Sant, Santo, Sante, Santi, Santin, Santini, Santelli, ...

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Messaggioda Berto » lun giu 20, 2016 6:26 am

Sant, Santo, Sante, Santi, Santin, Santini, Santelli, ...
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Sant, Santo, Sante, Santi, Santin, Santini, Santelli, ..

Messaggioda Berto » lun giu 20, 2016 6:28 am

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognomi-italiani/SANTI
Emilia-Romagna 829
Toscana 680
Veneto 544
Lombardia 485
Lazio 384
Umbria 243
Marche 226
Piemonte 192
Liguria 89
Trentino A.A.
Friuli V.G.
Campania
Abruzzo
Puglia
Valle d'Aosta
Sardegna
Sicilia
Calabria

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognomi-italiani/SANTO
Puglia 183
Sicilia 85
Campania 85
Piemonte 57
Lombardia 55
Calabria
Basilicata
Lazio
Liguria
Emilia-Romagna
Toscana
Veneto
Molise
Friuli V.G.
Abruzzo
Marche
Trentino A.A.
Valle d'Aosta
Sardegna
Umbria

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... ani/SANTIN
Veneto 483
Friuli V.G. 285
Lombardia 124
Piemonte 114
Trentino A.A. 26
Lazio 24
Emilia-Romagna 18
Liguria
Toscana
Campania
Marche
Valle d'Aosta
Calabria
Sardegna
Umbria

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... ni/SANTINI
Toscana 1629
Lazio 940
Marche 769
Lombardia 655
Emilia-Romagna 623
Umbria 327
Veneto
Abruzzo
Liguria
Piemonte
Trentino A.A.
Campania
Sicilia
Friuli V.G.
Puglia
Molise
Sardegna
Calabria
Valle d'Aosta
Basilicata

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... ni/SANTONI
Toscana 539
Marche 506
Lazio 391
Trentino A.A. 233
Umbria 126
Emilia-Romagna 115
Sardegna
Lombardia
Veneto
Liguria
Piemonte
Abruzzo
Puglia
Campania
Friuli V.G.
Sicilia
Calabria
Basilicata

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... ani/SANTON
Veneto 83
Friuli V.G. 11
Lombardia 4
Trentino A.A. 3
Piemonte
Lazio
Toscana
Emilia-Romagna
Umbria
Campania
Liguria

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... ni/SANTONA
Sardegna 46
Piemonte 7
Emilia-Romagna 4
Liguria
Lo


SANTE
https://it.wikipedia.org/wiki/Sante

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... i/SANTELLI

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognomi-italiani/SANT
Friuli V.G. 107
Veneto 70
Piemonte 19
Lombardia 15
Emilia-Romagna
Lazio
Toscana
Liguria
Umbria
Calabria
Campania
Trentino A.A.
Sicilia
Sardegna
Basilicata
Marche

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognomi-italiani/SANTA
Piemonte 46
Trentino A.A. 38
Sicilia 2
Lombardia 2
Basilicata 1
Liguria
Lazio
Emilia-Romagna
Puglia

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... ni/SANTOLO
Campania 83
Toscana 9
Friuli V.G. 7
Lazio 6
Puglia
Liguria
Abruzzo
Basilicata
Lombardia
Veneto
Marche
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Re: Sant, Santo, Sante, Santi, Santin, Santini, Santelli, ..

Messaggioda Berto » lun giu 20, 2016 6:30 am

.
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Re: Sant, Santo, Sante, Santi, Santin, Santini, Santelli, ..

Messaggioda Berto » lun giu 20, 2016 6:30 am

https://it.wikipedia.org/wiki/Santo_(nome)

Maschili: Sante, Santi
Alterati: Santino, Santuccio, Santuzzo, Santillo, Santolo
Femminili: Santa
Alterati: Santina, Santuccia, Santuzza, Santella, Santilla, Santarella, Santarellina, Santola

Varianti in altre lingue

Catalano: Sant
Spagnolo: Santo
Tardo latino: Sanctus
Femminili: Sancta

Origine e diffusione

Dal nome medievale Santo, di chiaro valore affettivo o augurale, basato sull'aggettivo o sostantivo "santo" (etimologicamente dal latino sanctus). Originariamente un nome pagano, si diffuse ben presto in ambienti cristiani con il significato di "sacro", "dedicato a Dio".

Per quanto riguarda la diffusione di questo nome, va detto che Santo si riscontra per lo più in Sicilia, assieme al suo vezzeggiativo femminile Santuzza. Quest'ultima forma si è diffusa grazie al nome di una delle protagoniste della Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. I diminutivi o vezzeggiativi quali Santillo, Santolo e Santola, invece, risultano accentrati in Puglia e Campania.

Il nome spagnolo Sancho potrebbe essere un derivato di Santo.
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Re: Sant, Santo, Sante, Santi, Santin, Santini, Santelli, ..

Messaggioda Berto » lun giu 20, 2016 6:32 am

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Re: Sant, Santo, Sante, Santi, Santin, Santini, Santelli, ..

Messaggioda Berto » lun giu 20, 2016 6:33 am

Santolo
http://www.treccani.it/vocabolario/santolo
sàntolo s. m. (f. -a) [der. di santo; cfr. il lat. mediev. sanctulus «padrino»], region. – Padrino, madrina: s. di battesimo, di cresima.


Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 290004.jpg

5 A.3.4. «*sanctulus»

(*sanctulus *sanctula *filioceus * filiocea)

Sanctus è un termine sacrale precristiano che esprime l'aspetto religioso e rituale (come ted. goto, cfr. ingl. godfather) del padrinaggio. Poiché questo è il sistema veneto, emiliano orientale e romagnolo, che si oppone a quello che abbiamo interpretato come terramaricolo, questo non può essere che quello palafitticolo o, più tardi, atestino. La già notata intrusione nell'area della coppia *cumpater *cummater) mostra l'importanza e la portata dell'influenza toscana e centro-meridionale sul Veneto, documentata anche in archeologia.

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... tolo-1.jpg

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... antolo.jpg

Mario Alinei (1991)
L'APPROCCIO SEMANTICO E STORICO-CULTURALE: VERSO UN NUOVO ORIZZONTE CRONOLOGICO PER LA FORMAZIONE DEI DIALETTI
http://www.continuitas.org/texts/alinei ... antico.pdf

6. Il sistema lessicale del 'padrinaggio': due varianti corse dell'Età del Ferro e del Bronzo.

Per quanto riguarda l'istituto, anzitutto, si tratta di un tema classico dell'antropologia culturale, soprattutto di quella ispanica (compadrazgo) e mediterranea.
L'interpretazione classica è quella che vi vede un fenomeno squisitamente socio-economico, cioè la ricerca di alleanze, e sulla base di opportuni confronti ne dimostra le origini pre-cristiane.
Per quanto riguarda la datazione dell'istituto, l'archeologia non ci può dire nulla sull'argomento, naturalmente, ma non si può essere molto lontani dal vero se se ne pone l'inizio al più tardi nel contesto dell'Età dei Metalli, quando la stratificazione sociale viene raggiungendo il suo acme e la ricerca di alleanze, interfamiliari o intertribali, può essere un modo di supplire alle peggiorate condizioni sociali ed economiche.
Per quanto riguarda i nomi, esiste una tesi -priva di supporti culturali- che ne sostiene le origini cristiane sulla base della semplice constatazione dell' assenza nel latino classico dei termini più noti: sia *PATRINUS che *CUMPATER, che i diversi derivati di FILIUS e FILIA, sono infatti tipi ricostruiti, o attestati soltanto nella tarda latinità. Tuttavia, sostenere su questa base che i diversi termini del comparatico sono di epoca cristiana implicherebbe che tuttele formazioni di tipo diminutivo, o composte con il prefisso CUM-, siano necessariamente medievali, e non possano essere invece tipiche di una latinità arcaica e popolare.
Sarebbe facile dimostrare che la seconda tesi è l'unica possibile. Inoltre, poichè la ricerca antropologica dimostra che il 'padrino' battesimale altro non è, in origine e nella realtà delle aree conservative, che un 'patrono' clientelare, si tratta semplicemente di ammettere delle varianti morfolessicali per una nozione del tutto centrale del lessico e della cultura latina come PATRONUS.
In Corsica, i sistemi quadritermini del padrinaggio sono quasi tutti diversi da quelli italiani, e creano quindi delle isoglosse altamente significative. La singolarità dei sistemi corsi è dovuta al fatto che la coppia /'figlioccio figlioccia'/ si realizza in tutta la Corsica (meno che a Bonifacio dove il sistema quadritermine è identico a quello ligure) con contimuatori dei due tipi *FILIANUS *FILIANA. Ora, in Italia, questa coppia appare solo in Lazio e Campania Settentrionale, esattamente in un'area che va da Tarquinia, passando per Roma e Sonnino, fino a Formìcola a nord del Volturno, in Calabria, e nel Toscano e Umbro antico. Abbiamo a che fare quindi con una di quelle isoglosse corso-centro-meridionali scoperte da Merlo, e ora di nuovo focalizzate (come 'tirreniche') da Annalisa Nesi. L'isoglossa basata sulla coppia /*FILIANUS *FILIANA/ è poi ulteriormente limitata e rafforzata dalla coppia /'padrino' 'madrina'/, che aggiunta alla prima determina quattro sistemi corsi, due dei quali senza corrispondenti in Italia. Escludendo questi due, che appunto perchè clusivamente insulari non si prestano a confronti nella nuova ottica, il sistema corso più diffuso è quello che copre buona parte dell'area tradizionalmente chiamata cismontana, cioè nord-orientale, area recenziore sia linguisticamente che archeologicamente.
Quest'area mostra la coppia /compare comare/, del tutto identica a quella toscana e centromeridionale, ma che, tuttavia, in combinazione con la coppia /figliano figliana/, determina un sistema la cui isoglossa è ristretta all'alto Lazio tirrenico (630 Tarquinia, 652 Roma), e all'area tosco-umbra se si comprendono le attestazioni antiche. Nell'area oltramontana, invece, cioè sud-occidentale, più precisamente ad Aiaccio e nel Sartenese, che sono aree arcaiche e conservatrici sia in linguistica che in archeologia, abbiamo il sistema quadritermine /padrino padrina figliano figliana/, che in Italia si ritrova solo nel basso Lazio (Serrone 654, Sonnino682), nell'alta Campania (Formicola 712) e in Calabria settentrionale.
Qui occorre soffermarsi su un aspetto ideologico: la coppia /padrino padrina/ si lascia caratterizzare rispetto alle altre come fortemente 'patriarcale', nel senso che il nome maschile si è esteso perfino al femminile. Non a caso, la sua distribuzione geografica comprende in parte o in toto la Sardegna, la Sicilia, la Corsica, la Calabria, l'Appennino laziale, cioè aree tipicamente pastorali.
Il rapporto strutturale fra pastoralismo e patriarcato -da intendersi come rapporto fra matrice socio-economica e ideologia- è bennoto, e fra l'altro è uno dei cardini della teoria della Gimbutas. Ora, ambedue queste isoglosse corso-centro-meridionali, sia quella tosco-umbra-alto-laziale, sia quella basso-laziale-campano-calabrese, mentre risultano inesplicabili con la lettura tradizionale dei dati areali, e finirebbero come tante altre isoglosse dialettali per restare nel cassetto delle ricerche incompiute perchè prive di senso apparente, diventano invece illuminanti nella nuova ottica. Vediamo come: nel caso dell'area che lega la Corsica oltramontana all'area tirrenica alto-laziale e umbro-toscana (antica), avremmo un sistema di padrinaggio di epoca e di influenza etrusca, ma di lingua latina e/o italica, che potremmo quindi collocare nell'Età del Ferro; nel caso dell'area che collega la regione di Aiaccio e il Sartenese al Lazio meridionale, alla Campania e Calabria settentrionale, avremmo un sistema di padrinaggio tipicamente patriarcale e pastorale, che potremmo collocare in epoca più antica, cioè nell'Età del Bronzo, e nel contesto di rapporti preistorici, bennoti all'archeologia, fra la cultura tardo-appenninica e la Corsica sud-occidentale, soprattutto a partire dal 1400 a.C.L'area lazio-campano-calabrese in questione è infatti quella 'ausonia', alla cui cultura Bernabò Brea ha ricondotto il processo di 'italicizzazione' delle isole tirreniche.

http://www.catechistaduepuntozero.it/wi ... rinato.pdf


Paron (Patrono)
https://it.wikipedia.org/wiki/Patrono
Patrono (in latino patronus = "protettore", da pater = padre) era nella Roma antica un cittadino di una certa autorevolezza, in genere patrizio, chiamato così per via del legame, detto di patrocinio, ossia di protezione, che aveva con i clientes.

Per alcune confessioni cristiane tra cui il cattolicesimo, il "santo patrono" è una persona, venerata come santa, alla quale la Chiesa affida la protezione di una certa categoria di fedeli, individuabile in coloro che vivono in una determinata città o area geografica, coloro che esercitano un certo mestiere, svolgono una certa attività o hanno altre caratteristiche in comune.
Tradizionalmente, i fedeli appartenenti ad una determinata categoria si rivolgono al proprio santo patrono tramite preghiere od offerte votive al fine di ottenere l'intercessione del santo in proprio o altrui favore. Famose, per esempio, sono le suppliche dei cattolici napoletani al loro patrono san Gennaro per l'ottenimento di guarigioni e persino dei numeri vincenti al gioco del lotto, o quelle rivolte ai santi ausiliatori per ottenere la guarigione da determinate malattie.
L'Ortodossia orientale ammette il culto dei santi, ma generalmente non associa i santi ad occupazioni o attività.
La maggioranza delle chiese protestanti non ammette il culto dei santi, poiché la venerazione di un santo e la richiesta di una particolare "grazia" attraverso la sua intercessione sarebbe in netto contrasto con il principio del Solus Christus, cioè l'affermazione - fondata nel Nuovo Testamento - che soltanto Gesù Cristo è il mediatore tra Dio e gli uomini.
Altre religioni hanno delle divinità tutelari che svolgono una funzione in qualche modo simile a quella dei santi patroni.


http://www.etimo.it/?term=padrino
Immagine

http://www.etimo.it/?term=padrone
Immagine
Immagine


http://www.etimo.it/?term=compare
Immagine

https://it.wiktionary.org/wiki/compare

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... i/COMPARIN
Veneto 191
Lombardia 50
Friuli V.G. 17
Piemonte 9
Lazio
Trentino A.A.
Liguria

http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... ni/COMPARI
http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... COMPARETTI
http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... /COMPARATO
http://www.cognomix.it/mappe-dei-cognom ... COMPARETTO
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Re: Sant, Santo, Sante, Santi, Santin, Santini, Santelli, ..

Messaggioda Berto » lun giu 20, 2016 6:34 am

SANCO

http://www.treccani.it/enciclopedia/san ... a_Italiana)

Enciclopedia Italiana (1936) di Nicola Turchi

SANCO. - Divinità italica, del ciclo di Giove, garante del giuramento, il cui nome intero è Semo Sancus Dius Fidius. Semo richiama i Semones del carme arvalico e i semunu dell'iscrizione di Corfinio, con significato agricolo relativo alla semina; Sanctus è in rapporto con sancire e sanctus, indigitazione del dio in quanto è garante del giuramento; Dius Fidius è un epiteto di Giove in quanto come divinità celeste è il custode dei giuramenti (cfr. Ζεύς πίστιος).
Sotto il nome di Fisos Sancios lo si ritrova anche nella religione degli Umbri (tavole eugubine che menzionano anche Iupater Sancios). Per questa sua prerogativa di garante dei giuramenti venne in appresso posto in relazione anche con Ercole (cfr. la invocazione mehercle! accanto a me Dius Fidius!).

Sanco aveva in Roma un tempio sulla pendice orientale del Quirinale (collis Sanqualis: la porta locale del recinto serviano si chiamava appunto Sanqualis) dedicato nel 466 a. C. (la dedica cadeva il 5 giugno; cfr. Ovidio, Fasti, VI, 213 seg.), di cui sono note due particolarità rituali che bene si addicono a una divinità, del giuramento: aveva cioè una parte del tetto scoperchiata per la visione immediata del cielo; conservava nell'interno dei dischi di rame (orbes ænei) simbolo del disco solare e che ricordano l'analoga urfeta (=orbita) del rituale umbro. Nel tempio venivano custoditi i trattati. Nell'orto attiguo alla chiesa di san Silvestro sul Quirinale si rinvennero epigrafi relative al dio. La più importante (però di ignota provenienza, scoperta nel 1879) è incisa su una base che sosteneva una statua del dio in figura di Apollo (di tipo arcaico che richiama quello del Didimeo di Mileto scolpito da Kanachos, che doveva avere un fulmine nella sinistra) ed è dedicata "Semoni Sanco sancto deo Fidio" dalla "decuria sacerdotum bidentalium" (Corp. Inscr. Lat., VI, 30.994), collegio sacerdotale addetto alla disciplina fulgurale e che per ciò appunto aveva la custodia del tempio di quel dio "qui foedera fulmine sancit" (Verg., Aen., XII, 200). Statua e base si trovano ora nel Museo Vaticano. Nell'Isola Tiberina si trovava un altro santuario del dio, noto per l'errata attribuzione che gli apologisti cristiani (Giustino, Apol., I, 26; Tertull., Apol., 13) fecero di esso a Simon Mago, tratti in inganno dall'iscrizione dedicatoria.
C. L. Visconti, in Studi e documenti di storia e diritto, II (1881), p. 105 seg.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, 2ª ed., Monaco 1912; F. Altheim, Römische Religionsgeschichte, I, Berlino 1931; per la relazione tra Semo e i Semones, v. M. Nacinovich, Carmen Arvale, II, Roma 1934, p. 8 seg.; A. Platner, A Topographical Dictionary of Ancient Rome, Oxford 1929, p. 469 seg.


https://it.wikipedia.org/wiki/Sanco
Sanco o Semone (anche Sancus, Semo Sancus, Fidius Sancus), è stata una divinità arcaica romana protettrice dei giuramenti, di origine Sabina.
Di origine umbro-sabina (la provenienza sabina viene menzionata da sant'Agostino d'Ippona all'interno del De Civitate Dei, XVIII,19), venne associata a Zeus Pistios ed in seguito assimilata ad Eracle. Era considerato protettore dei giuramenti, e per questa ragione la sua radice etimologica si fa risalire al verbo sancire.
Santuari
Nel 446 a.C. fu costruito un santuario a lui dedicato a Roma, sul Quirinale, di fronte al tempio di Quirino e nei pressi della porta da cui prendeva il nome, la Porta Sanqualis. Inoltre al dio era dedicato un altare nell'Isola Tiberina.



Esculapio e la medicina, nell’Isola Tiberina

http://www.accademiasalute.eu/wp-conten ... ulapio.pdf
...
Molti furono i santuari o “Asclepei” edificati in suo onore ed ancora più numerosi i luoghi di accoglienza per i malati che venivano preparati a ricevere i suoi medicamenti.
I primi “Asclepei” venivano costruiti, non a caso, in luoghi riparati dai venti, circondati da estesi boschi e sempre in prossimità di una fonte o di un pozzo di acque sorgive: caratteristiche che ben legano con l’idea di salubrità che quei luoghi dovevano possedere.
Solo più tardi si pensò di edificarli come veri e propri templi contornati da portici ed abitazioni che accogliessero gli ammalati.
I malati vi arrivavano dopo un vero e proprio pellegrinaggio e, prima di venir sottoposti ai segreti metodi di cura, volontariamente si sottoponevano a riti liturgici, preghiere, digiuni ed offerte sacrificali.

La medicina che Esculapio esercitava era completa e si fondava sulla guarigione non solo del corpo, ma anche dello spirito.

Il metodo di cura si basava sul “rito d’incubazione”.
“In-cubare” significa “giacere dentro un luogo sacro o tempio” e, quando si parla di tempio, ci si riferisce anche ad uno spazio intimo, segreto, da ricercare nel proprio cuore.
Questo procedimento, insieme alla taumaturgia ed all’ipnomagnetismo curativo era stato praticato, già da epoche antichissime, sia in Egitto che in India; in seguito fu utilizzato dagli Esseni del Mar Morto, da Gesù Cristo, dai suoi Apostoli e dai santi Cosma e Damiano.

I malati dopo essere stati sottoposti a quei riti di purificazione, passavano la notte nel tempio e qui cadevano in un sonno spontaneo (o provocato dai
sacerdoti stessi) durante il quale appariva loro Esculapio o i suoi messaggeri, con i suggerimenti per la cura da seguire.
Al mattino i Sacerdoti o Asclepiadi, interpretavano quei sogni enunciando la diagnosi ed i medicamenti necessari.

I numerosi “ex-voto” restituiti dagli scavi archeologici attestano l’autenticità di quelle guarigioni; spesso le iscrizioni indicano la ricetta della medicina
utilizzata mettendo in evidenza, per la semplicità della cura adottata, il mistero legato a quelle miracolose restituzioni di salute fisica e psichica.
I simboli adottati da Esculapio erano il bastone, il rotolo di libro, il fascio di papaveri, il gallo ed il serpente. Il rotolo di libro rappresenta la Legge Divina, la guida sicura da seguire;
i papaveri, simbolo del “sonno dello spirito”, recisi in modo da formare un bel fascio, diventano l’emblema di rinascita a nuova vita: esperienza ben espressa dalla figura del gallo, annunciatore del “nuovo giorno”.
Un significato particolare lo riveste il bastone con il serpente attorcigliato che Esculapio portava sempre con sé. Quel “sostegno” nodoso e possente diventò ben presto il sicuro emblema di cura e soccorso adottatoper contraddistinguere la vera Medicina.
Nell’antichità per Medicina s’intendeva la “Medicina Aurea”, rimedio che guarisce tutte le infermità del corpo e dell’anima, intesa come “dono” che Dio elargisce a chi ne è degno. I Filosofi ermetici attribuirono a quest’Arte la proprietà di ogni guarigione e ringiovanimento: il vero medico era l’Artista che dà inizio alle fatiche d’Ercole per portare a compimento la Grande Opera alchemica o Medicina Aurea.

Si dice che Esculapio risolvesse le malattie utilizzando tutte le risorse fisiche e metafisiche da lui acquisite e che lo facesse con leggeri toccamenti sulle parti malate del paziente, alitando poi su di queste. In breve tempo divenne talmente eccellente nell’“arte medica”da metterla a profitto dell’umanità, tanto da riuscire a riportare in vita il giovane Ippolito, figlio di Teseo: tutto il suo potere sembrava risiedere in quel serpente avvolto sul suo bastone (tirso o Caduceo) emblema adottato poi dalle farmacie di tutta Europa.

Il serpente, simbolo di insidia e seduzione operata dall’illusione cosmica (l’Uroboros dei Greci) in questo contesto diventa l’emblema di morte e di rigenerazione spirituale, aiuto insostituibile per poter esercitare la vera Medicina.
Nell’antica Grecia la fama di Esculapio risultò talmente grande, da far pensare che bastasse dormire in un santuario a lui consacrato per guarire da ogni malattia e fu proprio dietro a questa notorietà che anche Roma volle legare l’Isola Tiberina alle prodigiose qualità mediche della sua persona.
Secondo la tradizione romana il Tempio di Esculapio fu costruito dove già ne esisteva un altro, dedicato a Vediovis. Nel mito, il dio Vediovis, era assimilato ad Apollo, dio del Sole, della medicina e di tutte le arti, quindi il fatto di festeggiare Esculapio nello stesso giorno, consacrava maggiormente la sua grandezza di Medico.
I l Te m p i o s o rg eva n e l l a p a r t e meridionale dell’Isola vicino ad una fonte; ai suoi lati era stato edificato un portico destinato all’accoglienza dei malati e dei pellegrini, infine nella parte settentrionale si trovavano tre piccoli santuari dedicati a divinità che avevano a che vedere con il mondo agreste e con
l’osservanza di giuramenti e promesse divine.
...

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