Çentri soçałi łi fasisti rosi come i fasisti neri - rasisti

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Messaggioda Berto » mer apr 26, 2017 1:04 pm

Napoli, guerriglia contro Salvini: città devastata dai centri sociali
Gerardo Ausiello
Domenica 12 Marzo 2017

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/c ... 12537.html

NAPOLI
Guerriglia urbana per un comizio politico. Quello di Matteo Salvini, contestato da De Magistris e dai centri sociali e autorizzato dal Viminale perché «tutti hanno il diritto di manifestare e di parlare». Anche il leader della Lega Nord nella capitale del Sud. Ma la miscela è esplosiva e gli effetti sono drammatici. Per qualche ora Napoli si trasforma in un campo di battaglia. Gli scontri si concentrano soprattutto nel quartiere Fuorigrotta, nell'area della Mostra d'Oltremare, dove si tiene la contestata convention dei leghisti del Mezzogiorno.

Il corteo dei manifestanti anti-Salvini parte da lontano. Il raduno è alle 14 in piazza Sannazaro, dove accorrono centinaia di simpatizzanti di sinistra. L'ex pm si è sfilato ma al suo posto ci sono assessori e consiglieri comunali della maggioranza arancione. Appena il corteo si mette in moto, spuntano una cinquantina di black bloc, che saranno protagonisti di lì a poco degli scontri con le forze dell'ordine. E in effetti poche centinaia di metri più avanti, tra viale Kennedy e piazzale Tecchio, la tensione sale alle stelle. Manifestanti incappucciati provano a forzare il blocco difeso da polizia e carabinieri. È a questo punto che si scatena il caos. I black bloc lanciano sassi e molotov, una delle quali colpisce un blindato dei carabinieri. Gli agenti, in assetto antisommossa, rispondono con i lacrimogeni, ma i violenti non si fermano. Auto e cassonetti vengono dati alle fiamme mentre tra gli abitanti del quartiere si scatena il panico: i negozianti abbassano le saracinesche, la gente in strada cerca rifugio negli androni dei palazzi. Il bilancio è pesante: 3 arrestati e 3 fermati, tutti accusati di adunata sediziosa, lancio di oggetti pericolosi, lesioni e violenza a pubblico ufficiale. In ospedale finiscono in 26: 15 poliziotti e 11 carabinieri.

«CONIGLI»
All'interno, intanto, la convention leghista entra nel vivo. Salvini sale sul palco e attacca i manifestanti violenti: «Sono delinquenti». Non fa sconti neppure ai rappresentanti dei centri sociali: «Conigli». Ma il bersaglio principale delle sue invettive è De Magistris, di cui poi chiederà le dimissioni. Per il segretario della Lega ha gettato benzina sul fuoco fomentando i ribelli: «È scandaloso che un ex magistrato sfortunatamente sindaco, spero ancora per poco, si permetta di decidere chi può e chi non può venire a Napoli. Quello che ha dichiarato in questi giorni verrà portato in qualche Tribunale dove, magari, qualche magistrato più equilibrato di lui deciderà se può insultare o no». Poi Salvini lo sfida: «La prossima volta faremo il comizio in piazza del Plebiscito». Un preciso riferimento al tentativo di de Magistris di non far svolgere la manifestazione alla Mostra d'Oltremare. Questo accadeva l'altro ieri, quando, dopo la decisione dell'ente Mostra di rescindere il contratto con «Noi con Salvini», è intervenuto il Viminale, che ha chiesto alla Prefettura di obbligare la Mostra a concedere il Palacongressi. Cosa che è avvenuta al termine di un'estenuante trattativa, con il ministero dell'Interno che ha invano tentato di convincere Salvini a spostare il comizio in un altro luogo. Al segretario della Lega replica, a distanza, de Magistris, che parla di sé in terza persona: «Noi non abbiamo mai detto no Salvini a Napoli. Il sindaco ha semplicemente espresso la contrarietà ad un'iniziativa assolutamente inopportuna: la presenza alla Mostra d'Oltremare, in un luogo dell'amministrazione o comunque riconducibile all'amministrazione, di un esponente politico che si è distinto per apologia del fascismo, atteggiamenti xenofobi e razzisti. E che, all'insegna dello slogan Napoli colera, ha fatto della sua vita politica un atto di fede contro Napoli e il Sud».



A Pontida i centri sociali di Napoli per sfidare la Lega
Luigi De Magistris: «Invito tutti i terroni ad esserci». L’appuntamento è sabato 22
Nicla panciera
20/04/2017
http://www.lastampa.it/2017/04/20/edizi ... agina.html


C’è finalmente lo spazio per il corteo antirazzista del 22 aprile a Pontida, quello organizzata dal centro sociale Insurgencia di Napoli, in risposta alla manifestazione di Matteo Salvini l’11 marzo scorso nel capoluogo partenopeo. Ferrovie dello Stato, che due giorni fa aveva negato il permesso ai manifestanti per motivi di “policy aziendale” oggi è tornata sui suoi passi e ha concesso il pratone dove si terrà il concerto di chiusura della giornata, che inizierà alle 14.30. «La nostra libertà è stata più forte dei capricci della Lega Nord», commentano gli organizzatori della manifestazione, secondo cui Fs ha cambiato idea «grazie all’incessante tamtam popolare che ha chiesto a gran voce il rispetto della libertà di espressione dei tantissimi che da settimane lavorano alla riuscita di questa giornata storica».

In questi giorni infatti sono stati tanti gli artisti, i musicisti e gli scrittori che hanno invitato pubblicamente a “non censurare un evento senza precedenti, un evento gratuito e pubblico”. Ieri era stato addirittura il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha invitare «tutti i terroni ad andare a Pontida».

Per Egidio Giordano, attivista di Insurgencia e tra gli organizzatori dell’evento, «questa è una notizia importantissima che dimostra che il paese non può essere ostaggio dei partiti e, soprattutto, di idee xenofobe e antimeridionali». Gli organizzatori promettono che sabato nella cittadina bergamasca ci sarà una «festa che dimostrerà che la cultura e il lavoro di tantissime realtà di base è più forte dei pregiudizi, degli stereotipi e dei ricatti, un momento importante che unità Sud e Nord, cittadini e migranti, artisti di ogni parte d’Italia per dire no alle frontiere, alla marginalità e alla guerra».


Il partito dei centri sociali tra affari, trame e coperture
I sindaci Pd e M5S li coccolano, legittimando le violenze: cedono palazzi, pagano bollette e tollerano l'illegalità
Luca Fazzo - Mar, 14/03/2017

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 74847.html

Non sono solo i giudici a essere comprensivi verso i «duri» dei centri sociali. Se nelle aule di tribunale gli antagonisti vengono quasi sempre condannati a pene abbastanza lievi da evitare il carcere, anche se hanno messo a soqquadro una città e aggredito le forze dell'ordine, altrettanta disponibilità incontrano spesso da parte delle amministrazioni locali che scendono a patti con loro.

Affitti simbolici, bollette pagate, occupazioni tollerate, convenzioni, bandi su misura. È lungo l'elenco delle cortesie che sindaci di molte città riservano ai centri dell'ultrasinistra, anche quando sono documentati i loro rapporti con violenze e altre illegalità. Un rapportO in cui i sindaci impiegano risorse pubbliche per garantirsi due contropartite importanti: la pace sociale o l'appoggio elettorale. A volte tutti e due.

A scendere a patti con gli estremisti sono quasi sempre sindaci di giunte di sinistra. Ma a Torino anche la giunta grillina di Chiara Appendino sta continuando e rafforzando la liaison avviata dai sindaci Pd che l'hanno preceduta: Radio Black Out, megafono dell'autonomia e dei No Tav, è ospitata a canone dimezzato in uno stabile comunale, 569 euro di affitto. E i grillini vanno oltre: hanno candidato nelle loro liste una esponente del centro sociale «Gabrio», Maura Paoli, che si è spesa di recente in difesa dei coltivatori di marijuana scoperti dalla polizia all'interno del centro.

Da nord a sud, i casi di feeling sono numerosi. C'è chi, come il sindaco napoletano Luigi de Magistris, ostenta e rivendica (già da prima della baraonda di sabato scorso) i suoi buoni rapporti con «okkupanti» e rivoluzionari, che si sono impadroniti di una sfilza di stabili comunali con il silenzio-assenso della giunta: compreso l'ex asilio Filangieri, per il quale il Comune ha speso sette milioni per ristrutturare. De Magistris ha fatto dichiarare «bene comune» gli stabili occupati: in cambio i caporioni dei centri sociali nel settembre 2016 scortarono il sindaco a Roma a protestare contro il risanamento di Bagnoli.

Continua a tubare con gli ultras la «rossa» Bologna: i centri sociali Tpo, Xm24, Lazzaretto e Vag61 sono tutti legati da convenzioni al Comune; dopo l'ira di Dio scatenata nelle strade il 18 ottobre, il sindaco Virginio Merola ha annunciato lo sfratto di uno di loro, l'Xm24, che però ha già fatto sapere che non se ne andrà: e intanto domenica scorsa ha fatto impazzire gli abitanti del quartiere della Bolognina con un rave durato fino all'alba. La strada era stata segnata d'altronde dal filosofo Massimo Cacciari quando era sindaco di Venezia, e scese a patti con gli sfasciavetrine del centro sociale «Rivolta». Dove non ci sono convenzioni firmate, i Comuni soccorrono gli ultras pagando le loro bollette con i soldi dei cittadini o permettendo che non siano pagate. A Treviso il sindaco Pd paga le bollette del centro «Django», a Torino la Appendino paga acqua e luce al «Gabrio; a Roma la grillina Raggi non fa staccare la luce a case occupate e centri sociali che hanno accumulato - secondo un'inchiesta del Tempo - un arretrato di 12,6 milioni; a Caserta il sindaco renziano Carlo Marino ha fatto riattaccare la luce (non a spese sue) al centro sociale «Canapificio». E via di questo passo.

Si dirà: piccole agevolazioni. Ma che di fatto legittimano comportamenti fuorilegge, e non solo quando gli ultras scatenano violenze che devastano le città: ma tutti i giorni, nel commercio illegale di cibi, bevande, droghe leggere, che avviene all'interno di centri diventati aziende a tutti gli effetti (tranne a quelli fiscali). E qui il caso più vistoso è quello di Milano, dove di sgomberare il Leoncavallo non si parla più: il patto di scambio (a spese del pubblico demanio) offerto agli autonomi dal sindaco Pisapia è ufficialmente ancora sul tavolo, il sindaco Sala non dà segni di voler affrontare la faccenda; anzi permette che uno stabile di proprietà comunale, nell'ex mercato di viale Molise, venga occupato a costo zero dal centro sociale «Macao». E gli paga pure le utenze.
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Messaggioda Berto » mer apr 26, 2017 1:06 pm

Picchiarono le Sentinelle in Piedi, prime condanne per i militanti Lgbt
Calendar 3 aprile 2017

http://www.uccronline.it/2017/04/03/pic ... tanti-lgbt

Due Sentinelle in Piedi massacrate di botte e finite all’ospedale solamente per essersi opposte alle nozze gay, è quanto accaduto nell’ottobre 2014 a Rovereto. Oggi è arrivata la condanna per i due attivisti arcobaleno: sei mesi di reclusione e duemila di euro di multa.

Notizia completamente censurata dai media, che si sarebbero giocati la prima pagina se fosse avvenuto il contrario. Ma il contrario non avviene mai, nessun manifestante pro-family ha mai aggredito, spintonato o difeso con la forza le sue idee. La caratteristica delle Sentinelle, infatti, è restare pacificamente compatte ed in silenzio, un geniale ed efficace modo di manifestare che manda e fa perdere ogni freno inibitorio al tetro mondo arcobaleno.

Tanto che, ad ogni evento (sul sito web delle Sentinelle le prossime date), l’associazionismo Lgbt manda in campo i suoi associati in combutta con i violenti dei centri sociali, che rispondono al silenzio con insulti, sputi, distruzione dei gazebo e, come in questo caso, aggressione fisica. Pestaggio, quello avvenuto in Trentino (ma anche a Bologna), che ha coinvolto anche un sacerdote preso a calci e pugni dagli stessi che hanno fatto della denuncia dell'(inesistente) omofobia la loro ragione d’essere, con l’obiettivo secondario di spingere il tasto emotivo per poter ottenere leggi scalfarottiane che introducano il reato d’opinione.

Pochi giorni fa a Washington, invece, esponenti della comunità Lgbt hanno vandalizzato a colpi di pennarello e martelli un autobus che pubblicizzava legalmente un’immagine raffigurante la differenza naturale tra un bambino e una bambina, ritenuta però una “campagna omofoba” da parte dei liberali. L’autista è stato a sua volta aggredito.

Vandalismo in passato anche contro i locali americani Chick-fil-A, dopo che il proprietario Dan Cathy ha dichiarato che l’azienda a conduzione familiare crede nei valori della famiglia tradizionale. Due anni fa in Germania è stato incendiato l’autobus delle “Sentinelle” tedesche e date alle fiamme anche le auto dei difensori della famiglia, nel 2013 invece, un attivista gay, Floyd Lee Corkins, è entrato armato all’interno del Family Research Council, ente a favore della famiglia naturale, sparando contro la guardia di sicurezza. Il militante omosessuale, una volta arrestato, ha dichiarato di avere in progetto di uccidere quanti più “bigotti omofobi” possibili.

L’unica volta che dei sostenitori della famiglia naturale si sono comportati come gli attivisti Lgbt, recandosi nel 2013 (in modo pacifico, però) al Gay Pride di Seattle (USA) con dei cartelli provocatori, sono stati brutalmente pestati. Il video qui sotto (pubblicato anche sul nostro canale Youtube):

Andrew Sullivan, leggendaria icona gay e giornalista inglese, intervenuto contro la lobby gay quando ha imposto il licenziamento di Brendan Eich, amministratore delegato di Mozilla -reo di aver donato mille dollari alla campagna referendaria per vietare i matrimoni gay-, ha dichiarato: «Un movimento per i diritti civili senza tolleranza non è un movimento per i diritti civili, è una campagna culturale per estirpare e distruggere i propri oppositori. Un movimento morale senza misericordia non è morale; è crudele».
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Messaggioda Berto » mer apr 26, 2017 1:06 pm

Stupro di gruppo a Parma: la violenza è sempre fascista, anche nei centri sociali
Eretica

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12 ... li/3264149

Parma, 2010. Nei locali di Via Testi, sede della Raf, Rete Antifascista di Parma, alcune persone compiono una violenza ai danni di una ragazza incosciente e quindi non in grado di dare il suo consenso. Il fatto viene filmato e quel video, con risolini in sottofondo, viene condiviso di telefonino in telefonino, fintanto che la ragazza non viene a conoscenza di quello che si dice di lei. Si tratta di un fatto gravissimo che avrebbe dovuto essere percepito in quanto tale già da parte di chi quella sera era presente e poi da chi ha guardato e condiviso quel video senza porsi minimamente il problema.

La ragazza, in ogni caso, non denuncia e questo fatto resta avvolto da una nebbia di omertà e giudizio sessista contro di lei. Nel 2013 un ordigno rudimentale scoppia nei pressi della sede di Casa Pound e parte un’inchiesta che tocca antifascisti e anarchici – e figuriamoci – per mezzo della quale gli inquirenti vengono in possesso di quel video. La ragazza viene riconosciuta e convocata e sottoposta a una serie infinita di domande fintanto che non le viene mostrato quel video e chiesto cosa lei ricordasse di quella sera.

Lei fa dei nomi, di gente che frequenta quel posto nel quale lei non ha più messo piede. Non tutti i nomi sono associabili a una responsabilità che la riguarda ma alcuni, ovvero quelli riconoscibili nel video, vengono incriminati e portati a processo per stupro e altre persone vengono accusate per favoreggiamento poiché, secondo gli inquirenti, hanno mentito per coprire gli stupratori o minacciato la vittima per indurla a negare la violenza subita.

Siamo nel 2016 e fino a poco tempo fa della vicenda si sa poco o nulla e non perché la ragazza non fosse reperibile, per quanto indebolita da stress post-traumatico e in esilio per via delle voci contro, ma perché, per l’appunto, negli ambienti “compagni” la ragazza viene definita “infame” giacché aveva parlato con gli “sbirri” e dunque aveva tradito una sorta di codice militOnto che, in questo caso, porrebbe la chiacchiera con gli “sbirri” in una posizione di gravità superiore a quella occupata dallo stupro stesso.

Finisce che è la ragazza a essere posta sotto processo, isolata dagli ambienti militanti, aggredita e cacciata in malo modo da ambienti che gli accusati invece possono serenamente frequentare, insultata in modo sessista con un victim blaming che, per quanto si serva di parole apparentemente diverse, è tale e quale, se non più subdolo, di quello realizzato da sessisti riconosciuti al primo sguardo.

Volano i “se l’è cercata“, i nomignoli sessisti, ma, più di tutto, si parla di lei come persona da scansare perché avrebbe consegnato “compagn*” alle polizie. Si parla di “delazione”, come se questi individui fossero partigiani a subire la repressione nazista, come fossero eroici protagonisti di azioni contro il sistema di potere, senza comprendere che il sessismo c’entra poco con l’antifascismo e con l’anarchia e che lo stupro è un’arma, un dispositivo di potere che viene usato per opprimere, dunque un atto fascista rispetto al quale ogni donna che lo subisce deve avere la libertà di autodeterminarsi nella propria idea di riscatto, rinascita, elaborazione del lutto.

Una delle cose che il femminismo ci insegna è il fatto che non è l’istituzione né la “società” che può decidere per noi su quella che sarà la soluzione scelta per riconciliarsi con il mondo e guarire il proprio dolore. E’ lei che decide e qualunque cosa decida di fare noi le staremo accanto. In questo non c’è alcun paternalismo o “infantilizzazione”, termini che ricorrono in “comunicati” che prendono le distanze dallo stupro ma non mancano di colpevolizzare la ragazza dalla quale si pretende chissà cosa.

Inviterei queste persone a leggere descrizioni minime su quel che accade alle vittime di violenza e poi anche alle vittime di mobbing sociale, di ostracismo, di colpevolizzazione, quando, in totale solitudine, quel che ti aiuta a respirare è il fatto che si costituisca una rete di protezione attorno a queste vittime, non per sovradeterminarle ma per combattere al loro fianco.

Al momento sappiamo che ci sono state alcune udienze e nel frattempo alcune persone, Romantic Punx e un gruppo di Guerriere Sailors, arcistufe di quello che veniva detto, hanno scritto un documento, hanno lanciato un appello, al quale potete aderire scrivendo a romantikpunx@gmail.com, in cui spiegano per filo e per segno quello che è successo così provocando una responsabilizzazione collettiva dalla quale è scaturita una discussione sul sessismo nei movimenti. A questo proposito vi suggerisco di leggere il comunicato di Radio Onda Rossa e di ascoltare l’intervista radio che Ror ha fatto con una delle ragazze che hanno scritto e diffuso il documento a sostegno della vittima.

Altri comunicati e prese di posizione importanti si stanno registrando in tutta Italia e nel frattempo, per quel che mi riguarda, vorrei ringraziare chi comprende che se non c’è consenso è stupro, se sei incosciente non c’è consenso e che un video di quel tipo che circola per l’ilarità di chissà quante persone è una ulteriore e gravissima violenza. Questo non è antifascismo. Non esiste antifascismo senza antisessismo. Questo, senza ovviamente avallare strumentalizzazioni della destra che così vorrebbe criminalizzare tutto il movimento, è semplicemente fascismo.
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Messaggioda Berto » mer apr 26, 2017 1:08 pm

25 APRILE, A VENEZIA COMPARE LA BANDIERA DI “SAN MARCOS”

https://www.miglioverde.eu/25-aprile-ve ... san-marcos

In molti avete commentato, qui su facebook e in piazza, il nostro aver “personalizzato” il Gonfalone di San Marco. In tanti l’avete chiamato “errore”, recriminando il fatto che avessimo violato un simbolo sacro. Bene: vogliamo raccontarvi la storia del nostro Gonfalone e di quel passamontagna nero.
Era il 1998 ed eravamo in Messico. Non il Messico “ciudadano”, quello delle grandi metropoli. Eravamo nel Messico della Selva Lacandona, quello dimenticato, con la vegetazione a coprire i pensieri e le strade difficili da percorrere, con radici sconosciute che attanagliano i piedi, i pneuamtici, la tua voglia di proseguire il sentiero.
Eravamo lì per realizzare un progetto, grazie all’Associazione Ya Basta e al Comune di Venezia: si trattava di una turbina idrica che avrebbe permesso alla comunità autogestita di La Realidad di avere accesso alla corrente elettrica.
Eravamo in tre, tutti e tre veneziani, in mezzo alla Selva Lacandona, con in mano un modellino sgangherato in cartone della turbina che avremmo costruito e un gonfalone di San Marco. Perché avevamo con noi il Gonfalone? Può sembrare strano ma per noi era – ed è ancora – naturale: perché è comunità che ne aiuta un’altra, perché chi lotta per rivendicare indipendenza e autogoverno non va lasciato solo, perché noi siamo veneziani e ora siamo in Messico e tutto questo non è un caso. Sono mani che si stringono, sono sguardi nella stessa direzione e parole comuni.
Ad un certo punto – noi tre sempre fermi nella selva con modellino e Gonfalone – dal’intrico degli alberi compaiono delle persone e ci vengono incontro: la Comandancia Zapatista de La Realidad: in testa il Subcomandante Marcos. Con passamontagna, ovviamente. Ci guarda – noi tre – indica il Gonfalone e dice “Y esto que es?”, e noi “la bandiera di Venezia, San Marco!”.
Lui, così per scherzo, quasi ridendo, prende un pennarello e comincia a scarabocchiarci sopra, alla nostra bandiera.
“Asì es San Marcos!”. Con qualche riga di pennarello ecco comparire un passamontagna sulla testa del Leone.
Quello scarabocchio fatto nella Selva per noi vale tutto. Ci racconta di cosa vuol dire lottare per difendere un territorio. Ci parla di una terra che rivendica il diritto ad autogovernarsi. Ci descrive l’arco di un ponte: quello che abbiamo costruito noi andando là e quello che, forse più solido, ci hanno aiutato a costruire loro attraverso le loro parole, i loro gesti del vivere comune e i loro insegnamenti.
Quel passamontagna a coprire il volto del Leone è per noi il simbolo di un percorso che significa autonomia, autogoverno, territorio libero e allo stesso tempo accogliente, capace di riconoscere ricchezza nella diversità. È per noi il simbolo di chi non vede nel più debole una minaccia ma un alleato, di chi sa bene dove mirare quando rivendica dignità e diritti, di chi non si arrende a vedere la propria terra devastata in cambio di un tozzo di pane. Di chi lotta e gioisce della propria forza, di chi è libero e gioisce della propria libertà.
La bandiera di San Marco non è mai stata codificata. La trovate rappresentata con il leone su fondo bianco, poi blu. Poi il blu la rendeva poco visibile quando veniva issata sulle navi che solcano i nostri mari, si confondeva tra i flutti, e quindi è diventata rossa. La trovate con il Leone che regge una spada, a volte un libro, aperto o chiuso. È l’unica bandiera con la parola “Pax”, pace. È una bandiera che cambia, che vive e respira di quello di cui la comunità veneziana è composta. La nostra, il nostro San Marcos è Rebelde: libero, accogliente, aperto, antirazzista e antifascista, lotta per difendere il suo territorio; ed è nero.

Questi dicono: bandiera di Venezia e dei veneziani e non del Veneto e dei veneti; poi tutto il resto, la solita solfa dei sinistri o fascisti rossi o internazi-comunisti dei centri sociali (Rivolta, Pedro, Gramigna, Ya Basta, ...); mi ricordo quando Casarin e i suoi bravi sono venuti al processo dei Serenissimi e hanno spezzato un braccio al buon veneto Fabio Padovan:

"La bandiera di San Marco non è mai stata codificata. La trovate rappresentata con il leone su fondo bianco, poi blu. Poi il blu la rendeva poco visibile quando veniva issata sulle navi che solcano i nostri mari, si confondeva tra i flutti, e quindi è diventata rossa. La trovate con il Leone che regge una spada, a volte un libro, aperto o chiuso. È l’unica bandiera con la parola “Pax”, pace. È una bandiera che cambia, che vive e respira di quello di cui la comunità veneziana è composta. La nostra, il nostro San Marcos è Rebelde: libero, accogliente, aperto, antirazzista e antifascista, lotta per difendere il suo territorio; ed è nero."


25 marso e 25 apriłe feste venesiane
viewtopic.php?f=122&t=1553


Questa è gente che ancora crede che la proprietà sia un furto:

La proprietà non è un furto e un male ma un bene prezioso e rubare non è un bene ma un male.
viewtopic.php?f=141&t=2495



Marcos el mesican nol ghe entra gnente co naltri veneti

https://it.wikipedia.org/wiki/Subcomandante_Marcos

La giornalista canadese Naomi Klein cita un virgolettato di Marcos riportato da Robert Collier (Commander Marcos Identifies With All, San Francisco Chronicle, 13 giugno 1994):

« Marcos, la quintessenza dell'anti-leader, insiste che la sua "maschera nera è uno specchio, così che Marcos è un gay a San Francisco, nero in Sudafrica, un asiatico in Europa, un Chicano a San Ysidro, un anarchico in Spagna, un palestinese in Israele, un indio maya negli stretti di San Cristobal, un ebreo in Germania, uno zingaro in Polonia, un mohawk in Quebec, un pacifista in Bosnia, una donna sola in metropolitana alle dieci di sera, un contadino senza terra, un membro di una gang in una baraccopoli, un operaio senza lavoro, uno studente infelice e, naturalmente, uno zapatista sulle montagne". In altre parole, lui è semplicemente noi: noi siamo il leader che stiamo aspettando. »

Alberto Pento
Mi a cavaria via "un palestinese in Israele" e "un nero in Sudafrica" e a metaria on bianco en Sudafrica e on ebreo nel mondo e nel Medio Oriente e ghe xontaria on veneto ente ła Tałia, on serbo en Kosovo, on cristian en Boxnia e nel mondo, on diversamente relijoxo e pensante nei paexi a ejemonia xlamega.
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Messaggioda Berto » ven apr 28, 2017 7:19 am

Federico Sassetto
https://www.facebook.com/laboratorioccu ... ED&fref=nf

Una città che per mille e piú anni ha fatto del mediterraneo una sola nazione non può e non deve cedere il suo simbolo in mano ai razzisti. E purtroppo chi in questo stesso giorno ostenta il nostro Leone al fine di alzare barriere va bandito in quanto insulta il significato della liberazione dell'Italia dai fascisti e della fú Serenissima repubblica stessa! Viva l'Italia libera e viva San Marco!


La posizione di Sassetto è quella dei veri razzisti che violano i diritti e i doveri umani, sono tra i peggiori dell'umanità:

Questo Sassetto è di un'ignoranza, di un'arroganza e di una presunzione spaventose ha la bocca piena di violenza e di malvagità.
Non sa nemmeno quello che dice e usa le parole a sproposito.
Venezia non ha mai fatto del Mediterraneo una Nazione.
Parla di barriere e non sa nemmeno cosa siano, parla della liberazione italiana dai fascisti quando che lui è ben peggiore dei fascisti e confonde l'immonda Repubblica castuale, corrotta e ademocratica Italiana con la Repubblica aristocratica Veneta a dominio veneziano. Grida Viva l'italia come i peggiori nazionalisti invasati ottocenteschi e novecenteschi nazi-fascisti. Non sa cosa sia la libertà e cosa siano i valori, i diritti e i doveri umani universali.
Basta soltanto stargli vicino, anche se non apre bocca, per capire che è un ignorante pieno di pregiudizi, di falsità e di violenza.


Utopie demenziali e criminali
viewtopic.php?f=141&t=2593
Utopie che hanno fatto e fanno più male che bene e molto più male del male che pretenderebbero presuntuosamente e arrogantemente di curare.
Totalitarismi maomettano (mussulmano o islamista), comunista (internazicomunista), nazista (fascista e nazista), globalista, idolatria cattolico-ecumenista, ...

I falsi buoni che fanno del male
viewtopic.php?f=141&t=2574

Diritti Umani Universali dei Nativi o Indigeni Europei
viewtopic.php?f=25&t=2186

Muri, termini, confini e barricate, segni naturali e sacri di D-o
viewtopic.php?f=141&t=1919


Questo Sassetto è un internazi-fascista rosso di prima clàsse, uno di quei criminali che stanno con i nazisti maomettani arabo-palestinesi che ammazzano gli ebrei e ogni diversamente religioso e pensante della terra.
Fa parte delle mostruosità demenziali umane.


Comunisti, internazicomunisti e dintorni
viewtopic.php?f=176&t=1711

I primati dello stato italiano e dell'Italia in Europa e nel mondo
viewtopic.php?f=22&t=2587
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Messaggioda Berto » ven apr 28, 2017 9:10 am

http://www.associazioneculturalekatyn.com
Questo e' un sito di denuncia della prepotenza e degli abusi dei nuovi tiranni rosso-verdi-arcobaleno. Ad iniziare dai cosiddetti "centri sociali" che si sono installati in alcune zone del nostro territorio, occupando (cioe' rubando) edifici altrui, e seminando l' illegalita' e la prepotenza. Un problema della cui gravita' pochi si rendono conto, come sempre accade, purtroppo, quando i "veri" dittatori si affermano, e non vengono subito identificati come tali, ma protetti dalla omerta', dalla paura, dal conformismo e dalla viltà di coloro che non si fanno scrupolo di cavalcare perfino la delinquenza per odio politico. In realta' questo sito e' principalmente un sito contro la MENZOGNA delle vecchie e nuove ideologie. Che alla fine portano sempre alla morte. Come successo a Katyn

Sito dedicato anche a Maria Regina della Pace. La stessa Maria che era stata portata in vessillo da Solidarnosh che combatteva il regime comunista in Polonia. E che ora imploriamo ci aiuti per liberarci dai vecchi e nuovi dittatori.
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Çentri soçałi łi fasisti rosi come i fasisti neri - rasisti

Messaggioda Berto » ven apr 28, 2017 9:34 am

Çentri asoçałi rasisti antisemiti, fiłopalestinexi e fiłoixlamici

MiTo in balia dei centri sociali: boicottati gli artisti israeliani
Nel mirino musicisti e cantanti che si esibiranno a MiTo e Torino Dance Festival. Volantinaggi davanti ai negozi dei commercianti israeliani
Giovanni Masini - Mer, 03/09/2014

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 48752.html

Colpire gli artisti israeliani per attaccare il governo di Tel Aviv. Ieri pomeriggio, a Torino, un gruppo di attivisti del comitato "Boycott Israel", supportati da esponenti dei centri sociali, ha inscenato una protesta di fronte alla biglietteria di Torino Danza per contestare la partecipazione degli artisti israeliani agli spettacoli in programma per settembre.

Un'immagine della sinagoga di Torino

Oggetto del boicottaggio è l'esibizione della compagnia "Kibbutz Contemporary Dance", nell'ambito dello spettacolo Aide-Memoire, ma nel mirino sono finiti anch eventi di MiTo - il festival musicale realizzato in collaborazione con la città di Milano - per cui è prevista la partecipazione di artisti di origine ebraica come il contrabbassista Avishai Cohen, il pianista Omri Mor e la cantante Noa.

Contro questi eventi, e "in conformità con la campagna internazionale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele", è stato stilato anche un documento-appello: "Tutte le persone e le associazioni sensibili si mobilitino per l'annullamento di questi eventi - si legge - come forma di protesta per il regime di apartheid vigente da 66 anni in Palestina e per i terribili massacri perpetrati a Gaza".

Il documento prosegue poi invitando a una mobilitazione particolarmente dura nei confronti del Festival Torino Danza, "particolarmente permeabile alle pressioni della Israel Lobby". In concreto, si criticano gli inviti, anche in anni passati, a compagnie israeliane, e si censura lo spettacolo "Aide Memoire" come strumentalizzazione della Shoah da parte di Israele per giustificare la propria esistenza storica e i propri supposti "crimini".

Infine si chiede agli artisti Mor e Cohen una condanna esplicita delle politiche di Tel Aviv.

Sconcertata la reazione della comunità ebraica torinese, che con il presidente Beppe Segre ricorda che: "la cultura è dialogo: attaccare gli artisti è una forma grave di antisemitismo." Da settimane, scrive La Stampa, a Torino è in corso una campagna di violenti attacchi contro Israele, portata avanti da centri sociali e frange estreme del movimento No Tav, oltre che da ambienti antagonisti e anarchici.

Nei giorni scorsi sono state pubblicate liste con prodotti ed aziende israeliane da boicottare e davanti ad alcuni negozi gestiti da commercianti di origini ebraiche sono stati organizzati sit-in e volantinaggi.



Basta finanziare il terrorismo arabo islamico palestinese antiebreaico e gli assassini di Allà
viewtopic.php?f=196&t=2193

SE QUESTO NON E' TERRORISMO...Di David M. Weinberg
aprile 2017

https://www.facebook.com/noicheamiamois ... 1430095583

Due donne palestinesi sono state sorprese settimana scorsa mentre cercavano di introdurre esplosivi dalla striscia di Gaza in Israele per conto di Hamas. Le due sorelle nascondevano l’esplosivo fra le medicine che avevano ricevuto in Israele dal momento che una di loro, malata di cancro, è in cura presso un ospedale israeliano.

Già il mese scorso, il vice ministro della difesa israeliano Eli Ben-Dahan aveva rivelato che Hamas sfrutta i malati di cancro a Gaza per contrabbandare oro e denaro dentro Israele allo scopo di finanziare operazioni terroristiche.

Tutti, qui, ricordano Wafa Samir Ibrahim al-Biss, la 21enne palestinese di Gaza che nel 2005 venne catturata con 10 kg di esplosivo legati alle gambe, sotto il vestito, mentre passava la frontiera per recarsi al centro medico di Soroka dell’Università di Beersheba dove veniva curata per ustioni dovute a un incidente domestico di cinque mesi prima. Ammise di essere stata reclutata dalle Brigate Martiri di al-Aqsa di Fatah, aggiungendo che intendeva uccidere nell’ospedale “venti o cinquanta ebrei, bambini compresi”. (Per la cronaca, nel 2011 Al-Biss è stata scarcerata nell’ambito del ricatto di Hamas per la liberazione dell’ostaggio israeliano Gilad Shalit. Giunta a Gaza, ha ribadito d’essere pronta a “sacrificare” la propria vita e ha detto ai bambini di una scuola: “Spero che seguirete il nostro esempio e che, a Dio piacendo, vedremo alcuni di voi diventare martiri”).

Nonostante i rischi per la sicurezza, Israele consente ogni anno a decine di migliaia di palestinesi della striscia di Gaza di entrare in Israele per ricevere cure mediche in Israele (o in Cisgiordania, o in Giordania). È un fatto che conosco di prima mano. Per dieci anni ho lavorato nell’amministrazione dello Sheba Medical Center di Tel Hashomer, il più grande ospedale del Medio Oriente. Un quarto di tutti i pazienti dell’istituto pediatrico Edmond e Lily Safra dello Sheba Center sono arabi di Gaza. Curare questi bambini provenienti dalla terra nemica di Hamas è un impegno umanitario molto complesso che nasce dal senso di umanità radicato nella storia e nella tradizione ebraica. I medici e gli amministratori dello Sheba sono fieri dei loro sforzi, come quelli di altri ospedali israeliani che offrono analoga assistenza ai palestinesi dalla Cisgiordania, ai feriti siriani e, tacitamente, ad arabi provenienti da tutto il Medio Oriente. Ma fa male al cuore vedere forze perfide sfruttano questa professionalità e questa buona volontà per propositi atroci, e che abusano della nostra generosità umanitaria per fare del terrorismo.

Sono stato testimone oculare della seguente, ignobile vicenda. Diversi anni fa c’era un bambino palestinese di otto anni affetto da una rara forma di cancro. Senza un trapianto di midollo osseo era destinato a morire, e fu portato allo Sheba. Lo Sheba si adoperò con tenacia per ottenere il permesso di entrare a Gaza e testare i parenti del bambino, finché i medici trovarono un fratello di 18 anni che aveva la combinazione giusta per donare il midollo osseo. Il problema era che le autorità israeliane non volevano concedere l’ingresso in Israele di questo fratello perché era un attivista di Hamas legato a noti terroristi. Tuttavia, un certo numero di medici dell’ospedale riuscì a inoltrare con successo una petizione al Ministero della difesa che accordò una dispensa speciale per consentire al fratello maggiore di entrare in Israele e salvare la vita al fratellino. Il fratello maggiore arrivò nel tardo pomeriggio di un venerdì e i medici avviarono la delicata procedura. Sfruttando una finestra di 24 ore, il piano era quello di deprimere il sistema immunitario del paziente, raccogliere il midollo osseo dal fratello donatore e eseguire il trapianto. Ma venerdì sera a mezzanotte, quando era giunto per il fratello donatore il momento di fare la sua parte, si vide che era sparito. I medici sembravano impazziti, finché un’infermiera disse d’averlo visto prelevare da due agenti dei servizi segreti. Sembrava la condanna a morte per il bambino malato di otto anni.

Cosa si può fare nel mezzo della notte? Il direttore dell’ospedale chiamò direttamente l’ufficio del primo ministro (che sovrintende ai servizi di sicurezza). Dov’è il mio donatore di midollo osseo? chiese senza tanti complimenti. Entro due ore fu messo in contatto con un funzionario della sicurezza di altissimo livello che ammise: sì, lo avevano portato via loro. I servizi di sicurezza avevano preso delle precauzioni e aveva messo sotto controllo le conversazioni del cellulare del diciottenne. E avevano sentito che, dall’interno dell’ospedale israeliano dove era stato appositamente portato per salvare la vita del fratello minore, quel giovane terrorista palestinese stava dando istruzioni per telefono ai suoi contatti di Hamas a Gaza su come superare i sistemi di sicurezza dello Sheba Medical Center e farlo saltare in aria. (Per la cronaca, la fine della storia è che, malgrado questo sopruso, il direttore dell’ospedale chiese che il giovane terrorista venisse riportato all’ospedale per qualche ora per salvare la vita del bambino di otto anni. I servizi di sicurezza lo riportarono indietro alle 4 del mattino con le catene alle caviglie perché donasse il midollo osseo, e i medici riuscirono a salvare la vita del fratello minore. Dopodiché il terrorista di 18 anni è stato nuovamente portato via.)

Inutile dire quanto questa storia faccia ribollire il sangue, quanto ferisca rendersi conto d’essere sfruttati da estremisti palestinesi violenti, rendersi conto che agiamo con umanità e compassione mentre i nostri nemici agiscono in modo disumano e crudele. Storie come questa non fanno che esacerbare la nostra sensazione di essere isolati e demonizzati, quando in realtà i veri demoni sono quelli che non avrebbero esitato a colpire un ospedale israeliano che stava facendo di tutto per curare palestinesi, compresi i membri di una famiglia legata a Hamas. Storie come questa alimentano l’indignazione degli israeliani, giustamente e comprensibilmente.

E alimentano la mortificazione per essere così poco capiti e apprezzati dal mondo. Se avessi raccontato questa storia a un giornalista straniero (una cosa che, al momento, non era possibile), ad esempio al corrispondente del New York Times, pensate che l’avrebbe pubblicata? Pensate che di una storia così lusinghiera verso a Israele e così sgradevole per i palestinesi il quotidiano avrebbe fatto un bel servizio, magari in prima pagina? Molto improbabile. In base ad anni di esperienza professionale come portavoce di istituzioni mediche, accademiche, difensive e diplomatiche israeliane, posso testimoniare quanto sia difficile ottenere la pubblicazione di una storia che non corrisponda alla linea convenzionale e politicamente corretta secondo cui Israele è sempre il persecutore e i palestinesi sono sempre le vittime.
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Messaggioda Berto » mer lug 19, 2017 7:18 am

Scontro sullo ius soli, guerriglia nelle piazze a Padova
La polizia carica il corteo dei centri sociali che non doveva muoversi, tensione sotto la Prefettura per il sit in di Forza Nuova. Tre feriti e tre fermati di Alice Ferretti
17 luglio 2017

http://mattinopadova.gelocal.it/padova/ ... 1.15624588

http://mattinopadova.gelocal.it/padova/ ... 15627383#1


Scene di guerriglia urbana a Padova per lo ius soli Serata di tensione a Padova per due manifestazioni contrapposte inscenate da Forza Nuova, che ha protestato contro la legge sullo Ius Soli, e dai Centri sociali, in risposta all'iniziativa della formazione di destra. Il momento più delicato in Piazza delle Erbe, quando i due cortei si sono avvistati da lontano, e la polizia è stata costretta ad una carica di alleggerimento per evitare il contatto tra le due opposte fazioni; un giovane di 24 anni, appartenente ai centri sociali, è rimasto leggermente ferito alla testa; alla fine tre persone sono state identificate e fermate dalle forze dell'ordine. Nel video girato dalla nostra Alice Ferretti, il momento di una carica della polizia contro i centri sociali
PADOVA. Pedro, Adl Cobas, Cobas e Razzismo Stop da una parte. Il corteo di Forza Nuova dall'altra. Intorno alle 22, al culmine di una serata di tensione che ha visto i due gruppi scendere in piazza per due manifestazioni sullo ius soli, la polizia ha caricato i centri sociali che si stavano spostando verso la sede della protesta di Forza Nuova scesa in piazza per dire no al riconoscimento della cittadinanza per gli stranieri nati in Italia.

"Fuori i fascisti e i razzisti dalle nostre città”, il grido lanciato dagli antagonisti che hanno organizzato un presidio in piazza Insurrezione. Forza Nuova si è data appuntamento, invece, sotto la Prefettura. Il centri sociali a un certo punto hanno abbandonato piazza Insurrezione dirigendosi in piazza delle Erbe. Qui è parita una carica della polizia: tre fermati e tre feriti il bilancio.


Ius soli e cittadinanza
viewtopic.php?f=141&t=1772
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Messaggioda Berto » ven ott 20, 2017 5:49 am

Le bombe carte contro la mia libertà
Magdi Cristiano Allam - Gio, 19/10/2017

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 53670.html

Gli agenti sono dovuti intervenire per impedire l'assalto degli antifascisti alla presentazione del mio libro sull'islam

Nella Bologna dove le forze dell'ordine presidiano la Basilica di San Petronio per prevenire possibili attentati islamici a causa della presenza di un dipinto di Giovanni da Modena che ritrae Maometto all'Inferno, lunedì scorso le forze dell'ordine sono dovute intervenire per impedire l'assalto dei teppisti dei centri sociali a una sala convegni in cui ho presentato il mio libro «Maometto e il suo Allah».

Ai miei incontri pubblici c'è sempre una discreta presenza delle forze dell'ordine. Ma questa volta sono rimasto incredulo per l'imponente dispositivo di sicurezza: sei blindati della polizia con decine di poliziotti in tenuta antisommossa bloccavano dai due lati la strada. Una decina di carabinieri in divisa e agenti della Digos in borghese presidiavano l'accesso alla sala della conferenza. In lontananza i militanti del sedicente «Coordinamento Antifascista Murri - Nodo Sociale Antifascista Bologna», esibendo uno striscione con la scritta «Contro ogni fascismo», protestavano contro la mia presenza. Nel loro sito avevano denunciato «l'ennesima messinscena fascista con la Lega Nord che organizza un'iniziativa di presentazione del libro «Maometto e il suo Allah», ultima «opera» di Magdi Cristiano Allam, «giornalista», che da quando si è convertito al cristianesimo ha preso posizioni sempre più vicine a quelle dell'estrema destra xenofoba () Tutti coloro che portano avanti questi pensieri non devono avere più alcuno spazio a Bologna e in qualsiasi altra città d'Italia».

Mentre iniziava la mia conferenza dal «presidio creativo» degli antifascisti di professione è stata lanciata una bomba-carta contro i poliziotti. L'incontro pubblico si è comunque svolto normalmente con la sala piena di cittadini interessati ad approfondire la conoscenza di Maometto. Mi domando come sia possibile che dei sedicenti antifascisti siano pregiudizialmente contrari alla libertà d'espressione di tutti coloro che non la pensano come loro. E come sia possibile che possano schierarsi anche violentemente contro chi, in modo fondato e argomentato, rappresenta correttamente la realtà del fondatore dell'islam che ha dato vita al''ideologia più autoritaria e violenta della storia. Il futuro della nostra civiltà laica e liberale dipenderà dalla salvaguardia della facoltà di dire la verità in libertà sull'islam, senza pregiudizio nei confronti dei musulmani come persone. Ecco perché dobbiamo esercitare il diritto e il dovere di rappresentare correttamente la realtà di Allah, di Maometto, del Corano e della sharia. Qualora dovessimo rinunciare, nessuno di noi potrà più essere se stesso dentro casa nostra, compresi gli antifascisti di professione che alleandosi con il fascismo islamico si rivelano la punta dell'iceberg della decadenza della nostra civiltà.




Alberto Pento
Gli inter-nazi-fascisti rossi o comunisti, utili idioti del nazismo maomettano.


Libertà di pensiero, di critica e di espressione contro i dogmi e l'idolatria
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Re: Çentri soçałi łi fasisti rosi come i fasisti neri - rasi

Messaggioda Berto » dom feb 11, 2018 9:11 pm

Manifestazione antifascista, scontri tra centri sociali e forze dell'ordine

https://www.piacenza24.eu/manifestazion ... foto-video

Numerosi i manifestanti partiti da piazzale Marconi per la seconda manifestazione antifascista della giornata. A sfilare questa volta le frange radicali della Sinistra, quella che accusa il Pd di aver contribuito a creare un clima di tensione e intolleranza mostrandosi troppo permissivi con quelli che vengono definiti “movimenti neofascisti o populisti”. I primi partecipanti si sono radunati in piazzale Marconi intorno alle 15, mezz’ora dopo l’area di concentramento è stata raggiunta da Carlo Pallavicini seguito da un nutrito gruppo di militanti di centri sociali e associazioni. In quel momento si sono vissuti momenti di leggera tensione subito rientrata.

A un certo punto i manifestanti hanno deviato dal percorso prestabilito e si sono vissuti attimi di tensione con un leggero contatto con le forze dell’ordine. Il serpentone a quel punto ha raggiunto via Giordani e piazza Sant’Antonino. Lì i manifestanti hanno tentato di dirigersi verso via Cittadella ma sono stati bloccati da un cordone di carabinieri. A quel punto sono esplosi i tafferugli con scontri con i militari e un fitto lancio di sassi, sanpietrini e bottiglie di vetro. Il bilancio è di un giornalista e di un carabiniere feriti.

Dopo gli scontri i manifestanti si sono diretti in via Venti Settembre e poi in via Cavour fino alla stazione.



Piacenza, scontri al corteo anti Casapound. Carabiniere accerchiato e picchiato da manifestanti a volto coperto
11 febbraio 2018

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/0 ... to/4152528

E’ di cinque carabinieri feriti il bilancio degli scontri avvenuti nel pomeriggio di sabato a Piacenza durante la manifestazione di alcune associazioni di sinistra e dei centri sociali contro la recente apertura di una sede di CasaPound nel centro della città emiliana.

Circa quattrocento manifestanti sono partiti in corteo dalla stazione ferroviaria intorno alle 15,30 scortati da circa ottanta fra poliziotti e carabinieri, coordinati dalla questura. Giunti in centro, alcuni manifestanti hanno tentato di cambiare il percorso ma sono stati bloccati dai reparti della polizia e si sono vissuti i primi momenti di tensione. Dopo mezz’ora la testa del corteo composta da centri sociali e antagonisti di sinistra si è scontrata con uomini dei carabinieri di Bologna.

Un militare, rimasto isolato, è stato aggredito e picchiato dai manifestanti con il volto coperto e armati di bastoni e sassi. La manifestazione è poi proseguita fino al termine davanti alla stazione. I cinque carabinieri feriti sono finiti all’ospedale per essere medicati. Sono in corso indagini della questura per identificare chi ha preso parte a scontri.



https://www.facebook.com/cronacavera/vi ... 6915399894
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