Grasie, grasia, grato, gratis, gradir, caro, carità, caris

Grasie, grasia, grato, gratis, gradir, caro, carità, caris

Messaggioda Berto » sab mag 02, 2015 10:07 pm

Grasie, grasia, grato, gratis, gradir, caro, carità, vineticaris

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Gràsie, grasie tante, mucho gracias, grasie ancora, no finirò mai de rengrasiarte,
Madona a te ringrasio a te me ghè fato na grasia granda,
san Françesco fame na grasia,
ke sipia rengrasià el çeło, lè na grasia del çeło,
magnar a gratis o a maca,
fame na caretà!
carità bone done fème ła caretà,
a te so grato,
tanto o lomè par gradir,
grasioxa sta toxa,
lè on tipo grasioxo,
ła recognosensa o gratedudene no łe da tuti,
se te me fe sto piaser a te sarò grato par tuta ła vida,
...
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Grasie, grasia, grato, gratis, gradir, caro, carità, caris

Messaggioda Berto » sab mag 02, 2015 10:08 pm

Immagine

grazia,
s. f. ‘sensazione di piacere che destano persone o cose per la loro naturalezza, delicatezza, armonia’ (gracia: 1239-50, G. Fava, in Monaci 59), ‘gentilezza nei rapporti con gli altri’ (av. 1294, B. Latini), ‘nella mitologia greca e romana, ciascuna delle tre dee che presiedevano all'amabilità, alla giocondità e alla bellezza muliebre’ (1333, A. Simintendi), ‘titolo dato dagli inglesi ai loro regnanti’ (1869, TB), ‘amicizia, benevolenza’ (grasia: av. 1294, Guittone; grazia: 1339-40, G. Boccaccio; per buonagrazia: V. s. v. buòno), ‘nella teologia cattolica, aiuto soprannaturale e gratuito che Dio concede alla creatura per guidarla nella salvezza, che si consegue anche attraverso i meriti delle opere’ (av. 1292, B. Giamboni), ‘redenzione dal peccato originale’ (av. 1321, Dante), ‘ciò che è concesso per meriti, per preghiera, per puro dono di Dio’ (sec. XIII, R. Malispini), (dir.) ‘provvedimento mediante il quale il capo dello Stato condona o commuta una pena’ (av. 1292, B. Giamboni), ‘gratitudine, riconoscenza’ (av. 1292, B. Giamboni), spec. al pl. ‘sottili tratti terminali della lettera, nei caratteri tipografici di certi stili’ (1964, Bascetta Gloss. di giorn. e tip.).
...
Lat. gratia(m), un der. di gratus ‘grato’ con accez. tanto astratte (‘riconoscenza’), quanto concrete (‘atto col quale si acquista riconoscenza’, ‘servizio reso’). E poi: ‘favore, credito, influenza’, ‘bellezza, grazia (di persone e cose)’. Ne derivò l'agg. gratiosu(m) d'uso spec. poetico. Il lat. della Chiesa diede nuovo e ampio vigore alla vc., allargandone considerevolmente il campo semantico (Zürcher 153-154). La loc. escl. troppa grazia, spesso completata con sant'Antonio, ha orig. da qualche aneddoto, che I. Nieri, Cento racconti popolari lucchesi, Firenze, 1906, racconta così: “C'era una volta un ometto piuttosto attempatuccio che voleva montare a cavallo e non gli riusciva, perché pigliava poco impeto; restava a mezza strada, e ricascava giù. Provò due o tre volte: peggio che peggio; allora dice: “Sant'Antonio, se mi fate la grazia che io possa montare sul cavallo, vi faccio dire una messa” e intanto spicca il lancio. Ma fu tanto forte che traboccò da quell'altra parte; allora disse – Troppa grazia, Sant'Antonio!” (ediz. Pancrazi, Firenze, 1950, p. 238).

grato,
agg. ‘conforme ai propri gusti’ (sec. XIV, S. Giovanni Crisostomo volgar.), ‘accetto, gradito, piacevole’ (1348-53, G. Boccaccio), ‘che è memore dei benefici ricevuti’ (av. 1292, B. Giamboni).
Derivati:
gratitudine,
s. f. ‘sentimento di affetto e di riconoscenza per un bene ricevuto’ (av. 1348, F. da Barberino).
Lat. gratu(m), forse ant. t. religioso di diff. indeur. Non è doc. in lat. *gratitudine(m), ma la presenza nel lat. tardo di ingratitudine(m) ne fa supporre o rendere almeno probabile l'uso.

gratis,
avv. ‘in modo gratuito’ (av. 1498, V. Bisticci; in lat. gratis data per gioco con grazia: av. 1306, Iacopone).
Avv. lat., che sta per gratiis, abl. pl. di gratia(m) ‘grazie’; quindi, lett., ‘per le grazie’, ‘graziosamente’. “Voce, benché interamente Latina, divenuta Italiana” (D'Alb.).

grado 1,
s. m. ‘piacere, compiacenza, benevolenza’ (av. 1294, G. d'Arezzo).
Locuzioni:
di grado ‘volentieri’ (av. 1294, G. d'Arezzo; il Bembo, 1525, elenca le loc.: “Malgrado vostro, Malgrado di lui, Mal suo grado e A grado, Di grado”; per di buon grado: V. buòno).
Derivati:
gradevole,
agg. ‘che possiede tutti i requisiti per riuscire gradito’ (sec. XIV, Seneca volgar.),
gradimento,
s. m. ‘senso di intimo compiacimento provocato da persone o cose di nostro gusto’ (1661, D. Bartoli; alto gradimento: av. 1729, A. M. Salvini),
gradire,
v. tr. ‘accogliere di buon grado, ricevere con piacere’ (av. 1294, G. d'Arezzo; in Dante, “voce di uso non molto largo e prevalentemente poetico”: Enc. dant.), est. ‘desiderare’ (sec. XIII, Anonimo),
v. intr. ‘essere, riuscire gradito’ (sec. XIII, Inghilfredi),
gradito,
part. pass. e agg. ‘che riesce bene accetto’ (sec. XIV, Libro di Sydrac).
Lat. gratu(m) ‘grato, gradito’; gradévole è fatto risalire al lat. parl. *gratibile(m), come ad un lat. parl. *gradire vien fatto risalire da qualcuno il den. Il v. apparteneva a quei “termini della lingua d'amore delle corti provenzali, [che], per effetto degli affascinanti ideali d'arte e di vita della lirica trovadorica, si sono inseriti nel lessico della nostra prima poesia” (Schiaff. 217).

carità,
s. f. ‘amore di Dio e del prossimo, una delle tre virtù teologali’ (inizio sec. XIII, Uguccione da Lodi), ‘disposizione caratteristica di chi tende a comprendere e ad aiutare ogni persona’ (1353, G. Boccaccio), ‘beneficenza, elemosina’ (caritate e caretate: fine sec. XII, Ritmo di S. Alessio; carità: av. 1348, G. Villani), ‘cortesia, favore’ (1483, L. Pulci).
Locuzioni:
carità pelosa ‘carità non disinteressata’ (av. 1565, B. Varchi).
Derivati:
caritatevole,
agg. ‘che ha o dimostra amore per gli altri’ (av. 1363, M. Villani; ma caritevole: 1280-1310, Fiore).
Lat. caritate(m) ‘benevolenza, amore’, da carus ‘caro’. Se in qualche caso la vc. continua l'uso lat. class., come nella loc. carità di patria (in Cicerone caritas patriae), in generale essa mantiene il successivo senso cristiano di ‘amore a Dio e al prossimo’, dal quale si sono sviluppati da una parte il sign. di ‘elemosina’, come atto concreto di carità, e dall'altra quello di ‘favore, cortesia’ (Costa 198-199). Non è chiara l'orig. della loc. carità pelosa: “a questo motto si vuole desse motivo il soccorso spirituale, che intese prestare il pontefice a Giuliano il Bastardo, mentre guerreggiava, e consisteva in un anello con entro la reliquia di alcuni peli della barba di S. Pietro”, scrive Panz. Diz. 1908, s. v. pelosa, ma si tratta ovviamente di un'invenzione a posteriori; la loc. va invece accostata al modo di dire avere il cuore con tanto di pelo (cfr. TB s. v. carità § 17).

caro,
agg. ‘che suscita sentimenti d'affetto’ (av. 1294, B. Latini), ‘pregiato, importante, prezioso’ (av. 1250, Giacomo da Lentini), ‘che si vende a prezzo elevato, costoso’ (secc. XIII-XIV, Nocco de' Cenni),
s. m. ‘grave rialzo nei prezzi dei beni di prima necessità’ (av. 1600, B. Davanzati).
Derivati:
carovita,
s. m. ‘forte rialzo dei prezzi’ (av. 1941, C. Linati: Voc. Acc.),
caroviveri,
s. m. ‘carovita’ (La lotta contro il caro viveri: “La nuova antologia”, 16 ott. 1916, p. 485, ove si trova anche la forma caro-viveri).
Lat. caru(m), di orig. indeur. Carovita e caroviveri sono comp. per giustapposizione di caro (s. m.) e vita, viveri. Migl. App. 1963, s. v. caro- scrive: “Sull'esempio di caroviveri, si è parlato di carofitti, carocarta, carostampa, caropane, caromorte, caro-ombra, carovita... e si è giunti scherzosamente al carotutto”.
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Messaggioda Berto » sab mag 02, 2015 10:09 pm

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Messaggioda Berto » sab mag 02, 2015 10:10 pm

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caris, idis, f., granchio (sign. inc.), OV. Hal. 132 [gr.].

caritas, atis, f.,
1 caro o alto prezzo, carestia: caritas annonae o semplic. caritas, penuria di frumento, carestia, CIC.; caritas annonae anche = alto prezzo di frumento, CIC.; caritas nummorum, mancanza di denaro, CIC. Att. 9, 9, 4;
2 stima, affetto, amore: tanta caritate esse (essere in tanta stima) apud milites, LIV. 1, 54, 4; col gen. ogg.: caritas patriae, amore per la patria, CIC. e a.; omnes omnium caritates, tutti gli affetti che abbiamo per tutti quanti, CIC. Off. 1, 57; anche caritas in o erga e l'acc., amore, benevolenza verso, CIC. e a.; col gen. sogg.: caritas hominum, l'amore che manifestano gli uomini, CIC.
[carus + -tas].


careo, es, carui, part. fut. cariturus, ere, 2 intr. e tr.,
1
a essere senza, essere privo, mancare di qualche cosa (di bene o di male) con l'abl., raro col gen.: carere dolore, suspicione, crimine, essere senza dolore, fuori dal sospetto, al coperto di un'accusa, CIC.; te febri carere et belle habere, che tu sei sfebbrato e stai bene, CIC. Fam. 16, 15, 1; voluptate virtus saepe caret (è mancante), nunquam indiget (ne sente la mancanza), SEN. Dial. 7, 7, 2;
b astenersi, tenersi lontano: amicorum caruit facultatibus, non volle giovarsi dei mezzi degli amici, NEP. Ep. 3, 4; carere foro, senatu, publico, declamationibus alicuius, non venire nel foro, in senato, non comparire in pubblico, non assistere alle declamazioni di qualc., CIC.;
c essere privo di qualche cosa (sentendone la mancanza), sentir la mancanza di qualche cosa: carere consuetudine amicorum, essere privato della conversazione degli amici, CIC. Tusc. 5, 63; aliquo, aliqua re carere non posse, non poter fare a meno di qualcuno, di qualcosa, CIC.; carere cibo, frumento, essere privo di cibo, di frumento, CAES.;
2 tr., con l'acc.: carere aliquid, essere privo di qualche cosa, PL.; TER. e a.; si... vir... mihi dempto fine carendus abest, se io debbo sentir la mancanza dello sposo, che è sempre assente, OV. Her. 1, 50.


Carna, ae, f., 1 Carna, divinità tutelare delle parti vitali del corpo, MACR.; 2 Cardea, OV. Fast. 6, 101.


carnaria, ae, f., macelleria, VARR. L. . 8, 55 [2. caro + -aria].

carnifex, ficis, m., carnefice, boia; fig. tormentatore, torturatore; nelle apostrofi: o carnifex, o furfante, PL. e a. [2. caro + -fex].
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Messaggioda Berto » sab mag 02, 2015 10:11 pm

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Messaggioda Berto » sab mag 02, 2015 10:33 pm

Magnar a gratis o a maca

A maca (on modo de dir anca veneto) - etimoloja
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https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... ktdU0/edit

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Messaggioda Berto » mer mag 06, 2015 7:05 am

A Venesia na 'olta łi dixea e scrivea gramarzè, gramerzì

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... C3%A7i.jpg



Merci
https://fr.wiktionary.org/wiki/mer%C3%A7i
(Xe siècle) de l’ancien français mercit (881), issu du latin mercēdem, accusatif de merces « salaire, prix, récompense », tardivement « faveur, grâce ». (Vers 980) merci (Vie de Saint Léger).


https://fr.wiktionary.org/wiki/merces#la
mercēs \Prononciation ?\ féminin
Récompense pour un travail, salaire, paye, solde, gages, appointements, honoraire.
mercedes scenicorum, Suetone. Tib. 34
salaire des acteurs.
unā mercede duas res adsequi, Cicéron. Rosc. Am.
faire d’une pierre deux coups.



http://www.etimo.it/?term=mercede
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http://www.etimo.it/?term=merce
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Messaggioda Sixara » mer mag 06, 2015 8:43 am

Berto ha scritto:A Venesia na 'olta łi dixea e scrivea gramarzè, gramerzì

Ke bel modo de dire gra'zie : gra-mersì :D a sarìa come dire : stra-gràsie.
Belo propio. Anca la defini'zion de le trè-gràsie l è bela e asè vera : la bele'za perfèta lè dà da l splendore de la jovine'za te (on corpo) na mente sana.
Le bala kele trè bele àneme lì, tegnendose par man, park el bòn ( ke lè senpre belo) el ga da circolare pal mondo.
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Messaggioda Berto » mer mag 06, 2015 9:49 pm

Le tre grasie
http://it.wikipedia.org/wiki/Tre_Grazie_%28Canova%29

Immagine
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/c ... e_view.jpg

Immagine
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/c ... mavera.jpg


Grasie
http://it.wikipedia.org/wiki/Grazie_%28mitologia%29
Le Grazie (in latino Gratiae) sono Dee nella Religione romana (mitologia romana), le quali sono tuttavia solamente una replica latina delle Cariti greche (in greco antico Χάριτες). Questi nomi fanno riferimento alle tre divinità della grazia ed erano, probabilmente sin dall'origine, alle forze legate al culto della natura e della vegetazione. Sono anche le Dee della gioia di vivere infatti sono proprio queste fanciulle divine ad infondere la gioia della Natura nel cuore degli Dèi e dei mortali.

Carite
http://it.wikipedia.org/wiki/Carite
Nella mitologia greca, Carite (forme equivalenti del nome possono sono anche Charis o Carita) è una delle Grazie, o Cariti.
Il nome stesso (Charis, in greco: Χάρις) la identifica come la Grazia personificata, simbolo dell'armonia e della perfezione, a cui un essere mortale dovrebbe tendere per considerarsi puro nel corpo e nello spirito.
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Messaggioda Berto » mer mag 06, 2015 9:57 pm

Caretà
http://it.wikipedia.org/wiki/Carit%C3%A0
Carità è un termine derivante dal latino caritas ??? (benevolenza, affetto, sostantivo di carus, cioè caro, amato), su imitazione del greco chàris (cioè grazia). Nella teologia cristiana è una delle tre virtù teologali, insieme a fede e speranza. Lo stesso termine si utilizza anche in riferimento all'atto dell'elemosina (nell'espressione "fare la carità"). Più in generale, esso si usa a proposito di ogni forma di volontariato.

Sto moto el ghe jera anca en venetego.
Cfr. col venetego
vineti karis
Ego fontei ersinioi vineti karis vivoi olialekve murtuvoi...
viewtopic.php?f=85&t=158


http://xref.w3dictionary.org/index.php?fl=fr&id=8012
http://xref.w3dictionary.org/index.php?fl=it&id=20203
http://xref.w3dictionary.org/index.php?fl=it&id=51700
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