Europa e i diritti negati dei cittadini nativi europei

Europa e i diritti negati dei cittadini nativi europei

Messaggioda Berto » dom ott 01, 2017 11:35 am

Europa e i diritti negati e calpestati dei cittadini nativi europei
viewtopic.php?f=92&t=2682


Liberi dalle idolatrie religiose dell'orrore e del terrore e dai nazismi maomettano hitleriano internazicomunista e zingaro;
uguali nello spirito naturale e universale, nel rispetto dei Valori Doveri Diritti Umani Universali e delle diversità culturali e linguistiche dei popoli, ognuno nella sua terra.
E per la vera democrazia che è una e una soltanto, quella diretta come in Svizzera dove ogni uomo è un sovrano.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Europa e i diritti negati dei cittadini nativi europei

Messaggioda Berto » dom ott 01, 2017 11:36 am

Europa e i diritti calpestati dei cittadini nativi europei - elezioni in Germania
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 0903477778
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Re: Europa e i diritti negati dei cittadini nativi europei

Messaggioda Berto » dom ott 01, 2017 11:37 am

I diritti umani, civili e politici universali, valgono anche per i cittadini, i popoli, le genti, le comunità, le etnie e gli uomini europei e non solo per gli amerindi, gli africani, gli asiatici, gli australiani e gli ebrei di Israele.


Gli ebrei del mondo e di Israele non dovrebbero mai schierarsi contro i diritti umani, civili e politici dei vari popoli nativi legittimi della terra che esprimono la volontà e istanze di libertà e indipendenza e che difendono la loro terra e cultura.



Utopie demenziali e criminali - falsi salvatori del mondo e dell'umanità
viewtopic.php?f=141&t=2593

Utopie che hanno fatto e fanno più male che bene e molto più male del male che pretenderebbero presuntuosamente e arrogantemente di curare.
Totalitarismi e imperialismi maomettano (mussulmano o islamista), comunista (internazicomunista), nazista (fascista e nazista), globalista, idolatria cattolico-ecumenista, ...
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Re: Europa e i diritti negati dei cittadini nativi europei

Messaggioda Berto » dom ott 01, 2017 11:38 am

Pensa prima alla tua gente e al tuo paese, invece che agli africani e all'Africa e pensare prima a se stessi e alla propria gente, secondo le leggi universali e naturali, non significa e non comporta far del male e depredare il prossimo

viewtopic.php?f=205&t=2681

Non vi è nulla di più umano e onorevole, ideale e spirituale nel pensare prima a costoro che alla tua gente.
Pensa prima ai tuoi concittadini, alla tua gente e al tuo paese, invece di pensare agli africani e all'Africa; anche se nel corso della tua vita te li hanno fatti disprezzare e odiare in qualche modo o per qualche ragione.
Quando si arriva a disprezzare e a odiare la propria gente e il proprio paese, anteponendovi gli altri è un segno di una tragica malattia della propria umanità, della propria gente e del proprio paese.
Non vi è nulla di cristiano nel disprezzare e nell'odiare la propria gente e il proprio paese e nel preferirvi altri a loro che sono il tuo vero e primo prossimo.
Poi pensa a quanti ultimi vi sono tra la tua gente: quanti poveri e bisognosi, ammalati e oppressi, disoccupati e senza casa, soli senza affetto e senza cure, sofferenti e senza speranza.
Non vi può essere fraternità universale se prima non si ama e non si consolida la propria famiglia, la propia gente, la propria comunità e paese.
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Re: Europa e i diritti negati dei cittadini nativi europei

Messaggioda Berto » dom ott 01, 2017 11:38 am

Połedega
viewtopic.php?f=92&t=312

Diritti Umani dei Nativi e degli Indigeni europei
https://www.facebook.com/DirittiUmanide ... enieuropei
https://www.facebook.com/Diritti-Umani- ... 4349797760
viewtopic.php?f=25&t=2186

Manipolazione criminale dei valori e dei diritti umani universali, quando il male appare come bene
viewtopic.php?f=25&t=2484

Quando gli europei non ne possono più e l'accoglienza forzata diventa un pericolo e una tortura.
I popoli d'Europa si rivoltano contro la violenza islamica
viewtopic.php?f=188&t=2054
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Re: Europa e i diritti negati dei cittadini nativi europei

Messaggioda Berto » dom ott 01, 2017 11:41 am

Le elezioni in Germania con il calo della Merkel, la forte riduzione dei socialisti e la crescita dirompente dell'AfD (alternativa per la Germania)


Elezioni Germania, Merkel e Spd prendono una batosta. Svolta storica

http://www.affaritaliani.it/esteri/elez ... 00751.html

Germania, clamorosi risultati elettorali. La Cdu di Angela Merkel si conferma primo partito con il 33,5% ma ha perso quasi 10 punti percentuali rispetto alle ultime consultazioni, malissimo l'Spd che supera di poco il 20%. L'estrema destra dell'Afd per la prima volta entra al Bundestag ed è addirittura il terzo partito, con un sorprendente 13%. Sono i dati dei primi exit poll diffusi dai media tedeschi alla chiusura delle urne in Germania, nel voto per il rinnovo del Bundestag.

Successo anche per i liberali, intorno al 10%, ma in netto recupero rispetto a quattro anni fa. Tengono la Linke e i Verdi, sulle stesse percentuali del 2013.

"È una pesante sconfitta per l'SPD, oggi finisce per noi la grande coalizione". Lo ha detto Manuela Schwesig, una delle esponenti di spicco dell'SDP. Con questi numeri, e vista la posizione dei socialdemocratici, unica coalizione possibile sarebbe la coalizione cosidetta Giamaica, la coabitazione insieme alla Cdu dei liberali dell'Fdp e dei Verdi.

Il fatto che siano sei i partiti ad entrare in Parlamento è una novità nel sistema politico tedesco, novità che spezzetterà la maggioranza e potrebbe costringere Merkel a una difficile 'navigazione'.

I vincitori, senza se e senza ma, di questa tornata elettorale è l'estrema destra dell'Afd: "Siamo nel parlamento tedesco e cambieremo questo paese". Ha detto il candidato di punta del partito, Alexander Gauland. "Qualsiasi governo si formerà dovremo fare attenzione. Combatteremo contro Merkel o chiunque sarà alla guida del governo", ha aggiunto, sottolineando che "da oggi c'è di nuovo un partito di opposizione nel Bundestag".



Elezioni in Germania: La vittoria di Pirro della Merkel
Soeren Kern
28/09/2017

https://it.gatestoneinstitute.org/11080 ... rro-merkel

La cancelliera Angela Merkel ha vinto il suo quarto mandato, ma il vero vincitore delle elezioni tedesche del 24 settembre è Alternativa per la Germania (Afd), un partito rampante che ha sfruttato la diffusa rabbia per la decisione della Merkel di far entrare nel paese più di un milione di migranti soprattutto musulmani provenienti dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente.

I risultati preliminari delle elezioni mostrano che l'alleanza Cdu/Csu di centro destra della Merkel ha ottenuto circa il 33 per cento dei voti, il suo peggior risultato elettorale in quasi 70 anni. Il principale sfidante della cancelliera, Martin Schulz, e la sua Spd di centro sinistra, è crollato al 20,5 per cento, incassando il peggior risultato di sempre.

Al nazionalista Alternativa per la Germania è bastato guadagnare il 13 per cento dei consensi per diventare il terzo partito del paese, seguito dai liberali del Partito Democratico Libero (Fdp) con il 10,7 per cento; dalla Linke, una formazione di estrema sinistra, con il 9,2 per cento e dal partito ambientalista dei Verdi con l'8,9 per cento.

"Con soltanto il 33 per cento dei voti, la Merkel non ha solo ottenuto il risultato peggiore di tutte le campagne elettorali che ha condotto, ma ha incassato anche il secondo peggior risultato nella storia del partito", ha scritto Die Zeit.

La Merkel ha ora due principali opzioni per costruire una coalizione di governo: una cosiddetta grande coalizione tra Cdu/Csu e l'Spd oppure una coalizione a tre che comprenda Cdu/Csu, Fdp e Verdi. Costruire una coalizione stabile sarà difficile, visto che tuti i partiti hanno ideologie, piattaforme e priorità diverse.

La Merkel ha governato due volte in una grande coalizione con l'Spd ed una nella coalizione con l'Fdp. Schulz ha ribadito che il suo partito non accetterà un'altra grande coalizione perché in tal caso l'Afd sarebbe il primo partito di opposizione della Germania, il che gli conferirebbe speciali diritti e privilegi in parlamento.

Il quotidiano Frankfurter Allgemeine ha previsto che qualsiasi coalizione si disgregherebbe prima della fine della legislatura di quattro anni perché la Merkel dovrà riunire diversi partiti che non potrebbero essere più diversi:

"La Cdu/Csu e i Verdi sono mondi diversi. Molte posizioni del liberale Fdp si scontrano con le idee dell'Unione Cdu/Csu. (...) Secondo le stime, le possibilità che tale alleanza duri sino alla fine della legislatura sono ben al di sotto del 50 per cento. È scontato che la Cdu/Csu, Fdp e Verdi formeranno una coalizione temporanea i cui protagonisti esausti getteranno la spugna dopo due anni. (...) E di certo, a quel punto la cancelliera avrà capito da sola che quando è troppo è troppo. Ne conseguiranno nuove elezioni, la fine dell'era Merkel e la formazione di un nuovo governo, guidato dal suo successore".

Deutsche Welle è d'accordo:

"Anche se questi risultati implicano che la Cdu rimarrà il partito più grande della Germania, essi stanno però a indicare una sostanziale perdita per i conservatori che nel 2013 avevano ottenuto il 41,5 per cento dei vori. Con una coalizione a tre che sembra essere la soluzione probabile per evitare un governo di minoranza, la Merkel si avvia a governare il paese in modo meno stabile rispetto ai suoi tre precedenti mandati".

Il Financial Times ha aggiunto:

"La Merkel è chiaramente indebolita. Nell'ultimo anno, la cancelliera è stata ritratta come l'ultimo alfiere dei valori liberali dell'Occidente in un mondo stravolto da populisti come Trump. I risultati delle elezioni di domenica hanno esattamente evidenziato come il suo sostegno popolare sia diminuito e quanto siano state controverse le sue politiche".

I risultati elettorali mostrano che più di un milione di voti della Cdu/Csu sono passati all'Afd. Secondo Detlef Seif, un parlamentare cristiano democratico, gli elettori hanno abbandonato la Cdu perché la Merkel avrebbe spostato l'orientamento del partito troppo a sinistra, soprattutto a causa della politica in materia di immigrazione e di apertura sulle nozze gay. "Dobbiamo concentrare maggiormente l'attenzione sui nostri fondamentali valori conservatori", egli ha detto.

Il leader della Csu, Horst Seehofer, si dichiara d'accordo: "C'è un fianco scoperto nella nostra ala destra e noi dobbiamo chiuderlo imponendo una posizione chiara e chiari limiti".

Il quotidiano berlinese Tagesspiegel ha scritto:

"Angela Merkel governa questo paese da dodici anni. Ha imposto ai tedeschi un debito pubblico di miliardi di euro per proteggere la parte meridionale dell'Europa dal tracollo e realizzare la sua idea di una comunità europea. Ha scosso l'industria energetica per salvare il clima mondiale e ha aperto le porte del paese a centinaia di migliaia di rifugiati per un obbligo umanitario. Ha inoltre modificato il concetto tradizionale di matrimonio, inteso come unione di un uomo e una donna, proprio così. ...

"Il mondo celebra la cancelliera per tutto questo: è stata chiamata la cancelliera del clima, la salvatrice dell'Europa, è stata vista come una forza stabilizzatrice del mondo. Insomma, è la donna più potente del globo. Nel suo paese, però, la Merkel si trova ad affrontare il caos, dopo tre mandati governativi.

"Quello che seguirà è l'inizio di un addio, anche se nessuno può dire oggi quanto durerà".

In una preoccupante analisi dei problemi economici e sociali che affliggono la Germania apparsa su Die Zeit, si legge:

"No, non va tutto bene in Germania. Gli affitti sono in aumento, è in atto un inasprimento delle divisioni sociali, le strade e le scuole sono spesso in pessime condizioni. Con il suo slogan 'Per una Germania nella quale viviamo bene e volentieri', la Cdu/Csu ha vinto le elezioni, ma ha perso molti elettori. L'Spd è stato perfino punito con il peggiore risultato registrato nella storia della Repubblica federale tedesca. Le ingenti perdite per la grande coalizione mostrano che troppi problemi sono stati ignorati nella campagna elettorale; non ci sono state risposte concrete ai problemi essenziali della nostra epoca. Questo non è più accettabile. Molti elettori vogliono un governo che trasformi il loro paese e non che si limiti a gestirlo".

La Merkel è rimasta sorda agli appelli. Durante una conferenza stampa post-elettorale, ha detto: "Non capisco cosa dovremmo fare di diverso". Ha inoltre ribadito che non ci saranno cambiamenti nella politica migratoria e un tetto massimo per i richiedenti asilo.

L'Afd ha affermato che lo status quo è inaccettabile: "Cari amici, ora che siamo ovviamente il terzo partito della Germania, il governo dovrà allacciare la cintura", ha dichiarato Alexander Gauland, ex esponente della Cdu, ora copresidente di Alternativa per la Germania. "Gli daremo la caccia. Daremo la caccia a Frau Merkel, e ci riprenderemo il nostro Paese e la nostra gente".

Scrivendo per Die Zeit, il commentatore Ludwig Greven ha obiettato che la Merkel dovrebbe dimettersi per salvare i partiti tradizionali tedeschi dall'estinzione politica:

"Con i risultati elettorali di domenica, la Germania ha seguito le orme di altri paesi europei. In Francia, nei Paesi Bassi, in Italia, Austria, Spagna e nei paesi scandinavi, i conservatori e i cristiano-democratici, i socialisti e i socialdemocratici sono stati gravemente decimati, se non sono addirittura scomparsi del tutto dalla scena politica. Soprattutto nella vicina Austria, dove i cristiano-democratici e i socialdemocratici hanno governato molto più a lungo che in Germania, i due grandi partiti ora raggiungono a malapena una maggioranza parlamentare. ...

"Se si spingesse questo spunto di riflessione fino alla sua logica conclusione, l'unica soluzione rimasta e probabilmente anche la più utile è che la Merkel si dimetta. Dovrebbe anche essere il suo ultimo mandato. Se rassegnasse le dimissioni, priverebbe l'Afd del suo ruolo decisivo quale partito di protesta contro la sua politica riguardo ai rifugiati e contro di lei, eterna cancelliera".

Il principale quotidiano economico e finanziario del paese, Handelsblatt, ha concluso:

"La realtà è che da oggi, 24 settembre, Frau Merkel è in effetti un'anatra zoppa. Lei stessa una volta ha detto che non voleva essere 'un mezzo rottame' che espleta le sue funzioni. Eppure, finora ha eliminato o escluso ogni potenziale successore nel suo partito. Nel suo quarto mandato, la Merkel non si potrà più permettere quel lusso. Parte della leadership pianifica la successione e di allevare una nuova generazione di dirigenti. Al momento, le fila dei candidati presenti nel suo partito, e in tutto lo spettro politico, sembrano deplorevolmente poco convincenti".

Soeren Kern è senior fellow al Gatestone Institute di New York.
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Re: Europa e i diritti negati dei cittadini nativi europei

Messaggioda Berto » dom ott 01, 2017 11:42 am

Ecco l'interpretazione dei dementi negatori dei diritti umani, civili e politici dei cittadini nativi e indigeni europei

Germania, Afd strappa 1.5 milioni di voti a Cdu e Spd dando risposte a precari e disoccupati. Ma anche alla classe media
di Alessandro Ricci | 25 settembre 2017

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09 ... ia/3876298

Sconfitti dalla società moderna, scettici sul futuro che litigano con i tempi che cambiano, orientali frustrati, occidentali timorosi, xenofobi, in maggioranza di sesso maschile. E’ l’identikit dell’elettore dell’Afd, Alternative Für Deutschland, il partito populista di destra che ha raggiunto il 13% alle elezioni per il Bundestag. Un risultato storico che ha portato, per la prima volta dal dopoguerra, uno schieramento che non rinnega pienamente il nazionalsocialismo e ha toni apertamente razzisti ad ottenere quasi 90 seggi al Parlamento tedesco.

La Germania si interroga su quali possano essere le motivazioni di un successo che, sebbene annunciato, ha spiazzato tutti i maggiori partiti. Un dato c’è: secondo l’istituto Infratest, Afd ha sottratto più di 1 milione di voti a Cdu, 500.000 a Spd, più di 500.000 a Die Linke, mentre più di 1 milione provengono dalla galassia dell’astensionismo. Dato, quest’ultimo, confermato dall’aumento del 5% nel numero dei votanti rispetto al 2013.

Ma legare un successo così vasto ad un semplice voto di protesta sarebbe riduttivo. Quello di Afd è un processo più ampio che si è insinuato nella società tedesca e che, soprattutto, è destinato a cambiare la politica di Berlino, sancendo una cesura in una società che pensava di aver già fatto i conti con la Storia.

Non è certo un 13% che metterà in discussione la democrazia, ma la domanda che ci si pone è come sia stato possibile. Afd è riuscita ad intercettare il voto di coloro che sono senza lavoro o che un lavoro lo hanno ma è un mini-job, ossia una forma di lavoro estremamente precaria limitata nel tempo e a basso reddito. Quello che ci si chiede con maggior vigore è perché sia riuscita ad intercettare il voto di chi, invece, ha un reddito medio alto, non vive nell’est della Germania e ha un’istruzione almeno superiore.

Il profilo sembra essere ben delineato: maschio, 30-59 anni. Afd ha ottenuto una media dell’11% dei voti nella Germania Ovest, mentre è riuscita a raggiungere il 21% nella parte orientale, con punte del 37%. Proprio questa è la zona dell’ex Repubblica Democratica Tedesca, che ha sofferto in misura maggiore il processo di riunificazione e che si sente meno considerata dal governo. Parte di questi sono coloro che hanno riconosciuto una minaccia nella cosiddetta crisi dei rifugiati del 2015 e che hanno sofferto una campagna elettorale basata sul consenso piuttosto che sul cambiamento. Non a caso la wahlkampf è stata definita dagli stessi tedeschi la più noiosa che si ricordi.

Il partito populista ha avuto successo in quella fascia di popolazione delusa dalle politiche di Merkel che non riusciva a trovare una valvola di sfogo nei partiti tradizionali. Afd è stato il rigurgito di una fetta di popolazione che si sente abbandonata, che non riesce a stare al passo con le sfide imposte da un mondo che cambia velocemente e frequentemente. Una popolazione che vede una minaccia nell’Euro, nell’immigrazione e nella sfide poste dalla digitalizzazione.

Quello di Afd sembrerebbe quasi essere un grido di allarme nel Paese che gode della maggior ricchezza in Europa, e proprio per questo fa molto più rumore. Offrendo soluzioni semplici a problemi complessi, Alternativa per la Germania è riuscita ad intercettare il malessere degli elettori che vedono una minaccia nei rifugiati e sono nostalgici di un Paese che non c’è più. Ma anche in questo caso sarebbe un errore additare il successo dello schieramento semplicemente ai richiedenti asilo. Infatti, Afd ha un chiaro programma economico e politico che mira a maggiori sussidi statali e meno tasse. Ha attirato coloro che sentivano di non avere più una voce, a volte portando il discorso da bar nelle urne.

Con un sguardo più attento, l’exploit di Afd è il fallimento dei due partiti pigliatutto, Cdu e Spd, veri sconfitti da questa tornata elettorale. Mentre il primo riscuote la sconfitta più grande in termini numerici, dovuta ad una campagna senza promesse rivoluzionarie, il secondo sembra aver pagato a caro prezzo la Große Koalition e la mancanza di un programma politico alternativo. C’è una voglia di novità che è stata espressa attraverso un voto radicale e adesso starà alle forze democratiche capire quali sono i programmi da mettere in atto per riportare gli elettori sui binari tradizionali.

Un indizio è già arrivato, ed è la dichiarazione di Angela Merkel di voler stringere sull’immigrazione e riconquistare gli elettori di destra. Scelta peraltro annunciata ad ogni ottimo risultato di Afd. Il timore è che questo risultato possa cambiare lo scacchiere politico tedesco non solo a causa di Afd, ma anche a causa del passaggio di Spd all’opposizione.

Se, infatti, così facendo, Spd si assicura la posizione di oppositore al futuro governo, che altrimenti sarebbe rimasta esclusivamente nelle mani dei populisti di destra, lascia il governo in mano ad una coalizione tripartita tra Cdu, Fdp e Grüne, con questi ultimi in posizione minoritaria. A rimetterci potrebbero essere l’Europa e l’Italia. Entrambe per una ricerca da parte del governo del consenso degli elettori di destra, fatta di politiche sempre più germanocentriche che vedono in Berlino (si legga Francoforte) la capitale europea.




Migranti ed economia, l’avanzata della destra ostacola i piani della Ue
francesco semprini
2017/09/25

http://www.lastampa.it/2017/09/25/ester ... agina.html

Per l’Europa difficilmente poteva esserci un risultato peggiore. Una leader come Merkel decisamente indebolita, la Spd dell’europeista Schulz polverizzata e relegata all’opposizione, il rischio di attendere mesi per veder nascere una coalizione che già si annuncia piena di contraddizioni. E soprattutto il ritorno di quell’onda nera a cui nessuno ormai dava più importanza. Un’onda che ora rischia di paralizzare il cammino delle riforme europee (tra tutte quelle dell’Eurozona) o comunque di indirizzale verso altre direzioni (leggasi immigrazione).

Alle 18 di ieri, la Bella Addormentata si è presa uno schiaffo proprio nel bel mezzo del sonno. Uno schiaffo inatteso e doloroso. Da settimane l’Europa era troppo impegnata a sognare il suo rilancio per preoccuparsi del ceffone che stava arrivando dal voto tedesco. Non se lo aspettava, convinta di essersi definitivamente lasciata alle spalle le minacce del populismo di estrema destra. Perché i risultati delle elezioni in Olanda e soprattutto di quelle in Francia avevano trasformato l’appuntamento elettorale tedesco in una pura formalità. E invece.

Certo, a Bruxelles tutti sapevano che fino al 24 settembre sarebbe stato impossibile fare qualsiasi mossa. Così, in effetti, è stato. Ma i più consideravano quella data quasi come un passaggio burocratico, di normale amministrazione. Questo lunedì 25 settembre avrebbe dovuto essere il primo giorno della nuova era. Bisogna invece cambiare i piani. C’è da ripensare subito un futuro diverso, almeno nell’immediato. «Nel suo discorso al Parlamento Ue - nota Guntram Wolff, direttore dell’influente think tank bruxellese Bruegel - Juncker aveva totalmente sbagliato a calcolare la situazione».

I leader europei erano pronti a darsi appuntamento giovedì sera a Tallinn per iniziare a disegnare la road map dell’Europa, convinti di poter arrivare a dicembre con uno straccio di accordo sul futuro dell’Ue. E invece le cose andranno diversamente. Probabilmente Angela Merkel si siederà al tavolo dicendo: «Mi spiace, ma non possiamo ancora ripartire. Datemi più tempo, ho altro a cui pensare».

Il presidente del Consiglio Donald Tusk, spronato dagli entusiasmi delle capitali trainate da Emmanuel Macron, nei giorni scorsi aveva addirittura convocato un Euro Summit per dicembre. Una riunione dei 19 capi di Stato e di governo della zona Euro (aperto anche agli altri) per dare concretezza alle proposte di riforma dell’Eurozona che stanno circolando. Ma a quella data, se tutto andrà bene, il nuovo governo tedesco sarà appena entrato in carica. E quindi non si potrà prendere alcuna decisione. Tutto sarà rinviato al 2018, con il rischio di scivolare verso le Europee del 2019.

È per questo che le prime reazioni dei vertici Ue sono caute («La Germania resta fedele agli ideali europei», Antonio Tajani, presidente dell’Europarlamento) o addirittura mute: fino a tarda sera non risultavano cenni dagli altri due presidenti Donald Tusk e Jean-Claude Juncker. Un silenzio indice della delusione che ha attraversato le maggiori cancellerie europee. Il più amareggiato è certamente Emmanuel Macron.

Domani pomeriggio il capo dell’Eliseo terrà un discorso sull’Europa alla Sorbona, una sorta di manifesto programmatico che però potrebbe presto schiantarsi contro il muro di Berlino. I liberali tedeschi - che puntano a incassare il ministero delle Finanze - hanno una visione totalmente diversa dalla sua sull’integrazione della zona euro. Niente bilancio comune, meno poteri alla Commissione per il controllo dei conti pubblici, più rigidità nei vincoli e certamente meno solidarietà con gli Stati in difficoltà. «Se la Merkel si allea con i liberali, sono morto» si è sfogato nei giorni scorsi Macron con un collaboratore secondo un articolo di Le Monde, che non è stato smentito dall’Eliseo.

E sulla questione immigrazione? L’argomento interessa da vicino l’Italia, che nella Merkel ha trovato spesso una valida alleata nella battaglia per condividere gli oneri a livello europeo. Sul tavolo c’è la riforma di Dublino, che regola il diritto d’asilo, e la Cancelliera si è sempre detta favorevole a una più equa ripartizione dei rifugiati. A prima vista, l’ingresso nella coalizione dei Verdi - europeisti e promotori di politiche di apertura sull’immigrazione - potrebbe essere una buona notizia. Ma Merkel sa benissimo che l’Afd al terzo posto è un segnale da non sottovalutare e la spinta verso destra che arriva dai bavaresi della Csu potrebbe costringerla a rivedere in senso restrittivo le sue politiche, chiudendo in faccia le porte ai migranti. E ai partner europei che chiedono più solidarietà.



Germania. Il populismo anti-popolare. Il programma politico dell’AfD. Un’idra dotata di innumerevoli teste
Nicola Bassoni

http://www.jobsnews.it/2016/03/germania ... voli-teste


Il partito di destra assurto agli onori della cronaca europea dopo i successi elettorali di domenica 13 marzo sta ancora tentando di trovare una propria esatta collocazione politica: liberal-conservatorismo o populismo nazionalista? Uno sguardo al programma elettorale dell’AfD, Alternative fur Deutschland, può forse aiutarci a capire questo nuovo fenomeno del panorama partitico tedesco e, forse, anche europeo. L’AfD non assomiglia né a un Leviatano né al Behemoth, quanto piuttosto a un’Idra, dotata di innumerevoli teste e che, quando ne perde una, è capace di farne crescere altre al suo posto. Questo è ciò che avvenne nel luglio dello scorso anno, quando il fondatore del partito – il docente di macroeconomia Bernd Lucke – abbandonò l’AfD (o, meglio, ne venne cacciato a seguito di una fronda interna che proseguiva da marzo). Allora il partito, nato euroscettico con un serioso e posato manifesto firmato da sessantotto esponenti del mondo accademico, economico e pubblicistico, fece emergere tante nuove teste, e in genere tutte queste guardavano a destra. L’AfD che ha fatto il pieno di voti in Sachsen-Anhalt ha poco da spartire con quella nata nel 2013 come reazione alle politiche di salvataggio dell’Euro.

A dire il vero, l’AfD ha poco a che vedere con se stessa anche tra un Land e l’altro. Negli ex territori orientali, i leaders di partito sono dichiaratamente vicini al nazionalismo più esasperato e ai loro comizi non è difficile veder sventolare le bandiere della “rivoluzione del 1848” (nero-rosso-oro con croce scandinava, per sancire la “nordicità” della Germania) o sentir gridare incitamenti per «Dio, patria e famiglia». Nella Germania occidentale, al contrario, i vertici della AfD appaiono più moderati e tendono a prendere le distanze dagli estremismi dei loro colleghi orientali, evitando accuratamente ogni riferimento a imbarazzanti simboli o espressioni del passato tedesco.

Un partito policefalo. La pubblicazione del programma prevista per aprile

Comprendere l’intima natura di questo partito policefalo non è affatto facile. L’effettivo programma elettorale è ancora in definizione e la sua pubblicazione è prevista per aprile. Intanto sono stati resi pubblici degli “abbozzi”, dai quali è comunque possibile trarre le linee politiche fondamentali del partito. Cerchiamo quindi di comprendere cosa vuole l’AfD per il proprio paese (e per l’Europa) osservando queste linee programmatiche (il documento è scaricabile all’indirizzo: https://correctiv.org/media/public/a6/8 ... ntwurf.pdf).

Sovranità contro l’Unione europea e anti-islamismo

Il nome stesso dell’AfD sintetizza uno dei punti della politica estera del partito. L’“alternativa” è una chiara risposta all’«alternativlos» (mancanza di alternative) pronunciato da Angela Merkel davanti alle misure di salvataggio della moneta unica. L’alternativa per la Germania sarebbe dunque il ritorno alla moneta nazionale, nella convinzione che le differenze economiche nella zona-euro (vale a dire l’Europa meridionale) rappresentino un freno allo sviluppo del paese. Su questo singolo elemento, il partito di Frauke Petry ha mantenuto intatto lo spirito impresso da Bernd Lucke: il programma di partito si esprime chiaramente contro l’Unione Europea, definita un “costrutto anti-democratico”, suggerendo una consultazione popolare per il mantenimento della moneta unica e, in ogni caso, sostenendo un recupero della sovranità nazionale contro i tecnocrati di Bruxelles.

Dall’altra parte, il cavallo di battaglia con cui l’AfD è salita dal 4% a oltre il 10% dei consensi è certamente rappresentato dalle istanze anti-islamiche. Sempre ribattendo alle affermazioni della cancelliera, nel programma si esprime chiaramente che «l’Islam non appartiene alla Germania». Qui iniziano le prime contraddizioni nel piano politico dell’AfD: infatti, mentre si stabilisce solennemente la piena libertà religiosa e di opinione, si propone al contempo la proibizione della costruzione di minareti o il divieto di portare il velo negli uffici pubblici. In precedenti abbozzi del programma si sosteneva anche il divieto della circoncisione per i bambini. Poi questa voce è scomparsa nelle versioni più recenti, per ragioni abbastanza facili da comprendere.

Conseguenti e note sono le posizioni riguardo al tema dei profughi: garanzia di protezione per i “veri” profughi e respingimenti per i migranti economici. Come soluzione del problema globale dei flussi migratori si propone quindi di intervenire sulle “cause” scatenanti di questi processi. Ciò detto, è difficile non stupirsi di come questa parte del programma dell’AfD sia sostanzialmente identica alla linea ufficiale del governo federale che, anzi, ha preso decisioni discutibili come quella di dichiarare l’Afghanistan un “paese sicuro” per il quale non vale il diritto d’asilo. Se si pensa che il successo elettorale dell’AfD è stato dovuto principalmente alla questione dei profughi e, quindi, si osserva il programma del partito, sorge il legittimo dubbio che questi punti programmatici siano solo la bella facciata di istanze e opinioni molto più imbarazzanti da mettere nero su bianco – almeno in Germania.

Democrazia e famiglia. La “vita autonoma dell’apparato” statale

L’AfD è un partito democratico. Così democratico da ritenere anti-democratica la società tedesca attuale. La Germania, per l’AfD, è prigioniera dei partiti che «mettono a rischio la democrazia». Invece di rappresentare le forme di un sistema rappresentativo, i partiti dell’establishment sono indicati come un «cartello politico» (da noi la chiameremmo “casta”) che ha dato origine a una «vita autonoma dell’apparato statale» rispetto alla società. Il rimedio proposto è il solito di tutti i movimenti ultra-democratici del resto d’Europa: ovvero maggiore democrazia diretta, espressa attraverso la pratica dei referendum e una limitazione nel ruolo dei partiti nella vita politica del paese. A ciò si aggiungono alcune proposte secondarie, tanto popolari quanto comuni, come la riduzione del numero di deputati al Bundestag da 600 a 500 e una limitazione dei mandati per gli stessi parlamentari, che non potrebbero essere eletti per più di quattro legislature, indipendentemente dal voto popolare e dalle preferenze espresse dall’elettorato.

Inoltre il programma dell’AfD si apre con un nobile motto: «Essere cittadini liberi, non sudditi». Il senso di questa espressione viene spiegato poco più avanti: «Noi siamo cittadini liberi e non sudditi. Noi ci poniamo contro l’onnipotente Stato ideologico e “balia”, e contro l’arbitrio della classe politica». Si tratta, in altre parole, di una formulazione tipicamente liberista, che pone le scelte individuali come non-regolamentabili da parte dello Stato: «Noi ci poniamo contro il controllo, la vigilanza e la regolamentazione di tutti gli aspetti della vita. Noi ci poniamo contro ogni intrusione motivata ideologicamente nella sfera privata e nella vita familiare».

Bellissime parole. Peccato che, appena qualche pagina più avanti, vedendo proprio il programma sulle politiche familiari possiamo leggere come l’AfD intenda tutelare la famiglia tradizionale composta da madre-padre-figli, contrastando influenze ideologiche a essa contrarie e difendendo i tradizionali ruoli di genere. Viene proposta una particolare tutela per le donne che sono «“solo” madri e casalinghe», in opposizione a un «femminismo mal interpretato» che privilegia le donne nel campo professionale. Nei dettagli, secondo l’AfD lo Stato dovrebbe incentivare la natalità e, a tal fine, incoraggiare il ruolo domestico delle donne. Una “piccola” eccezione al rifiuto di «ogni intrusione motivata ideologicamente nella sfera privata e nella vita familiare».

Il cambiamento climatico esiste da quando esiste il pianeta

Il cambiamento climatico non esiste – o, meglio, esiste «da quando esiste il pianeta». Difficile contestare questa affermazione ma, al contempo, leggendola quale preambolo alla sezione dedicata alle politiche ambientali dovrebbe farci ben capire con quale “spirito” si intenda affrontare il problema. L’AfD, infatti, propone un radicale mutamento nelle politiche di protezione dell’ambiente: ripresa dello sfruttamento dell’energia nucleare (che in Germania dovrebbe essere abbandonata del tutto tra appena sei anni), revoca dell’attuale legislazione atta a favorire l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e, infine, revisione delle norme contro le emissioni di CO2. Il ragionamento proposto nel programma dell’AfD non fa una piega: l’anidride carbonica è un elemento necessario alla vita sul pianeta; attraverso di essa le piante producono ossigeno; allora perché doverne limitare le emissioni mediante costose pratiche come l’adesione ai protocolli di Kyoto?

In realtà le basi “scientifiche” in questa sezione del programma sono abbastanza aleatorie, e la ragione principale addotta dall’AfD è che il controllo delle emissioni limita lo sviluppo dell’economia tedesca. Qui arriviamo infatti all’ultimo punto che intendiamo presentare: il programma economico del partito di Freuke Petry. Accanto a dichiarazioni di circostanza in favore di una maggiore presenza tedesca sui mercati mondiali, più sviluppo, e via dicendo, il fine dichiarato del programma è quello della protezione della classe media tedesca, “spina dorsale” del paese. Le manovre concrete sono tutte di ordine fiscale: le tariffe delle imposte sul reddito dovrebbero avere scaglioni più ampi, mentre viene suggerito un “freno” alle tasse e alle imposte, impedendo che queste possano essere alzate “arbitrariamente” o al di sopra di determinati tetti. Da ultimo, l’AfD sostiene l’abolizione della tassa di successione. Una misura che avrebbe l’unico effetto di aumentare la forbice tra ricchi e poveri nella società tedesca, da accompagnare con decisi tagli allo stato sociale, ai sussidi di disoccupazione e alle minime garanzie di assistenza.

Un populismo anti-popolare, un campionario di contraddizioni

Il programma dell’AfD, almeno nella sua forma attuale, è un campionario di contraddizioni. A ben vedere non pare molto distante dalle istanze politiche che si stanno producendo da anni in tutta Europa (o, adesso, negli Usa) ed è facile riconoscere nei paragrafi succitati significativi parallelismi con altri movimenti che intendiamo tipicamente come populisti. Tuttavia siamo forse davanti a un fenomeno politico nuovo e a una significativa mancanza terminologica. Osservando le linee politiche fondamentali dell’AfD e di molti altri suoi precursori, si ha l’impressione che parlino essi sì alla pancia del popolo ma, al contempo, che si rivolgano anche alle tasche delle élite. L’operaio o il disoccupato del Sachsen-Anhalt che ha votato per l’AfD non avrebbe effettivamente molto da guadagnare del programma economico dichiarato dal partito. Emerge piuttosto come questi movimenti “giochino” con determinate passioni o timori della popolazione – la percepita lontananza della politica dei partiti, la paura dell’invasione di migranti e del terrorismo, le difficoltà della vita familiare quotidiana – per proporre invece misure concrete a favore delle classi più abbienti.

Siamo davanti a un populismo che, dal punto di vista economico, è anti-popolare. Davanti a un’ultra-democrazia che vorrebbe essere diretta ma è soltanto plebiscitaria e, quindi, intimamente anti-democratica. Infine, davanti a un nazionalismo che non ha più timore di definirsi tale, laddove un partito tedesco – che in un Land ha raggiunto il 24% dei consensi – può permettersi di inserire nel proprio programma, senza alcun distinguo, la difesa dell’«identità storico-culturale della nostra nazione nel corso del tempo».




In Germania chi ha votato per l'estrema destra?
lunedì 25 settembre 2017

http://www.ilpost.it/2017/09/25/elettori-afd

Più uomini che donne, più quarantenni che giovani e anziani, vivono soprattutto nella Germania est e in passato si erano astenuti

Alle elezioni di domenica in Germania il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) ha ottenuto uno storico risultato, entrando per la prima volta in Parlamento con il 12,6 per cento dei voti e diventando il terzo partito del paese, dopo la CDU di Angela Merkel e i socialdemocratici della SPD. Grazie ai sondaggi, agli exit poll e all’analisi dei flussi elettorali è possibile fare un primo ritratto di chi sono i suoi elettori e del perché hanno deciso di votare AfD: sono informazioni da prendere con cautela, dato che si basano su rilevazioni statistiche, ma sono utili a capire di cosa parliamo.

Il primo dato è quello geografico. L’AfD ha ottenuto i risultati migliori nella Germania orientale, la parte più povera del paese. Secondo i primi dati, nella Germania occidentale AfD ha ottenuto in media l’11 per cento dei voti, mentre in quella orientale ne ha raccolti più del 20 per cento. I migliori risultati li ha ottenuti in Sassonia e in Sassonia-Anhalt, dove è stata il partito di maggioranza relativa in cinque circoscrizioni (le uniche dove ha ottenuto questo risultato). Si trovano in Sassonia anche i tre collegi dove AfD è riuscita a far eleggere il suo candidato nei collegi uninominali (qui trovate una spiegazione del sistema elettorale tedesco). Peraltro le zone in cui AfD è andata meglio sono quelle in cui ci sono meno migranti, nonostante l’opposizione ai migranti sia una delle posizioni più forti e riconoscibili del partito.

Percentuali AFD secondo voto
I voti della AfD in Germania: nelle regioni in verde scuro, il partito ha ottenuto tra il 15 e il 35 per cento dei voti (Bundeswahlleiter)

Un altro dato interessante è quello dell’età. AfD ha ottenuto i migliori risultati tra chi ha intorno ai 40 anni e in particolare nelle fascia tra i 30 e i 59 anni. Le statistiche mostrano che AfD ha guadagnato il 10 per cento dei consensi tra i 40enni rispetto alle elezioni del 2013. I giovani con meno di 30 anni e gli anziani con più di 59 anni hanno invece votato l’estrema destra in percentuali più basse della media nazionale. Tra i giovani, il partito che ha ottenuto i risultati migliori rispetto alla media nazionale e rispetto al 2013 è il partito liberale FDP.

Germania voto per età

Gli elettori dell’AfD sono soprattutto uomini: quasi il 20 per cento di loro ha votato per il partito di estrema destra, mentre ha fatto lo stesso meno del 10 per cento delle donne, e questo nonostante le donne siano molto rappresentate nella leadership del partito. Tra le persone più famose e riconoscibili di AfD ci sono l’ex leader Frauke Petry, Beatrix von Storch e Alice Weidel, la candidata di punta del partito.

Germania voto per sesso

Un altro ottimo risultato AfD lo ha ottenuto tra gli operai, conquistando il 20 per cento del loro voto. Il partito ha invece ottenuto risultati inferiori alla media nazionale dei suoi consensi tra gli impiegati (Angestellte), tra gli autonomi (Selbständige) e soprattutto tra i dipendenti pubblici (Beamte), una categoria in cui ha raccolto meno del dieci per cento dei voti.

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I primi sondaggi sui flussi elettorali, che vengono realizzati nel giorno stesso del voto, mostrano che AfD ha ottenuto voti soprattutto da persone che nel 2013 non avevano votato. Il 34 per cento degli intervistati che hanno votato AfD ha detto di essersi astenuto alle elezioni precedenti, mentre il 21 per cento nel 2013 aveva votato per la CDU di Angela Merkel o per il suo partito alleato, la CSU.

Flusso elettorale AfD

I flussi elettorali mostrano una significativa uscita di elettori della CDU verso l’AfD, ma il partito di Angela Merkel ha subito una perdita di voti ancora più ampia nei confronti dei liberali di FDP.

Altri voti per AfD sono arrivati dall’estrema sinistra di Die Linke. Anche se apparentemente molto diversi, entrambi i partiti hanno una forte base nella Germania orientale e hanno elettori dal profilo simile: operai maschi con un’istruzione medio-bassa. Secondo i sondaggi, Die Linke è riuscita a pareggiare i voti persi verso l’AfD con quelli arrivati dai socialdemocratici della SPD. Die Linke ha ottenuto in tutto il 9,2 per cento dei voti, più o meno lo stesso risultato delle elezioni 2013.

Un altro dato interessante è il risultato ottenuto da AfD in Baviera, una delle regioni più ricche della Germania e, almeno sulla carta, un territorio ostile all’estrema destra populista. In Baviera è tradizionalmente molto forte la CSU, il partito gemello della CDU di Angela Merkel. La differenza tra CSU e CDU è che storicamente la prima ha una linea più di destra. Negli ultimi anni i suoi leader sono stati spesso critici nei confronti delle politiche di apertura ai migranti adottate da Merkel. La CSU, in teoria, avrebbe dovuto rappresentare un’efficace barriera al populismo anti-migranti dell’AfD. Le cose però sono andate diversamente: la CSU in Baviera ha perso il 10 per cento dei voti e AfD ha ottenuto un rispettabile 12,6 per cento, una crescita dell’8 per cento rispetto al suo risultato del 2013.

In un commento pubblicato sul Guardian, il politologo Cas Muddle ha sottolineato altri due aspetti particolari degli elettori dell’AfD.

Il primo è che molti di loro non sembrano condividere le posizioni estremiste spesso adottate dai leader del partito. Secondo un sondaggio citato da Muddle, l’86 per cento degli elettori di AfD ritiene che i suoi leader non facciano abbastanza per dissociarsi dalle posizioni estremiste e apertamente neonaziste adottate da alcuni membri del partito (e a volte dai suoi stessi leader). Una parziale conferma di questo sondaggio è che Frauke Petry, l’ex leader che ha abbandonato l’incarico in polemica con i membri più estremisti del partito, è la candidata che ha ottenuto il risultato migliore, raccogliendo più del 35,5 per cento dei voti nel suo collegio. Oggi Petry ha annunciato che non farà parte del gruppo di AfD in Parlamento, in polemica con gli attuali vertici che considera troppo estremisti.

Il secondo aspetto interessante indicato da Muddle è che l’elettorato di AfD appare tra i meno convinti della propria scelta in tutto il panorama politico tedesco. Soltanto il 34 per cento dei suoi elettori ha detto di essere convinto dal programma del partito, mentre il 60 per cento ha detto di averlo votato come forma di protesta nei confronti delle altre forze politiche. Sembra essere un voto piuttosto volatile e non troppo convinto, insomma.

Da questi dati preliminari, che avranno bisogno di essere elaborati e raffinati nei prossimi giorni, emerge un ritratto abbastanza chiaro dell’elettore di AfD: sono soprattutto maschi operai, intorno ai 40 anni, residenti nella Germania orientale, con un livello di istruzione medio-basso. Quasi un terzo di loro ha votato AfD per la prima volta, dopo essersi astenuti alle scorse elezioni, mentre un quinto di loro, circa un milione di persone, quattro anni fa aveva votato per Angela Merkel. La gran parte degli elettori ha scelto di votare AfD non perché attirata da programmi estremisti o addirittura neonazisti, ma sopratutto come forma di protesta verso i partiti tradizionali.



Una legione di xenofobi e negazionisti, così l’AfD sconvolge il Bundestag
giordano stabile
2017/09/26

http://www.lastampa.it/2017/09/26/ester ... agina.html

Se la fatica di Angela Merkel nel gestire la sua fragile vittoria sarà segnata nei prossimi giorni da trattative e negoziati all’insegna del più raffinato tatticismo politico, quella che aspetta la dirigenza del partito di estrema destra Afd - gli altri vincitori di questa tornata elettorale tedesca - sarà gestire la coabitazione fra due anime, di cui una smaccatamente xenofoba e negazionista. Il fatto di aver rastrellato consensi un po’ ovunque - tra i razzisti e i semplici scontenti, tra i violenti e gli impauriti, tra i transfughi e i traditi - rischia infatti di tramutarsi in un boomerang.

I primi segni del caos ci sono stati ieri mattina, quando a sorpresa, con una mossa a effetto da tempo meditata, la capogruppo al Bundestag Frauke Petry ha annunciato le sue dimissioni, pur restando all’interno del partito: «Credo che non stiamo rispondendo, nei contenuti, al mandato dei nostri elettori, che ci chiedono di guardare al futuro in modo costruttivo, non al passato». Il volto più borghese e rassicurante dell’Afd - madre di cinque figli, fautrice di una destra più conservatrice che estremista - ha dunque deciso di prendere le distanze dalla coppia Gauland-Weidel, non senza averli accusati di accarezzare la parte peggiore del loro elettorato. E non sbaglia, in certo modo, quando dice che «se i toni non fossero stati così esasperati in campagna elettorale, avremmo preso il 20 per cento, mentre così abbiamo spaventato molte persone». A spaventarli, soprattutto, i toni negazionisti e xenofobi che hanno nutrito, per tutta questa campagna elettorale, il sottobosco dell’elettorato Afd.

Lo scontro di ieri è solo l’inizio, perché le dimissioni di Petry non erano ancora state digerite, che già Alexander Gauland - 76 anni, un passato nella Cdu, oggi candidato di punta Afd insieme a Alice Weide - interveniva su Israele con un discorso tanto contorto quanto inquietante: «Certo che siamo al fianco di Israele - ha detto - ma è discutibile il fatto che il diritto di Israele a esistere sia un principio della ragion di Stato tedesca. Se così fosse dovremmo essere pronti a usare il nostro esercito per difendere Israele, e siccome in Israele c’è una guerra continua, ecco mi sembra privo di senso». Immediate le proteste del Consiglio centrale degli ebrei in Germania: «Purtroppo le nostre paure sono diventate realtà», ha detto il presidente Joseph Schuster.

Lo ripetiamo, lo scontro fra l’anima presentabile e quella impresentabile dell’Afd è solo all’inizio. E una conferma viene dalla lista degli oltre 90 eletti che dalla prossima seduta fino al 2021 siederanno in Parlamento. Se tra i «presentabili» c’è Beatrix von Storch, candidata a Berlino, che ammira i Tea Party e vorrebbe una squadra di calcio senza stranieri, al suo fianco c’è Wilhelm von Gottberg, ex poliziotto, ex Cdu, che oggi ha 77 anni, vive in Bassa Sassonia e ritiene un «mito» lo sterminio di massa degli ebrei da parte dei nazisti: «L’Olocausto - disse una volta - è un dogma che dovrebbe essere lasciato fuori da qualsiasi ricerca storica». Un altro che vorrebbe iscrivere la Shoah nel capitolo «acqua passata» è Jens Meier, giurista, candidato a Dresda, che tra le sue affermazioni più note registra quella secondo cui «i tedeschi dovrebbe finirla con questo culto della colpa».

Vicino a personaggi rozzi come questi, ci sono anche figure più stilizzate, tra cui spicca Armin-Paul Hampel, 60 anni, alta borghesia della Sassonia: ama presentarsi come viaggiatore e conoscitore delle cose del mondo - è stato corrispondente per il canale televisivo Ard dal Sudest asiatico fino al 2008 - e si è ritagliato negli anni il ruolo di mediatore e consulente per varie imprese commerciali tra India e Germania. Grazie a un passato nella marina, Hampel ha molti buoni amici tra gli alti gradi delle gerarchie militari, altro bacino elettorale dalle tonalità nostalgiche che guarda con interesse alle politiche dell’Afd. E che dire dello storico Stefan Scheil, teorico delle ambizioni militari della Polonia, che avrebbe per questo iniziato la guerra contro la Germania, e che oggi si erge a «eterna vittima»?

Tra i più anziani c’è poi Detlev Spangenberg, 73 anni, nato nella Ddr, arrestato durante un tentativo di fuga verso l’Ovest, riesce infine a trasferirsi in Nordreno Westfalia, dove si iscrive alla Cdu. Dopo la caduta del Muro decide di ritornare all’Est, dove partecipa al gruppo estremista «Lavoro, Famiglia, Patria», che ha tra i suoi principi ispiratori l’odio per i musulmani e il ripristino dei confini tedeschi al 1937. Una lunga lista di curriculum pasticciati e sgangherati, quella dei parlamentari Afd, che risponde alla confusione presente nel loro elettorato: in parte violento, in parte inconsapevole, in altra parte ancora spregiudicato e avventuriero. E che adesso, a dispetto di tutto, entrerà a pieno titolo nel patrimonio politico tedesco.
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Re: Europa e i diritti negati dei cittadini nativi europei

Messaggioda Berto » dom ott 01, 2017 11:44 am

AfD (Alternativa per la Germania)
https://it.wikipedia.org/wiki/Alternati ... a_Germania

https://de.wikipedia.org/wiki/Alternati ... eutschland


Alice Weidel: "Sono di destra per la mia omosessualità, non nonostante" L'outing della co-leader dell'AfD mescola xenofobia (???) e diritti dei gay: la più grande minaccia per gli omosessuali viene dai migranti musulmani. Teoria del gender? Questioni private che non devono essere insegnate a scuola

22 settembre 2017

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/ ... tml#foto-1

In una campagna elettorale tedesca apparentemente senza storia in cui Angela Merkel sembra destinata a conquistare per la quarta volta il mandato alla Cancelleria nelle elezioni del prossimo 24 settembre senza particolari patemi, l'attenzione è tenuta desta dal possibile risultato dal partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) che, nell'opulenta Germania catalizza il malcontento degli esclusi e di chi si sente minacciato da stranieri e migranti cavalcando sentimenti xenofobi.

A guidare l'AfD alle elezioni una strana coppia composta dall'ex CDU Alexander Gauland, un 76enne le cui posizioni marcatamente euroscettiche non fecero breccia nel partito di Merkel e Alice Weidel. È su questa giovane leader e la sua storia eccentrica rispetto agli stereotipi della destra che sono puntati i riflettori dei media in questi giorni. Trentotto anni, una laurea in economia all'Università di Bayreuth, la Weidel ha lavorato per colossi finanziari come Goldman Sachs, Allianz e Bank of China. Da tempo vive con Sarah Bossard, una produttrice cinematografica originaria dello Sri Lanka, hanno una seconda residenza in Svizzera a Biel dove allevano due figli adottivi.

Per la prima volta, due giorni fa in un evento della campagna elettorale in Baviera la candidata dell'AfD ha sollevato la questione della sua omosessualità davanti a iscritti e simpatizzanti: "Non sono qui, nonostante la mia omosessualità, ma anche per la mia omosessualità" ha detto Weidel, ribadendo un concetto già espresso in un'intervista pubblicata mercoledì sul blog "Philosophia Perennis", l'AfD è "l'unica protezione reale per i gay e le lesbiche in Germania". Secondo la sua visione la più grande minaccia per gli omosessuali tedeschi deriva in questo momento dai migranti musulmani ostili per motivi religiosi alle rerlazioni gay.

Un outing reso necessario, per mettere a tacere i pettegolezzi e le continue domande dei giornalisti durante le conferenze stampa sulla sua vita privata e sulla compatibilità della sua preferenza sessuale con la militanza in un partito di estrema destra che nel suo programma elettorale si lamenta del declino delle famiglie tradizionali e critica l'insegnamento scolastico in cui troppa enfasi verrebbe data alla omosessualità, alla transessualità e in generale alla diversità sessuale. A questa apparente contraddizione Weidel risponde che: "A scuola i bambini devono studiare tedesco, matematica e scienze. La questione del genere e il vocabolario LGBT non sono adatti alle mura scolastiche ma a quelle di casa."

Nell'Aprile scorso la Weidel era rimasta coinvolta anche in una polemica sul "politicamente corretto" da lei definito "il cumulo di immondizia della Storia". Un conduttore radiofonico ne aveva approfittato per scagliarsi contro di lei durante il suo programma in modo sarcastico: "Ma sì, finiamola con il politicamente corretto, viva il politicamente scorretto, quella 'sgualdrina Nazi' deve avere ragione." La Weider lo aveva denunciato cercando inutilmente di vietare la replica del programma.

Alternativa per la Germania è stata fondata nel 2013 da euroscettici fuoriusciti dalle file di conservatori e liberali. Nelle elezioni di quattro anni fa però il discorso anti-europeista non riuscì a sfondare e l'AfD restò fuori dal Parlamento essendosi attestato poco al di sotto del 5%. Con lo scoppio della crisi migratoria del 2015 e l'irruzione sulla scena del movimento islamofobo Pegida, l'AfD ha virato decisamente verso l'aperta xenofobia lasciando in secondo piano l'euroscetticismo. La formazione si nutre del voto di protesta in un Paese che, dal 2015, ha accolto circa 1,3 milioni di rifugiati.



https://it.wikipedia.org/wiki/Frauke_Petry



Ma quale destra estrema... ecco il programma dell'AFD
Betta Maselli
https://www.facebook.com/betta.mas.9?fref=mentions
(grazie a Mauro Meneghini che conoscendo bene la Germania ed il tedesco, se lo è studiato a differenza di tanti giornalisti...)

- introduzione del voto diretto (referendum modello Svizzera)
- nuova regolamentazione finanziamento pubblico dei partiti
- limitazione temporale degli incarichi dei politici
- controllo delle pensioni di anzianità dei politici
- evasione fiscale come reato penale
- uscita dall'euro (modello brexit)
- limitazione dell'immigrazione incontrollata e quote di espulsione
- riduzione della pressione fiscale
- alleggerimento della burocrazia
- riduzione dell'IVA
- limitazione della spesa pubblica
- abolizione della tassa di successione
- abolizione delle tasse sui beni immobili
- abolizione del canone televisivo
(Praticamente il programma dei cristiani democratici di Kohl del 1984/85)


Elezioni tedesche. Dove va l'Europa?
https://www.youtube.com/watch?v=qBJPnkM ... e=youtu.be



AfD non è antisemita e antisraeliana



Nel distretto dove la destra di Afd ha scavalcato la Cdu
Raffaella Calandra
2017-09-25

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/20 ... d=AE82yJZC

Bisogna allontanarsi dai simboli della storia e dalle lusinghe della modernità, per arrivare all’origine del rancore. Bisogna andare oltre l'Ikea, oltre le vecchie fabbriche e le distese di discount per arrivare nel quartiere dove esistono quasi solo gli opposti estremismi. Bisogna arrivare laddove le case non hanno colore e gli uomini sembrano non avere molta speranza. Dove gli arrabbiati che hanno votato per l'estrema destra ora si uniscono ai nostalgici dell'ex Ddr. Benvenuti nel distretto di Marzahn-Hollersdorf, dove la sinistra-sinistra della Linke è il primo partito (col 25, 5% dei voti, sette in meno del 2013 stando ai dati estrapolati dal Berliner Morgenpost) e la destra-destra di Alternative fur Deutschland segue subito dopo, (col 22,9% e con un balzo di ben 16 punti in avanti rispetto a quattro anni fa) superando i partiti storici.


IL VOTO A BERLINO
Le maggioranze distretto per distretto

Tra questi alti casermoni grigi, alveari per centinaia di famiglie, la disoccupazione tocca la percentuale del 7,5%, stimava ad agosto l'amministrazione di Berlino. E la rabbia per una vita, faticosamente portata avanti ogni giorno, emerge quasi subito, nelle conversazioni al mercato, insieme ad un certo ostilità verso gli stranieri. Che qui vendono scarpe da 10 euro e pure sigarette abusive. «Io faccio fatica a vivere con la mia pensione, una mamma sola con i figli deve fare sacrifici per andare avanti e loro devono ricevere tutto, per loro bisogna preoccuparsi, e a me chi ci pensa?», sbotta un signore avanti negli anni, interrompendo un coetaneo che all'opposto spiegava perché «anche questa volta ha votato Linke. Sono nato e cresciuto qui, nell'Est. E non mi piace pensare ai neonazisti al Parlamento». Un riferimento che all'altro non piace e la voce si alza, prologo di un battibecco tra vicini di casa che sembra dire molto anche della Germania uscita da queste urne.


«La rabbia dei tedeschi dell'Est per i migranti e le disparità con l'Ovest»

Il passato vale ancora molto da queste parti, dove i negozi propongono in offerta i biscotti di Dresda. E le felpe nere con i pittbull che ringhiano, per i più giovani. Qualcuno cammina con la testa rasata, molti non vogliono parlare. Proprio come tanti che alla vigilia del voto non volevano ammettere di pronunciarsi a favore dell'Afd. La piccola criminalità dello spaccio la percepisci subito, nei capannelli di giovani che nel parco ti seguono con lo sguardo. E anche questa finisce nell’elenco dei problemi che gli abitanti snocciolano, pensando alle ragioni del fallimento della Grosse Koalition. «Di noi, si sono dimenticati», ripetono. Così questo quartiere sembra diventare in piccolo un prototipo delle dinamiche ripetute su scala nazionale tra quelle che restano due diverse parti del Paese.


COME SI SONO SPOSTATI I VOTI RISPETTO AL 2013
Saldo tra voti guadagnati e voti persi per partito: il confronto con le elezioni del 2013. Milioni di voti (Fonte: Infratest dimap)

«All'est, resta fortissima la delusione», analizzava già Raj Kollmorgen, professore dell'Università di Goerlitz, studioso proprio delle trasformazioni tra est ed ovest. «Si aspettavano di vivere in paesaggi fioriti, come aveva promesso Khol alla riunificazione e nonostante i passi in avanti, il Pil cresciuto anche più che ad Ovest e la disoccupazione crollata, restano convinti di non poter mai raggiungere gli standard di benessere dell'Ovest, che è stato come idealizzato».

Un'analisi affidata alla Faz nei giorni scorsi, per poi aggiungere che «ora il tema dei migranti fa temere loro di poter perdere ancora una volta la propria identità». Ed è per questo che hanno voltato le spalle a chi ha aperto le porte ai rifugiati, nel 2015 e a tutti quei partiti che non hanno mantenuto le promesse. Nell'est della Germania, come nell'est di questa parte di Berlino. Dove si vive di nostalgia e rancore.
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Re: Europa e i diritti negati dei cittadini nativi europei

Messaggioda Berto » dom ott 01, 2017 11:45 am

Nell'occidente americano ed europeo si può essere nazionalisti senza per questo essere antisemiti o antiebrei e antisraeliani; non è obbligatorio odiare gli ebrei; come non è obbligatorio far coincidere i nazionalismi con i nazismi, i fascismi e gli statalismi unitari che tanto danno hanno fatto nei secoli passati.
Come non è necessario che gli ebrei inseriti nelle varie comunità statuali, federali ed etniche dell'occidente americano ed europeo, siano contro i loro naturali e legittimi nazionalismi con cui esprimono l'amore e la difesa della loro identità, cercando di tutelare e di perseguire il loro legittimi diritti umani, civili e politici.




In questo ambito di legittimi nazionalismi quello dell'Afd nè è un esempio anche se al suo interno vi possono essere dei gruppi tradizionalmente e stupidamente antisemiti:

Il nazionalismo tedesco di Afd

Liberali o nazionalisti? Anche il partito tedesco Afd al test identitario
Si è aperto venerdì il congresso dell’Alternative für Deutschland a Stoccarda. Due anime divise, una bozza da votare
di Andrea Affaticati

1 Maggio 2016
http://www.ilfoglio.it/esteri/2016/05/0 ... rio-95563/

Milano. L’hanno chiamata l’“offensiva di primavera”, ma si tratta più di un test per sondare gli umori della base. Ufficialmente il congresso programmatico dell’Alternative für Deutschland (Afd) apertosi venerdì a Stoccarda deve dotare il partito di un programma in previsione delle elezioni politiche del 2017. Nei fatti, in questa tre giorni si deciderà da che parte vuole andare il partito, dove collocarsi nel dibattito tedesco e in quello europeo. “Ci sono due anime all’interno dell’Afd – spiega al Foglio il politologo Gero Neugebauer – Quella più nazional-conservatrice liberista si concentra maggiormente sulla politica economica, l’altra di stampo nazional populista è impegnata a salvare l’essenza tedesca”. Se l’Afd dovesse imboccare questa seconda via, una spaccatura prima o poi potrebbe rilevarsi inevitabile.

Così pare pensarla anche Frauke Petry, una dei leader dell’Afd, il volto più noto sui media internazionali. In una recente intervista al settimanale Stern, la Petry ha fatto sapere che nel caso di una radicalizzazione del partito, lei se ne andrebbe: l’ordinamento democratico e liberale dello stato, con tutto quello che ne consegue – cioè no alla violenza, no al razzismo – non sono trattabili. “Nella Germania occidentale resistono, in linea di massima, ancora tabù verso una retorica in odore nazionalsocialista – spiega Neugebauer. Dico però ‘in linea di massima’ perché sono convinto che dietro le quinte anche l’ala più liberista non disdegna l’idea di pescare in un bacino più dichiaratamente di destra”.

A leggere i giornali la svolta è già scritta nella bozza programmatica che i duemila iscritti al congresso sono chiamati a votare. Neugebauer è più cauto. A suo avviso solo alla chiusura dei lavori si potrà formulare un giudizio, e nemmeno allora definitivo. Dalle circoscrizioni comunali e regionali sono arrivate infatti una montagna di richieste di emendamenti, correzioni. In tutto riempiono più di mille pagine. La tre giorni di Stoccarda basterà però giusto per discutere i temi più pressanti: l’Unione europea che, si legge nel documento, deve tornare a essere un’unione di stati sovrani tenuti insieme soltanto da interessi economici, basta con i tentativi di ogni tipo per avviarsi verso una centralizzazione politica. L’euro deve essere abolito, e se il Bundestag non dovesse tener conto di questa richiesta, sarà un referendum a decidere la permanenza della Germania nell’eurozona.

L’Afd vuole inoltre l’introduzione dello strumento referendario nei modi in cui viene impiegato in Svizzera. E infine l’islam. La bozza recita: “L’islam non fa parte della Germania”. Per Alexander Gauland e Beatrix von Storch, i due vice dei partiti, questa dichiarazione è troppo debole. Per questo in varie interviste hanno rincarato la dose, affermando che “si tratta di un’ideologia politica contraria ai princìpi costituzionali”. La bozza prevede inoltre il divieto di costruire minareti, e anche qui c’è chi va oltre, chiedendo il divieto di costruire moschee. Per molti si tratta soltanto di provocazioni, ma intanto il pensiero prende piede. “L’islam e i profughi sono i due terreni più fertili per pescare ancora più a destra dell’Afd – dice il politologo Neugebauer. Non a caso Gauland da tempo si dichiara possibilista verso un’apertura nei confronti del movimento anti islamico Pegida”.

L’esempio austriaco

L’obiettivo dell’Afd è di inserire nel dibattito tanti elementi per far sì che le elezioni politiche del 2017 si rivelino un trionfo pari a quello ottenuto nelle regionali di marzo, quando in tutti e tre i Länder in cui si votava il partito ha ottenuto più del 10 per cento. Nel Land orientale Sachsen-Anhalt, l’Afd si è attestato addirittura secondo, subito dopo la Cdu, con il 24 per cento dei voti (e, stando a quanto scrive lo Spiegel, alcuni esponenti cristianodemocratici del Land non sarebbero del tutto avversi a una coalizione con loro). Che il partito riesca a entrare nel prossimo Bundestag, Neugebauer lo dà per sicuro. Ma la percentuale dei voti che otterrà dipenderà, secondo lui, in massima parte da se e come l’Ue uscirà dalla crisi di identità in cui si trova e da come verrà a capo della questione profughi-migranti. Azzarda una previsione: “Non penso che supererà il 10 per cento, anzi starà molto sotto”.

Di altro avviso è Marcus Pretzell, deputato europeo a capo dell’AfD del Nordrhein-Westfalen. Lui vede già il partito ripercorrere le orme dell’Fpö, il partito nazionalpopulista austriaco che, con il suo candidato Norbert Hofer, ha appena portato a casa uno strepitoso risultato al primo turno delle presidenziali, relegando, invece, i due (ex) grandi partiti, il socialdemocratico Spö e il popolare Övp, a un ruolo marginale. “In Austria la cultura politica dal dopoguerra a oggi è stata dominata dalla grande coalizione. Non così quella tedesca”, fa notare Neugebauer. Certo, in prospettiva preoccupa soprattutto la debolezza crescente dell’Spd, un partito ora molto lontano dalla possibilità di designare un cancelliere. La grande coalizione rischia, dunque, di diventare una costante anche in Germania. Non ultimo perché anche l’Unione perde voti e per questo fa sempre più fatica a costituire coalizioni a due con partiti più piccoli, cioè i liberali dell’Fdp o i Verdi.

C’è chi individua nella politica di accoglienza di Angela Merkel la causa principale del crescente successo dei partiti nazional populisti che stanno guadagnando terreno in tutta Europa, con simpatie sempre più marcate – come conferma anche la bozza dell’Afd – verso la Russia piuttosto che verso la Nato (l’Afd non chiede di uscire dall’Alleanza atlantica, ma vuole una revisione della stessa). “A Merkel va certamente imputata la responsabilità di aver bloccato l’integrazione europea sul piano della solidarietà – dice Neugebauer – E anche di aver favorito il crescente nazionalismo in alcuni paesi, soprattutto nell’Europa centro-orientale. Ma quando in Polonia o in Grecia le caricature la mostrano in versione nazista, non va trascurato il fatto che dietro ci sono ideologie ben diverse”. L’inasprirsi dei fronti sulla politica di immigrazione (e di conseguenza il successo di un partito come l’austriaco Fpö) è dovuto piuttosto a politici di diverso orientamento, ma uniti dalla loro ambiguità: tra questi il politologo cita il britannico David Cameron e l’austriaco Werner Faymann.







Anche Geert Wilders e il suo movimento mi pare un sano nazionalista e un sano nazionalismo non fascista, non nazista, non antisemita

Geert Wilders, il populista olandese
Feb 21, 2017

http://www.occhidellaguerra.it/geert-wi ... a-olandese

Geert Wilders è nato a Venlo nel 1963, da padre olandese e madre indonesiana. Proveniente da una famiglia cattolica, è poi diventato agnostico. Ha lavorato nel settore assicurativo prima di scendere in campo. Il cimentarsi con la politica comincia, infatti, negli anni Novanta, quando fa da “ghostwriter” per il VVD, il partito liberale, all’epoca guidato dall’ex commissario europeo Frits Bolkestein.

Nel ’98 viene eletto parlamentare, ma la notorietà arriverà solo nel 2004, quando venne espulso dal VVD per i primi bagliori di quelle che poi sarebbero divenute le sue classiche posizioni anti-islam. Bisogna infatti arrivare alla morte di Pim Fortuyn affinché Wilders acquisisca un ruolo centrale nello scacchiere politico olandese.

Nel 2006, infatti, Wilders fondò quello che sarebbe divenuto il suo partito: il Partij voor de Vrijheid (Partito per la Libertà). Sempre nel 2006, dunque, Wilders si presenta alle elezioni legislative con la sua creatura politica e conquista nove seggi. In Olanda, allora, comincia ad affermarsi quello spirito euroscettico promosso da Wilders stesso che aveva già contribuito nel 2005 ad affossare con un referendum la Costituzione europea.

Wilders continua ad accrescere i propri consensi ed il picco lo tocca tra il 2009 e il 2010, quando raccoglie percentuali superiori al 15% sia alle regionali sia alle europee. Tra il 2010 ed il 2012, poi, Wilders dà il suo appoggio esterno al governo di minoranza olandese formato da VVD e CDA (Appello Cristiano Democratico), un esecutivo guidato da Mark Rutte.

Quando Wilders ritira i suoi voti dalla maggioranza dell’esecutivo, questo cade e costringe il sistema politico olandese ad indire nuove elezioni. Nel 2012, dunque, si torna a nuove elezioni, ma a Wilders non riesce l’exploit e, anzi, ottiene solo il 10% dei consensi.

Wilders non ha mai preso spunto dai partiti o dai movimenti ultranazionalisti, tuttavia è stato incriminato per incitamento all’odio e processato in Olanda, mentre in Gran Bretagna, almeno per alcuni anni, è stato considerato una “persona non grata”.

Tuttavia, su Israele (dove ha anche vissuto), l’antisemitismo e gli omosessuali ha posizioni molto morbide ed anzi si è più spesso autodefinito un sionista. Tra le sue sottolineature pubbliche c’è anche quella che ha voluto eleggere a modello Margaret Thatcher.

La difesa dei diritti dei gay rappresenta, per Wilders, un tratto valoriale tipicamente olandese non derogabile in nessun modo. In questo senso può essere davvero definito il leader più simile a Donald Trump nel continente europeo: fiscale sull’immigrazione, ma aperto in materia di diritti.

Wilders è convintamente euroscettico: tra gli obiettivi del suo programma c’è quello di indire un referendum per l’uscita dell’Olanda dall’Ue, dall’euro e dal mercato unico. Ha più volte dichiarato di voler tornare al fiorino. Solitamente distribuisce finte e vecchie banconote olandesi ritraenti la sua faccia. Le sue idee sull’islam sono abbastanza lapalissiane: vorrebbe bandire il il Corano, che associa al “Mein Kampf” di Hitler; vorrebbe impedire l’immigrazione da Paesi musulmani. In questi anni, inoltre, ha girato un film di cui si è molto parlato,“Fitna”, una produzione che metterebbe in correlazione diretta l’islam ed il terrorismo.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Europa e i diritti negati dei cittadini nativi europei

Messaggioda Berto » dom ott 01, 2017 11:45 am

Anch'io che sono un nazionalista e indipendentista veneto non sono per nulla antisemita e antiisraeliano, anzi amo gli ebrei e Israele e al sabato mi metto la kippà in solidarietà con gli ebrei perseguitati nel mondo.
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