Paƚifate e paƚifatari (castełari e teramarigołi)

Paƚifate e paƚifatari (castełari e teramarigołi)

Messaggioda Berto » gio dic 25, 2014 8:18 am

Paƚifate e paƚifatari (castełari e teramarigołi)
viewtopic.php?f=43&t=1290

Da:

Caxe, corti, castełi, viłe, viłai e çità, cexe e muri veneti
viewtopic.php?f=172&t=938

Caxe

Caxe venete: da łe pałifate a łi caxoni
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... Rnblk/edit

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... fitari.jpg


Siti palafitticoli: patrimonio mondiale dell'umanità UNESCO

http://sites.palafittes.org
http://www.palafittes.org/it

Il sito seriale transnazionale Siti preistorici palafitticoli dell'arco alpino comprende una selezione di 111 villaggi palafitticoli tra i 1000 conosciuti nei sei paesi attorno alle Alpi, quali la Svizzera, l'Austria, la Francia, la Germania, l'Italia e la Slovenia. Il siti sono da situare tra il 5000 e il 500 a.C. e sono localizzati ai bordi dei laghi, nelle vicinanze dei fiumi o nelle zone di torbiera; di conseguenza l'umidità di questi luoghi ha permesso una conservazione ottimale dei materiali organici come il legno, i tessili e i resti vegetali e ossei.

Grazie all'abbondante ricchezza di questi ritrovamenti le palafitte offrono un'immagine precisa e dettagliata di questi periodi preistorici in Europa, dove si sviluppa l'agricoltura, permettendo di fornire dettagli della vita quotidiana, delle pratiche agricole, dell'allevamento di animali e delle innovazioni tecnologiche. La dendrocronologia (metodo di datazione che misura gli anelli di crescita degli alberi) si può datare con precisione gli elementi architettonici in legno, che compongono le case dei villaggi e che possono raccontare l'evoluzione dell'occupazione dello spazio in intervalli cronologici anche molto lunghi. Questi siti palafitticoli sono la miglior fonte di informazione archeologica a nostra disposizione oggigiorno per conoscere le culture e le popolazioni preistoriche.



http://www.beniculturali.it/mibac/expor ... 98430.html

Decisione della 35a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale riunita a Parigi dal 19 al 29 giugno 2011

Da oggi i “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino” sono nella Lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO.

“Con le iscrizioni nella lista Unesco dei siti dell’Italia longobarda e dei siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino – dichiara il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giancarlo Galan – il nostro Paese vede confermato un indiscusso primato, dovuto ad un patrimonio culturale e paesaggistico ricco e diffuso, frutto della millenaria interazione tra uomo e natura sul nostro territorio. Ringrazio per questo risultato l’amministrazione centrale e periferica del Ministero, che ha lavorato in stretta collaborazione con gli Enti Locali interessati. Ora è nostro dovere adoperarci per far sì che il coronamento di questo lavoro sia il punto di partenza per restituire visibilità a questo patrimonio”.

La serie dei Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino si estende sui territori di sei paesi, Svizzera Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia, e comprende una selezione di 111 villaggi palafitticoli ritenuti i più interessanti tra i circa 1000 siti noti. Il sito seriale è composto dai resti di insediamenti preistorici databili fra il 5000 e il 500 a.C. Si tratta di siti spondali ubicati sulle rive di laghi o di fiumi oppure in torbiere che hanno consentito un’eccellente conservazione dei materiali organici.
Grazie alla notevole quantità ed importanza dei risultati scientifici, le palafitte restituiscono un’immagine precisa e dettagliata del mondo della prime comunità agricole in Europa, in particolare della vita quotidiana, delle pratiche agricole, dell’allevamento degli animali domestici e delle innovazioni tecnologiche. L’arco temporale di 4000 anni, coperto dalla serie, coincide con una delle fasi più importanti della storia recente dell’umanità: la nascita delle società moderne. Oggi, grazie alla dendrocronologia (datazione per mezzo degli anelli di accrescimento degli alberi) possiamo datare con precisione gli elementi architettonici in legno consentendo di analizzare in dettaglio l’organizzazione spaziale interna dei villaggi preistorici lungo un ampio arco cronologico. I siti palafitticoli sono le migliori fonti archeologiche di cui al momento si dispone per conoscere le culture preistoriche.
I Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino godono della tutela legale conforme ai sistemi giuridici in vigore nei singoli paesi. I diversi sistemi di tutela nazionali sono integrati ad un sistema di gestione internazionale per mezzo di un gruppo di coordinamento già formato sulla base di un protocollo d’intesa siglato fra tutti gli Stati membri. Gli obiettivi comuni sono indicati in un piano di gestione realizzato e traducibile in progetti concreti a livello internazionale, nazionale, regionale e locale.
Per l’Italia, che partecipa alla candidatura seriale transnazionale, è il 47° sito della Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Le 19 aree archeologiche selezionate sul territorio italiano sono dislocate in cinque regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Sono italiane le più antiche strutture palafitticole dell’area alpina, risalenti all’inizio del Neolitico, rinvenute sul lago di Varese, datate a ca. 5000 a.C. Il fenomeno si intensifica, tuttavia, durante l’Antica e la Media età del Bronzo (2200-1400 a.C.) per concludersi verso la fine del II millennio a.C. La maggiore concentrazione di palafitte è localizzata nella regione del lago di Garda, dove sono noti più di 30 abitati dislocati sia sulle sponde del lago, sia nei bacini inframorenici. Villaggi palafitticoli sono stati rinvenuti anche nei piccoli laghi alpini del Trentino e nei bacini del Piemonte. Insediamenti palafitticoli sono noti anche nella Pianura Padana nella fascia delle risorgive o lungo i fiumi, anche nella fascia pedemontana del Friuli.
La candidatura e l’impegnativa procedura tecnico-amministrativa è stata condotta per gran parte dalle Soprintendenze per i Beni Archeologici di Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, e dalla Soprintendenza archeologica della Provincia autonoma di Trento, insieme con il gruppo italiano di esperti, con il coordinamento dell’ Ufficio Patrimonio Mondiale UNESCO del Segretariato Generale, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, unitamente agli uffici delle Direzioni Regionali del MiBAC, e a tutte le amministrazioni territoriali, regioni, province, comuni, che hanno il compito di proteggere e valorizzare questi luoghi eccezionali. In quanto sito transnazionale il dossier è stato firmato dagli ambasciatori delle Rappresentanze permanenti dei sei Paesi presso l’UNESCO a Parigi.
L’importante riconoscimento dell’UNESCO suggella una lunga attività di collaborazione transnazionale fra i sei Paesi coinvolti, durante il quale si è instaurato un clima di incontro e condivisione che è andato al di là degli impegni istituzionali, contribuendo ad instaurare un effettivo rapporto di collaborazione nel settore specifico, efficace e fattivo.
L’iscrizione rappresenta il momento più alto del percorso di candidatura, ma costituisce anche una ulteriore e rinnovata spinta per la delicata fase di mantenimento dell’elevato standard raggiunto, nonché un’occasione straordinaria di restituire visibilità ad un patrimonio così difficile da comunicare e trasmettere.
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Re: Paƚifate e paƚafitari

Messaggioda Berto » gio dic 25, 2014 8:19 am

El nostro avo ouropeo el paƚafitaro alpin Oetzi

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /Oetzi.jpg


Ötzi – l’Omo vegnesto dal jàso – co ƚe so borse de arbareƚa o betuƚa
http://www.iceman.it/it/oetzi-uomo-venuto-dal-ghiaccio
http://www.iceman.it/it/node/332
http://www.iceman.it/it/node/342

I recipienti in corteccia di betulla
I due recipienti in corteccia di betulla hanno forma di lattine cilindriche. Il fondo è leggermente ovale e ha un diametro di 15–18 cm. La parete laterale, un unico pezzo di corteccia di betulla rettangolare arrotolato su se stesso, è alta circa 20 cm. I margini del rettangolo sono stati forati e poi cuciti insieme con corda di libro di tiglio.
Rispetto ai recipienti di ceramica, i contenitori in corteccia di betulla erano molto più leggeri e meno fragili, si potrebbe dire quasi fatti apposta per salire in montagna.
La parete interna di uno dei recipienti è annerita. Al suo interno sono state trovate foglie di acero riccio raccolte di fresco, in cui erano avvolti diversi resti di piante e frammenti di carbone vegetale. Il contenitore era usato, dunque, come portabraci: le foglie fungevano da materiale isolante, così le braci potevano conservarsi accese per alcune ore. Probabilmente proprio con queste braci Ötzi ha acceso anche il suo ultimo fuoco.


Ötzi – l’Omo vegnesto dal jàso – co le so borse de arbarela o betula

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /11/kw.jpg

https://picasaweb.google.com/1001409263 ... elaOBetula
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Re: Paƚifate e paƚafitari

Messaggioda Berto » gio dic 25, 2014 8:22 am

Da

Caxe, corti, castełi, viłe, viłai e çità, cexe e muri veneti
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Viłaj de paƚifate

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... afitte.jpg


Carte de li abità omani ente la Tera Veneta a partir da ƚi Ani del Bronxo e dapò ente coeƚi de l Fero
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... dTTE0/edit

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Łe raixe de łe çità venete
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... NBems/edit

Kaimas, dorf, village, vila, borgo, contrà, selo, sat, landsby, küla, vesnice, dedina, ...
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... VDZVU/edit

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Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -house.jpg


Vilaj e çità de ara veneta: palafite, teremare, vilaj arxenà, castelàri e altro
http://picasaweb.google.it/pilpotis/Vil ... lariEAltro

Viłajo palifato sol Lago de Costansa o Bodensee
http://picasaweb.google.it/pilpotis/Vil ... DiCostanza
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Lagheto pristorego de Arquà Petrarca (Pd)
https://picasaweb.google.com/pilpotis/L ... PetrarcaPd

Siti pristorego-arkeolojeghi a Viçensa
https://picasaweb.google.com/pilpotis/S ... hiAVicensa

Siti età del bronxo e del fero
https://picasaweb.google.com/pilpotis/S ... xoEDelFero

Monte Tondo Vilaga-Barbaran -VI
https://picasaweb.google.com/pilpotis/M ... BarbaranVI
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Ara veronexe, Età del Bronxo
https://picasaweb.google.com/pilpotis/A ... aDelBronxo

I casteƚàri de ƚa Lesinia
https://picasaweb.google.com/pilpotis/I ... eLaLesinia

Somexe Teremare:
https://picasaweb.google.com/pilpotis/SomexeTeramare

El vilàjo del Monte Corgnon a Louxiana
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... dzdW8/edit

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Bostel-viłajo reto-veneto a Rotso
http://picasaweb.google.it/pilpotis/Bos ... tegoARotxo
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Re: Paƚifate e paƚafitari

Messaggioda Berto » gio dic 25, 2014 8:30 am

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Re: Paƚifate e paƚafitari

Messaggioda Berto » gio dic 25, 2014 8:52 am

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Re: Paƚifate e paƚafitari (castełari e teramarigołi)

Messaggioda Berto » ven dic 26, 2014 11:42 pm

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Re: Paƚifate e paƚafitari (castełari e teramarigołi)

Messaggioda Berto » ven gen 02, 2015 10:13 am

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Re: Paƚifate e paƚafitari (castełari e teramarigołi)

Messaggioda Berto » lun gen 05, 2015 7:47 am

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Re: Paƚifate e paƚafitari (castełari e teramarigołi)

Messaggioda Berto » mar gen 06, 2015 10:51 pm

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Re: Paƚifate e paƚafitari (castełari e teramarigołi)

Messaggioda Berto » mer mar 25, 2015 1:47 pm

Centocinquanta anni or sono emersero in Svizzera le tracce del primo, antico insediamento sul Lago di Zurigo. La scoperta diede agli europei un nuovo sguardo nelle vite dei loro remoti antenati.

http://www.antikitera.net/news.asp?ID=2697

Riscoprendo la leggenda degli abitanti del lago

Centocinquanta anni or sono emersero in Svizzera le tracce del primo, antico insediamento sul Lago di Zurigo. La scoperta diede agli europei un nuovo sguardo nelle vite dei loro remoti antenati.

Quest'anno, circa 20 musei svizzeri organizzano mostre dedicate a questo significativo capitolo della storia svizzera.

Nell´autunno del 1854, il comune di Meilen, traendo vantaggio dal livello eccezionalmente basso delle acque, iniziò a costruire un porto sulle rive del Lago di Zurigo.

Per caso, gli scavi dissotterrarono un numero di manufatti antichi, dall´aspetto insolito e superbamente preservati, e una serie di pali di legno incassati nel fango. Gli scavatori trovarono un villaggio lacustre preistorico.

Ferdinand Keller, uno studioso di Zurigo, propose la teoria secondo cui i popoli della zona vissero in villaggi costruiti in piattaforme sull´acqua, collegate da ponti e camminamenti.

Dopo la scoperta di simili insediamenti su un altro lago svizzero, nacque la leggenda degli abitanti dei laghi. Presto, accese l´immaginazione degli europei. Articoli nella stampa, mostre, pitture storiche, romanzi, eventi pubblici, calendari e libri di scuola alimentarono la leggenda degli abitanti dei laghi.

Nei decenni successivi, centinaia di villaggi lacustri furono scoperte sull´Arco Alpino dalla Francia alla Slovenia, e simili insediamenti furono trovati anche in svariate altre parti d´Europa.

In tempi più recenti, analisi scientifiche moderne e tecniche di datazione hanno rivelato che i villaggi erano piuttosto meno esotici di quanto i nostri antenati del XIX secolo avessero potuto credere.

Oggi, gli specialisti preferiscono parlare di "popoli dei laghi" che costruirono i loro insediamenti in tempi differenti, tra il 4, 300 e l´800 a.C.

Gli insediamenti erano in realtà costruiti sulla terra, di solito in aree paludose. A quel tempo, il livello dell´acqua nei laghi era molto più basso di quanto non sia oggi, e variava di anno in anno.

Né vi era alcuna piattaforma. C´erano solo case individuali, di legno che stavano a distanza l´una dall´altra. E le centinaia di pali conficcati nel suolo si datano a periodi differenti.

"Perfino oggi, la scoperta di Meilen è considerata uno spartiacque per l´archeologia europea" spiega Marc-Antonie Kaiser, curatore della mostra organizzata a Zurigo dal Museo Nazionale Svizzero per commemorare l´anniversario della scoperta.

"Fino ad allora, l´indagine archeologica della preistoria aveva portato alla luce pochi reperti, eccetto simboli di morte, come tombe, armi e siti militari. I villaggi del lago e gli oggetti che custodivano sono la prima evidenza che ha posto gli studiosi in condizione di comprendere come vivessero i nostri antenati".

Soprattutto, le scoperte sugli abitanti dei laghi aprirono una nuova visione storica della Svizzera, come fecero per altri paesi europei. Improvvisamente, la storia non cominciava più con i romani.

"Gli insediamenti sul lago dimostrano l´esistenza di popoli abili ed intelligenti prima dell´occupazione romana. In breve, diedero ai popoli della Svizzera una nuova consapevolezza sulle loro origini" ha puntualizzato Marc-Antoine Kaiser.

Per i politici, più di un secolo fa, la leggenda degli abitanti del lago era un ideale per unire una nazione ancora fragile, formatasi non più tardi del 1848, e per forgiare un´identità comune tra le disparate culture della Svizzera.

Non è una coincidenza che, nel 1867, il governo svizzero commissionò all´artista Auguste Bachelin il dipinto degli abitanti di un lago dell´Età del Bronzo che avrebbe rappresentato la Svizzera all´Esposizione Universale di Parigi.

Il successo archeologico degli abitanti del lago, ha molto a che fare con l´incredibile qualità delle scoperte. Ciò risulta chiaramente dalla mostra al Museo Nazionale Svizzero, dove sono esposti 150 reperti dai laghi svizzeri.

Contrariamente alle convinzioni comuni, le acque conservano i materiali perfettamente, fino a che essi non vengono esposti al contatto con l´aria. Questo è il caso delle scoperte di Meilen, che furono sepolti sotto strati di fango o sabbia sul greto del lago per secoli.

"Generalmente, gli archeologi sono familiari con oggetti di metallo, pietra, terracotta o vetro, con i quali interpretare il passato" nota Marc-Antoine Kaiser.

"Ma le scoperte degli abitanti del lago includono vari materiali organici. Vi sono oggetti di legno, e perfino mandorle, mele rinsecchite, spezie o resine incise che ci aiutano a comprendere la vita e le abitudini dietetiche di questi popoli".

Nel 150° anniversario dalla scoperta di Meilen, gli archeologi svizzeri ammoniscono sui pericoli della crescente urbanizzazione della riva del lago, e soprattutto del pericolo costituito dall´inquinamento, che stanno distruggendo in pochi anni un patrimonio senza prezzo sopravvissuto per millenni.

Un numero inestimabile di reperti rimane nascosto sotto la riva del lago � un vero e proprio tesoro di informazioni sulla nostra storia.

Una questione cui si deve ancora trovare risposta è perché gli abitanti del lago scelsero di vivere in un ambiente così acquitrinoso e paludoso.

L´esposizione di Zurigo non riesce a fornire ancora una risposta.
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