Io sto con Ermes Mattielli e con quelli che si difendono!

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Messaggioda Berto » ven nov 06, 2015 11:27 pm

Ferrara, sorprendono i ladri in casa e vengono massacrate di botte
Un'anziana di 84 anni e la nuora ridotte in fin di vita a colpi di bastone da banditi fuggiti con un bottino di 300 euro
06 novembre 2015

http://bologna.repubblica.it/cronaca/20 ... -126780416

FERRARA - Hanno sorpreso i ladri in casa e sono state aggredite alla testa a colpi di bastone. Massacrate per 300 euro. Le vittime, ridotte in fin di vita da un gruppo di banditi, sono una anziana di 84 anni e la nuora di 53. E' il tragico epilogo di una rapina avvenuta stamattina a Renazzo di Centosta nel Ferrarese. Un furto in casa degenerato in rapina violenta.
Il fatto è successo in via Lunga 4, nel paese di Renazzo, dove le due donne abitano: si tratta di Cloe Govoni e Humeiuc Maria, romena, 53anni, moglie del figlio dell'anziana. Secondo le prime indicazioni il bottino sarebbe di appena 300 euro. I rapinatori sono fuggiti a bordo di un' auto.
L'anziana di 84 anni, portata all'ospedale di Cona, ha subito un grave trauma cranico, e la nuora, intubata, è stata trasferita con l'elisoccorso all'ospedale Maggiore di Bologna: per entrambe la prognosi è riservata. Da una prima ricostruzione, le due vittime
sono state colpite selvaggiamente dai ladri con un bastone perché li avevano sorpresi mentre rubavano in casa. I carabinieri della Compagnia di Cento stanno conducendo le indagini e sono stati proprio i militari dell'Arma a soccorrere le due donne, dopo aver ricevuto una segnalazione di un'intrusione in casa. Con ogni probabilità i banditi sono stati sorpresi dall'anziana e dalla nuora e hanno reagito picchiandole fino a ridurle in fin di vita per poi dileguarsi.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » sab nov 07, 2015 1:53 pm

I rom non rispettano Ermes: "Non mi dispiace sia morto"
Parla la madre di uno dei ladri: "Se dicessi che mi dispiace direi una bigia". Rom pronti a ottenere i soldi del risarcimento
Giuseppe De Lorenzo - Sab, 07/11/2015
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 91737.html

Non hanno rispetto nemmeno per la morte. Non hanno rispetto per Ermes Mattielli, morto d'infarto dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi per aver sparato a due ladri rom.

"Se dicessi che mi dispiace, direi una bugia". A parlare è Sonia Caris, la madre di Cris, il malvivente rom che insieme a Blu Helt in quella notte del 13 giugno 2006 cercò di rubare il poco che era rimasto al rigattiere vicentino.

Nessun perdono per "l'uomo che ha tentato di uccidere mio figlio, ma non ho augurato il male a nessuno". La donna è stata intervistata dal Gazzettino di Vicenza: è dal giorno in cui il figlio venne raggionto dai colpi di fucile di Ermes che chiede "giustizia". "Avevano sbagliato - ammette - ma questo non significa che dovesse morire. Perché con nove pallottole in corpo è un miracolo che sia sopravvissuto".

Certo, peccato che - scherzo del destino - alla fine subire il danno peggiore sia stato proprio l'uomo onesto che avrebbe volentieri vissuto in tranquillità vivendo del lavoro della sua ricicleria.

La signora si è sempre detta soddisfatta del risarcimento di 135mila euro disposto dal giudice. E il risarcimento da 135mila euro? "Eh, amen", risponde. Ma quei soldi i rom potranno ottenerli: lo Stato e la legge gli permetteranno di prendere "in eredità" la casa e le poche proprietà di Mattielli. "Non sono nessuno per giudicare - continua la signora in merito alla morte di Ermes - ma si vede che è così che doveva andare. Ho 40 anni ma ne dimostro molti di più perché nella vita ho sofferto tanto. E tante pene le ho patite anche per questa disgrazia".
Forse non quante Ermes. Che dopo aver perso il lavoro e la libertà, ci ha rimesso anche la vita.



Dopo la morte di Ermes sarà lo Stato a risarcire i due ladri rom
Secondo la legge i rom si approprieranno della casa di Ermes. Intanto l'avvocato di Ermes attacca: "Era preoccupato dal pignoramento"
Giuseppe De Lorenzo - Sab, 07/11/2015
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... tect=false

Ermes Mattielli è morto d'infarto dopo il calvario giudiziario che lo aveva condannato a 5 anni e 4 mesi di galera.
Gli unici ad uscire indenni (e più ricchi) da questa vicenda sono i due ladri rom, che proprio dall'ex rigattiere attendevano i 135mila euro di risarcimento che il giudice ha disposto. Li riceveranno dallo Stato.
Sul futuro dell’eredità, quello che è certo è che Ermes non aveva parenti stretti: “Non ci sono genitori, moglie, figli né fratelli o sorelle - spiga l’avvocato di fiducia di Mattielli, Maurizio Zuccollo - credo abbia solo qualche cugino”. Ma questi potranno rifiutarsi di ricevere l’eredità, viste le modeste proprietà del rigattiere e quel risarcimento da 135mila euro. Così, in assenza di eredi, lo Stato diventerà proprietario dei beni di Ermes, adoperandosi per il pagamento del dovuto ai rom.
“L’art. 596 del codice civile - spiega a ilGiornale l’avvocato Marco Tomassoni - enuncia che, in mancanza di altri successibili, l’eredità è devoluta allo Stato italiano: l’acquisto avviene di diritto senza bisogno di accettazione e non può farsi luogo a rinunzia”. Il secondo comma dell’art. 586 prevede inoltre che lo Stato risponda dei debiti del defunto intra vires (ovvero nei limiti di ciò che ha ricevuto dal defunto stesso) e che “provveda alla liquidazione dell'eredità nell'interesse di tutti i creditori e legatari” che abbiano presentato dichiarazione di credito. Ovvero i due rom, che potranno andare dal notaio per togliere da morto quello che non erano riusciti a rubare a Mattielli in vita. E spostando sullo Stato l’onere del risarcimento.
Secondo l'avvocato del pensionato di Arsiero, Maurizio Zuccolo, l'infarto di Ermes si inserisce in un momento di grossa preoccupazione per il rischio che la sua casa - l'unica cosa di cui disponeva - gli venisse tolta per risarcire i rom. "Era preoccupato per il futuro, aveva paura gli pignorassero la casa per pagare i 135mila euro: era preoccupato come può esserlo chiunque si trovi in quella situazione".
Si può comprendere. Resta l'amarezza di una vicenda nata nel segno di due rom delinquenti (ed ora più ricchi) e finita con la morte di un onesto cittadino. Non può non indignare.

Me despiaxe ke no li gapie copà col ghe ga sparà!


Via l'onto tricolor!

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INSORGENZA VENETA!
Oggi ai funerali del povero, povero Ermes abbiamo sentito palpitare forte e chiara la voglia di INSORGENZA dei Veneti, che non hanno saputo più stare a testa bassa, timorosi, succubi e schiavi di fronte a tanta arroganza e ingiustizia.
VIA LE FASCIE TRICOLORI! Un segnale chiaro, cui hanno dovuto obbedire i Sindaci più sensibili.
Richiesto dei documenti, non potevo accettare anche questa ulteriore prova. Nulla di personale contro le persone dentro le divise, ma il mio rifiuto è stampato dentro il cuore. Non posso riconoscere autorità a chi rappresenta uno stato vile che calpesta i diritti della gente più debole. L'italia è diventata una entità straniera in una terra che vuole diventare libera, lontana dalle pastoie legulee di Roma. Grazie di cuore ai patrioti che non hanno voluto lasciarmi "portar via", che si sono opposti con una carica de corajo formidaile, sbigottendo le stesse Forze dell'ordine. Quando i Carabinieri hanno cominciato ad attorniarmi in cimitero, ho subito sentito nell'aria le vibrazioni di chi cominciava, in silenzio per il luogo, a mettersi tra me e gli uomini in divisa. Mi giro e Massmo dall'Antonia è al mio fianco e Alberto Veneziano e Lucio Chiavegato, e via via tanti altri.
Riposa in pace Ermes e scusa se abbiamo inveito contro gli ipocriti che in prima fila si pavoneggiavano col tricolore.
Migliaia di patrioti veneti, uomini, donne, giovani hanno oggi sentito una voce che li chiamava ad Arsiero. Chi gliel'ha fatto fare? L'egoismo?, l'attaccamento all'italia?, l'ossequio per i potenti?
Erano tutti lì, prima di tutto per renderti onore, ed è stato un enorme onore. Tu uomo semplice, hai riempito chiesa, piazza e strade, più dei "potenti". Il tuo onorato nome era gridato, e per te dai cuori, spontaneo, saliva, appena mormorato, il nostro commosso "L'eterno Riposo".
Grazie ai fradei patrioti Veneti per quanto avete fatto oggi per me.
Grazie Signore Iddio per aver dato al Veneto, e a me oggi, questi fratelli, VERI, lì impavidi col cuore in mano a gridare ai Carabinieri: NO!

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Arsiero. Il funerale di Mattielli diventa protesta al grido di ‘Stato assassino’.
09/11/2015

http://www.altovicentinonline.it/politi ... otogallery

Non è passato inosservato l’ultimo viaggio di Ermes Mattielli. E non sono stati i centinaia di presenti, tra civili e autorità politiche, accorsi per l’estremo saluto all’artigiano morto prematuramente pochi giorni fa, ad aver reso la cerimonia funebre un evento pubblico che Arsiero non dimenticherà tanto presto.

‘Dentro le preghiere, e fuori gli striscioni’, aveva avvisato il parroco. E così è stato per tutta la cerimonia funebre, con una chiesa gremita di fedeli, assiepati anche nel sagrato e sulle scale esterne, dove striscioni di protesta contro una condanna considerata ingiusta e vessilli della Serenissima erano posizionati ovunque. Non mancava però, soprattutto per chi conosceva Mattielli di persona, chi era arrivato fin lì solo per il desiderio di una preghiera.

Tutto sembrava tranquillo fino a che il feretro non è stato caricato sul carro funebre e le autorità sono scese in piazza per accompagnarlo a piedi al cimitero.

A quel punto alcune persone hanno iniziato ad urlare contro i sindaci che erano a capo del corteo: ‘Stato assassino, via il tricolore’, impedendo di fatto al corteo di procedere oltre. Sono seguiti momento di tensione che si toccava con mano, il corteo ha circondato i sindaci, altre voci contro l’autorità costituita si sono aggiunte alle grida dei venetisti. Giornalisti e cameramen hanno circondato gli amministratori per immortalare l’evento e cogliere un primo commento a caldo. Alcuni presenti protestavano per far mantenere alla cerimonia il carattere puramente religioso.

Mentre i Carabinieri tentavano di non fare precipitare la situazione, agli slongan di indipendenza venivano aggiunti insulti e provocazioni verso i sindaci di Velo, Cogollo, Nanto e il vicesindaco di Arsiero, impossibilitati a muoversi. Sacerdote e parrocchiani, tra cui i chierichetti che portavano la croce, si sono tenuti prudentemente in disparte, per evitare di alimentare altre tensioni.
funerale ermes 10

Nell’imbarazzo del momento, mentre dalla folla piovevano offese, Gildo Capovilla e Giordano Rossi, primi cittadini di Cogollo e di Velo d’Astico, hanno preso la decisione di togliere la fascia tricolore, seguiti poi dal sindaco di Laghi Ferrulio Lorenzato.

Il sindaco di Nanto Ulisse Borotto e il vicesindaco di Arsiero Michele Sartori non hanno invece ceduto alle provocazioni ed hanno continuato ad indossarla, mostrando tuttavia una certa tensione. Alla fine il corteo è proseguito senza ulteriori soste fino al camposanto.

Lì non sono mancati altri momenti di agitazione tra Carabinieri e indipendentisti, tra le cui fila erano presenti anche Lucio Chiavegato e Fabio Padovan. Le forze dell’ordine hanno chiesto i documenti ad alcuni di questi, che hanno opposto resistenza. La vicenda si è conclusa finalmente quando i venetisti sono stati scortati di nuovo fino in piazza del municipio.

Solo verso le 16.30 la folla si è dispersa e la tensione si è placata.




Arsiero. “Ci siamo tolti le fasce tricolore solo per abbassare i toni”
09/11/2015

http://www.altovicentinonline.it/politi ... are-i-toni


Una nota citazione recita ‘non perdere mai una buona occasione per tacere’.
E secondo qualcuno, questo detto avrebbero dovuto ricordarselo tutte quelle persone che oggi erano presenti ai funerali di Ermes Mattielli e hanno schiamazzato slogan politici talmente forte da costringere alcuni sindaci a togliere la fascia tricolore per farli tacere.

Un folto gruppo di indipendentisti veneti, nel vedere i 5 sindaci presenti sfilare con la fascia tricolore, ha chiesto a gran voce di toglierla come segno di protesta verso uno stato che, a loro dire, si è reso colpevole della morte di Mattielli applicando nei suoi confronti una giustizia che tutela i delinquenti a scapito degli onesti.

Il vicesindaco di Arsiero e il sindaco di Nanto non l’hanno fatto, ma Giordano Rossi, Gildo Capovilla e Angelo Lorenzato (rispettivamente primi cittadini di Velo d’Astico, Cogollo del Cengio e Laghi), hanno riposto il tricolore intuendo che non c’era altro modo per far tacere le urla.
“Abbiamo tolto la fascia tricolore per rispetto della solennità della cerimonia – ha commentato Giordano Rossi – Il cugino di Ermes aveva tentato di far capire a quel gruppo di facinorosi che si stava celebrando un funerale e non era quello il luogo delle polemiche politiche, ma loro non hanno voluto sentire ragioni e hanno continuato a sbraitare contro lo stato italiano.

Anche io avrei qualcosa da ridire sulla legge e la giustizia – ha continuato – ma non era oggi il contesto per farlo. Mi dispiace che Ermes non abbia potuto godere di quella pace e serenità che lui amava tanto, nemmeno nel giorno del suo funerale. Io non contesto le opinioni, ma esibire slogan politici a un funerale è fuori luogo. C’era gente che voleva seguire il feretro pregando – ha concluso – Per questo io e altri due sindaci abbiamo tolto la fascia perché era l’unico modo per far tacere i riottosi e riportare il silenzio che la circostanza meritava”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Gildo Capovilla, che ha commentato: “Una cerimonia funebre merita silenzio e oggi invece c’erano tante persone che hanno strumentalizzato il momento per esibire i loro slogan politici. Non voglio entrare nel merito delle idee, ma ritengo che non fosse la circostanza giusta per fare polemiche”.

Claudio Guglielmi è stato notato perché è arrivato ai funerali senza la fascia tricolore. Qualcuno ha parlato di protesta, ma il sindaco di Valdastico ha subito smentito: “Ero senza fascia perché ho voluto presenziare come privato cittadino e non come sindaco. guglielmi valdastico 2014Sinceramente, quando mi sono trovato lì con altri sindaci, ho avuto l’incertezza di andare a prendere la fascia ed entrare anche io con il mio ruolo istituzionale, ma poi ho preferito rimanere in disparte e sono rimasto fuori dalla chiesa. La vicenda di Mattielli – ha continuato – mi ha toccato molto a livello personale, perché io stesso di recente ho subito due furti in abitazione e uno in azienda. E ho condiviso la mia rabbia proprio con Ermes, che ero andato a trovare di recente. Mi ha raccontato che, oltre alla condanna del risarcimento, la Procura gli aveva dato una sanzione elevata a causa di un deposito trasformato in discarica. E mi aveva detto ‘non datemi soldi, che tanto trovano il modo di portarmeli via’. E’ proprio come segno di vicinanza personale e non istituzionale a Mattielli – ha concluso – che ho deciso di non indossare la fascia. Ma non c’era nessuna protesta”.
Anna Bianchini


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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » sab nov 07, 2015 8:59 pm

Non ha il coraggio di sparare al ladro. Massacrato di botte e testa spaccata

http://www.riscattonazionale.it/2015/10 ... a-spaccata

PAESE (Treviso) È stato svegliato nel cuore della notte dalle urla e dai calci sulla porta di due rapinatori ubriachi. Volevano: «Soldi e sigarette». Accanto a sé la moglie, che da anni vive con un respiratore. Nascoste in casa alcune armi, regolarmente detenute. Eppure Italo De Lazzari, 72enne di Paese nel Trevigiano, sabato notte non ha pensato neppure per un momento di impugnare una di quelle armi per difendere sé e la sua famiglia. Una scelta netta, che quasi stride in un momento in cui sparare per legittima difesa o per difendere i propri beni sembra sia, per l’opinione pubblica, non solo giusto ma quasi doveroso. Sentimenti che trovano sponda e si alimentano con la notizia della richiesta di assoluzione per Franco Birolo, il tabaccaio di Civè di Correzzola nel Padovano che il 26 aprile 2012 ha ucciso con un colpo di pistola un ladro che si era introdotto nel suo negozio. O nella proposta di legge della Lega Nord che dopo la Lombardia punta a istituire anche in Veneto un fondo regionale per il patrocinio gratuito a sostegno dei cittadini colpiti dalla criminalità, per fornire assistenza legale gratuita a chi si difende sparando. Ma l’imprenditore 72enne di Paese la pensa diversamente e dice: «Uccidere un uomo per 10 euro o delle sigarette? No, ci avrei pensato due volte, forse solo se fossero entrati in casa. Ma non me la sono sentita».
Eppure quella che ha subito è stata una rapina violenta, di cui a tre giorni di distanza porta ancora i segni. Uno dei rapinatori gli ha rotto una sedia in testa, provocandogli una ferita profonda che gli è stata poi suturata in ospedale. E De Lazzari ha temuto soprattutto per la moglie malata. Perché i due malviventi, due magrebini, hanno tentato di entrare nella loro abitazione proprio dalla camera da letto della coppia. Il 72enne e la moglie Mirella, 71 anni, sono i gestori del laghetto di pesca sportiva «Laghetti Azzurri» di via Levante a Paese, e vivono all’interno dell’impianto protetto di notte da un grande cancello chiuso con il lucchetto. Poco dopo le 2 di sabato notte sono stati svegliati dalle urla dei due stranieri che, dopo aver mandato in frantumi il lunotto dell’auto della famiglia parcheggiata fuori casa, stavano prendendo a calci la porta della loro camera da letto. «Mi sono svegliato e sono balzato in piedi perché ho capito che la porta stava ormai per cedere sotto i colpi. Avevo paura che entrassero, soprattutto per mia moglie che non sta bene. Ho preferito uscire e affrontarli ma loro mi sono subito saltati addosso. Uno dei due mi ha colpito con una sedia da giardino e ho pensato che avesse un coltello, per quello ho reagito. Ma era ubriaco e sono riuscito a reagire e a bloccarlo insieme a mio figlio Luca che è corso ad aiutarmi».
È stato proprio il figlio 40enne a ricordare al padre che in casa c’erano le armi: «Mi ha detto “Papà prendiamo le pistole”. Ma io gli ho detto di no. Uccidere un uomo per quattro soldi? Non ne ho avuto il coraggio. E poi se spari finisci in galera. Ho preferito non sparare ». Padre e figlio invece, sono riusciti a far arrestare dai carabinieri uno dei due aggressori mentre l’altro si dileguava. Si tratta di un marocchino che loro conoscono bene. In manette è infatti finito Aziz Samami, clandestino di 38 anni, che varie volte era andato da De Lazzari a chiedere qualcosa da mangiare o un lavoretto. «So che ne ha combinate tante e gli ho sempre detto di no. L’altra sera era ubriaco, come probabilmente il suo compare che è scappato. Ho avuto paura soprattutto per mia moglie» ripete De Lazzari che subito dopo l’aggressione ha chiesto aiuto ai carabinieri di Montebelluna, prima di essere accompagnato in pronto soccorso. Dall’aggressione è uscito con sette punti di sutura in testa, tanta paura ma un unica consapevolezza che ripete più volte: «Sparare no, non ne vale la pena »
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » sab nov 07, 2015 9:09 pm

Ki ke se fa pestar e copar sensa defendarse, no lè on bon omo, on brào çitadin e on bon creistian, lè lomè n'ensemenio, on poro macaco.
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » mar nov 10, 2015 6:39 pm

???

Picchia il ladro e si vanta su Facebook: «Così mi faccio giustizia»
San Zenone, presidente di un’associazione storica sorprende un trentenne nella sua auto e poi inneggia sui social al rigattiere Ermes di Vera Manolli
10 novembre 201

http://tribunatreviso.gelocal.it/trevis ... ?ref=fbftt


SAN ZENONE. Sorprende il ladro che tenta di rubargli l’auto e lo pesta. Poi su facebook Raffaele Pellizzari si vanta, inneggiando a Ermes Mattielli, il rigattiere di Arsiero (Vicenza) morto d’infarto la settimana scorsa e salito alla ribalta mediatica dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi inflittagli per aver sparato, ferendoli, a due malviventi che rubavano nel suo deposito. Proprio ieri si sono celebrati i funerali dell’artigiano davanti a una folla di mille persone.
Succede a San Zenone. Raffaele Pellizzari, 49 anni, non si lascia prendere dal panico e, quando vede un uomo armeggiare vicino alla sua Fiat Punto, lo rincorre per la piazza e inizia a dargliele di santa ragione. «Se tornassi indietro lo rifarei» confessa. Nessun pentimento per il presidente dell’associazione “Masnada de Pedemonte” che ha preferito farsi giustizia da solo.
È venerdì sera quando Pellizzari parcheggia la sua Punto nella piazza del paese: «Sono entrato nel bar per prendere un caffè», racconta. «Mi sono fermato pochissimi minuti. È entrato un amico e mi ha avvisato di aver visto qualcuno armeggiare vicino alla mia auto».
I due sono usciti immediatamente dal locale e si sono precipitati in piazza Rovero. «Prima ho chiesto al giovane cosa stesse facendo e perché si trovasse così vicino alla mia auto» riferisce Pellizzari «Subito si è difeso rispondendo che non aveva toccato niente». Ma Pellizzari, che ha un regolare porto d’armi, assieme all’amico, che pochi istanti prima aveva visto il ladruncolo intenzionato a scassinare la portiera, non gli crede. Così i due, arrivati nel parcheggio, passano dalle parole grosse a schiaffi e pugni. Il giovane, macedone di 30 anni, prova a ribellarsi e a difendersi, ma non riesce a scappare alla presa dei due.
«Non abbiamo avuto alcun timore, lo abbiamo picchiato», dice Pellizzari, «E lo rifarei perché questa è la punizione giusta per chi non ha rispetto delle cose altrui. Non aveva armi con sè e francamente non mi avrebbero fermato nè una pistola nè un coltello e neppure lo stesso cacciavite che stava utilizzando per scassinarmi l’auto». Dopo calci, schiaffi e pugni, e «con il sangue che gli usciva dalla bocca alla fine lo abbiamo lasciato andare». Dopo la colluttazione il trentenne stremato «ha ammesso che voleva rubare l’auto, forse aveva visto il computer che avevo lasciato sul sedile, poi ci siamo accorti che aveva un cacciavite e altri attrezzi del suo “mestiere”». Dopo l’ammissione, il pentimento del malvivente. «Era disperato, ci ha detto che lo faceva per fame, perché non ha più un lavoro e vive ancora con i suoi genitori e così può aiutare economicamente la famiglia», dichiara Pellizzari che dopo aver malmenato il trentenne non ha sporto denuncia, ma ha postato su Facebook la sua rabbia: «Ermes, non sei morto invano». «Non ho voluto consegnarlo alle forze dell’ordine non perché non abbia fiducia nella giustizia», continua, «ma solo perché sono sicuro che facendo così non andrà più a rubare: ha capito la lezione». «Certo, abbiamo reagito d’impulso», si giustifica il 49enne, «poi, mentre sanguinante ci spiegava tutti i suoi problemi, lo abbiamo lasciato andare».
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » mar nov 10, 2015 9:01 pm

Cognaria scuxarse co sta judega de Skio:

Questa (Cristina Bertotto (o Bertotti?), mia pare che sia soltanto il primo giudice che ha sentenziato sul caso Mattiello, la cui sentenza però è stata cancellata nel giudizio d'appello che ha rinviato ad altri giudici per una nuova sentenza di primo grado e questi nuovi giudici diversi dalla Cristina Bertotto (o Bertotti?), sono quelli che hanno poi condannato Ermes Mattiello ad una pena molto maggiore per duplice tentato omicidio volontario, di quella del primo giudice Cristina Bertotto (o Bertotti ?) che aveva emesso una condanna minore e per un reato molto più lieve del tentato omicidio volontario, mi pare "lesioni colpose gravissime" ?. Mi pare che si sia sbagliato bersaglio, i giudici della grave sentenza sono altri! Facebook massifica e non aiuta certo la gente a ragionare con la sua testa.

http://www.studiocataldi.it/guide-dirit ... olpose.asp

???
Il pogrom leghista contro Cristina Bertotti, il giudice del caso Ermes Mattielli
Il giudice che ha condannato Ermes Mattieli viene presa di mira dai leghisti assetati di giustizia a senso unico e possibilmente fai da te. Come è andata davvero? Cosa è successo nelle aule del tribunale?
http://www.nextquotidiano.it/il-pogrom- ... -mattielli

Ermes Mattielli «ucciso dallo Stato»
Il “calvario” di Ermes Mattielli era iniziato in tribunale, e qui era anche nato il personaggio: quello dell’uomo che invoca il diritto a imbracciare le armi per difendere la sua roba. Alla fine del processo d’appello la condanna: 4 anni e 5 mesi di carcere e una provvisionale di 135 mila euro di risarcimento. Un’inaccettabile violenza da parte dello Stato e della Giustizia nei confronti di un uomo che quella sera del 13 giugno 2006 era stato sull’orlo di perdere tutto (come racconta la vulgata leghista). Una sentenza che ravvisa nella reazione di Mattielli un eccesso di difesa. Il commerciante di Arsiero ha esploso 14 colpi di pistola (tutti a segno) contro i due ladri che si erano introdotti all’interno del suo deposito di rottami. I ladri, disarmati, però erano già in fuga e avevano abbandonato la refurtiva. Non c’era stata secondo il Tribunale di Schio e la Corte d’Appello nessuna legittima difesa, perché né la proprietà del rigattiere vicentino né la sua vita erano in pericolo. Secondo l’articolo 52 del codice penale infatti:
La legittima difesa. Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.
Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma [ndr: violazione di domicilio], sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o la altrui incolumità:
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.
Questo significa che ci deve essere sempre proporzione tra la minaccia e l’azione di difesa. È evidente, leggendo il testo, che la legge non prevede assolutamente che si debba “chiedere” al ladro quali siano le proprie intenzioni o verificare, accendendo la luce e facendo domande se l’intruso sia armato o meno. Può accadere infatti che chi si difende commetta l’errore di sentirsi minacciato quando in realtà non è in pericolo, questa eventualità è prevista ed è la cosiddetta legittima difesa putativa che nasce appunto dalla convinzione di trovarsi in pericolo. È interessante far notare che il comma b dell’articolo 52 sia stato fatto introdurre nel 2006 proprio su proposta della Lega Nord. Non stupisce quindi che proprio la Lega Nord sia stato uno tra i primi partiti a muoversi per tutelare Mattielli, con tanto di raccolta fondi pro-reo.
Il linciaggio dei leghisti nei confronti di Cristina Bertotti
Non stupisce quindi che ora la Lega Nord se la prenda con il giudice “colpevole” di aver emesso la prima sentenza di condanna nei confronti di Mattielli. Già a febbraio Forza Nuova Vicenza aveva augurato di non trovarsi mai di fronte a un nomade armato di pistola (cosa che non è successa nemmeno al rigattiere di Arsiero). Ieri il Segretario della Lega Nord di Cazzago San Martino Christian Prandelli ha pensato bene di passare alle maniere forti, dando la stura al desiderio di linciaggio mediatico nei confronti di Cristina Bertotti il giudice del tribunale di Schio colpevole di aver condannato un uomo innocente. Prandelli invita a far girare l’immagine per poter far sapere a tutta Italia «su quale faccia sputare per la morte di Ermes». Come sempre accade i commenti degli indignati sono ancora meglio:

Che fine farà l’eredità di Ermes Mattielli?
Altro punto sul quale si agitano le armate leghisti e fasciopopuliste è l’eredità di Ermes Mattielli. Non tanto quella morale e spirituale che è stata condivisa tra migliaia di persone sull’Internet quanto quella materiale. Nonostante tutte le raccolte fondi messe in piedi per aiutare il robivecchi di Arserio la somma stabilita di 135 mila euro non è saltata fuori. Ecco quindi che l’abitazione di Mattielli verrà utilizzata per risarcire le vittime. E non perché non ci sia nessuno a difenderla ma perché è probabile che i cugini di Ermes (unici eredi) si affretteranno a rinunciare all’eredità per non doversi accollare anche i debiti. Cosa che accade spesso quando si devono ereditare i debiti di un parente defunto. I beni dell’uomo (il cui valore è inferiore alla provvisionale) passeranno quindi allo Stato che risarcirà le vittime.

E non è solo Prandelli a pensarla così ovviamente, qualche giorno fa l’europarlamentare leghista Mara Bizzotto aveva detto:
E’ letteralmente scandaloso che l’eredità del povero Ermes Mattielli finisca nelle mani dei due ladri ROM che gli hanno rovinato la vita e che sono la causa del calvario giudiziario che ha subito. Siamo di fronte all’ennesima follia dello Stato Italiano e delle sue assurde Leggi che premiano i delinquenti e puniscono le vittime. Purtroppo Ermes ha subito sulla propria pelle, da vivo, le profonde ingiustizie dello Stato Italiano: se ora, dopo essere spirato, i suoi pochi averi finissero ai 2 Rom a cui sparò per difendersi, sarebbe davvero un inaccettabile oltraggio alla sua memoria
C’è da dire che lo Stato italiano è quello che effettivamente risarcirà le due vittime di Mattielli.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » mer nov 11, 2015 9:38 pm

El caxo de Xane Petrali

Uccise rapinatore nel 2003, chiesti 9 anni e mezzo per Giovanni Petrali
Il sostituto procuratore generale di Milano De Petris ha chiesto nel processo d'appello una condanna a 9 anni e mezzo per omicidio volontario e tentato omicidio nei confronti di Giovanni Petrali, il tabaccaio che uccise un rapinatore e ferì il suo complice. De Corato: "Richiesta assurda, da vittima Giovanni Petrali è diventato carnefice"
Redazione 23 febbraio 2011
http://www.milanotoday.it/cronaca/rapin ... -2011.html
Il sostituto procuratore generale di Milano Piero De Petris ha chiesto nel processo d'appello una condanna a nove anni e mezzo di reclusione per omicidio volontario e tentato omicidio nei confronti di Giovanni Petrali (nella foto dal web), il tabaccaio che nel maggio 2003, colpendoli alle spalle, uccise un rapinatore e ferì il suo complice che avevano tentato di mettere a segno una rapina nella sua tabaccheria in centro a Milano.
PRIMO GRADO - In primo grado nel febbraio del 2009 il tabaccaio era stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione (pena sospesa) per omicidio colposo e lesioni colpose, poiché i giudici avevano spiegato che l'anziano commerciante era incorso in un errore di percezione" perché era "sconvolto" al momento della rapina.
IL 21 MARZO LA DECISIONE - Nel primo grado di giudizio anche il pm aveva chiesto una condanna a nove anni e sei mesi di carcere per omicidio volontario e tentato omicidio, come ha fatto oggi il sostituto pg che ha chiesto per l'uomo il riconoscimento comunque delle attenuanti generiche e della provocazione. Il processo dovrebbe concludersi il prossimi 21 marzo.
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"DA VITTIMA A CARNEFICE" - Rabbiose, alla notizia della richiesta del pg, sono state le dichiarazioni del vicesindaco Riccardo De Corato: "Qui una vittima diventa carnefice, assurda la richiesta a 9 anni e mezzo di reclusione per il tabaccaio Giovanni Petrali già plurirapinato e che per salvare la pelle si è solo difeso: dopo il danno, la beffa. Situazioni come quelle che ha dovuto affrontare il povero esercente sono estremamente difficili da gestire: quando ci si trova davanti un rapinatore nel proprio negozio, si pensa innanzitutto a tutelare la propria vita. Non dimentichiamo che un altro tabaccaio, Ottavio Capalbo, così come uno sfortunato orefice, Ezio Bartocci, alcuni anni fa finirono assassinati in condizioni analoghe".



Milano, assolto in appello Petrali il tabaccaio che uccise il rapinatore
I fatti nel maggio del 2003. In primo grado era stato condannato a un anno e otto mesi (pena sospesa). I giudici hanno riconosciuto la legittima difesa e ordinato che gli sia restituita l'arma
(21 marzo 2011)

http://milano.repubblica.it/cronaca/201 ... e-13909207

Agì pensando di trovarsi in una situazione di legittima difesa Giovanni Petrali, il tabaccaio milanese che dopo aver subito un tentativo di rapina da parte di due malviventi, li inseguì e sparò uccidendone uno e ferendo l'altro. Proprio sulla base di una "legittima difesa putativa" il commerciante è stato assolto dalla prima Corte d'assise d'appello di Milano, che ha in sostanza ribaltato la sentenza di primo grado con cui l'uomo, più di due anni fa, era stato condannato per omicidio colposo e lesioni colpose a un anno e otto mesi (pena sospesa).
La decisione è stata accolta con grande soddisfazione dalla Lega Nord, che ha sempre seguito da vicino il percorso giudiziario di Petrali. "Speriamo che questa sia la parola fine sulla vicenda", ha commentato l'europarlamentare e capogruppo comunale milanese della Lega Nord, Matteo Salvini. Il leghista, presente alla lettura della sentenza, ha anche annunciato che il figlio del tabaccaio, Antonio Petrali, e il gioielliere Giuseppe Maiocchi - che venne condannato a un mese per lesioni colpose, assieme al figlio (omicidio colposo), sempre a seguito di una tentata rapina - saranno candidati nelle liste del Carroccio per le elezioni comunali milanesi. Per "mestieri come il tassista, il gioielliere, l'edicolante o il tabaccaio - ha aggiunto Salvini - ci vorrebbe in dotazione lo spray da difesa".
Sia il pm Laura Barbaini (in primo grado) sia il sostituto procuratore generale Piero De Petris (davanti ai giudici d'appello) avevano chiesto invece che venissero riconosciuti l'omicidio volontario e le lesioni volontarie e che Petrali fosse condannato a nove anni e mezzo di carcere. Secondo una consulenza tecnica, quel 17 maggio del 2003 il tabaccaio, 75 anni, dopo essere stato malmenato e minacciato dai rapinatori, aveva estratto la pistola e sparato quattro colpi, andati a vuoto, dentro il negozio di piazzale Baracca, e tre fuori, mentre i malviventi fuggivano. Il primo, Alfredo Merlino, era caduto a terra, morto, e il secondo, Andrea Solaro, era rimasto ferito a un polmone. "I rapinatori - ha spiegato nella requisitoria De Petris - erano in fuga e sono stati colpiti tutti e due alle spalle".

Per la Corte di primo grado si trattò di un omicidio colposo: la colpa era in quell'"errore di percezione", ossia di lettura della situazione, che ha portato l'anziano commerciante "sconvolto" a sparare.
Per la Corte di secondo grado, presieduta da Maria Luisa Dameno, invece l'imputato "non è punibile" perché nonostante non ci fosse una situazione oggettiva di legittima difesa, l'anziano era convinto di agire per legittima difesa. Il secondo capo di imputazione, invece - la detenzione e il porto dell'arma all'esterno del locale - è stato dichiarato prescritto. Saranno le motivazioni, fra 90 giorni, a chiarire il dispositivo dei giudici. Intanto a Petrali, come ha deciso la Corte, verrà restituita la pistola sequestrata. "Mio padre, comunque, una pistola non la terrebbe più, per evitare qualsiasi tipo di decisione da prendere in quegli istanti", ha spiegato il figlio Marco, avvocato, che ha difeso il padre con il collega Marco Martini.
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » gio nov 12, 2015 8:56 pm

Ferrara, morta una delle due donne massacrate in casa dai ladri
Non ce l’ha fatta l’84enne Cloe Govoni: insieme alla nuora era stata aggredita in casa e picchiata con un bastone durante un tentativo di furto. Arrestati i responsabili
11 novembre 2015
http://www.corriere.it/cronache/15_nove ... b4c2.shtml

È morta una delle due donne che il 6 novembre scorso erano state aggredite e picchiate da due ladri romeni nella loro casa di Renazzo di Cento, in provincia di Ferrara. Cloe Govoni, 84 anni, la più anziana delle due, è morta all’ospedale S.Anna di Cona. La donna era stata sottoposta due volte a intervento chirurgico per cercare di ridurre l’emorragia cerebrale causata dai colpi sferrati dai due ladri. Resta invece ricoverata ma fuori pericolo Humeiuc Maria, 53 anni, nuora di Cloe Govoni. Gli autori del furto erano stati fermati dai carabinieri a poche ore dal fatto: si tratta di Florin Constantin Grumeza, 22 anni, e Leonard Veissel, di 26. Sono accusati di rapina aggravata e omicidio volontario.
La vicenda
Tutto era avvenuto nella mattinata del 6 novembre, le due donne avevano sorpreso i ladri che si erano introdotti nel loro appartamento. A quel punto era scattata l’aggressione, le due erano state picchiate e colpite alla testa con un bastone. Bottino del furto, 90 euro e alcuni gioielli, che erano stati rivenduti a un Compro Oro e avrebbero fruttato circa mille euro. Il tentativo di fuga dei rapinatori era però durato poco, a poche ore dalla rapina erano stati fermati dai carabinieri. In realtà i due erano stati visti passare a bordo della loro auto nei pressi dell’abitazione delle donne già nei giorni precedenti il 6 novembre, e proprio il 5, poche ore prima del furto, i carabinieri avevano fermato e controllato i due.
«Abbiamo perso la testa»
«Abbiamo trovato la porta aperta, dovevamo rubare oro e soldi» hanno raccontato Florin Constantin Grumeza e Leonard Veissel agli inquirenti. L’84enne morta mercoledì mattina aveva riportato fratture del cranio e del bacino, e la rottura dell’aorta. «Non volevamo commettere tutto questo, abbiamo perso la testa davanti a tutto quel sangue - hanno detto - Non lo faremo più. Ci dispiace»
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » gio nov 12, 2015 8:59 pm

Giulianova, picchiato in casa da tre ladri
Il blitz dei malviventi è avvenuto nell’abitazione di un sessantenne a Case di Trento
09 novembre 2015

http://ilcentro.gelocal.it/teramo/crona ... 1.12417351


GIULIANOVA. Si sono introdotti i tre in un’abitazione di Case di Trento in pieno pomeriggio e hanno malmenato il padrone di casa per farsi dare i soldi. È accaduto sabato, intorno alle 18,30, in una zona buia e poco abitata della frazione giuliese.

In tre, due uomini e una donna, sembra non italiani, ma comunque europei, sono riusciti a forzare la serratura d’ingresso e sono entrati all’interno della casa a due piani. Al piano terreno c’era il proprietario, un sessantenne che abita da solo e che si è ritrovato faccia a faccia con i delinquenti, terrorizzato. A quel punto, i tre hanno aggredito il padrone di casa intimandogli di rivelare dove tenesse il contante e gli oggetti di valore. Ma in casa non c’era nulla che potesse far gola ai malviventi. Dopo aver rovistato un po’ in giro, allora, i tre hanno continuato a pestare il povero malcapitato.

Quando sono andati via, l’uomo, seppur ricoperto di lividi e sanguinante, ha chiamato i carabinieri, che sono giunti sul posto insieme ad un’ambulanza. Il personale sanitario ha quindi visitato l’uomo, disinfettando le ferite, ma per lui non c’è stato bisogno di ricovero. Ai carabinieri l’uomo ha fornito una descrizione dei banditi e i militari hanno subito avviato le indagini.

Non è la prima volta che quella casa subisce una visita sgradita: anche nella notte tra il 31 dicembre e il °1 gennaio di due anni fa, infatti, sempre nella stessa abitazione si introdussero alcuni ladri. I residenti di Case di Trento, ormai, vivono nella paura. La zona, infatti, è ad alto rischio perché vicina all’autostrada e piena di campagna, da dove i ladri possono avvicinarsi indisturbati alle case e dove poi possono scappare facendo perdere le proprie tracce. Nelle ultime settimane, ci sono stati diversi tentativi di furto. Solo qualche giorno fa, è successo
lo stesso episodio in una casa vicina: sempre in pieno pomeriggio, un uomo si è trovato faccia a faccia con un ladro dentro la sua abitazione. In quell’occasione, però, il malvivente, che era da solo, quando si è visto scoperto è fuggito.

Margherita Totaro
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » gio nov 12, 2015 9:16 pm

BORGARO - Pensionato picchiato e rapinato dai ladri in casa propria
2 novembre 2015 | L'anziano è stato trasportato all'ospedale di Ciriè. Sull'episodio indagano i carabineri della compagnia di Venaria
http://www.quotidianocanavese.it/cronac ... opria-5835

Paura in un condominio del centro, a due passi da via Lanzo (nella foto). La notte scorsa un pensionato di 69 anni è stato malmenato da tre banditi che aveva sorpreso mentre stavano compiendo un furto. Poco dopo le 4 di notte i tre erano entrati nell'appartamento spaccando una porta finestra. Con il volto coperto da passamontagna hanno perlustrato tutto l'appartamento.
Una volta raggiunta la camera da letto hanno svegliato e percosso l'uomo per farsi indicare dove fossero i gioielli. Ignorando le preghiere dell'uomo hanno rovistato in tutti i cassetti portando via monili e preziosi. L'uomo stava dormendo accanto alla moglie, immobilizzata a letto da una gamba ingessata. I ladri non hanno infierito sulla donna e sono scappati prima che l'anziano riuscisse a chiedere aiuto.
La vittima è stata trasportata all'ospedale di Cirié. Le sue condizioni non sono preoccupanti, ma è stato trattenuto in osservazione a scopo precauzionale. Se la dovrebbe cavare con una decina di giorni di riposo per curare le diverse contusioni riportate ai fianchi ed all'addome. Sull'episodio sono in corso gli accertamenti dei carabinieri di Caselle e della compagnia di Venaria.
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