El sogno mito dei Serenisimi - Venesia e i so limiti

Re: El sogno mito dei Serenisimi - Venesia e i so limiti

Messaggioda Berto » ven mag 22, 2015 12:29 pm

I Serenisimi li conta:

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Me despiaxe tanto ma naltri veneti de tera no jerimo lebari, ma jerimo suditi dei venesiani!

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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: El sogno mito dei Serenisimi - Venesia e i so limiti

Messaggioda Berto » mer lug 22, 2015 2:12 pm

Il sogno del Veneto libero. Una lunga ricerca d'indipendenza perduta
Un saggio di Ettore Beggiato ricostruisce la storia di una regione che si sente nazione. E poco italiana

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/e ... 54091.html
Carlo Lottieri - Mer, 22/07/2015

Una storia di più mille anni non può dissolversi senza lasciare tracce: e questo è ancor più vero se a quella vicenda plurimillenaria appartengono figure come Marco Polo e Paolo Sarpi, Tiziano Vecellio e Antonio Vivaldi.

La Repubblica di Venezia muore a Campoformio, per volontà di Napoleone, ma da quel 1797 in poi numerosi episodi hanno visto i veneti sognarne la rinascita. E non ci si riferisce solo alla Repubblica di San Marco guidata da Daniele Manin (un'esperienza istituzionale che durò quasi un anno e mezzo, dal marzo del 1848 all'agosto del 1849), poiché spinte ribelli si sono avute in varie circostanze.

L'ultimo lavoro di Ettore Beggiato ( Questione veneta. Protagonisti, documenti e testimonianze , edito da Raixe Venete e in vendita a 15 euro) accende i riflettori su questa costante aspirazione all'indipendenza. L'obiettivo dell'autore è aiutare a comprendere il profondo malcontento di un Veneto che continua a non sentirsi a proprio agio all'interno delle istituzioni italiane, così come era analogamente riottoso quando a governarlo erano i francesi o gli austriaci.

Dalla documentazione raccolta nel volume emerge una storia in parte sorprendente, se si considera che perfino il 12 giugno del 1945, poco dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale, un telegramma del ministro dell'Interno si rivolgeva al prefetto di Venezia per avere informazioni sule spinte separatiste. Il motivo di quella richiesta stava nel fatto che su L'Avanti! , organo del partito socialista, un'intervista al professor Ugo Morin (presidente del Cnl del Veneto) aveva richiamato l'attenzione su un gruppo volto a ottenere «una autonomia integrale del Veneto e alla costituzione di una Repubblica di San Marco». Ma spinte centripete di questo tipo si incontrano di continuo, come un fiume carsico che periodicamente viene alla luce.

La prima importante manifestazione di questo spirito si ebbe nel 1809. Contro i francesi e in sintonia con altre rivolte in varie parti d'Europa, in Veneto hanno luogo ribellioni popolari che il 10 luglio portano addirittura alla nascita di un governo provvisorio con sede a Schio, nel Vicentino. In quegli anni le «insorgenze» anti-napoleoniche sono molte, dal Tirolo di Andreas Hofer alla Spagna della guerra d'indipendenza, ma ciò che colpisce della vicenda veneta è il silenzio successivo: il quasi totale oblio di quelle iniziative politiche che tentarono di riportare in vita la Serenissima.

La tesi di Beggiato è che studiare il passato aiuta a comprendere come il disagio del Veneto contemporaneo affondi in un'identità lungamente negata e in una serie di soprusi causati da un potere statale sempre più oppressivo. Da oltre due secoli il Veneto soffre una grave mancanza di libertà ed è vittima di malgoverni di ogni genere. Con determinazione esso ha manifestato a più riprese questa sua voglia di autogoverno in molteplici modi e, soprattutto, ha sempre coltivato un forte sentimento di ostilità verso le istituzioni.

Il volume sottolinea come taluni scrittori abbiano bene compreso questa difficoltà veneta a sentirsi a proprio agio in Italia. Nel 1982 sul Corriere della Sera Goffredo Parise scrisse un articolo memorabile che iniziava in questo modo: «Il Veneto è la mia patria». E qualche anno dopo Indro Montanelli parlò senza mezzi termini della Repubblica Veneta come di «una civiltà non italiana, ma europea e cristiana».

Quello che questi e altri autori colgono in forma intuitiva una volontà indipendentista che, sul piano politico, si traduce in un susseguirsi ininterrotto di iniziative e movimenti: più o meno spontanei, più o meno organizzati. Quanti pensano che parole come indipendenza o autodeterminazione siano apparse nel dibattito pubblico veneto solo a partire dalla nascita della Liga Veneta, nel 1980, forse non sanno che all'indomani della Grande Guerra l'onorevole Luigi Luzzatti, già presidente del Consiglio dei ministri, mise in guardia Vittorio Emanuele Orlando in merito alla possibilità di «un'Irlanda Veneta», e cioè di una rivolta separatista.

Non erano timori infondati, se si considera che nel 1921 alle elezioni politiche si presentò una lista «Leone di San Marco» che in provincia di Treviso ottenne il 6,1% dei voti. Parallelamente operava un socialista anomalo come il deputato Guido Bergamo, il quale arrivò ad affermare: «Ora basta! Il problema veneto è così acuto che noi da oggi predicheremo la ribellione dei veneti. Cittadini, non paghiamo le tasse, non riconosciamo il governo centrale di Roma, cacciamo via i prefetti, tratteniamo l'ammontare delle imposte dirette nel Veneto».

Come Beggiato sottolinea, è sempre un intreccio di motivi anche diversi a tenere in vita il desiderio dei veneti di essere «padroni a casa loro». Ci sono ragioni culturali e perfino linguistiche (se si considera l'attaccamento dei veneti alla lingua di Carlo Goldoni e Giacomo Casanova), motivazioni storiche e simboliche, frustrazioni economiche, aspirazioni libertarie. Se la Repubblica di Venezia era stata uno dei centri economici della prima globalizzazione, con la perdita dell'autogoverno questo territorio è entrato in un declino causato dalle tasse, dalla devastazione delle guerre, dalla coscrizione obbligatoria.

In tal senso a più riprese il leone di San Marco ha finito per incarnare un passato glorioso che fa sfigurare il presente, ma al tempo stesso è pure divenuto il simbolo di una battaglia ideale volta a restituire ai veneti la libertà di governarsi da sé.

Non è un caso se qualche settimana fa il sistema politico italiano, su richiesta del governo Renzi, ha dovuto scomodare la Corte costituzionale affinché annullasse una legge regionale veneta che istituiva un referendum consultivo sull'indipendenza. A Venezia si era pensato che se un plebiscito (truffaldino) nel 1866 aveva decretato il passaggio del Veneto all'Italia, un altro voto popolare potesse restituire ai veneti la facoltà di costruire proprie istituzioni. La repubblica italiana ha negato ai veneti la facoltà di votare, ma è forte la sensazione che - oggi come ieri - sotto la cenere vi siano braci che continuino ad ardere.


Me despiaxe tanto ma i veneti no łi jera łibari, ła pì parte łi jera suditi dei venesiani e ente sto senso el Veneto no lè mai stà lebaro e endependente.
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Messaggioda Berto » lun nov 09, 2015 10:50 pm

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Veneti ke łi se ła conta sol parké a xe termenà cusì malamente ła Repiovega Arestogratega Veneta a domignansa venesiana
viewtopic.php?f=160&t=1558

La Repiovega Veneta a domegno venesian no ła jera federal, no ła gheva gnente de federal
viewtopic.php?f=167&t=1602
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Ƚe colpe, ƚe responsabeƚetà e ‘l tradimento dei venesiani
viewtopic.php?f=167&t=127

El stado veneto a domegnansa venesiana
viewtopic.php?f=184&t=1416
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Messaggioda Berto » dom mag 15, 2016 3:32 pm

I veneti del Veneto xełi on popoło?
viewtopic.php?f=183&t=1731
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Messaggioda Berto » mer mag 10, 2017 1:50 pm

Coel parlamento veneto de tuti i veneti, mai nato e ke i venesiani ke łi gheva el poder no łi ga mai promòso
viewtopic.php?f=183&t=2597

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Messaggioda Berto » ven mag 12, 2017 7:54 pm

INTERVISTA A FLAVIO CONTIN SUL CORRIERE DEL VENETO
venerdì 12 maggio 2017

https://dalvenetoalmondoblog.blogspot.i ... riere.html

"Sono ancora sotto processo e il 15 maggio sarà un'udienza fondamentale a Brescia. sono ancora in lotta per la Patria contro lo stato usurpatore, non mi professerò mai colpevole, ci mancherebbe!"
Volevate liberare ancora una volta Venezia? (Contin fa anche il nome del delatore)
Si, anche se sapevamo che quanto compiuto il 9 maggio era irripetibile. Questo secondo tentativo sarebbe stato meno clamoroso, ma dovevamo provarci per risvegliare ancora la coscienza dei veneti.
Sapevamo che le possibilità di fallire erano altissime.
Ci hanno tradito finti colleghi veneti e lombardi, come ad esempio Sergio Bortolotto, il capo della cosiddetta Polisia Veneta.
L'autonomia del Veneto è un progetto irrealizzabile?
Abbiamo fatto passi in avanti, merito anche di quel 9 maggio 1997, sul fronte della consapevolezza del popolo veneto.
Politicamente è stato un continuo fallimento e lo sarà anche il referendum di Luca Zaia, oltre ad esser esemplicemente consultivo si troverà davanti il muro di uno stato centralista, che ha già preso tutte le contromisure necessarie a negare un nostro diritto sacrosanto.

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Re: El sogno mito dei Serenisimi - Venesia e i so limiti

Messaggioda Berto » dom nov 05, 2017 9:26 pm

Il venezianismo è una idolatria politica antiveneta
viewtopic.php?f=167&t=2692
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Re: El sogno mito dei Serenisimi - Venesia e i so limiti

Messaggioda Berto » mer mag 09, 2018 6:49 am

https://www.facebook.com/forgone.motobr ... 6192764939

https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 6802195066


Il limite dei Serenissimi è il loro venezianismo serenissimo. La Serenissima non esiste più e nemmeno Venezia la dominante, ma esiste il Veneto e i veneti.
I Serenissimi dovrebbero uscire e liberarsi dal mito della Serenissima e dal mito dei Serenissimi che li imprigiona e che li limita.

La mitizzazione dell'azione del tanko 1 (iniziativa con cui sono stato tra i primi a solidarizzare contribuendo a formare il Comitato di Sostegno agli 8 di San Marco), ha prodotto l'inutile e ripetitiva azione del tanko 2, anziché far evolvere i Serenissimi e aiutare i veneti a prendere coscienza della loro storia e realtà complesse con le loro grandezze ma anche con le loro bassezze, i limiti, le colpe, le responsabilità e gli errori di Venezia e dei veneziani.

L'azione del tanko 1 ha risvegliato solo in parte i veneti, ma non li ha risvegliati del tutto perché li ha tenuti stregati del mito di Venezia e ha impedito loro di verificare per bene la storia e le relative colpe e responsabilità negative di Venezia (dei veneziani e della sua aristocrazia), erroneamente idealizzata ad aristocrazia illuminata e a città santa, paradiso in terra e a stato politico-sociale-giuridico-religioso di perfezione.

Un conto è conoscere la propria storia nel bene e nel male e un conto è conoscerne solo una parte, trascurando l'altra, mitizzandola e facendo di questa un ideale a cui conformarsi, operando nell'illusione infantile di poter far tornare indietro la storia con azioni simboliche e magiche.
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Re: El sogno mito dei Serenisimi - Venesia e i so limiti

Messaggioda Berto » dom giu 17, 2018 9:34 am

Proçeso a coełi de ła ruspa raforsà co łe bande saldà.
viewtopic.php?f=153&t=1921
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Re: El sogno mito dei Serenisimi - Venesia e i so limiti

Messaggioda Berto » gio giu 21, 2018 2:55 am

???

LA REPUBBLICA VENETA "COM'ERA E DOV'ERA"!

"Ho da sempre riconoscenza e rispetto per il sacrificio dei Serenissimi di cui sono stato portavoce #ufficiale nel periodo della loro detenzione. Ma riconosco il limite alla loro impresa, rimasta una testimonianza senza continuità organizzata.
Ecco perché nello stesso 1997, con la partecipazione di Bepin Segato, avevamo dato origine al CONGRESSO DELLA NAZIONE VENETA, un parlamento di Veneti autorganizzato sul modello dell' Indian National Congress di Gandhi!

Il Congresso si sfaldò poco dopo per la fuga politica di Segato e Luciano Franceschi (colonne portanti del progetto) verso "profferte" ibride [omissis].
La riorganizzazione della Nazione Veneta avviene con la mia nomina a Presidente dell' "Autogoverno del Popolo Veneto" nel 2010 da parte dei militanti del L.I.F.E., "Autogoverno" che trasmutò subito in un Governo eletto e supportato da un Parlamento di delegati popolari. Sarà quest'ultimo a decretare la rinascita del Maggior Consiglio della RV, da qui il nocciolo costitutivo di partenza.

Purtroppo la presa del Campanile da parte dei Serenissimi, pur restando un generosissimo atto patriottico, rimase senza sbocchi politici.

L'unica soluzione che riapre la porta sbarrata della Repubblica Veneta è quella che stiamo praticando.
Altri tentativi dimostrano i loro grandi limiti "giuridici" e comunque non esprimono una impostazione "costituzionale" di continuità con la Repubblica Veneta dei dogi.

Albert Gardin – Venezia 20.6.2018
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