Sinboło venetego misterioxo - ła barca del sol

Sinboło venetego misterioxo - ła barca del sol

Messaggioda Berto » gio mar 19, 2015 12:20 pm

Sinboło venetego misterioxo - ła barca del sol
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(*Pa 21, pria o steła foneraria ?)
-vhuχiia.i.a.n.teϑina.i.vhu/χiniia.i.e.p.pe/ϑari.s.
fugiai andetinai fuginiai ep petaris
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(*Pa 26, catà sora on sàso)
-vhuχiio.i.ϑivaliio.i.a.n.teϑiio.i vku.e.kupetari.s.e.ϑo
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Re: Sinboło venetego misterioxo

Messaggioda Berto » gio mar 19, 2015 12:21 pm

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Re: Sinboło venetego misterioxo

Messaggioda Berto » gio mar 19, 2015 2:45 pm

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Re: Sinboło venetego misterioxo

Messaggioda Sixara » sab mar 21, 2015 8:11 pm

:? El ga fato on bel xmisiòto kel Piero Favero lì, eh... :?
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Re: Sinboło venetego misterioxo

Messaggioda Berto » sab mar 21, 2015 11:59 pm

Ankh

http://it.wikipedia.org/wiki/Ankh

L'ankh, conosciuto anche come chiave della vita e croce ansata, è un antico simbolo sacro egizio che essenzialmente simboleggia la vita.
Gli dèi sono spesso raffigurati con un ankh in mano, o portato al gomito, oppure sul petto.
In funzione di geroglifico l'ankh, oltre che significare "vita", assume diverse sfumature, in base al contesto in cui è inserito, sebbene sempre con caratteri mistici e religiosi.

Il significato originale di questo simbolo nella cultura egizia rimane un mistero per gli egittologi, molte ed in contrasto sono infatti le teorie che ipotizzano le origini dell'ankh.

Molti hanno speculato si tratti di:

1.una rappresentazione stilizzata del grembo materno;

2.il nodo del laccio delle antiche calzature egizie, i sandali egizi. Tra i fautori di questa teoria ricordiamo Alan Gardiner che ha ipotizzato che l'origine dell'ankh sia da ricollegare al laccio delle antiche calzature egizie. Questa interpretazione (la parte circolare circonda la caviglia, il laccio orizzontale si collega alla tomaia e la parte verticale è collegata con la punta della scarpa) può essere interpretata in senso mistico, tenendo presente che la saggezza egizia vedeva la vita come un sentiero da percorrere, ricco di negatività alternate alle positività, che ogni uomo percorre per giungere alla propria meta, alla propria realizzazione, intesa anche dal punto di vista spirituale: si collega al concetto di Andare, portato dalle divinità del pantheon in simbolo di energia eterna, si collega alla circumambulazione del Cerchio nella Magia rituale egizia;

3.una stilizzazione dei genitali umani in atto di unione. Tra i fautori di questa teoria ricordiamo Howard Carter che afferma che l'origine dell'ankh sia da ricollegare alla simbolica unione mistica dei due principi, il principio maschile e il principio femminile. Le due parti dell'ankh, la tau sottostante e l'ansa sovrastante, corrispondono infatti ai simboli di due delle divinità più importanti della religione egizia, Iside e Osiride. L'ansa è il simbolo isiaco, probabilmente una stilizzazione dell'utero; la tau, ovvero una croce senza l'estensione superiore del braccio verticale, è invece il simbolo di Osiride, rimandabile al fallo;

4.una rappresentazione simbolica del sorgere del sole, con il cerchio simboleggiante il Sole che si è appena levato dall'orizzonte rappresentato dalla linea orizzontale. La sezione verticale sotto la linea orizzontale simboleggerebbe il cammino del Sole;

5.una rappresentazione dello stesso Egitto: la parte superiore sarebbe il delta del Nilo e il tratto verticale sottostante il Nilo stesso, mentre le due braccia orizzontali raffigurerebbero il deserto libico, ad ovest,e quello arabico, ad est;

Come simbolo dell'unione dei due principi cosmici sta ad indicare anche l'unione mistica tra il cielo e la terra, ovvero il contatto tra il mondo divino e il mondo umano, nonché l'unione dei due principi intesa come generatrice dell'esistenza. La denominazione chiave della vita, oltre che un richiamo alla forma del simbolo stesso, sta ad indicare anche il significato escatologico del simbolo: l'ankh è anche infatti vita eterna, grazie alla quale l'uomo riesce a superare la morte, per giungere alla rinascita.

In quanto simbolo della vita e dell'immortalità, il suo significato è estensibile a quello di simbolo dell'universo, dato che il cosmo è pura vita, pura esistenza ed eterno alternarsi di cicli regolatori, oltre che costantemente generato dall'alternarsi di principi in eterna opposizione.

http://www.esonet.org/articoli-studi-su ... -misterico

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /ankh1.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... e-ankh.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... nkh-c1.jpg



http://www.treccani.it/enciclopedia/sci ... Scienza%29
???
Il sovrano è il protettore di Ra-Harachti, che sconfigge il suo nemico attraverso la forza salvifica [ʒḫw, in seguito interpretato come akhu, "forza-akh"] del proprio discorso, colui che consente alla barca di scivolare verso la lontananza del cuore (Assmann 1970, p. 68). Akhu è l'espressione egizia che indica l'efficacia di questo sapere. Essa deriva da una parola, akh, che come verbo significa 'essere potenti, efficaci' e come nome 'spirito trasfigurato': si tratta quindi di una concezione del potere strettamente connessa con i defunti, in quanto è in grado di oltrepassare il confine tra la vita terrena e l'oltretomba. I defunti possiedono la capacità di agire al di fuori dell'oltretomba, sulle cose terrene, mentre il re e i sacerdoti da lui incaricati hanno il potere di entrare in relazione con i defunti e le divinità funerarie. Questo potere è preferibilmente esercitato per mezzo delle parole. Attraverso 'la forza-akh sulla sua bocca', ossia grazie alla recitazione dei testi, il sovrano mantiene il mondo in movimento e in ordine. Questo specifico sapere è codificato nei testi, i quali descrivono il processo cosmico e includono i brani che devono essere recitati durante il culto. Il sapere rituale, che abilita all'esercizio della forza-akh, fa certamente riferimento a questo mondo, anche se sempre suddiviso in terreno e ultraterreno.
Il sovrano e i suoi rappresentanti, i sacerdoti addetti al culto solare, non sono spettatori passivi del cammino del Sole. Ventiquattro ore su ventiquattro viene celebrata la 'liturgia oraria', che accompagna il Sole mediante recitazioni: un culto del tempo, un calendario ritualizzato, che rendono evidente il carattere drammatico della concezione egizia del mondo. Per gli Egizi il kósmos non è statico, non si tratta, infatti, di uno spazio ben ordinato, bensì della riuscita di un processo, il quale è continuamente messo in discussione; per questo essi temevano non tanto la possibilità che un giorno il Sole non sorgesse più, quanto che andasse perduto il senso sacrale del processo: si tratta quindi di un officium memoriae. Gli Egizi devono appellarsi alla loro memoria per mantenere presente questo sapere nella sua sacrale efficienza. Il mondo, mantenuto in movimento, è un universo dotato di significato, è il mondo del linguaggio, della conoscenza, dei rapporti e delle immagini, una lettura antropomorfa del Cosmo, che corrisponde a un'immagine cosmomorfa degli ordinamenti umani.
Il sapere magico relativo al Cosmo non serve soltanto al sacerdote addetto al culto solare per mantenere il Sole in movimento e rendere l'ordinamento politico del paese partecipe della riuscita di questo evento, ma serve anche al mago per utilizzare la salvifica forza-akh a scopo privato, soprattutto per la guarigione di una malattia: oltre a ciò, egli può addirittura usare questo sapere per arrestare il cammino del Sole, o almeno può minacciare di farlo. Poiché in un dramma, dove tutto è in relazione e dove tutto è in gioco, non esistono isolati casi sfortunati, il mago, con il giusto incantesimo, può inserire delle disgrazie nel contesto del processo cosmico e così gli dèi dovranno intervenire, in qualità di guaritori e di salvatori, semplicemente per impedire il minaccioso arresto del mondo ed eliminare l'elemento di disturbo.


Uas (de Ptah)
http://it.wikipedia.org/wiki/Scettri_egizi
Lo scettro uas era un bastone con una forcella all'estremità inferiore e nella parte superiore, leggermente ricurva, la testa stilizzata di un animale. Poteva essere lungo o corto ed era il bastone in genere più raffigurato perché usato da quasi tutte le divinità, dal sovrano e successivamente, anche dai nobili. Compare nelle pitture e nei rilievi anche come supporto perché era considerato il pilastro che sosteneva il cielo.
Aveva un significato feticistico di origine sciamanica africana e serviva come connessione per veicolare alla madre terra le energie provenienti dal cielo ed in senso più generico apportava potenza e fortuna.
Questo scettro era usato dalle divinità maschili spesso unito all'ankh, simbolo di vita, e al pilastro djed indicante stabilità, come mostra sovente l'iconografia di Osiride e Ptah e successivamente anche dal sovrano, che era l'incarnazione del dio.
Comparve come geroglifico vero e proprio nell'Alto Egitto, la cui capitale era Uasit , che significava "Città dello scettro" successivamente chiamata Tebe e della quale divenne l'emblema.
Il canide posto in cima al bastone, non è stato mai identificato, forse perché estinto, ma resta comunque il significato totemico perché rappresentava di sicuro un dio oppure un'ipostasi di Seth.
Recenti studi hanno identificato nell'uas il compasso del dio poiché risulta essere un dispositivo per poter tracciare lo shen, ossia due cerchi concentrici e se ne ipotizza il suo utilizzo nel campo delle costruzioni.
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Re: Sinboło venetego misterioxo

Messaggioda Berto » dom mar 22, 2015 12:07 am

El sinboło el dovaria esar ła barca del sol

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... sinbol.jpg

La barca de sol

http://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_protovillanoviana
http://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_dei_campi_di_urne
http://www.arborsapientiae.com/libro/17 ... rossi.html

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... bronxo.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 3%A0co.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... covaro.jpg


http://www.antika.it/00708_barca-solare.html

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... novana.jpg


Tra cielo e mare: ancora qualche nota sull’iconografia del viaggio del sole
de PAOLA CÀSSOLA GUIDA
https://www.openstarts.units.it/dspace/ ... 0GUIDA.pdf



Cfr. co ła barca solar ejisiana:

http://it.wikipedia.org/wiki/Barca_solare_%28Egitto%29
http://it.wikipedia.org/wiki/Barca_solare_di_Cheope
http://www.tanogabo.it/mitologia/egizia ... solare.htm

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... el-sol.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... a-conp.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /10/BS.jpg


Cfr. co ła barca ejisiana de ła Nut

Note, Nótt, Nox, Nyx o Nύξ, Nut, nuh
viewtopic.php?f=44&t=1485

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 10/Nut.jpg

http://it.wikipedia.org/wiki/Sole_%28divinit%C3%A0%29
Il concetto Neolitico di una barca solare, il sole che attraversa il cielo in una barca, si ritrova nei successivi miti dell'antico Egitto, con Ra e Horus. I primi miti Egiziani suggeriscono che il sole, di notte, sia all'interno della leonessa Sekhmet, e si possa rivedere riflesso nei suoi occhi, oppure che sia all'interno della mucca, Hathor, e rinasca ogni mattina come suo figlio (il toro). La religione Proto-Indo-Europea (??? mai existesti sti endouropei a xe ora ke canviè conta o solfa) ha un carro solare: il sole attraversa il cielo portato in un carro.
Il culto del sole fu quello prevalente nella religione dell'antico Egitto. Le prime divinità associate al sole sono Wadjet, Sekhmet, Hathor, Nut, Bastet, Bat, e Menhit. Prima Hathor, e poi Iside, diedero la vita ed allattarono Horus e Ra.
Il movimento del sole attraverso il cielo rappresenta una lotta tra l'anima del Faraone e una manifestazione di Osiride. La “solarizzazione” di parecchie divinità locali (Hnum-Re, Min-Re, Amon-Re) raggiunse il picco nel periodo della quinta dinastia.
Nella diciottesima dinastia, Akhenaton cambiò la religione politeistica dell'Egitto in una religione pseudo-monoteista (???), l'Atonismo. Tutte le altre divinità vennero rimpiazzate da Aton, compreso Amun, la divinità del sole regnante nella regione di Akhenaton. A differenza delle altre divinità, Aton non aveva forme multiple. La sua sola immagine era un disco, simbolo del sole.
Subito dopo la morte di Akenaton, fu ristabilito il culto delle divinità tradizionali da parte dei capi religiosi che avevano praticato la religione di Aton durante il regno di Akhenaton.
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Re: Sinboło venetego misterioxo - ła barca del sol

Messaggioda Berto » dom mar 22, 2015 9:41 am

Viłajo de pałifato so ła riva del Lago de Costansa o Bodensee
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http://picasaweb.google.it/pilpotis/Vil ... DiCostanza

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... stansa.jpg


http://www.antika.it/00708_barca-solare.html

Significato e origine della barca solare

Il motivo della barca solare rappresenta la stilizzazione del disco del sole trasportato da una barca, della quale viene raffigurato solo lo scafo, con due protomi ornitomorfe ai lati. Il suo significato riguarda l’ambito religioso e funerario e rappresenta il ciclo del sole che sorge il mattino ad oriente e tramonta la sera ad occidente. Nello stesso tempo, la barca solare simboleggia il viaggio di purificazione dell’anima del defunto verso l’Aldilà e il tema della rinascita in una nuova vita ultraterrena.

L’origine del motivo della barca solare è da ricondurre a rappresentazioni sulle situle danubiano-carpatiche tipo Hajduböszörmèny (un tipo di situle appartenenti alla produzione centro europea), nelle quali il disco solare si presenta molto grande e riccamente decorato e lo scafo della barca è notevolmente evidenziato.

Il motivo è presente per la prima volta in Europacentrale e nei Balcani, più o meno nella facies dei tardi Campi d’Urne (XI-prima metà X secolo a. C., la fase tarda dell’Età del Bronzo finale). Intorno al 1200 a.C. queste culture cominciano ad espandersi: dalla Polonia si spinsero verso est, mentre la loro influenza penetrò a nord fino in Danimarca e nel sud della Svezia.

Dalla facies dei tardi Campi d’Urne dell’est Europa, il motivo passa all’età immediatamente successiva, l’Età del Ferro di Hallstatt (regione corrispondente all’attuale Austria e nord Slovenia), ed è inquadrabile tra la fine del X e l’VIII secolo a.C., lo stesso periodo nel quale il motivo penetra e si diffonde in Etruria nella cosidetta cultura Villanoviana (Età del Ferro).
Centri etruschi di diffusione

I centri etruschi di maggiore diffusione del motivo sono nell’Etruria meridionale. La sua comparsa è contemporanea a Tarquinia e a Vulci, nella prima metà del IX secolo a. C. , ma il centro nel quale lo troviamo più frequentemente è Tarquinia.

Tutti i bronzi sui quali è stato raffigurato il motivo, riscontrati in Etruria, potrebbero essere stati prodotti qui da maestranze provenienti dal Centro Europa o da artigiani etruschi venuti a contatto con esse, tramite le quali potrebbe essersi originata una produzione propria in Etruria, con caratteristiche rappresentative specifiche. In Etruria, infatti, lo troviamo raffigurato anche sul tetto di cinerari dalla caratteristica forma di urne a capanna di impasto (peraltro gli unici reperti di questo materiale dove è stato riscontrato), che è una produzione esclusivamente locale (come dimostra l’assenza di tale rappresentazione su reperti di questo genere nell’area carpatico-danubiana e hallstattiana).

La datazione di tutti gli oggetti bronzei è da collocarsi fra la prima e la seconda metà dell’VIII secolo a. C., periodo nel quale sono maggiormente attestati i rapporti commerciali fra Etruria ed Europa centrale, come dimostrano anche i numerosi oggetti rinvenuti nelle tombe (elmi crestati, pileati, spade ad antenne, situle bronzee) e soprattutto le decorazioni impresse su di essi.

Artigiani del nord e del centro Europa si trasferivano in Etruria attirati da possibilità di lavoro e dalla ricchezza del suo territorio, che offriva metalli e generi agricoli di ogni tipo.

I maggiori scambi materiali e culturali con questi centri europei sono stati riscontrati in Etruria meridionale, soprattutto a Veio, Tarquinia e Vulci.

Nel resto d’Italia sono presenti due attestazione del motivo, una proveniente da Napoli, rappresentato su una corazza bronzea, databile alla seconda metà dell’VIII secolo a.C. e di derivazione nord europea e una dall’ area atestina, con una scarsa presenza anche nella zona di San Canziano (nell’attuale Slovenia).

Oggetti sui quali è rappresentata la barca solare e loro utilizzo

Dal IX fino alla metà dell’VIII secolo a.C., i reperti che ne portano testimonianza appartengono all’ambito funerario (soprattutto cinerari, oppure oggetti che rimandano all’ambito cerimoniale (incensieri, situle, elmi usati in parate) o, raramente, ad attività del defunto in vita (morsi equini che identificano il proprietario come allevatore/possessore di cavalli).

Con la seconda metà dell’VIII secolo a. C., il motivo è raffigurato soprattutto su oggetti con funzione non più sacra, ma puramente ornamentale (pendaglietti o elementi decorativi di tazze da banchetto o di strumenti musicali).

Inoltre, osservando i corredi, è possibile affermare che tutte le sepolture, sia maschili che femminili, nelle quali sono stati rinvenuti reperti con la rappresentazione della barca solare appartenevano a persone di un buon livello sociale ed economico.

Alcune tombe, soprattutto quelle del IX secolo a.C., non presentano molti oggetti di corredo, ma questi sono significativi per capire lo status del defunto, ad esempio rasoi e fibule di bronzo, oppure ambra. I corredi dell’VIII secolo a.C. sono molto ricchi di reperti bronzei, ma anche di impasti ben lavorati, che testimoniano lo stile di vita agiato dei rispettivi possessori.

Per quanto riguarda le sepolture femminili, la ricchezza degli oggetti del corredo e la presenza di reperti d’oro e di numerosi rocchetti di impasto qualificano le defunte come ricche matrone, mogli o figlie di uomini di status elevato.

Nella seconda metà dell’VIII secolo a. C., il motivo della barca solare comincia ad essere rappresentato anche su reperti propri della vita quotidiana: adesso perde il significato originario per passare ad una rappresentazione puramente decorativa. Lo troviamo raffigurato sempre più stilizzato, con semplici linee sinuose simili a serpentelli, nei quali il disco solare assume la forma di una grande borchia circondata da protomi ornitomorfe molto stilizzate.

Il motivo subisce delle “degenerazioni” e non vi è più traccia della barca e delle due protomi di volatili.

La rappresentazione del disco solare assume un valore di semplice decorazione per abbellire oggetti da indossare come monili o accessori per abiti, oppure da mostrare agli ospiti durante banchetti o simposi.

La perdita del significato originario del motivo coincide con l’inizio dei contatti commerciali con la Grecia e con l’Oriente e quindi con l’inizio dell’Età Orientalizzante (VII secolo a.C.) ??? Parké no ghe jera raporti, ma se la barca solar lè on gran mito entel vecio Ejito ???

È però interessante notare la ricomparsa di questo motivo, pur senza il suo significato originario, anche in epoche successive.

Nell’Orientalizzante sono presenti protomi ornitomorfe bicorpori come ornamento di tazze lavorate a giorno, provenienti sia da Vetulonia che da Chiusi. L’ambito di utilizzo di questi oggetti è quello del banchetto e quindi le anatrelle sono puramente decorative.

Con questo valore, ritroviamo il suddetto motivo nel VII secolo a.C. nella cultura paleoveneta, su un cinturone bronzeo rinvenuto a Baldaria (attualmente al Museo di Cologna Veneta) e su un altro della tomba n. 8 di Pelà (Este, custodita al Museo Nazionale Atestino). La rappresentazione è fortemente stilizzata. Il motivo ha ormai del tutto perso il significato di culto del sole ed è passato all’ambito quotidiano come puro ornamento.

Nel VII secolo la rappresentazione di una doppia barca solare è presente su una situla ancora dell’arte paleoveneta, un’arte che si affermerà in questa cultura a partire dal VII secolo a. C.

E’ interessante citare il rinvenimento, nel santuario di Francavilla Marittima, di due pendagli, con funzione di ex-voto, pertinenti a cinturoni, di forma trapezoidale, con gli spigoli superiori ornati da protomi ornitomorfe divergenti e contrapposte, con lunghi becchi rivolti verso l’alto. Questi pendagli appartengono ad una tipologia daunia databile al VII secolo a.C., a sua volta di probabile derivazione illirica. La loro presenza è riscontrabile anche nella Daunia interna, ad esempio a Canne, ma anche in Peucezia e nei centri lucani di Roscigno e Ottati. Anche in questo caso la rappresentazione delle protomi ornitomorfe è puramente ornamentale, come anche la funzione degli oggetti ai quali appartenevano i pendagli.

Infine, è curioso notare il rinvenimento a Sanzeno, nell’Anaunia, durante la campagna di scavo del 1950-51, di alcuni pendaglietti di bronzo, fra i quali uno antropomorfo con protomi di uccello ai lati. L’oggetto è stato rinvenuto in un sito di abitato che è databile dalla fine del V secolo a. C. ad epoca romana. Il motivo è stato ripreso dall’arte atestina ed è passato in quella celtica con un intento puramente ornamentale.



Bibliografia

-Bartoloni Gilda Le urne a capanna rinvenute in italia, Roma 1987
-Bartoloni Gilda A proposito di alcuni corredi femminili dalle necropoli populoniesi della prima Età del Ferro, in Le Donne in Etruria, pagg. 35-54, Roma 1989
-Camporeale Giovannagelo I Commerci di Vetulonia in Età Orientalizzante, Firenze 1969
-Camporeale Giovannangelo (a cura di) L’Etruria Mineraria, Milano 1985
-Camporeale Giovannangelo Gli Etruschi fuori d’Etruria, Verona 2001, pagg. 106-110.
-Camporeale Giovannangelo Gli Etruschi, storia e civiltà, Torino 2004
-Dolfini Andrea Le simbologie ornitomorfe in Italia durante il Bronzo Finale: prospettiva di analisi, in Preistoria e Protostoria in Etruria. Miti Simboli Decorazioni Ricerche e Scavi. Atti del sesto incontro di studi, vol. I, pagg. 279-305, Milano 2004
-Fogolari Giulia Sanzeno nella Anaunia, in Civiltà del Ferro, vol. VI, pagg. 267-321, Bologna 1959, pagg. 268-279; pag. 308
-Fogolari Giulia La protostoria delle Venezie, in Popoli e Civiltà dell’Italia Antica, vol. 4, pagg. 63-222, Roma 1975, pag.115 e 127
-Hase Friedrich Die Trensen der Früheisenzeit in Italien, Prähistorische Bronzefunde XVI.1, Munchen 1969
-Hencken Hugh Tarquinia, Villanovans and early Etruscans, vol. 1 e 2, Cambridge ( Mass.) 1968
-Hencken Hugh Tarquinia and Etruscan Origins, London 1968
-Hencken Hugh The earliest European helmets. Broze Age and Early Iron Age, American Scholl of Prehistoric Research, bullettin 28, Cambridge ( Mass. ) 1971
-Iaia Cristiano Lo stile della Barca Solare Ornitomorfa nella toreutica italiana della Prima Età del Ferro, in Preistoria e Protostoria in Etruria. Miti Simboli Decorazioni Ricerche e Scavi. Atti del sesto incontro di studi, vol. I, pagg. 307-325, Milano 2004
-Iaia Cristiano. Produzioni Toreutiche della Prima Età del Ferro in Italia Centro-Settentrionale, Pisa-Roma 2005
-Martelli Marina Riflessioni sul santuario di Francavilla Marittima in Bollettino D’Arte, n. 127, pagg. 1-24, Roma 2004pagg. 9-10
-Merhart Gero Zu den Erstern Metallhelmen Europas, Firenze 1941
-Merhart Gero Studien über einige Gottungen von Bronzegefassen im Festschrift des Röm-Germanische Zentralmuseum Mainz, Mainz 1952 pagg. 1-71, ripubblicato in von Merhart, 1969 pagg. 280-379
-Merhart Gero Panzer-Studie in Origines- Raccolta di scritti in onore di Mons. G. Baserga, pagg. 33-62, Como 1954, ripubblicato in von Merhart, 1969 pagg. 149-171
-Merhart Gero Hallstatt und Italien, Mainz 1969, pagg. 153-154
-Montelius Oscar La civilisation primitive en Italie depuis l’introduction des metaux voll. 1-3, Stockholm 1895-1910
-Müller-Karpe Hermann Chronologie 22, Berlino 1959
-Müller-Karpe Hermann Beiträge zu italienischen und grichischen Bronzefunde, Prähistorische Bronzefunde XX.1, Institut fur Vorgeschichte der Universität Frankfurt a. M. 1974
-Peroni Renato L’Italia alle Soglie della Storia, Bari 1996
-Prussing Gerilde Die Bronzegefasse in Österreich, Prähistorische Bronzefunde II, vol 5, Frankfurt am Mainz 1991
-Randall Mac Iver David Villanovans and early Etruscans, Oxford 1924

LO STILE DELLA "BARCA SOLARE ORNITOMORFA"
NELLA TOREUTICA ITALIANA DELLA PRIMA ETÀ DEL FERRO
https://www.academia.edu/1469387/_Lo_st ... _del_ferro
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