Sicania o Siçiłia (ladri e parasidi)

Re: Sicania o Siçiłia (ladri e parasidi)

Messaggioda Berto » dom giu 14, 2020 3:32 am

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Re: Sicania o Siçiłia (ladri e parasidi)

Messaggioda Berto » dom giu 14, 2020 3:33 am

Mafia: luce su 2 omicidi a Catania, 6 arresti

Sarebbero collegati alla faida tra clan Santapaola ed Ercolano
(ANSA) - CATANIA, 11 GIU 2020

https://www.ansa.it/sicilia/notizie/202 ... d7af2.html

I carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Catania hanno eseguito stamane, su delega della Procura etnea, un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Catania su richiesta della Dda nei confronti di sei presunti affiliati al clan Santapaola - Ercolano nell'ambito di indagini su due omicidi di mafia avvenuti a Catania nel 2014. Due dei provvedimenti restrittivi sono stati notificati in carcere. Con il provvedimento cautelare si fa chiarezza sui due episodi, che sarebbero avvenuti nell'ambito di contrasti per questioni di supremazia e di controllo di alcune attività economiche in seno alla famiglia Santapaola - Ercolano, tra la fazione che faceva capo ad Antonino Santapaola ed Alfio Mirabile e quella che faceva riferimento a Giuseppe Ercolano e Francesco Mangion. L'operazione è stata denominata 'Dakar'. Le persone raggiunte dai provvedimenti restrittivi sonoLuigi Ferrini, di 46 anni; Angelo Pappalardo, di 42; Pietro Privitera, di 42; Marco Strano, di 48. L'ordinanza è stata notificata in carcere ad Arnaldo Santoro, di 43 anni, e Maurizio Zuccaro, di 59. Le indagini riguardano gli omicidi di Salvatore Di Pasquale, detto 'Giorgio Armani', avvenuto a Catania il 29 aprile del 2004 e di Michele Costanzo, commesso sempre nel capoluogo etneo il 3 maggio successivo.I delitti sono stati oggetto di precedenti procedimenti penali, in seguito ai quali è stata affermata la responsabilità di Salvatore Guglielmino e Dario Caruana in ordine all’omicidio di Di Pasquale, e di Lorenzo Saitta in relazione all’omicidio di Costanzo.
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Re: Sicania o Siçiłia (ladri e parasidi)

Messaggioda Berto » dom lug 19, 2020 6:39 am

Sicilia, Musumeci: «In Sicilia l’80% dei dipendenti regionali è improduttivo»
18 luglio 2020

https://video.corriere.it/politica/sici ... bf5a0841db

La Regione ha «13mila dipendenti dei quali l’80% assolutamente improduttivi. Ma non lo dite ai sindacati. Improduttivi. Si grattano la pancia dalla mattina alla sera. E ora vogliono lavorare da casa, ma se non lavorate in ufficio come pensate di lavorare da casa?». Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci intervenendo alle “Giornate dell’Energia 2020”, a Catania.



Luca Maria
Blasi Bravo Musumeci, dichiarazione coraggiosa


Paolo Canziani
Non è improduttivo per colpa. Anzi, meno male che sono improduttivi, ché se fossero produttivi farebbero danni.
Non ricordo il numero esatto, ma direi che per abitante abbiano almeno 3 volte i dipendenti della lombardia. Il che lascia un po' di spazio di efficientamento anche per questa.
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Re: Sicania o Siçiłia (ladri e parasidi)

Messaggioda Berto » ven feb 12, 2021 9:22 am

“Saguto ci ha perseguitato per 22 anni, la condanna non ci risarcisce”, parla Pietro Cavallotti
Il Riformista
Giorgio Mannino
30 Ottobre 2020

https://www.ilriformista.it/saguto-ci-h ... ti-171702/


«Per noi questa non è giustizia. Potremo parlare di giustizia quando ci verranno restituiti i nostri beni». Mentre la corte di Caltanissetta condannava il cerchio magico dall’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo Silvana Saguto per aver messo in piedi un sistema clientelare nella gestione dei beni sequestrati ai mafiosi e agli imprenditori sospettati di essere stati favoriti dai boss, Pietro Cavallotti – membro del Consiglio direttivo della associazione “Nessuno tocchi Caino” e vittima delle misure di prevenzione del sistema Saguto – stava lavorando col consulente alla stesura della perizia per la revoca della confisca. «Il mio appartamento è stato confiscato. A me, alla mia famiglia, quale senso di giustizia darebbe la condanna se non dovesse essere restituito quello che ingiustamente ci è stato tolto?». Una lunga storia, quella della famiglia di Belmonte Mezzagno, che inizia nel 1998 quando i fratelli Cavallotti – padre e zio di Pietro – vengono arrestati nell’ambito dell’operazione Grande Oriente, accusati di associazione mafiosa. Dopo un lungo calvario giudiziario, nonostante la sentenza definitiva di assoluzione, agli imprenditori viene confiscato tutto il patrimonio. Le aziende e le loro vite vengono distrutte. Dietro c’era il sistema Saguto.

Qual è stata la prima cosa che ha pensato quando la corte ha pronunciato la sentenza?
Ho rivissuto un pezzo di vita lungo 22 anni. Abbiamo incontrato la Saguto nel 1999. Da un lato ho subito pensato alla fine della giudice che per anni ci ha perseguitati. Dall’altro lato mi sono chiesto: e ora che succede? La condanna risolve il problema di una legge, quella delle misure di prevenzione, che fa acqua da tutte le parti?

E cosa si è risposto?
La risposta è stata negativa. Perché i problemi rimangono per la mia famiglia e per tutti quegli imprenditori vittime di un ingiusto sequestro preventivo.

Quali problemi?
Parlo di famiglie distrutte. Di intere famiglie che non riescono a immettersi, nuovamente, nel mondo del lavoro perché dopo essere stati colpiti da una misura di prevenzione attorno si crea terra bruciata. Se crei un’altra impresa ti viene sequestrata, se riesci ad avere la fortuna del dissequestro ti ritrovi a gestire un’azienda completamente distrutta. Debiti per milioni di euro, bilanci non depositati durante gli anni dell’amministratore giudiziaria, fornitori non pagati. Tutte queste cose non si risolvono perché Saguto è stata condannata.

Quindi quale sarebbe la situazione?
La politica dovrebbe rivedere il sistema di prevenzione. Ma non credo voglia farlo. Faccio un esempio. Quando il legislatore doveva capire come modificare il Codice antimafia, si rivolgeva alla Saguto in Parlamento. Se questa sentenza fosse spunto per rivedere le misure di prevenzione, allora sarebbe un bene. Ma non è così che viene presentata. Piuttosto Saguto viene etichettata come la mela marcia in un sistema perfetto. Non viene messa in discussione la legittimità dei sequestri e delle confische. Si dirà che il sistema ha gli anticorpi ma non si mette in discussione l’operato di Saguto sui sequestri e sulle confische che faceva.

Cioè?
Ho letto tutte le intercettazioni ambientali e telefoniche acquisite nel processo di Caltanissetta. Si vuole fare passare l’ex giudice come colei che non pagava la spesa, che comprava la laurea per il figlio, che faceva favori ai colleghi. Questo è solo un contorno. Saguto sequestrava patrimoni senza sapere cosa stesse sequestrando. Questo è l’elemento che ritengo più grave. Ci sono intercettazioni in cui i giudici si mettevano d’accordo con i pubblici ministeri sulle prove da fare entrare nei processi per fare le confische.

Prove per dimostrare accuse false in partenza. La sua famiglia, ad esempio, è stata accusata di associazione mafiosa.
È un dato di fatto che con questa accusa, spesso ingiusta, si sia azzerata molta dell’economia siciliana. All’interno dell’amministrazione giudiziaria ci lavoravano parenti di giudici, figli di giudici, amici. Era diventato un ufficio di collocamento per magistrati. Col pretesto della mafia si è generato un sistema in grado di trarre profitto.

Questa sentenza, secondo lei, può essere un punto di partenza o no?
Secondo me è già un’occasione persa proprio perché si parla di “sistema Saguto”. Parliamo piuttosto di misure di prevenzione, di aziende in amministrazione giudiziaria, di imprenditori che hanno subito il sequestro nonostante le assoluzioni. Questa condanna non modificherà di una virgola un sistema fallimentare.

Cosa le ha lasciato dentro questa vicenda?
Tanta amarezza. Mi ha ferito quando l’ex giudice nelle intercettazioni aveva deciso di confiscare il nostro patrimonio senza neanche avere letto la perizia. Mi ha fatto male sentire che voleva mettersi d’accordo con il pm sui documenti da far entrare nel processo per confiscare i beni. La legge dev’essere modificata. E dev’essere chiara per evitare che si rovinino altre famiglie.
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Re: Sicania o Siçiłia (ladri e parasidi)

Messaggioda Berto » ven feb 12, 2021 9:23 am

Reddito di cittadinanza, 175 furbetti a Messina: tra loro anche un avvocato e imprenditori
5 febbraio 2021

https://messina.gds.it/articoli/cronaca ... 1be337391/


Beccate 175 persone che percepivano illegittimamente il reddito di cittadinanza. Una frode di oltre un milione di euro che riguarda la provincia di Messina. I finanzieri del Comando provinciale hanno scoperto che, sebbene non fossero in possesso dei requisiti previsti, hanno beneficiato del sussidio. L’importo ammonta a 1.120.533 euro, mentre è stata bloccata l’erogazione di altri 474.417 euro, segnalando alle autorità giudiziarie di Messina, Barcellona Pozzo di Gotto e Patti 109 persone.

Sono stati individuati trafficanti di stupefacenti, imprenditori, artigiani, venditori ambulanti, negozianti giocatori on-line, un avvocato e numerosi lavoratori in nero.

Frequenti sono risultate le irregolarità, peraltro nei più svariati settori economici: dall’edilizia al commercio, dagli autolavaggi ai bar, dalla ristorazione ai saloni di bellezza. Tra i casi più singolari, anche quello di un santagatese non più residente nel territorio dello Stato da oltre due anni, che ha incassato oltre 1.700 euro. Omessa anche la dichiarazione di redditi derivanti da vincite online per centinaia di migliaia di euro.

Nel corso dell’operazione di polizia «Festa in maschera», che ha sgominato un traffico di sostanze stupefacenti tra Calabria e Sicilia, è stato poi scoperto che 9 degli 11 arrestati facevano parte di nuclei familiari che percepivano il reddito di cittadinanza. Un primo provvedimento emesso dal Tribunale di Messina ha accolto la richiesta relativa al sequestro di oltre 150 mila euro percepiti da venticinque persone e il tribunale di Patti ha disposto il sequestro preventivo di oltre 50 mila euro, nei confronti di quattro residenti a Capo d’Orlando, Caronia, Sant'Agata di Militello e Santo Stefano di Camastra.
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Re: Sicania o Siçiłia (ladri e parasidi)

Messaggioda Berto » ven feb 12, 2021 9:23 am

"Gli avvocati ingannavano giudici e pm": controlli in Tribunale
di Riccardo Lo Verso
12 febbraio 2021

https://livesicilia.it/2021/02/12/gli-a ... tribunale/

PALERMO – “Lo facevamo sempre”, disse l’avvocata Annalisa Lentini alla collega Angela Porcello, che da qualche giorno si trova in carcere con l’accusa di associazione mafiosa. Avrebbe fatto parte della cosca di Canicattì e nel frattempo aiutava, da legale, i mafiosi al 41 bis a trasmettere ordini all’esterno del carcere.

Che cosa facevano sempre? Secondo l’accusa, parlavano di retrodatare la consegna di atti giudiziari, falsificando le ricevute delle raccomandate per aggirare l’ostacolo delle scadenze giudiziarie.

In passato c’erano riusciti con la complicità di “Lillo”, che ad un certo punto però si era tirato indietro, e allora avevano coinvolto “Enzo”, sicuro della sua disponibilità.

“Lillo” ed “Enzo” sono titolari di agenzie di poste private. Pedine, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, di un sistema “illecito e diffuso” attraverso cui i legali si sarebbero presi gioco di funzionari, cancellieri, giudici e pubblici ministeri. Per farlo, però, si sarebbero serviti dell’aiuto di alcuni dipendenti del ministero della Giustizia.

Le indagini sono partite da un caso che ha obbligato il procuratore aggiunto Paolo Guido e i sostituti Claudio Camilleri, Gianluca De Leo e Calogero Ferrara ad iniziare una complicata e lunga attività di controllo di numerosi fascicoli che riguardano indagati e imputati per mafia e non solo. I carabinieri del Ros di Palermo li stanno spulciano uno ad uno.

Il caso di partenza riguarda la posizione di Vincenzo Cangemi, condannato a 4 anni e 8 mesi per violenza sessuale. Porcello si accorse di avere dimenticato di impugnare la sentenza entro il termine. L’errore avrebbe mandato in carcere l’uomo e allora falsificò la datazione dell’atto con l’aiuto, secondo, l’accusa dei colleghi Annalisa Lentini e Vincenzo Lo Giudice, nipote del mafioso ed ex deputato Vincenzo Lo Giudice. Alla fine il pubblico ministero stoppò l’ordine di carcerazione, cadendo in buona fede nella trappola.

Dalle intercettazioni viene fuori un quadro sconfortante. Si parla di un funzionario giudiziario compiacente al tribunale di Agrigento, un tale “Totò”, che una volta aveva “infilato nel registro” un ricorso tardivo. E di un altra manina interna al Tribunale della cui assenza si rammaricavano: “Non era lui, sennò me la sistemava”.

Ed ancora di un cancelliere che non era disposto ad aggiustare le carte. Al massimo poteva ritardare l’apposizione del bollo di irrevocabilità sulla una sentenza. “Ti prego come se fossi tua sorella… non la fare, te ne supplico”, gli diceva Porcello. Il cancelliere sembrava volerla accontentare: “Allora io l’irrevocabilità non l’ho fatta ancora… te la vedi in Corte d’Appello… cioè, per me, dico, non è un problema, ma la sentenza già è irrevocabile…”. Salvo ultimare la pratica in fretta, non appena l’avvocata andò via dal suo ufficio. Il tutto, però, senza mai segnalare il caso.

Ce n’è abbastanza per fare scrivere agli inquirenti che “le davvero non equivocabili risultanze investigative restituiscono un solido quadro probatorio circa l’avvenuta commissione di una sequenza di reati contro la fede pubblica e contro l’autorità delle decisioni giudiziarie”.

A rendere “ancora più sconcertante l’intera vicenda vi è che il programma delittuoso veniva ideato e realizzato da un avvocato, Porcello Angela, che trovava a tal fine immediato e concreto appoggio in due suoi colleghi: gli
avvocati Lentini Annalisa e Lo Giudice Calogero. Tutti e tre i legali mostravano rara spregiudicatezza ed un totale disprezzo per il rispetto delle basilari regole procedurali che anzi, con condotte fraudolente, aggiravano senza timore, violando la legge ed al contempo mortificando le più elementari regole deontologiche”.

E i carabinieri si sono messi a spulciare tanti altri fascicoli giudiziari.
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Re: Sicania o Siçiłia (ladri e parasidi)

Messaggioda Berto » gio lug 08, 2021 2:10 pm

Falsificano documenti, dirigente e docente a giudizio
La vicenda risale al 2016 e riguarda la bocciatura di un 17enne
Live Sicilia
14 febbraio 2021

https://livesicilia.it/2021/02/14/falsi ... -giudizio/

SIRACUSA – Il gup del Tribunale di Siracusa, Tiziana Carrubba, ha rinviato a giudizio Giuseppa Rizzo, 62 anni, e Giuseppe Calascibetta, 56 anni, rispettivamente dirigente ed insegnante dell’Ipsar “Federico II di Svevia” di Siracusa, per falso materiale e falso ideologico. La vicenda risale al 2016 e riguarda la bocciatura di un diciassettenne con bisogni educativi speciali per il quale la scuola non avrebbe programmato l’adeguato sostegno didattico. Il giovane fu bocciato nel passaggio dalla seconda alla terza classe. La famiglia, con l’avvocato Gabriella Mazzone, fece ricorso al Tar che, prima in via cautelare e poi con provvedimento definitivo, ha ammesso il giovane alla classe successiva ordinando alla scuola di adottare le misure di recupero in favore dello studente. Per dimostrare l’adempimento dei provvedimenti cautelari, la scuola avrebbe prodotto ai giudici del tribunale amministrativo alcuni verbali del consiglio di classe e un documento a firma della madre del ragazzo. Documenti falsi secondo la famiglia, che ha presentato un esposto alla Procura. Il sostituto Salvatore Grillo al termine dell’inchiesta ha chiesto il rinvio a giudizio perchè la dirigente e il docente avrebbero prodotto documenti alterati, così da trarre in errore il Tribunale Amministrativo. “In questo periodo il ragazzo ha più volte pensato di abbandonare la scuola, deluso e sconfortato dalle ingiustizie subite e tale eventualità è stata scongiurata soltanto grazie all’amore della famiglia e al supporto morale e materiale dell’associazione socio culturale Astrea onlus ‘In Memoria di Stefano Biondo’, che ha fornito il sostegno psicologico e l’aiuto didattico, seguendolo fino al diploma, colmando le lacune create dall’inerzia della scuola” ha commentato l’avvocato Mazzone. Il gup ha ammesso la costituzione di parte civile del ragazzo e quella dell’associazione. (ANSA)
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Re: Sicania o Siçiłia (ladri e parasidi)

Messaggioda Berto » gio lug 08, 2021 2:11 pm

Mafia, droga e armi a Palermo, oltre 80 arresti in tutta Italia: smantellato il mandamento di Partinico
5 luglio 2021

https://sicilia.gazzettadelsud.it/artic ... dbcc245ba/

Smantellato il mandamento mafioso di Partinico. Sono 85 le misure cautelari eseguite nella provincia palermitana e in diverse regioni, dai carabinieri del Comando provinciale e dalla Direzione investigativa antimafia, coordinati dalla della Direzione distrettuale antimafia: 63 in carcere, 18 agli arresti domiciliari e 4 sottoposti a obblighi di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria. Contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, reati in materia di armi, droga, estorsione e corruzione.

Giusy Vitale, il pentimento e... il ritorno in carcere

La notizia della sua collaborazione con la giustizia scosse Cosa nostra. Oggi Giusy Vitale, sorella dei capi del mandamento mafioso di Partinico Leonardo e Vito, torna in carcere nell’ambito dell’indagine che ha portato all’emissione di 85 misure cautelari. Passata alla guida del clan dopo la detenzione dei fratelli Leonardo e Vito, poi divenuta collaboratrice di giustizia, per i pm sarebbe al centro di un grosso traffico di droga. Con lei sono stati arrestati anche la sorella Antonina e il nipote Michele Casarrubia.

Nel novembre 2018, proprio Casarrubia va a Roma per trattare l’acquisto di un’ingente quantità di cocaina con Consiglio Di Guglielmi, detto Claudio Casamonica, personaggio di vertice dell’omonimo clan romano, successivamente morto per Covid. All’incontro, interamente registrato dagli inquirenti, partecipa tra gli altri anche l’allora collaboratrice di giustizia oggi accusata di aver acquistato cocaina da fornitori calabresi a Milano e Bergamo. Le conversazioni registrate tra la Vitale e il nipote hanno messo in luce il suo ruolo nel traffico di stupefacenti. «E' assolutamente chiaro come la donna non si sia dissociata dall’ambiente criminale in genere e da Cosa nostra in particolare», scrive il gip. Tra gli episodi che dimostrano che non avrebbe mai rotto il suo legame col clan c'è una sua conversazione col nipote del dicembre 2018 a Roma. Casarrubia, nell’informare la zia delle dinamiche criminali della cosca di Partinico, le riferisce che, a seguito di un furto di marijuana commesso dal cugino Michele Vitale, questi era stato convocato dai vertici della cosca per rendere conto del suo gesto. La donna, per nulla sorpresa, risponde che l’iniziativa è assolutamente fisiologica perché conforme alle regole di Cosa nostra.

I gruppi e i fornitori di droga

Sono 5 le organizzazioni di trafficanti di droga che operavano tra Palermo, la provincia e Trapani scoperte dalla Dda nel corso dell’indagine che ha portato all’emissione di 85 misure cautelari. Un gruppo era diretto da Michele Vitale, della storica famiglia mafiosa di Partinico, un altro aveva al vertice un’altra Vitale, Antonina, sorella della ex pentita Giusy e dei boss Leonardo e Vito, e il figlio Michele Casarrubia. C'erano poi la banda con a capo Nicola Lombardo e Nunzio Cassarà, quella diretta dai fratelli Maurizio e Antonino Primavera e quella capeggiata dai fratelli Gioacchino e Raffaele Guida, Massimo Ferrara e Angelo Cucinella. Le organizzazioni si erano divise la gestione dei fiorenti traffici di droga per la Sicilia occidentale rifornendo stabilmente le piazze di spaccio della provincia di Trapani e di Palermo, dove operavano i referenti del gruppo Guida. In provincia di Palermo il controllo sulle vendite era esercitato dall’organizzazione Casarrubia-Vitale. Gran parte della cocaina arrivava dal basso Lazio tramite i corrieri dei Guida. Altro canale di approvvigionamento era assicurato dalla Campania in accordo con clan camorristici locali i cui interessi venivano rappresentati dai fratelli Visiello, esponenti del clan di Torre Annunziata. L’hashish veniva invece da Palermo.

Il rischio di una guerra

La necessità di non compromettere i cospicui introiti garantiti dal traffico di stupefacenti su larga scala, ha evitato l’esplosione dei contrasti tra i vari gruppi criminali. Finora. Emerge infatti il precario equilibrio degli assetti del mandamento di Partinico nell’inchiesta culminata oggi nell’operazione «Gordio» con 85 misure cautelari. Una condizione caratterizzata da una costante fibrillazione che si è manifestata con numerosi danneggiamenti, spedizioni punitive e atti incendiari riconducibili all’uno o all’altro gruppo criminale, sempre sulla soglia di uno scontro eclatante. Il gip nell’ordinanza ha sottolineano «l'immagine di una vera e assai allarmante balcanizzazione degli scenari criminali partinicesi» che consente di «presagire futuribili scenari di nuove e forse imminenti guerre di mafia nella provincia palermitana storicamente nota come tra le più attive nell’ambito criminale del traffico di stupefacenti».

Arresti in tutta Italia

I carabinieri, col supporto di unità cinofile, del nucleo elicotteri e dello squadrone cacciatori di Sicilia, hanno eseguito 70 provvedimenti cautelari tra Palermo, Trapani, Latina, Napoli, Roma e Nuoro. Tra le misure emesse 3 sono per associazione mafiosa e una per concorso esterno in associazione mafiosa. Disarticolate inoltre 5 organizzazioni di trafficanti di stupefacenti i cui componenti sono accusati di produzione e traffico di marijuana cocaina e hashish, ma anche di reati in materia di armi e contro la pubblica amministrazione come la corruzione di un agente della polizia penitenziaria in servizio presso il carcere Pagliarelli di Palermo. La Direzione Investigativa Antimafia, invece, nelle province di Palermo, Trapani, Roma, Milano, Reggio Calabria e Cagliari, ha arrestato quattordici persone: dieci sono finite in carcere e quattro agli arresti domiciliari e ne ha sottoposta una all’obbligo di dimora nel comune di residenza e di presentazione alla polizia giudiziaria. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione finalizzata alla coltivazione, alla produzione e al traffico illeciti di sostanze stupefacenti. L'inchiesta nasce da accertamenti avviati dai carabinieri della Compagnia di Partinico nel novembre 2017 su Ottavio Lo Cricchio, imprenditore del settore vinicolo, e Michele Vitale, esponente della famiglia mafiosa dei Vitale, storici capi del mandamento mafioso di Partinico.
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