Costumi e angagni o artagni

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Messaggioda Berto » dom lug 06, 2014 6:56 am

Costumi o costumanse, vesti e bai de ła nostra tera
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Costumi Hallstattiani e de Este, da łe secie bronxee
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Braga (etimoloja)
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Tabaro (tabarro) (etimołoja)
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Sandali, scarpe, stivali, shoes, calighe, socoli, sopeli, xgalmare, ...
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Zendal/Xendal e altre vesti venete
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Fiło, fiłò, fiłar, filanda
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Scalfaroti, calse, calsoni, calsadure, calegheri
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Costumi e angagni o artagni

Messaggioda Berto » dom lug 06, 2014 6:58 am

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Re: Costumi e angagni o artagni

Messaggioda Berto » dom lug 06, 2014 7:03 am

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Re: Costumi e angagni o artagni

Messaggioda Berto » dom lug 06, 2014 7:07 am

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Re: Costumi e angagni o artagni

Messaggioda Berto » ven lug 11, 2014 6:44 pm

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Re: Costumi e angagni o artagni

Messaggioda Berto » ven lug 11, 2014 6:57 pm

Sandali, scarpe, stivali, shoes, calighe, socoli, sopeli, xgalmare, ...
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Re: Costumi e angagni o artagni

Messaggioda Berto » gio mar 31, 2016 5:34 am

Il vestito più antico del mondo
La datazione al radiocarbonio rivela che l'indumento, di raffinata fattura, risale all'Egitto di oltre 5.000 anni fa
(18 febbraio 2016)
Traci Watson

http://www.nationalgeographic.it/mondo- ... do-2978898

L'abito di Tarkan, che secondo la nuova datazione risale alla nascita del regno egizio. Fotografia per gentile concessione Petrie Museum of Egyptian Archaeology, University College, Londra

Nuove analisi al radiocarbonio condotte su una veste di lino rinvenuta in una tomba egizia rivelano che l'indumento risale a 5.100-5.500 anni fa, il che ne fa il più antico capo d'abbigliamento in tessuto mai scoperto. Accuratamente cucita e pieghettata, la veste è una testimonianza della complessità e della ricchezza dell'antica società che lo produsse.

La veste, nota come l'abito di Tarkan - dal nome della necropoli situata a una cinquantina di chilometri dal Cairo - è un ritrovamento eccezionalmente raro. Ben pochi esemplari di capi realizzati in fibre vegetali o in pelle di animali infatti riescono a sopravvivere all'usura del tempo. In genere, i manufatti in tessuto rinvenuti nei siti archeologici hanno al massmo 2.000 anni, spiega Alice Stevenson, curatore del Petrie Museum of Egyptian Archaeology di Londra e autrice dello studio sulla datazione pubblicato sulla rivista Antiquity.

Vi sono alcuni capi di abbigliamento della stessa epoca arrivati fino a noi, ma si tratta di drappi o mantelli che venivano avvolti attorno al corpo. La veste di Tarkan, invece, è haute couture millenaria. Con le sue maniche sartoriali,
il collo a V e la plissettatura, non sfigurerebbe in grande magazzino odierno.

Alcuni dettagli sono sicuramente opera delle mani di un artigiano esperto, una categoria che si andò affermando solo nell'Egitto di 5.000 anni fa, quando il regnò si unificò sotto un singolo sovrano.

Le pieghe del tessuto in corrispondenza dei gomiti e delle ascelle indicano che l'indumento un tempo fu indossato, e che non era quindi un oggetto solo cerimoniale.

Dopo aver trascorso 5.000 anni in una tomba egizia, la veste è stata inviata al Petrie da archeologi all'inizio del Novecento. Ma era aggrovigliata in un involto di panni sporchi e trascurata, e così è rimasta fino al 1977, quando gli studiosi hanno aperto l'involto e iniziato ad analizzare l'indumento. Sembra una camicia, ma poiché indumenti simili di alcuni secoli dopo arrivavano fino a terra, secondo Stevenson è probabile che anche la veste di Tarkan fosse in origine più lunga.

Solo i più ricchi avrebbero potuto permettersi un indumento simile. Le lapidi dello stesso periodo della veste mostrano persone che indossano abiti simili, spiega Jana Jones della Macquarie University, in Australia. Il geroglifico di "vestito", continua la studiosa, appare sulla lista degli oggetti da corredo funerario, così come cibo e cosmetici; e aggiunge: “Sono felice di sapere che la veste di Tarkan è stata datata precisamente al radiocarbonio e che la scienza gli ha restituito il primato di abito più antico del mondo".
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Re: Costumi e angagni o artagni

Messaggioda Berto » gio mar 31, 2016 5:39 am

La scarpa in pelle più antica del mondo
Scoperta in Armenia una calzatura "incredibilmente moderrna e ben conservata” risalente ca 5.500 anni fa grazie a una ricerca finanziata dalla National Geographic Society.
di Kate Ravilious
(10 giugno 2010)

http://www.nationalgeographic.it/popoli ... ondo-39069

Certo, non è una "Manolo”, le mitiche calzature rese celebri da Sex and the city.

Eppure, la scarpa in pelle più antica finora conosciuta, scoperta di recente in Armenia, ha stupito lo stesso leggendario creatore di scarpe americano: "È soprendente”, ha commentato infatti Manolo Blahnik, “quanto assomigli una scarpa moderna!”.

Imbottita d'erba (forse a far da isolante o per tenerla in forma), la calzatura risalente a 5.500 anni fa è stata rinvenuta in un eccezionale stato di conservazione - grazie a una copertura di escrementi ovini - durante l'esplorazione di una grotta in Armenia.

Corrispondente alla misura di una scarpa da donna attuale numero 37 e mezzo, la scarpa fu probabilmente realizzata su misura per chi doveva indossarla, che potrebbe essere stato sia un uomo sia una donna.

Realizzata a partire da un unico pezzo di pelle bovina, la calzatura presenta un'allacciatura sia sul fronte che sul retro. "Il pellame è stato tagliato in due strati e conciato: il che doveva costituire una tecnologia piuttosto innovativa”, dice Ron Pinhasi dell'University College Cork in Irlanda, condirettore dello scavo.

Uno straordinario stato di conservazione
La
datazione al radiocarbonio fa risalire il ritrovamanto al 3.500 a.C., durante l'Età del Rame armena; per millenni la scarpa è stata schiacciata in corrispondenza della punta e del tacco, ma non è affatto rovinata.

Calzature di quel periodo sono rinvenimenti più unici che rari, perché la pelle e i materiali vegetali si degradano molto rapidamente. Ma in questo caso, il contenuto dello scavo (ribattezzato Areni-1), è stato ricoperto da vari strati di escrementi ovini che si sono accumulati nella grotta dopo che questa era stata abbandonata dai suoi occupanti umani dell'Età del Rame.

"L'ambiente della grotta l'ha mantenuta fresca e asciutta, e gli escrementi l'hanno sigillata”, dice Pinhasi, direttore della ricerca pubblicata sulla rivista scientifica PLoS ONE.

Perché è la scarpa di pelle più antica....
Proteggere il piede fu probabilmente una delle principali ragioni per cui l'uomo iniziò a indossare scarpe, e questo sembra sicuramente il caso della calzatura in questione. Attorno alla grotta infatti il "terreno è molto accidentato, con molte pietre acuminate e arbusti spinosi”, spiega l'archeologo Gregory Areshian della University of California, coautore dello studio finanziato anche dalla National Geographic Society.

Inoltre, questo tipo di calzature potrebbero aver permesso agli uomini di allora di proteggersi dalle temperature estreme che caratterizzavano la regione (fino a 45 °C d'estate e sotto lo zero d'inverno), e favorendo gli spostamenti di quella popolazione. "Questa gente percorreva lunghe distanze. Nella grotta abbiamo ritrovato ossidiana, che si trovava ad almeno 120 chilometri dal sito”.

... ma non la scarpa più antica
Finora, il "record” della scarpa chiusa più antica apparteneva a quella indossata da Ötzi, la mummia del Similaun, ritrovata nelle Alpi austriache nel 1991, la cui morte è fatta risalire a 5.300 anni fa.

I sandali però hanno una storia molto più antica: i più antichi, risalenti a ben 7.000 anni fa, sono stati scoperti nella Arnold Research Cave, nel Missouri.

Ma l'abitudine di indossare calzature risale sicuramente più indietro nel tempo rispetto ai campioni ritrovati: l'indebolimento di alcune ossa del piede rilevato nello scheletro fossile di un uomo di 40.000 anni fa viene ritenuto la prova dell'avvento delle scarpe.

Rispetto alle calzature di Ötzi, la scarpa armena è molto più essenziale, rivela Jacqui Wood, un archeologo inglese: "Quelle dell'uomo di Similaun erano di tutt'altro livello. La suola era di pelle di orso; i pannelli laterali erano in pelle di cervo e all'interno c'erano delle striscie di corteccia che la tenevano stretta al piede. La scarpa armena invece era molto più semplice, e probabilmente costituisce il modello più comune diffusosi nel mondo quando l'uomo decise di non camminare più scalzo”.

Scarpe come quella appena scoperta sono state rinvenute in altre epoche e in altri siti, ma secondo Pinhasi e Areshian è possibile che il modello sia nato in Armenia.

"Molte altre invenzioni, come il tornio, la scrittura cuneiforme, e la produzione della lana sono apparse nell'antico vicino Oriente”, dice Pinhasi. "Quindi è possibile che dall'Armenia provenga anche un prototipo di scarpa che poi si diffuse all'Europa". Se ciò fosse vero, la scarpa potrebbe aver indirettamente ispirato lo "stile” di calzature che vediamo ancora oggi.

Non solo scarpe
Risolto in gran parte l'enigma rappresentato dalla scarpa, ora gli archeologi devono confrontarsi con altri interrogativi sollevati dallo scavo nel sito Areni-1.

Assieme alla calzatura infatti sono stati rinvenuti corna di capra selvatica, ossa di cervo e una pentola rotta e capovolta. "È uno strano assortimento di oggetti”, osserva Pinhasi, "e non mi sorprenderebbe scoprire che avevano un qualche significato simbolico: un significato che forse saremo in grado di scoprire nella prossima stagione di scavo ad Areni-1”.
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