Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » lun gen 11, 2016 11:48 pm

Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi
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Viołensa dei migranti musulmani contro łe done en Xermagna
Germany on New Years Eve. And you'll never see this on TV. That would be racist
https://www.facebook.com/OCEANSIDEGANGB ... 4159122841

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... xlam-1.jpg



Ouropa e Ixlàm (Europa e Islàm)
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Ouropa e mafia criminal terorestega rełijoxa xlamega
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » lun gen 11, 2016 11:49 pm

Colonia. Il corpo delle donne e il desiderio di libertà di quegli uomini sradicati dalla loro terra

Lo scrittore algerino Kamel Daoud sui fatti di Capodanno: "Del rifugiato vediamo lo status, non la cultura. E così l'accoglienza si limita a burocrazia e carità, senza tenere conto dei pregiudizi culturali e delle trappole religiose". "Nel mondo di Allah il sesso rappresenta la miseria più grande"
di KAMEL DAOUD
10 gennaio 2016

http://www.repubblica.it/esteri/2016/01 ... -130973948


La protesta delle donne in piazza a Colonia dopo le aggressioni di Capodanno (afp)
Cos'è accaduto a Colonia? Leggendo i resoconti si fa fatica a comprenderlo con chiarezza. Forse però sappiamo cosa passava nella testa degli aggressori e come di sicuro la pensano gli occidentali.
Il "fatto" in sé è espressione fedele dell'immagine che gli occidentali hanno dell'Altro, il rifugiato/immigrato: spiritualismo esasperato, terrore, riaffiorare della paura di antiche invasioni e base del binomio barbaro/civilizzato. Gli immigrati che accogliamo se la prendono con le "nostre" donne, aggredendole e stuprandole. Una nozione che la destra e l'estrema destra non tralasciano mai di esporre quando si pronunciano contro l'accoglienza ai rifugiati.

I colpevoli sono immigrati arrivati da tempo o rifugiati recenti? Appartengono a organizzazioni criminali o sono semplici teppisti? Per delirare con coerenza non si aspetterà che queste domande abbiano risposta. Il "fatto" ha già riaperto il dibattito sull'opportunità di rispondere alle miserie del mondo "accogliendo o asserragliandosi".

Spiritualismo esasperato? Già. In Occidente l'accoglienza pecca di un eccesso di ingenuità. Del rifugiato vediamo lo stato ma non la cultura. È la vittima sulla quale gli occidentali proiettano pregiudizi, senso del dovere o di colpa. Si scorge in lui il sopravvissuto, dimenticando che è anche vittima di una trappola culturale che deforma il suo rapporto con Dio e con la donna.

In Occidente il rifugiato o l'immigrato potrà salvare il suo corpo ma non patteggerà altrettanto facilmente con la propria cultura, e di ciò ce ne dimentichiamo con sdegno. La cultura è ciò che gli resta di fronte a sradicamento e traumi provocati in lui dalla nuova terra. In alcuni casi il rapporto con la donna - fondamentale per la modernità dell'Occidente - rimarrà incomprensibile a lungo, e ne negozierà i termini per paura, compromesso o desiderio di conservare la "propria cultura". Ma tutto ciò può cambiare solo molto lentamente. Le adozioni collettive peccano di ingenuità, limitandosi a risolvere i problemi burocratici e si esplicano attraverso la carità.

Il rifugiato è dunque un "selvaggio"? No. È semplicemente diverso, e munirlo di pezzi di carta e offrirgli un giaciglio collettivo non può bastare a scaricarci la coscienza. Occorre dare asilo al corpo e convincere l'animo a cambiare. L'Altro proviene da quel vasto universo di dolori e atrocità che è la miseria sessuale nel mondo arabo-musulmano. Accoglierlo non basta a guarirlo. Il rapporto con la donna rappresenta il nodo gordiano nel mondo di Allah. La donna è negata, uccisa, velata, rinchiusa o posseduta. È l'incarnazione di un desiderio necessario, e per questo ritenuta colpevole di un crimine orribile: la vita. Una convinzione condivisa, che negli islamisti appare palese. Poiché la donna è donatrice di vita e la vita è una perdita di tempo, la donna è assimilabile alla perdita dell'anima.

Il corpo della donna è il luogo pubblico della cultura: appartiene a tutti, ma non a lei. Qualche anno fa, a proposito dell'immagine della donna nel mondo detto arabo si scrisse: "La donna è la posta in gioco, senza volerlo. Sacralità, senza rispetto della propria persona. Onore per tutti, ad eccezione del proprio. Desiderio di tutti, senza un desiderio proprio. Il suo corpo è il luogo in cui tutti si incontrano, escludendola. Il passaggio alla vita che impedisce a lei stessa di vivere".

È questa libertà che il rifugiato, l'immigrato, desidera ma non accetta. L'Occidente è visto attraverso il corpo della donna: la libertà della donna è vista attraverso la categoria religiosa di ciò che è lecito o della "virtù".
Il corpo della donna non è visto come luogo stesso di libertà, in Occidente un valore fondamentale, ma di degrado. Per questo lo si vuole ridurre a qualcosa da possedere o a una nefandezza da "velare". La libertà di cui la donna gode in Occidente non è vista come il motivo della sua supremazia ma come un capriccio del suo culto della libertà. Di fronte ai fatti di Colonia l'Occidente (quello in buona fede) reagisce perché è stata toccata "l'essenza" stessa della sua modernità - laddove l'aggressore non ha visto altro che un divertimento, l'eccesso di una notte di festa e bevute.

Colonia è dunque il luogo dei fantasmi. Quelli elaborati dall'estrema destra che evoca le invasioni barbariche e quelli degli aggressori, che vogliono che il corpo sia nudo perché è "pubblico" e non appartiene a nessuno. Non si è aspettato di sapere chi fossero i responsabili, perché nei giochi di immagini, riflessi e luoghi comuni, tale dato non conta poi molto. E non si vuole ancora capire che dare asilo non significa semplicemente distribuire "carte" ma richiede di accettare un contratto sociale con la modernità.

Nel mondo di "Allah", il sesso rappresenta la miseria più grande. Al punto da dare vita a un porno-islamismo a cui i predicatori ricorrono per reclutare i propri "fedeli", evocando un paradiso che più che a una ricompensa per credenti somiglia a un bordello, tra vergini destinate ai kamikaze, caccia ai corpi nei luoghi pubblici, puritanesimo delle dittature, veli e burka. L'islamismo è un attentato contro il desiderio. E talvolta questo desiderio esplode in Occidente, dove la libertà appare così insolente. Perché "da noi" non esiste via d'uscita se non dopo la morte e il giudizio universale. Ritardo che fa dell'uomo uno zombie, o un kamikaze che sogna di confondere la morte con l'orgasmo, o un frustrato che spera di raggiungere l'Europa per sfuggire alla trappola sociale della propria debolezza.

Ritornando alla domanda iniziale: Colonia ci insegna che dobbiamo chiudere le porte o chiudere gli occhi? Nessuna delle due opzioni: chiudere le porte ci obbligherebbe un giorno a sparare dalle finestre, un crimine contro l'umanità. Ma anche quello di chiudere gli occhi sulla lunga opera di accoglienza e di aiuto, e su ciò che questa comporta in termini di lavoro su se stessi e sugli altri, sarebbe un atteggiamento di spiritualismo esasperato, in grado di uccidere.

I rifugiati e gli immigrati non possono essere ridotti
a una minoranza delinquenziale. Ciò ci pone di fronte al problema dei "valori" da condividere, imporre, difendere e far capire. Ciò pone il problema del dopo-accoglienza: una responsabilità di cui dobbiamo farci carico.
(traduzione di Marzia Porta)
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » lun gen 11, 2016 11:50 pm

Gli stupratori musulmani di Colonia Per la Kyenge sono maschi allupati
gennaio 9, 2016

http://italiapatriamia.eu/gli-stuprator ... i-allupati
L’ex ministro dell’Integrazione ed europarlamentare del Pd Cécile Kyenge commenta in un’intervista ad Affaritaliani.it la retromarcia di Matteo Renzi sull’abolizione del reato di clandestinità. E lo fa in modo inatteso, lanciando un pesante attacco al governo di Renzi che n”on è del Pd ma ha diverse forze al suo interno che devono trovare un accordo. Spero che comunque un giorno avremo la maggioranza sufficiente per intervenire su norme come queste che, a mio avviso, mettono l’Italia in coda su temi che indicano la strada per il futuro, come il coraggio che abbiamo avuto a portare avanti Mare Nostrum. Eravamo criticati e poi, alla fine, si è visto che avevamo ragione noi”. Per il ministro è un peccato che non sia stato depenalizzato il reato perché “i clandestini non sono criminali”.
La spiegazione – “Togliere questo reato non vuol dire annullare un illecito che potrebbe comunque essere amministrativo. Mi spiego: è un peccato perché ritengo che l’Italia debba essere lungimirante e riuscire anche ad anticipare i tempi. In questo momento, politicamente, le forze che si battono per mantenere il reato di clandestinità lo fanno perché lo usano come spot elettorale, strumentalizzando il fenomeno migratorio e, quindi, per far vedere che stanno facendo una lotta dura”, ha detto ancora la Kyenge. “In realtà il fatto che sia una campagna elettorale fatta di strumentalizzazioni lo si capisce anche perché il reato di clandestinità non serve a niente. Da un punto di vista economico, gli italiani devono capire che i soldi che servono per tutti quei processi, e sappiamo quanto durano, visto che stiamo parlando di un reato penale, li pagano loro fino in fondo. Nessun processo arriva mai fino in fondo. Il reato di clandestinità non ha senso e non ha alcuna logica”.
La reazione – Quando il giornalista di Affaritaliani.it le fa notare che dietro la retromarcia di Renzi c’è il timore di perdere voti, lei risponde così: “Non commento mai le parole degli altri. Dico ciò che a me sembra giusto e questa è sempre stata la mia linea. Porto avanti delle idee”. Kyenge spiega che il reato di clandestinità “fa acqua da tutte le parti. sta criminalizzando una persona che criminale non è, quindi è un errore dal punto di vista etico e culturale. Si tratta di un illecito amministrativo e so bene qual è la differenza con il reato penale, anche se non sono un avvocato o un giurista. Pensiamo solo a quanto durano i processi in italia e così andiamo solo ad aumentare il numero dei reati”.
I fatti di Colonia – Se il suo commento sulla decisione di Renzi era prevedibile, certamente meno lo è la sferzata contro il governo. Lascia davvero stupiti il suo pensiero sui fatti di Colonia: “Tutte quelle persone che hanno commesso quei crimini sono dei maschi sessisti e non possiamo chiudere gli occhi di fronte a una lotta che dura da secoli e da generazioni contro la violenza e il sessismo. Ed è una cosa che riguarda ogni cultura, nessuno è indenne”. Insomma, non c’entra la religione, è solo una questione di sesso.
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » lun gen 11, 2016 11:51 pm

Colonia, i vescovi tedeschi: “Eccessi inquietanti da ogni parte”
Allo sdegno per i fatti denunciati si associa il timore di reazioni populiste
10/01/2016
maria teresa pontara pederiva
TRENTO


http://www.lastampa.it/2016/01/10/vatic ... agina.html

Preoccupazione, una forte preoccupazione. È questo il sentimento prevalente espresso dai vescovi tedeschi a seguito dei fatti denunciati a Colonia e in altre della Germania la notte di Capodanno.

«Non deve esserci alcuno spazio per la violenza sessista», ha spiegato il cardinale Rainer Maria Voelki in un’intervista trasmessa oggi dalla Domradio nella rubrica «La parola del vescovo», ma «sono preoccupato perché ora ci sono troppi populisti pronti a cogliere l’attimo a loro favorevole».

«Quanto accaduto viola la dignità umana ed è assolutamente disgustoso», continua il Pastore di Colonia, che dal 2011 al 2014 era stato Arcivescovo di Berlino. Ma il Presule non ancora 60enne deplora con altrettanta decisione sia i giudizi affrettati di queste ore che le accuse personali lanciate nei suoi confronti nel corso della manifestazione di protesta di ieri a Colonia (a più riprese il Pastore aveva richiamato l’esigenza di accoglienza e integrazione dei tanti profughi in arrivo come pure messo in guardia dal populismo del movimento Pegida). «Tutto questo ha solo bisogno di essere completamente illuminato e chiamato col proprio nome. Ma occorre un approccio responsabile per giungere alla verità», è l’appello conclusivo.

«Gli autori della violenza dovrebbero essere considerati dei criminali, e non importa quale sia la loro origine o se sia trattato di violenza di gruppo. Colonia è sempre stata una città cosmopolita e tollerante e non c’è posto per simili episodi». Solo un anno fa, a seguito dei fatti di Parigi, i vescovi europei avevano scritto contro «il nazionalismo dell’esclusione», ma in Germania i membri di Pegida (come apparso anche dai cartelli di ieri) non hanno mai perdonato all’arcivescovo Woelki di aver dato l’ordine di spegnere le luci del duomo in concomitanza con la loro manifestazione anti-immigrati dello scorso anno e ancor meno alle dichiarazioni del decano della cattedrale, Norbert Feldhoff.

Aveva parlato di «eccessi inquietanti» il suo collega di Monaco di Baviera in una dichiarazione resa nota sabato in qualità di presidente della Conferenza episcopale di Germania. Alla vigilia della sua partenza per il Vietnam (dove in una delegazione mista con funzionari federali visiterà la capitale Hanoi e il centro economico Ho Chi Minh City-Saigon incontrando i rispettivi pastori, il cardinale Pierre Van Nhon, e monsignor Paul Bui Van Doc), il cardinale Marx aveva espresso tutto il suo sdegno per i fatti denunciati. «Abbiamo ora bisogno di informazioni precise e una chiara risposta del diritto. Questa forma di violenza a noi sconosciuta e soprattutto il trattamento disumano nei confronti delle donne non può essere tollerato», ha detto l’Arcivescovo di Monaco. Tutte le forze sociali devono lavorare insieme per prevenire tali incidenti e garantire la sicurezza: «Come Chiesa, noi saremo sempre pronti per dare il nostro contributo alla costruzione di una società che viva nel rispetto reciproco».

E, osservando le terribili immagini di alcuni cartelli criminali issati con violenza durante la manifestazione di Pegida (il movimento nazionalista «contro l’islamizzazione dell’Occidente»), suonano come un monito le pacate espressioni in queste ore di un altro vescovo, monsignor Stefan Hesse di Amburgo: «Tutto questo è l’esatto contrario di ciò che siamo soliti definire “dignità”, se gli autori di questi fatti non hanno riconosciuto la comune dignità di ogni essere umano, senza distinzione di sesso, credo religioso, origine, etnia, preoccupiamoci della nostra responsabilità di non venir mai meno al rispetto della dignità di ciascuno, in particolare dei più deboli e vulnerabili».
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » lun gen 11, 2016 11:53 pm

DALLA GERMANIA/ Da Colonia al "Mein Kampf", un appello alla carità che manca
Pubblicazione: lunedì 11 gennaio 2016
Roberto Graziotto

http://www.ilsussidiario.net/News/Crona ... nca/669099

LIPSIA — Pensando ai recenti avvenimenti — i due cortei di sabato dopo i fatti di Colonia, i profughi in Germania, la pubblicazione critica di Mein Kampf di Hitler, i nuovi chiarimenti sui casi di violazioni di bambini nel famoso coro di Ratisbona "Regensburger Domspatzen" (qui in Germania radio, televisione e giornali parlano solo di questo tema), ho dovuto spesso pensare a una frase del Vangelo: "conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Giovanni 8,32).
Thomas de Maizière ha detto con fermezza: "non deve esserci nessuna spirale del silenzio e tanto meno essa deve essere sostenuta dalla polizia". Il capo della polizia di Colonia Wolfgang Albers è stato collocato a riposo, cioè messo in pensione anticipata, dal ministro degli Interni del Nordrhein-Westfalen, Ralf Jäger (Spd) perché solo dopo giorni stanno venendo fuori i dati precisi della notte di San Silvestro di Colonia, cosa questa che ha fatto perdere ogni credibilità alla polizia della città sul Reno. 34 persone sono indiziate dalla polizia, delle quali 21 avevano lo statuto di persona che chiede asilo politico. Per quanto riguarda furti e lesioni corporali la polizia ne ha contati 84. Tre sono i delitti sessuali gravi. In questa atmosfera di trasparenza la Faz pubblica altri dati della polizia, che per motivi politici sono stati taciuti fino ad ora: metà dei furti di borse e valigie nelle stazioni tedesche sono stati commessi nell'ultimo anno da nordafricani (algerini, marocchini), precisamente secondo i dati della polizia tedesca si tratta di 1.399 casi, cioè il 46 per cento. Nel 2014 erano 735 (36 per cento) e il 19 per cento nel 2013. In ben tre articoli la Faz si pone la domanda se questi dati non mettano in discussione in modo radicale la cultura del benvenuto e il "ce la facciamo" della cancelliera tedesca Angela Merkel. Nella pagina culturale Patrick Bahners specifica che le affermazioni della polizia, in modo particolare un rapporto scritto quattro giorni dopo la notte di San Silvestro, contenente tra altro la frase: "Sono un siriano, dovete trattarmi in modo amichevole! La signora Merkel mi ha invitato" devono essere lette "criticamente" e tenendo conto della "psicologia delle affermazioni" e del contesto in cui certe frasi sono state dette o si vuole che siano state dette; ma a tutti è chiaro ciò che la Faz dice nel suo editoriale in prima pagina: "Sicurezza e futuro di questa repubblica dipendono ovviamente da coloro ai quali noi diamo o meno il benvenuto" (Berthold Kohler). Questo è ciò che penso anch'io, tanto più se si tiene conto che le persone coinvolte nella sera di san Silvestro davanti alla stazione e al Duomo di Colonia erano circa mille giovani nordafricani e arabi, e che non solo Colonia ma anche Amburgo e sembra una discoteca in una cittadina universitaria nel Nord-Rhein Westfalen, Bielefeld, siano state teatro degli atti di molestia e violenza nella notte di capodanno.

Nondimeno, ritengo che la cancelliera abbia dato dimostrazione di grande coraggio politico nell'accogliere un milione di profughi nel 2015, in accordo con la Costituzione tedesca e con la convenzione di Ginevra, che ci ricordano che la dignità dell'uomo è inviolabile.

L'edizione critica di Mein Kampf a cura di Christian Hartmann, Thomas Vordermayer, Othmar Plöckinger e Roman Töppel commissionato dall'Institut für Zeitgeschichte di Monaco di Baviera e Berlino, esce ora perché i diritti di licenza in possesso dello stato bavarese sono scaduti in questi giorni. La domanda che ci si pone e che divide anche gli ebrei (il comitato centrale in Germania è a favore, le associazioni delle vittime no) è se si possa pubblicare un libro che rappresenta il "male assoluto". Non mi impegno in questo contesto nella discussione sull'aggetto "assoluto", fatto è che come mi ha detto Robert Spaemann nell'intervista Testimone della verità(Marcianum Press, 2012) abbiamo a che fare almeno con un avvenimento che possiamo definire un "male quasi assoluto", ma sulla domanda se sia lecito pubblicare un testo che è connesso con fatti di straordinaria disumanità, mi sembra che la formula usata da Jürgen Kaube sia giusta: "il male assoluto non può rimanere non commentato", anche se il rapporto tra un libro ed eventi, non solo nel caso di Mein Kampf, e questo vale analogamente anche per il rapporto tra il Contatto sociale di Jan Jacques Rousseau e gli avvenimenti della Rivoluzione francese, non è così lineare come si potrebbe pensare in modo superficiale. Non il testo, ma le continue allocuzioni politiche di Hitler e il suo modo di governare la Germania hanno portato al disastro dello sterminio e del genocidio degli ebrei.

La diocesi di Ratisbona ha chiesto con ragione ad un consulente giuridico autonomo di fare chiarezza sui casi di violenza e su quello che può essere chiamato con ragione un "sistema di paura" (Ulrich Weber) in riferimento al coro dei bambini di Ratisbona, che il fratello di Benedetto XVI, Georg Ratzinger, ha guidato dal 1964 al 1994. Questi aveva già detto di essere stato a conoscenza di alcuni fatti, come le sberle molto dure date da un sacerdote che dirigeva il convitto in cui abitavano i ragazzi del coro. Dal 1945 al 1992 il consulente giuridico ha potuto constatare 231 casi in cui i bambini sono stati oggetto di violenza. In 62 casi si trattava di "carezze" sessuali fino allo stupro.

In nessuno di questi tre casi una "gnosi pura" può portare una luce ultima sugli avvenimenti e solo una "conoscenza amorosa" potrà fornire un preciso discernimento degli spiriti (per usare un termine ignaziano), che ci renda realmente liberi, come recita il testo di Giovanni citato all'inizio. Si tratterà di rimanere "nella parola" misericordia, che l'anno della Misericordia ci ricorda con grande forza. Solo che Misericordia non è mai il contrario della verità, ma il suo cuore pulsante.
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » lun gen 11, 2016 11:54 pm

Colonia: le donne argomento marginale, ora ci vuole una strategia europea
10/01/2016 Alessia Rotta Deputata Pd

http://www.huffingtonpost.it/alessia-ro ... 49262.html


Ci sono questioni su cui le discussioni non sono mai abbastanza, che meritano tutta l'attenzione possibile. Su cose come le violenze subite dalle donne a Colonia e in altre città del nord Europa nella notte di Capodanno, molto già si è detto, con toni e segni diversi.

È un bene, come si diceva, perché si tratta di un caso gravissimo - quasi senza precedenti a certe latitudini per dimensione del fatto e per le implicazioni che comporta. Ed è per questo che persino le provocazioni sono benvenute, perché servono spesso a muovere un terreno di pubblica opinione che sulle questioni di genere e, peggio, sui diritti femminili calpestati a volte fa fatica a stare sul pezzo.

È con questo spirito che ho colto anche lo stimolo di Lucia Annunziata che nel suo editoriale sul tema ha invitato il mondo politico italiano, a partire da quello femminile, ad aprire un dibattito sulle conseguenze di una pagina così scioccante della nostra contemporaneità.

Niente di più auspicabile, come si diceva. Meno condivisibile mi è parso, con sincerità, il passaggio sulle "madamine" in Parlamento, che non svolgerebbero sulle questioni femminili un lavoro adeguato alle necessità del caso.

Non credo che sul punto servano indignazioni rituali, ma c'è un che di ingeneroso in questa definizione che forse merita due parole di approfondimento, e forse anche l'occasione di riflessione cui ci invitava Lucia Annunziata.

Le parlamentari di questa legislatura hanno portato e stanno portando avanti battaglie fondamentali per le donne, spesso vincendole, con uno spirito che riesce a conciliare generazioni e punti di vista diversi tra loro e non precostituiti. Dal codice rosa all'opzione donna, alla possibilità di cumulare i periodi di maternità, agli anni di studio per il riscatto ai fini pensionistici, alla maternità estesa alle lavoratrici precarie e autonome, l'impegno a favore delle donne ha trovato in questo Parlamento un ascolto e una concretezza di cui credo sia giusto rendere testimonianza. Non è roba da poco e per ottenerle non sarebbe bastato un impegno da circolo di beneficenza.

Sul tema dell'immigrazione non si può dire che il centrosinistra abbia mai mostrato timori: abbiamo detto a voce alta, per primi, in un clima di scarsa condivisione, che salvare una vita è più importante di qualche voto in più, non ci stanchiamo di chiedere all'Europa e alla Germania di fare della questione un tema finalmente e pienamente europeo. E non parliamo solo di risorse economiche o di quote, che pure contano, ma di richiamarci innanzitutto a quei valori senza i quali, semplicemente, l'Europa cesserebbe di esistere.

Non c'è spazio, in vicende così, per dare retta o perdere tempo dietro al gioco degli isolazionisti e dei razzisti che speculano su questi fatti e sul corpo delle donne, non ci interessano le loro false soluzioni. Non è un'occasione per chiudere le frontiere e tirare su muraglie, togliamo subito dal campo opzioni di qualunquismo xenofobo.

Quello che va fatto è ricollocare avvenimenti di questo genere in un'ottica complessa e non ideologizzata. E questo significa innanzi tutto non derogare ad alcuno dei diritti acquisiti, in primo luogo dalle donne. Ci sono costati battaglie e fatiche lunghe secoli. Sono un patrimonio inestimabile cui non facciamo sconti, anzi, ogni giorno lavoriamo perché possano essere accresciuti, perché siamo ben consapevoli che il tema della parità di genere è ben lontano dall'essere risolto. Del resto i fatti di Colonia sono una cartina di tornasole in questo senso.

E sull'altro fronte, quello dei rifugiati, dei processi migratori, acquisiamo una buona volta la consapevolezza che non si tratti di una questione burocratica, freddamente legislativa, contrattuale. Rimettiamo al centro non solo quanti e chi accogliamo, ma soprattutto il come, un tema di cui tutti, politica e informazione, è bene si facciano carico con sempre maggiore responsabilità.

Le segnalazioni delle donne profughe che arrivano incinte o pronte per ripopolare le strade della prostituzione non sono notizie di corridoio, ma dati nelle mani del ministero dell'interno, che non dorme, ma osserva, studia e agisce.

Non basta intruppare centinaia, migliaia o milioni di uomini o donne in grandi contenitori urbani disinteressandosi poi del loro destino, di cosa significhi concretamente un processo di integrazione culturale o, perlomeno di reale accoglienza. Significa dunque anche, diciamolo senza ritrosie, affrontare adeguatamente le questioni di sicurezza, un capitolo sul quale a quanto pare nei fatti di Capodanno è mancata sufficiente attenzione.

Ma certo, il tema di chi arriva da noi non può essere affrontato solo dal versante della difesa, come per troppo tempo è stato a partire dall'approccio della Bossi-Fini. Per questo abbiamo detto, suscitando anche alcune delle polemiche meno comprensibili dei nostri giorni, che ad ogni euro messo sulla sicurezza dovrà corrispondere un euro speso in cultura.

E sempre di più sarà necessario investire sulla mediazione culturale, troppo a lungo rimasta tra parentesi negli anni di governo della destra. Perché è sul rapporto, mediato, tra culture e diversità che si gioca l'equilibrio fragilissimo tra chi vive da sempre in un luogo e chi in questo luogo arriva di punto in bianco, spinto da necessità irrinunciabili, senza camera di compensazione, senza avere quasi contezza di dove vada a stare, della cultura che dovrà essere quella frequentata quotidianamente. Non serve buonismo, dunque, ma non serve neppure il suo opposto, serve un cambio di prospettiva vero.

La poetessa libanese Joumana Addad scrive "Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà fosse una loro concessione/ e ringraziassi e obbedissi. Ma io sono libera prima e dopo di loro, con loro e senza loro/sono libera nella vittoria e nella sconfitta".

Che questa poesia oggi si adattasse alle donne di Colonia forse fino a qualche settimana fa non lo avremmo potuto immaginare. Ma è il nostro tempo, e ci dobbiamo fare i conti. Sapendo che i muri si abbattono insieme. Anche non imponendo modelli di comportamento e di risposta e chiedendo che nell'agenda politica europea venga data priorità a temi bollati come marginali.

Temi che invece attraversano e incendiano il dibattito italiano (dall'utero in affitto alla step child adoption), e che attraversano le nostre politiche con riflessioni ampie sul da farsi. Che se ne parli, che si faccia. Non solo sull'onda di quanto avvenuto a Colonia. Un fatto che resta gravissimo e senza precedenti e che chiede una strategia corale europea di donne e uomini, alleati con le mille poetesse arabe.
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » lun gen 11, 2016 11:54 pm

Colonia non può essere usata per accusare l’intero Islam
di Guido Rampoldi | 9 gennaio 2016

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01 ... am/2359822


Aldo Ricci, blogger de ilfattoquotidiano.it, si chiede polemicamente come avrei reagito se mia moglie o una mia amica avessero subìto le molestie sessuali inflitte, nella stazione di Colonia, ad un gruppo di donne tedesche da una folla di immigrati nordafricani. Vuol sapere se avrei “concionato” circa “le differenti appartenenze etnico-religiose dei responsabili” o piuttosto mi sarei dilungato “in una disputa terminologica sul radicalchicchismo, sul progressismo o sull’essenzialismo”. Rispondo: non avrei fatto nulla di tutto questo. Avrei preteso che la polizia arrestasse i colpevoli. Ma certo non avrei usato l’episodio per chiamare sul banco degli accusati ‘l’Islam’; nè avrei ‘concionato’ sulle diverse appartenenze islamiche dei responsabili, poiché non ritengo la religione un fatto decisivo. Vediamo perché.

Qualche anno fa ci dissero che la guerra civile in corso in Sudan obbedisse a questo schema: il nord islamico, perciò aggressivo e infibulatore, perseguitava il sud cristiano, dunque pacifico e rispettoso delle donne. Oggi nel Sudan del sud, divenuto indipendente, si continua a praticare come nel nord la pratica millenaria del’infibulazione; ed è in corso a fasi alterne una guerra tra etnie cristiane che si combattono con metodi ferocissimi, dalla castrazione di bambini al cannibalismo forzato.
Dunque abbiamo squartato una nazione per imparare che non è la religione a orientare i comportamenti delle popolazioni sudanesi. Allo stesso modo le molestie di Colonia derivano da un codice di valori che è la scelta frequente di quanti crescono in società rurali, povere e neo-feudali (che si tratti di una scelta e non di un destino comporta che la condizione di poveri e marginali non sottrae alla punizione i molestatori). Secondo questo codice una donna emancipata è ‘di facili costumi’, sessualmente disponibile; in ogni caso rappresenta una sfida alla moralità e ai suoi principi, in primo luogo la sottomissione della femmina al maschio. Una mentalità grossomodo simile apparteneva alla piccola parte di immigrati italiani che cinquant’anni fa ci attirò pregiudizi importunando le nord-europee.

Eppure noi non attribuiamo quelle molestie al cattolicesimo, benché sia scontato che il clero cattolico del Meridione avesse notevolmente contribuito a rafforzare nei molestatori lo stereotipo della donna ‘scostumata’. Implicitamente diamo per scontato che quel clero era bigotto e arcaico non per corrispondere alla ‘vera’ natura del cattolicesimo, ma perché così l’aveva plasmato la storia del nostro sud. Dunque perché i mascalzoni di Colonia dovrebbero esprimere la ‘vera’ natura dell’islam?

In realtà quella ‘vera’ natura non esiste. Ciascuna religione non consiste in un’essenza immutabile e per sé, come vuole quello che ho chiamato ‘essenzialismo’, ma appare un campo di possibilità che la storia modifica in continuazione, attraverso l’interazione di cleri e teologie con la struttura del potere, conflitti politici e sociali, interessi concreti di ceti e di nazioni, culture avversarie. Di volta in volta questa dialettica premia alcune concezioni e ne svantaggia altre, senza però precluderne la rimonta.
Così ‘Islam’ vuol dire tutto e il contrario di tutto, Isis ma anche Mahmud Taha, il teologo impiccato nel 1985 in Sudan perché contestava la sharia nel nome di una dottrina la cui liberalità ha un’ampiezza quasi sconosciuta a ogni altra religione. Noi pensiamo che il cristianesimo sia Bergoglio ma oceani separano il papa da quel clero ‘evangelical’ che in Africa trasferisce a bande armate un’idea molto belligerante della propria fede. Lo stesso cattolicesimo malgrado sia la religione più centralista finisce per offrirsi nelle versioni più contraddittorie, distanti tra loro quanto possono esserlo i feroci carlisti spagnoli e la teologia della liberazione, don Gallo e quei prelati croati che sostenevano attivamente le ‘pulizie etniche’ di Tudjman.

Queste mie considerazioni sono altamente impopolari anche a sinistra, dunque non capisco perché Ricci le attribuisca ad un ‘progressismo di maniera’. Il politicamente corretto che dilaga nel discorso pubblico semmai è un essenzialismo di cui alcuni giornali hanno offerto in questi giorni la versione ideologica. Per esempio sul Corriere della Sera Pierluigi Battista ha suggerito un’equazione tra le molestie di Colonia e le aggressioni subite da alcune egiziane all’interno dei grandiosi raduni che portarono alla deposizione di Mubarak, per intendere che la ‘primavera araba’ è stata un raduno di molestatori fondamentalisti.

Conclusione implicita: lunga vita al generale al Sisi, massacratore di palpeggiatori (per inciso, la polizia del generalissimo usa lo stupro come metodo sistematico di tortura e di intimidazione). Il fatto che questi ragionamenti, se vogliamo chiamarli così, siano la normalità, non è sorprendente in un Paese che non ha una tradizione liberale e che nel 2005 risultava primo in Europa per conformismo bigotto (Bigotry Gap Ratio). Ma anche di questo non darei colpa al cattolicesimo: semmai al fatto che in Italia il giornalismo e la politica rispecchiano una classe dirigente tra le più mediocri dell’Occidente.
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » lun gen 11, 2016 11:58 pm

Colonia, Dacia Maraini difende i profughi: "Non sono stati loro"
La scrittrice considera un "atto di guerra misogino" le violenze di Capodanno in Germania. Ma si dice sicura: "Tra gli aggressori non possono esserci i profughi"
Claudio Cartaldo - Dom, 10/01/2016

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/col ... 11832.html

"Stento a credere che tra gli aggressori ci possano essere migranti e rifugiati, gente che ha alle spalle storie molto dolorose.

Chi affronta la morte rischiando la vita sui barconi o attraversando il deserto non rischia la libertà per una cosa simile". Le parole della scrittrice Dacia Maraini fanno discutere. E si capisce. Parlando delle violenze di Colonia, dove gli immigrati hanno aggredito e messo le mani addosso a donne tedesche durante il Capodanno, la scrittrice ha condannato i gesti degli stranieri, ma ha chiuso gli occhi di fronte all'evidenza che tra i moletstatori ci fossero "profughi", ovvero persone che fanno richiesta di asilo in Europa.

Per la Maraini, quello di Colonia è "un atto di guerra. Una guerra di sesso, misogina, contro le donne viste come prede». Ma i profughi, dice, non c'entrano. "Io lo vedo come un atto di guerra - prosegue la scrittrice in una intervista al Mattino - Esattamente come in guerra quando le donne vengono molestate e spogliate. Un atto che viene da una cultura per cui una donna che sta per strada è di proprietà di tutti. Nonostante tutte le battaglie che abbiamo fatto, questa idea appartiene purtroppo anche ad una nostra cultura arcaica. Quella dove nasce il femminicidio che considera la donna una proprietà e una minaccia alla virilità dell'uomo. Non ne faccio una questione di sesso, non tutti gli uomini ovviamente la pensano così, ma di cultura".

E l'islam la cultura del rispetto non la ha: "Sopravvive anche da noi questo arcaismo culturale che porta a considerare le donne come una proprietà - accusa la Maraini - ma noi abbiamo leggi che puniscono questi comportamenti come reati. Il problema è che invece ci sono culture in cui gli atteggiamenti violenti nei confronti delle donne sono addirittura legittimati perché la donna se non è invisibile rappresenta una tentazione. Nei momenti di tensione e paura collettiva si trova il punto debole su cui infierire".

Il problema, però, a quanto pare, è più il possibile razzismo che ne potrebbe nascere che gli atti di violenza in sè. "Mi sembra che da Colonia arrivino raccomandazioni di prudenza vuol dire che c'è un clima di razzismo che in un episodio del genere si può sviluppare sia ai danni delle donne che dei loro aggressori. Questi atti sono manifestazioni di crisi e di paura, d'altronde la violenza è sempre una manifestazione di paura". Quondi gli stupri di Colonia sarebbero causati da "paura". "Una paura - precisa la Maraini - che ha radici culturali lontanissime, anche per la nostra cultura, se pensiamo alla cacciata di Eva dal Paradiso terrestre. Ma anche economica e soprattutto sociale. L'emancipazione femminile continua a fare paura come dimostrano, nella nostra società, i continui delitti che hanno per vittime le donne. Anche il femminicidio è una manifestazione di paura di fronte all'emancipazione, ad una donna che lavora, che decide, è sempre più visibile nella società in posti di comando e di potere e che molti uomini non tollerano. Un rigurgito arcaico".

Ma la soluzione per la Maraini non è chiudere le frontiere: "Aprire gli occhi davanti a questi fenomeni di grandi cambiamenti sociali e culturali. Imparare a guidarli, questi cambiamenti, con idee e progetti per il futuro. Chiudersi, in se stessi, nella propria casa o nel proprio paese è la cosa più stupida che si possa fare, mettere barricate non serve a nulla. La globalizzazione ci ha travolto". Come a dire: non diamo troppe colpe agli immigrati che fuggono da guerre. Anche se hanno stuprato.
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » mar gen 12, 2016 12:00 am

La Pinotti difende l'islam "La Bibbia sottomette la donna"
Il ministro della Difesa condanna i fatti di Colonia solo a 11 giorni da Capodanno. Poi trova la scusa: "Non c'è stata occasione di esprimersi prima"
Giuseppe De Lorenzo - Lun, 11/01/2016

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 12101.html


L'imbarazzo della sinistra sui fatti di Colonia, è evidente, è enorme. Schiave del "politicamente corretto", le donne del Pd, di Sel e le femministe tutte sono rimaste in silenzio di fronte alle violenze degli immigrati.

Il motivo? Il rischio di mettere in dubbio il totem dell'accoglienza, quel mantra delle porte-aperte-senza-limiti diventato il nuovo "libretto rosso" dell'ideologia socialdemocratica. Il tutto per evitare di ammettere che l'islam ha un problema: quello del rapporto con la donna.

Solo quando la vicenda è sfuggita loro di mano, solo quando la polizia tedesca ha detto che tra i responsabili di quegli stupri (così bisogna chiamarli) c'erano dei profughi e richiedenti asilo, alcune donne della sinistra hanno alzato - lentamente - la testa. Ma la Pinotti, pur di difendere la religione islamica, mette sul tavolo un passo della Bibbia che giustificherebbe la sottomissione della donna. Cita solo una frase, non tutta. Prendeno un enorme abbaglio.

Il silenzio "del giorno dopo" delle femministe rimane una ferita incurabile. Un'affronto alle donne. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti, intervistata dalla Stampa, ha provato ad accampare delle scuse che sanno di beffa per lettori ed elettori. Perché le donne di sinistra non hanno alimentato un dibattito, costruttivo, sugli enormi limiti dell'Islam in merito al modo di trattare il genere femminile? Perché non si sono alzate in piedi per denunciare che chi arriva in Europa non accetta "senza se e senza ma" i principi fondanti la cultura nostrana?

Ebbene, secondo la Pinotti "non c'è stata occasione" di parlarne. Quando si tratta di denunciare il razzismo della destra e di Salvini, però, non mancano di scrivere un tweet o sommergere di dichiarazioni le agenzie di stampa. "Se mi avesse chiamato - ha detto al giornalista la ministra - anche a lei avrei raccontato come la penso. I fatti di Colonia sono di una gravità inaudita, sconvolgente. Ne ho discusso con i collaboratori, e anche in famiglia, con le mie figlie". Ma non con gli italiani. Perché? Domanda legittima, e la risposta è questa: la vergogna di dover ammettere pubblicamente di aver sbagliato. Di aver sponsorizzato l'accoglienza senza imporre delle regole.

"Il diritto di accoglienza - dice ora la Pinotti - non può confliggere con l'affermazone del rispetto delle regole. Chi ha diritto di asilo, chi scappa da guerra o una persecuzione, viene accolto, ma questo non dà la patente di comportarsi come si vuole". Ovvio. Ma non fino a ieri. Il ministro tira nella sponda di sinistra anche il tema della sicurezza: "Qualche anno fa - dice - si temeva che fosse un argomento di destra. Ora siamo certi che non sia così: sicurezza è libertà, quindi è di sinistra". Buongiorno ministro. Ma è una bugia: la storia amministrativa delle città italiane dimostra che sulla sicurezza la sinistra non ha speso (quasi) nulla. Per paura di risultare razzista.

I fatti di Colonia lo dimostrano. Tanto che, pur di non andare contro gli immigrati islamici, la ministra ha addirittura scomodato le Lettere di San Paolo nella Bibbia. In particolare, quella in cui si dice che le "donne siano sottomesse al marito". Peccato la Pinotti dimentichi che la seconda parte di quel brano imponga al marito di amare la moglie. "Voi, mariti, amate le vostre mogli - si legge qualche versetto dopo - come Cristo ha amato la Chiesa". E poi: "Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso".

Mai del passo citato dalla Pinotti ne è stato fatto un codice di comportamento in stile sharia. Ma, anzi, la Chiesa ha lavorato per sviluppare l'amore dell'uomo per la propria compagna. Esattamente come ama il proprio corpo.

Non è lo stesso che accade quando l'islam giustizia le donne "adultere", lapidandole in piazza.
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Re: Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi

Messaggioda Berto » mar gen 12, 2016 7:13 am

La storica Lucetta Scaraffia, direttore del mensile “Donne chiesa mondo” dell’Osservatore Romano: «Azioni politico-culturali di persone che non vogliono assumere il nostro modo di vita» uomini islamici contro donne occidentali”
10/01/2016
giamoco galeazzi

http://www.lastampa.it/2016/01/10/itali ... agina.html

«Sono aggressioni di uomini islamici contro donne occidentali». La storica Lucetta Scaraffia, direttore del mensile “Donne chiesa mondo” dell’Osservatore Romano, commenta le molestie sessuali di cui si sono resi responsabili centinaia di immigrati in Germania, dai festeggiamenti del Capodanno a Colonia e Amburgo alla serata in una discoteca di Bielefeld, in Westfalia.

L’impatto dell’immigrazione rischia di limitare gli spazi di libertà delle donne europee?

«Quello che è accaduto in Germania è deprecabile e da condannare nel modo più inequivocabile. Però i commenti che nell’ultima settimana si sono moltiplicati sui mass media occidentali partono da un assunto errato. E cioè che in Europa le donne possano comportarsi come vogliono senza il timore di subire molestie. La realtà è ben diversa. E’ capitato anche a me a Parigi di essere molestata da un artigiano francese che avevo chiamato in casa mia per aggiustare una serranda. Le donne sono molestate in Europa a prescindere dal fenomeno dell’immigrazione. Purtroppo ciò è parte dell’aggressività e della sessualità maschili».

In cosa si differenziano le aggressioni avvenute Germania?

«Lì si tratta di aggressioni concertate e compiute per una consapevolezza culturale da uomini islamici contro donne occidentali. Sono aggressioni politico-culturali di persone che non vogliono assumere il nostro modo di vita. E ciò va a detrimento di quello spicchio di libertà che noi donne europee abbiamo conquistato molto recentemente e in maniera tutt’altro che completa e soddisfacente. Mi riferisco alla libertà di non dovere essere sorvegliate e di non essere proprietà di qualcuno. La libertà di scegliersi la loro vita è un’acquisizione recente, una conquista raggiunta dalle donne nell’ultimo secolo. Fino a poco tempo fa in Italia e in altri paesi europei la donna non poteva stabilire una residenza diversa da quella del marito e l’adulterio femminile era sanzionato in maniera più pesante di quello compiuto dall’ uomo».

Quali valutazioni deve fare la società occidentale?

«Le piazze in cui a Capodanno sono avvenute le aggressioni sono affollate di giovani che, secondo le ricerche, per un 50% non vogliono più definirsi con una identità sessuale precisa. Cioè non si riconoscono in una identità sessuale maschile o femminile. E così gli immigrati che provengono da società diversissime dalla nostra si trovano di fronte non solo all’emancipazione delle donne ma anche a una confusione di genere in cui si tende a dire che non esistono più l’identità sessuali definite. E questa è per molti uomini immigrati, soprattutto di religione islamica, una realtà sconvolgente e spaventosa. Si ritrovano a dover accettare non solo la libertà delle donne, ma anche l’assenza di identità sessuali definite».
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