Furlan o friulan

Furlan o friulan

Messaggioda Berto » gio gen 09, 2014 9:19 pm

Furlan o friulan
viewtopic.php?f=106&t=350


Friul/Friuli, Priula, Friola, Feriole, Feriolo, Ferriol, Frejus etimoloja
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... JoWWc/edit

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Cividale: oltre 8 studenti su 10 conoscono il friulano

http://www.lindipendenza.com/cividale-o ... l-friulano

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Oltre 8 ragazzi su 10 delle scuole di Cividale hanno una conoscenza almeno passiva del friulano e solo il 13% non possiede alcuna competenza. E’ il risultato dell’indagine condotta dallo Sportello per la lingua friulana del Comune di Cividale del Friuli su 1893 studenti delle scuole secondarie di I e II grado del territorio cividalese. “Furlan, zovins e lenghis: pensadis, feveladis e studiadis”, questo il titolo dello studio, verrà presentato il 23 novembre alle 11 nella sala consiliare del Municipio, alla presenza del Sindaco Stefano Balloch e degli assessori Mario Strazzolini e Flavio Pesante.

Nell’indagine sono stati coinvolti studenti fra gli 11 e i 19 anni iscritti alle due scuole medie e alle sette superiori del cividalese tramite un questionario sulle abitudini linguistiche dei giovani e sui loro atteggiamenti riguardo alla lingua friulana. L’intero campione (100%) dichiara di conoscere l’italiano, l’84,8% l’inglese (percentuale che tocca il 100% al Liceo Linguistico), il 68,7% il friulano (che nel caso degli studenti dell’Istituto Agrario raggiunge l’84,8%), il 51,1% il tedesco, il 10% lo sloveno, mentre il 18,5% segnala la conoscenza di altre lingue. Nella specifica domanda sulle competenze del friulano, il 55,4% dichiara di parlare friulano regolarmente o occasionalmente, il 31,5% di capirlo ma di non parlarlo, il 13,1% di non avere nessuna conoscenza della lingua.

Lo studio, effettuato nell’anno scolastico 2011/2012 al fine di acquisire elementi utili per la promozione e la diffusione della lingua friulana fra i giovani, restituisce un interessante spaccato sull’integrazione e la contaminazione linguistica in atto, e mette in luce le opinioni e gli atteggiamenti degli adolescenti rispetto alla lingua minoritaria. “La ricchezza linguistica del territorio cividalese – spiega l’assessore agli Affari Generali Mario Strazzolini – ha spinto lo Sportello per la lingua friulana ad avviare uno studio sulle abitudini linguistiche degli studenti e sulla loro conoscenza e percezione della lingua friulana. Il multilinguismo, il multiculturalismo e la multietnicità sono diventati ormai un tratto universale della società moderna, e lo sono ancor di più in una regione come la nostra, che per vocazione storica rappresenta un territorio di plurilinguismo. I bambini e i ragazzi della nostra regione vivono continuamente in contatto con altre lingue diverse dall’italiano: lingue native e materne, dell’ambiente e della scuola. Fra queste anche il friulano, lo sloveno e il tedesco nelle loro varianti locali o standard, essendo queste ultime le lingue dei paesi confinanti ma anche le lingue di nuova immigrazione”.

Gli studenti di Cividale, già dal ciclo della materna, hanno potuto sperimentare all’interno della scuola percorsi specifici di lingua e/o cultura friulana, a volte anche in un contesto plurilingue, che hanno contribuito a metterli in contatto con la lingua di minoranza. I recenti dati emersi dal monitoraggio effettuato dall’Ufficio Scolastico regionale, relativo all’anno scolastico 2012/2013, segnalano che oltre 9 famiglie su 10 dell’Istituto Comprensivo di Cividale hanno chiesto l’insegnamento della lingua friulana (95%), un dato superiore, e in continua crescita, a livello regionale ma anche in provincia di Udine (73% ).

“In questi ultimi dieci anni – conclude l’assessore – le iniziative di promozione del Comune di Cividale, unitamente a quelle della scuola, hanno rafforzato la visibilità e la vitalità della lingua friulana, che i giovani solitamente sperimentano e incontrano in famiglia e con gli amici, proponendone l’uso anche in ambienti istituzionali come il settore educativo e della comunicazione sociale”. Lo studio verrà distribuito nel corso della presentazione del 23 novembre in Municipio.

*Il sondaggio sulla conoscenza della lingua friulana in uno studio condotto su 1893 di studenti di 9 scuole - La presentazione in Municipio il 23 novembre

(Rosalba Tello e Paola Treppo per l’Ufficio Relazione Esterne del Comune di Cividale del Friuli-Ud)


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http://www.friul.net/dizionario_nazzi/n ... no.php?l=1


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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... MG0001.jpg

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Re: Furlan o friulan

Messaggioda Berto » gio gen 09, 2014 11:15 pm

marilenghe

Pasolini, lingua e popolo


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Pier Paolo Pasolini è sicuramente stato un grande intellettuale di respiro internazionale: scrittore, semiologo, regista e poeta, sperimentatore e provocatore. La sua opera è stata studiata sotto molti aspetti, ma pochi enfatizzano che fu anche un teorico e un’attivista dell’autonomismo friulano: questa è forse la parte della sua opera più trascurata e negletta.

Per sanare almeno in parte questo deficit, l’Istitût Ladin-Furlan “Pre Checo Placerean” ha ora pubblicato un libro a cura di Gianfranco Ellero dal titolo “Lingua poesia autonomia (1941-1949).

Il Friuli autonomo di Pasolini” che esce proprio nel 30° anniversario della sua morte e nel 60° dalla fondazione dell’Academiuta di lenga furlana, istituto di lingua e poesia da lui creato.

Pasolini, figlio di una friulana e di un militare fascista di Ravenna, trascorreva le vacanze estive a Casarsa della Delizia, il paese materno.
L’autore scrive, in “Empirismo eretico”, che fu proprio durante un’estate, quella del ’41, che sentendo il figlio dei vicini di casa pronunciare la parola “rosada” rimase folgorato da un’illuminazione: quella parola, e tutta la parlata friulana della destra del Tagliamento, era stata solo e sempre un insieme di suoni, nessuno l’aveva mai scritta.
Dopo questa epifania, scrisse e pubblicò nel 1942 le “Poesie a Casarsa”, che furono recensite positivamente da Gianfranco Contini, il grande critico letterario, come un riuscito tentativo di usare il dialetto della regione come una lingua. Attraverso la lingua Pasolini scopre un popolo, le sue tradizioni e la sua cultura e sulla lingua basa il suo pensiero autonomista.

Nella sua visione, una lingua era il fattore decisivo per l’identificazione di una regione storica (“…quello che è il riassunto, il simbolo, della nostra natura, di una gente, cioè il suo linguaggio”) e il friulano era una lingua e non un dialetto, come aveva già dimostrato scientificamente il goriziano Graziadio Isaia Ascoli sulla base delle sue peculiarità grammaticali e linguistiche.

Il poeta si ispirava ad altri letterati delle piccole patrie come Mistral (che aveva voluto ridare al provenzale la dignità di lingua letteraria): si può dire perciò che basasse la politica sulla poetica, e non viceversa.

L’esistenza di una lingua peculiare significava l’affermazione di una identità particolare, cui la tradizione letteraria poteva conferire dignità nella rivendicazione dell’autonomia.

L’autonomia politica legittimata da un mondo poetico, quindi. Studiando le letterature romanze, però, arrivò alla conclusione che ciò che mancava alla parlata della nostra regione fosse proprio questa tradizione letteraria elevata, in grado di raccontare l’anima e i miti di questo popolo di cristiani, di contadini e di emigranti.

Per questo prese le distanze dalla Società Filologica Friulana a cui si era iscritto nel ’43: l’istituzione era secondo lui colpevole di imporre il friulano centrale emarginando quello periferico e di alimentare lo stile letterario di Pietro Zorutti che sviliva la lingua riducendola al bozzettismo e alle chiacchiere da osteria.

Fondò pertanto la già citata Academiuta per educare i giovani poeti alla sua concezione estetica, nel tentativo di portare nella letteratura di lingua nazionale la freschezza e la purezza di una lingua letteraria nuova, il friulano.

Oltre a pubblicare poesie e fascicoli (“Stroligut di ca da l’aga” e “Stroligut”), tra il 1941 e il 1949 (anno in cui partì definitivamente per Roma) intervenne più volte su vari periodici per partecipare al dibattito autonomista e per esprimere e sostenere il suo pensiero.

Non si limitò comunque a costruire un impianto teorico, ma lo affiancò ad un intenso attivismo: già nel 1943 voleva lanciare un appello a parroci e podestà per risvegliare il sentimento di diversità storica e linguistica della “piccola patria” nel momento in cui lo stato fascista oramai precipitava.

Nel 1945 si iscrisse all’Associazione per l’autonomia fondata a Udine da Tessitori. L’anno dopo, però, Pasolini era deluso da quest’associazione che languiva e che non lo capiva; si avvicinò al marxismo e si iscrisse al Partito comunista.

Nel 1947 fu, assieme a Ciceri e D’Aronco, tra i fondatori del Movimento Popolare Friulano, che voleva sensibilizzare e smuovere l’opinione pubblica sul territorio. Entrò anche in polemica col Pci su due temi: l’eccidio di Porzus in cui era morto suo fratello e di cui il Partito non ammetteva la responsabilità e l’autonomismo che la Sinistra non accettava.

Pasolini invece riteneva che dovessero essere proprio le sinistre a cogliere il fisiologico sentimento autonomistico del popolo e a dargli carattere antiprovinciale e anticampanilistico poiché “in una regione che sia necessaria espressione storica, linguistica, etnica è ovvio che aumentino le possibilità di una civiltà in quanto coscienza” e si avrebbe quindi “il campo naturale del progresso sociale”.

La coscienza era dunque il nodo centrale: nel 1944 scrisse “ Verrà ben il giorno in cui il Friuli sarà cosciente di avere una storia, un passato, una tradizione!” e tre anni dopo “Il Friuli è ora sul punto di passare dall’essere al dover essere” sottolineando così il passaggio dal sentimento irrazionale all’autocoscienza.
La sua concezione era scevra da spinte separatiste (“….disinteressatissimo e deciso amore per l’Italia..”) e aperta ad una forma di europeismo che univa il Friuli a tutte le altre Piccole Patrie di lingua romanza, come la Provenza e la Catalogna.


La sua forma di autonomismo trovò però in Friuli scarsi sostenitori: forse ai più sembravano astrattezze, forse a molti mancava solo il coraggio di guardare avanti.


Alessia Pilotto

http://it.wikipedia.org/wiki/Academiuta ... ga_furlana


La sua concezione era scevra da spinte separatiste (“….disinteressatissimo e deciso amore per l’Italia..”) e aperta ad una forma di europeismo che univa il Friuli a tutte le altre Piccole Patrie di lingua romanza, come la Provenza e la Catalogna.

Ma coalo amor par l'Italia!
Si, sel fuse nato ancò, nol saria mia finio a Roma a ciuciar ".à.i" de romani e a morir skisà in tel paltan co fà on pantegan.

Coalo amor?
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Re: Furlan o friulan

Messaggioda Berto » gio gen 09, 2014 11:22 pm

I furlans cusì i scrive de luri furlans e de nantri veneti, so sto sito:

http://www.lenghe.net/list_art.php?categories_id=25

Stoira del Friul

EPOCHE ANTIGHE

Cuant scomencie veramentri la nestre storie, dulà che o podìn dî al calcul? O crôt tor dal 500 prin di Crist. Dal 500 prin di Crist nô o sin sigûrs che culì e je rivade une tribù di int che al reste ancjemò il non: i Cjargnei! I Cjargnei no son Latins, no son Todescs, no son Grêcs; a son, come che ju clamin, Celts, che e je une popolazion che e abitave in dute la Europe ocidentâl (France e Gjermanie di vuê), che e veve fate une civiltât vere e proprie.
Anzit, chê dai Cjargnei e je une civiltât a la forme orientâl de civiltât di «Hallstatt», che al è un paîs culì de Austrie, dulà che a àn cjatât une vore di rescj di cheste int.
I Celts a son vignûts dentri culì passant lis monts; a son vignûts jù, e a àn abitât in cheste planure, e a àn fondade — cui che al fâs il non al è il storic grêc Teopomp — sù par un flum che lôr a clamavin Achilis, la citât di Achileie. No le àn fondade i Romans! Le àn fuartificade li, che al jere un puest, in chê volte, 500 agns prin di Crist, dulà che al rivave il cumierç di une robe che e servive par fâ gorais di femine, che a clamavin “ambra” e che e vignive dal Mâr Baltic. E vignive jù par chê strade culì e si imbarcjave par lâ in Grecie dal puart celtic di Achilis. Volêso sintî se no je vere chê chi? A son ancjemò i nons cjargnei! Sintît: Carnia, Carintie, Karnte, Carniole, Cragn, Carso...
Viodêso chei nons là: nets, clars, juscj! Nus àn lassade une altre robe ancje, chê int là, e forsit cualchidun prin di 1ôr. Là che a àn fat i paîs, par difindisi, là che no fasevin palafitis plui, ce àno fat? A àn fat un grum di tiere, come une specie di rivâi dut ator, par difindisi. A 'nd è ancjemò cualchidun restât tâl e cuâl! Us citi là che a son: culì dongje, a Gradiscje di Spilimberc, dongje dal grêt dal Tiliment; a 'nd è un cuasi intat, a 'nd è un intîr, perfet ancjemò, dulà che a àn fat dentri un cjamp sportîf, a Gradiscje di Sedean! Gradiscje: sintîso? Che al vûl dî «citadele», «citadute» in sclâf! A 'ndi vês un altri a Listize dongje di Mortean, a 'nd è di plui di une bande robis di chel gjenar chi.
II tiermin «cjargnei» nol jere di int compagne di chei altris che a vivevin chi. Chei che a vivevin chi si clamavin «Veneti»; e jere une altre int, di une altre lenghe, di une altre civiltât. I Cjargnei a son vignûts jù e ju àn parâts in là. Di in chê volte, culì, la robe no je stade plui come prime.

VIGNESIE

Dal 1420 o vin vude une disgracie: e je rivade Vignesie, che nus à mitûts sot e il patriarcje lu à privât de autoritât civîl; e al puest dal patriarcje e à mandât un «luogotenente» che si è metût a stâ a Udin. Al è par chel che a Udin a àn començât a tabaiâ venit, par jessi cualchidun: cemût tabaiâ la lenghe de puare int? Par jessi sù bisugne tabaiâ la lenghe dai parons! Al è nassût chel dialet udinês che o savìn. Duncje, e je rivade Vignesie che e à cirût di lenzinus, di doprânus; soredut nus à doprâts par che o smamissin lis invasions dai Turcs. Parcè che i Turcs a jerin rivâts sù pes monts e a vevin ocupade ancje la Ongjarie. No che a fossin vignûts par concuistânus, ma si distacavin bandis di soldâts che a partivin par lâ a fâ raziis, a puartâ vie dut. In Friûl a son stadis cuatri invasions di Turcs, une piês di chê altre. Te epoche o leiês che tes nestris gnots, culì, si vedeve, te basse, dute une linie di fûcs.

I Turcs a son rivâts fin sot lis muris di Trevîs. Ma no son rivâts a Vignesie: parcè che chei che a van a fâ raziis no puedin riscjâ di lâ masse indentri, parcè che senò, dopo, ju pescjin cuant che a tornin indaûr. Cussì Vignesie no si è interessade trop dal Friûl: nus à lassâts patî, e vonde! E à creât dome la fuartece di Palme, ma no le à mai doprade. Le à fate dal 1570: masse tart pai Turcs! I Turcs si son fats sintî dal 1477 — l'an passât al è stât il cinccentenari — fintremai tal 1560-1561.

E po dopo, Vignesie ce nus aie fat? Un svindic di fâ pôre! No à mai acetât che nissun nobil, nissun siôr furlan al jentràs tal patriziât venit. Nissun! No, perdon, o sbalii: un sôl, i Manin; ma ducj chei altris no ur à mai dât un puest di responsabilitât.

E alore ce àno fat chescj siôrs furlans?

In chê epoche li —1600-1700 — si son metûts a fâ chei biei cjiscjei che a jerin sù par chês culinis ca, dulà che al jere biel stâ e fâ nuie; poltrons! Ise vere?

E sicome Vignesie e jere impegnade a difindisi sul mâr cuintri i Turcs, e culì e jere neutrâl, nô no vin vût di Vignesie propit nuie. Al è un periodi dulà che o sin lâts infossantsi e al è un meracul che i Fur­lans si sedin salvâts dal pericul di deventâ Venits. Savêso cui che ju à sal­vâts? No i siôrs, che a cirivin di imitâ i parons; culture e studiâts nancje. La puare int, nus à salvâts! La puare int si è come sierade; si è metude come sot la nape, e à continuât cul so mût di vivi e cul so mût di fevelâ cence lâ daûr dai Venits. Al è l'unic câs in Europe che, dopo 400 agns di dominazion di un altri, si sedi conservade intate la lenghe e un mût di jessi e un mût di vivi.

Ma ancje a Vignesie i començavin a colâ i dincj al leon di Sant Marc! E jere deventade vecje, no jere plui buine di difindisi; mole di ca, mole di là, fintremai che al ven un gaiarin uficiâl francês: Napoleon! Le à fate fûr: 1797! Nol à bastât: al è tornât tal 1799 e le à finide e le à agregade ae Austrie. Culì e comence la epoche napoleoniche, par vincj agns: al è dificil lâi dentri; bisugne che o salti.

Sti furlans i se dexmentega ke soto Aquileia romana ghe xe i resti de Akul/eja çelto-venedega-istriana.
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Re: Furlan o friulan

Messaggioda Berto » gio gen 09, 2014 11:23 pm

Na poexia de Paxołini entel so furlan de Caxarsa:


Il dí da la me muàrt


Ta na sitàt, Trièst o Udin,
ju par un viàl di tèjs,
di vierta, quan' ch'a múdin
il colòur li fuèjs,
i colarài muàrt
sot il soreli ch'al art
biondu e alt
e i sierarài li sèjs,
lassànlu lusi, il sèil.

Sot di un tèj clípid di vert
i colarài tal neri
da la me muàrt ch'a dispièrt
i tèjs e il soreli.
I bièj zuvinús
a coraràn ta chè lus
ch'i ài pena pierdút,
svualànt fòur da li scuelis
cui ris tal sorneli.

Jo i sarài 'ciamò zòvin
cu na blusa clara
e i dols ciavièj ch'a plòvin
tal pòlvar amàr.
Sarài 'ciamò cialt
e un frut curínt pal sfalt
clípit dal viàl
mi pojarà na man
tal grin di cristàl.



Tradusion in veneto (xmisioto)

El dì de ła me morte

'Te na sità, Triest o Udin,
xo par on vial de tejàre,
de verta, co i muda
i cołor de łe foje,
mi vegnarò xo morto
sot' el sol ke brùxa
biondo (albo) e alto
e mi sararò łe çeje
łasando el çiel al so spenxor.

Sot de na tejàra tepia de verde
mi cołarò 'te 'l nero
de ła me morte
ke buta via i teji e 'l sol.
I bei zovin
łi corarà en sta łuxe
ke gò pena perdesta
xołando fora da łe scołe
co i riçi so ła cuca.

Mi sarò ‘ncora zovin,
co na bluxa ciàra,
e i dolsi cavej ca i péta xò
ente ła poldre agra.
Sarò ‘ncora caldo
e on pùto corarà pa' l’asfalto
tèpio del vial
el me poxarà na man
ente ła gàja de cristàl.



Tradusion in l/engoa tajana

Il giorno della mia morte

In una città, Trieste o Udine,
giù per un viale di tigli,
quando di primavera
le foglie mutano colore,
io cadrò morto
sotto il sole che arde,
biondo e alto,
e chiuderò le ciglia
lasciando il cielo al suo splendore.

Sotto un tiglio tiepido di verde,
cadrò nel nero
della mia morte che disperde
i tigli e il sole.
I bei giovinetti
correranno in quella luce
che ho appena perduto,
volando fuori dalle scuole,
coi ricci sulla fronte.

Io sarò ancora giovane,
con una camicia chiara,
e coi dolci capelli che piovono
sull'amara polvere.
Sarò ancora caldo,
e un fanciullo correndo per l'asfalto
tiepido del viale,
mi poserà una mano
sul grembo di cristallo
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Re: Furlan o friulan

Messaggioda Berto » gio gen 09, 2014 11:24 pm

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Ki se cata el resto de le pajne; el laoro de la Vaneli lè visià da la Teoria Romansa;

Studi de lengoestega furlana
http://picasaweb.google.it/pilpotis/Stu ... caFriulana
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Re: Furlan o friulan

Messaggioda Berto » lun gen 27, 2014 10:06 pm

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Re: Furlan o friulan

Messaggioda Berto » lun gen 27, 2014 10:15 pm

FRIÛL: STORIE E CULTURE


http://www.arlef.it/la-lenghe-furlane/f ... -e-culture

La storie dal Friûl e je simpri stade condizionade de sô posizion, ae estremitât setentrionâl dal Mâr Mediterani e su la puarte di Soreli Jevât par jentrâ te penisule taliane.
Culì a son floridis lis trê grandis citâts portuâls che a 'ndi àn segnâts i destins: Aquilee, Vignesie, Triest.

Sul as Est-Ovest, i siei confins a son di nature storiche plui che gjeografiche. A Soreli a Mont il confin dilunc la val de Plâf e il cors de Livence si è stabilizât di secui, intant che a Soreli Jevât a son simpri stadis tantis incertecis, par vie che i confins gjeografics, etnics, socioeconomics e politic militârs no coincidevin.

La formazion dal Friûl tant che entitât storiche, politiche e culturâl si pues fâ romontâ ae ete langobarde (sec.VI-VIII).

Su la formazion de lenghe furlane a son teoriis diferentis;
daûr di chê plui tradizionâl, e nas de influence dal sostrât celtic sul latin puartât culì dai colons romans, e duncje e à plui di doi mil agns;
invezit, daûr di altris, si forme mil agns plui tart, par efiet dal isolament dal rest di Italie imponût dal Patriarcjât (???).

Tal 1420 il Friûl al fo concuistât di Vignesie, gjavant Cormons, Gardiscje e Gurize.

La plui part o scuasi dute la popolazion e à simpri fevelât il furlan, e fintremai dal secul XIV a son ancje documents leteraris scrits in cheste lenghe.

Al è dome tal Votcent che si invie une robuste e continue tradizion leterarie e la lenghe e devente la fonde principâl de identitât regjonâl.
Dopo dal 1945 si inviin i moviments pal ricognossiment dai Furlans tant che minorance linguistiche, cun dirit ae autonomie politiche aministrative e ae tutele de lôr lenghe.
Cheste ultime istance e je deventade plui urgjente a tacâ dai agns '70 e e à cjatât un debil acet di bande des istituzions dome ae fin dal secul passât.


ETNOGJENESI DAL FRIÛL
Tant che si à motivât, il Friûl al tache a cjapâ forme midiant dai Langobarts che a slargjin al teritori il non di Forum Iulii, che i partignive za a chê che vuê e je Cividât. Il ducât dal Friûl al ve un rûl impuartant tai doi secui dal Ream Langobart di Italie (568-774 d.C.), e un marchês dal Friûl, Berengari, al deventà ancje re di Italie e fintremai - ma in mût precari e par pôc timp - imperadôr. Cence dubi i Langobarts a àn lassât une olme impuartante in cheste tiere, sedi pe organizazion teritoriâl e politiche, sedi a nivel lenghistic e culturâl, e forsi ancje gjenetic. Dut câs, lôr a jerin dome un strât sutîl di dominadôrs; il grues de popolazion al jere formât di ‘romans’, vâl a dî di dissendents dai colons italics (massime dal Sannio) che ur jere stât assegnât di Rome l'agri aquileiês.
Tai ultins decenis al è florît un dibatiment vivarôs sul rûl che, te formazion dal popul furlan, a àn vût lis popolazions che a jerin logadis culì prime che a rivassin i romans. Lis fonts romanis a disin che la decision di fondâ Aquilee e fo cjapade par aviersâ l'infuarciment di insediaments celtics, e scuviertis archeologjichis resintis a confermin che a Aquilee al esisteve un insediament preroman, e si cjatin olmis dai Celts in diviers lûcs de regjon. I lenghiscj a àn metût in lûs cetancj elements celtics te toponomastiche, ma no masse tal lessic; i etnolics a 'ndi àn cjatâts ancje in ciertis cerimoniis e tradizions. Si à ancje sostignût che la distinzion tra i abitants di cheste regjon e chei des tieris convicinis e ledi indaûr adiriture a epochis precedentis, protostorichis. Ma chestis teoriis si fondin su evidencis archeologjichis avonde sparniçadis e di interpretazion incierte; e a son precariis, stant che a son destinadis a cambiâ ancje in maniere drastiche a man a man che a saltin fûr gnûfs reperts. Une altre argomentazion a poie de tesi des lidrîs preromanis de identitât furlane e ven de notizie che, za tor il 350 d.C., il vescul Fortunazian al scriveve lis sôs predicjis in sermo rusticus; si à concludût che il popul al fevelave za, o ancjemò, une lenghe divierse dal latin uficiâl. Ma chest forsi nol baste a dimostrâ la tesi dal sostrât celtic o preistoric, o dut câs preroman, parcè che si sa che dut câs lis lenghis orâls a patissin un procès di mudament continui, e duncje di divaricazion, a pet di chês aulichis e scritis.



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http://www.friul.net/dizionario_nazzi/n ... no.php?l=1

http://www.friul.net/dizionario_nazzi/n ... =23188&x=1

soreli
sm sole - un soreli pajan: un sole implacabile; soreli jevât: oriente, est; soreli a mont: occidente, ovest; al jeve il soreli: sorge il sole; al va a mont il soreli, il soreli si bone: il sole tramonta; sul jevâ soreli: al levar del sole; sul bonâ soreli: al calar del sole; su la colme dal soreli: con il sole a picco; tal soreli: al sole; in batude di soreli: dove batte il sole; di un soreli a chel altri: dall'alba al tramonto; a jere biele tanche un soreli: era bella come il sole; a scuegnin lâ tal forest a čhapâ il soreli: si viôd che il soreli di culì nol à la virtût di chej altris sorej: devono andare all'estero a prendere il sole: evidentemente il sole di qui non ha la stessa virtù degli altri soli; cumò al è dentri, a čhalâ il soreli a cuadrej: ora è in prigione, a guardare il sole a quadri; nol sa nančhe cetante robe ch'al à tal soreli: non sa neppure quanta roba possiede sotto il sole; i sfueis, ogni dì ch'al jeve soreli, a son plens di sproposits: i giornali, ogni giorno che il Signore manda, sono zeppi di spropositi.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Furlan o friulan

Messaggioda Berto » mar gen 28, 2014 12:18 am

GLOTOGJENESI DAL FURLAN

http://www.arlef.it/la-lenghe-furlane/f ... dal-furlan

La dotrine nazionalistiche e à metût a fonde dal sens di identitât nazionâl la comunance de lenghe, e al jere inevitabil che ancje in Friûl cualchidun al vedi viodût te lenghe furlane l'element essenziâl de identitât di chest popul.
Ma lis robis no son cussì facilis; ni in gjenerâl, ni tal nestri câs particolâr.

In Friûl, come in tancj altris câs, almancul de ete protocristiane a son esistudis diferencis tra lis lenghis uficiâls e chês scritis, tra chês feveladis de élite dominante e chê fevelade dal popul analfabete.
La lenghe scrite uficiâl e restà par plui di mil agns il latin (eclesiastic e notarîl) ma par sîs secui i dominadôrs a fevelarin lenghis di çocje gjermaniche: tal prin periodi i Langobarts, po dopo par pôc timp i Francs, e ae fin, dal secul X al XIII, lis fameis todescjis mandadis dal imperadôr e clamadis dai patriarcjis a presidiâ cheste puarte taliane dal imperi.

Daûr di cualchi autôr (Francescato), chest caratar cussì fuartementri gjermanic dal stât patriarcjin, in chei secui, al à puartât a un isolament culturâl dal Friûl dal rest de Italie setentrionâl, aviersant la difusion di chês inovazions lenghistichis e sociolenghistichis che invezit a jerin daûr a interessâ la plane padane venite, e che a varessin puartât lis lenghis di chês regjons a diferenziâsi simpri plui de madrîs latine.
In particolâr, tal stât aquileiês, dulà che la cort e la nobiltât a fevelavin par todesc, la lenghe dal popul e je restade plui dongje dal latin antîc.

Il caratar ‘conservadôr’ des lenghis feveladis tai lûcs isolâts al è un fenomen cetant cognossût dai lenghiscj e al sarès la spiegazion plui semplice des someancis tra lis fevelis ‘ladinis’ des Alps (invezit di chês fondadis su la ipotesi di un comun sostrât ‘retic’). In ogni câs, des fonts al risulte clâr che il furlan al esist, in formis tant dongje di chês presintis, di cuasi mil agns.

Come pardut in Italie, il ‘volgâr’ furlan al è restât a dilunc une lenghe cuasi dome orâl; cuant che si veve di meti alc par scrit si doprave il latin o, tacant dal secul XIV, variis messedancis di toscan e di venit. Dut câs, ancje il furlan al jere doprât pe redazion di documents di gjenar pratic, tant che ats contabii e notarîi. Al è de fin dal secul XIV il prin document leterari (une balade) in lenghe furlane, che e samee clarementri influençade de leterature in volgâr che di plui di un secul e florive te Italie setentrionâl, tant che prime in Provence. Un dai caratars ben cognossûts des lenghis orâls e je la lôr variance gjeografiche: ogni comunitât e tint a disvilupâ un so mût particolâr di esprimisi, par vie dal isolament relatîf di chês altris comunitâts. Ancje il furlan si è diferenziât in desenis di ‘dialets locâi’; ma la situazion e je mancul grivie che in tantis altris regjons. Dutis lis varietâts di furlan a àn un grât alt di comprensibilitât tra di lôr, e une di chestis – vâl a dî chê ‘centrâl’, de aree tra Cividât, Vençon, Sant Denêl, Codroip, Palme, Cormons, cun al centri Udin -, e je avonde omogjenie e cetant prevalente su chês altris. Su la fonde di cheste varietât si è formât, tacant dal prin Votcent, un furlan ‘leterari’ comun. Come che al è sucedût in altris regjons talianis e europeanis, tal Votcent e tal Nûfcent si pues assisti a une floridure di leterature ‘locâl’, cun pontis cualitativis ancje altis. Fintremai a timps une vore resints, il furlan al jere la marilenghe di almancul i trê cuarts de popolazion dal Friûl. Tes areis rurâls la percentuâl e podeve lâ sù ancje al 100%; in chês plui urbanis, tacant di Udin, la borghesie e fevelave dispès cualchi forme di venit o il talian, tignûts tant che plui prestigjôs e utii. La situazion e à tacât a cambiâ svelte cul slargjâsi dal oblic scolastic, cul incressi dal nivel di istruzion e, massime, cu la difusion dai mieçs di comunicazion di masse e de industrie culturâl. Si pues calcolâ che tra il 1978 e il 1999 il furlan si sedi pierdût cuntune ande dal 1% al an. A difese de lenghe furlane e je nassude za tal 1919 la Societât Filologjiche Furlane, e in timps plui resints i si son zontadis (ancje in competizion vivarose) tantis altris associazions e moviments. Tai agns Setante, chestis a àn cjapât ancje caratar politic, e si son batudis pe tutele legjislative dal furlan, ma dome tor la fin dai agns Novante si à podût otignî une leç regjonâl (n. 15 dal 1996) e po dopo une leç statâl (n. 482 dal 1999) cun chestis finalitâts. Al è ancjemò adore par stimâ la lôr eficacitât. Ae fonde di chestis azions a son cetantis motivazions. Une e je che ogni lenghe e je un valôr in se, tant che testemoneance di une esperience storiche e culturâl uniche e iripetibile. La seconde e je che ogni lenghe e je la fonde de identitât di un popul e che, tal nestri câs, il popul furlan al vûl lâ indenant a vivi cuntune sô muse. La tierce e je che i furlans a son une comunitât lenghistiche minôr che, dutune cun chês altris (slovenis e todescjis), e justifiche la ‘specialitât’ de autonomie politiche e aministrative dade a cheste regjon.




LA LENGHE COMUNE E LIS VARIETÂTS

Une carateristiche fondamentâl dal furlan e je une «spiccata individualità arcaica e tradizionale», citant la definizion di Giovan Battista Pellegrini, famôs glotolic e curadôr, par altri, dal monumentâl Atlante Storico- Linguistico-Etnografico Friulano, il prin atlant lenghistic regjonâl in Italie. Cheste carateristiche, la «fuarte individualitât arcaiche», e diven des cundizions storichis che a àn puartât il latin de nestre regjon a svilupâsi in maniere avonde autonome a pet di chês altris fevelis dal sisteme talian o ancjemò a cundizions che a àn produsût, in ogni câs, che po dopo si slontanassin. La prossumade unitât origjinarie dal furlan vuê e somee framentade intune serie di varietâts dialetâls, che in ogni câs, cundut che cualchi volte a àn profîi lenghistics avonde notevui, no impedissin che chei che lis fevelin a rivin a capîs tra di lôr. Il furlan, in fin dai fats, si pues distinguilu facil, tal so complès, di chês altris lenghis e dialets che si fevelin te regjon (cemût che o vin viodût il talian, il sloven, il todesc e il venit). La spartizion principâl de aree lenghistiche furlane e je chê segnade dal flum Tiliment, che al divît, cemût che si dîs, il furlan di ca e di là da la aghe, il flum che bielzà par antîc al divideve lis diocesis di Aquilee, a est, e di Concuardie, a ovest. Di un pont di viste dialetâl vuê si è usâts a distingui cuatri grups principâi di fevelis furlanis, ancje chei articolâts in cierts sotvarietâts: il furlan centrâl (Udin), il furlan orientâl o sonziac (Gurize), il furlan ocidentâl o concuardês (Pordenon), il cjargnel (Tumieç). Il furlan comun (che i disin ancje coinè, dal grêc koiné glóssa ‘lenghe comune’) al derive dal furlan de tradizion leterarie dal Votcent (massime Pieri Çorut e Catarine Percude) e dal Nûfcent (il grup poetic di Risultive, i scritôrs Maria Forte, Dino Virgili, Carlo Sgorlon e altris). Daûr de elaborazion lenghistiche di Giuseppe Marchetti e de azion di divulgazion dai mestris di furlan de Societât filologjiche furlane, si note in dì di vuê la tindince a un procès di relative ‘standardizazion’ de lenghe, massime par ce che al tocje aspiets leâts ae grafie uficiâl, fissade par altri cuntune leç regjonâl (L.R. 15/96).


I PRINS DOCUMENTS PAR FURLAN
La cognossince dal furlan des origjins, come chê di cualsisei altre lenghe, cence fal e à di pont di partence il studi des fonts documentariis antighis; di fat dome cun chestis fonts o sin in stât di tignî daûr e di tornâ a dâ dongje la evoluzion de lenghe dilunc dai secui. A son avonde raris lis olmis di vôs o di nons furlans tai tescj latins dai secui XI-XIII, cuant invezit e tache tal rest de Italie la pratiche di scriture par volgâr (plui di dut in Sicilie e in Toscane), ma une presince plui gruesse di peraulis furlanis, massime nons di persone e di lûcs, e je tacant cu la fin dal Dusinte.
Se si lassin in bande componiments poetics preziôs tant che il sonet E là four del nuestri chiamp e lis dôs baladis Piruç myo doç inculurit e Biello dumnlo di valor, tai secui XIV e XV si viôt che il furlan al cjape pît soredut pe scriture di documents ‘pratics’, che al vignarès a stâi aministratîfs, contabii e notarîi, documents che a son, cemût che si à dite, lis fonts principâls par cognossi il furlan antîc. A son tancj i studiôs e i ricercjadôrs che a àn metût il lôr impegn, da seconde metât dal Votcent incà, tai documents antîcs par furlan – al baste pensâ, juste par dî i plui grancj, a Michele Leicht, Vincenzo Joppi, Giovan Battista Corgnali, Giuseppe Marchetti, Giovanni Frau – e a son tancj ancje i lavôrs e i contribûts publicâts su chest argoment. La plui part di chest patrimoni documentari al reste, in ogni câs, ancjemò di indagâ, stant che pal moment nol è a man un censiment precîs des scrituris tardis medievâls par furlan, tra Trê e Cuatricent, nancje pai fonts principâi de regjon – cu la ecezion, ben impuartante, de Biblioteche civiche di Udin. La formazion di un grant corpus di edizions afidabilis di tescj furlans antîcs e reste in ogni câs une vore impuartante e urgjente par dute la regjon, par rivâ po dopo a puartâ indevant chês oparis di investigazion lessicografiche e storiche di grande prospetive, che da tant timp a spietin di jessi inviadis o tornadis a tacâ – prin di dut un dizionari etimologjic e une gramatiche storiche.
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Re: Furlan o friulan

Messaggioda Berto » mar gen 28, 2014 10:10 am

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Re: Furlan o friulan

Messaggioda Berto » lun mar 03, 2014 11:01 pm

El parlamento furlan e la contadinansa
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