Màlo (Mallo), Curtis Màladum

Màlo (Mallo), Curtis Màladum

Messaggioda Berto » dom lug 13, 2014 7:27 am

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Màlo (Mallo)

Messaggioda Berto » dom lug 13, 2014 7:27 am

Sito del Comun de Mało:
http://www.comune.malo.vi.it/a_338_IT_519_1.html

Nel 917 era già organizzata la Curtis Màladum, centro amministrativo della cultura longobarda.
L'uso del territorio, le disposizioni amministrative, le norme della convivenza di frequente si riferiscono all'editto di Rotari. Nomi di luoghi, di persona e termini della parlata maladense sono di origine longobarda.
Per la gente che viveva "more romano" (e no more veneto ? visto ca semo in tera veneta e no romana ?), ebbe importanza la Pieve di Santa Maria, detta poi del Castello di Malo.
Essa continua l'organizzazione del "pagus" romano del Pedemonte da Castelnovo a Leguzzano (e no del pagus veneto ?).

Ma cosa dixeła l’arkeołoja ?

Nel secolo X, per disposizione dell'imperatore Berengario I, i vescovi eressero i castelli di Malo e di San Vittore. Sulla collina e nella pianura i Benedettini avevano costruito casali.
Nel 972, nove di essi sono donati dal Vescovo per la riedificazione della Basilica di San Felice, distrutta dagli Ungari.

Ke demense ke li scrive:
en vanti li dixe ke el mouneçipio deViçensa ente li ani diti romani el jera frasionà en pagi e ono de sti pagi el se ciamava Maladum (ma no ghè gnaon docomento, gnente de gnente);
dapò li dixe ke el nome el dovaria ver raixe ente li ani xermaneghi de torno al 1110 d.C.;
robe de l’altro mondo!

http://it.wikipedia.org/wiki/Malo
Il municipium romano di Vicenza era diviso anticamente in pagi, ovvero dei distretti, uno di questi era quello di Maladum (???), la pieve di Santa Maria, chiesa del Castello, oggi anche detta S.Libera, sostituì il pagus, i primi cristiani adoperavano il termine pieve sia per indicare il popolo vivente in un territorio sia il luogo delle assemblee religiose. L'antico territorio pievano comprendeva anche gli attuali comuni di Marano Vicentino, Monte di Malo e Isola Vicentina.
Ma no ghè testemognanse scrite e arkeołojeghe.

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e le invasioni di popoli barbari anche il territorio maladense viene interessato dall'insediamento di queste genti. Se nei pressi di Malo, nelle vicinanze di Priabona, esiste ancora oggi un'antica chiesa dedicata a San Giorgio, santo patrono degli eserciti longobardi, si può ritenere fosse la chiesa della fara che custodiva il passo, di certo è stata rinvenuta una spada longobarda in via Porto, in centro storico; inoltre presso la pieve di Santa Maria sono stati ritrovati mattoni di fattura longobarda.

In epoca successiva, per far fronte alle incursioni degli ungari, Berengario I, re d'Italia, nel 917 dona al vescovo di Padova i territori montani tra l'Astico e il Brenta, al vescovo di Vicenza rimangono i territori sulla destra orografica dell'Astico, quindi anche quelli di Malo. Nel 1026 l'imperatore Corrado II il Salico conferma alla chiesa vicentina i diritti e i possedimenti, facendo riferimento ad un castello et castellum in eodem loco de Malado, probabilmente il castello menzionato era già una curtis longobarda e poi carolingia.

Si può far risalire l'origine del comune di Malo al periodo successivo alla sollevazione del 1110 dei cittadini di Vicenza contro il vescovo Torengo. Negli anni successivi forte sarà la contrapposizione tra i vescovi di Vicenza e i conti di Schio, della famiglia Maltraversi, per il possesso dei feudi sulla destra Leogra, tra cui Malo, feudi vescovili. La contrapposizione arriverà al tentativo di usurpazione dei feudi fino all'uccisione, nel 1184, del vescovo di Vicenza b. Giovanni Cacciafronte da parte di un sicario di Malo, di nome Pietro, probabilmente su mandato del conte Uguccione Maltraversi. Le dispute si riproposero con il successivo vescovo Pistore ucciso nel 1200 presso il castello di Pievebelvicino in uno scontro con il conte Uguccione che aveva occupato il feudo vescovile.
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Re: Màlo (Mallo)

Messaggioda Berto » dom lug 13, 2014 7:27 am

La eidiosia etimołojega de ła Teoria Romansa:

Da: Dizionario di toponomastica di Pellegrini, Marcato e Altro, edizione 2007:

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /11/54.jpg

Da Toponomastega Veneta de D. Olivieri:

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /11/36.jpg
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Re: Màlo (Mallo)

Messaggioda Berto » dom lug 13, 2014 7:27 am

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Re: Màlo (Mallo)

Messaggioda Berto » dom lug 13, 2014 11:10 am

La Corte de via Vixan a Malo

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... A7ensa.jpg


Corti xerman-venete, venete e mantoane
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... 9JS28/edit

http://www.treccani.it/enciclopedia/cor ... a-Italiana)

CORTE
CORTE. - Il lat. cohors, chors, o cors (connesso etimologicamente con hortus e col ted. Garten) indica anzitutto il cortile, il terreno adiacente alla villa; da questo significato si è svolto quello di gruppo d'animali o di uomini e successivamente quello di parte della legione, di coorte (v.): i grammatici preferiscono per il primo significato la grafia cors, per il secondo cohors.
La voce continua del Medioevo per indicare l'insediamento rurale, cioè l'insieme degli edifici e dei territorî adiacenti; la voce, nella forma medievale curtis (v. curtense, sistema), significa pressappoco "villaggio" e si ritrova molto diffusa nella toponomastica (Graincourt, Cortemaggiore, ecc.). Di qui anche cortina, che designa in alcuni luoghi (Arezzo, Camerino, Todi) il territorio immediatamente adiacente alla città; e dà pure origine a toponimi (Cortina d'Ampezzo).
Dalla corte, cioè dalla residenza dei re Franchi, trae origine una nuova accezione della parola, di aula regia, di curia (forse anzi il lat. med. curia contribuì a che corte prendesse questo nuovo significato).
Oltre che alle residenze sovrane, il nome si applicò poi alle persone del seguito (cortigiani), alle assemblee bandite dai sovrani (oggi in Spagna il parlamento porta ancora il nome di Cortes), a magistrature in origine direttamente dipendenti dal sovrano. ...

Nell'età romano-barbarica la corte eredita e continua con contaminazioni germaniche i caratteri di quella dell'età costantiniana e postcostantiniana: vi è infatti la stessa confusione delle funzioni statali e dei servizi personali del re. Essa viene indicata con varî termini tutti di provenienza romana: palatium, sacrum o sanctum palatium, aula regia, palatina domus. Così quelli che ne fanno parte sono detti aulici, palatini; i personaggi più eminenti sono detti principes palatii o viri magnificentissimi o viri illustres. Ma le varie categorie restano indistinte: tutti sono servitori del re. Alle funzioni di origine romana si aggiunsero altre di origine germanica. Tra le varie corti vi è qualche differenza secondo la maggiore o minore complessità dell'organizzazione.
La corte di Odoacre è totalmente romana; caratteri romani pronunciati ha la corte ostrogota, nella quale troviamo il magister officiorum, il praefectus praetorio, il quaestor, il comes patrimonii, il comes sacrarum largitionum, ecc. Meno ricco di quello ostrogoto è il palatium visigoto, che però conserva in tutto il sec. VII alcune cariche romane caratteristiche: tutti i seniores palatini di Toledo conservano il titolo di comes (comes cubiculi, comes stabuli, comes patrimonii).
Il palatium franco ha i cubicularii, i camerarii, il comes stabuli, il maiordomus e vicino al sinischalk, che governa i servi il marischalk, preposto alla scuderia. Poche persone ha il palazzo regio dei re longobardi: il marphais o maresciallo, lo stolesar o maggiordomo, il nesterarius o tesoriere, lo spatharius o portaspada, e poi alcuni referendarii e notarii, che rappresentano il vecchio servizio degli scrinia imperiali. Alla corte regia si è chiamati spesso sin da giovani, ricevendo una particolare educazione e istruzione, sì da potere utilmente servire il re.
Bibl.: Th. Mommsen, Ostgothische Studien, in Neues Archiv. d. Ges. f. ält. deutsche geschichtsh., XIV; Fustel de Coulanges, La monarchie franque, Parigi 1888; F. Dahn, Die Könige der Germanen, Lipsia e Wüzburg 1861 e segg.



http://www.comunedimazzin.it/medioevo.htm
Le invasioni barbariche: i Longobardi

Dopo il '400 i popoli dell'Europa orientale, che da tempo premevano ai confini dell'impero romano, si riversarono sulla Pianura Padano-Veneta. Quindi anche nel Trentino e nelle valli periferiche come la Valle di Fassa. Svevi, Burgundi, Vandali e Goti provocarono la fine dell'impero romano d'occidente. Fra tutti i popoli di origine germanica, i Longobardi, avendo conservato a lungo il proprio dominio, lasciarono in Italia una impronta duratura, inserendo le proprie istituzioni e le leggi-editto dei loro re, e facendo accettare alle genti latine parte dei loro usi e costumi. Il loro ordinamento civile rispecchiava quello militare: ogni corpo di esercito o "schara" era diviso in "centene" con a capo uno "scuidascio" o gastaldo avente autorità militare e giudiziaria. La "centena" era a sua volta suddivisa in "decanie" con a capo un "decano". La regione trentina costituiva un ducato, i "duchi" avevano sede a Trento, gli "scuidasci" o "gastaldi" nelle valli principali e le "decanie" erano collocate attorno ai valichi strategicamente più importanti. Pprobabile che durante il regno longobardo le valli ladine di Livinallongo, Fassa e Gardena facessero parte di un unico complesso amministrativo-difensivo,dipendente dal ducato di Trento. In Valle di Fassa, mentre mancano le prove della presenza longobarda negli insediamenti, per l'assenza di reperti di data anteriore al 1 000 (dovuta alle cause a cui è stato fatto riferimento precedentemente) numerose sono le testimonianze della notevole influenza che le istituzioni longobarde hanno apportato all'ordinamento giuridico interno alla struttura organizzativa della popolazione durante tutto il Medioevo.
Di chiara origine protofeudale era infatti la "Corte Regia di Fassa" con le relative "Masserie di corte", istituto che assieme alla "Pieve di Fassa" ed alla "Comunità di valle" rappresentava uno dei cardini della struttura organizzativa medievale e a cui verrà fatto riferimento in seguito.

Il feudalesimo

Con la conquista dei Regno dei Longobardi e quindi anche del Trentino da parte di Carlo Magno nel 773 le istituzioni feudali si affermarono anche in questa regione. Il nuovo ordinamento venne sviluppandosi gradualmente e non si diffuse in maniera uniforme in tutto il territorio.
L'organizzazione feudale venne ritardata da due fattori:

- le lunghe guerre combattute dai discendenti di Carlo Magno per la successione;
- la resistenza opposta dalle popolazioni locali soprattutto nelle valli periferiche per la difesa delle libertà delle comunità rurali e delle proprie tradizioni.

In valle non sorsero quindi castelli, né riuscirono ad ottenerla in feudo nobili insediatisi nelle valli limitrofe, ma continuò ad essere in vigore l'organizzazione locale, tenuta in vita soprattutto dall'ordinamento comunitario. Non significa con questo che Fassa sia rimasta durante il Medioevo un'isola completamente autonoma nell'interno della struttura feudale, in quanto l'antica "decania" longobarda, pur mantenendo vive le proprie istituzioni, risulta annoverata attorno al 1000 quale giurisdizione dipendente dal principato vescovile di Bressanone. Nel 1027 i'irnperatore Enrico li, con una donazione affidava al vescovo di Sabiona-Bressanone, la difesa dei paese e lo costituiva signore feudale e principe elettore. Si suppone quindi che l'annessione dei territorio di Fassa al principato vescovile di Bressanone sia avvenuta verso il 1000/1100. I
l documento che descrive il confine fra il vescovado di Trento e quello di Bressanone, in cui la valle risulta entro i limiti territoriali di quest'ultimo, è datato 1050 circa. Nel XIV secolo i cespiti di entrate della valle vennero dati in pegno due volte: a Bertoldo Gufidaun nel 1369 e ad Enrico di Lichtenstein nel 1389, con l'inserimento nel Tirolo e nell'impero Austro-Ungarico. Nel XV secolo il territorio tornò alle dirette dipendenze dell'amministrazione vescovile rimanendovi fino al 1803, data che segna la soppressione di principati vescovili attuata dall'imperatore d'Austria. Il potere temporale dei principato incideva in forme differenti nelle diverse giurisdizioni. La Valle di Fassa essendo amministrata da un'istituzione già definita quale la "Comunità di valle" godeva, entro certi limiti, di autonomia amministrativa, per cui il principe vescovo non vi esercitava direttamente la propria giurisdizione.

Al vescovo spettavano i seguenti contributi:

- diritti sul territorio;
- tributi quale principe territoriale;
- tributi quale superiore ecclesiastico;

- sulla "decania" di Fassa il vescovo aveva diritti sulle acque, sui mulini, sulla pesca, sulla "menada" o fluttuazione del legname e poteva inoltre imporre dazi e riservare a sé i mulini. Al principe territoriale spettavano dei tributi che in valle non venivano corrisposti dai singoli bensì dalla "comunità" ed erano, come testimoniano gli urbari dei principato, piuttosto elevati. Nel 1438, data in cui la valle tornò a dipendere dall'amministrazione vescovile venne introdotto il "focatico", una tassazione che ogni nucleo familiare doveva corrispondere in base al proprio reddito. Non era quindi più la Comunità a corrispondere i tributi, ma i singoli. Per attuare questo nuovo sistema di tassazione vennero, per la prima volta censite le famiglie e i loro beni. Al vescovo, quale superiore ecclesiastico, spettavano le "decime". Vi erano due tipi di decima:

- la grande decima che era costituita dalla decima parte dei grano prodotto, di cui 213 spettavano al vescovo e 113 al pievano della Pieve di Fassa;

- la piccola decima, comprendente prodotti quali fave, piselli, vino, canapa, ecc. di cui al vescovo spettava 113 della decima parte prodotta.
Per amministrare la giustizia e riscuotere i tributi veniva inviato due volte all'anno da Bressanone (in primavera e in autunno) un "gastaldo", che aveva il compito di tenere delle riunioni dette "piaciti" a cui erano obbligati a presenziare tutti i fassani. Durante il "piacito" venivano esaminate le cause civili e penali più rilevanti e si tenevano i processi in seconda istanza.
Dopo il XV secolo al posto del gastaldo vennero inviati due giudici, detti "commissari del gastaldo" incaricati di risolvere le cause rimaste insolute dal tribunale ordinario, retto dal vicario o giudice.
Il vicario, rappresentante dell'autorità vescovile, risiedeva stabilmente in valle. Egli aveva il compito di risolvere le cause giuridiche minori, di presenziare il tribunale di prima istanza e di riscuotere le decime vescovili. Fino al 1438 questo ufficio venne esercitato da un massaro della "masseria di corte" o da un "vicino" eletto dalla comunità, in ogni caso quindi da un fassano.
Successivamente l'incarico di vicario venne affidato ad un giudice di professione detto "Ambimann" inviato da Bresanone e con residenza stabile in valle. Egli oltre al compito di amministrare la giustizia, curava direttamente gli interessi dei vescovo, per il quale amministrava e riscuoteva i tributi.
Questa intromissione esterna provocò molte proteste da parte della popolazione, che vedeva in questo modo sminuita la propria autonomia giuridico-amministrativa. Lo "statuto comunitario" stabiliva comunque che il giudice fosse assistito nei processi da giurati eletti tra i "vicini" della comunità, che avevano inoltre il compito di annotare le infra- zioni commesse nelle singole "regole" per esporle al giudice durante le convocazioni che questi teneva più volte all'anno. Il compito di citatore ed esecutore delle sentenze veniva esercitato dal banditore, che generalmente era forestiero e fungeva da poliziotto e carceriere.
L'ufficio di notaio era sempre ricoperto da un fassano (spesso veniva tramandato di padre in figlio) il che dimostra l'importanza della consolidata amministrazione interna e il discreto livello culturale della popolazione locale. Dopo il XV secolo venne inviato in valle a fianco dei vicario un "capitano" con l'incarico principale di rappresentare il principe vescovo e di fare da intermediario fra questi e la comunità. Di regola risiedeva in valle solo nella stagione estiva. Le ripetute richieste da parte dei fassani, affinché gli uffici di giudice e capitano fossero coperti dalla medesima persona seppur dopo molto tempo ebbero esito positivo, in quanto, nell'anno 1672 per la prima volta i due incarichi vennero affidati ad un'unica persona e precisamente a Giovan Antonio Calderon, già vicario di Fassa. Dalla fine dei 1600 non furono più inviati da Bressanone i commissari dei gastaldo per tenere i piaciti, ma era lo stesso giudice-capitano che si occupava delle cause di maggior importanza. A fianco di queste istituzioni, dipendenti dal principato vescovile di Bressanone e mantenutesi tali fino al 1803, particolare importanza ha l'organizzazione interna della Valle di Fassa rappresentata dalla Masseria di corte, dalla Pieve di Fassa e soprattutto dalla Comunità di valle.

Le istituzioni interne. La Masseria di corte

Antica istituzione di origine protofeudale era nel Medioevo la "corte regia", o "Masseria di corte", centro militare, giuridico e amministrativo del distretto longobardo, che veniva amministrata da uno o più massari.
La "Corte Regia di Fassa" è documentata per la prima volta nell'urbario di Bressanone nel 1252, in cui erano sanciti gli obblighi della stessa nei riguardi dei principe vescovo. L'istituzione mantenne le proprie caratteristiche protofeudali durante tutto il periodo interessato dalla giurisdizione vescovile: non divenne mai un feudo e i suoi massari non furono mai insigniti di alcun titolo nobiliare, al contrario, anche se godevano di un certo benessere, rimasero sempre equiparati agli altri membri della "Comunità di Fassa" dovendo alla stessa i medesimi obblighi e doveri. Durante l'amministrazione vescovile i massari avevano dei precisi obblighi nei confronti dei principato di Bressanone. Dovevano seguire il principe in caso di guerra, corrispondere ad esso i propri tributi ed ospitare due volte all'anno, in primavera ed in autunno, i commissari dei gastaldo che venivano a tenere i "piaciti". Quasi sempre fino al secolo XV il massaro esercitò anche la funzione di vicario, successivamente con la presenza dei giudice stabile, il massaro ne faceva le veci quando questi era assente.
Nel XV secolo la corte regia era composta da 3 parti: una era stata comprata dal principato vescovile e le altre due rappresentavano, una la "massaria di sotto" e l'altra la "massaria di sopra". Numerosi erano i beni immobili quali case, prati, orti, boschi, campi e masi di proprietà della massaria e di conseguenza questa ricavava una forte rendita dagli affitti ed aveva inoltre il diritto di riscuotere alcune decime.
La sede della Massaria di corte era a Vigo di Fassa ed era costituita da un complesso di costruzioni al centro delle quali si trovava la "torre di Vigo" (Torn de Vich), che era al tempo stesso casa padronale, sede giuridica e amministrativa della corte regia. La torre era un edificio in rnuratura con piccole finestre romaniche ai piani superiori, e feritoie al piano terra.
Vi si accedeva tramite una scala esterna e il tetto, a quattro falde, era ricoperto di scandole. Queste caratteristiche tipiche delle torri medievali fanno presupporre che l'edificio sia stato costruito nel primo medioevo. Attorno alla "Torn de Vich" c'erano i fabbricati rustici, comprendenti tutti gli annessi agricoli ed erano vicini ad orti e campi destinati alla coltivazione diretta. Poco rimane della sede della corte regia, la demolizione della torre nel 1932 ha cancellato la testimonianza, antica e significativa del centro giuridico-amministrativo che per secoli è stato stato fulcro della vita pubblica della valle.


Medhoevo/Mexoevo
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... NHNWM/edit

Xermani, Germani
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... RIY0E/edit

Çexete e canpisanto longobardi, xerman-venete e venete
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... JNMm8/edit

Canpisanti o çimiteri longobardi e xermani ente ła tera veneto-furlana
viewtopic.php?f=43&t=959

Caxałi, masarie e borghi xerman-veneti e veneti
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... 94M1E/edit

Castełi xerman-veneti e veneti
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... xZX3c/edit
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Re: Màlo (Mallo)

Messaggioda Berto » dom lug 13, 2014 11:11 am

Lomè asonansa ???

Mallo pubblico" (mallum)

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... tello1.jpg


Placito
http://it.wikipedia.org/wiki/Placito
In antichità per placito, si intendeva il parere del giudice su di una lite o disputa.
Il vocabolo, deriva dal latino plàcitum, da plàcere, piacere, da cui il significato secondario di ordinare e decidere.
Nel periodo franco, i conti o i visconti, rappresentanti del potere temporale in vece dell'imperatore, erano chiamati ad intervenire sulle dispute perlopiù di genere immobiliare tra le parti.
Famosi sono i Placiti cassinesi, ossia le quattro testimonianze giurate del X secolo sulla disputa dell'appartenenza di alcuni terreni benedettini a Capua, Sessa Aurunca e Teano.

Solitamente il luogo in cui avveniva la disputa era il "mallo pubblico" (mallum), cioè il tribunale o la pubblica assemblea giudiziaria dell'epoca.

Placiti cassinesi
http://it.wikipedia.org/wiki/Placiti_cassinesi
(ki li conta la solita menà dal latin de la teoria romansa)

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... nese-k.jpg



Immagine

malleator, oris, m., martellatore, MART. [malleus + -tor].

malleatus, a, um, agg., battuto col martello, COL. [malleus + -atus2].

malleolaris, e, agg., dei magliuoli, COL. [malleolus + -aris].

malleolus, i, m., 1 martelletto, CELS.; fig.
2 magliuolo, ramoscello o tralcio di vite potato a forma di martello per trapiantarlo, COL. e a.;
3 malleolo, proiettile incendiario, CIC. e a.
[malleus + -olus].

malleus, i, m.,
1 martello, maglio, PL. e a.: vituli tempora discussit malleus, la mazza spaccò la tempia del vitello, OV.;
2 cimurro, malattia dei cavalli, VEG.

mallo, onis, m.,
1 gambo secco di cipolla, VEG.;
2 tumore alle ginocchia dei cavalli, VEG.

mallus, i, m.,
fiocco di lana, CAT. 157, 15 (lez. inc.)
[gr.].

malo, mavis, malui, malle, anom. tr.,
1 voler piuttosto, preferire: senatum malle, star dalla parte del Senato, CAEL. in CIC. Fam. 8, 4, 2; multo o haud paulo malle, preferire di molto, CIC.; il secondo term. introdotto da quam, talv. rinforz. da potius o magis: nihil malle quam pacem, non preferir nulla alla pace, CIC.; servire quam pugnare malle, preferire la schiavitù al combattimento, CIC.; raram. con l'abl., nullos his mallem ludos spectasse, non avrei preferito nessun altro spettacolo a questo, HOR. Sat. 2, 8, 79; o con pro e l'abl., pro certis ambigua malebat, al certo preferiva l'incerto, TAC. Hist. 2, 86, 3; col nom. e l'inf., CIC. e a.: esse quam videri bonus malebat, preferiva esser buono che sembrarlo, SALL. Cat. 54, 6; con l'acc. e l'inf., principem se esse mavult quam videri, preferisce essere il primo che sembrarlo, CIC.; raram. col cong., malo non roges, preferirei che tu non mi chiedessi, CIC.; mallem cognoscerem, avrei preferito sapere, CIC.;
2 augurare piuttosto, CIC.;
3 esser più favorevole: malo universae Asiae, son più favorevole a tutta l'Asia, CIC. Att. 2, 16, 4.
• Pres. ind. malo (mavolo, PL.), mavis, mavult, malumus, mavultis, malunt; pres. cong., malim ecc. (mavelim ecc., PL.); imperf. cong., mallem ecc. (mavellem ecc., PL.); in PETR. mavoluit = maluit; part. pres. malens, TERT. e a.
[1. magis + 2. volo].

malogranatum, i, n.,
1 melograno, albero, Vulg.;
2 melagrana, frutto, PLIN.
[3. malum + 1. granatus].

3. malum, i, n.,
mela, pomo, frutto con polpa e nocciolo: ab ovo usque ad mala, dall'uovo alle mele, cioè dall'antipasto alla frutta, dal principio alla fine, HOR. Sat. 1, 3, 7; fig. malum Discordiae, il pomo della discordia, IUST.
[gr.].

2. malus, i, f.,
melo, albero da frutto, VERG. e a.
[cf. 3. malum].

3. malus, i, m.,
1 albero di nave: malos scandere, salir sugli alberi, CIC.; funes antemnas ad malos destinabant, funi tenevano fissi agli alberi le antenne, CAES. B. G. 3, 14, 6;
2 antenna per sostenere i teloni del teatro o del circo, palo, LUCR. e a.; committere turrium malos, collegare orizzontalmente le travature verticali delle torri, CAES. B. G. 7, 22, 5;
3 asse del frantoio, PLIN.

2. malum, i, n.,
1 male: corporis mala, malanni del corpo, CIC.; malum nullum esse nisi culpam, che non c'è alcun male all'infuori della colpa, CIC.; malum militibus meis, guai ai miei soldati, LIV.; maximum pervigiliae malum (il peggior guaio della), IUST. 24, 8, 14;
2 colpa, delitto: irritamenta malorum, stimolo ai delitti, OV. Met. 1, 140;
3 disgrazia, danno, svantaggio: nihil mali accidit ei, non gli è accaduto nulla di male, CIC.; servitus malorum omnium postremum, la schiavitù, il peggiore di tutti i mali, CIC.; malo suo, per sua disgrazia, PL.; at malo cum tuo, ma peggio per te, PL. As. 129; aliquid alicui malo est, qualcosa è una disgrazia per qualcuno, CIC.;
4 maltrattamento, pena, castigo: malum habere, esser punito, CIC.;
5 disagio, fatica: malo assuetus, abituato ai travagli, VERG. Georg. 2, 168;
6 male parole, TIB. e a.;
7 malattia, CELS.
[cf. 1. malus].

1. malus, a, um, agg., comp. peior, sup. pessimus,
1 cattivo, di cattiva qualità, inetto, incapace: malus poeta, cattivo poeta, CIC.; malo genere natus, di bassi natali, CIC.; peioribus ortus, nato da più umile famiglia, HOR. Epist. 1, 6, 22; acc. avverb.: malum responsare palato, offendere il palato, HOR. Sat. 2, 4, 18;
2 brutto, deforme: haud mala est mulier, quella donna non è brutta, PL.; crure malo esse, aver brutte gambe, HOR. Sat. 1, 2, 102;
3 malvagio, disonesto: mala fides, malafede, slealtà, NEP.; philosophi minime mali, filosofi non disonesti, CIC.; mala mens, animo malvagio, QUINT. (ma: pazzia, CATULL. 40, 1);
4 disgraziato, sfavorevole, funesto: mala pugna, battaglia perduta, CIC. Div. 2, 54; abi in malam rem, va' alla malora, TER.; in malas oras ire, andare a quel paese, CATULL.; in peius ruere (VERG.), o mutari (QUINT.), peggiorare; malum arbitrium, orgoglio funesto, LIV.; mala lingua, lingua malefica, VERG. e a.; mala avis, o ales, infausto presagio, HOR.; mala res, spes multo asperior, condizioni tristi, previsioni molto più fosche, SALL. Cat. 20, 13;
5 dannoso, pericoloso: mala gramina, erbacce dannose, VERG. Aen. 2, 471; sibi malam rem quaerere, cercare il proprio danno, PL.;
6 malato, CELS.; vd. peior, pessimus; vd. anche 1. e 2. malum.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Màlo (Mallo)

Messaggioda Berto » dom lug 13, 2014 11:16 am

Cfr. co Saint Malo

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... t-Malo.jpg

https://it.wikipedia.org/wiki/Saint-Malo

Saint-Malo (in bretone Sant-Maloù, in gallo Saent-Malô, in italiano antico San Malò) è un comune francese e una sottoprefettura (arrondissement di Saint-Malo), capoluogo di due cantoni (nord e sud) del dipartimento francese Ille-et-Vilaine, nella regione della Bretagna. È una città balneare famosa, ricca di monumenti storici e di eventi soprattutto estivi, e attira turisti in maniera crescente (maggiormente inglesi, tedeschi, olandesi).
È una città costiera, fortificata con una cintura di bastioni, il centro storico essendo costruito su un'isola collegata alla costa. Il suo porto sbocca sul Canale della Manica e il suo litorale è tra quelli francesi il maggiormente esposto al fenomeno delle maree (l'ampiezza supera i 10 metri).
Saint-Malo è fortemente legata al mare : famosa per essere stata la città dei corsari, è oggi considerata la capitale della vela in Francia.
Gli abitanti di Saint-Malo si chiamano "maluini", in francese: malouins. La lingua bretone, che fa parte delle lingue celtiche, non è mai stata parlata (???). Invece, la lingua che si usava era il gallo, ovvero un dialetto neolatino (???) della parte est della Bretagna. Sia il gallo, sia il bretone si possono studiare oggi nelle università bretoni.

Saint-Malo deve il suo nome a un monaco gallese, Mac Low, sbarcato nella penisola di Aleth (o Alet) nel VI secolo per evangelizzare il paese, e diventato vescovo di Aleth.
???
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Re: Màlo (Mallo)

Messaggioda Berto » sab feb 20, 2016 8:18 am

Małapria o Priabona
viewtopic.php?f=45&t=2225
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Re: Màlo (Mallo)

Messaggioda Berto » sab feb 20, 2016 8:18 am

Jijo Menegheło: (LUIGI MENEGHELLO)
http://www.comune.malo.vi.it/a_4179_IT_22893_1.html
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Re: Màlo (Mallo)

Messaggioda Berto » sab feb 20, 2016 8:21 am

Ghè anca:

Rio Malo a Lavaron

Giogo Malo a Marçexina

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... o-Malo.jpg
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