Çentri soçałi łi fasisti rosi come i fasisti neri - rasisti

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Messaggioda Berto » lun mar 10, 2014 9:38 am

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Messaggioda Berto » mar mar 11, 2014 10:49 am

Autonomi contro secessionisti: dieci feriti
Scontri davanti all' aula bunker: Padovan, Rocchetta e Taradash aggrediti. Napolitano: grave provocazione

http://www.xoventu.org/wp-content/uploa ... issimi.jpg

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http://archiviostorico.corriere.it/1997 ... 1099.shtml

Fallisce il piano per tenere lontani i gruppi, militanti dei centri sociali aggrediscono sostenitori del commando di San Marco all'udienza di Mestre
Autonomi contro secessionisti: dieci feriti Scontri davanti all'aula bunker: Padovan, Rocchetta e Taradash aggrediti.
Napolitano: grave provocazione

DAL NOSTRO INVIATO MESTRE - Dentro, gli otto "patrioti" puntano educatamente allo sconto. Fuori, autonomi e autonomisti arrivano subito allo scontro.

Mentre il Serenissimo commando chiede alla Corte, nel rispetto del nuovo codice, il rito abbreviato e il condono di un terzo della pena, davanti all'aula bunker di Mestre si scatena la battaglia. Volano sassi, manganellate, lacrimogeni, sputi, monetine, insulti tra "magnateron" e "magnaleon".

Da un lato gli attempati ma bellicosi imprenditori indipendentisti della Life, dall'altro i piu' allenati giovanotti del centro sociale "Pedro", negli insoliti panni di paladini dello Stato unitario.
In mezzo i poliziotti del Secondo Celere. Manca solo l'innesco.

Che si presenta puntuale, alle 8.30, sotto le sembianze del fondatore della Life, Fabio Padovan, inopinatamente spuntato dalla parte sbagliata, con uno scatolone di adesivi della Serenissima in mano. Le disposizioni della Questura erano state chiare: le due fazioni dovevano restare ben separate, ma il filtro ai due capi di via delle Messi evidentemente non ha funzionato e Padovan attraversa spavaldo le linee "nemiche", subito riconosciuto dagli avversari. Non serve altro: parte la prima pedata e lo scatolone di Padovan finisce a terra fra calci e spintoni, la polizia carica, alcuni autonomi cercano di infilarsi nel giardino di una villetta, dove conclude la sua parabola un candelotto lacrimogeno.

Va appena meglio a Marco Taradash, deputato riformatore, che se la cava con qualche sputo e un lancio di monetine. Pochi minuti dopo si ricomincia con Franco Rocchetta, uno dei fondatori della Liga Veneta, che si materializza con la moglie, Marilena Marin sempre sul fronte sbagliato. Il che gli costa un pedaggio di colpi in testa, da sospetto trauma cranico, mentre gli agenti ripartono all'attacco.

Bilancio finale: cinque cariche della polizia, sei feriti nella Celere, cinque nelle fila del centro sociale, il proprietario della villetta, Albino Da Lio, colpito dal candelotto, oltre ai danni subiti da Rocchetta e Padovan. Poteva andare peggio: un sasso "autonomo" sfiora la testa della giornalista di una tivu' e frantuma il parabrezza di un'auto in sosta. Altre pietre rimbalzano sui caschi e gli scudi degli agenti.
Non occorre un geologo per capire che non sono state raccolte sul posto: la guerriglia era in programma.
Luca Casarini di Padova, portavoce munito di megafono del centro sociale, spiega che nemmeno loro sono "centralisti", bensi' "municipalisti": "Il nostro federalismo parte dal basso", si distingue dai rivali che intanto invitano lui e gli altri autonomi ad andare "a laura".

Replica dal presidio di Rifondazione: "E voi tornate nella savana".

Alle 11, Casarini annuncia che se ne vanno, ma che torneranno a stanare i federalisti dalle loro "villette di m...". In aula il clima non e' molto piu' disteso. Seppure civilmente, il pm rintuzza gli avvocati difensori che tentano di arrivare a meta con il rito abbreviato: "Mi oppongo - li spiazza Rita Ugolini - perche' ci sono testimoni da sentire e perizie sull'autoblidno e sul fucile Mab da eseguire".

L'avvocato dei Contin e di Luca Peroni, il senatore leghista Franco Gasperini, chiede un rinvio per studiare il nuovo malloppo di carte depositate dal pm e, soprattutto, per partecipare a una riunione della commissione giustizia a Roma, dove si discute proprio dell'articolo 241 del codice penale, quello sull'attentato all'unita' dello Stato. La presidente Graziana Campanato respinge e gli suggerisce di prendere un aereo alle 15: il Senato puo' attendere. Gasperini annuncia un'offesa interrogazione al ministro Flick. Ma prima ci sono questioni piu' concrete da risolvere: questioni di "schei".

Nel settore del pubblico e' in pieno svolgimento una colletta: manca un milione e mezzo in contanti per chiudere i conti con le parti civili. I cinque marinai del traghetto dirottato accettano un risarcimento di 5 milioni a testa. Altrettanti ne vanno all'ACTV, la compagnia di navigazione. Le Procuratorie di San Marco, proprietarie del campanile, chiedono e ottengono 7 milioni e 700 mila lire per riparare i danni dell'assalto. Gira voce che un avvocato di parte civile pretenda 12 milioni di spese legali. Si rimette mano al portafogli: gira con una scatola, come in chiesa all'offertorio, la presidente della Life, Anna Maria Giro.

Alla fine restano in cassa cinque milioni, proposti in segno di pace al Comune di Venezia che, sdegnosamente, respinge: "Tra occupazione di piazza San Marco e danni all'immagine - calcola l'avvocato Antonio Franchini per conto del sindaco Cacciari - ce ne vogliono almeno duecento".

Nell'aula a fianco, deserta, Nadia Frigerio, la giovane donna che assassino' la madre con l'aiuto del fidanzato per prendersi la casa, ottiene una riduzione da 24 a 22 anni dalla Corte d'assise d'appello, senza nemmeno l'onore di uno scatto fotografico. L'attenzione e' tutta per la "banda del leon" che, composta e benvestita, sembra ormai piu' interessata agli sconti che agli scontri.

Rosaspina Elisabetta

Pagina 5
(4 giugno 1997) - Corriere della Sera

Sti enfami del Coriere
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Messaggioda Berto » mar mar 11, 2014 11:12 am

Naltro jornàlàso skifoxo:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... cesso.html


L'orendo figuro
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BOTTE E SASSATE AL PROCESSO

VENEZIA - Luca Casarini, autonomo padovano, riassume: "I ne gà caricà cinque volte.
Questi de la Life i xe rivà da la parte sbagliata, e xe vegnù fora un casìn". Proprio un "casìn", qui fuori dall' aula bunker di Mestre dove si tiene la seconda udienza del processo ai serenissimi guerriglieri di San Marco. Mattinata di botte, calci, sassate, lacrimogeni, insulti vernacolari.
Bilancio: Fabio Padovan della Life preso a pedate dagli autonomi,
Marco Taradash di Forza Italia bersagliato di sputi e monetine dai medesimi,
Franco Rocchetta fondatore della Liga scazzottato sempre dagli stessi,
poi manganellate dei poliziotti sugli autonomi, sassate di questi ai poliziotti, e uno che abita lì colpito da un candelotto lacrimogeno.

Il tutto rigorosamente fra veneti: autonomi, rifondatori comunisti, Life e poliziotti (terzo Celere di Padova). Tutti (meno una parte dei poliziotti) federalisti. Quattordici feriti leggeri, nessuno grave.

Succede tutto fra le otto e mezza e le nove, in via delle Messi, la strada che corre davanti alle cancellate dell' aula.
Lì si sono dati appuntamento quelli della Life, sostenitori dei "patrioti" di San Marco, gli autonomi dei centri sociali e gli studenti, i militanti di Rifondazione, e qualche camicia verde leghista.

Dovevano arrivare anche i giovani di Alleanza nazionale: vista l' aria che tira, e dopo una probabile tirata d' orecchi da Roma, hanno pensato bene di starsene a casa.
Alle otto e mezza sulla strada stanno solo dieci della Life e una ventina di autonomi.

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In mezzo, la polizia. Il questore Lorenzo Cernetig, nell' autorizzare l' esplosiva miscela, ha ordinato: gli autonomi e i rifondatori devono arrivare da una parte, Life e leghisti dall' altra. Fabio Padovan e l' onorevole Marco Taradash, fresco sponsor dei "patrioti", arrivano dalla parte sbagliata. Gli autonomi, che stanno dietro una transenna, gridano: "Fascisti, servi dei padroni!". Taradash: "Sono qui per tutelare i diritti di tutti, anche i vostri". Quelli scavalcano, buttano a terra Padovan, lo prendono a calci. Per Taradash sputi e monetine. Lui grida, i poliziotti accorrono e caricano. Sparano due lacrimogeni, e uno colpisce al ginocchio destro il signor Albino Da Lio, che dietro il cancello della sua villetta guardava lo spettacolo. Non è finita.
Sono le nove, e anche Franco Rocchetta arriva dalla parte sbagliata passando in mezzo a quelli dei centri sociali. Breve parapiglia.
Rocchetta dirà: "Uno a viso scoperto mi ha preso a pugni. Doveva essere un pugile professionista". Dice: quattro pugni alla testa, due a destra e due a sinistra, e infatti in faccia non ha segni. Arriva anche Erminio Boso, l' Obelix della Lega, pure lui dalla parte sbagliata: forse per la stazza, passa tranquillo. Seconda carica della polizia alle 9,05. A questo punto, separati i gruppi rivali, parte la guerra degli insulti e delle polemiche. I centri sociali rivendicano. E' vero che avete picchiato Padovan e sputato su Taradash? "Sìììììì", in coro. Luca del centro sociale Pedro di Padova specifica: "Abbiamo dato due calci in culo a gente che difende chi ha assaltato San Marco con le armi in mano. Meglio un cazzotto oggi che la Croazia domani". Applausi. Passa un cicciottello che fa footing, e chiede "compermesso" ai cordoni. Si insultano a più non posso, ma sono tutti federalisti, anche gli autonomi: "Noi siamo municipalisti, per un federalismo dal basso.
I nostri discorsi fanno paura ai centralisti di Roma, che hanno rubato e fatto le stragi".
Gridano: "Né pulizia etnica, né polizia di Stato, il Nordest dev' esser liberato". Quelli della Life rispondono: "Schiavi del regime!", e anche "Rossi di merda!".

Uno di Rifondazione, pacato: "Vi lanciamo una proposta: uniamoci contro i padroni veneti".
Dalla Life: "Ma va' in mona!". Un cronista ingaggia il dibattito coi serenissimi: "Ho fatto due mesi di Bosnia, e ve la auguro! Ho visto mangiare cadaveri...". Il trentino Erminio Boso arringa un commilitone leghista della Lombardia: "Ti te vegni de Milan, e no ti ghe deve romperme i coglioni. Questi qui i vole el morto in piazza, così i fà le leggi speciali e ciao". Intanto Taradash ha chiamato il ministro Napolitano chiedendo la testa del questore. Poliziotti veneti si lamentano: "I ne gà spuà in facia, quei boia". Il commissario Pensa, napoletano, ammonisce gli autonomi: "Rendetevi conto che gli avversari, fra virgolette, sono a venti metri. Io ammetto gli sputi, ma le mazzate no". Un cartello di Rifondazione: "Venezia e i veneziani contro la Vandea lumbard-veneta".

Entra nel cortile un furgone cellulare dei carabinieri. Quelli della Life applaudono e gridano: "Liberi, liberi!". Ma non sono i serenissimi, sono imputati di mafia nel processo a fianco. Fabio Padovan, ristabilito, annuncia: "Ho salutato in aula uno dei patrioti, e mi ha mandato un bacio".
Garantisce: "Uno dei poliziotti feriti mi aveva dato undicimila lire per loro, i patrioti". Quelli dei centri sociali se ne vanno: "Ma resteremo vicini alle vostre villette di merda!". Di qui, ancora: "Andè in mona, baùcchi!". E per oggi è tutto, dal famoso Nord-Est.

Roberto Bianchin, Fabrizio Ravelli
04 giugno 1997 6 sez.
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Messaggioda Berto » mar mar 11, 2014 11:19 am

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Messaggioda Berto » ven apr 04, 2014 7:39 am

I fasisti rosi.

“UCCIDITI”: FLAVIA SCHIAVON LASCIA L’ASS. FAMILIARI DEI SUICIDI

http://www.lindipendenza.com/schiavon-lascia

di CARLO MELINA

Neanche il tempo di inaugurarla e l’Associazione dei familiari degli imprenditori suicidi perde già i pezzi. Flavia Schiavon, figlia di Giovanni, l’imprenditore di Peraga che si è tolto la vita nel dicembre scorso, ha annunciato di voler abbandonare Laura Tamiozzo, figlia di Antonio, che proprio a lei aveva indirizzato una lettera “da imprenditrice a imprenditrice”, poco prima di Pasqua.

Il motivo? Un’altra lettera, questa volta contenente minacce e offese, che la Schiavon avrebbe ricevuto da anonimi: “Avevo dato tutta la mia disponibilità per avviare l’associazione, perché credo nell’importanza di condividere con altri il nostro dolore e le difficoltà, ma quello che mi è accaduto mi ha raggelato – racconta Flavia al Gazzettino -. Ho ricevuto una lettera dove, tra le montagne di crudeltà scritte, mi si accusa di fare bella mostra di me sfruttando la tragedia di mio padre. No, questo proprio non lo posso tollerare. Addirittura mi viene fatta una colpa perché sono figlia di un imprenditore. Alla fine, poi, l’autore della lettera mi consiglia di fare la fine di mio padre”. Cioè di uccidersi.

“Questo è troppo: io voglio vivere serena, soprattutto per il bene di mio figlio – spiega la Schiavon -. Oltre al dolore che mi porto dentro, indelebile, non posso sopportare anche accuse e giudizi di questo tipo. Se fossi da sola, andrei avanti, ma non posso sostenere il peso di essere accusata di sfruttare la tragedia per scopi e vantaggi personali. Magari facendo illazioni su presunte speculazioni economiche. Ma stiamo scherzando? No, io voglio vivere serena e tranquilla. Per questo rinuncerò alla presidenza dell’associazione e a qualsiasi incarico. Mi dispiace davvero ma non me la sento”.

Soddisfatto l’autore della missiva, che con poche assurdità messe in bella forma, riesce a farsi notare, i vertici di Filca-Cisl e Adiconsum di Padova sarebbero di tutt’altro umore. Lunedì prossimo presenteranno l’Associazione, costituita insieme alla Tamiozzo, nel salone del centro parrocchiale San Sebastiano di Vigonza. Un luogo simbolo, a pochi passi dalla sede di Eurostrade 90, l’impresa che Flavia Schiavon ha ereditato dal padre. Peccato che lei non ci sarà.
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Messaggioda Berto » dom apr 27, 2014 11:05 am

ANPI e 'l so 25 april, n'oror tuto tałian

viewtopic.php?f=139&t=799
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Messaggioda Berto » mer giu 08, 2016 6:13 pm

Centri sociali, Rocchetta contro Bitonci
2014-06-19
Pubblicato da Staff "Christus Rex" in MANI PULITE

http://www.agerecontra.it/public/press40/?m=20140619

LE DELIRANTI VISIONI STORICO-POLITICHE DEL “VENETISMO” ATEO, CHE STRIZZA L’OCCHIO AL PEGGIO DEL PEGGIO DELLA SINISTRA EXTRAPARLAMENTARE

Sono espressione di necessità oggettive, grave pensare di chiuderli». Gallob: «Se vogliono farci la guerra noi siamo qui»

«I centri sociali sono espressione e concretizzazione di necessità oggettive. Trovo grave e poco confacente allo spirito della Repubblica Veneta l’idea del neo sindaco di chiuderli senza cercare il dialogo».

Franco Rocchetta, fondatore e ideologo della Liga Veneta, alza la bandiera dell’indipendentismo contro il proposito della nuova giunta di chiudere il Pedro. Ieri pomeriggio l’ex sottosegretario agli Esteri era davanti a palazzo Moroni con Tommaso Cacciari, Max Gallob, Vilma Mazza e altri ragazzi del Pedro. Una presenza che non deve stupire: nel 1999 Rocchetta (che nella sua lunga militanza politica è stato iscritto anche al Pri Veneto, al Pci e a Lotta Continua) ha partecipato alla missione «di pace e dialogo» a Belgrado e nel sud della Serbia organizzata da Beppe Caccia, Luca Casarini, don Vitaliano Della Sala e Gianfranco Bettin. Certo, solo un paio di mesi fa a difesa di Rocchetta e degli altri secessionisti veneti arrestati il 2 aprile con l’accusa di terrorismo e poi scarcerati, si era mobilitata l’intera Lega con il segretario Salvini in prima linea. Ma per il fondatore della Liga Veneta quella del Carroccio è una parentesi chiusa. «Un forza di liberazione non può diventare centralista».

Ed è così che dietro il gonfalone della Serenissima, ma dove il leone di San Marco ha un passamontagna calato sul muso di zapatista memoria, Rocchetta ha definito l’esperienza dei centri sociali «perfettamente in linea con la storia veneta» bollando come «grave» il proposito espresso da Bitonci. «Non capisco le ragioni del nuovo sindaco». Anche Cacciari e Gallob hanno fatto riferimento alla storia. Anche se più recente. «Se ci vogliono fare la guerra noi siamo qui» ha detto Gallob. «Bitonci sappia che noi c’eravamo (ha detto il portavoce del Pedro indicando una foto che ritrae la delegazione veneta che nel maggio del 2012 ha partecipato a occupy Francoforte, manifestazione contro l’Europa della finanza), ci siamo e ci saremo. Noi siamo per l’autonomia, l’indipendenza e la libertà. Prosegui la lettura »
Chi l’avrebbe mai detto!
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Messaggioda Berto » mer giu 08, 2016 6:23 pm

Centri sociali, il leader Luca Casarini va in carcere
Tre mesi al noto attivista padovano per aver occupato abusivamente una casa. Respinta la richiesta di misura alternativa di Ugo Dinello
07 giugno 2016

http://mattinopadova.gelocal.it/padova/ ... 1.13619652

PADOVA. Tre mesi di carcere, senza attenuanti o pene alternative, per il padovano Luca Casarini, ”anima” della sinistra antagonista nel Veneto e in Italia.

La pena gli è stata inflitta per l’occupazione abusiva di una casa sfitta dell’Ater a Marghera e si è cumulata con altre per manifestazioni non autorizzate come quella contro i prodotti Ogm e i pesticidi. Ad annunciarlo lo stesso Casarini sul suo profilo social.

«Ci siamo. Ho da scontare una condanna a tre mesi di carcere per il reato di occupazione di una casa sfitta da anni dell'Ater di Venezia, la casa a Marghera nella quale ho abitato per una vita».

Casarini aveva proposto un affidamento in prova, misura alternativa al carcere, ma la questura di Palermo ha dato parere negativo, accusandolo di legami con la criminalità organizzata, un particolare questo, che ha fatto indignare Casarini e i suoi conoscenti, dato che proprio lui è uno dei referenti della lotta sociale contro le mafie.

«Avevo fatto istanza di affidamento sociale, proponendo un progetto messo a punto con il centro diaconale Valdese di Palermo», spiega Casarini, «Proponevo di rendere utili a qualcuno, oltre che a me, questi tre mesi, nel caso specifico a migranti ospitati nella Casa del Mirto. La questura di Palermo, anzi l'ufficio misure di prevenzione, ha inviato su di me una relazione pessima, che si concludeva con "non si escludono contatti con la criminalità organizzata e non". Sarà formula di rito nel caso di in pregiudicato come il sottoscritto, ma detta da Palermo mi ha fatto impressione. Qui la criminalità organizzata è una cosa seria, coincide con una montagna di merda».

Per Casarini dunque si prospetta il carcere o gli arresti domiciliari.

«Oggi l'avvocato mi ha informato che la richiesta è stata rigettata, e sono stati disposti gli arresti domiciliari. Dunque a giorni o ore arriveranno i carabinieri e mi metteranno agli arresti a casa. Espresso divieto di comunicare all'esterno, di avere contatti con persone che non siano i miei familiari. Motivazione: sono pieno di condanne e di reati. Ora, i miei 4 anni sono relativi all'attivismo politico e sociale che ho sempre praticato e a violazioni di leggi ingiuste che mille e mille volte rifarei. Bloccherei seduto sui binari ancora una volta quel treno carico di armi per la guerra in Iraq per il quale ho preso un anno di reclusione. Manifesterei contro la fiera del Biotech a Genova ancora con Don Gallo, come allora, anche se mi è costato un altro anno. Disobbedirei ai centri di detenzione per migranti ancora e ancora, come feci a Trieste nonostante l'anno e mezzo di condanna. Occuperei e ristrutturerei con autorecupero come ho fatto con centinaia di altri organizzati nell'Agenzia Sociale per la Casa, altre abitazioni pubbliche tenute vuote e fatiscenti mentre tantissime persone ne hanno bisogno».

Casarini quindi non rinnega ma si chiede come mai molti autentici criminali delle mafie non hanno lo stesso trattamento: «I quattro anni, adesso questi tre mesi, i fogli di via, la sorveglianza speciale, le espulsioni da israele, Colombia e Messico, non sono niente. C'è chi sta molto peggio ed è in carcere per le sue idee o perché si è ribellato. Io i reati che mi attribuiscono li ho compiuti, e posso andarne fiero. Ma questi tre mesi avrebbe avuto più senso dedicarli ad altri piuttosto che stare chiusi in casa. Ma evidentemente a questi giudici interessava di più la vendetta che la funzione sociale della pena. Oppure coincidono in una società come la nostra».
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Messaggioda Berto » lun mar 13, 2017 11:32 am

Napoli, guerriglia contro Salvini: città devastata dai centri sociali
Gerardo Ausiello
Domenica 12 Marzo 2017

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/c ... 12537.html

NAPOLI
Guerriglia urbana per un comizio politico. Quello di Matteo Salvini, contestato da De Magistris e dai centri sociali e autorizzato dal Viminale perché «tutti hanno il diritto di manifestare e di parlare». Anche il leader della Lega Nord nella capitale del Sud. Ma la miscela è esplosiva e gli effetti sono drammatici. Per qualche ora Napoli si trasforma in un campo di battaglia. Gli scontri si concentrano soprattutto nel quartiere Fuorigrotta, nell'area della Mostra d'Oltremare, dove si tiene la contestata convention dei leghisti del Mezzogiorno.

Il corteo dei manifestanti anti-Salvini parte da lontano. Il raduno è alle 14 in piazza Sannazaro, dove accorrono centinaia di simpatizzanti di sinistra. L'ex pm si è sfilato ma al suo posto ci sono assessori e consiglieri comunali della maggioranza arancione. Appena il corteo si mette in moto, spuntano una cinquantina di black bloc, che saranno protagonisti di lì a poco degli scontri con le forze dell'ordine. E in effetti poche centinaia di metri più avanti, tra viale Kennedy e piazzale Tecchio, la tensione sale alle stelle. Manifestanti incappucciati provano a forzare il blocco difeso da polizia e carabinieri. È a questo punto che si scatena il caos. I black bloc lanciano sassi e molotov, una delle quali colpisce un blindato dei carabinieri. Gli agenti, in assetto antisommossa, rispondono con i lacrimogeni, ma i violenti non si fermano. Auto e cassonetti vengono dati alle fiamme mentre tra gli abitanti del quartiere si scatena il panico: i negozianti abbassano le saracinesche, la gente in strada cerca rifugio negli androni dei palazzi. Il bilancio è pesante: 3 arrestati e 3 fermati, tutti accusati di adunata sediziosa, lancio di oggetti pericolosi, lesioni e violenza a pubblico ufficiale. In ospedale finiscono in 26: 15 poliziotti e 11 carabinieri.

«CONIGLI»
All'interno, intanto, la convention leghista entra nel vivo. Salvini sale sul palco e attacca i manifestanti violenti: «Sono delinquenti». Non fa sconti neppure ai rappresentanti dei centri sociali: «Conigli». Ma il bersaglio principale delle sue invettive è De Magistris, di cui poi chiederà le dimissioni. Per il segretario della Lega ha gettato benzina sul fuoco fomentando i ribelli: «È scandaloso che un ex magistrato sfortunatamente sindaco, spero ancora per poco, si permetta di decidere chi può e chi non può venire a Napoli. Quello che ha dichiarato in questi giorni verrà portato in qualche Tribunale dove, magari, qualche magistrato più equilibrato di lui deciderà se può insultare o no». Poi Salvini lo sfida: «La prossima volta faremo il comizio in piazza del Plebiscito». Un preciso riferimento al tentativo di de Magistris di non far svolgere la manifestazione alla Mostra d'Oltremare. Questo accadeva l'altro ieri, quando, dopo la decisione dell'ente Mostra di rescindere il contratto con «Noi con Salvini», è intervenuto il Viminale, che ha chiesto alla Prefettura di obbligare la Mostra a concedere il Palacongressi. Cosa che è avvenuta al termine di un'estenuante trattativa, con il ministero dell'Interno che ha invano tentato di convincere Salvini a spostare il comizio in un altro luogo. Al segretario della Lega replica, a distanza, de Magistris, che parla di sé in terza persona: «Noi non abbiamo mai detto no Salvini a Napoli. Il sindaco ha semplicemente espresso la contrarietà ad un'iniziativa assolutamente inopportuna: la presenza alla Mostra d'Oltremare, in un luogo dell'amministrazione o comunque riconducibile all'amministrazione, di un esponente politico che si è distinto per apologia del fascismo, atteggiamenti xenofobi e razzisti. E che, all'insegna dello slogan Napoli colera, ha fatto della sua vita politica un atto di fede contro Napoli e il Sud».



Il partito dei centri sociali tra affari, trame e coperture
I sindaci Pd e M5S li coccolano, legittimando le violenze: cedono palazzi, pagano bollette e tollerano l'illegalità
Luca Fazzo - Mar, 14/03/2017

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 74847.html

Non sono solo i giudici a essere comprensivi verso i «duri» dei centri sociali. Se nelle aule di tribunale gli antagonisti vengono quasi sempre condannati a pene abbastanza lievi da evitare il carcere, anche se hanno messo a soqquadro una città e aggredito le forze dell'ordine, altrettanta disponibilità incontrano spesso da parte delle amministrazioni locali che scendono a patti con loro.

Affitti simbolici, bollette pagate, occupazioni tollerate, convenzioni, bandi su misura. È lungo l'elenco delle cortesie che sindaci di molte città riservano ai centri dell'ultrasinistra, anche quando sono documentati i loro rapporti con violenze e altre illegalità. Un rapportO in cui i sindaci impiegano risorse pubbliche per garantirsi due contropartite importanti: la pace sociale o l'appoggio elettorale. A volte tutti e due.

A scendere a patti con gli estremisti sono quasi sempre sindaci di giunte di sinistra. Ma a Torino anche la giunta grillina di Chiara Appendino sta continuando e rafforzando la liaison avviata dai sindaci Pd che l'hanno preceduta: Radio Black Out, megafono dell'autonomia e dei No Tav, è ospitata a canone dimezzato in uno stabile comunale, 569 euro di affitto. E i grillini vanno oltre: hanno candidato nelle loro liste una esponente del centro sociale «Gabrio», Maura Paoli, che si è spesa di recente in difesa dei coltivatori di marijuana scoperti dalla polizia all'interno del centro.

Da nord a sud, i casi di feeling sono numerosi. C'è chi, come il sindaco napoletano Luigi de Magistris, ostenta e rivendica (già da prima della baraonda di sabato scorso) i suoi buoni rapporti con «okkupanti» e rivoluzionari, che si sono impadroniti di una sfilza di stabili comunali con il silenzio-assenso della giunta: compreso l'ex asilio Filangieri, per il quale il Comune ha speso sette milioni per ristrutturare. De Magistris ha fatto dichiarare «bene comune» gli stabili occupati: in cambio i caporioni dei centri sociali nel settembre 2016 scortarono il sindaco a Roma a protestare contro il risanamento di Bagnoli.

Continua a tubare con gli ultras la «rossa» Bologna: i centri sociali Tpo, Xm24, Lazzaretto e Vag61 sono tutti legati da convenzioni al Comune; dopo l'ira di Dio scatenata nelle strade il 18 ottobre, il sindaco Virginio Merola ha annunciato lo sfratto di uno di loro, l'Xm24, che però ha già fatto sapere che non se ne andrà: e intanto domenica scorsa ha fatto impazzire gli abitanti del quartiere della Bolognina con un rave durato fino all'alba. La strada era stata segnata d'altronde dal filosofo Massimo Cacciari quando era sindaco di Venezia, e scese a patti con gli sfasciavetrine del centro sociale «Rivolta». Dove non ci sono convenzioni firmate, i Comuni soccorrono gli ultras pagando le loro bollette con i soldi dei cittadini o permettendo che non siano pagate. A Treviso il sindaco Pd paga le bollette del centro «Django», a Torino la Appendino paga acqua e luce al «Gabrio; a Roma la grillina Raggi non fa staccare la luce a case occupate e centri sociali che hanno accumulato - secondo un'inchiesta del Tempo - un arretrato di 12,6 milioni; a Caserta il sindaco renziano Carlo Marino ha fatto riattaccare la luce (non a spese sue) al centro sociale «Canapificio». E via di questo passo.

Si dirà: piccole agevolazioni. Ma che di fatto legittimano comportamenti fuorilegge, e non solo quando gli ultras scatenano violenze che devastano le città: ma tutti i giorni, nel commercio illegale di cibi, bevande, droghe leggere, che avviene all'interno di centri diventati aziende a tutti gli effetti (tranne a quelli fiscali). E qui il caso più vistoso è quello di Milano, dove di sgomberare il Leoncavallo non si parla più: il patto di scambio (a spese del pubblico demanio) offerto agli autonomi dal sindaco Pisapia è ufficialmente ancora sul tavolo, il sindaco Sala non dà segni di voler affrontare la faccenda; anzi permette che uno stabile di proprietà comunale, nell'ex mercato di viale Molise, venga occupato a costo zero dal centro sociale «Macao». E gli paga pure le utenze.
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Çentri soçałi łi fasisti rosi come i fasisti neri - rasisti

Messaggioda Berto » mar apr 04, 2017 6:50 am

Picchiarono le Sentinelle in Piedi, prime condanne per i militanti Lgbt
Calendar 3 aprile 2017

http://www.uccronline.it/2017/04/03/pic ... tanti-lgbt

Due Sentinelle in Piedi massacrate di botte e finite all’ospedale solamente per essersi opposte alle nozze gay, è quanto accaduto nell’ottobre 2014 a Rovereto. Oggi è arrivata la condanna per i due attivisti arcobaleno: sei mesi di reclusione e duemila di euro di multa.

Notizia completamente censurata dai media, che si sarebbero giocati la prima pagina se fosse avvenuto il contrario. Ma il contrario non avviene mai, nessun manifestante pro-family ha mai aggredito, spintonato o difeso con la forza le sue idee. La caratteristica delle Sentinelle, infatti, è restare pacificamente compatte ed in silenzio, un geniale ed efficace modo di manifestare che manda e fa perdere ogni freno inibitorio al tetro mondo arcobaleno.

Tanto che, ad ogni evento (sul sito web delle Sentinelle le prossime date), l’associazionismo Lgbt manda in campo i suoi associati in combutta con i violenti dei centri sociali, che rispondono al silenzio con insulti, sputi, distruzione dei gazebo e, come in questo caso, aggressione fisica. Pestaggio, quello avvenuto in Trentino (ma anche a Bologna), che ha coinvolto anche un sacerdote preso a calci e pugni dagli stessi che hanno fatto della denuncia dell'(inesistente) omofobia la loro ragione d’essere, con l’obiettivo secondario di spingere il tasto emotivo per poter ottenere leggi scalfarottiane che introducano il reato d’opinione.

Pochi giorni fa a Washington, invece, esponenti della comunità Lgbt hanno vandalizzato a colpi di pennarello e martelli un autobus che pubblicizzava legalmente un’immagine raffigurante la differenza naturale tra un bambino e una bambina, ritenuta però una “campagna omofoba” da parte dei liberali. L’autista è stato a sua volta aggredito.

Vandalismo in passato anche contro i locali americani Chick-fil-A, dopo che il proprietario Dan Cathy ha dichiarato che l’azienda a conduzione familiare crede nei valori della famiglia tradizionale. Due anni fa in Germania è stato incendiato l’autobus delle “Sentinelle” tedesche e date alle fiamme anche le auto dei difensori della famiglia, nel 2013 invece, un attivista gay, Floyd Lee Corkins, è entrato armato all’interno del Family Research Council, ente a favore della famiglia naturale, sparando contro la guardia di sicurezza. Il militante omosessuale, una volta arrestato, ha dichiarato di avere in progetto di uccidere quanti più “bigotti omofobi” possibili.

L’unica volta che dei sostenitori della famiglia naturale si sono comportati come gli attivisti Lgbt, recandosi nel 2013 (in modo pacifico, però) al Gay Pride di Seattle (USA) con dei cartelli provocatori, sono stati brutalmente pestati. Il video qui sotto (pubblicato anche sul nostro canale Youtube):

Andrew Sullivan, leggendaria icona gay e giornalista inglese, intervenuto contro la lobby gay quando ha imposto il licenziamento di Brendan Eich, amministratore delegato di Mozilla -reo di aver donato mille dollari alla campagna referendaria per vietare i matrimoni gay-, ha dichiarato: «Un movimento per i diritti civili senza tolleranza non è un movimento per i diritti civili, è una campagna culturale per estirpare e distruggere i propri oppositori. Un movimento morale senza misericordia non è morale; è crudele».
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