Aquileia, Akileja

Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » dom lug 27, 2014 8:53 pm

Kì łi seita a contar ła bàła ke a fondar Akileja łi xe stasti i romani:

http://www.girofvg.com/45366/antica-aqu ... ileia.html

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Mi me dimando come ke xe poxibiłe ke na çità de pàsa 120/200miła omani (come ke łi conta) ła posa sparir sototera.
Da sti refamenti o recostrusion no podeva esarghe pì de 10miła parsone, e łi altri endoe jerełi, ghevełi tuti caxote o caxoni de łegno, de paja o pavioła e de fraske?


Gravo, Grado, Grau/Grao (etimołoja e storia)
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... ZPak0/edit
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Ła scritura ła ghe jera xa e ła jera coeła venetega, par ver ła scritura no se ga spetà i romani!
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » dom ago 10, 2014 8:01 am

Sta kì łè na çità finta, na çità edeałexà e de plastega, Akiłeja vera no ła jera cusì!

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Na çità de ste dimension ła garia 4/5000 abitanti e no de pì.
Cfr. co Montagnana
http://it.wikipedia.org/wiki/Montagnana
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Sta kì lè Viçensa, na çità de suparxo 100 miła omani:

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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » gio dic 25, 2014 1:34 pm

Spina, Adria, Altin, Akiƚeja tute çità de fiume e no de mar

viewtopic.php?f=177&t=1272

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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » gio dic 25, 2014 6:39 pm

Aquileia: ritorna alla luce l’antico villaggio prima degli splendori imperiali
Rinvenuto un insediamento dell’età del bronzo risalente a circa 3.200-3.500 anni fa

http://www.corriere.it/scienze/13_novem ... 8f24.shtml

Aquileia (ora in Friuli Venezia Giulia in provincia di Udine) era tra le città più importanti dell’impero romano. Di quell’antico splendore ne danno testimonianza l’area archeologica e la basilica patriarcale, dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Ma com’era Aquileia prima di allora? Con l’obiettivo di ricostruire i «paesaggi sepolti» dell’antica Aquileia, l’Università di Udine e la Soprintendenza per i beni archeologici del Friuli Venezia Giulia hanno avviato una campagna di ricerca sulla preistoria e la protostoria della cittadina friulana che fu colonia militare dei Romani e uno dei più importanti porti fluviali del passato. ] Aquileia (ora in Friuli Venezia Giulia in provincia di Udine) era tra le città più importanti dell’impero romano. Di quell’antico splendore ne danno testimonianza l’area archeologica e la basilica patriarcale, dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Ma com’era Aquileia prima di allora? Con l’obiettivo di ricostruire i «paesaggi sepolti» dell’antica Aquileia, l’Università di Udine e la Soprintendenza per i beni archeologici del Friuli Venezia Giulia hanno avviato una campagna di ricerca sulla preistoria e la protostoria della cittadina friulana che fu colonia militare dei Romani e uno dei più importanti porti fluviali del passato.


UN ANTICO VILLAGGIO - Così, grazie alla prima missione archeologica, è stato riportato alla luce un antico insediamento, risalente a circa 3.200-3.500 anni fa. Si tratta di un abitato protostorico che si estende per oltre dieci ettari in località Ca’ Baredi, presso Terzo d’Aquileia, lungo un antico alveo del fiume Torre, che «forse già in parte era prosciugato ai tempi in cui fiorì il villaggio, nell’età del bronzo media e tarda (XV – XII secolo a. C. circa)», spiega Elisabetta Borgna, docente di archeologia egea del dipartimento di storia e tutela dei beni culturali dell’ateneo friulano. In particolare sono emersi una serie di focolari, di diverse fattezze e frutto di diverse tecniche costruttive, utilizzati per attività domestiche e artigianali.

VILLAGGIO - Si tratta di imponenti focolari la cui disposizione indica una particolare organizzazione delle attività del villaggio e una specializzazione funzionale degli spazi. Infatti gli archeologi ritengono che erano utilizzati sia per la preparazione e la cottura del cibo sia per attività artigianali, a conduzione domestica, di lavorazione e trasformazione di diverse materie prime: pelli, osso, corno e forse metallo. Canalette e muretti delimitavano le varie aree di lavoro: «Indizi ulteriori della pianificazione regolare dell’insediamento», aggiunge la coordinatrice degli scavi.
TERRAMARE - L’abitato riportato alla luce era parte di una serie di villaggi collocati a distanze regolari, nell’area a ridosso della costa da Aquileia a Pordenone, che costituivano nodi importanti di scambio, in particolare del metallo, tra le regioni alpine orientali e transalpine e l’Italia padano-veneta. «Questi centri abitati facevano parte di una delle più importanti aree culturali dell’età del bronzo italiana, quella delle Terramare». ]

PRIMA DI AQUILEIA - Fino a oggi, la presenza umana nella zona in cui sarebbe sorta poi Aquileia era suggerita da manufatti di rame e bronzo di età protostorica, i più antichi dei quali risalgono al III millennio a. C. circa, all’epoca dell’età del rame. Altri scavi, eseguiti alla fine del Novecento, avevano inoltre segnalato la presenza di un insediamento laddove in età romana si trovava il canale Anfora, in un’area che fin dalla preistoria era crocevia di scambi di materie prime e prodotti finiti. «Ma la campagna di scavo 2013», sottolinea Luigi Fozzati, soprintendente per i beni archeologici del Friuli Venezia Giulia, «è il primo progetto di studio sulla preistoria e la protostoria dell’area aquileiese, finalizzato alla ricostruzione delle dinamiche insediative. In altre parole, per portare alla luce Aquileia prima di Aquileia».

Canal Anfora
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » gio dic 25, 2014 6:53 pm

Vece fameje de Akileja atestà ente ƚe epifrafe de ƚi ani veneto-çelto-romani:

Barbii, Caesernii, Cantii e Dindii
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » mer set 16, 2015 9:25 pm

Aquileia, in piazza contro la chiusura del Museo archeologico

Cittadini, Comune, imprenditori, turisti e perfino i rievocatori della X Regio si sono dati appuntamento per questo pomeriggio di Elisa Michellut
13 settembre 2015

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udin ... 1.12086074

AQUILEIA. Bufera nella città romana. Cittadini, Comune, imprenditori, turisti e perfino i rievocatori della X Regio sono scesi in strada per manifestare contro la chiusura domenicale del Museo archeologico nazionale.

Non si è fatta attendere la reazione degli aquileiesi dopo l’annuncio del direttore del Polo museale Fvg, Luca Caburlotto, il quale ha comunicato che, a causa della carenza di personale, il museo resterà chiuso la domenica e nei giorni festivi fino al 31 dicembre.

Domenica decine di turisti sono rimasti alla porta. Inevitabili le lamentele. In centinaia, nel pomeriggio, “armati” di cartelloni di protesta, si sono dati appuntamentoi in via Roma, davanti alla sede museale.

«L’associazione imprenditori “Città di Aquileia” e il Club di prodotto “Aquileia te salutat”, assieme a cittadini e turisti – ha spiegato il presidente Dario Puntin, tramite il portavoce Emanuele Zorino – hanno ritenuto necessario e doveroso manifestare, in modo pacifico, il proprio disappunto contro la decisione di chiudere il museo le domeniche e nei giorni festivi.

Tutto questo penalizza pesantemente il prodotto turistico Aquileia. Stiamo lavorando per la candidatura della cittadina a capitale italiana della cultura, questa decisione è un vero controsenso e anche un danno d’immagine. È irrispettoso nei confronti di chi lavora e di chi vive la città».

Sono scesi in strada anche i rievocatori della X Regio che, proprio ieri, avevano organizzato un evento finalizzato a richiamare ad Aquileia i turisti. «L’associazione X Regio Aquileia, nell’ambito del progetto Living History Aquileia – ha commentato Zorino – ha organizzato “Castrum aperite!”.

Domenica (si replica il 26 e 27 settembre) nella zona del Foro abbiamo offerto ai visitatori l’opportunità di curiosare all’interno del Castrum romano. Un viaggio nel tempo alla scoperta della storia, della tradizione e delle leggende dell’Aquileia antica. La chiusura del museo va nella direzione opposta rispetto a questo tipo di iniziative».

Cittadini e imprenditori hanno depositato, davanti al portone del museo, alcune offerte (cibo e vini del territorio), una sorta di cerimonia propiziatoria per chiedere la riapertura della struttura. «Abbiamo anche acceso una lucerna romana – ha spiegato Zorino – per ricordare il gesto che gli antichi facevano davanti ai templi. Gli aquileiesi considerano il museo un tempio della cultura, che deve restare aperto».

In rappresentanza del Comune c’era l’assessore al bilancio Elisabetta Zucchet, che ha sostituito il sindaco, a Maria Saal per un gemellaggio. «Come Comune – ha ricordato il primo cittadino, contattato al telefono – abbiamo già fatto presente la nostra contrarietà. Per Aquileia è un notevole danno di immagine. Chiederò al più presto un incontro con il direttore Caburlotto.

Questa decisione ha riflessi negativi su tutta la comunità. Cercheremo di aprire un tavolo per affrontare l’emergenza. Chi ha un ruolo di responsabilità ha il dovere di trovare una soluzione per non danneggiare gli altri».

Ve cagar co sta Akileja romana!
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » lun dic 21, 2015 10:03 pm

Notisia xa dà l'an pasà:

Scoperto il villaggio “antenato” di Aquileia
Importanti ritrovamenti a Terzo degli archeologi dell’università di Udine A Ca’ Baredi spunta la cittadina protostorica “Canale Anfora”, ricca di reperti di Elisa Michellut
17 dicembre 2015

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udin ... 1.12639527

TERZO D’AQUILEIA. Importante scoperta archeologica in località Ca’ Baredi, nel Comune di Terzo, dove è venuto alla luce il villaggio protostorico antenato di Aquileia, in particolare un settore dell’abitato specializzato in produzioni e lavorazioni domestiche. Un ritrovamento che apre nuove prospettive di sviluppo turistico per il territorio.
Gli archeologi dell’università di Udine hanno ricostruito la vita quotidiana e l’organizzazione dell’abitato, che risale a 3200-3500 anni fa (età del bronzo). Le ricerche hanno permesso di recuperare elementi di strutture abitative, per esempio basamenti di muri in ghiaia grossolana e pietrisco, focolari di diversi tipi e funzioni e un probabile forno. Sono stati trovati anche strumenti e suppellettili di uso domestico, vasellame e una grande fossa con vasi impilati in attesa di essere riciclati per la costruzione e il rifacimento dei piani dei focolari.

Il villaggio, noto come Canale Anfora, era già stato oggetto di indagini nel 2013. Esteso oltre 10 ettari, il sito presenta elementi di similitudine con i castellieri istriano-carsici dell’età del bronzo. Gli scavi sono condotti in collaborazione con la Soprintendenza archeologia del Fvg e la missione archeologica rientra nel progetto “Aquileia prima di Aquileia”.

Il progetto è promosso dal dipartimento di Storia e tutela dei beni culturali dell’ateneo, sotto la direzione scientifica di Elisabetta Borgna, e dalla Soprintendenza, che cura il coordinamento tramite il soprintendente Luigi Fozzati.
«I primi dati – chiarisce Fozzati – furono ricavati da un saggio di scavo, condotto dalla Soprintendenza nel 1980 e negli anni seguenti, che portò alla luce strutture lignee pertinenti all’abitato, forse cinto da palizzata e circondato da un fossato».

Borgna sottolinea che, ai risultati della prima campagna del 2013, si aggiungono ora preziose informazioni sui modi di vita e di aggregazione della comunità. Secondo una prima ricostruzione, è già possibile delineare le caratteristiche del villaggio e della vita che conducevano i suoi abitanti.

Il villaggio era dislocato al margine della laguna, su un dosso formato da un antico alveo del fiume Torre. Una posizione strategica per la vita di una comunità coinvolta in intense relazioni a lunga distanza, soprattutto per quanto riguardava il rifornimento e la distribuzione del metallo di provenienza alpina lungo le rotte costiere e marittime.
Ampie piattaforme di limo selezionato di dimensioni ragguardevoli erano predisposte per la realizzazione di numerosi focolari all’aperto, che documentano diversi sistemi di cottura e trasformazione del cibo. Le strutture e il vasellame fanno pensare a un contesto di attività extradomestiche praticate in occasioni di aggregazione comunitaria.
«La consistenza demografica, il grado di coesione e le capacità di cooperazione della comunità – spiega Borgna – possono essere dedotte dalle imponenti opere di costruzione che fecero seguito, verosimilmente all’inizio della tarda età del bronzo, alla fase di uso dei grandi focolari».
I numerosi resti organici raccolti saranno ora sottoposti ad alcune analisi di laboratorio. Lo studio della ceramica recuperata consentirà di mettere a punto la cronologia dell’intero complesso e di definire appartenenze e contatti culturali. La campagna archeologica è finanziata dalla Soprintendenza con fondi del Ministero e affidata al laboratorio di preistoria e protostoria dell’Università di Udine, coordinato da Elisabetta Borgna e Susi Corazza. L’indagine ha coinvolto una dozzina di studenti dei corsi di laurea triennale in Conservazione dei beni culturali e magistrale in Scienze dell’antichità.
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » lun gen 25, 2016 11:17 pm

Culto de Mitra ente łe tere de ła X Rejo
viewtopic.php?f=200&t=2181
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » lun feb 22, 2016 3:49 pm

???

Sakejo de Akiłeja

https://it.wikipedia.org/wiki/Sacco_di_Aquileia

Attraversate le Alpi Giulie, la prima città che assediò fu Aquileia, la metropoli della Venezia. Sul lato orientale le mura erano bagnate dal fiume Natissa. Lo storico Giordane narra che l'assedio si protrasse a lungo (Paolo Diacono afferma addirittura per un triennio, ma una durata dell'assedio di addirittura tre anni appare inverosimile, anche considerato che l'invasione dell'Italia si svolse nel giro di un anno), a causa della strenua resistenza della guarnigione romana, e che l'esercito unno fosse ormai demoralizzato e sul punto di rinunciare all'assedio. Lo stesso Giordane narra che Attila si mise a camminare intorno alla mura, per riflettere se continuare l'assedio o rinunciarci, quando notò che delle cicogne stavano portando via i loro piccoli fuori dalla città (Procopio specifica da una torre), contrariamente al loro costume.

Interpretandolo come un presagio favorevole, Attila disse ai suoi soldati che a suo dire gli uccelli avrebbero la capacità di prevedere il futuro e che quindi starebbero lasciando la città perché avrebbero presagito che la città sarebbe caduta presto in mano unna. In questo modo incoraggiò i suoi soldati ad assaltare con nuovo vigore Aquileia: attaccando la città con tutte le macchine da guerra a loro disposizione riuscirono in breve tempo a fare irruzione nella città, a devastarla, a dividersi il bottino. Procopio narra che crollò proprio la parte delle mura dove la cicogna aveva fatto il nido prima di andarsene, permettendo agli Unni di penetrare in città. Paolo Diacono narra che la città di Aquileia subì una triste sorte: fu devastata e data alle fiamme, mentre i suoi abitanti furono o uccisi o fatti prigionieri.

Sempre lo stesso Paolo Diacono narra la triste storia, forse presa da una tradizione popolare, di una donna di Aquileia, tal Digna, che abitava in una stanza di una torre delle mura, la cui finestra si affacciava sul fiume Natissa. Si narra che tale Digna, quando gli Unni irruppero in città, nel timore di essere violata, si gettò nel fiume Natissa dalla finestra della propria abitazione, pur di non perdere la propria verginità e conseguentemente l'onore. ???

https://it.wikipedia.org/wiki/Giordane
https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Diacono


...

IL PORTO

Il sistema delle vie d'acqua nella zona aquileiese La presenza di un fiume navigabile è stato un elemento determinante per la scelta del luogo in cui fondare la colonia di Aquileia; attraverso i resti che ci sono pervenuti possiamo notare che la costruzione di punti di approdo fu pressoché contemporanea alla creazione della città. La rete idrografica comprendeva diversi corsi d'acqua e alcuni canali. Il canale Anfora, chiamato così dal Medioevo per le anfore ritrovatevi, fu costruito subito dopo la fondazione della colonia per bonificare il territorio circostante: questo canale, insieme con le altre opere idrauliche di scolo, mantenne il clima salubre e permise così il successivo sviluppo agricolo. Inoltre l'Anfora era collegato alla portualità di Aquileia poiché congiungeva la sua zona occidentale con il mare, rendendo possibile la risalita delle barche tramite l'alaggio: le imbarcazioni erano trascinate con funi lungo tragitti costruiti appositamente, le viae helciariae, qualora non fosse possibile sfruttare la forza del vento e le maree.
Questo canale viene ricordato nell'opera di Vitruvio, il De architectura, anche perché era stato lastricato sul fondo con la pietra d'Istria.
Il bacino del porto era formato dalla confluenza di due corsi d’acqua, che si univano nella zona dell'attuale frazione di Monastero; è stato possibile stabilire ciò grazie al ritrovamento nella zona settentrionale di due ponti che segnalano il passaggio di due distinti corsi d'acqua destinati a confluire più a sud. Uno di questi era un fiume di risorgiva, che oggi attraversa ancora la frazione di Monastero, chiamato Roggia della Pila. L’altro aveva una portata maggiore perché riceveva le acque del Natisone e del Torre. Attualmente il Natisone non attraversa più la città, poiché confluisce nell'Isonzo; invece ciò che rimane del vecchio corso d'acqua è il fiume Natissa.

La rete di canali artificiali unita ai corsi fluviali presenti rese facile nell'antichità il collegamento con il mare e probabilmente consentì la circumnavigazione della città. Infatti su quasi tutti i lati sono state ritrovate delle strutture portuali collegate fra di loro; è incerta solamente la presenza di un percorso verso ovest.

Le strutture portuali più antiche

I primi scavi sono stati svolti a partire dalla fine dell'Ottocento con tecniche che non includevano ancora le osservazioni stratigrafiche; perciò molti elementi di valutazione e datazione riguardanti il porto di Aquileia sono andati perduti.
Durante gli scavi Giovanni Brusin ha scoperto delle strutture probabilmente databili all’età repubblicana, coperte dalle costruzioni del porto monumentale: questi ritrovamenti consistono in due fasce di lastricato e tre gradini che risalgono verso il fiume, interpretati come la prima sistemazione delle rive, e delle tavole sostenute da pali di legno, che potrebbero essere i primi tentativi di arginare il fiume. Grazie a studi recenti siamo venuti a conoscenza del fatto che questo primo porto era più a occidente rispetto a quello attualmente visibile: ciò è dovuto allo spostamento del fiume verso est.
Il porto monumentale Si giunge al porto fluviale percorrendo la via Sacra, una passeggiata archeologica posta nell’alveo del fiume e lunga circa un chilometro, che è stata creata con la terra di risulta degli scavi e lungo la quale sono stati collocati resti architettonici e monumentali provenienti dagli scavi delle mura e del foro. Il porto, scoperto nella parte orientale della città, ha un bacino largo 48 metri e dista dal mare circa 10 chilometri; sono state ritrovate e scavate entrambe le sponde, ma quella occidentale, la più vicina alla città, ha rivelato di essere quella meglio attrezzata e perciò è quella ancora oggi visibile. Il porto fluviale è stato scavato per la prima volta verso la fine dell’Ottocento da Enrico Maionica, poi l’opera è stata portata avanti da Giovanni Brusin negli anni Trenta; gli scavi sono tuttora oggetto di studi e di convegni, poiché rimangono ancora molti aspetti da specificare.

A. Datazione

La sistemazione del porto monumentale risale probabilmente alla fine del I secolo d. C. Giovanni Brusin l'aveva ipotizzato studiando i moduli dei mattoni, riferibili all'età di Claudio per la struttura e anche per la fama di questo imperatore in campo di impianti portuali. Inoltre si può anche osservare che l’area abitata settentrionale fu abbandonata verso la fine del I secolo a. C. con l’inizio della grande impresa edilizia. Invece non sappiamo se la costruzione della banchina orientale fu contemporanea a quella occidentale.

B. La banchina occidentale e i magazzini

La banchina della sponda occidentale del porto è lunga 380 metri ed è costituita da lastre verticali in pietra d’Istria. Vi è un primo piano di carico sovrapposto a questi lastroni e composto da blocchi con grandi anelli di ormeggio a foro passante verticale; il secondo piano di carico, che si trova circa 2 metri più in basso, è costituito da un marciapiede lastricato largo circa 2 metri e fornito di anelli di ormeggio a foro passante orizzontale. Il fatto di avere due diversi piani di carico rendeva possibile sia che fossero accolte imbarcazioni di stazza grande o piccola, sia che il porto venisse utilizzato anche nei periodi di bassa marea. Dalla banchina partono tre vie di accesso alla città che conducono ognuna ad un diverso decumano: l’accesso posto più a sud è costituito da una gradinata, mentre gli altri due sono strade lastricate in pendio (questo perché l'angolazione delle vie con la linea del porto non permettesse la salita dell'acqua in caso di piena del fiume); queste ultime due strade sono dotate di coppie di rampe perpendicolari che conducono ai magazzini.
I magazzini, situati quindi a ridosso del porto e probabilmente con la facciata verso questa struttura, erano costruzioni lunghe e strette, di circa 350 metri per 13; è possibile che questa forma sia dovuta allo spazio disponibile esistente tra il porto e le mura della città. Questi edifici non presentavano divisioni trasversali o pavimentazioni e venivano attraversati dalle rampe che provenivano dal porto, in modo che le operazioni di carico e scarico potessero essere svolte al coperto; perciò sarebbe improprio definirli magazzini, in quanto un magazzino non può avere un lato aperto. La loro funzione era perciò quella di accogliere le merci che giungevano dal porto in attesa di essere inviate verso la città. I nuovi magazzini, influenzati nel loro ampliamento dalla costruzione delle prime opere di difesa del II secolo d. C. sulla banchina del porto, avevano solamente la funzione di immagazzinamento delle merci e non più quella di transito. Questi edifici furono costruiti a navate multiple, la loro copertura fu migliorata grazie a dei sostegni centrali e il pavimento fu sopraelevato; un pezzo di banchina fu ricostruito e fu collegato ai magazzini tramite due scalinate.

C. La banchina orientale

La riva orientale è stata scavata per un breve periodo negli anni Trenta e ne sono stati riportati alla luce poco più di 150 metri, anche perché ad un certo punto la struttura sembra interrompersi brutalmente. La banchina è molto stretta e composta da parallelepipedi di pietra, vi si notano solo quattro scalinate inserite nel muro e alcune pietre di ormeggio; dietro sono situati degli edifici, possibili magazzini o uffici. Analizzando le diversità di struttura tra le due banchine, Brusin è giunto alla conclusione che quella occidentale sia anteriore; bisogna anche notare che la banchina orientale si trovava in una zona suburbana, mentre quella occidentale era più vicina al foro e al centro della città così da necessitare forse di un aspetto monumentale.

D. Le opere difensive sul porto

Il porto ha subito nel tempo diverse modifiche che dimostrano la vitalità del centro e anche i molti sforzi per adeguarsi agli avvenimenti storici del tempo.
Le prime opere di difesa, che sono state realizzate sulla banchina occidentale, risalgono quasi sicuramente al 238, anno del bellum aquileiese, e riflettono la crisi politica e militare del tempo; in seguito queste strutture hanno anche influito sulla costruzione dei magazzini retrostanti. Probabilmente nel 361, quando la città si schierò con Costanzo II e fu assediata da Giuliano l’Apostata, il fiume fu deviato per motivi strategici e di conseguenza la portata d’acqua diminuì. Queste opere provocarono poi un’alluvione, che fu la causa dell’abbandono del quartiere orientale. In epoca tardo-antica, verso la fine del IV secolo, furono realizzate altre opere difensive e di queste mura è stato ritrovato il lato orientale sulla banchina; si pensa che queste fortificazioni siano state costruite in grande fretta, anche perché i materiali utilizzati sono stati quelli recuperati da altre strutture (trabeazioni marmoree, iscrizioni votive e onorarie, colonne, ...).

L’intero porto fluviale, anche in seguito alle numerose invasioni barbariche
(quella di Alarico nel 410,
di Attila nel 452,
di Teodorico nel 489 e
infine dei Longobardi nel 568)
e alle lotte dei pretendenti per il trono di Roma, fu così trasformato in una pura opera difensiva.
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