Baxełega, Ziqqurat, Cexa, Tenpio, Palàso de la Raxon

Baxełega, Ziqqurat, Cexa, Tenpio, Palàso de la Raxon

Messaggioda Berto » dom dic 08, 2013 5:04 am

Baxełega (basilica), Ziqqurat, Cexa, Tenpio, Palaso de la Raxon o de l’arengo e sala
viewtopic.php?f=44&t=76

https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... xibkE/edit
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Baxełega

Messaggioda Berto » lun mag 19, 2014 7:12 am

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Re: Baxełega

Messaggioda Berto » lun giu 23, 2014 1:34 pm

Monte d'Accoddi

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http://upload.wikimedia.org/wikipedia/c ... rdegna.png

http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_d'Accoddi

Monte d'Accoddi, talvolta scritto Akkoddi, è un importante sito archeologico attribuito alla Cultura di Abealzu-Filigosa dell'Italia preistorica e più precisamente della Sardegna prenuragica. Per la concentrazione di differenti tipologie costruttive, il monumento è a tutt’oggi considerato unico non solo in Europa ma nell'intero bacino del Mediterraneo, tanto singolare da essere accomunato morfologicamente a una ziqqurat mesopotamica.

Monte d'Accoddi è situato nella Nurra, regione della Sardegna nord-occidentale, e più precisamente nel comune di Sassari, in prossimità del vecchio tracciato della Strada statale 131 Carlo Felice, in direzione di Porto Torres, nel terreno in origine di proprietà della famiglia Segni.

Il monumento, unico nel bacino del Mediterraneo, faceva parte di un complesso di epoca prenuragica, sviluppatosi sul pianoro a partire dalla seconda metà del IV millennio a.C. e preceduto da tracce di frequentazione riferibili al neolitico medio.

In una prima fase si insediarono nella zona diversi villaggi di capanne quadrangolari, appartenenti alla cultura di Ozieri, ai quali si riferisce una necropoli con tombe ipogeiche a domus de janas e un probabile santuario con menhir, lastre di pietra per sacrifici e sfere di pietra.

Successivamente, genti sempre appartenenti alla cultura di Ozieri costruirono un'ampia piattaforma sopraelevata, a forma di tronco di piramide (27 m x 27 m, di circa 5,5 m di altezza), alla quale si accedeva mediante una rampa. Sulla piattaforma venne eretto un ampio vano rettangolare rivolto verso sud (12,50 m x 7,20), che è stato identificato con una struttura templare, conosciuta come "Tempio rosso", in quanto la maggior parte delle superfici sono intonacate e dipinte in color ocra; sono presenti anche tracce di giallo e di nero.

All'inizio del III millennio a.C. la struttura probabilmente fu abbandonata (sono state rinvenute anche tracce di incendi). Intorno al 2800 a.C. venne completamente ricoperta da un colossale riempimento, costituito da strati alternati di terra, pietre e di un battuto di marna calcarea locale polverizzata. Il riempimento è contenuto da un rivestimento esterno in grandi blocchi di calcare. In questo modo venne creata una seconda grande piattaforma troncopiramidale a gradoni (36 m x 29 m, di circa 10 m di altezza), accessibile per mezzo di una seconda rampa, lunga 41,80 m, costruita sopra quella più antica. Questo secondo stantuario, conosciuto anche come "Tempio a gradoni" ricorda nel suo complesso le contemporanee ziqqurat mesopotamiche. È stato attribuito alla cultura di Abealzu-Filigosa

L'edificio conservò la sua funzione di centro religioso per diversi secoli e venne abbandonato con l'età del bronzo antico: intorno al 1800 a.C. era ormai in rovina e venne utilizzato saltuariamente per sepolture.
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Re: Baxełega

Messaggioda Berto » lun giu 23, 2014 1:36 pm

Suman (Monte Suman) - el monte sagro dei veneti – monte coxmego
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... pOUG8/edit
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viewtopic.php?f=45&t=125

Sumeri da łe cràpe nere
(migranti da i monti del Caocaxo come l’Ararat o da i monti de l’India come el Meru ?)

Da ła Montagna Coxmega de ła tera dei migranti a ła Ziqurrat ke ła reprodouxe/raprexenta ente ła nova tera mexopotamega piana, dexertega e sensa monti ke toke el çeło o caxa de Dio el Pare Nostro.


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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 10/kw7.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /10/59.jpg
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Re: Baxełega, Ziqqurat, Cexa, Tenpio, Palàso de la Raxon

Messaggioda Berto » dom mar 22, 2015 9:29 pm

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Re: Baxełega, Ziqqurat, Cexa, Tenpio, Palàso de la Raxon

Messaggioda Berto » lun mag 01, 2017 11:00 am

Tore de Babel

Non nel nome di Dio

http://www.giuntina.it/Schulim_Vogelman ... o_682.html

Jonathan Sacks
https://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Sacks
Jonathan Henry Sacks (Londra, 8 marzo 1948) è un rabbino britannico, considerato la massima autorità spirituale e morale ebraica ortodossa in Gran Bretagna, col titolo di Chief Rabbi of Great Britain and the Commonwealth of Nations ("Rabbino capo della Gran Bretagna e del Commonwealth delle nazioni") dalla sua nomina nel 1991 fino alla conclusione del suo mandato nel 2013. Creato Sir dalla Regina Elisabetta II nel 2005 per servizi resi alla Comunità e alle relazioni inter-religiose e nel 2009 nominato Lord Barone con un seggio a vita nella Camera dei Lord.

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Capitolo 11
L’universalità della giustizia, la particolarità dell’amore

...

Il tema di questo capitolo è che la Bibbia affronta questa questione in modo diretto e assai originale. Lo fa in Genesi 6, 11, con due famose storie: il Diluvio e la Torre di Babele.

La Bibbia è chiara riguardo alle mancanze della generazione del Diluvio. Gli uomini erano malvagi, violenti, e «ogni inclinazione dei pensieri del loro cuore era sempre e soltanto male» (Gn 6, 5). Questo è il linguaggio di un fallimento morale sistemico.

L’atmosfera all’inizio della storia di Babele sembra, per contrasto, quasi idillica. «Tutta la terra aveva una lingua unica e le stesse espressioni» (Gn 11, 1). Sembra prevalere l’unità. I costruttori sono intenti a costruire, non a distruggere. Non è affatto chiaro quale fosse il loro peccato. Tuttavia, dal punto di vista della Bibbia, Babele rappresenta un altro cambiamento gravemente sbagliato, perché subito dopo Dio invita Abramo a iniziare un capitolo totalmente nuovo nella storia religiosa dell’umanità.

In realtà, le storie del Diluvio e di Babele sono descrizioni esattamente combacianti con le due grandi alternative: l’identità senza l’universalità, e l’universalità senza l’identità. Il migliore resoconto del Diluvio, per quanto non si riferisca esplicitamente ad esso, fu opera dell’uomo che pose le fondamenta della moderna politica, Thomas Hobbes, nel suo classico Leviatano (1651). Prima che ci fossero le istituzioni politiche, diceva Hobbes, gli esseri umani erano in uno «stato di natura». Erano individui o piccoli gruppi. In mancanza di un governante stabile, di un governo effettivo e di leggi applicabili, le persone erano in uno stato permanente di violento caos – «una guerra di ogni uomo contro ogni uomo» – mentre si disputavano le scarse risorse. C’era «la paura continua, e il pericolo di morte violenta». Che è precisamente la descrizione della Bibbia della vita prima del Diluvio. Quando non c’è il dominio generale della legalità il mondo è colmo di violenza.

La storia di Babele analizza la realtà opposta. È stata di solito equivocata. L’interpretazione tradizionale è quella di un racconto eziologico che spiega come l’umanità, che originariamente aveva «una lingua unica e le stesse espressioni», sia arrivata al punto di essere divisa in molte lingue. Questa lettura è plausibile ma errata. La ragione è che il capitolo precedente, Genesi 10, ha già descritto la divisione dell’umanità in settanta nazioni, «aventi ciascuna la propria lingua» (Gn 10, 5). Il solo modo in cui la lettura convenzionale ha un senso è se Genesi 10 e Genesi 11 non sono in una sequenza cronologica corretta.2 Non c’è tuttavia alcuna ragione di supporlo.

Al contrario, l’unità della lingua all’inizio del capitolo 11 non era naturale ma imposta. Essa descrive la consuetudine dei primi imperi del mondo. Abbiamo la prova storica, che risale ai neo-assiri, che i conquistatori imponevano la loro lingua ai popoli sconfitti. Un’iscrizione del tempo riporta che Assurbanipal II «fece sì che tutti i popoli parlassero una sola lingua». Un’iscrizione su base cilindrica di Sargon II dice: «Popolazioni dei quattro quarti del mondo con lingue strane e parlata incompatibile … che io ho preso come bottino di guerra all’ordine di Ashur mio signore con la forza del mio scettro, ho indotto ad accettare una singola voce».3 I neo-assiri affermarono la loro supremazia insistendo sul fatto che la loro lingua era l’unica da usarsi da parte delle nazioni e delle popolazioni che avevano sconfitto. Babele è una critica dell’imperialismo.

C’è perfino una sottile allusione a ciò nel parallelismo del linguaggio tra i costruttori di Babele e il Faraone che rese schiavi i figli d’Israele. A Babele dicevano «Orsù [havà] costruiamo noi stessi una città e una torre … affinché [pen] non siamo dispersi su tutta la faccia della terra» (Gn 11, 4). In Egitto il Faraone diceva: «Orsù [havà] trattiamo saggiamente con loro, affinché [pen] non crescano di numero» (Es 1, 10). Queste sono le sole occasioni in cui nella Bibbia ebraica appare la locuzione «Orsù, facciamo/trattiamo… affinché non». Il collegamento è troppo evidente per essere accidentale. Babele, come l’Egitto, rappresenta un impero che sottomette intere popolazioni al prezzo delle loro distinte identità e libertà. Se il Diluvio riguarda la libertà senza ordine, Babele e l’Egitto riguardano l’ordine senza la libertà.

Il racconto della Bibbia ci sta dicendo questo: Genesi 10 descrive la divisione dell’umanità in settanta nazioni ed altrettante lingue. Genesi 11 ci narra come una potenza imperiale conquistava le nazioni più piccole, imponendo loro la sua lingua e la sua cultura, contravvenendo così direttamente al desiderio di Dio che gli uomini debbano rispettare l’integrità di ciascuna nazione e di ciascun individuo. Quando, al termine della storia di Babele, Dio «confuse le lingue» dei costruttori, non sta creando un nuovo stato delle cose ma ripristinando il vecchio.

Interpretati così, i racconti del Diluvio e della Torre di Babele non sono semplici narrazioni storiche. Insieme costituiscono una dichiarazione filosofica sull’identità e la violenza. Il Diluvio è ciò che accade quando ci siamo Noi e Loro e nessuna legge generale a mantenere la pace. Il risultato è l’anarchia e la violenza. Babele è ciò che accade quando le persone cercano d’imporre un ordine universale, obbligando Loro a diventare Noi. Il risultato è l’imperialismo e la perdita della libertà. Ricordate le parole di Samuel Huntington nell’intestazione di questo capitolo: «la fede occidentale nella validità universale della propria cultura ha tre difetti: è falsa; è immorale; è pericolosa […] L’imperialismo è l’inevitabile corollario dell’universalismo». Quando una singola cultura viene imposta a tutti, sopprimendo la diversità di lingue e tradizioni, questo è un attacco alle nostre differenze donateci da Dio. Come dice il Corano (49, 13): «O umanità! Ti abbiamo creata da una singola (coppia) di un maschio e di una femmina, e fatta diventare nazioni e tribù, così che possiate conoscervi reciprocamente (e non disprezzarvi reciprocamente)».

Così il Diluvio e la Torre di Babele insieme definiscono il dilemma umano fondamentale. Siamo diversi. Siamo tribali. E le tribù si scontrano. Il risultato è la violenza che, nel Diluvio, ha quasi distrutto l’umanità. Ma eliminate la differenza imponendo una singola cultura, religiosa o secolare, a tutti, e il risultato è la tirannia e l’oppressione. La Bibbia ebraica costituisce un tentativo, unico, di risolvere il dilemma mostrando come l’unità di Dio può coesistere con la diversità dell’umanità.

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Re: Baxełega, Ziqqurat, Cexa, Tenpio, Palàso de la Raxon

Messaggioda Berto » dom nov 19, 2017 8:14 pm

LEGGENDE SUL PALAZZO DELLA RAGIONE di Padova

https://www.facebook.com/groups/VECCHIA ... 7206618987

Correva l'anno 1100 a Padova vi si svolgeva spesso un mercato molto conosciuto a qui tempi dove cavalli generi alimentari venivano scambiati tra commercianti, molte erano le dispute e le controversie, la famiglia degli Ezzelini signori di Padova in quel periodo commissionarono a Pietro Cozzo nel 1172 la costruzione di un edificio atto a ospitare i tribunali per risolvere le frequenti dispute commerciali, venne identificato un luogo malsano e paludoso adiacente al mercato, ivi venne eretto un primo edificio molto più spartano dell'attuale, con lo specifico compito di amministrare la giustizia da cui si saliva da 4 scale dedicate ai vari tipi di commerci.

Il quell'epoca medioevale credenze astrologiche erano molto radicate nella cultura popolare, studi che nei decenni successivi diedero motivo di studio ad una latro grande padovano Pietro d'Abano, si narra che nella costruzione e progettazione vennero tenute da conto alcune regole astrologiche sia nelle rappresentazioni pittoriche interne ma anche nelle costruzioni perimetrali, come infatti molti avranno notato, la pianta del Palazzo della ragione non ha una forma rettangolare o circolare come quasi tutte le costruzioni dell'epoca ma bensì a trapezio cosa alquanto insolita per supporsi casuale, anche se molti ne attribuiscono il fatto alla consistenza del terreno all'epoca paludoso ma comunque non sufficiente ad una giustificazione completa.

In alcuni racconti popolari, si racconta che ai solstizi la luce del sole nascente entrava dalle finestre del lato est per uscire dal lato ovest, e che la disposizione delle costellazioni mestieri e usanze rappresentate negli affreschi avessero collocazione ben precisa rispetto il periodo astrale dell'epoca.

All'epoca era suddiviso in tre sale due adibite all'amministrazione della giustizia quella centrale ad archivio della famiglia dei Carraresi, ma nel 1300 un violento incendio distrusse l'archivio e i presunti affreschi di Giotto, di cui si diceva fosse l'autore. nel 1306 Fra Giovanni degli Eremitani diede l'aspetto attuale aggiungendo le logge esterne e la caratteristica copertura a chiglia di nave utilizzano il legname ancora utilizzabile per l'edificazione del tetto della chiesa degli Eremitani come compenso del lavoro svolto.

Altra singolarità delle logge è il numero di 24 archi per lato numero eguale alle ore del giorno, e conoscendo molte altre caratteristiche simili come due meridiane si suppone che il numero non fosse del tutto casuale.

Nella parte alta un camminamento tra le mura esterne e la copertura permetteva un percorso veloce e segreto per armigeri o persone che dovevano mettersi al sicuro o per ascoltare o osservare non visti quanto avveniva nella sale sottostanti.

Ci sono anche tracce di una porta (ora murata) per l'accesso al palazzo delle debite tramite un camminamento non più esistente.

Per concludere, il ciclo degli affreschi astrologici deve essere interpretato non singolarmente ma in riferimento a quanto è adiacente o frontale o a mezzo di calcoli cabalistici che venivano utilizzati per le semine e i raccolti per fare contratti o risolvere controversie, ciò sottolinea l'aspetto astrologico e cabalistico di questa struttura oltre al suo aspetto artistico e di unicità, come erano molte costruzioni dell'epoca.

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da "Misteri e storie insolite di Padova" Newton Comption editori
Per comodità ecco anche il link al nostro sito
che riporta lo stesso articolo e il relativo PDF
http://www.lavecchiapadova.it/oggi.htm
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