El grando Oetzi (endouropeo o priendouropeo o ouropeo ?)

Re: El grando Oetzi (endouropeo o priendouropeo o ouropeo ?)

Messaggioda Berto » mar gen 29, 2019 9:25 pm

Ricostruite le Scarpe di Ötzi: sono “Meglio di molte Calzature Moderne”
Di Annalisa Lo Monaco in data Lug 10, 2017


https://www.vanillamagazine.it/ricostru ... re-moderne



La calceologia è una particolare branca scientifica che si occupa di calzature, studiando sia quelle storiche sia quelle molto antiche, arrivate fino a noi grazie a scavi archeologici. Probabilmente il miglior esempio di “guardaroba” preistorico, è quello appartenente alla mummia del Similaun, Ötzi, “l’uomo di ghiaccio” vissuto 5.300 anni fa, trovato in un ghiacciaio alpino italiano al confine con l’Austria, nel 1991.

Indossava gambali e una sopravveste di pelle di capra, un mantello fatto di erbe, e un cappello di pelliccia d’orso, oltre alle scarpe, che oggi sono le seconde più antiche calzature in pelle conosciute, dopo il ritrovamento di un “mocassino” di 5.500 anni, rinvenuto nelle grotte di Areni-1, in Armenia, nel 2008.

Il ricercatore ceco Petr Hlavacek, dell’Università Tomas Bata di Zlin, nella Repubblica Ceca, nel 2005 ha realizzato una serie di repliche delle calzature di Ötzi, per determinare quanto fossero funzionali.

Dopo averle indossate per un’ora, Hlavacek ha constatato che l’erba posta all’interno delle scarpe funzionava molto bene come isolante dal freddo e dall’umidità. “E’ come andare a piedi nudi, solo meglio”, ha affermato il professore, e inoltre “sono una protezione molto comoda e perfetta sui terreni duri, per le temperature calde e per il freddo: potrebbero non essere molto attraenti, ma dal punto di vista tecnico sono molto forti, hanno un’ottima presa, e resistono bene agli urti”.

Alcuni alpinisti hanno testato le prestazioni delle calzature-replica di Hlavacek, in condizioni estreme, elogiandole, tanto che nel 2009 è nata un’azienda che produce “scarpe moderne e funzionali” ispirate a quelle trovate sui resti mummificati di Ötzi.

Resti che hanno permesso di scoprire molte cose sulla vita del pastore dell’età del rame: aveva tra i 40 e i 50 anni quando morì di morte violenta in un giorno di inizio estate, si cibava prevalentemente di cereali, bacche e carne di stambecco, il suo ultimo pasto era stato a base di carne di cervo.

Dopo aver studiato le scarpe originali, Hlavacek (la mente), e il professor Vaclav Gresak (il braccio), hanno iniziato la loro personale sfida per ricreare le scarpe di Ötzi. Per prima cosa hanno dovuto capire di che materiale fosse fatta la rete che teneva insieme la calzatura, perché usare una corda già pronta era fuori questione: dietro suggerimento di un anziano, la rete è stata realizzata con sottili strisce di corteccia.

Il passo successivo è stato quello di procurarsi il giusto pellame. Le analisi avevano stabilito che il materiale originale proveniva da tre diversi animali: per la pelle di vitello non c’era nessun problema, così come per quella di cervo. Trovare la pelle d’orso, usata per la suola, non era però facile. Gresak alla fine riuscì a procurarmene un pezzo da un orso ucciso in Canada un cacciatore ceco.

I ricercatori hanno poi dovuto trovare il modo di conciare le pelli, con un metodo presumibilmente a disposizione di Ötzi: dopo aver letto un’antica ricetta usata anticamente dai nativi dell’America del Sud, il team di Hlavacek ha bollito del fegato di maiale tritato e poi aggiunto del cervello di maiale crudo. Le pelli sono rimaste a macerare nel nauseabondo intruglio per tre giorni, con molte mosche che volavano attorno, ma il trattamento ha funzionato.

La parte più difficile è stata quella di misurare il piede di Ötzi, “un lavoro molto duro” da compiere in venti minuti (perché la mummia viene conservata in una apposita cella di refrigerazione, per evitare l’essiccamento), che ha portato ad un modello in gesso del piccolo e sottile piede di Ötzi, di grandezza corrispondente a quella di un odierno ragazzo di circa 12 anni.

L’ultima sfida è stata quella di trovare l’erba giusta per foderare le scarpe: dopo una serie di prove, alla fine è stata trovata un’erba lunga, morbida e resistente, perfetta per le scarpe di Ötzi. La squadra di Hlavacek ha realizzato tre repliche delle calzature della mummia, e molte altre paia da far indossare ai ricercatori. La prova sul campo, un’escursione di due giorni, è stata effettuata proprio nel luogo del ritrovamento dell’uomo di ghiaccio: le condizioni non erano ideali, a causa del freddo e della neve, ma l’alpinista ceco Vaclav Patek ha dichiarato che le scarpe “erano una piacevole sorpresa, resistenti, calde e confortevoli, molto meglio di alcune scarpe moderne”.

Che il vecchio Ötzi abbia ancora molto da insegnarci?



Sandałi, scarpe, stivałi, shoes, całighe, socołi, sopełi, xgalmare, ànpołe ...
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Re: El grando Oetzi (endouropeo o priendouropeo o ouropeo ?)

Messaggioda Berto » gio ago 17, 2023 8:22 am

Ötzi ha un nuovo volto grazie al Dna. Pelle scura e pochi capelli: ecco come appariva l’uomo dei ghiacci
Elena Dusi
16 agosto 2023

https://www.repubblica.it/cronaca/2023/ ... Qa7LhPyaiQ


Niente capelli lunghi. Ötzi infatti era quasi calvo. La pelle bianca, solo un po’ abbronzata dal sole della montagna, è anch’essa poco veritiera. Il ritratto dell’uomo dei ghiacci va in parte corretto, perché un nuovo esame del Dna ha aggiunto dei tratti di penna all’immagine che ci siamo fatti di lui.

“No, non faremo un nuovo manichino” sorride Albert Zink, il direttore del centro studi sulle mummie dell’Istituto Eurac di Bolzano, uno dei più fedeli studiosi di Ötzi. La raffigurazione che è visibile al Museo archeologico dell’Alto Adige, nel centro di Bolzano, è opera dei gemelli olandesi Adrie e Alfons Kennis, artisti specializzati nella ricostruzione di uomini primitivi.

Anche se il Dna oggi rivede in parte quel ritratto, lascia intatti gli occhi nocciola intenso. Né cambia i tratti ruvidi e lo stupore di un uomo dell’età del rame che mentre cammina a 3mila metri di altitudine sulle Alpi incontra un suo simile, viene colpito da una freccia alla scapola sinistra (quindi alle spalle) e muore nella neve subito dopo.

Il corpo di Ötzi, un uomo tra i 40 e i 50 anni vissuto 3.200 anni prima di Cristo, è rimasto conservato nel ghiaccio fino al 1991, quando due turisti lo scoprirono per caso. Dal 1998 la sua mummia è esposta al museo di Bolzano, insieme ad armi, vestiti, equipaggiamento da alta montagna e a quel manichino dei fratelli Kennis con lo stupore dipinto in volto.
La mummia di Ötzi sul lettino anatomico


La mummia di Ötzi sul lettino anatomico


Il nuovo test genetico di Ötzi viene pubblicato oggi su Cell Genomics con il contributo dell’Istituto tedesco Planck per l’antropologia evoluzionistica. “Il precedente risaliva al 2012” spiega Zink. “Nel frattempo le tecniche di analisi sono migliorate enormemente. Non abbiamo avuto bisogno di fare un nuovo prelievo, causando danni alla mummia. Il campione che avevamo raccolto in precedenza era abbastanza ricco”.

Il nuovo test ha trovato i tratti tipici della calvizie maschile. “Alla sua età e con quei geni Ötzi aveva probabilmente già perso buona parte dei capelli” conferma Zink. “Molte regioni del genoma confermano che la sua pelle era assai più scura di quanto pensassimo”. Il color caramello della mummia e il fatto che sia priva di peli non sono dunque effetto del passare del tempo. Ötzi quando è morto appariva effettivamente così.
L'ascia di rame



L'ascia di rame


La nuova analisi, oltre ad aggiungere i dettagli anatomici, prova a tratteggiare l’origine dell’uomo dei ghiacci. Smentisce prima di tutto un legame con la Sardegna, frutto probabilmente di quel 7% di Dna moderno che è finito all’interno del campione durante il suo recupero, contaminandolo.

“Ötzi ha un legame fortissimo con un’altra etnia, quella dei coltivatori anatolici” spiega Zink. Insieme ai cacciatori-raccoglitori stabilitisi già da tempo in Europa occidentale e ai pastori delle steppe asiatiche arrivati dopo la morte dell’uomo dei ghiacci, queste sono le tre componenti del sangue europeo. “Ötzi ha una componente altissima di Dna anatolico. Nessun altro reperto della sua età arriva a oltre il 90%” spiega il ricercatore. “Probabilmente il suo gruppo viveva isolato sulle Alpi e riceveva pochi contributi genetici dall’esterno”.

Ötzi e il suo clan non si sposavano con individui di altre etnie. “Ma questo non vuol dire che non avessero contatti” precisa Zink. “Sappiamo infatti che il rame della sua ascia proveniva dalla Toscana e che la selce scheggiata era originaria della zona del lago di Garda”.

Il Dna della mummia ci informa anche che l’uomo dei ghiacci era predisposto a diabete e obesità. “Ma sul suo corpo non ne porta alcun segno. Avevamo da tempo notato l’aterosclerosi dell’aorta, ma Ötzi camminava molto, faceva una vita sana, era snello e sicuramente senza segni di diabete”.

Nonostante le attenzioni della scienza per l’uomo dei ghiacci, Zink ammette che alcuni misteri verranno difficilmente risolti. “Un uomo ha seguito Ötzi fin lassù. Poi l’ha colpito con una freccia uccidendolo. Perché l’ha fatto? E come mai i due si erano avventurati a quote così alte? Mi piacerebbe un giorno rispondere a queste domande. Ma mi rendo conto che non sarà affatto facile”.
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