facebook, tale Patrizia Moscatelli, gli ha chiesto sul suo profilo se fosse «vera la storia che ha detto la Bonino sugli immigrati?», l’ex premier ha risposto secco: «Ovviamente no». L’ex ministro degli Esteri, però, abituata a ben altre battaglie, non si è tirata indietro.

«Non capisco le polemiche, manco avessi rivelato un segreto di Stato... Forse i parlamentari, o Matteo Renzi o qualcuno deve essersi distratto», ha detto a margine di una iniziativa dei Radicali a Roma. «Il Comitato Schengen ha discusso del protocollo Triton, come dice anche la presidente Laura Ravetto», ha aggiunto. «È stato fatto quell’accordo che prevede che è l’Italia che coordina tutta l’operazione e che tutti devono sbarcare in Italia». Ha spiegato di avere trovato strana, già allora, quell’intesa. Perché «vuol dire una violazione di regole: una barca spagnola che batte bandiera spagnola, come noto dalla convenzione del mare, è territorio spagnolo, quindi quelli che vengono salvati su una nave spagnola» dovrebbero avere come «primo paese di ingresso la Spagna». Perciò, «sono pregati in teoria di portarli in Spagna». E invece no: «L’accordo scrive che devono essere tutti portati in Italia».

Anche la forzista Laura Ravetto ha smontato la versione di Renzi. «La sottoscritta sin dal 2014 ha criticato apertamente la scelta del governo di derogare al principio della “nave di bandiera” nell’ambito dell’operazione Triton/Sophia», ha ricordato. Da quel dì, il governo avrebbe potuto scegliere una strada diversa. L’attuale segretario del Pd è stato premier dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016. «Renzi non può certo far finta di essere estraneo a tutto questo in quanto era premier durante Triton/Sophia e oggi è segretario del Pd».

Il capogruppo di Fi, Renato Brunetta, ha accusato l’ex premier di avere «svenduto nel biennio 2014-2015 l’Italia all’Ue con il solo scopo di avere mani libere nel fare deficit per comprarsi il consenso». Brunetta chiederà al ministro dell’Interno, Marco Minniti, di rendere «noti i contenuti degli accordi». Anche Silvio Berlusconi è intervenuto: «Fino al 2011 avevamo azzerato gli sbarchi, da quando abbiamo lasciato il governo è un disastro. La migrazione va fermata, dobbiamo imporre all’Ue di bloccare con accordi gli scafisti alla partenza», ha detto.
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Messaggioda Berto » mar lug 11, 2017 7:39 am

Emergency, "silurata Cecilia Strada". L'Espresso ricostruisce il caso, ma Gino Strada: "Querelo per tutelarmi"
di F. Q. | 10 luglio 2017

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07 ... mi/3720025

Cecilia Strada non è più la presidente di Emergency, l’associazione fondata dal padre, Gino. Il sito de l’Espresso scrive che “è stata sfiduciata dal direttivo della Ong e sostituita da Rossella Miccio, assistente di Gino Strada e fino a ieri occupata nell’ufficio umanitario”. I motivi del “siluramento”, secondo il giornale, sono da ricondurre agli scontri sulla linea politica per il finanziamento dell’associazione e la successione dopo il ritiro del medico fondatore. Ricostruzioni che lui stesso contesta, annunciando querela per “tutelare la reputazione mia e di Emergency“.

“Le ragioni per cui è avvenuto l’avvicendamento alla Presidenza del Consiglio direttivo di Emergency riportate nell’articolo non corrispondono alla realtà e gettano discredito su Emergency, a cui ho dedicato la mia vita, e sul gruppo dirigente che la sta guidando con fatica e responsabilità – ha scritto Strada in una nota- . In questo modo abbiamo potuto curare 8 milioni di persone in 23 anni. Per questa ragione, darò mandato al mio avvocato per tutelare la reputazione mia e di Emergency”, conclude la nota. E anche le pagine del sito hanno ospitato la replica di Emergency: “Normale dinamica di confronto interno”.

A confermare il cambio ai vertici anche un breve comunicato pubblicato sul sito dell’associazione. Cecilia Strada, si legge, “ha iniziato a lavorare nell’associazione nel 2000, occupandosi di Afghanistan. Nel 2007 è diventata co-direttore dei Programmi umanitari, curando in particolare i rapporti con le istituzioni internazionali, e si è occupata dello sviluppo di Emergency fuori dall’Italia. Rossella Miccio succede a Cecilia Strada, che è stata Presidente dal 2009 a oggi e che rimarrà membro del Consiglio direttivo. Ringraziamo Cecilia Strada per gli anni passati insieme e auguriamo buon lavoro a Rossella Miccio“.

La ricostruzione de L’Espresso – “Sorpresa a Emergency: silurata Cecilia Strada”. È questo il titolo dell’articolo con cui il sito de l’Espresso ha annunciato il cambio dei vertici dell’associazione.
Secondo il giornale, all’origine del cambio al vertice ci sono gli scontri interni all’associazione sulla linea politica da tenere per ricevere finanziamenti. Cecilia Strada, come la maggior parte dei volontari, continua l’Espresso, era schierata a favore di un'”impostazione più “idealista” (cultura di pace, denuncia degli orrori delle guerre, distanza da qualsiasi governo e istituzione)”, mentre metà del direttivo (“costruito con i nuovi innesti a misura del fondatore e padre di Cecilia, dopo svariate epurazioni”) era per metà favorevole ad accettare la linea della normalizzazione, e “fare come la gran parte delle altre Ong, accettando i soldi dei governi e delle grandi imprese, come Eni e Impregilo, che sembrano interessate a utilizzare il logo di Emergency per migliorare la propria reputazione”.
Una linea che con l’elezione della nuova presidenza ha vinto. E oltre all’aspetto dei finanziamenti secondo l’Espresso ci sono anche le lotte interne per la successione, una volta che Gino Strada deciderà di lasciare. Un secondo punto che ha portato al siluramento della figlia. Allo stato attuale, infatti, si legge ancora sull’Espresso, “la gestione della associazione è affidata ad un organo esecutivo di otto persone, tra cui gli stessi Gino e Cecilia Strada, che come il consiglio direttivo è stato costruito tra i fedelissimi del fondatore. Secondo alcuni rumors interni, alcuni dirigenti temevano che con il consolidamento di Cecilia alla guida dell’associazione i loro ruoli venissero messi in discussione”. Da qui la decisione di eleggere Rossella Miccio.

Le reazioni in rete – Il cambio dei vertici ha suscitato decine di reazioni sui social, dove molti utenti si sono schierati dalla parte di Cecilia Strada.
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Messaggioda Berto » mar lug 11, 2017 7:57 pm

Tutte le bugie di Emergency sull'immigrazione
Teresa Mannino, comica di professione, si è messa addosso una maglietta di Emergency per spiegarci com’è che funziona l'accoglienza. Ma siamo sicuri che ha ragione lei?
Elena Barlozzari - Lun, 10/07/2017

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 18546.html

“Sono troppi, l’Italia non ce la fa più”. Una verità gridata che, adesso, non fa più scandalo. Forse perché quando a pensarla così si è in troppi c’è sempre qualcuno che soffia sul fuoco del populismo.

Snocciolando quei pregiudizi piccolo borghesi che offuscano le menti della gente incapace di distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. Così Teresa Mannino, comica di professione, si è messa addosso una maglietta di Emergency per spiegarci com’è che funziona il mondo. Destinatari della lezione di buonismo sono soprattutto studenti ed insegnanti delle scuole superiori. Noi, punto per punto, abbiamo provato a risponderle.

Migranti e smatphone. Quei costosissimi “gingilli tecnologici” sono davvero l’unico modo che gli immigrati hanno per restare in contatto con casa? A sentire la Mannino sì, ma a noi risulta che viene fornito un kit di tre schede telefoniche da cinque euro l’una che vengono rimpiazzate da un’altra dello stesso valore ogni dieci giorni.

Migranti ed invasione. No, no l’Italia non è invasa. Non si capisce proprio perché, nei giorni scorsi, qualcuno ha pensato persino di ricorrere all’extrema ratio della chiusura dei nostri porti. E poi in Europa cosa si affannano a darci soldi a fare? Eppure, secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno, dal 1 gennaio al 10 luglio 2017, sono 85.200 i migranti sbarcati nel Belpaese. Con un aumento del 9.61% rispetto all’anno precedente. Di questi solo 7.396 sono stati ricollocati in altri Stati membri.

Migranti e business. “Ogni giorno – sostengono i populisti – prendono 35 euro senza lavorare” . Di lavoro, si sa, nelle strutture di accoglienza non se ne partica in grandi quantità. Non è colpa dei migranti ma è un dato di fatto. Tanto che i giovani ospiti spesso ciondolano da un marciapiede all’altro mentre i più volenterosi sembra si siano rimboccati, più o meno spontaneamente le maniche, per dedicarsi – ramazze alla mano – alla pulizia dei quartieri italiani. Sappiamo perfettamente, come ci ricorda la “maestrina di Emergency”, che a loro va solo una piccola percentuale di quello che si mettono in tasca le cooperative rosse e bianche che si dedicano alla filantropia. E ci mancherebbe. Così come sappiamo bene che l’accoglienza è diventata un affare, come diceva il signor Buzzi di Mafia Capitale. Ed anche questo è un problema.

Migranti e malattie. Provengono da aree del mondo in cui alcune malattie sono endemiche ma, tranquilli, al momento dello sbarco vengono immediatamente visitati e curati. Di avviso diverso rispetto alla testimonial di Emergency è un operatore del settore. “Gli accertamenti sanitari sono minimali – ci ha rivelato – perché è impossibile fare uno screening accurato di masse continue di persone”. Non a caso, infatti, chi opera a contatto con loro viene sottoposto ai test anti tubercolari e deve indossare i dispositivi di protezione individuale quali guanti in lattice, mascherine ed occhiali.

Migranti e cittadini. Aiutare gli immigrati non penalizza gli italiani. Basterebbe consultare le graduatorie per le casi popolari, ad esempio, per porre alla signora Mannino una domanda. Come mai vengono assegnati dei punti ad hoc per la condizione di richiedente asilo che spesso fanno la differenza per ottenere l’alloggio popolare?

Migranti e Piddì. “Aiutiamoli a casa loro”. Questa proprio non è andata giù ai professionisti dell’accoglienza. Forse proprio perché, adesso, lo dice anche uno degli ex testimonial politici della filosofia no-border: Matteo Renzi. Ma se è vero che i migranti sono costretti a lasciare le loro case – come sentiamo spesso ripetere – allora promuovere la stabilità e l’economia dei paesi di origine non sarebbe forse il miglior servizio che possiamo offrirgli? Ma per la Mannino è giusto così. Dobbiamo scontare le conseguenze del becero sfruttamento coloniale di cui si macchiò anche il nostro Paese. Siamo sicuri però che, almeno per l’Italia, le cose non andarono diversamente? Come ebbe a dire un inglese di ritorno dall’Abissinia nel 1936: “L’idea di lavorare invece che starsene sdraiati a oziare come padroni, tutto questo era estraneo ai pensieri inglesi, e invece è il principio che sta alla base dell’occupazione italiana“.

Migranti e terrorismo. I terroristi non viaggiano sui barconi. Ne è sicura l’attrice che, però, ancora non ci ha spiegato se vengono volando su lussuosi aerei di linea oppure atterrano con navicelle aerospaziali. Di avviso diverso, infatti, è l’Europol. Secondo un allarme lanciato a gennaio scorso dall’agenzia europea, sarebbero 34mila i migranti già sbarcati in Europa – provenienti da Africa, Siria, Pakistan e Afghanistan – legati all’estremismo islamico. Possibile che a “casa Emergency” si siano dimeticati di Anis Amri, l’attentatore di Berlino arrivato in Sicilia a bordo di un barcone? Oppure di Osman Matammud, trafficante e torturatore somalo arrestato alla stazione Centrale di Milano dopo essere stato riconosciuto da alcune sue ex vittime?

Arriviamo così allo stereotipo conclusivo, il numero otto. E stavolta, con grande sorpresa, la Mannino – siciliana doc – si trova d’accordo. Volete sapere qual è? “I siciliani parlano solo di mangiare”. Ma allora, Teresa, perché la prossima volta non ci dispensi pillole di cucina?
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Messaggioda Berto » gio lug 13, 2017 6:14 am

DI NUOVO TANTE SCUSE

Prima vi hanno raccontato che venivano qui a fare i lavori che gli italiani non volevano più fare, perché ricchi e choosy, ci avete creduto ed è arrivata la crisi e di lavoro non ce n'era più per nessuno.
Poi vi hanno raccontato che fuggivano dalle guerre, provocate da noi occidentali brutti e cattivi, ma non c'è un libico o un siriano nemmeno a pagarlo a peso d'oro, su quei barconi.
Allora vi hanno detto che erano solo di passaggio, che la loro meta era il Nord Europa, che qui non si sarebbero fermati e l'Europa tutta ha chiuso i suoi confini .
A questo punto vi han detto che avrebbero aumentato il PIL, che l'italia sarebbe cresciuta grazie a loro, ma l'Italia è quella che in tutta Europa cresce meno.
Ormai a corto di idee si son dovuti inventare che vi pagheranno le pensioni col loro lavoro e che in fondo danno più di quel che prendono e Gentiloni è andato a Bruxelles a chiedere di sforare il bilancio perchè questi costano circa 5 miliardate l'anno.
COS'ALTRO siete disposti a bervi?

di Rosalba Diana
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Messaggioda Berto » sab lug 15, 2017 8:33 pm

Un'altro demente irresponsabile; un vero emblema del male cattocomunista statalista e parassitario che viola i diritti umani dei cittadini europei e italiani, una mostruosità disumana

Mattia Civico
https://mattiacivico.wordpress.com/chisono

Ho 41 anni e sono sposato con Giulia Grigolli da dodici anni; abbiamo tre bambini e abitiamo a Trento.
Sono laureato in Scienze Psicologiche presso la facoltà di Psicologia di Padova.
Il 9 novembre 2008 sono stato eletto in Consiglio Provinciale per il Partito Democratico del Trentino, raccogliendo 2.632 preferenze. Sono Presidente della Commissione Legislativa competente per sanità, politiche sociali, istruzione, ricerca, sport, politiche giovanili, solidarietà internazionale, cultura.
Da marzo 2011 sono membro dell’ufficio di presidenza del Consiglio Regionale.



Aiutarli a casa loro?
Oltre gli slogan, dieci punti per una politica delle migrazioni
Intervento Pubblicato da L’Adige – 13 luglio 2017

https://mattiacivico.wordpress.com

“Aiutarli a casa loro” e “non possiamo accoglierli tutti” sono due slogan sbagliati, che però potrebbero svelare una parte di soluzione.

“Aiutarli a casa loro”: certamente é condivisibile da tutti l’idea che ogni persona -a prescindere dal luogo in cui viene al mondo- abbia il diritto non solo di sopravvivere ma di vivere in pace, avendo le risorse necessarie per garantire una vita dignitosa per sé e per la propria famiglia.

Questo obiettivo non si raggiunge con i muri o impedendo attivamente l’arrivo di chi fugge da condizioni di vita inaccettabili per chiunque, ma mettendo in campo almeno le seguenti tre azioni concrete:

1) investire in cooperazione allo sviluppo e in azioni di supporto alla crescita economica, sociale, educativa. Bene l’idea di un nuovo “piano Marshall” per l’Africa. É tra l’altro una “Operazione giustizia” che dovrebbe essere conseguente ad una “operazione verità”: vi è una relazione molto intrecciata tra la storia dei Paesi africani e il continente europeo che andrebbe riletta e rielaborata;
2) stop alla produzione e all’export di armamenti: questo passaggio sembra banale, ma evidentemente non è per nulla semplice. Le guerre si combattono con le armi. Se il nostro Paese produce ed esporta armi, se l’Europa non inverte la tendenza in questo campo, non possiamo stupirci del costante proliferare di conflitti armati che provocano le tante morti di cui sappiamo il grande numero di migranti che fuggono che vediamo. E’ un errore pensare che produzione e esportazione di armi siano elementi che favoriscono maggiore sicurezza: è vero l’esatto contrario. L’idea poi di sostituire la politica estera con il sostegno a questa o quella parte in conflitto (esportare democrazia si diceva un tempo….) è un grave errore che nel tempo produce danni globali. Lo sappiamo bene: i conflitti sono per loro natura molto instabili e i cambi di fronte sono una prospettiva molto concreta e frequente. Il supposto “buono” che sostieni oggi domani diventerà il tuo peggior nemico. Dunque non è procrastinabile il tema della riconversione dell’industria bellica italiana e lo stop all’export di armi in Africa e Medio Oriente.

3) abbandonare il controllo economico da parte di multinazionali che di fatto impoveriscono i territori di provenienza dei migranti: vengono da Paesi che non sono poveri di risorse, ma sono, nella stragrande maggioranza dei casi, Paesi impoveriti. Paesi ex coloniali nei quali permane una presenza egemone dell’economica europea e multinazionale. Nella consapevolezza che modelli produttivi non basati sullo sfruttamento e sulla manodopera a basso costo, comportano una ridefinizione dei nostri standard di benessere. Ma forse è proprio questa la contraddizione che si fatica ad affrontare.

Con questi tre passaggi potremo forse dire che li stiamo “aiutando a casa loro”. Senza ipocrisie.

Il secondo slogan che sovente si accompagna al primo recita: “non possiamo accoglierli tutti”.

Anche in questo caso l’affermazione, superato il fastidio iniziale, potrebbe contenere una verità, perché “tutti”, se la parola “tutti” ha ancora senso, sono 65 milioni di persone (dati Unhcr), ed è evidente che il nostro Paese non può accogliere 65 milioni di persone. Ma questa non è neppure lontanamente la prospettiva concreta e reale. La stragrande maggioranza di questi “tutti” vivono ancora nel proprio Paese e sono dunque sfollati interni o sono accolti nei Paesi limitrofi ai territori di conflitto. Per limitarsi al Medio Oriente e al conflitto siriano possiamo notare che il Libano, Paese di 4,5 milioni di abitanti, accoglie in questo momento più di 1,5 milioni di rifugiati. La Turchia quasi 2 milioni di persone. La Giordania 650 mila. In Italia attualmente accogliamo circa 200 mila richiedenti asilo.
Dunque dire “tutti” non ha senso. Anche perché il contrario di “tutti” è “nessuno”. Dobbiamo fare la nostra parte: ma qual è la nostra parte?
4) evitare i viaggi della morte. Attivare a livello europeo canali umanitari rivolti a richiedenti asilo, identificati nei Paesi di partenza. Stroncare dunque sul nascere il traffico umano, mettere in salvo chi rischia la vita, ridurre al minimo la possibilità di ingresso di persone non identificate. Se non vogliamo rassegnarci alle morti in mare e ad accogliere i superstiti (si: è questo che stiamo facendo….), dobbiamo occuparci dei percorsi che i migranti fanno per giungere sulle nostre coste: prima che accogliere, proteggere. E proteggere significa andare incontro.

5) differenziare i canali di accesso: definire regole chiare che permettano l’ingresso legale in Europa dei migranti economici. Oggi l’unico ingresso legale si ha con la richiesta d’asilo: da qui l’ingolfamento delle commissioni, i numerosi dinieghi e conseguentemente la moltitudine di persone che permangono nel nostro Paese senza titolo di soggiorno. Così facciamo un enorme regalo alla malavita che rischia di dare più opportunità della via legale.

6) potenziare a livello locale la struttura delle commissioni per la valutazione delle condizioni giuridiche dei richiedenti: non è ammissibili che vi siano tempi di attesa per il primo colloquio spesso superiori ai 12 mesi. La permanenza prolungata e inattiva in una condizione di non definizione è assistenziale e diseducativa e paradossalmente rischia di tradursi in un incentivo economico: per male che vada un anno e mezzo di supporto economico e di accoglienza non si nega a nessuno. Se i tempi fossero molto ridotti (combinato disposto con il punto presedente: differenziare i canali di accesso) sarebbe più semplice gestire accoglienze, integrazione sociale e lavorativa, eventuali rimpatri.

7) verificare il modello di accoglienza oggi in vigore in Italia e connettere le buone prassi: Sprar e accoglienza straordinaria. Dobbiamo chiederci se è funzionale il fatto che a livello nazionale le prefetture deleghino in maniera diretta a strutture private il 100% dell’accoglienza straordinaria di queste persone. A mio avviso il modello trentino del Cinformi, che con meno risorse cura tutti gli aspetti legati alla presenza di richiedenti sul territorio (corsi di lingua, assistenza legale, alloggio e vitto) in raccordo con molti soggetti privati è più funzionale in quanto non delega totalmente al privato, ma mantiene in capo al pubblico la responsabilità di accompagnare la presenza e di gestire in maniera virtuosa l’accoglienza. Investire sull’accoglienza diffusa evitando la concentrazione di grandi numeri nelle stesse località. Urgente a mio avviso pensare a modalità nuove per gestire l’accoglienza successiva al pronunciamento delle commissioni territoriali, nella cosiddetta “terza fase”, quella dell’inegrazione lavorativa e sociale.

8) permessi di soggiorno per “buona integrazione”. Dopo mesi di positiva integrazione e di investimento pubblico non possiamo permettere che buone persone, oneste, che hanno fatto un positivo percorso di relazione con la nostra comunità e che dunque sono una ricchezza per il nostro territorio, non abbiano titolo legale per permanere e che scivolino quindi in una condizione di clandestinità verso condizioni di illegalità. È attiva una campagna di raccolta firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare (che si chiama “Ero straniero”) e che affronta con efficacia questo ed altri temi cruciali. Necessario ed urgente riformare la legge Bossi-Fini.

9) non solo politica ma anche cittadinanza attiva: credo sia fondamentale mettere in evidenza le buone prassi, le positive esperienze di accoglienza ed integrazione che molto spesso vedono i comuni più piccoli o i singoli cittadini come protagonisti. E’ giusto pretendere che la politica faccia la propria parte, ma sarebbe un errore pensare che le istituzioni hanno la possibiltà di risolvere “da sole” un problema tanto complesso. Come cittadini dobbiamo credo entrare nella logica che siamo dentro un processo globale di cui possiamo essere protagonisti invece che vittime. Ognuno può fare la propria parte, a partire dalla disponibilità a informarsi oltre il fango della rete, aprendo a relazioni, cogliendo occasioni di conoscenza e di accompagnamento. Il primo passo per superare la paura dell’ignoto è renderlo meno ignoto. Non vivere i processi migratori come una minaccia passivamente subita, ma come una dinamica che interroga giustamente la stessa identità di un territorio, ma che può vedere i cittadini consapevoli e protagonisti.

10) corridoi umanitari di rientro. I rimpatri e i riaccompagnamenti non possono essere un tabù e dobbiamo pensare seriamente anche ad aiutare coloro che non hanno titolo legale per rimanere o che per le più disparate ragioni non hanno oggettivamente qui un futuro, a rivedere il proprio progetto migratorio. Riaccompagnare invece che espellere: con progetti mirati in accordo con la cooperazione internazionale, finalizzando fondi a progetti di sviluppo locale.

Questi 10 passi concreti non rendono più digeribili due slogan sbagliati, ma mettono le basi per una accoglienza più sostenibile, per rispondere ad un dovere non solo nostro ma anche nostro: in quanto esseri umani.
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Le bugie dei radicali e altri sull'invasione dei clandestini

Messaggioda Berto » ven lug 21, 2017 8:24 pm

Una persona bugiarda al massimo grado, una persona cattiva e orrenda, uno schifo di umanità che viola i nostri diritti umani
https://www.facebook.com/alex.cioni/vid ... 9722847575
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Le bugie dei radicali e altri sull'invasione dei clandestini

Messaggioda Berto » sab lug 22, 2017 1:08 pm

???

Un paese di Calabria, il documentario che racconta l'integrazione possibile ma che nessun fa vedere in Italia
di Davide Turrini
2017/07/22

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07 ... ia/3737994

Prodotto nel 2016 è una meteora cinematografica indipendente apprezzata, vista e discussa più in Francia che in Italia. Infatti se digiti l’italianissimo titolo nella stringa della home di Google appaiono una sfilza di recensioni da siti web francesi. “Almeno una decina di distributori italiani ci hanno detto di no fin dall’inizio" spiega la coproduttrice Serena Gramizzi al FQMagazine

“In Italia un film sui migranti fa più paura ai distributori che agli spettatori”. Ne è convinta Serena Gramizzi, coproduttrice con la sua BoFilm di Un paese di Calabria. Documentario prodotto nel 2016, meteora cinematografica indipendente dove si racconta dell’integrazione riuscita tra chi è sbarcato dai barconi della morte e i cittadini calabresi di Riace. Film che, come nei più ripetuti luoghi comuni del settore, è stato apprezzato, visto e discusso più in Francia che in Italia. Anzi, in Italia non l’ha visto praticamente nessuno. Un po’ come accadde a Le quattro volte di Michelangelo Frammartino che con la sua capretta finì addirittura sulla prima pagina di Le Monde. Infatti se digiti l’italianissimo titolo “un paese di calabria” nella stringa della home di Google appaiono una sfilza di recensioni da siti web francesi.

“Almeno una decina di distributori italiani ci hanno detto di no fin dall’inizio. Uno di quelli grossi mi ha detto che se fosse stato un documentario sul concerto dei Rolling Stones ci portava anche suo nipote a vederlo, ma uno sui migranti no”, spiega la Gramizzi al FQMagazine. Già perché in Un paese di Calabria, regia di due giovani francesi, Shu Aiello e Catherine Catella, i protagonisti sono i rifugiati e i richiedenti asilo, quasi 400, che hanno trovato inserimento sociale e alloggio, imparato la lingua italiana e i rudimenti di una professione, grazie alla volontà di Mimmo Lucano, sindaco cocciuto e visionario, dopo che il fato li ha fatti sbarcare feriti, emaciati e disillusi, sulle coste lì vicino alcuni anni fa.

Un “innesto” socioculturale che ha letteralmente ripopolato l’antico centro storico di Riace facendogli duplicare il numero di abitanti, da 900 a oltre 2mila. “Abbiamo voluto raccontare una ‘buona notizia’ con un tono quasi da commedia. È un messaggio positivo diverso da ciò che comunicano in continuazione i media sull’argomento. Abbiamo cambiato prospettiva sul tema e la risposta anche della Rai, con Doc3, non è stata positiva. Pensate che ora in Rai stanno per produrre una fiction su Riace e i migranti che l’hanno ripopolata con Beppe Fiorello ad interpretare Mimmo Lucano”, racconta al produttrice.

Un paese di Calabria è intessuto da una voice over di un’ipotetica migrante italiana scappata in passato dal “paese” e arrivata in Francia, come da uno sguardo rigoroso delle due autrici che sfiora protagonisti, case e pietre, senza mai invadere il proscenio; scegliendo invece spesso di evadere dal didascalismo imperante che caratterizza il democratico sbrodolamento documentario odierno, e concentrandosi su una sublimazione simbolica dell’immagine, con la macchina da presa che osserva la natura circostante, un dettaglio di mare e di terra, quando la parola del racconto si fa dura e tragica, e riemergono memoria e cadaveri della traversata della morte.

“Molti hanno detto che è facile raccontare l’episodio di Riace, un paese che si stava spopolando e che quindi l’integrazione non era complicata. Io invece penso che questa eccezionalità possa diventare regola per altri borghi di montagna o di mare abbandonati del nostro paese; e che nelle grandi città non si devono relegare migranti in un posto X, insieme ad altri non integrati per anni, ma di copiare la mescolanza attuatasi nei piccoli centri”. Il film di Aiello e Catella ha racimolato oltre 25mila spettatori nelle sale francesi e rimarrà in cartellone in diverse sale sparse sul territorio transalpino fino almeno a novembre 2017. “In Italia il film è stato proiettato in pochi capoluoghi e in modo saltuario. Tutte le volte però i cinema erano pieni. Per questo credo che la gente lo voglia vedere, che gli italiani siano più pronti su questo tema di quanto giornali, tv e politici ci vogliono far credere. Ma è inutile, i distributori italiani anche di fronte al successo francese non ne vogliono sapere. Eppure il sindaco Lucano spiega il concetto di accoglienza partecipata in modo inconfutabile: ‘Ma che vita è nell’avere paura di un altro uomo?’ ”.


Alberto Pento
Un paese calabro, di parassiti e di privilegiati, che vivono con le risorse pubbliche che lo stato italiano estorce ai contribuenti italiani e che distoglioe dai cittadini italiani bisognosi a cui caso mai aspetterebbero.
I calabresi sono emigrati spinti dal bisgno e dalla miseria e questi africani vi si sono stabiliti con le sovvenziani statali. Un cattivissimo esempio delle asurdità italiche fatte passare falsamente per situazioni idealmente e realmente esemplari.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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