Amare se stessi, l'egoismo e la fratellanza universale

Amare se stessi, l'egoismo e la fratellanza universale

Messaggioda Berto » dom ott 04, 2020 5:48 pm

Amare se stessi, l'egoismo e l'utopia della fratellanza universale

viewtopic.php?f=205&t=2927


Amare se stessi e l'egoismo, la realtà naturale e universale e le utopie sociali, politiche e religiose innaturali, demenziali e coercitive.


La fratellanza universale è una utopia innaturale e una menzogna; come lo è stata la fratellanza comunista del sole dell'avvenire e del suo paradiso egualitario in terra; come lo è la fratellanza mussulmana dell'Umma del nazismo maomettano imperialista e stragista; come lo è stata la fratellanza ariana del nazismo hitleriano; come lo è la fratellanza paradisiaca dopo morti dei cristiani che disprezza la vita sulla terra e come lo è quella assassina dei nazi maomettani che uccidono gli infedeli gridando Allahu Akbar.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Amare se stessi, l'egoismo e la fratellanza universale

Messaggioda Berto » dom ott 04, 2020 5:50 pm

Amare se stessi, la propria famiglia, la propria gente, il proprio paese non è una cosa malvagia, non è egoismo ma cosa buona e giusta, cosa naturale e del tutto morale che rispetta integralmente le regole etiche umane e animali, le leggi naturali e divine.

Quindi anche vivere, pensare, lavorare e agire politicamente per se stessi, per la propria famiglia, per la propria gente, per il proprio paese non è una cosa malvagia e ingiusta, non è egoismo ma cosa buona, naturale ed eticamente giusta.
La vita sulla terra e la civiltà del bene è fondata su questo valore naturale e universale di principio, di senso e fine.
La fratellanza e la solidarietà universale, tra persone di famiglie, popoli e paesi diversi, tra popoli e paesi è cosa buona e giusta solo se è libera, volontaria e reciproca e se rispetta questo valore primordiale dell'amore per se stessi, per la propria famiglia, per la propria gente, per il proprio paese, da cui non può assolutamente prescindere, perché chi non ama se stesso, la propria famiglia e il proprio paese non può amare nessun'altro.

Amare se stessi, la propria famiglia, la propria gente, il proprio paese, quindi anche vivere, pensare, lavorare e agire politicamente per se stessi, per la propria famiglia, per la propria gente, per il proprio paese
non comporta, non implica la mancanza di considerazione, il disprezzo, l'odio e la predazione degli altri.
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Re: Amare se stessi, l'egoismo e la fratellanza universale

Messaggioda Berto » dom ott 04, 2020 5:50 pm

L'egoismo è un'altra cosa e non ha nulla a che fare con questo amore naturale e universale per se stessi, per la propria famiglia, per la propria gente, per il proprio paese, per la vita che non comporta e non implica la mancanza di considerazione, il disprezzo, l'odio e la predazione degli altri.


egoismo
/e·go·ì·ṣmo/
sostantivo maschile

Atteggiamento che implica la subordinazione dell'altrui volontà e degli altrui valori alla propria personalità; com., amore eccessivo ed esclusivo di sé stesso o valutazione esagerata delle proprie prerogative, che porta alla ricerca permanente del proprio vantaggio, alla subordinazione delle altrui esigenze alle proprie e alla esclusione del prossimo dal godimento dei beni posseduti.
"un individuo di un e. ripugnante"



Egoismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Egoismo
Per egoismo si intende un insieme di atteggiamenti e comportamenti finalizzati unicamente, o in maniera molto spiccata, al conseguimento dell'interesse del soggetto che ne è autore, il quale persegue i suoi fini anche a costo di danneggiare, o comunque limitare, gli interessi del prossimo (questa è già un'accezione peggiorativa dell'egoismo). La radice del termine è la parola latina ego, che significa io. Il comportamento opposto all'egoismo è l'altruismo.
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Re: Amare se stessi, l'egoismo e la fratellanza universale

Messaggioda Berto » dom ott 04, 2020 5:51 pm

Perseguire e difendere il proprio bene, il proprio interesse e i propri diritti umani, naturali, universali, civili e politici non è cosa malvagia e ingiusta, lo è solo quando si fa del male agli altri


Egoista: voglio pensare solo a me stesso - Vivere più sani

https://viverepiusani.it/essere-egoista-pensare-stesso/

Essere egoista è un’espressione carica di connotazioni negative: essere egoisti non è positivo e suscita il disprezzo e l’odio di chi ci sta attorno.

Essere egoista significa non saper condividere, essere capaci di pensare solo a se stessi e credersi le persone più importanti del mondo.

Vi consigliamo anche: “Preferisco una dignitosa solitudine ad un’egoista compagnia”

Ci è stato insegnato a non essere egoisti, ma questo ci ha portati all’estremo opposto, ovvero ad essere disposti a donare completamente noi stessi agli altri. Gli estremi, come sappiamo, sono sempre dannosi. Per questo motivo dobbiamo cercare una via di mezzo tra egoismo e generosità, perché anche noi siamo importanti e dobbiamo prenderci cura di noi stessi.

Egoista: “Io” prima di tutto

Anche a voi, forse, è già capitato, in certi momenti, di pensare: “Adesso basta: d’ora in poi penserò di più a me stesso”. Questo succede quando avete passato troppo tempo a pensare sempre e solo agli altri. Quando avete vissuto per gli altri al punto di dimenticarvi di voi stessi.
egoista

Di sicuro vi sentite in difetto quando dite di “no” o se non siete lì ad aiutare quando qualcuno ne ha bisogno…è probabile che vi sentiate in colpa, egoista, quando in realtà non c’è nessuno motivo per sentirsi così.

Dovete sforzarvi di cambiare ed imparare ad essere un po’ egoisti.

Avete notato che gli altri non si sentono in colpa mentre voi, invece, sì? Non avete mai avuto la sensazione che qualcuno si sia approfittato della vostra bontà? Essere generosi e mettere gli altri al primo posto invece di pensare prima a noi stessi può indurre la gente a manipolarci, in modo da avere sempre a portata di mano qualcuno disposto ad aiutarla.

Non potete perdervi: “Ho imparato a dire “mi amo” prima di “ti amo”

Pensate più a voi stessi

Dovete iniziare a pensare di più a voi stessi, perché voi siete importanti. Non c’è bisogno di sacrificarsi sempre per gli altri. L’egoismo non è per forza una qualità negativa, poiché in casi come questo è un atteggiamento del tutto comprensibile e giustificato. Pensare solo agli altri vi rende felici o permette che gli altri se ne approfittino facendovi del male?
Accettarsi e rispettarsi

Se non siete in grado di accettare e rispettare voi stessi, come potete pensare che gli altri lo facciano? Ci sono molte cose di cui dovreste preoccuparvi prima di pensare agli altri. Chiaramente essere generosi fa stare bene chiunque, ma fino ad un certo punto. Non è giusto arrivare ad annullare la propria vita a favore degli altri.
donna allo specchio egoista

Non sapete più chi siete, la vostra felicità dipende dagli altri. Cercate disperatamente di assecondare tutti perché non sopportate la vista di un volto insoddisfatto. Certe volte, addirittura, siete vittime di una dipendenza che non vi procura una vera felicità, bensì fittizia.

Accettavi e rispettate voi stessi, perché la felicità risiede dentro di voi.

Quando sarete in grado di accettarvi e rispettarvi, noterete di non provare più il bisogno di preoccuparvi sempre degli altri. Vi renderete conto che voi avete la vostra vita, anche se è normale continuare ad essere disposti ad aiutare gli altri. Senza però dimenticare che, anche se può sembrare cinico da dire, ognuno ha i suoi problemi. E deve viverli e risolverli da soli.

I problemi ci rendono più forti e ci aiutano a fare esperienza. Pensate un momento alle persone che vi circondano: fanno per voi tutto quello che voi fate per loro? Forse state dando troppo agli altri, molto più di quanto non riceviate.

È molto importante che pensiate anche un po’ a voi stessi.
Chi dà si merita anche di ricevere

Ci hanno inculcato il concetto di dare e dare, ma non quello di ricevere. Da un lato questo modo di pensare è giusto, nel senso che, se offriamo a qualcuno il nostro aiuto o decidiamo di fare del bene in modo disinteressato, non dobbiamo per forza aspettarci qualcosa in cambio.
viso donna egoista

Eppure, il verbo “ricevere” può trovare la sua giusta coniugazione in un altro senso. Non è per forza dagli altri che dobbiamo ricevere, anzi, possiamo continuare ad offrire il nostro aiuto senza voler nulla in cambio. Ma dobbiamo anche essere capaci, prima o poi, di darci il permesso di pensare a noi stessi.
Mettetevi al primo posto

Dobbiamo imparare a metterci al primo posto e comprendere che è necessario un pizzico di egoismo, per pensare prima a noi e poi agli altri.

Per molte persone è inaccettabile pensare in questo modo. Ma è bene ricordare che chi si dà completamente agli altri senza un briciolo di amor proprio rischia di essere facilmente vittima della manipolazione. Il fatto di essere sempre disponibile, infatti, può indurre qualcuno ad abusare del buon cuore e della pazienza di chi lo sta aiutando.

Se per riuscire a non farvi risucchiare completamente dagli altri, vi siete trovati a dover essere egoista, sappiate che in realtà non lo siete affatto: vi siete dati soltanto la possibilità di pensare a voi stessi prima degli altri perché avete già dato, e anche troppo.

Anche voi siete importanti e meritevoli di rispetto e amore.

Ma se non siete voi stessi a darvi importanza, nessuno lo farà al posto vostro, se non siete voi a farlo, nessuno si preoccuperà di voi.

E se qualcuno vi chiama “egoista”, non abbiate timore di rispondergli: “sono egoista perché mi voglio bene e mi rispetto; sono egoista perché oggi voglio pensare prima a me stesso che agli altri, perché anch’io me lo merito”.



Il sano egoismo è diverso dall'opportunismo
Anna De Simone
Ricorda: puoi stare bene ed essere felice senza necessariamente ferire gli altri.

https://psicoadvisor.com/il-sano-egoism ... 21350.html

L’egoismo sembra essere distribuito in modo del tutto impari: c’è chi ne ha troppo e c’è chi ne è del tutto sprovvisto. Come spesso accade nella vita, alcune cose diventano insane solo quando sono portate all’esagerazione. Lo shopping è bello, ma quando si raggiungono livelli eccessivi si parla di shopping compulsivo. Il sesso è un’attività piacevole, ma quando la sua ricerca diventa spasmodica si parla di dipendenza sessuale, stesso discorso per cibo, alcol e attività fisica.

Se quando si parla di comportamenti tangibili il discorso “dell’eccesso” sembra essere chiaro, quando parliamo di concetti più astratti cogliere le differenze diviene più complicato. Il motivo? Per chi non ha familiarità con determinati temi, il confine tra ciò che è sano e ciò che non lo è sembra essere estremamente sfumato. In realtà questo confine è ben chiaro. Qualche precisazione in più va fatta per quei significati che nel gergo comune hanno solo una connotazione negativa, proprio come l’egoismo.

Per capire meglio, partiamo dalle definizioni di egoismo tratte dall’Oxford Dictionary.

1) “Atteggiamento che implica la subordinazione dell’altrui volontà e degli altrui valori alla propria personalità;”

2) “Amore eccessivo ed esclusivo di sé stesso o valutazione esagerata delle proprie prerogative, che porta alla ricerca permanente del proprio vantaggio, alla subordinazione delle altrui esigenze alle proprie e alla esclusione del prossimo dal godimento dei beni posseduti.”

Proviamo ora a definire il “sano egoismo“, perché chiariamolo subito, se davanti a questo sostantivo è stato aggiunto l’aggettivo “sano” un motivo c’è. Il sano egoismo può essere definito:

1) “Atteggiamento che scandisce bene i confini tra sé e l’altro con l’intento di far valere le proprie emozioni, bisogni e opinioni senza tuttavia offendere né screditare i valori e la personalità altrui;”

2) “Amore di sé associato a una valutazione egosintonica delle proprie prerogative che conduce alla ricerca di relazioni paritetiche, fatte di uguali diritti e stima reciproca.”

Avere un sano egoismo significa pensare e agire al bene proprio senza la necessità di sottrarre nulla al prossimo. Quindi il sano egoismo esiste e non fa male a nessuno, anzi, aiuta a vivere meglio.


I martiri e l’altruismo

Nonostante questa premessa, sono certa che molti continueranno a considerare il “sano egoismo” come una scusa per far del male agli altri senza dover fare i conti con i sensi di colpa. Questo accade perché non si riesce a vedere il grosso confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Il termine “sano egoismo” per molte persone resterà un ossimoro, un controsenso… ma non lo è affatto. Fin da bambini, ci è stato insegnato che essere egoisti è un male, che è importante essere altruisti e mettere sempre gli altri davanti a sé.

I martiri sono l’esempio estremo di altruismo. L’altruismo estremo porta all’annullamento e alla negazione del sé. Ecco che una cosa buona come l’altruismo, presa nella sua forma più estrema, diventa garanzia di malessere. In modo diametralmente opposto, una cosa “negativa” come l’egoismo può portare a qualcosa di buono. Una particolare forma di egoismo, infatti, può avere un impatto positivo su sé e su chi ci circonda.

Il sano egoismo è un’attitudine nutrita dalla volontà di rispettare se stessi ed è alimentata dalla nostra capacità di amare. Ecco un altro luogo comune verissimo: solo chi è in grado di accettare e amare se stesso potrà amare il prossimo.
Il sano egoismo

Negli ultimi anni, il concetto di sano egoismo si è fatto spazio in psicologia affiancandosi al tema della “cura di sé” e dell’Amor proprio. Essere concentrati su se stessi, coltivare una buona autostima e amarsi non è da egoisti, ne’ tantomeno l’effetto di una società in cui regna sovrano l’individualismo.

Affermare che è necessario costruire un’identità personale completa e stare bene con se stessi non ha nulla di egoistico. L’amor proprio incorpora il concetto di sano egoismo e va a integrare complessità interne ed esterne: ciò significa che il sano egoismo non ignora l’importanza dell’altruismo e delle relazioni.

Il sano egoismo, così come l’amor proprio, favoriscono sia la stima di sé che un profondo rispetto dell’altro. Qualsiasi processo di crescita necessita del confronto con l’altro e delle relazioni, quindi anche nel concetto di sano egoismo non vi è un individualismo assolutistico. Coltivare un sano egoismo ci consente di muoverci nel mondo in modo sicuro, ci consente di stringere legami funzionali e di scandire confini ben definiti.

Un egoismo sano ci dà molteplici vantaggi.
Da un punto di vista relazionale

L’egoismo sano ci pone su un livello di reciprocità perché sviluppando una sana autostima non sentiamo il bisogno di sopraffare l’altro ne’, tantomeno, ci sentiamo inferiori.

Il sano egoismo disinnesca sul nascere qualsiasi tentativo di manipolazione, quindi rappresenta una sorta di tutela personale. Se cerco la reciprocità e voglio essere stimata nei rapporti (e quindi sono pronta a dare stima) sarò portata a stringere relazioni solo con chi, a sua volta, vuole concedermi la sua stima.
Sistema di valori

Il sano egoismo ci aiuta a scandire le nostre priorità sulla base di ciò che vogliamo per noi stessi. Questo ti sembra egoistico? Ok, allora riflettici: al tuo migliore amico, non augureresti il meglio dalla vita? Bene… allora perché non dovresti desiderare lo stesso anche per te? Ecco, il sano egoismo è in realtà una forma di altruismo auto-centrata. Ciò che auguri alle persone che ti stanno più a cuore, lo speri anche per te stesso e ti adoperi per ottenerlo.

Quando si entra nella dimensione del sano egoismo più che per “imposizioni” (devo fare…, devo dire…) si impara a muoversi per bisogni e desideri (voglio fare…, voglio dire…). Certo, i doveri concreti non spariranno, ma si acquisirà il buon senso di pensare anche a se stessi.

Il proprio benessere diviene il fulcro fondamentale della vita. In questo frangente è necessario ricordare una sacrosanta verità: se stai bene con te stesso e sei soddisfatto della tua vita, sarai anche più proiettato verso il prossimo.

N.B.: non è una banalità, studi e osservazioni empiriche in Psicologia Sociale hanno evidenziato che le persone con una buona autostima sono più coinvolte in gesti altruistici e comportamenti pro-sociali.
Ti fa assumere le tue responsabilità

Nella vita non possiamo aspettare che siano gli altri a salvarci, dobbiamo provvedere in modo autonomo a prenderci cura di noi stessi.

Il sano egoismo inizia con il riconoscimento dei propri bisogni e valori, inizia con la profonda conoscenza della propria identità personale. Non solo dobbiamo conoscerci profondamente ma anche accettarci e quindi legittimare i nostri bisogni. Conoscersi significa anche comprendere ciò che è sotto il nostro controllo e ciò che prescindere dalla nostra responsabilità.

Il mondo è pieno di persone insoddisfatte pronte a scaricare la colpa del proprio malessere sul prossimo. Spesso è vero, attraversiamo situazioni avverse, incrociamo persone “tossiche” che possono ferirci, ma sta a noi districarci e perseguire la via del benessere.

Confini sani

I confini possono essere definiti come quei limiti che impostiamo ogni volta che entriamo in relazione con altre persone. Quei limiti che ci indicano ciò che riteniamo accettabile e inaccettabile nei loro comportamenti nei nostri confronti.

I confini sono un’essenziale forma di cura di sé e i limiti che imponi agli altri fanno capire che anche tu meriti il tuo spazio. Molte persone sono portate ad accettare tutto, adattarsi a ogni forma di trattamento, dire sempre “sì”. Se non l’hai ancora fatto, impara a distinguere i “sì” desiderati dai “sì” affermati come forme di dovere appreso. Inizia ad esercitare il tuo diritto al “no“. Inizia ad esercitare il tuo diritto alla cura di sé.

Se credi che il sano egoismo non faccia per te perché possa cozzare con la tua naturale attitudine ai sensi di colpa, leggi l’articolo dedicato alle “frasi che innescano senso di colpa patologico“.
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Re: Amare se stessi, l'egoismo e la fratellanza universale

Messaggioda Berto » dom ott 04, 2020 5:52 pm

LA SUPERIORITÀ MORALE DELLA SINISTRA
Marcello Veneziani

C' è un punto cruciale su cui la sinistra ha costruito la sua pretesa superiorità morale, etica e sociale rispetto alla destra. Parlo di ogni sinistra, comunista o liberal, socialdemocratica, cristiana o radical, compreso quel residuo di sinistra in via di liquidazione che boccheggia nel presente. E parlo di ogni destra, liberale o conservatrice, reazionaria o popolare, tradizionale e perfino fascista. Quel punto basilare è il prendersi cura dell'umanità, il famoso I care , la fratellanza o la generosità verso i più deboli, i poveri e gli oppressi. In una parola la solidarietà.
Quell'asse regge la pretesa di ogni sinistra a ergersi su un trespolo di superiorità, una cattedra morale o giudiziaria, e da lì giudicare il mondo, gli altri e gli avversari. Il sottinteso è che la sinistra sia mossa da un ideale, un valore - la fratellanza, la filantropia, l'amore per l'altro, la solidarietà, trasposizione sociale della carità - e la destra invece sia mossa sempre e solo da un interesse, se liberale, o da un istinto, se radicale.
La prima è per definizione altruista, aperta, la seconda egoista o al più familista, comunque cinica, chiusa.
A questa «utopia necessaria» e benefica, Stefano Rodotà ha dedicato un libro, Solidarietà (Laterza, pagg. 141 euro 14) elogiato dalle «anime belle» della sinistra. Troneggia una tesi che già affiorava ne Le due fonti della morale e della religione di Bergson: la vera solidarietà sta nell'amare il lontano, lo sconosciuto, lo straniero.
In realtà c'è un altro modo di concepire il legame sociale, solidale e comunitario che non è indicato da Rodotà. È il legame affettivo che parte dal più caro e si fonda sulla prossimità.
L'amore stesso è fondato sulla predilezione: la persona amata non è intercambiabile con un'altra, non si può amare dello stesso amore chi è caro e famigliare e chi è remoto e ignoto. Non si potrà mai chiedere a una persona di amare di più chi non conosce o è straniero rispetto a sua madre o suo figlio. Non si potrà mai pretendere che si senta più fratello dello sconosciuto rispetto a suo fratello: non si può capovolgere una legge di natura, biologica e affettiva, carnale e spirituale. Su quella legge naturale ha retto ogni consorzio umano e si traduce in legame d'amore e famigliare, legame civico, sociale e nazionale.
Posso essere aperto all'umanità e ben disposto verso ogni uomo, ma a partire da chi mi è più vicino, da chi appartiene alla mia vita, con cui condivido il pane (compagno, cum-panis ), la provenienza e la storia. Perché dovrei giudicare egoistica questa preferenza, o cinica la morale che ne consegue? Amare chi ti è caro e vicino non è chiudersi al mondo in una forma deplorevole di egoismo, ma è la prima e più autentica apertura agli altri nella vita reale. Su quei legami reggono le prime fondamentali comunità, le famiglie, quell'energia anima l'amore tra due persone, quella fonte dà coesione alle patrie e le altre forme di comunità, inclusa la confraternita, fino alla colleganza di lavoro.
L'errore o la mistificazione che si compie al riguardo per sancire la superiorità morale dei solidali cosmici, è paragonare un valore universale a una degenerazione del principio opposto: non si confronta l'amore verso lo straniero con l'amore a partire da chi ti è più caro, ma la fratellanza all'egoismo, l'amore per l'umanità al cinismo. Sarebbe facile a questo punto compiere la simmetrica operazione e paragonare l'amore per chi ti è vicino al disprezzo, l'odio o l'indifferenza verso il prossimo dietro l'alibi e l'impostura della filantropia universale. Due spiriti acuti e profondi come Leopardi e Dostoevskij criticarono il cosmopolitismo filantropico sottolineando che l'amore per l'umanità o per lo straniero di solito si sposa all'insofferenza o all'indifferenza verso chi ti è concretamente vicino, familiare o compatriota. Ovvero nel nome di un amore astratto, utopico e solo mentale, si nega e si rinnega l'amore reale, quotidiano per le persone a noi più prossime. Nell'amore per l'umanità si spezzano i legami reali e si opta per un individualismo planetario: il single sradicato che abbraccia il mondo intero.
L'utopia che muove la fratellanza universale è il principio egualitario, ossia la convinzione che tutti gli uomini siano uguali non solo in ordine ai diritti e ai doveri ma anche sul piano degli affetti. Anzi, in questa prospettiva merita più attenzione e più cura chi ci è più estraneo. Non solo si respinge il principio del merito secondo cui ognuno riceve secondo le sue capacità e le sue opere, e si sostituisce col principio del bisogno secondo cui ognuno riceve in base alle sue necessità; ma si sostituisce la priorità su cui si fonda l'amore (la persona amata, la famiglia, gli amici, i compatrioti o i consociati) con la priorità assegnata agli stranieri. Da qui il passaggio dal legame comunitario che unisce le società al principio di accoglienza che apre al suo esterno. In questo caso la coesione sociale sarebbe fondata sull'adesione allo stesso principio: ci unisce l'idea di accogliere lo straniero e formare con lui una società aperta e universale.
Questa disputa ideologica è tutt'altro che riservata ai circoli intellettuali perché è piuttosto la traduzione culturale di un tema cruciale di massa nella nostra epoca. Si fronteggiano nella vita di ogni giorno due visioni del mondo: quella di chi affronta l'universale a partire dal particolare e quella di chi affronta il particolare a partire dall'universale. Il primo può dirsi principio d'identità fondato sulla realtà, il secondo è un principio di alterità fondato sull'utopia, come dicono gli stessi assertori, Rodotà incluso. La solidarietà può esprimersi in realtà in due modi: quello di chi privilegia lo straniero e si fonda sul principio di accoglienza, e quello di chi parte da chi è più vicino e fonda il principio di comunità. È la sfida del nostro tempo: comunità o universalismo, anche se taluni pensano nella loro utopia che si possa fondare una comunità su basi universalistiche, una specie di comunità sconfinata che coincide con l'umanità, secondo il vecchio progetto cosmopolitico illuminista. In realtà l'unico sciagurato tentativo di tradurre nel reale questa utopia egualitaria e universalista è stato il comunismo e sappiamo gli esiti catastrofici. Ora il tentativo è ridurre questa utopia politica a prescrizione morale, preservando i diritti individuali. Così l'accoglienza solidale diventa la base del moralismo radical, ultima spiaggia della sinistra egualitaria. L'utopia del mondo migliore dichiara guerra al mondo reale, alla vita e alla natura, sacrificando l'uomo concreto all'umanità. E ribattezza questa guerra contro la realtà come solidarietà all'umanità...
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Re: Amare se stessi, l'egoismo e la fratellanza universale

Messaggioda Berto » dom ott 04, 2020 5:52 pm

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Re: Amare se stessi, l'egoismo e la fratellanza universale

Messaggioda Berto » dom ott 04, 2020 5:54 pm

Siamo tutti fratelli, no! La fratellanza universale è un'utopia innaturale che contrasta con la natura delle cose e dell'uomo.


L'utopia cristiano comunista di Bergoglio, la sua fratellanza universale, il mito dell'ugalianza ad ogni costo e il diritto superiore degli ultimi, ... presuntuoso fanatismo, demenzialità e irresponsabilità, idolatria e innaturalità, la orrenda schiavitù della solidarietà e della fratellanza universale e utopica, innaturale e forzata.

Tutto nasce dalla presunzione idolatra cristiana, universalista, ecumenista, collettivista che concepisce Dio come un Padre dell'umanità e Imperatore del mondo. Ma Dio in realtà non è né padre né imperatore.

La fratellanza universale ideologica, utopistica e religiosa che calpesta e disprezza la fratellanza naturale e alla quale si contrappone è un crimine contro l'umanità, base del totalitarismo ecumenico, religioso, politico e dei relativi imperialismi.



La nuova enciclica di papa Francesco: Fratelli tutti. Tornare alla fratellanza per cambiare il mondo
Roberto Montoya
02 ottobre 2020

https://www.rainews.it/dl/rainews/media ... tml#foto-1

Il 3 ottobre, Papa Francesco firmerà ad Assisi la sua nuova enciclica Fratelli tutti, che ha come temi centrali la fraternità e l'amicizia sociale. È la terza, dopo la Lumen Fidei (2013) e la Laudato Si’ (2015) che ha come sfondo la lode a Dio e alle opere della natura tutta, in cui è riflessa l'immagine e la mano del suo Creatore. Un documento, per il papa, sulla fratellanza e l’amicizia dal valore trascendentale e dal carattere programmatico, che trae spunto, per il titolo, dagli scritti di San Francesco che esortava i fratelli, già nel 1221, a seguire e ad avere come esempio (…) il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce.

Un percorso ben segnato quello del vescovo di Roma, che diede testimonianza di fraternità, sin dal momento della sua elezione al Soglio di Pietro, chinando la testa davanti ai fedeli in un segno che contraddistingue il suo pontificato con il servizio al prossimo e ai più piccoli.

A sottolineare la relazione vescovo-popolo come cammino di fratellanza sono stati gli innumerevoli incontri con il popolo di Dio, segnati da momenti di profonda emozione. Francesco si fa strumento ad ogni occasione, condivide gioie e tristezze del suo popolo, i problemi del mondo contemporaneo, a livello del progresso scientifico e tecnico, delle conquiste terapeutiche, dell’era digitale, dei mass media, delle comunicazioni; ma anche e soprattutto tocca le ferite della povertà, della devastazione delle guerre e delle afflizioni di tanti fratelli e sorelle in diverse parti del mondo, a causa della corsa agli armamenti, delle ingiustizie sociali, della corruzione, delle disuguaglianze, del degrado morale, del terrorismo, della discriminazione, dell’estremismo e di tanti altri motivi.

Fratelli tutti è un documento che ha avuto molte tappe significative e che ha come unico obiettivo la pace, la pace interiore che scaturisce dal senso di fraternità con gli altri: dal recente Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, firmato ad Abu Dhabi, a quel primo appuntamento del pontefice nel luglio del 2013 che abbraccia e prega per i fratelli invisibili vittime delle peripezie migratorie annegati nel Mediterraneo, che lui stesso chiamerà, Mare del meticciato. Ma anche i gesti e le parole dello straordinario viaggio in Terra Santa in cui Francesco esorta ad “(…)abbracciare i conflitti, abbattere i muri, immaginare e costruire la pace”.

Ma dove si impara la fratellanza? Dove si apprende la pace? Come un semplice maestro che si rivolge ai suoi alunni in Amoris Laetitia scrive: «La relazione tra i fratelli si approfondisce con il passare del tempo, e il legame di fraternità si forma in famiglia tra i figli, e se avviene in un clima di educazione all’apertura agli altri, è la grande scuola di libertà e di pace”. Nasce così una pedagogia del quotidiano, in cui la fratellanza non si dissocia dal Vangelo: diviene lotta per la giustizia sociale e cura del Pianeta. Bergoglio desidera un mondo “con” e “dopo” il coronavirus capace di viaggiare sulla base della fratellanza umana, della solidarietà e dell’ecologia integrale.
Uscire da sé verso il fratello è un’assoluta priorità sottolineata anche nella Gaudete et exultate: Gesù stesso (…) si è fatto periferia. Per questo, se oseremo andare nelle periferie, là lo troveremo: Lui sarà già lì.

Abbiamo incontrato Suor Alessandra Smerilli, salesiana, economista, consigliera del Papa e docente di Economia politica all’Università Auxilium di Roma.

È sulla tomba del Santo Umbro, la città del Poverello che riparte la nuova tappa del magistero di Francesco. Perché in questa fase storica il Papa mette al centro la Fratellanza? Perché propone di far ripartire da qui l’umanità?
Questo Santo rivela il cammino che sta percorrendo il magistero di papa Francesco. Quello che mi piace pensare, e lo metto in relazione ad Economy of Francis, è che il Papa credo voglia dire che il concetto sulla fraternità e l’amicizia sociale parte da un gesto molto importante: l’abbraccio con il lebbroso. San Francesco trasfigura la sua vita dopo aver avuto il coraggio di abbracciare un lebbroso. Il tema della fraternità che vuole trasmettere attraverso questa enciclica, mi fa pensare all’episodio che abbiamo scoperto, e di cui abbiamo parlato con papa Francesco, ad Assisi, nella basilica, dove ci sono 28 scene della vita del Santo. Manca però la 29esima, che è quella dell’abbraccio con il lebbroso. Chi allora pagava e commissionava le opere non voleva che si sapesse che ad Assisi ci fossero i lebbrosi, altrimenti la città avrebbe sfigurato.

Mi sta facendo capire che per risanare le nostre ferite dobbiamo abbracciare le ferite dell’altro?
Papa Francesco che sin dall’inizio ha denunciato la cultura dell’indifferenza, dello scarto, invita il mondo a partire dalle periferie economiche ed esistenziali. Forse, in questa enciclica, vuole riportare alla luce questa scena e dire che se non ripartiamo da questo abbraccio non ci potrà essere la pace universale. Quindi una fraternità che parte dal riportare alla luce tutto ciò che non ha neanche diritto di nota, di parola, perché tutti ce ne facciamo carico e ce ne prendiamo cura. L’enciclica, dunque, non si rivolge solo ai cattolici. Quando Papa Francesco parla di temi legati alla pace dall’inizio del suo pontificato è stato famoso il suo dire “stiamo vivendo una guerra mondiale”. Ora forse non ci sono grandissimi conflitti, ma la terra è piena di conflitti. Forse se non risolviamo i conflitti interiori, non troveremo una pace duratura, abbiamo bisogno di una conversione integrale.

A che punto è il percorso intrapreso riguardo la dichiarazione sulla Fratellanza Umana firmata ad Abu Dhabi circa due anni fa?
Quando lui parla di questo impegno e di questo documento parla di dialogo e di impegno congiunto. Riproporre un’enciclica è come dare di nuovo un segnale: ci ricorda che è importante fare dei passi in quella direzione. Uno è per esempio il grande interesse nato intorno al patto educativo globale, ci sono stati tanti incontri tra mondo Occidentale e Orientale. Era previsto per il patto educativo anche un impegno da parte dei rappresentanti delle varie religioni; anche la FAO ha lanciato una sfida sul tema della sicurezza alimentare, perché quando parliamo di pace, parliamo anche di problemi legati alla catena alimentare e a paesi che fanno fatica in questo momento a nutrirsi. La fame sta aumentando e i governi sono preoccupati. Per questo vogliono unirsi in uno sforzo comune. Questi passi credo che siano nello spirito di papa Francesco, non momenti di celebrazione, ma un modo per avviare processi e monitorarli.

L’enciclica esce in un momento storico segnato da una triplice crisi: economica, pandemica ed ecologica nel mondo intero. Cosa ne pensa?
Credo che l’enciclica fosse stata concepita prima della pandemia. Ma il momento è giusto perché c’è maggiore ascolto e le persone si interrogano sui problemi; fino a pochi mesi fa parlare in maniera un po' profetica di economia avrebbe significato un po' di derisione e superficialità, oggi qualcuno comincia a pensare veramente che c’è forse qualcosa da cambiare, così anche sui temi della politica. Questa enciclica è fondamentale, perché arriva in un momento in cui siamo più disposti all’ascolto.

Bergoglio si è rivolto al Forum Ambrosetti di Cernobbio, gotha della finanza internazionale e della politica, dicendo che non è più tempo degli adoratori della finanza, ma di un’economia reale fondata sulla persona. Cosa ne pensa?
Come sappiamo Papa Francesco lancia messaggi forti perché vengano ascoltati da chi li deve ascoltare. Nel 1900 il beato Toniolo vede come uno dei più grandi pericoli una finanza che viaggia per conto suo senza avere un contatto con l’economia reale. Riportare questo tema alla luce è fondamentale. Cosa vuol dire avere una finanza che lavori per l’economia reale? È una finanza che fa il suo mestiere. Tornando a San Francesco i primi monti di pietà, le prime strutture finanziarie in aiuto alla povertà vengono dai francescani che si resero conto che una città non può essere fraterna se ci sono esclusi. Quindi il mercato e la finanza possono essere un mezzo di inclusione. In quel senso la Finanza deve riscoprire la sua vera vocazione.

Tutti vogliamo tornare alla “normalità” e riprendere le attività economiche. Dopo la pandemia in che modo possiamo aiutare a guarire il nostro mondo, per non rimanere a guardare dalla finestra?
Si può contribuire in tanti modi. Papa Francesco lo ha detto recentemente: non dobbiamo tornare all’economia di prima perché era già malata prima del virus, ma riprendere consapevolezza, mettere insieme tutte le dimensioni, in un concetto di sviluppo umano integrale; vuol dire sentirsi responsabile come consumatore; quando si acquista un prodotto al supermercato il nostro obiettivo potrebbe essere quello di pagarlo il meno possibile. Ma questo potrebbe voler dire che i lavoratori vengono sfruttati, quindi non sto assicurando uno stipendio degno a quel lavoratore. Se voglio rompere questa catena devo partire da quel piccolo gesto, sapendo che in questo momento pago un po' di più, ma che sto lavorando per me in quanto lavoratore; avere anche responsabilità nella gestione dei beni, dei risparmi e dei miei investimenti. Avere una cultura economica finanziaria, e capire quanto sia importante formarsi in questi termini.

Da cosa bisognerebbe partire per diffondere nella società un nuovo progetto di comunità e di socialità? Cosa abbiamo perso e cosa dobbiamo recuperare?
L’emergenza sanitaria ci sta facendo ancora vedere chiaramente come nei momenti più tragici abbiamo bisogno di essere uniti, anche tra nazioni, per fronteggiare qualsiasi emergenza. C’è stato un recupero del senso dello Stato e di una politica al servizio del bene comune. Il Pontefice, nelle sue recenti catechesi, si è soffermato spesso sui grandi temi della Dottrina Sociale della Chiesa tra i quali la politica come servizio per la collettività; ha ribadito il tema della destinazione universale dei beni, che a sua volta apre tantissime finestre anche sui temi del debito ecologico. Abbiamo bisogno di recuperare lo spirito di ciò che ci unisce, sapendo che nessuno può uscire da solo da questa crisi, e ciò è possibile facendo ognuno la sua parte.


Enciclica “Fratelli tutti”: la proprietà privata è un diritto secondario
4 ottobre 2020

https://www.imolaoggi.it/2020/10/04/enc ... econdario/

Alcuni stralci dalla terza enciclica di Bergoglio “Fratelli tutti” pubblicati sul blog di Marco Tosatti. Una parte particolarmente interessante riguarda la proprietà privata, in cui l’enciclica sottolinea il suo valore secondario, nel capitolo intitolato: RIPROPORRE LA FUNZIONE SOCIALE DELLA PROPRIETÀ

… In questa linea ricordo che «la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata». Il principio dell’uso comune dei beni creati per tutti è il «primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale», è un diritto naturale, originario e prioritario.97 Tutti gli altri diritti sui beni necessari alla realizzazione integrale delle persone, inclusi quello della proprietà privata e qualunque altro, «non devono quindi intralciare, bensì, al contrario, facilitarne la realizzazione», come affermava San Paolo VI.

Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati, e ciò ha conseguenze molto concrete, che devono riflettersi sul funzionamento della società. Accade però frequentemente che i diritti secondari si pongono al di sopra di quelli prioritari e originari, privandoli di rilevanza pratica”.

Un capitolo dedicato alla politica e al populismo – ma guarda un po’…dove forse emerge una nostalgia peronista:

“Negli ultimi anni l’espressione “populismo” o “populista” ha invaso i mezzi di comunicazione e il linguaggio in generale. Così essa perde il valore che potrebbe possedere e diventa una delle polarità della società divisa. Ciò è arrivato al punto di pretendere di classificare tutte le persone, i gruppi, le società e i governi a partire da una divisione binaria: “populista” o “non populista”. Ormai non è possibile che qualcuno si esprima su qualsiasi tema senza che tentino di classificarlo in uno di questi due poli, o per screditarlo ingiustamente o per esaltarlo in maniera esagerata.

Ci sono leader popolari capaci di interpretare il sentire di un popolo, la sua dinamica culturale e le grandi tendenze di una società. Il servizio che prestano, aggregando e guidando, può essere la base per un progetto duraturo di trasformazione e di crescita, che implica anche la capacità di cedere il posto ad altri nella ricerca del bene comune.



Lo sgarbo al Papa sull'enciclica "Fratelli Tutti" (di M.A. Calabrò)
03/10/2020

https://www.huffingtonpost.it/entry/pap ... 480aae76a5

Il 1 ottobre 2020 la nuova enciclica di Francesco è stata inviata dal Laterano - dov’è la cattedra del Vescovo di Roma e in quanto tale Papa - a tutti i vescovi, cardinali e Beatitudini delle Chiese Orientali. Si tratta della terza Enciclica che il Papa ha firmato alle 15.55 ad Assisi, dopo la Messa celebrata davanti a pochissimi presenti sulla tomba di San Francesco, il Santo poverello, il cui nome il cardinale Bergoglio ha scelto come successore di Pietro.

Erano oltre due secoli che un’Enciclica non veniva firmata e inviata dal Papa fuori del Vaticano. Un Vaticano tribolato in queste settimane dagli scandali che coinvolgono la Segreteria di Stato. Non a caso, al momento della firma, Francesco ha voluto accanto a sè un monsignore della prima sezione della Terza Loggia, che ha elogiato per il duro lavoro delle traduzioni in tantissime lingue, sottolineando così il lavoro del dicastero più importante della Curia flagellato dalla tempesta.

Il nuovo documento è ispirato al Santo poverello. Inizia con le parole “Fratelli tutti”, due parole che danno il nome all’Enciclica, tratte dall’esortazione contenuta nelle Ammonizioni di San Francesco d’Assisi, “Fratres omnes”.

Probabilmente si tratta anche della prima Enciclica inviata ai pastori della Chiesa universale via e-mail, un mezzo di comunicazione che il Papa gradisce molto, a quanto si legge dal contenuto del biglietto con la quale l’ha voluta accompagnare. Un canale di comunicazione diretta - ha scritto di suo pugno Francesco, con la sua scrittura piccolissima, nel biglietto che accompagna il pdf dell’Enciclica. In tutto 123 pagine, che “rinforza la nostra comunione come vescovi nell’esercizio del magistero”. Ma questo mezzo elettronico è stato usato dal sito tradizionalista cattolico Infovaticana - che ha ospitato spesso posizioni critiche contro Francesco - per anticipare la diffusione del testo nell’originale spagnolo, violando l’embargo fissato per domenica alle 12 e bypassando così anche la Sala Stampa vaticana e il lavoro dei giornalisti accreditati.

Un testo composto da 8 capitoli in cui quelli centrali sono il quinto e il sesto (“Dialogo e amicizia sociale”), oltre all’analisi forte sulle “ombre di un mondo chiuso” (capitolo primo) allo straniero, al migrante, al bisognoso.In particolare il quinto capitolo è dedicato alla politica “migliore”.

La politica migliore.

La politica migliore non è - secondo Papa Francesco - quella che fa leva sull’individualismo e che cela gli interessi dei ricchi. L’analisi più innovativa è quella che riguarda il populismo, che con le espressioni populismo e populista “ha invaso i mezzi di comunicazione e il linguaggio generale”, e la divisione binaria tra “populista” e “non populista”. La pretesa di leggere la realtà sociale con il populismo, scrive Francesco, “ignora la legittimità della nozione di popolo” e con questo potrebbe portare “a eliminare la stessa parola ‘democrazia’”, cioè del governo del popolo.

Invece è necessario che la politica faccia riferimento a qualcosa che non sia solo la somma degli individui e per questo il sostantivo “ popolo” e l’aggettivo “popolare” sono necessari a una politica che non nasconda “il disprezzo dei deboli” sotto mentite spoglie populiste “che lo utilizzano demagogicamente per i propri fini, o in forme liberali al servizio degli interessi economici dei potenti”. “ I gruppi populisti - continua Francesco - sfigurano la parola ‘popolo’, perché in realtà non parlano del vero popolo”.

Il grande tema del lavoro.

Il vero approccio popolare al tema del lavoro - perché promuove il bene del popolo - deve “assicurare a tutti la possibilità di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno, le sue capacità , le sue iniziative, le sue forze”. Per questo - aggiunge richiamando quanto già scritto nella Laudato sii “aiutare i poveri con denaro deve essere sempre una soluzione provvisoria, per risolvere le urgenze. Il grande obiettivo dovrebbe essere permettere loro una vita degna attraverso il lavoro”.

Francesco passa poi ad esaminare valori e limiti delle visioni liberali che parlano di rispetto delle libertà, ma per le quali la categoria di popolo è “una mitizzazione di una realtà che in effetti non esiste”. Quello che invece è necessario è un “cambiamento della mentalità e degli stili di vita” mentre “la propaganda politica, i mezzi d’informazione e i costruttori dell’opinione pubblica persistono nel fomentare una cultura individualista ed ingenua davanti a interessi economici sfrenati”.

“Il mercato” da solo, scrive, “non risolve tutto”. E qui Francesco cita con abbondanza l’enciclica sociale del suo predecessore Benedetto XVI , la Caritas in veritate. Parla della crisi finanziaria del 2007-2008 che poteva essere l’occasione di una nuova economia più attenta ai principi etici. Ma adesso la crisi del Covid-19, ci ha fatto vedere drammaticamente che siamo tutti sulla stessa barca, che siamo “fratelli tutti”.

La politica di cui si sente il bisogno - secondo Francesco - è quella che nasce dalla carità, “sociale e politica”, con una visione ampia, capace di riformare le istituzioni nazionali ed internazionali. Un amore sociale e politico, risolto alle persone umane ai popoli, ma con un amore “preferenziale per i poveri”. In questo Francesco vede una convergenza con i concetti di fratellanza e amicizia sociale sottoscritti insieme al Grande Imam di Al Azhar Al- Tayyeb. Solo così - scrive - “la politica è più nobile della sola apparenza e del marketing”.

Fuga di notizie.

A quanto sembra, dall’identità del vescovo destinatario, la fuga di notizie dovrebbe essere avvenuta dal Cile (uno dei paesi in cui l’opposizione a Francesco è stata negli ultimi anni più forte e dove l’episcopato è stato decimato per le coperture date ai preti pedofili). Questo fatto (grave) non sposta di una virgola l’importanza del documento ispirato dal “Santo dell’amore fraterno, della semplicità e dell’allegria”.

E le donne?

Alcune polemiche nei giorni scorsi c’erano state perché l’Enciclica si intitola “Fratelli tutti”. Alcuni media anglosassoni hanno visto in questo plurale maschile un’esclusione delle donne, ma “Fratres omnes “nel latino usato da San Francesco (che peraltro si rivolgeva a dei frati) indica i fratelli sia al maschile che al femminile.

Le religioni al servizio della fratellanza umana.

L’Enciclica si chiude con due preghiere, una al Dio creatore una cristiana ecumenica. E alla fine il Papa cita personalità non cattoliche tra le quali anche il Mahatma Gandhi. Ed è un inno alla fraternità umana, alla giustizia e alla misericordia.


Via dagli scandali. Francesco ad Assisi ha firmato l'enciclica "Fratelli tutti"
Si tratta della prima uscita del Papa da Roma dopo il lockdown dello scorso inverno. Per le restrizioni per il Covid non erano previsti fedeli
PAOLO RODARI
03 ottobre 2020

https://www.repubblica.it/vaticano/2020 ... 269278458/

ASSISI - Via dagli scandali. Papa Francesco lascia per la prima volta Roma e il Vaticano dopo il lockdown dello scorso inverno e si reca ad Assisi (è la quarta volta) per firmare la sua nuova enciclica 'Fratelli tutti' e per ritagliarsi qualche ora di meditazione e preghiera. Si tratta della terza enciclica di Bergoglio, dedicata questa volta al tema della fratellanza e dell'amicizia sociale in tempo di pandemia. L'ultima uscita da Roma avvenne lo scorso febbraio quando si recò a Bari. Terminata la celebrazione della messa nella cripta della Basilica inferiore di San Francesco, Francesco ha firmato alla tomba del santo l'enciclica che segue la 'Lumen fidei' del 29 giugno 2013, iniziata da papa Benedetto XVI e completata e firmata da Francesco, e la 'Laudato si del 24 maggio 2015, sull'ecologia integrale.

Il titolo dell'enciclica, tratto da uno scritto di San Francesco e uguale per tutte le lingue, ha fatto molto discutere. Alcune teologhe e intellettuali hanno detto che non tiene conto del mondo femminile. Vatican News ha replicato con un editoriale in cui spiega che "trattandosi di una citazione di San Francesco, il Papa non l'ha ovviamente modificata". Ma "sarebbe assurdo pensare che il titolo, nella sua formulazione, contenga una qualsivoglia intenzione di escludere dai destinatari più della metà degli esseri umani, cioè le donne". Dice padre Enzo Fortunato, direttore della rivista "San Francesco", che quest'anno celebra i suoi cento anni: "Fra l'altro anche lo stesso san Francesco chiamava una delle sue seguaci e la sua più cara amica 'frate Jacopa', togliendo così ogni dubbio e incertezze a polemiche sterili".

Proveniente da Spello in macchina, il Papa è arrivato nella città umbra dove ha celebrato la Santa Messa di San Francesco in onore del patrono d'Italia. Prima però si è voluto fermare per una breve sosta nella basilica di Santa Chiara. La visita ad Assisi era stata annunciata come privata. Così ha voluto Francesco anche a causa delle restrizioni per il Covid ma, nonostante non fosse prevista la presenza di fedeli, un centinaio di persone ha atteso il suo arrivo. Prima della Messa ha pregato sulla tomba del santo, come ha fatto anche in passato. In quella cripta ha celebrato la Messa, alla presenza di alcuni frati. Lì poi ha firmato il suo testo, che sarà però diffuso soltanto il giorno successivo.

"Fratelli tutti" in qualche modo si ispira al messaggio di San Francesco. Già nell'esortazione apostolica post-sinodale "Christus vivit" Francesco disse che il poverello di Assisi "è il santo della fraternità universale, il fratello di tutti, che lodava il Signore per le sue creature". La fratellanza è la strada per superare le difficoltà anche in questo tempo di pandemia. Fratellanza significa affrontare la tempesta insieme, senza dimenticare gli ultimi, i poveri che il Papa ha chiesto non vengano dimenticati quando uscirà un vaccino.

In tutto le visite in Umbria del Papa divengono sei. Oltre alle quattro di Assisi, anche la visita dell'11 gennaio 2019 al monastero di Santa Maria in Vallegloria a Spello, e quella dell'ottobre 2016 a San Pellegrino, frazione di Norcia gravemente colpita dal terremoto.



Vaticano, Francesco prepara l'attacco al capitalismo finanziario
Francesco Boezi - Sab, 05/09/2020

https://www.ilgiornale.it/news/cronache ... 87803.html

Papa Francesco è in procinto di firmare la sua terza enciclica. Bergoglio ha scelto il tema della "fratellanza" per guidare l'umanità oltre il Covid-19

Una mossa a sorpresa. Per rilanciare l'azione pastorale, papa Francesco ha scritto una nuova enciclica, che sarà firmata il prossimo 3 di ottobre ad Assisi. Il luogo dove si sarebbe dovuta svolgere la manifestazione "Economy of Francis", che è stata tuttavia rimandata per la pandemia.

E molti elementi suggeriscono come, nelle intenzioni del Santo Padre, abiti la volontà di denunciare lo stato in cui versano le "periferie economico-esistenziali", che starebbero sì subendo gli effetti della globalizzazione, ma che dovrebbero adesso fare i conti anche con quello che accade dal punto di vista economico-sociale per via del Covid-19. Non è ancora ufficiale, ma da parte tradizionalista si racconta con sicurezza che Bergoglio sta per attaccare di nuovo il capitalismo.

L'evento assisiano, comunque avrà luogo durante la seconda metà di novembre. Le anticipazioni parlano di un'enclica centrata sul tema della "fratellanza". In un primo momento, era stata ventilata l'ipotesi ecologica. E l'"ecologia", stando a quello che abbiamo appreso, costituirà una chiave centrale delle riflessioni del pontefice, ma in una chiave diversa dall'accezione comune. Si tratterà, con buone probabilità, di fornire delle indicazioni sulla "ecologia" della "fraternità".

Dopo il "silenzio" dovuto alla pandemia, Jorge Mario Bergoglio muove di nuovo in direzione della "Chiesa in uscita", il messaggio focale della sua pastorale. "È con grande gioia e nella preghiera che accogliamo e attendiamo la visita privata di papa Francesco. Una tappa che evidenzierà l'importanza e la necessità della fraternità", hanno fatto sapere dal Sacro Convento di Assisi, così come ripercorso dalla Lapresse. La Sala Stampa della Santa Sede, nel corso della mattinata di oggi, ha rivelato anche il titolo della nuova enciclica dell'ex arcivescovo di Buenos Aires: l'opera si chiamerà "Fratelli tutti".

Nel corso di questi mesi, si è discusso con continuità sul tema che Francesco avrebbe scelto per la prossima lettera apostolica. Sono settimane, del resto, che il vescovo di Roma pone accenti su come debbano essere affrontate le conseguenze del quadro pandemico. Qualcosa è emerso dalla missiva inviata dal Santo Padre al Forum Ambrosetti: "Abbiamo toccato con mano la fragilità che ci segna e ci accomuna. Abbiamo compreso meglio che ogni scelta personale ricade sulla vita del prossimo, di chi ci sta accanto ma anche di chi, fisicamente, sta dall'altra parte del mondo - ha scritto il vertice della Chiesa universale nella lettera -. Siamo stati costretti dagli eventi a guardare in faccia la nostra reciproca appartenenza - ha proseguito il pontefice argentino - , il nostro essere fratelli in una casa comune. Non essendo stati capaci di diventare solidali nel bene e nella condivisione delle risorse, abbiamo vissuto la solidarietà della sofferenza". Essere "solidali nel bene" potrebbe essere uno dei capisaldi della nuova enciclica.

Jorge Mario Bergoglio dovrebbe aver posto anche il tema dell'ambiente, ma bisognerà aspettare per conoscere le argomentazioni utilizzate. Con buone probabilità, la lettera apostolica del papa si interesserà di come l'umanità ed il globo terrestre possano fuoriuscire da una fase storica come questa. Un passaggio - questo della pandemia - che non era stato previsto, e che anche la Chiesa cattolica è chiamata ad affrontare. Comunque sia, la fratellanza dovrebbe essere il trait d'union dell'intero messaggio.

Come si legge su Aci Stampa, la notizia relativa alla terza enciclica del pontefice era stata in qualche modo anticipata dal vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, appena qualche giorno fa. Esiste qualche retroscena: alcune fonti tradizionaliste sono allarmate per via delle possibila presenza di ricette che sposano la "decrescita felice". Il capitalismo potrebbe essere uno degli "obiettivi" della lettera apostolica di Francesco. Al contempo, è altrettanto possibile che l'argentino abbia di nuovo centrato il ragionamento sull'urgenza di una redistribuzione della ricchezza. Il "fronte conservatore" - com'è noto - vorrebbe una linea maggiormente interessata agli aspetti spirituali. Già nel recente passato, era stato notato come Bergoglio avesse individuato tre direttrici per il "mondo post-Covid": accoglienza dei migranti, ecologia e forme di distribuzione della ricchezza quali il reddito di cittadinanza.

Il rapporto tra la natura, nel senso di quello che è stato creato da Dio, e lo sfruttamento dell'ambiente da parte degli uomini potrebbe essere un altro dei focus del testo.


Cosa ci si può aspettare dalla nuova enciclica di Francesco
Nico Spuntoni
13-09-2020

https://lanuovabq.it/it/cosa-ci-si-puo- ... -francesco

Sarà firmata il 3 ottobre, ma il titolo (“Fratelli tutti”) e il sottotitolo (“Sulla fraternità e l’amicizia sociale”) già annunciati fanno pensare che la terza enciclica di Bergoglio sarà sulla scia della Dichiarazione di Abu Dhabi. Un indizio lo si può trovare pure nella sua omelia del 14 maggio. E, forse, il papa espliciterà meglio il controverso passaggio sulla diversità di religione

Titolo e sottotitolo annunciati confermano l’indiscrezione sulla nuova enciclica “scappata” lo scorso 26 agosto al vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili. La fratellanza umana, infatti, sarà il tema centrale di Fratelli tutti, nome tratto dal sesto capitolo (De imitatione Domini) delle Ammonizioni di san Francesco. Nel passaggio che ha ispirato il pontefice per il titolo, il Poverello d’Assisi utilizza l’espressione “omnes fratres” per un invito: “Noi tutti, fratelli, guardiamo con attenzione il Buon Pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce”.

Questo non è l’unico elemento che rimanda al santo da cui Bergoglio prese il nome pontificale sette anni fa, perché l’enciclica sarà firmata il 3 ottobre ad Assisi al termine di una Santa Messa celebrata sine populo sulla tomba situata nella Basilica inferiore.

Il contenuto del documento si conoscerà soltanto fra una ventina di giorni, ma si possono sin da ora azzardare previsioni alla luce delle voci filtrate. Dopo l’annuncio ufficiale del Vaticano sull’imminente uscita, molti osservatori hanno parlato di proposta del papa per il mondo post-Covid. In realtà, c’è da dire che l’enciclica - come conferma anche il Tablet, settimanale cattolico inglese - era stata preparata prima dello scoppio della pandemia. È inevitabile, però, che il testo non ignorerà tutto quello che nel frattempo è accaduto nel pianeta.

Così come recita il sottotitolo, sarà un documento “sulla fraternità e l’amicizia sociale” che probabilmente approfondirà quanto già affrontato nella Dichiarazione di Abu Dhabi. Di questo il pontefice ha fornito un indizio non marginale lo scorso 14 maggio, mentre in Italia e in molti Paesi vigeva ancora il lockdown per l’emergenza sanitaria. Nell’omelia pronunciata a Santa Marta quel giorno, infatti, Bergoglio aprì il “Giorno di fratellanza, giorno di penitenza e preghiera” indetto proprio dall’Alto Comitato per la Fratellanza Umana nato per promuovere la Dichiarazione firmata negli Emirati Arabi Uniti il 4 febbraio del 2019. In quell’occasione, il papa anticipò il titolo dell’enciclica, ricordando che «San Francesco di Assisi diceva: “Tutti fratelli”». Una formula in cui il pontefice considerò inclusi «fratelli e sorelle di ogni confessione religiosa (...) uniti nella fratellanza che ci accomuna in questo momento di dolore e di tragedia».

Questa menzione potrebbe essere interpretata come una traccia del filo diretto che dovrebbe legare il documento di Abu Dhabi a quello in uscita il prossimo 3 ottobre. Francesco è consapevole che il testo firmato con il Grande Imam di al-Azhar non gode certo di consenso unanime nel mondo cattolico, specialmente per il problematico passaggio nel paragrafo 5 sul «pluralismo e le diversità di religione». E proprio nell’omelia anticipatrice della Tutti fratelli fece cenno lui stesso, utilizzando il verbo al futuro, all’argomentazione principale dei critici: «Forse ci sarà qualcuno che dirà: “Questo è relativismo religioso e non si può fare”. Ma come non si può fare, pregare il Padre di tutti? Ognuno prega come sa, come può, come ha ricevuto dalla propria cultura».

Sono le preoccupazioni che, tra gli altri, avevano avanzato il vaticanista Aldo Maria Valli in un intervento sul suo blog Duc in altum (“Se Dio diventa relativista”) e il filosofo Josef Seifert, ex membro della Pontificia Accademia per la Vita, secondo cui «attribuendo a Dio la volontà che ci siano religioni che contraddicono la Sua Divina Rivelazione (...) Egli viene trasformato in un relativista che non sa che esiste una sola verità». Non è da escludere che la probabile continuità tra Abu Dhabi e Assisi riaccenda il dibattito sul discusso passaggio, ma il papa - volendo interpretare le sue parole del 14 maggio anche nell’ottica dell’uscita dell’enciclica - appare determinato ad andare avanti.

Interpellato dalla Nuova Bussola, Adnane Mokrani, primo teologo islamico ad insegnare alla Pontificia Università Gregoriana, commenta con entusiasmo l'imminente pubblicazione della lettera apostolica dedicata alla fratellanza umana che vede come «un atto di resistenza umana e religiosa contro tutte le derive affrontate dall’umanità oggigiorno». Il docente italo-tunisino, studioso della Dichiarazione di Abu Dhabi, non ritiene che un’eventuale riproposizione del passaggio sul pluralismo religioso possa costituire un problema: «Il testo parla in modo pratico, non è un documento di teologia delle religioni. Si tratta di un documento pastorale e sociale che parla della pluralità come di un bene e non come di una minaccia; mentre sul punto teologico bisogna lavorare di più e questo sarà il tema del futuro su cui università islamiche e pontificie dovranno elaborare una nuova teologia che potrà interpretare in modo positivo il pluralismo religioso del mondo».

L’aspetto teologico del delicato passaggio era stato al centro della richiesta di chiarimento avanzata in Vaticano da monsignor Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, nel corso della visita ad limina dei vescovi del Kazakhstan e che poi aveva avuto uno sviluppo successivo con uno scambio epistolare. Schneider ha raccontato alla giornalista Diane Montagna di Life Site News che il papa avrebbe concordato con lui nel ritenere fraintendibile la frase della Dichiarazione, aggiungendo che per spiegarla meglio si potrebbe dire che «la diversità delle religioni corrisponde alla volontà permissiva di Dio». Circa un mese dopo quell’incontro, Francesco decise di tornare sull’argomento durante l’udienza generale del 3 aprile, precisando che «Dio ha voluto permettere questo (che ci siano tante religioni, ndr); i teologi della Scolastica facevano riferimento alla voluntas permissiva di Dio». «Egli - ha continuato il pontefice - ha voluto permettere questa realtà; ci sono tante religioni; alcune nascono dalla cultura, ma sempre guardano il cielo, guardano Dio».

Qualora nella nuova enciclica dovesse essere riproposto il passaggio sul «pluralismo e le diversità di religione», è possibile che vi si troverà una maggiore esplicitazione del principio della volontà permissiva di Dio. La Dichiarazione di Abu Dhabi è un documento sui rapporti sociali tra cattolici e musulmani, Fratelli tutti sarà invece un documento del magistero papale. Lo stesso gesuita Domenico Marafioti nella sua lettura ragionata del testo siglato il 4 febbraio 2019 ha sottolineato che l’obiettivo «non è la composizione delle diversità, ma la tolleranza e il rispetto delle due comunità religiose in vista della pace» e dunque «in questo contesto vanno interpretate tutte le affermazioni, anche se qualche loro aspetto rimane da chiarire».

L’enciclica, affrontando lo stesso tema col crisma dell’ufficialità magisteriale, potrebbe essere anche l’occasione per soddisfare l’esigenza sottolineata dal docente di teologia dogmatica, recependo quelle osservazioni che Francesco ha dimostrato di condividere nella catechesi del 3 aprile 2019. Lo scopriremo fra venti giorni.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Amare se stessi, l'egoismo e la fratellanza universale

Messaggioda Berto » dom ott 04, 2020 5:54 pm

I falsi buoni che fanno del male - I falsi salvatori del mondo
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Utopie demenziali e criminali - falsi salvatori del mondo e dell'umanità
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Utopie che hanno fatto e fanno più male che bene e molto più male del male che pretenderebbero presuntuosamente e arrogantemente di curare.
Totalitarismi e imperialismi maomettano (mussulmano o islamista), comunista (internazicomunista), nazista (fascista e nazista), globalista, idolatria cattolico-ecumenista, ...


Parassiti, bugiardi, manipolatori dei diritti umani e ladri di vita ma che si propongono come presuntuosi e arroganti salvatori degli uomini e dell'umanità, solo che laddove questi operano spesso e volentieri la gente muore.
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Questi non salvano vite ma ci tolgono la vita; questi sono criminali che violano i nostri diritti umani e civili.


Manipolazione criminale dei valori e dei diritti umani universali, quando il male appare come bene
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https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 1489953902


Manipolatori e malversatori dell'Ordine Naturale dei Diritti Umani Universali
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 141&t=2023


La demenza irresponsabile di Bergoglio, dei suoi vescovi e dei falsi buoni che fanno del male e che non rispettano i nostri diritti umani, questi idolatri presuntuosi che si credono salvatori dell'umanità e del mondo a nostre spese.
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 132&t=2591
Papà Francesco: "Se ogni famiglia italiana accogliesse due profughi il problema sarebbe risolto"
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 7047032338


Il mito tabù degli ultimi e dei poveri
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 141&t=2706
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... nref=story
I peggiori sono quelli che rubano in nome degli ultimi
I criminali peggiori sono quelli che rubano e uccidono in nome degli ultimi o dei presunti tali
I peggiori sono quelli che si servono degli ultimi o dei presunti ultimi per derubare e opprimere tutti gli altri, tra cui la loro stessa gente.


La proprietà non è un furto e un male ma un bene prezioso e rubare non è un bene ma un male
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 141&t=2495


La ricchezza non è un male ma un bene
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La ricchezza non è un male ma un bene e i ricchi non sono assolutamente i cattivi e i carnefici, come i poveri e gli ultimi non sono necessariamente e naturalmente i buoni e le vittime.
La ricchezza come la salute o lo star bene, la bellezza, la bontà e la forza non sono un male.
Anche il denaro è un bene e non un male


Aiutati che il ciel ti aiuta e la provvidenza divina
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 141&t=2703
Aiutati che il ciel ti aiuta è la vera provvidenza divina che non appartiene all'idolatria delle varie religioni ma che è insita nella vita, nella natura, nelle leggi fisiche dell'universo e morali o etiche delle creature; sopratutto è presente nella responsabilità dell'uomo.
La provvidenza divina si realizza esclusivamente nelle opere dell'uomo di buona volontà e non certo nei miracoli soprannaturali per opera di qualche "santo fanfarone".
L'altra, quella religiosa e miracolistica delle preghiere e delle invocazioni/raccomandazioni idolatre, non esiste è una menzogna.


Amare e aiutare chi ti fa del male non è un bene ma un male
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 141&t=2542
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 7401811401


La gratuità? La vita non è un caso e nemmeno un dono gratuito
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 141&t=2729
https://www.facebook.com/permalink.php? ... 7003387674


Non deprediamo e non uccidiamo la nostra gente con l'irresponsabile accoglienza indiscriminata e scriteriata a spese delle scarse risorse pubbliche, dei nostri figli e nipoti e dei nostri compaesani e concittadini
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 196&t=2605
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Non portarti e non portarci la morte in casa, grazie, non farti e non farci del male!
Non abbiamo nessuna colpa, nessuna responsabilità, nessun obbligo, nessun dovere di farlo e per farlo.
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Se tu ti credi salvatore del Mondo e vuoi morire martire, arrangiati, fallo da solo e muori da solo


Pensa prima alla tua gente e al tuo paese che ne hanno bisogno, invece che agli africani e all'Africa
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Ospitalità, non sempre è sacra - accoglienza come crimine e tortura
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Con chì non bussa alla porta e con chi arrivando con le armi, con la violenza, con l'inganno e la prepotenza o in gran numero, l'ospitalità non è più un dovere.
L'accoglienza forzata è un crimine contro l'umanità econtro natura, una forma orrenda di tortura, anche se di donne e di bambini! Si tratta di una deportazione all'incontrario ... !


Rifugiati, asilanti, diritti umani, obblighi e realtà
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Rifugiati politici, richiedenti asilo, diritti umani, convenzioni internazionali, obblighi e non obblighi
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Il razzismo anti Nativi e Indigeni europei
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Diriti e doveri omani naturałi e ogniversałi
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Re: Amare se stessi, l'egoismo e la fratellanza universale

Messaggioda Berto » dom ott 04, 2020 6:24 pm

Fratelli tutti: card. Parolin, anche ong di ispirazione cristiana si facciano "portavoce presso le organizzazioni internazionali"

4 ottobre 2020

https://www.agensir.it/quotidiano/2020/ ... nazionali/

“Non so dire se le strutture multilaterali sono pronte ad accettare sfida del Papa. Io direi che all’interno delle strutture multilaterali c’è una certa sofferenza”. Lo ha detto il card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, rispondendo ad una domanda del direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, durante la conferenza stampa di presentazione dell’enciclica “Fratelli tutti”.

“Si sente il limite di queste strutture, che forse rispondevano ad un mondo diverso e ad un’organizzazione diversa della comunità internazionale, e che oggi fanno fatica ad adattarsi ad un mondo che non è più bipolare ma multipolare, e dove si riscontrano fenomeni di populismo ed esclusivismo”.

“Il terreno c’è, ed è un terreno fertile”, l’analisi di Parolin: “Il Papa dà un’indicazione molto concreta, spero possa essere ascoltato con attenzione e fatto proprio dalle strutture internazionali. È quello che ci auguriamo tutti, da parte dei cristiani ci deve essere questo impegno”. A questo proposito, il segretario di Stato ha citato l’importanza delle nunziature apostoliche e delle rappresentanze della Santa Sede presso le organizzazioni internazionali, che in occasione della Laudato sì “hanno fatto un grosso lavoro” che ha fatto sì’ che il messaggio dell’enciclica papale “è stato accettato, e ha suscitato tanto interesse e reazioni”. “Speriamo che lo stesso succeda con questa enciclica”, l’auspicio, insieme all’appello alle organizzazioni non governative di ispirazione cristiana, affinché “possano farsi portavoce di questo messaggio presso le organizzazioni internazionali”. “L’enciclica del Papa richiede un impegno personale”, ha concluso Parolin, che ha citato Madre Teresa di Calcutta: “Il mondo cambia, e se si vuole cambiare il mondo si deve passare dal ‘si’ deve all’ ‘io’ devo”. La sfida, allora, è “fare proprio il contenuto di questa enciclica e cercare tradurlo prima di tutto nella nostra vita personale, nelle nostre relazioni vicine e lontane, in modo che mondo possa incamminarsi sulla strada della fraternità che è strada felicità e pace”.
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Re: Amare se stessi, l'egoismo e la fratellanza universale

Messaggioda Berto » dom ott 04, 2020 9:14 pm

"La pandemia del Covid-19 ha messo in luce le nostre false sicurezze.
'Fratelli tutti': di cosa parla l'enciclica di Papa Francesco
Sky TG24
4 ottobre 2020

https://tg24.sky.it/mondo/2020/10/04/en ... -francesco

Si tratta della terza lettera "circolare" in cui il Pontefice si rivolge a tutti i fedeli, dopo Lumen Fidei del 2013 e Laudato Si' del 2015. Bergoglio, ispirato da San Francesco d'Assisi, dedica il documento alla "fraternità e all'amicizia sociale", affrontando numerosi temi di attualità, dal populismo in politica alla riforma dell'Onu, e soffermandosi anche sul ruolo della Chiesa

"La pandemia del Covid-19 ha messo in luce le nostre false sicurezze. Al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l'incapacità di agire insieme". È uno dei passaggi di Fratelli tutti, la nuova enciclica di Papa Francesco, che prende il nome dall'incipit del documento papale sulla fraternità e l'amicizia sociale. L'Enciclica è stata firmata dal Pontefice ieri ad Assisi e diffusa oggi dal Vaticano, nel giorno in cui il calendario ricorda San Francesco d’Assisi. "Fratelli tutti”, scriveva proprio il santo umbro per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo". Nella lettera "circolare", che contiene otto capitoli, Bergoglio dedica anche un passaggio alla politica, ammonendo il populismo, chiede una riforma dell’Onu, ma si sofferma anche sul ruolo della Chiesa. Fratelli tutti è la terza enciclica di Papa Francesco dopo Lumen Fidei del 2013 e Laudato Si' del 2015.

Il documento papale è anche una riflessione sull'attualità, come ad esempio, dimostra il passaggio sulla politica che, secondo Bergoglio, "degenera in insano populismo quando si muta nell'abilità di qualcuno di attrarre consenso allo scopo di strumentalizzare politicamente la cultura del popolo, sotto qualunque segno ideologico, al servizio del proprio progetto personale e della propria permanenza al potere" e che "altre volte mira ad accumulare popolarità fomentando le inclinazioni più basse ed egoistiche di alcuni settori della popolazione". Per il Papa "ciò si aggrava quando diventa, in forme grossolane o sottili, un assoggettamento delle istituzioni e della legalità".

"Riformare l’Onu"

Il Pontefice affronta anche il tema della politica internazionale. ”Ricordo che è necessaria una riforma sia dell'Organizzazione delle Nazioni Unite che dell'architettura economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni", afferma papa Francesco. Secondo il Pontefice, di fronte al predominio della dimensione economica che annulla il potere del singolo Stato, infatti, il compito delle Nazioni Unite sarà quello di lavorare per il bene comune, lo sradicamento dell'indigenza e la tutela dei diritti umani. Ricorrendo instancabilmente "al negoziato, ai buoni uffici e all'arbitrato" - afferma il documento pontificio - l'Onu deve promuovere la forza del diritto sul diritto della forza, favorendo accordi multilaterali che tutelino al meglio anche gli Stati più deboli.


Il Papa ha firmato ad Assisi la sua terza enciclica

Nell'Enciclica Bergoglio omaggia la figura di San Francesco d'Assisi: "Questo Santo dell'amore fraterno, della semplicità e della gioia - scrive il Papa nell'introduzione -, che mi ha ispirato a scrivere l'Enciclica Laudato si', nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternità e all'amicizia sociale. Infatti San Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi".

Inoltre, continua il Papa "se nella redazione della Laudato si' ho avuto una fonte di ispirazione nel mio fratello Bartolomeo, il Patriarca ortodosso che ha proposto con molta forza la cura del creato, in questo caso mi sono sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale mi sono incontrato ad Abu Dhabi per ricordare che Dio 'ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro’”.

"La violenza non trova base nelle religioni"

Nell'ottavo e ultimo capitolo, , in cui si sofferma su "Le religioni al servizio della fraternità nel mondo", Papa Francesco ribadisce: "La violenza non trova base alcuna nelle convinzioni religiose fondamentali, bensì nelle loro deformazioni". Atti "esecrabili" come quelli terroristici, dunque, non sono dovuti alla religione, ma ad interpretazioni errate dei testi religiosi, nonché a politiche di fame, povertà, ingiustizia, oppressione. Il terrorismo non va sostenuto né con il denaro, né con le armi, né tantomeno con la copertura mediatica perché è un crimine internazionale contro la sicurezza e la pace mondiale e come tale va condannato.

La riflessione sul ruolo della Chiesa

Una riflessione, in particolare, l'Enciclica la fa sul ruolo della Chiesa: essa non relega la propria missione nel privato - afferma - non sta ai margini della società e, pur non facendo politica, tuttavia non rinuncia alla dimensione politica dell'esistenza. L'attenzione al bene comune e la preoccupazione allo sviluppo umano integrale, infatti, riguardano l'umanità e tutto ciò che è umano riguarda la Chiesa, secondo i principi evangelici. Infine, richiamando i leader religiosi al loro ruolo di "mediatori autentici" che si spendono per costruire la pace, Francesco cita il "Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza", da lui stesso firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi, insieme al Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb: da tale pietra miliare del dialogo interreligioso, il Pontefice riprende l'appello affinché, in nome della fratellanza umana, si adotti il dialogo come via, la collaborazione comune come condotta e la conoscenza reciproca come metodo e criterio.

Il ricordo di Luther King, Tutu, Gandhi e Charles de Foucauld

L'Enciclica si conclude con il ricordo di Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e soprattutto il Beato Charles de Foucauld, un modello per tutti di cosa significhi identificarsi con gli ultimi per divenire "il fratello universale". Le ultime righe del documento sono affidate a due preghiere: una "al Creatore" e l'altra "cristiana ecumenica", affinché nel cuore degli uomini alberghi "uno spirito fraterno".




Alberto Pento
Se vi è una cosa che ha messo ben in evidenza la pandemia da coronavirus è l'incapacità, l'inadeguatezza, l'impotenza e l'inutilità delle religioni nel risolvere il male virale e pandemico, specialmente delle religioni miracolistiche e oranti come quella cristiana.

La prima volta nella storia umana in cui si ha la chiara conferma che le religioni non fanno miracoli
viewtopic.php?f=102&t=2902
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 3309583123

Questa è la prima volta nella storia dell'umanità che l'umanità intera può assistere direttamente senza le interpretazioni e le manipolazioni di intermediari, all'impotenza delle religioni e verificare senza dubbio alcuno e con assoluta certezza l'inutilità delle fedi religiose, dei loro idoli, delle loro cerimonie magiche e delle loro millenarie preghiere.

E può altrettanto e al contempo assistere e verificare come solo l'uomo di buona volontà con la sua spiritualità naturale e razionale, con la sua umile esperienza, con il suo buon fare quotidiano, con il suo studio e la sua ricerca, sia in grado di attingere conoscenza alla universalità divina che sta in tutte le cose, che informa tutte le cose con le sue leggi e le sue regole, per trarre ciò che serve a vincere il male, a modificare i rapporti naturali tra le cose e le creature al fine di rendere migliore la condizione umana preservandone la vita.


La menzogna di Bergoglio che la violenza non abbia base nelle religioni.
È più che evidente nel caso dell'Islam o nazismo maomettano: in cui il fondatore Maometto è stato il primo islamico terrorista e stragista e dove nel Corano è prescritta la violenza nei confronti dei non mussulmani.
Perché menti Bergoglio, non ti vergogni?


Je suis Theo van Gogh - Je suis Charlie Hebdo - Je suis Magdi Allam - Je suis Asia Bibi - Je suis Mila
viewtopic.php?f=205&t=2920
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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