Çentri soçałi łi fasisti rosi come i fasisti neri - rasisti

Çentri soçałi i fasisti rosi come i fasisti neri-nasirasisti

Messaggioda Berto » dom feb 11, 2018 9:16 pm

Manifestazione antifascista, scontri tra centri sociali e forze dell'ordine

https://www.piacenza24.eu/manifestazion ... foto-video

Numerosi i manifestanti partiti da piazzale Marconi per la seconda manifestazione antifascista della giornata. A sfilare questa volta le frange radicali della Sinistra, quella che accusa il Pd di aver contribuito a creare un clima di tensione e intolleranza mostrandosi troppo permissivi con quelli che vengono definiti “movimenti neofascisti o populisti”. I primi partecipanti si sono radunati in piazzale Marconi intorno alle 15, mezz’ora dopo l’area di concentramento è stata raggiunta da Carlo Pallavicini seguito da un nutrito gruppo di militanti di centri sociali e associazioni. In quel momento si sono vissuti momenti di leggera tensione subito rientrata.

A un certo punto i manifestanti hanno deviato dal percorso prestabilito e si sono vissuti attimi di tensione con un leggero contatto con le forze dell’ordine. Il serpentone a quel punto ha raggiunto via Giordani e piazza Sant’Antonino. Lì i manifestanti hanno tentato di dirigersi verso via Cittadella ma sono stati bloccati da un cordone di carabinieri. A quel punto sono esplosi i tafferugli con scontri con i militari e un fitto lancio di sassi, sanpietrini e bottiglie di vetro. Il bilancio è di un giornalista e di un carabiniere feriti.

Dopo gli scontri i manifestanti si sono diretti in via Venti Settembre e poi in via Cavour fino alla stazione.



Piacenza, scontri al corteo anti Casapound. Carabiniere accerchiato e picchiato da manifestanti a volto coperto
11 febbraio 2018

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/0 ... to/4152528

E’ di cinque carabinieri feriti il bilancio degli scontri avvenuti nel pomeriggio di sabato a Piacenza durante la manifestazione di alcune associazioni di sinistra e dei centri sociali contro la recente apertura di una sede di CasaPound nel centro della città emiliana.

Circa quattrocento manifestanti sono partiti in corteo dalla stazione ferroviaria intorno alle 15,30 scortati da circa ottanta fra poliziotti e carabinieri, coordinati dalla questura. Giunti in centro, alcuni manifestanti hanno tentato di cambiare il percorso ma sono stati bloccati dai reparti della polizia e si sono vissuti i primi momenti di tensione. Dopo mezz’ora la testa del corteo composta da centri sociali e antagonisti di sinistra si è scontrata con uomini dei carabinieri di Bologna.

Un militare, rimasto isolato, è stato aggredito e picchiato dai manifestanti con il volto coperto e armati di bastoni e sassi. La manifestazione è poi proseguita fino al termine davanti alla stazione. I cinque carabinieri feriti sono finiti all’ospedale per essere medicati. Sono in corso indagini della questura per identificare chi ha preso parte a scontri.



https://www.facebook.com/cronacavera/vi ... 6915399894



Giusto per informazione Identificato soggetto di Piacenza che ha mandato all'ospedale un Carabiniere.
Si tratta del Figlio di un noto avvocato piacentino, dirigente locale del PD !!!
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Messaggioda Berto » ven feb 16, 2018 9:44 pm

Bologna, la politica carica i centri sociali: idranti e lacrimogeni. Zona rossa per il comizio di Forza Nuova
Un migliaio di manifestanti contro l'estrema destra si è mosso per raggiungere la piazza dove parla Roberto Fiore. Lancio di petardi e bottiglie
di ROSARIO DI RAIMONDO
16 febbraio 2018

http://bologna.repubblica.it/cronaca/20 ... -189006108

BOLOGNA - Tensione in serata nel centro della città per il comizio di Forza Nuova. Un migliaio di manifestanti contro l'estrema destra ha invaso piazza Maggiore tentando di raggiungere il luogo del comizio. Ma si è scontrato con le forze dell'ordine che ha caricato con idranti e lacrimogeni.

I primi scontri nel pomeriggio alle 14.05, con altre cariche della polizia in piazza Galvani contro gli attivisti dei centri sociali, in cui cinque persone (fra cui un agente) restano ferite. Ma pochi minuti prima delle 20 un altro scontro violentissimo avviene in via Farini, a ridosso della piazza Galvani concessa a Forza Nuova: manganellate, idranti sulla folla da un lato, e dall'altro lato lancio di petardi e bottiglie.

Succede tutto attorno al comizio di Forza Nuova, un appuntamento elettorale che ha scatenato reazioni e rabbia, esplose appunto con l'occupazione della piazza da parte dei centri sociali. Ma altri luoghi della città - le vicine piazza Nettuno e piazza Maggiore - ospitano i presìdi di Anpi e Cgil (assieme ad alcuni esponenti di LeU e Pd) e di sigle antifasciste.

Le prime avvisaglie si sono avute in mattinata. E' mezzogiorno quando il collettivo Hobo irrompe a Palazzo d'Accursio e srotola uno striscione: "Consiglio comunale complice dei fascisti", prontamente rimosso dai vigili urbani (due di loro restano feriti), ma che ribadisce l'obiettivo dei manifestanti: l'appuntamento elettorale di Forza Nuova.

Non passa nemmeno un'ora e la scena si sposta in piazza Galvani, in linea d'aria sono meno di 200 metri. È quello il luogo dal quale in serata, dopo le 19.30, parlerà Roberto Fiore. Sono una settantina i membri di vari collettivi bolognesi che occupano la piazza, mentre sono già presenti poliziotti e mezzi blindati. "Oggi è la nostra Resistenza", gridano i manifestanti prima delle cariche. Per Crash "la provocazione di Fiore è gravissima, noi diciamo no alla violenza fascista".

"Non è vero che tutti devono parlare", dice Christopher, a nome di Làbas e Tpo, replicando al prefetto. Matteo del Nodo sociale antifascista ringrazia "chi ha risposto al nostro appello". Alessandro di Vag61 ricorda "che questi personaggi sono gli stessi che hanno intonato 'Boia chi molla sulla Porrettana" e che hanno rivendicato l'attentato di Traini a Macerata". Per Andrea di Xm24 "stiamo perdendo la memoria storica. Adesso viene pure Fiore a fare una campagna elettorale di violenza". E infine Angelo del Cua: "Ci sono anche gli universitari, impediamo il comizio di Fiore".

Alle 14.05, si diceva, scoppia il caos. Partono le cariche della polizia che cerca di respingere i manifestanti fuori dalla piazza. Volano anche alcune manganellate, ci sono dei feriti; colpita alla mano da un manganello anche una giornalista del Corriere di Bologna che stava documentando la scena con lo smartphone. Gli agenti allontanano i centri sociali verso via Farini e piazza Cavour. Il traffico va in tilt, il centro si rivela militarizzato: i mezzi blindati sono forse una ventina, e ci sono anche gli idranti. I manifestanti proseguono in corteo e arrivano al sacrario dei caduti in piazza Nettuno, dove poco dopo è atteso il presidio di Anpi e Cgil. Dalla piazza i centri sociali esprimono solidarietà all'attivista del Cua arrestato proprio stamattina con accuse legate, riferisce lo stesso collettivo, alla manifestazione di sabato scorso a Piacenza. La città resta col fiato sospeso: molto deve ancora accadere, come lascia intuire anche il corteo di almeno mille militanti dei centri sociali che intorno alle 19.30 si muove da piazza Maggiore verso via Rizzoli.

Le reazioni. Sprezzante il commento di Matteo Salvini, leader della Lega Nord. "Faccio un appello a Bologna - ha detto - città dotta, dei poeti, dei cantautori: non fatevi rappresentare da questi 20 figli di papà che non sono antifascisti. Chi usa la violenza per fare politica è un fuorilegge". Meno provocatorio, ma altrettanto duro, Piero Fassino, del Pd: "È inaccettabile compiere azioni violente rivendicandole come azioni di Resistenza. Nessun atto violento ai danni di una assemblea democratica (il riferimento è all'irruzione in Comune, ndr) o contro le forze dell'ordine può essere comparato alla storia delle Resistenza. Chi compie questa indegna forzatura non conosce i valori stessi della Resistenza e violenta la storia del nostro Paese".

Di tenore opposto, a sinistra, i commenti di Prc e Liberi e Uguali: "La nostra solidarietà agli attivisti antifascisti caricati dalle forze dell'ordine a Bologna, città Medaglia d'oro della Resistenza - sostiene il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo -. È vergognoso che Minniti reprima gli antifascisti con la
violenza e lasci invece che xenofobi, neonazisti e neofascisti possano esprimere le loro opinioni: continuiamo a ripetere che il fascismo non è un'opinione come le altre". Per Giovanni Paglia, di Liberi e Uguali, "occupare una piazza per impedire che possa essere usata dai fascisti è un preciso dovere di ogni buon democratico. E assurdo che si utilizzino le forze dell'ordine per cacciare a manganellate gli antifascisti e consegnare lo spazio a Forza Nuova".
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Messaggioda Berto » mer mag 23, 2018 8:00 pm

G8, l'ex capo dei Gis: "La Diaz? Non c'ero, non so se si esagerò". Ma condannati in 25 e fu un agente a parlare di 'macelleria'
23 maggio 2018

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/0 ... ia/4376732

Carlo Giuliani è diventato “un eroe” mentre Mario Placanica, il carabiniere che sparò al giovane genovese durante il G8 del 2001, “ha dovuto lasciare l’Arma” e “da quel processo, anche mediatico che ha avuto, sta ancora sotto cura, ma nessuno ne parla”. Il ragazzo genovese, ucciso in piazza Alimonda, “è morto perché ha usato violenza, se stava a casa o protestava democraticamente nessuno gli avrebbe fatto del male”. L’ex capo del Gis dei carabinieri, il ‘comandante Alfa’, ritorna sui fatti durante il vertice dei primi ministri a Genova descrivendoli come “tre giorni di guerriglia urbana” e sospendendo il suo giudizio sull’irruzione nella scuola Diaz, nonostante le condanne definitive di 25 poliziotti e le testimonianze in aula.

A Campobasso davanti a una platea di giornalisti, durante un incontro valido come corso di formazione organizzato dall’Ordine molisano, il comandante Alfa ha aggiunto: “Io alla Diaz non c’ero quindi non posso dire se la Polizia abbia ecceduto o meno”. Eppure quanto accaduto all’interno della scuola nell’ultima notte del G8 è stato ricostruito in un processo arrivato a sentenza definitiva con la condanna di 25 poliziotti. Nelle motivazioni, i giudici della Suprema Corte parlarono di “un massacro ingiustificabile” e “una pura esplosione di violenza” che gettarono “discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”.

Così di fronte alla sospensione del giudizio dell’ex comandante del Gruppo d’intervento speciale, un giornalista presente in aula ha risposto: “Abbiamo parlato di macelleria sociale in quei giorni”. Parole sposate anche dalla Corte europea dei diritti umani che nel 2015 qualificò l’intervento degli agenti come “tortura”, condannando l’Italia. “Lei ce l’ha con le Forze di polizia?”, la controreplica dell’ex capo del Gis. Fu proprio un poliziotto però a parlare di “macelleria” riferendosi all’irruzione nella Diaz il 21 luglio. Rispondendo in aula alle domande dei pm Enrico Zucca, nel giugno 2007, Michelangelo Fournier, vicequestore e comandante del 7° nucleo Antisommossa del primo reparto mobile di Roma, definì “un’operazione di macelleria messicana” l’ingresso nella scuola. “Non ho giustificato la Diaz, ho solo detto che non ero presente, sicuramente c’è stata troppa violenza – ha specificato dopo – ma non vanno dimenticati anche quanti tra poliziotti, carabinieri e altri esponenti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti. A volte si è costretti a combattere la violenza con la stessa violenza”.

Come ricostruito dal sito genovese Primocanale, davanti alle rimostranze del giornalista, che ha citato proprio la sentenza della Corte europea, il comandante Alfa ha reagito: “Stia zitto, non sa cosa dice, hanno distrutto una città”. Per poi aggiungere, invitandolo a uscire dall’aula: “Non ho aggettivi per definirla. Si vergogni, siamo stati assaltati e malmenati, non per causa nostra ma per causa loro, hanno distrutto una città. Non state a sentire quello che ha detto quel signore perché non è vero, ve lo posso assicurare perché ero presente”. Poi l’ex capo dei Gis è tornato sulla vicenda di Giuliani: “È morto perché è andato a Genova (era del capoluogo ligure, ndr) per usare violenza, se stava a casa o protestava democraticamente nessuno gli avrebbe fatto del male“.

Il comandante Alfa è intervenuto anche sul processo Trattativa Stato-Mafia, che il 20 aprile scorso ha visto condannati in primo grado il vertici del Ros, Mario Mori e Antonio Subranni, oltre all’ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno. “Come mai sono stati condannati solo i carabinieri e nessun politico? – ha detto il militare – Non credo che il generale Mario Mori di sua iniziativa, se è successa questa cosa, abbia agito da sé. Caso strano i politici sono usciti tutti puliti e questo mi sembra strano”. In realtà, il “livello politico” è entrato nel processo con i 12 anni inflitti al fondatore di Forza Italia ed ex senatore Marcello Dell’Utri.
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Messaggioda Berto » mer giu 13, 2018 7:38 pm

Torino, licenziata la maestra Lavinia Flavia Cassaro che insultò i poliziotti durante un corteo
Chiara Sandrucci
18 giugno 2018

https://torino.corriere.it/cronaca/18_g ... 0dad.shtml

TORINO - La lettera di licenziamento è arrivata 5 giorni fa ma l’ha letta solo ieri, martedì. Lavinia Flavia Cassaro, la maestra che insultò i poliziotti durante un corteo antifascista a Torino lo scorso 22 febbraio è stata licenziata in tronco dall’Ufficio Scolastico Regionale. Il massimo della pena. Un licenziamento a far data già dal 1 marzo, il giorno in cui venne sospesa a mezzo stipendio in attesa di giudizio. Durante la manifestazione antifascista contro CasaPound, augurò la morte agli agenti («Maledetti, dovete morire»), ma venne ripresa dalla trasmissione Matrix. Da quel momento il “caso Cassaro” diventò così nazionale, anche perché sia era in piena campagna elettorale e Matteo Renzi, presente nello studio tv, criticò aspramente il comportamento della donna. La prima a muoversi fu l’allora ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli avviando un procedimento disciplinare.


Torino, la prof anti poliziotti al corteo dell’8 Marzo
Il sindacato: non meritava una sanzione così dura

«Ricorreremo al Tribunale del Lavoro», ha detto Cosimo Sarinzi, rappresentante Cub Scuola, «Non meritava la sanzione massima e definitiva, la pena deve essere sempre proporzionale ai fatti commessi». Il sindacato ricorda che la maestra, di ruolo nella scuola primaria dell’Istituto Comprensivo Leonardo da Vinci di Torino, non era in servizio al momento dei fatti e che la sua unica colpa è quella di «esprimere le sue opinioni politiche con eccessiva vivacità». E promette battaglia - sia in sede legale che sindacale - contro un provvedimento che definisce una «sentenza già scritta».

La motivazione dell’Ufficio scolastico

Di opinione opposta l’Ufficio Scolastico Regionale che in una nota scriveva che «la condotta tenuta dalla docente, seppure non avvenuta all’interno dell’istituzione scolastica, contrasta in maniera evidente con i doveri inerenti la funzione educativa e arreca grave pregiudizio alla scuola, agli alunni, alle famiglie e all’immagine stessa della pubblica amministrazione».

Vicina ai centri sociali

La lettera di licenziamento era nella sua casella mail già da venerdì scorso. Ma Lavinia Flavia Cassaro l’ha letta soltanto ieri. Da sempre antagonista, vicina ai centri sociali, la donna è stata contestata anche alla scuola primaria del quartiere Falchera dove era di ruolo. Secondo il dirigente scolastico, avrebbe manifestato «problemi nella relazione con i colleghi e con gli alunni: senza sfociare in fatti richiamabili, resta persona che genera tensione e disagio». Il sindacato Cub Scuola, che la difende, fa però notare che quindi la maestra «non ha mai fatto nulla meritevole di una pur lieve sanzione disciplinare».


Torino, scontri al corteo antifascista contro Casapound
L’intervista al Corriere: «Sono antifascista, fiera di esserlo»

Alcuni giorni dopo la manifestazione in centro a Torino rilasciò un’intervista al Corriere Torino: «A centinaia augurano la morte sui social a me e alla mia famiglia... - disse - l’ho fatto anch’io coi poliziotti? Non scherziamo, non è per niente la stessa cosa. Io non rinnego niente di quello che ho detto. Ho augurato la morte all’ideologia che rappresentano, non a loro singolarmente. L’ideologia che protegge i fascisti. Non ce l’ho con il poliziotto. Cosa mi cambia se lui muore? Io vorrei che il poliziotto esistesse per tutelare i cittadini, non per reprimere».


Il lungo sfogo su Facebook durante la bufera mediatica

A caldo, nei giorni della bufera sui media, l’insegnante scrisse un lungo post su Facebook rivolgendosi direttamente a Renzi: «E lei caro Matteo, ancora si affanna per cercare di sembrare un sincero democratico di sinistra? Licenziamento immediato per una maestra (antifascista) giustamente delusa dal proprio sistema statale, per il vilipendio quotidiano che viene praticato, ogni giorno, nei confronti della nostra Costituzione e per le connivenze, tra la politica istituzionale e l’incalzare dell’ideologia, ma soprattutto delle pratiche fasciste in questo paese... E non solo». In quel post non trapelava segno di pentimento: «Un’insegnante deve essere valutata per la passione, l’amore e la cura che mette nel proprio lavoro e verso i propri studenti e studentesse. A me queste cose, di certo, non mancano. Non mi vergogno della sana rabbia (...) è la mia etica che m’impedisce di stare ferma a guardare lo sfacelo culturale ed umano che cresce smisuratamente intorno a me».


Comunisti, internazicomunisti e dintorni
viewtopic.php?f=176&t=1711
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Messaggioda Berto » dom lug 29, 2018 7:19 am

L'agguato a CasaPound: gli urlano "Fascio di m...", poi lo massacrano in dieci
Sergio Rame - Sab, 28/07/2018

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 59266.html


Assalto dei centri sociali davanti a un bar di Mestre. Calci, pugni e schiaffoni contro il militante di CasaPound

Dieci contro uno. "Fascio di merda!", gli hanno urlato prima di riversare il proprio odio contro di lui.

Un vero e proprio agguato che è finito con un pestaggio senza precedenti: calci, pugni e schiaffoni contro un militante di CasaPound.

Giovedì scorso, come riporta VeneziaToday, un gruppo di dieci facinorosi, esponenti molto probabilmente dei centri sociali di Venezia, ha barbaramente pestato a sangue il militante di CasaPound. È successo di sera, poco prima delle undici, in un bar di via Palazzo a Mestre dove la vittima, A. P., era andato a mangiare qualcosa prima di tornare a casa. Qui, secondo la ricostruzione fornita anche agli inquirenti e riportata dal Corriere del Veneto, avrebbe scambiato qualche sguardo con un paio di ragazze entrate nel locale inizialmente da sole e poi raggiunte da un terzo giovane che, a quel punto, avrebbe iniziato a guardare con insistenza il militante di CasaPound. Temendo che potesse accadere qualcosa di brutto, A. P. ha deciso di pagare il conto e tornarsene a casa.

Una volta in strada A. P. è stato raggiunto da una decina di persone che nel frattempo avevano raggiunto il bar di via Palazzo. In pochi secondi lo hanno accerchiato e, dopo averlo ripetutamente insultato, lo hanno iniziato a picchiare. Non si sarebbero certo fermati se un cliente del locale non fosse intervenuto per sedare la rissa. Quando, poi, la titolare ha telefonato per richiedere l'intervento della polizia, i dieci violenti si sono dileguati facendo perdere le proprie tracce per le vie di Mestre.


Alberto Pento
Questi nazisti rossi nazi comunisti vanno perseguiti con la legge Mancino, sono mille volte peggio dei fascisti.
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Messaggioda Berto » mar ago 14, 2018 7:36 am

Cassazione: "Centri sociali occupati regolari se socialmente utili"
13 agosto 2018

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/ ... 802a.shtml

Gli attivisti festeggiano: "Anche la Corte suprema rigetta il ricorso per il sequestro". "Riconosciuto il valore sociale di molti di questi spazi sottratti al degrado": ha affermato Paolo Cento di Sinistra italiana

Gli attivisti del centro sociale "Tempo Rosso" hanno subito accolto la sentenza della Corte suprema: "E' stato rigettato il ricorso della Procura di Santa Maria Capua Vetere". E su Facebook scrivono: "Ora attendiamo le motivazioni per vedere se sono state accolte le istanze dei nostri avvocati". "Nella provincia del malaffare, del deserto ambientale e sociale, e dell'ipocrisia istituzionale, essere Tempo Rosso è per noi la nostra maniera di esistere e resistere qui, a testa alta e senza mai fare un passo indietro", concludono.

Paolo Cento: "Riconosciuto il valore sociale" - "La sentenza della Cassazione sulla vicenda di un centro sociale della Campania riconosce finalmente il valore sociale e pubblico di molti di questi spazi sottratti al degrado e all'abbandono". Lo afferma Paolo Cento di Sinistra Italiana-Liberi e Uguali, commentando la sentenza della Suprema Corte resa nota oggi. "Il no agli sgomberi nei casi riconosciuti di valore pubblico delle proprie attività stabilito dalla cassazione richiede ora - conclude - uno stop immediato al piano di sgomberi annunciato dal ministro Salvini nelle grandi città a partire da Roma".
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Messaggioda Berto » mar ott 02, 2018 9:35 pm

De Magistris sfida Salvini: "I centri sociali di Napoli non sono abusivi e fanno un egregio lavoro"
Franco Grilli - Mar, 02/10/2018

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 83350.html


Il sindaco di Napoli replica alle parole del ministro dell’Interno circa le occupazioni abusive in città

Luigi De Magistris stuzzica (nuovamente) Matteo Salvini in materia di centri sociali.

Il responsabile del Viminale, nei giorni scorsi, aveva posto l’accento sui collettivi che occupano in maniera abusiva gli stabili nelle città italiane, facendo riferimento anche alla situazione di Napoli, dove si è recato quest’oggi in visita ufficiale venendo accolto tra le proteste proprio di antagonisti e centri sociali.

Bene, alla vigilia dell’arrivo del ministro dell’Interno all’ombra del Vesuvio, il primo cittadino del capoluogo campano ha voluto precisare ancora una volta che i centri sociali di Napoli non occupano in modo irregolare alcuna struttura (privata o pubblica che sia), a differenza di quanto invece fa la Camorra.

Queste, infatti, le parole di De Magistris: "Per quanto riguarda l'invettiva che il ministro lancia ai centri sociali, gli voglio ricordare che non c'è alcuna occupazione illegale. Si tratta di movimenti collettivi che, in città, fanno un lavoro egregio che lo Stato dovrebbe sottolineare con positività. Ci sono delle delibere in cui si dà valore giuridico, sociale e anche di contrasto all'illegalità da parte del Comune. Non si tratta, quindi, di occupazione".

Dunque, in riferimento alla lotta alla malavita organizzata, il sindaco ha così parlato: "Se Salvini, invece, ci vuole aiutare a sottrarre alla camorra l'appetibilità dell'edilizia popolare pubblica, non solo condividiamo questo ragionamento, ma lo stiamo facendo da soli da tanti anni. Se ci fossimo stati noi e la cittadinanza, con quello che hanno fatto i poteri centrali e quelli regionali in questi anni, Napoli sarebbe stata una città assolutamente depressa da ogni punto di vista".
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Messaggioda Berto » dom ott 14, 2018 10:16 am

Torino, denunciate studentesse per rogo manichini Di Maio e Salvini
Federico Garau - Sab, 13/10/2018

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 87745.html

Arrivano le prime conseguenzeper gli eccessi della manifestazione studentesca svoltasi a Torino nella giornata di ieri. Denunciate due studentesse di 17 e 18 anni, attiviste del centro sociale Askatasuna

Arrivano le prime conseguenze per alcuni dei partecipanti alla manifestazione studentesca snodatasi per le vie del centro di Torino nella mattinata di ieri.

Nata originariamente come forma di protesta legata alle problematiche del sistema scolastico ed universitario, a partire da quella relativa ai costi troppo elevati, si era tuttavia ben presto evoluta in un aperto dissenso nei confronti dell’attuale governo e delle politiche sull’immigrazione in modo particolare.

Il corteo, organizzato dal Kollettivo studenti autorganizzati, era partito da piazza Arbarello muovendosi per le vie principali del centro, fino ad arrivare in piazza Castello, luogo in cui si è celebrato l’episodio più increscioso. Due manichini raffiguranti i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono stati infatti esposti dai manifestanti, divenuti bersaglio di lancio di uova, e poi dati direttamente alle fiamme.

Per il plateale gesto sono state colpite le due ragazze che hanno appiccato il rogo, rispettivamente di 17 e di 18 anni, attiviste del centro sociale di Torino Askatasuna. Per loro è scattata una denuncia, sia per vilipendio delle istituzioni che per l’accensione di un fumogeno.

“Questi 'democratici' studenti, coccolati dai centri sociali e da qualche professore, avrebbero bisogno di molte ore di educazione civica. Forse capirebbero che bruciare in piazza il manichino di Salvini, e di chiunque altro, o appenderne ai lampioni le immagini è una cosa schifosa”. Sono state queste le parole di condanna del gesto da parte del ministro dell’Interno, riportate da "TorinoToday", che fa riferimento anche ad un altro episodio avvenuto nella medesima piazza da parte di alcuni manifestanti. Erano state affisse su dei lampioni alcune immagini dei vicepremier, poi imbrattate di vernice rossa, a simboleggiare le morti in mare che vengono loro imputate per le politiche sull’immigrazione tanto contestate nei cortei.
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Messaggioda Berto » gio ott 25, 2018 11:31 pm

I centri sociali difendono gli immigrati stupratori
Riccardo Pelliccetti - Gio, 25/10/2018

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 92391.html

Contestazioni ma anche applausi. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ieri è andato nel capannone occupato abusivamente nel centralissimo quartiere romano di San Lorenzo, dove era stato trovato il cadavere di Desirée Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina morta per overdose dopo essere stata vittima di uno stupro di gruppo.

La zona degradata è nota per essere il feudo degli spacciatori africani, i quali sarebbero anche i responsabili dell'omicidio di Desirée.

Salvini è stato contestato al suo arrivo da un gruppo di ragazzi dei centri sociali che lo hanno accolto con striscioni e insulti. Sicuramente sarà stata una buona occasione per prendersela con il leader leghista ma, di fatto, quella che appare è una scelta di campo, un affermare che è meglio stare con stupratori e pusher piuttosto che con le istituzioni. «Fenomeni che difendono i delinquenti», li ha definiti il ministro dell'Interno. E alle urla di «sciacallo», Salvini non si è scomposto e si è rivolto ai giornalisti dicendo: «Provo tristezza per i ragazzotti dei centri sociali che preferiscono gli spacciatori ai cittadini. Loro e chi la pensa come loro avranno la nostra attenzione». Alle contestazioni hanno risposto anche diversi cittadini, che hanno applaudito Salvini invitandolo a infischiarsene di chi lo insultava. Essendo l'immobile sotto sequestro, il ministro non ha potuto farvi ingresso ma ha fatto una promessa: «Tornerò qui a incontrare i residenti, ma da ministro mi impegno a fare pulizia e a tornare con la ruspa. Ci sono cento palazzine a Roma in queste condizioni con delinquenti che difendono le occupazioni abusive e lo spaccio».

Salvini è anche intervenuto sull'inchiesta e ha ribadito che «non si può morire stuprata a 16 anni nel cuore di Roma. Ho chiesto al Procuratore della Repubblica di usare il pugno di ferro. Si sta lavorando per mettere in galera questi vermi, queste bestie. Procura e Questura hanno le idee chiare. Stanno facendo i riscontri del caso. Temo che anche questa volta siano tutti cittadini stranieri. Va resa giustizia a questa ragazza, punto». C'è infatti un testimone, un ragazzo senegalese, che conferma lo stupro di gruppo e sarebbero sei le persone sotto interrogatorio della Squadra mobile.

La zona di San Lorenzo, al pari di molti altri quartieri degradati delle città italiane, è diventata luogo di ritrovo e base per gli spacciatori di droga. Non è un quartiere off limits come accade in altre zone d'Italia, dove l'alto tasso di criminalità impedisce addirittura alle forze dell'ordine di operare. La cronaca italiana, purtroppo, racconta troppo spesso episodi in cui lo Stato non ha la forza di controllare il territorio. E non parliamo solo di mafia, camorra e ndrangheta, ma anche di palazzi occupati abusivamente da centri sociali o da migranti clandestini che sono diventati terra di nessuno. Oppure di episodi, come quello accaduto a Roma nei giorni scorsi, in cui i militanti di Casa Pound hanno impedito un'ispezione della Guardia di finanza in un edificio occupato.

Il ministro dell'Interno, però, ha intenzione di premere sull'acceleratore e di riconquistare i territori perduti dallo Stato. «Recupereremo legalità via per via, quartiere per quartiere ha promesso Salvini -. Vengo qua da ministro e mi impegno a riportare legalità e tranquillità, non solo qui, dopo anni di nulla se non di complicità, vedremo di intervenire con la mano pesante».
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Çentri soçałi łi fasisti rosi come i fasisti neri - rasisti

Messaggioda Berto » sab ott 27, 2018 10:21 pm

???
Sanca Veneta denuncia: «esclusi dal corteo anti-razzista di Treviso»
25 ottobre 2018

https://www.vvox.it/2018/10/25/sanca-ve ... di-treviso

Il movimento indipendendista “Sanca Veneta” denuncia l’esclusione dalla lista dei partecipanti al “Corteo contro le Intolleranze” fissato per sabato 27 ottobre a Treviso. In una nota diramata oggi spiega di aver aderito l’appello, inviando una lettera agli organizzatori in cui si proponeva, oltre alla condanna di ogni razzismo, anche quella della «marginalizzazione della cultura veneta». A richiesta di pubblicare in lingua veneta la lettera (riportata integralmente qui sotto), «è seguito però il silenzio – conclude il comunicato – e ci siamo visti cancellare dall’elenco dei sottoscrittori».

«Cari,
innanzitutto, vorremmo ringraziarvi di averci incluso fra le associazioni e realtà politiche a cui avete indirizzato il vostro invito. Come Sanca ci siamo sempre trovati in una posizione abbastanza scomoda: i temi che abbiamo scelto di trattare, ovvero la valorizzazione della cultura locale e l’autogoverno Veneto, hanno fin dall’inizio destato sospetto in alcune persone, che associavano erroneamente la nostra battaglia a posizioni conservatrici e xenofobe. Noi abbiamo sempre cercato di mostrare come questi temi, se autenticamente compresi, siano in verità una forza per l’inclusione, le chiavi di volta per costruire un Veneto nuovo, accogliente e inclusivo.
Crediamo che se una comunità è salda sui suoi piedi, se sa da dove viene e conosce il terreno su cui cammina, non ha difficoltà ad incontrarsi con culture e modi di vita nuovi ed è in grado di accogliere i nuovi arrivati in un processo di mutuo arricchimento. Non è così per una comunità sradicata; essa è per sua natura insicura ed impaurita e non può serenamente confrontarsi con gli altri senza il timore di perdersi. Similmente, crediamo anche che quando si parli di appartenenza si possano prendere due strade. La prima è quella dell’identitarismo, dell’appartenenza a una comunità definita dall’alto secondo canoni astratti. Questa, ci pare, è la posizione che fino ad oggi è stata portata avanti da forze politiche come la Lega le quali si sono trincerate dietro un astratta difesa di non meglio definiti valori veneti, facendo pochissimo per valorizzare realmente la lingua e la cultura locale ma utilizzandoli come un muro per escludere i nuovi cittadini. La seconda strada, quella che da sempre cerchiamo di percorrere, è quella delle radici e del radicamento, di una cultura veneta promossa e vissuta, che nell’essere accessibile a tutti diventa strumento di ricucitura delle comunità, l’inizio di un cammino comune.
Nell’imboccare questa seconda strada però ci siamo scontrati con un ostacolo inaspettato. Le istituzioni dello stato, nel nome dell’unità della nazione ed anche attraverso un certo modo di intendere la costituzione, fanno di tutto per impedire alle comunità di adottare gli strumenti necessari a valorizzare la propria cultura e condividerla con tutti i cittadini. L’accesso alla scuola per l’insegnamento della lingua locale e per l’approfondimento di altri aspetti della cultura e della tradizione è quasi sempre precluso, le convenzioni europee su tali temi restano quasi sempre inapplicate, il supporto economico alle attività delle associazioni che si occupano degli stessi sono pressoché inesistenti. In altre parole, si assiste ad una costante e sistematica marginalizzazione della cultura locale che talvolta assume i caratteri neanche troppo celati di una discriminazione istituzionalizzata.
Nell’accettare il vostro invito vorremmo perciò farvi una proposta; vorremmo che nel “dare corpo e voce all’opposizione […] alla crescente ondata populista” sosteneste con noi una ferma condanna alla marginalizzazione della cultura veneta che da ormai troppo tempo affligge le nostre comunità, e che crediamo sia una delle cause fondamentali del cedimento delle “ragioni fondanti della nostra convivenza civile” di cui fate giustamente menzione.
Vi invitiamo a sostenere, promuovere e difendere con noi la cultura e la lingua veneta e farne strumento per far rifiorire le nostre comunità, rendendole sempre più accoglienti, inclusive ed aperte al confronto con l’altro».



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