Lume

Lume

Messaggioda Berto » lun dic 09, 2013 6:57 am

Lume
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Pensè valtri a la nostra parola lume (lumin, luminaria, lumignolo, luminoxo) ca ghè anca ente altre lenghe cofà el tajan, el latin ma ke se cata anca entel sumero lum (spenxor, splendor, splendare).

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /lume-cjpg

http://en.wikipedia.org/wiki/Lume
http://it.wikipedia.org/wiki/Lumen

Immagine

lume,
s. m. ‘apparecchio per illuminare’ (1313-19, Dante), est. ‘stella, astro’ (sec. XIV, P. degli Ugurgieri), ‘chiarore’ (sec. XIII, C. Davanzati; e nelle Glosse cass., lo lume, in opposizione alle tenebre; in Leonardo, av. 1519, è t. pittorico contrapponibile a ombra: LN XIII, 1952, 67), est. fig. ‘facoltà visiva’ (sec. XIV, Mazzeo Bellebuoni), ‘ciò che illumina l'intelletto; l'anima’ (av. 1406, F. Buti), lett. ‘luminare, persona celebre’ (1374, F. Petrarca).

Locuzioni:
chiedere lumi ‘chiarimenti, consigli’ (1855, Ugol. con la “cattiva frase”: “Avrò bisogno in questo affare de' vostri lumi”; ricercare lume ha N. da Ponte, 1556, e per aver lumi il Metastasio, av. 1782),
far lume ‘guidare con la luce’ (av. 1375, G. Boccaccio),
il secolo dei lumi ‘il Settecento illuminista’ (av. 1769, A. Genovesi: “il secolo dei lumi, in cui siamo”, cit., senza altre indicazioni, in “Belfagor” I, 1946, 605; nel 1891, Petr. annota: “scherz. Il sècolo dei lumi. Il nóstro”),
perdere il lume degli occhi, fig. ‘lasciarsi trasportare dalla passione’ (1336 ca., G. Boccaccio).

Derivati:
lumaio,
s. m. ‘chi fa, vende, ripara lumi’ (1808, F. Pananti), ‘l'addetto ad accendere lumi’ (1836, Giusti Poesie),
lumeggiare,
v. tr. ‘dare rilievo, per mezzo di colori più chiari, alle parti luminose di un quadro, affresco e sim.’ (1550, G. Vasari), fig. ‘far risaltare per mezzo della parola’ (av. 1685, D. Bartoli), ‘illuminare’ (1568, G. Vasari),
lumicino,
s. m. ‘dim. di lume’ (1530-33, L. Ariosto; av. 1535, F. Berni),
cercare q.c. col lumicino, fig. ‘con grande diligenza, di cose difficili da trovare’ (1851, G. Carducci),
essere al lumicino ‘alla fine di q.c., spec. in fin di vita’ (av. 1665, L. Lippi),

lumiera,
s. f. ‘lampadario da soffitto a più luci’ (av. 1566, A. Caro; inequivocabilmente nel 1668, Magalotti Rel. 173), ‘candelabro infisso sulla facciata di palazzi’ (1550, G. Vasari), ant. ‘lume, lucerna’ (av. 1250, Giacomo da Lentini),
luminare,
s. m. ‘persona insigne per dottrina’ (sec. XIV, S. Bernardo volgar.),
luminaria,
s. f. ‘illuminazione pubblica in occasione di feste o ricorrenze particolari’ (1340, Capitoli della Compagnia della Madonna dell'Impruneta; come ‘lumi accesi ad un altare’ lumenaria è attest. a Venezia dal 1307: Stussi), est. ‘grande quantità di luci accesi’ (sec. XIII, Fatti di Cesare, Ritmo cassinese),
luminello 1,
s. m. ‘barbaglio di luce che le superfici lucide colpite dal sole rimandano sugli altri oggetti’ (sec. XV, G. Sermini; corrisponderebbe a gibigianna (V.) ed è stato proposto come suo sostituto: Migl. St. lin. 726),
luminello 1,
s. m. ‘barbaglio di luce che le superfici lucide colpite dal sole rimandano sugli altri oggetti’ (sec. XV, G. Sermini; corrisponderebbe a gibigianna (V.) ed è stato proposto come suo sostituto: Migl. St. lin. 726),
luminello 2,
s. m. ‘cilindretto forato avvitato sul focone delle armi da fuoco ad avancarica e a percussione’ (1853, Carena II 219), ‘piccolo anello in cui si infila il lucignolo, nel becco della lucerna’ (av. 1607, S. Maria Maddalena de' Pazzi),
luminismo,
s. m. ‘tecnica pittorica fondata su un impiego rigorosamente delineato della luce’ (1960, E. Cecchi),
luminista,
s. m. e f. ‘artista che segue il luminismo’ (1942, Migl. App.), anche ‘l'addetto agli apparecchi di illuminazione in cinema e teatri’ (1942, Migl. App.),
luministica,
s. f. ‘parte della messinscena che si occupa della disposizione della luce nello spettacolo teatrale’ (1963, Migl. App.),
luministico,
agg. ‘del luminismo, dei luministi’ (1935, Panz. Diz. [App.]),
lumino,
s. m. ‘dim. di lume’ (1726, A. M. Salvini), ‘piccola lampada a olio con lucignolo galleggiante’ (av. 1562, P. Fortini), ‘basso cilindro di cera con stoppino, che si accende su tombe o dinanzi a immagini sacre, spec. entro un bicchierino’ (1931, B. Cicognani; ma a Roma usati fin dal Berneri – fine del XVII sec. – nelle pubbliche luminarie: Chiappini),
luminosità,
s. f. ‘l'essere luminoso’ (luminositade: 1304-08, Dante),
luminoso,
agg. ‘che emette luce’ (1300-13, Dante; corpo luminoso ‘che invia luce propria’: 1304-08, Dante), ‘che è pieno di luce’ (1304-08, Dante), fig. ‘chiaro, evidente’ (1723, L. A. Muratori).


Lat. lumen, dalla rad. indeur. *luc- (???) ‘splendere, brillare’ che nel lat. dei Vangeli si pone come sin. di ‘luce’ (AGI XXI, 1927, 79). Alcuni esiti dial. it. presuppongono anche un f. illa lumen (G. Rohlfs, in Studi Schiaffini II 945). Nel secolo dei lumi si vede chiaramente il calco dal fr. siècle des lumières, ma anche in altri impieghi lume, pur ant. parola it., rispecchia l'uso settecentesco fr. (cfr. un paio d'es. nel Magalotti Rel. 47 e 250; V. anche Serianni Norma 182). Lumiera (anche lumera ‘luce’ nella Scuola poetica sic.: BCSFLS II, 1954, 100-101) risale pure al lat. luminare, passando, però, attrav. il fr. lumière (provz. ant. lumera) ‘lampada a mano, candeliere’, ‘luce’ (dal sec. XII). Luminare è dell'antichità class. col senso di ‘apertura per far luce’ e come ‘abbaino’ s'incontra spesso nei dial. it. sett. (ID XIII, 1937, 80 n. 1 e 124), mentre nel lat. della Chiesa ha sviluppato il sign. di ‘astro’, usato anche dai poeti it. del sec. XIII, come B. Latini e C. Davanzati (Zürcher 183). Il collettivo luminaria è già doc. col lat. mediev. (700 ca.) nel sign. di ‘luci portate nella processione di un santo’. Per essere al lumicino V. la spiegaz. tradiz. ss. vv. allampanato e candela (ripetuta anche da Fanf. Tosc. e già proposta nelle Note al Malmantile (1688): “Essere al lumicino. Vuol dire esser in estremo di vita; e viene dall'uso, che è nello Spedale di S. Maria Nuova di mettere un piccolo lume a un Crocifisso al letto di coloro, che sono agonizzanti. Si dice ancora: esser alla candela”. Si può ricordare anche l'altra spiegaz.: “chi assisteva il moribondo, per sincerarsi se era morto o viveva ancora, gli accostava un lume o una candela alla bocca per vedere se respirava, nel qual caso il respiro faceva tremare la fiamma”, C. Lapucci, ‘Per modo di dire’, Firenze, 1969, p. 169). Però, a favore della precedente spiegaz. si può ricordare il lucchese essere al lumen Christi ‘in fin di vita’, dove lumen Christi è la ‘candelina benedetta che si accende nell'agonia’ (I. Nieri, Scritti linguistici, Torino, 1944, p. 402).

luce,
s. f. ‘forma di energia causa della sensazione della vista’ (1786-1803, Lo spettacolo della natura: luce elettrica ‘ottenuta mediante lampade elettriche’: 1840, Stampa milan.; luce fredda ‘non accompagnata da emissione di calore, come nella fluorescenza’: 1927, Panz. Diz.), ‘raggi del sole’ (sec. XIII, Maestro Francesco), ‘qualsiasi sorgente luminosa’ (1313-19, Dante), ‘ogni apparecchio, e relativo impianto, utilizzato per l'illuminazione artificiale’ (con luzi impizadi in man: 1533, M. Sanudo; la luce de' fari: av. 1829, M. Gioia), ‘nei veicoli, faro, fanale, fanalino’ (1957, Diz. enc.; luci d'arresto ‘fanalini rossi posteriori che si accendono nella frenata’: 1970, Zing.; luci di direzione ‘fanalini anteriori bianchi, e posteriori gialli lampeggianti per indicare la direzione verso cui volge il veicolo’: 1973, Zing. min.; luci di posizione ‘fanalini anteriori bianchi e posteriori rossi’: 1957, Diz. enc.), est. ‘l'energia elettrica, in quanto fornisce l'illuminazione artificiale’ (1957, Diz. enc.), ‘superficie riflettente’ (1869, TB; armadio a tre luci ‘a tre specchi’: 1939-40, Palazzi), est. ‘riflesso emanato da una pietra preziosa’ (1970, Zing.), ‘occhi’ (1374, F. Petrarca), ‘vano di finestra’ (1803, D'Alb.), ‘apertura attraverso cui defluisce un liquido’ (1945, Migliorini-Cappuccini).
...
Lat. luce(m) ‘luce’, e, più intensamente, la ‘luce del giorno’ e il ‘giorno’ stesso di amplissima estensione indeur. col sign. primitivo di ‘brillare’. Molti allargamenti semantici sono di epoca ant., altri mod. e contemporanei. “Invece la metonimia luci: occhi ..., sebbene usata spesso dal Petrarca, risale fino al latino ed era nel volgare piuttosto comune tanto da trovarsi anche nelle poesie popolareggianti dello stesso Poliziano” (Poliziano Stanze 118).


http://www.etimo.it/?term=lume
http://www.etimo.it/?term=luce
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Lume (etimołoja)

Messaggioda Berto » lun dic 09, 2013 6:58 am

The Assyrian Dictionary of the Oriental Institute of the University of Chicago (CAD)
Editor-in-Charge:
Martha T. Roth
http://oi.uchicago.edu/research/pubs/catalog/cad

Diciassette pagine, sottolineano gli autori, sono dedicate soltanto alla parola 'umu', che vuol dire 'giorno'.
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Re: Lume (etimołoja)

Messaggioda Berto » lun dic 09, 2013 6:59 am

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Re: Lume

Messaggioda Berto » mer gen 21, 2015 11:26 pm

Arcobalen, baleno, balenar, baluxene, barlume, barbajo, abajo/abbaglio, bagliore, balugicare, lume, luxe, bianco, ...

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Re: Lume

Messaggioda Berto » gio mar 01, 2018 8:19 pm

Come cambia l'illuminazione pubblica: dai primi lampioni del passato alla città ultra-connessa
2018/02/27

https://www.wired.it/attualita/tech/201 ... raconnessa


Breve cronistoria tecnologica dell’illuminazione, dalle prime lampade a olio fino agli attuali sistemi a Led. Oggi le reti di illuminazione pubblica possono essere molto più di semplici fonti di luce, grazie all’arrivo di lampioni smart che lavorano in ottica IoT

L’invenzione della prima lampada rudimentale, secondo le ricostruzioni storiche, risale grossomodo a 70mila anni fa. Inizialmente si trattava di semplici involucri resistenti al calore riempiti con materiale organico (di solito grasso animale), a cui poi si dava fuco. Solo successivamente furono aggiunti gli stoppini per controllare la velocità di combustione. Circa 6mila anni fa fu realizzata la prima lampada a olio, mentre 5mila anni fa presero forma le prime candele, e da allora l’illuminazione domestica e pubblica è evoluta in un lungo percorso di continue innovazioni.

Dobbiamo attendere fino al Diciottesimo secolo per l’invenzione del primo bruciatore centrale per le lampade a olio, fondamentale per regolare la velocità di combustione e quindi l’intensità dell’illuminazione. Nascono così le prime forme di illuminazione pubblica delle strade, ovviamente non centralizzate e che richiedevano l’accensione e lo spegnimento manuale di ciascun punto di luce.

Dopo la tecnologia a olio fu il momento della combustione a gas, con lampade che per la prima volta iniziarono a somigliare agli attuali lampioni cittadini. E con sistemi che, finalmente, potevano essere gestiti in maniera centralizzata, proprio come accadde per la prima volta a Parigi nel 1825.

Nel corso del Diciannovesimo secolo però cambia tutto, di nuovo. L’arrivo delle lampadine elettriche rivoluziona tutta l’illuminazione privata e pubblica: una tecnologia che oggi definiremmo disruptive. Così New York, seguita a ruota anche da Torino e Milano, diventa la prima città illuminata con lampioni dalla forma analoga a quelli moderni.

Però la storia non finisce qui. Il Ventesimo secolo vede non solo lo sviluppo di innumerevoli soluzioni tecniche e ingegneristiche per lampadine e bulbi luminosi che sfruttano l’elettricità, ma soprattutto la creazione – nel 1927 – del primo Led da parte di Oleg Losev. La tecnologia dei diodi a emissione luminosa ha intrapreso un cammino che da allora non si è ancora arrestato, e il processo di ingresso dei Led nei sistemi di illuminazione è ben lontano dalla conclusione. Sebbene i Led siano migliori di tutti i sistemi di illuminazione precedenti sia dal punto di vista dell’efficienza energetica sia per quanto riguarda il costo, oggi la penetrazione di questa tecnologia nel mercato globale si attesta appena intorno al 40%. Ma si tratta di un mercato in rapida crescita, tanto che secondo le previsioni si dovrebbe superare la soglia del 60% entro la fine del 2020.

Al di là della specifica tecnologia utilizzata per generare la luce, oggi il sistema di illuminazione pubblica non coincide più con il solo insieme dei punti luce. La concezione stessa del lampione sta evolvendo, al punto che i corpi illuminanti stanno diventando oggetti urbani smart capaci di collegarsi alla rete cittadina e di comunicare con altri dispositivi distribuiti.

Un caso emblematico di queste soluzioni d’avanguardia è rappresentato da Aec illuminazione, azienda toscana specializzata nel settore dell’illuminazione pubblica, che racconta attraverso un video come i sistemi di illuminazione urbana siano evoluti dagli albori delle civiltà umane fino ai giorni nostri. La mission di Aec è contribuire a rendere smart le nostre città: un obiettivo che si concretizza attraverso progetti realizzati a Milano e Torino in Italia, ma anche all’estero in città come Berlino, Oslo e Copenhagen.

I corpi illuminanti smart sviluppati da Aec sono progettati per essere il fulcro della gestione hi-tech di una città. Comunicando con automobili (magari a guida autonoma), bus, smartphone e altri servizi e dispositivi cittadini, i lampioni possono svolgere una molteplicità di funzioni. Dalle applicazioni per la sicurezza pubblica si arriva fino al monitoraggio del traffico, includendo anche funzioni come la deviazione dei flussi di veicoli verso percorsi meno congestionati e la gestione dei parcheggi.

Oltre a mantenere il controllo dell’illuminazione urbana – regolata con sistemi intelligenti che garantiscano l’efficienza energetica – la rete di corpi illuminanti potrebbe coincidere con le stazioni che offrono la copertura wifi, oppure fungere da infrastruttura di raccolta dati per la gestione dei sistemi di irrigazione o anche per il monitoraggio della qualità dell’aria.

Insomma, oltre a un’illuminazione hi-tech spinta fino all’attuale frontiera dello sviluppo ingegneristico, la rete di lampioni del futuro si candida a essere molto più che una semplice collezione di fonti di luce e a inserirsi a pieno titolo all’interno delle reti urbane basate sulla Internet of things.
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