Io sto con Ermes Mattielli e con quelli che si difendono!

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Messaggioda Berto » mer ott 28, 2015 9:43 pm

La difesa è sempre legittima
I cittadini non si sentono più sicuri. E si difendono da sé. Viaggio nella giustizia italiana che tutela ladri e malviventi e condanna chi si difende
Giuseppe De Lorenzo - Ven, 23/10/2015

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 86045.html


La spiegazione è tutta nei numeri. C'è un motivo se gli italiani hanno deciso di difendersi con le armi, se i casi di rapine e furti finiti in tragedia stanno occupando televisioni e giornali nazionali. I cittadini non si sentono più sicuri. E difendono chi si è difeso: il 73% degli intervistati di un sondaggio Ixè per Agorà (Raitre), infatti, trova sbagliata l'accusa di omicidio volontario per il pensionato che ha ucciso con un colpo di pistola un giovane ladro a Vaprio D'Adda, nel milanese.

Il 21% trova invece giusta l'accusa.

Nel rapporto sulla sicurezza, diramato dall'Istat nel 2014, si evince chiaramente che ad essere aumentata non è solo la percezione di insicurezza degli italiani. Ben 18 milioni cittadini sono quelli che si sono detti insicuri e solo il 55% è pronto ad uscire da solo di notte (mentre nel 2010 era il 59% e nel 2011 addirittura il 60,8%). Ma non è solo questo. Ciò che preoccupa maggiormente è l'aumento dele rapine in casa (+65,8% rispetto al 2010), dei reati contro il patrimonio e dei borseggi.

Gli ultimi casi di cronaca sono solo una piccola parte di quelli realmente accaduti. Questi sono i più noti: Graziano Stacchio, il benzinaio che per difendere una donna e un gioielliere ha sparato contro i ladri; Ermes Mattielli, il pensionato che scaricò il caricatore contro i rom entrati nella sua ricicleria; e - in ultimo - il caso di Francesco Sicignano, il pensionato di Vaprio D'Adda che ha ucciso un 22enne albanese sorpreso mentre rubava nella sua casa.

Abbiamo recuperato anche uno di quelli dimenticati. Giuseppe Caruso il prossimo 27 ottobre rischia 21 anni di carcere per omicidio volontario, solo perché dopo numerosi furti ha tentato di difendere la sua proprietà.


La legge

Bisogna essere chiari. L'articolo 52 del condice penale, quello sulla legittima difesa, sembra far acqua da tutte la parti. In particolare, ci spiega l'avvocato penalista Paolo Pesciarelli, "occorre togliere dal secondo comma l'inciso 'quando vi è desistenza o pericolo di aggressione'. Perché è una valutazione che è impossibile fare per chi si trova in quelle situazioni specifiche". "Il problema è il limite di eccezione di proporzionalità - conferma l'avvocato Marco Tomassoni - è un concetto anacronistico: bisogna dare facoltà di difendersi con tutti i mezzi a disposizione". Una legge, però, si interpreta, e il potere di punire o meno chi nell'atto di proteggersi uccide o ferisce un ladro è in mano alla magistratura.


Le colpe della magistratura

Non a caso, infatti, Giuseppe Lipari, difensore di Caruso, non ha rimorsi nel dire che "è l'deologia di certi magistrati a decidere se questo o quel caso è omicidio volontario e non legittima difesa". Ed è per questo che la Lega Nord ieri ha manifestato di fronte ai Tribunali di tutta Italia: "Se i magistrati non riescono a intepretare correttamente la norma - ha detto Salvini davanti al Palazzaccio di Milano - allora aboliamola".

Una buona idea. La difesa deve essere sempre legittima. Quella della propria vita, quella dei propri cari e anche della proprietà privata.


Quale arma?

I cittadini lo sanno. Tant'è che negli ultimi anni stanno aumentando in maniera considerevole le iscrizioni ai poligoni di tiro. Sarà l'effetto mediatico degli ultimi tempi, ma soprattutto nelle zone dove si verificano più frequentemente furti, i cittadini si rivolgono agli esperti del grilletto per imparare a sparare. "Un po' di rapine e la gente dice che non capisce più quello che succede - dichiarava Efren Dalla Santa, presidente del poligono di Laghetto (Vicenza) - Magari non la useranno mai, ti spiegano, ma vogliono sentirsi più sicuri a casa". E senza star troppo a pensare se conviene usare una pistola o un fucile a canne mozze, la cosa fondamentale è saperla maneggiare con cura. Conoscerne i segreti e l'utilizzo in totale sicurezza. "Nel momento in cui si sia costretti ad utilizzare l'arma da fuoco - ci spiega dettagliatamente l'esperto Tony Zanti - non si può improvvisare". Potenzialità dell'arma, manutenzione, puntamento, utilizzo al chiuso e all'aperto: per difendersi da soli bisognerebbe prima seguire un corso.

Anche questo, però, potrebbe non bastare. Perché di notte, con il buio, con la paura di avere un malintenzionato vicino, ogni conoscenza può venir meno. E fare spazio alla legittima paura che genera poi l'altrettanto legittima difesa. L'Italia dovrebbe capire che chi commette rapine non è un disgraziato o un pover uomo. Ma un criminale. E se c'è qualcuno da compatire, quelli sono coloro i quali hanno avuto il coraggio di sparare e ora hanno la vita distrutta. Chi viola un domicilio e chi di lavoro fa il ladro, deve sapere che potrebbe uscirne steso.

Non significa essere violenti. Ma desiderare un Paese dove la sicurezza viene garantita. E con essa la legittima difesa.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » mer ott 28, 2015 9:58 pm

Diritto alle armi!
UNA QUESTIONE DI PRINCIPIO

http://blog.ilgiornale.it/rossi/2015/10 ... -alle-armi

Per alcuni, il pensionato che ha sparato ad un ladro è già un assassino; prima ancora che le indagini si concludano, prima ancora che sia stato giudicato da un tribunale, è stato giudicato da una parte dell’opinione pubblica: quella solitamente moralista e ipocrita.
Eppure la questione travalica la tragedia di ciò che è accaduto, compreso il dramma della morte di un uomo; la questione arriva a toccare il fondamentale principio della legittima difesa e del diritto di ogni cittadino a tutelare la propria sicurezza e quella di chi ama quando essa è minacciata.

IL SECONDO EMENDAMENTO USA
In America, nella più grande democrazia del mondo, il dibattito sul diritto all’autodifesa e sulla libertà di detenere armi, è acceso da sempre, divide l’opinione pubblica, caratterizza le campagne elettorali ed esplode quando la cronaca porta alla ribalta episodi di stragi e abusi d’uso.
Non solo, ma in America la questione rappresenta la vera differenza tra destra e sinistra, molto più che le tasse o i matrimoni gay.
Il diritto per ogni cittadino a possedere armi è sancito dalla Costituzione americana; quella del “We the People”, la più straordinaria carta delle libertà fondamentali.
Il famoso Secondo Emendamento, voluto da James Madison e dagli altri Padri fondatori della nazione americana, recita: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”.

RIVOLUZIONE DEL CITTADINO-ARMATO
La Rivoluzione Americana fu una rivoluzione della gente comune in possesso di armi.
Le milizie cittadine, con la loro guerriglia e le tattiche da irregolari, furono la vera spina nel fianco dell’esercito di Sua Maestà, molto più dei soldati in divisa di George Washington o del supporto navale francese.
Furono queste “milizie locali” fatte di coloni e borghesi con il loro lunghi Kentucky a canna rigata capaci di colpire un uomo fino a 400 metri, ad infliggere perdite micidiali soprattutto tra gli ufficiali inglesi senza i quali i reparti della Corona diventavano vulnerabili.
I Padri fondatori lo sapevano bene quando redassero la Carta nel 1789; per essi, come ha scritto Gary North, “era il cittadino-guerriero armato di fucile a possedere la piena sovranità politica”; sia esso inquadrato nelle milizie dei singoli stati federali, sia come semplice individuo.
L’emendamento fu da subito al centro di interpretazioni tra chi riteneva che il diritto alle armi andasse limitato ai contesti di guerra e chi invece lo vedeva un diritto civile individuale.
E quando nel 1903 Elihu Root, forse il più grande Ministro della Guerra americano, colui che diede forma al moderne Forze Armate Usa, “statalizzò” le milizie locali trasformandole in Guardia Nazionale alle dipendendenze dello Stato centrale, il Secondo emendamento diventò garanzia individuale per concedere ai singoli cittadini, in regola con la legge, il diritto all’autodifesa.
Per la sinistra questo è sempre stato inaccettabile; eppure i sondaggi anche fatti sull’onda emozionale di avvenimenti tragici come la recente strage in un campus dell’Oregon, dimostrano che la maggioranza degli americani non vuole leggi restrittive sulla detenzione delle armi.

UNA VISIONE DELL’UOMO E DELLO STATO
Alla base c’è una visione differente su due aspetti: l’uomo e lo Stato.
Per la cultura di sinistra la responsabilità individuale è secondaria rispetto ad un presunto contesto sociale che determina un comportamento; se uno ruba lo fa perché è povero o per disagio sociale.
Per la destra, invece, la tue scelte determinano il tuo destino; e di queste scelte devi rispondere di fronte alla legge e agli altri uomini.
Inoltre la sinistra immagina una società in cui il ruolo dello Stato sia maggiore in tutti i campi, dall’economia all’istruzione, alla sanità; in questa visione è naturale dare allo Stato il monopolio nell’uso della forza e la delega alla difesa e alla protezione dei cittadini, anche quando è evidente che non può farlo.
Per la destra (sia quella conservatrice che libertaria) lo Stato è solo un elemento ordinatore ma deve limitare la sua ingerenza nella società.
Queste due concezioni si scontrano da sempre alimentando sopratutto il dibattito sul diritto alle armi, arrivando persino, per giustificare leggi più restrittive, a produrre surreali statistiche come questa, in cui si dimostra che dal 1970 sono morti più cittadini americani per le armi (compresi suicidi o incidenti) che in tutte le guerre combattute dagli Usa. Una statistica ridicola che potrebbe essere allargata a tutti gli ambiti; per esempio agli incidenti automobilistici, senza per questo comporti il divieto all’uso delle auto e alla libera circolazione.

IL CITTADINO ARMATO CONTRO LA CRIMINALITÀ
Sarebbe ora che anche in Italia, una destra coraggiosa, rivendicasse il diritto all’autodifesa in casa propria come diritto fondamentale e inalienabile di una libertà concreta.
Non stiamo parlando di cittadini che si “fanno giustizia da soli” come le anime belle della sinistra dipingono il principio dell’autodifesa; stiamo parlando del diritto di un cittadino a difendere se stesso, i propri cari e ciò che è suo quando sono minacciati.
gun paris-france-vs-paris-texasVietare l’uso delle armi significa disarmare le persone oneste che non potranno difendersi; e significa armare i malviventi che non avranno difficoltà a reperire una pistola o un fucile (pensate in un paese come l’Italia con intere regioni in mano alla criminalità organizzata).
E allora, la destra proponga pure pene più severe per chi usa le armi in mezzo ad una strada, per chi va in giro come un cowboy, per chi possiede armi non avendone il diritto, ma si faccia carico di una battaglia di civiltà: quella della libertà e del diritto per ogni cittadino onesto di difendersi in casa propria, ben sapendo che in molte circostanze, lo Stato non può farlo.
E lo Stato si preoccupi di garantire l’addestramento alle armi per i cittadini che si vogliono autodifendere.
Il cittadino onesto armato scoraggia un criminale molto più che una telefonata di richiesta di aiuto al 113.
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » mer ott 28, 2015 10:32 pm

Tensione tra Israele e Palestina, raffica di attentati: "Cittadini, armatevi"
In Israele quattro attentati in appena 48 ore. Il primo ministro ha rivolto un appello alla popolazione, invitando a restare in allerta ma anche a mantenere la calma, mentre il sindaco di Gerusalemme ha detto ai suoi cittadini di armarsi
8 ottobre 2015
http://www.today.it/mondo/attentati-isr ... lerta.html

Israele è in stato di massima allerta, nel tentativo di fermare l'escalation di attentati dei palestinesi che hanno conquistato l'interno del Paese e mettono a rischio gli sforzi apparenti di entrambe le parti per riportare una parvenza di calma.
In meno di 48 ore sono stati quattro gli attentati che hanno sconvolto Israele. Un giovane palestinese di 19 anni ha accoltellato un israeliano ebreo ortodosso vicino alla sede dela polizia di Gerusalemme. Ieri invece c'erano stati ben tre attentati, in diverse zone del Paese. Una giovane di 18 anni armata di coltello ha aggredito due ebrei per strada a Gerusalemme. Un soldato israeliano invece è stato ferito in un altro accoltellamento a Kyriat Gat, nel Negev, mentre un arabo ha ferito almeno due israeliani prima di essere colpito e arrestato dalla polizia in un centro commerciale di Petah Tikva, a nord est di Tel Aviv.
La preoccupazione si tocca con mano, all'indomani di quella che il quotidiano Yedioth Ahronoth ha definito una "giornata di terrore". Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha rivolto un appello agli israeliani a restare "in stato di massima allerta" di fronte al rischio attentati, pur invitandoli a mantenere "sangue freddo".
Il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat ha detto ai suoi cittadini di armarsi, facendo un appello ai tutti coloro "dotati di porto d'armi, addestrati e a conoscenza delle regole di apertura del fuoco".
In Cisgiordania, intanto, i palestinesi continuano a denunciare le aggressioni israeliane e gli insediamenti. Da parte loro, i deputati arabi del parlamento israeliano - solidali con i palestinesi - hanno deciso di sfidare il divieto deciso dal primo ministro nei confronti dei parlamentari di recarsi sulla spianata delle Moschee. Decisione "insensata e illegale", ha giudicato il deputato arabo Ahmad Tibi. "Domani(venerdì), saremo tutti alla moschea al Aqsa, perchè è la nostra moschea", ha annunciato.
Netanyahu ha preso questa decisione eccezionale di fronte al diffondersi delle violenze che scuotono Gerusalemme e la Cisgiordania da una settimana, portando a paragoni con l'intifada del 1987 e del 2000.
"Le drammatiche notizie di queste ore, i ripetuti attacchi terroristici subiti dalla popolazione israeliana in molte città, impongono una ferma presa di posizione da parte della comunità internazionale. Servono parole chiare e nette di condanna contro azioni improntate all'odio e al disprezzo della vita umana. Il silenzio e l'indifferenza, oggi come sempre, costituirebbero una grave colpa". Ha dichiarato in una nota il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) Renzo Gattegna. "Assistiamo infatti a una deriva preoccupante, cavalcata dai criminali di Hamas e dai loro adepti e da una leadership, quella di Abu Mazen, che appare ugualmente colpevole e incapace di contrastare la crescente barbarie", afferma ancora Gattegna. "Per questo è importante parlare, denunciare, informare correttamente su quello che sta accadendo. E allo stesso tempo intervenire con i mezzi e gli strumenti più adeguati".
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » gio ott 29, 2015 7:32 pm

Assessore sente dei rumori in casa Si alza ed esplode due colpi in aria
Nella notte tra lunedì e martedì, ignoti avrebbero cercato di entrare nell'abitazione dell'assessore comunale di Grantorto, Antonio Miazzo. L'uomo non avrebbe esitato ad imbracciare il fucile e fare fuoco. Nessun ferito
Redazione 28 ottobre 2015

http://www.padovaoggi.it/cronaca/assess ... -2015.html

Assessore comunale carica il fucile e fa fuoco contro i ladri. I fatti risalgono alla notte di lunedì a Grantorto, nell'Alta padovana. Antonio Miazzo, 70 anni, allevatore, assessore all’Ambiente e alle opere idrauliche, militante della Lega Nord, è stato svegliato da alcuni rumori provenienti dal piano terra. La moglie, spaventata, ha iniziato ad urlare e lui ha imbracciato l'arma e sparato due colpi in aria.
LADRI IN FUGA.
I malviventi si sono dati alla fuga. Quando Miazzo ha acceso le luci, ha notato che la porta della sua abitazione era stata forzata. Nessun ferito e nulla è stato sottratto.

"NON HO AVUTO SCELTA".
"Non volevo uccidere, ma solo spaventarli, e non avevo scelta - racconta - sono stati momenti di paura e di terrore, non auguro a nessuno di provare quello che ho provato io. Ho preso il fucile che da un paio di mesi tengo vicino al letto, l'ho caricato e sono uscito sul balcone, ho sparato due colpi in aria gridando 'vi ammazzo'. Era buio pesto - spiega - ma ho sentito chiaramente dei passi veloci lungo il vialetto, stavano scappando. È la prima volta che sparo da quando 30 anni fa ho acquistato il fucile. Ma cos'altro potevo fare? Se non avessi sparato sarebbero sicuramente entrati. Non sono certo un eroe, ho solo cercato di salvaguardare l'incolumità mia e di mia moglie. Ora i carabinieri verranno a sequestrarmi il fucile, che è legalmente detenuto, perché posso tenerlo ma non posso sparare - dichiata l'assessore - e mi verrà comminata una sanzione. Ma spero che il giudice capisca".
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » gio ott 29, 2015 9:14 pm

Contro il terrorismo islamico dobbiamo combattere con l'arma della verità
di Silvana De Mari 29/10/2015

http://www.magdicristianoallam.it/blogs ... erita.html

Ma a noi chi ce l’ha mai detto che si può vivere senza combattere? Come ci è venuta in mente un’idea così bizzarra? Ogni epoca ha la sua battaglia, come scoprono Sam e Frodo, personaggi de “Il Signore degli anelli”. Sam e Frodo odiano la guerra, odiano la violenza, vorrebbero restarsene a casa loro a bere tè e zappettare rose, ma quando l’oscuro signore attacca il mondo loro vanno a combattere per coloro che amano. Se non vi siete letti “Il Signore degli anelli”, leggetevelo. Se proprio non volete leggerlo, almeno leggete “Il Mito e la Grazia”, di Paolo Gulisano, e se nemmeno quello vi piace guardate il film, perché “Il Signore degli anelli” fa parte del nostro immaginario collettivo, è il poema epico della nostra epoca, contiene la nostra realtà, non possiamo ignorarlo.
La nostra realtà è Saruman. Con questo nome Tolkien indica un personaggio geniale: l’intellettuale oggettivamente preparato che però ha lo smisurato orgoglio del dialogo, l’idea delirante che si possa guardare negli occhi il male e non esserne penetrati. Saruman ha difeso Hitler a spada tratta, era “scientificamente dimostrata” la superiorità della razza ariana, che non solo non era superiore, non esisteva nemmeno. Saruman ha scodinzolato davanti a decine di milioni di morti spacciati per la necessaria strada verso la risoluzione dell’ingiustizia sociale, che è comunque meno grave dell’essere ammazzati.
Uno di questi milioni di morti me lo sono andata a vedere personalmente in Etiopia, e questa non è politica, porca miseria, è la mia storia, e nella mia storia ci sono anche un milione di contadini etiopi sterminati con la fame come in Ucraina negli anni ’30. Nella mia storia personale c’è anche il fatto che ho vissuto a Trieste, dove mio padre piantò una grana per le foibe, perché fosse riconosciuto ai morti impiegati statali lo stato di vittime di guerra (cambia la pensione alle vedove e agli orfani) e subì due attentati, uno dei quali contro tutta la sua famiglia e l’abbiamo scampata per un pelo, quindi se qualcuno vuol ricordarmi la moralità dei moralmente superiori, per cortesia salti un giro.
E ora Saruman si è inventato il dialogo con il terrorismo e l’orchitudine moderata. Quindi combattete tutti. La guerra non si fa solo con le armi che interessano il corpo, anzi quella è la guerra cui si arriva quando l’altra è stata già persa. L’altra è la guerra del pensiero, quella dell’anima. Non si tollera il male. La tolleranza è un mito nauseante. Tollerare il male vuol dire esserne complici. Non si dialoga con gli orchi. Chi dialoga con gli orchi sta costruendo ponti perché penetrino l’interno. C’è una sola arma: ed è la verità. Il dialogo con il terrorismo lo ha giustificato, lo ha beatificato, gli ha dato un palcoscenico e fiumi di denaro. A Beslan i bambini lo hanno pagato in maniera terrificante, centinaia di bambini. Ed è stato solo un inizio, un assaggio delle migliaia di bambini che lo stanno pagando in Iraq e in Siria. Il dialogo? No, non è fattibile. Il dialogo con gli orchi è un crimine che legittima i loro capi e la loro ideologia. Il dialogo con la Germania hitleriana ci ha regalato 50 milioni di morti, il dialogo con dei mostri atroci come Stalin e Mao ha permesso ad un'ideologia che ha fatto decine di milioni di morti di conquistare tutto il mondo culturale e contagiare una nazione dopo l’altra, dove gli stessi cittadini sono diventati il nemico da sterminare.
Quel l'ideologia non è arrivata fino da noi perché uomini armati difendevano le nostre frontiere. Saruman è stato il paladino del disarmo mono laterale. Disarma le tue frontiere e nascerà un mondo di pace. Il terrorismo poi è stato capito e ascoltato, e il risultato è che è aumentato a dismisura. O si combatte con le armi o si combatte con la parola. Non combattere non è da buoni, ma da vili. Le ragazze cristiane rapite in Nigeria sono state ridotte in schiavitù sessuale come le donne e bambine cristiane e yazide, donne e bambine, sono stuprate decine di volte al giorno. Noi tutte le sere andiamo a dormire nelle nostre case sicure, con le orecchie tappate per non sentire le loro urla. Non andiamo a prenderle? Se fossimo noi o nostra figlia o nostra nipote rinchiusa in un inferno in terra, dopo aver visto il fratello o il padre decapitato o crocefisso saremmo sempre tolleranti? Ci consolerebbe molto sapere che un accidenti di nessuno arriverà a liberarci perché in un'eventuale azione bellica morirebbero degli innocenti? E soprattutto quanto ci consolerebbe sapere che in Occidente di noi non si parla? Quindi le ragazze nigeriane, le studentesse cristiane rapite in Nigeria e le donne di Mosul non le andiamo a prendere, ma questa deve diventare la nostra battaglia. Sempre. Ovunque.
Portiamo sempre un nastro giallo con il crocefisso a ricordarle per quello che sono prigioniere di guerra, una guerra folle che ammazza 130.000 cristiani all’anno, uno ogni 5 minuti, nel tempo in cui avete letto questo pezzo ne è stato ucciso uno. Scriviamo di loro e appendiamo il pezzo nelle bacheche dei nostri uffici. Parliamo di loro se siamo insegnanti. Protestiamo contro chiunque parli di islam moderato. L’islam moderato non ha fatto una sola manifestazione a favore della loro liberazione e l’islam moderato se ne può andare all’inferno, tornarsene nella bella isola dove vive insieme al comunismo dal volto umano e ad Elvis che in realtà non è mai morto. E soprattutto se siamo credenti dedichiamo la messa a queste donne. Con una piccola somma, quello che si può dare, si può dedicare una messa. In genere lo si fa per i propri morti, ma la messa può essere dedicata anche ai vivi che siano nel dolore. Dedichiamo le messe, migliaia di messe, che queste donne siano continuamente ricordate, che si preghi per loro.
Si combatte con la parola, per Dio, e la parola non è dialogare con gli orchi, è dire la verità sul martirio delle loro vittime.

Tutti.
Basta un uomo, una donna o un hobbit per fare la differenza.
Ognuno di noi sarà quello che fa la differenza.
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » gio ott 29, 2015 10:55 pm

Nordio: «Chi si difende da un reato non merita di essere indagato»
Il procuratore trevigiano: perchè chi spara a un bandito dev’essere indagato per omicidio?
29 ottobre 2015
http://corrieredelveneto.corriere.it/ro ... 9779.shtml

VENEZIA «Se lei viene invitato a casa di un suo amico, nessuno la incriminerà per violazione di domicilio, imponendole di dimostrare la prova dell’invito. E allo stesso modo non dovrà dimostrare che la sua partner sia consenziente ogni volta che ha un rapporto sessuale, in modo da allontanare da sé l’accusa di violenza. Dunque perché se lei spara a un bandito che la minaccia deve automaticamente trovarsi indagato per omicidio? ».
Il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio non ama il buonismo, le tesi scontate. E sulla riforma della legittima difesa, argomento caldo da sempre nel dibattito politico italiano, il magistrato che nell’immaginario collettivo è uno dei pochi ad essere inseriti tra quelli «di destra» non sposa nemmeno le soluzioni forcaiole, tipo Lega. D’altra parte la sua concezione sull’argomento era già scritta nel testo di riforma del codice penale a cui lavorò nei primi anni Duemila su incarico del governo Berlusconi ma che poi rimase lettera morta. «Mi deve consentire una premessa un po’, come dire, di filosofia del diritto».
Prego. «Il codice penale firmato da Mussolini e dal re parte dal presupposto culturale e giuridico che la persona che si difende commette un reato, che non è punibile solo se rispetta due limiti: la proporzione, che significa non ammazzare un ladro che scappa con una gallina, e l’attualità del pericolo, per evitare che uno si faccia giustizia da sé. Un’impostazione che ha una sua logica nel contesto di uno Stato etico, che antepone il proprio interesse a tutto. Ma che ha anche un suo percorso obbligato per definizione».
Quale percorso? «Il cittadino che si difende in casa viene messo sotto indagine perché ha commesso un reato, dovrà spendere soldi per l’avvocato, poi starà all’indagine chiarire se c’è o meno quella che noi chiamiamo l’esimente. E finirà sui giornali a causa di un’altra aberrazione del nostro sistema, ovvero la trasformazione dell’avviso di garanzia in una condanna anticipata, tanto che siamo arrivati al punto che chi lo riceve debba dimettersi o non possa essere candidato a un’elezione».
Qual è invece la sua proposta? «Quando presiedevo la commissione partimmo da una prospettiva completamente diversa, quella liberale. Anche in un codice liberale valgono i principi di proporzione e attualità, ma in quel caso non ci si pone il problema dei limiti in cui il cittadino si difende. La questione è fino a che punto lo Stato abbia il diritto di punire il cittadino che reagisce ad un reato che lo Stato stesso non è stato in grado di prevenire».
Questo diverso approccio come si traduce dal punto di vista legislativo? «La legittima difesa non diventa più causa di non punibilità, ma un non delitto, un non reato. Questo significa che non si viene indagati, non serve un avvocato. Può essere che non siano stati rispettati i limiti di cui sopra, ma dovrà essere l’indagine a dimostrarlo. C’è una sorta di inversione dell’onere della prova».
Quindi comunque c ’è un’indagine per chiarire i fatti. «Certo, ci sarà un’autopsia, ci saranno tutti gli accertamenti del caso. È obbligatorio ricostruire la dinamica dell’evento, ma partendo dal fatto che chi si è difeso ha comunque esercitato un suo diritto, salvo che si dimostri il contrario».
Perché all’epoca questa vostra idea non passò? «Il ministro della Giustizia, che era Roberto Castelli, volle presentare lui un disegno di legge sulla legittima difesa, facendo delle modifiche che a noi fin da subito apparvero inutili. Ma il ministro ci teneva ad approvarla perché era un tema di grande attualità, come oggi. Il problema è che per cambiare qualcosa serviva la rivoluzione in senso liberale di un codice totalitario, che per esempio punisce l’istigazione al suicidio partendo dal concetto che una persona non ha il diritto di suicidarsi perché “appartiene” allo Stato. Concezione che poi si è ben innestata nelle culture prevalenti dell’età repubblicana, sia quella cattolica che quella comunista».
Di recente il ministro Andrea Orlando a Padova ha assicurato che il governo sta lavorando sull’aumento delle pene per i furti in casa. «Oggi chi ruba una sera in tre case diverse rischia una pena superiore a quella di chi violenta un bambino e se lo mangia. Più alte di così le pene non possono essere. Altra questione è piuttosto il rapporto tra pena prevista, pena irrogata e pena eseguita. Qui c’è una bella forcella, ma è appunto un altro discorso e sarebbe molto lungo ».
In Regione si sta lavorando a una proposta di legge che prevede di creare un fondo per pagare l’avvocato a chi finisce sotto inchiesta in queste circostanze. «Io lo dico da tempo: invece di sprecare tempo con varie leggi sulla responsabilità civile dei magistrati o sull’equo indennizzo, lo Stato dovrebbe farsi carico di pagare le spese legali in tutti i casi in cui la persona incriminata venga assolta con formula piena. Lo Stato ha il dovere di indagare, ma anche di risarcire l’innocente, non solo nel caso di una legittima difesa ».
E che cosa ne pensa della proposta della Lega di un contributo per l’acquisto di armi? Non crede che la proliferazione di armi possa essere un pericolo? «Io personalmente non sono un appassionato di armi, ma una volta si uccideva anche con una pietra o con le unghie. Un’arma da fuoco è buona in mano a una persona onesta, così come un’arma giocattolo, nelle mani di un delinquente, può far morire di crepacuore una persona. Il problema non sono le armi, ma la paura».
In che senso? «Non c’è maggior nemico della razionalità che la paura. Non c’è più legge o etica, la paura ti fa fare le cose più strane e irrazionali. È inutile usare frasi fatte logore, come la legge del far-west, ma anche un buonismo generalizzato è stupido rispetto a un sentimento basilare che è la paura. È la paura che va eliminata attraverso una maggiore sicurezza e il controllo del territorio».
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » dom nov 01, 2015 9:13 am

LO STATO, IL DIRITTO ALL’AUTODIFESA E ALCUNE RIFLESSIONI PERSONALI
di ROBERTO BOLZAN
26 ottobre 2015

http://www.movimentolibertario.com/2015 ... ent-212382

A volte è necessario richiamarsi ai principi per orientare correttamente la discussione. Si sentono in giro, infatti, delle enormità, come quando qualcuno sollecita una legge che lo autorizzi a difendersi, senza rendersi conto di chiedere allo stato qualcosa che è già suo. Anche semplificando un po’, quindi, non si corre certo il rischio di impoverire la qualità del dibattito che, con grande profitto di alcuni partiti, marcia a vele spiegate verso direzioni che non hanno nulla a che fare con la questione. Il problema, infatti, non è approvare tra gli applausi l’abbattimento di un qualche clandestino, ma di inquadrare il comportamento individuale all’interno di uno schema di diritti e valutarne le conseguenze sociali. Sull’ultimo punto è difficile dire qualcosa di sensato, ma sul primo le idee sono chiare.
Per il contrattualismo, che è l’unica teoria dello stato a cui ci interessa richiamarci ora, l’individuo cede spontaneamente una parte della sua assoluta libertà per assicurarsi una maggiore sicurezza sociale e personale. Questo contratto tra governati e governanti implica obblighi precisi per ambedue le parti e, nel momento in cui il patto viene violato, il potere politico diventa illegittimo; di conseguenza il diritto di resistenza e ribellione viene legittimato. Fin qui ci siamo. Possiamo anche dire che questo patto, che idealmente sottoscriviamo, se non con la nostra nascita, almeno con l’ingresso nella società civile come individuo dotato di ragione, conserva una sua capacità coercitiva, non si può cambiare a piacimento ed in ogni occasione, non fosse altro che per motivi pratici. Non è che ci si possa svegliare la mattina, uscire per la strada e, homo hominis lupus, instaurare improvvisamente delle nuove regole, magari con un mitra in mano.
L’individuo, con questo patto, immaginario ma molto cogente, rinuncia a delle libertà e a dei diritti a favore di una maggiore sicurezza. Nella storia la qualità e la estensione di questi diritti si è costantemente modificata, fino a comprenderne col tempo di nuovi ed impensabili originariamente, come quelli che conosciamo come i diritti fondamentali dell’uomo, che oggi riteniamo inalienabili, incoercibili e indisponibili. Tra questi il diritto alla libertà individuale, alla vita, all’autodeterminazione, a un giusto processo, la libertà religiosa, quello di voto, quello alla riservatezza dei proprio dati personali. Inutile dire che la difesa della vita e la tutela della sicurezza personale e della salute fanno parte di quelle facoltà dell’individuo che più si avvicinano al diritto naturale, a quello che immaginiamo lo stato dell’uomo alle sue origini.
Sono attributi talmente connaturati all’individuo da essere ritenute non negoziabili. Nessuno si sognerebbe oggi, in occidente, di chiedere un’autorizzazione per farsi curare da una malattia, o pensa che un uomo possa essere ridotto in schiavitù o costretto ad abbracciare un determinato credo religioso. Ma non è sempre stato così e qualunque cambiamento dell’estensione delle libertà individuali è sempre avvenuto a seguito di grandi e sanguinosi conflitti, rivoluzioni e, non di rado, con rituali e definitive decapitazioni pubbliche di re e governanti.
Questo per dire che il contratto sociale, così consolidatosi nel sangue di innumerevoli generazioni, ha un valore che lo rende impegnativo per chiunque e non facilmente modificabile, come detto. Le deleghe, per così dire, date allo stato non si possono ritirare così facilmente e senza maggioranze qualificate e ben decise. Quando, nei tempi più antichi, si è affidato allo stato o alla comunità comunque intesa la difesa della vita e della proprietà dei singoli individui, accettando di rinunciare all’uso individuale della forza ed all’esercitare la giustizia da sé stessi, lo si è fatto nella convinzione e nella coscienza che in questo modo ci si sarebbe potuta assicurare una maggiore sicurezza. La pretesa di cambiare questa antica convenzione di punto in bianco è assurda e, nella pratica, foriera di guai seri; quindi, per quel che mi riguarda, fuori discussione. Questo però nn significa che i diritti dell’individuo, anche se alla loro tutela è stata data delega allo stato, siano venuti a cadere.
jIn altre parole, ben venga il fatto che sia lo stato a tutelare e difendere la mia vita. Sono una persona pacifica, amante della pace e non saprei come impugnare un’arma. Questo fatto però non annulla assolutamente il mio diritto alla vita ed alla sicurezza e la conseguente facoltà di difendermi con tutti i mezzi a disposizione, esattamente come il fatto, per esempio, che esista una sanità pubblica non mi impedisce di farmi curare dome e come mi pare e piace, e nessuno di sognerebbe mai di impedirmelo. Esistono dei diritti che riconosciamo talmente fondamentali che ci viene impedito perfino di rinunciare volontariamente ad essi: non possiamo vendere un rene, per esempio, così come non possiamo diventare schiavi d qualcun altro, anche volendo. ogni contratto in questo senso sarebbe nullo e la sua esecuzione illegale. Riconosciamo cioè che ci sono degli attributi della persona che non possono essere limitati in alcun modo perché costituiscono parti fondamentali della personalità. Non negoziabili, appunto.
Tutto questo per arrivare ai fatti di questi giorni. Non c’è dubbio che la personalità dell’individuo si estende fino ad abbracciare i suoi beni ed in particolare l’abitazione. Nessuno può violare il domicilio ad eccezione dello stato che, in virtù di quel contratto, un certi particolarissimi casi e solo nel rispetto di procedure molto precise, può penetrarvi senza consenso e se necessario usando la forza. Non stiamo a discutere se questo ia giusto o meno, se sia accettabile o no. Sta di fatto che, ad eccezione di questo caso specialissimo, chiunque entri nella mia abitazione, che sia per sottrarmi i beni o che sia per usare violenza a me o alle persone che sono con me, esercita un abuso che non può essere tollerato e che lede fino alla radice la mia personalità. In casi come questi io non devo pormi il problema di dover seguire delle regole d’ingaggio per difendermi o di essere autorizzato a farlo o meno. Non ha alcuna importanza che abbia il porto d’armi o che l’arma sia custodita nel comodino o in cassaforte. Io ho il pieno diritto di piantare una pallottola nella fronte di chi mi sorprende nottetempo nella mia abitazione dopo aver forzato la porta. Anche se è ancora nel giardino ed ho la ragionevole convinzione che stia per piombarmi in casa di nascosto. Esattamente come, per esempio, ho il diritto di curarmi dove e come mi pare, e le leggi dello stato che mi lo impediscano sarebbero illegittime; esattamente come, per esempio, ho il diritto di esprimere la mia opinione e professare la religione che mi pare, e le leggi che me lo limitino sarebbero illegittime e quindi inefficaci, allo stesso modo il diritto di difendermi nel modo che creda più opportuno dall’intrusione nella mia abitazione qualora abbia la ragionevole certezza che l’intruso minacci la mia persona.
Lo stato può regolare questo diritto. Può decidere che nei tribunali le armi non siano ammesse, così come sugli aerei: sono cose che hanno un senso e, finché sono rispettate da tutti, perfino ragionevoli ed opportune. Ma non può limitarlo. Solo finché lo stato è in grado di esercitare una tutela efficace della incolumità e di proteggere il domicilio può essere accettata una volontaria rinuncia all’esercizio della forza, perché questo è il senso del contratto implicitamente stipulato. Ma quando questo non funziona, nell’istante del bisogno l’individuo ritira per così dire la delega e si riappropria automaticamente della facoltà di agire in proprio senza intermediazioni.
Sia ben chiaro che tutto questo non è un incitazione al farsi giustizia da sé o, in nessun modo, un approvazione del comportamento di chi magari ha il grilletto facile. Si parla della vita delle persone che, fossero pure dei delinquenti, è sacra ed inviolabile. Ma inviolabile solo fino al momento in cui entra con violenza in conflitto con la mia persona. Le incitazioni di questi giorni e le marce di solidarietà nei confronti di chi si è trovato nella macabra e tremendo necessitò di difendersi in modo così estremo mi sembrano orribili conseguenze di un clima politico marcio e di partiti all’assalto delle spoglie di uno stato che non ha ormai più la credibilità necessaria per esistere dignitosamente. Però bisogna ancora dire alcune cose. Il diritto alla difesa personale, anche qualora fosse affermato (per esempio con l’istituto della legittima difesa), non deve e non può essere vanificato nei fatti con imposizione di procedimenti talmente onerosi e infamanti da minare l’esistenza della persona che, oltre ad essere stata aggredita, deve anche penare per giustificare l’esercizio di un suo diritto. Io dico: in questi casi l’onere della prova deve a maggior ragione ricadere sulle spalle della pubblica accusa. Se il fatto avviene alle 2 di notte, dopo aver forzato la porta di casa, la presunzione dev’essere in favore dell’aggredito e, una volta accertato che non ci siano fondati motivi di pensare il contrario, gli si devono rivolgere le scuse per non averlo saputo difendere e chiuso lì. La riflessione sul diritto all’autodifesa travalica l’episodio di cronaca e la incardina sul più generale tema dei diritti dell’individuo e sui limiti che la società può legittimamente imporgli.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » dom nov 01, 2015 11:02 am

Simone Mele & L'ozio è il padre dei vizi production
La cronaca ha portato alla ribalta un dilemma: cosa fare quando sorprendiamo un ladro nel nostro appartamento? Reagire, chiamare le guardie, nascondersi? il Vostro Simone Mele risponde alla questione attraverso il suo nuovo video. E voi come vi comportereste?
Commentate il video LEGITTIMA DIFESA.
un ringraziamento a MACCHIA MOTO @la nuova ferramenta lecce Libreria Liberrima

https://www.facebook.com/lozioeilpadred ... 8681213071


Dixem ke ente sto filmà da ridar e paradosal a ghè de łi erori o xbaj grandi:

1) l'arma de on malvivente no lè par forsa o neçesariamente na pistoła on fuxil o on cortełàso o anca el pie de porco ma tuto el so corpo lè n'arma: man, bràsi, pugni, màsa, ganbe, pie ... el ladro o malvivente col so corpo el pol coparte o farte tanto del mal; el pol butarte xo da ła fenestra o da łe scale, el pol strosarte e sofegarte, el pol storxarte el coło e scavesarte ła skena el pol darte on colpo en testa e spacarteła co na carega o on vaxo de fiori ...

2) no se ga da spetar kel ladro el te daga el primo colpo par justefegar el to dirito de defendarte, parké el colpo del ladro el pol esar mortal e prasiò potensialmente e ojetivamente el ladro en caxa lè on pericoło kel justefega da par lù el dirito de defendarse anca copandoło.

Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!
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https://www.facebook.com/Nessuno-tocchi ... 0546415416
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » mer nov 04, 2015 9:15 pm

Sparò ai ladri, colpito da infarto: "Colpa dello stress e del clamore mediatico"
Ermes Mattielli, l’ex rigattiere 62enne di Arsiero, è stato condannato l'ottobre scorso a 5 anni e 4 mesi di carcere e a un risarcimento di 135 mila euro per duplice tentato omicidio
4 novembre 2015

http://www.today.it/rassegna/infarto-er ... ielli.html


E' ricoverato in cardiologia per un malore Ermes Mattielli, l’ex rigattiere 62enne di Arsiero condannato l'ottobre scorso a 5 anni e 4 mesi di carcere e a un risarcimento di 135 mila euro per duplice tentato omicidio nei confronti di due persone. Blu Helt 36 anni e Cris Caris, 31 anni., vennero sorpresi a rubare nel deposito di rottami di Mattielli il 13 giugno 2006 e l'uomo sparò 14 colpi di pistola ferendoli gravemente.
Probabilmente a causa dello stress per l'esito del processo e per il conseguente clamore mediatico, il 62enne è stato colpito martedì da una forma di infarto. Mattielli non sarebbe in pericolo di vita, e si trova degente in osservazione nel reparto di Cardiologia dell’ospedale dell’Ulss 4.
Ha fatto il giro di Facebook in pochi minuti la notizia del suo infarto. In tanti postano messaggi di auguri che però l’interessato non è in grado di leggere perché privo di telefonino e computer. Ci penseranno i responsabili del comitato “Noi siamo Ermes Mattielli” a stamparli, leggerli e consegnarli all’interessato.
La Lega Nord qualche settimana fa aveva organizzato una fiaccolata a sostegno di Mattielli. Antonio Mondardo, segretario provinciale del Carroccio, già all’indomani della sentenza, sostenna che quella di Ermes è "una situazione assurda, una vergogna per lo Stato italiano. Chi lavora dignitosamente e si vede togliere tutto è una doppia vittima come Ermes. Vittima dei nomadi che da anni rubavano nel suo deposito e dello Stato italiano che l’ha condannato".




Arsiero: morto Ermes Mattielli
5 novembre 2015

http://www.vicenzatoday.it/cronaca/arsi ... ielli.html

Il rottamaio 62enne di Arsiero, condannato il mese scorso per aver sparato a due nomadi che stavano rubando nel suo deposito, è spirato al San Bortolo, dov'era ricoverato da due giorni dopo aver avuto un infarto
E' morto Ermes Mattielli, il rottamaio assurto alle prime pagine di tutta Italia per essere stato condannato a 5 anni e 4 mesi per duplice tentato omicidio e a un risarcimento da 135 mila euro, dopo aver sparato a due ladri, sorpresi nel cortile del suo deposito.
A dare il primo annuncio il sindaco di Velo D'Astico Giordano Rossi sulla sua pagina Facebook. Mattielli era ricoverato da due giorni al San Bortolo per essere stato colto da infarto, probabilmente causato dall'eccessivo stress patito in queste settimane, dopo la condanna definitiva. Aggiornamenti nelle prossime ore.
"Lo conosco dalla prima infanzia. È sempre stato un uomo molto semplice e riservato.- Ha raccontato il primo cittadino Velo D'Astico Giornado Rossi - Dignitoso nella sua situazione economica non certamente facile. Viveva con poco e si accontentava. L'ultima volta che l'ho visto una decina di giorni fa mi ha detto che avrebbe fatto volentieri a meno di tutta questa risonanza mediatica. Era piuttosto stanco dentro, ma convinto di essere nel giusto E deciso ad andare fino in fondo con la causa, senza tentennamenti".


"Lo Stato ha sulla coscienza la morte di Ermes Mattielli"
Monta lo sdegno dopo la morte di Mattielli, condannato per essersi difeso da due ladri rom. La condanna di Salvini: "Questo Stato è amico dei delinquenti". La Meloni: "La sua morte è sulla coscienza dello Stato". Oggi i funerali
Sergio Rame - Ven, 06/11/2015
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 91487.html

"Ermes è una vittima dello Stato, uno Stato amico dei delinquenti. Una preghiera e tanta rabbia: Ermes uno di noi".

Le parole di Matteo Salvini riecheggiano nel giorno del funerale dell'ex rigattiere vicentino che era stato condannato per avere sparato 14 colpi di pistola, il 13 giugno 2006, ferendo gravemente due nomadi che si erano intrufolati nel suo deposito di robivecchi a Scalini di Arsiero. Ermes Mattielli è stato stroncato da un infarto dopo la clamorosa condanna che aveva scatenato una polemica politica per diversi giorni.

Mattielli viene condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione dal Tribunale di Vicenza per aver sparato a due rom che si erano introdotte in piena notte nel suo deposito di ferri vecchi per rubare. La morte l'ha preso all'indomani dell'infarto che lo aveva costretto in ospedale. Prima del malore era stato condannato anche a risarcire i due nomadi con una provvisionale di 135mila euro. "Era una persona perbene - tuona Maurizio Gasparri - ha avuto il solo torto di difendersi da due delinquenti che lo stavano derubando". Lo Stato non lo ha defeso. Anzi, si è accanito contro di lui. "Oggi è evidente a chiunque quanto la sofferenza e il dolore possa aver inciso - conclude Gasparri - l’Italia migliore è indignata e sconvolta". Nel centrodestra lo sdegno è totale. "È la morte di una persona che ha lavorato una vita - dice Salvini - e fa incazzare. Se non è una morte di Stato questa?". Il leader della Lega Nord ha cenato con Ermes pochi giorni fa, in una serata organizzata per raccogliere fondi per le sue spese legali. Adesso non serviranno più. "E magari qualcuno adesso sarà anche contento - continua il leader del Carroccio - dirà che aveva esagerato, qualcuno dirà pure che era cattivo, un pistolero".

Salvini racconta particolari della vita di Mattielli, che aveva anche una disabilità importante. "Aveva una gamba di legno. Eppure per questo non aveva una pensione, ma solo 120 euro al mese". Poi lo Stato te ne chiede oltre 135mila perché due rapinatori entrano nel tuo magazzino per derubarto. "Ermes se ne doveva andare più tardi, in un modo più degno, e ricordato dallo Stato italiano non come un pregiudicato e un delinquente - conclude Salvini - ma come una persona che voleva solo lavorare e stare tranquilla a casa sua". Anche al quartier generale di Fratelli d'Italia il dolore è molto forte. Nel ricordare che "la difesa è sempre legittima", Giorgia Meloni accusa lo Stato di "avere sulla coscienza la morte di Ermes".
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Re: Mi sto co Ermes Mattiełi e co coełi ke łi se defende!

Messaggioda Berto » ven nov 06, 2015 9:19 pm

DIFENDERSI DA SOLI? AUTODIFESA: LEGITTIMA O ILLEGITTIMA?
Giusto o sbagliato consentire la detenzioni di armi destinate alla difesa personale?

http://www.successivamente.com/index.ph ... a%20difesa

Vediamo i pro e i contro visto che ci sono varie scuole di pensiero e varie soluzioni legislative.
Dalla Gran Bretagna che le ha eliminate completamente agli Stati Uniti dove (quasi) si possono acquistare al supermercato e il diritto al possesso è garantito dalla Costituzione.
Un fatto inconfutabile è che in una società “armata” il delinquente deve sempre mettere in conto la possibilità di una reazione da parte dell’aggredito.
In una società “disarmata” il bandito che si presenta armato alla vittima avrà la strada spianata.

Lo aveva ben compreso, secoli fa, un “mostro” della cultura giuridica italiana, Cesare Beccaria:
«Le leggi che proibiscono di portare armi […] non disarmano che i non inclinati né determinati ai delitti,[...] e sottopone gl’innocenti a tutte le vessazioni dovute ai rei. Queste [leggi] peggiorano la condizione degli assaliti, migliorando quella degli assalitori. Non scemano gli omicidi, ma gli accrescono, perché maggiore è la confidenza nell’assalire i disarmati che gli armati».

Anche Thomas Jefferson, grande estimatore del Beccaria, ne riprese il pensiero prendendone spunto nella prima stesura della Costituzione Americana. In particolare nel secondo emendamento sulla detenzione delle armi e nell'ottavo che vieta le pene “crudeli e inusuali”.
Le idee di Beccaria sono visibili ancora oggi nel movimento per l’abolizione della pena di morte, una punizione a cui Beccaria fu il primo importante pensatore a opporsi. Oppure, negli Stati Uniti, nel movimento per il libero porto d’armi a scopo difensivo.

Thomas Jefferson riprese le idee del Beccaria per scrivere “falsa idea di utilità è quella che sacrifica mille vantaggi reali per un inconveniente o immaginario o di poca conseguenza. Un'idea che toglierebbe agli uomini il fuoco perché incendia e l’acqua perché annega, che non ripara ai mali che col distruggere.” E prosegue: “Le leggi che proibiscono di portare armi sono leggi di tal natura; [citazione letterale dal testo del Beccaria – v. s.]. Queste si chiamano leggi non prevenitrici ma paurose dei delitti, che nascono dalla tumultuosa impressione di alcuni fatti particolari e non dalla ragionata meditazione degl’inconvenienti ed avantaggi di un decreto universale”.
Dice, in parole povere, che le leggi contro il porto d’armi rendono le cose più facili per i criminali (che non le osservano comunque) ed estremamente negative per le vittime.
In ogni caso, sia che siate a favore, sia che siate contro, una cosa è certa: Chi impugna un'arma deve saperla usare perché è sempre meglio un brutto processo che un bel funerale! Il benzinaio vicentino insegna ...
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