El sejo (dito anca sałixo)

El sejo (dito anca sałixo)

Messaggioda Berto » mer gen 13, 2016 10:23 pm

El sejo (dito anca sałixo)
viewtopic.php?f=43&t=2158

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... l-sejo.jpg


El sejo dito anca sałixo, el vien fato pasar par on troxo roman ma no xe vero, caxo mai el saria veneto e ła pavimentasion lè o sałixo lè de łi ani veneto xermani mexoevałi; no ghè gnaona atestasion scrita o arkeołojega ke ła docomenti łi ani romani o na fatura romana.

Troxo par łe armenti
https://www.facebook.com/stefano.lovat.1

El sejo dito anca sałixo
https://www.facebook.com/El-sejo-dito-a ... 4277864024
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Re: El sejo (dito anca sałixo)

Messaggioda Berto » mer gen 13, 2016 10:25 pm

Na gnoransa da fa paura!

Strada armentaria romana "Saliso"
giovedì 26 gennaio 2012

http://terre-alte.blogspot.it/2012/01/s ... aliso.html

Poca neve e insolita mitezza accomunano, per ora, gran parte delle regioni del Nord Italia in questa strana. Sembra quasi che l'inverno non sia mai arrivato, ma che, a parte le temperature basse della scorsa settimana, questi mesi siano la continuazione dell'autunno secco e arido appena passato.

E allora, dal momento che non riesco a programmare delle nuove ciaspolate, decido di ripiegare per una uscita sulle colline ai piedi dell'Altopiano di Asiago alla scoperta di inusuali ed insoliti sentieri.
Non senza qualche difficoltà riesco a parcheggiare l'auto tra il Municipio e la Chiesa di Crosara, frazione di Marostica posta sulle colline a 422 mt slm.

Subito la strada sale ripida fino ad una curva dove è ben evidente il cippo in marmo con lapide di dedica che indica l'inizio dell'antica strada armentaria romana chiamata in seguito " el saliso" in quanto la strada si presenta ancora oggi per tutta la sua lunghezza completamente selciata.

Fino a cinquant'anni fa era una strada molto percorsa dai carri e dagli abitanti di Conco che dovevano scendere a Marostica. Ma la sua costruzione si fa risalire probabilmente al I° secolo dopo Cristo ???. Studi recenti infatti ci indicano trattarsi di una strada armentaria romana e come tutte le strade armentarie costruite dai romani serviva per portare gli armenti dalla pianura ai pascoli dell'Altopiano, ma anche a fare transitare le merci dell'attività armentaria estiva (il formaggio, la ricotta, ma soprattutto la carosa...)verso la città di Padova (Patavium). ???

Infatti Padova, pur essendo già dal 49 a.C. un municipium romano, è solamente durante l'epoca imperiale che divenne uno dei centri più ricchi e importanti grazie alla lavorazione delle lane provenienti dai pascoli dell'altopiano di Asiago.

Di questa antica strada rimangono ancor oggi alcuni tratti percorribili e uno di questi è quello che porta dalla frazione di Crosara a quella di Gomarolo.

Sarà la luce fievole del sole in questo tardo pomeriggio d'inverno, sarà la consapevolezza di camminare sul selciato di questa antica strada, certo è che le sensazioni e i pensieri che in modo concitante scaturiscono dalla mia mente mi costringono a rallentare il passo.

La pendenza è costante per tutto il primo tratto che sfocia tra le case di contrada Cassoni a quota 520 mt. Un gruppo di case dove il tempo sembra essersi fermato e che risveglia in me ricordi ormai sopiti. Si ode solamente il gracchiare di una vecchia radio che sta trasmettendo alcune notizie, null'altro. Manca il vociare continuo dei bambini, e ci sono solo pochi vecchi costretti dentro casa dalla pausa obbligata dei lavori dei campi.

Ora la strada spiana leggermente ed entra in un bosco aperto di faggi e carpini che costeggiando ad ovest monte Alto va ad incrociare la strada asfaltata che porta a Gomarolo.
A questo punto decido di evitare la strada e di svoltare a destra per salire lungo una strada forestale che con discreta pendenza mi porta alla frazione più alta: contrada Boffi con case e fienili completamente ristrutturate.

La vista che si ha sulla pianura veneta è a dir poco stupefacente anche se siamo solamente ad un'altezza di 724 mt. Da qui seguendo un tratturo scendo lungo un bel bosco di castagno e roverella fino a ritrovare la strada asfaltata proveniente da Cassoni.
Quando giungo nuovamente in contrada il sole sta oramai scomparendo dietro le cime delle piccole dolomiti.

No ghe xe segni sol sałixo de pasajo de cari co łi sercioni de fero ke ente łi ani e i secołi łi garia scavà on solketo.
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Re: El sejo (dito anca sałixo)

Messaggioda Berto » mer gen 13, 2016 10:26 pm

Na gnoransa da fa paura!

http://it.wikiloc.com/wikiloc/view.do?id=1369622
Strada lastricata dagli antichi soldati romani. Facile da fare in famiglia. Si arriva ai piedi di Conco.

https://plus.google.com/108202268752973 ... vMxZ96kdU9

http://www.4ciacole.com/wp-content/uplo ... iacole.pdf
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Re: El sejo (dito anca sałixo)

Messaggioda Berto » mer gen 13, 2016 10:26 pm

Na gnoransa da fa paura!

Da Crosara all'Altopiano

http://www.caibassanograppa.com/attivit ... -altopiano

Frazione di Marostica, posta a 422 metri s.l.m., Crosara è uno dei borghi che si incontrano percorrendo la provinciale del Rameston che dalla cittadina scaligera conduce alle porte dell’Altopiano dei Sette Comuni. Proprio da Crosara si diparte un tratto della Strada Armentaria Romana, detta “el saliso” (in quanto la via si presenta tutt’oggi completamente selciata), la cui costruzione risale al periodo tra il primo e il secondo secolo d.c.. La stessa era adibita alla migrazione stagionale degli armenti dalla pianura ai pascoli in quota nonché al trasporto delle merci tipicamente legate all’attività pastorizia (formaggi, lane); in tempi più recenti il percorso era utilizzato dagli abitanti di Conco che fino a cinquant’anni fa percorrevano con i loro carri carichi di manufatti da trasportare fino a Marostica. Di questa antica strada rimangono oggi alcuni tratti percorribili: uno di questi, oggetto della nostra escursione, è quello che porta dalla frazione di Crosara a quella di Gomarolo (724 m), con un facile percorso di otto chilometri che si snoda fra antichi borghi e suggestive vedute sulla Pianura Veneta. Al ritorno è prevista, come consuetudine, la celebrazione della Santa Messa bene augurale per l’attività del gruppo cui seguirà un gioioso momento conviviale.
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Re: El sejo (dito anca sałixo)

Messaggioda Berto » mer gen 13, 2016 10:29 pm

Ente ła tera veneta a ghe jera strade sałixà xà secołi vanti ke nasese Roma.
https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4277864024


Troxi veneti e d’Ouropa ente ła pristoria
viewtopic.php?f=49&t=415


Strada salixà de Oderso VIII secoło v.C.

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... oareli.jpg


Oderso, Oderzo, Ovedercio, Opitergium
viewtopic.php?f=151&t=708



Strade de Este venetega, vanti de łi ani diti "romani"

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... e-Este.jpg


Este
viewtopic.php?f=151&t=706
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Re: El sejo (dito anca sałixo)

Messaggioda Berto » mer gen 13, 2016 10:29 pm

Troxi pristoreghi d'Ouropa diti "swett track"

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -track.jpg


Troxi de legno so le palù
viewtopic.php?f=121&t=1518
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Re: El sejo (dito anca sałixo)

Messaggioda Berto » mer gen 13, 2016 10:31 pm

Troxi venet-ouropei ani del bronxo

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... uropei.jpg


Troxi veneti e ouropei - (łe strade no łe xe na envension dei romani)
viewforum.php?f=121
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Re: El sejo (dito anca sałixo)

Messaggioda Berto » mer gen 13, 2016 10:31 pm

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Re: El sejo (dito anca sałixo)

Messaggioda Berto » mer gen 13, 2016 10:32 pm

La pista dei veneti troxo co raixe pristoreghe
http://www.faav.it/index.php?option=com ... &Itemid=12

La pista dei veneti
L’esistenza di una pista protostorica, che attraversava tutto il Veneto dall’Adige al Piave ed oltre, lungo le pendici dell’arco di colline che racchiudono a Nord la Pianura Veneta, fu ipotizzata da Alessio De Bon (Romanità del Territorio Vicentino, 1937). L’ipotesi fu poi divulgata da Giovanni Mantese (Storia di Schio, 1955), il quale , forse con l’assenso verbale del De Bon, la denominò Pista dei Veneti. Successivamente molte pubblicazioni di storia locale fecero riferimento a percorsi come tratti della Pista dei Veneti. Il comune di Schio intitolò una via in località Magrè alla Pista dei Veneti. L’esistenza di questa pista antica, almeno nel tratto S. Michele Buonalbergo-Sovizzo, fu poi confermata da Luciano Bosio (Le Strade Romane della Venetia e dell’ Histria, 1991), ed anche Loredana Capuis parla di “percorsi pedemontani orizzontali dell’ampia zona dal Brenta al Livenza” (I Veneti, 1993).
mappa pista dei venetiLa FAAV alla fine del 2001, sollecitata dal Gruppo Archeologico Bissari, coinvolse i Gruppi Archeologici dell’Alto Vicentino per un Progetto Pista dei Veneti, avente lo scopo di individuare sul territorio il presumibile tracciato della pista ipotizzata, nel tratto da Vicenza allo sbocco della Valle dell’Astico. Il progetto fu poi finanziato dall’Ufficio del Volontariato di Vicenza.
Le ricerche in situ portarono all’individuazione di un percorso antico, in parte in disuso, ma uniforme e costante, sull’unghia delle colline, a tratti in evidente forma di tratturo.
Durante le ricerche è stato individuato un altro percorso, forse più antico, sulla dorsale delle colline, che corre parallelo al precedente, ma più in alto, dove la collina o la montagna è libera dai corsi d’acqua e dai boschi scoscesi.
Lo scopo ultimo del Progetto Pista dei Veneti fu quello di preservare e divulgare tutti i numerosi riferimenti archeologici di questa suggestiva fascia di colline.
E’ stata perciò tracciata per ogni territorio comunale una Passeggiata Archeologica, per segnalare, con la pubblicazione di una scheda didattica illustrativa, tutti i riferimenti preistorici e storici, oltre che paesaggistici.
Gli atti del Progetto possono essere richiesti alla FAAV.
Il tratto della Pista dei Veneti che ha interessato il Progetto è quello da Monteviale a Piovene.
Ora i Gruppi Archeologici della Provincia di Vicenza sono intenzionati ad individuare anche i tratti Montebello-Monteviale e Piovene-Bassano, per completare lo studio del percorso della Pista nel territorio vicentino.
Antonio Calgaro
ALESSIO DE BON: Tracciato di un transito preistorico lungo le Prealpi Venete – manoscritto gentilmente concessoci dal figlio Sergio De Bon


http://www.archeobissari.it/pistaveneti
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Re: El sejo (dito anca sałixo)

Messaggioda Berto » mer gen 13, 2016 10:32 pm

Strade etruske

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... rusche.jpg


http://www.archeobo.arti.beniculturali. ... o/area.htm

http://www.maat.it/livello2/geostor-etruria.htm


Le strade più antiche si basavano su alture e valli fluviali.
Erano poco più che mulattiere.
Ad esempio il sentiero del Cremera tra Veio e il Tevere o la valle del Treia nel territorio falisco.

Le strade di fondovalle non erano sempre percorribili a causa delle alluvioni e pertanto ebbero maggiore sviluppo le piste che correvano lungo le sommità.
Ad esempio la Via Flaminia attraverso l'ager veientanus e faliscus fino al bacino del Treia su di un altopiano. Da notare che il centro delle vie montane nell'Etruria meridionale non era Veio, ma l'area di Prima Porta a nord di Roma.

Il sistema viario etrusco subì dei cambiamenti significativi nel corso del VII secolo a causa dello sviluppo del commercio e della diffusione dei veicoli a due ruote.
Ad esempio la via tra Caere e Veio, che era adatta solo a far passare dei muli, venne completamente rifatta attenuando le pendenze ed eliminando le tortuosità per rendere il percorso più facile ai carri.

In presenza di ostacoli naturali si procedeva a imponenti opere di sbancamento.
Ad esempio lungo la via che collegava Falerii a Nepi venne fatto un taglio profondo 15 metri e lungo 200.

Le strade principali etrusche erano normalmente a due carreggiate, ognuna di circa 2 metri.
Si usavano cunette centrali o laterali.
Con l'usura si generavano dei solchi ed allora si doveva abbassare il livello della strada.

Gli etruschi costruivano sia ponti in legno che in pietra.

Per deviare corsi d'acqua o drenare delle valli ricorrevano a cuniculi.

Famosa la strada di Pietra Pertusa che collegava Veio con il Tevere, a nord di Prima Porta.
Costruita nel V secolo, dopo che Fidene era passata sotto il controllo di Roma, serviva a comunicare con Gabi e Preneste.
La strada è rettilinea, quattro valli vennero drenate con cuniculi per un totale di 4 chilometri, una galleria lunga 300 metri e larga più di 2 venne scavata alla profondità di 40 metri per attraversare l'altopiano della via Flaminia.

I Romani costruirono le loro vie, nel III e nel II secolo a.C., con il concetto attuale della autostrade: percorso rettilineo, minima pendenza, caratteristiche standard.

A volte riutilizzarono tratti di strade etrusche, ma ebbero scarsa attenzione all'attraversamento dei centri etruschi, spesso le strade romane passavano in loro prossimità, ma non al loro interno.

La via Aurelia segue la costa tirrenica fino a Pisa passando in prossimità di Caere, Tarquinia, Vulci, Cosa, Vetulonia, Populonia. Venne costruita da Lucio Aurelio Cotta a partire dalla fine della prima guerra punica (241a.C.).

La via Claudia, che passa ad ovest del lago di Bracciano, porta a Tuscania, Saturnia e Roselle. Probabilmente venne costruita nel 183 a.C. contemporaneamente alla deduzione della colonia di Saturnia.

La via Cassia passa in prossimità di Veio, Volsinii, Chiusi, Cortona e Arezzo, prosegue verso Fiesole. Venne costruita nel 154 a.C. dal censore Caio Cassio Longino.

La via Amerina attraversa Tuder (Todi) e raggiunge Perugia.
La via Flaminia attraversa il territorio dei Falisci e poi quello degli Umbri, passa in prossimità di Narnia (Narni), Interamna (Terni), Spoletium (Spoleto), e prosegue verso Ariminum (Rimini).
La Flaminia venne costruita da Caio Flaminio nel 220 a.C.
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