Mota-Motta, Moton, Motaron, Motteggiana, Mottella, ...

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Messaggioda Berto » gio giu 26, 2014 8:35 am

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Mota-Motta, Moton, Motaron, Motteggiana, ...

Messaggioda Berto » gio giu 26, 2014 8:35 am

Mota, mota e mote
viewtopic.php?f=44&t=240&p=663#p663

1) Mota come moja, moite, molta, malta, paltan (pałueghe, pałù, aree o xone paludoxe)
2) Mota come motta, monte, montagna
3) Mota come molta, mucio, mucchio (na mota/montagna de roba)



1) Mota come moja, moite, molta, malta, paltan (pałueghe, pałù)

Mota, mota e mote
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... ensa-c.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... sara-c.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... mota-1.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... mota-2.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... tarelo.jpg
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Re: Mota-Motta, Moton, Motaron, Motteggiana, ...

Messaggioda Berto » gio giu 26, 2014 8:07 pm

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Re: Mota-Motta, Moton, Motaron, Motteggiana, Mottella, ...

Messaggioda Berto » gio giu 04, 2015 4:23 pm

Mota, mota e mote
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1) Mota come moja, moite, molta, malta, paltan (pałueghe, pałù, aree o xone paludoxe)
2) Mota come motta, monte, montagna
3) Mota come molta, mucio, mucchio (na mota/montagna de roba)2) Mota come motta, monte, montagna

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... abia-0.jpg


Mota (Motta) (come Monte, Montagna, Moton, Monton, Motaron, Montà, ...)
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... hTQk0/edit
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Re: Mota-Motta, Moton, Motaron, Motteggiana, Mottella, ...

Messaggioda Berto » mar feb 09, 2016 1:20 pm

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monte,
s. m. ‘massa grandissima di roccia e terra che si eleva parecchio sul livello del mare’ (1219, Breve di Montieri: Cast. Tosc. 49; per catena di monti V. caténa), fig. ‘grande ammasso, ingente quantità’ (fine sec. XIII, Novellino), ‘mucchio di carte scartate al gioco’ (av. 1686, G. B. Ricciardi), ‘somma di denaro, complesso di valori, spec. risultante da puntate, scommesse e sim.’ (1839, C. Cattaneo: “Ogni squadra, o come suol dirsi, ogni Monte”; monte premi ‘somma globale ripartita tra i vincitori di una lotteria, del totocalcio e sim.’: 1950, Migl. App.), ‘banca’ (1470, Provvisioni de' Consigli Maggiori della Repubblica Fiorentina; monte di pietà ‘istituto che accorda prestiti su pegno di oggetti’: 1534, P. Aretino (monte della pietà); av. 1609, L. Agostini (monte di pietà); 1608, F. Morosini, ambasciatore di Venezia a Firenze (Relazioni degli Ambasciatori veneti al Senato, III, Firenze, Parte seconda, Bari, 1916, p. 130). “Di più [Sua Altezza] ha il monte chiamato ‘di pietà’, ma che è tutto il suo denaro”).
...
Lat. monte(m), di form. indeur. Per intendere il sign. orig. di monte di pietà bisogna rifarsi all'accez. di ‘assommare, ammontare’, che montare ebbe un tempo (es. e rinvii in Giordano Quar. e in Edler, anche per monte ‘capitale’), Non è escluso che la loc. andare a monte, oggi propria dei giochi, abbia pure un orig. economica, quando (1495 a Firenze) valeva ‘porre una somma nei Libri del Monte dei creditori dello Stato (oggi Libro del Debito Pubblico)’ (Rez. 662). Invece, l'ant. loc. a monte ‘verso la sommità’ ha conosciuto un fortunato uso metaforico a partire dagli anni Sessanta (SLI XVI [1990] 19). Il modo promettere mari e monti è già lat. (maria montesque polliceri: Sallustio), anche con var., che trovano riscontro in varie lingue europee. Dall'agg. montanu(m) ‘del monte, proprio della montagna’ il lat. mediev. (av. sec. XIII, Vita di S. Mochuae) trasse montaneu(m), il cui f. montanea(m) (872 e 971, Codice Cavense) si sostantivò in montagna. Da quella, in più rec. form. (gromatici), montaniosu(m). Montanariu(m), montaninu(m), montuosu(m) ed il v. monticare sono documentati solo in età mediev. Montebianco è facile ed effimera creazione mod., allusiva alla forma del monte nevoso fra Italia e Francia, introdotta dai Francesi (mont-blanc). Le montagne russe, più che imitare i dislivelli propri della Russia (?), devono il loro nome o all'invenzione da parte dei Russi di queste altrimenti dette montagne artificali, come spiegano il Lessona (cit. dal VEI) e il Cherubini, o semplicemente ad un richiamo esotico. Sono state, comunque, introdotte in Italia sull'es. fr., anche se la cronologia non consentirebbe, per ora, tale importazione (montagnes russes, 1842; T. Gautier del Voyage en Russie – 1866 – afferma, che furoreggiavano a Parigi durante la Restaurazione). Monticare apparterrebbe all'it. region. trentino: “in trentino montegàr, da cui le forme it. monticare e monticazione di scritti e giornali del Trentino” (A. Prati in ID XIII [1937] 163 in nota).
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Re: Mota-Motta, Moton, Motaron, Motteggiana, Mottella, ...

Messaggioda Berto » mar feb 09, 2016 1:21 pm

Da Paul-Louis Rousset

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10. MAL, MAR, MAN, rilevato, roccia.

In questo capitolo studiamo una vasta famiglia di toponimi che coprono buona parte delle sponde mediterranee, spingendosi fino all’India.

Voci quali Mallos, Malia, Malla, Malea, Mela sono citate dal Trombetti nel suo "Saggio di antica onomastica mediterranea" e da lui reperite tanto sulle rive dell’Asia Minore in Cilicia, Psidia, Caria, Licaonia, quanto a Creta, in Albania, Iugoslavia, Italia, Corsica e Sardegna.

Il più noto è certo il nome dell' Isola di Malta.

In Spagna si indicano con mallo i monoliti di roccia, alcuni dei quali alti anche 350 m; molto noti i Mallo Firé, Mallo Pison, Mallo Cuchillo (dove appare la tautologia con KUK) o l'insieme di blocchi giganti denominati Mallos de Riglos.

Nelle Alpi francoprovenzali la radice MAL non è frequentissima, forse perché assai arcaica, ma ancora degnamente rappresentata da oronimi famosi della zona di Susa quali il Monte Malamot ed il Rocciamelone che domina la città dai suoi 3538 m e che un tempo era considerato la più alta cima delle Alpi per il dislivello di 3000 m tra base e sommità, lungo un versante facilmente accessibile, a pendenza quasi uniforme.

Altre cime ben note sono i Monti Mallet e Maudit nel Massiccio del Bianco.
Quest'ultima interpretazione di MAL come "male", "maledetto" si ritrova anche nei Pirenei con la Maladetta e nelle Alpi Marittime con la Maledia.

Proprio nel settore alpino occitano sono rimasti più numerosi gli oronimi composti con le radici MAL e MAR, sovente associate a voci del linguaggio corrente: Malinvern, Malacosta, Maladecia, Malaterra, Malanotte, Malaura, Marchisa, Merciera, Merciantaira, Mercantour, Merlo, Marta.

Sintomatico il raddoppio tautologico contenuto nel nome Marguareis, la montagna carsica per eccellenza delle Marittime, composta da entrambe le radici MAR e GAR.

La Valtellina ci offre altri due interessanti esempi di accostamento della radice MAL con differenti basi preindoeuropee: la Val Malenco (MAL+ANCA), percorsa dal Torrente Mallero (MAL+AR).
Quanto ai già citati Lavini di Marco presso Rovereto, è da notare come, accanto all'idea di frana (LAVini), sia presente il termine indicante la roccia (MARco), trasformato in agionimo quando ormai era divenuto incomprensibile.

Allo sbocco della Val d'Aosta, sul versante della Val Chiusella si erge il Monte Marzo, fronteggiato dalla parte di Oropa dal Monte Mars.

Nell'area occitana alpina sono frequenti i microtoponimi quali Marìn, Maròc, Marslìn, Melette, connessi all'idea di siti sopraelevati o pietrosi; come non mancano località abitate con simili denominazioni, Manas, Mane, Marmora, Martre, Melle, Valmala, Montemale, Mentone, o idronimi sul tipo di Maira e Mellea.

Gli stessi termini usati per indicare i ricoveri d'alpeggio, i meire, o quanti vi salgono con le mandrie che svernano in pianura, i marghìe, potrebbero derivare dalla radice MAR, oppure da una voce MARG, simile a MALGA, anzichè dal latino "migrare" come sostengono molti linguisti.
E, visto che siamo passati a voci delle lingue parlate, dobbiamo citare l'italiano "marmo" (marbre in francese), la pietra lavorabile per eccellenza, l'albanese mal =montagna, i sostantivi baschi malkar, mandi, malda significanti roccia, cima o costa, i vari mal, mala, malei degli idiomi dravidici (India Meridionale) tutti sinonimi di montagna.

I termini marran, marin, marro, merrain, merrau nei dialetti delle Alpi Occidentali indicano terreni con pietre o con macerie lasciate da precedenti lavori di costruzione.

Nelle Alpi Centro-Orientali le maroche sono i mucchi di sassi ricavati per spietratura dei terreni o i grandi sfasciumi di frana.

Talvolta nei toponimi formati con la radice MAL, la L finale ha subito una palatizzazione e si è trasformata in Y, come nel caso dei molti oronimi Maya sparsi dal Pelvoux al Vallese o in Rocca La Meya della Val Maira.

Altre volte la stessa radice è stata allargata in MAN e nelle varianti MEN e MON.
La prima costituisce la base di nomi quali Mane, Manosque, Mandrone, Maniglia, Mangioire, Leman, le altre han dato Mena, Menas, Menone, Menouve, Menta, Menthon in Alta Savoia, Menton sulla Costa Azzurra, Chamonix.
Questa cittadina, assurta negli ultimi due secoli a capitale dell'alpinismo, dopo essere stata sede di un antico priorato, si presta a qualche divagazione etimologica.
Essa compare per la prima volta l'anno 1091 nella donazione fatta dai Conti del Genevois all'abbazia benedettina di San Michele della Chiusa (Valle della Dora Riparia).
Il testo dice: "donamus omnem campum munitum cum appendiciis suis, ex aqua que vocatur Desa... usque ad Balmas".
In un altro documento del 1224 Campi muniti e Chamonis sono applicati indifferentemente alla “domus”, il priorato, ed alla “ecclesia”.
I due termini sono quindi considerati equivalenti, come se sopravvivesse in loco l'antico toponimo di cui Campus munitus altro non era che una grossolana latinizzazione.
Quindi io sostengo essere il termine latino una interpretazione della voce originaria; anzichè il contrario, cioé Chamonix una storpiatura di Campus munitus, come è opinione corrente. Il mio asserto si fonda sul valore semantico del nome Cha-MON-is, dove la prima sillaba deriva da un prelatino "calmis" significante pascolo, divenuto La Cha, Lachat, Bellachat in Savoia, tsa in Val d'Aosta (cfr. Tsa de Tsan a proposito della radica CAM), tradotto in Campus dai notai medioevali.

La seconda sillaba è formata invece dalla base preindoeuropea MON e significa monte, come d'altronde prova il suo derivato latino "mons". Quanto alla is finale, va detto che è una desinenza caratteristica dei nomi di luogo, intervenuta durante il Basso Impero, quasi a sottolineare il reciproco legame tra nome e località.
Quindi "pascolo di monte" o "pascolo tra i monti" è per me la corretta interpretazione etimologica di Chamonix e mi conforta trovare un altro Chamonix in Alta Savoia, a Magland, ed un Chamony a Saint-Romain-en-Gier (Rhòne). Se poi questi pascoli erano cintati e protetti, ciò può aver provocato una erronea associazione di significati, senza peraltro infirmare l'etimo originario.

La stessa radice MON ha prodotto il Mon dei Grigioni, il Monaco della Costa Azzurra, caratterizzato dalla sua Rocca a picco sul mare, e Monesi nelle Alpi Marittime.
Due villaggi sulle montagne della Corsica si chiamano Monacia e, nella stessa isola, esiste una Punta Monaco.
In Val d'Aosta e nel Vallese troviamo parecchi Money o Monney, probabilmente contaminati dal suono affine del francese "moneta". Altra contaminazione può essere intervenuta a dare il Mònch (4099 m) dell’Oberland, che in tedesco significa "monaco".


12. MOT, MUT, collinetta, rialzo.

II sostantivo "motta", assente nel latino classico, compare invece nel basso latino.
Gli etimologisti risultano divisi nel giustificarne la nascita: chi non si pronuncia, chi lo vuole derivato da una voce germanica, chi non ne esclude l'origine preindoeuropea mediterranea.
A questo proposito il Trombetti cita degli antichi Moutas, Mota, Motas, Mutas in Asia Minore, mentre dal canto suo il Lahovary trova nell'India Meridionale i corrispondenti mutu, matu, matta che in dravidico significano proprio elevazione e collina.

Il basco mot(h)o serve ad indicare cose diverse sulla testa di una persona o di un animale, quali un ricciolo, un berretto, un foulard, una ciocca di capelli, la cresta d'un uccello e, in senso figurato anche l'orgoglio.
Nell'occitano, nel provenzale, nel piemontese e nel lombardo, mota, muta significavano un tempo collina ed oggi indicano le zolle di terra che si staccano con le radici dell'erba, come d'altronde l'odierno francese "motte".
Con lo stesso termine, invece, il francese antico designava dapprima un rialzo naturale, poi un terrapieno costruito a scopo difensivo.
Collinette o fortificazioni del genere han dato origine ai vari toponimi La Mothe, La Motte, La Motta, Motta, sparsi in tutta l'Europa Occidentale Neolatina, dalla Spagna coi suoi Pico Motilla e Mota del Cuervo, fino alla Sicilia, dove troviamo una Motta Sant'Anastasia ad O di Catania.
In senso traslato va aggiunto che il provenzale mout ed il francoprovenzale mouta stanno ad indicare una bestia senza corna, sottintendendo un idea di sommità tondeggiante, non appuntita, quale doveva essere il valore semantico dell'originaria radice MOT.
Nella pianura piemontese le mutére erano i mucchi conici di terra che si usava preparare in estate per la pratica del debbio (un trattamento inteso a migliorare il terreno dei prati stabili, oggi caduto in disuso).
Nelle Alpi Occidentali i toponimi composti con la radice MOT sono più numerosi nel Nord. Tra essi cito la Testa del Mouttas in Val di Susa, la Grande Motte (3653 m) nel Massiccio della Vanoise (Savoia) ed il Mottarone, la vasta montagna tondeggiante frammezzo ai Laghi d'Orta e Maggiore, la Cima ed il Passo del Mottone nell'Ossola.
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Re: Mota-Motta, Moton, Motaron, Motteggiana, Mottella, ...

Messaggioda Berto » mar feb 09, 2016 1:22 pm

LE MOTTE: UN’IPOTESI STORICA INTRIGANTE PER L’ENTROTERRA VENEZIANO
http://www.rivolo.it/website/attachment ... igante.pdf

St ki li xe envaxà de edeołoja: łi pasa da la çeveltà venesiana, a coeła romana, trascurando coeła mexoval ke lè tre secołi pì longa de coeła romana.


Coultura dei tumoli

http://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_dei_tumuli
La cultura dei tumuli fu caratterizzata dalla pratica della sepoltura per inumazione del corpo dei defunti.
Si sviluppò nell'Europa Centrale durante la media età del bronzo (dal 1600 a.C. ca. al 1200 a.C.).
Fece seguito alla cultura di Unetice, occupandone il territorio oltre la Baviera e il Württemberg, estendendosi così dal Reno fini ai Carpazi occidentali, e dalle Alpi al Mar Baltico.
La cultura dei tumuli fu seguita dalla cultura dei campi di urne nella tardo bronzo antico, che segnò il passaggio alla pratica della cremazione dei defunti.

http://it.wikipedia.org/wiki/Tumuli
Un tumulo è un monticello di terra e pietre, spesso di grandi dimensioni, posto sopra una sepoltura o più sepolture, a formare una specie di collina artificiale.
I tumuli possono avere forma circolare o allungata, e si possono trovare in gran parte del mondo. Un tumulo costituito soprattutto o esclusivamente da pietre è spesso definito "cairn".
tumuli cominciano ad essere utilizzati per coprire le sepolture nell'età della pietra e quindi nell'età del rame e del bronzo.
Originariamente consisteva in una pila di rocce che ricoprivano direttamente il corpo, ma la sua struttura fu modificata nel corso dei secoli e crebbe di dimensioni fino ad arrivare a trasformarsi in camere funerarie in cui riposavano il defunto con i suoi oggetti più importanti.

Tombe coperte da tumuli si trovano in tutta Europa:
In Russia, Ucraina e Asia Centrale: cultura kurgan

Tumoli kurgan

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... kurgan.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... kurgan.jpg


In Scandinavia: le tombe a tumulo sono state utilizzate fino all'XI secolo
In Turchia: vi sono stati rinvenuti tumuli fra i più grandi al mondo (Bin Tepeler e altri tumuli della Lidia, Frigia e Commagene)
In Macedonia: famoso è il tumulo di Vergina, tomba di Filippo, padre di Alessandro Magno
In Grecia: un celebre esempio sono le monumentali tombe a tholos di Micene
In Italia: le più famose sono le tombe a tumulo etrusche, spesso utilizzate per secoli dalla stessa famiglia patrizia, ma si trovano anche in altre aree
Nelle Isole Britanniche: tumuli preistorici si trovano in molti luoghi. Famosi sono i tumuli di Tara e di Newgrange
In Repubblica Ceca e in Ungheria
In Belgio, presso la città galloromana di Tongeren, se ne trovano più di 180

Tumołi etruski e turki
http://www.vip.it/tarquinia-ritrovata-tomba-lucumoni

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... trusca.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... truske.jpg


http://da.wikipedia.org/wiki/Gravh%C3%B8j
En gravhøj er et oldtidsminde og er som sådan som regel fredet. Gravhøjene er begravelsespladser, brugt fra den tidligste bondestenalder frem til overgangen til kristen tid i slutningen af vikingetiden. Højenes konstruktion og beliggenhed i landskabet varierer gennem tid, og giver således en indikation på højenes alder.

http://de.wikipedia.org/wiki/H%C3%BCgelgrab

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... gvilla.jpg



En łenga jermanega łe tonbe łe se ciama: grab, grav
http://de.wikipedia.org/wiki/Grab
http://da.wikipedia.org/wiki/Grav

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... .-a.C..jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... ichele.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... lstatt.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... tumolo.jpg



Tumołi venet-furlani

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... Mote-c.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... into-c.jpg


Mote venete come viłaj arxenà e come castełari

Mote de Casteło de Godego

http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 14x300.jpg
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... dego-c.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... dego-1.jpg


Mote come castełari furlan-veneti

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... urlani.jpg
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Re: Mota-Motta, Moton, Motaron, Motteggiana, Mottella, ...

Messaggioda Berto » mar feb 09, 2016 1:22 pm

L’unità d’origine del linguaggio de Alfredo Trombetti
http://www.nostratic.ru/books/(354)trombetti1.pdf

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Re: Mota-Motta, Moton, Motaron, Motteggiana, Mottella, ...

Messaggioda Berto » mar feb 09, 2016 1:22 pm

Mota, mota e mote
viewtopic.php?f=44&t=240&p=663#p663

1) Mota come moja, moite, molta, malta, paltan (pałueghe, pałù, aree o xone paludoxe)
2) Mota come motta, monte, montagna
3) Mota come molta, mucio, mucchio (na mota/montagna de roba)2) Mota come motta, monte, montagna


3) Mota come molta, mucio, mucchio (na mota/montagna de roba)


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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... ta-164.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... cio-165.jp

http://www.etimo.it/?term=molto
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http://www.etimo.it/?term=mucchio
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http://www.etimo.it/?term=mole
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http://www.etimo.it/?term=massa

http://www.etimo.it/gifpic/08/157b87.png
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http://www.etimo.it/?term=cumulo
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http://www.etimo.it/?term=colmo
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mucchio,
s. m. ‘insieme di cose riunite, spec. disordinatamente’ (1300-13, Dante), fig. fam. ‘notevole quantità’ (sec. XV, Pataffio).
Locuzioni:
tutti in un mucchio, fig. ‘senza far distinzioni per nessuno’ (1869, TB).
Lat. mutulu(m) ‘pietra che sporge, modiglione’. A questa spiegazione, dovuta ad una sintesi di Meyer-Lübke generalmente approvata ed ancora accolta (cfr. J. Hubschmid in RLiR XXIII [1959] 369 e VR XXIX [1970] 293), si contrapposero e contrappongono le più varie ipotesi: da ammucchiare, proveniente da *amuculare, forma metatetica di accumulare (V. A. Canello in AGI III [1874] 397 e G. Storm in AGI IV [1878] 391), dal lat. meta attraverso le fasi ipotizzate *metulare, *meclare, *mecchiare, *mucchiare (C. Salvioni in Romania XXVIII [1899] 99-101); ed altre ancora. Ma non va dimenticata l'indicazione di una probabile orig. germ., che, già accennata dal Braune (ZrPh XXI [1897] 218), trova la sua più convinta assertrice in Maria Giovanna Arcamone (nella Miscellanea in memoria di Augusto Scaffidi Abbate), la quale riconosce in mucchio un prestito longobardo (dalla famiglia germanica di *-muk-o-, *-muk-(a)lo ‘nascondere di soppiatto provviste o denaro’, attraverso *muklo, -a [cfr. ammucchiare]).


molto,
avv. ‘in grande misura, grandemente’ (av. 1250, Anonimo), rafforza un agg. o un avv. compar. (av. 1294, B. Latini), premesso ad agg. qual. e avv. di modo, dà loro valore di superl. (av. 1250, Giacomo da Lentini),
agg. indef. ‘che è in grande quantità o misura, o numero’ (av. 1250, Giacomo da Lentini), ‘grande’ (1300-13, Dante), ‘lungo’ (1348-53, G. Boccaccio), in funzione di
s. m. solo sing. ‘grande quantità’ (av. 1294, B. Latini).
Locuzioni:
a dir molto ‘al massimo, tutt'al più’ (1939-40, Palazzi),
non molto ‘poco, pochissimo’ (1313-19, Dante),
poco o molto ‘sia quanto sia’ (1869, TB).
Lat. multu(m), prob. della stessa rad. di meliore(m) col sign., quindi, di base ‘buono’, ‘abbondante’.


colmo
s. m. ‘cima, sommità, culmine’ (av. 1321, Dante), ‘grado più elevato, misura maggiore, punto estremo’ (1304-08, Dante), ‘gioco di parole basato sul doppio significato’ (“Colmi si chiamano certe freddure o bisticci che erano in uso pe' giornali qualche tempo fa”: 1905, Panz. Diz.).
...
Lat. culme(n) (V. cùlmine); cólmo 1 è un part. pass. contratto di colmare.


culmine,
s. m. ‘sommità, cima’ (av. 1484, F. Belcari), ‘apice, grado massimo d'una condizione’ (1865, TB).

Derivati:
culminante,
agg. ‘che è al culmine, che tocca la maggior altezza’ (av. 1869, C. Cattaneo), ‘decisivo, cruciale’ (punto culminante: 1833, C. Bini),
culminare,
v. intr. ‘trovarsi in culminazione, detto d'un astro’ (1772, D'Alb.), ‘arrivare all'apice, al massimo grado’ (1905, A. Fogazzaro),
culminazione,
s. f. ‘transito d'un astro al meridiano celeste del luogo d'osservazione, che si verifica due volte al giorno, a seconda che l'astro si trovi alla minima o alla massima distanza dallo zenit’ (1772, D'Alb.).
Vc. dotta, lat. culmine (abl. sing. di culmen, d'orig. indeur.), col der. tardo culminare.


tumulo,
s. m. ‘accumulo di terra, sabbia, detriti e sim. che si eleva dalla superficie del terreno’ (1598, Florio: tumolo e tumulo), (archeol.) ‘presso alcuni popoli antichi, monticello di terra elevantesi sulla tomba’ (av. 1472, L. B. Alberti cit. da Gher. Suppl.), est. ‘tomba’ (1485 ca., Arcadia 158: tumolo; av. 1503, Gallo Rime: tumulo).

Derivati:
tumulare,
v. tr. ‘seppellire’ (av. 1306, Iacopone, al part. pass.),
tumulazione,
s. f. ‘atto, effetto del tumulare’ (1773, Bandi leopoldini, cit. nel Molossi).
Vc. dotta (per i riflessi pop. V. tómbolo), lat. tumulu(m), legato al v. tumere ‘essere gonfio’ (V. tumefàre), col senso di base, quindi, di ‘rigonfiamento’.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Mota-Motta, Moton, Motaron, Motteggiana, Mottella, ...

Messaggioda Berto » mar feb 09, 2016 1:25 pm

Mòta, móta e mota (?)
viewtopic.php?f=44&t=240


1) Mota come moja, moite, molta, malta, paltan (pałueghe, pałù, aree o xone paludoxe)
2) Mota come motta, monte, montagna
3) Mota come molta, mucio, mucchio (na mota/montagna de roba)
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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