Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista

Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista

Messaggioda Berto » mer lug 14, 2021 7:31 pm

Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista sta colassando


viewtopic.php?f=205&t=2962
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 6014668111
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Re: Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista

Messaggioda Berto » mer lug 14, 2021 7:32 pm

Fascisti e antifascisti, nazisti, comunisti, maomettisti e zingarettisti, la loro disumanità e inciviltà
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 205&t=2731
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 3975893749


Chissà perché i cubani non vogliono più vivere in questo paradiso social comunista?
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Re: Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista

Messaggioda Berto » mer lug 14, 2021 7:33 pm

A Cuba proteste di massa in almeno 25 città "Abbasso la dittatura"
12 LUG 2021

https://www.imolaoggi.it/2021/07/12/cub ... -25-citta/

Scontri, centinaia di arresti e almeno un agente ferito: è il bilancio delle nuove violenze di ieri a Cuba, dove migliaia di dimostranti sono scesi in strada nella più grande protesta di massa mai vista sull’isola negli ultimi 30 anni: nel mirino c’e’ sempre il presidente della repubblica Miguel Díaz-Canel, la dittatura comunista ed una situazione economica che continua a peggiorare, stretta nella morsa delle sanzioni americane.

Il Miami Herald cita il sito web Inventario, che monitora la situazione nel Paese, secondo cui ieri le proteste hanno interessato almeno 25 città. Un video ripreso all’una di notte e pubblicato su Facebook, riporta sempre il giornale, mostra centinaia di dimostranti a Palma Soriano (est) che chiedono libertà al grido di “Abbasso la dittatura” e “Abbasso Díaz-Canel”. La gente in strada chiedeva inoltre medicine, vaccini anti Covid e “la fine della fame”. Nel filmato si vede poi un gruppo di persone che spinge un’auto della polizia gridando “la dittatura è appena arrivata” riferendosi alle forze dell’ordine.

Cuba, proteste di massa

Il Guardian pubblica oggi un’immagine con tre auto della polizia rovesciate e spiega che le proteste di massa sono iniziate in mattinata a San Antonio de los Baños (ovest), oltre che a Palma Soriano, e grazie ai social hanno rapidamente coinvolto L’Avana, dove in miglia hanno sfilato lungo le strade del centro gridando slogan come “patria e vita” e “libertà”.

Gli agenti – in divisa e in borghese, riporta il quotidiano britannico – hanno risposto con manganelli e spray al peperoncino, arrestando centinaia di dimostranti che sono stati caricati nei furgoni e portati via. Almeno un poliziotto è stato colpito alla testa da una pietra ed è stato trasportato in ospedale.
La Reuters scrive sul suo sito web, citando testimoni oculari, che nelle strade della capitale sono state viste Jeep delle forze speciali equipaggiate con mitragliatrici. (ANSA)



Cuba si ribella alla dittatura: è davvero l'inizio della fine del Castrismo?
Atlantico Quotidiano
Enzo Reale Da Barcellona
13 luglio 2021

https://www.atlanticoquotidiano.it/quot ... castrismo/

È cominciato tutto intorno all’una del pomeriggio di domenica nella località di San Antonio de los Baños, a una trentina di chilometri da L’Avana. Un folto gruppo di persone è sceso in strada gridando consegne anti-governative: “Libertà! Abbasso la dittatura! Non abbiamo più paura!”. Le immagini della protesta si sono diffuse rapidamente in rete, nonostante la censura e le interruzioni del servizio, in una chiamata spontanea alla ribellione civile contro il regime comunista che da 62 anni costringe una popolazione di 11 milioni di abitanti all’isolamento, alla miseria e alla repressione. Un evento inusuale, in ogni caso, laddove tradizionalmente dominano paura e rassegnazione.

Le manifestazioni si sono poi estese come i tasselli di un domino su tutto il territorio dell’isola: centri minori intorno alla capitale, Alquízar, Güira de Melena, San José de las Lajas, Bauta, ma anche capoluoghi di provincia quali Camagüey, Matanzas, Pinar del Río, Ciego de Ávila e Santiago de Cuba. E poi, a migliaia, sul Malecón de L’Avana, teatro dell’ultima grande manifestazione che si ricordi, nel lontano 1994. Allora furono le restrizioni del “periodo speciale”, seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, a provocare un’esplosione di malcontento popolare prontamente ricondotto dalle forze di sicurezza e dall’intervento di Fidel Castro in persona, che scese tra la folla ottenendone l’acquiescenza.

Originate dalla disperata situazione sanitaria in piena epidemia da Covid-19 e dall’acuirsi della crisi alimentare in un’economia già terribilmente provata da sei decenni di socialismo reale, le rivendicazioni odierne assumono però un chiaro significato politico e un preoccupante – per il regime – carattere anti-totalitario: “Cuba non è vostra”, urlavano nel pomeriggio di domenica centinaia di persone davanti alla sede del Partito Comunista Cubano (PCC). Difficile per chi comanda continuare a sostenere che gli oppositori sono soltanto mercenari pagati dalla CIA, gusanos dell’imperialismo.

Se nel 1994 fu una combinazione di carisma personale e di minacce a placare la rivolta, nel 2021 il líder máximo assume le sembianze sbiadite di un tipico funzionario di partito cooptato dalla dinastia Castro a incarnare il volto ufficiale della dittatura: il sessantunenne Miguel Díaz-Canel Bermudez, il cui arrivo a San Antonio de lo Baños, mentre le autorità spegnevano telefoni e Internet, è riuscito soltanto ad esacerbare gli animi. In una dichiarazione inaudita perfino per gli standard criminali del regime, Díaz-Canel ha prima rivendicato il monopolio della piazza per i “rivoluzionari” (termine che nella lingua di legno dello stalinismo caraibico indica i fedelissimi del partito unico), per poi avvertire di essere “disposto a tutto” per fermare i “mercenari e i contro-rivoluzionari” (altro must della retorica ufficiale), invitando infine “i rivoluzionari e i comunisti ad affrontare i manifestanti nelle strade”. Un richiamo esplicito alla violenza contro la popolazione civile, le cui conseguenze pratiche si misureranno nei prossimi giorni. Per il momento la polizia ha ripreso il controllo nella notte senza lampioni de L’Avana, piagata da settimane di black-out elettrici, mentre scattano le retate nelle case dei manifestanti. Testimoni oculari parlano di almeno una decina di morti negli scontri e di un numero imprecisato di detenuti e desaparecidos.

“L’onda si vedeva arrivare, – ha scritto su Twitter la blogger dissidente Yoani Sánchez – bisognava solo ascoltare attentamente per sentire il rumore di fondo che cresceva, e ieri ci siamo tolti la museruola”. Sì, perché quel grido di “libertà” è penetrato forte e chiaro nei palazzi di un potere abituato a disporre a piacimento delle risorse naturali e umane dell’isola. Díaz-Canel, nervosissimo nel suo primo intervento, ha parlato nuovamente ieri mattina alla televisione di Stato, capovolgendo a favore del regime il senso degli avvenimenti del giorno prima: “È stata una giornata storica per la Rivoluzione”, la precarietà della situazione “si deve al blocco economico dell’imperialismo yankee” (a chi se no?), in un classico esempio di doublespeak orwelliano, tipico dei sistemi politici totalitari con l’acqua alla gola, costretti a mistificare la realtà per garantirsi la sopravvivenza. Nemmeno un accenno di autocritica, nessuna correzione di rotta.

Ma fino a quando? È questa la domanda che circola insistentemente non solo tra i cubani ma anche negli Stati del continente americano di cui Cuba è sponsor politico, cliente economico o avversario esistenziale. Vista la centralità del regime de L’Avana nella diffusione dell’ideologia comunista in America Latina, non è difficile ipotizzare che le ripercussioni di un crollo del sistema castrista sarebbero rilevanti in tutta la regione. Venezuela, Nicaragua, Bolivia, il Perù recentemente caduto in mano al populismo izquierdista di Castillo, la stessa Argentina seppur in maniera più sfumata, il Messico di Obrador, ma anche i movimenti sovversivi che stanno minacciando la democrazia cilena e quella colombiana, perderebbero un referente essenziale nella sedicente “lotta anti-imperialista”, espressione sotto cui si nasconde la persistente campagna pseudo-rivoluzionaria contro la democrazia liberale e lo stato di diritto.

Negli ultimi vent’anni l’economia cubana si è sostenuta sulle forniture petrolifere provenienti da Caracas in cambio dell’addestramento degli apparati di sicurezza venezuelani e dell’appoggio politico al regime chavista. Il crollo del settore energetico sotto Maduro e le restrizioni imposte dall’amministrazione Trump all’invio di denaro degli emigrati cubani verso la madrepatria hanno contribuito al collasso definitivo di un sistema economico strutturalmente disfunzionale. Contemporaneamente l’epidemia ha colpito frontalmente l’isola proprio nel momento in cui si riapriva timidamente al turismo internazionale, mettendo in luce le carenze oggettive di un sistema sanitario che la propaganda ha sempre venduto come il fiore all’occhiello della nazione. I cubani oggi hanno due vaccini a disposizione ma non le siringhe per somministrarli. L’incompetenza di Díaz-Canel e dell’attuale dirigenza ha fatto il resto: la riforma monetaria, intesa a limitare la circolazione del dollaro, ha ottenuto l’effetto inverso di debilitare il peso cubano; il rifiuto di aiuti umanitari per far fronte all’emergenza sanitaria (“propaganda del nemico”) ha condannato il Paese al contagio massivo; il raccolto della canna da zucchero, una delle poche risorse economiche nazionali, è ai minimi storici per “carenze organizzative e direttive”, come ha denunciato recentemente lo stesso presidente dell’azienda statale Azcuba. La storia contemporanea insegna che, normalmente, dalla fame alla rivolta anti-regime il passo è breve.

In diverse località teatro della protesta la polizia si è rifiutata di intervenire per reprimere le manifestazioni. Al suo posto sono arrivate le unità d’élite dell’esercito cubano, conosciute anche come berretti neri (boinas negras), da sempre note per le azioni violente nei confronti della popolazione civile. Nei mesi scorsi ha preso corpo un movimento artistico di natura politica, Movimiento San Isidro, formato da artisti e intellettuali che hanno denunciato apertamente la persecuzione della dissidenza. Anche in questo caso la risposta del governo è stata punitiva, attraverso le famigerate “azioni di rifiuto” (cittadini al servizio della dittatura incaricati di disperdere le manifestazioni) e una serie di condanne a pene di carcere. Dal movimento è nata la canzone Patria y vida, in opposizione allo slogan rivoluzionario Patria o muerte, che la popolazione ha adottato come un inno anti-totalitario nonostante la campagna di discredito e di boicottaggio da parte degli organi statali.

La protesta per il momento non ha un leader e la società civile cubana, stremata da sessant’anni di persecuzione, non è oggi in grado di esprimere un’alternativa chiara all’attuale sistema di potere. La via dell’emigrazione è preclusa non solo dalla naturale ritrosia della dittatura a permettere gli espatri ma anche da una delle ultime misure dell’amministrazione Obama che, nell’ambito della sua malintesa azione di appeasement nei confronti del Partito Comunista Cubano, sospese la cosiddetta politica dei piedi asciutti, piedi bagnati (pies secos, pies mojados), in base alla quale tutti i cubani che entrassero, legalmente o no, in territorio americano potevano accedere al permesso di residenza e a un lavoro retribuito. Una valvola di sfogo oggi inesistente che, paradossalmente, scarica tutta la pressione sociale sullo stesso regime che l’aveva così insistentemente avversata nel corso degli anni. Biden non vuole ripetere gli errori di Obama, anche per un chiaro interesse elettorale nella Florida dell’esilio, fa appello ai “diritti fondamentali e universali” del popolo cubano in una dichiarazione tardiva e un po’ troppo istituzionale per sembrare del tutto sincera, ma per il momento si guarda bene dal ripristinare il flusso di denaro tra Usa e Cuba bloccato da Trump.

Díaz-Canel è da domenica un leader dimezzato, sia dalla protesta popolare che comunque è destinata a spegnersi e a riaccendersi a intermittenza, sia dalla possibilità che, per salvare il sistema comunista, le forze armate del Paese decidano di sostituirlo con una personalità che goda della loro fiducia in un momento estremamente delicato come l’attuale. Una soluzione alla polacca (1981) che eviti la caduta del Muro de L’Avana e, con essa, l’implosione di una delle ultime ridotte di socialismo reale del pianeta. Dopo decenni di sussurri tra le mura domestiche e di pubblica adesione alle direttive del potere, i cubani sono passati all’azione: “Non abbiamo più paura”. E il bubbone infetto del castrismo ha cominciato a sgonfiarsi.



"Il re è nudo", rivolta contro il comunismo a Cuba
Stefano Magni
13 luglio 2021

https://lanuovabq.it/it/il-re-e-nudo-ri ... 8.facebook

Cuba si ribella contro il regime comunista, per la prima volta in modo così massiccio da sessant’anni a questa parte. Non è una rivolta armata, ma una serie di manifestazioni pacifiche organizzate in tutte le città dell’isola caraibica. Il loro impatto è ancor più profondo per un regime a partito unico, al potere da 62 anni.

Cuba, manifestazioni e repressione poliziesca

Cuba si ribella contro il regime comunista, per la prima volta in modo così massiccio da sessant’anni a questa parte. Non è una rivolta armata, ma una serie di manifestazioni pacifiche organizzate in tutte le città dell’isola caraibica. Il loro impatto è ancor più profondo per un regime a partito unico, al potere ininterrottamente da 62 anni, ormai incapace di rinnovarsi.

Migliaia di persone hanno scelto di scendere in piazza, sfidando apertamente e a volto scoperto l’inevitabile repressione poliziesca. La protesta è incominciata a San Antonio de los Baños, domenica, nella regione occidentale di Cuba. Poi è dilagata come un incendio estivo in tutto il resto del Paese, coinvolgendo fino a 40 città contemporaneamente, compresa l’Avana, la capitale. I manifestanti scandivano slogan contro il regime, “Libertà” e “Patria e vita”. In alcuni casi sventolavano anche le bandiere degli Usa, in spregio a un Partito che addita gli “yankee” come i colpevoli di tutti i mali del Paese.

Lunedì si sono tenute manifestazioni di solidarietà, organizzate dalle comunità cubane sparse in varie città del mondo. A Miami, soprattutto, la folla di manifestanti era immensa. Più piccola, ma presente, anche la comunità cubana a Roma che ha tenuto, ieri, una spontanea manifestazione di fronte all'ambasciata cubana.

La repressione, a Cuba, non si è fatta attendere. Lunedì, il presidente Miguel Diaz Canel, succeduto a Raul Castro nel 2018 alla guida del Paese e nel 2020 anche del Partito Comunista, ha chiamato a raccolta i suoi sostenitori, con un discorso molto bellicoso in cui attribuisce tutte le colpe agli Usa e incita a “riconquistare le strade”. «L’ordine di combattere è stato dato, scendete in strada, rivoluzionari!». Diaz Canel riconosce alcuni motivi legittimi della protesta, come i blackout che si sono verificati nelle ultime settimane e hanno peggiorato ulteriormente una situazione economica già critica. «La crisi energetica sembra aver prodotto alcune reazioni – ha detto il presidente, dando però la colpa della mancanza di carburante alle sanzioni imposte dall’amministrazione Trump. Poi ha accusato la “mafia cubano-americana” di Miami per l’organizzazione della protesta.

«Il capitalismo non tonerà mai in quest’isola e prima che questi mercenari pagati dall’Impero tornino in piazza, dovranno ucciderci tutti», ha dichiarato all’agenzia Afp Candido Abrines, uno dei leader della contro-manifestazione, scendendo in piazza con i militanti comunisti. I volontari del Partito, armati di bastone, le cosiddette “brigate di reazione rapida”, assieme ad agenti in borghese, agenti del controspionaggio e polizia anti-sommossa, presidiano le strade dell’Avana e delle altre città in sommossa. La polizia ha anche iniziato ad arrestare i leader delle manifestazioni, un’ottantina solo il primo giorno, fra cui José Daniel Ferrer, l’artista visuale Luis Manuel Otero e il poeta Amaury Pacheco.

Ma cosa ha spinto i cubani a sfidare l'apparato repressivo, a volto scoperto e protestando in piazza senza paura? Per Juan Almeida, figlio di uno dei leader rivoluzionari di Cuba, ora dissidente e residente a Miami, la ribellione attuale non è paragonabile a quella del 1994, seguita alla prima grave crisi economica. Allora i cubani chiedevano di poter fuggire liberamente dalla fame, adesso invece, «Nessuno grida di voler lasciare Cuba. Stanno chiedendo a Diaz Canel di dimettersi».

Le proteste sono state organizzate in più città grazie all’uso dei social network. Le prime timide riforme di apertura a Internet, divenuta relativamente libera solo nell’ultimo decennio e la diffusione degli smart phone, iniziata solo nel 2018, sono fattori importanti per spiegare la novità di queste manifestazioni. Per questo, come prima mossa repressiva, il governo ha cercato di chiudere Internet. Il segnale va e viene ad intermittenza, da tutta la giornata di ieri. Come dimostra l’esperienza di tutte le insurrezioni contemporanee, dalla primavera araba in avanti, tuttavia, i governi non sono mai riusciti a porre Internet completamente sotto controllo, né a negarne l’accesso a tutti.

Sulle cause della protesta, a parte le accuse del regime alle sanzioni di Trump e agli Usa in generale, ci sarebbe vasta scelta. Sono molteplici le origini endogene. In primo luogo, una crisi economica che ha portato alla contrazione dell’11% del Pil in un Paese già povero. Il crollo della produttività è dovuto soprattutto all’anno e mezzo di pandemia, che ha ridotto quasi a zero il turismo e ridotto drasticamente le rimesse degli emigranti, due fonti di reddito su cui le famiglie cubane fanno gran conto. Negli ultimi anni, a prescindere dal Covid, è venuta meno anche parte della solidarietà del Venezuela. Anche il regime populista guidato da Maduro è in piena depressione economica e ha ridotto drasticamente le esportazioni di petrolio a prezzo politico.

L’ultima goccia che deve aver fatto traboccare il vaso è un’impennata di contagi di Covid, tenuta nascosta dalla stampa locale il più possibile. “Il re è nudo” deve aver pensato gran parte della popolazione, dopo aver subito un anno e mezzo di propaganda di regime su quanto Cuba fosse generosa ad aiutare le nazioni europee colpite dalla pandemia (prima di tutte l’Italia), con i suoi medici e volontari e ultimamente anche con il “vaccino cubano”, venduto come il più efficiente del mondo. Eppure, alla prima seria ondata di Covid-19, gli ospedali cubani, nel “servizio sanitario migliore del mondo”, hanno iniziato a collassare. Sotto l’hashtag #SOSCuba, cittadini cubani, sui social media, hanno chiesto aiuto all’estero. Vogliono che il governo permetta donazioni straniere (finora vietate) e un gruppo d’opposizione ha anche avanzato la proposta di un corridoio umanitario. Il governo ha respinto queste richieste al mittente, affermando seccato che “Cuba non è zona di guerra”.

Ma non ci si deve limitare alle cause di breve e brevissimo periodo. «Il Covid è solo la ciliegina sulla torta – come ha sottolineato il senatore americano Marco Rubio, di origine cubana – perché qui abbiam a che fare con un regime socialista che dice al suo popolo “voi non avete libertà. Non siete indipendenti. Non potete parlare liberamente, ma avete un ottimo sistema sanitario”. Ma non ce l’hanno».



Senza utili idioti occidentali il comunismo a Cuba sarebbe già crollato”
Giulio Meotti
13 luglio 2021

https://meotti.substack.com/p/senza-uti ... dentali-il

Fidel Castro con Giangiacomo Feltrinelli, Gabriel Garcia Marquez, José Saramago, Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir

Migliaia di cubani stanno marciando contro il regime comunista all'Avana e in altre città in manifestazioni senza precedenti nell'isola caraibica. Alcuni osservatori affermano addirittura che sono le più massicce proteste dal 1959, quando il regime castrista prese il potere.

Lo scrittore, saggista e dissidente cubano Jacobo Machover, che vive in esilio a Parigi, in una intervista a Le Point racconta: “La libertà è la fine del comunismo, la fine della dittatura, la libertà di espressione, la libertà artistica, la libertà di stampa e la libertà dei costumi. I leader cubani sono del tutto incapaci di nutrire o curare la loro popolazione, ma, per reprimerla, sanno come fare. Sono stati ben addestrati dai servizi degli ex paesi comunisti”. Machover si sofferma sulla crudeltà di Raúl Castro: “È sempre stato spaventoso, sin dalla rivoluzione del 1959, quando ha sparato a 72 persone in una notte. Era dietro tutti i movimenti repressivi, le esecuzioni e l'imprigionamento dei manifestanti”. Migliaia le esecuzioni, non sapremo mai quante.


Lo scrittore cubano Jacobo Machover

Ho contatto Jacobo Machover (di cui in Italia sono stati tradotti Cuba. Totalitarismo tropicale e Il romanzo di Che Guevara, dove ne ha fatto a pezzi il culto mostrandolo per quello che era, un grande assassino) per una intervista per la newsletter.

Parliamo subito del bilancio del comunismo a Cuba. “L'eredità comunista, personificata dai fratelli Fidel e Raúl Castro, è quella di una tirannia che ha lasciato il paese in un pantano totale per più di sei decenni: non c'è la minima libertà democratica, il paese è ridotto a un'immensa povertà, per non citare la miseria, e circa un quarto della sua popolazione è in esilio... E tutto questo nonostante la sua propaganda di successo, in cui credono solo gli ignoranti, sull'eccellenza dell'educazione, che è puro indottrinamento, e della sanità, attraverso missioni mediche, che mostrano i ritratti del Comandante in Capo quando arrivano in un luogo, per esempio in Lombardia o Martinica, come se il defunto Fidel Castro potesse compiere miracoli. Risultato: un caos economico, sociale e sanitario all'interno dell'isola. Qualcosa che i turisti, ciechi per definizione, non avrebbero mai voluto vedere”.

Chi sostiene il regime? Quanto è forte la resistenza? “Pochi attualmente sostengono il regime. Sarà difficile effettuare massicce (e obbligatorie) manifestazioni di sostegno, come in passato. Vi sono però, soprattutto nelle fasce più anziane della popolazione, abituate ai disagi e alla repressione permanente. I giovani, dal canto loro, non ce la fanno più: sono troppi anni, troppi disagi, troppi slogan. Non c'è futuro per loro. È la gioventù, in sostanza, quella che scende in piazza, al ritmo di alcuni rapper, dall'interno dell'isola e dall'esilio, che ha composto una canzone, ‘Patria y vida’, contro il micidiale slogan rivoluzionario di ‘Patria o morte’, e dopo le mostre artistiche di giovani creatori anticonformisti. L'opposizione, che non ha diritti, è tuttavia divisa e non ha potuto acquisire forza sufficiente per diventare un'alternativa politica”.

Machover, conclude, sul vero sostegno al regime. Quella che in una intervista a Libération ha definito “una operazione di cosmesi”.

“Sono stati gli intellettuali occidentali che hanno permesso al regime di Castro di mantenersi così a lungo al potere. Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Gabriel García Márquez, Giangiacomo Feltrinelli, Gianni Minà e molti altri, così come artisti contemporanei come Gérard Depardieu, Oliver Stone, Sean Penn e molti altri, sono stati favolosi propagandisti per Castro e Che Guevara, presentati come ‘umanisti’ quando in realtà erano volgari assassini” mi spiega Machover. “Un popolo ha difficoltà a liberarsi se l'opinione pubblica mondiale sostiene i suoi oppressori. I cubani, disperatamente soli, lo stanno facendo, però. Ma conserveranno nella memoria l'amaro sentimento di tradimento da parte delle autoproclamatesi ‘coscienze del mondo’”.

Per dirla con Carla Fracci, “Castro è un dittatore, lo so, ma io non dimentico che nei paesi socialisti il balletto gode di grande considerazione”. Il Gulag dei tropici ha davvero stile.




A Cuba oggi
https://www.facebook.com/mayde.pai/vide ... 0986842941

La fame dei cubani
https://www.facebook.com/watch/?ref=sav ... 9603868308

La polizia a Cuba
https://www.facebook.com/watch/?ref=sav ... 4098684151
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Re: Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista

Messaggioda Berto » mer lug 14, 2021 7:34 pm

I falsi miti del socialismo e del comunismo



I due demoni del social comunismo: Fidel Castro e Ernesto Che Guevara, che i social comunisti di tutto il mondo adoravano come angeli.

https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_cubana

La locuzione rivoluzione cubana indica il rovesciamento del dittatore cubano Fulgencio Batista da parte del Movimento del 26 di luglio, spesso abbreviato in "M 26-7" e l'ascesa al potere di Fidel Castro. Il termine è anche usato per indicare il processo, ancora in atto, che tenta di costruire una società tendenzialmente egualitaria secondo i principi marxisti, messo in atto dal nuovo governo cubano dal 1959.
La presente voce enciclopedica si riferisce esclusivamente alla rivoluzione nei tardi anni cinquanta.
Tutto ebbe inizio con l'assalto alla Caserma Moncada, avvenuto il 26 luglio del 1953, e finì il 1º gennaio del 1959, con la fuga di Batista da Cuba; Santa Clara e Santiago di Cuba furono prese dalla milizia popolare (Ejército Rebelde) guidata da Fidel Castro, Ernesto Che Guevara, Raúl Castro, Juan Almeida e Camilo Cienfuegos.



"Io amo l'odio" (Che Guevara)
" L’odio è per i poveri stronzi" (Marco Pannella)

— “L’odio come fattore di lotta. L’odio intransigente contro il nemico, che permette all’uomo di superare i suoi limiti naturali e lo trasforma in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così: un popolo senza odio non può distruggere un nemico brutale. Bisogna portare la guerra fin dove il nemico la porta: nelle sue case, nei suoi luoghi di divertimento. Renderla totale”. (Che Guevara)

— “Amo l’odio, bisogna creare l’odio e l’intolleranza tra gli uomini, perché questo rende gli uomini freddi e selettivi e li trasforma in perfette macchine per uccidere”. (Che Guevara)

— “La via pacifica è da scordare e la violenza è inevitabile. Per la realizzazione di regimi socialisti dovranno scorrere fiumi di sangue nel segno della liberazione, anche a costo di vittime atomiche”. (Che Guevara)
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Re: Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista

Messaggioda Berto » mer lug 14, 2021 7:34 pm

Il centrodestra a Bruxelles condanna Cuba "Quelle missioni sono tratta di esseri umani"
L'Avana e lo scandalo dei medici all'estero "Schiavi sottopagati"
Paolo Manzo
13 Giugno 2021

https://www.ilgiornale.it/news/politica ... 54270.html

San Paolo. Il Parlamento europeo ha approvato una storica risoluzione che condanna le condizioni di sfruttamento subite dai medici cubani inviati all'estero. La risoluzione, promossa dal Partito popolare europeo insieme ai liberali e ai gruppi di destra, ha ricevuto l'approvazione della maggioranza con 386 voti favorevoli, 236 contrari e 59 astenuti. L'Europarlamento ha giustificato la sua decisione dicendo che dal primo accordo bilaterale tra L'Avana e l'Unione europea di 4 anni fa, Cuba «non ha registrato progressi concreti» in materia di diritti umani, libertà fondamentali, condizioni economiche e sociali, diritti e libertà civili dei suoi cittadini. Anzi, recita il testo, Cuba ha «intensificato la repressione e le violazioni dei diritti umani» e viene accusata di aver «brutalmente represso e schiacciato» i recenti tentativi di resistenza e di manifestazioni pacifiche.

Il documento entra poi nel merito condannando «le violazioni sistematiche dei diritti umani e del lavoro commesse dallo Stato cubano contro il proprio personale sanitario inviato a prestare servizi all'estero». Queste missioni rientrano nella classificazione di «tratta di esseri umani e schiavitù moderna» per l'«orario prolungato di oltre 12 ore» e la «mancanza di un salario, che è trattenuto fino al loro ritorno a Cuba e di cui ricevono solo tra il 5% e il 25%» di quanto paga lo stato estero che riceve i medici, poiché il resto rimane nelle mani della dittatura.

Tutti in Italia ricordano ancora quando lo scorso anno un centinaio di sanitari cubani arrivarono a Torino e Crema, città quest'ultima la cui sindaca del Pd arrivò ad invocare per loro il Nobel per la Pace. Peccato che un buon numero di questi medici e infermieri 500 hanno testimoniato in un rapporto coraggioso redatto dall'ong Prisoners Defenders siano in realtà lavoratori schiavi, come sta venendo fuori in un processo negli Stati Uniti, dove molti si sono rifugiati per scappare dalle angherie di regime. Nella risoluzione gli eurodeputati del centrodestra hanno criticato anche l'arresto degli oppositori, aumentato esponenzialmente negli ultimi mesi, rammaricandosi che l'accordo di dialogo tra Cuba e l'Unione europea applicato in via provvisoria nel novembre 2017 (manca la ratifica della Lituania) non abbia generato «alcuni risultati positivi sostanziali e tangibili per il popolo cubano».

Il regime dell'Avana ha reagito con i suoi soliti metodi, ovvero rispondendo che chi ha votato la risoluzione è al servizio degli Stati Uniti, mentre l'ambasciatore Ue a Cuba, lo spagnolo Alberto Navarro, è stato costretto ad affiggere la risoluzione pubblicata nella sede diplomatica. Cosa che non fece quando Bruxelles condannò l'arresto del difensore dei diritti umani José Daniel Ferrer e fu duramente criticato al punto da rischiare il posto di lavoro. Ma adesso «c'è una lettera ufficiale che lo obbliga a farlo da aprile, che gli piaccia o no», spiega a Il Giornale, Javier Larrondo, presidente di Prisoners Defenders. La pagina dell'ambasciata Ue all'Avana «è ampiamente consultata dai funzionari cubani e ciò fa entrare la risoluzione nel deep state del regime e nessuno può accusare i funzionari di condividere un link dell'Ambasciata Ue, nostri amici. Per questo - spiega Larrondo - dobbiamo twittare il link dell'ambasciata come se le nostre vite dipendessero da esso, perché è un piccolo coronavirus, ma stavolta di libertà e sarebbe un gran colpo se il maggior numero di funzionari possibile lo leggesse, generasse dibattito e finalmente capissero che l'immagine del loro paese non è quella di una democrazia, ma di un governo nazional-socialista, militare e pro schiavitù».
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Re: Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista

Messaggioda Berto » mer lug 14, 2021 7:35 pm

La verità sull’embargo contro Cuba
Adriano Bomboi.
26 gennaio 2021

https://www.sanatzione.eu/2021/01/la-ve ... ntro-cuba/

L’embargo contro Cuba è la causa principale dei problemi economici dell’isola?

E in cosa consiste realmente?

Osserviamo i dati della bilancia commerciale cubana, che scambia abitualmente con tutto il mondo, USA compresi. E i contorni di una narrazione che, paradossalmente, spinge le sinistre radicali a chiedere la fine dell’embargo, per una maggiore apertura al libero mercato, alla globalizzazione, e in definitiva, al “capitalismo”.

Tra i miti più longevi presenti nell’arena della politica internazionale abbiamo sicuramente quelli che riguardano l’embargo statunitense contro Cuba.

La narrazione più diffusa è che ai cubani sarebbe impedito qualsiasi commercio e che per tale ragione Cuba sarebbe costretta ad affrontare notevoli difficoltà economiche e sociali.

Ma quanto c’è di vero in questa narrazione?

Ben poco.

Prima di addentrarci nei principali provvedimenti legali degli USA a carico dei Castro, ricordiamoci che in realtà l’embargo americano riguarda principalmente, e neppure in maniera integrale, il commercio bilaterale tra i soli Cuba e USA.

L’Avana è libera di commerciare col resto del mondo ed è ciò che avviene da sempre.

I dati OEC ci offrono un’esaustiva panoramica della bilancia commerciale cubana.

Dove e quanto esporta il regime castrista?

Al 2018, per il 37,7% in Cina, per l’11,2% in Spagna, per il 5,06% in Germania, per il 4,42% ad Hong Kong, per il 4,09% in Portogallo, per il 3,19% in Svizzera, per il 2,61% in Brasile e per l’1,36% in Italia, etc.

E da dove e quanto importa?

Al 2018, per il 19,7% dalla Spagna, al 18,5% dalla Cina, al 7,19% dal Messico, al 6,38% dalla Russia, al 5,58% dall’Italia, al 4,48% dalla Germania, e al 4,04% dagli USA (proprio loro), e da altri paesi.

Come potrete notare, Cuba commercia sia con paesi democratici che autoritari, europei e non.

Ma che cosa commercia?

Fondamentalmente, come tante economie scarsamente specializzate, esporta prodotti del settore primario e materie prime. Ad esempio tabacco, zucchero, liquori e nickel. Mentre importa di tutto, per quanto possibile, essendo un paese povero (persino pollame). All’epoca dell’URSS riceveva inoltre cospicui aiuti di vario genere per tenere a galla l’economia, che oggi viene incentrata anche sul turismo, principalmente controllato dallo Stato.

Le sanzioni USA inoltre non riguardano aiuti e/o supporti farmaceutici e paramedicali. L’Italia, e in particolare la Lombardia, solo per citare un dettaglio, esportano abitualmente apparecchi elettromedicali a Cuba, mentre l’intero paese ha esportato nell’isola beni per un valore di 332,3 milioni di euro (2015), in testa prodotti chimici e macchinari.

Ma veniamo all’aspetto storico e politico di questo embargo: le prime sanzioni partirono dall’epoca dell’amministrazione Eisenhower, nel 1958, e colpirono prevalentemente il regime di Fulgencio Batista nel comparto delle armi (per violazioni del Trattato interamericano di Rio, che vietava la vendita di armi per scopi offensivi). Successivamente, quando Castro rovesciò Batista, per aggirare l’embargo sulle armi, Cuba ricevette armi dall’Unione Sovietica, provocando di fatto un’escalation di misure e contromisure con gli USA. Washington infatti ridusse l’export verso Cuba e Cuba nazionalizzò progressivamente le imprese americane che sino ad allora operavano nell’isola. Ciò spinse l’amministrazione americana a varare il primo embargo commerciale, escludendo cibo e medicine.
La tensione proseguì anche con la successiva amministrazione Kennedy, che varò i principali divieti tutt’ora parzialmente vigenti nei rapporti commerciali tra USA e Cuba, emendando ed estendendo la portata delle sanzioni. Per esempio nel 1962, nel Foreign assistance act, o nel Trading with the enemy act. Un embargo che finì per riguardare tutti i prodotti cubani, il congelamento dei beni cubani negli Stati Uniti (che sino ad allora era il primo partner commerciale), e le restrizioni agli spostamenti.
Nella fattispecie, bisogna ricordare che le restrizioni agli spostamenti dei cittadini americani a Cuba sono terminate nel 1977, benché col divieto di effettuare dirette transazioni monetarie.

Negli anni Novanta, dopo il crollo dell’URSS, essendo venuti meno gli aiuti economici del blocco socialista verso Cuba, gli USA hanno tentato di dare un’ulteriore spallata al regime castrista nel tentativo di affermare la democrazia. Le rinnovate tensioni tra i due vicini-avversari hanno così portato al Cuban democracy act del 1992, e soprattutto all’Helms-Burton act del 1996.

Questi provvedimenti hanno cercato di estendere l’embargo a tutte le società straniere coinvolte nel commercio con L’Avana, ma non hanno mai trovato piena applicazione per l’opposizione della comunità internazionale.
Numerosi e singoli Stati infatti si sono opposti per poter continuare ad effettuare liberamente affari con Cuba (più tardi, UE compresa).
Inoltre, nel 2000, a seguito della protesta di imprese agricole col governo USA, l’amministrazione Clinton ha allentato i divieti per la vendita di prodotti agricoli verso Cuba ( Trade sanctions reform and export enhancement act).
Così, come evidenziato dall’Economist, la vendita di prodotti agricoli USA ha registrato volumi per oltre 600 milioni di dollari all’anno. E nei fatti, numerosi marchi americani sono comunque venduti a Cuba. Ad esempio in alcuni alberghi statali è possibile trovare Coca Cola prodotta in Messico, mentre in vari uffici sono presenti computer equipaggiati Microsoft.

Dal canto suo il regime cubano ha tentato timide liberalizzazioni, consentendo ai privati di avviare alcune attività commerciali, e persino di occuparsi di piccola ricettività (a grandi linee, l’equivalente dei nostri bed & breakfast).

In conclusione, l’economia cubana non è mai stata realmente stritolata dall’embargo americano, benché sicuramente l’annullamento del blocco porterebbe nuovi vantaggi, sia al popolo cubano che all’imprenditoria americana. La Camera del Commercio USA stima perdite per gli americani quantificabili in 1,2 miliardi di dollari all’anno.
Paradossalmente, oggi, quando si parla di Cuba, è proprio la sinistra radicale a chiedere con forza più libero mercato, e quindi “più capitalismo” (che in definitiva riguarderebbe i soli rapporti commerciali tra due paesi).

I deficit dell’economia cubana derivano essenzialmente dall’ideologia socialista imposta dal governo de l’Avana, per tre ragioni fondamentali:

1) la più ovvia, perché ha limitato e annullato la proprietà privata e il libero commercio al suo popolo, tagliando drasticamente le possibilità di incrementare e diffondere nuova ricchezza, impoverendo Cuba;

2) perché, come varie esperienze socialiste, ha tentato un approccio autarchico e per lungo tempo ha chiuso, come in un embargo auto-inflitto, la possibilità di importare prodotti esteri che potevano essere commerciati nell’isola. Ciò perché il regime temeva che il popolo cubano venisse “contaminato dall’ideologia consumistica”. Il risultato di questa autentica follia ebbe varie conseguenze (per lunghi anni, persino la scarsa diffusione di comuni elettrodomestici);

3) perché la perdita del suo primo partner commerciale, gli USA, è un prodotto della guerra fredda, in cui i Castro scelsero di allearsi al regime sovietico, danneggiando il proprio popolo e alimentando numerosi miti e narrazioni sull’embargo. Embargo che inoltre non ha mai impedito a Cuba di avviare politiche estere all’insegna del soft power (ad esempio costruendo una rete di alleanze nel terzo mondo, e segnatamente in America latina); mentre in patria alimentava il fossato tra ricchi e poveri. Ossia tra membri dell’élite politico-militare cubana, che ha sempre vissuto nell’agiatezza, e tutti gli altri, che hanno dovuto raccogliere il peso delle privazioni subite dal paese.
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Re: Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista

Messaggioda Berto » gio lug 15, 2021 8:07 pm

Cuba Libre?
15 luglio 2021

https://osservatorerepubblicano.com/202 ... uba-libre/

Negli Stati Uniti, “Cuba Libre” significa rum e coca. A Cuba stessa, significa qualcosa di molto più inebriante: libertà. Stiamo vedendo quel grido di libertà ora nelle strade de L’Avana.

I regimi non cedono il potere volentieri, e le proteste popolari potrebbero non fare alcuna differenza. Basta chiedere al regime di Maduro in Venezuela, che ha schiacciato ripetutamente le rivolte. Eppure, le dimostrazioni a Cuba sono abbastanza grandi che l’amministrazione Biden ha finalmente offerto qualche elogio pacato dopo essere rimasta in silenzio per giorni (proprio come fece l’amministrazione Obama quando gli iraniani protestarono contro il regime dei mullah nel 2009).

I manifestanti cubani devono ancora sentire un messaggio inequivocabile di sostegno dalla Squad o da Bernie Sanders, che periodicamente ha tessuto gli elogi alla dittatura di Castro. A Sanders è piaciuto il programma di alfabetizzazione. Ottima osservazione, Bernie. Forse anche alla moglie di Abramo Lincoln era piaciuta l’uscita al teatro.

Anche se il fattore principale che guida le proteste è un desiderio di libertà (e la frustrazione per la mancanza di vaccini COVID-19 a Cuba), c’è anche una dimensione economica.

Questa dimensione economica può essere illustrata con un fatto sorprendente: I cubano-americani, con una popolazione di 2,38 milioni, guadagnano più dell’intera isola di Cuba, con 11,3 milioni di persone.

Questo non è perché i cubano-americani siano un gruppo di immigrati particolarmente ricco. Al contrario. Sono al 73° posto, ben dietro gruppi di immigrati come gli americani dall’India o i cinesi. Nonostante il 73° posto tra i gruppi etnici degli Stati Uniti, le famiglie cubano-americane guadagnano più, in totale, di tutte le famiglie cubane messe insieme, perché quelle negli Stati Uniti guadagnano più di otto volte tanto. È una differenza sbalorditiva, ed è successo in una sola vita.
Una donna canta slogan durante una protesta contro il governo cubano al ristorante Versailles a Miami, il 12 luglio 2021. L’Avana ha accusato lunedì una “politica di soffocamento economico” degli Stati Uniti per le proteste senza precedenti contro il governo comunista di Cuba, mentre Washington ha puntato il dito contro “decenni di repressione” nello stato a partito unico.

Questo fatto illumina una verità profonda e potente. Mostra come i risultati economici dipendano dai diritti di proprietà, dallo stato di diritto e da altre caratteristiche fondamentali del sistema politico-economico americano. I sistemi competitivi e capitalistici non producono solo risultati migliori; producono risultati molto migliori, vite molto più prospere per i cittadini comuni.

Quanto più prospera? Ecco un’altra piccola illustrazione. In Unione Sovietica, Stalin mostrava al suo popolo il film del 1940 “The Grapes of Wrath“, perché illustrava potentemente la povertà degli americani durante la Grande Depressione. Smise di mostrarlo quando il pubblico notò che anche la povera famiglia Joad aveva un furgone. Un furgone! Nessuno nella gloriosa Unione Sovietica poteva permettersi un furgone. Molte fattorie collettive non potevano permetterselo. Eppure una famiglia povera in America poteva. Brutto messaggio per il nuovo uomo sovietico.

Ma è un buon messaggio da mandare all’ultima generazione di socialisti romantici d’America, compresa la quasi metà della più giovane generazione di elettori che preferisce il socialismo al capitalismo.

Naturalmente, l’estrema sinistra e i successori di Castro danno la colpa dei problemi economici di Cuba all’embargo statunitense. Si sbagliano. Sì, l’embargo ha contribuito, ma il problema fondamentale del paese è un sistema economico che strangola l’iniziativa e le opportunità del suo popolo, insieme alla sua libertà.

Per approfittare delle opportunità economiche intorno a loro, gli imprenditori hanno bisogno di sapere che raccoglieranno la maggior parte dei frutti, non di essere derubati dai cleptocrati al governo. Hanno bisogno di diritti di proprietà sicuri e di un ambiente politico stabile per fare investimenti a lungo termine. Hanno bisogno di limiti alla tassazione e alla corruzione pubblica in modo che tutti i profitti non vengano spogliati dai predatori. Hanno bisogno di un governo che fornisca alcune infrastrutture essenziali, come strade, ponti e porti. Hanno bisogno di poter competere sul mercato, vincere o perdere, e non avere il governo che riserva tutti i premi scintillanti ai suoi sostenitori politici. Hanno bisogno di un regime che non ingombri ogni iniziativa privata con pagine e pagine di regolamenti, che non solo soffocano l’innovazione, ma incoraggiano anche la corruzione, rendendo facile per i politici accattivarsi gli uomini d’affari e dire: “Posso aiutarti ad aggirare queste regole per un piccolo compenso. Meglio ancora, posso scrivere nuove regole solo per te”.

Per quanto banali siano questi punti, in realtà funzionano. Si sono dimostrati più e più volte. Quando i regimi predatori li violano, come fa Cuba da decenni, gli stessi punti diventano ostacoli insormontabili alla prosperità. Anche il popolo cubano lo sa. Meritano la libertà. Meritano un sistema economico che li faccia prosperare. E meritano il pieno sostegno di tutti.
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Re: Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista

Messaggioda Berto » ven lug 16, 2021 6:05 am

Osservazioni di Trump sulla situazione cubana.
Dichiarazione di Donald J. Trump , 45° Presidente degli Stati Uniti d'America
L'Osservatore Repubblicano
15 luglio 2021

https://www.facebook.com/ORepubblicano/ ... 9245467411

Il fiero popolo di Cuba vuole disperatamente essere libero dal tallone di ferro del malvagio regime comunista dell'isola. Questi incredibili guerrieri per la libertà rischiano tutto nel scendere in strada nella loro ricerca della libertà. Sono in totale solidarietà con i combattenti per la libertà a Cuba e con i coraggiosi cubani americani che hanno visto le loro famiglie soffrire nella madrepatria per mano di questo regime brutale e senza cuore.
Il rifiuto dell'amministrazione Biden di condannare con forza il comunismo e il regime comunista cubano è una farsa nazionale. Il ridicolo suggerimento dell'amministrazione Biden che i cubani stiano protestando contro la cattiva gestione del governo - e non contro la brutale oppressione comunista - è un insulto a ogni patriota cubano che ha sofferto, è stato imprigionato o è morto nella ricerca della libertà.
Il partito democratico di oggi è così a sinistra che non può nemmeno prendere posizione contro il comunismo violento. Molti sono comunisti essi stessi!
Come presidente, ho avanzato una visione strategica in cui i popoli di Cuba, Venezuela e Nicaragua sarebbero stati liberi, e l'emisfero occidentale sarebbe stato il primo emisfero completamente libero in tutta la storia umana. L'amministrazione Biden sta sprecando un'opportunità storica per sostenere la libertà e i diritti umani nella nostra regione. L'amministrazione Biden sta tradendo il popolo amante della libertà di Cuba. Io ho combattuto per Cuba, loro no.
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Re: Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista

Messaggioda Berto » sab lug 17, 2021 12:08 pm

Cubani contro il regime, Black Lives Matter con la dittatura
Stefano Magni
16 luglio 2021

https://lanuovabq.it/it/cubani-contro-i ... U.facebook

I cubani di Milano si sono dati appuntamento ieri di fronte al Cuba Point di via Sidoli. «I cubani scendono in piazza senza armi, per chiedere la libertà, con manifestazioni pacifiche. E la polizia ha sparato. Gli agenti hanno ammazzato anche bambini», denuncia l'organizzatrice Dailaine Nunez Lopez. Ma nessuno si inginocchia per protesta. Tanto più che Black Lives Matter prende posizione... dalla parte del regime comunista.

I cubani di Milano si sono dati appuntamento ieri di fronte al Cuba Point di via Sidoli. La manifestazione, pacifica, non ha mai rischiato lo scontro con i contro-manifestanti che prendevano le parti del regime castrista. Un fitto cordone di polizia ha tenuto separati i due sit-in.

Gli slogan della manifestazione di solidarietà, sono quelli che abbiamo imparato a conoscere: Patria e Vita, soprattutto, una risposta al “Patria o morte!” grido di battaglia di Castro. La voglia di vivere e di libertà si manifesta anche nella gioia di questo popolo di dissidenti che fino a tarda sera affolla i locali di Città Studi, disperdendosi in caroselli improvvisati di auto che sventolano le bandiere cubane. Discrete, ma ci sono, anche le presenze politiche italiane: radicali (+Europa), Forza Italia e il piccolo ma attivissimo Istituto Liberale (che aveva organizzato nel 2019 la manifestazione per la libertà di Hong Kong). Più tardi arrivano anche i ragazzi di Students for Liberty, organizzazione libertaria internazionale con sede negli Usa. Tutto l’opposto di quel che si poteva vedere dall’altra parte della barricata: berretti dell’esercito cubano, magliette con la stella rossa e il classico volto del Che. Miti e mondi opposti si confrontavano (con la polizia a tenerli ben separati).

Cuba è un luogo dell’anima, una causa universale oltre che una nazione. Una di quelle che dividono l’umanità in poli opposti: o si ama la rivoluzione, o si amano i “controrivoluzionari”, come vengono bollati dal regime castrista. L’amore per la rivoluzione castrista è molto tenace e condiziona ancora la narrazione degli eventi cubani del presente, anche nei media italiani. Quel che si notava fra i manifestanti, ieri, era un diffuso senso di frustrazione per come i media sfumano, quando non tacciono, gli eventi in corso nell’isola caraibica comunista. «Io spero che ci sia consapevolezza di quel che avviene a Cuba, ma guardo i telegiornali e noto che non stanno raccontando tutto», ci spiega Dailaine Nunez Lopez, una ragazza cubana, da 11 anni in Italia, che ha organizzato questa manifestazione milanese, con grande entusiasmo, senza aiuti di organizzazioni strutturate e in appena quattro giorni. «Dicono solo alcune cose. Non dicono che gli uomini del regime stanno ammazzando la gente. I cubani scendono in piazza senza armi, per chiedere la libertà, con manifestazioni pacifiche. E la polizia ha sparato. Gli agenti hanno ammazzato anche bambini, uno di tredici anni. Hanno ammazzato genitori davanti agli occhi dei loro figli. Non è giusto che un bambino di cinque anni veda i genitori uccisi. Non è giusto che non si sappia!»

Gli oratori della manifestazione dicono chiaro e tondo i motivi della protesta: il comunismo è fame. Il comunismo è dittatura: nessuna elezione in 62 anni. E si sentono raccontare vere storie dell’orrore, come le squadre reclutate dal Partito per picchiare i manifestanti per strada (hanno pubblicato un bando per reclutarli, pochi giorni fa, come denuncia la blogger dissidente Yoani Sanchez), o la polizia che entra nelle case, anche per uccidere. E le madri degli arrestati che cercano disperatamente i figli, perché di loro non sanno più nulla. Pare effettivamente strano che un Paese completamente sottomesso, dove il regime reprime le manifestazioni con questi livelli di violenza, non susciti troppa solidarietà internazionale. Per un singolo atto di brutalità della polizia di Minneapolis (l’uccisione di George Floyd) si inginocchiano ancora oggi, a più di un anno di distanza, politici, tennisti e calciatori di fama mondiale, per rispetto alla causa del movimento Black Lives Matter. Ma per la polizia cubana che spara su manifestanti disarmati, che in maggioranza sono neri, non si inginocchia nessuno.

A proposito: cosa sta dicendo, di Cuba, Black Lives Matter? Ieri l’organizzazione anti-razzista si è schierata apertamente: contro il governo Usa. Quindi, di fatto, dalla parte del regime castrista, di cui ha fatto proprie retorica e argomenti. «Black Lives Matter condanna il trattamento disumano a cui il Governo Federale degli Usa sottopone i cubani ed esige la rimozione immediata dell’embargo a Cuba». Anche i media italiani parlano spesso dell’embargo americano, quale causa della sofferenza del popolo cubano. «Non è più una scusa valida. Il blocco lo abbiamo noi dentro – ribatte la Nunez Lopez – Si possono importare fino a dicembre tutte le medicine e tutti i viveri di cui abbiamo bisogno».

Nel comunicato di Black Lives Matter, leggiamo la classica narrazione marxista degli eventi, nella consueta retorica di estrema sinistra: «Il popolo cubano è stato severamente punito dagli Stati Uniti perché il Paese ha mantenuto le sue promesse di sovranità e auto-determinazione. I leader statunitensi hanno cercato di schiacciare la Rivoluzione per decenni», insinuando così che anche le proteste attuali potrebbero essere opera sovversiva di Washington.

La presa di posizione di Blm, per chi ne conosce le origini ideologiche, non dovrebbe stupire nessuno: è un movimento apertamente marxista e intende la causa anti-razzista solo come lotta di classe razziale. Stupisce, piuttosto, che chi si inginocchia per rispetto a Blm, credendo di giovare semplicemente alla causa anti-razzista, non noti il peggiore dei paradossi: che un movimento nato contro la violenza della polizia (americana) finisca per sostenere la dura repressione di uno Stato di polizia comunista, anche contro manifestanti neri.



La fondatrice di Black Lives Matter, Opal Tometi, con Nicolas Maduro
Communist Lives Matter
Giulio Meotti
16 luglio 2021

https://meotti.substack.com/p/communist-lives-matter

“Fino a quando lo zio Sam è contro di te, puoi star certo di essere un bravo ragazzo” fu uno dei commenti che fece Malcolm X a Fidel Castro.

Il celebre movimento americano “Black Lives Matter”, erede di Malcolm X, ora appoggia la rivoluzione di Ernesto “Che” Guevara e Fidel Castro in quanto Cuba “ha storicamente dimostrato solidarietà ai popoli oppressi afro-discendenti, proteggendo rivoluzionari come Assata Shakur concedendogli asilo politico, supportando la lotta di liberazione dei neri in Angola, Mozambico, Guinea Bissau e Sudafrica”. Non una parola sulla dittatura castrista dal 1959 o gli arresti, i feriti e i desaparecidos di questi giorni, nelle più grandi proteste da decenni a causa della miseria economica e della repressione. O il fatto che a Cuba esista un vero e proprio razzismo nei confronti dei cubani di colore e che tutti gli apparatchik castristi siano storicamente bianchi.

“Perché Black Lives Matter sostiene il totalitarismo a Cuba?”, si chiede Newsweek. Ma è un sostegno che non deve sorprendere. “Sentiamo molte cose mentre ci svegliamo in un mondo senza Fidel Castro” ha dichiarato Black Lives Matter. “C'è un senso opprimente di perdita, complicato da paura e ansia. Dobbiamo prendere le difese di El Comandante. E ci sono lezioni che dobbiamo rivisitare mentre ne raccogliamo il mantello per cambiare il mondo e aspiriamo a costruire un mondo radicato in una visione di libertà e pace che arriva solo con la giustizia. Sono le lezioni che raccogliamo da Fidel”.

I fondatori di BLM ammettono apertamente di essere degli ideologi marxisti. Black Lives Matter è vicino al dittatore venezuelano Nicolas Maduro, che si è avvalso della repressione cubana nel suo paese, e le fondatrici di BLM gli hanno fatto anche visita per omaggiarlo. “Attualmente in Venezuela, un tale sollievo trovarsi in un luogo in cui c'è un discorso politico intelligente”, scrisse Opal Tometi, fondatrice di BLM. “In questi ultimi 17 anni, abbiamo assistito alla Rivoluzione Bolivariana difendere la democrazia partecipativa e costruire un sistema elettorale equo e trasparente riconosciuto come tra i migliori al mondo”, hanno scritto. Niente male per un regime dove manca tutto, dallo zucchero alla carta igienica e da dove 6 milioni di persone su 30 milioni sono fuggite, in uno dei più grandi esodi di massa della storia.

BLM afferma di voler abolire non solo la famiglia, ma anche il capitalismo. “Noi abbiamo una struttura ideologica. Siamo marxisti indottrinati. Abbiamo una profonda conoscenza delle teorie ideologiche”, ha detto Patrisse Cullors, l’altra fondatrice di BLM. Va da sè che, durante l’ultima guerra a Gaza, l’organizzazione abbia promosso lo slogan “Palestina Lives Matter”, senza una parola di condanna per Hamas o il lancio di missili su Israele.

È incomprensibile come un simile movimento sia diventato il più grande aggregatore mondiale di proteste, raccogliendo il sostegno di tutte le grandi corporation, oltre ad aver messo in ginocchio praticamente tutti.



Per Cuba non s’inginocchia nessuno?
Marcello Veneziani
16 luglio 2021

https://www.marcelloveneziani.com/artic ... a-nessuno/

Ma perché tanti incarcerati, tanti desaparecidos, tante vittime sanguinanti delle repressioni nel residuo regime comunista di Cuba non destano alcuna apprensione, alcuna mobilitazione e alcun inginocchiatoio globale, come già è accaduto ad Hong Kong e in mille altri luoghi del mondo dove agiscono dittature comuniste o regimi radical-progressisti? Perché non esistono casi Zaki da quelle parti, non si vedono facce, non ci sono storie di repressione da raccontare, perché non si raccontano violenze patite su cui indignarsi e far indignare a comando interi branchi di foche ammaestrate? Perché quelle dittature sono accettate col silenzio compiaciuto dei media global e nostrani, mentre il Male per loro sarebbero le polizie occidentali o i governi come quello di Polonia e di Ungheria, votati dai cittadini in libere elezioni per realizzare quei programmi a tutela della famiglia, della scuola e dei minori, che vengono da noi esecrati? Perché la difesa della civiltà, col consenso del popolo, deve passare per barbarie, e la barbarie delle repressioni antipopolari deve passare inosservata?



AOC incolpa della sofferenza cubana i "contributi" degli Stati Uniti, scimmiottando Black Lives Matter
AOC = BLM
L'Osservatore Repubblicano
17 luglio 2021
https://www.facebook.com/ORepubblicano/ ... 2718699397

La rappresentante Alexandria Ocasio-Cortez, D-N.Y., ha rotto il suo silenzio giovedì 15 luglio sulle proteste anti-comuniste e pro-libertà che sono scoppiate a Cuba, incolpando parzialmente la sofferenza della "gente comune" sull'eredità storica dell'embargo di 60 anni degli Stati Uniti.
"Stiamo vedendo i cubani sollevarsi e protestare per i loro diritti come mai prima d'ora. Siamo solidali con loro e condanniamo le azioni antidemocratiche del presidente Díaz-Canel", ha detto l'autoproclamato socialista democratico in una dichiarazione.
Ha chiamato la soppressione dei media, della parola e della protesta da parte del governo comunista "gravi violazioni dei diritti civili".
Ma ha poi evocato il "contributo" degli Stati Uniti a quella che si sta rivelando la peggiore crisi di Cuba da decenni.
"Dobbiamo anche nominare il contributo degli Stati Uniti alla sofferenza cubana: il nostro embargo di sessant'anni", ha detto.
I suoi commenti sono venuti dopo che Black Lives Matter ha rilasciato una dichiarazione che incolpa anche l'embargo degli Stati Uniti per l'instabilità del paese e ha accreditato il governo cubano per aver storicamente concesso asilo ai "rivoluzionari neri".
BLM ha chiesto agli Stati Uniti di revocare le sanzioni che sono "una politica crudele e disumana, istituita con l'esplicita intenzione di destabilizzare il paese e minare il diritto dei cubani di scegliere il proprio governo, e che è al centro della crisi attuale di Cuba".
Come Ocasio-Cortez, i colleghi democratici hanno ripetuto i punti di discussione del governo comunista di Cuba, incolpando gli Stati Uniti, piuttosto che il governo comunista per la sua situazione. Molti hanno invitato il presidente Joe Biden a porre fine all'embargo decennale sul paese.
Gli Stati Uniti imposero l'embargo dopo che Fidel Castro rovesciò il regime di Batista, sostenuto dagli Stati Uniti, nel 1959. Da allora, le amministrazioni presidenziali hanno rinnovato l'embargo, che ha lo scopo di isolare Cuba economicamente e diplomaticamente.
L'ex presidente Barack Obama ha tentato di normalizzare le relazioni con Cuba durante il suo secondo mandato. Queste politiche sono state invertite sotto il presidente Donald Trump, che ha imposto nuove sanzioni.
Il mese scorso, gli Stati Uniti hanno votato contro una risoluzione delle Nazioni Unite che ha condannato in modo schiacciante l'embargo economico degli Stati Uniti su Cuba per il 29° anno.
Ocasio-Cortez ha definito l'embargo "assurdamente crudele", aggiungendo che "come troppe altre politiche statunitensi rivolte ai latinoamericani, la crudeltà è il punto".
"Rifiuto categoricamente la difesa dell'embargo da parte dell'amministrazione Biden. Non è mai accettabile per noi usare la crudeltà come punto di leva contro la gente comune", ha scritto.



I legislatori del GOP attaccano la "marxista" #BlackLivesMatter per la dichiarazione che incolpa gli Stati Uniti dei disordini a Cuba
L'Osservatore Repubblicano
17 luglio 2021

https://www.facebook.com/ORepubblicano/ ... 0808683588

I legislatori repubblicani stanno attaccando Black Lives Matter dopo che l'organizzazione ha pubblicato una dichiarazione nella quale sembrava sostenere il governo comunista di Cuba piuttosto che i cubani attualmente nelle strade a protestare.
Mercoledì 14 luglio, Black Lives Matter ha rilasciato una dichiarazione che condanna gli Stati Uniti per il suo #embargo su Cuba e che suggerisce che questa sia la ragione degli attuali disordini nelle strade.
La dichiarazione ha fatto arrabbiare diversi legislatori repubblicani, tra cui il senatore del Texas Ted Cruz, figlio di un immigrato cubano, che ha accusato Black Lives Matter di "stare con" i comunisti.
"Vergognoso", ha twittato Cruz. "Il gruppo Black Lives Matter (finanziato dai principali attori dell'America corporativa) è stato fondato da marxisti dichiarati e, mentre milioni di cubani rischiano la loro vita per insorgere per la libertà, il Black Lives Matter sta con... la dittatura comunista".
Il collega di Cruz, il senatore Rick Scott, R-Fla, ha anch'egli commentato il tweet definendolo "folle".
"La sinistra radicale è impazzita", ha twittato Scott. "BLM sta incolpando l'America per la crudeltà e l'oppressione del Regime di Castro e le loro opinioni sono riecheggiate da importanti democratici socialisti. Gli americani amanti della libertà stanno con il popolo di Cuba, non con il Regime che lo sta opprimendo".
Marco Rubio, un senatore repubblicano della Florida di origine cubana, ha risposto alla dichiarazione accusando l'organizzazione di "estorsione".
"La rete di estorsione conosciuta come l'organizzazione Black Lives Matter si è presa una pausa oggi dallo spennare le aziende per milioni di dollari e comprarsi ville per condividere il loro sostegno al regime comunista di Cuba", ha postato su Instagram e Twitter.
Anche il senatore Tom Cotton, R-Ark, è andato sui social media per criticare la dichiarazione di Black Lives Matter e ha detto che l'organizzazione sta difendendo un regime assassino.
"Non è una sorpresa che i marxisti di BLM stiano difendendo un regime comunista assassino", ha detto Cotton.
Migliaia di manifestanti cubani sono scesi in strada negli ultimi giorni per protestare contro il regime comunista che ha governato la nazione insulare per sei decenni, provocando violente repressioni da parte del governo che hanno ucciso almeno una persona.
I repubblicani, compreso Rubio, hanno criticato la risposta dell'amministrazione Biden alla crisi e le proteste si sono sviluppate negli Stati Uniti chiedendo all'amministrazione Biden di fare di più sulla questione.
"Gli Stati Uniti stanno fermamente con il popolo di Cuba mentre affermano i loro diritti universali", ha detto lunedì il presidente Biden. "E chiediamo al governo di Cuba di astenersi dalla violenza nel loro tentativo di mettere a tacere le voci del popolo cubano".
Il leader repubblicano della commissione affari esteri della Camera, Michael McCaul, R-Texas, ha commentato un tweet che si collegava alla difesa di BLM al regime cubano dicendo: "Mentre gli attivisti cubani neri sono picchiati dal regime e languono nelle celle di prigione, i marxisti ignorano vergognosamente le loro richieste di libertà".



Su Cuba Biden è come Trump e tutti gli altri: «L’embargo non si toglie»
opo le proteste. Del resto, se Cuba ha nemici potenti, può contare anche su moltissimi amici, e non solo tra i governi non allineati agli Usa, ma anche tra le forze popolari e gli intellettuali del mondo intero, la cui visione della realtà cubana non potrebbe essere più distante da quella della stampa mainstream
il manifesto
Claudia Fanti

16.7.2021

https://ilmanifesto.it/su-cuba-biden-e- ... 1626508760

Se gli Usa hanno a cuore le sorti del popolo cubano, aveva dichiarato il presidente Díaz-Canel, rimuovano l’embargo contro l’isola. Nulla di più lontano, tuttavia, dalle intenzioni di Biden, il quale, per tutta risposta – e rimangiandosi la promessa fatta in campagna elettorale -, ha annunciato che non toglierà le restrizioni sulle rimesse a Cuba, imposte da Trump allo scopo di impedire ai cubani residenti negli Usa di inviare soldi alle loro famiglie nell’isola in mezzo alle difficoltà economiche aggravate dalla pandemia. «Non lo farò – ha spiegato – per il fatto che è altamente probabile che il regime confischerebbe gran parte di queste rimesse».

Ci sono «diverse cose», ha aggiunto Biden, che la sua amministrazione sta «valutando per aiutare il popolo cubano, ma richiederebbero altre circostanze o la garanzia che queste non andranno a vantaggio del governo». Perché, ha sentenziato, «Cuba è, purtroppo, uno stato in fallimento e sta reprimendo i propri cittadini». Tuttavia, ha proseguito, gli Usa sono pronti a inviare all’isola «una quantità significativa» di vaccini anti Covid, purché sia «un’organizzazione internazionale», e non il governo, a gestirne la distribuzione. Dimenticando che non sono i vaccini ciò di cui ha bisogno Cuba, avendone prodotti localmente almeno due – Soberana 2 e Abdala – e della massima efficacia, ma il libero accesso alle materie prime e alle siringhe.

Anche se, riguardo a queste ultime, un prezioso aiuto è venuto dalla campagna internazionale «una siringa per Cuba», lanciata proprio per permettere una vaccinazione estesa a tutta la popolazione.

Del resto, se Cuba ha nemici potenti, può contare anche su moltissimi amici, e non solo tra i governi non allineati agli Usa, ma anche tra le forze popolari e gli intellettuali del mondo intero, la cui visione della realtà cubana non potrebbe essere più distante da quella della stampa mainstream. «Sono stato felice che il presidente sia andato a parlare con le persone a San Antonio de los Baños, dove sono iniziate le proteste, perché questo non avviene in nessun altro paese, in particolare in America latina», ha dichiarato per esempio il giornalista e docente della Sorbona franco-spagnolo Ignacio Ramonet, attaccando le «persone senz’anima dentro e fuori Cuba che approfittano delle circostanze create dal nemico per più di 60 anni per gettarsi al collo di un paese esemplare».


Perché a Cuba è rivolta contro la rivoluzione: basta balle su Castro
Patria o muerte, e niente libertà
Il Riformista
Fulvio Abbate
16 Luglio 2021

https://www.ilriformista.it/perche-a-cu ... ro-235527/

Le notizie raccontano una Cuba in rivolta. Rivolta contro “Rivoluzione”. Parola-totem, quest’ultima, che, laggiù a L’Avana, suona sia in senso d’apoteosi e retorica liberatoria sia in termini perfino polizieschi. Nel senso di presidio, anzi, del controllo nell’accezione di un sistema repressivo: sorvegliare e punire. In nome del “socialismo”. Ossia, ora e sempre, come mandato storico della “Rivoluzione”, che pretende così di legittimarsi, perpetuando se stessa, meglio, il regime. Solo una concezione paranoide dell’assedio può legittimare un governo fondato sulla costrizione, sul controllo sociale capillare, muovendo sul territorio attraverso i C.D.R., Comités de Defensa de la Revolución, appunto. Inaccettabile che tale etica del presidio permanente sa legittimata da antiche parole d’ordine “anticapitalistiche”: “antimperialistiche”. “Patria o muerte” diventano sinonimo di assenza d’ogni libertà individuale.

Inaccettabili le espressioni pronunciate dalle agenzie di stampa ufficiali del regime post-castrista, parole che accennano a “gruppi organizzati di elementi antisociali e criminali” (sic). Anche tra i contrassegni utilizzati dai nazisti nell’anagrafe dei lager ve n’era uno riferito agli “asociali”, corrispondente a un triangolo nero. Nella giornata di ieri “Il Giornale” ha scritto che nessun intellettuale “di sinistra” avrebbe rotto il silenzio rispetto a ciò che accade adesso a Cuba. Sarà pure una precisazione narcisistica, ma, fin dal primo sentore di proteste, il 12 luglio, ho messo nero su bianco su Twitter queste parole: “La mia solidarietà va ai giovani cubani che lì protestano contro il regime per le condizioni materiali e la dittatura. Solidarietà incondizionata. Nessuna scusante ‘antimperialista’, grazie”.

Intanto che le scrivevo, tornava in mente Giuseppe Di Vittorio che nel 1956, davanti alla repressione nel regime comunista polacco si schierò incondizionatamente dalla parte degli operai, e lo stesso fece poco dopo nei giorni dell’invasione d’Ungheria da parte delle truppe sovietiche. Rifiutando in questo modo ogni forma di “realpolitik”; anche Pasolini nei suoi migliori versi dedicati ai paradossi della storia ha messo un fiore sulla dicotomia rivoluzione-realpolitik. Appassito. La difesa dell’indifendibile resta tale, e non sarà la quadreria “rivoluzionaria”, in cima a quel risiede il “guerrigliero eroico”, Che Guevara, accompagnato dallo stetson di Camilo Cienfuegos, in una sorta di timore sacrale, a fermare il nostro sdegno. Anche Sartre e Camus hanno avuto modo di ragionare sulla legittimazione di un improprio giacobinismo statuale. Dimenticavo: a Cuba, sui tavoli da lavoro delle sigaraie, c’era il ritratto di Michael Jackson. Mentre altri, di fronte alle mie domande sulla memoria del “Che”, chiedevano piuttosto, sapendomi romano, se per caso conoscessi il Bar “Enna”, nel quartiere di San Giovanni, a due passi da Villa Fiorelli e via Sanremo, la casa dell’amatissima mamma di Marcello Mastroianni, ed era lì che sognavano di andare, tornare.

Su tutto, resti la nostra solidarietà piena e incondizionata verso chi protesta, posto che l’embargo non può essere l’alibi che legittima un regime dittatoriale e ampiamente corrotto. Anni addietro, arrivando all’aeroporto de L’Avana, ho provato stupore scorgendo un busto dedicato a Nguyen Van Troi, martire vietnamita, cose che non notavo dal tempo dei manifesti comunisti dei primi anni ’70, tra “Yankee Go Home” e “Nixon Boia!”. In città le luci erano fioche; sullo stesso mio volo c’erano alcuni “compagni” italiani, turisti modo politici, dell’allora ancora fiorente, mi sembra, Rifondazione comunista, giunti sull’isola con l’entusiasmo dell’adesione alla “Patria del socialismo”, anche loro alloggiati all’Hotel “Inglaterra”, a La Habana Vieja, dove il paesaggio appariva immobile, insieme alle ombre e le remote Cadillac e Oldsmobile, fisso alla fine degli anni Cinquanta.

Li ho rivisti anche nei giorni successivi del nostro soggiorno, e sebbene ci trovassimo al Museo della rivoluzione dove, accanto al “Granma”, l’imbarcazione che trasportò Fidel Castro e gli altri ribelli sulle spiagge di Cuba nel 1956, innescando la rivoluzione, sono raccolti i cimeli, i memorabilia, le particole di quella storia. I “compagni”, percepito il disagio sociale, avevano già avuto cura di riporre dentro gli astucci del pudore le bandiere e gli entusiasmi. Sia detto per coloro che continuano, perfino da qui, a trovare attenuanti a quel regime e alla sua sostanza repressiva.
Sia detto più prosaicamente, nessuno provi ancora ad affermare la necessità del socialismo con il culo degli altri.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Berto
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Re: Cuba uno dei paradisi infernali del socialismo comunista

Messaggioda Berto » dom lug 18, 2021 8:16 am

Per chi stesse seguendo le vicende cubane, come noto, nelle scorse ore il regime ha temporaneamente abolito i dazi su cibo e medicine in entrata.
Adriano Bomboi
16 luglio 2021

https://www.facebook.com/luigi.menta/po ... 0267739107

Avete capito benissimo, non l'embargo ma il governo cubano tassava e faceva la cresta sui beni essenziali importati da cubani e turisti in ingresso.
Joe Biden nel frattempo ha confermato le ultime sanzioni imposte da Trump a Cuba, che non riguardano il commercio internazionale dell'isola, ricordiamolo, ma soprattutto le rimesse finanziarie inviate a Cuba (e quelle legate al regime).
Ad esempio, sono state bloccate le rimesse solitamente inviate dai cubani della Florida verso le loro famiglie nella madrepatria. Ciò avverra finché la Casa Bianca non sarà certa che tali risorse non finiranno nelle mani degli sgherri del regime.
Il governo USA sta inoltre studiando la possibilità tecnica di offrire a Cuba una libera connessione ad internet, aggirando così il blocco del web imposto dalla dittatura contro i propri cittadini, che non possono neppure comunicare tra loro.
Magari tramite Guantanamo e/o delle navi ormeggiate al largo dell'isola.
L'ONU da parte sua ha invitato il regime cubano a fermare immediatamente la repressione contro i dissidenti e a liberare le persone ingiustamente incarcerate, tra cui alcuni membri della stampa.
Continua intanto il compiaciuto silenzio dei cosiddetti "progressisti" occidentali, che in larga parte tifano a favore della repressione poliziesca del regime a danno di chi ha solo la colpa di voler mangiare e di voler votare liberamente. Come in qualsiasi paese civile del mondo.
Non ci sono dubbi del fatto che questi sedicenti "progressisti", come per Budapest nel 1956 e come per Praga nel 1968, sarebbero stati dalla parte della dittatura contro il popolo.
Sempre e rigorosamente dalla parte sbagliata della storia.




A RAVENNA UTILI IDIOTI RADICALIZZATI DELL'ULTRA-SINISTRA COMUNISTA DI POTERE AL POPOLO AGGREDISCONO LA COMUNITÀ CUBANA
17 luglio 2021

https://www.facebook.com/alessio.tramat ... 5986164964

RAVENNA: Mentre la comunità cubana scende in piazza per sostenere i loro connazionali che protestano contro la dittatura comunista-castrista, utili idioti dell'ultra-sinistra comunista di Potere al popolo li affronta in maniera violenta - questi utili idioti radicalizzati non conoscono altri metodi se non quelli fascisti - per difendere la criminale dittatura comunista dei Castro e prendersela con il popolo cubano che manifesta per liberarsi dalla dittatura che li opprime da 62 anni.
Per calmare gli animi e riportare alla civiltà sono dovute intervenire le forze dell'ordine.
A questi radicalizzati utili-idioti-comunisti non importa se un popolo viene oppresso e portato alla miseria e alla fame. A questi importa solo che il comunismo continui a governare anche se l'unico modo che ha per farlo - è sempre e ovunque stato così - è quello di instaurare una feroce dittatura!


"Cuba resiste". Grillo si schiera col regime
Luca Sablone
18 luglio 2021

https://www.ilgiornale.it/news/politica ... 63134.html


Continuano le proteste a Cuba contro il governo. Esattamente una settimana fa sono iniziate le prime contestazioni a San Antonio de Los Banos, una cittadina a circa 25 chilometri a sud della capitale L'Avana, per poi estendersi a tutte le principali città cubane. I manifestanti - al grido di "Libertà", "Patria e vita" (la canzone simbolo dell'opposizione che sbeffeggia lo slogan della rivoluzione "Patria o morte"), "Abbasso la dittatura" e "Non abbiamo paura" - chiedono le dimissioni del presidente Miguel Diaz-Canel. I cittadini hanno espresso il loro forte malcontento sia per la grave crisi economica (vista la mancanza di cibo e generi di prima necessità) sia per la gestione della pandemia. Sui fatti di Cuba ha preso posizione Beppe Grillo. Ma, anziché schierarsi col popolo in ginocchio, ha preso le parti del regime rilanciando sul proprio blog la lettera di Frei Betto, teologo e scrittore brasiliano che sta con la Rivoluzione.


Grillo sta col regime

Betto, attualmente consulente del governo cubano per l'esecuzione del Piano per la sovranità alimentare e l'educazione alimentare, ha commentato i disordini di questi giorni e si è schierato con il regime comunista dell'Avana. Il teologo sostiene che la Rivoluzione sarà in grado di assicurare tre diritti umani fondamentali: "Cibo, salute e istruzione, oltre a casa e lavoro". "Potreste avere un grande appetito perché non mangiate ciò che più vi piace, ma non avrete mai fame. La vostra famiglia avrà istruzione e assistenza sanitaria, compresi gli interventi chirurgici complessi, totalmente gratuiti, come dovere dello Stato e diritto di ogni cittadino", ha aggiunto. In realtà la situazione è ben lontana da quella prospettata da Betto, come già sottolineava qualche giorno fa Silvio Berlusconi: "La grande manifestazione di protesta dei cittadini cubani contro il regime comunista al grido di "libertà" è motivata dalla grave situazione economica, sanitaria e sociale". La pandemia ha infatti aggravato una situazione già fragile facendo mancare cibo e soprattutto forme alternative di sostentamento rispetto al turismo che di fatto è stato bloccato per oltre un anno e mezzo a causa del virus. Il governo di Díaz-Canel ha risposto con agenti in tenuta anti sommossa, arresti di massa e soprattutto chiusura di internet, forse uno dei motori più importanti della protesta. Già nel 2020, coi primi segnali di mal contento, L'Avana aveva stretto le maglie del controllo e secondo l’Osservatorio Cubano per i Diritti Umani almeno 1.800 persone, tra attivisti e oppositori, sarebbero finite in manette.

Sempre seconod Betto la situazione a Cuba è figlia delle sanzioni degli Stati Uniti, inasprite dall'amministrazione di Donald Trump, e delle pressioni internazionali. "Gli insoddisfatti della Rivoluzione, che gravitano nell'orbita del 'sogno americano', sono stati quindi i promotori delle proteste", è la convinzione di Betto. Che infine ha sottolineato come questa fragilità "presta il fianco alle manifestazioni di malcontento, senza che il governo abbia dispiegato truppe o carri armati nelle strade". "La resilienza del popolo cubano, alimentata da esempi come Martí, Che Guevara e Fidel, si è dimostrata invincibile. È a lei che noi tutti, che lottiamo per un mondo più giusto, dobbiamo solidarietà", ha concluso. Il punto è che oltre all'embargo Cuba soffre di un sistema economico che semplicemente non funziona. La burocrazia socialista dei barbudos non ha permesso uno sviluppo economico adeguato. I margini di autonomia imprenditoriale sono assenti e gli investimenti per la crescita ridotti ai minimi termini. Come ha raccontato l'Economist agli allevatori è persino proibito macellare una mucca se non ha raggiunto un certo peso o prodotto almeno almeno un certo quantitativo di latte durante la sua vita. Uno scenario tutt'altro che prospero.

Bufera contro Grillo

La presa di posizione di Grillo ha scatenato subito la polemica. In Fratelli d'Italia Carlo Fidanza ha espresso lo sconcerto totale: "Gravissimo! Beppe Grillo sul suo blog difende il regime comunista cubano e inneggia alla rivoluzione castrista". Il capodelegazione al Parlamento europeo di FdI-Ecr e responsabile Esteri del partito di Giorgia Meloni, attraverso un post su Facebook, ha ricordato che la forza politica di cui il comico genovese è ancora garante (ovvero (Movimento 5 Stelle) esprime il ministro degli Esteri nell'attuale governo guidato da Mario Draghi.

L'appello di Fidanza infatti è rivolto proprio a Luigi Di Maio: "Cosa ne pensa Di Maio? È questa la posizione sua e del governo italiano sulla gravissima repressione in corso a Cuba? Di Maio prenda le distanze da Grillo o, per coerenza, si dimetta". Gli ha fatto eco Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d'Italia: "Allucinante! Oggi Beppe Grillo sul suo blog elogia il regime comunista di Cuba. Possibile che i 5 Stelle siano sempre al fianco delle spietate dittature!? Di Maio cosa avrà da dire?".

La scelta di Grillo di rilanciare il lungo testo di Frei Betto ha trovato l'assoluta contrarietà anche di Fabrizio Cicchitto, presidente dell'associazione Riformismo e libertà e già presidente della commissione Esteri: "Benissimo. Grillo oltre che amico dei cinesi lo è anche del governo cubano che sta massacrando i dimostranti. Non è chiaro qual è la posizione su Maduro. Nel passato tutto il M5S era per Maduro. Quindi abbiamo un movimento del tutto affidabile sulla politica estera. E adesso vogliono anche dare lezioni sulla giustizia. Certamente ispirati dai testi cubani e cinesi".


La sinistra a Cuba ha visto bianchi ruscelli di latte e non i Gulag
Giulio Meotti
18 luglio 2021

https://meotti.substack.com/p/la-sinist ... to-bianchi

François Hollande si dice "affascinato dalla personalità di Fidel Castro" e dalla "cultura dell'emancipazione" del suo regime. Jean Cau ridicolizzerà questi amanti della rivoluzione per procura: “A Cuba sono andati a tagliare la canna da zucchero in compagnia di ‘Fidel’ – sì, lo chiamavano Fidel – che aveva assicurato loro che le mucche cubane avrebbero presto prodotto tanto latte che sarebbe stato gratis. Rivoluzioni o fiumi di latte!”. “Dopo c'è stata questa deriva, la privazione della libertà, la fine della politica multipartitica", dice Hollande. “Cuba era un sogno, dopo è diventata un incubo”, afferma oggi Staino su La Repubblica, mentre è sempre più grande l’imbarazzo della sinistra italiana. Adesso si inventano la balla del “dopo”, quando da subito il regime castrista fu un totalitarismo. Basta leggere il capitolo scritto da Pascal Fontaine ne Il libro nero del comunismo.

Ernesto “Che” Guevara venne nominato procuratore militare con il compito di reprimere “gli oppositori della rivoluzione”. Nei tribunali finiscono per espressa volontà del Che molti religiosi, tra cui l’arcivescovo dell’Avana, e i “maricones”, gli omosessuali. Il Che realizza campi di lavori forzati ed elabora i regolamenti dentro le galere del regime, che fissano le punizioni corporali, come i lavori agricoli da eseguire nudi. Alcuni reduci racconteranno di “maricones” uccisi personalmente, con colpi di pistola alla tempia, dal leggendario guerrigliero. Perché nella Cuba comunista tanto amata in Occidente, il castrismo ha perseguitato gli omosessuali chiamandoli “pinguero” (marchetta) e “bugarrón” (uno che cerca sesso spasmodicamente). Erano le “Unidades militares de ayuda a la producción”, veri e propri gulag con guardie armate e filo spinato. Ci finivano dal “poeta finocchio” all’“attore effeminato”, tutti in divisa blu, sottoposti a marce durissime, cibo scarso. “I detenuti ‘indisciplinati’ venivano lasciati per anni interi con indosso solo le mutande, da cui il nome di ‘calzoncillos’”.

Chi doveva scontare una “condanna leggera”, dai 3 ai 7 anni di carcere, veniva destinato una “granja”. Un’innovazione castrista, una serie di baraccamenti affidati alle guardie del ministero degli Interni le quali possono sparare a vista su chiunque tenti di fuggire. “Circondata dalle reti di filo spinato e dalle torrette di guardia, la ‘granja’ ricorda i campi di lavoro correttivi di stampo sovietico”. Regime di lavoro forzato. Tutti i detenuti vengono mobilitati per tagliare la canna da zucchero, la zafra. Il responsabile delle prigioni nella provincia di Oriente, nel Sud dell’isola, Papito Struch, dichiarò nel 1974: “I detenuti costituiscono la principale forza lavoro dell’isola”.

È possibile fare un bilancio della repressione nei soli anni Sessanta: da 7000 a 10 mila persone sono state passate per le armi e si stimano circa 30 mila prigionieri politici. “In celle appena sufficienti per 2 prigionieri se ne ammucchiavano 7-8, che poi erano costretti a dormire per terra”. Le celle disciplinari furono battezzate “tostadoras” (tostapane) per il caldo insopportabile che vi regnava sia d’inverno sia d’estate. La prigione più tristemente famosa rimase a lungo quella della Cabaña. Ancora nel 1982 vi furono fucilati 100 prigionieri. La “specialità” della Cabaña erano le piccolissime celle d’isolamento sotterranee, chiamate “ratoneras” (buchi di topo). Appena quattro anni prima, Massimo D’Alema si disse sinceramente “impressionato dalle conquiste civili della rivoluzione cubana”.

I Castro hanno provato a frenare le fughe di massa inviando elicotteri a bombardare con sacchi di sabbia le zattere. Nell’estate del 1994 circa 7000 persone morirono in mare e si calcola che, in totale, un terzo dei “balseros” abbia perso la vita durante la fuga. In trent’anni 100 mila i cubani hanno tentato la via del mare. I vari esodi hanno fatto sì che Cuba abbia attualmente il 20 per cento dei suoi cittadini in esilio.

Dal 1959 a oggi oltre 100 mila cubani hanno sperimentato i campi di lavoro e le prigioni e sono state fucilate dalle 15 mila alle 17 mila persone.

Ma la “rivoluzione” impose la più totale tolleranza ideologica sulla vera natura di questo regime contro cui adesso si solleva la popolazione. Cubani contro comunisti. Impossibile anche solo da immaginare.



Il movimento Black Lives Matter (che dovrebbe sostenere le istanze dei neri) si è schierato a difesa del regime cubano.
18 luglio 2021

https://www.facebook.com/giovanni.tarei ... 9558706027

Eppure, come denuncia uno dei più famosi detenuti politici del regime cubano in una lettera manifesto dal carcere, il dottor Oscar Biscet, già candidato al Premio Nobel per la Pace, conosciuto anche come il "Mandela cubano", la dittatura castrista si distingue, oltre che per il noto antiamericanismo, anche per una particolare forma di accanimento verso i neri, ritenuti "socialmente pericolosi" al punto che "la popolazione nera è più umiliata che nel Sud Africa razzista".
Salviamo i neri: ma da Black Lives Matter
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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