Casta de judiçi e dei avogadori, justisia tałiana

Re: Casta de judiçi e dei avogadori, justisia tałiana

Messaggioda Berto » mer giu 12, 2019 7:43 am

"I rapporti tra toghe e politica? Come stanno davvero le cose". Anche Di Pietro smonta i giudici
11 Giugno 2019
Pietro Senaldi

https://www.liberoquotidiano.it/news/po ... pWUSfqAoOY

Leggi di toghe, inchieste, lotte di potere, tangenti, populismi e partiti personali e non può che venirti in mente lui, il Tonino nazionale, Antonio Di Pietro.

Dottor Di Pietro, ma che cavolo sta succedendo tra i magistrati?
«Che facciamo tutti finta di aver scoperto l' acqua calda». Magistrati che indagano magistrati per condizionare le nomine degli organi direttivi delle Procure e per spartirsi i posti nel Csm, l' istituzione suprema dei giudici: più che acqua calda mi sembra la patata bollente delle toghe «Tutti cadono ipocritamente dalle nuvole per fatti che sapevano pure le pietre. Come quando scoppiò Mani Pulite e i giornali montarono lo scandalo ma era ben noto che politica e mondo degli affari intrallazzassero».

Ma i giudici non sono gli arbitri, i puri?
«Arbitro non è sinonimo di puro. Io da magistrato non mi sono mai iscritto a nessuna corrente e neppure all' Anm. Venni pure lodato dal presidente Cossiga per non aver mai fatto uno sciopero. Il giudice che fa politica e sciopera agisce contro la Costituzione».

Lei che è un grande inquisitore, ci aiuti a capire: che accade?
«I membri del Consiglio Superiore della Magistratura vengono eletti dai colleghi. Sono ruoli importanti e ambiti, perché il Csm decide gli incarichi direttivi di tribunali e procure, pertanto le toghe si organizzano in correnti per nominare gente gradita.
Fanno politica. Una volta composto, poi, il Csm si comporta come un piccolo Parlamento: nomina, spartisce, lottizza».
Qui però si è passato il segno: i magistrati si indagano per farsi fuori a vicenda «I paralleli con la politica sono sempre più impressionanti». È una figura di palta «Tangentopoli produsse un effetto utile: la politica si vergognò così tanto che il Parlamento modificò l' articolo 68 della Costituzione, che impediva di procedere contro i parlamentari. Mi auguro che anche i miei ex colleghi compiano un atto di responsabilità e agevolino la riforma del Csm e della magistratura».

Il presidente Mattarella dovrebbe commissariare il Csm?
«Non avrebbe senso. Dev' essere il Parlamento a riformare tutto, anche la Costituzione. Mattarella dovrebbe solo dargli una mano». Lei sogna: le toghe se le tocchi mordono. O meglio, indagano «La maggior parte dei magistrati sono brave persone, quello che sta succedendo evidenzia solo che anche tra loro, come in ogni categoria, ci sono le mele marce».
Di Pietro direbbe che il pesce puzza dalla testa, che in questo caso si sta dimostrando marcia «Quanto accade scredita tutta la magistratura. Nella testa non c' è solo il marcio ma anche tante persone trascinate nel fango per la sete di potere di pochi. Bisogna cavalcarne il disagio per cambiare le regole con il consenso dei giusti».

Ha qualche suggerimento?
«Sorteggiare i membri del Csm».

Come all' oratorio, e la competenza?
«Non si può pensare che ci siano magistrati che mettono sotto processo o giudicano ma abbiano deficit di competenza. Le toghe sono competenti per definizione, quindi tutte degne di entrare nel Csm».

Del Csm importa solo ai giudici e agli avvocati, ha suggerimenti che interessino più i cittadini?
«Fare subito una legge che obblighi i magistrati che vogliono far politica a dimettersi e impedisca di rindossare la toga a fine mandato».Già, ma gli aspiranti politici si fanno la campagna elettorale in toga, prima di candidarsi «Questo, se accade, è un reato». Che nessuno persegue «Le ripeto: politica e tribunali devono restare distinti, non devono esistere porte girevoli. E si dovrebbe lasciare la toga definitivamente dopo la candidatura, non solo in caso di elezione, perché se ti candidi vuol dire che già hai una maglietta e non puoi più giudicare».

E se anziché candidarti vai a cena con i politici perché agevolino la tua carriera, come emerge dalle inchieste sulle nomine al Csm?
«Chi lo fa va allontanato. La scelta dei membri del Csm attraverso le correnti è una patologia, ma se nella trattativa intervengono anche i parlamentari allora la malattia diventa reato perché attenta all' indipendenza della magistratura.
Se la scelta dei capi di Procure e Tribunali da parte del Csm segue logiche politiche, il giudice non è libero nel proprio lavoro».
Lei lasciò la toga e solo dopo si candidò, ma Tangentopoli le spianò la carriera politica «Io mi dimisi perché ero indagato e ritenevo impossibile fare l' inquisitore al mattino e l' inquisito al pomeriggio. Tutti i magistrati indagati dovrebbero lasciare la toga, è una questione di incompatibilità interiore, morale». Ma così se sono un pm e voglio sostituire un collega mi basta indagarlo per farlo fuori «Questo sarebbe un reato». I giudici sono uomini, è già capitato che qualcuno commettesse reati per interesse personale «Allora facciamo una norma che stabilisce che i pm indagati devono cambiare ruolo, essere assegnati ad altri uffici». Di Pietro, la conti giusta, lei si dimise perché le conveniva «Vollero fermarmi, ci sono relazioni dei servizi segreti che lo confermano. Avrei fatto molta più carriera restando in toga, mi creda».

Ora i grillini sono i nuovi difensori della categoria, che ne pensa?
«Penso che il fatto che Grillo, che ho sempre ammirato, si sia eclissato dal Movimento sia significativo di quello che sono diventate oggi le sue creature». Afferrato, pensa che i grillini non capiscano nulla di giustizia. «Ahahahahah. È stato importante che M5S abbia rilanciato i principi di legalità e onestà, ma essi riguardano tutti, non ci devi mettere il cappello, come è avvenuto in campagna elettorale. I grillini strumentalizzano la giustizia per ottenere voti, far dimettere sottosegretari, condizionare il governo: è moralmente e politicamente sbagliato». E poi non capiscono nulla di giustizia «Io sono d' accordo con l' abolizione della prescrizione, ma la legge del Guardasigilli Bonafede aiuta i malfattori e punisce gli onesti ingiustamente accusati».

Ma come Di Pietro, è contro la prescrizione?
«Bisogna difendersi nel merito. Se abolisci la prescrizione però devi creare le condizioni perché i processi durino mesi, non decenni».

Quindi meglio non abolirla?
«Per ora l' abolizione fa danno agli onesti. Come del resto il reato di abuso d' ufficio: è inutile che i grillini lo difendano, così non va».

Dà ragione a Salvini: l' abuso d' ufficio andrebbe abolito?
«Salvini ha sbagliato a introdurre l' argomento in campagna elettorale e a ridosso di inchieste che hanno coinvolto leghisti, ma nel merito ha ragione, l' abuso d' ufficio così com' è manda assolti i criminali e mette in croce gli innocenti».
Mi spieghi «Per esserci reato deve provarsi la volontarietà dell' abuso, che nei fatti è indimostrabile. Tutti i processi per abuso d' ufficio si concludono senza condanna e con il solo effetto di aver rovinato la carriera a degli innocenti e salvato i colpevoli. Ma la colpa è anche dei magistrati».

Notizia: perché?
«Io da pm mi comportavo come un becchino, intervenivo a reato consumato, per punire. Oggi i magistrati fanno i medici condotti, agiscono in funzione preventiva, per vedere se forse uno ha commesso o sta per commettere un crimine».

Lei dice funzione preventiva, io traduco azione politica «E io dico di no». Di Pietro, ma lei è un pm o un avvocato?
«Faccio l' avvocato, ero un pm».

Rispetto ai suoi tempi la categoria è decaduta?
«Oggi i magistrati sono molto più preparati di un tempo, anche perché per il 70% sono donne, notoriamente più studiose e scrupolose, e perché è aumentato il livello di specializzazione. L' unica cosa, scrivono un po' troppe sentenze con il copia-incolla del computer. Questo è un guaio, io scrivevo a mano, ogni parola era meditata, mentre il taglia e cuci, con motivazioni di 400 pagine, produce effetti distorsivi».


Io però mi riferivo al decadimento morale.
«Certo la loro immagine è peggiorata, la magistratura è un po' in crisi di credibilità».

E la politica? Stanno tornando le inchieste?
«Voi avete titolato la "Tangentopoli dei morti di fame". Io nel '92 avevo portato alla luce un porcile, oggi parlerei di piccionaia».

C' è un' offensiva giudiziaria ai danni della Lega?
«No, è semplicemente sotto la lente in quanto al governo». Però Salvini è indagato perché ferma gli sbarchi «L' inchiesta per sequestro di persona per non aver fatto sbarcare i profughi gli ha dato l' occasione di far intervenire il Parlamento, che ne ha legittimato il comportamento in nome dell' interesse superiore dello Stato».

Si stupirebbe se lo indagassero per apologia di fascismo?
«Sarebbe un' ingiustizia. L' allarme fascismo è pompato. Non ci sono le condizioni per un ritorno delle camicie nere e Salvini non lo vuole. Certo lui sa parlare alla pancia più che alla testa, ma lo fanno tutti».

Perché la sinistra continua ad accusarlo di essere fascista?
«Non tutta la sinistra. Chi lo fa è perché non ha argomenti e riesce a far parlare di sé solo attaccando gli altri. Vivo in provincia di Bergamo, dove nove sindaci su dieci sono leghisti: tutta brava gente che cerca di far funzionare il proprio Comune e non ha grilli per la testa».

A proposito di grilli, si aspettava il flop di M5S?
«È stato un voto di protesta arrivato soprattutto da sinistra per le delusioni del modello Renzi. Ma ogni cosa ha il suo tempo e quello di M5S è in scadenza».

Ha fallito la prova del governo?
«Mi sa dire cosa hanno fatto di buono i ministri grillini? Parlano solo al futuro, significa che non hanno fatto nulla».

Quanto dura il governo?
«Quanto vorrà Salvini».

Ai grillini non converrebbe andare all' opposizione?
«Staccare la spina per i parlamentari M5S equivarrebbe a suicidarsi.
Io ho portato un solo Razzi in Parlamento, Grillo ne ha portati 333».

Razzi il responsabile?
«Ha cambiato schieramento per ragioni di interesse personale ma almeno l' ha detto. In quella legislatura in 159 avevano fatto il salto, ma tutti gli altri avevano motivato il voltafaccia con ragioni nobili. Antonio è stato l' unico sincero».

Ma a Salvini non conviene staccare e governare da solo?
«Già lo fa. Gli basta minacciare la crisi per mettere Di Maio in riga».

Si aspettava il suo successo?
«Dalla seconda Repubblica sono nati solo partiti personali: Berlusconi, io, Mastella, Casini, tutti tramontati con l' eclissi del fondatore. Salvini è stato capace di trasformare un partito personale nella nuova destra. Ha portato il Paese sui binari di un futuro bipolarismo: la destra leghista-meloniana e il Pd».
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Casta de judiçi e dei avogadori, justisia tałiana

Messaggioda Berto » mer giu 12, 2019 10:22 pm

Salvini: i magistrati schierati mettono in dubbio l'imparzialità della magistratura
12 giugno 2019

https://www.ilsovranista.info/2019/06/s ... pf7ZAOsxrk

I singoli magistrati che"singolarmente prendono politicamente parte", con le loro prese di posizione "possono mettere in dubbio l’imparzialità della magistratura".
Parole chiare, dirette, che non lasciano dubbi ad interpretazione alcuna, quelle pronunciate dal ministro dell'Interno Matteo Salvini rispondendo, durante il question time ad una interrogazione relative alle critiche rivolte dallo stesso ministro nei confronti di quei giudici che si sono espressi con delle sentenze contro le zone rosse e contro il decreto sicurezza.
Non abbiamo, dichiara Salvini, né il tempo, né la voglia che ci sfiora la volontà di schedare chi amministra la giustizia, ribadendo la volontà di ricorrere contro le sentenze.
Ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero ma ho stupore e dubbio sul fatto che si possa amministrare obiettivamente la giustizia partendo da posizioni schierate di questo tipo.
In ogni caso, conclude Salvini, noi andremo avanti e non ci fermeremo davanti a nessuno. Andremo avanti nella tutela dei cittadini tutti, siano magistrati, commercianti o autisti, a prescindere dalle posizioni dei singoli".



Migranti, Bongiorno (Lega): “Basta col buonismo di sinistra,con Salvini è finita l’epoca dei radical chic"

Per il ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, la vicenda dei migranti delle due navi ong restate per giorni al largo delle coste maltesi e’ una vittoria della "politica del rigore di Matteo Salvini" e una clamorosa sconfitta del "buonismo radical chic della sinistra". Ospite della trasmissione televisivi ’L’aria che tira su La7, il ministro ha rivendicato che "quei migranti ora sono stati accolti dall’Europa, mentre se ci fossimo lasciati abbandonati alla lacrimuccia radical chic della sinistra ora sarebbero tutti qui, in Italia.
Ma la politica, ha insistito l'avvocato Buongiorno si fa col rigore. E chi governa deve avere rigore, come Matteo Salvini, che ha posto fine al caos che c’era prima". E con queste parole ha concluso: "Sono contenta che quei migranti siano sbarcati, ma noi siamo riusciti a farli accogliere in Europa".





Il golpe dei magistrati: noi contro il governo razzista e xenofobo
Stefano Zurlo - Mer, 12/06/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... ag9Etsb4Ec


Attacco a Lega e M5s al congresso di Area La leader boccia «politiche governative» e leggi

Le parole sembrano pronunciate da qualche leader dell'opposizione. E invece no. Sorpresa: a scandire un attacco furibondo al governo gialloverde è una delle voci più titolate della magistratura italiana.

È Maria Cristina Ornano, segretario di Area, la componente di sinistra delle toghe italiane, a rendere incandescente il congresso della corrente. La sua relazione è un susseguirsi di giudizi affilatissimi: «La Lega, partito di matrice leaderistica, declina la sua offerta politica in chiave nazionalista, sovranista, populista, razzista e xenofoba». Ai 5 Stelle va un po' meglio: «Il Movimento 5 Stelle, non esente anch'esso da spinte leaderistiche, trova la sua legittimazione nella base della piattaforma Rousseau e su un consenso tutto giocato sul terreno di una politica populista».

Può parlare in questo modo un magistrato chiamato ad amministrare la giustizia in nome del popolo italiano? Tutto il popolo italiano? Eccome se può: questo è accaduto a Roma nei giorni scorsi, nell'adunata di quelle che un tempo si chiamavano le toghe rosse e oggi fanno capo ad Area. Ornano è inarrestabile e si produce in una serrata analisi del contratto di governo che regge l'inedita e traballante alleanza fra i due partner: «Nel nostro Paese abbiamo assistito ad un fenomeno nuovo, un contratto di governo, che a ben vedere pare un non senso politico». E perché mai? «Perché - è la pronta risposta - se la politica è mediazione e sintesi anche fra posizioni distanti e diverse, non è dato comprendere come questo possa accadere nella logica del do ut des».

Giudizio severo, ma la vera questione è un'altra: a che titolo un magistrato può dare voti, tutti naturalmente bassissimi, alla Lega, ai 5 Stelle e all'esecutivo?

Domanda posta in diretta da Claudio Rinaldi per Quarta Repubblica, il programma di Nicola Porro andato in onda lunedì sera; ma la replica, davanti alle telecamere è disarmante: «Le mie sono valutazioni tecnico giuridiche».

Un diluvio di scomuniche e anatemi accolti, a quanto sembra, senza particolari scossoni dalla folta platea proveniente da tutta Italia, anche se qualche imbarazzo si coglie nel servizio girato da Rinaldi. Avanti, dunque, con fulmini e saette: «Il parlamento appare essere sempre meno quel luogo, disegnato dalla Costituzione repubblicana, di confronto e di sintesi fra le diverse opzioni politico-culturali, per assumere sempre più spesso un ruolo notarile di ratifica di decisioni già prese dal Governo, o peggio, in taluni casi, altrove».

Ornano punta il dito contro il già bersagliatissimo Forum delle famiglie di Verona, poi infilza «buona parte delle politiche governative», bocciando una raffica di provvedimenti: «Decreto sicurezza, autodifesa legittima, riforma delle autonomie, sicurezza bis, decreto Pillon». Ma questa contrarietà, spiega il segretario di Area, non è preconcetta, ma nascerebbe dalla «problematica compatibilità costituzionale di questi interventi normativi».

La difesa della Costituzione giustificherebbe quindi una serie di plateali interventi a gamba tesa. Ornano anticipa eventuali obiezioni: la linea dura «non intacca la nostra imparzialità e terzietà perché ci rende leggibili». E può quindi lanciare la scomunica finale: «L'opzione securitaria porta con se un progetto e una visione di società in cui noi magistrati progressisti non possiamo riconoscerci perché é un progetto che postula una società chiusa». Non è una sentenza. È una condanna.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Casta de judiçi e dei avogadori, justisia tałiana

Messaggioda Berto » gio giu 13, 2019 8:25 pm

Csm, le manovre di Lotti e Palamara sul pm che ha arrestato i genitori di Renzi: "Creazzo? Gli va messa paura. Liberi Firenze"
13 Giugno 2019

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/0 ... s_rnUVaiRw


“Io strategicamente vi darei il suggerimento di chiudere tra il 27, 28 e 29”. “Si vira su Viola, sì ragazzi“. “Gli va messa paura con l’altra storia, no? Liberi Firenze, no?”. Programmava il calendario delle votazioni, indicava il nome sul quale puntare per la procura di Roma, la stessa che aveva chiesto il suo rinvio a giudizio, auspicava l’allontanamento del procuratore che aveva arrestato i genitori di Matteo Renzi. La voce di Luca Lotti compare più volte nelle intercettazioni captate dal trojan installato sul telefonino di Luca Palamara. Il Gico della Guardia di finanza ha depositato alla Procura di Perugia e al Csm le trascrizioni delle registrazioni effettuate col virus inoculato sul cellulare del pm sotto inchiesta. Atti pubblicati dal Sole24ore.it, La Verità e La Stampa. Ma l’ex sottosegretario replica con un lungo post su Facebook negando qualsiasi manovra.

“Comportamento scorretto contro magistrati che aspiravano a cariche” – “Appare così di solare evidenza che la materialità della condotta ha realizzato, per le descritte modalità, un comportamento scorretto nei confronti non soltanto dei soggetti istituzionali deputati a tali nomine dei dirigenti di uffici giudiziaria, ma anche dei magistrati legittimamente ad esse aspiranti”, scrivono gli investigatori riferendosi al braccio destro di Matteo Renzi. Per gli inquirenti le manovre “palesi quanto illecite da parte di soggetto rivestente la qualità di imputato”. Su Lotti infatti pende una richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura di Roma. La stessa al centro delle discussioni degli incontri notturni per discutere del futuro procuratore di Roma. Con lui il collega deputato del Pd e magistrato molto influente, Cosimo Ferri, oltre a Palamara. E poi i consiglieri autosospesi del Csm Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre (che ha annunciato le sue dimissioni), da ieri sono sotto procedimento disciplinare promosso dal Pg della Cassazione Riccardo Fuzio, Luigi Spina e Pierluigi Morlini, che si sono dimessi.

“Si vira su Viola ragazzi” – In uno degli incontri notturni, l’ex ministro detta ai presenti l’agenda per arrivare alla nomina del capo della procura: “Io strategicamente vi darei il suggerimento di chiudere tra il 27, 28 e 29”. Poi annuncia: “Si vira su Viola, ragazzi“, riferendosi al procuratore generale di Firenze, uno dei tre pretendenti alla successione di Giuseppe Pignatone. Gli altri sono Francesco Lo Voi di Palermo e Giuseppe Creazzo, rispettivamente procuratore capo a Palermo e a Firenze. Su quest’ultimo Palamara dice che ha un “collega” (omissis) “che ha raccolto tutte queste cose in un dossier… tutte le cose che non andavano su questa inchiesta (concorsi in sanità, ndr) e su Creazzo, e su… (inc) e ha fatto l’ esposto. Quindi non è proprio…non una cazzata, voglio dì…non è passata come una cazzata”. Il riferimento è all’esposto finito alla procura di Genova contro Creazzo.

“Creazzo ci va a Reggio? Gli va messa paura. Liberi Firenze” – Lotti chiede all’uditorio: “Poi però a Torino chi ci va? Scusate se vi faccio ‘sta domanda”. Palamara risponde: “Torino secondo me è ormai aperta”. L’ex sottosegretario riflette: “Non so, però per me è un pizzico legata alla difesa d’ufficio che devono fare loro due di una situazione fiorentina che sinceramente ve lo dico con franchezza è imbarazzante…”. Parla anche l’ex consigliere Csm Spina: “Cioè, l’ unico che se ne va… e noi te lo dobbiamo togliere dai coglioni il prima possibile“. Un altro interlocutore domanda: “Ma non ha fatto domanda per Torino Creazzo?“. Lotti è molto informato sul punto: “No, no”. “Se lo mandi a Reggio liberi Firenze“, dice Palamara. Lotti non può che essere d’accordo: “Se quello di Reggio va Torino, è evidente che questo posto è libero. E quando lui capisce che non c è più posto per Roma, fa domanda (per Reggio Calabria, ndr) e che se non fa domanda non lo sposta nessuno, ammesso che non ci sia, come voi mi insegnate a norma di regolamento un altro motivo”. L’altro “motivo” sembra essere l’esposto contro Creazzo. A un certo punto Ferri chiede a Palamara: “Ma secondo te poi Creazzo, una volta che perde Roma, ci vuole andà a Reggio Calabria o no, secondo voi?”. Il pm risposnde: “Gli va messa paura con l’ altra storia, no? Liberi Firenze, no?”.

La versione di Lotti: “Solo espresso le mie opinioni, montagna di fango”
Lotti però in un lungo post su Facebook respinge questa ricostruzione: “In un incontro che si è svolto in un dopo cena ho espresso liberamente le mie opinioni: parole in libertà, non minacce o costrizioni. È stato scritto che lì sarebbero state decise le nomine dei capi di alcune Procure, scelta che in realtà spetta al Csm: ricordo infatti che queste nomine vengono approvate da un plenum di 26 persone, sono proposte dalla V Commissione e necessitano il concerto del Ministro della Giustizia. Quindi ho commesso reati? Assolutamente no. Ho fatto pressioni o minacce? Assolutamente no. La conferma, peraltro, è arrivata anche ieri dalle parole di Morlini, che ho incontrato una sola volta in tutta la mia vita”. L’ex ministro scrive: “In questi giorni ho dovuto sopportare una vera e propria montagna di fango contro di me. Ci sono abituato, un politico deve esserlo per forza. Ma davvero stavolta credo siano stati superati dei livelli minimi di accettabilità. Ho aspettato a parlare, anche perché ogni giorno sono state pubblicate strane e fantasiose letture dei fatti e pezzi di frasi captate durante alcuni incontri. Incontri a fine giornata, non pericolosi summit in piena notte come qualcuno tenta di raccontare. In queste ore ho letto di tutto: di rapporti tra magistratura e politica, di incontri segreti, di cupole, di verminai. Niente che abbia a che fare con la verità! Credo quindi che a questo punto sia opportuno un mio intervento.
In questi anni ho incontrato – continua la nota – decine di magistrati, per i motivi più svariati: se è reato incontrare un giudice non ho problemi a fare l’elenco di quelli che ho incontrato io, in qualsiasi sede. Mai sono venuto meno ai doveri imposti dalla Costituzione e dalle leggi. Procederò in tutte le sedi contro chi in queste ore ha scritto il falso su di me e lo farò a testa alta come un cittadino che crede nella giustizia e in chi la amministra”.

I fascicoli a casa di Palamara – Intanto nel suo interrogatorio a Perugia, il 31 maggio scorso, Palamara ha confermato di aver saputo di essere intercettato. A ricostruire la circostanza è Marco Lillo sul Fatto Quotidiano in edicola. Durante l’interrogatorio sarebbe venuto fuori “in un contesto fumoso” il riferimento al nome di Stefano Erbani, magistrato e consigliere giuridico di Sergio Mattarella, che sarebbe stato indicato come la fonte della notizia del trojan. Una circostanza smentita con forza dallo stesso Erbani: “Non ho mai divulgato nessuna notizia a nessuno sulle indagini riguardanti Luca Palamara. Non sapevo nulla e non rientra nei miei compiti informarmi delle inchieste. Attendo di verificare se effettivamente vi sia traccia di simili affermazioni nelle carte del procedimento. Sono pronto a rivalermi in ogni sede contro chi affermi cose simili”. I legali di Palamara, Mariano e Benedetto Buratti, dal canto loro spiegano: “Il nostro assistito non ha mai fatto riferimento al Quirinale. Dopo che gli è stato chiesto di una conversazione intercorsa con Ferri nella quale si discuteva di questa circostanza del possibile trojan e delle indagini, ma come evenienza di cui molti parlavano, Palamara ha soltanto riferito di non avere avuto né allora né ora preoccupazione per un eventuale trojan non avendo nulla da nascondere”. Intanto gli investigatori stanno passando al setaccio i fascicoli trovati nell’appartamento di Palamara: si tratta di atti processuali che non erano a lui assegnati. C’è anche un biglietto con annotati di alcuni numeri di procedimento e una scritta. “Non farla fissare”.



Csm, il Colle: "Voto per sostituire i dimissionari". Lotti: "Fango su di me". Intercettato dice: "A Ermini va dato un messaggio forte"
CARLO BONINI
2019/06/13

https://www.repubblica.it/politica/2019 ... woUrPFQXec

Consiglio superiore della magistratura sempre più nel caos dopo l'inchiesta sugli incontri di alcuni membri con esponenti della politica per trattare le nomine della procura di Roma e di altri capoluoghi. Oggi si è dimesso un altro consigliere, Antonio Lepre. E sul caso è intervenuto il capo dello Stato Sergio Mattarella - che è anche presidente del Csm - fissando per il 6 e 7 ottobre elezioni suppletive per sostituire i pm finora dimissionari. La sostituzione è il primo passo perchè "si volti pagina" rispetto a quello che è successo nel Csm restituendo alla magistratura indipendenza e prestigio, dicono dal Quirinale. Prestigio - sottolineano dal Colle - che le ultime vicende hanno "incrinato" tra i cittadini. Niente scioglimento, dunque, è la linea del capo dello Stato. Perché contrasterebbe con la volontà di "cambiare le procedure elettorali espressa da più parti".

Ma intanto è anche salito lo scontro sul ruolo dell'ex ministro Pd Luca Lotti. Con il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio che, nell'atto di incolpazione a carico di cinque togati del Csm, riferendosi a Lotti - indagato a Roma per il caso Consip - scrive: "Si è determinato l'oggettivo risultato che la volontà di un imputato abbia contribuito alla scelta del futuro dirigente dell'ufficio di procura deputato a sostenere l'accusa nei suoi confronti". Mentre nelle intercettazioni si sente l'ex ministro che - a proposito del vicepresidente del Csm David Ermini - dice: "Però qualche messaggio gli va dato forte". Parole pronunciate durante la famosa riunione del 9 maggio scorso in cui Lotti parlava con Luca Palamara, Cosimo Ferri e consiglieri del Csm della strategia per la nomina del successore di Giuseppe Pignatone.


La difesa di Lotti
Oggi Luca Lotti - uno dei dem protagonisti delle cene sulle nomine dei magistrati, insieme a Cosimo Ferri - ha scelto di difendersi e di farlo su Facebook. "In un incontro che si è svolto in un dopocena ho espresso liberamente le mie opinioni: parole in libertà, non minacce o costrizioni", dice l'esponente renziano. "È stato scritto che lì sarebbero state decise le nomine dei capi di alcune Procure, scelta che in realtà spetta al Csm. Quindi ho commesso reati? Assolutamente no - aggiunge - ho fatto pressioni o minacce? Assolutamente no. La conferma, peraltro, è arrivata anche ieri dalle parole di Morlini, che ho incontrato una sola volta in tutta la mia vita".


Zingaretti: "Il partito che ho in mente non si occupa di nomine di magistrati"
Un caso che evidentemente imbarazza il Partito democratico. Nei giorni scorsi è stato soprattutto l'ex procuratore nazionale antimafia e nuovo europarlamentare Franco Roberti a far sentire la sua voce. "Ci troviamo di fronte a fatti gravissimi, che aprono una questione morale, di etica della responsabilità, che riguarda i magistrati ma anche la politica. A partire dal Pd", ha detto intervistato da Repubblica. E ora emergono nuovi dettagli dalle intercettazioni. E il segretario, Nicola Zingaretti, interviene con una nota. Per dire: "Il partito che ho in mente non si occupa di nomine di magistrati". Il segretario Pd premette: "Se emergeranno rilievi penali, mi atterrò sempre al principio garantista e di civiltà giuridica secondo il quale prevale la presunzione di innocenza fino alle sentenze definitive. L’oggetto delle indagini non sono le frequentazioni ma il loro merito. Attendiamo per questo che si faccia piena luce. Agli esponenti politici del Pd protagonisti di quanto è emerso non viene contestato alcun reato". Poi aggiunge: "Ma il Pd non ha mai dato mandato a nessuno di occuparsi degli assetti degli uffici giudiziari". Alla nota di Zingaretti Lotti replica: "Senza fare nessuna polemica con Nicola, sono un po' sorpreso che lo stesso segretario abbia sentito poi la necessità di dire che il "suo" pd non si occupa di nomine di magistrati: perchè anche io faccio parte del "suo" pd e - come ho personalmente detto a lui e spiegato oggi in una nota - non ho il potere di fare nomine, che come noto spettano al csm".


Le parole di Lotti contro Ermini
A rendere più complicata la posizione di Lotti sono le parole pronunciate dall'ex ministro durante la riunione del 9 maggio. Sono riportate nell'atto di incolpazione con cui il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio ha avviato l'azione disciplinare a carico di cinque consiglieri del Csm. "Però qualche messaggio gli va dato forte", dice Luca Lotti riferendosi al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini. Uno di questi consiglieri, Corrado Cartoni, diceva a Palamara: "Ho problemi con Ermini, ci ho litigato". David Ermini esce dalle intercettazioni di Perugia come un ostacolo alle "strategie" di Lotti, Ferri e Palamara.


Pg Cassazione: "In riunione accordi per nomina del capo di Roma"
Sempre nell'atto di incolpazione scritto da Fuzio, si legge anche: c'era una vera "strategia di danneggiamento" di uno dei candidati alla carica di procuratore di Roma, il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, che venne prefigurata nella riunione del 9 maggio scorso , organizzata dall'ex presidente dell'Anm Luca Palamara e Cosimo Ferri, con Luca Lotti e cinque consiglieri togati del Csm. Mentre si lavorava per "l'enfatizzazione" del profilo professionale del Pg di Firenze Marcello Viola, il candidato voluto dai politici e che è stato poi il più votato dalla Commissione per gli incarichi direttivi nella seduta del 23 maggio scorso.

Fi: "Mattarella sciolga il Csm"
E intanto sulla vicenda si fa sentire anche Silvio Berlusconi chiedendo a Mattarella di sciogliere il Csm: "L'attuale Csm - si legge in una nota di Forza Italia - è gravato da ombre troppo serie per poter svolgere la sua funzione con la necessaria autorevolezza e imparzialità. Ci rivolgiamo dunque al capo dello Stato, massimo garante delle regole democratiche, con un rispettoso ma accorato appello affinché proceda al più presto allo scioglimento del Csm".


Si dimette terzo consigliere del Csm
Oggi intanto il togato Antonio Lepre, di Magistratura indipendente (la corrente di destra dei magistrati), ha dato le dimissioni. Fino a ieri si era autosospeso. Salgono così a tre i membri del Csm che hanno fatto un passo indietro (dopo Luigi Spina, di Unicost, che si è dimesso il primo giugno e Gianluigi Morlini che l'ha fatto ieri). Con le elezioni suppletive di ottobre saranno sostituiti solo i due pm, Lepre e Spina. Questo perché - per la categoria dei pubblicli ministeri - c'erano stati solo quattro candidati per quattro posti disponibili. Non ci sono quindi "non eletti" in grado di subentrare come invece per gli altri togati.

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha intanto firmato la richiesta di procedura disciplinare nei loro confronti e anche per i due consiglieri che si sono finora solo autosospesi, cioè Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli. "Voglio che sia chiaro è che la situazione è chiaramente grave, e questa gravità va affrontata dalle istituzioni che devono rimanere compatte", ha detto Bonafede.
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Re: Casta de judiçi e dei avogadori, justisia tałiana

Messaggioda Berto » ven giu 14, 2019 7:28 am

E adesso la Giustizia
Alfredo Mosca
2019/06/13

http://www.opinione.it/politica/2019/06 ... B1-yAV3x1g

E adesso la Giustizia

E adesso la giustizia. Così, perentoriamente, si è espresso il ministro dell’Interno. Bene, ci fa piacere così tanto che stavolta, caro Matteo Salvini, la sfidiamo cordialmente a mantenere la parola. Anzi, sull’argomento, che è delicato assai, ci permettiamo qualche approfondimento breve, partendo da lontano.

Il rapporto politica-magistratura, si sa, non è mai stato un fiore, ma è con tangentopoli e con la sciagurata decisione del Parlamento nell’ottobre del ’93 che si è lacerato definitivamente. In quel nefasto mese, infatti, il Parlamento, tranne il Partito liberale, approvò la modifica radicale dell’articolo 68 della carta, abolendo l’autorizzazione a procedere. Nei fatti veniva consentito così, “campo libero” alla magistratura avverso ai parlamentari, quel campo che la saggezza dei costituenti aveva limitato proprio in nome dello stato di diritto e del garantismo.

Da quel momento, da quella scriteriata debolezza, la politica in qualche modo decise di subordinarsi alla magistratura. Sia chiaro, parliamo in punta di principio e di diritto, perché il focus dei pesi e contrappesi fu lesionato, eccome. Del resto noi, da inguaribili liberali, su questa essenziale garanzia negativa, non arretreremo mai, siamo cresciuti studiando Constant, De Ruggiero, Calamandrei e semmai Sartori, dunque ad essere diversi non possiamo.

Ecco perché diciamo che un vera riforma della giustizia non possa non partire dal ripristino ex ante dell’articolo 68 della Costituzione; ancora di più oggi, a leggere e vedere quel che succede sia in politica e sia in magistratura. Anche qui, sia chiaro, noi da garantisti veri partiamo sempre dalla presunzione d’innocenza, e non da quella interpretata che troppo spesso viene dimenticata o mortificata, dall’una e dall’altra parte. In Italia, in questi ultimi 25 anni, un pezzo della magistratura ha assunto posizioni inusitate e inappropriate, finendo col forzare nemmeno poco l’ambito che la Costituzione le ha assegnato. Abbiamo per questo assistito ad inchieste improbabili, interferenze, flop clamorosi e dolorosi, talvolta drammatici, errori e spettacolarizzazioni in stile “Cinecittà”, perché ad Hollywood in America il fair trial esiste eccome.

Sia chiaro, parliamo solo di un pezzo della magistratura, perché la maggior parte opera con abnegazione, coraggio e lealtà straordinari, spesso in condizioni estreme e pericolose. Però il discorso è generale e la giustizia va riformata nel suo complesso, architettura, efficienza, rapidità, attrezzature e costi per il cittadino. Ecco perché virtualmente sfidiamo Salvini a presentare e portare in fondo un progetto di cambiamento radicale del pianeta giustizia. Ci riferiamo alla separazione delle carriere, responsabilità civile, alla obbligatorietà dell’azione penale, al Csm, all’adeguamento automatico della posizione, ed ovviamente al fair trial, quello vero. Sono questi punti imprescindibili di una riforma moderna che avvicini la giustizia ai cittadini, alle istituzioni, che recuperi soprattutto per intero quella fiducia reciproca che appunto in questi anni si è incrinata assai. Per questo ci rivolgiamo al ministro dell’Interno per metterlo alla prova dei fatti, visto che di giustizia si parla solo e da 25 anni. Resta per Salvini il problema di convincere un alleato veterocomunista, forcaiolo di sinistra. Dunque delle due l’una, o il vicepremier mette nel conto un nuovo fallimento, oppure ricorda che la sua alleanza naturale è col centrodestra, non quella di sinistra seppure coi grillini. A buon intenditor…
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Re: Casta de judiçi e dei avogadori, justisia tałiana

Messaggioda Berto » sab giu 15, 2019 8:27 pm

Il fallimento del Partito dei Magistrati
Mauro Mellini
2019/06/07

http://www.opinione.it/editoriali/2019/ ... TkObIH0wVw

Il Partito dei Magistrati, quello che si era proposto come il gestore di un’operazione politico-istituzionale che avrebbe dovuto colpire la classe politica nel suo complesso, dopo aver colpito ed annientato partiti e settori specifici della politica e delle amministrazioni, è fallito. La corruzione, da esso sfruttata contestandola dove c’era e c’è e dove non c’è, emerge ora come caratteristica di quelli che si erano imposti come i padroni della moralità pubblica, manovratori del linciaggio dei media in danno di uomini d’ogni livello, colpevoli e, soprattutto, innocenti. Quelli, insomma, che scalpitavano per “mettere a posto l’Italia”.

Travolto dalla corruzione, e dallo stesso “uso alternativo della giustizia” che lo aveva reso temibile ed intoccabile, va in rovina un altro partito: quello dei Magistrati. Con il Consiglio superiore della magistratura paralizzato e sputtanato, con una facilmente prevedibile presunzione di corruzione totale e non solo per il meccanismo dell’attribuzione delle cariche, la Magistratura, nel suo complesso, rischia di essere travolta da un’ondata di discredito che non le consentirà più di presentarsi come “ultima speranza” per la moralità e la rettitudine nella vita del Paese. Piercamillo Davigo è costretto a tacere dopo aver imperversato con le sue aggressioni ed i suoi insulti.

Come già per le ondate di linciaggio mediatico che, partite dalle Procure, hanno colpito e stravolto la vita sociale e politica negli scorsi anni, a farne le spese saranno i magistrati non solo quelli truffaldini, mestatori, insofferenti di ogni limite e di ogni regola di compostezza nelle loro funzioni, ma forse, ancor di più, quelli che non hanno cessato di applicare e rispettare la legge.

Crolla il Partito dei Magistrati, tramontano le prospettive di una sua sopraffazione globale degli altri pubblici poteri. Ma, al contempo, non cessano e non perdono potere e velleità di emergere proprio i peggiori, gli inventori di “compiti” personali, gli aspiranti a “passare alla politica”, quelli che sentono un irrefrenabile impulso, come diceva un certo magistrato mio coetaneo simulando lo scherzo: “Il potere è bello perché se ne può abusare!”.

Non finirà lo squadrismo giudiziario di certi Procuratori di nostra e di vostra conoscenza, sempre alla ricerca di occasioni per l’imposizione di un “timore reverenziale”, che è assai poi poco reverenziale e degno di riverenza e somiglia molto alla intimazione ed al “rispetto” mafiosi. Sarebbe questo il momento in cui la classe politica potrebbe riguadagnare la dignità e libertà del suo ruolo e liberarsi dalla gabbia di pausa in cui si è lasciata intrappolare dal momento in cui, nei giorni di “Mani Pulite”, sciaguratamente rinunziò all’immunità parlamentare che aveva il dovere di conservare per farne buon uso a tutela della libertà del Parlamento. Torneremo sull’argomento.

Ma, intanto, dobbiamo prendere atto che non c’è un ministro della Giustizia (non voglio far ridere facendo il nome di Alfonso Bonafede!) che sappia dare al Paese il segnale della capacità di un intervento straordinario per assicurare, intanto, la continuità, la regolarità della funzione del Csm e, poi, una riforma sostanziale delle istituzioni giudiziarie.

Un’ultima considerazione; non si dica che quanto avvenuto col “caso Palamara” ha sorpreso Capo dello Stato, Ministri, Parlamento. Lo abbiamo già scritto nei giorni scorsi. Il marcio emerge oggi. Ma forse oggi si aggiunge solo la coscienza della corruzione con il denaro. Ma da quando il Csm è divenuto un mercato, una borsa valori delle varie “correnti” di magistrati che si affannano a creare i presupposti per un loro “uso alternativo della giustizia”, di marca conforme al modello della loro corrente, c’era una sostanziale corruzione delle istituzioni e delle funzioni giudiziarie cui mancava solo, o così sembrava, l’uso del denaro.

Il male della giustizia ha origini lontane.
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Re: Casta de judiçi e dei avogadori, justisia tałiana

Messaggioda Berto » dom giu 16, 2019 3:17 am

In casa di Palamara fascicoli processuali non assegnati a lui “udienza da non fissare”
sabato, 15, giugno, 2019

http://www.imolaoggi.it/2019/06/15/perq ... iBtrtaGckA

Luca Palamara è un magistrato, già membro del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm, l’organo costituzionale di autogoverno presieduto dal presidente della Repubblica ) ed ex presidente dell’Anm, l’associazione cui aderisce la maggioranza dei magistrati. Sostituto procuratore a Roma, è indagato dalla Procura di Perugia per corruzione in atti giudiziari. L’inchiesta, che si è avvalsa della legge cosiddetta “Spazzacorrotti”, ha messo in campo anche un virus-spia che ha infettato il cellulare di Palamara consentendo di captare le sue conversazioni. E portando alla luce un centro di potere esterno/interno al Csm che di fatto provava a disegnare la mappa giudiziaria del Paese.

Come si dice in questi casi, il Csm, competente in tema di assunzioni, trasferimenti, promozioni e misure disciplinari nei confronti dei magistrati, è nella bufera. Dalle immancabili cene romane finite all’orecchio degli inquirenti è emerso un quadro certo non nuovo per l’Italia delle trame a cavallo tra magistratura e politica. Ma non per questo il caso è meno grave.
Anzi, un dettaglio (non captato via smartphone) deve far riflettere. Quello che risalta dalla perquisizione nell’abitazione di Palamara, dove sono stati sequestrati diversi fascicoli processuali di cui l’ex presidente dell’Anm non era titolare. Con tanto però di appunti dello stesso Palamara su processi in corso in Tribunale e Corte d’appello: “udienza da non fissare”, è scritto in una nota.

Dunque ci sono fascicoli processuali (e questo è un fatto) che non dovevano stare a casa Palamara, magistrato non competente che però si muove come una sorta di “smistatore” del traffico giudiziario. «Io non facevo poi nulla», si è difeso, e si vedrà quanto reggerà quest’affermazione. Però quelle carte non dovevano stare a casa sua. Chi le ha passate, e per conto di chi il magistrato forniva i suoi suggerimenti e accendeva il semaforo rosso o verde?

I tempi, le riforme che tardano, la giustizia inefficiente. Un sistema con troppi buchi e anomalie. Poi, non meravigliamoci se a casa di un magistrato succede quello che succede.

www.ilsole24ore.com

C’era anche Ermini (vicepresidente del Csm – Pd) ai vertici segreti per gestire le nomine nelle Procure.
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Re: Casta de judiçi e dei avogadori, justisia tałiana

Messaggioda Berto » dom giu 16, 2019 3:17 am

”Lotti voleva silurare il pm che indagava sulla famiglia Renzi”
giovedì, 13, giugno, 2019

https://www.imolaoggi.it/2019/06/13/lot ... eNqaEKoU5M


Luca Lotti voleva silurare il pm che indagava sulla famiglia Renzi. E’ l’elemento che emerge dall’inchiesta di Perugia, contenuto in un servizio pubblicato dalla ‘Verità’, da cui risulta che l’ex ministro si rivolse al consigliere del Csm Luca Palamara per allontanare da Firenze Giuseppe Creazzo, il magistrato che si occupava delle indagini su Tiziano Renzi e della moglie Laura Bovoli.

“È come Chernobyl. Le radiazioni che arrivano dall’inchiesta di Perugia contaminano e rendono inabitabili le ovattate sale del Csm dove ieri, nel giro di un pomeriggio, è andata in scena la prima parte della grande resa dei conti – scrive il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro – Il togato Gianluigi Morlini (ex Unicost) si è dimesso dall’incarico, pur non essendo indagato. Ha ammesso di aver incrociato il deputato renziano Luca Lotti a un dopocena con altri colleghi il 9 maggio 2019 (“so di avere compiuto un errore dovuto a leggerezza”) ma “senza che io lo sapessi o lo potessi prevedere”.

È però finito comunque sotto inchiesta disciplinare su decisione del procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio così come gli altri tre consiglieri che, nei giorni scorsi, insieme a lui si erano autosospesi: Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli. L’atto di incolpazione riguarda tanto gli incontri, ritenuti “non casuali”, con Lotti e il deputato del Pd Cosimo Ferri (“estranei alle funzioni consiliari”, si legge nelle carte) quanto il presunto dossier preparato per azzoppare candidati scomodi nella corsa per la Procura di Roma, come il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo (che coordina le indagini sulla famiglia Renzi, inchieste che hanno portato all’arresto dei genitori dell’ex premier)”.

L’atto, prosegue ‘la Verità’, “contiene anche stralci di intercettazioni, raccolte col virus spia inculcato nel cellulare dell’ex segretario dell’Anm Luca Palamara (indagato per corruzione), che catturano le voci dei partecipanti (tra cui due uomini non identificati, uno dall’accento meridionale e un altro dal l’accento settentrionale). Lotti appare impegnato a dare il timing della nomina del procuratore di Roma che dovrà reggere la pubblica accusa contro lo stesso Lotti nel processo Consip (‘Io strategicamente vi darei il suggerimento di chiudere tra il 27, 28 e 29’) e a coordinare le attività (‘si vira su Viola , sì ragazzi’, afferma in tono familiare, notano gli inquirenti)”.

La Verità riporta anche stralci della conversazione di Palamara “in cui dice che ha un ‘collega’ (omissis) ‘che ha raccolto tutte queste cose in un dossier… tutte le cose che non andavano su questa inchiesta (concorsi in sanità, ndr) e su Creazzo, e su… (inc) e ha fatto l’esposto’. E prosegue: ‘Quindi non è proprio… non una cazzata, voglio dì… non è passata come una cazzata‘”.

“Il mattatore degli incontri – si legge nell’atto di incolpazione riportato sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro – è sempre Lotti. Che in un altro brano sembra molto preoccupato del destino di Creazzo: ‘Poi però a Torino chi ci va? Scusate se vi faccio ‘sta domanda’. Palamara risponde: ‘Torino secondo me è ormai aperta’. E il deputato del Pd controreplica: ‘Non so, però per me è un pizzico legata alla difesa d’ufficio che devono fare loro due di una situazione fiorentina che sinceramente ve lo dico con franchezza è imbarazzante…’. Interviene anche l’ex consigliere Csm, Luigi Spina: ‘Cioè, l’unico che se ne va… e noi te lo dobbiamo togliere dai coglioni il prima possibile’. Un altro interlocutore domanda: ‘Ma non ha fatto domanda per Torino Creazzo?’. E Lotti, evidentemente informato, assicura: ‘No, no’.

Palamara spiega dall’alto della sua esperienza: ‘Se lo mandi a Reggio liberi Firenze’. E Lotti: ‘Se quello di Reggio va Torino, è evidente che questo posto è libero. E quando lui capisce che non c’è più posto per Roma, fa domanda (per Reggio Calabria, ndr) e che se non fa domanda non lo sposta nessuno, ammesso che non ci sia, come voi mi insegnate… (voce fuori campo interviene: ‘un altro motivo’. E Luca ragiona: ‘A norma di regolamento un altro motivo’. Il riferimento sembra all’esposto che dovrebbe affondare Creazzo. Interviene Ferri: ‘Ma secondo te poi Creazzo, una volta che perde Roma, ci vuole andà a Reggio Calabria o no, secondo voi?’. Palamara taglia corto: ‘Gli va messa paura con l’altra storia, no? (…) Liberi Firenze, no?'”.
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Re: Casta de judiçi e dei avogadori, justisia tałiana

Messaggioda Berto » mer giu 19, 2019 7:54 pm

Cassazione in campo: "Palamara va sospeso da stipendio e funzioni"
Luca Fazzo - Mer, 19/06/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... qsX-BRkK70

Il Pg chiede la sanzione più dura per l'ex leader dell'Anm. Conte: dai giudici reazione corporativa

Fino a un mese fa si davano del tu, «ciao Riccardo», «ciao Luca», si incontravano, parlavano di inchieste e di nomine.

Quando non potevano vedersi, Riccardo rassicurava l'altro tramite amici comuni, «dì a Luca di stare tranquillo». Riccardo è il magistrato più importante d'Italia, il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio. Luca è Luca Palamara (nel tondo), boss dell'Associazione nazionale magistrati, uomo di potere, di correnti, di trame, investito in pieno dall'inchiesta della procura di Perugia sul marcio all'interno del Csm. Il 12 giugno - ma lo si scopre solo ieri - Fuzio ha chiesto per Palamara il provvedimento più pesante (manette a parte) che possa toccare a un magistrato: la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio senza aspettare l'esito del procedimento disciplinare, una misura con effetto immediato che si applica solo nei casi in cui gli indizi di colpevolezza sono così eclatanti da non consentire che una toga continui ancora per un solo istante ad amministrare la giustizia. Una misura draconiana, esemplare. Se non fosse che nel frattempo sono venute alla luce le intercettazioni che raccontano della vicinanza tra Fuzio e Palamara, tra accusato e accusatore.

D'altronde nel dicembre 2017 Fuzio venne nominato procuratore generale grazie al voto decisivo di Unicost, la corrente di Palamara. E il presidente della commissione incarichi direttivi del Csm che scelse Fuzio era il medesimo Palamara, Magistrati che fino a ieri andavano a braccetto, ora si trovano sui lati opposti della barricata, in un «si salvi chi può» di cui per ora non si vede la fine.

Palamara, attualmente pubblico ministero a Roma, dovrà comparire il prossimo 3 luglio davanti alla commissione disciplinare del Csm, chiamata a decidere sulla richiesta di levargli la toga e lo stipendio. Sarà la seconda volta in cui l'uomo-chiave dello scandalo potrà offrire la sua versione, dopo l'interrogatorio reso il 31 maggio davanti alla Procura di Perugia che lo indaga per corruzione. Quel venerdì, Palamara spiegò ai colleghi che lo accusavano di essere stato perfettamente al corrente che nel suo telefono era stato inoculato un virus che raccontava tutto in diretta alla Guardia di finanza, e spiegò di avere continuato tranquillamente a parlare con tutti «perché non ho niente da nascondere». Rivendicò la correttezza del suo operato e fece capire che il vero bersaglio del complotto di cui si sente vittima è nientemeno che il presidente della Repubblica. Insisterà sulla stessa linea davanti al Csm il 3 luglio?

Il problema è che a questo punto la musica è cambiata. Le colpe disciplinari di Palamara, quelle che secondo Fuzio rendono impossibile che continui a fare il pm, sono ben più evidenti di quelle penali. I 40mila euro di tangente che gli vengono attribuiti da quando lo scandalo è esploso sono per ora poco più che un'ipotesi. Ma non sono ipotesi la sua incredibile contiguità e confidenza con personaggi come Luca Lotti, l'ex ministro super renziano di cui la stessa Procura di Palamara ha chiesto il rinvio a giudizio per l'affare Consip, e con il quale Palamara tiene non solo incontri notturni per pianificare la spartizione delle poltrone ma offre sponda anche alle trame contro Paolo Ielo, il procuratore aggiunto che del rinvio a giudizio di Lotti è stato il principale responsabile.

La cacciata (provvisoria) di Palamara dalla magistratura appare inevitabile, anche perché a decidere sarà la commissione disciplinare del Csm che è stata investita in pieno dallo scandalo, e che dopo le dimissioni del suo membro Corrado Cartoni non vuole certo essere sospettata di eccessi di indulgenza. Il rischio è semmai che la condanna di Palamara si trasformi in un gesto simbolico, con l'ex leader di Unicost trasformato in capro espiatorio di uno scandalo che ha responsabilità ben più vaste. E al quale una parte importante di magistratura ha risposto «con spirito corporativo»: a dirlo è una fonte elevata, il premier Giuseppe Conte. Cui le reazioni di tanti giudici sono sembrate finalizzare a «difendere in modo generico le istituzioni» e non a fare davvero pulizia.
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Re: Casta de judiçi e dei avogadori, justisia tałiana

Messaggioda Berto » gio giu 20, 2019 7:33 pm

Processo ai magistrati
Marcello Veneziani
15 giugno 2019

http://www.marcelloveneziani.com/artico ... UkqvkClVZs

È terribile il discredito e l’autodiscredito che la Magistratura è riuscita a conseguire in questi anni ed è persino peggio dell’inaffidabilità dei politici perché questa riguarda i governi e i parlamenti e invece la caduta delle toghe investe lo Stato. I primi mutano, vengono eletti e possono essere bocciati, ma lo Stato no, è la spina dorsale di una società civile, la struttura che porta il peso del corpo sociale, e le istituzioni sono la sua ossatura. La brutta storia del CSM, che arriva fino al Quirinale, è solo il gradino supremo di una perdita progressiva e temo irreversibile di ruolo e di fiducia.

In principio fu l’ammirazione verso i magistrati al tempo della lotta alla mafia. Falcone e Borsellino col loro esempio proiettarono la magistratura nel grado più alto di credibilità e di fiducia della gente. Era il ’92 mentre scattava quella gigantesca operazione chiamata Mani pulite, che ebbe all’inizio grande favore popolare. Apparve che i magistrati stessero bonificando la politica e la società, lottando la corruzione e la criminalità e che fossero quell’organo arbitrale, severo e rigoroso, che pagava anche di persona, pur di far rispettare la legge. Furono dissipate le ombre di connivenza del potere giudiziario con la politica e i poteri forti, e furono isolati i casi di magistrati che avevano stabilito un torvo modus vivendi con la criminalità organizzata. La seconda repubblica non sarebbe nata senza il loro impulso.

Col passare del tempo però, lo strapotere della magistratura, la visibilità dei magistrati, in taluni casi il loro esibizionismo, l’uso discrezionale e disinvolto del loro potere, il capitolo dei risarcimenti ai giudici e delle loro consulenze, l’impunibilità dei magistrati che compivano pesanti errori e non in buona fede, il loro accanimento su un versante della politica, l’emergere del filone più fanatico delle toghe rosse, incrinò la credibilità del suo operato e spaccò il paese tra garantisti e giustizialisti. La vicenda Berlusconi fu l’apoteosi di quella frattura tra chi chiedeva quasi l’impunità della politica in nome del consenso popolare e all’opposto di chi chiedeva di distruggere governi e forze politiche a colpi di sentenze.

Si sbandierò più volte che Berlusconi stava facendosi leggi pro domo sua, ma alla fine della fiera, Berlusconi riuscì a far poco e nulla sulla giustizia, e scontò i suoi debiti. In compenso, per anni, mentre nel mondo scoppiava una crisi economica devastante che avrebbe presto toccato anche l’Italia, da noi il tema dominante era sapere se Berlusconi facesse sesso, se pagasse le compiacenti favorite, se sapesse che qualcuna di loro non era maggiorenne. Un paese fu paralizzato intorno all’organo sessuale di Berlusconi. Politica, governo, media e magistratura ruotarono intorno a questo. E tutto ciò accadeva mentre gran parte dei reati in Italia restava impunito, i tempi della giustizia erano lunghi e già per questo ingiusti, le inefficienze del sistema giudiziario erano vistose come i passaggi di molti magistrati alla politica, per continuare la guerra con altri mezzi.

Ma la degenerazione della Magistratura non finì con l’ultimo governo Berlusconi, otto anni fa. Proseguì la sua marcia discendente, acuendosi negli ultimi tempi e con l’ultimo governo.

Al di là dei singoli casi e delle specifiche responsabilità, quali sono i mali della magistratura? A parte i mali storici, la quantità impressionante di reati impuniti, le lungaggini dei processi, gli intrecci con la politica, il protagonismo malato dei magistrati e la loro sete di vetrina, non solo politica e mediatica ma anche letteraria e cinematografica, potremmo riassumerli in alcuni filoni:

1) I delinquenti faticosamente arrestati dalle forze dell’ordine e rimessi in libertà da magistrati indulgenti; 2) la preferenza nel garantire i delinquenti più che le loro vittime, soprattutto nei casi di legittima difesa; 3) l’indulgenza verso l’immigrazione clandestina, le espulsioni e l’illegalità praticata; 4) la riconversione penale del politically correct, usato con accanimento fazioso e ideologico, fino a colpire i reati d’opinione, in cui la giustizia italiana si è allineata alla giustizia europea; 5) l’interpretazione spesso ideologica delle leggi del parlamento al punto da snaturarne il senso, forzarne la portata e deviarne l’effetto; 6) l’attivismo giudiziario in campagna elettorale per pilotare i consensi; 7) La disparità di sentenza nel giudicare reati analoghi commessi dai politici per cui in certi casi il falso in bilancio o il finanziamento è reato da galera in altri no, in certi casi il malaffare è aggravato dell’accusa di associazione mafiosa in altri analoghi no, in alcuni casi “non può non sapere” e in altri si; 8) l’ingerenza sull’azione di governo, soprattutto in tema di migranti, per intralciare, interdire, punire gli atti non conformi al loro credo ideologico, fino al paradosso di incriminare il ministro dell’interno che tenta di far osservare il dettato costituzionale di salvaguardare i confini nazionali.

Potrei continuare ma in sintesi è avvenuto questo: si è passati dall’autonomia del potere giudiziario, prevista dalla Costituzione e necessaria in uno Stato di diritto, alla prevaricazione del potere giudiziario sul potere legislativo (interpretando e forzando le leggi, anzi facendo giurisprudenza sul campo) e sul potere esecutivo (condizionando e inibendo l’azione di governo in molti casi cruciali). Una prevaricazione che ha colpito altri settori vitali e altre istituzioni cruciali del paese (come il lavoro spesso vanificato delle forze dell’ordine). Naturalmente mai fare di ogni erba un fascio, ci sono ottimi magistrati, gente che fa il proprio dovere. Però il discredito grave della magistratura colpisce al cuore lo Stato, il senso dello Stato e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Ancor più che i politici. E non c’è nessun organo all’infuori della stessa magistratura che possa punire i colpevoli. Una tragedia.
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Re: Casta de judiçi e dei avogadori, justisia tałiana

Messaggioda Berto » gio giu 20, 2019 7:50 pm

Bufera sul Csm, Greco: "Sconcertati dalle logiche romane. Non appartengono ai magistrati del Nord"
Dura presa di posizione del procuratore di Milano sulle vicenda delle nomine del Consiglio superiore. "Un mondo di retrovie della burocrazia che vive nei corridoi degli alberghi"
19 giugno 2019

https://milano.repubblica.it/cronaca/20 ... -229163352

Il procuratore di Milano Francesco Greco nel commemorare oggi a Milano Walter Mapelli, il procuratore di Bergamo morto lo scorso aprile, è intervenuto con parole molto dure sulla bufera sul Csm legata dall'inchiesta sull'ex presidente dell'Anm Luca Palamara. E lo ha fatto riferendosi proprio alla nomina di Mapelli alla procura di Bergamo dicendo che quel "mondo che vive nei corridoi degli alberghi e nelle retrovie della burocrazia romana e che non ci appartiene e non appartiene ai magistrati del Nord, ci ha lasciato sconcertati".

Un mondo che, prosegue il procuratore di Milano, "abbiamo dovuto conoscere, apprendere nelle sue logiche di funzionamento e che ci ha lasciati sconcertati e umiliati, perchè ci chiedevamo: 'beh, in fondo noi abbiamo lavorato come tanti magistrati, riteniamo che per anzianita', per meriti, per alcuni risultati ottenuti e per le nostre potenzialità ancora inespresse possiamo fare questo tipo di domande (al Csm, ndr)' e invece poi capisci che le logiche sono altre".

"Poi, per fortuna le cose sono andate bene (Greco è diventato capo della Procura di Milano e Mapelli di quella di Bergamo, ndr), però ricordo che Walter, come tanti altri magistrati, questo tipo di esperienza non la meritava. Lo dico perchè in questi giorni mi è venuto proprio da pensare a queste chiacchiere con lui". Greco, che si è commosso più volte nel suo discorso, ha concluso il suo intervento al convegno in aula magna con queste parole: "Walter vive ancora ed è un legame che non finirà mai".
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Berto
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