Abano, Montegroto - Montiron e Monteorton

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Messaggioda Berto » dom dic 08, 2013 5:24 am

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Abano e Montegroto

Messaggioda Berto » lun mar 17, 2014 12:06 pm

Euganei/ Eugani/ Ougagni/Ogagni 1
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... 5wSzg/edit

Immagine


Euganei/ Eugani/ Ougagni/Ogagni 2
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... BOR1k/edit

Euganei/ Eugani/ Ougagni/Ogagni 3
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... picWs/edit


Pristoria e raixe ouropee e axiateghe de łe xenti venete - miłara e miłara de ani (miłegni e secołi ougagni e veneto-veneteghi)
viewforum.php?f=134
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Re: Abano e Montegroto

Messaggioda Berto » mar mar 18, 2014 10:30 pm

Arkeoloja a Montegroto – da ła pristoria al medhoevo
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... QwRkk/edit
Immagine

Pararia ke sta vila la fuse sta doparà da l'enperador roman Tiberio, stando a coanto me ga dito sta arkeologa Sabina Magro ???:
Associazione Culturale Studio D - archeologia didattica museologia
http://www.studiodarcheologia.it/info/d ... cheologica
http://www.studiodarcheologia.it/info/m ... /didattica

http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca ... -1.7409460

DA IERI APERTA AL PUBBLICO - È tornata alla luce la villa romana dei tempi di Tiberio

MONTEGROTTO TERME. Viene da trattenere il respiro nel vedere i resti, riportati alla luce dopo 13 anni di scavi, della villa romana ai tempi di Tiberio di via Neroniana. Quel che resta della lussuosa residenza di uno sconosciuto proprietario del I secolo dopo Cristo, da ieri è aperto pubblico. Si tratta della terza area archeologica di Montegrotto, che va ad aggiungersi a quella di via Scavi e al complesso termale sotto l'Hotel Teme Neroniane. Per completare l'ambizioso progetto "Aquae patavinae", attivo dal 2005 grazie alla sinergia tra Università di Padova, Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto e Comune di Montegrotto manca solo il Museo del termalismo di Villa Draghi. Ieri, alla presentazione del risultato dei lavori di scavo nell'area adiacente al parco dell'Hotel Terme Neroniane, «ai quali hanno partecipato con entusiasmo», come ha fatto notare il coordinatore scientifico Paolo Zanovello, «350 studenti di archeologia», c'erano il Magnifico Rettore dell'Università di Padova Giuseppe Zaccaria, il vice direttore del Dipartimento dei Beni Culturali Francesca Ghedini, il sindaco di Montegrotto Massimo Bordin, il soprintendente per i beni archeologici Vincenzo Tinè. Presenti anche i rappresentati degli enti che hanno sostenuto il progetto: Carolina Botti, direttore di Arcus Spa; Roberto Soro, segretario generale della Fondazione Cariparo; Fausta Bressani della Regione Veneto. Per lo speciale evento l'associazione Studio D ha disposto due giorni di visite guidate oggi e domani luglio. Oggi i tre siti archeologici di Montegrotto sono visitabili con guida alle ore 18, 18.40 e 19.20. Costo 5 euro per una sola area, 10 euro per le tre aree. Informazioni: 347-9941448; 3454646227. Gianni Biasetto

???

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... egro-1.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... roto-0.jpg
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Re: Abano e Montegroto

Messaggioda Berto » lun mar 23, 2015 11:28 am

Etimoƚoja de Montegroto

Dalla ghiaia al ciottolo (da la jara al “ciòco o cogoło”):
un percorso insospettabile rivelato dall’ALT di MARIO ALINEI
Alla memoria di Gabriella Giacomelli

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http://www.continuitas.org/texts/alinei_ghiaia.pdf

Grazie al nuovo ALT, è ora possibile ricostruire le diverse fasi dello sviluppo fonetico, finora insospettabile, che ha portato il tipo ghiaiotto(lo) ‘ciottolo’ (da lat. glarea ???) a diventare ciotto(lo) ‘idem’.

Le carte dell’ALT rivelano che lo sviluppo è stato determinato da movimenti e contatti di un gruppo migratorio che, provenendo dalla Toscana meridionale, si è unito, attraverso le Marche e la Romagna meridionale, ad un altro gruppo umbro- laziale-abruzzese, con il quale è poi rientrato in Toscana meridionale. Come quadro storico-culturale, l’ipotesi che si impone è quella della prospezione mineraria nell’età del Bronzo/Ferro.
...
7) Sempre da glarea + -otto (???), ma con una linea di derivazione completamente diversa, è anche il tipo gròtto 2, gròtta 2, gròttolo 1, con degeminazione gròto 3, gròta 1, gròtë 1. È un tipo di formazione interessante perché ricalca quella di glaretum >glareto >greto (di fiume): parte infatti dal tipo ghiara ‘ghiaia’, diffuso nelle provincie di Massa Carrara e Lucca (cfr. domanda 47 ‘ghiaia’).
...
Per concludere, se ghiaia, ghiaiotto e ghiaiottolo sono i ‘ciottoli’ degli Italidi autoctoni della Toscana, ciotto e ciottolo sono i “nuovi” ‘ciottoli’ dei prospettori minerari e metallurghi anch’essi italidi, ma venuti in Toscana dall’area confinante a Sud, dopo aver recepito innovazioni tecnologiche provenienti dalla Romagna e dalle Marche e, in ultima analisi, per quanto riguarda la prospezione mineraria, dall’area dove è nata la più antica metallurgia europea, quella balcanica.
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Re: Abano e Montegroto

Messaggioda Berto » lun mar 23, 2015 11:29 am

Par el kinome/toponemo Abano l’etimoloja lè ouropea de ara çelta e no grega:

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... o-Utet.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... onus-1.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... onus-2.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 11/146.jpg


xe ła variansa latina Aponus ke ła riva da ła voxe veneta Abano e no el so contraro, prima vien Abano e dapò en parałeło, en coste se ga xontà e conpagnà ła variansa latina Aponus e el dio el ghe xe stà xontà dapò come envension de łi doti moderni so ła sciorta de ła paretimołoja del doto Cassiodoro kel gheva enterpretà come voxe trata fora dal grego: a = senza (a privativo) e ponus (dolore, pena, greco "poiné" e latino poena(m), dapò łi se ga enventà na devenetà ke no ła xe atestà da gnaona parte (no a ghè eiscrision e gnanca livri en latin de łi ani veneto-romani ke łi nome sto fantomatego deo "Aponus";

Da Le Origini della Cultura Europea del filologo Giovanni Semerano
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Abano : "sorgente del poggio".
Il nome Aponus, di Abano che fu disegnato da Lucano (Bell. civ., VIII, 192-194) colle sedens, risulta composto dalle stesse basi dell'idronimo sciliano, Anapo (Ἄναπος, come quello dell'Acarnania).
Più che la radice *ap- ("acqua"), sostenuta dal Karg ('WuS', XXI, 1941-1942; confrontare Krahe, «ZONF», XI, 1935, pp82 sgg.) e verso la quale mostra giustamente qualche scetticismo il Prosdocimi (Op. cit., I, 300), è da assumere la base col senso di altura; per Abano, per Anapo, per Monte Lauro: accadico appu- ('tip, rim, edge, spur of land') ed ēnu, semitico 'ain (sorgente, 'spring'); ma sull'idronimo deve aver influito la base corrispondente ad accadico aban (abnu: roccia, 'stone').
Non è qui la base di tipo apsû, così largamente documentata dalla Tracia all'Illiria, alla Sicilia, al lituano Apsuonà, al celtico Axona (cfr. Krahe, Der Flussname Apsa, pp 45-47), che corrisponde esattamente a antico babilonese apsû ('deep water, sea, cosmic subterranean water, water basin in the temple'), sumero ab-zu.
La componente -onus e An- di Anapo corrispondono a semitico 'ain, accadico ēnu ('spring'; 'Quelle').

Avon, nome di fiume della Scozia e dell'Inghilterra, antico britonnico Abona, gallese Afon, irlandese Abbann (fiume), latino abus (Humber) si chiarisce con accadico abbu (pantano 'Morast', vS, 5, 'washout: caused by a river') con la base corrispondente ad accadico ēnu, semitico 'ain (sorgente, 'spring'); cfr. ammun, amûn (leggi awûm), ḫabbu ('swamp').
Accadico abbu richiama accadico abūbum ('devestating flood; deuge'), cfr. sumero a-ab-a (mare).

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -Abann.jpg
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Re: Abano e Montegroto

Messaggioda Berto » lun mar 23, 2015 11:45 am

Le terme no łe xe na envension dei romani
viewtopic.php?f=90&t=1445

Le terme dei venetici

El łagheto de acoa calda col santoaro de łi ani del bronxo a San Piero al Montagnon:

Spertoałetà de łi nostri avi veneteghi
viewtopic.php?f=24&t=21

Santoaro de San Piero Montagnon (Montegroto Terme):
https://picasaweb.google.com/pilpotis/S ... grotoTerme
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Lagheto Costa de Arcoà
(cusì a dovea esar anca el lagheto de San Piero al Montagnon col santoaro ogan-veneto)

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... a-home.jpg
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Re: Abano e Montegroto

Messaggioda Berto » ven mar 27, 2015 11:14 pm

Viłajo pristorego de pałifate al lagheto de acoa termal de Arcoà Petrarca, endoe ke tuti łi "çentri del benstar" łi va a torse el paltan o fango par łe cure col fango caldo:

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... trarca.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... %C3%A0.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... %C3%A0.jpg



Lagheto Costa de Arcoà
(cusì a dovea esar anca el lagheto de San Piero al Montagnon col santoario ogan-veneto)

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... a-home.jpg

http://www.euganeamente.it/lago-costa
Chiamato come la via che costeggia il fianco meridionale del Monte Calbarina, si estende in una depressione circondata da colli boscosi: a sud il Monte Ricco, a nord i monti Piccolo e Calbarina. Circondato da una fitta bordura di canne palustri, sulle sue rive crescono numerosi gruppi di salici e cipressi.
Il laghetto della Costa, sito di grande interesse naturalistico-ecologico, è il più ampio e noto bacino d’acqua naturale dei Colli Euganei, ed è alimentato dalle acque di sorgenti termali, l’acqua sgorga in polle anche ben visibili sulla superficie, alla temperatura di 45°C circa, consentendo al lago di non scendere mai nemmeno in inverno sotto i 17–18°C. Nella stagione primaverile a seguito di piogge più abbondanti defluiscono nel bacino anche le acque delle campagne situate a monte e quelle di alcune sorgenti fredde che si originano a quote più elevate. L’abbondante presenza di torba, materiale derivato da resti vegetali di piante in decomposizione prevalentemente di lago o di palude, nei terreni circostanti, oltre a dare un caratteristico colore nero alla terra, testimonia il fatto che il lago fosse molto più esteso e si è andato mano a mano restringendo.
Questi depositi risalgono al Quaternario e furono oggetto di studi per la presenza di pollini fossili di antiche piante che hanno testimoniato l’evoluzione del clima e della vegetazione dalle glaciazioni in poi. Mediamente è profondo una decina di metri, ma in alcuni punti, dove sfociano le sorgenti termali, può raggiungere anche la profondità di 17-19 metri. Il lago è importante per la qualità elevata dei fanghi in esso contenuti e usati a scopi terapeutici, che ne fanno la sede principale per l’estrazione degli stessi e il loro utilizzo negli stabilimenti del complesso termale euganeo. Da un punto di vista storico per gli interessanti ritrovamenti di reperti archeologici che testimoniano la presenza di insediamenti palafitticoli risalenti all’Età del Bronzo. Era anche noto come il “lago delle sette fontane”, per la presenza di numerose fonti fredde, calde, salate e solforose che lo alimentavano. Probabilmente un episodio delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis” è ambientato proprio in questo luogo poiché viene descritta una passeggiata di Jacopo e Teresa “lungo la riva di un fiumicello sino al lago de’ cinque fonti”.
Intorno al sito nacquero molte leggende e dicerie popolari, legate soprattutto all’aspetto misterioso che assume nella stagione invernale quando il fumo prodotto dal vapore delle sue acque calde lo ricopre di un alone suggestivo.

L’UNESCO in terra veneta

La posizione geografica dei Colli Euganei, il clima mite della nostra regione e la presenza di due grandi fiumi quali il Brenta a Nord e l’Adige a sud, sono tutti fattori che hanno favorito fin dall’era del Paleolitico inferiore (35.000 anni fa) l’insediamento dell’uomo.
Il mutamento radicale si è visto con la fase iniziale dell’età del bronzo (inizio II millennio a.C.) quando ha preso il via la produzione ed il commercio di manufatti di bronzo da parte di una popolazione che sarà la protagonista di queste zone, appartenente alla cultura di Polada (il nome deriva da uno dei principali siti scoperto presso la località di Desenzano del Garda in provincia di Brescia). Questa importantissima civiltà risalente al 2200-1600 a.C., si è diffusa in tutta Europa e Italia Settentrionale, insediandosi su palafitte anche presso il Lago della Costa in Arquà Petrarca, nei Colli Euganei, e composta da varie popolazioni che hanno preso nomi diversi a seconda delle varie zone, ma accomunate tutte dalla stessa cultura. Esse, infatti, erano abili nella lavorazione del bronzo, nell’uso dell’arco e nella metallurgia; vivevano su palafitte e quindi erano popoli sedentari che hanno dato origine a grandi e popolosi villaggi.
DSC0254 ok Lago della CostaÈ proprio grazie al valore archeologico, storico, estetico di elevato pregio che il sito palafitticolo preistorico del Laghetto dellla Costa in Arquà Petrarca è divenuto “Patrimonio dell’Umanità” e Bene Culturale di importanza mondiale.
Il Laghetto della Costa è stato accolto, insieme ad altri 110 siti preistorici palafitticoli dislocati in 6 nazioni (Svizzera, Austria, Francia, Germania, Slovenia, Italia) all’interno della candidatura UNESCO il 29 giugno 2011 con l’inserimento del Sito Unico seriale transnazionale denominato “siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”. Il Laghetto della Costa è stato selezionato e denominato sito di interesse comunitario grazie a dei ritrovamenti archeologici rinvenuti nell’ultima campagna di scavi del 1906 che hanno portato alla luce degli oggetti risalenti all’antica-media età del bronzo da riferirsi alla cultura di Polada, popolazione che si stanziò sulle sponde del Laghetto della Costa dal 2200 al 1400 a.C. e che visse in abitati palificati; ciò testimonia un importante anello nella storia dell’umanità, in quanto si tratta di un passaggio che vede l’abbandono della vita nomade a favore di quella sedentaria che porterà alla nascita dei primi grandi villaggi. La buona conservazione del sito e l’importanza comunitaria della storia hanno portato il Laghetto della Costa di Arquà ad essere scelto fra i 937 siti palafitticoli censiti in tutta Europa. L’importanza di questo patrimonio nascosto è un fattore rilevante per lo sviluppo di questa attrazione naturaleantropica, valore aggiunto alla destinazione Colli Euganei in grado di conferirle maggior prestigio grazie alla notorietà del marchio UNESCO che la nostra terra può vantare. La sfida, ora, consiste nel mettere in risalto questa attrazione naturale-artificiale, scarsamente considerata dal punto di vista turistico della destinazione Colli Euganei, ma che ha ricevuto, per contro, l’attenzione dell’UNESCO, tanto da diventare Patrimonio dell’Umanità per l’importanza storica e la rilevanza archeologica del sito in questione.

Lisa Giora
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Re: Abano e Montegroto

Messaggioda Berto » sab mar 28, 2015 9:06 am

Santuario nell’area tra il Monte Castello e il Colle San Pietro Montagnon - Montegrotto Terme, VII – III secolo a.C.
http://www.aquaepatavinae.it/portale/?p ... 0&recid=13

Nell’area dell’Hotel Terme Preistoriche sono stati rinvenuti numerosi materiali riferibili a un luogo di culto, frequentato assiduamente tra la seconda metà del VII e il III secolo a.C. (età del Ferro) e incentrato su uno specchio d’acqua, ora scomparso, alimentato dall’affioramento di polle d’acqua fumante. Qui, per secoli, i devoti offrivano sacrifici a una divinità delle acque termali, e deponevano sulle sponde ex voto in miniatura, quali vasi di ceramica e statuette di bronzo raffiguranti per lo più cavalieri e cavalli.
Alcuni ritrovamenti attestano che l’area era frequentata anche tra la tarda età del Rame e l’inizio del Bronzo Antico (XXV- XXI secolo a.C.) e l’età del Bronzo Medio (XV – XIV secolo a.C.), senza che se ne possa definire la funzione.


Storia degli Studi

Attorno al 1872, alcuni ritrovamenti fortuiti indussero Pietro Scapin a far scavi nel fondo di sua proprietà, poco distante dalla chiesa di San Pietro Montagnon sul colle omonimo. Solo 180 vasetti e 16 bronzetti, tra gli oggetti allora ritrovati, furono donati nel 1878 ai Musei Civici di Padova dai nipoti dello Scapin; il resto andò distrutto o disperso.
Nel 1892, l’ingegnere Federico Cordenons, nel corso di indagini sistematiche nei terreni Scapin commissionate dalla Città di Padova, individuò un tratto della sponda dell’antico specchio d’acqua, sepolto sotto uno strato di circa un metro di depositi di erosione del Monte Castello. Gli oggetti rinvenuti furono dapprima depositati a Villa Draghi e in seguito dispersi.
Gli scavi sistematici del 1911, voluti dal Soprintendente alle Antichità Giuseppe Pellegrini e condotti da Alfonso Alfonsi nella stessa zona ora di proprietà Braggion, permisero di definire meglio i limiti dello specchio d’acqua e portarono al recupero di migliaia di reperti, vasi e oggetti di bronzo commisti a terra nera, carboni, ossa animali. In soli 12 metri cubi di terra furono raccolti – come annotò il Pellegrini – 3.500 vasi interi; ma i frammenti non raccolti facevano supporre una consistenza originaria tre volte maggiore. I materiali furono depositati al Museo Nazionale di Este, con la denominazione “Fondo Braggion”.
Nel 1954, a seguito di un intervento occasionale come la posa di una magnolia sul lato orientale dell’Hotel Terme Preistoriche, emerse un altro fittissimo accumulo di vasi di varie dimensioni, in seguito dispersi.

Preistoria e Protostoria

Prime frequentazioni.
Sono assai pochi i ritrovamenti che indiziano una frequentazione dell’area sin da tempi remoti. Al periodo tra 2.400 e 2.100 a. C. (tarda età del Rame e inizio dell’età del Bronzo Antico), infatti, risale un pugnale in selce, che potrebbe essere messo in relazione con lo “straterello archeologico” ricco di carbone, individuato nel 1892 e senz’altro più antico del santuario. Come nell’area archeologica di via Neroniana, ciò attesterebbe per l’età del Rame una frequentazione non stanziale, ma legata a singoli episodi, come battute di caccia.
Tra XV e XIV secolo a. C. (età del Bronzo Medio-Recente) si data il frammento di un manico di vaso in ceramica, forse da mettere in relazione con alcuni pali di quercia, rinvenuti nel 1911 infissi in corrispondenza del fondo dello specchio d’acqua poi divenuto santuario, inizialmente interpretati come relativi a un’edicola cultuale e invece più probabilmente riferibili ai resti di una palafitta.
Numerosi frammenti di vasi di ceramica databili tra X e IX secolo a. C. (fine dell’età del Bronzo, inizio dell’età del Ferro) fanno ipotizzare per quell’epoca una prima e limitata frequentazione cultuale delle fonti termali.


Il santuario.

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Il santuario, sviluppatosi tra la metà del VII e il III secolo a.C. (età del Ferro), era un luogo in cui il paesaggio naturale, e non una struttura artificiale, doveva costituire il teatro del culto: in particolare lo specchio d’acqua, mosso dalle polle da cui si sprigionavano densi fumi dall’acre odore, fenomeno allora di origine sconosciuta e dunque terrificante. E’ possibile che esistessero elementari recinzioni per scandire gli spazi dei sacrifici e delle cerimonie riservate ai sacerdoti, come nei santuari coevi di Este e Altino. Quanto ai pali di quercia rinvenuti al centro dello specchio d’acqua, è probabile che appartenessero a una palafitta più antica piuttosto che a un’edicola dedicata alla divinità.
Per secoli, sulle sponde di questo “laghetto” si avvicendarono i devoti compiendo riti per i quali l’acqua termale doveva rivestire un ruolo di primo piano. Offrivano libagioni, usando vere tazze, scodelle e coppe che poi depositavano in dono alla divinità, o dedicando simbolicamente lo stesso tipo di recipienti, ma in miniatura, alcuni modellati seduta stante in modo sommario usando l’argilla del greto del lago. I fedeli di rango sociale più elevato offrivano inoltre statuine di bronzo raffiguranti cavalieri, guerrieri e soprattutto cavalli, ma anche laminette di bronzo incise, frammenti di foglia d’oro e altri piccoli oggetti che, pur visti dai primi scavatori, non vennero raccolti per l’intrinseca fragilità. A giudicare dalla quantità di ex voto rinvenuti nelle pur non esaustive campagne di scavo (il Pellegrini parla di oltre 3.500 vasi rinvenuti, prevedendone almeno “tre volte tanti”), il santuario non solo fu frequentato per secoli, ma anche da un gran numero di devoti contemporaneamente.
Altre cerimonie implicavano offerte di primizie della terra e sacrifici di animali domestici, come il bue e la pecora, simboli dell’allevamento, o selvatici, come il cervo, simbolo dell’attività di caccia: ossi e corna sono state rinvenute infatti in abbondanza, frammiste a terra di rogo. La dedica di cavalli in bronzo sostituiva simbolicamente il sacrificio di tali preziosi animali, per i quali i Veneti erano famosi nel mondo antico.

Il nome della divinità cui era dedicato il santuario ci è ignoto; l’unica iscrizione rinvenuta pare far riferimento ad una divinità maschile, così come di genere maschile è “Aponus”, il dio venerato in questi luoghi in età romana, forse erede della divinità termale dei Veneti antichi. Data l’abbondanza di cavalli tra gli ex voto, si è anche ipotizzata una qualche affinità con Diomede, l’eroe–dio per eccellenza allevatore di cavalli. ???

Il santuario, lontano da centri abitati, si trova in posizione strategica al confine tra il territorio di Padova e quello di Este. Ma quale dei due centri lo controllava? in base ai caratteri stilistici degli “ex voto” bronzei, alla connotazione maschile della divinità e alla collocazione topografica, si propende decisamente per una competenza patavina. E del resto, nel II secolo a.C., al principio dell’età romana, il comprensorio termale euganeo rientra sotto l’egida patavina: è più che probabile che la scelta della nuova amministrazione abbia ufficializzato una situazione di fatto.
Dopo il santuario.
I materiali più recenti rinvenuti datano al IV – III secolo a.C., poi più nulla. Il santuario venne abbandonato probabilmente per il progressivo esaurirsi dello specchio d’acqua; colmò infine la bassura un colluvio di materiali di erosione provenienti dal Monte Castello. Qualche oggetto di età romana si rinvenne sopra lo strato che sigillò l’area del laghetto (una moneta, qualche frammento di vaso), ma ciò attesta solo una sporadica frequentazione dell’area.

http://www.aquaepatavinae.it/portale/?page_id=102
Diversa appare la situazione nel comparto orientale dei Colli, dove non abbiamo per quest’epoca attestazione di alcun centro urbano quanto meno fino a Padova. Unica eccezione è l’area tra il Monte Castello e il Colle S. Pietro Montagnon a Montegrotto: qui, nel corso del VII secolo a.C., fiorisce un importante santuario, certo connesso allo straordinario evento naturale delle polle d’acqua calde e fredde dalle quali scaturivano densi fumi dall’acre odore, fenomeno senza dubbio terrificante per gli uomini d’allora ed ovviamente attribuito ad una presenza/manifestazione divina.
Il santuario, del quale non conosciamo l’esatta ubicazione ed estensione, fu frequentato dalla seconda metà del VII al IV o III secolo a.C., ma il culto delle acque continuò in epoca romana nel nome del dio Aponus (???), acquisendo una fama pari ai più rinomati centri termali dell’impero.
Se l’appartenenza del comprensorio termale euganeo al “municipium” di “Patavium” è garantita per l’epoca romana dalla presenza di cippi confinari che fissano nei dintorni di Galzignano il limite tra il suo territorio e quello di Este, analoga situazione va prospettata per l’epoca preromana: non solo per la tipologia dei materiali votivi, che rimanda ad officine patavine, ma anche perché è ben accertato in casi simili il rispetto delle precedenti situazioni territoriali da parte del nuovo corso politico. Il santuario di Montegrotto quindi, oltre a rappresentare la prima attestazione certa dell’utilizzo delle acque termali euganee da parte dell’uomo, svolgeva con ogni probabilità anche una funzione politica: quella di santuario di frontiera, di luogo sacro posto come “cuscinetto” tra i territori di pertinenza delle due città-stato di Este e Padova. L’attenzione riservata da Padova alle zone prossime al confine, così come il forte carattere di sacralità attribuito alle acque, ci vengono confermati da diversi altri rinvenimenti del comprensorio termale: la località Feriole di Abano Terme, Battaglia Terme e i versanti del Monte Rua hanno restituito anch’essi materiali votivi di varia tipologia, isolati o in piccoli nuclei.

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Sta ki ła xe ła scrita en łengoa venetega (catà al santoario del Montagnon), ma no ghè nomà gnaon Aponus e no ghè gnaona altra atestasion so eiscrision o xletrane en venetego o en latin ke łe diga de on deo de nome Aponus, ke lè na envension-falbaria de łi doti de łi ani moderni.

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... netega.jpg

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... tagnon.jpg


Le scudełe rituałi o coultuałi del Montagnon łe ghe someja a coełe de i bronxeti de devoti catà a Caldevigo:

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... e-done.jpg

La femena de Caldevigo: orante, dea, shamana/saçerdotesa ?
viewtopic.php?f=171&t=1498
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Re: Abano e Montegroto

Messaggioda Berto » mer apr 15, 2015 6:38 pm

.
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Re: Abano e Montegroto

Messaggioda Berto » mer apr 15, 2015 6:46 pm

L'oracolo Jerion e l'ixla de Eritia:

Egetora, aimo, eik, goltanos, louderobos
viewtopic.php?f=164&t=900

Mego dona.s.to a.i./nate.i. re.i.tiia.i. pora.i. / e.getora. r.i.mo.i. ke lo/.u.derobos
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Egeria e Jerion (etimoloja del filologo Xuane Semeran)


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ARA VOTIVA DEDICATA AD APOLLO DI ABANO - (Adeptus/Apollini/v(otum) s(olvit) l(ibens) m(erito). Unica iscrizione votiva attestante il culto di Apollo nella zona termale aponense euganea. Apollo venerato in quest’ambito per la sua particolare virtù di “allontanare i dolori” era associato al Numen tutelare della fonte termale, il venetico Aponus.
Già a partire dalla metà del I sec.a.C. quando oramai la Venetia era entrata completamente a far parte dello stato romano, la zona termale euganea cominciò ad assumere importanza sempre più rilevante ed il primitivo centro religioso paleoveneto , compreso fra il colle di San Pietro Montagnon ed il colle Castello iniziò a svilupparsi maggiormente soprattutto verso est ovvero Montegrotto ed Abano. Il centro iniziò ad assumere connotati non solo religiosi e cultuali ma anche residenziali e funerari, con intensa attività edilizia durante la quale vennero costruiti numerosi centri termali e residenze private. L’area più antica del centro termale aponense rimase tuttavia il cuore pulsante e spirituale dei colli Euganei fra l’area di Montegrotto ed il Montagnonne, la “Fons Aponi”, ovvero la Fonte di Apono, nume tutelare delle fonti ribollenti che diedero per tradizione tramandataci da Claudio Claudiano “i natali ad Antenore”. Le fonti termali euganee vennero considerate sacre e salutifere dall’età paleoveneta più antica, luoghi di culto salutari e profondamente legati alla religiosità pagana dei Veneti e degli Euganei. Accanto all’antichissimo culto delle acque termali ed ad altri culti ad esso collegati dei quali possediamo solamente testimonianze epigrafiche, di particolare importanza religiosa connessa al potere salutifero delle acque termali vi fu l’istituzione oracolare legata al mitico “demone” infernale Gerione ed al suo uccisore, Eracle. Nella zona sottostante e vicina alla chiesa parrocchiale di S.Pietro Montagnon sono state ritrovate delle “sortes oracolari” ed un’iscrizione murata nella sacrestia della chiesa dei S.S. Pietro ed Eliseo testimonia l’esistenza di una struttura oracolare presente nella zona aponese dalla funzione strettamente legata al “daimon Gherion”.
Svetonio accenna ad una sosta di Tiberio presso il “fons Aponi” per consultarne l’oracolo gerioneo ed il poeta Claudiano in un suo carmen scritto appositamente per descrivere la bellezza ed i culti religiosi della zona, accenna alla presenza di solchi incavati da Ercole sulla roccia che venivano mostrati ed onorati ancora al suo tempo. La saga erculea narra che l’eroe dopo aver ucciso in Spagna un mostro tricorpore di nome Gerione si diresse e superò le Alpi, poi seguendo la costa tirrenica arrivò nel Latium dove avrebbe affrontato il mostro Caco, dopociò raggiunse la Sicilia. La zona di “fons Aponi” pertanto risulterebbe decisamente estranea a questa versione della leggenda del percorso di Eracle attraverso le terre di Hesperia, Saturnia Tellus, l’Italia, tuttavia questa circostanza secondo Luciano Lazzaro è dovuta all’eccezionale diffusione che l’antica saga dell’eroe “italico” ebbe sino a diventare una sorta di “vulgata mistica”. Non sorprende la presenza di un importante culto tributato al leggendario Gerione nella zona termale aponese poiché il mostro (in questo caso divenuto Numen Tutelare e Genius Locii) assumeva carattere di eroe abitatore della zone infere dalle quali attraverso spiragli e spelonche, comunicava con i mortali e necessitava di tributi ed offerte. Gerione venne dipinto nella “Tomba dell’Orco” a Tarquinia e posto accanto ad Ade e Persefone, inoltre anche Virgilio ne sottolineò la natura infernale ed alla sua “forma tricorporis umbrae” mentre Orazio lo ricorda come “Ter amlus Geryon” parlando delle piaghe infernali. Come in altri casi, il culto di una divinità Triforme nel Veneto è ben documentato con la presenza di Hekate e della stessa “ Dea Veneta” Reitia, inoltre Eracle era associato alla figura di Apollo e di Ermes, come i Dioscuri alla figura del Timavo (altro Numen protector locii). La natura stessa del luogo termale inoltre esplica la presenza di un oracolo legato a questo culto infero e ctonio: le acque fumanti, le colline vicine fra loro e gli anfratti della roccia erano il luogo adatto per l’insediamento del Nume oltre che per le Divinità dell’Oltretomba e della Morte ma anche un Dio legato alla potenza benefica delle acque salutifere fuso con lo stesso numen tutelare delle fonti il venetico Aponus in un unione che faceva risaltare l’eterno contrasto fra morte e vita, morbo e salute ma anche fra il calore delle acque vulcaniche che poteva uccidere ma se sapientemente e ritualmente utilizzato, portava alla guarigione. Convivenza di elementi contrari e tremendi. In Gallia il demone Gerione veniva rappresentato come divinità acquatica collegata spesso con il dio Vulcano il quale era venerato anche nella zona Euganea definita da Cluadiano “ Regio Vulcanica”. L’origine del culto a Gerione ed ad Eracle nella zona paleoveneta di “fons Aponi” potrebbe essere ricondotta (secondo il Ciaceri) all’importazione in Italia Settentrionale da parte dei soldati di Dionigi di Siracusa che arrivarono ad Adria nel momento di massima espansione siracusana i quali inoltrati nella terraferma, alla visita dell’oracolo ad un eroe locale, Aponus, credettero che non si trattasse altro che Eracle e del culto tributato a Gerione. Recentemente il Braccesi ha sottolineato che in tutta l’area patavina sono attestati numerosi miti di origine greca (a differenza di altre zone d’Italia settentrionale) primo fra tutti il mito di Antenore il leggendario Troiano fondatore di Padova ma anche quello di Diomede presente alle foci del Timavo e quello di Eracle come “eroe mitico” della zona euganea. Le recenti testimonianze archeologiche hanno dimostrato che l’origine del culto tributato a Gerione risultò da una sovrapposizione ad un culto locale, infatti le popolazioni paleovenete che abitavano la zona di “fons Aponi” avevano da lungo tempo un oracolo collegato alle acque termali ed alla loro potenza. I Veneti antichi avevano sviluppato una forma di religiosità molto raffinata e legata indissolubilmente all’acqua e quando essi vennero a contatto in forma maggiore con la cultura greca e romana vollero dar lustro alle loro antiche e potenti istituzioni religiose fondendo nel culto oracolare tributato al Numen locale Aponus con quello che Greci e Romani riservavano a Gerione. Si tratta di un culto collegato ad un substrato greco che solo successivamente venne assimilato alla leggenda di Eracle. Questo è il classico esempio di un’interpretatio di una divinità strettamente locale.


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- “Riflessi di culti domestici dalla documentazione archeologica altinate”- G.M. Sandrini -
- “Elementi archeologici per l’individuazione dei culti tardorepubblicani nel territorio dell’attuale
Regione del Friuli Venezia Giulia”- M.Buora.
- “Riflessioni sul culto di Mitra ad Aquileia” – F.Maselli Scotti.
- “Personale addetto al culto nella Venetia”- M.S.Bassignano
- “Riflessione sui culti di salvezza ad Aquileia: la presenza di Iside”- A.Giovannini.
- “ I Riti dei Veneti, appunti sulle fonti”- A.L.Prosdocimi.
- “Elementi etrusco-italici nei santuari del Veneto”- A.Maggiani.
- “Gemme di tradizione italica ad Altino”- S.Airoldi.
- “Reperti bronzei protostorici dai fiumi veneti: offerte votive, contesti funerari o ripostigli? “ L.Malnati, E.Bianchin.
- “Aspetti della produzione epigrafica nord-italica in ambito culturale”- A.Buonopane.
- “Un database delle dediche votive di età romana in Cisalpina: esempi e prime evidenze per l’area
Veneta”- G.Mennella, S.Valentini.
- “la protostoria delle venezie” -G.Fogolari.
- -Corpus inscriptionum latinarum.
- A.Biscardi, Fulgur conditum.
- A. Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti.
- Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.
- J.Champeaux, La Religione dei Romani.
- A. Zilkowski, Storia di Roma.
- “Fons Aponi- Abano e Montegrotto nell’antichità”- L.Lazzaro.
- “Venetkens”- Catalogo della mostra.
- “Ad Duodecimum mansio maio medoacus”- M.Zampieri
- “Le iscrizioni venetiche su pietra di Padova e Vicenza, "Atti Ist.Veneto" CXX,”. – A.L.Prosdocimi.
- “Un frammento di Teopompo sui Veneti, "Memorie Acc.Patavina"- A.L.Prosdocimi.
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- “ Il nome 'Veneti' nell'antichità, in "Memorie Acc.Patavina"- A.L.Prosdocimi.
- “La lingua venetica”- G.B.Pellegrini.
- “Etimologie di teonimi: Venilia, Summanus, Vacuna, in Studi linguistici in onore di Vittore Pisani”- A.L.Prosdocimi.
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- “Lingua e cultura nella Padova paleoveneta, in Padova Preromana, Catalogo della Mostra, Padova 1976”.
- “Le lingue italiche, in Lingue e dialetti dell'Italia antica (= Popoli e civiltà dell'Italia antica, VI),” a cura di A.L.Prosdocimi, Roma-Padova 1978.
- “Tra indeuropeo ricostruito e storicità italica. Un dossier per il venetico, in Este e la civiltà paleoveneta a cento anni dalle prime scoperte, Atti del XI Convegno di Studi Etruschi ed Italici (Este-Padova, 27 giugno-1 luglio 1976), Firenze 1980, pp.213-281”.
- “Il Venetico, in Le lingue indeuropee di frammentaria attestazione-Die indogermanischen Restsprachen, Atti del Convegno della SIG-Indogermanische Gesellschaft (Udine 22-24 settembre 1981)”. A cura di A.L.Prosdocimi.
- “Lingue antiche nei Colli Euganei, in Guida ai dialetti veneti VIII (a cura di M.Cortelazzo).”
- “Celti in Italia prima e dopo il V secolo a.C., in Celti ed Etruschi nell'Italia centro-settentrionale dal V secolo a.C. alla romanizzazione, Atti del Colloquio Internazionale (Bologna 12-14 aprile 1985)”.
- “Lingua nella storia e storia nella lingua: tra indeuropeo e Italia pre-romana, "Fondamenti" 7, 1987, pp.55-88. A.L.Prosdocimi.
- “Le religioni degli Italici, in AA.VV., Italia omnium terrarum parens, a cura di G.Pugliese Carratelli”.
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- “A.Marinetti, La X Regio, in AA.VV., Cultura popolare del Veneto. L'ambiente e il paesaggio”.
- “I riti dei Veneti antichi. Appunti sulle fonti, in Orizzonti del sacro. Culti e santuari antichi in Altino e nel Veneto orientale”, Atti del Convegno.
- “Veneti, Eneti, Euganei, Ateste: i nomi, in AA.VV., Este preromana: una città e i suoi santuari”.


On ligo el ghè dovaria esar anca co sta voxe grega riferia a Ermete Trixmejsto:
(Hermete Trixmejsto el jera dito: ēgḗtōr/ēghḗtōr onéirōn = guida de li sogni ???)

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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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