Veneti endependentisti ? ke łi prefarise ła łengoa tałiana

Veneti endependentisti ? ke łi prefarise ła łengoa tałiana

Messaggioda Berto » mar ott 28, 2014 9:10 am

Requiem per i dialetti

http://www.lindipendenzanuova.com/requi ... i-dialetti


di MARCO TAMBURELLI

Di questi tempi si sente spesso parlare di come i dialetti italiani stiano attraversando un periodo di revival. Molte regioni mettono a disposizione fondi al fine di promuovere manifestazioni dialettali come spettacoli teatrali, serate di musica, concorsi di poesia, ma anche seminari dove ci si può informare sulla tradizione e la storia del vernacolo sia parlato che scritto. Alcune delle regioni italiane hanno introdotto legislazioni con l’intento di proteggere il loro vernacolo (es. la legge regionale 45/1994 in Emilia Romagna, o la 6/1990 in Campania). E anche l’internet sta facendo la sua parte, con siti come http://www.dialettando.com il quale contiene moltissime informazioni sulle parlate regionali d’Italia.
Non male, direte voi. E invece no. Per i dialetti d’Italia la situazione non pare molto positiva, anzi, ha tutta la faccia di un requiem; di una cronaca di una morte annunciata. Perché? Perché tutte le iniziative di cui ho parlato, anche se indubbiamente fatte con passione e amore per i dialetti e spesso con indubbia professionalità, mirano a parlare del dialetto, a discutere la storia del dialetto, a creare arte con il dialetto. Tutte cose rispettabili intendiamoci, ma che mettono il dialetto in una posizione di pezzo da museo, una cosa che si può si guardare e magari anche ammirare, ma che è destinata a rimanere lí, nei teatri, nelle poesie di chi lo parla, nelle aule di chi ne studia la storia.
Ma una lingua – perché questo poi è ognuna di queste parlate che, per una serie di incidenti della storia, vengono ancora chiamate dialetti – sopravvive solo quando viene tramandata, solo quando si appoggia sulle labbra dei giovani, e continua il suo cammino passando da una generazione all’altra. E questo, purtroppo, non accade attraverso la poesia e il teatro, ma attraverso il parlare, quel parlare che viene dalla gente e che avviene tra la gente. Prendiamo un esempio.
Nei secoli passati, sia l’Irlanda che il Galles furono a lungo vittime di una grave discriminazione linguistica da parte della corona inglese. Questo portò ad un incremento nell’uso della lingua inglese a discapito delle lingue locali (ovvero l’irlandese e il gallese) le quali venivano sempre meno parlate e sembravano quindi destinate ad estinguersi. A partire dalla seconda metà del 20esimo secolo, in entrambe questi Paesi sono state introdotte diverse legislazioni con l’intenzione di proteggere e promuovere l’uso delle lingue locali.
In entrambi i Paesi la lingua locale è stata sottoposta a un procedimento di “conservazione” attraverso l’introduzione di iniziative come la segnaletica stradale bilingue, la pubblicazione di quotidiani in lingua locale, l’apertura di canali televisivi anch’essi in lingua locale, e l’insegnamento nelle scuole. Ma ciò che differenzia le due campagne, e che le rende distinte, è che mentre in Irlanda la lingua locale fa parte del curriculum scolastico come seconda lingua (come potrebbe essere in Italia l’insegnamento del francese o dell’inglese), il Galles ebbe una visione più radicale: decise di rendere le scuole bilingue, ovvero creare un ambiente dove i bambini possano accedere sia all’inglese (sino ad allora unica lingua ufficiale) sia al gallese in egual misura e attraverso l’impiego di insegnanti bilingue. Hanno quindi creato un sistema dove il gallese è la lingua di contatto, la lingua parlata durante il 50% delle lezioni. In altre parole, hanno creato un sistema scolastico dove il gallese non lo si insegna, lo si trasmette.
I risultati parlano da sé. In Irlanda, sebbene la campagna linguistica ha fatto sí che l’irlandese venisse trattato come una lingua degna di rispetto, il numero di parlanti è continuato a crollare. Si è passato dai 260,000 in un censimento del 1983 a 95,000 nel 2004. In Galles invece non solo il gallese è amato e rispettato, ma è soprattutto parlato, ed è parlato dai giovani e dai bambini tanto quanto lo è dai meno giovani. Si è passati da 575,000 parlanti nel 1971 ai 611, 000 del 2004. Un’idea semplice quanto geniale quella dei gallesi, anche se non così innovativa; dopo tutto l’egemonia del Fiorentino in Italia è stata creata attraverso il sistema scolastico e l’impiego di insegnati di madre lingua fiorentina in gran parte della penisola. I nostri bisnonni dovevano combattere l’analfabetismo e le barriere linguistiche che esistevano tra i diversi popoli d’Italia, e lo hanno fatto come meglio potevano. Ma quelli erano i problemi dei nostri avi; i nostri problemi sono ben diversi dai loro, anche in campo linguistico. Adesso l’italiano – più o meno standard – lo parlano quasi tutti, e i pochissimi che non lo parlano possono accederlo senza problemi, perché l’italiano è dappertutto: a scuola, al lavoro, e sopratutto nei mass media. Il problema linguistico della nostra generazione – ovvero la nostra “questione della lingua” – è un’altro. Noi siamo davanti alla potenziale perdita di un patrimonio linguistico, e di conseguenza culturale, che non solo è di valore inestimabile ma che ci viene invidiato da molte nazioni europee e che appassiona i linguisti di tutto il mondo, come ha ancora dimostrato una recente conferenza tenutasi nell’Aprile del 2006 all’università di Cambridge dove hanno partecipato studiosi di fama internazionale.
Il problema linguistico della nostra generazione è quello di tenere vivo questo bagaglio culturale; e badate bene non di “conservarlo”, perché la conservazione la si fa a qualcosa che appartiene al passato, ed è quindi roba da museo. No, i dialetti non vanno conservati, vanno ravvivati. Ma come? Beh, la risposta ce la fornisce la storia.
I dialetti d’Italia devono certo essere ricordati e discussi, se non altro perché tutte le volte che sento una poesia in dialetto mi scende una lacrima dal viso, ma se vogliamo salvarli, se vogliamo che non si estinguano, la strada da prendere è chiara. La salvezza sta nel parlarli ai nostri figli, nel tramandarli, e nel farli vivere su nuove labbra, labbra giovani che li possano rinvigorire, come è avvenuto al gallese, e perché no, anche al fiorentino. Certo le iniziative culturali sono importanti perché aiutano a togliere un po’ di stigma sociale alle parlate locali, che per molti anni sono state considerate inferiori, e non degne del volgare illustre (frutto di una propaganda fascista dalla quale non sembriamo proprio capaci di liberarci), ma per tenerli vivi o, come è accaduto in Galles, farli addirittura crescere, è essenziale che le regioni – ma soprattutto lo Stato italiano – li riconoscano per quello che molti di loro sono: ovvero lingue con una sintassi e una fonologia ben distinta da quella dell’italiano, e con una storia e una letteratura alle loro spalle. Per alcuni di loro questo è già accaduto, basti citare il Sardo e il Friulano (quest’ultimo riconosciuto di recente con una legge del Dicembre 1999), ma molte altre parlate d’Italia che sono innegabilmente lingue, come ha anche confermato l’Organizzazione internazionale per le standardizzazioni (di cui l’Italia fa paradossalmente parte), rimangono ancora ammanettate all’etichetta di dialetto, vedi l’Emiliano Romagnolo, il Ligure, il Lombardo, il Napoletano, il Piemontese, il Siciliano, e magari anche altre, perché se ci stiamo a guardare bene la lista è probabile che si allunghi piuttosto che accorciarsi. Certo all’interno di queste lingue ci sono diverse varianti, ma è sempre cosi con le lingue; il francese di Parigi e quello di Nizza non sono identici, come non lo sono l’Inglese di Londra con quello di Manchester. Ma questa è la natura delle lingue. Negargli un riconoscimento ufficiale è invece la natura di una politica miope, che non solo non sa vedere le proprie ricchezze culturali ma che cosí facendo ne asseconda addirittura la morte.
Il riconoscimento delle lingue locali è un passo importante perché apre le porte al loro uso negli asili (come sta avvenendo in Friuli) e nelle scuole, dandogli modo di diventare mezzo di comunicazione di oggi ma sopratutto di domani. È un passo importante perché aiuterebbe le parlate regionali a disfarsi del pesante e spietato epiteto “dialetto”, nel quale sono state avvolte per decenni e il quale le ha rese sempre più deboli e malate. Solo questo potrà portare loro un po’ di luce, e regalargli il rinascimento che si meritano. Solo questo potrà mostrargli la strada per raggiungere le bocche dei bambini, e una lingua vive solo quando è sulla bocca dei bambini.
m.tamburelli@ucl.ac.uk - Dipartimento di Fonologia e Linguistica University College London

(da Dialettendo.com) (http://www.phon.ucl.ac.uk/home/marco)
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Messaggioda Berto » dom apr 26, 2015 7:24 am

http://www.raixevenete.com/il-veneto-e- ... noscimento

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... uiotto.jpg


Il veneto è una lingua, riconosciuta dalla Regione del Veneto nel 2007 con apposita Legge Regionale e, di recente, anche dall’intero Stato del Brasile (ove si parla il “Talian”, o veneto-brasiliano).

Manca ancora però il riconoscimento della lingua veneta da parte dello Stato italiano, che già tutela e riconosce 12 lingue “minoritarie” sul suo territorio: l’albanese, il catalano, il germanico, il greco, lo sloveno, il croato, il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.

Di seguito riproponiamo l’intervento di Davide Guiotto tenuto al Convegno internazionale promosso dalla Regione del Veneto e dalla Commissione Nazionale dell’UNESCO sul tema “Il veneto: tradizione, tutela, continuità”, che si è tenuto nel 2011.

Purtroppo il riconoscimento ufficiale della lingua veneta da parte dello Stato italiano non è ancora arrivato.

Vorrei innanzitutto ringraziare gli organizzatori di questo importante convegno dedicato alla lingua veneta, in particolare l’UNESCO e la Regione del Veneto.
Anche l’Europa si era espressa in passato in merito alla lingua veneta: il commissario europeo per il multilinguismo Leonard Orban aveva espresso infatti vivo apprezzamento per le numerose ed importanti attività che la Regione Veneto stava promuovendo a sostegno della lingua veneta, rassicurando del suo sostegno per il futuro in tutte le azioni riguardanti il multilinguismo. Il commissario Orban aveva dichiarato inoltre, in quell’occasione, che riteneva personalmente il veneto una lingua ma che, per godere di forme di sostegno da parte delle istituzioni europee, tale lingua doveva essere prima ufficializzata e riconosciuta dallo Stato italiano.

Se il parlamento italiano ancora, ahimè, non si è espresso favorevolmente in tal senso, il veneto può comunque già fregiarsi di importanti riconscimenti istituzionali: ricordo ad esempio la (già citata) legge 8/2007, legge regionale che ha di fatto riconosciuto il veneto come vera e propria lingua a livello istituzionale. Ma il veneto è lingua riconosciuta anche in Brasile: attraverso la LEGGE 13.178 il Talian, o veneto brasiliano, è diventato infatti “(Léngua Talian) Patrimònio Stòrico e Cultural del stato del Rio Grande do Sul”, e successivemente analogo riconoscimento è arrivato anche dallo Stato di “Santa Catarina”. Ora è al vaglio dell’intero Stato del Brasile la proposta di riconoscere “El Talian” come “Léngua de Riferensa Nassional e Património Cultural e Imaterial del Brasile”.

L’UNESCO stesso ha di fatto riconosciuto il veneto come lingua nel 1999, a seguito di uno studio dell’Università di Helsinky, inserendola nell’ormai famoso “Libro rosso sulle lingue in pericolo di estinzione”.

Secondo un linguista non esiste differenza fra dialetto e lingua; semmai, come recita il famoso aforisma, “una lingua è un dialetto con un esercito ed una marina”. La differenza quindi si basa sul peso, sociale e politico, che le si vuole attribuire o al contrario negare.

Quanto si sta discutendo qui in questa prestigiosa sede dovrebbe dunque ruotare attorno il seguente interrogativo: “siamo pronti finalmente a dare valore – sul piano sociale, politico e culturale – anche alla lingua veneta, a fianco delle 12 lingue già riconosciute dallo Stato italiano”?
Siamo finalmente maturi per capire l’assurdità di continuare a trattare il veneto come “dialetto dell’italiano” e a riconoscerne invece, finalmente, l’importanza sociale che riveste nella nostra società?
Vogliamo dare il giusto valore ad una lingua dall’illustre tradizione storica, per secoli lingua franca, del commercio e della diplomazia in tutto il mondo di allora?

Siamo finalmente maturi ed obiettivi per capire, senza più tergiversare dietro magari a sterili polemiche, che quella differenza fra dialetto e lingua altro non è che una convenzione frutto di scelte precise di alcune persone?

Il veneto è una lingua, minoritaria in Italia ma maggioritaria nella nostra Regione. La nostra gente, per il 70% della popolazione, secondo dati Istat, pensa in veneto e parla in veneto, ma non ha il diritto di apprenderla e studiarla all’interno dei programmi scolastici, ne’ di vederla degnamente rappresentata nella societa e sui mass-media. E, si sa, trattare una lingua come un dialetto, quasi come fosse un italiano parlato male o una lingua di serie B, genera in chi la parla un senso di inferiorità se non addirittura di vero e proprio rifiuto. Pensiamo solamente a che effetti dannosi e incredibilmente deleteri ha portato un simile condizionamento psicologico fra i parlanti veneti dagli anni ’70 in avanti, con i genitori che addirittura sono arrivati a vergognarsi o a rifiutarsi di insegnare la loro lingua madre ai propri figli. Ebbene, se questo atteggiamento continuerà, se questo tipo di mentalità non cambierà, probabilmente questo potrebbe essere l’ultimo Convegno internazionale dedicato alla lingua veneta.
Una lingua destinata in pochi anni ad una inevitabile estinzione, anche grazie ad un’italianizzazione continua, se non verranno attuate le giuste forme di sostegno e di valorizzazione. Sostegno e valorizzazione che devono partire per prime dalle istituzioni e che vedano finalmente come prima, importante e fondamentale azione il riconoscimento pieno del veneto come vera e propria lingua.

L’invito e l’auspicio che oggi vorrei portare agli organizzatori e ai relatori di questo importante Convegno, è che al termine dei lavori si arrivi alla stesura di un documento unitario attraverso il quale invitare ufficialmente tutte le forze politiche in parlamento a farsi carico e a riconoscere quanto prima la lingua veneta. Un documento sottoscritto da persone di cultura, autorevoli esperti del settore, persone coscienti che esiste l’esigenza di una tutela linguistica anche per il veneto.
E’ un invito non solo mio, personale, ma di tutta la “Commissione Regionale per la lingua e la grafia veneta” di cui sono membro e del “Coordinamento associazioni venete” che rappresento.

Una volta riconosciuta la lingua veneta da parte dello stato italiano sarà possibile intervenire in maniera più continuativa e con un rinnovato slancio per tutte quelle attività finalizzate non solo a mantenere vivo il nostro patrimonio culturale e linguistico veneto – evitandone quindi l’estinzione – ma per dare linfa ed impulso a nuove iniziative fino ad ora insperabili.

Quella del riconoscimento presso il parlamento è un’esigenza e una richiesta forte che nasce dal territorio, trasversale alle ideologie o agli schieramenti.
Una richiesta attorno alla quale ci auguriamo di vedere, da qui in avanti, tutte le forze politiche che ci rappresentano, da destra a sinistra, unite e concordi.

In un’Europa sempre più attenta alle parlate locali e alle diversità culturali, il riconoscimento della lingua veneta sarà una vittoria di tutti.
Grazie.

Davide Guiotto

http://blog.linguaveneta.it/tag/guiotto

http://guiotto-padova.blogautore.repubblica.it
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Messaggioda Berto » dom apr 26, 2015 7:33 am

LINGUA VENETA, LETTERA AL SINDACO DI CITTADELLA
di ANDREA LUNARDON

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... itonci.jpg

http://www.miglioverde.eu/lengoa-veneta

Buongiorno signor Bitonci,
Le scrivo come cittadino cittadellese di lingua e nazionalità veneta in merito all’articolo apparso ieri sul Mattino di Padova riferito all’introduzione del bilinguismo nel nostro comune.

La Sua iniziativa consiste nell’aver inserito in un tabellone luminoso la seguente dicitura: Front Office – “SPORTEI” . Dando per scontato che in qualità di membro della Lega Nord lei abbia a cuore i diritti dei popoli, come il loro diritto all’indipendenza (termine ancora misteriosamente presente nel primo articolo dello statuto del suo partito), all’autogoverno e al bilinguismo e che in qualità di sindaco e parlamentare Lei sia a conoscenza della legislazione italiana ed europea, vorrei mi rispondesse alle seguenti domande in merito alle

Sue dichiarazioni:
1-Perché Lei agisce “con ironia”, quando in verità avrebbe dovuto già attuare per legge la completa applicazione del bilinguismo veneto-italiano negli uffici pubblici, nelle scuole e nella cartellonistica stradale applicando la Convenzione Quadro per la protezione delle Minoranze Nazionali entrata in vigore con legge 302 del 1997?
2-Da cittadellese posso dire di non aver mai sentito di alcuna Sua iniziativa riguardante la lingua e la cultura veneta in comune; secondo Lei si dimostra veramente che “noi teniamo enormemente alle nostre tradizioni e alla nostra lingua veneta” solamente facendo presenza ad una manifestazione culturale una volta “ogni anno, ad inizio settembre, con la Festa dei Veneti”?
3-Secondo Lei si può dire di aver fatto entrare il “bilinguismo comunale” riferendosi ad un solo termine che come se non bastasse è inserito tra virgolette?
4-Perché dichiara che questa iniziativa “rimarrà un caso isolato” pur sostenendo che per lei la lingua veneta è importante?
5-Sempre considerando questa iniziativa un caso isolato, non crede che questo ironico bilinguismo comunale potrebbe rivelarsi offensivo per i suoi concittadini venetofoni?
Le avevo già scritto un anno fa per chiederle di applicare la suddetta legge nel nostro comune in combinato con altre leggi europee ed italiane che potrebbero rendere Cittadella il primo comune italiano a rispettare i diritti dei popoli (diritti umani fondamentali), in particolare quelli del “popolo veneto” riconosciuto anche dallo statuto regionale.
Purtroppo non ho ricevuto risposta alle mail che Le inviavo, forse perché la proposta proveniva da un partito diverso dalla Lega Nord. Oppure, più probabilmente, Lei non mi ha risposto perché tra queste leggi c’è la numero 439 del 1989, che se applicata può dare già il federalismo! Infatti il federalismo è già legge, inapplicata, dal 1989, ma il Suo partito si guarda bene dall’applicarla perché i dirigenti leghisti attuali perderebbero irrimediabilmente consenso dentro e fuori la Lega! Di fronte ai leghisti e ai benpensanti, se applicaste oggi queste leggi dimostrereste di averle ignorate fin dalla fondazione nel 1994: 20 anni di battaglie per una legge che già c’era.
Le male lingue, invece, già sussurrano che la Lega conosca queste leggi da tempo e che i dirigenti non ne parlino e non le applichino per poter continuare la campagna elettorale sul “federalismo irredento”, che finora ha portato in tasca loro (e Sua) tanti sesterzi dde’ Roma e de Silvio.

In qualità di sindaco Lei potrebbe fare molto per la Causa Veneta, ne ha i poteri, e da subito, ma non certo in questo modo. La invito quindi (nuovamente) a contattarci al sito http://www.venetie.in e ad aiutarci ad applicare davvero tutti i diritti del popolo veneto, bilinguismo compreso, iniziando insieme un percorso che inizierà certamente dalla Sua espulsione dalla Lega Nord per terminare con la piena applicazione dei diritti dei veneti e del federalismo amministrativo nel comune di Cittadella.

In attesa di cortese risposta, La ringrasio par l’atension, serenisimi saludi e Viva San Marco (Venetie per l’Autogoverno)

IL SINDACO HA RISPOSTO COSI’ SU FACEBOOK: “Chi sito….WSM Veneto libero….ma da voialtri!”.


Legge 30 dicembre 1989, n. 439
(pubblicata nella G.U. 22 gennaio 1990, n. 17, S.O.)
Ratifica ed esecuzione della convenzione europea relativa alla Carta europea dell’autonomia locale, firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985
http://www.palmerini.net/blog/wp-conten ... onomie.pdf


Festa dei Veneti, Raixe Venete e Lega
viewtopic.php?f=122&t=1396
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... neti-4.jpg
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Veneti endependentisti ? ke łi prefarise ła łengoa tałiana

Messaggioda Berto » dom apr 26, 2015 8:40 am

Skei veneti scriti en tałian e latin ma no ente ła nostra pora łengoa veneta spresà soratuto dai veneti memi


https://www.facebook.com/albert.gardin
https://www.facebook.com/groups/528661007247490

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -latin.jpg

Albertus Gardin el Doxe del novo skeo veneto venesian:
Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... Gardin.jpg


Mi sti skei kive no łi vojo e no łi dopararò mai!
Li podea stanparghene o coniarghene anca en łengoa veneta
e
dapò a xe pasà łI ani dei DUX, DUKI, DOXI, DUCI mi no vojo na Repiovega Veneta co on doxe venesian.


Skei, skeo, bèsi, dracme, cauri e grana
viewtopic.php?f=44&t=55



Gardin el podaria esar on cognome franco-veneto:

Cognomi franki ???

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... anki-1.jpg

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... anki-2.jpg

Cognomi dei veneti
viewforum.php?f=41

http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... ssima.html
NASCE LA LISTA SERENISSIMA

VENEZIA - L' assalto al Comune, dopo la presa del campanile. Per conquistare la laguna non più con i blindati ma con i voti. Gli otto serenissimi pirati che la notte dell' otto maggio si barricarono in cima al campanile di San Marco, andranno in lista a Venezia, in autunno, alle prossime elezioni comunali. Verranno candidati anche se in quel periodo saranno in carcere. La lista si chiamerà "Veneto Serenissimo Governo", come il movimento degli insorti, si rifarà allo stesso obiettivo dell' autonomia del Veneto, e avrà come slogan: "Indipendenza - Non violenza". Per simbolo, l' emblema di battaglia della Serenissima: il leone di San Marco con la spada e il libro chiuso sotto la zampa. Gli otto del campanile saranno tutti capilista. In rigoroso ordine alfabetico : Barison Antonio, Buson Gilberto, Contin Christian, Contin Flavio, Faccia Fausto, Menini Moreno, Peroni Luca, Viviani Andrea. La lista, oltre che a Venezia, potrebbe venir presentata anche in altri Comuni del Veneto. L' iniziativa è dell' "indipendentista" veneziano Albert Gardin, 48 anni, che fu tra i promotori della Liga Veneta insieme a Franco Rocchetta agli inizi degli anni '80, e prima ancora obiettore di coscienza (finì anche in carcere) e segretario nazionale del Partito Radicale. Gardin fa l' editore. E' il titolare della "Editoria Universitaria" di Venezia, che ha appena pubblicato, tra l' altro, l' Iliade tradotta da Casanova in veneziano, e presiede la giuria del Premio Carlo Goldoni per la cultura veneta, che quest' anno è stato assegnato, con una decisione che ha suscitato polemiche, proprio agli otto del campanile. Robusto, modi spicci, barba nera, Gardin è sospettato di essere uno dei "cervelli" che guidano, da dietro le quinte, i moti serenissimi che agitano il Nord Est. "E' un' accusa che mi sorprende e che non mi sorprende - dice - perchè in questo clima di analisi deviate e di tentativi di creare apposta confusione, tutti possiamo essere sospettati". Gardin dice che l' idea di presentare una lista serenissima e di candidare gli otto del campanile non è una trovata nè una provocazione di stampo radicale, ma piuttosto è il tentativo di portare nel dibattito politico quelle istanze sollevate, in un modo così clamoroso, dal commando che occupò il campanile. "Per questo - dice - il programma della lista si riallaccerà a quello degli insorti, e legherà ai temi dell' indipendenza quelli della non violenza". Nei prossimi giorni, se gli otto del campanile accetteranno la candidatura, comincerà, con dei banchetti allestiti in città, la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della lista alle elezioni amministrative. Gardin dice che lui, personalmente, non ha "alcuna intenzione" di candidarsi, e che si limiterà ad un ruolo di organizzatore e di portavoce. Aggiunge che si tratta di una lista trasversale, indipendentista, nè di destra nè di sinistra, in cui, proprio per questi motivi, i veneziani e i veneti potranno riconoscersi. Gli altri candidati, oltre agli otto del campanile, verranno scelti successivamente, nel corso di pubbliche assemblee. "E' una lista aperta, da costruire" dice Gardin, secondo il quale il programma politico è più importante del pedigree dei candidati. La lista del "Veneto Serenissimo Governo", più che a mettere al posto del filosofo Cacciari il serenissimo Buson, punterà, secondo il suo promotore, a chiedere il riconoscimento dello Stato Veneto, ad ottenere la sua "completa autonomia" da Roma e a disegnare un nuovo scenario, rispetto all' Italia ed all' Europa, per il Veneto e per Venezia capitale. Oltre che con Ulivo, Polo e Lega, ancora alle prese con la scelta dei candidati alla successione di Massimo Cacciari (per l' Ulivo potrebbe spuntarla lo scrittore Gianfranco Bettin, per il Polo l' imprenditore Giancarlo Ligabue), la nuova lista serenissima dovrà fare i conti con altre tre liste civiche. Tra queste ce ne sarà un' altra di ispirazione autonomista: la guiderà l' avvocato Francesco Mario D' Elia, che è il legale dell' "ambasciatore" dei serenissimi Bepìn Segato, e che fu il promotore dei referendum (perduti) per dividere Mestre da Venezia. Le altre due liste civiche verranno capitanate dall' ex assessore dc Augusto Salvadori (quello della crociata contro i sacchi a pelo e le canzonette napoletane), e dall' ex assessore del Pci Domenico Crivellari.
Roberto Bianchin
22 giugno 1997
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Messaggioda Sixara » dom apr 26, 2015 2:37 pm

Gujòto! can da lòs... a xe ben ke inutile ca te vai ai convegni a babarare de lengoa/cultura vèneta... l arkivio de RV indo xelo? co tute le robe ca ghevimo scrito ... beolco, nòno gigio, caixene, paolo pero, mauro trevixan e tuti kei altri ca no me ricordo ma ke i scrivea bèn tuti, tuti bravi ke i ghe credea te la promozione della lingua e cultura veneta... :lol:
( ma tanto a lo sò ke valtri -ogni tanto - a vegnì darghe n ociadina cuà pa vedare come ca se scrive n LV... :D )
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Messaggioda Berto » lun apr 27, 2015 10:44 am

Perché il Veneto è una lingua e non un dialetto
https://www.facebook.com/franco.rocchetta

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... ialeto.jpg

Roketa e Buxato
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /wsm71.jpg


Alberto Pento
Naltra opara livrara ke trata de ła łengoa veneta doprando coeła tałiana e scrita da on veneto ke no doprando ła so łengoa el la fa morir. Altro ke amor par ła so łengoa! No ocor tanti scriti e livri e paxene e parołe par demostrar ke ła łengoa veneta lè na łengoa, saria come scrivar on livro par demostrar ke n'omo veneto lè n'omo e no on simioto. Tuti i parlari de łi omani so ła tera łe xe łengoe, parké tuti łi dopara ła łengoa ke l'omo el ga en boca, no serve profasori o istitusion cofà l'UNESCO par demostrarlo e çertefegarlo. Se ga da dopararla ła łengoa veneta e no parlar de eła en łengoa tałiana, fanfaroni!

Oliviero Oliver Cassarà
Una serie di parlate simili tra loro.

Alberto Pento
Oliviero Oliver Cassarà el ga scrito: "Una serie di parlate simili tra loro". Ma no se capise coel kel garia volesto dir.

Manuel Carraro
Il caro Oliviero come tutti gli italiani è un abile negazionista quindi tenta di livellare qualsiasi cosa verso il basso per portarlo accessibile alla propria altezza

Idra Panetto Potz
Per favore, posso avere il titolo del libro?

Oliviero Oliver Cassarà
E' inutile, non lo stampano più ed è quasi impossibile trovarne una copia in biblioteca. L'unica è di farti le fotocoppie.

Idra Panetto Potz
Ok, ma nemmeno per mia curiosità me lo dite?

Oliviero Oliver
Cassarà Autore Manlio Cortellazzo se non erro. Il titolo non lo ricordo.

Oliviero Oliver Cassarà
Manuel Carraro, allora diciamo, una serie di lingue simili tra loro ? Non dirmi che il venessian e il trevisan sono la stessa cosa...per non parlare del chiogiotto !

Alberto Pento
Tute łe łengoe omàne łe xe varianse łengoesteghe de ła łengoa omàna. Dapò a ghè de łe aree etno jeografeghe endoe ke łe varianse łengoesteghe łe se someja e lora se parla de łengoa o de sistema łengoestego co łe so varianse.
Anca ente l'aree tałego-europee a ghè vari sistemi łengoesteghi fati da varianse ke łe se someja e ke anca en parte łe se sormonta.
El tałian, el latin, el toscan, el veneto, el lonbardo, el napoletan, ... łe xe varianse de ara tałega ke łe ga on çerto grado de somejansa. Le łengoe standare łe xe łigà a łi stadi o stati e coełe no standare łe xe łigà a łe etnie e a łe so tradision storeghe e coulturałi.
No ghè n'omo kel sipia conpagno de n'altro, no ghè on fiło d'erba, no ghè çeluła, no ghè n'atomo kel sipia conpagno de n'altro ... e sta enfenida variansa lè el senso, el mistero e la gloria divina de ła creasion e de l'evolousion de l'ogniverso.

Alberto Pento
No xe parlando e scrivendo en tałian de ła łengoa veneta ke ła se vałorixa, a xe purpio el contraro parké a te ła sepełisi soto el tałian e te ła sofeghi e desfi col tałian. E no xe çerto traduxendo en veneto ła Divina Comedia ke a te vałorixi ła łengoa veneta parké cusì fando te ła tien sinbołegamente sotana del tałian, caxo mai a xe traduxendo opare scrite en sumero, acadego, vecio ejisian, catałan, maltexe, sardo, angrexe, todesco, françoxo, xlavo, grego, çinexe, tibetan, arabo e ebraego ke te ła vałorixi e ca te ghe dè na grandesa e on respiro o n'arfiar ogneversal.

Pensar, parlar, cantar, far sesti e scrivar en łengoa veneta no lè cusì ciàpa e tralà par ki ke lè stà xlevà a doparar el talian e łe categorie de pensier tałiane ... cogna far on sforso grando, lè n'enpegno fadegoxo e ghe vuria la contribusion de tanti par laorarla e farla cresare sta nostra łengoa veneta ke no ła ga da esar na copia del latin o del tałian, parké el sforso nol gavaria senso e non varia gnanca ła pena trar fora de łe brute copie.
Mi a go leto coalke pajna scrita en tałian da Roketa (http://venetolion.org/.../25-aprile-del-1915...), ke a prasindar dal contenudo, ła jera scrita ben con bełe parołe, co variansa e asè ben conbinà ... cognaria ke tuti a se sforsasimo de doparar ła łengoa nostra e de confrontarse par scanviarse espariense, pareri, epotexi, solusion, nove parołe, ... come credio ke łi gapie fato col tałian?
No se ga da darse arie da maestri "a so tuto mì" ghemo da esar omiłi e sensa temansia de dirse łe robe e de confrontarse co amor e creansa. El tałian łe na beła łengoa ma ła ne encaena, prasiò cogna ke doparemo e femo cresar ła nostra par xmarcarse da łi tałiani e marcarse cofà veneti, lè on laoràso par trarghe fora on "sistema" bon de star al confronto co łe łengoe ke łe ga miłe e pì ani de tradision de laorasion grasie a l'empegno de dexine de miłiara de xletrani ... No a ghemo cogno de profasori ke scriva en talian so ła łengoa veneta ma a ghemo cogno de xente ke dopara ła łengoa nostra e doparandola par tuto a se ghe trova ognora el drito par dir e contar al mejo łe robe. Na roba ke no se garia mai da far a xe pensar e scrivar en tałian e dapò adatar el testo a ła sonansa o voxansa o fonetega veneta o a ła boca o parlada veneta.
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Veneti endependentisti ? ke łi prefarise ła łengoa tałiana

Messaggioda Berto » mar apr 28, 2015 7:38 am

Ghe nè anca altri ke i ła pensa cofà mi, anca se łi dopara ła łengoa tałiana:

https://www.facebook.com/gabriele.perucca

Davvero mi viene da vomitare quando vedo la bandiera della Republica Veneta utilizzata da partiti venetisti e da gente in cerca di raccattare voti per la propria carega. I vari Morosin, Chiavegato o Noi veneto Indipendente.....Ora basta con questo scempio. Chi opera per via istituzionale italiiana non dovrebbe utilizare simboli sacri al nostro Popolo e alla nostra Nazione. Il VENETO non è la REPUBLICA VENETA. Le elezioni regionali itaiiane non hanno nulla a che fare con la nostra storia ed il nostro diritto di popolo. Meglio la vaporosa Moretti che almeno non si nasconde dietro a simboli che non le appartengono e dice davvero quello che pensa di essere: ITALIANA e PD. I partiti politici venetisti sono la tomba di tutti i diritti di sovranità del popolo veneto sulla nostra terra: sono solo caregari per interessi personali che legittimano l'occupazione italiana. ‪
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Veneti endependentisti ? ke łi prefarise ła łengoa tałiana

Messaggioda Berto » mar apr 28, 2015 9:05 am

Ono dei poki kel trata de ła lengoa veneta doprando ła łengoa veneta lè l Brunełi, a cu va el me apresamento:

http://www.linguaveneta.it/grammatica3.asp

Anca se el so doparo par scrito e par boca el se diferensa dal mio:

łengua e mi łengoa
tachemo e mi takemo
gramaticałe e mi gramegal o gramategal
pronunzsia e mi pronunça o proununtsa
riservà e mi reservà
varianti e mi varianse
su e mi so
queło e mi coeło
...

So soreła anvençe ła ga prefaresto doprar ła łengoa tałiana pal so manefesto del 25 april:

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... aprile.jpg
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Veneti endependentisti ? ke łi prefarise ła łengoa tałiana

Messaggioda Berto » mar apr 28, 2015 9:35 am

Anca sti kì łi prefarise ła łengoa tałiana a coeła veneta par parlar de ła łengoa veneta:

http://istitutolinguaveneta.org/la-lingua-veneta

La lingua veneta

Analisi storico-linguistica della Lingua Veneta

La lingua veneta è classificata fra le lingue viventi nel catalogo “Ethnologue”. Il catalogo “Ethnologue” è l’elenco di circa 6700 lingue parlate in 228 Stati, classificate secondo un sistema di oltre 39000 nomi di lingue, nomi di dialetti e nomi alternativi di essi. L’ “Ethnologue” contiene anche un indice delle lingue organizzato secondo le “famiglie di lingue” o ceppi linguistici.
...

??? Il Professor Trumper, è un esperto e rispettato linguista ??? Xe el profasor o ki ke ka scrito el toco ke fa confouxion?

Veneto parlato in Veneto, che non ha nulla ha che vedere con il Venetico, un dialetto Italiano con radici Indo-Europee parlato dai Venetici.

El venetego nol jera on diałeto tałian e dapò ła categoria endouropeo a saria mejo lasarla perdar parké ła dixe poco o gnente e ła fa far confouxion.

Quando la ‘Serenissima’ iniziò a scrivere documenti ufficiali e legali in Veneto, era implicitamente riconosciuto che la lingua Veneta era una lingua. In quel periodo c’erano 3 lingue o dialetti presenti nel territorio Veneto: il dialetto “Veneto Aulico-Veneziano” , il dialetto “Toscano con forti influenze Venete” ed il Latino, che comunque sopravvisse solo fino al 1600. Dopo di allora rimasero solo il Toscano ed il Veneto parlato in Veneto, che non ha nulla ha che vedere con il Venetico, un dialetto Italiano con radici Indo-Europee parlato dai Venetici.

El se ga dexmentegà el xerman dei goti, dei longobardi, dei franco carolinghi, dei sasoni, el çinbro e łe varianse de tera de ła łengoa veneta.

Saria da mandarli a scoła ancora, ma no a coeła tałiana parké łi se faria ancora pì 'gnoranti.
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Veneti endependentisti ? ke łi prefarise ła łengoa tałiana

Messaggioda Berto » mer apr 29, 2015 10:09 am

Cognaria ke i veneti catołeghi, ke łi festeja San Marco e ke łi va ente ła so baxełega a Venesia e ke łi se dixe par ła łengoa veneta łi ghese el corajo de dirghe ai so previ, al so vescovo e al so Papa roman ke lori łi vol ła Mesa, i maremogni e i founeral en lengoa veneta e ke se no łi sarà contentà no łi ndarà pì en cexa ... ma se a ghe va pì ke ben el tałian e ancora mejo el latin, beh i previ no łi canviarà mai.
Cogna ver corajo de dirghe a sti previ ke łi xe rasisti a negarghe ai veneti ła so łengoa ke ła xe apresà e parlà anca da Dio e de no poder pì frecoentar çexe e previ ke łi descremena i veneti e ke prasiò łi xe etnorasisti e poco creistiani.
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