Enpisàr/inpisar e xmorsar el fogo

Enpisàr/inpisar e xmorsar el fogo

Messaggioda Berto » gio set 25, 2014 9:35 pm

Enpisàr/inpisar e xmorsar el fogo
viewtopic.php?f=44&t=1131
viewtopic.php?f=192&t=1131


Gaetano Xonpini:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Zompini
(pitor veneto e no tajan)
Da: Le arti ke łe va par łe całe ente ła çità de Venesia (1753)

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... ferali.jpg


Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... npisar.jpg

Kive, łi me “precursori so l’etimoloja de sto moto” Durante, Turato e Bàso, łi se gà enventà na “derivasion onomatopeega” ma no xe da farghene màsa na colpa o de darghe ‘n demereto parké sti nostri fradei xletrani no li gà mai fato çerca ma ente łi so laori łi gà dagnora e parlopì meso, rancurà e petà sù, coel ke altri “łi cademeghi tajani” li gheva dito e scrito:
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Enpisàr/inpisar el fogo

Messaggioda Berto » gio set 25, 2014 9:35 pm

Dixen ke enpisar no xe voxe onomatopełega e gnanca łigà al piso (pizzo) e al piso (urina), ła xe variansa e corispondente de enpeciar/empeciare ...

Occitano empe(i)ar, italiano appicciare, it. sett. (im)pi(z)èr, it. merid. (ap)picci(c)à ‘accendere (un fuoco)’: un verbo risalente al Mesolitico Sauveterriano (8.000-5.800 a.C.)

http://www.continuitas.org/texts/benozz ... alente.pdf

https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... d3NUE/edit




E tuto łigà a ła pegoła, pecie ... cavà dal peso (pino, abete, ...).
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Re: Enpisàr/inpisar el fogo

Messaggioda Berto » gio set 25, 2014 9:53 pm

Inpisar/enpesar = enpegolar, enpeciare = darghe fogo co ła pegoła o pecie co on fuminante o bachetelo pocià de pegola o pecie a cu se ghe tacava el fogo da portar en volta par ła caxa o el paexe o ła çità.

Pegoła o pecie
http://it.wikipedia.org/wiki/Pece
(ente la variansa lenghestega latina: pix, picis, picula)
Da arbaro del peso (pino, pinux)

http://de.wikipedia.org/wiki/Pech_(Stoff)

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... chofen.jpg

Ła peçe no ła xe na envension dei romani e gnanca ła paroła peçe ła xe stà enventà dai romani.
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Re: Enpisàr/inpisar el fogo

Messaggioda Berto » gio set 25, 2014 10:02 pm

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Re: Enpisàr/inpisar el fogo

Messaggioda Berto » gio set 25, 2014 10:13 pm

Da: Le origini delle lingue europee, del glottologo Mario Alinei Volume I
Immagine


2.5. Il nome del «catrame» e i suoi sviluppi figurati

La radice PIE *deru- «albero» (P. 214-217), bene attestata ovunque, è rappresentata in area germanica dall’ingl. tree «albero», e tedesco -der -ter per nomi di piante (esistono le varianti d’area veneta e latina in –per come nel veneto pero).
Solo in area germanica e celtica, tuttavia, appaiono - con le stesse caratteristiche formali - i nomi di manufatti in legno, come inglese trough, tedesco Trog «trogolo», medio irlandese drochta «barile» (da cui la famosa trocia veneta come pancia) , drochat «ponte».

È probabile che questi sviluppi risalgano all’affermazione delle prime grandi industrie di taglio del bosco e carpenteria, che come abbiamo visto sono collegabili alla comparsa delle accette nel Paleolitico Superiore e più chiaramente nel Mesolitico del Nord Europa («Forest cultures» di Childe).

Ma qui vorrei richiamare l’attenzione sullo sviluppo più tipicamente nord-germanico (e baltico, poi esteso all’Uralico) del nome del «catrame», dato che la scoperta dell’olio di catrame ricavato dalla resina degli alberi (in particolare dalla betulla, Birkenteer) è attribuita dagli archeologi al Mesolitico del Nord Europa [Clark 1975, 127, 140, 171]; cfr. la voce trementina ricavata dagli abeti.
La documentazione linguistica comprende inglese tar, nederlandese teer, anglosassone teru, basso tedesco ter(e) (da cui tedesco Teer), antico islandese tiara, danese tjœre, svedese tjära ecc., lituano dervá «pece, catrame», lettone da(r)va «catrame», finlandese terva.

Poiché l’archeologia attesta l’uso dell’olio di catrame per l’immanicatura e l’incollamento delle parti degli strumenti mesolitici, si potrebbe ipotizzare che la nozione di «affidamento» «fedeltà» e simili, espressa in area germanica con la stessa radice, non si sia sviluppata direttamente dal senso primitivo IE del «legno» e dell’«albero», come normalmente si pensa [Gamkrelidze e Ivanov 1984, 526], quanto nel contesto specifico dell’invenzione delle colle da lavoro in area germanica.
Anche questo sviluppo è esclusivo dell’area germanica: antico islandese traustr «forte, solido, ben fissato», inglese trust «affidare» (poi «credere»), gotico trausti «contratto, alleanza», gotico triggwa «lega, legame, alleanza», gotico triggws, antico alto tedesco gitriuwi, antico islandese tryggr «fedele», anglosassone treow «fiducia, verità», tedesco Treue «fiducia», antico islandese tru «fede religiosa», «assicurazione», inglese true «vero, fedele», tedesco treu «fedele» ecc..

In due altre aree europee, la stessa innovazione tecnologica è rappresentata da un analogo rapporto fra il nome di un albero e il prodotto da esso estratto, ma senza ulteriori sviluppi metaforici: latino pīnus «pino» e pix «pece», veneto peso e *pesa/pegola (P. 794; Gamkrelidze e Ivanov [1984, 543]);
latino (dal Celtico) betulla «betulla» e bitūmen «catrame».
Il rapporto fra betulla e bitūmen è esattamente quello che si manifesta nel sopra menzionato Birkenteer «catrame di betulla».
Il carattere celtico sia di betulla che di bitūmen è attestato da Plinio, che afferma: «betulla: Gallica haec arbor mirabili candore atque tenuitate» (16, 74), e «bitumen ex ea [arbore betulla] Galliae excoquunt» (16, 75). Inoltre, i nomi propri Betullus, Betulo, Bitulla sono celtici [DELL, s.v. betulla].
La diversità del nome della resina e dei suoi prodotti in tre aree linguistiche dell’Europa conferma che nel Mesolitico la differenziazione (linguistica indoeuropea, secondo la “teoria indoeuropea”) era già avvenuta.


NODE:

1) peciolar, enpeciolar xe da ligar a pécie;
pesolar, enpesolar xe da ligar a pése
e forse petar (tacar, tacar sù) xe n’altra variansa ke dapò, forse, la gà dà anca el tajan “appretto, apprettare” ? Forse pet- de petar xe da ligàr a betulla «betulla» e bitūmen «catrame».
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Re: Enpisàr/inpisar el fogo

Messaggioda Berto » ven set 26, 2014 7:11 am

Scoero/squero
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http://it.wikipedia.org/wiki/Calafataggio

http://www.storiedibarche.it/corsi/circ ... l-mare.asp
http://www.storiedibarche.it
Calafataggio: Da "Tamata e l'alleanza" romanzo scritto da Bernard Moitessier, grande navigatore, nato in Indocina, dove imparò i rudimenti della vela dai pescatori vietnamiti. Il padre di Hao parla a Bernard. "Per calafatare sul serio, devi entrare tu stesso nella fessura insieme alla fibra, devi farti fibra di cai tram, avere i suoi occhi. Se ci riesci, vedrai allora come l'acqua cerca d'entrare, perché avrai anche gli stessi occhi dell'acqua." Da questa descrizione si capisce come il lavoro del calafato sia un lavoro difficile e di precisione. Ricordiamo a tal proposito che anticamente si diventava maestri calafati dopo otto anni di apprendistato mentre ne bastavano cinque per diventare maestro d'ascia Con il termine calafatare si intende l'operazione d'introdurre con lo scalpello e il mazzuolo stoppa (canapa) o cordonetto (cotone) nelle connessure (fessure) delle tavole dei ponti e del fasciame delle navi e barche in legno, e di versarvi sopra della pece, o altro prodotto oleoso e appiccicoso, allo scopo di ottenere l'impermeabilità all'acqua. Anticamente per calafatare si utilizzavano materiali diversi come capelli umani, licheni e muschi, erbe, scorza, ecc. Con il calafataggio si rende stagna l'imbarcazione. Quando il comento (fessura) fra le tavole è eccessivo si procede alla invergatura, introducendo e incollando a forza nel comento una lista di legno di sezione leggermente conica. Per un lavoro esteso si passa nei comenti la lama di una sega elettrica circolare al fine di ottenere una fessura con apertura costante fra tutte le tavole del fasciame. Utensili: Ferri ad uncino di vario diametro, ferri e scalpelli d calafato, mazzuolo e maglietto da calafato, sega circolare per apertura comento; sega a nastro e pialletto a mano per la preparazione delle liste di legno per l'invergatura. Materiali: stoppa, cordonetto, pitture ad olio o biacche, resine epossidiche, stucchi.

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 86pf-1.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... fatajo.jpg
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Re: Enpisàr/inpisar el fogo

Messaggioda Berto » ven set 26, 2014 7:11 am

Ötzi – l’Omo vegnesto dal jàso – co łe so borse de arbareła o betuła

http://www.iceman.it/it/oetzi-uomo-venuto-dal-ghiaccio
http://www.iceman.it/it/node/332
http://www.iceman.it/it/node/342

I recipienti in corteccia di betulla
I due recipienti in corteccia di betulla hanno forma di lattine cilindriche. Il fondo è leggermente ovale e ha un diametro di 15–18 cm. La parete laterale, un unico pezzo di corteccia di betulla rettangolare arrotolato su se stesso, è alta circa 20 cm. I margini del rettangolo sono stati forati e poi cuciti insieme con corda di libro di tiglio.
Rispetto ai recipienti di ceramica, i contenitori in corteccia di betulla erano molto più leggeri e meno fragili, si potrebbe dire quasi fatti apposta per salire in montagna.
La parete interna di uno dei recipienti è annerita. Al suo interno sono state trovate foglie di acero riccio raccolte di fresco, in cui erano avvolti diversi resti di piante e frammenti di carbone vegetale. Il contenitore era usato, dunque, come portabraci: le foglie fungevano da materiale isolante, così le braci potevano conservarsi accese per alcune ore. Probabilmente proprio con queste braci Ötzi ha acceso anche il suo ultimo fuoco.

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 1/kw17.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 11/361.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 11/371.jpg


Albareła o bioła o betuła (betulla)
viewtopic.php?f=44&t=192
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Re: Enpisàr/inpisar el fogo

Messaggioda Berto » ven set 26, 2014 7:11 am

Gaetano Xonpini:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Zompini
(pitor veneto e no tajan)
Da: Le arti ke łe va par łe całe ente ła çità deVenesia (1753)

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... ferali.jpg


Storia dell'illuminazione
http://www.museoitalianoghisa.org/appro ... e.asp?L=IT

L’ILLUMINAZIONE ATTRAVERSO I TEMPI:
DALLE ORIGINI ALL’UTILIZZO OTTOCENTESCO DEL GAS
http://www.museoitalianoghisa.org/docum ... one-IT.pdf

ORIGINE E STORIA DELL’ILLUMINAZIONE PUBBLICA A VENEZIA
http://www.museoitalianoghisa.org/docum ... -VE-IT.pdf


“DALL’OLIO ALLA LANTERNA DI SCHINKEL”:
L’illuminazione a gas di Berlino
http://www.museoitalianoghisa.org/docum ... INO-IT.pdf


La storia della cera e delle candele
http://www.scuolastataletasso.it/ALLEGA ... andele.pdf
Nell'XI secolo a.C., erano fatte di fibre di papiro intrecciate e ricoperte di pece o di cera d'api. Le candele erano certamente diffuse tra i Greci e gli Etruschi: candele di cera d'api, ovviamente molto costose (infatti i furti di candele erano all'ordine del giorno), di sego (grasso animale) o fatte di giunchi secchi ricoperti da uno strato di grasso.
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Re: Enpisàr/inpisar e xmorsar el fogo

Messaggioda Berto » lun mag 25, 2015 8:46 am

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