Mel e Xumeła/Zumella

Mel e Xumeła/Zumella

Messaggioda Berto » mar giu 28, 2016 9:26 pm

Mel e Xumeła/Zumella
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Mel e Xumeła/Zumella

Messaggioda Berto » mar giu 28, 2016 9:27 pm

Mel

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /Mel-c.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... %C3%B2.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -vecia.jpg

http://www.comune.mel.bl.it/opencms/com ... s/CMVA/Mel

http://it.wikipedia.org/wiki/Mel
Mel ha sicuramente una storia antichissima, le sue origini sono primitive (???), più precisamente paleovenete, infatti un gruppo di questi abitanti si stabilirono nella zona all'incirca nel VIII sec a.C.. Negli anni'60 a circa un chilometro dal centro cittadino venne alla luce un loro insediamento, con una necropoli ancora ben conservata.
I numerosi reperti sono conservati nel museo civico del paese. Successivamente tra il V e III secolo a.C. si stabilirono a Mel i Galli che lasciarono tracce nella toponomastica del territorio (łi se gà xontà a i veneti). Come tutta la vallata anche la zona zummellese entrò a far parte della storia romana, ancora oggi si possono vedere i numerosi reperti di quest'epoca conservati nel paese: lapidi, sepolcri, armi, monete e oggetti di vita quotidiana. Inoltre il territorio era attraversato dalla via Claudia Augusta Altinate, una strada notevolmente importante che collegava la Pianura Padana con l'oltralpe. di questa grande via ancora oggi se ne scovano i resti in più punti del territorio. Con la fine dell'impero romano subentrarono i barbari (barbari ???). Significativa la presenza dei Longobardi che lasciarono testimonianze nei luoghi di culto come la chiesa di San donato. Con il medioevo sorsero numerosi manieri a difesa della valle e delle vie di comunicazioni. Il più importante fu sicuramente quello di Zumelle perno principale del sistema difensivo della valle intera. In questo periodo il contado di Mel assunse importanza diventando protagonista rilevante nella scena storica della zona. Il borgo di Mel venne fortificato, al suo intero risiedeva la nobiltà con a capo la famiglia Zorzi, potente amministratrice dell'intero contado che all'epoca comprendeva anche una parte degli odierni comuni di Lentiai e Trichiana.

http://www.italiamappe.it/arte_cultura/ ... rici/54343
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Re: Mel e Xumeła/Zumella

Messaggioda Berto » mar giu 28, 2016 9:29 pm

LA NECROPOLI DEI VENETI DI MEL, NEL BELLUNESE.
27 giugno 2016 di Millo Bozzolan

https://venetostoria.com/2016/06/27/la- ... -bellunese


L’area archeologica di Mel conserva i resti di una necropoli della cultura dei Veneti antichi. In questa zona sono state rinvenute circa 80 tombe e sette recinti funerari: di questi ultimi quattro sono visibili all’interno dell’area archeologica.

Gli scavi furono eseguiti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto fra il 1958 e il 1964.
Mel si trova al centro della Valbelluna, un’ampia vallata della provincia di Belluno corrispondente al tratto della valle del Piave compreso tra le prealpi Bellunesi da una parte e le Dolomiti meridionali dall’altra. Posto ad una altitudine di 351 metri, Mel si colloca in un territorio prevalentemente montuoso, con alcune zone collinari e semipianeggianti che sono state occupate dagli abitati. L’area archeologica oggetto di questa visita si trova 500 metri dal centro abitato in direzione Belluno, in area tendenzialmente pianeggiante.

I quattro recinti (in pianta: A, B, C, D), allineati da ovest a est, sono di forma circolare e hanno diametri compresi fra 2,25 e 4,20 metri. Sono delimitati da lastre di arenaria (misure minime e massime delle lastre, rispettivamente, 15 x 50 cm e 40 x 70 cm) infisse verticalmente nel terreno.
L’ingresso, costituito da lastre/stipiti verticali e da una lastra/soglia, è sempre posizionato a sud. Tre dei recinti sono stati rinvenuti vuoti e questo consente di ipotizzare che la strutturazione della necropoli avvenisse prima dell’effettivo utilizzo delle tombe. I dati di scavo consentono di interpretare questi recinti come la struttura portante dei tumuli di terra che coprivano e proteggevano le tombe. All’interno dei recinti sono state rinvenute una o più tombe a cassetta, costituite da lastre in pietra locale accostate in forma di poliedro e contenenti un vaso-ossuario in ceramica o in bronzo. Il vaso ossuario conteneva i resti del defunto, precedentemente cremato su una pira, e gli oggetti di corredo, ornamenti e utensili esposti nel Museo Civico locale.
I corredi tombali portati alla luce indicano che la necropoli di Mel è stata utilizzata in modo continuativo dall’VIII al V sec. a.C.






Mel Paleoveneti ?
https://picasaweb.google.com/1001409263 ... aleoveneti

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 07/1-1.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... lech-c.jpg

https://it.wikipedia.org/wiki/Cromlech
Cromlech è il nome dato ai monumenti megalitici particolari, costituiti di pietre di grandezza variabile, conficcate nel terreno a forma circolare. Il Cromlech è un insieme di dolmen. Un esempio diffuso di cromlech è quello di Stonehenge,nelle vicinanze di Londra.

https://de.wikipedia.org/wiki/Cromlech
Ein Cromlech (veraltet Cromleh, bretonisch Cromlec'h) ist eine Megalithformation aus der Jungsteinzeit oder Bronzezeit, die aus im weitesten Sinne oval, kreis- oder halbkreisförmig angeordneten Megalithen besteht. Die Bezeichnung findet Verwendung für Anlagen in Irland, Großbritannien, Frankreich, Portugal und Spanien.

https://en.wikipedia.org/wiki/Cromlech
Cromlech (from Welsh crom, feminine form of crym "bent, curved" and llech "slab, flagstone"[1]) is a term used to describe prehistoric megalithic structures. The term is now virtually obsolete in archaeology, but remains in use as a colloquial term for two different types of megalithic monument.


I cromlech , definiti anche “tombe a circolo”, sono caratteristici del comprensorio del Ticino.
http://www.blog.varesehotels.it/varese/ ... i-cromlech
Il preistorico lombardo R. Castelfranco, alla fine del XIX secolo, ne riconobbe 43 lungo la riva lombarda del fiume e 4 su quella piemontese. Oltre che al Monsorino, cromlech sono stati scoperti in località Garzonera a Vergiate e nella brughiera del Vigano a Somma Lombardo e, relativi ad età più tarda (cultura di Golasecca II – III periodo), nel Canton Ticino a Minusio Ceresol presso Locarno.

I cromlech , collocati sia sulla cima delle colline (Monsorino) sia in pianura (Vigano e Vergiate), avevano dimensioni variabili tra i 3 e i 10 metri di diametro. Il solo circolo del Vigano, oggi scomparso, era di maggiori dimensioni: il suo diametro misurava 17 metri e vi si accedeva tramite un’allea di 30 metri. R. Castelfranco, che lo vide e lo descrisse nei suoi studi, sostenne che fosse costituito da 300 blocchi estesi su di un’area di 450 metri quadrati.
Le tombe erano collocate sia al centro dei recinti che lungo il loro perimetro.
Numerose erano anche quelle che si addensavano all’esterno dei loro limiti.
I cromlech avevano non di rado una sorta di corridoio di accesso di forma rettangolare, la cosiddetta “allea”, sul cui significato molto si discute: semplice corridoio di accesso per alcuni, per altri era invece il luogo deputato alla deposizione delle offerte e allo svolgimento dei riti in onore del defunto.

L’uso di questi recinti funebri inizia con l’VIII (Sesto Calende, località Carrera) e prosegue per tutto il VII e il VI secolo a.C.
Alcuni studiosi li considerano l’ultima derivazione dei recinti megalitici di età neolitica, caratteristici dell’Europa settentrionale (Inghilterra, Irlanda), della Bretagna e di Malta. Tuttora discusso è il fatto se i cromlech fossero solo dei piccoli recinti, posti a segnare il limite dell’area funebre, o costituissero la base di veri e propri tumuli.
Le tombe a circolo sono note anche altrove in Italia: a Chiavari in Liguria, a Mel nel bellunese e nel mondo italico (Temi, Alfadena).

La cultura di Golasecca: la NECROPOLI
Le nostre conoscenze sulla cultura di Golasecca derivano per lo più dallo studio delle sue necropoli; in archeologia la necropoli (dal greco nekros, morto e polis, città) designa un agglomerato di tombe, disposte sovente in modo disordinato, ma talvolta integrate in un complesso di tipo urbanistico.

Nell’area del Ticino il solo rito funebre impiegato era la cremazione, in genere nella forma indiretta. Il defunto era cioè bruciato su un rogo preparato a parte, anche adiacente alla tomba, e le sue ceneri, raccolte dentro un’urna coperta da una ciotola o da pezzi di legno o cuoio, erano poi deposte nella tomba, scavata nella terra.

Quest’ultima poteva avere le pareti rivestite di ciottoli o lastre di pietra.
Caratteristico del comprensorio del Ticino era l’uso di un recinto esterno definito cromlech, costituito da un cerchio di pietre spesso preceduto da un corridoio di accesso.
In età protogolasecchiana è attestato anche l’uso di tombe a tumulo (Belcora di Somma Lombardo). Il corredo funerario, che nelle fasi più antiche era formato da pochi oggetti di ornamento, diventa dal VII secolo a.C. espressione della ricchezza e quindi della posizione sociale del defunto: vasi in ceramica o in bronzo, ornamenti, utensili come rocchetti e fusaiole, spiedi in ferro e armi lo seguono nella tomba. Tipici dell’area del Ticino sono il bicchiere e, dal VII secolo a.C., i vasi per la consumazione dei cibi che fanno supporre la pratica del banchetto funebre, comune nel mondo greco ed etrusco. I corredi maschili e quelli femminili presentano molte differenze. Dei primi fanno parte fibule ad arco serpeggiante, servizi da toilette, armille a capi sovrapposti, perle di vetro, pendagli a cestello in bronzo, ganci da cintura in ferro, anni. Nei secondi vi sono fibule ad arco ingrossato e a grandi coste, a sanguisuga o a navicella, ad arco composto rivestito o con disco fermapieghe, armille a capi aperti, rocchetti e fusaiole, collane e pendagli pettorali con lunghe catenelle, perle di ambra e pasta vitrea.
Esclusiva femminile sono poi i vasi rettangolari, forse impiegati nella tessitura, i tripodi, gli spiedi, le palette e i vasi a forma di volatile. In alcuni casi gli oggetti sono stati spezzati a scopo rituale, per indicare la rottura avvenuta tra il morto e la sua comunità.

http://www.antiqui.it/archeoastronomia/cromlech.htm
http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=90
http://www.archeoserver.it/space/UniMi/ ... asecca.pdf


Cfr. co:

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... la-oro.jpg

REBALA prehistoric graveyard. Estonia
http://www.flickr.com/photos/94063501@N ... hotostream
REBALA prehistoric graveyard. Estonia
During my trip to Estonia I visited the prehistoric site of Rebala. There are many remains of tumulus graves. The place is few km out of Tallin. The age is the bronze age, and the remains were discovered when russian buit the highway that now is few meters far.

http://et.wikipedia.org/wiki/Rebala_muinsuskaitseala
http://www.rebala.ee



Co łi òmani moriva e more: caretà çełeste, sepełimento e cremasion
viewtopic.php?f=24&t=1437


Spirtoaƚetà da ƚa pristoria, shamaneixmo e coxmołoja shamana
viewtopic.php?f=24&t=19



Cairn

http://it.wikipedia.org/wiki/Cairn
In molte lingue, i cairn sono indicati da parole collegate al loro aspetto antropomorfo. In lingua italiana, ad esempio, sono chiamati "ometti" i cairn usati come segnavia, specialmente sulle Alpi. La tedesco e olandese usano rispettivamente i termini Steinmann e Steenman ("uomo di pietra"). La lingua inuit prevede la parola inunguak ("imitazione di una persona") per quelle forme di inuksuk volte a rappresentare una figura umana.
...
I cairn a camera sono monumenti funebri, costruiti prevalentemente durante il Neolitico, costituiti da un cairn dotati di una camera interna, generalmente di pietra. Alcuni cairn a camera sono anche tombe a corridoio.
In genere, la camera è più ampia di una cassa funebre, e contiene un maggior numero di sepolture, consistenti in ossa scarnificate o inumazioni (cremazioni). Molti di questi cairn erano posti presso insediamenti abitati, di cui costituivano i "cimiteri".


I cairn de Mel e de Soviso

Çimitero de Mel (BL)

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... omlech.jpg

Çimitero megałetego de Soviso, ani del rame (VI)

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 160028.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 160025.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 160018.jpg

Carnac
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... Carnac.jpg

Armenia Caucaxo
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... aucaxo.jpg

Kurgan Altai
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -Altai.jpg

Tonba de giganti (Sardigna)
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... iganti.jpg

Sepoulture megałeteghe e vikinghe Xvesia
https://plus.google.com/photos/10582899 ... 68/albums/


Cfr. co:

Stupa
http://it.wikipedia.org/wiki/Stupa

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http://upload.wikimedia.org/wikipedia/c ... d_Fuji.jpg

Dall'India lo stupa si diffonde in tutta l'Asia sud-orientale, in forme e modi diversi, ed in età contemporanea anche nell’Occidente. Nel Sud-Est asiatico viene chiamato chedi (dal sinomino in lingua pāli); in Sri Lanka dagoba (dal sanscrito dhatu- elemento, o componente, o reliquia + garbha - repositorio); o tope (dal indiu top, derivato dal sanscrito stūpa, una grande quantità).
Lo stupa è forse il più antico monumento religioso; in origine era una tumulo di sabbia o terra, spesso marcato da sassi di colore blu chiamato cairn per coprire le reliquie del Buddha. Dopo la morte del Buddha, il corpo fu cremato e le ceneri furono sepolte sotto otto stupa, con altri due stupa intorno all’urna e le altre ceneri. Altri stupa, come quelli a Sarnath e Sanchi (India settentrionale), sembrano abbellimenti di tumuli più antichi. Nel III secolo a.C., dopo la conversione al buddhismo, l’imperatore indiano Aśoka ordinò che gli stupa originali venissero aperti e che le ceneri del grande Buddha fossero distribuite tra i mille stupa.

Stupa e cairn
http://it.wikipedia.org/wiki/Stupa e http://it.wikipedia.org/wiki/Cairn

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http://upload.wikimedia.org/wikipedia/c ... erland.jpg
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Re: Mel e Xumeła/Zumella

Messaggioda Berto » mar giu 28, 2016 9:30 pm

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Re: Mel e Xumeła/Zumella

Messaggioda Berto » mar giu 28, 2016 9:31 pm

Cfr. co:


Mels
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 7/Mels.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -Udine.jpg


Melet
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... C3%A7a.jpg


Mell
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... da-e-c.jpg


Melette
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... go-e-c.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 07/1-2.jpg


Anca Mels dovaria esar de la fameja:

Mels
http://it.wikipedia.org/wiki/Mels
http://als.wikipedia.org/wiki/Mels
http://de.wikipedia.org/wiki/Mels

Mels, frasion de Coloredo de Montalban

Colloredo di Monte Albano
http://it.wikipedia.org/wiki/Colloredo_di_Monte_Albano

http://www.trevenezie.it/friuli/castello_colloredo.php
Una pergamena del 1258 dà notizia di Colloredo come feudo dei visconti di Mels, vassalli dalla casa del Tirolo sin dall'inizio del secolo Xl.
Nel 1302 il patriarca di Aquileia Ottobono de' Razzi dava facoltà al barone Guglielmo di Waldsee, di costruire un nuovo castello nei pressi dell'avito maniero di Mels.
Il castello costituì un esempio tipico di castello "residenziale" costruito per necessità difensive al centro del feudo quale stabile e sicura dimora

http://it.wikipedia.org/wiki/Colloredo
La famiglia Colloredo è una casata nobile friulana che ebbe un ruolo importante nella storia dello Stato Patriarcale di Aquileia, esercitando il potere feudale su un ampio territorio e prendendo parte al parlamento friulano.
Il 4 dicembre 1302 il Patriarca di Aquileia Ottobono de Razzi concedeva a Guglielmo di Waldsee, visconte di Mels, facoltà di costruire un nuovo castello su di un colle di proprietà della famiglia, presso la villa di Colloredo, nella giurisdizione feudale di Mels; da questa data la famiglia iniziò ad appellarsi "Colloredo Mels".
Tra i feudi che possedette vi furono: l'originario castello di Mels, la città di Venzone, i castelli di Albana e Prodolone (da cui presero il nome due rami della famiglia) con i fortilizi di Sattimberg e Monfort, Colloredo e poi i feudi di Susans e Sterpo, Castel Dobra (Dobrovo) e Fleana (Fojana) (questi ultimi due nell'attuale Slovenia), Sezza, Latisana e Sutrio. Fuori del Friuli possedette palazzi a Mantova e Recanati, i castelli di Opocno in Boemia, di Libenau nella Stiria, di Wolpersdorf, di Ober Vobling, di Aggesbach e di Tullh nella Bassa Austria, il marchesato e la rocca di Santa Sofia in Toscana.
Tra le lotte dei Colloredo ricordiamo quelle contro i patriarchi di Aquileia, i conti di Gorizia, i Caminesi, i Savorgnan, i Torriani.


Saint Malon sur Mel
https://it.wikipedia.org/wiki/Saint-Malon-sur-Mel
https://fr.wikipedia.org/wiki/Saint-Malon-sur-Mel
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Re: Mel e Xumeła/Zumella

Messaggioda Berto » mar giu 28, 2016 9:34 pm

Xumeła/Zumella (casteło-tore-taun-zun-zaun de Mel/Mella)
https://picasaweb.google.com/1001409263 ... llaCastelo

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 07/1-3.jpg


Etimoloja de Mel e de Xumele/Zumelle (castrum zumellarum) de li “doti”

(da la voxe latina de jemeli/gemelli, robe de naltro mondo!)

E sti “doti” (anca dotori co la laurea) li ciapa anca skei e onori, da no credare.


Etimoloja de Mel e de Xumele/Zumelle (castrum zumellarum) tamixà, ponderà o pexà

Zum-

da vecia voxe jermanega corispondente a la todesca Zaun, aat Zun = fortesa, castro, forte, tore, ...

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... emeran.jpg


Da: Le origini delle lingue europee, del glottologo Mario Alinei Volume I

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3.4. Il passaggio semantico da «recinto di un campo coltivato» a «luogo abitato» in area celto-germanica

In uno dei capitoli precedenti ho toccato il legame fra tedesco Zaun «siepe», nederlandese tuin «orto, giardino», e inglese town «città» da un lato, e gallico dunum «forte» dall'altro [sulla distribuzione di dunum v. Renfrew 1987, 237].
Secondo Pokorny (263), il termine gallico dunum è apparentato con inglese down («duna»), con un rapporto semantico «fortezza»/«duna» che desta, qualche perplessità, mentre town, Zaun ecc., sarebbero prestiti dal Celtico, con una bizzarra sequenza semantica.

Non solo. Pokorny, di solito molto cauto, e tendenzialmente «splitter» piuttosto che «lumper», in questo caso non si è accontentato di separare quello che è vicino e avvicinare quello che è lontano, ma ha accomunato la nostra serie a un'enorme famiglia lessicale, che farebbe capo a un PIE *dheu- ecc., in cui colloca fra l'altro greco thȳmós «coraggio», latino fūmus «fumo», fimus «letame», greco th(y)ō «offrire», assieme ad alcune centinaia di altri, non meno diversi in significato.

Come «fumo» e «letame» da un lato, «coraggio» e «offrire» dall'altro, possano essere culturalmente colleati con inglese down «duna», e infine con town «città», non è molto chiaro.

Molto più saggio sarebbe stato di separare i nostri quattro termini dagli altri, e lasciare il resto ad ulteriori ricerche, come del resto Pokorny ha fatto innumerevoli volte.
Vediamo ora come alcuni specialisti hanno analizzato la sequenza.
Bertoldi [1947, 88 ss., 96 ss.], che si è sempre distinto per il suo interesse verso gli aspetti semantici e culturali delle etimologie, arrivando spesso a risultati importanti, aveva ricostruito la sequenza semantica correttamente, a partire da «recinto» attraverso «orto» e «città» fino a «fortezza», ma senza andare più in là per quanto riguarda il quadro cronologico.
Buck [1949, § 19.15] considera apparentate le parole germaniche e quella celtica, e mette anche lui, correttamente, la nozione di «spazio recintato» al primo posto della sequenza.
Kluge, la maggiore autorità in etimologia tedesca e germanica continentale, considera il gallico dunum come probabile affine della famiglia di Zaun. Tuttavia, il loro rapporto cronologico non viene discusso.
Devoto, pur elencando *duno- nelle sue Tabelle, non considera il termine IE, ma un resto di quella che lui chiama la penetrazione dei «campaniformi» nel mondo indoeuropeo, e quindi appartenente a «correnti antiindoeuropee». Per quanto riguarda la sequenza semantica, tuttavia, anche Devoto pone «recinto» alla base [Devoto 1962, 165, 395].

Esaminiamo ora la sequenza semantica «recinto» «orto» «villaggio» «fortezza» dal punto di vista dell’autodatazione. Essa corrisponde, esattamente, alla sequenza di sviluppo reale, ricostruita dagli archeologi europei per una vasta area nordeuropea, sulla base di una ricchissima documentazione: in quest’area i primi insediamenti neolitici avvengono con la recinzione di un orto famigliare, seguita dal raggruppamento di diverse famiglie in un villaggio.

In seguito, gli archeologi osservano in tutta Europa l’inizio di fortificazioni di difesa dei villaggi neolitici, probabilmente causate dal sovrappopolamento delle prime aree di insediamento e dalle conseguenti tensioni intertribali. Molto spesso, i nuovi villaggi vengono ora edificati sulla cima di alture, attorno a cui vengono poi aggiunte anche fortificazioni. Si tratta quindi di un processo tipico del Neolitico, e la sequenza semantica è perfettamente corrispondente, come del resto dovremmo aspettarci, alla sequenza reale. Ma se aspettiamo che gli IE si separino nell’età del Rame, dopo il Neolitico, come possiamo spiegare la sequenza?
Per eliminare la contraddizione, occorre liberarci dall’orizzonte cronologico catastrofista e accettare l’ottica della Teoria della Continuità: se la sequenza è neolitica, e nel Neolitico le lingue IE sono già separate, lo sviluppo da Zaun a tuin, da tuin a town, e da town a dunum, avviene localmente, e in tempo reale.
La fase «fortezza», inoltre, raggiunta solo dal Celtico, si lascia più facilmente interpretare come prestito, anche se la questione meriterà uno studio più approfondito.
Questa analisi viene rafforzata dall'esistenza di sviluppi simili in altre aree, con materiali lessicali diversi.
Ne vedremo ora altri esempi.

3.5. Il passaggio da «recinto» a «luogo portuale» in area celto-germanica

In parte simile a quella precedente è la famiglia lessicale celto-italo-germanica, che Pokorny (518) raggruppa sotto la radice *kagh- *kogh-, il cui significato primordiale non è stato ben studiato, e comprende latino caulae «recinto, ovile, cancellata», cōlum «colatoio, staccio, filtro», cohum «cavità del gioco dell’aratro», incohó «cominciare, dar mano», tedesco Hag, Hecke «siepe», antico danese hoge «pascolo recintato», danese have «giardino», inglese haw «bacca, recinto, siepe, giardinetto», inglese hedge «siepe», antico islandese hagi «terreno da pascolo», antico alto tedesco hag «centro abitato» e i suoi affini germanici (fra cui toponimi del tipo Den Haag «L’Aia» in Olanda, e moltissimi altri del tipo Hagen in Germania, e del tipo Haie in Francia del Nord); antico bretone caiou «siepe», gallese cae «siepe», cornico kē «siepe», medio bretone kae «siepe», gallese caü «recintare», bretone kea «recintare» ecc., gallico (glosse) caii «recinti, cancelli».
Il tipo celtico, penetrato nell’area nord-germanica, dà adito al termine portuale (in origine fluviale) che appare in nederlandese kaai, tedesco Kai, danese kai, svedese kaj, inglese quay, francese quai «banchina, molo, lungofiume».

Bertoldi [1947, 96 ss.] sottolineava giustamente le «origini rurali» di questa famiglia lessicale, senza rendersi conto, per il solito problema cronologico, che «origini rurali» per una famiglia ricostruita di fatto non può significare che Neolitico. Nell’età dei Metalli, infatti, si muovono ormai solo potenti superstrati, e si introducono importanti mutamenti strutturali in sistemi linguistici oramai stabili da due decine di millenni. Ora, la presenza di questa famiglia lessicale nel mondo celto-germanico, proprio dove esiste anche la famiglia di Zaun/dunum, conferma che Germanico e Celtico erano già separati dal resto dell’IE, e uniti da stretti rapporti in questo periodo. Non mi soffermo sul problema degli ulteriori collegamenti di questa famiglia occidentale col lessico PIE (protoindeuropeo).


Val Zumella (Parco de l’Adamelo)
http://www.parcoadamello.it/public/Conc ... umella.pdf
http://www.mtbvalcamonica.it/itinerari/colomb%C3%A9.pdf


Caxa, house, home, domus, baita, capana, tenda, yurta, ixba, caverna, verna, tucul, tugurio, stanberga, tana
viewtopic.php?f=44&t=2270
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Re: Mel e Xumeła/Zumella

Messaggioda Berto » mer giu 29, 2016 6:11 am

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Re: Mel e Xumeła/Zumella

Messaggioda Berto » mer giu 29, 2016 9:08 pm

???

Cfr. co:

Melis di Ardagh, o anche Mel (Irlanda, ... – 6 febbraio 488), fu un sacerdote missionario e vescovo irlandese; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Fu il fondatore della Diocesi di Ardagh, nella contea di Longford, in Irlanda.
https://it.wikipedia.org/wiki/Melis_di_Ardagh

È la forma abbreviata di nomi maschili e femminili che cominciano con Mel, quali Melvin, Melissa, e Melanie. I nomi Melinda e Melina possono essere derivati di Mel.


???
https://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_di_Melville
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Re: Mel e Xumeła/Zumella

Messaggioda Berto » gio giu 30, 2016 5:43 am

Coultura de Gołaseca

https://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_di_Golasecca
Lo studio delle iscrizioni cosiddette leponzie, redatte nell'alfabeto di Lugano utilizzato dalle popolazioni golasecchiane del VI e V secolo a.C., ha portato Michel Lejeune (1971) a stabilire in maniera definitiva l'appartenenza della lingua veicolata da questa scrittura alla famiglia delle lingue celtiche.

Si viene quindi a documentare l'esistenza di una celticità pre-gallica nell'Italia Nord-occidentale, precedente cioè al IV secolo a.C., l'origine della quale deve essere ricercata ben più indietro del 600 a.C., data della non documentata e non documentabile discesa del leggendario Belloveso, e cioè almeno all'epoca della Cultura di Canegrate (XIII secolo a.C.), che presenta nella ceramica e nei manufatti di bronzo molti punti di contatto con i gruppi più occidentali della Cultura dei campi di urne (Reno-Svizzera-Francia orientale, XIII - metà dell'VIII secolo a.C.). Oppure, ipotesi forse più probabile, può risalire agli inizi dell'età del Bronzo Medio (XVI-XV secolo a.C.), quando l'Italia nord-occidentale appare strettamente legata per quanto riguarda tutta la produzione dei manufatti di bronzo, compresi gli oggetti di ornamento, ai gruppi più occidentali della Cultura dei tumuli (Europa centrale, 1600 a.C. circa - 1200 a.C.).
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Re: Mel e Xumeła/Zumella

Messaggioda Berto » gio giu 30, 2016 5:52 am

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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