L’envension de ła Padania o Padagna

Re: L’envension de ła Padania o Padagna

Messaggioda Berto » mer gen 22, 2014 8:59 am

La fuga di massa dallo Stato italiano ladro e baro si chiama Padania

http://www.lindipendenza.com/la-fuga-di ... ma-padania

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di GILBERTO ONETO

Ringrazio Marco Bassani per la bella provocazione che fornisce l’occasione per fare un po’ di chiarezza e forse anche per capire cosa ci sia dietro alla padanofobia di tanti padani.

Parto dalle fondamenta del ragionamento.

Se siamo convinti che la radice dei mali che affliggono le nostre comunità stia nella forzata unità nello Stato italiano e che il nostro problema principale si chiami Italia, dobbiamo trovare la strada più opportuna per liberarcene. Lo si può fare a livello individuale scappando all’estero o costruendo tanti piccoli Walden che però lo Stato non lascerebbe in pace.

Se invece riteniamo di volerci affrancare come comunità, dobbiamo trovare la forza numerica, di consenso, e di convinzione per poterlo fare. Se rinunciamo all’evasione “privata” dalla galera con lenzuola annodate o cunicoli strettissimi, dobbiamo necessariamente organizzare un’evasione di massa. Serve – come predicava Miglio – la forza per farlo.

Bisogna però anche avere un piano per il dopo evasione: dove andare, cosa fare, con chi. Bisogna evitare che la vita fuori dalla prigione tricolore diventi anche più sciagurata di quella dentro; serve soprattutto evitare di venire riacciuffati.

Questo piano si chiama Padania (a me, ligure-piemontese, piacerebbe tanto chiamarla col suo antico nome di Lombardia ma mi tirerei addosso le ire funeste dei micropatrioti cui già non sono molto simpatico) e consiste nella aggregazione di tutte le comunità che hanno qualcosa in comune non solo “contro” l’Italia ma anche “in sé”, per organizzare il nuovo villaggio degli evasi.

Bassani evoca lo spettro della “nazione” giacobina. Ritengo che una comunità (una “nazione”, se vogliamo chiamarla così) sia – come ha scritto Connor – quello che i suoi abitanti credono o vogliono che sia, anche solo una volontà di intenti o addirittura (non ho paura del termine un po’ bottegaio) di comuni interessi e convenienze. Certo questi interessi vanno irrorati da una serie di più nobili paludamenti (la storia, la lingua, la cultura eccetera) che poi finiscono per essere molto più che un paravento di comodo: per fare le cose ci vuole anche cuore, c’è bisogno di sentimento e di partecipazione emotiva. Non si aggrega nulla senza un vessillo al vento, un canto, un qualsiasi segno di compartecipazione e di riconoscimento. I concretissimi svizzeri si sono inventati mele e balestre, e quella bandiera cucita secoli fa da un “nation builder” che non sapeva di esserlo sfida ancora oggi i venti della storia.

Per noi padani la cosa è ancora più facile perché, se forse non abbiamo tutti la stessa faccia, come diceva con un eccesso di benevolenza (o di ironia) Giuanìn Brera, sicuramente abbiamo gli stessi interessi, gli stessi modi di vivere, le stesse aspirazioni magari non sempre nobili, la stessa generale pirlaggine che ci ha trasformati in servi e in sudditi. Anche su questo Miglio ha detto tutto.

L’Italia non mollerà l’osso facilmente: bisogna essere in tanti a tirarglielo via di bocca. La Padania può riuscirci, più di ogni altro sodalizio più piccolo e debole! L’idea di Padania è avversata dai nemici per ovvie ragioni (ne sono terrorizzati) ma anche da molti dei “nostri” per motivazioni da lettino da analista: troppo spesso ci lasciamo (mi ci metto anch’io) prendere dalla disillusione, dal rancore per la Lega, per come Bossi ha sputtanato un’idea così bella e vincente, ma l’idea non perde di forza perché è stata maneggiata da una comitiva di bru-bru. Se la Padania ha raccolto 4 milioni di voti (e anche di più nelle diverse occasioni) con il Barnum belleriano, cosa potrebbe fare con sostenitori più presentabili?

Veniamo al dopo, se mai ce ne sarà uno. Siamo tutti d’accordo nel ritenere che ciascuna comunità dovrà essere libera di organizzarsi a piacere e aggregarsi con chi le pare. Tutti però siamo anche sicuri che prevarrà il buon senso di una confederazione fra liberi e diversi che sarà disposta elveticamente a rinunciare a un pizzico di diversità per preservarne il grosso. Serve ricordare a chi si balocca con micronazionalismi e romantiche fantasie che l’omogeneità padana è data proprio dalla concretezza degli obiettivi comuni (la convenienza) e dalla oggettiva similitudine di tutte le comunità che vivono nella bioregione padana: stessi capannoni, stesse attività, stesse vie di comunicazione, stesso mercato, stessi problemi e stesse capacità (e incapacità) di risolverli. Certo ci sono lingue e tradizioni diverse ma in maniera del tutto trascurabile se rapportate al mondo esterno. C’è forse qualche convenienza diversificata ma tocca solo alcune realtà marginali come il Tirolo, la Benecia o Trieste. Tutti gli altri sono sulla stessa barca, compresi i liguri le cui acque si gettano in un altro mare. Tutti naturalmente saranno liberi di prendere le loro decisioni ma la gente ha molto più senso pratico dei frequentatori di identitarismi d’antan.

Bassani dice che si deve percorrere la strada regionale. Va benissimo, se funziona e se è parte di un movimento più ampio e coeso di “evasione”. Se parliamo di volontà e di convenienze condivise non si può però dimenticare che tutte le attuali Regioni sono invenzioni dello Stato italiano e che hanno scarso valore i riferimenti che non trovano riscontro neppure sugli atlanti storici. Poi – per carità – tutti possono mostrare travolgenti passioni per Granducati, Paflagoni, Serenissime o Principati di Seborga (io sono un fan del Principato di Masserano), ma nessuno si può ragionevolmente sottrarre dalla dura realtà politica, economica e sociale attuale, dai suoi riflessi nel confronto con lo Stato italiano e con il mercato globale. Tutte le autonomie sono auspicabili ma saranno possibili solo all’interno di un contenitore che ne garantisca la vita: l’immagine di Padania come grande Svizzera è un po’ abusata ma sempre efficace.

Bassani cita la Catalogna a supporto delle sue tesi regionaliste ma trascura alcuni dettagli. 1) La Catalunya Estricta (quella che farà il referendum) è una parte della Catalogna identitaria (cui sta un po’ come la Lombardia alla Padania): ce la farà a liberarsi più agevolmente coinvolgendo (come sta cominciando a fare) i catalani di Valencia, Baleari, Aragona e magari Rossiglione e Alghero. 2) È vero che i non catalani sono tanti e che molti di loro sono anche diventati catalanisti, ma è altrettanto vero che la grossa fetta di immigrati è spagnolista e che l’immigrazione – proprio come è successo da noi – è stata usata dalla Spagna per annacquare gli afflati identitari. 3) A nessun serio catalanista di Valencia o di Maiorca verrà mai in mente di proclamare la propria preferenza per il centralismo madrileno su quello di Barcellona. 4) Bassani critica l’idea di “nazioni” identitarie ma tutti i movimenti indipendentisti di Europa (Fiamminghi, Baschi, Nordirlandesi, Corsi, Tirolesi eccetera) impiegano lo strumento libertario dell’autodeterminazione ma lo vestono di forti connotazioni identitarie. Paradossalmente l’esempio più libertario e meno identitario è proprio la Padania che nasce attorno a un’idea postmoderna di “nazione” di interessi, identità e volontà. Sono semmai taluni “nazionalismi” regionali che scimmiottano certe definizioni ottocentesche “di lingua, di sangue, d’arme” e tutto il resto del repertorio. 5) Non è un problema di nome ma di sostanza: lo Stato italiano è terrorizzato (lo si è visto più volte) dall’idea di un mondo padano-alpino coeso nel progetto indipendentista. Si fa un baffo di conventicole di “indipendentisti fai da te” in rissa fra di loro.

A me e a molti amici (soprattutto quelli che hanno costruito questo giornale) sembra essenziale che tutte le forze e le idee indipendentiste debbano convergere in un progetto comune di libertà, che tutte le identità debbano trovare espressione culturale e istituzionale autonoma, e che ogni sforzo debba essere finalizzato a liberarci dal comune nemico: lo Stato italiano. Sono convinto che lo strumento, lo spazio e il riferimento ideale per questa azione sia la Padania sia per l’evasione dalla comune prigione, sia per l’efficace organizzazione di una comunità di comunità libere. Sono ben felice che altri intraprendano strade parzialmente diverse purché sia chiaro che l’obiettivo è la liberazione dallo Stato italiano ladro, mafioso e baro. Ben venga il confronto e il dibattito con Bassani (con cui credo peraltro di avere quasi totale assonanza di idee) e con tutti gli interlocutori intelligenti e in buona fede, ma nessuna comprensione meritano il settarismo, la chiusura, il microcefalismo, il tradimento e l’oggettivo fiancheggiamento all’italianità. Non serve perder tempo con chi si dice indipendentista ma non rispetta le posizioni padaniste, con chi spera di trarre vantaggi da divisioni e distinguo capziosi, con chi insulta e si dibatte in elucubrazioni rancorose, in ripicche velleitarie, e in settarismi e distinguo che fanno solo il gioco dei nostri secondini. Proprio come duemiladuecento anni fa e troppe altre volte da allora.

Comento================================================================================================================================


Alberto Pento (no a go gnanca perso tenpo de postarlo)

Sta bandera no lè la me bandera:
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la sarave la tua Oneto ma no la mia!
La to rogansa no la ga confini e sora de tuto no la ne porta verso gnaona leberasion da la Talia ma lomè verso na replega orenda de on partido poledego come coelo de la Lega Nord.
Co te garè el seno e la creansa, el ben o amor de ciamarne naltri veneti col nostro nome storego e nadural, scuminsiarò a sentirte fradeo e amigo, par deso te sento pì nemigo de on talian.


Oneto, a ła to vixion ghe manca el cor col ben e l’amor par łe xenti, ke se no te ło sè łe ga tute on nome e na bandera, ke ti co ła to rogansa a te seiti negar, come ke gnanga łe ghe fuse.
En pì a łe to travegole ghe manca el respiro de l’Ouropa!
Mi credo ke par naltri veneti ghe podarà esar on tenpo mejo drento n’Ouropa federal de i çitadini, de łe xenti e dei povołi.
Ła to Padania come ke ga xa dito ben altri łè come, se no pexo, de ła Tałia da cu o ke volemo leberarse e el to far, de poca creansa, ke nega e scançeła nomi e bandere lè ła pì lanpra testemognansa.
Ła to Padagna, Oneto, par tanti de n’altri veneti, lè pexo de ła Tałia, el saria on pasar da na farsora a na bronsa.

Po, Padus, Bodinkus/cos,*Bodencos, Eridano
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... t3ZFk/edit
Padova, Pava, Padoa, Padua, Patavium
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... 1tNG8/edit

Ła prima roba ke fa tuti łi boni paremare (xenidori) del mondo, pena nato on fioło, lè coeła de darghe on bon nome ke ghe porte fortuna, kel ghe verxa on destin de bona sorte ... ti Oneto, ke te te pon cofà on pare adotivo/poutativo, me par ke te fasi tuto el contraro, anvense de lasarghe el nome ke ła storia ła ghe ga dà al putin adotà, suito te vol canviargheło, cusì, anvençe de farteło amigo te te ło fe nemigo e a ła prima ocaxion el scaparà de caxa el te xbandonarà.


Tito Livio
22 Gennaio 2014 at 8:51 am #
Che immagine stupenda: le verdi praterie padane, terra promessa di libertà giustizia e onestà!
Peccato che quest’immagine stereotipata non corrisponda al vero perché nella c.d Padania (qualsiasi cosa essa sia) sono presenti le caratteristiche più tipiche dell’italianità sia nei politici sia in una buona fetta della popolazione.
La Padania è (stata?) un gigante economico ma i ceti produttivi non sono mai stati in grado di eleggere una classe dirigente settentrionale che rappresentasse un minimo di interessi territoriali; al massimo si è stati in grado di mandare a Roma un gruppetto di scalmanati, superficiali, incompetenti (nel più classico stile italiano) che iin più di un decennio sono stati in grado di affossare ogni sogno autenticamente federalista (per non parlare di indipendenza). Ora i termini Padania, federalismo ecc in gran parte dell’opinione pubblica hanno un retrogusto di vecchio, già sentito, sputtanato e se nemmeno in una delle più grandi crisi economiche della storia moderna si è sviluppato un bisogno di indipendenza popolare, sostenuto da una buona fetta della popolazione be non so quando questo si possa originare.


Marco (*)
22 Gennaio 2014 at 8:18 am #
Ma chi ha scritto sto articolo, alla fine della fiera, cosa propone di fare
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: L’envension de ła Padania o Padagna

Messaggioda Berto » gio gen 30, 2014 10:31 pm

Arimortis e riprendiamo la strada della secessione per salvarci

http://www.lindipendenza.com/arimortis- ... r-salvarci

i GILBERTO ONETO

L’attacco alle libertà da parte dello Stato-Mafia avviene su tre fronti: contro le ricchezze dei cittadini, contro le autonomie e contro la rappresentatività democratica.

1 – Gli espropri fiscali sono evidenti e quotidiani.

2 – In questi giorni Renzi vuole abolire la modifica del Titolo V fatta dai suoi compagni tredici anni fa. Berlusconi si rimangia tutte le finte concessioni della devolution e del federalismo fiscale. Le Province sono in corso di smantellamento. È pesantemente cominciato anche l’attacco alle Regioni, considerate causa di ogni spreco e nequizia e ci si mettono tutti assieme: destra, sinistra, giornali e televisioni, aggrappandosi a scandali e piccole e grandi schifezze. Ma è piuttosto evidente che l’obiettivo è l’indebolimento delle istituzioni e delle autonomie locali. Sotto attacco sono anche le Regioni a statuto speciale ma neppure i Comuni possono stare tranquilli: si è cominciato nel delegittimare quelli più piccoli ma piano piano si erode l’idea stessa delle libertà municipali.

3 – Renzi e Berlusconi (finta sinistra e finta destra, italianità vera) stanno “mettendo mano” alla legge elettorale inventandosi sbarramenti a scala nazionale che nessun movimento autonomista o localista può sperare di superare se non accettando avvilenti compromessi e – di fatto – rinunciando ai propri progetti di cambiamento.

Insomma si sta profilando una pesante stagione centralista e statalista, un ritorno alla grande dei prefetti e del prefettismo, che, in verità, non è mai stato davvero scalfito. Mentre il resto del mondo sembra avviarsi verso la rinascita di autonomie schiacciate per secoli, qui si fa l’esatto contrario. Al nefasto accordo reazionario partecipano tutti: patrioti di destra, e nazionalisti di sinistra (finalmente ricongiunti sotto i comuni colori giacobini), finti liberali, malavitosi e faccendieri, e ci si mette anche il mondo cattolico che in un lontano passato aveva cercato di resistere all’alluvione della brodaglia massonica, mafiosa e patriottica. Sono tornati tutti gli incubi democristiani, socialisti e comunisti.

La sciagurata comitiva è ringalluzzita dalla debolezza del mondo autonomista e indipendentista, “sputtanato” dall’insipienza e dal cadreghismo della Lega e sminuzzato in cento rivoli litigiosi, micronazionalisti e microcefali.

Come dare torto alla tracotanza degli italianissimi? Come cercare di trattenere i loro appetiti e la loro voglia di rivalsa quando sono i nostri che hanno dato loro ogni possibilità di farlo? Se l’autonomismo padano si è inzuppato di Calderoli, Cota, Tosi, Belsiti, mardani e terroni vari, perché gli italianissimi non devono infierire sulle nostre comunità indifese? Se i cespugli isterici passano il loro tempo a litigare, a dividersi e a scindere il nulla, perché gli italianissimi non devono diventare più arroganti e prepotenti? Aumenteranno tasse e miseria, cresceranno i foresti e diminuiranno i nostri già smilzi spazi di libertà. La Padania diventerà una pozzanghera mediterranea perché troppi padani si credono italiani, perché troppi padanisti sono stupidi, e perché troppi indipendentisti credono di non essere padani e si inventano un delirante campionario di appartenenze e di distinguo.

C’è però tanta gente che ha voglia di sentirsi di nuovo dire parole di libertà e di indipendenza. C’è una prateria infinita che non può essere percorsa da comunisti travestiti, vecchi democristiani col lifting, finti liberali, leghisti tricoloruti e indipendentisti da pollaio. La Lega si ripulisca e la smetta di cercare l’indipendenza in giro per la Calabria o l’autonomia fra gli appalti truccati dell’Expò. Gli altri partitini la smettano di litigare e di sezionare capelli. Gli indipendentisti diventino seri e tralascino romantiche velleità e onirismi rivoluzionari da tastiera. I padani si convincano finalmente che non ci sono alternative all’indipendenza dall’Italia. Gridiamo “Arimortis!” e cerchiamo di riprendere a marciare dove in troppi si sono messi a ballare. La strada è quella della secessione e la sola arma che abbiamo è il consenso della gente. C’è tanto da fare.

Comenti================================================================================================================================


Heinrich
30 Gennaio 2014 at 2:38 pm #
Oneto come sempre non smentisce mai la sua indole leghista. Predica bene quasi in tutto, ma non riesce ad esimersi dal criticare un sistema che impedisce al suo partito di ottenere le agognate poltrone romane.

“3 – Renzi e Berlusconi (finta sinistra e finta destra, italianità vera) stanno “mettendo mano” alla legge elettorale inventandosi sbarramenti a scala nazionale che nessun movimento autonomista o localista può sperare di superare se non accettando avvilenti compromessi e – di fatto – rinunciando ai propri progetti di cambiamento.”

E’ vero che gli sbarramenti impediscono l’ingresso in parlamento ai partiti minori (ed è anche giusto, per certi versi, anzi, sarebbe da alzare la soglia in modo da tenere fuori partitelli estremisti o arrivisti come Lega, SEL, etc.), ma è anche altrettanto vero che nessun vero partito/movimento secessionista dovrebbe ambire ad entrare in parlamento.

Noi i parlamenti ce li abbiamo già, e sono quelli delle regioni e delle province che corrispondono territorialmente alle nostre Nazioni. Ambire alle poltrone parlamentari romane significa VOLERSI colludere con il potere tricolore, altro che “rischiare di compromettersi” per arrivarvi.

Oneto continua a delirare ossessivamente parlando di Padania e di Padani, cose che non esistono e mai sono esistite, esattamente come i suoi compari risorgimentali quando complottavano per creare quell’invenzione chiamata Stato italiano.
E’ per questo che Oneto schiuma di rabbia all’idea di non potersi sedere beato sulle vellutate poltrone romane, perché è uno di loro, uno che brama uno Stato creato dal nulla in barba a popoli e nazioni, da sfruttare per arricchirsi e soddisfare la sua brama di potere.
Vede i veri indipendentisti come fumo negli occhi perché sa che potrebbero schiacciargli le uova nel paniere. Il vero indipendentista lotta per la libertà del proprio popolo, non per creare Stati utopici di sana pianta in nome dei quali (e dei guadagni che ne otterrebbe) tradire la propria gente.

BASTA ITALIA, BASTA PADANIA, BASTA INVENZIONI!
AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI!


Alberto Pento
31 Gennaio 2014 at 6:39 am #
Heinrich a te gà raxon tri 'olte raxon,
seçesion da Onedo (Oneto) e da tuti li padani come lù e come Bosi (Maroni Toxi, Salvini, Xaia, Stefani, Gobo, Leoni, Speroni, Cota, Stracota e Ricota e Malcota, ... ).
Pensa ke li xe stà i padani a far la Talia (Cavour, Saboia, Xgaribaldo, ... ).
Ente li primi secoli v.C. sti galo-padani de l'ovest li jera cusita ronpicojoni ke i veneti e i çenomani li se gà aleà co i romani e xe tuto dir.
Ancò i xe conpagni li te cava anca el to nome par metarghe el suo, ke ostie e ke sacramenti ke li xe, xente sensa creansa.
Coaxi coaxi a xe mejo i teroni, almanco te se come ke li xe, sti padani li se dixe amighi e dapò!
Vardè ke xgrugno boia kel gà el padan Salvini ke l'alsa la man contro el nostro veneto Rigodanso:
https://scontent-a-mxp.xx.fbcdn.net/hph ... 9354_n.jpg

Via, via da sta bruta xente ke i onxe la nostra bandera veneta metendosela al colo pien de rogna.

L'oror de li talego padani
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... =drive_web
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Re: L’envension de ła Padania o Padagna

Messaggioda Berto » sab mar 08, 2014 12:01 pm

PATRIOTTISMO LINGUISTICO E “LINGUA DEL MI”

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http://www.lindipendenza.com/patriottis ... gua-del-mi

Le celebrazioni del 150° dell’unità si sono sempre più aggrappate al patriottismo linguistico.

Sulle pagine di questo libro Sergio Salvi, grande storico e linguista libero, sbriciola, sottoponendolo al rullo implacabile della storia e della scienza, proprio il mito più pervicace alla base del Risorgimento: che l’Italia fosse (e sia) “una di lingua”. Accanto a questo mito, proseguendo nella lettura del libro, traballano molti altri luoghi comuni: che l’Italia sia una penisola; che il suo nome abbia coperto l’intero Paese quale risulta oggi e non, alternativamente, gli attuali Sud e Nord così irrimediabilmente divisi nonostante una recente e ancora sottile buccia unitaria; che le regioni allestite nel 1970, ma progettate maliziosamente assai prima, rispettino le identità etniche e culturali sottostanti; che il rapporto tra lingua di Stato e dialetti di popolo sia quello insegnato nei gradi e negli ordini bassi della scuola di Stato e professato di conseguenza dalle classi alte dei professionisti della politica e della pubblica opinione.

Da mezzo secolo, ormai, la ricerca linguistica internazionale ha stabilito, con dovizia di particolari, che sul territorio dell’attuale repubblica italiana si parlano, a partire dall’alto medioevo (???), almeno cinque lingue autoctone (senza contare quelle, ancora più numerose, degli alloglotti), una sola delle quali, il Toscano, ha prodotto la cosiddetta “lingua nazionale” allontanando gli altri idiomi dalle bocche dei loro parlanti condannati al ruolo secondario di dialettofoni. Una di queste lingue considerate “inferiori”, il Padano, non fruisce di una forma standard ma si presenta come una “federazione di dialetti”, strettamente correlati, strutturalmente diversi dal Toscano e assai più facilmente apparentabili al Francese, all’Occitano, al Catalano.

Sono dialetti parlati in Italia ma non sono dialetti italiani. La caratteristica più appariscente, anche se non la più importante, di questo Padano è che in esso, unica tra le dodici lingue scaturite dal latino, il pronome personale non deriva dal nominativo ego ma dall’accusativo me: un fenomeno così eccezionale, testimoniato da Torino a Pesaro, da Ventimiglia a Oderzo, che ha fornito l’occasione per titolare questo libro proprio La lingua del mi.

Sotto questo nuovo titolo la casa editrice Il Cerchio, presenta nella sua collana Quaderni Padani il rifacimento di un lavoro semiclandestino del 1999 dovuto allo stesso autore, titolato La lingua padana e i suoi dialetti, e lo libera dalla condizione di samizdat offrendolo alla riflessione di ogni lettore che tenti correttamente di sfuggire alla dittatura del luogo comune.

TITOLO: La lingua del mi. Il Padano e i suoi dialetti; AUTORE: Sergio Salvi; EDITORE; Il Cerchio; 109 pagine, 14,00 Euro.

http://www.ilcerchio.it

Anca el Salvi el crede ke le nostre lengoe le vegna fora dal latin e ke le sipia naste entel Mexoevo.
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Re: L’envension de ła Padania o Padagna

Messaggioda Berto » dom mar 23, 2014 9:23 am

El re dei fanfaroni:

Dikiarasion de endependensa de la Padania a Venesia

https://www.youtube.com/watch?v=WHnSa2buvmw

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Re: L’envension de ła Padania o Padagna

Messaggioda Berto » mar mar 25, 2014 9:53 am

I padani takenti!

Diamanti e la propaganda di regime per dividere la gente padana de Gilberto Oneto

http://www.lindipendenza.com/diamanti-e ... nte-padana

Ieri su La Repubblica il sinistro vicentino Ilvo Diamanti ha detto la sua sul referendum veneto: un capolavoro di prosa di regime di cui vale la pena di riportare il paragrafo finale e riassuntivo.

«Da ciò, un’altra indicazione significativa. Soprattutto se si pensa al diverso impatto ottenuto dal referendum dei giorni scorsi rispetto alla manifestazione per l’indipendenza padana, promossa nel settembre 1996. Quando, in marcia lungo il Po per marcare la frontiera del Nord, si recarono pochi leghisti, spaesati e sparsi. Per rappresentare il sentimento e il risentimento territoriale, oggi, conviene rinunciare a patrie immaginarie, come la Padania. Ma anche alle macroregioni oppure ad aree ampie — e differenziate. Come il Nord e lo stesso Nordest. Per storia, economia, identità e interessi, infatti, è sempre più difficile tenere insieme il Veneto con il Piemonte, la Lombardia e lo stesso Trentino Alto Adige. Treviso con Milano e Bolzano. La “questione Veneto”, oggi, conta più di quella “settentrionale”. E affievolisce il Nordest».

Diamanti è un abilissimo manipolatore, utilizza con grande maestria tutto il repertorio di falsificazioni, insinuazioni e cammuffamenti ideologici reperibili sui manuali di persuasione occulta: è un pericoloso concentrato di Ciacotin, Deutsch, Packard e Goebbels.

Esaminiamo alcuni passaggi.

Nel 1996 sul Po ci sarebbero stati solo “pochi leghisti, spaesati e sparsi”. Allora non c’era la rete a fare l’effetto che oggi ha avuto il referendum ma in due milioni e passa si ricordano ancora benissimo quanto fossero “spaesati e sparsi”. Un piccolo demoniaco capolavoro è quel sibilare che il Po marcasse “la frontiera del Nord”. Generare confusione e divisione è uno degli strumenti principali della disinformazione. Ecco perché sostiene che convenga (a chi?) “rinunciare a patrie immaginarie come la Padania”. Per tenersene una immaginaria, oppressiva e mafiosa come l’Italia? Afferma con orgogliosa sicurezza alla Diaz che “è sempre più difficile tenere insieme” le regioni settentrionali. Non una parola sulle altre. Chiude accorato proclamando che “la questione Veneto oggi conta più di quella settentrionale. E affievolisce il Nordest”. Lui è stato uno degli inventori del Nordest e si capisce che possa trarne del languore ma il resto? Il resto ha una sua chiara spiegazione nella professionalità di commentatore di regime: dividere gli avversari, farli litigare, sottolineare ed esaltare le differenze. Il solito vecchio “divide et impera” cucinato in salsa tricolore.

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Due considerazioni, anzi due domande.

La prima è per gli amici regionalisti e per i nemici vecchi e nuovi della Padania. Non vi fa suonare alcun campanello il fatto che uno come il Diamanti sia diventato regionalista o che esprima una forte preferenza regionalista rispetto al progetto macroregionale o padanista? Sveglia ragazzi! Questi non fanno o dicono mai nulla a caso.

La seconda è per Zaia e Salvini. Il referendum è stato un entusiasmante segno di vitalità. Difficilmente chi lo ha organizzato riuscirà a costruire un seguito coerente. Serve che la palla passi a chi è nella posizione per proseguire l’azione. Zaia porti in Consiglio la risoluzione indipendentista, la faccia votare, si inventi un referendum con tutti i crismi dell’ufficialità e – prima della fine del suo mandato – faccia qualcosa di duro, di eclatante, di entusiasticamente concreto per proclamare la sovranità del popolo veneto che l’ha eletto. Salvini ha una responsabilità anche più grande perché coinvolge ambiti geografici e politici più ampi. Non può lasciar cadere la vicenda del referendum come un felice e fortunato episodio: deve inventarsi una continuazione coerente, una serie di passi ulteriori anche “cattivi” e decisi. L’Italia è un avversario corrotto, obeso e molliccio che traffica solo con inganni, menzogne, minacce, violenze meschine e bava corrosiva. Non si può più averne soggezione. Deve liberare quel che resta della Lega delle pesanti incrostazioni di italianità che l’hanno resa debole e riprendere un ruolo propulsivo. I veneti hanno aperto un varco: si deve abbattere il muro della prigione in cui tutti i padani sono reclusi. Zaia e Salvini hanno voluto la bicicletta? Hanno da pedalare in salita ma se mostrano di volerlo davvero fare, ci saranno milioni di persone pronte a passare la borraccia e a spingerli.

Comento================================================================================================================================


Alberto Pento
25 Marzo 2014 at 8:18 am #
Caro Oneto coando ke naltri veneti saremo endependenti, se te te scuxarè dal bon pa ver sercà de traviarne co la Padania a podaremo conçedarte axilo poledego e metarte en coalke canpo de singani o de refuxà dandote asistensa e laoro: te faremo scrivare so on coaderneto, mile volte al dì: i veneti no li xe padani.
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Re: L’envension de ła Padania o Padagna

Messaggioda Sixara » mar mar 25, 2014 10:27 am

Berto ha scritto:I padani takenti!

Diamanti e la propaganda di regime per dividere la gente padana

Còsa ca vòe dire takenti? :lol:
La ghe bruxa eh, l analixi de Diamanti.. :D "il sinistro vicentino"..
ke male ke i scrive : na replica rancorosa, livorosa, infantile a na bòna analixi sol voto plebiscitario.
Lè na scùria Diamanti, altroke.
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Re: L’envension de ła Padania o Padagna

Messaggioda Berto » mar mar 25, 2014 2:49 pm

Sixara ha scritto:Còsa ca vòe dire takenti? :lol:



http://en.wiktionary.org/wiki/tachente
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Re: L’envension de ła Padania o Padagna

Messaggioda Berto » mar apr 15, 2014 8:35 am

Venetismo, padanismo, indipendentismo: o si coglie l’attimo o meglio chiuderla lì

http://www.lindipendenza.com/venetismo- ... iuderla-li


di GILBERTO ONETO

Alcuni recentissimi sondaggi Swg dicono che il 47% degli abitanti del NordOvest è favorevole all’indipendenza, che la percentuale raggiunge il 50% nel NordEst. Non è una novità.

Nel gennaio del 1996 la rivista Limes aveva pubblicato un’inchiesta di Ilvo Diamanti sulla percezione e gradimento dell’idea di indipendenza padana. Ne risultava che per il 36,5% dei padani l’indipendenza era “un’ipotesi inaccettabile”, per l’8,5% “una via che porterebbe al disastro”, per il 30,7% “una prospettiva vantaggiosa sul piano concreto, ma inaccettabile” e per il 24,4% “una prospettiva vantaggiosa ed auspicabile”. Nel dicembre dello stesso anno, il commento a una analoga inchiesta di Poster-Limes era significativo: “L’indipendenza, nonchè rifiutata in quanto prospettiva istituzionale, sia comunque considerata da ampi settori sociali come un’ipotesi vantaggiosa sul piano concreto. Poco più del 50% degli intervistati ritiene che se il Nord fosse uno Stato indipendente le cose andrebbero meglio per quel che riguarda l’economia, in primo luogo, quindi per l’occupazione e i servizi pubblici. Una quota di poco più limitata ritiene che ne trarrebbero beneficio anche il modo di vita e la condizione sociale”.

Nel 2005 un sondaggio Demos-Banca Intesa sul senso di appartenenza dava i seguenti risultati: alla domanda “A quale delle seguenti aree sente di appartenere maggiormente?”, il 15,4% rispondeva alla sua città, il 13% alla regione, il 16,9% alla macroregione (Nord, Centro, Sud), il 26,4% all’Italia, il 7,8% all’Europa e il 19% (di “originali”) al mondo intero. La risposta localista complessiva arrivava al 45,3%, il doppio di quella italianista.

Nella primavera del 2006 si è tenuto il referendum sulla cosiddetta Devolution che è stato stravinto a livello nazionale dai contrari. Un esame più sereno sullavicenda rivela però che: nonostante la sgangheratezza del progetto di riforma (in realtà più centralista che federalista), esso (ovvero l’illusione federalista) aveva vinto in 22 province padane su 46, in altre 10 aveva superato il 40%; in tutta la Padania aveva preso il 47,4% nonostante (o forse perché) il progetto fosse stato dipinto come “secessionista”, che nelle regioni rosse molta gente avesse votato per fedeltà di partito e che una larga fetta di padanisti “duri e puri” avesse votato contro o si fosse astenuta perché il progetto non era percepito come sufficientemente indipendentista.

Nel 2010 un sondaggio Swg-AffariItaliani diceva che il 61% dei settentrionali vedeva con favore l’indipendenza della Padania.

Nel marzo 2014 è Demos ad affermare che il 55% dei veneti sia favorevole all’indipendenza.

Davanti a questi dati (che vanno presi con la giusta cautela, nel senso che non tutti gli intervistati sono ancora convinti che esprimere una pulsione indipendentista sia “politicamente corretto”: è probabile che nel segreto dell’urna i numeri sarebbero anche più alti) viene da fare alcune considerazioni.

La prima è: “perché di fronte a questa domanda di libertà non esiste una offerta politica adeguata?”, ovvero “perché la Lega Nord non ha trasformato queste opinioni in consenso politico?”. E ancora: “perché davanti al fallimento leghista nessun altro attore politico l’ha sostituita?”, oppure “Perché nessun altro movimento indipendentista riesce a soddisfare le richieste così chiaramente espresse?”

Ci sono due generi di risposte. Perché lo Stato italiano dispone di strumenti di distrazione, di dissuasione e di corruzione straordinari. Li esercita nella scuola, nella propaganda, con tutti i possibili mezzi di disinformazione di massa, ma anche attraverso la repressione poliziesca e la minaccia giudiziaria (i fatti di questi giorni ne sono una prova) e corrompendo chi dovrebbe rappresentare le istanze indipendentiste. Troppi leghisti (ma non solo loro) si sono fatti irretire da stipendi, potere, vanagloria, cadreghe e medagliette. C’è chi lo ha fatto volentieri (voleva solo quello) e chi ha ceduto per debolezza, ma la maggioranza c’è cascata per ignoranza, inadeguatezza e scarsa convinzione. È lo scotto che si paga a mandare nelle istituzioni gente raffazzonata, senza preparazione, senza solide radici culturali, magari selezionata solo sulla base dell’efficienza delle mucose linguali esercitata nei confronti del lato B o del lato A, a seconda delle circostanze, dei generi e delle singole vocazioni. Che la Lega non si sia mai molto sforzata nell’opera di informazione, propaganda o diffusione culturale è cosa fin troppo nota e su cui è inutile soffermarsi ulteriormente, ma il tempo, le occasioni e i Segretari passano e nulla cambia.

La disperazione cresce se si va a vedere il mondo che dovrebbe essere alternativo e sostitutivo della Lega: una voragine di litigiose nullità che fanno frenetica concorrenza agli uomini del Carroccio in fatto di idiosincrasia per la cultura e per la “pacata” capacità di argomentazione ideologica.

Che appeal di consenso possono avere buontemponi che agitano pesci in Parlamento o che blindano ruspe?

Serve sempre più urgentemente un riferimento serio per un mondo che aspira alla libertà e all’indipendenza. Noi su questo piccolo e povero giornale (che ha un bilancio inferiore a due mesate di qualche svaporato zerbinotto eletto a Roma o in un Consiglio regionale) ci proviamo con passione ma i risultati – a giudicare dagli interventi di tanti sezionatori di capello o di psicopatici della tastiera – sono scoraggianti. Anche più desolante è il quadro rappresentato da tutti i micropatrioti, regionalisti, municipalisti, che aspirano a indipendenze sempre più circoscritte e rapportate alla loro incapacità di raffrontarsi con gli altri.

Ne sono testimonianza anche gli attivissimi venetisti che temono i lombardi più del demonio, che sarebbero pronti a perdere un occhio pur di non avere nulla a che spartire con Milano (vecchia, bimillenaria malattia…), che preferiscono restare schiavi di Roma piuttosto che affrontare progetti che non abbiano la becera semplicità di un riferimento storico da figurina Lavazza. Come spiegano che l’ultimo sondaggio citato – quello del 55% di veneti favorevoli all’indipendenza – dice anche che il 43% degli intervistati vorrebbe l’indipendenza del Nord, e cioè della Padania? La stragrande maggioranza dei secessionisti si rende perfettamente conto della necessità di articolare il progetto in una visione più organica e realistica. La Lega ha preso il 35% dei voti veneti, i venetisti esclusivisti viaggiano attorno a briciole rancorose. Che la Lega abbia buttato via quei consensi o che non sia riuscita ad avere quelli di tutti gli indipendentisti (il 55% che – fatta la tara dell’astensione – potrebbe significare il 70-75% del voto espresso) per soddisfare una aspirazione di libertà fortemente condivisa, è l’altra triste faccia della medaglia.

Cosa c’è che non va nel venetismo, ma anche negli altri indipendentismi regionali e nello stesso padanismo? Non è un problema di polizia, di Codice Rocco e neppure – si spera – psicanalitico: è un problema di cultura, ragionevolezza e maturità. Davanti – dicono i sondaggi – c’è un’autostrada in discesa ma non si riesce a percorrere un metro. Se non si riesce adesso a mettere assieme quel che di buono c’è rimasto nella Lega e nei movimentini con la pacata ma forte voglia di libertà della nostra gente, allora è meglio chiuderla lì e rassegnarci a morire italiani.

Comenti===============================================================================================================================


Nello
16 Aprile 2014 at 11:56 am #
Caro Oneto, lei continua a non capire il venetismo che è un fatto a se stante e nulla ha da spartire con il resto.
E benissimo fanno i veneti a non volersi confondere.

Mi spiega lei perchè una nazione come la Lombardia, più grande della Svizzera e del Belgio e di tanti altri stati indipendenti, ad essere ancora e sempre sotto il giogo romano???
Dove hanno le palle i lombardi???
Sono attendibili come soci nel progetto indipendenza???
Assolutamente NO.
La Lombardia resterà sempre schiava di roma.
Quindi VIVA IL VENETO.
Non c’è niente altro e i veneti, intelligentissimi, lo sanno molto bene. Basta succhiaruote di bossiana memoria.
Per non parlare poi del Piemonte, inesistente su qualsiasi ipotesi indipendentista, sono troppo devoti alle monarchie tipo fiat, sono nati sudditi e tali resteranno.
E ancora, VIVA IL VENETO.

Unione Cisalpina
16 Aprile 2014 at 12:29 pm #
il problema è stato il Bosse kontinua ad essere la Lekka Nodde … non si konfonda indipendentismo kon il raggiro politiko e di kostume bossian lekkista…

i Lombardi, Piemontesi e tutti i Cisalpini vogliamo la libertà da roma Ladrona & Puttana …
e non krediate ke la libertà nostra non passi pure dal protestantesimo verso il kristianesimo romanista ke professate stoltamente …

la libertà morale e spirituale viene prima ankora di kuella civile, anzi, direi ke ne stà alla base…

kredo ke kuesto, Oneto, kontinui a non kapire…

REPLY
Johnny
16 Aprile 2014 at 12:51 pm #
Basta Lega, vogliamo confrontarci con Lombardia indipendente, Piemonte indipendente ecc… anche se mi sa che gli unici per ora sono i sud tirolesi, a rivendicare identità e non padanità.
Roma re, Milano principe, Padania vassalla. Forza popoli!


Giorgio da Casteo
16 Aprile 2014 at 12:36 am #
Non sarebbe la prima volta ! Ma l’arch. Oneto insiste nel non capirci e ci vorrebbe incastrare in un contesto (la padania) politico che non c’è e mai è esistito Ci fu invece,anche se per poco, la repubblica cisalpina voluta… dall’infame, per Venezia , francese.
Con la Lombardia, come con i friulani, non esistono steccati, poiche’ la maggioranza delle provincie orientali appartenevano alla Serenissima Repubblica delle Venezie
Con sincerita’, dato le sofferenze che i Veneti oggi stanno patendo, questo blaterare padano mi ha infastidito. Caro Oneto la Storia non è acqua ! WSM


Silvia
16 Aprile 2014 at 1:27 pm #
Friuli é Friuli, Veneto é Veneto, prego: non confondiamo le due realtà storiche: Ne abbiamo già piene le scatole di TS e dei soldi dati a pioggia dall’attuale giunta regionale (per non parlare del tentativo di annientamento della nostra identità storica e linguistica iniziata da Tondo e sistematicamente condotta da Serracchiani, Bolzonello & C.


radetsky
15 Aprile 2014 at 11:48 pm #
Caro Oneto,

Gazie per l’ennesimo stimolante, sia pur struggente articolo.

Quel che non va, secondo e, è che la gente non soffre ancora “abbastanza”,economicamente, per mettere in atto quel che rispondono ai sondaggisti. Attualmente, preferirebbero sì ‘indipendenza, ma a bassa intensità… Non sono (ancora) disposti a correre grossi rischi.

In Veneto la differenza è che, oltre al disagio economico ancora “sopportabile” (per il residente medio, chè ovviamente vi sono purtroppo eccezioni), la gente è permeata di un’aura identitaria (storia gloriosa, cultura, lingua) più forte che in Lombardia. Puo’ anche darsi, ma non conosco le statistiche, che l’immigrazione meridionale sia stata più pesante in Lombardia, causando una maggiore diluizione dell’identità storica di quella landa. Il Piemonte è caso a sè, credo, in quanto la memoria storica dei Savoia ha forse cristallizzato delle attitudini differenti verso l’idea di Italia.

Per quanto riguarda la diatriba Padania vs. Regioni, mia opinione è che al Veneto, sicuramente più avanti nel percorso, converrebbe avere a fianco una Lombardia con cui poi confederarsi a la Svizzera… Il vantaggio per i Veneti è che la Lombardia aggiungerebbe peso economico-geografico per aiutare l’aspirante stato indipendente a non rimanere tagliato fuori dalla UE, con gli inevitabili, pesanti danni economici. Tale scenario sarebbe, credo, probabile per il Veneto indipendente ma “solo”. (I-taglia porrebbe veti all’entrata del Veneto in UE, cosa che risulterebbe molto meno facile laddove il Veneto fosse affiancato dalla Lombardia. Infatti la stessa Germania temerebbe, credo, un tale competitor manifatturiero – isolato sì, ma con la sua moneta (timore di svalutazioni competitive) e abbastanza pesante per forgiare nuove alleanze (con la Russia, non necessariamente desiderato esempio…).

Oltretutto, Veneto e Lombardia sono governate entrambe dalla Lega, e i numeri danno forza. Chi lo sa, se magari Zaia convincesse Maroni che la congiuntura è ormai “propiizia” e la misura colma; potrebbero incoraggiarsi l’un l’altro nel cammino, consci di avere un supporto territorial-economico da “novanta”. (Probabilmente qui sto sognando…)

In alternativa, l’unica speranza è che, in tempi non biblici, assumendo un non miglioramento delle oppressione economica su queste terre, arrivi il Messia “capo popolo”, energetico, coraggioso e culturalmente attrezzato, che riesca a incanalare la rabbia e a spingere le masse nella direzione auspicata.

Altri percorsi contemplabili?…


Silvia
15 Aprile 2014 at 9:19 pm #
@Unione Cisalpina:
Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei
Neanche i bimbi minkia si esprimono come fa lei (Le do’ del lei perché non la conosco:)


Unione Cisalpina
15 Aprile 2014 at 11:23 pm #
… di sikuro sei inkazzato kon me ! :D


Silvia
16 Aprile 2014 at 1:17 pm #
…perchè dovrei essere incazzata con lei, scusi? Lei non mi ha fatto niente.


Bepi
15 Aprile 2014 at 9:01 pm #
Mescolare venetismo e padanismo è fuorviante. Sono due termini che indicano forze centrifughe ma per diverse ragioni: principalmente storiche nel primo caso, principalmente economiche nel secondo. E’ chiaro che ora come ora il collasso economico italiano alimenta in egual misura tutte le spinte indipendentiste, ma la questione veneta c’è sempre stata, sia pur silente, anche in tempi migliori. Ogni veneto è parte di un albero millenario che ha radici profondissime e più di mille anni di Repubblica Serenissima hanno lasciato un segno indelebile.


Unione Cisalpina
15 Aprile 2014 at 9:32 pm #
…Mescolare venetismo e padanismo è fuorviante.

mah… a me pare ke l’indipendentismo, sia esso veneto ke padanista, abbiano lo stesso skopo:”la libertà della nostra Gente dal dominio merdionale italiko a gestione centralizzata koloniale e razzista romana”…

fiero tu veneto della tua autonomia ma non kredo a skapito e kontro kuella dei nostri fratelli cisalpini, tutti koinvolti nello stesso processo libertario…

se poi l’autonoma Nazione Veneta dentro la Konfederazione Cisalpina ti è di troppo, ben venga allora la Sovrana Repubblika Veneta nel suo Stato…


Davide
15 Aprile 2014 at 8:59 pm #
@Gilberto Oneto
Ehi, mai arrendersi! Come ben sanno gli imprenditori piu’ tosti, ogni ostacolo sul proprio cammino fortifica ancor piu’ le proprie capacita’.
Non esiste alcuno in grado di aggregare i gruppi ‘venetisti’? Non disperate, attendiamo ancora un paio d’anni. E vedrete che saltera’ fuori.
Quindi zaino in spalla, ed in marcia. L’obiettivo finale val ben l’attesa e gli sforzi!
Davide


alessandrobarbolini
15 Aprile 2014 at 8:22 pm #
con un popolo di coglioni come siamo ..moriremo italiano mi ci gioco i maroni..non abbiamo le palle


Castagno 12
15 Aprile 2014 at 8:13 pm #
Replico ad AURE’ – 15.4.14 at 6:04 pm.

Per favore, fatti sentire A RISULTATO FINALE OTTENUTO.

Il percorso che state facendo per raggiungere il traguardo, non significa: INDIPENDENZA OTTENUTA”.
In questo momento non potete dire: “L’Indipendenza l’abbiamo già in tasca”.

Ed il SISTEMA, approvato e tenuto irresponsabilmente in vita ed in buona salute dal popolo BABBEO, non rinuncerà ai suoi privilegii, al mantenimento dei suoi mantenuti (che lo sostengono) e al dominio sugli sfruttati.

Cari FRESCONI, cercate di capire che se non si muove il popolo con azioni e comportamenti DETERMINANTI, nessun politico, nessun partito, nessuna coalizione (più o meno balorda) Vi darà ciò che chiedete.

Un popolo che nell’attuale contesto continua a votare (elezioni o referendum) e contemporaneamente tiene in vita IL SISTEMA, è un popolo che, con tanto zelo PREPARA LA SUA FINE !

E mentre voi aspettate ciò che non può arrivare, Lorsignori procedono aumentando giornalmente la loro invadenza e la loro prepotenza in tutti i settori della nostra vita.

I “sogni” irrealizzabili sono una prerogativa delle menti disturbate !
E mantenendo l’attuale contesto, L’INDIPENDENZA è solo un sogno !


Ric
15 Aprile 2014 at 7:24 pm #
Ottimo , e lucido; Oneto vede chiaro. Oggi chi può risultare propulsore vincente è il Veneto perchè ha una storia e una tradizione di stato , lingua e splendore ; qui si inserisce anche una questione gene-antropologica . È il Veneto la vera paura del parassita che ha già individuato e reprime di conseguenza . Il resto del lombardo-veneto risente di affinitá e per trascinamento da leaderanza ma con troppa bonomia curiale e mansueta di gente avvezza alle invasioni e conseguenti adattamenti metabolizzanti. La lega delle origini piaceva all’elettore di destra perchè Bossi risvegliava nell’immaginario nostalgie Mussoliniane pudicamente nascoste e rappresentava un surrogato del MSI ; le purghe Stalin style ai dissidenti ,la forca del contado che inizialmente faceva il coro a mani pulite svuotava il PCI di operai ex poveri , oramai con tanto di casetta e dog alla protezione , con mal celata verso i “zingher”. Paradossalmente la forza istituzionalizzante della Lega era dare casa agli elettori di un’area geografica da post ideologie novecentesche e nel contempo rassicurare il potere parassitario di relativa non belligeranza . Allora è passata l’idea di una DC del Nord , in seguito di bravi amministratori . La sponsorizzazione di Arcore faceva gonfiare il petto a Bossi al punto di appellarla come “Lega la potentissima” . Pertanto la limitatezza la dettò , più che l’alleanza con Silvio , la vocazione di fatto sopra descritta che incassò di fatto una bocciatura al primo esame serio di federalismo a dimostrazione che gli slogans appagavano come il Sigfrido dei Nibelunghi di germanica propaganda , ma solo che le motivazioni erano ben lungi anche dalle stesse aspirazioni sentite più fortemente dalla millenaria veneta .

REPLY
Silvia
15 Aprile 2014 at 6:30 pm #
@Unione Cisalpina:
Sicuramente non uno di quelli che facevano le pagliacciate con un’ampolla davanti al Dio Po:)

REPLY
Unione Cisalpina
15 Aprile 2014 at 8:56 pm #
dimmi kon ki vai e ti dirò ki sei :D

REPLY
Castagno 12
15 Aprile 2014 at 5:59 pm #
Replico a GINOBRICCO – 15.4.14 at 5:12 pm.

Visto che Lei ha letto e capito l’articolo ed i relativi commenti, per favore, ci potrebbe fornire una dritta circa il da fare per “cogliere l’attimo” ?

Grazie !

Faccio presente che solo una popolazione omogenea (in quanto a cultura ed origine) può sperare di ottenere dei risultati, con azioni di massa.

La popolazione del Nord italia NON E’ OMOGENEA ed una grossa percentuale di questa è SALDAMENTE INSERITA NEL SISTEMA, E’ MANTENUTA DEL SISTEMA !

REPLY
mirko mantenin
15 Aprile 2014 at 5:42 pm #
Ottimo articolo. Bravo Oneto.
Ma ormai si è capito che bisogna dare fuoco alle polveri da qualche parte. Se prima arriverà il Veneto, poi gli altri padani seguiranno. Altrimenti, con il padanismo reso melma dalla lega sarà semplicemente la fine.

REPLY
ginobricco@
15 Aprile 2014 at 5:12 pm #
Ho attentamente letto l’articolo e poi ho usato altrettanta attenzione nella lettura dei commenti e ora mi chiedo se la quasi totalità dei commentatori abbia realmente inteso il senso dell’articolo…..mah!

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Leonardo
15 Aprile 2014 at 5:41 pm #
:-)

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Castagno 12
15 Aprile 2014 at 4:59 pm #
Nella Lega Nord (ammesso che sia un partito che può decidere in maniera autonoma) non è rimasto niente di buono, di affidabile.
Chi non ha smarronato, ha visto, ha sentito, ha saputo, ma ha taciuto per convenienza e per sopravvivere in un contesto accomodante e ubbidiente.

I Movimentini sono riservati, taciturni ed impenetrabili.
Per il momento, inconcludenti.

E’ realistica e condivisibile la conclusione di Gilberto Oneto: “O si coglie l’attimo o è meglio chiuderla lì”.

In questo momento non vedo proprio una popolazione disposta e risoluta “a cogliere l’attimo” visto che continua a FINANZIARE IL SISTEMA.
Vedi anche il mio precedente commento di Domenica, in coda all’articolo di Oneto.

Non sono necessari l’audacia ed il coraggio per andare in Banca a prelevare i contanti da utilizzare per le spese quotidiane.

Eppure i più, rassegnati, indolenti ed INCAPACI A CAPIRE, mantengono le loro balorde abitudini.
QUINDI …… !

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Auré
15 Aprile 2014 at 6:04 pm #
inconcludenti?
Mi sembra che in 1 anno i movimenti venetisti abbiano fatto più della Lega in 30 anni…: un referendum online a cui hanno votato 2 milioni di persone e un progetto di legge per un referendum ufficiale….ti sembra poco, per movimenti che non hanno neppure una rappresentanza in regione??

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Johnny
15 Aprile 2014 at 4:57 pm #
Il secessionismo è molto più efficace a livello regionale piuttosto che macroregionale. Anche in Catalogna, mica si sono alleati con i Paesi Baschi…
Perciò la Lega (o altri) dovrebbe promuovere lo stesso referendum online anche in Lombardia e Piemonte.

Detto questo è irrilevante se la Lega è federalista o indipendentista, perchè la parola ce l’hanno le regioni. Saranno esse sovrane a decidere se federalismo o indipendentismo, auguro la seconda.

La relazione che può avere un Veneto indipendentista non è con una Lega padanista, ma con una Lombardia indipendentista, con un Piemonte indipendentista ecc…
Queste relazioni sono orizzontali, invece il movimento Padania è verticale, dove al vertice c’è Milano e la Lega, che in un contesto italiano può anche avere senso per resistere al vertice Roma, ma avendo scoperto l’autodeterminazione dei popoli è stato superato.

Lombardia e Piemonte non avendo ancora fatto referendum popolare online, non sono in linea con il Veneto, perciò per parlare di alleanze ci vuole molta cautela e chiarezza secondo me.

Libertà a tutti

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Silvia
16 Aprile 2014 at 1:35 pm #
Concordo in pieno, non so cosa state aspettando.
La Catalogna ha una sola bandiera (con molte varianti), noi ne abbiamo molte ma perchè abbiamo vissuto molte realtà storiche diverse (e millenarie).
Cautela e chiarezza sono poi una sintesi perfetta riguardo alle alleanze ma prima occorre il consenso dei vari popoli (perché é di questo che in fondo si tratta).

REPLY
ALTEREGO
15 Aprile 2014 at 4:38 pm #
Concordo con chi dice che per i Veneti il Padanismo è morto, ma per loro è morto a causa degli errori commessi dalla lega di Bossi, e continua a morire a seguito degli errori commessi da Salvini che dopo la manifestazione di Verona, va a roma ed apre in quella città una sede della lega, e continua a morire perché Zaia tentenna con il referendum (legge 342).
Il Veneto è sempre stato leghista e lo sarebbe di nuovo solo che la lega cominciasse a capire veramente quello che vogliono i Veneti.
Proviamo solo a pensare di mettere a confronto la forza d’urto della lega e di indipendenza veneta, solo a livello organizzativo la prima stravince, ma per vincere sono indispensabili obiettivi vicini alle richieste dei Veneti, la lega lo ha capito?

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Castagno 12
15 Aprile 2014 at 5:41 pm #
Lei segnala che la Lega ha aperto a Roma una sede.

Considerando ciò che la Lega continua a dire e a promettere, viene da pensare che la sede di Roma sia stata aperta a seguito di una “gentile” richiesta di chi ha bisogno dei voti della Lega, raccolti dove capita.

Guardi che la Lega non deve capire niente. Dall’anno 2000 circa, la sua funzione è quella di restare adeguata alle esigenze del Governo Mondiale.

Tutto qui, PURTROPPO !

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Mario
15 Aprile 2014 at 4:37 pm #
L’ennesimo ottimo articolo di Gilberto, già l’ennesimo.
Sono anni Gilberto che molli di questi spapinoni alla Lega, ma non ci sente, oramai la degenerazione è quasi totale.
Buona parte della classe dirigente ha messo davanti il proprio culo per la poltrona, e non gli interessa un bel niente dell’indipendenza.
A Bergamo la riprova delle resistenze interne, delle incrostazioni decennali ne potremmo averne la conferma a Pontida.
Metti che Salvini invita dei referenti catalani o scozzesi a Pontida e questi si sentono accogliere dalle urla terrificanti, roba che anche allo stadio darebbero fastidio.
All’ultima Pontida le urla dello “speaker ufficiale” erano imbarazzanti, se gli ospiti chiedessero chi è quello che urla così, al Salvini gli tocca rispondere:
- è il candidato bergamasco per le europee, la voce dei cittadini in Europa.
- tre volte segretario della Lega a Bergamo
- assessore regionale al territorio
- non ha mai scritto niente sull’argomento autonomia/indipendenza, però ha scritto libri sulla sua squadra di calcio
Che figure di emme, belle spiegazioni agli ospiti indipendentisti catalani e scozzesi i quali risponderebbero educatamente:
avete un lungo cammino davanti…..

REPLY
Nico
15 Aprile 2014 at 4:23 pm #
Caro Oneto, se tra i popoli padani l’indipendenza non prende piede è solo grazie alla lega nord e al suo grande lavoro di sputtanamento di certi ideali.
Quella lega che lei fino a ieri difendeva e invitava a supportare, la stessa lega che non perse pezzi nel 2006 quando la base indipendentista aveva capito l’andazzo del partito e voleva uscirne per creare qualcosa di realmente indipendentista, ma qualcuno con il famoso progetto Ducario arginò il tutto.
Ne sa qualcosa?

REPLY
lucano
15 Aprile 2014 at 3:58 pm #
Arch. Oneto, chiedo scusa se mi intrometto,

ma tutto quanto Lei dice non La porta ad una riflessione sulla cosiddetta Padania e sul cosiddetto PaDANISMO??
Ma cosa sono???
E’ evidente che molto più realista e concreto risulti il richiamo ad una tradizione storico politica qual’è quella veneta, antica di oltre 1000 anni, con un immenso retaggio culturale, piuttosto che una cosa del tutto inventata ed indefinita coma le Padania.
Il concetto di Padania fu introdotto anni fa per descrivere una zona omogenea da punto di vista economico – produttivo, lungi, però dall’indicare un idem sentire nazionale, che allo stato non esiste per nulla.

REPLY
ALTEREGO
15 Aprile 2014 at 4:42 pm #
Scusi Lucano, secondo lei esiste un’idem sentire dal Trentino alla Sicilia??? o magari quello che esiste da Cuneo a Gorizia è un po’ più radicato?

REPLY
lucano
15 Aprile 2014 at 5:53 pm #
difatti, non ho certamente detto questo!
per quanto riguarda dal Trentino alla Sicilia, è chiaro che non esiste.
Da Cuneo a Gorizia mi dica Lei.

Esiste la Padania ed il padanismo ??

Oppure esistono tante storie diverse e distinte che si intrecciano ma non si esauriscono nella cd. Padania

REPLY
pippogigi
15 Aprile 2014 at 5:56 pm #
Posso fare un esempio. Tacito scrisse la “Germania”, non era uno Stato, non era un regno, era un territorio abitato da tribù spesso in guerra tra loro, ma erano un popolo, stesse credenze, usanze, lingua, origini.
Questi popoli fondarono dei Regni nel Medioevo e solo nel 1871 ci fu l’unità tedesca. Si parlava di prussiani, sassoni, bavaresi ma intesi come tedeschi, un popolo benché diviso.
Ora spostiamo la cosa dalle nostre parti. Immaginiamo che Tacito abbia scritto anche (magari lo ha fatto e l’opera è andata perduta….) “La Gallia Cisalpina”, non era uno Stato, non era un Regno, era un territorio abitato da tribù spesso in guerra tra loro, ma erano un popolo, stesse credenze, usanze, lingua, origini.
Questi popoli fondarono dei Regni nel Medioevo e mai ci fu l’unità padana, perché inglobati, malgrado loro, in uno Stato estero, il Regno d’Italia. Si parlava di veneti, genovesi, piemontesi ma intesi come Lombardi (in francese ed inglese “Lombards” vuol dire Longobardi, nel senso che noi siamo il popolo Longobardo discendenti di quel che fu il Regno Longobardo), un popolo benché diviso.
Ora, in ritardo sul tedeschi, è giunta l’ora che i “Longobardi” ritrovino la libertà e magari raggiungano l’unità.
Abbiamo un popolo (vedere gli aplogruppi), con una sua storia, le sue tradizioni, una cultura comune ed anche una lingua, le lingue ed i dialetti padani appartengono al gruppo delle lingue neoromanze occidendali. gallopadane(al contrario della lingua e dei dialetti italiani che appartengono al gruppo neoromanzo orientale italico)
A chi dice che occorra una lingua “padana” per avere un popolo “padano”, potrei rispondere ridendo, poi tornato serio potrei parlare di Svizzeri ed Austriaci oppure invitare ad una lettura sulla formazione della lingua inglese o norvegese.
Lo sapete che il norvegese è nato nel XX secolo? Prima esistevano solo dialetti e si parlava il danese come lingua ufficiale. Ottenuta l’indipendenza il norvegese venne creato a tavolino unendo i vari dialetti e convertendo in norvegese parole danesi. Mi ricordo che quando agli sciatori norvegesi si chiedeva come pronunciare Lasse Kjus ognuno rispondeva in modo diverso a seconda della zona di provenienza.

REPLY
Auré
15 Aprile 2014 at 9:11 pm #
il veneto e friulano non appartengono alle lingue gallo-romanze (guardati le cartine linguistiche dello stesso Oneto, che a quanto pare se ne dimentica quando deve sostenere la sua tesi della “padania indivisibile”…)….inoltre la differenza tra il ligure e il friulano o il veneto è probabilmente maggiore di quella tra portoghese, spagnolo e catalano…(sono un “popolo diviso” anche loro??), mentre il piemontese, per fare un esempio, fino a pochi secoli fa era indistinguibile dall’occitano, essendo lingua ponte tra il sistema gallo-italico (lombardia, Emilia, liguria) e quello gallo-romanzo (francese e occitano).

REPLY
Veritas
16 Aprile 2014 at 3:12 am #
Pippogigi ha spiegato molto bene. Complimenti.
Posso solamente aggiungere un particolare : il carattere:
La gente del nord ha un carattere totalmente diverso da quella del resto della penisola, non c’è dubbio.
Oneto sempre tanto grande!


Nibbio
15 Aprile 2014 at 3:31 pm #
La Lega Nord ha preso moltissimi voti e ne prenderà ancora troppi.
Ai leghisti va bene il sistema così come è, perché consente a molti di loro di vivere alla grande a spese dei concittadini.

Basta Euro ? Sfrutta la rabbia della gente impoverita alla quale offre un capro espiatorio facile ed impalpabile!

Indipendenza ? I capataz leghisti, che da più di vent’anni vivono di chiacchiere, sono impreparati ed incapaci di governare e di amministrare con criteri dinamici e produttivi (Piemonte, Lombardia e Veneto sono amministrati “alla romana”): in un governo autonomo dovrebbero lasciare il posto ad altri….:chi glielo fa fare ?

Tutti i parassiti pensano che “Se la Lega non ci fosse, bisognerebbe inventarla !”, perché nel popolo minuto conserva l’immagine combattiva e rivoluzionaria, ma in realtà è il caposaldo dello status quo.

UNITI SI VINCE !
Un bel corno ! Uniti si confermano le poltrone agli imbonitori leghisti, che hanno chiappe enormi !

Domanda innocente di un anzianotto a giovani e meno giovani:

se sentite lo stimolo…..vi buttate sulla donna più avvicinabile, magari cessica, ignorante, imbrogliona, forse anche malata…o preferite darvi da fare e cercarne una almeno gradevole e sana ?

Seconda domanda a giovani e meno giovani:
a voi la Lega sembra gradevole e sana ?

La pazienza è la virtù dei forti !


Heinrich
15 Aprile 2014 at 2:51 pm #
Oneto non ce la fa proprio a ragionare fuori dagli schemi leghisti.

La Padania non esiste, a meno di non crearla artificialmente come l’Italia, ovvero con conquiste militari e l’imposizione forzata di falsità storiche, lingua e cultura comuni decise dall’élite governante.
Le federazioni sono, e non possono essere altrimenti, esclusivamente unioni volontarie di entità sovrane, se non c’è la volontà ed il rispetto dell’individualità sovrana di ciascuna componente, non c’è federazione, ma solo una versione meno centralizzata di una dittatura.

BASTA ITALIA, BASTA LEGA! AUTODETERMINAZIONE!


Marco Green
15 Aprile 2014 at 9:12 pm #
Ma che stronzate scrive?
Creare la Padania con conquiste militari?
Imposizione di falsità storiche, lingua e cultura comuni?
I padanisti che vorrebbero replicare un nuovo stato centralista tipo l’Italia?

Non credo che lei sia talmente stordito da non rendersi conto delle considerazioni assurde che arriva a fare (tra l’altro di “professori” che, incapaci di un minimo di elasticità mentale, ragionano solo sulla replica meccanica di precedenti storici già visti ne abbiamo già avuto abbastanza) e mi rifiuto di pensare che lei non conosca la realtà padanista che in questo modo vorrebbe stroncare
Lei è il classico personaggio in malafede che si crea la realtà che gli fa comodo per…darsi penosamente ragione da solo.
E’ chiaro, lo sa benissimo che con le cazzate e le insinuazioni che lei arriva a inventarsi Oneto non le replicherà mai; del resto le va benissimo così: provocare, spararla grossa, fare il suo “bisognino – saputello” e scappare via.


paolo
15 Aprile 2014 at 2:49 pm #
il problema è la meridionalizzazione. Continuo a ripetervelo.
Ho accopagnato mio figlio al test per la Bocconi, e c’erano solo terroni.
Come fanno a permettersi le rette della facoltà? e a mantenere i figli fuori sede?

Coi nostri soldi, grazie al contributo della regione lombardia governata dalla lega.


Alekos80
15 Aprile 2014 at 5:22 pm #
Hai accompagnato tuo figlio!!!

…Hai accompagnato il tuo bimbo!!

…renditi conto che il vostro problema è tutto lì.

Quanti ragazzi terroni ai visto accompagnati dai propri genitori per fare il test?

…sono 150 anni che andiamo via dalle nostre terre, abbiamo piedi leggeri e cuori pesanti…continuiamo ad andare via, ieri con la valigia di cartone, oggi con il trolley, la laurea ed il biglietto aereo nel taschino…e con il coltello tra i denti.

…adesso che incominciano ad andare via anche i vostri figli ci incontreremo con loro laggiù in Europa e nel Mondo e finalmente ci confronteremo ad armi pari senza l’aiuto di mamma e papà… auguri.


lucano
15 Aprile 2014 at 5:54 pm #
;)

REPLY
Pietro Caldiera
15 Aprile 2014 at 10:56 pm #
Fai finta di indignarti per non rispondere alla domanda scomoda. E’ risaputo che la Bocconi e’ un refugium terronorum. E’ una universita’ ormai squalificata. Chi glieli da i soldi per pagare la retta astronomica a tutti quei magnogreci? Non si scomodi a rispondere. La risposta gia’ la sappiamo. PS Signor Paolo, mandi suo figlio a studiare all’estero. Nelle universita’ straniere i magnogreci sono molti meno perche’ il loro livello di fluency in inglese e’ generalmente infimo, e sono normalmente poco preparati perche’ nelle loro scuole hanno avuto voti alti senza far fatica. Loro vogliono il pezzo di carta italiano (con cui all’estero incartano il pesce)!


Unione Cisalpina
15 Aprile 2014 at 2:45 pm #
mi piace la foto … kon kuella kroce lì, ben visibile, sembra proprio l’ambulanza dei matti … :D


fabrizioc
15 Aprile 2014 at 2:32 pm #
Il problema della lega é che continua a mostrare di non essere indipendentista nei fatti. Punto.


Silvia
15 Aprile 2014 at 1:35 pm #
Ha ragione Marc’Aurelio: Salvini ha aperto una sezione della lega a roma. Siamo tutt’ora coloni romani. Questo dice tutto.
Chi ha fondato il movimento della lega nord avrebbe dovuto assumersi l’onore e l’onere delle conseguenze sull’articolo riguardante l’indipendenza della Padania (Cito quest’ultima in maiuscolo per rispetto a lei, sig. Oneto).
Abbandonare anni fa gli indipendentisti veneti alla loro sorte e’ stato un gesto da vigliacchi e lei concorderà con me, sig. Oneto.
Chi ha fondato il movimento della lega nord avrebbe dovuto percorrere la strada della secessione fino in fondo, senza alcun compromesso con roma.
Come dice Razzi: “Dai retta a me, fatti un vitalizio…”
Non si preoccupi, i gruppuscoli secessionisti come lei li definisce, non sono da prefisso telefonico ma gente che ne ha abbastanza di partiti che promettono mari e monti: sono gli astensionisti del voto (numerosissimi) che non si riconoscono più in nessun partito.
In quanto a cultura e amore per la propria lingua, ripeto, non si preoccupi: Veneti e Friulani conservano ancora una propria identità e orgoglio per le proprie radici.
E l’unica strada che ora intravediamo e’ quella di arrangiarci da soli.
Poi si vedrà, una cosa alla volta.
Per i veneti il padanismo sarà morto, per noi friulani e’ qualcosa che non ci appartiene.
Per i lombardi, non lo so.
Con stima.


Unione Cisalpina
15 Aprile 2014 at 2:43 pm #
Silvia … e di kuale movimento indipendentista faresti parte ? …


Silvia
16 Aprile 2014 at 1:46 pm #
Tempo fa votavo per uno ma se non cambia rotta, sparirà in breve tempo.
Ormai siamo tutti così incazzati (anche le associazioni culturali friulane) che stiamo prendendo in considerazione una sola opzione (e non sul modello scozzese, semplicemente perché non c’é più tempo:)
Secondo lei la denominazione FVG le dice qualcosa? A me sembra un’operazione sistematica e programmata per annientare due entità forzatamente coesistenti e incompatibili tra di loro.


Padano
15 Aprile 2014 at 3:13 pm #
Cosa intendi per “arrangiarci da soli”? Se non cambia nulla rimarrete anche voi sotto al tallone di Roma, che ci spolpa per mantenere il sud!


Acerbi
15 Aprile 2014 at 12:53 pm #
va bene Oneto, mi può spiegare per quale motivo il Veneto dovrebbe essere attaccato a prescindere alla Lombardia (che per altro non ha un’identità ben definita) se poi lei nelle sue cartine etno-linguistiche mette Veneto e Friuli come “non padane”?
Grazie per la risposta


Unione Cisalpina
15 Aprile 2014 at 12:40 pm #
roba da parrokkia romanista… :D


Trasea Peto
15 Aprile 2014 at 12:30 pm #
Venti anni comandati dai varesotti possono bastare.


luigi bandiera
15 Aprile 2014 at 12:26 pm #
A semo proprio come quei dea poenta: inpisemo el fogo, ghe metemo sora a cagliera co aqua e ghe zontemo farina de saturco, viamente nel mentre col mestoeo se mena torno fin tanto che a xe bona da sartar sul tajer.

Soeo che xe ani che semo drio menar torno sta poenta. Kax, no a se kuxina..?

E kusi’ ghe demo kolpa a quei che varda, a quei che no fa gnente, a quei che dixe e so idee, e insoma a quei che dovaria esarghe ma no i ghe xe.

Me scampa: par tute ste monae SOCKONBEREMO.

Dixeo tenpo fa: el greje no se selie el pastor, xe el pastor ke se selie el greje. A MANDRIA.

Ma ma giro intorno (360°) ma de PASTORI NON GHIN VEDO.

El greje purtropo o el fa grumo parke’ basta un gnente e el ciapa paura, o el se sparpaje par tuti i pascoi devegnendo fasie preda de i lupi o bestie piene de fame pronti a sbranar tuto quel ke ghe riva a partada de branamento.

El dì de unkuo’ se vede grejeti, grupeti, de piegore in qua e in ea’ ko na spece de kapeto del branketo apunto.

Viamente tutto aimenta’ dai grandi pastori e poitesi e reijoxi se non del tipo GATO E VOLPE.

Ma tanto xe inutie tirar fora anka ste favoete de Pinocchio e de Cappuccetto Rosso. Gra ne xe de pi’ alte come l’Odissea ke dovaria insegnar kalkosa.

Ma i ne ga abitua’ a vardar L’U_DITO e non ea UNA (Luna).

Ripetendome, scrivevo che l’inteighensia taibana xe maeada parke’ no eo digo mi, mona de natura parke’ nato da xente serenisima, ma i FATI.

A ghe saria da diskorar fin aea fine dei tempi soeo su sta me menada del kax kua’:
BRIGANTI, RAPINATORI e MANTENUTI SI SONO ISTITUZIONALIZZATI. Ocio parke’, al soeo sfiorar e so venti i te fa metar in gaera. (Vesti intexe anka kome karike).

Ghe nemo de exenpi ma masa in poki i vedemo pa podopo lexarli.

No serve lexar libri sgrafai da TAIBANI, ma bastaria soeo un fia’ de lexesta de i FATI KUOTIDIANI pa ciapar no na ruspa, ma ea ama kajente pa far na serta puisia..!

so, xe da barbari dir serte robe ma pa ronpar e THOKE, quee pi dure parke’ vece stantie, deolte ghe voeva el karburo. Deso i lo dopara pa robar… kax kome ke xe kanbia’ i tenpi, vero..?

Pero’ par ke un fia’ aea olta se torne a kei tenpi se voemo far fogo par skaldarse.

Tuttavia, se no deventa un pasio, ghemo da pensar ke ki ne xe drio dominar rajona da foresto. Val a dir el pensa ke da ste bande se rajone e se fasa kome e ne pi’ e de manko de kome i fa dae so bande.

I ne pensa mafioxi, pieni de kativeria tanto da kopar un toxatel de 3 ani, e via diskorendo.

NE PI’ E NE MANKO DEL TEMPO DEL SKONTRO TRA PEIROSE E ROPEI.

DI SIVILTA’ AEO SKONTRO GHE XE.

NIALTRI SARESIMO I PEIROSE… MA SENSA KAPI.

I OCKUPANTI XE TUTI KAPI..!!!

I XE SU TUTI I POSTI DE KOMANDO..??

El me voeantin dixea ben, ma in quanti i lo ga leto..??

Mejo lexar i libri sgrafai dai taibani, vero..?

EL GREJE GA BISOGNO DE UNO O PI’ PASTORI, ko i so kani pastori viamente, se no el greje se desfa e el va SBRANA’… parfin da un gato sel xe pien de fame.

Viamente ocio ai coeaborasionisti da senpre stai STRAMAEDETI..!

PSM


Padano
15 Aprile 2014 at 3:10 pm #
Ma si può sapere a chi scrivi? A te stesso? Ai tuoi compagni di balera?
Hai idea di quanta fatica ci vuole a leggerti? Non dico a capirti!


luigi bandiera
15 Aprile 2014 at 7:22 pm #
Padano carissimo,
semo bituai a lexar diskorsi fati ko fraxi fate e pena ne troemo uno fato in genuina forma no savemo lexarlo. Go’ anka fato dei sbali e skanbi de letare, ma un vero padano, venetho in sto kaxo, lexe korejendo diretamente sensa problemi.
Podopo ghe xe naltro fato, no semo bituai a lexa se non in taiban o in inglexe o francexe.
Speta domanaltro ko sara’ da lexar in turko e in arabo… e anka cinexe.

La_tte vojo.

Stame ben e sforsate de inparar a lexar el venetho par adeso.

Preghemo San Marco

Semo ramai come e fotokopiatrici… o te ghe meti el testo ben fato e ko karateri ascii o ea a te pastrocia tuto.


Castagno 12
15 Aprile 2014 at 8:54 pm #
Replica centrata e condivisa.

Forse la sottomissione, i risultati che non arrivano e che, nell’attuale contesto non possono arrivare, generano confusione e suggeriscono commenti assurdi che costituiscono sfoghi personali incomprensibili, quindi inutili per tutti.

Che dire poi dei messaggi personali fra Luigi Bandiera e Carla 40 o altri lettori ?


Castagno 12
15 Aprile 2014 at 8:59 pm #
C’è stato l’inserimento della risposta di Bandiera.

Ovviamente io mi riferivo all’ottima e pertinente replica di PADANO a Bandiera.


Lorenzo
15 Aprile 2014 at 12:26 pm #
L’identità è individuale perchè si forma negli anni, tramite interessi, frequentazioni, lavori, viaggi, ecc.
E’ una questione molto complessa per essere ricondotta a una sola scelta.
Io ad esempio mi sento 35% mondialista, 25% emiliano, 25% milanese, 10% europeo e 5% italiano.


Padano
15 Aprile 2014 at 12:05 pm #
L’onda lunga indipendentista cresce, generazione dopo generazione:
- 1996: 24,4%
- 2006: 47,4%
- 2014: >50%
D’altro canto, con 2.100/mld di debito pubblico, l’Italia è segnata.


nick
15 Aprile 2014 at 11:42 am #
CONDIVIDO PROPRIO TUTTO.
COME SEMPRE ONETO SI E’ ESPRESSO CON UNA LUCIDITA’ E CON UNA CAPACITA’ DI GIUDIZIO DAVVERO AMMIREVOLI:


Dan
15 Aprile 2014 at 11:31 am #
I politici o per meglio dire “quelli che si buttano avanti” fino a quando non vedranno una forte spinta dal basso, non si sogneranno neppure per scherzo di andare oltre agli slogan ed alle cagate.
Il loro animo li porta ad andare dietro la scia non a condurre.
La gente dal canto proprio, anche quelli che rispondono in un certo modo ai sondaggi, vive nell’illusione che debba scendere dal cielo un leader, un superuomo disposto a fare i miracoli (no, i martiri non interessano, gli scioperanti dalla fame neppure).
Fino a quando si manterrà questa situazione non si andrà da nessuna parte.

niki
15 Aprile 2014 at 11:19 am #
Se la lega non butta fuori gente come Tosi e Maroni la vedo dura che gli indipendentisti veneti si fidino. Saremo anche i teruni del nord, come diceva un mio zio varesotto, ma non siamo proprio tonti del tutto


Johnny
15 Aprile 2014 at 10:59 am #
Rifondare i vertici della Lega è mai venuto in mente a nessuno?
Visto che chi comanda la Lega sono i lombardi, allora dovete essere voi a cambiare le cose dal basso, togliendo qualche Maroni e Tosi e mettendo qualche Oneto Zaia e Marchi.
In fondo la corruzione nei movimenti/partiti arriva nei momenti di stagnazione…ma ora che il vento popolar-liberale è tornato inaspettatamente a soffiare nelle nostre terre, non è che sia il momento giusto per togliere qualche scheletro dall’armadio?..
Capisco che è difficile tenere sotto controllo la corruzione in una regione fortemente integrata col sistema come la Lombardia, ma chi vuole prendere l’autostrada del cambiamento in discesa deve essere sobrio e pulito altrimenti va a sbattere contro chi gli corre affianco.


Gianfrancesco
15 Aprile 2014 at 11:38 am #
è da un po’ di tempo che ci sto pensando anch’io…

http://www.lindipendenza.com/occupy-leg ... llaccione/


brenno
15 Aprile 2014 at 12:19 pm #
Oneto zaia e marchi?…mi ritessero immediatamente!….purtroppo è solo fantasia


pippogigi
15 Aprile 2014 at 10:57 am #
Il clima mi ricorda molto quello seguente all’8 settembre.
Tutti o quasi tutti sapevano che la guerra era ormai persa, solo qualcuno ancora sognava le “armi miracolose”, i partigiani all’inizio erano solo militari che, spesso reduci dalla Russia, scappavano alla chiamata alle armi, seguiti ben presto da altri giovani di leva per diventare infine una massa. Tutti con il fiato sospeso ad attendere la fine della guerra sperando di patire il meno possibile nel frattempo.
Tutti sappiamo che l’italia è finita e che la Padania avrà la sua indipendenza, c’è ancora qualche sognatore che aspetta le “armi miracolose” “l’uomo del destino”, sperano che Renzi e domani il suo successore, tiri fuori il coniglio dal cilindro. Non avverrà, la matematica ce lo dice, ma loro sognano, sperano.
Altri, certi dell’indipendenza, hanno iniziato la lotta, un gruppetto sparuto all’inizio che si ingrossa ad ogni aumento di tasse, nuova legge, scandalo di governo, crisi di governo.
Io sono fiducioso ed attendo con impazienza la Norimberga per tutti quelli che hanno favorito l’occupazione italiana o ritardato l’indipendenza.
Quel che è giusto è giusto, la nostra libbra di carne non ce la deve levare nessuno.


Curiosone
15 Aprile 2014 at 10:47 am #
Il Veneto vuole la propria indipendenza non che sia contrario a quella altrui ma ha una sua storia propria e vuole la indipendenza propria.
La Padania non viene avvertita come patria qunatomeno in Veneto perché non vi è una storia comune.
La distanza di mentalità tra un veneto ed un piemontese è abissale.
La koinè padana esisterà pure in via teorica ma a livello pratico non fa identità.
Oneto deve rendersi conto di questo elemento essenziale.
Se tuttavia il Veneto si muove verso la libertà allora anche altri popoli “padani” potrebbero risvegliarsi e coordinare i loro sforzi con il Veneto.


Gianfrancesco
15 Aprile 2014 at 11:34 am #
puoi elencare per conoscenza quali sono le differenze abissali tra un veneto e un piemontese?


Heinrich
15 Aprile 2014 at 2:45 pm #
Storia, lingua, cultura…bastano?


pippogigi
15 Aprile 2014 at 4:28 pm #
Sono Piemontese, ho conosciuto triestini si ragionava allo stesso modo, l’accento un po’ diverso, questo si, ma la lingua è simile.
Ho conosciuto anche romani e non posso dire lo stesso, l’accento è molto diverso, la mia lingua per loro era meno comprensibile dell’arabo e lasciamo perdere le diverse visioni in materia di lavoro, ore e giorni alla settimana da dedicarci e impegno.
Ma diciamo che la storia, la linguistica e la genetica hanno da tempo dato risposta al perché sono più simili un abitante di Ventimiglia e di Trieste o di Parigi, che un abitante di Spezia con uno di Viterbo…..


lucano
15 Aprile 2014 at 6:03 pm #
sono più simili un abitante di Ventimiglia e di Trieste o di Parigi, che un abitante di Spezia con uno di Viterbo…….. SIAMO ALLA FOLLIA PURA!!!
QUESTA E’ PEGGIO DELLA RUSPA TRAVESTITA DA CARRO ARMATO…


ALTEREGO
15 Aprile 2014 at 4:02 pm #
Condivido, non credo sia fondamentale che tutta la Padania avanzi in contemporanea.
Basta pensare che se il Veneto dovesse ottenere uno status di autonomia molto elevato, farebbe da apripista e oltre alla Lombardia, seguirebbe a ruota di sicuro l’Emilia, e a seguire gli altri.
Una cosa è certa nulla verrà da Roma, (le modifiche al titolo quinto pensate da Renzi insegnano) ogni regione dovrà guadagnarsi la propria autonomia combattendo in modo pacifico, ma combattendo.


mitteleuropa
15 Aprile 2014 at 10:43 am #
per voler l’indipendenza del nord bisogna essere pronti a rischiare(galera,posto di lavoro ecc.).nelmomento in cui un fronte, un partito indipendentista dovesse nascere e prendere la maggior parte dei voti qui a lnord,roma incomincerebbe tramite il suo apparato repressivo-amministartivo a tartassare ,incarcerare,reprimere i dirigenti ,i militanti del suddetto partito.(l’incercerazione dei 24 patrioti come risposta al referendum veneto ne è la conferma più esplicita)Quanti abitanti del nord sarebbero disposti per l’indipendenza ad avere guai giudiziari,amministartivi ecc?
quando vi saranno migliaia di uomini disposto a questo il nord potrà diventare libero


Marcaurelio
15 Aprile 2014 at 10:31 am #
Chiudetela lì che è meglio..
Siete 4 gatti ma do’ volete annà…fate i bravi italiani le rivoluzioni non sono per voi..lasciatele fare ai francesi
Voi siete bravi lavoratori dovete solo produrre e pagare le tasse senza rosicà…in modo da poter aiutare le regioni più povere delle vostre come ha fatto la Germania ovest quando si è accollata quella povera e miserabile dell’est..
Perciò rassegnatevi anzi cercate di farvi venire nuove idee per guadagnare di più e pagare più contributi..
Qui bisogna far funzionare bene la sanità, gli autobus, le metropolitane, la nettezza urbana e tutti i dicasteri di Roma e d’Italia.
Nun me fate ripete sempre le stesse cose ma che siete tarpani?


Matteo
15 Aprile 2014 at 12:06 pm #
Prima o poi saltiamo, così andate a fondo anche voi. Muoia Sansone con tutti i Filistei.


Padano
15 Aprile 2014 at 12:10 pm #
Io, già da anni, sto lavorando il meno possibile, per contribuire il meno possibile a mantenere Roma Ladrona&Puttana.
Ricomincerò a sgobbare quando sorgerà la Padania (o che si chiami come si vuole).


pierino
15 Aprile 2014 at 12:30 pm #
maremma quanta paura c hai di restar senza il nord


Riccardo Pozzi
15 Aprile 2014 at 12:47 pm #
Grande Marcaurelio, non condivido nemmeno una congiunzione del tuo intervento ma almeno dici quello che pensi e sei realisticamente sincero.
E’ vero siamo dei pulentoni buoni a lavorare e pagare e basta: il 25% di noi crede nell’indipendentismo purché lo si faccia fuori dal proprio cancello, il 45% crede che la macroregione sia l’ingrandimento geografico del proprio comune, un altro 30% è convinto che i residui fiscali siano raccolti col porta a porta e il rimanente 25% non sa che i sondaggi devono dare il totale di cento.
A Marcauré, l’unica cosa che ti sfugge è che anche la polenta, prima o poi, se secca.


lorenzo
15 Aprile 2014 at 1:34 pm #
ma la Germania dell’ovest quando si è dovuta accollare quella dell’est ha avuto a che fare pur sempre con dei tedeschi… noi invece abbiamo a che fare con dei parassiti come voi e con una capitale parassitaria come la tua città, per cui anche restando uniti a voi non c’è altro futuro che l’impoverimento e il declino…


El Dode
15 Aprile 2014 at 2:54 pm #
Ahahahahahaha…..io sono anni che EVADO il piu possibile per non pagare terroni romani e parassiti vari… i soldi stanno finendo e poi rideremo noi romanaccio di Mer…a!!!….MUORI i.taglia Skifosa MUORI!!!…e con l’i-taglia muore la romanetta ridicola!!!

REPLY
ALTEREGO
15 Aprile 2014 at 3:55 pm #
A Marcaurè, mi fai schifo perché sei un romano, e tutti i romani come te mi fanno schifo, ma sei un grande.
Dici le cose che vanno dette, dici cioè quello che i Padani sanno ma non vogliono sentire.
Continua cosi ci stai aiutando!


Gianfrancesco
15 Aprile 2014 at 10:12 am #
Oneto ha centrato in pieno il problema, ci sono spazi enormi per l’indipendentismo, spazi che si potrebbero percorre tutti d’un fiato a folle velocità come un autostrada in discesa, aggiungerei a bordo di una Ferrari, ed invece i dirigenti leghisti dormono e gli altri sanno solo litigare tra loro. Particolarmente ridicoli sono certi venetisti il cui problema sono i vicini lombardi… come siamo messi male!!!!!!!


Robinhood
15 Aprile 2014 at 10:09 am #
Caro Oneto,
parole sante e giustissime: anche qui leggiamo continuamente cose assurde e controproducenti.
In questo momento storico bisogna guardare avanti, non sgomitare e dare pedate al vicino.
Ma l’azione culturale, i programmi ragionati, realizzabili e perseguiti con costanza, assiduità e pacatezza, sono indispensabili.
Purtroppo però chi è adatto a quest’ultima azione di solito non ha la forza e la passione di mettersi in gioco e manifestarsi.
Matteo Salvini è una eccezione e Tosi non so che sia.
Rocchetta, ai suoi tempi, non ha brillato per disinteresse e lungimiranza.
Nel tempo la situazione italiana salterà per aria per forza, perché è insostenibile.
Magari quando la maggioranza dei settentrionali non sarà più composta dai pecoroni attuali.


Ada Niap
15 Aprile 2014 at 9:27 am #
“Cosa c’è che non va nel venetismo, ma anche negli altri indipendentismi regionali e nello stesso padanismo?

Non abbiamo eroi.


Heinrich
15 Aprile 2014 at 2:47 pm #
Aver bisogno di un “uomo della provvidenza” significa essere un popolo di vigliacchi opportunisti.


Ada Niap
16 Aprile 2014 at 8:59 am #
Io parlavo di EROI (http://it.wikipedia.org/wiki/Eroe).

Di ominidi della previdenza (la loro) ne abbiamo avuti assai.

Sarebbe ora di smetterla di pensare che non esistono o di confonderli con gli uomini della provvidenza. Sono figure diverse e non sovrapponibili. Dei primi NON NE ABBIAMO, dei secondi… troppi.

Certo è che chi li confonde non sa riconoscerli se si manifestano. Forse anche per questo non ne abbiamo.


Thomas
15 Aprile 2014 at 9:21 am #
Caro Oneto,
certe valutazioni un po’ tirate per le orecchie lasciale a Ilvo Diamanti (che infondo è pur sempre stipendiato da De Benedetti).
Il primo sondaggio che citi (quello in cui si parla di indipendenza del Nord) è palesemente fatto per “ridimensionare” il fenomeno del Veneto Indipendente. Se tra le domande ci fosse stata anche “vuoi che il Veneto diventi uno stato indipendente e sovrano?” probabilmente le percentuali, dopo gli ultimi eventi, avrebbero sfiorato (o superato) il 70%.
L’indipendenza di tutto il Nord per i Veneti sarebbe solo un ripiego. Se non si capisce (e si accetta) questo meglio desistere dal commentare: il rischio di sembrare incompetente o, peggio, in malafede sarebbe davvero troppo elevato.

TI CO NU, NU CO TI.


Paolo
15 Aprile 2014 at 4:23 pm #
Non sarebbe affatto un ripiego. Sarebbe come trovarsi un nuovo padrone. La storia insegna signori. Non ripetiamola. Simpatica la vignetta con il papà in camicia verde che porta a spasso i ragazzini discoli. E sulla portiera dell’auto la bandiera della lega lombarda. Ci vuole coraggio :)


Aldo
15 Aprile 2014 at 8:19 am #
E già ! Rassegnarci a morire italiani, sarà proprio la fine che ci meriteremo.
Nel paese ” di Franza o Spagna purchè se magna ” è difficile vedere soluzioni diverse.
Saluti abbattuti da Aldo
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: L’envension de ła Padania o Padagna

Messaggioda Berto » gio apr 17, 2014 8:51 am

Indipendentismo: l’Italia si rassegni, non la smetteremo mai

http://www.lindipendenza.com/indipenden ... teremo-mai

di ALESSANDRO MORANDINI

Gilberto Oneto interroga e redarguisce, in un recente articolo, i lettori di questo giornale ed i politici. O si coglie l’attimo o meglio chiuderla lì, recita il titolo.

Il tutto passa per una riduzione del problema della lotta indipendentista ad una questione di consensi elettorali, più precisamente ad un incomprensibile scarto tra alcuni sondaggi ed i voti ottenuti dalla Lega Nord e dai partiti dell’indipendentismo veneto, lombardo, padano. Secondo Gilberto Oneto lo scarto dipende da un deficit di cultura, di ragionevolezza, di maturità.

Cultura

Come ho in qualche occasione provato a spiegare, un uso artigianale dei sondaggi non dice assolutamente nulla sulle complesse dinamiche sociali, per comprendere le quali è indispensabile utilizzare strumenti analitici più adeguati e moderni. Che nelle regioni padane, dal 1996 ad oggi, le persone testimonino che un generico desiderio di indipendenza è vivo, lo si poteva sapere senza dover far ricorso alle indagini quantitative dei diversi istituti di ricerca. Che i secoli abbiano stratificato un’identità padana, e Veneta e Lombarda, lo sappiamo studiando la nostra letteratura, la nostra storia. E dove c’è identità, in diversa misura c’è un bisogno di indipendenza. E’ sicuramente più istruttivo, in questo senso, “L’invenzione della Padania” dei risultati di sondaggi di cui, peraltro, non conosciamo il disegno della ricerca. Ma il desiderio di indipendenza non si trasforma automaticamente e necessariamente in voto e, meno ancora, in azione collettiva.

Quando su questo giornale si diceva che la Lega Nord era morta e sepolta, io sostenevo che sarebbe cresciuta. Potevo farlo non perché scandagliavo sondaggi cercando quelli più convenienti e neanche perché facevo dipendere le mie previsioni dai miei desideri. Potevo essere abbastanza certo di questo prossimo risultato perché avevo, osservando le oscillazioni del passato, focalizzato alcuni meccanismi che in determinate condizioni portano la Lega Nord a cresce e decrescere. Se si verificano quelle condizioni è molto probabile che alcuni meccanismi si attivino. Essi c’entrano con il desiderio di indipendenza testimoniato dalle risposte ai sondaggi di opinione, ma solo indirettamente.

Ragionevolezza

Se chiediamo a cento indipendentisti di fare, ciascuno, un gesto di ragionevolezza per ottenere l’indipendenza della Padania, del Veneto o di qualsiasi altro luogo del nord Italia, potremmo trovarci di fronte a cento azioni individuali differenti, in non pochi casi produttrici di conflitto. Anche della ragionevolezza delle risposte proposte dagli indipendentisti padani avevo già scritto. La ragionevolezza dovrebbe essere intrepretata, quindi, rispetto al suo risultato collettivo, cioè, nel caso che stiamo discutendo, rispetto alla capacità di tradurre il desiderio di indipendenza in consenso elettorale. Chi è, in questo senso, che ha dimostrato di aver fatto le cose più ragionevoli?

Maturità

Ma è da persone mature pensare che l’indipendenza della Padania o la fine della sovranità italiana sui territori della Repubblica veneta, si possa raggiungere solo attraverso il consenso elettorale? Anche in questo caso avevo provato a specificare, precisare, puntualizzare. Sostenevo e sostengo ora, confortato dai fatti, che la differenza e la conflittualità tra le varie forze politiche che insistono sul nord Italia e che vengono riconosciute dalla popolazione per esprimere, in varia e diversa misura, il desiderio di indipendenza, non rappresenta un problema anzi, genera un equilibrio vantaggioso.

L’Italia si rassegni: non la smetteremo mai

Non si tratta, per me, di cogliere l’attimo o di mollare. L’indipendentismo romantico della fine del 900, come ha scritto sul suo bellissimo blog “Diritto di voto” Alex Storti è stato utile ed ha fatto il suo corso. Ora che le questioni, che le contraddizioni emergono con più forza di prima, non solo non si deve ma, in un certo senso, diventa quasi impossibile cedere allo stato italiano, all’indivisibilità costituzionale dello stato-nazione, una ulteriore opportunità di prolungamento dei tempi dell’inciviltà. Io sono certo che tanti leghisti ed ex leghisti, tanti Veneti, tanti dirigenti politici indipendentisti, tanti intellettuali sono ancora e forse ancora di più, pronti a combattere. E tra questi ultimi io spero, come quasi tutti i lettori, ci possa essere anche Gilberto Oneto e tutti, ma proprio tutti, coloro che gravitano intorno a questo importante giornale on line.
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Re: L’envension de ła Padania o Padagna

Messaggioda Berto » mar mag 20, 2014 9:45 pm

Sabato 24 a Spirano (Bg) un convegno sulla lingua padanese

Immagine

http://www.lindipendenza.com/sabato-24- ... a-padanese

Sabato 24 maggio 2014 a Spirano (Bg) l’ALP – Associazion Linguistica Padaneisa organizza un convegno di studi linguistici intitolato I lengue de l’amphizona padanesa per festeggiare il primo decennale di attività dell’associazione. Il convegno si inserisce in un più ampio ciclo di incontri denominato Primavera Bergamasca, che l’ALP ha organizzato in collaborazione con TeradeBerghem e l’amministrazione comunale di Spirano.



A partire dalle 14.30 presso il Centro Culturale Polifunzionale “Mons. A. Vismara” in via Misericordia 2 prenderanno la parola i seguenti relatori:

- Pierluigi Servida – Gli Inizi dell’ALP

- Giuseppe Sanero – Le lingue padanesi nella visione degli Organismi Internazionali

- Franco Liloni – La fonetica storica in relazione alla toponomastica del Lombardo Orientale

- Carlo Protto – Una parlada de l’amphizona (lìgure-) padaneisa

- Sergio Salvi – La lingua padana e i suoi dialetti

- Francesco Luigi Rossi – Hull: precursore o provocatore?

- Lissander Brasca – Scriver Lombard



Si avvisa che alcuni relatori parleranno orgogliosamente e con il pieno consenso dell’ALP solo in maderlèngua, mentre il moderatore condurrà i lavori in modo perfettamente bilingue, introducendo gli ospiti prima in lombardo e poi in italiano. Seguirà dibattito e piccolo rinfresco: siete tutti invitati!



Per maggiori informazioni: Joancarl Jaass – 339 3958388
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